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venerdì 27 febbraio 2026

Regno Unito. Ecco le basi per una alternativa socialista e ambientalista allo pseudo laburismo di Starmer e alle altre destre. Articolo di Luca Bagatin

 

Alle elezioni suppletive di Gorton e Denton, della circoscrizione di Greater Manchester, ha vinto la candidata dei Verdi del Regno Unito, Hannah Spencer, con il 40,7% dei voti, superando ampiamente il candidato del Reform UK, che ha ottenuto il 28,7% e il candidato dell'ormai sempre più destrorso e guerrafondaio Partito Laburista, che si è fermato al 25,4%.

La candidata verde strappa quindi il seggio storico ai laburisti, che dimezzano i loro consensi.

Il Partito Verde britannico, assieme al socialista Your Party di Jeremy Corbyn e al Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna di George Galloway, si stanno da tempo proponendo quale alternativa di autentica sinistra a un Partito Laburista, quello di Starmer, ormai diventato un ammasso destrorso liberal capitalista guerrafondaio, completamente svuotato dei suoi valori originari.

Jeremy Corbyn e Galloway, già ex deputati laburisti, ingiustamente espulsi da un Partito Laburista già destrorso e guerrafondaio ai tempi di Blair, hanno espresso il loro plauso per la vittoria di Hannah Spencer e auspicano di lavorare assieme ai Verdi, per costruire un'alternativa democratica, ambientalista e autenticamente socialista per la Gran Bretagna.

Galloway, su Facebook, in particolare, ha scritto: La classe politica britannica di Epstein è stata annientata”. “Starmer deve andarsene” (…) Il partito laburista è finito. La sua corsa è finita. Il suo tradimento seriale della classe operaia è giunto al termine. La sua inguaribile devozione alla guerra e al genocidio dei popoli di tutto il mondo, la sua mania per il militarismo, il linguaggio dell'impero e del razzismo, il suo atteggiamento poco convincente sulla scena mondiale, lo hanno reso il terzo partito dello Stato”. (…) Mi congratulo con i Verdi per la loro vittoria e auguro ad Hannah ogni successo come parlamentare. Ora noi, come popolo, dobbiamo unirci per vittorie ancora più grandi”.

Hannah Spencer, idraulica di umili origini, classe 1991, ha dichiarato: “Abbiamo sconfitto il partito dei donatori miliardari”. Ed ha aggiunto: “Non sono cresciuta con il desiderio di fare il politico. Sono un idraulico. E due settimane fa, in mezzo a tutto questo, ho anche conseguito la qualifica di imbianchino. Perché anche nel caos, anche sotto pressione, riesco a portare a termine le cose. Non sono diverso da ogni singola persona qui in questa circoscrizione. Lavoro sodo. È quello che facciamo. Solo che le cose sono cambiate molto negli ultimi decenni. Perché lavorare sodo un tempo ti faceva ottenere qualcosa. Ti faceva ottenere una casa. Una bella vita. Vacanze. Ti portava da qualche parte”.

Il Partito Verde, guidato a livello nazionale da Zack Polansky, conquista dunque nuovi consensi e un deputato in più.

La sua piattaforma, seria, pragmatica, senza equivoci, fondata su difesa dell'ambiente; tasse sulle ricchezze; equa distribuzione delle risorse; critica nei confronti dei crimini di Netanyahu contro il popolo palestinese; richiesta di uscita dalla NATO della Gran Bretagna e priorità alla diplomazia per la risoluzione delle controversie internazionali, paga.

Un partito Verde, quello guidato da Polansky, molto simile a quello statunitense guidato da Jill Stein, chiaro e non equivoco e liberal capitalista come quelli di casa nostra e di altri Paesi europei, ormai svuotati di ogni ideale originario.

Così come sono socialisti chiari e senza equivoci i partiti di Corbyn e Galloway.

L'alternativa socialista e ambientalista, in Gran Bretagna, sembra essere pronta.

Contro le quattro destre, più o meno estreme, rappresentate dagli pseudo laburisti, dal Reform Party, dai Conservatori e dai Liberali.

Luca Bagatin

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venerdì 18 giugno 2021

Muore a 97 anni Kenneth Kaunda, primo Presidente dello Zambia indipendente e leader socialista panafricano. Articolo di Luca Bagatin

Kenneth Kaunda, conosciuto anche come KK, fu un eroe panafricano in lotta contro il colonialismo britannico.

Spentosi il 17 giugno scorso, a 97 anni, fu Presidente dello Zambia per 27 anni, dopo averlo liberato dal colonialismo e averlo emancipato socialmente e economicamente.

Nato nel 1924, si avvicinò alla politica nel 1951, entrando a far parte del Congresso Nazionale Africano della Rhodesia del Nord, movimento politico in lotta contro il suprematismo bianco britannico e in favore dell'indipendenza del Paese.

Per questo suo attivismo finì, nel 1955, in carcere, condannato, con i suoi compagni, ai lavori forzati.

Nel 1961, Kaunda, lanciò una campagna di disobbedienza civile contro le autorità e, l'anno successivo, si presentò alle elezioni come candidato del Partito Unito dell'Indipendenza Nazionale (UNIP). Partito che, con il Congresso Nazionale Africano, riuscirà a formare un governo di coalizione, giungendo, nel 1964, a decretare lo scioglimento della federazione di Rhodesia e Nyasaland e portendo il Paese a divenire Zambia indipendente che elesse, come primo Presidente, proprio Kenneth Kaunda.

Le sue idee saranno improntate a quello che viene definito socialismo africano, ovvero al rifiuto del sistema capitalistico dei colonizzatori europei e ad un recupero dei valori tradizionali africani, quali il senso di comunità, della famiglia e la dignità del lavoro agricolo. Ovvero un socialismo che riaffermava l'identità africana e le sue tradizioni.

Kaunda ribattezzò tale socialismo “umanesimo zambiano” e univa idee sia del socialismo sovietico che valori arcaici della cultura africana, fondati sull'aiuto reciproco e sulla fiducia nei confronti dei componenti della comunità.

Tale visione socio-economica portò lo Zambia a sviluppare rapidamente le sue infrastrutture e l'industria e a nazionalizzare le risorse naturali del Paese, restituendo ai cittadini la proprietà delle miniere di rame e di molte altre proprietà, finalmente sottratte ai colonizzatori.

Le politiche sociali di Kaunda portarono a sviluppare un forte sistema scolastico pubblico e gratuito; furono garantite borse di studio ai più meritevoli e fondati diversi istituti universitari.

Kaunda fu, dunque, al pari di Thomas Sankara, Kwame Nkrumah, Ahmed Sékou Touré, Mu'Ammar Gheddafi, Nelson Mandela (di cui fu sostenitore) e molti altri socialisti africani, un grande leader panafricano e per l'emancipazione dell'Africa, pur fra i mille ostacoli dovuti alle interferenze dei Paesi ex coloniali europei e degli USA. I quali, ancora oggi, in Africa e non solo, fanno il bello e il cattivo tempo...fingendo di esportare “democrazia e libertà”.

Kaunda fu anche un solido sostenitore del Movimento dei Non Allineati e fu legato ad una profonda amicizia con il Presidente socialista jugoslavo Tito Broz, peraltro già grande amico di Gheddafi e di tutti i Paesi del Terzo Mondo socialisti, laici e non allineati.

Fu peraltro amico personale dei leader cinesi Mao Zedong, Zhou Enlai e Deng Xiaoping e sulla Cina, grande partner commerciale dello Zambia, ebbe a dire: “La Cina ci ha aiutato a lottare per la nostra indipendenza. La Cina ha aiutato molti altri paesi in Africa a ottenere la loro indipendenza. Ora stanno lavorando con noi per aiutarci a sviluppare le nostre economie. È quello che sta facendo la Cina, aiutandoci, come amici, autentici amici”.

Negli Anni '80, Kaunda, fu vicino, oltre che al Presidente socialista cubano Fidel Castro, anche al Presidente iracheno bah'atista (socialista) Saddam Hussein, impropriamente definito, dai neocolonialisti, un “dittatore”.

Kenneth Kaunda, che diede le dimissioni da Presidente nel 1991, è tutt'ora molto ricordato in Zambia e la sua scomparsa ha intristito molto il Paese e il suo attuale Presidente Edgar Lungu (esponente del socialdemocratico Fronte Patriottico), il quale lo ha a lungo ricordato su Facebook.

Luca Bagatin

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sabato 3 ottobre 2020

In Ecuador e Bolivia si avvicinano le elezioni. I socialisti in testa. Articolo di Luca Bagatin

 

Alle elezioni presidenziali ecuadoriane del 7 febbraio 2021, Rafael Correa, ex Presidente socialista, non potrà essere candidato alla vicepresidenza.

Lo ha reso noto il tribunale nazionale dell'Ecuador, che ha confermato la sentenza di corruzione, sebbene mai provata, contro di lui, impendendogli la candidatura.

La coalizione che sostiene, ovvero il Movimento Unione Nazionale per la Speranza” (costituita dai partiti “Rivoluzione Cittadina” (socialista) e “Centro Democratico” (centrosinistra)) va avanti comunque. Forte anche del sostegno dei sondaggi, che la danno in testa.

Candida infatti Andres Arauz, classe 1985, già Ministro del Patrimonio e della Cultura sotto la presidenza di Correa, nel 2017. Economista e ex direttore generale della Banca Centrale dell'Ecuador.

Alla vicepresidenza, a sostituire Correa, ci sarà il celebre giornalista e professionista della comunicazione Carlos Rabascall. Persona particolarmente sensibile alle questioni legate al sociale, allo sviluppo locale e territoriale, all'economia popolare e all'inclusione nel mondo del lavoro delle persone disabili.

Numerosissimi i candidati in lizza alla competizione elettorale: Guilermo Celi, candidato sostenuto dal Presidente Lenin Moreno e candidato del partito liberale “Società Unita più Azione (SUMA); Lucio Gutierrez, candidato nazionalista di destra con il partito “Società Patriottica”; Cesar Montufar Macheno del partito centrista “Movimento Concertazione”; Ferdando Balda sarà il candidato di “Libertà è Popolo” (partito di Gary Moreno, fratello del Presidente in carica, Lenin Moreno); Paul Carrasco, candidato del partito di sinistra “Insieme possiamo”; Abdalá Bucaram, candidato del partito di centrodestra “Forza Ecuador”; Isidoro Romero per il partito di centrosinistra “Avanza”; Guillermo Lasso per il partito liberale “Credo”; Yaku Perez, candidato indigenista per il partito “Pachakutik”, anticapitalista, indigenista e socialista, ma da sempre fortemente critico con la Presidenza di Correa. Possibile anche la candidatura dell'imprenditore Otto Sonnenholzner, vicepresidente di Lenin Moreno.

Arauz promette un programma che impedisca che l'Ecuador torni nelle mani dei neoliberali e degli oligarchi filo statunitensi e che la Rivoluzione Cittadina portata avanti dal 2007 da Correa venga spazzata via.

Situazione molto simile in Bolivia, ove, dopo il golpe bianco liberal-conservatore che ha cacciato dal Paese il Presidente legittimamente eletto, Evo Morales, ha visto precipitare la situazione sociale e economica.

L'autoproclamatasi Presidente Jeanine Anez - una Juan Guaidò al femminile - ha infatti riportato indietro il Paese di decenni, generando tensioni in tutto il Paese.

In caduta libera nei sondaggi, la Anez ha deciso di ritirare la sua candidatura dalle elezioni presidenziali, previste il 18 ottobre prossimo.

L'obiettivo della Anez è compattare il fronte anti-socialista, visto che il candidato socialista di Evo Morales, Luis Arce, anche'egli economista come l'ecuadoriano Arauz, è da tempo in testa in tutti i sondaggi con il 44,4%. A seguire il candidato di centrosinistra liberale Carlos Mesa, con il 34% e al terzo posto l'estremista di destra e fondamentalista religioso – molto attivo durante il golpe contro Morales, assieme alla Anez - Fernando Camacho, con il 15,2%.

Luca Bagatin

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mercoledì 22 luglio 2020

Quando Carlo Ripa di Meana disse no all'euro

"Oggi si propone non che lo Stato europeo conii la moneta, ma che la moneta conii lo Stato europeo... È un gioco pericoloso"
(Carlo Ripa di Meana, ex Ministro dell'Ambiente e deputato dei Verdi, ex socialista, dopo aver votato, il 2 maggio 1998, contro l'adozione dell'euro quale moneta unica)

sabato 20 giugno 2020

Elezioni Serbia 2020: solo ai comunisti è impedito partecipare. Articolo di Luca Bagatin

Come in numerosi altri Paesi dell'Est, dopo l'ingresso nell'Unione Europea ed il passaggio a una economia mercato, anche in Serbia al Partito Comunista è impedito di presentarsi alle elezioni, che si terranno domenica 21 giugno.
Il Nuovo Partito Comunista di Jugoslavia (NKPJ) e la Lega della Gioventù Comunista di Jugoslavia (SKOJ), denunciano infatti la commissione elettorale repubblicana serba (RIK) di discriminare la loro lista “Il socialismo è l'unica via d'uscita NKPJ-SKOJ”, in quanto ha respinto la candidatura della lista al fine di concorrere alle elezioni.
Il divieto è giunto solamente una settimana prima delle elezioni e ciò, chiaramente, non ha permesso alla lista comunista, guidata da Aleksandar Banjanac e Aleksandar Denic, di fare ricorso.
Mentre ai comunisti serbi è impedito di partecipare, diversamente, è stato ammesso il partito neofascista Levijatan, che in un primo tempo non era stato ammesso, in quanto le firme raccolte per la sua presentazione erano risultate insufficienti.
La lista comunista “Il socialismo è l'unica via d'uscita NKPJ-SKOJ” aveva invece presentato tutti i documenti necessari e le firme a suo sostegno entro il 5 giugno, ma, nonostante ciò, è stata l'unica lista in Serbia a non essere ammessa.
Il divieto sembra avere un evidente carattere anticomunista, in linea con la visione sempre più anticomunista e antisocialista dell'Unione Europea.

Luca Bagatin

martedì 24 settembre 2019

Riflessioni socialiste (e antitotalitarie) di Luca Bagatin

Sono contro l'odio di classe, ovvero sono per l'amore di classe.
E se la borghesia non ha un minimo di classe non è certo colpa mia.


La "libertà" dei liberali è una strana forma di dittatura del pensiero unico.


Sono per la libertà di assoluta di pensiero.
Anche del pensiero degli idioti.
Per meglio mostrare al mondo la loro idiozia.

L'antifascismo è il peggior prodotto del fascismo.
E il fascismo è, a sua volta, il peggior prodotto del liberal capitalismo.

 
Penso che, se esistesse un vero movimento per la democrazia diretta, questo si batterebbe per due cose fondamentali, in rete: l'abolizione del diritto d'autore e l'esproprio del web (social, piattaforme ecc...) - senza indennizzo - alle società private.
Per cederne la gestione e proprietà a TUTTI i cittadini del mondo. 

Sergey Kuryokhin
Da troppi decenni si è smesso di credere nelle "utopie".
Si pensa che la realpolitik sia in grado di risolvere ogni cosa e, quindi, ci si adegua alla regola e alle regole (che palle!).
Avessi creduto in questo, ovvero che si nasce tondi e si muore tondi, mi sarei auto estinto da un pezzo.
E invece direi di no.
Si nasce tondi, si può vivere quadrati e su può morire esagonali.
ECCHECCAZZOOOOOO!
Vale la pena di credere, quindi, solo nell'apparentemente impossibile. E di mandare (fisicamente) a fare in culo la realpolitik.
Perché senza credere nelle "utopie" ad esempio, esperienze come il Socialismo del XXI Secolo latino americano, non sarebbero mai esistite.
E io sarei morto decenni fa di depressione.

Trovo che le ideologie più pericolose siano quelle moderate.
 
Egor Letov

Un socialista autentico e originario non potrà mai essere keynesiano.
Keynes era un liberale, a favore dell'economia di mercato e credeva nell'intervento dello Stato.
Il socialista autentico e originario non crede nè nel mercato nè nello Stato, ma nell'autogestione dell'economia e dei mezzi di produzione da parte del cittadino lavoratore, che ne diviene dunque l'unico proprietario.

Il socialista crede nell'amore fra le genti e nella loro cooperazione.





giovedì 4 luglio 2019

In Venezuela si tassano i più ricchi. Articolo di Luca Bagatin tratto da "Alganews"

Una tassa sui più ricchi. Questa si potrebbe chiamare equità. Quella che, spesso, sembra sempre più mancare in Europa, laddove si praticano politiche di austerità sui ceti più deboli, ma sgravi fiscali sui più ricchi. Non ultima la fantomatica “flat tax”.
Nel Venezuela socialista si è pensato dunque di aumentare l'imposta per le persone fisiche e giuridiche che possiedono beni di importo superiore ai 250 mila euro.
Il deputato dell'Assemblea Costituente Orlando Camacho ha dichiarato, in sede di dibattito parlamentare: “Questa legge riconosce che in Venezuela ci sono grandi patrimoni, ci sono persone fisiche e giuridiche che hanno beni importanti e l'Assemblea Nazionale Costituente vuole che questi diano un contributo alla nazione attraverso una tassa, e quindi ha stabilito che le persone fisiche che hanno oltre 236 mila euro paghino le proprie tasse e contribuiscano alla nazione”.
Il deputato ha altresì indicato che le persone giuridiche, ovvero le compagnie, le società per azioni e le aziende con attività superiori a 250 mila euro saranno soggette a tale imposta.
Il deputato Camacho ha dunque spiegato che l'imposta sui grandi patrimoni - introdotta dal Presidente socialista Nicolas Maduro nel 2017 - passerà dallo 0,25% annuo all'1,5% e includerà: beni mobili, immobili, auto di lusso, moto di grossa cilindrata, barche, aerei, gioielli, opere d'arte, pietre preziose, minerali, titoli, azioni.
Questa legge rappresenta un passo modesto ma importante nella giusta direzione per affrontare il deficit fiscale, uno dei maggiori problemi che questa guerra economica ha generato”, ha spiegato Andrés Eloy Méndez, Presidente della Commissione Economica dell'Assemblea Nazionale Costituente.
Il socialismo latinoamericano, dunque, tassa i più ricchi. In Europa, invece, il socialismo sembra essere desaparecido da parecchi decenni. E nel frattempo le politiche di macelleria sociale sono sempre dietro l'angolo...viste anche le recenti nomine alla BCE.


Luca Bagatin

giovedì 31 gennaio 2019

"Il fiore dimenticato" di Massimo Stefanetto: romanzo sul socialismo. Un'analisi. Articolo di Luca Bagatin

Quello di Massimo Stefanetto è un romanzo sul socialismo o, quantomeno, un romanzo ove i protagonisti sono dei giovani, nati, vissuti e cresciuti nell'epoca liquida di oggi, affascinati da un passato che non c'è più. Un passato che vorrebbero ricostruire, dal basso, costituendo un circolo come quelli che venivano animati da altri giovani come loro, prima di loro, nelle generazioni passate, negli anni che furono.
“Il fiore dimenticato” (edito da YouCanPrint), che è poi il garofano rosso, simbolo che il Partito Socialista Italiano di Bettino Craxi prese a prestito dalla Comune di Parigi del 1871, è un romanzo breve, di analisi politica.
Un'analisi politica che non condivido, per molto versi, e ne spiegherò le ragioni, ma non priva di suggestioni e di profonda umiltà e umanità.
Non condivido – forse perché in passato, nella mia gioventù, vi ho creduto e ho scoperto quanto ingenuo fosse credere a ciò – il tentativo di mettere assieme i socialisti con i liberal-radicali, che sono due entità opposte e contrapposte. Mentre le origini dei primi trovano un fondamento nell'operaismo e nelle masse contadine, oltre che nel populismo dell'800, i secondi trovano il loro fondamento nella borghese e modernista Rivoluzione Francese, quella che escluderà del tutto il Quarto Stato dalla gestione delle cose e perseguiterà le masse contadine, che al modernismo non volevano assoggettarsi, specie in Vandea.
Non è possibile, dunque, pensare di unire – nemmeno laicamente – i difensori dei più deboli con la classe media e medio alto borghese. I proletari con i proletari, i borghesi con i borghesi. Le classi sociali contano, per quanto possano raccontarvi tutta un'altra storia o raccontarvi che le classi non esistono. Chi è povero lo sa bene. E di questa consapevolezza dobbiamo essere grati proprio alla Comune di Parigi e alla Rivoluzione bolscevica del 1917 che, oltre agli aristocratici, si contrapporrà anche ai ricchi e ai borghesi, dando corpo alle idee della Prima Internazionale dei Lavoratori, pur con i vari stravolgimenti operati dal “politburo”.
Unire e approfondire il socialismo originario significa unire e recuperare ideali marxisti, anarchici, repubblicani, che trionferanno nell'epoca odierna non già in una Europa preda della dittatura dei mercati e trainata dagli USA, bensì nell'America Latina del Socialismo del XXI Secolo: bolivariana, chavista, peronista, sandinista, garibaldina.
Significa recuperare gli ideali d'annunziani di Fiume e nazionalcomunisti del repubblicano mazziniano Mario Bergamo, di Niekisch e oggi di Limonov. Significa rompere con l'oligarchia liberale e recuperare il populismo di Aleksandr Herzen e l'etica di Giuseppe Mazzini.
Ringrazio Massimo Stefanetto per aver preso a prestito, nella redazione del suo romanzo, alcune parole tratte da un mio articolo nel quale esponevo il pensiero del filosofo orwelliano comunista Jean-Claude Michéa, il quale nei suoi saggi ha chiaramente dimostrato la differenza abissale fra il socialismo e la sinistra. E, forse, proprio su queste basi occorre ripartire per una analisi filosofica-spirituale e politica del socialismo, il quale non ha mai avuto nulla a che spartire con la tradizione della sinistra, nata durante la Rivoluzione Francese quale rappresentante della borghesia, contrapposta alla destra, rappresentante dell'aristocrazia.
Il socialismo ha sempre e solo rappresentato il Quarto Stato e mai nessun esponente storico di tale corrente si è mai definito di sinistra (o di destra). Né Saint-Simon, né Marx, né Engels, né Proudhon, né Bakunin, né Garibaldi. Il compromesso con la sinistra, purtroppo, nacque quando i socialisti – in Francia – vollero evitare un colpo di Stato monarchico, ai tempi dell'affaire Dreyfus. E un po' ovunque, in Europa, successivamente, vi saranno compromessi con la borghesia, ritenendo che il parlamentarismo e il “riformismo” borghese avrebbe permesso ai socialisti di ottenere qualche riforma....dimenticando che il capitalismo non è riformabile e che in regime capitalista la pace sociale, ovvero socialista, è impossibile ed esisterà sempre uno sfruttatore ed uno sfruttato.
Suggestivo, ad ogni modo, il romanzo breve di Massimo Stefanetto, perché ci permette molte riflessioni in un'epoca che ha smesso di pensare. Oltre che di amare e di credere che la Storia possa insegnarci qualche cosa. Mantenere aperta la mente, lo scambio intellettuale reciproco, è la base per preservare un presente e un futuro di libertà. Almeno dentro noi stessi, stringendo un fiore che non dimentichiamo: il garofano della Comune.

Luca Bagatin

sabato 6 gennaio 2018

Marina Ripa di Meana, una donna libera sino alla fine. Articolo di Luca Bagatin

"Fatelo sapere". Queste le ultime parole del videomessaggio di Marina Elide Punturieri, conosciuta da tutti come Marina Ripa di Meana, deceduta il 5 gennaio 2018 nella sua casa romana.
Fate sapere che la sedazione profonda è una alternativa alla "dolce morte", all'eutanasia, ed è consentita in Italia ai malati terminali.
E' un messaggio che mi ha commosso molto il suo. Un messaggio eminentemente politico, come politica è stata tutta la sua vita anticonformista e libertaria.
Amava lo scandalo e la provocazione, Marina Ripa di Meana, ma sempre all'insegna dell'intelligenza, dell'arguzia, della sana goliardia.
Usò la sua popolarità per dare voce all'ambientalismo militante, accanto al marito Carlo, il quale, va ricordato, votò nel 1998 - da deputato dei Verdi - contro l'adozione dell'euro quale moneta unica, denunciandone i pericoli e denunciò, anni dopo, fra i pochissimi, l'intervento militare dell'Italia in Libia.
Marina Ripa di Meana era una radical chic consapevole di esserlo, ma le etichette non le interessavano, preferendo andare avanti per la sua strada, senza ipocrisie e falsi pudori.
Fu icona di una stagione certamente migliore della nostra, quella dei Moravia (suo testimone di nozze, assieme a Goffredo Parise) e dei Pasolini, oltre che di Bettino Craxi, di cui fu molto amica.
Scrittrice, intellettuale, opinionista, addirittura regista e militante politica pur non appartenendo formalmente a nessun partito, ma da sempre vicina a socialisti, verdi e radicali (e ciò mi ricorda la mia originaria formazione politica, peraltro nel partito che guidò negli Anni '90 suo marito e dal quale, come il sottoscritto, uscì). Marina Ripa di Meana ha fatto del suo corpo e del suo essere - mai tenuto nascosto, mai mascherato - un manifesto sino alla fine.
Un manifesto colorato come i suoi abiti ed i suoi bizzarri cappellini. Un manifesto che ha lottato per sedici lunghi anni contro una delle malattie peggiori che possano colpire essere umano. Un manifesto che ha voluto mostrarsi anche nella sofferenza, per dare speranza ai tanti che oggi soffrono di quella malattia.
La ricorderemo come la donna rara che è sempre stata. Una di quelle che oggi, forse, non esistono più.

Luca Bagatin


domenica 1 ottobre 2017

"La seconda vita di Bettino Craxi" di Pietro Carubbi e un ricordo di Craxi. Articolo di Luca Bagatin

Massimo D'Alema giunge troppo tardi a definire Bettino Craxi "di sinistra" rispetto a Matteo Renzi.
D'Alema ed i suoi sanno bene di essere stati i carnefici del socialismo italiano e di aver dato vita - negli anni - ad un partito liberal-capitalista che ha, oggi, Renzi suo leader e rappresentante.
Ad ogni modo, chi è rimasto socialista, lo sa bene.
Del resto anche in tutta Europa, dopo la fine del Psi di Craxi, il cosiddetto "socialismo europeo" si è trasformato nel liberal-capitalismo europeo. Prima con le privatizzazioni selvagge all'italiana, che proprio Craxi tentò di contrastare, e via via con le varie Loi Travail di Hollande, i Jobs Act renziani, le liberalizzazioni, il precariato sociale, le misure di austerità, i tagli alle spese sociali, tutto in nome di una Europa economicistica ed elitaria che i cittadini europei stessi, se potessero decidere direttamente, avrebbero da tempo rifiutato.
Su Bettino Craxi, grande statista che non necessita di alcuna riabilitazione nè nazionale nè sicuramente internazionale, è stato scritto molto. Interessante un recente romanzo scritto da Pietro Carubbi, lucchese, classe 1967, ragioniere programmatore laureatosi in Filosofia e romanziere.
Nel suo "La seconda vita di Bettino Craxi", edito dalla Fuoco Edizioni, Carubbi fa rivivere e soprattutto fa ancora vivere Bettino Craxi. Lo fa vivere come se non fosse mai morto, quel 19 gennaio 2000, ma avesse semplicemente deciso di aver "fatto credere" di essere morto. Per invece continuare a vivere e viaggiare, persino in Italia, sotto mentite spoglie.
Nel romanzo in realtà non c'è pressoché alcuna azione. Ci sono piuttosto riflessioni e ricostruzioni storiche. E' come se lo stesso Craxi scrivesse le sue memorie e formulasse giudizi sulla Prima e sulla sedicente Seconda Repubblica. E Carubbi nel suo romanzo vi riesce alla perfezione, con un linguaggio colto e tagliente che potrebbe essere attribuito allo stesso Craxi.
Un Craxi che racconta le sue origini e quelle della sua famiglia, socialista da sempre. Un Craxi che racconta gli anni della Segreteria del Psi e del rinnovamento autonomista, nel solco della tradizione libertaria di Pierre-Joseph Proudhon, Giuseppe Garibaldi e Carlo Rosselli.
A Garibaldi, in particolare, Craxi si rifarà sempre, al punto di collezionarne i cimeli. Critico nei confronti del comunismo materialista, ma pronto a dialogare con i comunisti in nome degli oppressi, proponendo, nei primi Anni '90, una lista di Unità Socialista. Proposta caduta nel vuoto sino al linciaggio politico-mediatico ordito in primis dai post-comunisti. Da quelli che, D'Alema in testa, finiranno per essere i migliori amici degli Stati Uniti d'America imperialisti e della NATO, al punto da offrire - durante la guerra del Kosovo del 1999 - l'uso delle basi militari italiane per bombardare la Serbia (sic !), già partner commerciale dell'Italia.
A tal proposito, come riporta Carubbi nel suo libro, Craxi dichiarava: "L'Italia non è la portaerei fissa della NATO nel Mediterraneo".
Nel romanzo di Carubbi c'è, condensata, dunque, tutta la vita politica di Craxi sino all'esilio di Hammamet. C'è il politico machiavellico che, in nome dell'interesse del Paese, dialoga con i Paesi del Mediterraneo, anziché entrarvi in conflitto, come hanno fatto spesso le potenze europee negli ultimi decenni. C'è il politico che taglia quattro punti della scala mobile per contrastare l'inflazione galoppante. C'è il politico che rilancia il Made in Italy nel mondo e che finanzia segretamente vari movimenti di liberazione nazionale: da quello sandinista del Nicaragua sino all'OLP palestinese, il Partito Socialista di Spagna allora ancora illegale ed i socialisti cileni sottoposti alla dittatura di Pinochet. C'è il politico che, in nome della sovranità del Paese, si oppone alle ingerenze statunitensi. C'è il politico che contrasta le privatizzazioni selvagge, ma che pagherà per la sua politica quale capro espiatorio attraverso la falsa rivoluzione denominata Tangentopoli, la quale mirava a dimostrare che lui, lo statista socialista per eccellenza, si era personalmente arricchito attraverso il finanziamento illegale alla politica (sic !).
Proprio quel finanziamento illegale che lui stesso per primo aveva denunciato, quando tutti sapevano che i partiti politici italiani (e non solo !) - dal dopoguerra - si finanziavano illegalmente, ovvero prendevano "in nero" danari privati o, molto peggio, attraverso il parastato (la Dc) o il finanziamento illegale proveniente dall'Unione Sovietica (il Pci).
Craxi, che mai si arricchì personalmente, denunciò tutto ciò in tempi non sospetti, proponendone una riforma, oltre che lo denunciò alla Camera dei Deputati in un famoso discorso del 3 luglio 1992.
Ormai era tardi ed il sistema gli crollò addosso. Crollò addosso a lui e a gran parte dei socialisti della sua corrente autonomista. Il 70% dei quali assolti negli anni a seguire, ma ormai la loro vita e la loro salute era rimasta compromessa. Taluni si suicidarono. Il Partito Socialista Italiano finirà per sempre di esistere.
Non ci resta dunque che onorare la memoria di Craxi ed il romanzo di Pietro Carubbi lo fa, chiudendosi con una speranzosa poesia e con una frase che Carubbi fa dire a Craxi: "C'è chi mi paragona anche a Giuseppe Garibaldi".
Eh sì, anche Craxi, come Garibaldi, rimarrà per sempre un Eroe immortale per tutti i socialisti e per tutti i rivoluzionari d'ogni tempo che hanno ancora il coraggio di sognare e di amare.

Luca Bagatin

sabato 7 gennaio 2017

Per il ritorno al Socialismo rivoluzionario e autogestionario, contro la globalizzazione e per l'autogoverno. Articolo di Luca Bagatin

Il mese scorso scrivemmo di come il 2016 si stesse chiudendo con le richieste della gran parte dei popoli d'Europa e Stati Uniti d'America, di maggiori politiche in favore del popolo, di sovranità e di autodeterminazione.
Questo ciò che è stato possibile rilevare relativamente al risultato del referendum sulla Brexit, alle proteste francesi relative alla deregolamentazione del lavoro attraverso la Loi Travial ed alla vittoria alle primarie dei repubblicani francesi del candidato avverso al globalista Sarkozy, oltre che la non presentazione alle elezioni presidenziali francesi del globalista Hollande; alla vittoria di Trump alle elezioni presidenziali USA ed alla vittoria dei NO al referendum costituzionale in Italia.
Donald Trump, negli USA, ha già annunciato il ritiro del Grande Mercato Transatlantico (TTIP), che avrebbe inglobato l'Europa al mercato statunitense, con immensi svantaggi per i mercati europei, per le produzioni locali, per i diritti dei lavoratori e per la tutela dell'ambiente. Inoltre Trump ha annunciato una dura lotta alle imprese che delocalizzano ed anche questa misura sembra davvero finalmente prendere in considerazione il mercato interno e la necessità di privilegiare le produzioni locali ed i lavoratori autoctoni ed i loro diritti, evitando peraltro di sfruttare altrove manodopera a basso costo e magari senza tutele sindacali.
Ecco dunque come il tanto demonizzato Trump che, per quanto sia un ricco magnate del quale non ci fidiamo per questo totalmente, appaia al momento come il paladino di quella che potrebbe essere definita la “sinistra del lavoro” (o, meglio, socialismo delle origini), contrapposta alla “sinistra del capitale”, fighetta e liberal dei Roosevelt, dei Kennedy, dei Clinton, degli Obama ed in Europa dei Blair, degli Hollande, dei Prodi e dei Renzi.
In Europa, allo stesso tempo, anche Marine Le Pen ed il suo Front National, abbandonate le vecchie ricette liberiste di Le Pen padre, appaiono molto più disposti ad accogliere e promuovere misure sociali e di autarchia economica, contrapponendosi alla globalizzazione portata avanti, in Francia, sia dalla destra che dalla sinistra ed a tutto svantaggio dei poveri, dei lavoratori e dei diseredati.
Detto ciò ci viene in mente un grande statista socialista, l'ultimo che l'Europa abbia conosciuto e di cui ricorre a giorni il diciassettesimo anniversario della morte: Bettino Craxi.
Bettino Craxi, erede della tradizione socialista originaria di Proudhon, Pierre Leroux, Garibaldi e della Comune di Parigi dalla quale mutuerà il simbolo del garofano rosso, attuerà e proporrà politiche di rilancio del Made in Italy e della sovranità nazionale; avvierà un dialogo costruttivo con i Paesi mediterranei e arabi di matrice laico-socialista; si contrapporrà, quando necessario, allo strapotere ed alle ingerenze degli Stati Uniti d'America in Italia; si opporrà alle privatizzazioni slevagge; rimarrà ancorato all'anticomunismo, rafforzando comunque i legami con il socialismo latinoamericano che, nel corso degli Anni '90, sarà l'embrione di quel Socialismo del XXI secolo che ha dato vita alla rinascita di quel continente, pur oggi osteggiata dalle élite.
E saranno proprio quelle élite economico-finanziarie che, con il concorso della “sinistra del capitale”, contribuiranno alla caduta di Craxi ed al suo esilio forzato.
Bettino Craxi, per molti versi, può essere paragonato ad un altro grande statista: Charles De Gaulle. Presidente francese ricordato per aver rimpatriato le riserve auree, condannato le politiche israeliane in Palestina e quelle statunitensi in Vietnam, aver fatto uscire la Francia dalla NATO e consolidato il sistema del welfare. Celebre peraltro la sua frase: “Odio i socialisti perché non sono socialisti, mentre odio i miei perché amano troppo il danaro”.
Craxi e De Gaulle, due grandi statisti che – pur formalmente schierati l'uno a sinistra e l'altro a destra dell'agone politico – hanno saputo andare oltre le ideologie e gli steccati, ovvero oltre la destra e la sinistra, recuperando ideali popolari, populisti nel senso positivo del termine e repubblicani e socialisti originari.
Come ricorda infatti il filosofo francese Jean-Claude Michéa nei suoi saggi, il socialismo non è né sarà mai di sinistra né di destra, ovvero non sarà mai borghese e capitalista, ma sarà sempre dalla parte del popolo, per l'autonomia, l'autogestione, l'antimperialismo e la democrazia autentica e diretta.
Aspetti che i socialisti europei di oggi, ormai trasformatisi in liberali, indistintamente “progressisti”, “cosmopoliti”, hanno completamente dimenticato, proponendo e riproponendo ricette di illusoria redistribuzione della ricchezza (anziché proporre una seria liberazione dalla schiavitù del lavoro e del salario); di deregulation del mercato del lavoro (anziché garantire la stabilità lavorativa ed economica per tutti, come dovrebbe essere in una società di liberi, eguali ed emancipati) e di libertà utili solo ai ricchi, alle imprese ed alla borghesia benestante, anziché proporre e promuovere l'uscita progressiva dal sistema capitalista e l'autogestione delle imprese e dell'attività politica, attraverso assemblee e comitati popolari aperti a tutti.
In questo senso, dunque, o il socialismo è rivoluzionario e libertario o è liberal-capitalismo. O torna a Pierre Leroux, Proudhon, Bakunin, Sorel, Garibaldi e Mazzini e riprende le prospettive di Bettino Craxi, ma anche di Juan Domingo Peron, Hugo Chavez, Evo Morales, Rafael Correa, i coniugi Kirchner, José Pepe Mujica e altri e dei pensatori contemporanei quali Michéa, Alain De Benoist, Eduard Limonov e Serge Latouche, oppure rimarrà al servizio della “sinistra del capitale” e del Re di Prussia, ovvero della schiavitù del lavoro e del salario e della “delega elettorale in bianco”, senza permettere ai cittadini di co-gestire sia la propria attività che trarne la propria stabilità economica, senza sfruttare il prossimo e autogovernandosi.
Il questo senso occorre porsi in un'ottica libera dall'interesse egoistico e dunque dal danaro, al fine di tornare ad una società ove si produce per consumare e non si consuma per produrre e quindi per lucrare – egoisticamente - sulla merce e sul lavoro. Ovvero occorre puntare ad un sistema fondato sul baratto e sul dono reciproco, nel rispetto massimo della natura e dell'ambiente, oltre che dell'essere umano.
Queste potrebbero essere alcune possibili prospettive per costruire una Civiltà (dell'Amore !) degna di questo nome, che tenda alla libertà dal bisogno, alla comunanza di tutti gli esseri viventi all'interno della propria comunità d'origine, alla liberazione dal giogo della schiavitù e dell'interesse egoistico, così come si svilupparono le più Antiche Civiltà della Terra, a partire da quelle matriarcali.

Luca Bagatin

mercoledì 11 maggio 2016

Riflessioni politiche sul presente. Articolo di Luca Bagatin

Rovistando nel mio archivio ho ritrovato un vecchio articolo redazionale pubblicato dal “Messaggero Veneto” di Pordenone il 21 agosto 1999, interamente dedicato ad alcune mie dichiarazioni politiche e dal titolo virgolettato “Base per il partito democratico”.
Allora, diciassette anni fa, il Partito Democratico centrosinistro non esisteva ancora, mentre il sottoscritto – ventenne ed iscritto al partito dei Verdi – lanciava una proposta non certo al centrosinistra (al quale non ho mai creduto, nemmeno da verde !), ma a tutte le forze laiche, socialiste, ambientaliste, liberali e antiproibizioniste che, a partire delle battaglie del Partito Radicale, portasse alla costituzione di un “partito democratico in grado di battersi contro la destra berlusconiana e corporativa ed alla sinistra istituzionale che mira alla restaurazione dell'attuale sistema economico-politico”. Un partito che, in sostanza, avrebbe dovuto parlare ai “disoccupati, emarginati, omosessuali, carcerati e giovani sfiduciati da questo sistema di potere”.
Ora, all'epoca avevo appena vent'anni ed oggi, pur avendo fatto autocritica su alcuni punti, come ad esempio il punto relativo al liberalismo economico ed economicista (allora portato molto avanti dai radicali), debbo dire che prospettai la nascita di un partito democratico sostanzialmente e giustamente opposto all'attuale Pd che, nei fatti, rappresenta la prosecuzione sia della sinistra istituzionale conservatrice, che della destra berlusconiana e corporativa di cui parlavo allora.
Un partito democratico, quello che avevo in mente, che poteva intendersi non necessariamente come partito elettoralistico, bensì come un rassemblemant di persone pensanti e di forze ideali (con particolare riferimento alla laicità, al socialismo ed all'ambientalismo) che avrebbero dovuto e potuto parlare ai ceti meno abbienti, agli emarginati, alle minoranze ed ai giovani: da sempre esclusi da ogni processo politico ed economico e che pagavano, pagano e pagheranno gli effetti del globalismo capitalista e delle politiche dissennate portate avanti da destra e sinistra, vendute al capitale ed alle logiche di Bruxelles, della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale.
Un partito democratico da me evocato nel 1999, dicevamo, opposto all'attuale Pd che rappresenta semplicemente l'evoluzione in chiave capitalista ed autoritaria del vecchio Pci e della vecchia sinistra Dc, i quali un tempo garantivano chi un lavoro già lo aveva (e non i meno abbienti ed i disoccupati) ed oggi garantiscono la grande impresa e l'alta finanza in cambio delle briciole di 80 euro mensili a chi già lavora e di niente a chi non lavora. Oltre, naturalmente, a politiche di privatizzazioni selvagge, flessbilità, austerità, apertura indiscriminata delle frontiere e conseguente sfruttamento della manodopera straniera a basso costo, rafforzamento delle élite a scapito della sovranità popolare e così via. E tutto ciò, peraltro, in linea con le politiche dei sedicenti partiti socialisti europei ormai venduti al capitale e fotocopia dei loro finti oppositori di destra.
E' chiaro che, quello di oggi come quello di allora, era un semplice ragionamento politico ed intellettuale senza alcuna pretesa, in quanto conosco molto bene le logiche del potere politico e partitico e me ne sono, giustamente, progressivamente discostato al punto che non vado e non intendo più andare a votare, né occuparmi troppo delle beghe italiane, preferendo, piuttosto, osservare e studiare non solo la Storia e la filosofia, ma anche i processi politici portati avanti nel mio amato Sud America: laboratorio di movimenti partecipativi socialisti, libertari, repubblicani, laici, autenticamente democratici e non a caso nati proprio in un contesto terzomondista e sfruttato dall'Occidente falsamente democratico e civile.
Non saprei dunque come andranno le cose nel prossimo futuro, per quanto vi siano chiari segnali involutivi, che ravvisano un aumento della povertà diffusa, in particolare minorile con coseguente dispersione scolastica ed una situazione europea geopolitica ed economica che ha chiaramente dimostrato il fallimento delle politiche dittatoriali di austerità di cui hanno beneficiato unicamente talune élite finanziarie.
La democrazia, direi, è un'altra cosa. E' governo di popolo e per il popolo, non governo di pochi politicanti ed economisti a beneficio dei pochi banchieri e capitalisti. Sarà ed è un ragionamento banale e mi stupisce che gli amici radicali – per tornare all'inizio di questo mio articolo – abbiano completamente perso di vista questo per aggregarsi al carro dell'economicismo globalista e sfruttatore. Se penso poi ai sedicenti socialisti e repubblicani italiani, stenderei un velo pietoso e come dico sempre, sono convinto che Mazzini, Garibaldi, Proudhon e compagni li avrebbero disconosciuti completamente da tanto si sono venduti al capitale ed alle élite.
Impariamo dal passato, dalla Storia, ma anche dal presente: dai movimenti di liberazione nazionale del Terzo Mondo, dai Socialisti Rivoluzionari oltre la destra e la sinistra presenti in Europa, con particolare riferimento alla Francia, che non hanno dimenticato gli insegnamenti della Prima Internazionale dei Lavoratori. Impariamo da economisti ed intellettuali quali Serge Latouche, Jean-Claude Michéa, Alain De Benoist, di cui abbiamo spesso scritto e dalle analisi del compianto Costanzo Preve. Impariamo dalle società matriarcali e dall'economia del dono e della decrescita, anziché inseguire un'illusoria, egoistica e fallimentare crescita economica.
Occorre ripensare completamente il mondo, in sostanza, senza delegare troppo ai politici ed agli economisti, ma iniziando ad agire in prima persona.

Luca Bagatin