In una UE sempre più
censoria e sempre meno democratica e in cui la pericolosa estrema
destra avanza, appare ancora più pericoloso l'ulteriore tentativo
del Parlamento europeo di equiparare il nazifascismo al comunismo
sovietico.
Peraltro a pochi giorni
dalla celebrazione della Giornata della Memoria.
Si
vorrebbe forse dimenticare il sacrificio dell'Armata Rossa e di
oltre 20 milioni di sovietici, i quali combatterono contro il
nazifascismo e che, il 27 gennaio 1945, liberarono il campo di
sterminio nazista di Auschwitz?
Il
Parlamento europeo, poi, sembra o ignorare o voler dimenticare che fu
grazie alla Rivoluzione socialista sovietica dell'Ottobre 1917,
guidata da Vladimir Lenin, se venne posta la parola fine
all'antisemitismo zarista. E, nel 1918, l'URSS legalizzò il
divorzio, l'aborto, depenalizzò l'omosessualità e legalizzò la
convivenza fuori dal matrimonio. Molto prima di molti altri Paesi
europei che si dicono “avanzati”!
Come
se non bastasse, si deve all'URSS un importante contributo
nell'edificazione dello Stato di Israele, fondato e guidato dal
socialista David Ben Gurion, il cui sistema dei kibbutz affascinò
molto anche la Jugoslavia socialista di Josip Broz Tito, che riconobbe e
sostenne immediatamente tale Stato. Così come peraltro fece la
Romania socialista, che con Israele non ruppe mai le relazioni
diplomatiche.
Equiparare
il socialismo sovietico al nazifascismo, anche solo per queste
importanti ragioni, dovrebbe apparire una follia e un insulto alla
memoria storica, oltre che all'onestà intellettuale.
Nel
2021 scrissi peraltro già un articolo, sempre in risposta a coloro i
quali (il partito della Meloni in primis) avrebbero voluto equiparare
tali aspetti storico-politici, diametralmente opposti e allo scopo
ultimo, in definitiva, di bandire definitivamente dall'Europa la
memoria storica socialista e comunista (cosa già peraltro ampiamente
fatto a partire dal 1993, come più volte ho scritto).
Così
scrivevo: “Equiparare
comunismo a nazifascismo non solo è storicamente sbagliato, ma anche
ideologico e pretestuoso.
Se il primo fu un
esempio di emancipazione civile e sociale (sia nella sua versione
marxista-leninista che anarchica e socialista), declinato nei secoli
nelle varie “vie nazionali al socialismo”, il secondo fu un
fenomeno essenzialmente capitalista e razzista, come peraltro
rilevato negli Anni '20 – quindi agli albori del fenomeno
hitleriano - dai nazionalbolscevichi tedeschi Ernst Niekisch e Karl
Otto Paetel.
E' pretestuoso in
quanto equiparazione sbandierata già in sede UE dai
liberal-capitalisti e da tempo applicata in Paesi semi-autoritari
quali Polonia, Ucraina, Paesi Baltici, Slovacchia e Ungheria”.
E continuavo:
“Preoccupante,
dunque, la proposta di legge del partito della Meloni, che vorrebbe
identificare il comunismo quale “totalitario” (dimenticando che
totalitario è piuttosto il liberal-capitalismo, che sta mettendo e
mette ogni cosa in vendita, persino le vite delle persone) (…).
Puntare il dito poi
contro Cina, Vietnam, Corea del Nord e Cuba, quali Paesi comunisti
“totalitari”, significa non solo non conoscerne i meccanismi
politici e socio-economici, ovvero il significato di che cosa sono le
democrazie popolari, ma anche pensare che tali sistemi siano uguali
fra loro, quando invece ciascuno segue la propria personale via
nazionale al socialismo, adattata non solo alle caratteristiche
sociali, culturali e economiche, ma anche alla volontà dei
rispettivi popoli (senza contare che ciascuno di questi Paesi
presenta sistemi elettorali e finanche aspetti di democrazia
diretta).
Parimenti, puntare il
dito contro l'Unione Sovietica quale “dittatura totalitaria”, da
parte del partito della Meloni, è altrettanto scorretto, in quanto
l'URSS fu un sistema socio-economico e geopolitico ampiamente
condiviso dalla popolazione (al punto che questa votò a maggioranza
- 77,8% - per la sua conservazione, in un celebre referendum – nel
marzo 1991 - poi disatteso dal golpismo di Eltsin), del quale ha
ancora oggi nostalgia”.
Da tener presente, poi,
che nella Federazione Russa, esistono oggi numerosi partiti comunisti
e sono tutti all'opposizione del governo liberal capitalista di
Putin, il quale, spesso, o impedisce loro di presentare liste
elettorali, o, talvolta, li mette anche in galera. O falsa i
risultati elettorali, in modo che, i comunisti, non abbiano mai
sufficienti voti per governare.
Che differenza c'è,
dunque, fra le politiche di Putin e ciò che vorrebbe il Parlamento
europeo?
Mi piace poi ricordare
che il Vate della letteratura italiana, Gabriele d'Annunzio, si
definì egli stesso comunista e disse, nell'intervista a una rivista
anarchica: “Io sono per il comunismo senza dittatura […] È
mia intenzione di fare di questa città (Fiume)
un’isola spirituale dalla quale possa irradiare
un’azione, eminentemente comunista, verso tutte le nazioni
oppresse”.
Da notare, peraltro, come
proprio l'Unione Sovietica leninista fosse l'unica ad aver
riconosciuto la Reggenza del Carnaro dannunziana e come Lenin, a
proposito di d'Annunzio, lo elogiasse quale “unico
rivoluzionario in Italia”.
Il simbolo della falce e
martello, il cui utilizzo, qualcuno (compresi tanti finti "socialisti" europei), vorrebbe abolire in UE, fu il simbolo
anche del primo partito politico italiano, ovvero il Partito
Socialista dei Lavoratori Italiani, di Filippo Turati e Anna
Kuliscioff, fondato nel 1892. E tale simbolo fu usato persino da
Giuseppe Saragat, che mai si definì anticomunista, nel 1947,
fondando il PSLI (poi PSDI), che comprendeva anche trotzkisti che
alla Rivoluzione bolscevica, comunque, si ispiravano (e nelle fila di
quel partito militò la grande rivoluzionaria e femminista Angelica
Balabanoff).
Studiare la Storia, senza
pregiudizio, sarebbe sempre bene per tutti. Anche perché, in UE, fra
ignoranza di andata, ritorno e veicolata dai media, oltre che da una
politica che favorisce sempre di più gli autoritarismi (quelli veri)
striscianti, sino a sdoganarli... un ritorno agli inquietanti Anni
'30 è tutt'altro che lontano dalla realtà.
Luca Bagatin
www.amoreeliberta.blogspot.it