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mercoledì 26 marzo 2025

Dalla parte del Manifesto di Ventotene. Contro una UE oligarchica, militarista, burocratica e ferma alle logiche della Guerra Fredda. Articolo di Luca Bagatin

 

A proposito del Manifesto di Ventotene, quasi undici anni fa, alla fine del novembre 2014, scrissi un articolo pubblicato dal quotidiano nazionale “L'Opinione delle Libertà” (leggibile qui: https://opinione.it/cultura/2014/11/26/bagatin_cultura-26-11/).

Nell'articolo mi riferivo, in particolare, alla fiction “Un mondo nuovo”, trasmessa dalla Rai e che ricostruiva le vicende storiche degli autori di tale Manifesto.

Antifascisti e liberalsocialisti della prima ora.

Così li ricordavo: “Altiero Spinelli, ex militante comunista che abiura il comunismo per scegliere la strada dell'antifascismo laico; Ernesto Rossi, giornalista di formazione economica, liberalsocialista del Partito d'Azione e fra i fondatori del primo Partito Radicale ed Eugenio Colorni filosofo ebreo, anch'egli di fede politica liberalsocialista”.

Antifascisti confinati dal regime fascista nell'Isola di Ventotene e ove idearono, nel 1941 e in clandestinità, il celebre Manifesto di Ventotene, che – allora utopisticamente – parlava di Europa unita e federale, di popoli europei affratellati e di visione democratica del Continente, senza più Stati sovrani.

Nel mio articolo ricordavo che tale visione “recuperava gli ideali di Giuseppe Mazzini e di Giuseppe Garibaldi, già elaborata nell'ambito della Giovine Europa (1834)”.

E proseguivo facendo presente che “Il Manifesto di Ventotene (...) viene scritto ed elaborato dai tre senza farsi scoprire dalle milizie fasciste dell'Isola e sarà poi diffuso all'esterno grazie al contributo di due donne: Ursula Hirschmann – allora moglie di Eugenio Colorni (e successivamente diverrà moglie di Altiero Spinelli, dopo la morte di Colorni, ucciso barbaramente da una banda di fascisti) – e Ada Rossi, moglie di Ernesto Rossi. Un Manifesto, quello di Ventotene, che sarà destinato a fare clamore sia durante il regime mussoliniano che negli anni a venire, al punto che, nel 1984, Altiero Spinelli propone al Parlamento Europeo – nel quale era stato peraltro eletto nel 1979, come indipendente nelle liste del Pci – un progetto costituzionale per gli Stati Uniti d'Europa che, pur approvato, sarà successivamente bocciato dal Consiglio Europeo”.

Nel mio articolo sottolineavo come le lucide utopie di Spinelli, Rossi e Colorni, “siano state disattese, vilipese ed offuscate dai politicanti, dai burocrati e dai banchieri dei singoli Stati europei che, anziché volere una politica comune europea, su basi democratiche, hanno preferito mantenere gli Stati sovrani ed introdurre una moneta unica che, di fatto, avvantaggia solo le élite economico-finanziarie e politiche, peraltro non elette da nessuno, visto che la Commissione Europea non è un organo elettivo e lo stesso Parlamento Europeo discute unicamente di questioni marginali”.

E aggiungevo: “Chissà che direbbero oggi Spinelli, Rossi e Colorni di questo. Forse che viviamo una nuova stagione fascista, ma molto più subdola, perché ammantata di presunte libertà. E forse i loro spiriti sarebbero lì a suggerirci, ancora una volta, di lottare, ad ogni costo e con ogni mezzo”.

E siamo ancora lì, direi.

Anzi, siamo anche peggio.

Con una UE sempre più oligarchica, geo-politicamente auto isolatasi, la cui dirigenza pretende persino che essa si riarmi.

Sempre più l'opposto del Manifesto di Ventotene, che parlava di una rivoluzione europea socialista: “La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista, cioè dovrà proporsi l’emancipazione delle classi lavoratrici e la creazione per esse di condizioni più umane di vita”.

Il socialismo, invece, in Europa, è stato sistematicamente distrutto e vilipeso a partire dal 1993 e i partiti europei che si dicono tali, nella stragrande maggioranza dei casi, sono diventati liberal capitalisti, blairiani, ovvero hanno deregolamentato l'economia, distrutto i diritti dei lavoratori e sociali e promosso una fantomatica “esportazione della democrazia” a suon di armi.

In particolare, il socialismo democratico e, dunque, anticapitalista, antiburocratico e antimonopolista, del Manifesto di Ventotene, che è e sarà ispirazione dei più gloriosi partiti della Prima Repubblica, ovvero del Partito Socialista Italiano, Partito Socialista Democratico Italiano, Partito Repubblicano Italiano e del Partito Radicale (di Mario Pannunzio e dello stesso Ernesto Rossi) veniva così giustamente definito e così venivano giustamente definite le sue prospettive:

Il principio veramente fondamentale del socialismo, e di cui quello della collettivizzazione generale non è stato che una affrettata ed erronea deduzione, è quello secondo il quale le forze economiche non debbono dominare gli uomini, ma — come avviene per forze naturali — essere da loro sottomesse, guidate, controllate nel modo più razionale, affinché le grandi masse non ne siano vittime. Le gigantesche forze di progresso, che scaturiscono dall’interesse individuale, non vanno spente nella morta gora della pratica "routinière" per trovarsi poi di fronte all’insolubile problema di resuscitare lo spirito d’iniziativa con le differenziazioni dei salari, e con gli altri provvedimenti del genere dello stachenovismo dell’U.R.S.S., col solo risultato di uno sgobbamento più diligente. Quelle forze vanno invece esaltate ed estese offrendo loro una maggiore possibilità di sviluppo ed impiego, e contemporaneamente vanno perfezionati e consolidati gli argini che le convogliano verso gli obiettivi di maggiore utilità per tutta la collettività.

La proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta, estesa, caso per caso, non dogmaticamente in linea di principio.

Questa direttiva si inserisce naturalmente nel processo di formazione di una vita economica europea liberata dagli incubi del militarismo e del burocraticismo nazionali. In essa possono trovare la loro liberazione tanto i lavoratori dei Paesi capitalistici oppressi dal dominio dei ceti padronali, quanto i lavoratori dei Paesi comunisti oppressi dalla tirannide burocratica. La soluzione razionale deve prendere il posto di quella irrazionale anche nella coscienza dei lavoratori”.

Ovvero di un socialismo rettamente inteso, originario, democratico e autogestionario, che poneva (come pone) una critica radicale a ogni totalitarismo, sia esso di matrice nazifascista, comunista totalitaria e liberal capitalista padronale.

Un socialismo che metta al primo posto la comunità e le sue necessità, attraverso una pianificazione razionale dal basso, promossa dagli stessi ceti produttivi e nell'interesse degli stessi, che li liberi da ogni forma di oppressione e sfruttamento del lavoro dei ceti padronali e delle élite burocratiche.

Tutto ciò è sempre stato, del resto, l'obiettivo del PSI-PSDI-PRI del dopoguerra e anche di quel piccolo Partito Radicale, fondato da Pannunzio (già liberale di sinistra), che, con gli Amici del settimanale liberalsocialista e laico “Il Mondo”, tentò di creare le basi per quella Terza Forza laica, antimonopolista, liberalsocialista, anticapitalista, anticlericale, multipolarista oltre i blocchi contrapposti, purtroppo mai nata (per quanto ci fosse stato il tentativo denominato “Unità Socialista” alle elezioni politiche del 1948, che raccolse il 7% dei voti, con il simbolo garibaldino e turatiano del Sole Nascente).

Terza Forza di cui, ancora oggi, ci sarebbe necessità.

Terza Forza (sulle cui prospettive e sulla cui storia, chi vi scrive, si è formato in gioventù, avendo letto e approfondito gli scritti di Ernesto Rossi, Mario Pannunzio, oltre che quelli del laicista integrale e nazionalcomunista mazziniano Mario Bergamo, Giuseppe Saragat, Roberto Tremelloni, Randolfo Pacciardi e altri) autenticamente democratica e da sempre o snobbata o vilipesa tanto dai ceti padronali, quanto dai vari fascio-comunismi e clericalismi italiani e europei del dopoguerra, che preferivano rimanere legati a vecchie logiche, che si sono inasprite durante la Guerra Fredda.

Logiche che, ancora oggi, sembrano rimanere tali, con questa mentalità da Guerra Fredda che la neo-militarista e burocratica UE si rifiuta di abbandonare.

E' vero che il Manifesto di Ventotene può, ancora una volta, indicarci la via. Ma non solo. 

Anche le prospettive del socialismo democratico storico, purtroppo in Italia volutamente distrutto a partire dal 1993 e in Europa poco dopo, con il blairismo e con lo svuotamento dei partiti socialisti, trasformati in partiti liberal capitalisti, ovvero in una forma di destra non diversa dall'originale.

Socialismo democratico che, fortunatamente, ha resistito e resiste in America Latina (negli Anni '90 ebbe un nuovo slancio grazie a Chavez, Lula, ai peronisti di sinistra e altri), è sviluppato nel mondo panafricano e in quello riformista cinese, in particolare a partire dalla fine degli Anni '70.

Occorre, dunque, ancora una volta, tornare a parlare di: pianificazione economica; primato del pubblico sul privato; società ordinata e moralizzata (non moralista); cooperazione; dialogo; multipolarismo; sviluppo delle nuove tecnologie a beneficio della comunità.

E di una Europa fondata su quanto scritto nel Manifesto di Ventotene, ovvero sulla “restituzione al popolo degli imprescrittibili diritti di autodeterminazione”.

Luca Bagatin

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martedì 11 marzo 2025

Costruire un mondo più equo, giusto e unito. Lottando contro la destabilizzazione. Articolo di Luca Bagatin

 

Come era più che prevedibile e come scrivevo l'8 dicembre scorso (https://amoreeliberta.blogspot.com/2024/12/dopo-la-libia-cade-anche-la-siria-laica.html), la destabilizzazione della Siria laica e socialista, guidata da Bashar al-Assad, rieletto nel 2021 con un'ampia maggioranza, ma detronizzato dagli islamisti nel dicembre scorso, si sta trasformando in una nuova ex Jugoslavia e in una nuova Libia dopo la detronizzazione del laico socialista Mu' Ammar Gheddafi.

Quando il germe del fondamentalismo, accuratamente sostenuto, viene gettato per destabilizzare laicità e socialismo, ecco che avvengono le stragi di civili innocenti. Ecco che crolla la democrazia.

E' il caso degli alawiti in Siria.

Oltre 1.200 i civili alawiti uccisi, fra donne e bambini, da parte delle milizie islamiste. Islamisti creduti “democratici” da una UE che continua a dimostrarsi irresponsabile e priva di ogni leadership seria e credibile.

Una UE che pensa di riarmarsi, ma non ha nemmeno mai avuto una politica comune. E la cui dirigenza le ha sbagliate tutte sotto il profilo della politica estera. E continua a sbagliarle.

Storicamente solo Russia e Cina sono sempre state in prima linea contro il terrorismo destabilizzatore in Siria. E il fondamentalismo religioso lo combattono da anni al loro interno.

Fondamentalismo che dovrebbe essere una priorità arginare, visto anche il rischio del ritorno degli attentati di matrice religiosa in Europa.

Perché, dunque, non cogliere l'occasione offerta dal Presidente Trump e avviare una distensione fra tutti i Paesi del mondo? Perché, anziché spendere danari in armi in UE, in modo peraltro velleitario, non lavorare per rafforzare la NATO e allargarla a Russia, Cina e a quanti più Paesi di buona volontà possibili, su basi paritarie e lavorare, finalmente, per la lotta al terrorismo e alla destabilizzazione globale?

Il vero pericolo, da noi, è il fondamentalismo, la rinascita dell'antisemitismo, le città sempre meno sicure e preda di violenze e di baby gang.

Altro pericolo è la totale distruzione del settore pubblico, il rischio che le tecnologie legate all'Intelligenza Artificiale vengano utilizzate in modo improprio e da mani sbagliate e una scuola e una sanità sempre più allo sbando. La distruzione della sanità, peraltro, sta mettendo seriamente a rischio vite umane.

I dirigenti dell'UE hanno mai pensato a un piano in questo senso?

Occorre un tavolo di confronto, il più ampio possibile, a livello globale, che ponga al centro queste priorità. Perché la Storia dovrebbe insegnare e non essere terreno di scontro fra opposte tifoserie, senza arte né parte.

Non dunque né riarmi unilaterali, come vorrebbe la dirigenza UE, né dazi, né uscite dalla NATO, come vorrebbe Trump.

Molto interessante osservare come, ad oggi, solo la Repubblica Popolare Cinese continui a lavorare per la stabilità e armonia globale.

Come ha ricordato recentemente un importante analista geopolitico quale è il prof. Giancarlo Elia Valori (https://www.nuovogiornalenazionale.com/index.php/estero/politica-internazionale/22590-alcune-note-sugli-sviluppi-della-politica-estera-della-repubblica-popolare-cinese.html): “Il mondo odierno è pieno di cambiamenti e caos, e la certezza sta diventando una risorsa sempre più scarsa a livello globale. Le scelte fatte dai Paesi, in particolare dalle grandi potenze, determineranno la direzione dei tempi e influenzeranno l’assetto mondiale. La diplomazia cinese resterà fermamente dalla parte del progresso umano e darà un contributo alla stabilizzazione di un mondo incerto”

Stabilizzazione del mondo. Nuovo ordine internazionale multipolare. Mondo più equo e giusto. Queste dovrebbero essere le parole d'ordine e di buonsenso, oggi.

Luca Bagatin

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lunedì 17 febbraio 2025

Giordano Bruno, martire del libero pensiero. Articolo di Luca Bagatin

  

Giordano Bruno fu un frate domenicano di Nola noto per la sua visione gnostica dell’Universo e condannato al rogo dalla Chiesa cattolica ed arso vivo a Campo de’ Fiori in Roma il 17 febbraio 1600, per il solo fatto di aver affermato che: “Cristo non era Dio ma un mago incredibilmente abile” e che “L’universo è infinito e contiene un numero similmente infinito di mondi, e che tutti sarebbero abitati da esseri intelligenti” oltre che per la sua visione di Dio come immanente ovvero che “il Divino che è il Tutto, e del Tutto che è il Divino”.

Giordano Bruno fu un libero pensatore gnostico che attinse le sue Conoscenze per mezzo dell’esperienza diretta (unione con il Divino) e dei suoi studi ermetici (da Ermete Trismegisto, il Dio Thot degli Egizi) e i quali meriterebbero un articolo di approfondimento a parte.

Mi limito, qui, a riportare solo alcune nozioni, che auspico possano essere utili a coloro i quali vogliano approfondire l’argomento e al fine di ricordare questo martire del Libero Pensiero e della libera ricerca spirituale.
A ricordarlo, oggi, in Campo de’ Fiori, il celebre monumento voluto e realizzato nel 1889 dallo scultore e Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia di fede repubblicana-mazziniana Ettore Ferrari. Il quale, significativamente, volle orientare lo sguardo di Giordano Bruno verso la Basilica di San Pietro in Vaticano: la culla dei suoi accusatori e assassini.

Mai come in quest'epoca neo-oscurantista (perché dogmaticamente “liberale”, ma molto poco democratica) abbiamo bisogno di celebrare Giordano Bruno e necessità del pensiero libero, da ogni forma di Potere e da ogni forma di mercato.

Luca Bagatin

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domenica 8 dicembre 2024

Dopo la Libia, cade anche la Siria laica e socialista e adesso? Articolo di Luca Bagatin

 

Nel 2011 accadde alla laica e socialista Libia, guidata da Mu'Ammar Gheddafi. Anche allora gli islamisti, destabilizzarono in Paese, uccisero Gheddafi e distrussero ogni forma di laicità, socialismo e democrazia nel Paese.

Oggi accade alla laica e socialista Siria, guidata da Bashar al-Assad, rieletto, peraltro, nel 2021, con un'ampia maggioranza di consensi.

Deposto dai soliti islamisti, destabilizzatori, impropriamente definiti “ribelli” dai media nostrani.

Addio laicità, addio socialismo arabo, unico baluardo contro l'Islam radicale.

Del resto, anche nell'allora Jugoslavia, socialista e laica, accadde la stessa cosa, nei primi anni '90.

E i Paesi liberal capitalisti, USA in primis, a soffiare sul fuoco, anziché spegnerlo.

Solamente la Russia e la Cina sono state in prima linea contro il terrorismo destabilizzatore in Siria.

USA e UE temono oggi, giustamente, la radicalizzazione della Siria nelle mani degli islamisti, ma cosa hanno fatto sino ad oggi?

Cosa hanno fatto, in questi anni, a parte sostenere e inviare armi a governi guerrafondai e di destra più o meno estrema, oltre che sanzionare Paesi laici e socialisti (vedi la stessa Siria, oltre che Cuba, il Venezuela, ma non solo)?

Tralasciando la politica pessima e sconsiderata di Biden, il neo-eletto Trump, peraltro, farebbe malissimo a volere che gli USA lasciassero la NATO, ma dovrebbe rendersi promotore di un rinnovamento della NATO e di un totale cambio di passo dell'Alleanza.

Promuovendo l'entrata, nell'Alleanza Atlantica, anche di Russia (che lo chiese negli Anni 2000) e di Cina (ci fu qualche dirigente cinese che, nel 1999, avanzò tale ipotesi), oltre che di altri Paesi, BRICS in primis, lavorando, così, alla cessazione di ogni conflitto e controversia internazionale.

Rendendo l'Alleanza in grado di lavorare, dunque, a cose serie e davvero utili e necessarie: sicurezza internazionale, lotta al terrorismo e al cyberterrorismo, prevenzione delle calamità naturali in primis.

Il mondo è cambiato e gli USA, oltre che l'altrettanto irresponsabile UE, dovrebbero rendersene conto.

Non esiste più un'egemonia mondiale ed è giusto e naturale che sia così.

Il mondo è multipolare e si trova difronte nuove sfide e pericoli da affrontare. Fra questi il fondamentalismo religioso e nuovi episodi di intolleranza, oltre che conflitti inimmaginabili persino durante la terribile Guerra Fredda.

Situazioni che le attuali leadership di USA e UE non sembrano affatto in grado di voler affrontare con serietà e capacità, anzi, sembrano continuare a soffiare sul fuoco.

Trump, peraltro, parla ancora di dazi, altra misura totalmente ideologica e economicamente svantaggiosa per tutti.

Le divisioni in blocchi, le ideologie, le contrapposizioni, non fanno che impedire ciò che serve davvero e mai come in questi anni di follia e sconsideratezza: dialogo, cooperazione, stabilizzazione, prosperità comune, sicurezza.

Vedremo nuovamente la luce in questa oscurità?

Luca Bagatin

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lunedì 21 ottobre 2024

Riflessioni sparse sull'attualità, la democrazia, la tecnologia, i conflitti, l'immigrazione e l'economia. Di Luca Bagatin


PARTITI DI IERI E DI OGGI

In generale, da molti anni, non credo al voto elettorale e per una lunga serie di motivi. 

Il primo dei quali il fatto che ritengo che nessuno possa essere rappresentato da qualcun altro, e che solo l'auto-rappresentanza e la democrazia diretta/autogestione, ritengo che possano dirsi forme pienamente democratiche. 

Ma questi aspetti sono possibili solo in una società altamente formata sotto il profilo intellettuale, spirituale e morale, che dovrebbe essere l'obiettivo primario di ogni società/civiltà evoluta.

Ma, ad ogni modo, in Italia mi sarebbe impossibile votare, da molti anni, per qualsiasi partito moderno, in quanto ritengo siano tutti simili, nei fatti, e tutti più o meno di destra, anche quelli che si dicono di "sinistra" o si chiamano "sinistra" o quelli che si dicono di "centro".

Nella Prima Repubblica non avrei avuto problemi nel votare una volta per il Partito Socialista Italiano (guidato da Bettino Craxi), un'altra per il Partito Socialista Democratico Italiano (guidato da Pietro Longo), un'altra ancora per il Partito Repubblicano Italiano (ai tempi di Randolfo Pacciardi e Mario Bergamo) o per il Partito Radicale (ai tempi di Mario Pannunzio e del primo Marco Pannella, quello delle lotte dalla parte di chi, come diceva Pasolini, "non sa di avere diritti"), a seconda del momento storico o politico.

Ovvero per partiti di sinistra laica e libertaria.

Quella sinistra laica e libertaria che manca dal 1993 ad oggi. Perché i suoi esponenti sono estinti e si è anche fatto di tutto per estinguerli o vilipenderli (fino a togliere, ad alcuni di loro, persino quattro soldi di vitalizio).

Tornare indietro non si può, sia ben chiaro. E lo dico con rammarico, ma è così.

Però si può studiare, capire, approfondire e mantenere quei valori storico-politici di sinistra laica e libertaria.

E io, che li professo sin da quando avevo quattordici anni, li manterrò per sempre.

L'ANNO ORRIBILE 1993

Le proteste di piazza di leghisti, postcomunisti, missini, contro i partiti democratici di governo della Prima Repubblica (DC, PSI, PSDI, PRI, PLI), nel 1993, hanno dimostrato che la "società civile" può essere, nei fatti, talvolta, una società incivile.

Purtroppo, dal 1993 ad oggi, in Italia, a destra e a sinistra, al governo o all'opposizione, c'è quel tipo di società. Una società senza valori, allo sbando, opulenta, tanto tecnologizzata quanto preda della semplificazione intellettuale e della banalità.

SULL'AUMENTO DELL'IGNORANZA

Negli anni ho osservato un aumento esponenziale dell'ignoranza, dell'incapacità di scrivere e parlare bene e un aumento generalizzato della maleducazione, oltre che della fretta e dell'impazienza.

Il tutto di pari passo a un miglioramento delle condizioni economiche e tecnologiche.

Più sei ricco e tecnologizzato e più sei sciocco, ignorante e vuoi tutto e subito, in sostanza.

Il perché è presto spiegato: se sei ricco e tecnologizzato diventi pigro. Quindi non te ne frega nulla di conoscere, approfondire, studiare, educarti. Vuoi tutto, senza fatica e senza sapere niente.

In generale penso che il vero male dell'Occidente sia l'eccesso di ricchezza e di tecnologia.

Aspetti che stanno da qualche tempo iniziando a stravolgere anche la società cinese, che pur rimane una società seria e ordinata.

 
SUL CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

La questione del conflitto russo ucraino è molto semplice.

Con il separatismo delle Repubbliche post sovietiche dall'URSS i nazionalismi russofobi hanno preso il sopravvento. Questi sono stati ampiamente sostenuti dagli USA che da un Occidente irresponsabile.

Nel momento in cui i russi abitanti in quelle terre si sono sentiti minacciati, hanno iniziato difendere i loro diritti.

Il primo a denunciare e a attivarsi per questo, lo scrittore Eduard Limonov e i militanti del suo Partito NazionalBolscevico. Un partito di sinistra democratica e patriottica, sostenuto persino dalla compianta giornalista Anna Politkovskaja e perseguitato sia da Eltsin che da Putin.

Quest'ultimo, in calo di consensi, si è accorto troppo tardi che Limonov aveva ragione e ha preso a prestito le sue idee.

L'UE è rimasta a guardare. Si è barcamenata per anni fra amicizia all'autocrate Putin e agli USA. Anziché ricercare una sua propria via autonoma e, nella fattispecie, prendere le difese delle minoranze russe martoriate dai nazionalismi di estrema destra, ha chiuso gli occhi e favorito il riarmo delle Repubbliche post sovietiche in chiave anti russa.

È tutto molto semplice. Basta approfondire la Storia.

L'ideologia e le opposte tifoserie non servono e sono persino fuorvianti.

 
SULL'IMMIGRAZIONE

L'immigrazione, clandestina o meno, è favorita dalle imprese e dalla destra economica.

Imprese e destra economica hanno necessità di carne fresca da introdurre nel sistema produttivo.

Gli autoctoni, infatti, hanno smesso - e giustamente - di farsi sfruttare dalla classe imprenditoriale.

Andrebbe promosso, invece, lo sviluppo autonomo dei Paesi del Terzo e Quarto Mondo e non il suo sfruttamento.

Che è ciò che da sempre fanno i Paesi socialisti, continuamente criticati o destabilizzati dalle grandi imprese e dalla destra economica.

Immigrazione, ius scholae e tutte queste cose non hanno nulla di umanitario in sè. Possono essere aspetti volti a sanare alcune situazioni, ma non dovrebbero essere la regola.

Solo uno sviluppo autonomo dai Paesi del Terzo e Quarto Mondo e la cooperazione internazionale possono favorire condizioni vantaggiose per tutti.

SULLA RICCHEZZA

Il problema di fondo è la troppa ricchezza, che genera un eccesso di progresso e di modernità, che generano, a loro volta, la mancanza di limiti e di freni inibitori.

Quando dico che occorre combattere la ricchezza (ponendole un freno e sottomettendo i ricchi alle necessità della comunità) e, dunque, porre un freno al progresso (che è il vero regresso), è proprio perché sono consapevole di dove tutto questo potrà portarci.

L'ego è una patologia di cui soffrono troppi esseri umani e va tenuto a freno, così come un bambino necessita di limiti e regole che, dei buoni genitori, sapranno impartirgli per il suo sano sviluppo e per una crescita autonoma e responsabile. 

Luca Bagatin

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giovedì 19 settembre 2024

XX Settembre, festa di laicità e democrazia cancellata dal fascismo e mai più reintrodotta. Articolo di Luca Bagatin


Il 20 Settembre è una data storica per l'Italia, la cui festività nazionale fu cancellata dal fascismo, probabilmente per ingraziarsi, ancora una volta, la Chiesa cattolica.

Il 20 Settembre, fino all'avvento della dittatura fascista, infatti, era la Festa della liberazione della Capitale d'Italia e dell'unificazione nazionale.

Il 20 Settembre 1870, con la presa di Roma, nota anche come Breccia di Porta Pia (ovvero quando i Bersaglieri italiani irruppero nello Stato Pontificio e lo conquistarono), l'Italia fu finalmente unita e libera da ogni forma di dominazione straniera e da ogni imposizione clericale.

La presa di Roma rappresenta, infatti, anche la fine dello Stato Pontificio e la caduta del potere temporale dei Papi dei cattolici.

Il 20 Settembre o XX Settembre, è e rimane storicamente il simbolo della vittoria della democrazia, della laicità e della libertà spirituale del popolo italiano.

Gli ideali del Risorgimento, mazziniani e garibaldini, trovarono – in tale data - quantomeno parziale compimento, per quanto, i successivi accordi fra il becerume liberal-monarchico al governo dell'Italia e la cosiddetta Santa Sede, mutilarono quella nobile vittoria anticlericale.

Con l'infausta Legge delle Guarentigie, infatti, il Regno d'Italia non solo garantì l'inviolabilità del Pontefice nella sua persona, ma anche l'inviolabilità dei suoi onori sovrani; la possibilità di avere delle forze armate; l'extraterritorialità dei palazzi vaticani, i quali rimanevano esentati dalla legge italiana e fu garantito finanche un introito annuo da corrispondere al Papa e al suo entourage di oltre 3 milioni di lire (oggi corrispondenti a circa 15 milioni di euro)!

Una legge vergognosa, che diverrà ancor più vergognosa con le ulteriori concessioni allo Stato Pontificio concesse dal fascismo mussoliniano, con i Patti Lateranensi (ancora oggi presenti nella Costituzione italiana) e con il successivo Nuovo Concordato, il peggior errore che Bettino Craxi – pur grande statista – potesse commettere.

Ad ogni modo, nonostante questi obbrobri clericali e di genuflessione ad uno Stato straniero, il XX Settembre rimane una data simbolica, purtroppo ancora oggi non più celebrata e festeggiata come tale e ricordata unicamente dalla Massoneria italiana e da qualche associazione laica e anticlericale. E ciò, nonostante siano state depositate alcune proposte di legge trasversali di reintroduzione di tale festività.

Ad ogni modo quello spirito garibaldino, che pur fu sconfitto negli anni successivi al Risorgimento (si pensi che Garibaldi si ritirò, povero e deluso, nella sua Caprera, dimettendosi finanche dalla carica di deputato al Parlamento, per tornare a fare l'agricoltore), continua ad aleggiare nei cuori di coloro i quali hanno combattuto e combattono ancora per un ideale.

Giuseppe Garibaldi, simbolo di socialismo originario e di lotta ai tiranni disse: “Il giorno in cui i contadini saranno educati nel vero, i tiranni e gli schiavi saranno impossibilitati sulla terra”.

In alcune zone del mondo questo monito e auspicio si è avverato. Pensiamo ai Paesi del Socialismo del XXI Secolo in America Latina (molti dei quali, ancora oggi, oltre che a Bolivar, Sandino e José Martì, si ispirano anche ai nostri Garibaldi e Mazzini) e in diversi Paesi socialisti nel mondo.

In Italia e nel resto dell'UE (in cui – grazie alle varie Von Der Leyen, Draghi and Co., si è tornati ad un clima pre-Risorgimentale e oligarchico), evidentemente no, ma l'eroe non è colui che vince sulla terra, ma colui il quale vince nello spirito e lo spirito è e rimane senza tempo.

Lo spirito di laicità portato avanti dal XX Settembre non morirà mai, finché la fiaccola del Risorgimento, garibaldino, mazziniano, massonico, socialista, repubblicano, teosofico, democratico, rimarrà vivo.

Luca Bagatin

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sabato 24 agosto 2024

Ottaviano Del Turco ci ha lasciati. Un ricordo. Articolo di Luca Bagatin


Ci lascia un altro esponente del socialismo italiano, Ottaviano Del Turco.

Abruzzese, sindacalista, classe 1944, socialista di lungo corso sin dal dagli Anni '50 – '60, Deputato, Senatore, ex Ministro delle Finanze, ex Presidente della Regione Abruzzo.

I giornali di oggi ripercorrono ampiamente la sua storia e carriera politica e non vorrei qui riportare cose già scritte.

Vorrei ricordare Ottaviano Del Turco per un confronto che abbiamo avuto, via email, 21 anni fa.

Conservo, infatti, ancora un'email che mi inviò, a commento di un mio articolo che, se non erro, scrissi all'epoca per una rivista socialista.

Parole che ancora mi commuovono, pur nella diversità di alcune vedute.

Questo mi scrisse l'allora Senatore Del Turco:

Molte delle sue riflessioni mi trovano d'accordo. Altre meno.

Alla mancanza di un'area laico-liberal-socialista attribuisco anche un certo inaridimento del clima culturale, in particolare nei piccoli centri di provincia. Sono anche persuaso che le sue considerazioni sui Poli siano pertinenti e per nulla settarie. Mi convince meno l'attribuire ad una “lotta per le poltrone” le nostre divisioni.

Le ragioni (parlo per me) sono più profonde e nobili. Almeno spero. D'altro canto non c'è settarismo nel mio giudizio. Quando si litiga e ci si divide per ragioni nobili, questo aggettivo va diviso per ciascuno dei contendenti.

Scriva ogni volta che ha da fare osservazioni acute come quella di oggi.

Un saluto cordiale socialista e riformista.

Ottaviano Del Turco”

Era il 2003. Lui aveva scelto di collocarsi nello schieramento dell'Ulivo e, diversamente da me, era abbastanza lontano dall'area craxiana, così come nel 1968 fu contrario all'alleanza del PSI con il PSDI. Alleanza che, invece, ho sempre considerato importantissima (e, infatti, ritengo che la corrente socialista democratica guidata dall'On. Pietro Longo fece benissimo ad aderire al PSI di Bettino Craxi, nel 1989).

Politicamente, pur socialisti entrambi, ci collocavamo su posizioni un po' distanti.

Io senza tessera e raramente votante (del resto iniziai a fare politica quando il PSI non esisteva più), teorizzavo, nei giornali e nelle riviste di area socialista e non solo, la creazione non già di un terzo polo, ma di un primo polo laico-socialista alternativo al centrodestra berlusconiano e al finto centrosinistra ulivista.

Probabilmente ero giovane, ma ancora oggi penso che quella fosse la collocazione giusta.

Ottaviano Del Turco invece, dal 1994 in poi, aveva scelto di allearsi al PDS e poi di entrare nel PD.

Una scelta che, a mio parere, non aveva nulla di socialista né di sinistra, ma, come ho sempre scritto, ritengo che Ottaviano Del Turco fosse una persona intellettualmente onesta e degna di rispetto.

Lo ricordo con quella stima e quel rispetto e con una punta di malinconia e scoramento per qualcosa che, in Italia e in Europa, non esiste più da molti decenni. 

Il socialismo, che è la base della democrazia e della libertà di pensiero. Un socialismo che, purtuttavia, vive ancora, altrove, nonostante i tentativi, da parte dell'egoismo liberal-capitalista, di annientarlo con ogni mezzo.

Luca Bagatin

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sabato 17 febbraio 2024

Giordano Bruno, martire del libero pensiero. Articolo di Luca Bagatin


 
Giordano Bruno fu un frate domenicano di Nola noto per la sua visione gnostica dell’Universo e condannato al rogo dalla Chiesa cattolica ed arso vivo a Campo de’ Fiori in Roma il 17 febbraio 1600, per il solo fatto di aver affermato che: “Cristo non era Dio ma un mago incredibilmente abile” e che “L’universo è infinito e contiene un numero similmente infinito di mondi, e che tutti sarebbero abitati da esseri intelligenti” oltre che per la sua visione di Dio come immanente ovvero che “il Divino che è il Tutto, e del Tutto che è il Divino”.

Giordano Bruno fu un libero pensatore gnostico che attinse le sue Conoscenze per mezzo dell’esperienza diretta (unione con il Divino) e dei suoi studi ermetici (da Ermete Trismegisto, il Dio Thot degli Egizi) e i quali meriterebbero un articolo di approfondimento a parte.

Mi limito, qui, a riportare solo alcune nozioni, che auspico possano essere utili a coloro i quali vogliano approfondire l’argomento e al fine di ricordare questo martire del Libero Pensiero e della libera ricerca spirituale.
A ricordarlo, oggi, in Campo de’ Fiori, il celebre monumento voluto e realizzato nel 1889 dallo scultore e Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia di fede repubblicana-mazziniana Ettore Ferrari. Il quale, significativamente, volle orientare lo sguardo di Giordano Bruno verso la Basilica di San Pietro in Vaticano: la culla dei suoi accusatori e assassini.

Mai come in quest'epoca neo-oscurantista (perché dogmaticamente “liberale”, ma molto poco democratica) abbiamo bisogno di celebrare Giordano Bruno e necessità del pensiero libero, da ogni forma di Potere e da ogni forma di mercato.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 17 febbraio 2023

Giordano Bruno, martire del libero pensiero. Articolo di Luca Bagatin

  

Giordano Bruno fu un frate domenicano di Nola noto per la sua visione gnostica dell’Universo e condannato al rogo dalla Chiesa cattolica ed arso vivo a Campo de’ Fiori in Roma il 17 febbraio 1600, per il solo fatto di aver affermato che: “Cristo non era Dio ma un mago incredibilmente abile” e che “L’universo è infinito e contiene un numero similmente infinito di mondi, e che tutti sarebbero abitati da esseri intelligenti” oltre che per la sua visione di Dio come immanente ovvero che “il Divino che è il Tutto, e del Tutto che è il Divino”.

Giordano Bruno fu un libero pensatore gnostico che attinse le sue Conoscenze per mezzo dell’esperienza diretta (unione con il Divino) e dei suoi studi ermetici (da Ermete Trismegisto, il Dio Thot degli Egizi) e i quali meriterebbero un articolo di approfondimento a parte.

Mi limito, qui, a riportare solo alcune nozioni, che auspico possano essere utili a coloro i quali vogliano approfondire l’argomento e al fine di ricordare questo martire del Libero Pensiero e della libera ricerca spirituale.
A ricordarlo, oggi, in Campo de’ Fiori, il celebre monumento voluto e realizzato nel 1889 dallo scultore e Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia di fede repubblicana-mazziniana Ettore Ferrari. Il quale, significativamente, volle orientare lo sguardo di Giordano Bruno verso la Basilica di San Pietro in Vaticano: la culla dei suoi accusatori e assassini.

Mai come in quest'epoca neo-oscurantista (perché dogmaticamente “liberale”, ma molto poco democratica) abbiamo bisogno di celebrare Giordano Bruno e necessità del pensiero libero, da ogni forma di Potere e da ogni forma di mercato.

Luca Bagatin

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lunedì 16 agosto 2021

Come l'Afghanistan, da Paese laico e socialista, è finito nelle mani dei talebani. Articolo di Luca Bagatin

Molti anni sono passati dalla fine del governo laico e socialista afghano che vide in Mohammad Najibullah il suo ultimo esponente.

Se non partiamo dalla fine del suo governo, da quel tragico 1992, non capiremo mai il perché, oggi, i talebani, fondamentalisti islamici, sono inesorabilmente tornati.

Fu grazie al Partito Democratico Popolare dell'Afghanistan, di ispirazione marxista-leninista e di cui Najibullah fu esponente, se, nel 1978, fu rovesciato il governo autoritario di Mohammed Daud Khan.

Fu così che fu proclamata la Repubbica Democratica dell'Afghanistan, che fu presieduta, sino al 1979, da Nur Mohammed Taraki, il quale avviò una serie di riforme: fece distribuire le terre ai contadini; abrogò la decima che i braccianti dovevano ai latifondisti; abolì l'usura; regolò i prezzi dei beni primari; nazionalizzò i servizi pubblici; riconobbe il voto alle donne; legalizzò i sindacati; abolì le leggi religiose e le sostituì con leggi laiche e vietò i matrimoni forzati.

Riforme che si scontrarono – come prevedibile - con le autorità religiose locali e, nel 1979, Taraki sarà assassinato dal Vice Primo Ministro Hafizyllah Amin, il quale fu sospettato dall'URSS di essere in combutta con la CIA.

Amin sarà ricordato per le sue brutalità e, contro il suo governo golpista, intervenne l'URSS, la cui Armata Rossa entrò a Kabul il 27 dicembre 1979 e venne quindi successivamente nominato Presidente l'esponente del Partito Democratico Popolare dell'Afghanistan Babrak Karmal, il quale rimarrà al governo sino al 1986. 

Il suo governo fu inviso sia agli USA che ai Mujaheddin, ovvero i fondamentalisti islamici, i quali saranno non a caso finanziati direttamente dagli USA in chiave anticomunista, per fomentare una lunga e cruenta guerra civile.

Guerra civile che terminerà – con la vittoria dei fondamentalisti - solo nel 1989, allorquando Gorbaciov smetterà di sostenere il governo laico socialista della Repubblica Democratica dell'Afghanistan.

Il 30 settembre 1987 fu eletto Presidente della Repubblica Democratica afghana, Mohammad Najibullah, che sarà anche il suo ultimo Presidente laico e socialista.

Najibullah emanò una nuova Costituzione che prevedeva multipartitismo, libertà di espressione e un sistema giudiziario indipendente.

Nonostante una campagna militare da lui guidata, che portò all'arresto di 40.000 ribelli fondamentalisti, il fondamentalismo islamico si fece sempre più aggressivo al punto che, una volta venuto meno il supporto dell'URSS, nel 1989, l'Afghanistan cadrà via via nelle mani islamiste.

Najibullah sarà costretto a dimettersi nel 1992, abbandonato da tutti, persino dall'ONU.

Sarà ucciso nel 1996 dai talebani che, una volta presa Kabul, vollero condannarlo a morte, quale atto simbolico. Vilipesero persino il suo corpo, prima di ucciderlo, esattamente come fecero i fondamentalisti islamici in Libia, con Mu'Ammar Gheddafi, altro ledaer laico e socialista.

Ecco come l'Afghanistan laico, socialista e democratico è morto.

Esattamente come la Libia laica, socialista e democratica (diretta) di Gheddafi.

Per mano del fondamentalismo islamico sostenuto dagli USA.

E oggi, siamo ancora, drammaticamente, a questo punto.

Fortunatamente, almeno alla Siria laica e socialista di Assad, sostenuta dalla Russia e dalla Cina, tutto ciò non è accaduto.

Luca Bagatin

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venerdì 18 giugno 2021

Muore a 97 anni Kenneth Kaunda, primo Presidente dello Zambia indipendente e leader socialista panafricano. Articolo di Luca Bagatin

Kenneth Kaunda, conosciuto anche come KK, fu un eroe panafricano in lotta contro il colonialismo britannico.

Spentosi il 17 giugno scorso, a 97 anni, fu Presidente dello Zambia per 27 anni, dopo averlo liberato dal colonialismo e averlo emancipato socialmente e economicamente.

Nato nel 1924, si avvicinò alla politica nel 1951, entrando a far parte del Congresso Nazionale Africano della Rhodesia del Nord, movimento politico in lotta contro il suprematismo bianco britannico e in favore dell'indipendenza del Paese.

Per questo suo attivismo finì, nel 1955, in carcere, condannato, con i suoi compagni, ai lavori forzati.

Nel 1961, Kaunda, lanciò una campagna di disobbedienza civile contro le autorità e, l'anno successivo, si presentò alle elezioni come candidato del Partito Unito dell'Indipendenza Nazionale (UNIP). Partito che, con il Congresso Nazionale Africano, riuscirà a formare un governo di coalizione, giungendo, nel 1964, a decretare lo scioglimento della federazione di Rhodesia e Nyasaland e portendo il Paese a divenire Zambia indipendente che elesse, come primo Presidente, proprio Kenneth Kaunda.

Le sue idee saranno improntate a quello che viene definito socialismo africano, ovvero al rifiuto del sistema capitalistico dei colonizzatori europei e ad un recupero dei valori tradizionali africani, quali il senso di comunità, della famiglia e la dignità del lavoro agricolo. Ovvero un socialismo che riaffermava l'identità africana e le sue tradizioni.

Kaunda ribattezzò tale socialismo “umanesimo zambiano” e univa idee sia del socialismo sovietico che valori arcaici della cultura africana, fondati sull'aiuto reciproco e sulla fiducia nei confronti dei componenti della comunità.

Tale visione socio-economica portò lo Zambia a sviluppare rapidamente le sue infrastrutture e l'industria e a nazionalizzare le risorse naturali del Paese, restituendo ai cittadini la proprietà delle miniere di rame e di molte altre proprietà, finalmente sottratte ai colonizzatori.

Le politiche sociali di Kaunda portarono a sviluppare un forte sistema scolastico pubblico e gratuito; furono garantite borse di studio ai più meritevoli e fondati diversi istituti universitari.

Kaunda fu, dunque, al pari di Thomas Sankara, Kwame Nkrumah, Ahmed Sékou Touré, Mu'Ammar Gheddafi, Nelson Mandela (di cui fu sostenitore) e molti altri socialisti africani, un grande leader panafricano e per l'emancipazione dell'Africa, pur fra i mille ostacoli dovuti alle interferenze dei Paesi ex coloniali europei e degli USA. I quali, ancora oggi, in Africa e non solo, fanno il bello e il cattivo tempo...fingendo di esportare “democrazia e libertà”.

Kaunda fu anche un solido sostenitore del Movimento dei Non Allineati e fu legato ad una profonda amicizia con il Presidente socialista jugoslavo Tito Broz, peraltro già grande amico di Gheddafi e di tutti i Paesi del Terzo Mondo socialisti, laici e non allineati.

Fu peraltro amico personale dei leader cinesi Mao Zedong, Zhou Enlai e Deng Xiaoping e sulla Cina, grande partner commerciale dello Zambia, ebbe a dire: “La Cina ci ha aiutato a lottare per la nostra indipendenza. La Cina ha aiutato molti altri paesi in Africa a ottenere la loro indipendenza. Ora stanno lavorando con noi per aiutarci a sviluppare le nostre economie. È quello che sta facendo la Cina, aiutandoci, come amici, autentici amici”.

Negli Anni '80, Kaunda, fu vicino, oltre che al Presidente socialista cubano Fidel Castro, anche al Presidente iracheno bah'atista (socialista) Saddam Hussein, impropriamente definito, dai neocolonialisti, un “dittatore”.

Kenneth Kaunda, che diede le dimissioni da Presidente nel 1991, è tutt'ora molto ricordato in Zambia e la sua scomparsa ha intristito molto il Paese e il suo attuale Presidente Edgar Lungu (esponente del socialdemocratico Fronte Patriottico), il quale lo ha a lungo ricordato su Facebook.

Luca Bagatin

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lunedì 17 febbraio 2020

Giordano Bruno: martire laico del Libero Pensiero. Articolo di Luca Bagatin de 17 febbraio 2011

Giordano Bruno fu un frate domenicano di Nola noto per la sua visione gnostica dell'Universo e condannato al rogo dalla Chiesa cattolica ed arso vivo a Campo de' Fiori in Roma il 17 febbraio 1600, per il solo fatto di aver affermato che: "Cristo non era Dio ma un mago incredibilmente abile" e che "L'universo è infinito e contiene un numero similmente infinito di mondi, e che tutti sarebbero abitati da esseri intelligenti" oltre che per la sua visione di Dio come immanente ovvero che "il Divino che è il Tutto, e del Tutto che è il Divino".
Giordano Bruno fu un libero pensatore gnostico che attinse le sue Conoscenze per mezzo dell'esperienza diretta (unione con il Divino) e dei suoi studi ermetici (da Ermete Trismegisto, il Dio Thot degli Egizi) ed i quali meriterebbero un articolo di approfondimento a parte.
Ci limitiamo qui a riportare queste mere nozioni che auspichiamo siano utili a coloro i quali vogliano approfondire l'argomento ed al fine di ricordare questo martire della laicità e del Libero Pensiero.
A ricordarlo, oggi, in Campo de' Fiori, il celebre monumento voluto e realizzato nel 1889 dallo scultore e Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia di fede repubblicana-mazziniana Ettore Ferrari. Il quale, significativamente, volle orientare lo sguardo di Giordano Bruno verso la Basilica di San Pietro in Vaticano: la culla dei suoi accusatori ed assassini.

Luca Bagatin, 17 febbraio 2011

giovedì 19 settembre 2019

XX Settembre: festa (di laicità e libertà spirituale) cancellata. Articolo di Luca Bagatin

XX Settembre.
Una data simbolo. Storica. Dimenticata.
Abolita prima dal fascismo e poi mai reintrodotta dalla Repubblica della partitocrazia e del clericalismo.
Perché mai ?
Forse perché essa simboleggiava e continua a simboleggiare la fine dello Stato Pontificio e la caduta del potere temporale dei Papi dei cattolici. E rimane simbolo di anticlericalismo, democrazia, laicità e libertà spirituale.
Quel 20 settembre 1870, con la presa di Roma, nota anche come Breccia di Porta Pia, allorquando i Bersaglieri italiani irruppero nello Stato Pontificio e lo conquistarono, l'Italia fu finalmente unita. Gli ideali del Risorgimento, mazziniani e garibaldini, trovarono quantomeno parziale compimento, per quanto, i successivi accordi fra il becerume liberal-monarchico al governo dell'Italia e la cosiddetta Santa Sede, mutilarono quella nobile vittoria anticlericale.
Con l'infausta Legge delle Guarentigie, infatti, il Regno d'Italia non solo garantì l'inviolabilità del Pontefice nella sua persona, ma anche l'inviolabilità dei suoi onori sovrani; la possibilità di avere delle forze armate; l'extraterritorialità dei palazzi vaticani, i quali rimanevano esentati dalla legge italiana e fu garantito finanche un introito annuo da corrispondere al Papa e al suo entourage di oltre 3 milioni di lire (oggi corrispondenti a circa 15 milioni di euro) !
Una legge vergognosa, che diverrà ancor più vergognosa con le ulteriori concessioni allo Stato Pontificio concesse dal fascismo mussoliniano, con i Patti Lateranensi (ancora oggi presenti nella Costituzione italiana) e con il successivo Nuovo Concordato, il peggior errore che Bettino Craxi – pur grande statista – potesse commettere.
Ad ogni modo, nonostante questi obbrobri clericali e di genuflessione ad uno Stato straniero, il XX Settembre rimane una data simbolica, purtroppo ancora oggi non più celebrata e festeggiata come tale e ricordata unicamente dalla Massoneria italiana e da qualche associazione laica e anticlericale. E ciò, nonostante siano state depositate alcune proposte di legge trasversali di reintroduzione di tale festività.
Ad ogni modo quello spirito garibaldino, che pur fu sconfitto negli anni successivi al Risorgimento (si pensi che Garibaldi si ritirò, povero e deluso, nella sua Caprera, dimettendosi finanche dalla carica di deputato al Parlamento, per tornare a fare l'agricoltore), continua ad aleggiare nei cuori di coloro i quali hanno combattuto e combattono ancora per un ideale.
Giuseppe Garibaldi, simbolo di socialismo originario e di lotta ai tiranni disse: “Il giorno in cui i contadini saranno educati nel vero, i tiranni e gli schiavi saranno impossibilitati sulla terra”.
In alcune zone del mondo questo monito e auspicio si è avverato. In Italia evidentemente no, ma l'eroe non è colui che vince sulla terra, ma colui il quale vince nello spirito e lo spirito è e rimane senza tempo.

Luca Bagatin

giovedì 14 aprile 2016

Il paese dell'utopia: l'Uruguay di Garibaldi, Batlle y Ordonez e José "Pepe" Mujica. Articolo di Luca Bagatin

L'Uruguay, nello scacchiere geopolitico, appare Paese marginale. Purtuttavia, sotto il profilo umano e sociale è un Paese modello, al quale, non a caso, sono stati dedicati diversi saggi e reportage.
Ultimo ma non ultimo l'agile saggio di Leonardo Martinelli – giornalista de “Il Sole 24 Ore” - “Il paese dell'utopia – viaggio nell'Uruguay di Pepe Mujica”, edito da Laterza.
Il Paese dell'utopia è, appunto, l'Uruguay. Il Presidente che lo ha reso un Paese socialmente e umanamente progredito è José “Pepe” Mujica, di cui, peraltro, abbiamo già parlato in numerosi articoli.
Il saggio di Martinelli, ad ogni modo, ha il pregio di condurre il lettore all'interno del piccolo, ma vitalissimo Paese latinoamericano. Paese laico e anticlericale sin tai tempi del suo storico Presidente José Batlle y Ordonez (1856 - 1929), al quale Mujica si è ispirato. Paese tollerante, civile e democratico.
Ma, andiamo con ordine.
Martinelli esordisce raccontandoci il suo primo viaggio in Uruguay nel 2003 e racconta di un Paese ove il tasso di disoccupazione era del 16%, ovvero ben oltre quello italiano dell'epoca, che era del 9%. Nel 2015, invece, la tendenza si è radicalmente capovolta: il tasso di disoccupazione italiano è salito al 12%, mentre quello uruguayano è sceso al 6% ! Merito di politiche globaliste, keynesiane e/o di austerità ? Niente affatto: merito delle politiche socialiste e libertarie introdotte dal Frente Amplio guidato da Pepe Mujica. Politiche che hanno portato a legalizzare la marijuana (demonizzata in Occidente sin da quando il Presidente USA Franklin Delano Roosevelt, nel 1937, la mise fuori legge in quanto le fibre di canapa indiana risultavano non solo utili per produrre biocombustibile e ciò avrebbe messo in crisi il settore petrolifero, ma anche più economiche e resistenti di quelle prodotte dai grandi magnati della cellulosa, sostenitori di Roosevelt); riformato la sanità, finanziata attraverso i contributi dei lavoratori e delle imprese; puntato all'autogestione delle impese da parte dei lavoratori e ridotto i consumi interni. Lo stesso Mujica, amante della sobrietà, si è ridotto lo stipendio del 90%, arrivando a guadagnare circa mille euro mensili !
Tutto ciò, oltre a ridurre la disoccupazione, ha portato ad un aumento dei salari, ad una crescita del PIL del 6% e a una diminuzione del tasso di povertà dal 39% al 6%.
“Pepe” Mujica, che oggi ha lasciato la carica di Presidente per cederla al suo vice Tabaré Vazquez, fu peraltro eletto Presidente all'età di 74 anni, nel 2009, con alle spalle una vita da ex guerrigliero tupamaro contro la dittatura ed un lavoro da agricoltore e da fioraio. Tutt'altro, insomma, del giovinastro figlio di papà cresciuto in qualche collegio britannico.
Leonardo Martinelli, oltre ad analizzare gli effetti positivi delle riforme portate avanti dal Presidente Mujica, condensa nel suo saggio la storia dell'Uruguay a partire dalla definizione della scrittrice ed esploratrice Rosita Forbes che, sbarcata in Uruguay nel 1932, lo definì “paese dell'utopia” in quanto già allora vantava un'organizzazione sociale e civile all'avanguardia, anche sul piano dei diritti delle donne e ciò proprio grazie al già citato Presidente del Partito Colorado José Batlle y Ordonez, la cui formazione politica era repubblicana, anarchica e socialista-proudhoniana ed amava dire che “i poveri dovevano diventare meno poveri, mentre i ricchi più ricchi”.
Fu Batlle Ordonez, ad esempio, a proporre per primo che i dipendenti delle aziende pubbliche e private dovessero ricevere una quota dell'utile dell'impresa stessa, anticipando così il concetto di autogesione portato poi avanti nel secolo attuale da Mujica.
Capitolo degno di nota del saggio di Martinelli è quello dedicato al nostro Giuseppe Garibaldi, che proprio in Uruguay fu celebrato eroe nazionale. Fu proprio nella capitale, Montevideo, che Garibaldi aderì alla Massoneria, entrando nella Loggia “Les Amis de la Patrie” e fu in quella città che iniziò ad ispirarsi al socialismo umanitario. Allorquando scoppiò la guerra civile fra le fazioni “colorados” e “blancos” - che durò dal 1839 al 1851 – Garibaldi vi partecipò schiarandosi con i “colorados” - espressione di laicità ed emancipazione, essendo peraltro i primi a parlare di diritti civili e di abolizione della schiavitù – schierando con loro la Legione Italiana, composta da esuli mazziniani e repubblicani come lui.
Quelle lotte a fianco dei “colorados” lasciarono un segno profondo nell'immaginario degli uruguaiani, al punto che il “garibaldinismo”, in Uruguay, è considerato ancora oggi una vera e propria corrente politica e di pensiero, che inevitabilmente influenzò prima il Presidente Batlle Ordonez ed oggi José Mujica.
Il viaggio nel “paese dell'utopia” di Leonardo Martinelli, ad ogni modo, non si esaurisce qui. Prosegue nell'illustrare la pesenza di una nutrita comunità valdese in Uruguay – Colonia Valdense - approdata nel 1858 dal Piemonte a seguito delle presecuzioni in quelle terre. Colonia ottimamente integrata proprio grazie al fatto che la Chieda Valdese è una confessione aperta, tollerante e laica e dunque in totale sintonia con i valori del Paese che la ospita.
Degno di nota il capitolo dedicato alla visita di Che Guevara in Uruguay che, al pari di Garibaldi, influenzò molto la cultura politica degli uruguaiani. Che Guevara, giunto in visita nel 1961 a Punta del Este a rappresentare Cuba in seno all'Organizzazione degli Stati Americani (OAS), puntò il dito contro la proposta del Presidente USA John Kennedy di creare quella che fu chiamata “Alleanza per il Progresso” allo scopo di rovesciare la Rivoluzione Cubana e favorire gli interessi delle multinazonali straniere - in particolare statunitensi - in America Latina, oltre che quelli del Fondo Monetario Internazionale. Parlando in tal senso, il “Che”, infiammò gli animi degli uruguaiani, fra cui quello del giovane Mujica.
José Mujica in un primo tempo si legò politicamente a Enrique Erro, deputato del Partido Blanco. Successivamente, nel momento in cui l'Uruguay si stava progressivmente avviando verso una deriva autoritaria e dittatoriale, aderì al Movimento di Liberazione Nazionale Tupamaros, fondato dal socialista proudhoniano Raul Sendic. Fu all'interno del movimento che, peraltro, conobbe la sua futura moglie, Lucia Topolansky.
I Tupamaros si trovarono dunque a lottare contro un governo dittatoriale supportato dal governo USA che, dal 1969, attraverso l'agente della CIA Dan Mitrione, torturò centinaia di prigionieri attraverso tecniche totalmente disumane. Alla faccia della più grande democrazia liberale d'Occidente !
Anche José “Pepe” Mujica finì in prigione, nel 1972, e fu torturato. Vi uscirà solo nel 1985, alla fine della dittatura militare, per iniziare a lavorare come agricoltore e fioraio.
Con i suoi vecchi compagni Tupamaros fonderà, poco tempo dopo, il Movimento di Partecipazione Popolare che, alle elezioni del 1994, si presenterà all'interno della coalizione del Frente Amplio, comprendente socialisti, democristiani e libertari. Mujica fu così eletto in Parlamento.
Nel 2005, il “Pepe”, sarà nominato Ministro dell'Agricoltura e, finalmente, nel 2009, sarà candidato alla Presidenza della Repubblica ed eletto con il 52% dei voti.
Il saggio di Leonardo Marinelli parla dunque di questo e di altro. Parla di un Paese fiero e laico, con le sue ferite, ma anche con la sua voglia di ricominciare, senza odio per gli avversari. Un Paese emblema del riscatto Latinoamericano e del Socialismo del XXIesimo secolo. Un socialismo libertario e anarchico, se vogliamo, che fonda le sue radici nell'amore per il prossimo.
“Non esiste alcuna dipendenza buona, a eccezione di quella dell'amore”, sostiene Mujica. Frase che, non a caso, viene riportata dall'autore del saggio “Il paese dell'utopia” in appendice del testo fra le “parole chiave” del “Pepe-pensiero”.
Un Paese da cui abbiamo molto da imparare noi europei e noi occidentali. Un Paese che ha compreso che, per vivere bene e liberi, occorre vivere di e con poco. Un Paese laico e a-confessionale, in cui, proprio per questo, sono rispettate le idee di tutti.
Uruguay: patria d'elezione di Giuseppe Garibaldi, Paese dell'utopia e del primo Presidente povero del mondo: José Mujica, il cui esempio di vita e la cui storia politica terremo sempre nel cuore.

Luca Bagatin

sabato 9 aprile 2016

Gamal Abd Al-Nasser, il socialismo arabo e la rivoluzione egiziana. Articolo di Luca Bagatin

Gamal Abd Al-Nasser (1918 – 1970) fu il leader della Rivoluzione Egiziana, oltre che figura chiave del Socialismo Arabo – ovvero dell'Unione Socialista Araba - della lotta all'imperialismo e per l'emancipazione del Terzo Mondo e dei Paesi Non Allineati.
Fra i leader dell'organizzazione dei Liberi Ufficiali – organizzazione militare clandestina costituita da ufficiali repubblicani - Nasser partecipò al colpo di Stato del 1952 che detronizzò la monarchia egiziana retta da Re Faruq, sostenuta dalla Gran Bretagna e, proclamata la Repubblica, nel 1953 ne divenne Presidente con i seguenti obiettivi: mettere fine al colonialismo inglese; abolire il feudalesimo ancora esistente in Egitto; ridurre il potere del capitalismo e fondare una società socialista e democratica.
Al fine di fare ciò Nasser tentò un rafforzamento del fronte dei Paesi Non Allineati, in opposizione all'imperialismo statunitense e sovietico, rafforzando così i rapporti con l'India di Nehru e la Jugoslavia di Tito. Nel 1956, peraltro, egli nazionalizzò la Compagnia del Canale di Suez dichiarando che, attraverso le sue entrate, avrebbe provveduto al finanziamento della diga di Assuan.
Nasser, dunque, rifonda l'Egitto su basi socialiste non-marxiste (il suo slogan è infatti “Unità, Libertà, Socialismo), aborrendo la lotta di classe e ogni forma di ateismo e dichiarando che il Socialismo Arabo è fondato sul dono, sull'equità distributiva, sul diritto di ogni membro del popolo a partecipare ai frutti del reddito nazionale. Su queste basi, peraltro, si ispirerà il “Libro Verde” di Mu'Ammar Gheddafi (1942 – 2011) - che ebbe proprio in Nasser un suo punto di riferimento - pur andando oltre e fondando una Repubblica – la Jamahiriya – che guarderà alla democrazia diretta del popolo e ad un'economia basata sull'autogestione del lavoro e dell'impresa.
L'obiettivo di Nasser, peraltro mutuato dalla visione baathista del politico siriano Michel Aflaq (1910 - 1989) (i cui ispiratori erano peraltro europei, ovvero Mazzini, Marx e Nietzsche), fu quello di unificare l'identità araba in un'unica grande Repubblica ed in questo senso, il 1 febbraio 1958, annunciò la nascita della RAU, ovvero della Repubblica Araba Unita, nata dalla fusione fra Egitto, Siria e Yemen del nord. Progetto, ad ogni modo, destinato a fallire tre anni dopo, nel 1961, a causa delle differenti condizioni politiche, economiche e sociali degli Stati che in essa si erano fusi.
Ad ogni modo il progetto socialista di Nasser porterà ad un aumento del reddito pro-capite, all'istituzione di scuole pubbliche gratuite per tutti, al debellarsi delle diffusissime malattie oftalmiche nella regione, risultati mai più eguagliati dai suoi successori, i quali attueranno politiche completamente diverse.
L'esempio politico di Nasser, al pari di quello di Gheddafi - di cui parlammo già in diversi altri articoli - possono dunque incardinarsi nel quadro di quel socialismo laico e nazionale che seppe coniugare i valori religiosi dell'Islam con la laicità delle istituzioni; la lotta agli opposti imperialismi (capitalista e comunista) con l'emancipazione sociale, pur nell'ambito di realtà socio-economiche tutt'altro che semplici e preda, da secoli e da sempre, di influenze da parte delle potenze straniere e delle relative multinazionali sfruttatrici, oltre che, come purtroppo sappiamo bene, del fondamentalismo islamico che, forse, solo leader socialisti arabi avrebbero potuto sradicare.

Luca Bagatin

martedì 5 novembre 2013

La mia scelta laica eretica-erotica


Confesso, che poi non è nemmeno una confessione per chi mi conosce bene, di essere sempre stato un eretico.
Eretico in politica, nella vita privata ed in ambito culturale.
Ho fatto parte, sin da quando avevo sedici anni, di molti partiti politici ad esempio. Ne sono stato iscritto e talvolta ho ricoperto anche diverse cariche pubbliche, per così dire. Purtuttavia ho sempre e solo pensato con la mia testa e sono sempre rifuggito dalle ideologie e dai feticismi-fanatismi di partito.
Per me concetti quali “centralismo democratico”, oppure “disciplina di partito” sono sempre stati estranei ed astrusi.
Ho sempre avuto di fronte e per scelta personale, invece, poche ma chiare idee: libertà individuale spasmodica, laicità, onestà intellettuale e morale, arte e bellezza.
Allorquando queste prospettive collimavano con il tal partito, solo allora mi inscrivevo e iniziavo a lavorare...per portare avanti questi e solo ed unicamente questi princìpi.
Entrai così nei Verdi (salvo un rapidissimo passaggio nei giovani comunisti di Rifondazione, ma solo perché a sedici anni avevo letto quasi tutto Marx e ne rimasi affascinato...pur per un brevissimo lasso di tempo), successivamente bazzicai fra i Radicali, poi mi iscrissi ai partiti della galassia liberalsocialista ed infine approdai al Partito Repubblicano Italiano e, più recentemente, prima dando una mano al movimento di Oscar Giannino e poi riproponendo Ilona Staller in politica - ideandone la candidatura - mi candidai con lei nel Partito Liberale Italiano alle Amministrative romane, sperendo così di “erotizzare” gli “sclerotizzati” laico-liberali (che, fu subito evidente, preferirono rimanere "sclerotizzati").
Frequentai così, e per bene, le varie anime della sinistra, almeno quella autentica, libertaria e laica. Pur discostandomi sempre dalla ideologia e dalle visioni ideologiche, feticistiche e voyeuristiche del partitismo.
Invero, alla fine della fiera, nell'ambito di tali partiti non riuscii a soddisfare appieno i miei princìpi e così, in quasi vent'anni di militanza, me ne discostai totalmente, preferendo non avere più tessere di partito.
Del resto nell'ambito dei medesimi partiti feci sempre di testa mia: prima teorizzando (anticipando i tempi su quella che sarebbe diventata la Rosa nel Pugno) un'unificazione fra Verdi-Radicali e Socialisti e, successivamente, puntando ad un polo laico che si battesse per le libertà civili, sessuali, sociali ed economiche, contro il Potere Pd-PdL (anticipando per molti versi le denunce del Movimento Cinque Stelle). Ciò non avvenne né, credo ormai, in ambito politico-partitico, potrà mai avvenire.
I partiti ragionano secondo regole fisse, alchimie stantìe e di Potere, senza alcuna onestà morale ed intellettuale, mentre il sottoscritto crede nell'eresia, nell'erotismo e dunque anche nell'erezione, che è aspetto condannato e combattuto dalla “cultura” dominante del Potere-Prepotente-Impotente (PPI).
I Radicali, almeno per ciò che attiene al periodo dei mitici Anni '60 e '70 (e per certi versi '80), furono gli unici a comprendere la necessità di un linguaggio diverso. Un approccio nuovo alla politica-partitica-sclerotica. Introdussero l'arte, l'erotismo, la goliardia nelle loro battaglie di libera-Azione, ovvero di liberazione. Il Partito Radicale fu, per decenni, il partito delle donne, degli ecologisti, degli omosessuali, dei transessuali, delle prostitute, dei libertari, liberisti, libertini, anarcosocialisti, degli spiritualisti e delle pornostar.
Fu il partito del sincretismo fra Sacro e Profano. Dell'intelligenza controculturale che, negli USA, affondava le sue radici nella cultura beatnik, mai approdata davvero (nonostante i contributi di Nanda Pivano) nelle coste della buonista, bigotta, conformista, clericofascista e cattocomunista Italia.
Purtroppo anche i Radicali, con gli anni, si sono mutati e globalizzati. Ovvero inglobalizzati in un sistema conformista-consumista e di Potere al punto che – e non è un caso – oggi Emma Bonino siede al governo della Famiglia Letta-Berlusconi.
Quanto ai verdi, socialisti, liberali e repubblicani, si sono divisi equamente le poltrone elargite loro dal Potere dei Prodi, dei D'Alema e dei Berlusconi, dimenticando totalmente le loro antiche battaglie e oggi rimanendo addirittura con il cerino in mano, visto che non esistono più né verdi, né socialisti, né liberali, né tantomeno repubblicani-mazziniani.
E' anche per questo che ho smesso di andare a votare e farmi prendere per il deretano. La libertà, l'eresia non hanno prezzo.
Mai rinunciare al pensare con la propria testa, attraverso un constante studio ed approfondimento della realtà.
Mai rinunciare a ciò per il Potere, ovvero per quella che chiamano “politica” che, nei fatti, ne è la sua più becera espressione e che da secoli danneggia l'intelligenza umana.

Luca Bagatin