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sabato 23 luglio 2022

Sudafrica. Comunisti a Congresso. Articolo di Luca Bagatin


Il Partito Comunista Sudafricano (SACP), ha tenuto a Johannesburg, dal 13 al 16 luglio scorso, il suo 15esimo Congresso Nazionale, eleggendo a nuovo Segretario Generale, Solly Mapaila.

Il SACP è il partito comunista più antico del Sudafrica (fu fondato nel 1921) e, attualmente, conta 330.000 iscritti.

Al Congresso del partito è intervenuto il Presidente del socialista African National Congress, nonché Presidente del Sudafrica, Cyril Ramaphosa, oltre che i rappresentanti del Partito Comunista di Cuba, del Partito Socialista Unito del Venezuela, del partito di governo della Palestina, del Partito Comunista della Federazione Russa e – tramite collegamento video - Li Mingxiang, Viceministro del Dipartimento Internazionale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese.

Quest'ultimo, in particolare, ha sottolineato come il SACP abbia contribuito alla fine del regime dell'apartheid, alla fondazione e allo sviluppo del nuovo Sudafrica e all'avanzamento del socialismo sudafricano.

Il tema del congresso del Partito Comunista Sudafricano è stato: “Costruiamo insieme un potente movimento socialista dei lavoratori e dei poveri”.

Il SACP fa parte della Coalizione Tripartita attualmente al governo, assieme all'African National Congress e al Congress of South African Trade Unions, partiti socialisti che guidano il Paese da quando Nelson Mandela (che al partito fu iscritto, dal 1958 al 1962) lo liberò dall'apartheid e dalla schiavitù coloniale.

Fra le altre cose, nell'ambito del Congresso, si è discusso in merito alla necessità di “africanizzare il marxismo”, ovvero rafforzare l'esperienza di lotta dei popoli africani per la loro emancipazione, attraverso il socialismo.

Il Congresso ha sancito inoltre che, l'obiettivo delle forze socialiste, è quello di anteporre le persone al profitto; l'ambiente rispetto all'accumulazione privata e anteporre la solidarietà internazionale alla crescente diseguaglianza e al militarismo imperialista.

Luca Bagatin

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lunedì 28 marzo 2022

Comunisti per la pace e contro i governi capitalisti guerrafondai. Articolo di Luca Bagatin

L'Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai (IMCWP o Solidnet), rete di solidarietà internazionale, alla quale aderiscono partiti comunisti e operai di tutto il mondo, ha esposto – già da alcune settimane - la sua posizione, in merito al conflitto russo-ucraino.

E lo ha fatto attraverso una dichiarazione congiunta – dal titolo “No alla guerra imperialista in Ucraina!” - pubblicata in varie lingue, sul suo sito ufficiale: http://solidnet.org/article/Urgent-Joint-Statement-of-Communist-and-Workers-Parties-No-to-the-imperialist-war-in-Ukraine.

I Partiti Comunisti e Operai” - si legge nel testo della dichiarazione - “si oppongono al conflitto imperialista in Ucraina, che costituisce una delle conseguenze della tragica situazione per i popoli formatisi dopo il rovesciamento del socialismo e la dissoluzione dell'Unione Sovietica. (…) la restaurazione del capitalismo ha significato lo smantellamento delle conquiste storiche degli operai e del popolo e ha portato i popoli dell'URSS all'era dello sfruttamento di classe e delle guerre imperialiste”.

Gli sviluppi in Ucraina che hanno luogo nel quadro del capitalismo monopolistico” – prosegue la dichiarazione - “sono legati ai piani di USA, NATO e UE e al loro intervento nella regione nel contesto della loro feroce competizione con la Russia capitalista per il controllo dei mercati, delle materie prime e delle reti di trasporto del Paese. Questi propositi sono nascosti dalle potenze imperialiste, che sono in conflitto promuovendo i propri pretesti come la “difesa della democrazia”, l'”autodifesa”, e il diritto di “scegliere le proprie alleanze”, il rispetto dei principi dell’ONU o dell’OSCE, o il presunto “fascismo”, mentre separano deliberatamente il fascismo dal sistema capitalista che lo genera e lo utilizza”.

Nella dichiarazione vengono altresì denunciate le persecuzioni contro i dissidenti, i cittadini di lingua russa e i comunisti, in Ucraina: “Denunciamo l’attività delle forze fasciste e nazionaliste in Ucraina, l’anticomunismo e la persecuzione dei comunisti, la discriminazione della popolazione di lingua russa, gli attacchi armati del governo ucraino contro la popolazione del Donbass. Condanniamo l’utilizzo delle forze politiche reazionarie dell’Ucraina, compresi i gruppi fascisti, da parte delle potenze euro-atlantiche per la realizzazione dei loro piani (…)”.

Nella dichiarazione comunista viene inoltre espressamente condannato il governo capitalista di Putin: “La decisione della Federazione Russa di riconoscere inizialmente l'”indipendenza” delle cosiddette “Repubbliche popolari” nel Donbass e poi di procedere a un intervento militare, che si sta svolgendo con il pretesto dell'”autodifesa” della Russia, della “smilitarizzazione” e della “defascistizzazione” dell’Ucraina, non è stata presa per proteggere il popolo della regione o la pace, ma per promuovere gli interessi dei monopoli russi nel territorio ucraino e la loro feroce concorrenza con i monopoli occidentali”.

Viene dunque espressa solidarietà sia ai comunisti che ai popoli fratelli di Russia e Ucraina, invitandoli a prendere le distanze dai rispettivi governi e ad allearsi in nome del socialismo: “Esprimiamo la nostra solidarietà ai comunisti e ai popoli della Russia e dell’Ucraina e siamo al loro fianco per rafforzare la lotta contro il nazionalismo, che è favorito da ogni borghesia. I popoli di entrambi i Paesi, che vivevano in pace e prosperavano insieme nel quadro dell’URSS, così come tutti gli altri popoli non hanno alcun interesse a schierarsi con l’uno o l’altro imperialista o alleanza che serve gli interessi dei monopoli”

Ferma condanna viene espressa anche contro UE e NATO: “(…) la verità è che la NATO e l’UE, come ogni unione transnazionale capitalista, sono alleanze predatorie di natura profondamente reazionaria che non possono diventare a favore dei popoli e continueranno ad agire contro i diritti dei lavoratori e dei popoli; e che il capitalismo va di pari passo con le guerre imperialiste”.

Un invito - a resistere alla propaganda capitalista - viene dunque posto ai popoli di tutti i Paesi: “Invitiamo i popoli dei Paesi i cui governi sono coinvolti negli sviluppi (…) a lottare contro la propaganda delle forze borghesi che attirano i popoli nel tritacarne della guerra imperialista usando vari falsi pretesti”.

E viene ribadita l'esigenza di “chiusura delle basi militari, il ritorno a casa delle truppe dalle missioni all’estero e a rafforzare la lotta per il disimpegno dei Paesi dai piani e dalle alleanze imperialiste come la NATO e l’UE”.

La dichiarazione congiunta si conclude come segue, ovvero con un invito agli strati popolari a non dividersi, ma a rafforzarsi, contro il capitalismo: “L’interesse della classe operaia e degli strati popolari ci impone di rafforzare il criterio di classe per analizzare gli sviluppi, per tracciare il nostro cammino indipendente contro i monopoli e le classi borghesi, per il rovesciamento del capitalismo, per il rafforzamento della lotta di classe contro la guerra imperialista, per il socialismo, che rimane più che mai attuale e necessari”.

Tale dichiarazione è stata firmata da oltre 60 partiti e movimenti comunisti e operai, dall'Europa all'Asia, passando per l'Africa, il Nordamerica e l'America Latina.

Luca Bagatin

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giovedì 22 ottobre 2020

Opposizione in Russia. Comunisti per un Fronte Popolare. Nazionalbolscevichi contro l'aumento dei prezzi. Articolo di Luca Bagatin

 

Sabato 24 ottobre prossimo, su internet, a causa delle misure anti-Covid in Russia, si terrà l'XI Plenum del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), maggiore partito di opposizione alla Duma, ovvero il Parlamento russo.

Lo storico Segretario del Partito, Gennady Zjuganov – che già negli Anni '90 guidò la resistenza ad Eltsin e all'avvento degli oligarchi - ha rilanciato, in vista dell'importante assise, la creazione di un Fronte Popolare unito.

Un Fronte composto da “forze patriottiche di sinistra” che possa “resistere all'alleanza dei globalisti occidentali e dei collaboratori locali”, ha dichiarato Zjuganov nei giorni scorsi.

E ha denunciato: “La crisi sistemica del capitalismo prende ancora una volta il mondo per il collo. Sappiamo come la Cina socialista sia contraria, confidando nello sviluppo e nella costruzione di una società giusta dal destino comune. Vediamo come gli Stati Uniti stanno combattendo la crisi: stampando dollari e aumentando il budget militare. Sentiamo come l'Europa stia vacillando, impegnandosi nelle sanzioni di Washington contro la Russia (…). L'oligarchia dominante non ha un programma per lo sviluppo del Paese per sopravvivere in un cinico mondo borghese”, ha osservato il leader comunista.

Denunciando altresì come “Alla Russia è stata dichiarata una guerra ibrida, che comprende sanzioni economiche, pressioni militari, provocazioni politiche e attacchi informatici (…).”

E non lesina critiche al governo di Putin: “Le autorità continuano a dare priorità agli interessi dell'oligarchia (…). La ristretta cerchia si sta palesemente ingrassando a spese della maggioranza lavoratrice. (…). Il reddito reale dei cittadini diminuisce da sei anni consecutivi (…).

E rilancia l'idea di un Fronte Popolare unito di forze patriottiche di sinistra, per riportare il Paese al socialismo per “trasformare il malcontento popolare in resistenza attiva, per aiutare i cittadini a realizzare i loro obiettivi”.

Per la costruzione del socialismo popolare, anche il principale partito di sinistra patriottica e di opposizione di piazza, al quale non è consentito avere rappresentanza nelle istituzioni, ovvero il partito nazionalbolscevico “L'Altra Russia di Eduard Limonov”. Il quale ad ogni modo considera il KPRF di Zjuganov eccessivamente moderato e transigente nei confronti del governo.

Attivisti de “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, nei giorni scorsi, hanno distribuito il loro giornale “Mobilitazione Totale”, manifestato contro lo spaccio di droga, contro le discariche del business illegali e per una nuova politica ambientalista e contro l'aumento generalizzato nei prezzi, che il partito vuole siano calmierati e controllati direttamente dal pubblico.

Luca Bagatin

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sabato 29 agosto 2020

Bielorussia. Non si arresta la protesta di piazza. Parlano i comunisti contro Lukashenko. Articolo di Luca Bagatin

In Bielorussia non si placano le proteste a seguito della rielezione del Presidente Lukashenko, avvenuta il 9 agosto scorso.
Lukashenko si è barcamenato a lungo fra il sostegno da parte della Russia e quello più recente degli USA (si veda l'incontro amichevole fra Lukashenko e il Segretario di Stato USA, Mike Pompeo, nel febbraio scorso), ma, nonostante la rielezione, sembra non avere più il sostegno della piazza e di numerosi lavoratori.
Piazza che si muove spontaneamente, come quella dei Gilet Gialli in Francia, senza un leader, senza voler sostenere nessuno dei candidati che a Lukashenko si contrappongono.
Una piazza sostenuta anche dal Partito della Sinistra Bielorusso Mondo Giusto, ovvero il partito di ispirazione comunista, marxista-leninista, che a Lukashenko si oppone, a differenza del Partito Comunista di Bielorussia, che lo sostiene.
Il partito britannico Left Unity, ispirato dal regista socialista Ken Loach, ha, nei giorni scorsi, intervistato uno degli esponenti comunisti bielorussi che a Lukashenko si contrappone.
Pavel Katarzheuski, classe 1995, membro del Comitato Centrale del Partito della Sinistra Bielorusso Mondo Giusto. Pavel è peraltro stato arrestato e poi rilasciato dalle autorità bielorusse, dopo essere rimasto sdraiato per 14 ore con le mani legate nel cortile del commissariato e picchiato.
Nell'intervista (leggibile in inglese al seguente link: https://leftunity.org/belarusian-left-speaks-out), Pavel ha dichiarato che in Bielorussia le cause principali della crisi politica sono state “un progressivo deterioramento del tenore di vita, un calo dei redditi reali della popolazione, l'eliminazione dei benefici e delle garanzie sociali e l'incapacità dei cittadini di influenzare le decisioni prese dalle autorità”. Egli, peraltro, definisce quello di Lukashenko un “regime autoritario-capitalista” e le sue riforme “antisociali e neoliberiste”.
Pavel Katarzheuski fa poi presente che il suo partito è attivamente presente nelle proteste di piazza, accanto ai lavoratori, e ha visto ben cinque arrestati fra i suoi compagni: “Stiamo conducendo una campagna per il ritorno dei diritti sociali che il regime dittatoriale ha distrutto; per orari di lavoro più brevi senza tagliare i salari, e contro un sistema basato su contratti di lavoro schiavisti e ingiusti”. Pavel fa anche presente che il suo partito non sostiene affatto l'opposizione filo europeista e pro-USA: “Critichiamo i programmi dei cosiddetti candidati “democratici”, ma concordiamo sul fatto che le autorità debbano fermare immediatamente la repressione e rilasciare i prigionieri politici. La nostra principale richiesta resta lo svolgimento di nuove elezioni democratiche e libere”.
Egli, inoltre, ricorda le origini del suo partito, che è l'erede del Partito Comunista dell'Unione Sovietica in Bielorussia e le sue attuali posizioni: “Il nostro partito è stato fondato nel 1991 come successore del PCUS in Bielorussia. A quei tempi, il partito si chiamava "Partito dei comunisti di Bielorussia". Nell'ultimo parlamento democraticamente eletto - il Consiglio Supremo, la nostra fazione "comunisti e agrari" era la più grande fazione di opposizione contro Lukashenko. Nel 1996, a seguito di un colpo di stato sotto le spoglie di un referendum, Lukashenko distrusse il Soviet Supremo e non ci furono più elezioni senza falsificazioni. Nello stesso anno, gli strateghi politici dell'amministrazione organizzarono una scissione artificiale nel nostro partito. Un gruppo ha lasciato il nostro partito che ha sostenuto Lukashenko e ha preso il nome di "Partito Comunista di Bielorussia". Nel 2009 abbiamo cambiato nome e siamo diventati il Partito Bielorusso della Sinistra Mondo Giusto, perché era difficile per le persone capire quale fosse la differenza tra due partiti con quasi gli stessi nomi. Poi siamo diventati membri del Partito della Sinistra Europea. Tuttavia, non abbiamo abbandonato la nostra ideologia comunista”.
Pavel Katarzheuski, che definisce quella di Lukashanko “una dittatura con politiche anti-lavoro, anti-sindacali, neoliberiste e tradizionaliste”, ritiene infine che l'unico modo per vincerla sia una classe operaia pronta a lottare non solamente per i diritti umani, ma anche per il socialismo.

Luca Bagatin

sabato 20 giugno 2020

Elezioni Serbia 2020: solo ai comunisti è impedito partecipare. Articolo di Luca Bagatin

Come in numerosi altri Paesi dell'Est, dopo l'ingresso nell'Unione Europea ed il passaggio a una economia mercato, anche in Serbia al Partito Comunista è impedito di presentarsi alle elezioni, che si terranno domenica 21 giugno.
Il Nuovo Partito Comunista di Jugoslavia (NKPJ) e la Lega della Gioventù Comunista di Jugoslavia (SKOJ), denunciano infatti la commissione elettorale repubblicana serba (RIK) di discriminare la loro lista “Il socialismo è l'unica via d'uscita NKPJ-SKOJ”, in quanto ha respinto la candidatura della lista al fine di concorrere alle elezioni.
Il divieto è giunto solamente una settimana prima delle elezioni e ciò, chiaramente, non ha permesso alla lista comunista, guidata da Aleksandar Banjanac e Aleksandar Denic, di fare ricorso.
Mentre ai comunisti serbi è impedito di partecipare, diversamente, è stato ammesso il partito neofascista Levijatan, che in un primo tempo non era stato ammesso, in quanto le firme raccolte per la sua presentazione erano risultate insufficienti.
La lista comunista “Il socialismo è l'unica via d'uscita NKPJ-SKOJ” aveva invece presentato tutti i documenti necessari e le firme a suo sostegno entro il 5 giugno, ma, nonostante ciò, è stata l'unica lista in Serbia a non essere ammessa.
Il divieto sembra avere un evidente carattere anticomunista, in linea con la visione sempre più anticomunista e antisocialista dell'Unione Europea.

Luca Bagatin

lunedì 16 marzo 2020

Municipali Francia. Astensione record, buon risultato per comunisti e ecologisti. Partito di Macron in picchiata. Articolo di Luca Bagatin

Astensione record in Francia al primo turno di elezioni amministrative.
Il 56% degli elettori non si è, infatti, recato alle urne. Già molto che quasi la metà dei francesi si sia recata, visto il rischio contagi a seguito dell'emergenza Coronavirus, che sta colpendo anche la Francia. In tal senso si stanno già levando voci per sospendere il secondo turno, previsto per domenica prossima.
A Parigi, pur perdendo molti consensi rispetto alla tornata precedente, si conferma al primo turno la socialista Anne Hidalgo (29,33%), che dovrà vedersela al secondo turno con la repubblicana Rachida Dati (22,72%).
Molto male, in generale, per il partito governativo di Macron. Il suo partito di ispirazione liberale - La République En Marche (LREM) - va male ovunque, da Parigi (17,26%) sino a Lione (14%) e Bordeaux (12,69%). La china che sembra prendere appare dunque ormai quella del Movimento Cinque Stelle italiano, ovvero arrivare in terza posizione, perdendo numerosissimi consensi.
A Le Havre, già feudo del centrodestra repubblicano, il premier macronista Edouard Philippe ottiene il 43,59%, ma è tallonato dal candidato del Partito Comunista, Jean-Paul Lecoq, con il 35,87 e quindi i due dovranno vedersela al secondo turno.
I comunisti del Partito Comunista Francese, in generale, ottengono ottimi risultati e sono forse la sopresa di questa tornata elettorale. Hanno ottenuto, infatti, in generale, più municipi rispetto al Fronte Nazionale della Le Pen, a LREM e agli ecologisti, eleggendo o rieleggendo candidati in ben 133 comuni.
Gli ecologisti ottengono buoni risultati nelle città principali di Lione (29%), Strasburgo (27,87%), Bordeaux (34,38%), Grenoble (46,67%), ma confermano pochi eletti/rieletti in questa tornata.
Il Fronte Nazionale di Marine Le Pen si conferma in alcune città come Fréjus (51%) e Hénin-Beaumont (74,1%). Mentre nella città di Perpignan il FN è in testa con il 36,5% dei voti.

Luca Bagatin

martedì 27 agosto 2019

L'Amazzonia (e non solo) brucia. La colpa è della privatizzazione del Pianeta. Articolo di Luca Bagatin

La foresta amazzonica, come quella siberiana, le foreste dell'Alaska, della Groenlandia e del Canada, bruciano.
L'irresponsabilità di politicanti liberali, come Bolsonaro, Putin, Trump e Trudeau e le loro politiche di deregolamentazione dei controlli e di privatizzazione del territorio, a tutto vantaggio del profitto privato, stanno contribuendo a distruggere in Pianeta.
E a poco serve anche l'indignazione di facciata di Macron, le cui politiche sono – peraltro - totalmente in linea con quelle dei politici già citati: deregolamentazione, flessibilità, privatizzazione, profitto per i più ricchi.
Il Presidente della Bolivia, il socialista Evo Morales – il quale ha sospeso per una settimana il suo tour elettorale in vista delle elezioni presidenziali di ottobre – ha proposto un incontro mondiale all'Assemblea Generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, affinché si possa intraprendere una incisiva azione contro tali devastanti incendi.
Gli incendi boschivi, nei giorni scorsi, hanno colpito anche la regione boliviana della Chiquitania, che il governo boliviano ha contrastato attraverso l'impiego di aerei Supertanker e migliaia di vigili del fuoco, forze di polizia e armate.
Anche il governo socialista del Venezuela, attraverso il governatore dello Stato di Miranda, ha annunciato di aver messo a disposizione i suoi vigili del fuoco, al fine di combattere tali incendi.
Il governo Maduro ha peraltro - attraverso un comunicato stampa del Ministero della Comunicazione e dell'Informazione - condannato le politiche del Presidente del Brasile Bolsonaro, il quale - si legge nella nota - “ha privilegiato le politiche di profitto degli allevatori rispetto alle politiche di difesa dell'ambiente”. Molto simili a queste sono peraltro le accuse mosse dai comunisti e dai nazionalbolscevichi russi, alcune settimane fa, al governo Putin, relativamente agli incendi in Siberia. Il leader comunista russo Zjuganov aveva infatti puntato il dito contro la gestione privatizzata delle foreste, fondata unicamente sul business.
Venezuela e Bolivia, come membri della comunità amazzonica, hanno quindi offerto aiuto immediato al fine di mitigare tale tragico evento, il quale sta gravemente nuocendo ad una delle maggiori risorse naturali dei Pieneta. La foresta amazzonica, non a caso, viene definita “Polmone Verde della Terra” proprio per il suo fondamentale ruolo di riassorbimento del biossido di carbonio prodotto dall'inquinamento delle attività industriali.

Luca Bagatin

giovedì 25 agosto 2016

Massoneria fa rima con democrazia ed emancipazione sociale. Un confronto fra Luca Bagatin ed Iskrae.eu

Il sito Iskrae.eu dedica un intero articolo (http://www.iskrae.eu/?p=55322) in risposta ad un mio commento ad un altro loro articolo dal sapore massonofobico (http://www.iskrae.eu/?p=55181) . 
Non ho alcun pregiudizio ed amo il confronto, per cui, nel ringraziarli per aver permesso questo dibattito online, colgo l'occasione per rispondere loro con un altro commento che pubblico peraltro integralmente di seguito e che spazia da tematiche squisitamente massoniche ad aspetti relativi al movimento operaio e socialista nel suo complesso.

L. B.


Innanzitutto permettetemi di ringraziarvi per aver dedicato addirittura un articolo ad un mio semplice commento. Saranno felici anche le mie piccole, medie e grandi fans, che colgo l'occasione per salutare ;)
Ora, è chiarissimo il pregiudizio dell'articolista nei confronti della Massoneria e, si sa, sradicare un pregiudizio è pressoché impossibile. Specie se radicato negli anni. Per cui risponderò senza alcuna pretesa di fare ciò. Personalmente, ad ogni modo, ho un solo pregiudizio: quello nei confronti di tutti gli intolleranti.
La persecuzione antimassonica ci fu e c'è tutt'ora, anche se in forme diverse. Ci fu ai tempi dell'Inquisizione cattolica (vittime il poeta Tommaso Crudeli ed il conte di Cagliostro) e ci fu durante il nazismo, ove finirono nei lager molti massoni. In Italia, molti di costoro, finirono invece al confino. In merito vi invito ad approfondire testi di Storia accreditati e ne parla anche un romanzo italiano "Il ramo d'acacia" di Enrico Proserpio, purtroppo di difficile reperibilità (ma da me recensito anni fa http://www.liberalcafe.it/sunday/2151/libri/il-ramo-dacacia.html) in quanto edito da una piccolissima casa editrice (se non autoprodotto).
Permettetemi anche di farvi notare che ai tempi di Palermi la Gran Loggia d'Italia (GLDI e non GLI), si chiamava Serenissima Gran Loggia d'Italia e che quanto è scritto nell'articolo è pura fantasia complottistica (abbondantemente dimostrato da chi ????) giacché il fascismo fece chiudere le logge nel 1925 e iniziò una dura persecuzione.
Vi invito in proposito a studiare i testi del prof. Aldo A. Mola, ma ve ne sono moltissimi altri di storici altrettanto accreditati. Non roba per complottisti style Abate Barruel e roba clericale varia insomma (stupisce che un sito che si dice comunista attinga a fonti clericali e borghesi style Sole24Ore, ma tant'è, sarà un segno dei tempi...del resto il vecchio PCI è oggi rappresentato al governo dai difensori del capialismo assoluto...sic !).
Relativamente al punto in cui vengono tirati in ballo gli aspetti cosiddetti "esoterici" del nazismo, si sappia che questi non hanno alcuna attinenza diretta con la Massoneria, ma furono false interpretazioni "esoteriche" di taluni personaggi dell'epoca che, peraltro, stravolsero completamente anche gli insegnamenti di Madame Blavatsky. Di questo parla diffusamente lo storico Giorgio Galli ed anche il sottoscritto nel saggio "Universo Massonico".
Equiparare nazismo ad esoterismo serio equivale ad equiparare il terrorismo all'Islam intero. C'è chi lo fa e lo ha fatto in tempi anche recenti, ma personalmente trovo tutto ciò una aberrazione.
Nell'articolo noto peraltro che si accenna ad Aleister Crowley quale artefice di chissà quali cambiamenti nella Storia. La cosa, permettetemi, mi fa un po' sorridere. Crowley, tipo parecchio simpatico e a tratti comico (ricordo quando si lamentò con il borgomastro di non ricordo quale paese indignandosi che il problema principale di quel paese erano le prostitute. Ed il borgomastro gli rispose: ma qui non ci sono prostitute ! Ed Aleister: Infatti è questo il problema ! :)), amava parecchio stupire. Divenne massone tanto per burlarsi della Massoneria dei tempi, così "ingessata" ed elaborò delle sue interessanti teorie. Fu anche scrittore mediocre. Simpatico, ma l'unica cosa che condizionò fu la controcultura degli Anni '60 e '70 del '900, in particolare i Beatles.
Il resto mi appaiono fantasie storicamente infondate, che personalmente non ho mai letto né udito (mi darete del distratto e/o del duro d'orecchi) se non nei libelli di tal David Ike, fighetto inglese che sui testi complottisti si è costruito una carriera.
Sulla P2 ci sono testi e sentenze. Ne parlo diffusamente anche nel mio saggio "Universo Massonico". Ma siete liberi anche di non credere alla giustizia italiana e a pensare che voi sareste dei giudici migliori rispetto ad altri.
Loggia Montecarlo ? Altra roba complottistica e storicamente infondata. Ma mi rendo conto che la sindrome di Leo Taxil è dura a morire, per cui non perderò ulteriore tempo.
Su che cosa sia la teosofia della Blavatsky e l'antroposofia di Steiner vi rimando ai loro testi. Un po' più ostici rispetto ai libelli complottistici da supermercato, me ne rendo conto. Da notare che queste correnti non hanno nulla a che vedere con la Massoneria. La Società Teosofica è ad ogni modo di derivazione massonica. Ne fece parte anche una bravissima maestra: Maria Montessori. Ed anche un grande rivoluzionario: Gandhi. Oltre che un tipo fisicamente parecchio fico: il sottoscritto ;)
Sulla Rivoluzione cubana e la Massoneria vi invito semplicemente ad andare a Cuba e ad approfondire sul posto. In America Latina, sin dai tempi del rivoluzionario José Martì (ma anche prima) gli ideali massonici di emancipazione sociale hanno sempre prevalso. Vi sembra dubbio ? Approfondite, non rimanete con i paraocchi ! http://unisolanelsole.blogspot.it/2015/04/massoneria.html Qui qualche articolo http://www.ilgiornale.it/news/interni/cuba-patria-massoneria-904092.html, ma ve ne sono numerosi in merito. Ma, ad ogni modo, andate a Cuba e chiedete in giro. Andate magari direttamente alla sede della Gran Logia de Cuba. Ah: la Massoneria è laicissima e non è una religione ! Sul Comandante Eterno Hugo Chavez, la sua appartenenza all'Ordine massonico, affiliato presso la Loggia di Ciudad Bolivar, la dichiarò lui stesso in un discorso nel 2008 e fu confermato dal Gran Maestro della Gran Loggia di Francia Michel Barat in un’intervista ad un giornale venezuelano.
Anche qui, ad ogni modo, fatevi un giro nel Venezuela chavista e noterete come la Massoneria sia, sin dai tempi di Bolivar e De Miranda (eminenti rivoluzionari e massoni) sia da sempre tenuta in grandissima considerazione. Così come lo è in tutta l'America Latina rivoluzionaria ove non a caso convivono ideali, prospettive e principi: massonici, cristiani, socialisti, libertari che hanno permesso proprio in questi anni il suo grande risveglio (come ai tempi del massone Allende o del massone e teosofo Sandino).
In merito alla Massoneria nei Paesi latini scrissi un recente articolo: http://www.pensalibero.it/2016/06/27/la-massoneria-dellamerica-latina-dei-paesi-latini-un-esempio-emancipazione-sociale/
Quanto alla Prima Internazionale mi permetto di dire di essere anche uno studioso ed appassionato di quel periodo e di storia del movimento operaio risorgimentale ed ottocentesco.
In realtà Mazzini (che fu carbonaro, ma non massone !) e Bakunin (che fu massone al solo scopo di propagandare gli ideali anarchici nelle logge) furono espulsi anche per ben altri motivi, ma ad ogni modo fu proprio la loro espulsione e quella di mazziniani ed anarchici, l'inizio della sconfitta del movimento operaio internazionale che ancora oggi fatica a trovare uno suo sbocco.
Marx non nutriva simpatia per le società segrete rivoluzionarie e allora ? Anche Mazzini non simpatizzava per la Massoneria dicendo che si occupava poco di unità italiana e più di questioni spirituali. E allora ?
Oggi le cose sono cambiate e, per quel che mi riguarda, da mazziniano e garibaldino, da anarchico e socialista rivoluzionario non marxista (ma che ritiene utile approfondire il pensiero di Marx) ritengo che la crisi della Prima Internazionale (ne ho scritto in molti articoli) coincida con l'avanzare della borghesia e la sconfitta degli ideali di emancipazione che oggi sono stati schiacciati proprio da quella sinistra che - come ricorda il già comunista Jean-Claude Michéa - ha abbracciato il capitalismo assoluto (http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/02/il-vicolo-cieco-delleconomia-articolo.html).
Il discorso ad ogni modo è molto lungo (da me trattato, ma lo sarà ancora in altri scritti) ma rammenterete che Marx ed Engels (che non si definivano certamente di destra, ma nemmeno di sinistra nel senso illuministico-borghese) MAI avrebbero voluto fondare un partito elettoralistico di stampo borghese. E così Mazzini, il cui Partito d'Azione era un partito di combattenti e rivoluzionari (come ricordai anche nell'ultimo congresso del PRI: https://www.youtube.com/watch?v=-C0EpA8Rvp0
Curioso che invece i seguaci occidentalistici degli ideali marxisti abbiano invece fondato dei partiti elettoralistici (non a Cuba, non in Urss, ove peraltro inizialmente i Soviet avrebbero dovuto essere delle assemblee di tipo democratico).
Curioso anche che ad esempio il PCI abbia, con diversi suoi esponenti, abbracciato atlantismo e capitalismo: pensiamo al Napolitano che avalla la guerra in Libia contro Gheddafi, ovvero l'invasione di uno Stato sovrano, peraltro socialista ed al D'Alema della guerra nell'ex Jugoslavia....per non parlare delle riforme di stampo capitalista avallate dagli eredi del PCI oggi al governo ed al governo anche con il capitalista Prodi !).
Mi rendo conto di essere andato fuori tema, ma i discorsi sono molti e prendersela con l'associazione umanitaria massonica (come la definì il Generale Eterno Garibaldi) e non con i diretti responsabili dell'avanzare del capitalismo assoluto borghese e finanziario mi appare davvero ridicolo. Anzi, davvero molto triste.



Luca Bagatin
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