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lunedì 22 giugno 2026

Goodbye, Starmer: il ritorno della questione socialista nella politica britannica. Articolo di Luca Bagatin

 

E anche Keir Starmer, dopo Boris Johnson, Liz Truss e Rishi Sunak, se ne va, in una Gran Bretagna nella quale, tanto gli pseudo laburisti, quanto i conservatori e tutte le loro politiche di macelleria sociale, oltre che guerrafondaie, non sono più popolari da tempo.

A sostituirlo, probabilmente, il laburista Andy Burnham, ex Sindaco di Manchester, il quale, quantomeno, in passato, si è definito “socialista aspirazionale” e promuove una visione redistributiva e municipalista dell'economia.

Burnham, a differenza di Starmer e dei tanti pseudo laburisti passati al liberal capitalismo, sembra porsi quale promotore del controllo pubblico di settori chiave quali energia, alloggi, trasporti e sistema idrico.

Merito del suo successo a Manchester, una delle città più “rosse” della Gran Bretagna, è peraltro legato al suo piano di rinazionalizzazione del servizio di autobus della città e all'impegno in favore dei senzatetto, donando fra l'altro il 15% del suo stipendio da Sindaco ad enti che si occupano di questo problema.

Probabilmente nulla di eclatante, ma già qualcosa in un Partito Laburista che, nel corso degli anni, ha virato pesantemente verso destra.

Relativamente alle dimissioni di Starmer, l'ex leader laburista Jeremy Corbyn, attuale leader del movimento socialista Your Party, ha dichiarato, su Facebook: “Sbarazzarci di Keir Starmer non basta. Dobbiamo sbarazzarci della politica che rappresenta: l'avidità delle multinazionali, la retorica anti-immigrati e le guerre senza fine”.

E, in un altro post, Corbyn ha affermato: “Keir Starmer avrebbe potuto porre fine alla povertà infantile, ai senzatetto e ai grotteschi livelli di disuguaglianza in questo Paese.

Invece ha abbandonato chi ne aveva bisogno, distrutto le nostre libertà civili e facilitato il genocidio a Gaza.

Questo è il modo in cui verrà ricordato questo Primo Ministro e questa è l'eredità della bancarotta morale e politica che si lascia alle spalle.

Le crisi della nostra società non vanno via. Neanche noi e continueremo a lottare per una società più equa, pacifica e dignitosa per tutti”.

Ironicamente, ma delineando comunque le prospettive del suo partito, socialista e patriottico, è intervenuto anche il leader del Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna (Workers Party of Britain) ed ex laburista George Galloway, il quale ha scritto: “Come vostro leader in esilio, oggi vi comunico la mia disponibilità a tornare come vostro Primo Ministro. Il mio governo del Partito dei Lavoratori è pronto e disposto a collaborare con persone patriottiche e di buon senso nell'interesse nazionale per salvare la Gran Bretagna dalla sua spirale discendente verso l'oblio.
Noi sosteniamo un socialismo di buon senso, di quel tipo che un tempo era familiare nelle nostre isole. Rifiutiamo ogni forma di estremismo. Il nostro piano economico quinquennale darebbe inizio alla ricostruzione della nostra base manifatturiera nazionale, fornirebbe sostegno ai nostri agricoltori e pescatori e darebbe una netta spinta alla formazione professionale e all'apprendistato. Rifiutiamo le politiche apocalittiche a zero emissioni e le politiche identitarie "woke". L'unica identità che conta per noi è quella di classe e di nazione. Crediamo che l'attuale modello cinese di economia mista, con lo Stato che svolge un ruolo guida come garante dell'interesse nazionale, sia il modello migliore, come dimostra l'incredibile successo della Cina.
Condurremmo la Gran Bretagna nel mondo emergente dei BRICS e della SCO.
Rifiutiamo la guerra e i preparativi insensati che la rendono molto più probabile. Ci opponiamo all'adesione della Gran Bretagna alla NATO e all'Unione Europea autoritaria che sta distruggendo l'identità europea.
Rifiutiamo il globalismo. VOGLIAMO essere britannici, inglesi, scozzesi e gallesi, non una filiale qualsiasi del capitalismo globalizzato.
Restituiremmo al popolo scozzese e gallese il suo inalienabile diritto all'autodeterminazione.
Intraprenderemmo immediatamente azioni per facilitare la riunificazione dell'Irlanda.
Aboliremmo tutte le leggi, i divieti e le proscrizioni autoritarie e riporteremmo una forza di polizia rivitalizzata al controllo della criminalità, non del dissenso politico.
Il nostro Piano in Dieci Punti è la nostra stella polare: socialismo con caratteristiche britanniche.
Scopriteci. Attendo la vostra chiamata”.

Il leader dei Verdi, Zack Polanski, altro esponente della sinistra britannica, relativamente alla possibile candidatura a Premier di Andy Burnham, ha dichiarato che egli dovrà “essere audace o sarà spacciato”. Ed ha aggiunto che “Starmer ha perso la fiducia del Paese a causa del suo totale fallimento nel contrastare il potere e la ricchezza di un establishment che si è arricchito a dismisura, lasciando la stragrande maggioranza della popolazione in una crisi del costo della vita e ad affrontare i peggiori impatti della crisi climatica e ambientale”.

Secondo Polanski, la Gran Bretagna ha necessità di riforme serie e radicali e, in tal senso, ha spiegato che “Gli interessi costituiti che frenano questo Paese devono essere contrastati, con tasse patrimoniali sui super ricchi, nazionalizzazione dei servizi pubblici, controllo degli affitti e alloggi a prezzi accessibili, e la fine del sostegno al genocidio israeliano a Gaza”.

In questo senso, egli ha espresso perplessità su Burnham, affermando che “i primi segnali non sono incoraggianti e suggeriscono che si tratterà di un ritorno alla vecchia politica, seppur con migliori capacità comunicative”.

Polanski, indicando l'intenzione del Partito Verde ad allearsi alle altre forze socialiste e operaie, ha concluso affermando che “Sarà il Partito dei Verdi, in alleanza con i movimenti della classe operaia, a poter contrastare il Reform e impedire il disastro di Nigel Farage a Downing Street”.

Luca Bagatin

https://amoreeliberta.blogspot.com

venerdì 8 maggio 2026

La fine dello pseudo laburismo: la Gran Bretagna punisce Starmer e cerca una nuova sinistra. Articolo di Luca Bagatin

 

Come volevasi dimostrare, per l'ennesima volta, quando i socialisti/laburisti sono infiltrati o annacquati da programmi, propositi o candidati di matrice liberal capitalista e guerrafondaia, vengono clamorosamente sconfitti.

Ciò accade da tempo ormai in tutta Europa e, in Gran Bretagna, questa è da tempo diventata la regola.

Non stupisce, dunque, la sonora batosta del Partito Laburista del Premier Keir Starmer alle elezioni amministrative britanniche del 7 maggio, che ha perduto oltre 700 consiglieri.

Elezioni che hanno visto primeggiare il partito sovranista e euroscettico Reform Party di Nigel Farage (oltre 900 consiglieri in più) e ottenere ottimi risultati anche ai Verdi di Zack Polanski (oltre 200 consiglieri in più) e qualche seggio in più lo hanno conquistato anche i Liberaldemocratici (85 seggi in più).

Pessimi nei risultati, assieme ai “laburisti”, anche i Conservatori, che hanno perso oltre 400 consiglieri.

Farage ha parlato di “svolta storica”, Starmer, pur deluso, ha dichiarato – democristianamente - di non volersene andare dal governo.

Soddisfazione da parte di Zack Polanski, leader verde eco-populista (nel senso più positivo del termine), il quale ha dichiarato che il sistema bipartitico è morto e sepolto. La sua piattaforma, fondata su difesa dell'ambiente; tasse sulle ricchezze; equa distribuzione delle risorse; critica nei confronti dei crimini del regime di Netanyahu contro il popolo palestinese; richiesta di uscita dalla NATO della Gran Bretagna e priorità alla diplomazia per la risoluzione delle controversie internazionali, sta ormai da tempo occupando il posto di quella che un tempo era la politica socialista/laburista autentica.

Soddisfazione anche da parte del Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna (WPB) di George Galloway (ex laburista), che – pur non essendo considerato fra i maggiori partiti - è riuscito ad ottenere alcuni eletti alla carica di consigliere.

Si è dichiarato soddisfatto anche l'ex leader laburista, Jeremy Corbyn, oggi deputato indipendente e fondatore del socialista Your Party, il quale aveva invitato a sostenere i candidati socialisti indipendenti che si fossero battuti contro i tagli alla spesa pubblica, contro gli speculatori edilizi e in favore della causa del popolo palestinese.

Al momento, in Gran Bretagna, posto che il Partito Laburista non è più laburista da tempo, esistono almeno tre piattaforme di sinistra che hanno programmi molto simili e convergenti.

Quella di Polanski, quella di Galloway e quella di Corbyn.

Se riuscissero ad unirsi potrebbero, non solo surclassare le politiche ultra liberali e guerrafondaie di Starmer e dei Conservatori, sempre più in caduta libera, ma diventare una seria alternativa al Reform Party, che di sociale non ha proprio nulla.

La Gran Bretagna, dunque, punendo “laburisti” e conservatori, ha scelto per la sovranità e l'indipendenza.

Ora occorrerà capire se vorrà scegliere anche di stare dalla parte della giustizia sociale e, se questa, sarà rappresentata da una voce unica, di ispirazione ecologista, democratico-populista e socialista.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 27 febbraio 2026

Regno Unito. Ecco le basi per una alternativa socialista e ambientalista allo pseudo laburismo di Starmer e alle altre destre. Articolo di Luca Bagatin

 

Alle elezioni suppletive di Gorton e Denton, della circoscrizione di Greater Manchester, ha vinto la candidata dei Verdi del Regno Unito, Hannah Spencer, con il 40,7% dei voti, superando ampiamente il candidato del Reform UK, che ha ottenuto il 28,7% e il candidato dell'ormai sempre più destrorso e guerrafondaio Partito Laburista, che si è fermato al 25,4%.

La candidata verde strappa quindi il seggio storico ai laburisti, che dimezzano i loro consensi.

Il Partito Verde britannico, assieme al socialista Your Party di Jeremy Corbyn e al Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna di George Galloway, si stanno da tempo proponendo quale alternativa di autentica sinistra a un Partito Laburista, quello di Starmer, ormai diventato un ammasso destrorso liberal capitalista guerrafondaio, completamente svuotato dei suoi valori originari.

Jeremy Corbyn e Galloway, già ex deputati laburisti, ingiustamente espulsi da un Partito Laburista già destrorso e guerrafondaio ai tempi di Blair, hanno espresso il loro plauso per la vittoria di Hannah Spencer e auspicano di lavorare assieme ai Verdi, per costruire un'alternativa democratica, ambientalista e autenticamente socialista per la Gran Bretagna.

Galloway, su Facebook, in particolare, ha scritto: La classe politica britannica di Epstein è stata annientata”. “Starmer deve andarsene” (…) Il partito laburista è finito. La sua corsa è finita. Il suo tradimento seriale della classe operaia è giunto al termine. La sua inguaribile devozione alla guerra e al genocidio dei popoli di tutto il mondo, la sua mania per il militarismo, il linguaggio dell'impero e del razzismo, il suo atteggiamento poco convincente sulla scena mondiale, lo hanno reso il terzo partito dello Stato”. (…) Mi congratulo con i Verdi per la loro vittoria e auguro ad Hannah ogni successo come parlamentare. Ora noi, come popolo, dobbiamo unirci per vittorie ancora più grandi”.

Hannah Spencer, idraulica di umili origini, classe 1991, ha dichiarato: “Abbiamo sconfitto il partito dei donatori miliardari”. Ed ha aggiunto: “Non sono cresciuta con il desiderio di fare il politico. Sono un idraulico. E due settimane fa, in mezzo a tutto questo, ho anche conseguito la qualifica di imbianchino. Perché anche nel caos, anche sotto pressione, riesco a portare a termine le cose. Non sono diverso da ogni singola persona qui in questa circoscrizione. Lavoro sodo. È quello che facciamo. Solo che le cose sono cambiate molto negli ultimi decenni. Perché lavorare sodo un tempo ti faceva ottenere qualcosa. Ti faceva ottenere una casa. Una bella vita. Vacanze. Ti portava da qualche parte”.

Il Partito Verde, guidato a livello nazionale da Zack Polansky, conquista dunque nuovi consensi e un deputato in più.

La sua piattaforma, seria, pragmatica, senza equivoci, fondata su difesa dell'ambiente; tasse sulle ricchezze; equa distribuzione delle risorse; critica nei confronti dei crimini di Netanyahu contro il popolo palestinese; richiesta di uscita dalla NATO della Gran Bretagna e priorità alla diplomazia per la risoluzione delle controversie internazionali, paga.

Un partito Verde, quello guidato da Polansky, molto simile a quello statunitense guidato da Jill Stein, chiaro e non equivoco e liberal capitalista come quelli di casa nostra e di altri Paesi europei, ormai svuotati di ogni ideale originario.

Così come sono socialisti chiari e senza equivoci i partiti di Corbyn e Galloway.

L'alternativa socialista e ambientalista, in Gran Bretagna, sembra essere pronta.

Contro le quattro destre, più o meno estreme, rappresentate dagli pseudo laburisti, dal Reform Party, dai Conservatori e dai Liberali.

Luca Bagatin

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mercoledì 3 settembre 2025

Zack Polanski nuovo leader dei Verdi britannici. Speranze per la nascita una lista di sinistra - con Corbyn - dalla parte dei più deboli, per un mondo più giusto. Articolo di Luca Bagatin

 

Zack Polanski, classe 1982, di origine e fede ebraica, omosessuale dichiarato, un passato nelle fila liberaldemocratiche, è diventato leader del Partito dei Verdi dell'Inghilterra e Galles, al quale è iscritto dal 2017, con una piattaforma che ha definito, in senso positivo, “eco-populista”, ovvero capace di unire difesa dell'ambiente ad un'equa distribuzione delle risorse.

Polanski, infatti, sostiene – fra le altre cose - l'introduzione di una tassa sulla ricchezza per i miliardari; la rinazionalizzazione delle compagnie idriche e la regolamentazione delle società private e ritiene che la lotta ai cambiamenti climatici possa essere meglio sostenuta colpendo le classi più abbienti che, con il loro tenore di vita, la stanno causando.

Relativamente alla guerra fra Israele e Gaza, ritiene che vi sia una forma di genocidio nei confronti del popolo palestinese e che il Regno Unito dovrebbe considerarlo tale.

Critico nei confronti del rapporto fra Gran Bretagna, USA e NATO, ritiene che essa dovrebbe uscire dall'Alleanza Atlantica e dare priorità alla difesa dell'Europa, alla pace e alla diplomazia nella risoluzione delle controversie internazionali.

Fra le sue priorità, quella di lottare tanto contro la destra, quanto contro il Partito Laburista di Starmer, che non ha nulla di sociale né di laburista.

Siamo qui per sostituirvi”, ha dichiarato Polanski, dopo l'investitura a leader Verde britannico.

Ha incassato il sostegno dell'ex leader laburista Jeremy Corbyn, leader, assieme a Zarah Sultana, del nuovo partito di sinistra e di ispirazione socialista “Your Party”, il quale aveva recentemente dichiarato che vorrebbe creare una coalizione o una lista unitaria con i Verdi, per battere la destra liberal capitalista dei conservatori e gli pseudo “laburisti” di Starmer.

Tale lista unitaria, secondo un recente sondaggio Ipsos, potrebbe raccogliere circa il 31% dei consensi.

Jeremy Corbyn, dopo la vittoria di Polanski ha dichiarato, su Facebook: “Congratulazioni a Zack Polanski per la sua straordinaria vittoria.
La sua campagna ha sfidato i ricchi e i potenti, ha difeso la dignità di tutte le comunità emarginate e ha dato speranza alla gente!
Il vero cambiamento sta arrivando. Non vedo l'ora di lavorare con lui per creare un mondo più giusto e più gentile”.

Luca Bagatin

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giovedì 14 agosto 2025

Jeremy Corbyn a tutto campo per promuovere il nuovo partito socialista e democratico, alternativo al liberal capitalismo. Articolo di Luca Bagatin

 

Erano i primi di luglio scorso, quando l'ex leader laburista britannico e oggi deputato indipendente, Jeremy Corbyn e l'ex deputata laburista Zarah Sultana, sospesa ingiustamente un anno fa dal partito dello pseudo laburista Keir Starmer, lanciavano il loro nuovo partito.

Socialista, senza equivoci liberal capitalisti e/o guerrafondai.

Una forza che, in poche settimane, ha ricevuto l'adesione di ben 650.000 britannici, dopo l'apertura del sito web https://www.yourparty.uk.

Negli scorsi giorni, Jeremy Corbyn, è stato lungamente intervistato dal Tribune, ove ha espresso le prospettive di tale nuova forza politica, che si contrappone tanto al conservatorismo liberal capitalista dei Conservative, quanto al conservatorismo liberal capitalista degli pseudo “laburisti” di Starmer in salsa blairian-guerrafondaia.

Nell'intervista, Corbyn, ha spiegato che le massicce adesioni al suo nuovo soggetto politico, molto probabilmente, sono dovute al fatto che la gran parte dei britannici si sta sempre più impoverendo, mentre i ricchi si stanno ancora più arricchendo. E che la gran parte dei britannici si sente completamente esclusa dalle decisioni che influenzano la loro vita quotidiana.

Egli ha spiegato che, nel programma del nuovo partito, ci sarà spazio per il rafforzamento del settore pubblico; le imposte sui grandi patrimoni; gli investimenti per le case popolari; il sostegno alla Palestina; la ridistribuzione della ricchezza e del potere.

Corbyn ha inoltre spiegato come l'attuale leader “laburista” (sic!) Keir Starmer, gli abbia impedito, alle ultime elezioni, di candidarsi alla carica di deputato nelle fila laburiste e ciò lo ha costretto a candidarsi come indipendente, ottenendo peraltro un ottimo risultato in termini di voti.

E ha spiegato come sia stata proprio la sua campagna elettorale da indipendente a fargli capire quanta gente, oggi, si senta completamente senza una voce e senza rappresentanza politica, in Gran Bretagna. E ciò gli ha fatto sempre più prendere coscienza della necessità di costituire un nuovo, autentico partito socialista, denunciando il fatto che il Partito Laburista ha fallito completamente, in quanto non è riuscito a realizzare alcun cambiamento promesso.

Negando ogni forma di uguaglianza, inclusione e pace, che sono le basi per l'alternativa.

Nell'intervista al Tribune, Jeremy Corbyn, ha puntato il dito anche contro il sistema dei partiti britannici, che egli considera “verticistici, centralizzati e burocratici”. Quando invece occorrerebbe consentire alle comunità locali di organizzarsi autonomamente e radicare maggiormente i partiti nelle comunità, ascoltando i loro problemi.

Egli ha affermato che, oggi, il Partito Laburista sembra aver paura delle persone che vorrebbe rappresentare ed è diventato burocratico e centralizzato, giungendo a prendere decisioni completamente sbagliate, come “la privatizzazione dei servizi pubblici, l'invasione dell'Iraq e l'austerità”.

Egli immagina, diversamente, un partito di sinistra, autenticamente socialista fondato su emancipazione, apertura, inclusione e democrazia. E in tal senso intende riunirsi, entro fine anno, assieme ai nuovi aderenti a tale partito e organizzare una conferenza di inaugurazione.

Una conferenza che parta da una serie di “incontri deliberativi in tutto il Paese”, al fine di discutere, anche assieme alle comunità, ai movimenti sociali e ai sindacati, “le questioni chiave che attendono il futuro del nostro partito e del nostro Paese”.

Egli ha affermato di immaginare un partito “aperto, inclusivo e radicato nel territorio”, che rifletta la natura geografica degli aderenti e che fornisca alle comunità locali tutto il potere, al fine di apportare cambiamenti dal basso. Si tratta di milioni di persone che meritano una vita migliore. Si tratta dei bambini che vivono in povertà. Si tratta del popolo palestinese. Si tratta di loro, non di noi”, ha affermato Corbyn all'intervistatore del Tribune.

Egli immagina un partito che si occupi tanto di giustizia sociale, quanto di ambiente e di giustizia climatica e rimane aperto anche alla possibilità di collaborare con movimenti ambientalisti, non solo sulle questioni ambientali, ma anche sulla pace e i diritti umani.

Jeremy Corbyn, Zarah Sultana e i 650.000 primi aderenti al nuovo partito di ispirazione socialista democratica e di sinistra, sembrano avere le idee chiare.

Spiace che certa grande stampa provinciale di casa nostra lo avesse definito, qualche tempo fa, “partito islamo-marxista”, cercando, come spesso accade, di denigrare ogni serio progetto socialista e democratico, ma tant'è. Dalla grande stampa di casa nostra, cosa mai pretendiamo, ormai?

Il nuovo partito che nascerà in Gran Bretagna è destinato a far discutere, ma soprattutto a far tornare ciò che in Europa manca da tempo (salvo i socialisti democratici slovacchi, quelli moldavi e il partito di Sahra Wagenknecht in Germania e poco altro), ovvero il socialismo democratico, senza equivoci liberal capitalisti e guerrafondai, ovvero rettamente inteso, come ai tempi di Bettino Craxi e François Mitterrand.
E come oggi vi è nel mondo davvero progredito e civile: dalla Cina di Xi Jinping al Brasile del socialista autentico Lula da Silva, peraltro impegnati entrambi a sostenere l'indipendenza economica del Sud del mondo e a promuovere una comunità umana dal futuro condiviso.

Ovvero a promuovere ciò che, in un mondo folle e alla deriva, oggi è necessario, vincente e al servizio della comunità globale.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

domenica 6 luglio 2025

Per un socialismo democratico, senza equivoci, ben venga il nuovo partito di Jeremy Corbyn e Zarah Sultana. Articolo di Luca Bagatin

 

Di partiti socialisti autentici e senza equivoci, l'UE ha grande necessità. Almeno dal 1993.

Quando furono spazzati via – come il caso del PSI di Bettino Craxi – o quando furono deliberatamente snaturati e svuotati da gente come Tony Blair e da molti altri, mai stati socialisti un solo giorno nella loro vita.

L'unico partito serio al governo in UE, socialista e democratico, è “SMER – Direzione Socialdemocrazia”, del Premier slovacco Robert Fico. Oltre a “HLAS – Voce Socialdemocrazia” del Presidente della Repubblica slovacco Peter Pellegrini. E, per molti versi, la coalizione socialista e di sinistra spagnola guidata da Pedro Sanchez. Poco altro, altrove, ma purtroppo all'opposizione, come la tedesca Sahra Wagenknecht, i bonapartisti di sinistra francesi e l'irlandese Mick Wallace.

Per il resto, dalla Germania ai Paesi nordici, fino all'Italia, solo pseudo socialisti e pseudo socialdemocratici, sostenitori di autocrazie di destra, estranee all'UE e alla NATO, che chiedono continuamente più armi per una guerra persa in partenza. E sostenitori, da decenni, della distruzione di quel che rimane del comparto pubblico e dello stato sociale, al punto da aver reso popolari e portato letteralmente al governo le destre, alle quali fingono ampiamente di contrapporsi.

Ecco, dunque, che personalità come il britannico Jeremy Corbyn, già leader Laburista, ingiustamente espulso – nel 2020 - da un Partito Laburista sempre più di estrema destra e svuotato di ogni connotazione socialista, potrebbero far ben sperare.

E proprio la speranza della nascita di un vero partito di ispirazione socialista in Gran Bretagna, si dovrebbe a Corbyn, oggi deputato indipendente, e alla deputata Zarah Sultana, sospesa ingiustamente un anno fa dal partito dello pseudo laburista Keir Starmer.

Quest'ultima, infatti, fu rea, assieme ad altri sette deputati laburisti, di aver votato contro il governo, per sostenere un emendamento che aboliva il tetto dei sussidi per i due figli a carico.

Dimessasi dal Partito Laburista il 3 luglio scorso, Sultana si è fatta portavoce, con Corbyn, della costituzione di un nuovo e autentico partito socialista.

Critica, assieme a Corbyn, delle politiche antisociali e guerrafondaie di Starmer, è stata molto critica nei confronti della politica estera pseudo-laburista, volta a sostenere il regime di Netanyahu contro il popolo palestinese ed in merito ha sostenuto che “questo governo è un partecipante attivo al genocidio. E il popolo britannico si oppone ad esso”.

Non c'è ancora un nome ufficiale del nuovo, possibile partito che mira a recuperare i voti laburisti e socialisti autentici, ma l'obiettivo sembra essere quello di promuovere candidati alle prossime elezioni amministrative.

Con uno Starmer in caduta libera nei consensi, un Partito Laburista ormai completamente svuotato dei valori laburisti e con un vento socialista di cui la Gran Bretagna sembra avere un gran bisogno, lo spazio per questo nuovo partito c'è eccome.

Pare che, stando ai sondaggi, potrebbe raccogliere circa il 10%, con punte del 32% fra i giovani tra i 18 e i 24 anni.

Il mondo socialista autentico, senza equivoci, che antepone l'interesse pubblico a quello privato e che coniuga economia di mercato a controllo dei settori chiave dell'economia, del resto, ha ampiamente dimostrato, storicamente e nel mondo, di essere vincente.

Una lezione in questo senso, in Italia e Europa, ce la diede Bettino Craxi. In America Latina ce l'ha data Hugo Chavez (e non solo) e oggi ce la da, ancora una volta, il brasiliano Lula. Per non parlare di un Partito Comunista Cinese, guidato dal riformista Xi Jinping, che ha superato i 100 milioni di iscritti e modernizzato la Cina, rendendola un'eccellenza nel mondo, sia sotto il punto di vista sociale (eradicando la povertà estrema), sia sotto il profilo della sicurezza interna e della lotta alla corruzione, sia sotto il profilo geopolitico e della cooperazione internazionale, promuovendo una comunità umana dal futuro condiviso.

Questo è socialismo senza equivoci. Che coniuga umanitarismo marxista, libertarismo proudhoniano, socialismo democratico garibaldino, repubblicanesimo mazziniano.

Contro un liberal capitalismo che ha messo in vendita ogni cosa e che sta promuovendo un mondo più caotico, meno sicuro e volto alla distruzione.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it