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lunedì 21 ottobre 2024

Riflessioni sparse sull'attualità, la democrazia, la tecnologia, i conflitti, l'immigrazione e l'economia. Di Luca Bagatin


PARTITI DI IERI E DI OGGI

In generale, da molti anni, non credo al voto elettorale e per una lunga serie di motivi. 

Il primo dei quali il fatto che ritengo che nessuno possa essere rappresentato da qualcun altro, e che solo l'auto-rappresentanza e la democrazia diretta/autogestione, ritengo che possano dirsi forme pienamente democratiche. 

Ma questi aspetti sono possibili solo in una società altamente formata sotto il profilo intellettuale, spirituale e morale, che dovrebbe essere l'obiettivo primario di ogni società/civiltà evoluta.

Ma, ad ogni modo, in Italia mi sarebbe impossibile votare, da molti anni, per qualsiasi partito moderno, in quanto ritengo siano tutti simili, nei fatti, e tutti più o meno di destra, anche quelli che si dicono di "sinistra" o si chiamano "sinistra" o quelli che si dicono di "centro".

Nella Prima Repubblica non avrei avuto problemi nel votare una volta per il Partito Socialista Italiano (guidato da Bettino Craxi), un'altra per il Partito Socialista Democratico Italiano (guidato da Pietro Longo), un'altra ancora per il Partito Repubblicano Italiano (ai tempi di Randolfo Pacciardi e Mario Bergamo) o per il Partito Radicale (ai tempi di Mario Pannunzio e del primo Marco Pannella, quello delle lotte dalla parte di chi, come diceva Pasolini, "non sa di avere diritti"), a seconda del momento storico o politico.

Ovvero per partiti di sinistra laica e libertaria.

Quella sinistra laica e libertaria che manca dal 1993 ad oggi. Perché i suoi esponenti sono estinti e si è anche fatto di tutto per estinguerli o vilipenderli (fino a togliere, ad alcuni di loro, persino quattro soldi di vitalizio).

Tornare indietro non si può, sia ben chiaro. E lo dico con rammarico, ma è così.

Però si può studiare, capire, approfondire e mantenere quei valori storico-politici di sinistra laica e libertaria.

E io, che li professo sin da quando avevo quattordici anni, li manterrò per sempre.

L'ANNO ORRIBILE 1993

Le proteste di piazza di leghisti, postcomunisti, missini, contro i partiti democratici di governo della Prima Repubblica (DC, PSI, PSDI, PRI, PLI), nel 1993, hanno dimostrato che la "società civile" può essere, nei fatti, talvolta, una società incivile.

Purtroppo, dal 1993 ad oggi, in Italia, a destra e a sinistra, al governo o all'opposizione, c'è quel tipo di società. Una società senza valori, allo sbando, opulenta, tanto tecnologizzata quanto preda della semplificazione intellettuale e della banalità.

SULL'AUMENTO DELL'IGNORANZA

Negli anni ho osservato un aumento esponenziale dell'ignoranza, dell'incapacità di scrivere e parlare bene e un aumento generalizzato della maleducazione, oltre che della fretta e dell'impazienza.

Il tutto di pari passo a un miglioramento delle condizioni economiche e tecnologiche.

Più sei ricco e tecnologizzato e più sei sciocco, ignorante e vuoi tutto e subito, in sostanza.

Il perché è presto spiegato: se sei ricco e tecnologizzato diventi pigro. Quindi non te ne frega nulla di conoscere, approfondire, studiare, educarti. Vuoi tutto, senza fatica e senza sapere niente.

In generale penso che il vero male dell'Occidente sia l'eccesso di ricchezza e di tecnologia.

Aspetti che stanno da qualche tempo iniziando a stravolgere anche la società cinese, che pur rimane una società seria e ordinata.

 
SUL CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

La questione del conflitto russo ucraino è molto semplice.

Con il separatismo delle Repubbliche post sovietiche dall'URSS i nazionalismi russofobi hanno preso il sopravvento. Questi sono stati ampiamente sostenuti dagli USA che da un Occidente irresponsabile.

Nel momento in cui i russi abitanti in quelle terre si sono sentiti minacciati, hanno iniziato difendere i loro diritti.

Il primo a denunciare e a attivarsi per questo, lo scrittore Eduard Limonov e i militanti del suo Partito NazionalBolscevico. Un partito di sinistra democratica e patriottica, sostenuto persino dalla compianta giornalista Anna Politkovskaja e perseguitato sia da Eltsin che da Putin.

Quest'ultimo, in calo di consensi, si è accorto troppo tardi che Limonov aveva ragione e ha preso a prestito le sue idee.

L'UE è rimasta a guardare. Si è barcamenata per anni fra amicizia all'autocrate Putin e agli USA. Anziché ricercare una sua propria via autonoma e, nella fattispecie, prendere le difese delle minoranze russe martoriate dai nazionalismi di estrema destra, ha chiuso gli occhi e favorito il riarmo delle Repubbliche post sovietiche in chiave anti russa.

È tutto molto semplice. Basta approfondire la Storia.

L'ideologia e le opposte tifoserie non servono e sono persino fuorvianti.

 
SULL'IMMIGRAZIONE

L'immigrazione, clandestina o meno, è favorita dalle imprese e dalla destra economica.

Imprese e destra economica hanno necessità di carne fresca da introdurre nel sistema produttivo.

Gli autoctoni, infatti, hanno smesso - e giustamente - di farsi sfruttare dalla classe imprenditoriale.

Andrebbe promosso, invece, lo sviluppo autonomo dei Paesi del Terzo e Quarto Mondo e non il suo sfruttamento.

Che è ciò che da sempre fanno i Paesi socialisti, continuamente criticati o destabilizzati dalle grandi imprese e dalla destra economica.

Immigrazione, ius scholae e tutte queste cose non hanno nulla di umanitario in sè. Possono essere aspetti volti a sanare alcune situazioni, ma non dovrebbero essere la regola.

Solo uno sviluppo autonomo dai Paesi del Terzo e Quarto Mondo e la cooperazione internazionale possono favorire condizioni vantaggiose per tutti.

SULLA RICCHEZZA

Il problema di fondo è la troppa ricchezza, che genera un eccesso di progresso e di modernità, che generano, a loro volta, la mancanza di limiti e di freni inibitori.

Quando dico che occorre combattere la ricchezza (ponendole un freno e sottomettendo i ricchi alle necessità della comunità) e, dunque, porre un freno al progresso (che è il vero regresso), è proprio perché sono consapevole di dove tutto questo potrà portarci.

L'ego è una patologia di cui soffrono troppi esseri umani e va tenuto a freno, così come un bambino necessita di limiti e regole che, dei buoni genitori, sapranno impartirgli per il suo sano sviluppo e per una crescita autonoma e responsabile. 

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it


lunedì 9 ottobre 2023

I conflitti si risolvono comprendendo tutti i punti di vista. Una società più giusta si ottiene ponendo un tetto alla ricchezza, ovvero ai desideri. Riflessioni di Luca Bagatin

Studiando la Storia, leggendo, approfondendo e confrontandomi con realtà e mentalità differenti, ho imparato che non esistono bene e male, giusto o sbagliato, ma semplicemente punti di vista differenti.
Le persone si dividono in fazioni, pensando di avere ragione. Ma in realtà non vedono altro che il proprio punto di vista.
La realtà è molto più complessa.
Ma comprendere che non esiste né bene né male, né buoni né cattivi, spaventa le masse.
Perché temono di perdere la loro personale idea di "verità".
Che, in realtà, esiste solo nella loro testa.
 
(Luca Bagatin)
 
In generale non simpatizzo per i ricchi perché, chi è ricco, vorrebbe sempre di più, non si accontenta mai, spesso disprezza i poveri e, soprattutto, non ha una visione complessiva della realtà, non essendo in grado di avere contezza del valore effettivo delle cose.
Nessuno dovrebbe mai diventare ricco, né aspirare alla ricchezza. 
Chi lo fa compie il primo passo per corrompere sé stesso, moralmente e spiritualmente.
Tutti dovrebbero, invece, avere il necessario per vivere e per apprezzare le piccole cose dell'esistenza.
Né di più, né di meno. 

(Luca Bagatin)

lunedì 19 agosto 2019

Riflessioni brevi di Luca Bagatin sui conflitti e le divisioni fra gli esseri umani

https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta/
I conflitti nascono quando le persone non si spiegano.
Spesso non si spiegano perché hanno paura di offendere il prossimo. Oppure non lo fanno per orgoglio o per altre ragioni. Se non ci si spiega, se non si parla chiaro, nascono conflitti o eventuali diffidenze. Entrambi aspetti a volte insanabili.
Quasi mai le persone si spiegano. Ciò rende spesso i rapporti fra le persone (persino fra gli Stati, se ragioniamo in termini geopolitici) molto difficili, specie sul lungo periodo.
Le uniche persone a dire sempre ciò che pensano e ad essere chiare sono spesso le persone con la sindrome di Asperger. E pensare che questa cosa viene, nella malata società attuale (fondata sull'ego e sulla "razionalità"), considerata una "malattia". E per questo le persone Asperger vengono evitate e isolate. O giudicate come inferiori (sic!). In realtà le persone Asperger sono le persone più trasparenti del mondo, prive di sovrastrutture ! E per questo andrebbero comprese e apprezzate.
Forse la vera malattia è l'ipocrisia, ma non viene diagnosticata come tale. Forse è la diffidenza la malattia e sicuramente lo è la paura e il giudizio altrui.
Perché il giudizio è, già alla radice, una forma di pregiudizio. Destinato a pregiudicare tutto il resto.

(Luca Bagatin)

So di essere una persona intransigente e piuttosto inflessibile, sino alla rottura.
Nella vita privata, personale, sentimentale, politica e lavorativa.
Ovvero offro, ma anche chiedo rispetto e coerenza.
Mi sono spessissimo (se non quasi sempre) reso conto che sono cose molto difficili da ottenere.
Forse per questo ho preferito, spesso, starmene per i fatti miei e proseguire una vita e un percorso in solitaria.
Però non me ne sono mai pentito e sono sempre convinto che, l'unico modo affinché le cose, nel mondo, possano funzionare, sono atteggiamenti improntati all'intransigenza e alla trasparenza. Atteggiamenti privi di malizia e di sovrastrutture o costruzioni mentali.
Ovviamente non credo più alle favole da decine di anni.
Per cui non sono, in generale, affatto ottimista. L'essere umano non cambia. Difficilmente è in grado di comprendere questi processi, in quanto vittima di condizionamenti esterni che lo portano a costruirsi, ad ogni modo, castelli di carta destinati - presto o tardi - a crollare.

(Luca Bagatin)

L'ultimo saggio sociopolitico di Luca Bagatin è visibile e acquistabile a questo link: https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta/

lunedì 27 giugno 2016

L'incomunicabilità nei rapporti di coppia e fra i sessi. Articolo di Luca Bagatin

Noto molto maschilismo di ritorno, che cela una paura fottuta per le donne, che si conoscono (e spesso si fanno conoscere) sempre meno.
Spesso noi maschietti eterosessuali siamo spaventati dal mondo femminile, inutile nasconderlo. Ma i conflitti si superano affrontandoli e approfondendo.
Mai come in questa epoca vi è abuso dell'immagine e totale incomunicabilità fra i sessi.
Le donne sembrano fintamente emancipate o chiuse a riccio nei confronti del mondo maschile, o diffidenti e ciò – a onor del vero - è sia causato dai retaggi della cultura patriarcale, sia spesso talvolta dall'inaffidabilità conclamata di molti maschi nel prendersi i rischi di una relazione o, ancor peggio, di pretendere di averne e gestirne più di una.
Purtuttavia è assurdo che ancora oggi si possa pensare ai ruoli imposti e, senza scomodare l'arcaica ed assurda figura dell'uomo padre padrone, è assurdo anche pensare che un uomo debba per forza proteggere una donna, accudirla, guidarla, che è cosa a cui molte donne ancora oggi assurdamente anelano. E parliamo di protezione spesso economica, oltre che fisica e psicologica e ciò le rende illusoriamente emancipate ed illusoriamente libere. Illusoriamente in quanto ciò le rende, ancora una volta, prigioniere e mercificate. E rende indirettamente prigionieri, in un ruolo imposto da chissà quale assurda credenza e/o tradizione, anche gli uomini.
E' altrettanto assurdo, peraltro, che un uomo ambiasca ad una donna per forza dolce e remissiva e/o procace e disposta a tutto o, eventualmente, al contrario, accetti di essere sottomesso o di sottomettere, così come va molto in voga in questi anni in cui il genere sadomaso sembra andare per la maggiore in quanto, forse, non si è in grado di stabilire un certo equilibrio entro sé stessi ed all'interno della coppia. Ed allora si sottomette, si pretende e si prende tutto dall'altra persona, come se questa fosse una macchina e non un essere umano indipendente e cosciente.
O peggio ancora si sceglie la via del cosiddetto “poliamore” e/o degli scambi di coppia, che è un modo per non voler ammettere i propri fallimenti sentimentali ed i propri squilibri emotivi.
Vi è da dire, poi, che anche una certa sensibilità maschile non sempre è compresa dalle donne e nemmeno una certa galanteria. E questo è uno dei tanti aspetti riguardanti l'incomunicabilità fra i sessi ed i ruoli imposti che sembrano non prevedere che un uomo possa essere sensibile, romantico, galante senza per forza un secondo fine. Talvolta sembra persino assurdo, per alcune donne, che un uomo possa essere un soggetto pensante, al punto che spesso talune donne preferiscono scegliere uomini forti, prestanti fisicamente, diretti, sedicentemente misteriosi, persino ricchi economicamente, ma non sempre o spesso altrettanto prestanti e ricchi intellettualmente. Forse ciò perché un uomo non sempre intelligente e colto è meglio gestibile e/o soddisfa meglio taluni bisogni materiali.
Ed anche qui rientriamo in un ennesimo rapporto di sottomissione e di incomunicabilità, dunque di squilibrio emotivo, sentimentale e affettivo colmato attraverso la mera materialità.
I rapporti, tutti i rapporti, che siano umani, sentimentali, affettivi o sessuali, necessitano poi di calma, tempo e di contatto diretto. La virtualità, la fuggevolezza dei rapporti, non fa che favorire l'incomunicabilità.
La società ipertecnologica, capitalistica, globalizzata e internettizzata, che è poi la società che ha generato la flessibilità/precarietà lavorativa ed il cosmopolitismo lavorativo (ovvero l'obbligo di spostarsi continuamente per lavoro), oltre che la vita frenetica ed il consumismo, non fa che rendere ogni tipo di rapporto di pessima ed infima qualità. Ogni rapporto è fuggevole, effimero, consumistico, appunto, ove i tradimenti sono spesso all'ordine del giorno, così come le separazioni ed i divorzi.
Occorre dunque fermarsi un attimo. Lasciare da parte il lavoro e la frenesia, per concentrarsi sugli affetti. Chi lavora troppo non fa l'amore ! E ciò con buona pace di quanto cantava Celentano negli anni che furono ! Lasciate un po' da parte la virtualità, le chat, le discussioni online, i forum, i blog, facebook, twitter, gli smartphone, il sesso virtuale, la pornografia (che poi sembra ormai essere sinonimo dei “social” precedenti) e/o quanto ne consegue, per uscire di casa: incontratevi, parlatevi di persona, confrontatevi, vedetevi, toccatevi, baciatevi, amatevi, persino litigate se è il caso: ma fatelo vis-à-vis. Direttamente, guardandovi in faccia.
La realtà parallela, compresa quella lavorativa, è e rimane parallela. E' e può essere utile per alcune ore al giorno, ma non può sostituire la vita di ciascuno. Non può sostituire i sentimenti, i pensieri, le azioni quotidiane. Il vivere civile è, in sostanza, preferibile rispetto al vivere di illusioni e consumismo che generano ulteriore incomunicabilità fra le persone e persino fra i sessi. Il sesso virtuale, sia detto per inciso, quale commento en passant, con il tempo inibisce una sana vita sessuale e/o di coppia, generando totale disinteresse per la stessa.
Vivere, in sostanza, è infinitamente meglio che condividere su Facebook.
Ma la qualità della vita passa dalla qualità dei rapporti umani, civili, sentimentali, affettivi: da ricercare e ricostruire completamente. Così come vanno ripensate completamente le fondamenta della nostra stessa società.

Luca Bagatin