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lunedì 22 giugno 2026

Goodbye, Starmer: il ritorno della questione socialista nella politica britannica. Articolo di Luca Bagatin

 

E anche Keir Starmer, dopo Boris Johnson, Liz Truss e Rishi Sunak, se ne va, in una Gran Bretagna nella quale, tanto gli pseudo laburisti, quanto i conservatori e tutte le loro politiche di macelleria sociale, oltre che guerrafondaie, non sono più popolari da tempo.

A sostituirlo, probabilmente, il laburista Andy Burnham, ex Sindaco di Manchester, il quale, quantomeno, in passato, si è definito “socialista aspirazionale” e promuove una visione redistributiva e municipalista dell'economia.

Burnham, a differenza di Starmer e dei tanti pseudo laburisti passati al liberal capitalismo, sembra porsi quale promotore del controllo pubblico di settori chiave quali energia, alloggi, trasporti e sistema idrico.

Merito del suo successo a Manchester, una delle città più “rosse” della Gran Bretagna, è peraltro legato al suo piano di rinazionalizzazione del servizio di autobus della città e all'impegno in favore dei senzatetto, donando fra l'altro il 15% del suo stipendio da Sindaco ad enti che si occupano di questo problema.

Probabilmente nulla di eclatante, ma già qualcosa in un Partito Laburista che, nel corso degli anni, ha virato pesantemente verso destra.

Relativamente alle dimissioni di Starmer, l'ex leader laburista Jeremy Corbyn, attuale leader del movimento socialista Your Party, ha dichiarato, su Facebook: “Sbarazzarci di Keir Starmer non basta. Dobbiamo sbarazzarci della politica che rappresenta: l'avidità delle multinazionali, la retorica anti-immigrati e le guerre senza fine”.

E, in un altro post, Corbyn ha affermato: “Keir Starmer avrebbe potuto porre fine alla povertà infantile, ai senzatetto e ai grotteschi livelli di disuguaglianza in questo Paese.

Invece ha abbandonato chi ne aveva bisogno, distrutto le nostre libertà civili e facilitato il genocidio a Gaza.

Questo è il modo in cui verrà ricordato questo Primo Ministro e questa è l'eredità della bancarotta morale e politica che si lascia alle spalle.

Le crisi della nostra società non vanno via. Neanche noi e continueremo a lottare per una società più equa, pacifica e dignitosa per tutti”.

Ironicamente, ma delineando comunque le prospettive del suo partito, socialista e patriottico, è intervenuto anche il leader del Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna (Workers Party of Britain) ed ex laburista George Galloway, il quale ha scritto: “Come vostro leader in esilio, oggi vi comunico la mia disponibilità a tornare come vostro Primo Ministro. Il mio governo del Partito dei Lavoratori è pronto e disposto a collaborare con persone patriottiche e di buon senso nell'interesse nazionale per salvare la Gran Bretagna dalla sua spirale discendente verso l'oblio.
Noi sosteniamo un socialismo di buon senso, di quel tipo che un tempo era familiare nelle nostre isole. Rifiutiamo ogni forma di estremismo. Il nostro piano economico quinquennale darebbe inizio alla ricostruzione della nostra base manifatturiera nazionale, fornirebbe sostegno ai nostri agricoltori e pescatori e darebbe una netta spinta alla formazione professionale e all'apprendistato. Rifiutiamo le politiche apocalittiche a zero emissioni e le politiche identitarie "woke". L'unica identità che conta per noi è quella di classe e di nazione. Crediamo che l'attuale modello cinese di economia mista, con lo Stato che svolge un ruolo guida come garante dell'interesse nazionale, sia il modello migliore, come dimostra l'incredibile successo della Cina.
Condurremmo la Gran Bretagna nel mondo emergente dei BRICS e della SCO.
Rifiutiamo la guerra e i preparativi insensati che la rendono molto più probabile. Ci opponiamo all'adesione della Gran Bretagna alla NATO e all'Unione Europea autoritaria che sta distruggendo l'identità europea.
Rifiutiamo il globalismo. VOGLIAMO essere britannici, inglesi, scozzesi e gallesi, non una filiale qualsiasi del capitalismo globalizzato.
Restituiremmo al popolo scozzese e gallese il suo inalienabile diritto all'autodeterminazione.
Intraprenderemmo immediatamente azioni per facilitare la riunificazione dell'Irlanda.
Aboliremmo tutte le leggi, i divieti e le proscrizioni autoritarie e riporteremmo una forza di polizia rivitalizzata al controllo della criminalità, non del dissenso politico.
Il nostro Piano in Dieci Punti è la nostra stella polare: socialismo con caratteristiche britanniche.
Scopriteci. Attendo la vostra chiamata”.

Il leader dei Verdi, Zack Polanski, altro esponente della sinistra britannica, relativamente alla possibile candidatura a Premier di Andy Burnham, ha dichiarato che egli dovrà “essere audace o sarà spacciato”. Ed ha aggiunto che “Starmer ha perso la fiducia del Paese a causa del suo totale fallimento nel contrastare il potere e la ricchezza di un establishment che si è arricchito a dismisura, lasciando la stragrande maggioranza della popolazione in una crisi del costo della vita e ad affrontare i peggiori impatti della crisi climatica e ambientale”.

Secondo Polanski, la Gran Bretagna ha necessità di riforme serie e radicali e, in tal senso, ha spiegato che “Gli interessi costituiti che frenano questo Paese devono essere contrastati, con tasse patrimoniali sui super ricchi, nazionalizzazione dei servizi pubblici, controllo degli affitti e alloggi a prezzi accessibili, e la fine del sostegno al genocidio israeliano a Gaza”.

In questo senso, egli ha espresso perplessità su Burnham, affermando che “i primi segnali non sono incoraggianti e suggeriscono che si tratterà di un ritorno alla vecchia politica, seppur con migliori capacità comunicative”.

Polanski, indicando l'intenzione del Partito Verde ad allearsi alle altre forze socialiste e operaie, ha concluso affermando che “Sarà il Partito dei Verdi, in alleanza con i movimenti della classe operaia, a poter contrastare il Reform e impedire il disastro di Nigel Farage a Downing Street”.

Luca Bagatin

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venerdì 8 maggio 2026

La fine dello pseudo laburismo: la Gran Bretagna punisce Starmer e cerca una nuova sinistra. Articolo di Luca Bagatin

 

Come volevasi dimostrare, per l'ennesima volta, quando i socialisti/laburisti sono infiltrati o annacquati da programmi, propositi o candidati di matrice liberal capitalista e guerrafondaia, vengono clamorosamente sconfitti.

Ciò accade da tempo ormai in tutta Europa e, in Gran Bretagna, questa è da tempo diventata la regola.

Non stupisce, dunque, la sonora batosta del Partito Laburista del Premier Keir Starmer alle elezioni amministrative britanniche del 7 maggio, che ha perduto oltre 700 consiglieri.

Elezioni che hanno visto primeggiare il partito sovranista e euroscettico Reform Party di Nigel Farage (oltre 900 consiglieri in più) e ottenere ottimi risultati anche ai Verdi di Zack Polanski (oltre 200 consiglieri in più) e qualche seggio in più lo hanno conquistato anche i Liberaldemocratici (85 seggi in più).

Pessimi nei risultati, assieme ai “laburisti”, anche i Conservatori, che hanno perso oltre 400 consiglieri.

Farage ha parlato di “svolta storica”, Starmer, pur deluso, ha dichiarato – democristianamente - di non volersene andare dal governo.

Soddisfazione da parte di Zack Polanski, leader verde eco-populista (nel senso più positivo del termine), il quale ha dichiarato che il sistema bipartitico è morto e sepolto. La sua piattaforma, fondata su difesa dell'ambiente; tasse sulle ricchezze; equa distribuzione delle risorse; critica nei confronti dei crimini del regime di Netanyahu contro il popolo palestinese; richiesta di uscita dalla NATO della Gran Bretagna e priorità alla diplomazia per la risoluzione delle controversie internazionali, sta ormai da tempo occupando il posto di quella che un tempo era la politica socialista/laburista autentica.

Soddisfazione anche da parte del Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna (WPB) di George Galloway (ex laburista), che – pur non essendo considerato fra i maggiori partiti - è riuscito ad ottenere alcuni eletti alla carica di consigliere.

Si è dichiarato soddisfatto anche l'ex leader laburista, Jeremy Corbyn, oggi deputato indipendente e fondatore del socialista Your Party, il quale aveva invitato a sostenere i candidati socialisti indipendenti che si fossero battuti contro i tagli alla spesa pubblica, contro gli speculatori edilizi e in favore della causa del popolo palestinese.

Al momento, in Gran Bretagna, posto che il Partito Laburista non è più laburista da tempo, esistono almeno tre piattaforme di sinistra che hanno programmi molto simili e convergenti.

Quella di Polanski, quella di Galloway e quella di Corbyn.

Se riuscissero ad unirsi potrebbero, non solo surclassare le politiche ultra liberali e guerrafondaie di Starmer e dei Conservatori, sempre più in caduta libera, ma diventare una seria alternativa al Reform Party, che di sociale non ha proprio nulla.

La Gran Bretagna, dunque, punendo “laburisti” e conservatori, ha scelto per la sovranità e l'indipendenza.

Ora occorrerà capire se vorrà scegliere anche di stare dalla parte della giustizia sociale e, se questa, sarà rappresentata da una voce unica, di ispirazione ecologista, democratico-populista e socialista.

Luca Bagatin

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sabato 28 marzo 2026

Vi è qualche speranza per un Occidente sconsiderato? Articolo di Luca Bagatin

 

Se in un primo tempo Trump – cercando di far ragionare lo sconsiderato Zelensky - appariva uomo di pace, in breve tempo si è rivelato non meno irresponsabile dei dirigenti UE, che si ostinano a sostenere, ad Est, una autocrazia guerrafondaia corrotta né UE, né NATO, anche a costo di pagare lo sconsiderato prezzo di aver rotto i rapporti con la Russia. Maggiore detentrice di riserve di gas naturale al mondo e, fino a pochi anni fa, maggior fornitrice dell'UE.

Ma torniamo a Trump.

Con l'introduzione di dazi sconsiderati, anche nei confronti di Paesi considerati “amici” del regime USA; con le minacce alla sovranità della Groenlandia; con l'attacco illegale al Venezuela (e il rapimento del suo legittimo Presidente e della first lady); con l'inasprimento dell'embargo a Cuba; con l'attacco illegale all'Iran, per sostenere il regime dell'estremista di destra Netanyahu, Trump ha posto gli USA, definitivamente e in modo sempre più evidente, fuori da ogni regola democratica e dal diritto internazionale. Oltre che danneggiato l'economia globale. Occidentale in primis.

Assurdo e inquietante che ci siano ancora Paesi, compreso il nostro, che agli USA vogliano ancora essere alleati e non chiedano, invece, di rivedere i trattati internazionali.

Del resto, contro il regime di Trump, si sono schierati sia deputati Democratici che Repubblicani statunitensi e da chiedersi se Trump riuscirà ad arrivare alla fine del suo mandato indenne.

In tutto questo, c'è qualche politico che, in Occidente, ancora ragiona.

Fra questi il Premier socialista slovacco Robert Fico, che non accetta i diktat di quella autocrazia corrotta né UE, né NATO e chiede di riallacciare i rapporti con la Russia. Dello stesso avviso il suo omologo ungherese Orban.

Fra questi il Premier socialista spagnolo Pedro Sanchez, che ha condannato il massacro dei palestinesi a Gaza da parte del regime di Netanyahu e gli attacchi illegali all'Iran, rifiutandosi di ubbidire al regime di Trump. Oltre che denunciato l'attacco illegale contro il Venezuela.

Fra questi il leader dell'opposizione francese, il socialista autentico Jean Luc-Mélenchon, che ha condannato da subito l'espansionismo della NATO ad Est, all'origine del conflitto russo-ucraino e esortato l'UE a lavorare per vie diplomatiche, evitando l'invio di armi a chicchessia. Ed ha criticato il regime di Trump su tutta la linea, oltre che proposto la nascita di una commissione d'inchiesta parlamentare sugli Epstein Files.

Dello stesso avviso anche la socialista autentica tedesca Sahra Wagenknecht e i socialisti autentici britannici George Galloway e Jeremy Corbyn.

Quest'ultimo, peraltro, si è recentemente recato a Cuba per consegnare aiuti umanitari, assieme al deputato laburista Richard Burgon.

Da far presente, per inciso, che, a proposito delle iniziative del regime trumpiano contro Cuba, ben 109 membri del Parlamento britannico le hanno respinte. E fra i firmatari non vi sono solo esponenti socialisti, verdi e socialdemocratici, ma anche laburisti e liberaldemocratici.

Vi è insomma da capire se, in un Occidente sconsiderato, sciocco, ignorante, alla deriva e sempre più disumano e disumanizzante (i crimini contro i più deboli, nelle nostre società, stanno aumentando in maniera esponenziale, di pari passo con l'indifferenza generale), vi sia ancora un barlume di speranza.

Francamente e sinceramente, lo speriamo davvero.

Luca Bagatin

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venerdì 27 febbraio 2026

Regno Unito. Ecco le basi per una alternativa socialista e ambientalista allo pseudo laburismo di Starmer e alle altre destre. Articolo di Luca Bagatin

 

Alle elezioni suppletive di Gorton e Denton, della circoscrizione di Greater Manchester, ha vinto la candidata dei Verdi del Regno Unito, Hannah Spencer, con il 40,7% dei voti, superando ampiamente il candidato del Reform UK, che ha ottenuto il 28,7% e il candidato dell'ormai sempre più destrorso e guerrafondaio Partito Laburista, che si è fermato al 25,4%.

La candidata verde strappa quindi il seggio storico ai laburisti, che dimezzano i loro consensi.

Il Partito Verde britannico, assieme al socialista Your Party di Jeremy Corbyn e al Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna di George Galloway, si stanno da tempo proponendo quale alternativa di autentica sinistra a un Partito Laburista, quello di Starmer, ormai diventato un ammasso destrorso liberal capitalista guerrafondaio, completamente svuotato dei suoi valori originari.

Jeremy Corbyn e Galloway, già ex deputati laburisti, ingiustamente espulsi da un Partito Laburista già destrorso e guerrafondaio ai tempi di Blair, hanno espresso il loro plauso per la vittoria di Hannah Spencer e auspicano di lavorare assieme ai Verdi, per costruire un'alternativa democratica, ambientalista e autenticamente socialista per la Gran Bretagna.

Galloway, su Facebook, in particolare, ha scritto: La classe politica britannica di Epstein è stata annientata”. “Starmer deve andarsene” (…) Il partito laburista è finito. La sua corsa è finita. Il suo tradimento seriale della classe operaia è giunto al termine. La sua inguaribile devozione alla guerra e al genocidio dei popoli di tutto il mondo, la sua mania per il militarismo, il linguaggio dell'impero e del razzismo, il suo atteggiamento poco convincente sulla scena mondiale, lo hanno reso il terzo partito dello Stato”. (…) Mi congratulo con i Verdi per la loro vittoria e auguro ad Hannah ogni successo come parlamentare. Ora noi, come popolo, dobbiamo unirci per vittorie ancora più grandi”.

Hannah Spencer, idraulica di umili origini, classe 1991, ha dichiarato: “Abbiamo sconfitto il partito dei donatori miliardari”. Ed ha aggiunto: “Non sono cresciuta con il desiderio di fare il politico. Sono un idraulico. E due settimane fa, in mezzo a tutto questo, ho anche conseguito la qualifica di imbianchino. Perché anche nel caos, anche sotto pressione, riesco a portare a termine le cose. Non sono diverso da ogni singola persona qui in questa circoscrizione. Lavoro sodo. È quello che facciamo. Solo che le cose sono cambiate molto negli ultimi decenni. Perché lavorare sodo un tempo ti faceva ottenere qualcosa. Ti faceva ottenere una casa. Una bella vita. Vacanze. Ti portava da qualche parte”.

Il Partito Verde, guidato a livello nazionale da Zack Polansky, conquista dunque nuovi consensi e un deputato in più.

La sua piattaforma, seria, pragmatica, senza equivoci, fondata su difesa dell'ambiente; tasse sulle ricchezze; equa distribuzione delle risorse; critica nei confronti dei crimini di Netanyahu contro il popolo palestinese; richiesta di uscita dalla NATO della Gran Bretagna e priorità alla diplomazia per la risoluzione delle controversie internazionali, paga.

Un partito Verde, quello guidato da Polansky, molto simile a quello statunitense guidato da Jill Stein, chiaro e non equivoco e liberal capitalista come quelli di casa nostra e di altri Paesi europei, ormai svuotati di ogni ideale originario.

Così come sono socialisti chiari e senza equivoci i partiti di Corbyn e Galloway.

L'alternativa socialista e ambientalista, in Gran Bretagna, sembra essere pronta.

Contro le quattro destre, più o meno estreme, rappresentate dagli pseudo laburisti, dal Reform Party, dai Conservatori e dai Liberali.

Luca Bagatin

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mercoledì 4 febbraio 2026

George Galloway (Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna) bacchetta le scelte scellerate di UE e Gran Bretagna e ritiene che il sole sorga ad Est e nel Sud del mondo. Articolo di Luca Bagatin

Il 25 gennaio scorso, il tabloid cinese Global Times ha pubblicato un'interessante intervista fatta a George Galloway, più volte parlamentare britannico e attuale leader del socialista Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna (Workers Party of Britain).

Galloway fu deputato laburista, per la prima volta, nel 1987 e fu espulso dal Partito Laburista nel 2003 con la pretestuosa accusa di “gettare discredito” nel partito solo perché fu fra i primi a denunciare il nuovo corso liberal capitalista e guerrafondaio inaugurato da Tony Blair, oggi seguito da Keir Starmer.

Egli fu rieletto al Parlamento britannico nel 2012, con il Respect Party, partito socialista anticapitalista e antimperialista. Dal 2019, guida il Workers Party of Britain, partito socialista e populista di sinistra – che, fra le altre cose – propone la partecipazione e il controllo delle imprese da parte dei lavoratori - fondato da supporter dell'ex leader laburista Jeremy Corbyn.

Galloway fu rieletto, nelle fila di tale partito, al Parlamento, nel febbraio 2024, ottenendo il 39,7% e battendo, nel suo collegio, candidati indipendenti, conservatori, laburisti, liberaldemocratici e destre euroscettiche.

Nell'intervista condotta da Global Times, Galloway, denuncia il fatto che il negoziato fra USA e NATO, relativamente al destino della Groenlandia, sia un fatto senza precedenti, perché è totalmente assente dal negoziato sia il legittimo proprietario, ovvero il Regno di Danimarca, che la popolazione della Groenlandia stessa.

Egli parla dunque di “gangsterismo mafioso” da parte dell'amministrazione statunitense relativamente a tale questione. Un atteggiamento “apertamente aggressivo, belligerante e minaccioso nei confronti di un Paese come la Danimarca, che è sempre stata un sostenitore incondizionato di tutto ciò che gli Stati Uniti le hanno sempre chiesto”.

Galloway, relativamente alle relazioni fra USA e Europa, ritiene che queste siano ormai “completamente rovinate”, al punto che oggi i leader europei, come quello canadese, si stanno avvicinando alla Cina.

Egli ha sottolineato che gli interessi dell'UE e della Gran Bretagna sono “diametralmente opposti a quelli degli Stati Uniti”.

Gli Stati Uniti” - ha spiegato Galloway - “stanno cercando disperatamente di aggrapparsi al loro impero, che sta perdendo ogni giorno. È ora che imparino ciò che il Regno Unito ha impiegato fin troppo tempo a imparare: non sono più il capo. Gli altri Paesi non prendono più ordini da lui. Perché l'amicizia internazionale sia assicurata, deve esserci una vittoria per tutte le parti coinvolte”.

Egli, nell'intervista, ha sostenuto che l'Europa dovrebbe “fare pace e stringere amicizia con la Cina e con la Russia, e stringere nuovi accordi con le potenze emergenti del mondo, invece di aggrapparsi alle potenze in declino”.

Ma egli non crede, ad ogni modo, che ciò avverrà perché le attuali leadership politiche europee “sono così immerse nel sangue che è difficile sapere se andranno avanti o torneranno indietro”.

Galloway ha sottolineato come il mondo sia cambiato e ha lodato il discorso del Premier canadese Carney a Davos, il quale ha spiegato come l'ordine fondato sulle regole “non solo sta scomparendo, ma è sempre stato una bugia”. Una bugia da noi conosciuta, ma che “abbiamo accettato perché ci tornava utile”.

George Galloway ha altresì sottolineato come le leadership europee, anziché cambiare radicalmente passo, allontanarsi dai desiderata di Washington e lavorare per gli interessi dell'Europa, abbiano, invece, “rovinato le proprie economie e deindustrializzato i propri Paesi”, gettando le basi per una crisi delle rispettive società in ambito “culturale, sociale, economico e politico”.

Gallowey, diversamente, ritiene che “Il sole è sorto ad Est” e che “La cosa saggia per le persone in Occidente sarebbe riconoscere questa realtà piuttosto che aggrapparsi al passato. L'Europa dovrebbe cercare di avvicinarsi al sole, traendone calore e nutrimento”.

Egli, relativamente all'ONU, pensa che purtroppo oggi sia stato completamente marginalizzato dal dibattito politico e stia subendo “la stessa sorte della Società delle Nazioni tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale”.

Gallowey ritiene dunque che, oggi solo i BRICS, la SCO (Organizzazione per la Cooperazione di Shangai), le organizzazioni del Sud del mondo, l'ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico) e l'Unione Africana, possano essere “la fonte di nuove relazioni internazionali, nuovi accordi internazionali e nuovi orientamenti internazionali”.

Luca Bagatin

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venerdì 1 marzo 2024

Gran Bretagna. Il socialista (autentico) George Galloway vince le elezioni suppletive e entra in Parlamento. Articolo di Luca Bagatin

 
George Galloway è probabilmente, assieme a Jeremy Corbyn e a Jean-Luc Mélenchon, l'ultimo dei socialisti europei autentici.

Rarità negli ultimi trent'anni, se pensiamo che, in Europa, come ho scritto più volte, il socialismo è completamente scomparso, per lasciare lo spazio all'egoistico liberal-capitalismo assoluto e al più retrogrado militarismo.

Ebbene, George Galloway, alla guida del socialista Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna (Workers Party of Britain), è stato eletto deputato del Parlamento del Regno Unito alle elezioni suppletive del collegio di Rochdale del 29 febbraio scorso, con il 39,7% dei voti, battendo l'Indipendente David Tully (21,3%), il Conservatore Paul Ellison (12%), il Laburista Azhar Ali (7,7%), il Liberaldemocratico Iain Donaldson (7%) e l'esponente della destra euroscettica Simon Danczuk (6,3%).

Nato da una famiglia di umili operai nella città scozzese Dundee, vissuto nel quartiere irlandese, classe 1954, già collaboratore del giornale britannico “The Guardian”, scrittore (è autore di una biografia di Fidel Castro, una dell'ex calciatore e allenatore nordirlandese Neil Lennon e di una sua autobiografia), George Galloway fu attivo nel Partito Laburista britannico fin da adolescente.

A 26 anni divenne Presidente del Partito Laburista in Scozia e, con tale partito, fu eletto in Parlamento, per la prima volta, nel 1987.

Nel 2003 fu espulso dal partito con l'assurda accusa di gettare “discredito”. In realtà, le posizioni socialiste e autenticamente laburiste di Galloway e quelle del nuovo corso liberal capitalista e guerrafondaio di Tony Blair, non erano più compatibili da tempo.

Fu così che, nel 2004, entrò a far parte del socialista, anticapitalista, antimperialista e nonviolento Respect Party, con il quale fu rieletto al Parlamento nel 2012, alle suppletive del collegio di Bradford West, rimanendo in carica fino al 2015.

Anticonformista e libertario, nel 2006, divenne anche, goliardicamente, concorrente del Grande Fratello VIP britannico.

In tutti questi anni si è sempre battuto, sia dentro che fuori dal Parlamento britannico – come tutti i socialisti autentici (uno per tutti, il nostro caro vecchio Bettino Craxi) - per la giustizia sociale, il multipolarismo, il sostegno alla causa palestinese, il superamento del capitalismo, la liberazione del giornalista libertario Julian Assange, guidando oggi il Workers Party of Britain, ovvero il Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna, fondato nel 2019 da supporter dell'ex leader laburista Jeremy Corbyn.

Il Workers Pary of Britain, infatti, si propone – in primis - di raccogliere i voti dei delusi dell'attuale Partito Laburista, ormai da tempo svuotato e diventato partito liberal capitalista e militarista, non così diverso da quello Conservatore.

Il Workers Party of Britain, che ambisce a diventare un vero grande Partito Laburista autentico, si propone, fra le altre cose: una ricostruzione dell'industria britannica; la ridistribuzione della ricchezza e del potere ai lavoratori; la partecipazione e il controllo delle imprese da parte dei lavoratori; la possibilità di andare in pensione a 60 anni; la richiesta di un referendum che chieda ai cittadini l'uscita della Gran Bretagna dalla NATO; il diritto alla casa per tutti; un trasporto pubblico gratuito o comunque economico; una sanità gratuita e universale ed ha simpatia, a livello internazionale, per le politiche socialiste e multipolari di Repubblica Popolare Cinese e Cuba.

Il Workers Party of Britain si propone, dunque, quale alternativa socialista in Gran Bretagna. Una alternativa che manca da tempo, tanto nel Regno Unito, quanto in Unione Europea.

Luca Bagatin

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lunedì 27 maggio 2019

Europee 2019. Hanno vinto i non votanti e gli euro-critici. Alcune riflessioni. Articolo di Luca Bagatin

Il dato più significativo, anche in queste elezioni europee, come nella maggior parte delle consultazioni elettorali degli ultimi decenni, rimane la vittoria dei non votanti. In Italia si attestano al 44%, in Francia a quasi il 50%. In Europa il partito del non voto è grossomodo ovunque il primo partito, con almeno – se non di più - il 40% dei non voti.
Ciò significa semplicemente che, quanto vorrebbero i cittadini, ha poco a che vedere con quanto vogliono i politici.
In Francia, da sei mesi, lo sta dimostrando il movimento dei Gilet Gialli che, lungi dal voler essere rappresentato da qualsivoglia lista elettorale (solo nominalmente esistevano delle liste “gialle”, ma non avevano nulla a che vedere con il movimento ufficiale), di settimana in settimana rappresenta la più ampia opposizione civica e popolare all'oligarchia euro-liberale. Non a caso, la Francia, è Paese nel quale la metà degli aventi diritto si astiene. Con una Le Pen che vince, ma che, in termini assoluti, conta l'11%. Tanto quanto Macron.
Anche in Italia, invero, le cose non vanno troppo diversamente. Salvini vince, ma, in termini assoluti, la Lega conta del supporto di circa il 18% degli italiani (9 milioni circa su 51 milioni circa). E il PD del 12% circa (6 milioni circa su 51 milioni circa). La maggioranza assoluta degli italiani, dunque, sceglie di non scegliere nessuno. Esattamente come nel resto di una Europa, la quale è una entità ancora molto lontana da ogni tipo di democrazia diretta (e che con gli sbarramenti elettorali non permette nemmeno a tutti gli elettori di esprimere il proprio voto !) e dalla volontà reale dei popoli.
Anche la Gran Bretagna ha visto una bassa affluenza alle urne e comunque, anche qui – dopo un continuo tira e molla durato mesi, fra la ormai dimissionaria May e l'Unione Europea – vi è stata l'affermazione di un partito anti-europeista, ovvero il Partito Brexit di Nigel Farage, peraltro ricevendo da tempo anche il sostegno del socialista George Galloway, già leader dell'anticapitalista Partito del Rispetto, dimostrando che chi vuole la Brexit non è di destra, non è xenofobo, ma semplicemente è persona di buonsenso, che non accetta di sottostare alle oligarchie.
Altro dato interessante è, per quanto riguarda l'Italia, l'aumento dei voti del pur piccolo Partito Comunista di Marco Rizzo, unico nel nostro Paese a presentarsi coerentemente contro l'Unione Europea e per l'uscita dalla NATO e beccandosi persino il plauso (e a quanto pare anche il voto) di Vittorio Sgarbi. Unico a presentarsi alternativo non solo alle destre liberal capitaliste, ma anche alle sinistre liberal capitaliste. Non a caso in Europa è collegato al KKE, partito comunista greco che si è sempre battuto contro il sinistrismo borghese di Tsipras e le sue politiche antisociali.
Il PC è infatti passato da uno 0,3% delle scorse elezioni politiche a uno 0,9% delle attuale elezioni europee, più che raddoppiando i voti e incrementandone circa 130.000 e ciò senza pressoché fare campagna elettorale nei grandi media, non avendone i mezzi ed essendone spesso ignorato.
Ciò ha dimostrato che, quando i comunisti riprendono in mano la bandiera socialista originaria, anticapitalista, antiborghese e non accettano alleanze o collaborazioni con le sinistre (da sempre borghesi e fighette tanto che sono state pesantemente sconfitte in Italia e in tutta Europa), sono in grado di crescere e di divenire punto di possibile aggregazione anche per chi, storicamente, mai è stato comunista o mai è stato di sinistra, ma vorrebbe una alternativa popolare, populista nel senso migliore del termine e autenticamente socialista.
La strada è ancora lunga. Molto lunga. Ma è pur sempre un punto di partenza.

Luca Bagatin

giovedì 7 maggio 2015

Gran Bretagna al voto: ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri...

Sentiamo dire che in Gran Bretagna (che oggi si appresta al voto) Cameron ha fatto un buon lavoro, ha risanato l'economia, le quotazioni in borsa crescono e così via.
Purtuttavia anche il divario fra ricchi e poveri cresce e ciò significa che Cameron non ha affatto fatto un buon lavoro !
Perché l'economia che "tira" serve unicamente ai ricchi speculatori per diventare ancora più ricchi, mentre i poveri sono ancora più sfruttati, specie da un'Unione Europea di neonazisti.

Non vediamo candidati all'altezza, ma non nascondiamo la nostra simpatia per George Galloway che, non a caso, i media non nominano mai.