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venerdì 27 febbraio 2026

Regno Unito. Ecco le basi per una alternativa socialista e ambientalista allo pseudo laburismo di Starmer e alle altre destre. Articolo di Luca Bagatin

 

Alle elezioni suppletive di Gorton e Denton, della circoscrizione di Greater Manchester, ha vinto la candidata dei Verdi del Regno Unito, Hannah Spencer, con il 40,7% dei voti, superando ampiamente il candidato del Reform UK, che ha ottenuto il 28,7% e il candidato dell'ormai sempre più destrorso e guerrafondaio Partito Laburista, che si è fermato al 25,4%.

La candidata verde strappa quindi il seggio storico ai laburisti, che dimezzano i loro consensi.

Il Partito Verde britannico, assieme al socialista Your Party di Jeremy Corbyn e al Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna di George Galloway, si stanno da tempo proponendo quale alternativa di autentica sinistra a un Partito Laburista, quello di Starmer, ormai diventato un ammasso destrorso liberal capitalista guerrafondaio, completamente svuotato dei suoi valori originari.

Jeremy Corbyn e Galloway, già ex deputati laburisti, ingiustamente espulsi da un Partito Laburista già destrorso e guerrafondaio ai tempi di Blair, hanno espresso il loro plauso per la vittoria di Hannah Spencer e auspicano di lavorare assieme ai Verdi, per costruire un'alternativa democratica, ambientalista e autenticamente socialista per la Gran Bretagna.

Galloway, su Facebook, in particolare, ha scritto: “La classe politica britannica di Epstein è stata annientata”. “Starmer deve andarsene” (…) Il partito laburista è finito. La sua corsa è finita. Il suo tradimento seriale della classe operaia è giunto al termine. La sua inguaribile devozione alla guerra e al genocidio dei popoli di tutto il mondo, la sua mania per il militarismo, il linguaggio dell'impero e del razzismo, il suo atteggiamento poco convincente sulla scena mondiale, lo hanno reso il terzo partito dello Stato”. (…) Mi congratulo con i Verdi per la loro vittoria e auguro ad Hannah ogni successo come parlamentare. Ora noi, come popolo, dobbiamo unirci per vittorie ancora più grandi”.

Hannah Spencer, idraulica di umili origini, classe 1991, ha dichiarato: “Abbiamo sconfitto il partito dei donatori miliardari”. Ed ha aggiunto: “Non sono cresciuta con il desiderio di fare il politico. Sono un idraulico. E due settimane fa, in mezzo a tutto questo, ho anche conseguito la qualifica di imbianchino. Perché anche nel caos, anche sotto pressione, riesco a portare a termine le cose. Non sono diverso da ogni singola persona qui in questa circoscrizione. Lavoro sodo. È quello che facciamo. Solo che le cose sono cambiate molto negli ultimi decenni. Perché lavorare sodo un tempo ti faceva ottenere qualcosa. Ti faceva ottenere una casa. Una bella vita. Vacanze. Ti portava da qualche parte”.

Il Partito Verde, guidato a livello nazionale da Zack Polansky, conquista dunque nuovi consensi e un deputato in più.

La sua piattaforma, seria, pragmatica, senza equivoci, fondata su difesa dell'ambiente; tasse sulle ricchezze; equa distribuzione delle risorse; critica nei confronti dei crimini di Netanyahu contro il popolo palestinese; richiesta di uscita dalla NATO della Gran Bretagna e priorità alla diplomazia per la risoluzione delle controversie internazionali, paga.

Un partito Verde, quello guidato da Polansky, molto simile a quello statunitense guidato da Jill Stein, chiaro e non equivoco e liberal capitalista come quelli di casa nostra e di altri Paesi europei, ormai svuotati di ogni ideale originario.

Così come sono socialisti chiari e senza equivoci i partiti di Corbyn e Galloway.

L'alternativa socialista e ambientalista, in Gran Bretagna, sembra essere pronta.

Contro le quattro destre, più o meno estreme, rappresentate dagli pseudo laburisti, dal Reform Party, dai Conservatori e dai Liberali.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

sabato 1 febbraio 2020

La Gran Bretagna si libera dalla "gabbia" dell'UE. Le parole di Farage e dei comunisti britannici


"Noi non abbiamo bisogno di una Commissione europea, di una Corte europea. Noi adoriamo l’Europa, ma odiamo l’Unione europea e spero che questo sia l’inizio della fine di questo progetto anti democratico, che non dà conto di nulla all’elettorato. Oggi c’è il globalismo contro il populismo, magari non vi piace, ma il populismo sta diventando sempre più popolare e ha enormi vantaggi”

(Nigel Farage, leader del Partito della Braxit)

"La Gran Bretagna che lascia l'UE invia un messaggio di speranza ai popoli del continente che condividono la nostra opposizione all'oligarchia e desiderano maggior democrazia piuttosto che le corti di giustizia, la BCE e la Commissione Europea. [...] Adesso c'è l'occasione di lottare per una Brexit che consegni leggi e politiche che servano gli interessi del popolo, non la city e le grandi imprese. C'è molto per cui battersi. Questo non è un governo forte e può essere fermato. I comunisti avranno un ruolo di leader nella lotta che verrà". 

(Robert Griffiths, Segretario generale del Partito Comunista Britannico)
 

Referendum Brexit: un esempio di democrazia diretta da estendere a politica ed economia globale

Non si possono mettere assieme capra e cavoli. La capra, spesso, finisce per mangiarseli.

E’ forse questa l’interpretazione da dare al referendum sulla Brexit, vinto da coloro i quali non vogliono più che la Gran Bretagna faccia parte dell’Unione Europea.
Non possiamo mettere mettere assieme Paesi e culture diverse e farlo per meri interessi economicistici di banchieri, grandi imprese ed investitori. E questo è quanto è stato fatto in tutti questi anni, con un’Unione Europea germanocentrica, allargata a Paesi dell’Est e fra un po’ anche all’antidemocratica Turchia. I minestroni economicistiti, non funzionano. E non sono accettati dal popolo inglese, la cui maggioranza ha deciso, appunto, di uscirne.
La democrazia vorrebbe e contemplerebbe il fatto che a tutti i Paesi fosse data la possibilità di decidere con appositi referendum sulla permanenza o meno nell’UE. E questo con buona pace del Senatore Mario Monti che, se ci riferiamo alle sue dichiarazioni in merito, non ama per nulla la democrazia e forse sono piuttosto politici come lui – che rinnegano la volontà popolare – il vero pericolo per l’Europa.
La democazia ed il rispetto della stessa passano anche per l’esito del referendum britannico sulla Brexit, dunque. E tale volontà democratica può essere spesso opposta rispetto alla volontà di economisti e politici, i quali sono dei meri mediatori e tali dovrebbero rimanere, ovvero dovrebbero unicamente servire i cittadini ed eseguire ciò che i cittadini decidono.
La democrazia diretta, ovvero la democrazia autentica, ad ogni livello, sarebbe dunque auspicabile perché i problemi vanno condivisi. Solo un popolo consapevole, direttamente, dei suoi problemi, può riuscire a superarli. Un popolo schiavo di politica ed economia è un popolo inconsapevole ed in balìa di decisioni altrui, ovvero dei ricchi e dei potenti di turno, i quali oggi piangono per i risultati drammatici delle Borse, che hanno fatto loro perdere non pochi quattrini.
Solo i cittadini ed i rispettivi popoli, con le loro diversità e specificità dovrebbero avere la possibilità di decidere e di governare, in apposite assemblee e comitati popolari aperti a tutti. E tali popoli dovrebbero cooperare, dialogare, aiutarsi con spirito fraterno, ma ben consapevoli delle loro diversità e specificità, senza assurde fusioni economicistiche a vantaggio dei ricchi investitori.
Occorre proteggere e garantire i meno abbienti, che ormai sono la maggioranza degli europei e fornire loro un reddito di cittadinanza, che li faccia sentire parte di una comunità da costruire su solide basi fraterne, ovvero fatta di garanzie fondate su solidi doveri civici e di cittadinanza. E qui torna utile l’insegnamento, nelle scuole, dei “Doveri dell’uomo” di Giuseppe Mazzini, un testo diretto al cuore degli operai e dei poveri e di scottante attualità. Occorre difendere i piccoli produttori, in Europa ed ovunque, martoriati dalle multinazionali e dalla grande distribuzione, favorita dai processi capitalisti e di globalizzazione.
Occorre peraltro comprendere che i debiti pubblici di ogni Stato sono impagabili e, come tali, vanno condonati e aboliti. Ci rimetteranno i ricchi investitori, certo, ma ne trarranno beneficio i cittadini. Lo spirito del dono e della cooperazione dovrebbe prevalere rispetto a quello del diritto privato di matrice liberale, dell’economia e del rigore.
Questa la lezione che si dovrebbe riuscire a trarre.
Esattamente un anno fa, in un mio articolo apparso anche sul quotidiano nazionale “L’Opinione delle Libertà” (http://www.opinione.it/politica/2015/06/20/bagatin_politica-20-06.aspx) e dal titolo “Una alternativa all’Unione globalista”, proponevo, in alternativa all’UE, un’Unione dei Paesi Euromediterranei e latini, molto più vicini fra loro per Storia, cultura, tradizioni e ciò in un rinnovato dialogo con il mondo ellenico, latino, latino-americano e terzomondista, al fine di sconfiggere la fame, l’immigrazionismo, il terrorismo, la povertà, l’esclusione sociale, ovvero tutte cose che – come scrissi allora – non sono risolvibili attraverso l’accettazione supina delle regole del mercato capitalista, le quali generano sradicamento sociale ed indentitario di interi popoli, obbligano i governi ad accettare le politiche del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale e della Federal Reserve e rischiano di instaurare fantomatici mercati transatlantici che di fatto impongono, ancora una volta, le volontà di Washington al mondo intero.
Un’unione alternativa tanto al blocco nordamericano che a quello putiniano e che anzi, possa dare qualche lezione di emancipazione anche a quei due blocchi che, come ai tempi della Guerra Fredda, fronteggiandosi, hanno da sempre affamato i popoli del mondo e finanche i rispettivi popoli.
Questo può essere definito populismo, certo. E lo è, ma nella sua accezione positiva ed originaria del termine, giacché il populismo fu movimento di ispirazione socialista nato alla fine dell’800 in Russia per rappresentare i contadini ed i servi della gleba.
Oggi siamo tutti dei servi che devono essere in grado di liberarsi, spezzando le loro catene e guardando ad un avvenire fatto di autogestione dell’economia, delle imprese e della politica, ovvero di democrazia diretta e libertà civica proprio perché rispettosa dei doveri civici di ciascuno nei confronti del proprio Paese e dell’Umanità intera.

(Luca Bagatin)

lunedì 27 maggio 2019

Europee 2019. Hanno vinto i non votanti e gli euro-critici. Alcune riflessioni. Articolo di Luca Bagatin

Il dato più significativo, anche in queste elezioni europee, come nella maggior parte delle consultazioni elettorali degli ultimi decenni, rimane la vittoria dei non votanti. In Italia si attestano al 44%, in Francia a quasi il 50%. In Europa il partito del non voto è grossomodo ovunque il primo partito, con almeno – se non di più - il 40% dei non voti.
Ciò significa semplicemente che, quanto vorrebbero i cittadini, ha poco a che vedere con quanto vogliono i politici.
In Francia, da sei mesi, lo sta dimostrando il movimento dei Gilet Gialli che, lungi dal voler essere rappresentato da qualsivoglia lista elettorale (solo nominalmente esistevano delle liste “gialle”, ma non avevano nulla a che vedere con il movimento ufficiale), di settimana in settimana rappresenta la più ampia opposizione civica e popolare all'oligarchia euro-liberale. Non a caso, la Francia, è Paese nel quale la metà degli aventi diritto si astiene. Con una Le Pen che vince, ma che, in termini assoluti, conta l'11%. Tanto quanto Macron.
Anche in Italia, invero, le cose non vanno troppo diversamente. Salvini vince, ma, in termini assoluti, la Lega conta del supporto di circa il 18% degli italiani (9 milioni circa su 51 milioni circa). E il PD del 12% circa (6 milioni circa su 51 milioni circa). La maggioranza assoluta degli italiani, dunque, sceglie di non scegliere nessuno. Esattamente come nel resto di una Europa, la quale è una entità ancora molto lontana da ogni tipo di democrazia diretta (e che con gli sbarramenti elettorali non permette nemmeno a tutti gli elettori di esprimere il proprio voto !) e dalla volontà reale dei popoli.
Anche la Gran Bretagna ha visto una bassa affluenza alle urne e comunque, anche qui – dopo un continuo tira e molla durato mesi, fra la ormai dimissionaria May e l'Unione Europea – vi è stata l'affermazione di un partito anti-europeista, ovvero il Partito Brexit di Nigel Farage, peraltro ricevendo da tempo anche il sostegno del socialista George Galloway, già leader dell'anticapitalista Partito del Rispetto, dimostrando che chi vuole la Brexit non è di destra, non è xenofobo, ma semplicemente è persona di buonsenso, che non accetta di sottostare alle oligarchie.
Altro dato interessante è, per quanto riguarda l'Italia, l'aumento dei voti del pur piccolo Partito Comunista di Marco Rizzo, unico nel nostro Paese a presentarsi coerentemente contro l'Unione Europea e per l'uscita dalla NATO e beccandosi persino il plauso (e a quanto pare anche il voto) di Vittorio Sgarbi. Unico a presentarsi alternativo non solo alle destre liberal capitaliste, ma anche alle sinistre liberal capitaliste. Non a caso in Europa è collegato al KKE, partito comunista greco che si è sempre battuto contro il sinistrismo borghese di Tsipras e le sue politiche antisociali.
Il PC è infatti passato da uno 0,3% delle scorse elezioni politiche a uno 0,9% delle attuale elezioni europee, più che raddoppiando i voti e incrementandone circa 130.000 e ciò senza pressoché fare campagna elettorale nei grandi media, non avendone i mezzi ed essendone spesso ignorato.
Ciò ha dimostrato che, quando i comunisti riprendono in mano la bandiera socialista originaria, anticapitalista, antiborghese e non accettano alleanze o collaborazioni con le sinistre (da sempre borghesi e fighette tanto che sono state pesantemente sconfitte in Italia e in tutta Europa), sono in grado di crescere e di divenire punto di possibile aggregazione anche per chi, storicamente, mai è stato comunista o mai è stato di sinistra, ma vorrebbe una alternativa popolare, populista nel senso migliore del termine e autenticamente socialista.
La strada è ancora lunga. Molto lunga. Ma è pur sempre un punto di partenza.

Luca Bagatin

mercoledì 11 gennaio 2017

Brevi appunti sulla democrazia diretta. Di Luca Bagatin

La democrazia diretta non dovrebbe farsi né nei parlamenti né in rete, ma nelle piazze, in appositi comitati popolari aperti a tutti, guardandosi negli occhi e TUTTI dovrebbero avere la possibilità di concorrere alle decisioni.
Il resto è solo delega in bianco elettoralistica e mediaticità internettico onanistico modernista.



L'unica democrazia possibile è quella DIRETTA, aperta a tutti e fatta in appositi comitati popolari: nei quartieri, nelle piazze, nei paesi, nelle città, ove tutti si guardano neglio occhi e decidono. Anche con tutta la calma che serve a prendere le decisioni comuni e comunitarie.

giovedì 7 maggio 2015

Gran Bretagna al voto: ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri...

Sentiamo dire che in Gran Bretagna (che oggi si appresta al voto) Cameron ha fatto un buon lavoro, ha risanato l'economia, le quotazioni in borsa crescono e così via.
Purtuttavia anche il divario fra ricchi e poveri cresce e ciò significa che Cameron non ha affatto fatto un buon lavoro !
Perché l'economia che "tira" serve unicamente ai ricchi speculatori per diventare ancora più ricchi, mentre i poveri sono ancora più sfruttati, specie da un'Unione Europea di neonazisti.

Non vediamo candidati all'altezza, ma non nascondiamo la nostra simpatia per George Galloway che, non a caso, i media non nominano mai.