venerdì 31 luglio 2026
Intervista relativa al saggio "Ritratti del Socialismo" con l'Autore Luca Bagatin e l''Editore Mario Michele Pascale sul canale YouTube "Rosso Fastidio"
venerdì 27 febbraio 2026
Regno Unito. Ecco le basi per una alternativa socialista e ambientalista allo pseudo laburismo di Starmer e alle altre destre. Articolo di Luca Bagatin
Alle elezioni suppletive di Gorton e Denton, della circoscrizione di Greater Manchester, ha vinto la candidata dei Verdi del Regno Unito, Hannah Spencer, con il 40,7% dei voti, superando ampiamente il candidato del Reform UK, che ha ottenuto il 28,7% e il candidato dell'ormai sempre più destrorso e guerrafondaio Partito Laburista, che si è fermato al 25,4%.
La candidata verde strappa quindi il seggio storico ai laburisti, che dimezzano i loro consensi.
Il Partito Verde britannico, assieme al socialista Your Party di Jeremy Corbyn e al Partito dei Lavoratori della Gran Bretagna di George Galloway, si stanno da tempo proponendo quale alternativa di autentica sinistra a un Partito Laburista, quello di Starmer, ormai diventato un ammasso destrorso liberal capitalista guerrafondaio, completamente svuotato dei suoi valori originari.
Jeremy Corbyn e Galloway, già ex deputati laburisti, ingiustamente espulsi da un Partito Laburista già destrorso e guerrafondaio ai tempi di Blair, hanno espresso il loro plauso per la vittoria di Hannah Spencer e auspicano di lavorare assieme ai Verdi, per costruire un'alternativa democratica, ambientalista e autenticamente socialista per la Gran Bretagna.
Galloway, su Facebook, in particolare, ha scritto: “La classe politica britannica di Epstein è stata annientata”. “Starmer deve andarsene” (…) Il partito laburista è finito. La sua corsa è finita. Il suo tradimento seriale della classe operaia è giunto al termine. La sua inguaribile devozione alla guerra e al genocidio dei popoli di tutto il mondo, la sua mania per il militarismo, il linguaggio dell'impero e del razzismo, il suo atteggiamento poco convincente sulla scena mondiale, lo hanno reso il terzo partito dello Stato”. (…) Mi congratulo con i Verdi per la loro vittoria e auguro ad Hannah ogni successo come parlamentare. Ora noi, come popolo, dobbiamo unirci per vittorie ancora più grandi”.
Hannah Spencer, idraulica di umili origini, classe 1991, ha dichiarato: “Abbiamo sconfitto il partito dei donatori miliardari”. Ed ha aggiunto: “Non sono cresciuta con il desiderio di fare il politico. Sono un idraulico. E due settimane fa, in mezzo a tutto questo, ho anche conseguito la qualifica di imbianchino. Perché anche nel caos, anche sotto pressione, riesco a portare a termine le cose. Non sono diverso da ogni singola persona qui in questa circoscrizione. Lavoro sodo. È quello che facciamo. Solo che le cose sono cambiate molto negli ultimi decenni. Perché lavorare sodo un tempo ti faceva ottenere qualcosa. Ti faceva ottenere una casa. Una bella vita. Vacanze. Ti portava da qualche parte”.
Il Partito Verde, guidato a livello nazionale da Zack Polansky, conquista dunque nuovi consensi e un deputato in più.
La sua piattaforma, seria, pragmatica, senza equivoci, fondata su difesa dell'ambiente; tasse sulle ricchezze; equa distribuzione delle risorse; critica nei confronti dei crimini di Netanyahu contro il popolo palestinese; richiesta di uscita dalla NATO della Gran Bretagna e priorità alla diplomazia per la risoluzione delle controversie internazionali, paga.
Un partito Verde, quello guidato da Polansky, molto simile a quello statunitense guidato da Jill Stein, chiaro e non equivoco e liberal capitalista come quelli di casa nostra e di altri Paesi europei, ormai svuotati di ogni ideale originario.
Così come sono socialisti chiari e senza equivoci i partiti di Corbyn e Galloway.
L'alternativa socialista e ambientalista, in Gran Bretagna, sembra essere pronta.
Contro le quattro destre, più o meno estreme, rappresentate dagli pseudo laburisti, dal Reform Party, dai Conservatori e dai Liberali.
Luca Bagatin
venerdì 18 giugno 2021
Muore a 97 anni Kenneth Kaunda, primo Presidente dello Zambia indipendente e leader socialista panafricano. Articolo di Luca Bagatin
Kenneth Kaunda, conosciuto anche come KK, fu un eroe panafricano in lotta contro il colonialismo britannico.
Spentosi il 17 giugno scorso, a 97 anni, fu Presidente dello Zambia per 27 anni, dopo averlo liberato dal colonialismo e averlo emancipato socialmente e economicamente.
Nato nel 1924, si avvicinò alla politica nel 1951, entrando a far parte del Congresso Nazionale Africano della Rhodesia del Nord, movimento politico in lotta contro il suprematismo bianco britannico e in favore dell'indipendenza del Paese.
Per questo suo attivismo finì, nel 1955, in carcere, condannato, con i suoi compagni, ai lavori forzati.
Nel 1961, Kaunda, lanciò una campagna di disobbedienza civile contro le autorità e, l'anno successivo, si presentò alle elezioni come candidato del Partito Unito dell'Indipendenza Nazionale (UNIP). Partito che, con il Congresso Nazionale Africano, riuscirà a formare un governo di coalizione, giungendo, nel 1964, a decretare lo scioglimento della federazione di Rhodesia e Nyasaland e portendo il Paese a divenire Zambia indipendente che elesse, come primo Presidente, proprio Kenneth Kaunda.
Le sue idee saranno improntate a quello che viene definito socialismo africano, ovvero al rifiuto del sistema capitalistico dei colonizzatori europei e ad un recupero dei valori tradizionali africani, quali il senso di comunità, della famiglia e la dignità del lavoro agricolo. Ovvero un socialismo che riaffermava l'identità africana e le sue tradizioni.
Kaunda ribattezzò tale socialismo “umanesimo zambiano” e univa idee sia del socialismo sovietico che valori arcaici della cultura africana, fondati sull'aiuto reciproco e sulla fiducia nei confronti dei componenti della comunità.
Tale visione socio-economica portò lo Zambia a sviluppare rapidamente le sue infrastrutture e l'industria e a nazionalizzare le risorse naturali del Paese, restituendo ai cittadini la proprietà delle miniere di rame e di molte altre proprietà, finalmente sottratte ai colonizzatori.
Le politiche sociali di Kaunda portarono a sviluppare un forte sistema scolastico pubblico e gratuito; furono garantite borse di studio ai più meritevoli e fondati diversi istituti universitari.
Kaunda fu, dunque, al pari di Thomas Sankara, Kwame Nkrumah, Ahmed Sékou Touré, Mu'Ammar Gheddafi, Nelson Mandela (di cui fu sostenitore) e molti altri socialisti africani, un grande leader panafricano e per l'emancipazione dell'Africa, pur fra i mille ostacoli dovuti alle interferenze dei Paesi ex coloniali europei e degli USA. I quali, ancora oggi, in Africa e non solo, fanno il bello e il cattivo tempo...fingendo di esportare “democrazia e libertà”.
Kaunda fu anche un solido sostenitore del Movimento dei Non Allineati e fu legato ad una profonda amicizia con il Presidente socialista jugoslavo Tito Broz, peraltro già grande amico di Gheddafi e di tutti i Paesi del Terzo Mondo socialisti, laici e non allineati.
Fu peraltro amico personale dei leader cinesi Mao Zedong, Zhou Enlai e Deng Xiaoping e sulla Cina, grande partner commerciale dello Zambia, ebbe a dire: “La Cina ci ha aiutato a lottare per la nostra indipendenza. La Cina ha aiutato molti altri paesi in Africa a ottenere la loro indipendenza. Ora stanno lavorando con noi per aiutarci a sviluppare le nostre economie. È quello che sta facendo la Cina, aiutandoci, come amici, autentici amici”.
Negli Anni '80, Kaunda, fu vicino, oltre che al Presidente socialista cubano Fidel Castro, anche al Presidente iracheno bah'atista (socialista) Saddam Hussein, impropriamente definito, dai neocolonialisti, un “dittatore”.
Kenneth Kaunda, che diede le dimissioni da Presidente nel 1991, è tutt'ora molto ricordato in Zambia e la sua scomparsa ha intristito molto il Paese e il suo attuale Presidente Edgar Lungu (esponente del socialdemocratico Fronte Patriottico), il quale lo ha a lungo ricordato su Facebook.
Luca Bagatin
sabato 3 ottobre 2020
In Ecuador e Bolivia si avvicinano le elezioni. I socialisti in testa. Articolo di Luca Bagatin
Alle elezioni presidenziali ecuadoriane del 7 febbraio 2021, Rafael Correa, ex Presidente socialista, non potrà essere candidato alla vicepresidenza.
Lo ha reso noto il tribunale nazionale dell'Ecuador, che ha confermato la sentenza di corruzione, sebbene mai provata, contro di lui, impendendogli la candidatura.
La coalizione che sostiene, ovvero il Movimento Unione Nazionale per la Speranza” (costituita dai partiti “Rivoluzione Cittadina” (socialista) e “Centro Democratico” (centrosinistra)) va avanti comunque. Forte anche del sostegno dei sondaggi, che la danno in testa.
Candida infatti Andres Arauz, classe 1985, già Ministro del Patrimonio e della Cultura sotto la presidenza di Correa, nel 2017. Economista e ex direttore generale della Banca Centrale dell'Ecuador.
Alla vicepresidenza, a sostituire Correa, ci sarà il celebre giornalista e professionista della comunicazione Carlos Rabascall. Persona particolarmente sensibile alle questioni legate al sociale, allo sviluppo locale e territoriale, all'economia popolare e all'inclusione nel mondo del lavoro delle persone disabili.
Numerosissimi i candidati in lizza alla competizione elettorale: Guilermo Celi, candidato sostenuto dal Presidente Lenin Moreno e candidato del partito liberale “Società Unita più Azione (SUMA); Lucio Gutierrez, candidato nazionalista di destra con il partito “Società Patriottica”; Cesar Montufar Macheno del partito centrista “Movimento Concertazione”; Ferdando Balda sarà il candidato di “Libertà è Popolo” (partito di Gary Moreno, fratello del Presidente in carica, Lenin Moreno); Paul Carrasco, candidato del partito di sinistra “Insieme possiamo”; Abdalá Bucaram, candidato del partito di centrodestra “Forza Ecuador”; Isidoro Romero per il partito di centrosinistra “Avanza”; Guillermo Lasso per il partito liberale “Credo”; Yaku Perez, candidato indigenista per il partito “Pachakutik”, anticapitalista, indigenista e socialista, ma da sempre fortemente critico con la Presidenza di Correa. Possibile anche la candidatura dell'imprenditore Otto Sonnenholzner, vicepresidente di Lenin Moreno.
Arauz promette un programma che impedisca che l'Ecuador torni nelle mani dei neoliberali e degli oligarchi filo statunitensi e che la Rivoluzione Cittadina portata avanti dal 2007 da Correa venga spazzata via.
Situazione molto simile in Bolivia, ove, dopo il golpe bianco liberal-conservatore che ha cacciato dal Paese il Presidente legittimamente eletto, Evo Morales, ha visto precipitare la situazione sociale e economica.
L'autoproclamatasi Presidente Jeanine Anez - una Juan Guaidò al femminile - ha infatti riportato indietro il Paese di decenni, generando tensioni in tutto il Paese.
In caduta libera nei sondaggi, la Anez ha deciso di ritirare la sua candidatura dalle elezioni presidenziali, previste il 18 ottobre prossimo.
L'obiettivo della Anez è compattare il fronte anti-socialista, visto che il candidato socialista di Evo Morales, Luis Arce, anche'egli economista come l'ecuadoriano Arauz, è da tempo in testa in tutti i sondaggi con il 44,4%. A seguire il candidato di centrosinistra liberale Carlos Mesa, con il 34% e al terzo posto l'estremista di destra e fondamentalista religioso – molto attivo durante il golpe contro Morales, assieme alla Anez - Fernando Camacho, con il 15,2%.
Luca Bagatin
mercoledì 22 luglio 2020
Quando Carlo Ripa di Meana disse no all'euro
sabato 20 giugno 2020
Elezioni Serbia 2020: solo ai comunisti è impedito partecipare. Articolo di Luca Bagatin
Come in numerosi altri
Paesi dell'Est, dopo l'ingresso nell'Unione Europea ed il
passaggio a una economia mercato, anche in Serbia al Partito
Comunista è impedito di presentarsi alle elezioni, che si terranno
domenica 21 giugno.martedì 24 settembre 2019
Riflessioni socialiste (e antitotalitarie) di Luca Bagatin
Sono contro l'odio di classe, ovvero sono per l'amore di classe.E se la borghesia non ha un minimo di classe non è certo colpa mia.
La "libertà" dei liberali è una strana forma di dittatura del pensiero unico.
Sono per la libertà di assoluta di pensiero.Anche del pensiero degli idioti.
Per meglio mostrare al mondo la loro idiozia.
L'antifascismo è il peggior prodotto del fascismo.
E il fascismo è, a sua volta, il peggior prodotto del liberal capitalismo.
Penso che, se esistesse un vero
movimento per la democrazia diretta, questo si batterebbe per due
cose fondamentali, in rete: l'abolizione del diritto d'autore e
l'esproprio del web (social, piattaforme ecc...) - senza indennizzo -
alle società private. Per cederne la gestione e proprietà a TUTTI i cittadini del mondo.
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| Sergey Kuryokhin |
Si pensa che la realpolitik sia in grado di risolvere ogni cosa e, quindi, ci si adegua alla regola e alle regole (che palle!).
Avessi creduto in questo, ovvero che si nasce tondi e si muore tondi, mi sarei auto estinto da un pezzo.
E invece direi di no.
Si nasce tondi, si può vivere quadrati e su può morire esagonali.
ECCHECCAZZOOOOOO!
Vale la pena di credere, quindi, solo nell'apparentemente impossibile. E di mandare (fisicamente) a fare in culo la realpolitik.
Perché senza credere nelle "utopie" ad esempio, esperienze come il Socialismo del XXI Secolo latino americano, non sarebbero mai esistite.
E io sarei morto decenni fa di depressione.
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| Egor Letov |
Un socialista autentico e originario non potrà mai essere keynesiano.
Keynes era un liberale, a favore dell'economia di mercato e credeva nell'intervento dello Stato.
Il socialista autentico e originario non crede nè nel mercato nè nello Stato, ma nell'autogestione dell'economia e dei mezzi di produzione da parte del cittadino lavoratore, che ne diviene dunque l'unico proprietario.
Il socialista crede nell'amore fra le genti e nella loro cooperazione.
giovedì 4 luglio 2019
In Venezuela si tassano i più ricchi. Articolo di Luca Bagatin tratto da "Alganews"
Una tassa sui più
ricchi. Questa si potrebbe chiamare equità. Quella che, spesso,
sembra sempre più mancare in Europa, laddove si praticano politiche
di austerità sui ceti più deboli, ma sgravi fiscali sui più
ricchi. Non ultima la fantomatica “flat tax”.giovedì 31 gennaio 2019
"Il fiore dimenticato" di Massimo Stefanetto: romanzo sul socialismo. Un'analisi. Articolo di Luca Bagatin
Quello di Massimo
Stefanetto è un romanzo sul socialismo o, quantomeno, un romanzo
ove i protagonisti sono dei giovani, nati, vissuti e cresciuti
nell'epoca liquida di oggi, affascinati da un passato che non c'è
più. Un passato che vorrebbero ricostruire, dal basso, costituendo
un circolo come quelli che venivano animati da altri giovani come
loro, prima di loro, nelle generazioni passate, negli anni che
furono.sabato 6 gennaio 2018
Marina Ripa di Meana, una donna libera sino alla fine. Articolo di Luca Bagatin
"Fatelo sapere".
Queste le ultime parole del videomessaggio di Marina Elide
Punturieri, conosciuta da tutti come Marina Ripa di Meana, deceduta
il 5 gennaio 2018 nella sua casa romana.
Fu icona di una stagione
certamente migliore della nostra, quella dei Moravia (suo testimone
di nozze, assieme a Goffredo Parise) e dei Pasolini, oltre che di
Bettino Craxi, di cui fu molto amica.domenica 1 ottobre 2017
"La seconda vita di Bettino Craxi" di Pietro Carubbi e un ricordo di Craxi. Articolo di Luca Bagatin
Nel romanzo in realtà
non c'è pressoché alcuna azione. Ci sono piuttosto riflessioni e
ricostruzioni storiche. E' come se lo stesso Craxi scrivesse le sue
memorie e formulasse giudizi sulla Prima e sulla sedicente Seconda
Repubblica. E Carubbi nel suo romanzo vi riesce alla perfezione, con
un linguaggio colto e tagliente che potrebbe essere attribuito allo
stesso Craxi.
Nel romanzo di Carubbi
c'è, condensata, dunque, tutta la vita politica di Craxi sino
all'esilio di Hammamet. C'è il politico machiavellico che, in nome
dell'interesse del Paese, dialoga con i Paesi del Mediterraneo,
anziché entrarvi in conflitto, come hanno fatto spesso le potenze
europee negli ultimi decenni. C'è il politico che taglia quattro
punti della scala mobile per contrastare l'inflazione galoppante. C'è
il politico che rilancia il Made in Italy nel mondo e che finanzia
segretamente vari movimenti di liberazione nazionale: da quello
sandinista del Nicaragua sino all'OLP palestinese, il Partito
Socialista di Spagna allora ancora illegale ed i socialisti cileni
sottoposti alla dittatura di Pinochet. C'è il politico che, in nome
della sovranità del Paese, si oppone alle ingerenze statunitensi.
C'è il politico che contrasta le privatizzazioni selvagge, ma che
pagherà per la sua politica quale capro espiatorio attraverso la
falsa rivoluzione denominata Tangentopoli, la quale mirava a
dimostrare che lui, lo statista socialista per eccellenza, si era
personalmente arricchito attraverso il finanziamento illegale alla
politica (sic !).
Craxi, che mai si
arricchì personalmente, denunciò tutto ciò in tempi non sospetti,
proponendone una riforma, oltre che lo denunciò alla Camera dei
Deputati in un famoso discorso del 3 luglio 1992.
sabato 7 gennaio 2017
Per il ritorno al Socialismo rivoluzionario e autogestionario, contro la globalizzazione e per l'autogoverno. Articolo di Luca Bagatin
Detto ciò ci viene in mente un grande
statista socialista, l'ultimo che l'Europa abbia conosciuto e di cui
ricorre a giorni il diciassettesimo anniversario della morte: Bettino
Craxi.
Bettino Craxi, per molti versi, può
essere paragonato ad un altro grande statista: Charles De Gaulle.
Presidente francese ricordato per aver rimpatriato le riserve auree,
condannato le politiche israeliane in Palestina e quelle statunitensi
in Vietnam, aver fatto uscire la Francia dalla NATO e consolidato il
sistema del welfare. Celebre peraltro la sua frase: “Odio i
socialisti perché non sono socialisti, mentre odio i miei perché
amano troppo il danaro”.
Aspetti che i socialisti europei di
oggi, ormai trasformatisi in liberali, indistintamente
“progressisti”, “cosmopoliti”, hanno completamente
dimenticato, proponendo e riproponendo ricette di illusoria
redistribuzione della ricchezza (anziché proporre una seria
liberazione dalla schiavitù del lavoro e del salario); di
deregulation del mercato del lavoro (anziché garantire la stabilità
lavorativa ed economica per tutti, come dovrebbe essere in una
società di liberi, eguali ed emancipati) e di libertà utili solo ai
ricchi, alle imprese ed alla borghesia benestante, anziché proporre
e promuovere l'uscita progressiva dal sistema capitalista e
l'autogestione delle imprese e dell'attività politica, attraverso
assemblee e comitati popolari aperti a tutti.
Il questo senso occorre porsi in
un'ottica libera dall'interesse egoistico e dunque dal danaro, al
fine di tornare ad una società ove si produce per consumare e non si
consuma per produrre e quindi per lucrare – egoisticamente - sulla
merce e sul lavoro. Ovvero occorre puntare ad un sistema fondato sul
baratto e sul dono reciproco, nel rispetto massimo della natura e
dell'ambiente, oltre che dell'essere umano.mercoledì 11 maggio 2016
Riflessioni politiche sul presente. Articolo di Luca Bagatin
Un partito democratico da me evocato
nel 1999, dicevamo, opposto all'attuale Pd che rappresenta
semplicemente l'evoluzione in chiave capitalista ed autoritaria del
vecchio Pci e della vecchia sinistra Dc, i quali un tempo garantivano
chi un lavoro già lo aveva (e non i meno abbienti ed i disoccupati)
ed oggi garantiscono la grande impresa e l'alta finanza in cambio
delle briciole di 80 euro mensili a chi già lavora e di niente a chi
non lavora. Oltre, naturalmente, a politiche di privatizzazioni
selvagge, flessbilità, austerità, apertura indiscriminata delle
frontiere e conseguente sfruttamento della manodopera straniera a
basso costo, rafforzamento delle élite a scapito della sovranità
popolare e così via. E tutto ciò, peraltro, in linea con le
politiche dei sedicenti partiti socialisti europei ormai venduti al
capitale e fotocopia dei loro finti oppositori di destra.










