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lunedì 22 giugno 2026

Goodbye, Starmer: il ritorno della questione socialista nella politica britannica. Articolo di Luca Bagatin

 

E anche Keir Starmer, dopo Boris Johnson, Liz Truss e Rishi Sunak, se ne va, in una Gran Bretagna nella quale, tanto gli pseudo laburisti, quanto i conservatori e tutte le loro politiche di macelleria sociale, oltre che guerrafondaie, non sono più popolari da tempo.

A sostituirlo, probabilmente, il laburista Andy Burnham, ex Sindaco di Manchester, il quale, quantomeno, in passato, si è definito “socialista aspirazionale” e promuove una visione redistributiva e municipalista dell'economia.

Burnham, a differenza di Starmer e dei tanti pseudo laburisti passati al liberal capitalismo, sembra porsi quale promotore del controllo pubblico di settori chiave quali energia, alloggi, trasporti e sistema idrico.

Merito del suo successo a Manchester, una delle città più “rosse” della Gran Bretagna, è peraltro legato al suo piano di rinazionalizzazione del servizio di autobus della città e all'impegno in favore dei senzatetto, donando fra l'altro il 15% del suo stipendio da Sindaco ad enti che si occupano di questo problema.

Probabilmente nulla di eclatante, ma già qualcosa in un Partito Laburista che, nel corso degli anni, ha virato pesantemente verso destra.

Relativamente alle dimissioni di Starmer, l'ex leader laburista Jeremy Corbyn, attuale leader del movimento socialista Your Party, ha dichiarato, su Facebook: “Sbarazzarci di Keir Starmer non basta. Dobbiamo sbarazzarci della politica che rappresenta: l'avidità delle multinazionali, la retorica anti-immigrati e le guerre senza fine”.

E, in un altro post, Corbyn ha affermato: “Keir Starmer avrebbe potuto porre fine alla povertà infantile, ai senzatetto e ai grotteschi livelli di disuguaglianza in questo Paese.

Invece ha abbandonato chi ne aveva bisogno, distrutto le nostre libertà civili e facilitato il genocidio a Gaza.

Questo è il modo in cui verrà ricordato questo Primo Ministro e questa è l'eredità della bancarotta morale e politica che si lascia alle spalle.

Le crisi della nostra società non vanno via. Neanche noi e continueremo a lottare per una società più equa, pacifica e dignitosa per tutti”.

Ironicamente, ma delineando comunque le prospettive del suo partito, socialista e patriottico, è intervenuto anche il leader del Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna (Workers Party of Britain) ed ex laburista George Galloway, il quale ha scritto: “Come vostro leader in esilio, oggi vi comunico la mia disponibilità a tornare come vostro Primo Ministro. Il mio governo del Partito dei Lavoratori è pronto e disposto a collaborare con persone patriottiche e di buon senso nell'interesse nazionale per salvare la Gran Bretagna dalla sua spirale discendente verso l'oblio.
Noi sosteniamo un socialismo di buon senso, di quel tipo che un tempo era familiare nelle nostre isole. Rifiutiamo ogni forma di estremismo. Il nostro piano economico quinquennale darebbe inizio alla ricostruzione della nostra base manifatturiera nazionale, fornirebbe sostegno ai nostri agricoltori e pescatori e darebbe una netta spinta alla formazione professionale e all'apprendistato. Rifiutiamo le politiche apocalittiche a zero emissioni e le politiche identitarie "woke". L'unica identità che conta per noi è quella di classe e di nazione. Crediamo che l'attuale modello cinese di economia mista, con lo Stato che svolge un ruolo guida come garante dell'interesse nazionale, sia il modello migliore, come dimostra l'incredibile successo della Cina.
Condurremmo la Gran Bretagna nel mondo emergente dei BRICS e della SCO.
Rifiutiamo la guerra e i preparativi insensati che la rendono molto più probabile. Ci opponiamo all'adesione della Gran Bretagna alla NATO e all'Unione Europea autoritaria che sta distruggendo l'identità europea.
Rifiutiamo il globalismo. VOGLIAMO essere britannici, inglesi, scozzesi e gallesi, non una filiale qualsiasi del capitalismo globalizzato.
Restituiremmo al popolo scozzese e gallese il suo inalienabile diritto all'autodeterminazione.
Intraprenderemmo immediatamente azioni per facilitare la riunificazione dell'Irlanda.
Aboliremmo tutte le leggi, i divieti e le proscrizioni autoritarie e riporteremmo una forza di polizia rivitalizzata al controllo della criminalità, non del dissenso politico.
Il nostro Piano in Dieci Punti è la nostra stella polare: socialismo con caratteristiche britanniche.
Scopriteci. Attendo la vostra chiamata”.

Il leader dei Verdi, Zack Polanski, altro esponente della sinistra britannica, relativamente alla possibile candidatura a Premier di Andy Burnham, ha dichiarato che egli dovrà “essere audace o sarà spacciato”. Ed ha aggiunto che “Starmer ha perso la fiducia del Paese a causa del suo totale fallimento nel contrastare il potere e la ricchezza di un establishment che si è arricchito a dismisura, lasciando la stragrande maggioranza della popolazione in una crisi del costo della vita e ad affrontare i peggiori impatti della crisi climatica e ambientale”.

Secondo Polanski, la Gran Bretagna ha necessità di riforme serie e radicali e, in tal senso, ha spiegato che “Gli interessi costituiti che frenano questo Paese devono essere contrastati, con tasse patrimoniali sui super ricchi, nazionalizzazione dei servizi pubblici, controllo degli affitti e alloggi a prezzi accessibili, e la fine del sostegno al genocidio israeliano a Gaza”.

In questo senso, egli ha espresso perplessità su Burnham, affermando che “i primi segnali non sono incoraggianti e suggeriscono che si tratterà di un ritorno alla vecchia politica, seppur con migliori capacità comunicative”.

Polanski, indicando l'intenzione del Partito Verde ad allearsi alle altre forze socialiste e operaie, ha concluso affermando che “Sarà il Partito dei Verdi, in alleanza con i movimenti della classe operaia, a poter contrastare il Reform e impedire il disastro di Nigel Farage a Downing Street”.

Luca Bagatin

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mercoledì 4 febbraio 2026

George Galloway (Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna) bacchetta le scelte scellerate di UE e Gran Bretagna e ritiene che il sole sorga ad Est e nel Sud del mondo. Articolo di Luca Bagatin

Il 25 gennaio scorso, il tabloid cinese Global Times ha pubblicato un'interessante intervista fatta a George Galloway, più volte parlamentare britannico e attuale leader del socialista Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna (Workers Party of Britain).

Galloway fu deputato laburista, per la prima volta, nel 1987 e fu espulso dal Partito Laburista nel 2003 con la pretestuosa accusa di “gettare discredito” nel partito solo perché fu fra i primi a denunciare il nuovo corso liberal capitalista e guerrafondaio inaugurato da Tony Blair, oggi seguito da Keir Starmer.

Egli fu rieletto al Parlamento britannico nel 2012, con il Respect Party, partito socialista anticapitalista e antimperialista. Dal 2019, guida il Workers Party of Britain, partito socialista e populista di sinistra – che, fra le altre cose – propone la partecipazione e il controllo delle imprese da parte dei lavoratori - fondato da supporter dell'ex leader laburista Jeremy Corbyn.

Galloway fu rieletto, nelle fila di tale partito, al Parlamento, nel febbraio 2024, ottenendo il 39,7% e battendo, nel suo collegio, candidati indipendenti, conservatori, laburisti, liberaldemocratici e destre euroscettiche.

Nell'intervista condotta da Global Times, Galloway, denuncia il fatto che il negoziato fra USA e NATO, relativamente al destino della Groenlandia, sia un fatto senza precedenti, perché è totalmente assente dal negoziato sia il legittimo proprietario, ovvero il Regno di Danimarca, che la popolazione della Groenlandia stessa.

Egli parla dunque di “gangsterismo mafioso” da parte dell'amministrazione statunitense relativamente a tale questione. Un atteggiamento “apertamente aggressivo, belligerante e minaccioso nei confronti di un Paese come la Danimarca, che è sempre stata un sostenitore incondizionato di tutto ciò che gli Stati Uniti le hanno sempre chiesto”.

Galloway, relativamente alle relazioni fra USA e Europa, ritiene che queste siano ormai “completamente rovinate”, al punto che oggi i leader europei, come quello canadese, si stanno avvicinando alla Cina.

Egli ha sottolineato che gli interessi dell'UE e della Gran Bretagna sono “diametralmente opposti a quelli degli Stati Uniti”.

Gli Stati Uniti” - ha spiegato Galloway - “stanno cercando disperatamente di aggrapparsi al loro impero, che sta perdendo ogni giorno. È ora che imparino ciò che il Regno Unito ha impiegato fin troppo tempo a imparare: non sono più il capo. Gli altri Paesi non prendono più ordini da lui. Perché l'amicizia internazionale sia assicurata, deve esserci una vittoria per tutte le parti coinvolte”.

Egli, nell'intervista, ha sostenuto che l'Europa dovrebbe “fare pace e stringere amicizia con la Cina e con la Russia, e stringere nuovi accordi con le potenze emergenti del mondo, invece di aggrapparsi alle potenze in declino”.

Ma egli non crede, ad ogni modo, che ciò avverrà perché le attuali leadership politiche europee “sono così immerse nel sangue che è difficile sapere se andranno avanti o torneranno indietro”.

Galloway ha sottolineato come il mondo sia cambiato e ha lodato il discorso del Premier canadese Carney a Davos, il quale ha spiegato come l'ordine fondato sulle regole “non solo sta scomparendo, ma è sempre stato una bugia”. Una bugia da noi conosciuta, ma che “abbiamo accettato perché ci tornava utile”.

George Galloway ha altresì sottolineato come le leadership europee, anziché cambiare radicalmente passo, allontanarsi dai desiderata di Washington e lavorare per gli interessi dell'Europa, abbiano, invece, “rovinato le proprie economie e deindustrializzato i propri Paesi”, gettando le basi per una crisi delle rispettive società in ambito “culturale, sociale, economico e politico”.

Gallowey, diversamente, ritiene che “Il sole è sorto ad Est” e che “La cosa saggia per le persone in Occidente sarebbe riconoscere questa realtà piuttosto che aggrapparsi al passato. L'Europa dovrebbe cercare di avvicinarsi al sole, traendone calore e nutrimento”.

Egli, relativamente all'ONU, pensa che purtroppo oggi sia stato completamente marginalizzato dal dibattito politico e stia subendo “la stessa sorte della Società delle Nazioni tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale”.

Gallowey ritiene dunque che, oggi solo i BRICS, la SCO (Organizzazione per la Cooperazione di Shangai), le organizzazioni del Sud del mondo, l'ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico) e l'Unione Africana, possano essere “la fonte di nuove relazioni internazionali, nuovi accordi internazionali e nuovi orientamenti internazionali”.

Luca Bagatin

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mercoledì 3 settembre 2025

Zack Polanski nuovo leader dei Verdi britannici. Speranze per la nascita una lista di sinistra - con Corbyn - dalla parte dei più deboli, per un mondo più giusto. Articolo di Luca Bagatin

 

Zack Polanski, classe 1982, di origine e fede ebraica, omosessuale dichiarato, un passato nelle fila liberaldemocratiche, è diventato leader del Partito dei Verdi dell'Inghilterra e Galles, al quale è iscritto dal 2017, con una piattaforma che ha definito, in senso positivo, “eco-populista”, ovvero capace di unire difesa dell'ambiente ad un'equa distribuzione delle risorse.

Polanski, infatti, sostiene – fra le altre cose - l'introduzione di una tassa sulla ricchezza per i miliardari; la rinazionalizzazione delle compagnie idriche e la regolamentazione delle società private e ritiene che la lotta ai cambiamenti climatici possa essere meglio sostenuta colpendo le classi più abbienti che, con il loro tenore di vita, la stanno causando.

Relativamente alla guerra fra Israele e Gaza, ritiene che vi sia una forma di genocidio nei confronti del popolo palestinese e che il Regno Unito dovrebbe considerarlo tale.

Critico nei confronti del rapporto fra Gran Bretagna, USA e NATO, ritiene che essa dovrebbe uscire dall'Alleanza Atlantica e dare priorità alla difesa dell'Europa, alla pace e alla diplomazia nella risoluzione delle controversie internazionali.

Fra le sue priorità, quella di lottare tanto contro la destra, quanto contro il Partito Laburista di Starmer, che non ha nulla di sociale né di laburista.

Siamo qui per sostituirvi”, ha dichiarato Polanski, dopo l'investitura a leader Verde britannico.

Ha incassato il sostegno dell'ex leader laburista Jeremy Corbyn, leader, assieme a Zarah Sultana, del nuovo partito di sinistra e di ispirazione socialista “Your Party”, il quale aveva recentemente dichiarato che vorrebbe creare una coalizione o una lista unitaria con i Verdi, per battere la destra liberal capitalista dei conservatori e gli pseudo “laburisti” di Starmer.

Tale lista unitaria, secondo un recente sondaggio Ipsos, potrebbe raccogliere circa il 31% dei consensi.

Jeremy Corbyn, dopo la vittoria di Polanski ha dichiarato, su Facebook: “Congratulazioni a Zack Polanski per la sua straordinaria vittoria.
La sua campagna ha sfidato i ricchi e i potenti, ha difeso la dignità di tutte le comunità emarginate e ha dato speranza alla gente!
Il vero cambiamento sta arrivando. Non vedo l'ora di lavorare con lui per creare un mondo più giusto e più gentile”.

Luca Bagatin

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domenica 6 luglio 2025

Per un socialismo democratico, senza equivoci, ben venga il nuovo partito di Jeremy Corbyn e Zarah Sultana. Articolo di Luca Bagatin

 

Di partiti socialisti autentici e senza equivoci, l'UE ha grande necessità. Almeno dal 1993.

Quando furono spazzati via – come il caso del PSI di Bettino Craxi – o quando furono deliberatamente snaturati e svuotati da gente come Tony Blair e da molti altri, mai stati socialisti un solo giorno nella loro vita.

L'unico partito serio al governo in UE, socialista e democratico, è “SMER – Direzione Socialdemocrazia”, del Premier slovacco Robert Fico. Oltre a “HLAS – Voce Socialdemocrazia” del Presidente della Repubblica slovacco Peter Pellegrini. E, per molti versi, la coalizione socialista e di sinistra spagnola guidata da Pedro Sanchez. Poco altro, altrove, ma purtroppo all'opposizione, come la tedesca Sahra Wagenknecht, i bonapartisti di sinistra francesi e l'irlandese Mick Wallace.

Per il resto, dalla Germania ai Paesi nordici, fino all'Italia, solo pseudo socialisti e pseudo socialdemocratici, sostenitori di autocrazie di destra, estranee all'UE e alla NATO, che chiedono continuamente più armi per una guerra persa in partenza. E sostenitori, da decenni, della distruzione di quel che rimane del comparto pubblico e dello stato sociale, al punto da aver reso popolari e portato letteralmente al governo le destre, alle quali fingono ampiamente di contrapporsi.

Ecco, dunque, che personalità come il britannico Jeremy Corbyn, già leader Laburista, ingiustamente espulso – nel 2020 - da un Partito Laburista sempre più di estrema destra e svuotato di ogni connotazione socialista, potrebbero far ben sperare.

E proprio la speranza della nascita di un vero partito di ispirazione socialista in Gran Bretagna, si dovrebbe a Corbyn, oggi deputato indipendente, e alla deputata Zarah Sultana, sospesa ingiustamente un anno fa dal partito dello pseudo laburista Keir Starmer.

Quest'ultima, infatti, fu rea, assieme ad altri sette deputati laburisti, di aver votato contro il governo, per sostenere un emendamento che aboliva il tetto dei sussidi per i due figli a carico.

Dimessasi dal Partito Laburista il 3 luglio scorso, Sultana si è fatta portavoce, con Corbyn, della costituzione di un nuovo e autentico partito socialista.

Critica, assieme a Corbyn, delle politiche antisociali e guerrafondaie di Starmer, è stata molto critica nei confronti della politica estera pseudo-laburista, volta a sostenere il regime di Netanyahu contro il popolo palestinese ed in merito ha sostenuto che “questo governo è un partecipante attivo al genocidio. E il popolo britannico si oppone ad esso”.

Non c'è ancora un nome ufficiale del nuovo, possibile partito che mira a recuperare i voti laburisti e socialisti autentici, ma l'obiettivo sembra essere quello di promuovere candidati alle prossime elezioni amministrative.

Con uno Starmer in caduta libera nei consensi, un Partito Laburista ormai completamente svuotato dei valori laburisti e con un vento socialista di cui la Gran Bretagna sembra avere un gran bisogno, lo spazio per questo nuovo partito c'è eccome.

Pare che, stando ai sondaggi, potrebbe raccogliere circa il 10%, con punte del 32% fra i giovani tra i 18 e i 24 anni.

Il mondo socialista autentico, senza equivoci, che antepone l'interesse pubblico a quello privato e che coniuga economia di mercato a controllo dei settori chiave dell'economia, del resto, ha ampiamente dimostrato, storicamente e nel mondo, di essere vincente.

Una lezione in questo senso, in Italia e Europa, ce la diede Bettino Craxi. In America Latina ce l'ha data Hugo Chavez (e non solo) e oggi ce la da, ancora una volta, il brasiliano Lula. Per non parlare di un Partito Comunista Cinese, guidato dal riformista Xi Jinping, che ha superato i 100 milioni di iscritti e modernizzato la Cina, rendendola un'eccellenza nel mondo, sia sotto il punto di vista sociale (eradicando la povertà estrema), sia sotto il profilo della sicurezza interna e della lotta alla corruzione, sia sotto il profilo geopolitico e della cooperazione internazionale, promuovendo una comunità umana dal futuro condiviso.

Questo è socialismo senza equivoci. Che coniuga umanitarismo marxista, libertarismo proudhoniano, socialismo democratico garibaldino, repubblicanesimo mazziniano.

Contro un liberal capitalismo che ha messo in vendita ogni cosa e che sta promuovendo un mondo più caotico, meno sicuro e volto alla distruzione.

Luca Bagatin

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venerdì 1 marzo 2024

Gran Bretagna. Il socialista (autentico) George Galloway vince le elezioni suppletive e entra in Parlamento. Articolo di Luca Bagatin

 
George Galloway è probabilmente, assieme a Jeremy Corbyn e a Jean-Luc Mélenchon, l'ultimo dei socialisti europei autentici.

Rarità negli ultimi trent'anni, se pensiamo che, in Europa, come ho scritto più volte, il socialismo è completamente scomparso, per lasciare lo spazio all'egoistico liberal-capitalismo assoluto e al più retrogrado militarismo.

Ebbene, George Galloway, alla guida del socialista Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna (Workers Party of Britain), è stato eletto deputato del Parlamento del Regno Unito alle elezioni suppletive del collegio di Rochdale del 29 febbraio scorso, con il 39,7% dei voti, battendo l'Indipendente David Tully (21,3%), il Conservatore Paul Ellison (12%), il Laburista Azhar Ali (7,7%), il Liberaldemocratico Iain Donaldson (7%) e l'esponente della destra euroscettica Simon Danczuk (6,3%).

Nato da una famiglia di umili operai nella città scozzese Dundee, vissuto nel quartiere irlandese, classe 1954, già collaboratore del giornale britannico “The Guardian”, scrittore (è autore di una biografia di Fidel Castro, una dell'ex calciatore e allenatore nordirlandese Neil Lennon e di una sua autobiografia), George Galloway fu attivo nel Partito Laburista britannico fin da adolescente.

A 26 anni divenne Presidente del Partito Laburista in Scozia e, con tale partito, fu eletto in Parlamento, per la prima volta, nel 1987.

Nel 2003 fu espulso dal partito con l'assurda accusa di gettare “discredito”. In realtà, le posizioni socialiste e autenticamente laburiste di Galloway e quelle del nuovo corso liberal capitalista e guerrafondaio di Tony Blair, non erano più compatibili da tempo.

Fu così che, nel 2004, entrò a far parte del socialista, anticapitalista, antimperialista e nonviolento Respect Party, con il quale fu rieletto al Parlamento nel 2012, alle suppletive del collegio di Bradford West, rimanendo in carica fino al 2015.

Anticonformista e libertario, nel 2006, divenne anche, goliardicamente, concorrente del Grande Fratello VIP britannico.

In tutti questi anni si è sempre battuto, sia dentro che fuori dal Parlamento britannico – come tutti i socialisti autentici (uno per tutti, il nostro caro vecchio Bettino Craxi) - per la giustizia sociale, il multipolarismo, il sostegno alla causa palestinese, il superamento del capitalismo, la liberazione del giornalista libertario Julian Assange, guidando oggi il Workers Party of Britain, ovvero il Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna, fondato nel 2019 da supporter dell'ex leader laburista Jeremy Corbyn.

Il Workers Pary of Britain, infatti, si propone – in primis - di raccogliere i voti dei delusi dell'attuale Partito Laburista, ormai da tempo svuotato e diventato partito liberal capitalista e militarista, non così diverso da quello Conservatore.

Il Workers Party of Britain, che ambisce a diventare un vero grande Partito Laburista autentico, si propone, fra le altre cose: una ricostruzione dell'industria britannica; la ridistribuzione della ricchezza e del potere ai lavoratori; la partecipazione e il controllo delle imprese da parte dei lavoratori; la possibilità di andare in pensione a 60 anni; la richiesta di un referendum che chieda ai cittadini l'uscita della Gran Bretagna dalla NATO; il diritto alla casa per tutti; un trasporto pubblico gratuito o comunque economico; una sanità gratuita e universale ed ha simpatia, a livello internazionale, per le politiche socialiste e multipolari di Repubblica Popolare Cinese e Cuba.

Il Workers Party of Britain si propone, dunque, quale alternativa socialista in Gran Bretagna. Una alternativa che manca da tempo, tanto nel Regno Unito, quanto in Unione Europea.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it