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venerdì 10 aprile 2026

Socialismo o... barbarie. Articolo di Luca Bagatin

 

Fu la socialista rivoluzionaria Rosa Luxemburg, molto critica nei confronti dell'ipocrisia della revisionista “socialdemocrazia” tedesca, la prima a parlare di “Socialismo o barbarie”.

Con questa frase ella riassunse ottimamente un aspetto difficilmente confutabile.

L'unico sistema razionale è quello socialista, non certo quello liberal capitalista.

Per evitare disoccupazione, sotto-occupazione, sfruttamento, il lavoro va organizzato a monte.

Per evitare una distribuzione iniqua delle risorse, che potrebbe generare squilibri economici, psicologici e sociali nella società, è necessario che nessuno disponga di più degli altri. Ovvero occorre che nessuno sottragga risorse alla comunità, per accaparrarsele, egoisticamente.

Il socialismo è quando non esistono né ricchi, né poveri. Quando non esistono né disoccupati, né sfruttati. Quando non esistono ladri, né criminali, né corrotti.

E' quando l'economia e la società vengono, razionalmente e pragmaticamente, pianificate, in modo condiviso e democratico.

Il liberal capitalismo, diversamente, genera squilibri, perché non prevede un'organizzazione razionale dell'economia e della società.

Questo perché il liberal capitalismo sdogana e alimenta l'ego, che andrebbe visto come una patologia congenita dell'anima, in quanto esso sdogana e alimenta una mentalità fondata sull'accumulo e sulla ricchezza individuale, anziché sull'uso razionale e pragmatico delle risorse.

Il liberal capitalismo è una patologia, non propriamente una ideologia. Perché fonda tutto sull'esteriorità e sulla materialità dell'esistenza.

Ben poca cosa, considerando che le risorse e la vita umana, sono entrambe estremamente limitate.

Una persona, nonostante le moderne follie transumaniste, non potrà fisicamente mai essere immortale e quindi non potrà mai arrivare a mantenere, per sempre, le sue ricchezze. E, anche quando lo facesse... che cosa ne trarrebbe? Alla sua morte potrebbe, al massimo, cederle agli eredi o ad altri oligarchi. Continuando, comunque, a sottrarre risorse alla comunità nel suo insieme. Sfruttandola, anziché facendola crescere.

Si dirà che il socialismo rettamente inteso non promuove la libertà. In realtà, rimuove le basi della falsa “libertà”.

Quella, appunto, fondata su ego e accumulo. Ovvero su quegli aspetti patologici della psiche umana materialista. Che generano, peraltro, alienazione, noia, nuova necessità di accumulare, in un ciclo di insoddisfazione continuo.

Droga, prostituzione, abusi sui minori, sfruttamento dei più deboli, sono aspetti perpetrati proprio da soggetti annoiati e abietti, nell'ambito di una società insana e fondata su ego e accumulo.

La libertà, diversamente, non ha nulla a che vedere con il possesso o con l'accumulo. Men che meno con la noia o la degenerazione. Essa è aspetto interiore.

Una persona libera è tale anche in una prigione. Perché dentro di lei c'è un mondo sconfinato, a confronto del quale, quello esteriore, è ben poca cosa.

Purtroppo, la mentalità materialistico-borghese e liberal capitalista, spesso, non è in grado di vedere questo mondo, perché limitata all'esteriorità.

Ogni sistema economico, a mio avviso, va approfondito e studiato anche e soprattutto alla luce della psicologia umana, dell'antropologia, della mentalità e della spiritualità, affinché ne esca un'analisi completa, approfondita e razionale.

Il socialismo, dunque, non andrebbe visto né applicato come una ideologia, ma ricercato, studiato e approfondito come una via razionale da percorrere, per la crescita e lo sviluppo di una società sana e armoniosa, fondata su una libertà assoluta da ogni condizionamento e da ogni forma di ego.

Chi pensava che il socialismo, nella Storia, avesse fallito, ha drammaticamente sbagliato.

Perché non in grado di osservare il socialismo depurato dall'ideologia, analizzandolo nella pratica.

Molti si riferiscono al cosiddetto crollo dell'URSS per affermare che il socialismo ha fallito.

Posto che l'URSS è “crollata” per cause esterne e di tradimenti interni dell'allora classe dirigente, costoro non osservano che l'URSS si allontanò dal socialismo già quando i Soviet, intesi come consigli di base di operai e contadini, furono presto abbandonati. Per trasformare l'URSS in una realtà burocratica e revisionista del socialismo stesso.

Diversamente, realtà come la Cina, ma anche molte realtà del Terzo Mondo (inteso come Mondo fuori dai due blocchi contrapposti), pensiamo ad esempio a realtà latinoamericane, panafricane e panarabe, oltre che dell'Estremo Oriente, hanno saputo costruire un socialismo razionale, non ideologico, non burocratico, imparando dagli errori, aprendosi al mondo, attingendo dalla propria cultura, Storia e tradizione.

E così hanno mostrato e stanno mostrando che il socialismo, se rettamente inteso, come via per l'evoluzione dell'essere umano e della comunità nel suo complesso (nazionale e internazionale), può non solo resistere, ma essere una forma di resilienza alle sfide del presente e del futuro.

Diversamente, il liberal capitalismo, mostra che la “libertà” esteriore conduce dritta dritta verso la degenerazione della società. Verso il consumismo degli annoiati, verso lo sfruttamento del lavoro, verso la manipolazione delle menti (pubblicità commerciale) e dei corpi (l'uso smodato e insensato della chirurgia estetica), oltre che lo sfruttamento dei corpi stessi (Onlyfans, per citare un esempio). Senza contare l'abbassamento del livello culturale della società (causato dai tagli al settore scolastico, ma anche da un voluto abbassamento degli standard del livello di istruzione) e un imbarbarimento della società stessa, con stupri e violenze di ogni genere, spesso commesse da minori.

In tutto ciò, stupisce sempre meno un insensato ricorso alla violenza verbale da parte della classe politica liberal capitalista (che si riverbera anche nella società) e una rincorsa agli armamenti, in un circo bellicista che vede il nemico in chiunque non inneggi alla “libertà” esteriore o al suprematismo del ricco e del bianco.

Si potrebbe dunque parlare, non tanto e non solo di socialismo VS liberal capitalismo, ma di comunità VS individualismo o, meglio ancora, di razionalità VS irrazionalità e tutto ciò lo si può comprendere meglio alla luce dell'approfondimento della Storia, dell'economia, della psicologia e dell'antropologia dei popoli.

Abbiamo dunque molto da imparare da Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi, Michail Bakunin, Karl Marx, Friedrich Engels, Pierre Leroux, così come da Carl Gustav Jung, Marcel Mauss e molti altri, il cui pensiero è, ancora oggi, ricco di insegnamenti.

Luca Bagatin

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domenica 19 novembre 2023

Amore non può essere ossessione. Articolo di Luca Bagatin

Si confonde l'amore con l'ossessione.

Si dice di amare, ma in realtà si è ossessionati.

Personalmente non punto il dito contro nessuno.

Perché a nessuno è stato dato il libretto delle istruzioni alla nascita (nascita che nessuno di noi ha chiesto, va detto).

Ma una cosa la vorrei dire.

Chi uccide o commette violenza, credendosi “innamorato”, in realtà è solamente ossessionato.

Questa estrema differenza va sottolineata, perché drammaticamente diffusa.

Drammaticamente, anche fra le persone più insospettabili.

Quindi, quando parlate di “amore”, non fatelo con leggerezza.

Chiedetevi piuttosto se siete ossessionati dalla persona che credete di amare.

Rifletteteci bene.

Se ne siete ossessionati, fatevi e fate alla persona amata un favore: lasciatela in pace e mettete il vostro cervello in pace.

Il problema non è essere maschi o femmine (scatenare nuove guerre fra i sessi, come fra i popoli, è la prima cosa che viene in mente, ma anche la più fuorviante e pericolosa), ma essere possessivi e, quindi, insicuri.

Nessuno vuole ammetterlo.

Si fa fatica ad ammettere le proprie debolezze.

Ma la vita (che non è buona, ma è spietata, anche se non è, in sé, cattiva) è anche questo.

Personalmente, da molti anni, penso che le persone non siano fatte per stare assieme a lungo (almeno non più di qualche ora, giorno, al massimo massimo, qualche mese).

Pensare di stare assieme “per tutta la vita” lo trovo un concetto aberrante e contro natura. Forse romantico, ma nemmeno.

Essere romantici, per me (che sarò anche un po' cinico e fin troppo pragmatico, ma spero di essere un romantico), significa amare in modo libero, sereno, ovvero con pieno rispetto per l'altra persona e quindi essere liberi da ogni forma di possesso.

Bisognerebbe prima di tutto imparare a convivere con sé stessi. Il che non è facile, ma nemmeno impossibile.

L'altro è uno specchio di te stesso. Ma se conosci te stesso, l'altro non ha più segreti per te.

Perché l'altro è già te stesso.

Il problema è che, per conoscere noi stessi, ci vogliono moltissimi anni. Forse decenni.

Abbiamo solo bisogno di non avere fretta.

E la fretta è la patologia della nostra epoca.

Tanto quando l'egoismo e il possesso, che sono le patologie dell'umanità intera, da millenni.

Luca Bagatin

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venerdì 18 agosto 2023

Il "Grande Ospizio Occidentale" di Eduard Limonov: una profetica denuncia al totalitarismo liberal-capitalista. Articolo di Luca Bagatin


L'Eduard Limonov de “Grande Ospizio Occidentale” incarna, senza dubbio, lo spirito di Patrick McMurphy, protagonista del bellissimo romanzo di Ken Kesey, “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, interpretato sul grande schermo da Jack Nicholson, nel capolavoro di Milos Forman del 1975.

In “Qualcuno volò sul nido del cuculo” c'era la tirannica Grande Infermiera, sempre pronta a sedare gli Agitati del reparto. Sempre pronta a garantire ordine e lo svolgimento di una routine ammorbante impeccabile, in un ambiente apparentemente confortevole.

Ma sarà il delinquente Patrick McMurphy, già condannato per aggressione e gioco d'azzardo, a rompere le regole del gioco e la routine, sovvertendo gli equilibri del reparto dell'istituto psichiatrico, controllato dalla Grande Infermiera.

Il “Grande Ospizio Occidentale” denunciato da Limonov altro non è che il peggiore degli inferni possibili. Ovvero la nostra società Occidentale, liberal capitalista, che Limonov osserva e ha osservato sin dagli Anni '70, quando si fece espellere dall'URSS e approdò negli Stati Uniti d'America, per vivere inizialmente da senzatetto, poi da sarto, da maggiordomo di un milionario e, pian piano, iniziare le sue prime collaborazioni giornalistiche e letterarie.

E, successivamente, negli Anni '80, ormai scrittore famoso, approdò in quella Francia nella quale pubblicherà, per la prima volta e fra molte difficoltà, nel 1993 – per le edizioni “Belles Lettres” - questo suo agile saggio critico - scritto alla fine degli Anni '80 - ripubblicato prima da Bartillat (nel 2016) e, in questi ultimi mesi, da Bietti, a cura di Andrea Lombardi e con introduzione di Alain De Benoist.

L'Ospizio di Limonov, altro non è che una società sorvegliata dall'Amministrazione, che garantisce ai Malati (i cittadini) ogni tipo di piacere e comfort, utilizzando così quella violenza soft – attraverso l'esaltazione di un Popolo senza opinioni, amante del progresso e del piacere illimitato - che lo stesso Hitler uzilizzò contro i tedeschi della sua epoca, mascherando così tutto l'orrore autentico del Regime.

Un Ospizio nel quale tutto è permesso, ovvero niente è davvero permesso, come affermava Pasolini. In cui i media e i giornali permettono “libertà di parola”, ma effettivo spazio lo trovano solo coloro i quali hanno i mezzi finanziari per poter raggiungere le masse. Oppure, venendo alla nostra epoca dei “social”, tutti possono scrivere contro l'Amministrazione dell'Ospizio, ma questo non smuoverà la situazione di una virgola.

Come fa presente De Benoist nella sua introduzione, ricordando il dissidente russo Solzenicyn quando tenne una lezione agli studenti di Harvard: “Vengo da un Paese in cui non si poteva dire nulla, e scopro un mondo in cui si può dire tutto senza che ciò serva a nulla” (e ciò mi ricorda una frase del leader repubblicano mazziniano e ex Ministro della Difesa italiano Randolfo Pacciardi: “Dicono abbiamo la libertà. Quale libertà? La libertà di una protesta inutile come faccio io oggi”.

Nell'Ospizio denunciato da Limonov l'uomo è svirilizzato, addomesticato dalla pubblicità commerciale, dalla televisione, dalla musica pop, dai reality show (denunciati già nel 1988-89 da Limonov!).

Egli è coccolato in modo che non si ribelli mai e poi mai, se non a parole. In questo senso, coloro i quali Limonov definisce Agitati (ovvero l'opposto dei Malati), quali ad esempio il leader socialista libico Gheddafi (che Limonov paragona al nostro Giuseppe Garibaldi e all'eroe latinoamericano Simon Bolivar, altri Agitati da sedare e combattere, secondo le regole dell'Ospizio), vanno vilipesi e bollati come criminali, terroristi, selvaggi, barbari e chi più ne ha più ne metta.

E ciò attraverso un sistematico revisionismo che, infatti e non a caso, in particolare negli ultimi decenni – grazie a una pessima storiografia revisionista - vede trattato l'Eroe dei Due Mondi Giuseppe Garibaldi come un “mercenario”, un “ladro” o un “terrorista”.

Persino il sistema del voto elettorale, secondo Limonov, è inutile. Ovvero non è altro che una legittimazione dell'Amministrazione dell'Ospizio, la quale propone candidati incolore, de-ideologizzati, nessuno dei quali vuole davvero cambiare alla radice il sistema.

La maggioranza dei cittadini non ha un'opinione, per mancanza di voglia e incapacità” - scrive Limonov - “Vota in funzione di opinioni prefabbricate, elaborate dall'Amministrazione e suggerite dai media”. E, spesso, ne consegue, che la gran parte dei Malati-elettori abbia persino rinunciato ad andare a votare (Limonov riporta, in merito, i dati elettorali di Francia e USA alla fine degli Anni '80, epoca in cui ha scritto il suo saggio, rilevando come in Francia votasse la metà degli aventi diritto al voto, mentre negli USA gli elettori effettivi fossero addirittura una minoranza).

“E' illogico” - prosegue Limonov - “far eleggere i dirigenti dell'Ospizio a un Popolo così influenzabile: non è lo stesso Popolo, d'altronde, che il 30 gennaio 1933 ha dato il potere, con elezioni “libere e democratiche”, a un certo leader tedesco?”. Sottolineando, dunque, come l'elettoralismo possa addirittura portare al potere – con il voto “democratico” (si fa per dire) – i peggiori dittatori.

Eduard Limonov punta inoltre il dito contro l'uomo bianco, borghese, ricco e “civlizzato”, il quale “è convinto di poter capire qualsiasi conflitto sul pianeta dopo aver dato una rapida occhiata alla televisione o leggiucchiato un paio di trafiletti su qualche giornale. Non è cosciente delle conseguenze negative del proprio intervento nella vita dell'Africa, del fatto che la civiltà europea non è estranea alla moltiplicazione delle Vittime”. Quanta attualità!

E, con ciò, Limonov sottolinea come l'Amministrazione dell'Ospizio, attraverso i media, si ponga sempre dalla parte delle Vittime...ma solo se non provengono da Africa, America Latina e Asia, ovvero quelle realtà che non fanno parte dell'Ospizio.

Le realtà estranee all'Ospizio, infatti, secondo Limonov, hanno mantenuto il loro senso comunitario, aracico, ribelle, agitato, estraneo all'ammorbamento prodotto dal benessere materiale, dalla tecnologia, da un lavoro alienante che costringe le persone (i Malati dell'Ospizio) – dalla culla alla casa di riposo – a produrre sempre di più, distruggendo così sempre più risorse naturali e l'ambiente.

L'Ospizio, secondo Limonov, in nome dell'ideologia del progresso e della prosperità, ha veicolato un piacere effimero, che ha annientato - negli esseri umani che ne fanno parte - ogni senso di sofferenza e dolore. Condizioni necessarie, all'essere umano, per crescere, emanciparsi ed essere realmente felice, in quanto realmente artefice del proprio destino, attraverso il superamento degli ostacoli e delle difficoltà che la vita e la Natura che lo circonda gli offre.

La società dell'Ospizio è, invece, infantile e adolescenziale. E, nel suo imporre a tutti i Malati di essere eternamente giovani, belli, occupati e benestanti, si è dimenticata dell'ecosistema e della Natura che, se provocata, può fare davvero paura (e lo stiamo notando oggi, fra pandemie e eventi climatici estremi!).

Limonov, in conclusione, sostiene che “bisognerebbe innanzitutto distruggere l'Ospizio e le sue leggi. Solo misure radicali, estreme, potranno fermare la distruzione del pianeta: l'arresto completo del progresso criminale, lo sradicamento del “modo di vivere industriale” e la sua sostituzione con un altro”.

Altro che “sviluppo sostenibile”! Altro che “case green”! A questi palliativi inutili, Limonov contrappone l'uscita dal sistema tecnologico-industriale e un ritorno dell'essere umano a uno stato pre-industriale. Autenticamente libero e selvaggio. Padrone del proprio destino e non più allevato come un “animale in batteria” e trattato come una “risorsa umana” da spendere e macinare nell'ingranaggio del vivi-consuma-produci-crepa.

Il “Grande Ospizio Occidentale” di Eduard Limonov è saggio sociologico e psicologico affascinante, scritto da un personaggio affascinante.

Un dissidente, tanto ad Ovest quando nella sua Russia, ove fondò, assieme a giovani e artisti (fra i quali il cantante rock Egor Letov, che fu entusiasta di questo saggio) il Partito NazionalBolscevico, primo partito ad essere messo al bando in Russia – nel 2007 – che ricevette il plauso persino della giornalista Anna Politkovskaja e che, rinato nel 2010 con la denominazione “L'Altra Russia” (e, dal 2020, dopo la morte di Limonov, “L'Altra Russia di Eduard Limonov”), ancora oggi viene perseguitato.

Eduard Limonov, questo signore che avrebbe oggi 80 anni, ha profetizzato tutto. Tanto i conflitti ad Est attuali (nel 1992 denunciò i nazionalismi russofobi delle ex repubbliche sovietiche, ormai diventate capitaliste), che la situazione sociale e psicologica dell'Occidente-Ospizio.

Patrick McMurphy – l'Agitato de “Qualcuno volò sul nido del cuculo” - per essere definitivamente sedato, viene lobotomizzato per ordine della Grande Infermiera. Eduard Limonov morì, nel 2020, a 77 anni, dopo aver lottato per anni contro un tumore al cervello.

Il Grande Ospizio Occidentale (che, per ammissione di Limonov, ha ormai conquistato anche Russia e Cina), può sedare e tentare di annientare in ogni modo gli Agitati, ma questi continuaranno sempre e comunque ad esistere e le loro opere saranno ancora lette e conosciute, anche se, magari, da quei pochissimi che avranno la voglia e pazienza di approfondire.

Luca Bagatin

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sabato 10 dicembre 2022

Democrazia è socialismo. Socialismo è proprietà comune dei mezzi di produzione. Riflessioni di Luca Bagatin

 

La proprietà dei mezzi di produzione (comprese le opere dell'ingegno, le tecnologie e i servizi informatici, compreso internet) dovrebbe essere messa in comune.
Questa è democrazia autentica, diffusione e sviluppo della conoscenza.
La proprietà individuale di tali mezzi genera invece dittatura, sottosviluppo e ignoranza.
Per questo, mentre il socialismo è una società superiore, il capitalismo è una società inferiore e per esseri abietti e votati all'ignoranza.
 
(Luca Bagatin) 

Il liberalismo è l'ideologia degli arricchiti.
E gli arricchiti sono quei parvenu che non cancelleranno mai dalla loro personalità gli istinti più abietti della loro precedente condizione sociale.
Mai fidarsi di un arricchito. Mai fidarsi di un liberale.
Il loro spirito egoistico è infatti sempre lì, pronto a guidarli.
 
(Luca Bagatin) 
 
Il socialismo è una delle vie per la liberazione dall'ego. Il socialismo è dunque l'antitesi del liberalismo. L'ego è la parte peggiore della personalità umana, ovvero è una patologia che andrebbe sanata il prima possibile, perché portatrice di discordia, violenza, apatia.
 
(Luca Bagatin)

sabato 10 settembre 2022

Superare l'ego e l'ipocrisia ("Penso, quindi (non) sono")

L'ego è la più grande malattia congenita delle società liberal capitaliste, in particolare Occidentali.
Andrebbe identificata e trattata come tale, in quanto portatrice di violenza, propagazione del potere politico ed economico e della sottomissione dell'essere umano stesso e della sua psiche a tale patologia, di cui non è nemmeno consapevole.
Curando l'ego e annullandolo, si possono curare gran parte delle storture del mondo e delle sue sofferenze.
E superare la barriera della materia che imprigiona le società.
 
(Luca Bagatin) 

I conflitti nascono quando le persone non si spiegano.
Spesso non si spiegano perché hanno paura di offendere il prossimo. Oppure non lo fanno per orgoglio o per altre ragioni.
Se non ci si spiega, se non si parla chiaro, nascono conflitti o eventuali diffidenze. Entrambi aspetti a volte insanabili.
Quasi mai le persone si spiegano. Ciò rende spesso i rapporti fra le persone (persino fra gli Stati, se ragioniamo in termini geopolitici) molto difficili, specie sul lungo periodo.
Le uniche persone a dire sempre ciò che pensano e ad essere chiare sono spesso le persone con la sindrome di Asperger. E pensare che questa cosa viene, nella malata società attuale (fondata sull'ego e sulla "razionalità"), considerata una "malattia". E per questo le persone Asperger vengono evitate e isolate. O giudicate come inferiori (sic!).
Forse la vera malattia è l'ipocrisia, ma non viene diagnosticata come tale. Forse è la diffidenza la malattia e sicuramente lo è la paura e il giudizio altrui.
Paura e giudizio (inteso nel senso di "giudicare gli altri"), sono i cani da guardia dell'ego. Che, se non curato e superato, porta a conflitti insanabili.
 
(Luca Bagatin, agosto 2019)

sabato 26 marzo 2022

Il Potere (politico, economico, mediatico, religioso) è opposto alla democrazia (e all'amore). Articolo di Luca Bagatin

Nessun governo dovrebbe essere legittimato ad agire al posto dei cittadini. Sono convinto che i governi non siano affatto i rappresentanti dei cittadini, ma siano il primo ostacolo alla democrazia.

Sono i cittadini, liberi dall'ego, che possono fondare una democrazia e una civilità. Che sarà tale solo quando sarà fondata sui valori di Amore e Libertà, Giustizia e Bellezza, Emancipazione e LiberAzione.

La democrazia è volontà di un popolo. Decisione diretta di un popolo. Senza sovrastrutture.

Ma, senza autocritica e liberazione dall'ego, le sovrastrutture rimangono.

Per sovrastrutture intendo i sistemi politici, mediatici, religiosi e economici.

Che sono tali e sono presenti per alimentare l'ego, ovvero il senso di potere degli individui. E tale senso di potere genera oppressione (degli uni verso gli altri) e dentro sé stessi.

Penso che la politica, come l'economia, il sistema religioso e mediatico, vadano de-strutturati. E analizzati sotto il profilo sociologico e psicologico.

Tutto nasce dalla vita di tutti i giorni di noi comuni mortali. Ovvero dai nostri bisogni primari. E forse il principale dei bisogni primari è l'amore, inteso in tutte le sue forme. 

Le sovrastrutture nascono dall'ego.

Ego con il quale, purtroppo, veniamo al mondo. E con il conseguente desiderio di potere e di controllo (sugli altri e su noi stessi).

Le sovrastrutture esistono solo per proteggere l'ego e per alimentarlo. Diffondendo e propagando ulteriore discordia, ulteriore dipendenza (psicologica e sociale) e ulteriore potere (che genera, appunto, oppressione). E tutto ciò genera, appunto, odio e violenza.

Finché non sviscereremo questo nodi, non andremo lontano e ci troveremo a ripetere le stesse situazioni, le stesse tragedie, anche nelle nostre stesse vite (è così da sempre, nel corso della Storia)

Molte persone, nella vita, purtroppo, amano essere ingannate e sottomesse.

Il sistema politico, mediatico, religioso e economico, è cucito loro addosso e realizzato (o auto-realizzato) proprio sulla base del fatto che amano essere ingannate e sottomesse.

Personalmente non sono contro le ideologie, di per sé stesse. Ma le apprezzo solamente se sono libere dal dogma. Apprezzo molto il socialismo autogestionario (che poi non è così lontano da com'erano organizzate le società arcaiche e matriarcali). Ma le ideologie, come ogni altro aspetto, compresa la ricerca spirituale e interiore, sono utili solo se usate non come fine ultimo, ma come strumento per comprendere sé stessi e per trascenderle.

Arrivando alla liberazione dell'ego e al raggiungimento della vera emancipazione (dalle dipendenze, ovvero dalle sovrastrutture).

Purtroppo, chi è legato alle ideologie dogmatiche (di ogni colore), fatica ad andare oltre a queste.

Non penso che i dogmatismi ideologici (al pari di quelli religiosi o mediatici) abbiano nulla di intressante.

Chi ha delle verità in tasca, in realtà, ha solo delle enormi insicurezze, nella sua tasca.

La pigrizia mentale porta ad avere verità preconfezionate. La ricerca incessante, invece, porta all'esercizio della libertà interiore.

Luca Bagatin

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giovedì 16 dicembre 2021

Superare l'egoismo per superare l'illusione della mente

 

Non bisognerebbe mai fare le cose per un tornaconto personale.
Ciò perché il mondo della materia è illusorio e delude sempre.
Tutto ciò che è demoniaco delude, perché illude ed è falso.
Il mondo della materia (tanto amato dalle religioni monoteiste di matrice mediorientale e abramitica) è illusorio e infernale.
Per questo ogni azione non va mai fatta con intenzione, con uno scopo recondito.
Ma solo con passione e amore.
Chiunque conosca la magia (di qualsiasi colore e natura essa possa essere), lo sa bene.
Chiunque si lasci trascinare dal mondo della materia finirà, invece, in questa o nella prossima vita, per impazzire. Perché non sarà più in grado di controllare la propria mente.
La mente è la scimmia del mondo materiale.
 

lunedì 21 giugno 2021

"Riflessi incondizionati - Parte quarta" di Luca Bagatin

Alle mie tante muse.

Che amo tutte e che probabilmente, se lo volessero, sposerei.

E alle quali ho dedicato gran parte della mia produzione letteraria.

Perché, se c'è una cosa che so fare, è scrivere.

Ma non far di conto.

L. B.

 

UNA MATTINA MI SON SVEGLIATO...

Questa mattina, nonostante il mattino abbia il sonno in bocca, sono stato a fare una lunga passeggiata.
Ad un certo punto scorgo una lunga fila di over 70 affollare un gazebo.
Penso siano in fila per il vaccino. Oppure per l'esame di maturità, perché solo degli over 70 potrebbero fare l'esame di maturità. Nel caso non lo dovessero superare potrebbero continuare ad essere eternamente adolescenti. Che è meglio (cit. Puffo Quattrocchi).
Mi accorgo invece essere la fila delle primarie del centrosinistra per la città di Roma.
Un partito di giovani ormai ex giovani che, probabilmente, pensava di essere in fila per il vaccino. O per l'esame di maturità.
Continueranno invece nella loro eterna adolescenza.
Il mattino aveva il sonno in bocca. Ma la passeggiata continuava.
Ad un certo punto sento al telefono il mio editore, che mi conferma che il mio prossimo saggio uscirà il mese prossimo. Io fingo di crederci o forse ci credo.
Mi accendo una sigaretta e mi chiama Sergio.
Parliamo delle primarie del centrosinistra e di quanto sia stato fesso Salvini a fare cadere il governo gialloverde.
Praticamente parliamo del più e del meno. Trattandosi di Salvini parliamo soprattutto del meno.
Decido di fermarmi in una gelateria. Non mangio gelato da almeno un mese. Non ho un freezer a casa.
Il mattino smette di avere il sonno in bocca e prende il gusto di menta e banana. Un mix forse insolito. Ma insolitamente buono. Mi accendo un'altra sigaretta e il mattino ora sa di gelato e tabacco.
Torno a casa e cucino. Mi faccio un hamburger con patate e una birra. Tutta roba nutriente e (perversamente diversamente) leggera.
Ora il mattino se n'è andato.
E sa di nuova vita.
 
L'ORIGINALITA' DEL BENE
 
"La banalità del male" è un libro di Anna Harendt sulle porcate naziste di Eichmann.
Il male, infondo, è banale.
È piuttosto banale far del male al prossimo.
I fatto di cronaca nera parlano da soli. Le vittime, comprensibilmente, rimangono invece silenti. Morte.
Meno banale e, più originale, è fare del bene.
Questa una delle ragioni per le quali il mondo è spesso scontato, per non dire triste e noioso.
Raramente c'è quell'originalità che ti fa pensare, che so, alla serie "La casa nella prateria" (mia serie preferita, dopo Twin Peaks, per inciso).
Il bene è originale.
Un po' come il peccato.
Il peccato è originale, ma è male solo per la Chiesa.
Per il resto potrebbe anche essere un atto di altruismo senza chiedere nulla in cambio.
L'offerta di una mela senza pretendere di pagarla al chilo.
 
LA PERFEZIONE (NON) ESISTE
 
Se vuoi avere successo nei rapporti interpersonali fingi spudoratamente.
Ovviamente se non sei Luca Bagatin.
Nel senso che io so solo essere me stesso, con tutte le gaffes del caso.
Ma vabè. Tanto se fingi i nodi vengono presto o tardi al pettine.
Mia madre, ad esempio, nel 1980, scoprì che mio padre non era stato adottato e che la tradiva con la sua ex moglie.
Mio padre sapeva fingere benissimo. Ma questo non lo portò lontano.
Mia madre gli distrusse l'automobile infatti (e fece bene).
Mio padre rimase a piedi.
Personalmente ho dato consigli sentimentali a non poche persone. Tutti sono andati a segno.
Un mio amico si è anche sposato grazie ai miei consigli.
Con me non funzionano perché io so solo essere me stesso.
O mi prendi così o mi rifiuti.
Basta che non mi prendi per il culo altrimenti me ne accorgo subito e nei rifiuti ci finisci tu.
Inteso come cassonetto dei....
Essere se stessi non è di per sé male, se è l'unica modalità che consoci.
Puoi apparire, di volta in volta: brillante e invadente, stupido ma colto, sordido ma con una parvenza di eleganza.
Puoi apparire tutto tranne che perfetto.
E le persone, oggi, vogliono la perfezione.
Una perfezione che non esiste, ovviamente, nella realtà.
Tipo le modelle gonfiate della pubblicità o di Instagram. Quelle che sembrano uomini "en travesti", ma ai tempi di oggi sembrano piacere (poi scopri magari che, in realtà, sono davvero "en travesti").
Le persone hanno aspettative e si aspettano qualcosa.
Io al massimo aspetto l'autobus.
Ovviamente ingannando l'attesa con una sigaretta che, come i grassi saturi e insaturi, ti accetta sempre per come sei.
 
SUICIDIO 
 
Cosa passa per la testa di un ragazzo suicida?
Ultimamente i casi sembrano essere in aumento.
È un fenomeno triste (o eroico nel caso di Mishima) quanto affascinante nel senso psicologico del termine.
Personalmente sono sempre stato per il suicidio assistito.
Perché non infastidisce nessuno e rispetta la volontà della persona.
Però non mi sono mai limitato a questo.
Nel senso che penso che il fenomeno del suicidio vada studiato ed approfondito.
Molte, troppe persone sono sole pur in una realtà nella quale hanno tutto. Forse hanno troppo.
Quel troppo che riempie un tempo vuoto. In cui nessuno ha tempo perché impiegato a inseguire "altro" (che sia il lavoro o "altro").
Poi la gente muore volontariamente. E c'è chi dice: "Poverino" oppure "era debole".
No, in realtà per ammazzarsi ci vuole coraggio.
Andatelo a dire a Roberta Tatafiore o ad Alex Langer se erano deboli.
Solo che, quello che fa incazzare, è che la gente non capiva prima, né capisce dopo che le persone si sono ammazzate.
La gente non capisce.
La gente al massimo emargina o ha stupide aspettative che non saranno mai soddisfatte (perché la vita disfa e non soddisfa).
Ma intanto c'è chi muore o si fa male.
 
ASPETTANDO ASPETTATIVE
 
Come tutti gli scrittori amo scrutare la realtà.
Farmi una idea e scriverne.
Ovviamente stravolgendola.
L'idea, non la realtà.
Ogni persona è una vita a sé, pur purtroppo condizionata da modelli e standard mediatici che ne rovinano l'autenticità e l'originalità.
Per cui molte persone finiscono per essere stereotipate.
Ciascuno nel suo stereotipo, incapaci ci stravolgelo.
E quindi travolgere il prossimo.
Ciò che mi aspetto è forse questo.
Infondo, anche io ho delle aspettative.
E faccio male.
 
AMEN 
 
"Quando un padre e una madre litigano quelli che soffrono di più solo i figli" (Mary Ingalls della serie "La casa nella prateria").
In effetti è così.
Forse per questo ho preferito essere figlio senza diventare padre (e nemmeno Padre, sebbene Padre Brown sia una serie poliziesca piuttosto interessante).
Perché poi, se diventi padre e litighi con la madre dei tuoi figli poi, finisce che questi soffrono.
E la vita è già complicata di suo.
Ad ogni modo, essendo un tipo ambizioso, conto di diventare Spirito Santo.
Amen.
 
Luca Bagatin
 

 Riassunto dei riflessi precedenti al seguente link: http://amoreeliberta.blogspot.com/search/label/riflessi%20incondizionati

sabato 18 luglio 2020

Sessualità e sentimenti nella società moderna liberal-capitalista. Analisi sparse. Articolo di Luca Bagatin

Mi è capitato spesso, negli ultimi anni, di leggere, in varie discussioni o articoli online, analisi piuttosto bislacche o, meglio, bigotte, sulla sessualità. Su come, mi spiego meglio, questa sarebbe influenzata da “una certa politica”. O da una “certa tendenza politica”. Oppure da una certa idea di società che si vorrebbe “imporre” (immagino una società che taluni definiscono “femminilizzata”).
Ragionamenti di questo tipo mi hanno sempre lasciato perplesso. In quanto ideologici e privi del giusto inquadramento e delle giuste argomentazioni.
Un po' come la critica, a tutti i costi, a scelte di sessualità diverse da quelle della “massa” (come se tutti dovessero per forza avere le stesse preferenze !).
In questo senso, le critiche all'orientamento sessuale, ma anche le critiche a certe pratiche o fantasie erotiche del tutto lecite - fra persone maggiorenni e consenzienti - mi hanno sempre lasciato interdetto. Se non, le ho sempre considerate una forma di “rompicoglionaggine” bigotta (mi si passi il termine, ma ritengo renda bene l'idea). Di giudizio morale su scelte altrui. Giudizio spesso scambiato, da chi lo ha espresso, per forme di “critica alla modernità” o di “critica al sistema economico dominante”.
Ora, le fantasie erotiche sono del tutto innate, tanto quanto gli orientamenti sessuali delle persone (aspetti slegati tanto dalla “modernità” quanto dal “sistema economico dominante”, visto che sono aspetti antichi quanto il mondo). E, tutto ciò, pertanto, non dovrebbe mai essere oggetto né di giudizio, né di critica da parte della società.
Società che, ricordiamolo, non ha il “libretto delle istruzioni” in tasca ed è composta da persone che non hanno alcuna “verità infusa” (quella forse ce l'hanno le religioni dogmatiche, ma sono aspetti che non ci interessano).
La vita, il mondo, è una continua scoperta. Perlopiù interiore. E va presa come tale. Possiamo al massimo provare ad analizzare noi stessi, mai gli altri.
In questo senso non ho mai pensato (e anzi ho contrastato) che esistessero fantomatiche e mai dimostrate “teorie gender”, sbandierate da taluni. Non credo nemmeno nella “femminilizzazione” del maschio. Credo al massimo in una ridicola quanto inutile lotta fra i sessi, che dura da troppo tempo e che non porta a nulla, se non alla fine di ogni rapporto sentimentale, a tradimenti e a ipocrisie (di cui troppo spesso le vittime sono gli incolpevoli figli !).
Esiste, diversamente, nella società occidentale e liberal-capitalista – come peraltro rilevato dal filosofo orwelliano Jean-Claude Michéa – qualche cosa di davvero svilente e pericoloso, ma mai sottolineato davvero. Ovvero l'inaridimento e la mercificazione dei rapporti umani, sociali, sentimentali.
Nella società dell'individualismo esasperato e della disgregazione del senso di comunità (mai autenticamente presente nella nostra società opulenta e alla ricerca spasmodica della modernità), l'individuo, lungi dall'essere veramente libero, si trasforma in un atomo che si trova nelle condizioni di non poter ricercare legami stabili con i suoi consimili. Ciò, al punto che ogni impegno nei confronti degli altri diventa una sorta di ostacolo al perseguimento dei proprie interessi, del proprio successo personale e materiale.
Questo quanto accade, fondamentalmente, nelle società borghesi (per borghesi intendo né socialiste, alla ricerca dell'emancipazione della propria classe sociale; né aristocratiche, ovvero nelle quali è presente il senso del dovere e dell'onore cavalleresco), moderne, liberali, fondate sullo sdoganamento dell'egoismo e sulla ricerca di progresso, ricchezza, agi, ovvero niente affatto sul senso di comunità e di amore (quel senso di comunità e di amore che dovrebbero essere il fondamento di civiltà socialiste e aristocratiche rettamente intese, ai limiti della lucida utopia).
Allorquando l'essere umano sdogana l'egoismo (che è una patologia di cui non siamo mai abbastanza consapevoli) avviene tale fenomeno. Che non fa che gettare le fondamenta di una società commerciale, usuraia, nella quale tutto si vende e tutto si compra: dall'amicizia (online, sui “social”, ad esempio) sino all'amore (online e non solo, ma ormai sempre più spesso online).
Una società nella quale tutti sono sempre più centrati su sé stessi (donne e uomini devono mantenersi sempre bellissimi e eternamente giovani) e sempre più menefreghisti nei confronti del proprio prossimo che, piuttosto, preferiscono giudicare (per come si veste, se ha la panza, se ha o non ha le tette rifatte ecc...), ma raramente sono interessati a conoscere, considerare, amare per ciò che è.
Ho letto in giro un'altra cosa che mi ha fatto riflettere e che si lega al ragionamento di cui sopra.
Ovvero che molti ragazzi, oggi, si sentirebbero insicuri e spaventati. Verissimo. Molti ragazzi e anche ragazze, aggiungerei. Questo proprio perché il modello commerciale si fonda sul dover essere a tutti i costi perfetti. Ma perfetti secondo il modello che una società malata come quella borghese, egoista, liberal occidentale vuole imporre: magri, alti, à la page...
Una società e un modello, in sostanza, conformista e tutt'altro che trasgressivo. Gli hippie dei tempi di Abbie Hoffman (un signore che per la sua ribellione al sistema liberal capitalista è stato perseguitato dal governo USA per tutta la vita), per dire, si vestivano come volevano e portavano i capelli come volevano. E soprattutto pensavano come volevano. Oggi, tutto ciò, non sarebbe possibile. Pena l'essere isolati socialmente (se non anche fisicamente).
Però essere isolati socialmente o fisicamente, pur di trasgredire queste regole assurde e bigotte, vale la pena, dico io. Per non essere pecore. Per poter usare le propria testa e soprattutto per non crearsi un ulteriore problema in una vita che già di problemi è e sarà per tutti piena zeppa (specie con il passare degli anni).
Occorre coraggio. Occorre forza per contrastare il conformismo (sociale, economico, spirituale). Quella forza tipica delle civiltà che lottano e che non amano le comodità e gli agi. Che disprezzano il benessere materiale, ma anelano a quello interiore.
Civiltà fondate su valori eterni. Al di là dei giudizi e dei pregiudizi degli esseri umani, che rimangono solamente una delle tante specie – non necessariamente la più evluta - che compongono la Natura e il Pianeta.

Luca Bagatin

lunedì 19 agosto 2019

Riflessioni brevi di Luca Bagatin sui conflitti e le divisioni fra gli esseri umani

https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta/
I conflitti nascono quando le persone non si spiegano.
Spesso non si spiegano perché hanno paura di offendere il prossimo. Oppure non lo fanno per orgoglio o per altre ragioni. Se non ci si spiega, se non si parla chiaro, nascono conflitti o eventuali diffidenze. Entrambi aspetti a volte insanabili.
Quasi mai le persone si spiegano. Ciò rende spesso i rapporti fra le persone (persino fra gli Stati, se ragioniamo in termini geopolitici) molto difficili, specie sul lungo periodo.
Le uniche persone a dire sempre ciò che pensano e ad essere chiare sono spesso le persone con la sindrome di Asperger. E pensare che questa cosa viene, nella malata società attuale (fondata sull'ego e sulla "razionalità"), considerata una "malattia". E per questo le persone Asperger vengono evitate e isolate. O giudicate come inferiori (sic!). In realtà le persone Asperger sono le persone più trasparenti del mondo, prive di sovrastrutture ! E per questo andrebbero comprese e apprezzate.
Forse la vera malattia è l'ipocrisia, ma non viene diagnosticata come tale. Forse è la diffidenza la malattia e sicuramente lo è la paura e il giudizio altrui.
Perché il giudizio è, già alla radice, una forma di pregiudizio. Destinato a pregiudicare tutto il resto.

(Luca Bagatin)

So di essere una persona intransigente e piuttosto inflessibile, sino alla rottura.
Nella vita privata, personale, sentimentale, politica e lavorativa.
Ovvero offro, ma anche chiedo rispetto e coerenza.
Mi sono spessissimo (se non quasi sempre) reso conto che sono cose molto difficili da ottenere.
Forse per questo ho preferito, spesso, starmene per i fatti miei e proseguire una vita e un percorso in solitaria.
Però non me ne sono mai pentito e sono sempre convinto che, l'unico modo affinché le cose, nel mondo, possano funzionare, sono atteggiamenti improntati all'intransigenza e alla trasparenza. Atteggiamenti privi di malizia e di sovrastrutture o costruzioni mentali.
Ovviamente non credo più alle favole da decine di anni.
Per cui non sono, in generale, affatto ottimista. L'essere umano non cambia. Difficilmente è in grado di comprendere questi processi, in quanto vittima di condizionamenti esterni che lo portano a costruirsi, ad ogni modo, castelli di carta destinati - presto o tardi - a crollare.

(Luca Bagatin)

L'ultimo saggio sociopolitico di Luca Bagatin è visibile e acquistabile a questo link: https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta/

lunedì 27 giugno 2016

L'incomunicabilità nei rapporti di coppia e fra i sessi. Articolo di Luca Bagatin

Noto molto maschilismo di ritorno, che cela una paura fottuta per le donne, che si conoscono (e spesso si fanno conoscere) sempre meno.
Spesso noi maschietti eterosessuali siamo spaventati dal mondo femminile, inutile nasconderlo. Ma i conflitti si superano affrontandoli e approfondendo.
Mai come in questa epoca vi è abuso dell'immagine e totale incomunicabilità fra i sessi.
Le donne sembrano fintamente emancipate o chiuse a riccio nei confronti del mondo maschile, o diffidenti e ciò – a onor del vero - è sia causato dai retaggi della cultura patriarcale, sia spesso talvolta dall'inaffidabilità conclamata di molti maschi nel prendersi i rischi di una relazione o, ancor peggio, di pretendere di averne e gestirne più di una.
Purtuttavia è assurdo che ancora oggi si possa pensare ai ruoli imposti e, senza scomodare l'arcaica ed assurda figura dell'uomo padre padrone, è assurdo anche pensare che un uomo debba per forza proteggere una donna, accudirla, guidarla, che è cosa a cui molte donne ancora oggi assurdamente anelano. E parliamo di protezione spesso economica, oltre che fisica e psicologica e ciò le rende illusoriamente emancipate ed illusoriamente libere. Illusoriamente in quanto ciò le rende, ancora una volta, prigioniere e mercificate. E rende indirettamente prigionieri, in un ruolo imposto da chissà quale assurda credenza e/o tradizione, anche gli uomini.
E' altrettanto assurdo, peraltro, che un uomo ambiasca ad una donna per forza dolce e remissiva e/o procace e disposta a tutto o, eventualmente, al contrario, accetti di essere sottomesso o di sottomettere, così come va molto in voga in questi anni in cui il genere sadomaso sembra andare per la maggiore in quanto, forse, non si è in grado di stabilire un certo equilibrio entro sé stessi ed all'interno della coppia. Ed allora si sottomette, si pretende e si prende tutto dall'altra persona, come se questa fosse una macchina e non un essere umano indipendente e cosciente.
O peggio ancora si sceglie la via del cosiddetto “poliamore” e/o degli scambi di coppia, che è un modo per non voler ammettere i propri fallimenti sentimentali ed i propri squilibri emotivi.
Vi è da dire, poi, che anche una certa sensibilità maschile non sempre è compresa dalle donne e nemmeno una certa galanteria. E questo è uno dei tanti aspetti riguardanti l'incomunicabilità fra i sessi ed i ruoli imposti che sembrano non prevedere che un uomo possa essere sensibile, romantico, galante senza per forza un secondo fine. Talvolta sembra persino assurdo, per alcune donne, che un uomo possa essere un soggetto pensante, al punto che spesso talune donne preferiscono scegliere uomini forti, prestanti fisicamente, diretti, sedicentemente misteriosi, persino ricchi economicamente, ma non sempre o spesso altrettanto prestanti e ricchi intellettualmente. Forse ciò perché un uomo non sempre intelligente e colto è meglio gestibile e/o soddisfa meglio taluni bisogni materiali.
Ed anche qui rientriamo in un ennesimo rapporto di sottomissione e di incomunicabilità, dunque di squilibrio emotivo, sentimentale e affettivo colmato attraverso la mera materialità.
I rapporti, tutti i rapporti, che siano umani, sentimentali, affettivi o sessuali, necessitano poi di calma, tempo e di contatto diretto. La virtualità, la fuggevolezza dei rapporti, non fa che favorire l'incomunicabilità.
La società ipertecnologica, capitalistica, globalizzata e internettizzata, che è poi la società che ha generato la flessibilità/precarietà lavorativa ed il cosmopolitismo lavorativo (ovvero l'obbligo di spostarsi continuamente per lavoro), oltre che la vita frenetica ed il consumismo, non fa che rendere ogni tipo di rapporto di pessima ed infima qualità. Ogni rapporto è fuggevole, effimero, consumistico, appunto, ove i tradimenti sono spesso all'ordine del giorno, così come le separazioni ed i divorzi.
Occorre dunque fermarsi un attimo. Lasciare da parte il lavoro e la frenesia, per concentrarsi sugli affetti. Chi lavora troppo non fa l'amore ! E ciò con buona pace di quanto cantava Celentano negli anni che furono ! Lasciate un po' da parte la virtualità, le chat, le discussioni online, i forum, i blog, facebook, twitter, gli smartphone, il sesso virtuale, la pornografia (che poi sembra ormai essere sinonimo dei “social” precedenti) e/o quanto ne consegue, per uscire di casa: incontratevi, parlatevi di persona, confrontatevi, vedetevi, toccatevi, baciatevi, amatevi, persino litigate se è il caso: ma fatelo vis-à-vis. Direttamente, guardandovi in faccia.
La realtà parallela, compresa quella lavorativa, è e rimane parallela. E' e può essere utile per alcune ore al giorno, ma non può sostituire la vita di ciascuno. Non può sostituire i sentimenti, i pensieri, le azioni quotidiane. Il vivere civile è, in sostanza, preferibile rispetto al vivere di illusioni e consumismo che generano ulteriore incomunicabilità fra le persone e persino fra i sessi. Il sesso virtuale, sia detto per inciso, quale commento en passant, con il tempo inibisce una sana vita sessuale e/o di coppia, generando totale disinteresse per la stessa.
Vivere, in sostanza, è infinitamente meglio che condividere su Facebook.
Ma la qualità della vita passa dalla qualità dei rapporti umani, civili, sentimentali, affettivi: da ricercare e ricostruire completamente. Così come vanno ripensate completamente le fondamenta della nostra stessa società.

Luca Bagatin

mercoledì 1 luglio 2015

"La gatta": fiaba junghiana alla ricerca della redenzione del femminile e del maschile. Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

Il gatto è, da millenni, l'animale sacro per eccellenza.
Pensiamo infatti alla venerazione per i gatti nell'Antico Egitto la cui mitologia produsse la Dea gatta Bastet, che i Greci identificarono successivamente con la Dea Artemide.
Il gatto, oltre ad essere animale estremamente intelligente e socevole, si dice sia detentore di poteri misteriosofici, oltre ad essere animale dalle molteplici vite e dalla capacità di superare pressoché ogni tipo di avversità.
Al gatto, Marie-Louise Von Franz (1915 – 1998), psicanalista junghiana e stretta collaboratrice di Carl Gustav Jung (1875 - 1961), dedica una conferenza, contenuta in un bellissimo e agile volume dal significativo titolo: “La gatta”.
La dottoressa Von Franz si rifà all'omonima fiaba rumena, che racconta di un imperatore infelice in quanto non aveva alcuna discendenza, il quale costruisce una nave per la moglie, la quale le ha espresso il desiderio di uscire dal Palazzo. L'imperatore purtuttavia la ammonisce: “Se non tornerai incinta non potrai più stare con me !”.
L'imperatrice e le sue serve approdarono così, dopo alcuni giorni di navigazione burrascosa, ad un'isola ed è qui che lei decide di mangiare una bellissima mela d'oro. Rimanendo così incinta.
La Madre di Dio, purtuttavia, custode del melo, le lancia una maledizione affermando che sua figlia si sarebbe trasformata in una gatta al compimento del diciassettesimo anno d'età e così tutta la sua corte e che solo il figlio di un imperatore, mozzandole coda e testa, avrebbe potuto rompere l'incantesimo. E così accadde.
In un paese molto lontano, un altro imperatore, vedovo ed alcolizzato, inviava i suoi tre figli maschi alla ricerca di una particolare stoffa di lino, così sottile da poter passare per la cruna di un ago. Il primo di questi trovò solo un cagnolino; il secondo trovò un lembo di lino grezzo; mentre il terzo, il più giovane...dopo molte peripezie finì nel palazzo dei gatti ! Qui conobbe la principessa gatta e se ne innamorò.
E sarà proprio la principessa gatta a ricondurlo, molti anni dopo, dal padre che lo credeva morto, con quella particolare forma di lino sottile sottile...contenuta in un chicco di mais.
La gatta chiese poi al giovane principe di tagliarle prima la coda e poi la testa e fu così...che ella si trasformò in una bellissima fanciulla e i due poterono sposarsi. Se non che...il padre del giovane principe, il vecchio imperatore ubriacone, tentò di concupire la nuora, tentando di imprigionare il figlio.
Quest'ultimo radunò un enorme esercito e mosse guerra al padre, annientendo così l'esercito del vecchio imperatore. Questi finì così per chiedere perdono al figlio ed alla nuora, cedendo loro il suo impero.
La fiaba de “La gatta” è ricchissima di simbolismo, che la dottoressa Von Franz analizza con vastità di particolari. Simboli di natura archetipica, inconscia, esoterica, spirituale, alchemica.
Innanzitutto siamo in presenza di due imperi distinti: nel primo l'aspetto femminile è sterile, mentre nel secondo il femminile è scomparso.
Nel primo caso la donna/imperatrice necessita di uscire dal palazzo, nel quale si sente confinata, per recuperare il suo istinto creativo. Nel secondo caso l'uomo/imperatore è vedovo ed il suo stato di abbandono sfocia nell'alcoolismo.
La dottoressa Von Franz spiega come l'universo femminile sia più flessibile e soggettivo, mentre quello maschile sia più rigido. Purtuttavia entrambi si compensano e tale compensazione evita alle donne la formazione di sottili e subdole malignità, spesso fra loro, mentre agli uomini evita il sopravvento dell'aggressività e della brutalità.
Nel caso dell'imperatore che ha tre figli, il suo stato di alcoolismo è causato da uno stato di abbandono – in quanto vedovo – e quindi ciò lo porta a simulare una condizione “estatica”, simile all'”estasi religiosa” che egli tenta di ottenere attraverso l'assunzione di alcolici. E' chiaro che il suo è un problema legato all'Anima, al suo bisogno di spiritualità, che è ferita proprio dal suo stato di abbandono.
L'imperatore senza figli, viceversa, accondiscende al desiderio della moglie di uscire dal Palazzo e le costruisce una nave che, come sottolinea la dottorezza Von Franz, è, simbolicamente un contenitore femminile, associata peraltro alla luna e alle dee lunari. Egli non teme che possa accadere qualche cosa alla moglie, anzi, la spinge ad attraversare il mare, ovvero, simbolicamente, a compiere un cammino interiore e spirituale che la porterà così, ad essere fertile.
Sull'isola l'imperatrice trova un melo dalle mele d'oro e ne mangia una, ma non sa che esso è custodito dalla Vergine Maria che, peraltro, rappresenta originariamente la dea Iside, simbolo di fertilità, la figura più importante degli dei al punto da diffondersi, dall'Egitto sino in tutta Europa – nonostante le mistificazioni di matrice cattolica - il culto delle cosiddette “Madonne Nere” raffiguranti infatti Iside che tiene in braccio suo figlio Horus, identificato anche con il Cristo.
La dottoressa Von Franz rammenta che le donne in gravidanza hanno una grande vicinanza con il mondo della morte in quanto, mettendo al mondo una nuova vita, una parte di loro deve simbolicamente morire. E quindi sono anche legate molto di più all'inconscio ed al mondo dei sogni: sogni sull'origine dell'uomo e sul mistero degli spiriti che si sono reincarnati.
Nella nostra fiaba, nella fattispecie, la Vergine Maria maledice il bambino che deve neascere, ma...in realtà la maledizione è parte di un disegno più ampio, di redenzione del femminile e finanche del maschile, come vedremo poi.
La bambina che nascerà si trasformerà dunque in gatta, un animale che, come dicevamo, è da millenni ritenuto sacro e che nella mitologia ha sempre avuto aspetti benefici quale guaritore, servitore ed anche medium, ponte con il mondo dei morti.
Forse proprio per le sue qualità gnostico-esoterico-mitologiche la cultura cristiano-cattolica (che nulla ha a che vedere con gli insegnamenti del Cristo, che erano, appunto, di matrice gnostico-esoterica) ha successivamente fatto strage di gatti, attribuendo ad essi – in modo mistificatorio, sciocco e superstizioso – qualità malefiche e sataniche.
Si pensi invece che, anticamente, un gatto bianco posto ai piedi della croce, in Francia, rappresentava il Cristo stesso e per secoli è stato ritenuto animale caro alle streghe che sono tutt'altro che da considerarsi come degli esseri spregevoli, ma delle donne custodi dell'Anima. Spesso dell'Anima maschile.
Jung in particolare si chiese che cosa avesse a che fare la Vergine Maria con la persecuzione delle streghe e spiegò come, prima del culto della Vergine Maria, fosse diffuso l'amor cortese. Il cavaliere corteggiava la dama prescelta, vedendo il lei quella che Jung chiama la “donna-Anima”.
La Chiesa cattolica, purtuttavia, abolì ben presto l'amor cortese imponendo che gli uomini non potessero più scegliere la loro dama, ma dovessero combattere per conquistare il cuore di una donna a glorificazione della Vergine Maria. Fu allora che, secondo Jung, nacque la caccia alle streghe in nome della Vergine Maria.
Mentre l'amor cortese permetteva a uomini e donne di venire in contatto con la propria interiorità, con la propria Anima, con il culto della Vergine Maria il simbolo della “donna-Anima” venne sostituito da un simbolo collettivo del femminile imposto: quello della Madonna di matrice cattolica.
Le streghe, in questo senso, rappresentano l'elemento individuale delle donne, che permettono all'uomo, peraltro, di ricongiungersi con la sua Anima, spesso ferita. E con la caccia alle streghe l'Inquisizione cattolica iniziò, come già detto, a perseguitare anche i gatti.
Ennesima barbarie compiuta dalla Chiesa cattolica ai danni del patrimonio animistico, sacro, esoterico, spirituale ed interiore dell'umanità !
Tornando alla nostra fiaba, nel regno governato dall'imperatore ubriacone, questi vuole che i suoi figli recuperino della stoffa di lino sottilissima. Come spiega la dottoressa Von Franz, il lino era utilizzato per la veste di sacerdoti e stregoni ed ha una forte connessione con il femminile. Egli, dunque, come con l'uso dell'alcool, ricerca in qualche modo una connessione con il mondo spirituale e femminile – che nel suo regno è da considerarsi aspetto morto - e lo fa inviando i figli alla ricerca.
Solo il terzo figlio ne uscirà vincitore, dopo un percorso di patimenti e peripezie (l'eroe maschile nelle fiabe si trova sempre a soffrire, ovvero si trova ad assumere un'attitudine passiva e femminile) e vi riusicrà per mezzo della figura della gatta. Figura sacra e femminile per eccellenza. Sarà lei a guidarlo e a fornirgli il lino da consegnare al padre, novella dama dell'amor cortese e novella strega-donna-Anima.
Purtuttavia ora la donna-Anima, la gatta, per riscoprire il suo aspetto istintuale e dunque umano, necessita che l'eroe le tagli la coda e la testa. E così, pur con molte insistenze, ciò accade. E lei torna ad essere fancuilla e può sposare il suo principe: i due sono finalmente una cosa sola.
Purtuttavia devono ancora sfidare la concupiscenza del vecchio satiro, l'imperatore ubriacone che, non ancora ricongiuntosi con la sua Anima, con la sua parte femminile, rimane legato ai bassi istinti. E ne rimane sconfitto.
L'insegnamento racchiuso ne “La gatta”, presentata dalla dottoressa Marie-Louise Von Franz, è un percorso alchemico interiore. Un percorso di redenzione umana, maschile e femminile. Un percorso che – sulla base della mitologia, del simbolo e della spiritualità gnostica e pagana – va a toccare il rapporto di coppia, analizzandone la sua intima essenza e trovandone la chiave di lettura.
Un saggio che peraltro riscopre il valore sacro del gatto, della strega-donna-Anima, che è quanto di più prezioso il cuore di un uomo dovrebbe saper risconoscere e ricercare.

Luca Bagatin