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lunedì 22 giugno 2026

Goodbye, Starmer: il ritorno della questione socialista nella politica britannica. Articolo di Luca Bagatin

 

E anche Keir Starmer, dopo Boris Johnson, Liz Truss e Rishi Sunak, se ne va, in una Gran Bretagna nella quale, tanto gli pseudo laburisti, quanto i conservatori e tutte le loro politiche di macelleria sociale, oltre che guerrafondaie, non sono più popolari da tempo.

A sostituirlo, probabilmente, il laburista Andy Burnham, ex Sindaco di Manchester, il quale, quantomeno, in passato, si è definito “socialista aspirazionale” e promuove una visione redistributiva e municipalista dell'economia.

Burnham, a differenza di Starmer e dei tanti pseudo laburisti passati al liberal capitalismo, sembra porsi quale promotore del controllo pubblico di settori chiave quali energia, alloggi, trasporti e sistema idrico.

Merito del suo successo a Manchester, una delle città più “rosse” della Gran Bretagna, è peraltro legato al suo piano di rinazionalizzazione del servizio di autobus della città e all'impegno in favore dei senzatetto, donando fra l'altro il 15% del suo stipendio da Sindaco ad enti che si occupano di questo problema.

Probabilmente nulla di eclatante, ma già qualcosa in un Partito Laburista che, nel corso degli anni, ha virato pesantemente verso destra.

Relativamente alle dimissioni di Starmer, l'ex leader laburista Jeremy Corbyn, attuale leader del movimento socialista Your Party, ha dichiarato, su Facebook: “Sbarazzarci di Keir Starmer non basta. Dobbiamo sbarazzarci della politica che rappresenta: l'avidità delle multinazionali, la retorica anti-immigrati e le guerre senza fine”.

E, in un altro post, Corbyn ha affermato: “Keir Starmer avrebbe potuto porre fine alla povertà infantile, ai senzatetto e ai grotteschi livelli di disuguaglianza in questo Paese.

Invece ha abbandonato chi ne aveva bisogno, distrutto le nostre libertà civili e facilitato il genocidio a Gaza.

Questo è il modo in cui verrà ricordato questo Primo Ministro e questa è l'eredità della bancarotta morale e politica che si lascia alle spalle.

Le crisi della nostra società non vanno via. Neanche noi e continueremo a lottare per una società più equa, pacifica e dignitosa per tutti”.

Ironicamente, ma delineando comunque le prospettive del suo partito, socialista e patriottico, è intervenuto anche il leader del Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna (Workers Party of Britain) ed ex laburista George Galloway, il quale ha scritto: “Come vostro leader in esilio, oggi vi comunico la mia disponibilità a tornare come vostro Primo Ministro. Il mio governo del Partito dei Lavoratori è pronto e disposto a collaborare con persone patriottiche e di buon senso nell'interesse nazionale per salvare la Gran Bretagna dalla sua spirale discendente verso l'oblio.
Noi sosteniamo un socialismo di buon senso, di quel tipo che un tempo era familiare nelle nostre isole. Rifiutiamo ogni forma di estremismo. Il nostro piano economico quinquennale darebbe inizio alla ricostruzione della nostra base manifatturiera nazionale, fornirebbe sostegno ai nostri agricoltori e pescatori e darebbe una netta spinta alla formazione professionale e all'apprendistato. Rifiutiamo le politiche apocalittiche a zero emissioni e le politiche identitarie "woke". L'unica identità che conta per noi è quella di classe e di nazione. Crediamo che l'attuale modello cinese di economia mista, con lo Stato che svolge un ruolo guida come garante dell'interesse nazionale, sia il modello migliore, come dimostra l'incredibile successo della Cina.
Condurremmo la Gran Bretagna nel mondo emergente dei BRICS e della SCO.
Rifiutiamo la guerra e i preparativi insensati che la rendono molto più probabile. Ci opponiamo all'adesione della Gran Bretagna alla NATO e all'Unione Europea autoritaria che sta distruggendo l'identità europea.
Rifiutiamo il globalismo. VOGLIAMO essere britannici, inglesi, scozzesi e gallesi, non una filiale qualsiasi del capitalismo globalizzato.
Restituiremmo al popolo scozzese e gallese il suo inalienabile diritto all'autodeterminazione.
Intraprenderemmo immediatamente azioni per facilitare la riunificazione dell'Irlanda.
Aboliremmo tutte le leggi, i divieti e le proscrizioni autoritarie e riporteremmo una forza di polizia rivitalizzata al controllo della criminalità, non del dissenso politico.
Il nostro Piano in Dieci Punti è la nostra stella polare: socialismo con caratteristiche britanniche.
Scopriteci. Attendo la vostra chiamata”.

Il leader dei Verdi, Zack Polanski, altro esponente della sinistra britannica, relativamente alla possibile candidatura a Premier di Andy Burnham, ha dichiarato che egli dovrà “essere audace o sarà spacciato”. Ed ha aggiunto che “Starmer ha perso la fiducia del Paese a causa del suo totale fallimento nel contrastare il potere e la ricchezza di un establishment che si è arricchito a dismisura, lasciando la stragrande maggioranza della popolazione in una crisi del costo della vita e ad affrontare i peggiori impatti della crisi climatica e ambientale”.

Secondo Polanski, la Gran Bretagna ha necessità di riforme serie e radicali e, in tal senso, ha spiegato che “Gli interessi costituiti che frenano questo Paese devono essere contrastati, con tasse patrimoniali sui super ricchi, nazionalizzazione dei servizi pubblici, controllo degli affitti e alloggi a prezzi accessibili, e la fine del sostegno al genocidio israeliano a Gaza”.

In questo senso, egli ha espresso perplessità su Burnham, affermando che “i primi segnali non sono incoraggianti e suggeriscono che si tratterà di un ritorno alla vecchia politica, seppur con migliori capacità comunicative”.

Polanski, indicando l'intenzione del Partito Verde ad allearsi alle altre forze socialiste e operaie, ha concluso affermando che “Sarà il Partito dei Verdi, in alleanza con i movimenti della classe operaia, a poter contrastare il Reform e impedire il disastro di Nigel Farage a Downing Street”.

Luca Bagatin

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venerdì 8 maggio 2026

La fine dello pseudo laburismo: la Gran Bretagna punisce Starmer e cerca una nuova sinistra. Articolo di Luca Bagatin

 

Come volevasi dimostrare, per l'ennesima volta, quando i socialisti/laburisti sono infiltrati o annacquati da programmi, propositi o candidati di matrice liberal capitalista e guerrafondaia, vengono clamorosamente sconfitti.

Ciò accade da tempo ormai in tutta Europa e, in Gran Bretagna, questa è da tempo diventata la regola.

Non stupisce, dunque, la sonora batosta del Partito Laburista del Premier Keir Starmer alle elezioni amministrative britanniche del 7 maggio, che ha perduto oltre 700 consiglieri.

Elezioni che hanno visto primeggiare il partito sovranista e euroscettico Reform Party di Nigel Farage (oltre 900 consiglieri in più) e ottenere ottimi risultati anche ai Verdi di Zack Polanski (oltre 200 consiglieri in più) e qualche seggio in più lo hanno conquistato anche i Liberaldemocratici (85 seggi in più).

Pessimi nei risultati, assieme ai “laburisti”, anche i Conservatori, che hanno perso oltre 400 consiglieri.

Farage ha parlato di “svolta storica”, Starmer, pur deluso, ha dichiarato – democristianamente - di non volersene andare dal governo.

Soddisfazione da parte di Zack Polanski, leader verde eco-populista (nel senso più positivo del termine), il quale ha dichiarato che il sistema bipartitico è morto e sepolto. La sua piattaforma, fondata su difesa dell'ambiente; tasse sulle ricchezze; equa distribuzione delle risorse; critica nei confronti dei crimini del regime di Netanyahu contro il popolo palestinese; richiesta di uscita dalla NATO della Gran Bretagna e priorità alla diplomazia per la risoluzione delle controversie internazionali, sta ormai da tempo occupando il posto di quella che un tempo era la politica socialista/laburista autentica.

Soddisfazione anche da parte del Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna (WPB) di George Galloway (ex laburista), che – pur non essendo considerato fra i maggiori partiti - è riuscito ad ottenere alcuni eletti alla carica di consigliere.

Si è dichiarato soddisfatto anche l'ex leader laburista, Jeremy Corbyn, oggi deputato indipendente e fondatore del socialista Your Party, il quale aveva invitato a sostenere i candidati socialisti indipendenti che si fossero battuti contro i tagli alla spesa pubblica, contro gli speculatori edilizi e in favore della causa del popolo palestinese.

Al momento, in Gran Bretagna, posto che il Partito Laburista non è più laburista da tempo, esistono almeno tre piattaforme di sinistra che hanno programmi molto simili e convergenti.

Quella di Polanski, quella di Galloway e quella di Corbyn.

Se riuscissero ad unirsi potrebbero, non solo surclassare le politiche ultra liberali e guerrafondaie di Starmer e dei Conservatori, sempre più in caduta libera, ma diventare una seria alternativa al Reform Party, che di sociale non ha proprio nulla.

La Gran Bretagna, dunque, punendo “laburisti” e conservatori, ha scelto per la sovranità e l'indipendenza.

Ora occorrerà capire se vorrà scegliere anche di stare dalla parte della giustizia sociale e, se questa, sarà rappresentata da una voce unica, di ispirazione ecologista, democratico-populista e socialista.

Luca Bagatin

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sabato 28 marzo 2026

Vi è qualche speranza per un Occidente sconsiderato? Articolo di Luca Bagatin

 

Se in un primo tempo Trump – cercando di far ragionare lo sconsiderato Zelensky - appariva uomo di pace, in breve tempo si è rivelato non meno irresponsabile dei dirigenti UE, che si ostinano a sostenere, ad Est, una autocrazia guerrafondaia corrotta né UE, né NATO, anche a costo di pagare lo sconsiderato prezzo di aver rotto i rapporti con la Russia. Maggiore detentrice di riserve di gas naturale al mondo e, fino a pochi anni fa, maggior fornitrice dell'UE.

Ma torniamo a Trump.

Con l'introduzione di dazi sconsiderati, anche nei confronti di Paesi considerati “amici” del regime USA; con le minacce alla sovranità della Groenlandia; con l'attacco illegale al Venezuela (e il rapimento del suo legittimo Presidente e della first lady); con l'inasprimento dell'embargo a Cuba; con l'attacco illegale all'Iran, per sostenere il regime dell'estremista di destra Netanyahu, Trump ha posto gli USA, definitivamente e in modo sempre più evidente, fuori da ogni regola democratica e dal diritto internazionale. Oltre che danneggiato l'economia globale. Occidentale in primis.

Assurdo e inquietante che ci siano ancora Paesi, compreso il nostro, che agli USA vogliano ancora essere alleati e non chiedano, invece, di rivedere i trattati internazionali.

Del resto, contro il regime di Trump, si sono schierati sia deputati Democratici che Repubblicani statunitensi e da chiedersi se Trump riuscirà ad arrivare alla fine del suo mandato indenne.

In tutto questo, c'è qualche politico che, in Occidente, ancora ragiona.

Fra questi il Premier socialista slovacco Robert Fico, che non accetta i diktat di quella autocrazia corrotta né UE, né NATO e chiede di riallacciare i rapporti con la Russia. Dello stesso avviso il suo omologo ungherese Orban.

Fra questi il Premier socialista spagnolo Pedro Sanchez, che ha condannato il massacro dei palestinesi a Gaza da parte del regime di Netanyahu e gli attacchi illegali all'Iran, rifiutandosi di ubbidire al regime di Trump. Oltre che denunciato l'attacco illegale contro il Venezuela.

Fra questi il leader dell'opposizione francese, il socialista autentico Jean Luc-Mélenchon, che ha condannato da subito l'espansionismo della NATO ad Est, all'origine del conflitto russo-ucraino e esortato l'UE a lavorare per vie diplomatiche, evitando l'invio di armi a chicchessia. Ed ha criticato il regime di Trump su tutta la linea, oltre che proposto la nascita di una commissione d'inchiesta parlamentare sugli Epstein Files.

Dello stesso avviso anche la socialista autentica tedesca Sahra Wagenknecht e i socialisti autentici britannici George Galloway e Jeremy Corbyn.

Quest'ultimo, peraltro, si è recentemente recato a Cuba per consegnare aiuti umanitari, assieme al deputato laburista Richard Burgon.

Da far presente, per inciso, che, a proposito delle iniziative del regime trumpiano contro Cuba, ben 109 membri del Parlamento britannico le hanno respinte. E fra i firmatari non vi sono solo esponenti socialisti, verdi e socialdemocratici, ma anche laburisti e liberaldemocratici.

Vi è insomma da capire se, in un Occidente sconsiderato, sciocco, ignorante, alla deriva e sempre più disumano e disumanizzante (i crimini contro i più deboli, nelle nostre società, stanno aumentando in maniera esponenziale, di pari passo con l'indifferenza generale), vi sia ancora un barlume di speranza.

Francamente e sinceramente, lo speriamo davvero.

Luca Bagatin

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venerdì 27 febbraio 2026

Regno Unito. Ecco le basi per una alternativa socialista e ambientalista allo pseudo laburismo di Starmer e alle altre destre. Articolo di Luca Bagatin

 

Alle elezioni suppletive di Gorton e Denton, della circoscrizione di Greater Manchester, ha vinto la candidata dei Verdi del Regno Unito, Hannah Spencer, con il 40,7% dei voti, superando ampiamente il candidato del Reform UK, che ha ottenuto il 28,7% e il candidato dell'ormai sempre più destrorso e guerrafondaio Partito Laburista, che si è fermato al 25,4%.

La candidata verde strappa quindi il seggio storico ai laburisti, che dimezzano i loro consensi.

Il Partito Verde britannico, assieme al socialista Your Party di Jeremy Corbyn e al Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna di George Galloway, si stanno da tempo proponendo quale alternativa di autentica sinistra a un Partito Laburista, quello di Starmer, ormai diventato un ammasso destrorso liberal capitalista guerrafondaio, completamente svuotato dei suoi valori originari.

Jeremy Corbyn e Galloway, già ex deputati laburisti, ingiustamente espulsi da un Partito Laburista già destrorso e guerrafondaio ai tempi di Blair, hanno espresso il loro plauso per la vittoria di Hannah Spencer e auspicano di lavorare assieme ai Verdi, per costruire un'alternativa democratica, ambientalista e autenticamente socialista per la Gran Bretagna.

Galloway, su Facebook, in particolare, ha scritto: La classe politica britannica di Epstein è stata annientata”. “Starmer deve andarsene” (…) Il partito laburista è finito. La sua corsa è finita. Il suo tradimento seriale della classe operaia è giunto al termine. La sua inguaribile devozione alla guerra e al genocidio dei popoli di tutto il mondo, la sua mania per il militarismo, il linguaggio dell'impero e del razzismo, il suo atteggiamento poco convincente sulla scena mondiale, lo hanno reso il terzo partito dello Stato”. (…) Mi congratulo con i Verdi per la loro vittoria e auguro ad Hannah ogni successo come parlamentare. Ora noi, come popolo, dobbiamo unirci per vittorie ancora più grandi”.

Hannah Spencer, idraulica di umili origini, classe 1991, ha dichiarato: “Abbiamo sconfitto il partito dei donatori miliardari”. Ed ha aggiunto: “Non sono cresciuta con il desiderio di fare il politico. Sono un idraulico. E due settimane fa, in mezzo a tutto questo, ho anche conseguito la qualifica di imbianchino. Perché anche nel caos, anche sotto pressione, riesco a portare a termine le cose. Non sono diverso da ogni singola persona qui in questa circoscrizione. Lavoro sodo. È quello che facciamo. Solo che le cose sono cambiate molto negli ultimi decenni. Perché lavorare sodo un tempo ti faceva ottenere qualcosa. Ti faceva ottenere una casa. Una bella vita. Vacanze. Ti portava da qualche parte”.

Il Partito Verde, guidato a livello nazionale da Zack Polansky, conquista dunque nuovi consensi e un deputato in più.

La sua piattaforma, seria, pragmatica, senza equivoci, fondata su difesa dell'ambiente; tasse sulle ricchezze; equa distribuzione delle risorse; critica nei confronti dei crimini di Netanyahu contro il popolo palestinese; richiesta di uscita dalla NATO della Gran Bretagna e priorità alla diplomazia per la risoluzione delle controversie internazionali, paga.

Un partito Verde, quello guidato da Polansky, molto simile a quello statunitense guidato da Jill Stein, chiaro e non equivoco e liberal capitalista come quelli di casa nostra e di altri Paesi europei, ormai svuotati di ogni ideale originario.

Così come sono socialisti chiari e senza equivoci i partiti di Corbyn e Galloway.

L'alternativa socialista e ambientalista, in Gran Bretagna, sembra essere pronta.

Contro le quattro destre, più o meno estreme, rappresentate dagli pseudo laburisti, dal Reform Party, dai Conservatori e dai Liberali.

Luca Bagatin

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mercoledì 4 febbraio 2026

George Galloway (Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna) bacchetta le scelte scellerate di UE e Gran Bretagna e ritiene che il sole sorga ad Est e nel Sud del mondo. Articolo di Luca Bagatin

Il 25 gennaio scorso, il tabloid cinese Global Times ha pubblicato un'interessante intervista fatta a George Galloway, più volte parlamentare britannico e attuale leader del socialista Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna (Workers Party of Britain).

Galloway fu deputato laburista, per la prima volta, nel 1987 e fu espulso dal Partito Laburista nel 2003 con la pretestuosa accusa di “gettare discredito” nel partito solo perché fu fra i primi a denunciare il nuovo corso liberal capitalista e guerrafondaio inaugurato da Tony Blair, oggi seguito da Keir Starmer.

Egli fu rieletto al Parlamento britannico nel 2012, con il Respect Party, partito socialista anticapitalista e antimperialista. Dal 2019, guida il Workers Party of Britain, partito socialista e populista di sinistra – che, fra le altre cose – propone la partecipazione e il controllo delle imprese da parte dei lavoratori - fondato da supporter dell'ex leader laburista Jeremy Corbyn.

Galloway fu rieletto, nelle fila di tale partito, al Parlamento, nel febbraio 2024, ottenendo il 39,7% e battendo, nel suo collegio, candidati indipendenti, conservatori, laburisti, liberaldemocratici e destre euroscettiche.

Nell'intervista condotta da Global Times, Galloway, denuncia il fatto che il negoziato fra USA e NATO, relativamente al destino della Groenlandia, sia un fatto senza precedenti, perché è totalmente assente dal negoziato sia il legittimo proprietario, ovvero il Regno di Danimarca, che la popolazione della Groenlandia stessa.

Egli parla dunque di “gangsterismo mafioso” da parte dell'amministrazione statunitense relativamente a tale questione. Un atteggiamento “apertamente aggressivo, belligerante e minaccioso nei confronti di un Paese come la Danimarca, che è sempre stata un sostenitore incondizionato di tutto ciò che gli Stati Uniti le hanno sempre chiesto”.

Galloway, relativamente alle relazioni fra USA e Europa, ritiene che queste siano ormai “completamente rovinate”, al punto che oggi i leader europei, come quello canadese, si stanno avvicinando alla Cina.

Egli ha sottolineato che gli interessi dell'UE e della Gran Bretagna sono “diametralmente opposti a quelli degli Stati Uniti”.

Gli Stati Uniti” - ha spiegato Galloway - “stanno cercando disperatamente di aggrapparsi al loro impero, che sta perdendo ogni giorno. È ora che imparino ciò che il Regno Unito ha impiegato fin troppo tempo a imparare: non sono più il capo. Gli altri Paesi non prendono più ordini da lui. Perché l'amicizia internazionale sia assicurata, deve esserci una vittoria per tutte le parti coinvolte”.

Egli, nell'intervista, ha sostenuto che l'Europa dovrebbe “fare pace e stringere amicizia con la Cina e con la Russia, e stringere nuovi accordi con le potenze emergenti del mondo, invece di aggrapparsi alle potenze in declino”.

Ma egli non crede, ad ogni modo, che ciò avverrà perché le attuali leadership politiche europee “sono così immerse nel sangue che è difficile sapere se andranno avanti o torneranno indietro”.

Galloway ha sottolineato come il mondo sia cambiato e ha lodato il discorso del Premier canadese Carney a Davos, il quale ha spiegato come l'ordine fondato sulle regole “non solo sta scomparendo, ma è sempre stato una bugia”. Una bugia da noi conosciuta, ma che “abbiamo accettato perché ci tornava utile”.

George Galloway ha altresì sottolineato come le leadership europee, anziché cambiare radicalmente passo, allontanarsi dai desiderata di Washington e lavorare per gli interessi dell'Europa, abbiano, invece, “rovinato le proprie economie e deindustrializzato i propri Paesi”, gettando le basi per una crisi delle rispettive società in ambito “culturale, sociale, economico e politico”.

Gallowey, diversamente, ritiene che “Il sole è sorto ad Est” e che “La cosa saggia per le persone in Occidente sarebbe riconoscere questa realtà piuttosto che aggrapparsi al passato. L'Europa dovrebbe cercare di avvicinarsi al sole, traendone calore e nutrimento”.

Egli, relativamente all'ONU, pensa che purtroppo oggi sia stato completamente marginalizzato dal dibattito politico e stia subendo “la stessa sorte della Società delle Nazioni tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale”.

Gallowey ritiene dunque che, oggi solo i BRICS, la SCO (Organizzazione per la Cooperazione di Shangai), le organizzazioni del Sud del mondo, l'ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico) e l'Unione Africana, possano essere “la fonte di nuove relazioni internazionali, nuovi accordi internazionali e nuovi orientamenti internazionali”.

Luca Bagatin

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mercoledì 28 gennaio 2026

Colloqui fruttuosi fra Xi Jinping e Lula per rafforzare gli accordi bilaterali e salvaguardare pace e stabilità latinoamericana e globale. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 23 gennaio scorso si è svolto un fruttuoso colloquio telefonico fra il Presidente della Repubblica Popolare Cinese - Xi Jinping - e il Presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva.

Perfetta unità di vedute fra i due leader socialisti, i quali, a partire dal 2024, come sottolineato da Xi, hanno elevato le relazioni bilaterali fra i due Paesi, trovandosi concordi sulla costruzione di un mondo più giusto e un pianeta più sostenibile.

I due Paesi sono peraltro entrambi importanti membri del Sud del mondo e sono impegnati nel sostenere pace e stabilità globali, giustizia internazionale e equità, combattendo ogni forma di bullismo unilaterale e neo-colonialismo.

Il Presidente Lula si è detto concorde nel rafforzare, assieme alla Cina, il multilateralismo e il libero scambio e, data la preoccupante situazione internazionale, che vede sistematiche violazioni del diritto internazionale da parte degli Stati Uniti d'America, culminate con l'illegale rapimento del Presidente del Venezuela Nicolas Maduro e di sua moglie, Cilia Flores e le continue minacce alla sovranità di Cuba, Messico e Colombia, intende collaborare strettamente con la Repubblica Popolare Cinese per difendere l'autorità delle Nazioni Unite, rafforzare la cooperazione fra i Paesi BRICS e salvaguardare pace e stabilità nella regione dell'America Latina e a livello globale.

E, nel frattempo, anche la Gran Bretagna di Starmer, dopo Canada e Finlandia, riallaccia i rapporti con Pechino, dopo i continui atti di bullismo protezionistico e geopolitico di Trump.

Alla fine, chissà, anche in Europa, forse, prevarrà il buonsenso e il pragmatismo, fondati su cooperazione, sviluppo e dialogo, rispetto alle sciocche e ideologiche logiche da Guerra Fredda fuori tempo massimo e rincorse da sempre, purtroppo, dagli USA e da chi va loro irresponsabilmente dietro.

Luca Bagatin

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mercoledì 3 settembre 2025

Zack Polanski nuovo leader dei Verdi britannici. Speranze per la nascita una lista di sinistra - con Corbyn - dalla parte dei più deboli, per un mondo più giusto. Articolo di Luca Bagatin

 

Zack Polanski, classe 1982, di origine e fede ebraica, omosessuale dichiarato, un passato nelle fila liberaldemocratiche, è diventato leader del Partito dei Verdi dell'Inghilterra e Galles, al quale è iscritto dal 2017, con una piattaforma che ha definito, in senso positivo, “eco-populista”, ovvero capace di unire difesa dell'ambiente ad un'equa distribuzione delle risorse.

Polanski, infatti, sostiene – fra le altre cose - l'introduzione di una tassa sulla ricchezza per i miliardari; la rinazionalizzazione delle compagnie idriche e la regolamentazione delle società private e ritiene che la lotta ai cambiamenti climatici possa essere meglio sostenuta colpendo le classi più abbienti che, con il loro tenore di vita, la stanno causando.

Relativamente alla guerra fra Israele e Gaza, ritiene che vi sia una forma di genocidio nei confronti del popolo palestinese e che il Regno Unito dovrebbe considerarlo tale.

Critico nei confronti del rapporto fra Gran Bretagna, USA e NATO, ritiene che essa dovrebbe uscire dall'Alleanza Atlantica e dare priorità alla difesa dell'Europa, alla pace e alla diplomazia nella risoluzione delle controversie internazionali.

Fra le sue priorità, quella di lottare tanto contro la destra, quanto contro il Partito Laburista di Starmer, che non ha nulla di sociale né di laburista.

Siamo qui per sostituirvi”, ha dichiarato Polanski, dopo l'investitura a leader Verde britannico.

Ha incassato il sostegno dell'ex leader laburista Jeremy Corbyn, leader, assieme a Zarah Sultana, del nuovo partito di sinistra e di ispirazione socialista “Your Party”, il quale aveva recentemente dichiarato che vorrebbe creare una coalizione o una lista unitaria con i Verdi, per battere la destra liberal capitalista dei conservatori e gli pseudo “laburisti” di Starmer.

Tale lista unitaria, secondo un recente sondaggio Ipsos, potrebbe raccogliere circa il 31% dei consensi.

Jeremy Corbyn, dopo la vittoria di Polanski ha dichiarato, su Facebook: “Congratulazioni a Zack Polanski per la sua straordinaria vittoria.
La sua campagna ha sfidato i ricchi e i potenti, ha difeso la dignità di tutte le comunità emarginate e ha dato speranza alla gente!
Il vero cambiamento sta arrivando. Non vedo l'ora di lavorare con lui per creare un mondo più giusto e più gentile”.

Luca Bagatin

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giovedì 14 agosto 2025

Jeremy Corbyn a tutto campo per promuovere il nuovo partito socialista e democratico, alternativo al liberal capitalismo. Articolo di Luca Bagatin

 

Erano i primi di luglio scorso, quando l'ex leader laburista britannico e oggi deputato indipendente, Jeremy Corbyn e l'ex deputata laburista Zarah Sultana, sospesa ingiustamente un anno fa dal partito dello pseudo laburista Keir Starmer, lanciavano il loro nuovo partito.

Socialista, senza equivoci liberal capitalisti e/o guerrafondai.

Una forza che, in poche settimane, ha ricevuto l'adesione di ben 650.000 britannici, dopo l'apertura del sito web https://www.yourparty.uk.

Negli scorsi giorni, Jeremy Corbyn, è stato lungamente intervistato dal Tribune, ove ha espresso le prospettive di tale nuova forza politica, che si contrappone tanto al conservatorismo liberal capitalista dei Conservative, quanto al conservatorismo liberal capitalista degli pseudo “laburisti” di Starmer in salsa blairian-guerrafondaia.

Nell'intervista, Corbyn, ha spiegato che le massicce adesioni al suo nuovo soggetto politico, molto probabilmente, sono dovute al fatto che la gran parte dei britannici si sta sempre più impoverendo, mentre i ricchi si stanno ancora più arricchendo. E che la gran parte dei britannici si sente completamente esclusa dalle decisioni che influenzano la loro vita quotidiana.

Egli ha spiegato che, nel programma del nuovo partito, ci sarà spazio per il rafforzamento del settore pubblico; le imposte sui grandi patrimoni; gli investimenti per le case popolari; il sostegno alla Palestina; la ridistribuzione della ricchezza e del potere.

Corbyn ha inoltre spiegato come l'attuale leader “laburista” (sic!) Keir Starmer, gli abbia impedito, alle ultime elezioni, di candidarsi alla carica di deputato nelle fila laburiste e ciò lo ha costretto a candidarsi come indipendente, ottenendo peraltro un ottimo risultato in termini di voti.

E ha spiegato come sia stata proprio la sua campagna elettorale da indipendente a fargli capire quanta gente, oggi, si senta completamente senza una voce e senza rappresentanza politica, in Gran Bretagna. E ciò gli ha fatto sempre più prendere coscienza della necessità di costituire un nuovo, autentico partito socialista, denunciando il fatto che il Partito Laburista ha fallito completamente, in quanto non è riuscito a realizzare alcun cambiamento promesso.

Negando ogni forma di uguaglianza, inclusione e pace, che sono le basi per l'alternativa.

Nell'intervista al Tribune, Jeremy Corbyn, ha puntato il dito anche contro il sistema dei partiti britannici, che egli considera “verticistici, centralizzati e burocratici”. Quando invece occorrerebbe consentire alle comunità locali di organizzarsi autonomamente e radicare maggiormente i partiti nelle comunità, ascoltando i loro problemi.

Egli ha affermato che, oggi, il Partito Laburista sembra aver paura delle persone che vorrebbe rappresentare ed è diventato burocratico e centralizzato, giungendo a prendere decisioni completamente sbagliate, come “la privatizzazione dei servizi pubblici, l'invasione dell'Iraq e l'austerità”.

Egli immagina, diversamente, un partito di sinistra, autenticamente socialista fondato su emancipazione, apertura, inclusione e democrazia. E in tal senso intende riunirsi, entro fine anno, assieme ai nuovi aderenti a tale partito e organizzare una conferenza di inaugurazione.

Una conferenza che parta da una serie di “incontri deliberativi in tutto il Paese”, al fine di discutere, anche assieme alle comunità, ai movimenti sociali e ai sindacati, “le questioni chiave che attendono il futuro del nostro partito e del nostro Paese”.

Egli ha affermato di immaginare un partito “aperto, inclusivo e radicato nel territorio”, che rifletta la natura geografica degli aderenti e che fornisca alle comunità locali tutto il potere, al fine di apportare cambiamenti dal basso. Si tratta di milioni di persone che meritano una vita migliore. Si tratta dei bambini che vivono in povertà. Si tratta del popolo palestinese. Si tratta di loro, non di noi”, ha affermato Corbyn all'intervistatore del Tribune.

Egli immagina un partito che si occupi tanto di giustizia sociale, quanto di ambiente e di giustizia climatica e rimane aperto anche alla possibilità di collaborare con movimenti ambientalisti, non solo sulle questioni ambientali, ma anche sulla pace e i diritti umani.

Jeremy Corbyn, Zarah Sultana e i 650.000 primi aderenti al nuovo partito di ispirazione socialista democratica e di sinistra, sembrano avere le idee chiare.

Spiace che certa grande stampa provinciale di casa nostra lo avesse definito, qualche tempo fa, “partito islamo-marxista”, cercando, come spesso accade, di denigrare ogni serio progetto socialista e democratico, ma tant'è. Dalla grande stampa di casa nostra, cosa mai pretendiamo, ormai?

Il nuovo partito che nascerà in Gran Bretagna è destinato a far discutere, ma soprattutto a far tornare ciò che in Europa manca da tempo (salvo i socialisti democratici slovacchi, quelli moldavi e il partito di Sahra Wagenknecht in Germania e poco altro), ovvero il socialismo democratico, senza equivoci liberal capitalisti e guerrafondai, ovvero rettamente inteso, come ai tempi di Bettino Craxi e François Mitterrand.
E come oggi vi è nel mondo davvero progredito e civile: dalla Cina di Xi Jinping al Brasile del socialista autentico Lula da Silva, peraltro impegnati entrambi a sostenere l'indipendenza economica del Sud del mondo e a promuovere una comunità umana dal futuro condiviso.

Ovvero a promuovere ciò che, in un mondo folle e alla deriva, oggi è necessario, vincente e al servizio della comunità globale.

Luca Bagatin

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domenica 6 luglio 2025

Per un socialismo democratico, senza equivoci, ben venga il nuovo partito di Jeremy Corbyn e Zarah Sultana. Articolo di Luca Bagatin

 

Di partiti socialisti autentici e senza equivoci, l'UE ha grande necessità. Almeno dal 1993.

Quando furono spazzati via – come il caso del PSI di Bettino Craxi – o quando furono deliberatamente snaturati e svuotati da gente come Tony Blair e da molti altri, mai stati socialisti un solo giorno nella loro vita.

L'unico partito serio al governo in UE, socialista e democratico, è “SMER – Direzione Socialdemocrazia”, del Premier slovacco Robert Fico. Oltre a “HLAS – Voce Socialdemocrazia” del Presidente della Repubblica slovacco Peter Pellegrini. E, per molti versi, la coalizione socialista e di sinistra spagnola guidata da Pedro Sanchez. Poco altro, altrove, ma purtroppo all'opposizione, come la tedesca Sahra Wagenknecht, i bonapartisti di sinistra francesi e l'irlandese Mick Wallace.

Per il resto, dalla Germania ai Paesi nordici, fino all'Italia, solo pseudo socialisti e pseudo socialdemocratici, sostenitori di autocrazie di destra, estranee all'UE e alla NATO, che chiedono continuamente più armi per una guerra persa in partenza. E sostenitori, da decenni, della distruzione di quel che rimane del comparto pubblico e dello stato sociale, al punto da aver reso popolari e portato letteralmente al governo le destre, alle quali fingono ampiamente di contrapporsi.

Ecco, dunque, che personalità come il britannico Jeremy Corbyn, già leader Laburista, ingiustamente espulso – nel 2020 - da un Partito Laburista sempre più di estrema destra e svuotato di ogni connotazione socialista, potrebbero far ben sperare.

E proprio la speranza della nascita di un vero partito di ispirazione socialista in Gran Bretagna, si dovrebbe a Corbyn, oggi deputato indipendente, e alla deputata Zarah Sultana, sospesa ingiustamente un anno fa dal partito dello pseudo laburista Keir Starmer.

Quest'ultima, infatti, fu rea, assieme ad altri sette deputati laburisti, di aver votato contro il governo, per sostenere un emendamento che aboliva il tetto dei sussidi per i due figli a carico.

Dimessasi dal Partito Laburista il 3 luglio scorso, Sultana si è fatta portavoce, con Corbyn, della costituzione di un nuovo e autentico partito socialista.

Critica, assieme a Corbyn, delle politiche antisociali e guerrafondaie di Starmer, è stata molto critica nei confronti della politica estera pseudo-laburista, volta a sostenere il regime di Netanyahu contro il popolo palestinese ed in merito ha sostenuto che “questo governo è un partecipante attivo al genocidio. E il popolo britannico si oppone ad esso”.

Non c'è ancora un nome ufficiale del nuovo, possibile partito che mira a recuperare i voti laburisti e socialisti autentici, ma l'obiettivo sembra essere quello di promuovere candidati alle prossime elezioni amministrative.

Con uno Starmer in caduta libera nei consensi, un Partito Laburista ormai completamente svuotato dei valori laburisti e con un vento socialista di cui la Gran Bretagna sembra avere un gran bisogno, lo spazio per questo nuovo partito c'è eccome.

Pare che, stando ai sondaggi, potrebbe raccogliere circa il 10%, con punte del 32% fra i giovani tra i 18 e i 24 anni.

Il mondo socialista autentico, senza equivoci, che antepone l'interesse pubblico a quello privato e che coniuga economia di mercato a controllo dei settori chiave dell'economia, del resto, ha ampiamente dimostrato, storicamente e nel mondo, di essere vincente.

Una lezione in questo senso, in Italia e Europa, ce la diede Bettino Craxi. In America Latina ce l'ha data Hugo Chavez (e non solo) e oggi ce la da, ancora una volta, il brasiliano Lula. Per non parlare di un Partito Comunista Cinese, guidato dal riformista Xi Jinping, che ha superato i 100 milioni di iscritti e modernizzato la Cina, rendendola un'eccellenza nel mondo, sia sotto il punto di vista sociale (eradicando la povertà estrema), sia sotto il profilo della sicurezza interna e della lotta alla corruzione, sia sotto il profilo geopolitico e della cooperazione internazionale, promuovendo una comunità umana dal futuro condiviso.

Questo è socialismo senza equivoci. Che coniuga umanitarismo marxista, libertarismo proudhoniano, socialismo democratico garibaldino, repubblicanesimo mazziniano.

Contro un liberal capitalismo che ha messo in vendita ogni cosa e che sta promuovendo un mondo più caotico, meno sicuro e volto alla distruzione.

Luca Bagatin

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lunedì 8 luglio 2024

In Francia e Gran Bretegna sconfitte le destre guerrafondaie. Vincono davvero le sinistre? Articolo di Luca Bagatin

 

I risultati definitivi delle elezioni francesi fanno il paio con quelli delle recenti elezioni britanniche.

Vengono sconfitte le forze ed i candidati che più hanno spinto sull'acceleratore della guerra; quelle che si sono lasciate incantare dalla pessima e irresponsabile amministrazione statunitense di Biden; quelle che, in questi anni, hanno attuato politiche di macelleria sociale.

In Gran Bretagna perdono i Conservatori e in Francia perde la destra liberal capitalista di Macron.

Non si può dire, in realtà, che vinca propriamente la sinistra.

O, meglio, in Gran Bretagna i “laburisti” annacquati di Stamer prendono sicuramente molti più voti rispetto ai Conservatori, ma perdono voti rispetto ai risultati ottenuti dal Labour ai tempi dell'autentico socialista Jeremy Corbyn (33,8% ottenuto dal Labour di Stamer, 40% dal Labour guidato da Corbyn).

Quel Jeremy Corbyn che – forte del suo programma fondato su “uguaglianza, giustizia e pace”, per un “mondo più gentile e giusto possibile” - nel suo storico collegio londinese di Islington North, da Indipendente, ha battuto il candidato “laburista”.

In Francia vince certamente e direi in modo prevedibile, l'ampia coalizione di sinistra riunita nel Nuovo Fronte Popolare.

Una coalizione, purtuttavia, assai composita e frutto di numerosi compromessi, fra un'area sedicente "socialista" – in realtà liberal capitalista almeno fin dai tempi di Hollande – qualche comunista più o meno moderato e un'area socialista autentica guidata da Jean-Luc Mélenchon.

Fa peraltro assai sorridere che, quest'ultimo, venga definito – dalla pessima stampa nostrana – di “sinistra radicale”, quando in realtà una delle critiche che spesso gli muovono molti francesi è proprio quella di essere anche sin troppo moderato.

Assai discutibili anche le assurde accuse di “antisemitismo” mosse da taluni a Mélenchon, solamente perché ritiene necessario il riconoscimento dello Stato della Palestina e critica un governo, quello di Netanyahu, non amato nemmeno da molti israeliani.

Che poi sono le stesse assurde critiche che taluni – specie nel suo partito di allora – mossero a Corbyn.

Di questo passo anche Bettino Craxi e Giulio Andreotti – che andrebbero ricordati invece per l'ottima e stabile politica estera italiana - sarebbero stati accusati di “antisemitismo”! Semplicemente ridicolo e vergognoso!

Purtroppo ogni accusa è buona, da parte di molti liberal capitalisti fondamentalisti, per infangare i socialisti e i sostenitori del buonsenso. E' sempre stato così, in particolare dal 1993 a questa parte, nel cosiddetto mondo Occidentale.

Il partito di Mélenchon, La France Insoumise, socialista democratico e populista di sinistra, ha ottenuto, nella coalizione vincente, il maggior numero di seggi (74 eletti). Ed è più che giusto che governi. E personalmente mi auguro che sia proprio Mélenchon a presiedere tale governo.

Certamente dovrà scendere a compromessi con i sedicenti “socialisti”, con i comunisti e con i cosiddetti ecologisti, ma sicuramente potrà rimettere ordine al caos operato dalla macelleria sociale di Macron, che ha fatto scatenare la rabbia dei francesi per troppo tempo, al punto che molti di loro si organizzarono nel movimenti civico e democratico dei Gilet Gialli.

Sempre che i sedicenti “socialisti” – guidati da Olivier Faure e Raphael Glucksmann - non vogliano ricercare il compromesso con la pessima destra liberal capitalista di Macon, che è la vera sconfitta delle elezioni e che ha causato danni seri alla Francia.

C'è quindi di che rallegrarsi?

Il popolo dovrebbe essere sovrano, ma alla fine a decidere sono spesso i politici. Quelli di oggi, in Europa, sono per la maggior parte poco colti e ancor meno responsabili.

Staremo a vedere.

Luca Bagatin

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venerdì 1 marzo 2024

Gran Bretagna. Il socialista (autentico) George Galloway vince le elezioni suppletive e entra in Parlamento. Articolo di Luca Bagatin

 
George Galloway è probabilmente, assieme a Jeremy Corbyn e a Jean-Luc Mélenchon, l'ultimo dei socialisti europei autentici.

Rarità negli ultimi trent'anni, se pensiamo che, in Europa, come ho scritto più volte, il socialismo è completamente scomparso, per lasciare lo spazio all'egoistico liberal-capitalismo assoluto e al più retrogrado militarismo.

Ebbene, George Galloway, alla guida del socialista Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna (Workers Party of Britain), è stato eletto deputato del Parlamento del Regno Unito alle elezioni suppletive del collegio di Rochdale del 29 febbraio scorso, con il 39,7% dei voti, battendo l'Indipendente David Tully (21,3%), il Conservatore Paul Ellison (12%), il Laburista Azhar Ali (7,7%), il Liberaldemocratico Iain Donaldson (7%) e l'esponente della destra euroscettica Simon Danczuk (6,3%).

Nato da una famiglia di umili operai nella città scozzese Dundee, vissuto nel quartiere irlandese, classe 1954, già collaboratore del giornale britannico “The Guardian”, scrittore (è autore di una biografia di Fidel Castro, una dell'ex calciatore e allenatore nordirlandese Neil Lennon e di una sua autobiografia), George Galloway fu attivo nel Partito Laburista britannico fin da adolescente.

A 26 anni divenne Presidente del Partito Laburista in Scozia e, con tale partito, fu eletto in Parlamento, per la prima volta, nel 1987.

Nel 2003 fu espulso dal partito con l'assurda accusa di gettare “discredito”. In realtà, le posizioni socialiste e autenticamente laburiste di Galloway e quelle del nuovo corso liberal capitalista e guerrafondaio di Tony Blair, non erano più compatibili da tempo.

Fu così che, nel 2004, entrò a far parte del socialista, anticapitalista, antimperialista e nonviolento Respect Party, con il quale fu rieletto al Parlamento nel 2012, alle suppletive del collegio di Bradford West, rimanendo in carica fino al 2015.

Anticonformista e libertario, nel 2006, divenne anche, goliardicamente, concorrente del Grande Fratello VIP britannico.

In tutti questi anni si è sempre battuto, sia dentro che fuori dal Parlamento britannico – come tutti i socialisti autentici (uno per tutti, il nostro caro vecchio Bettino Craxi) - per la giustizia sociale, il multipolarismo, il sostegno alla causa palestinese, il superamento del capitalismo, la liberazione del giornalista libertario Julian Assange, guidando oggi il Workers Party of Britain, ovvero il Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna, fondato nel 2019 da supporter dell'ex leader laburista Jeremy Corbyn.

Il Workers Pary of Britain, infatti, si propone – in primis - di raccogliere i voti dei delusi dell'attuale Partito Laburista, ormai da tempo svuotato e diventato partito liberal capitalista e militarista, non così diverso da quello Conservatore.

Il Workers Party of Britain, che ambisce a diventare un vero grande Partito Laburista autentico, si propone, fra le altre cose: una ricostruzione dell'industria britannica; la ridistribuzione della ricchezza e del potere ai lavoratori; la partecipazione e il controllo delle imprese da parte dei lavoratori; la possibilità di andare in pensione a 60 anni; la richiesta di un referendum che chieda ai cittadini l'uscita della Gran Bretagna dalla NATO; il diritto alla casa per tutti; un trasporto pubblico gratuito o comunque economico; una sanità gratuita e universale ed ha simpatia, a livello internazionale, per le politiche socialiste e multipolari di Repubblica Popolare Cinese e Cuba.

Il Workers Party of Britain si propone, dunque, quale alternativa socialista in Gran Bretagna. Una alternativa che manca da tempo, tanto nel Regno Unito, quanto in Unione Europea.

Luca Bagatin

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giovedì 17 marzo 2022

Nasce un fronte socialista europeo per la pace e il disarmo. Articolo di Luca Bagatin

Pur nel silenzio dei grandi media, grazie al Segretario Generale del partito socialista spagnolo Podemos, nonché Ministra dei Diritti Sociali e dell'Agenda 2030, Ione Belarra, sta avanzando – da alcune settimane - un fronte socialista europeo per la pace e il disarmo.

Un appello colto immediatamente dall'ex leader laburista Jeremy Corbyn e dal candidato alle Presidenziali francesi – contro Macron – Jean-Luc Mélenchon, leader della coalizione socialista e comunista “La France Insoumise”.

Ione Belarra, smarcandosi dal suo stesso governo, ha infatti lanciato una campagna europea contro l'invio di armi in Ucraina, concordata nell'ambito UE.

Podemos sta infatti lavorando per promuovere un movimento per la pace, condannando l'aggressione di Putin all'Ucraina e allo stesso tempo promuovendo canali diplomatici di dialogo, rifiutando ogni invio di armi.

Si sono detti concordi, su tale tesi, sia Mélenchon che Corbyn. Il primo ha dichiarato, in un video, che “Il pianeta può essere completamente distrutto da una guerra, se la lasciamo diffondere” e che “L'invasione dell'Ucraina è responsabilità esclusiva del governo nazionalista di Vladimir Putin in Russia”. Aggiungendo che “Non c'è altro modo che la diplomazia per risolvere questo problema” - in quanto – afferma il leader socialista francese - “Nel continente europeo abbiamo già conosciuto due guerre mondiali, non ne vogliamo una terza”.

Dobbiamo raddoppiare, sostenere e accompagnare i colloqui che sono già in corso tra Russia e Ucraina”, ha affermato, peraltro, la Ministra Belarra.

L'ex leader laburista Jeremy Corbyn, oggi deputato indipendente del Parlamento britannico, da parte sua, ha sempre criticato sia l'allargamento NATO ad Est, che il governo capitalista autoritario di Putin e i suoi oligarchi, anche quando i governi britannici precedenti (Blair in testa), lo elogiavano.

In sintonia con tale appello, anche i comunisti britannici, che, attraverso le parole del Segretario Generale Robert Griffiths hanno dichiarato: “I comunisti britannici hanno espresso la loro solidarietà con gli attivisti per la pace in tutto il mondo, inclusa la Russia, e hanno riaffermato la loro opinione che la NATO è una forza per l'instabilità e il conflitto, piuttosto che per la sicurezza e la pace”.

E dello stesso avviso anche i comunisti greci del KKE, il cui Segretario Generale, Dimitris Koutsoumpas, ha dichiarato - fra le altre cose - che “Il KKE dedica tutte le sue forze al popolo greco e agli altri popoli per combattere il nazionalismo e le alleanze imperialiste borghesi, per rafforzare la lotta comune dei lavoratori, per liberarsi finalmente del sistema capitalista, che genera solo povertà, sfruttamento e guerra”.

Tutti aspetti, peraltro, molto in sintonia con quando aveva affermato, di recente, anche il musicista e co-fondatore dei Pink Floyd, nonché attivista socialista per i diritti civili e umani, Roger Waters.

Luca Bagatin

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sabato 26 febbraio 2022

Comunisti britannici e greci contro ogni guerra imperialista e ogni sanzione che danneggia i popoli. Articolo di Luca Bagatin

La Lega dei Giovani Comunisti della Gran Bretagna (YCL), movimento giovanile del Partito Comunista Britannico, ha espresso – in un comunicato – il suo rammarico per l'escalation bellica in Ucraina.

Mentre Vladimir Putin e il suo governo oligarca non sono amici dei lavoratori in Russia e a livello internazionale, la strategia e le priorità della NATO rimangono chiare. Nella sua rivalità inter-imperialista con la Russia, ha tentato di accerchiare e minare la Russia usando l'Ucraina come capro espiatorio e luogo di messa in scena per i suoi interessi” - si legge nel comunicato dei giovani comunisti britannici, che prosegue affermando che: “e ora è il popolo ucrano che ne paga il prezzo (…). Un intervento della NATO ora significherebbe una guerra mondiale, e condanniamo la NATO nel modo più forte possibile per aver posto i cittadini ucrani in questa situazione”.

Non vogliamo assistere a una presenza continua delle basi NATO nell'Europa orientale. Tali azioni cercheranno solo di provocare ulteriormente la Russia. Non vogliamo vedere le forze armate borghesi britanniche schierate nell'Europa orientale in un ruolo offensivo o difensivo, né vogliamo una presenza della NATO continua in Gran Bretagna, né una presenza britannica nella NATO”, prosegue il comunicato, che fa altresì presente come “Miliardi di sterline spesi per un arcaico patto di difesa anticomunista sarebbero meglio spesi a casa - pagando il costo della pandemia e risolvendo la crisi del costo della vita (…). Inoltre non dobbiamo dimenticare che i governi insediati in Ucraina dopo le proteste di Maidan contengono elementi apertamente fascisti e neonazisti - le affermazioni di Putin sulla “denazificazione” non sono completamente inventate. L'esercito ucraino è sostenuto da battaglioni paramilitari neonazisti che glorificano apertamente i collaboratori nell'olocausto. Truppe in prima linea in Ucraina sporgono apertamente svastiche e simboli delle SS”.

I giovani comunisti britannici si schierano dunque contro il militarismo, affermando che: “I veri vincitori dell'allarmismo e del militarismo sono i produttori di armi e i monopoli che fanno pressione sui governi con tanta forza a favore dell'espansione e dell'intervento militare, tutto per guadagnare miliardi. Le vittime, come sempre, sono le persone che lavorano”.

E sottolineano come “I giovani britannici e i giovani del mondo non hanno nulla da guadagnare dall’imperialismo che spinge per guerra. Una spinta alla guerra che priva le nostre comunità, divide il nostro pianeta e minaccia l’esistenza dell’umanità. I giovani comunisti britannici, mano nella mano con i nostri compagni in tutto il mondo, sono determinati ad opporsi ai guerrafondai e al militarismo”.

La Lega dei Giovani Comunisti britannici chiede, in conclusione del comunicato, dunque: “il ritiro immediato dalla NATO della Gran Bretagna”; “una politica estera basata sulla pace, la cooperazione e lo sviluppo internazionale, non sulla guerra e l'estorsione”; il “disarmo nucleare unilaterale da parte del Regno Unito”; il “ritiro di tutto il personale militare britannico dall'estero e chiusura di tutte le basi straniere” e “la riassegnazione del bilancio della difesa a fini pacifici tra cui sanità, istruzione, alloggi e creazione di posti di lavoro”.

Il Partito Comunista Britannico ha chiesto altresì “un cessate il fuoco immediato in Ucraina, l'interruzione di tutte le operazioni militari e l'inizio dei negoziati per giungere ad una giusta soluzione della questione ucraina” e ha aggiunto in un suo comunicato che “Le sanzioni contro la Russia non solo renderanno più difficile qualsiasi progresso. Danneggeranno anche il benessere dei popoli di Russia, Ucraina e del resto d'Europa, compresa la Gran Bretagna, rendendo l'Europa più dipendente dalle forniture energetiche delle società statunitensi e delle dittature del Medio Oriente”.

"L'obiettivo dovrebbe essere un'Ucraina smilitarizzata e neutrale i cui confini sovrani siano rispettati e garantiti internamente ed esternamente", afferma il comunicato del CPB.

Messaggio analogo lo hanno voluto dare gli attivisti del Partito Comunista di Grecia (KKE) e dalla sua ala giovanie, partecipando a una grande manifestazione antimperlialista e contro la guerra, tenutasi ad Atene, davanti alle ambasciate di USA e Russia.

Anche i comunisti greci ritengono che, l'unica lotta che valga la pena di intraprendere, sia quella popolare e che la Grecia non dovrebbe lasciarsi coinvolgere in un conflitto.

Il Segretario Generale del Partito Comunista di Grecia, Dimitris Koutsoumbas, ha affermato altresì che “Solo una strategia politica autonoma e indipendente, contro i piani borghesi e imperialisti, è l'alternativa per i lavoratori e i popoli”.

Luca Bagatin

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domenica 13 febbraio 2022

Mentre in Italia tutto tace, i comunisti britannici protestano contro l'aumento del costo della vita. Articolo di Luca Bagatin

Gran parte della classe operaia della Gran Bretagna è scesa in piazza, il 12 febbraio scorso, nelle 30 maggiori città del Paese, contro l'aumento del costo della vita e l'aumento delle tariffe energetiche.

Le proteste sono state sostenute dal Partito Comunista Britannico (CPB); dalla Lega dei Giovani Comunisti; dall'Unite Trade Union; da Socialist Appeal; da Revolutionary Socialism in the 21st Century; dall'associazione Disabili contro i tagli (DPAC); da Fuel Poverty Action e da altre associazioni, riunite tutte sotto la bandiera della socialista Associazione Popolare contro l'Austerità.

Tale organismo di base ha chiesto al governo conservatore di bloccare i prezzi dell'energia nel Paese e di aumentare i salari e i benefit per permettere ai cittadini di affrontare l'aumento del costo della vita.

I cittadini britannici, un po' come quelli di tutta Europa, stanno infatti vedendo aumentare vertiginosamente i prezzi dell'energia di oltre il 50% e, per questo, il Partito Comunista Britannico, ha proposto la “nazionalizzazione progressiva del sistema energentico”, che “comprenderebbe la produzione di petrolio e gas, così come la trasmissione e la distribuzione”.

I comunisti britannici hanno fatto presente come: “i fornitori di energia vantano profitti record e si vantano di pagare ricchi dividendi ai loro azionisti, mentre il Cancelliere dello Scacchiere ha il coraggio di dire che comprende le nostre preoccupazioni, ma il suo patrimonio netto aumenta di oltre 200 milioni di sterline!”.

L'Associazione Popolare contro l'Austerità ha fatto presente come le proteste “stanno nascendo perché le persone sono stufe di uomini ricchi che dicono loro che devono pagare per l'avidità dei consigli di amministrazione e il colossale fallimento del mercato” e, prosegue l'appello delle associazioni socialiste britanniche: “Chiediamo la fine del sistema capitalista in crisi. Solo mettendo l'economia nelle mani dei lavoratori possiamo garantire un elevato standard di vita per tutti”.

Tali associazioni hanno annunciato l'organizzazione di imponenti proteste per il 5 marzo e il 2 aprile prossimi, a meno che il governo britannico non intraprenda azioni concrete per ovviare la crisi.

Luca Bagatin

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sabato 21 agosto 2021

Gran Bretagna. Si apre il Congresso della Lega dei Giovani Comunisti. Articolo di Luca Bagatin

 

Si è aperto a Croydon, a sud di Londra, il 21 agosto, presso la Ruskin House, il 50esimo Congresso della Young Communist League (YCL), ovvero la Lega dei Giovani Comunisti che fa riferimento al Partito Comunista Britannico, il cui Segretario Generale è il gallese Robert Griffiths.

Il Segretario Generale della YCL, Johnnie Hunter, ha – con queste parole - salutato i delegati al Congresso:

Il nostro Congresso si riunisce in un momento in cui la posta in gioco per la nostra classe e per l'umanità non potrebbe essere più alta. (…) Crediamo in una società veramente democratica. Una società controllata da lavoratori. Una società che opera non solo nell'interesse della classe operaia britannica, ma anche del nostro pianeta e di tutta l'umanità.

Rifiutiamo l'inganno e l'edificio abilmente costruito che è la democrazia borghese in Gran Bretagna nel 2021. Una democrazia solo di nome, in cui tutto il potere politico è esercitato da banchieri, finanzieri e dai loro servitori nell'interesse del capitale finanziario. Un Paese dove la voce dei giovani, dei lavoratori e delle nostre comunità è soffocata dall'avidità e dal potere che il denaro può facilmente acquistare. (...)

In questa lotta dobbiamo incarnare ed esemplificare gli ideali della democrazia della classe operaia, che lottiamo per realizzare. All'interno della nostra stessa organizzazione, all'interno della Lega, dobbiamo favorire le ambizioni democratiche della nostra classe. La nostra stessa organizzazione deve ergersi come un faro, popolare e incorruttibile.

Questo è il contesto per il quale il nostro Congresso è così essenziale. Ci organizziamo secondo il principio leninista del Centralismo Democratico. Senza democrazia questa sarebbe poco più che una gestione burocratica.

È compito di questo Congresso, costituito dai delegati dei nostri rami provenienti da tutta la Gran Bretagna, decidere le politiche e le priorità della Lega per i prossimi due anni. Questo non è un compito da poco nell'attuale situazione nazionale e internazionale caotica e pressante. Come delegati non dovete sottovalutare non solo la portata, ma anche l'importanza fondamentale, del compito che ci attende. (…)

Qui in Gran Bretagna ci troviamo di fronte a un compito particolarmente difficile. La Gran Bretagna rimane uno dei maggiori centri dell'imperialismo. Il nostro Paese svolge un ruolo fondamentale nel mantenere le catene del sistema imperialista. (…)

Il potere scoraggiante dello Stato britannico deve essere distrutto e sarà distrutto. In tal modo inaugureremo una vittoria non solo per i lavoratori in Gran Bretagna, ma per i popoli oppressi ovunque. Lungi dallo scoraggiarci, la difficoltà del nostro compito e l'importanza del nostro compito ci spronano a una maggiore dedizione alla lotta. Sappiamo che un colpo decisivo per i lavoratori della Gran Bretagna sarà un colpo mortale contro l'imperialismo globale. (...)

I prossimi due anni saranno fondamentali, non solo per ricostruire la nostra organizzazione, ma anche per lottare per la nostra classe. Questo Congresso è incaricato di determinare come adempiremo al nostro ruolo storicamente essenziale. (…).

I giovani comunisti britannici celebrano, peraltro, i 100 anni della fondazione della loro organizzazione, costituitasi nel 1921, a Birmingham.

Luca Bagatin

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martedì 4 maggio 2021

Elezioni amministrative in Gran Bretagna: torna in pista il Partito Comunista Britannico. Articolo di Luca Bagatin

Dopo anni di assenza dalle scene elettorali – esattamente dal 2004 – torna in pista il Partito Comunista Britannico (CPB).

In Gran Bretagna, il 6 maggio, si terranno elezioni locali per il rinnovo di 145 consigli locali, 13 sindaci eletti direttamente e 39 commissariati di polizia in Inghilterra e Galles.

Oltre a ciò, vi saranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento scozzese, di quello gallese (il Senedd) e il rinnovo dell'Assemblea di Londra.

Il Partito Comunista Britannico è impegnato – in questi giorni - in un'accesa campagna elettorale in oltre 40 seggi per il Parlamento scozzese, per il Senedd gallese, per l'Assemblea di Londra e altre elezioni di contea e di distretto.

Lo slogan del partito è “Il capitalismo è il problema – Il socialismo è la soluzione” e – come segnalato nel suo sito web (https://www.communistparty.org.uk) - propone un programma di opposizione all'austerità, di mobilitazione dei lavoratori contro il precariato e la disoccupazione e in favore della proprietà pubblica dei servizi di trasporto locale e dei servizi pubblici. Oltre che in favore dell'aumento di stipendio dei lavoratori, dell'aumento del salario minimo e delle pensioni.

I candidati comunisti sostengono inoltre le economie locali e la costruzione di nuove case popolari, oltre che una partecipazione diretta dei lavoratori alle decisioni politiche.

Il Partito Comunista Britannico si è inoltre sempre battuto per estendere il diritto di voto ai sedicenni, per ogni tipo di elezione.

Nato nel 1988, da una scissione del Partito Comunista di Gran Bretagna (dissoltosi nel 1991), in opposizione alla visione eurocomunista di gran parte dei componenti di quest'ultimo (che finiranno poi per fondare un raggruppamento revisionista chiamato Sinistra Democratica), negli ultimi anni ha sostenuto l'ex leader laburista Jeremy Corbyn, il quale ha sempre sposato politiche decisamente socialiste originarie.

A livello internazionale, il CPB, intrattiene rapporti di amicizia con Cuba, Cina, Laos, Vietnam e Venezuela, oltre che con i partiti comunisti di tutto il mondo.

Luca Bagatin

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martedì 6 ottobre 2020

Le riserve auree del Venezuela non andranno a Guaidó. Articolo di Luca Bagatin

Ennesima vittoria del Presidente socialista del Venezuela Nicolas Maduro, dopo i numerosi tentativi di golpe sventati: la Corte d'Appello della Gran Bretagna ha annullato la sentenza giudiziaria che concedeva all'autoproclamatosi Presidente, Juan Guaidó, l'accesso alle riserve auree che il Venezuela aveva depositato in Gran Bretagna.

Tali riserve – comprendenti 31 tonnellate d'oro - sono valutate attorno a 1,2 miliardi di dollari.

La sentenza che assegnava tali riserve a Guaidó era motivata dal fatto che il governo britannico lo avesse riconosciuto quale Presidente, pur non essendo mai stato eletto a tale carica ed essendo un semplice deputato dell'opposizione.

Il ricorso presentato dalla Banca Centrale del Venezuela è stato accolto, anche sulla base del fatto che la Gran Bretagna non ha mai rotto le sue relazioni diplomatiche con il Paese latinoamericano e che il rappresentante di Guaidó non ha mai avuto alcun riconoscimento ufficiale a Londra.

Tale decisione della Corte d'Appello, ad ogni modo, non stabilisce il passaggio automatico delle riserve auree al Venezuela, sino a che il governo britannico presieduto da Boris Johnson non riconoscerà Maduro come legittimo Presidente.

Maduro, da parte sua, giovedì 1 ottobre scorso, ha annunciato di aver consegnato – nell'ambito del programma sociale Gran Misión Vivienda Venezuela - l'abitazione popolare numero 3.200.000, nonostante le ingiuste sanzioni degli USA e dell'UE e nonostante la pandemia.

Il 6 dicembre sono previste, in Venezuela, le elezioni per il rinnovo dell'Assemblea legislativa.

Luca Bagatin

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domenica 11 novembre 2018

Autogestiamo i servizi pubblici. Articolo di Luca Bagatin

L'11 novembre i cittadini romani sono stati chiamati a votare un referendum consultuvo sul trasporto pubblico urbano. I sostenitori del Sì, in sostanza, vorrebbero che il servizio di trasporto pubblico fosse svolto - attraverso una gara d'appalto - da soggetti privati; mentre i sostenitori del No vorrebbero mantenere la cose come stanno oggi, ovvero mantenere il servizio di trasporto nelle mani della società pubblica Atac.
La società pubblica Atac, si noti, fu fondata dal Sindaco mazziniano Ernesto Nathan - il miglior Sindaco che la Città Eterna abbia avuto sino ad oggi - allo scopo di garantire il servizio di trasporto a tutti, a prezzi calmierati.
E' chiaro che, il privato, vuole fare profitto e non è certo sinonimo di efficienza. Prova peraltro ne è la volontà della Gran Bretagna di fare marcia indietro relativamente alle varie concessioni e privatizzazioni del comparto pubblico, le quali hanno portato ad aumenti delle tariffe, riduzione della produttività e dell'occupazione. Al punto che la Gran Bretagna ha ri-nazionalizzato - almeno temrporaneamente - parte del servizio ferroviario.
La malagestione di Atac è tutta politica, ovvero relativa al malgoverno delle giunte di destra-sinistra succedutesi negli anni, le quali dovrebbero essere richiamate a risponderne, e non ha nulla a che vedere con l'inefficienza nel pubblico.
Già quattro anni fa, a gennaio del 2015, scrissi un articolo - pubblicato anche dal quotidiano nazionale L'Opinione (http://amoreeliberta.blogspot.com/2015/01/assenteismo-e-disservizi-autogestiamo-i.html - http://www.opinione.it/politica/2015/01/11/bagatin_politica-11-01) - parlando della questione servizi pubblici nella Capitale, proponendo una strada ancora mai attuata, ma che potrebbe essere estesa a tutta Italia e, ancor meglio, a tutta Europa, ovvero l'autogestione dei servizi pubblici da parte dei cittadini.
In particolare scrissi: "(...) Occorrerebbe abolire il perverso sistema delle gare d'appalto, foriero nel nostro Paese di corruttela, ovvero occorrerebbe far gestire i servizi pubblici direttamente ai cittadini stessi, attraverso apposite assemblee alle quali i residenti dei rispettivi Municipi potrebbero partecipare. In questo modo, ovvero rendendo i vari enti (Ama, Atac, Acea...) completamente autogestiti dai cittadini medesimi, il personale preposto – composto a sua volta di cittadini con pari diritti e doveri – diverrebbe a quel punto responsabile diretto nei confronti del servizio offerto. Se un dipendente è sgarbato o inefficiente, insomma, ne dovrebbe direttamente rispondere al cittadino a cui ha offerto il servizio inadeguato, pena una decurtazione dello stipendio o un possibile rischio di licenziamento.
In questo modo, finalmente, i vari enti pubblici – a Roma, ma volendo questa cosa potrebbe essere estesa a tutte le città italiane – non sarebbero più soggetti al controllo politico, ovvero non rientrerebbero più nella cosiddetta “macchina del consenso” che, spesso, ha favorito l'assunzione dei cosiddetti “amici degli amici”.
Le assunzioni potrebbero anzi avvenire semplicemente in modo trasparente, diretto, controllabile da parte di ogni cittadino residente, anche online volendo. Ed i servizi erogati, essendo controllati/autogestiti dai cittadini medesimi, difficilmente potrebbero risultare scadenti proprio in quanto a scapito del singolo e dunque della collettività nel suo complesso.
Una proposta semplice, radicale, solo apparentemente utopistica in quanto siamo troppo abituati a delegare agli altri, anziché assumerci le nostre responsabilità.
La medesima cosa vale peraltro per i sistemi elettorali: noi deleghiamo sempre ad altri, ai politici, ai governanti, con un voto che, di fatto, va spesso a favorire/eleggere il più ricco, il più paraculo, il politico che sa vendersi (o svendersi) meglio. Ma che, alla fine, si fa gli affari suoi e che spesso non ha mai lavorato in vita sua !
Diversamente, con un sistema ricalcato sull'Agorà dell'Antica Grecia, ovvero fatto di assemblee popolari, di quartiere, senza un governo centrale e centralizzato, il cittadino-contribuente sarebbe costretto ad assumersi le sue responsabilità: civiche, civili, politiche, ideali, pecuniarie e così via.
Esempio di autogestione da parte dei cittadini - anche delle imprese private peraltro, oltre che di diversi servizi pubblici - esistono peraltro da diversi anni in America Latina (in Venezuela e Uruguay in primis). Paesi con una cultura peraltro non così dissimile dalla nostra ed ove sino ad alcuni decenni fa la corruzione politica la faceva da padrone.
Oltretutto è da Porto Alegre in Brasile che si è avuta, nel 1989, la prima esperienza di bilancio parcetipativo, ovvero la parcecipazione attiva dei cittadini nell'elaborazione della politica municipale".
Un sistema di autogestione in grado di superare sia le inefficienze della politica che la volontà di profitto del privato. Un sistema che potrebbe essere esteso ad ogni settore a livello europeo: dalle costruzioni pubbliche, passando per il settore dell'energia e della telefonia. Un sistema socialista partecipativo e dunque pienamente democratico ed al servizio del cittadino, il quale avrebbe tutto l'interesse di mantenerlo sotto controllo ed efficiente. Con tariffe calmierate, basse e fisse, ovvero alla portata di tutti ed il cui scopo sarebbe unicamente il servizio della comunità per la comunità medesima.

Luca Bagatin

venerdì 24 giugno 2016

Referendum Brexit: un esempio di democrazia diretta da estendere a politica ed economia globale. Articolo di Luca Bagatin

Non si possono mettere assieme capra e cavoli. La capra, spesso, finisce per mangiarseli.
E' forse questa l'interpretazione da dare al referendum sulla Brexit, vinto da coloro i quali non vogliono più che la Gran Bretagna faccia parte dell'Unione Europea.
Non possiamo mettere mettere assieme Paesi e culture diverse e farlo per meri interessi economicistici di banchieri, grandi imprese ed investitori. E questo è quanto è stato fatto in tutti questi anni, con un'Unione Europea germanocentrica, allargata a Paesi dell'Est e fra un po' anche all'antidemocratica Turchia. I minestroni economicistiti, non funzionano. E non sono accettati dal popolo inglese, la cui maggioranza ha deciso, appunto, di uscirne.
La democrazia vorrebbe e contemplerebbe il fatto che a tutti i Paesi fosse data la possibilità di decidere con appositi referendum sulla permanenza o meno nell'UE. E questo con buona pace del Senatore Mario Monti che, se ci riferiamo alle sue dichiarazioni in merito, non ama per nulla la democrazia e forse sono piuttosto politici come lui – che rinnegano la volontà popolare - il vero pericolo per l'Europa.
La democazia ed il rispetto della stessa passano anche per l'esito del referendum britannico sulla Brexit, dunque. E tale volontà democratica può essere spesso opposta rispetto alla volontà di economisti e politici, i quali sono dei meri mediatori e tali dovrebbero rimanere, ovvero dovrebbero unicamente servire i cittadini ed eseguire ciò che i cittadini decidono.
La democrazia diretta, ovvero la democrazia autentica, ad ogni livello, sarebbe dunque auspicabile perché i problemi vanno condivisi. Solo un popolo consapevole, direttamente, dei suoi problemi, può riuscire a superarli. Un popolo schiavo di politica ed economia è un popolo inconsapevole ed in balìa di decisioni altrui, ovvero dei ricchi e dei potenti di turno, i quali oggi piangono per i risultati drammatici delle Borse, che hanno fatto loro perdere non pochi quattrini.
Solo i cittadini ed i rispettivi popoli, con le loro diversità e specificità dovrebbero avere la possibilità di decidere e di governare, in apposite assemblee e comitati popolari aperti a tutti. E tali popoli dovrebbero cooperare, dialogare, aiutarsi con spirito fraterno, ma ben consapevoli delle loro diversità e specificità, senza assurde fusioni economicistiche a vantaggio dei ricchi investitori.
Occorre proteggere e garantire i meno abbienti, che ormai sono la maggioranza degli europei e fornire loro un reddito di cittadinanza, che li faccia sentire parte di una comunità da costruire su solide basi fraterne, ovvero fatta di garanzie fondate su solidi doveri civici e di cittadinanza. E qui torna utile l'insegnamento, nelle scuole, dei “Doveri dell'uomo” di Giuseppe Mazzini, un testo diretto al cuore degli operai e dei poveri e di scottante attualità. Occorre difendere i piccoli produttori, in Europa ed ovunque, martoriati dalle multinazionali e dalla grande distribuzione, favorita dai processi capitalisti e di globalizzazione.
Occorre peraltro comprendere che i debiti pubblici di ogni Stato sono impagabili e, come tali, vanno condonati e aboliti. Ci rimetteranno i ricchi investitori, certo, ma ne trarranno beneficio i cittadini. Lo spirito del dono e della cooperazione dovrebbe prevalere rispetto a quello del diritto privato di matrice liberale, dell'economia e del rigore.
Questa la lezione che si dovrebbe riuscire a trarre.
Esattamente un anno fa, in un mio articolo apparso anche sul quotidiano nazionale “L'Opinione delle Libertà” (http://www.opinione.it/politica/2015/06/20/bagatin_politica-20-06.aspx) e dal titolo “Una alternativa all'Unione globalista”, proponevo, in alternativa all'UE, un'Unione dei Paesi Euromediterranei e latini, molto più vicini fra loro per Storia, cultura, tradizioni e ciò in un rinnovato dialogo con il mondo ellenico, latino, latino-americano e terzomondista, al fine di sconfiggere la fame, l'immigrazionismo, il terrorismo, la povertà, l'esclusione sociale, ovvero tutte cose che – come scrissi allora – non sono risolvibili attraverso l'accettazione supina delle regole del mercato capitalista, le quali generano sradicamento sociale ed indentitario di interi popoli, obbligano i governi ad accettare le politiche del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale e della Federal Reserve e rischiano di instaurare fantomatici mercati transatlantici che di fatto impongono, ancora una volta, le volontà di Washington al mondo intero.
Un'unione alternativa tanto al blocco nordamericano che a quello putiniano e che anzi, possa dare qualche lezione di emancipazione anche a quei due blocchi che, come ai tempi della Guerra Fredda, fronteggiandosi, hanno da sempre affamato i popoli del mondo e finanche i rispettivi popoli.
Questo può essere definito populismo, certo. E lo è, ma nella sua accezione positiva ed originaria del termine, giacché il populismo fu movimento di ispirazione socialista nato alla fine dell'800 in Russia per rappresentare i contadini ed i servi della gleba.
Oggi siamo tutti dei servi che devono essere in grado di liberarsi, spezzando le loro catene e guardando ad un avvenire fatto di autogestione dell'economia, delle imprese e della politica, ovvero di democrazia diretta e libertà civica proprio perché rispettosa dei doveri civici di ciascuno nei confronti del proprio Paese e dell'Umanità intera.

Luca Bagatin