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sabato 18 luglio 2020

Sessualità e sentimenti nella società moderna liberal-capitalista. Analisi sparse. Articolo di Luca Bagatin

Mi è capitato spesso, negli ultimi anni, di leggere, in varie discussioni o articoli online, analisi piuttosto bislacche o, meglio, bigotte, sulla sessualità. Su come, mi spiego meglio, questa sarebbe influenzata da “una certa politica”. O da una “certa tendenza politica”. Oppure da una certa idea di società che si vorrebbe “imporre” (immagino una società che taluni definiscono “femminilizzata”).
Ragionamenti di questo tipo mi hanno sempre lasciato perplesso. In quanto ideologici e privi del giusto inquadramento e delle giuste argomentazioni.
Un po' come la critica, a tutti i costi, a scelte di sessualità diverse da quelle della “massa” (come se tutti dovessero per forza avere le stesse preferenze !).
In questo senso, le critiche all'orientamento sessuale, ma anche le critiche a certe pratiche o fantasie erotiche del tutto lecite - fra persone maggiorenni e consenzienti - mi hanno sempre lasciato interdetto. Se non, le ho sempre considerate una forma di “rompicoglionaggine” bigotta (mi si passi il termine, ma ritengo renda bene l'idea). Di giudizio morale su scelte altrui. Giudizio spesso scambiato, da chi lo ha espresso, per forme di “critica alla modernità” o di “critica al sistema economico dominante”.
Ora, le fantasie erotiche sono del tutto innate, tanto quanto gli orientamenti sessuali delle persone (aspetti slegati tanto dalla “modernità” quanto dal “sistema economico dominante”, visto che sono aspetti antichi quanto il mondo). E, tutto ciò, pertanto, non dovrebbe mai essere oggetto né di giudizio, né di critica da parte della società.
Società che, ricordiamolo, non ha il “libretto delle istruzioni” in tasca ed è composta da persone che non hanno alcuna “verità infusa” (quella forse ce l'hanno le religioni dogmatiche, ma sono aspetti che non ci interessano).
La vita, il mondo, è una continua scoperta. Perlopiù interiore. E va presa come tale. Possiamo al massimo provare ad analizzare noi stessi, mai gli altri.
In questo senso non ho mai pensato (e anzi ho contrastato) che esistessero fantomatiche e mai dimostrate “teorie gender”, sbandierate da taluni. Non credo nemmeno nella “femminilizzazione” del maschio. Credo al massimo in una ridicola quanto inutile lotta fra i sessi, che dura da troppo tempo e che non porta a nulla, se non alla fine di ogni rapporto sentimentale, a tradimenti e a ipocrisie (di cui troppo spesso le vittime sono gli incolpevoli figli !).
Esiste, diversamente, nella società occidentale e liberal-capitalista – come peraltro rilevato dal filosofo orwelliano Jean-Claude Michéa – qualche cosa di davvero svilente e pericoloso, ma mai sottolineato davvero. Ovvero l'inaridimento e la mercificazione dei rapporti umani, sociali, sentimentali.
Nella società dell'individualismo esasperato e della disgregazione del senso di comunità (mai autenticamente presente nella nostra società opulenta e alla ricerca spasmodica della modernità), l'individuo, lungi dall'essere veramente libero, si trasforma in un atomo che si trova nelle condizioni di non poter ricercare legami stabili con i suoi consimili. Ciò, al punto che ogni impegno nei confronti degli altri diventa una sorta di ostacolo al perseguimento dei proprie interessi, del proprio successo personale e materiale.
Questo quanto accade, fondamentalmente, nelle società borghesi (per borghesi intendo né socialiste, alla ricerca dell'emancipazione della propria classe sociale; né aristocratiche, ovvero nelle quali è presente il senso del dovere e dell'onore cavalleresco), moderne, liberali, fondate sullo sdoganamento dell'egoismo e sulla ricerca di progresso, ricchezza, agi, ovvero niente affatto sul senso di comunità e di amore (quel senso di comunità e di amore che dovrebbero essere il fondamento di civiltà socialiste e aristocratiche rettamente intese, ai limiti della lucida utopia).
Allorquando l'essere umano sdogana l'egoismo (che è una patologia di cui non siamo mai abbastanza consapevoli) avviene tale fenomeno. Che non fa che gettare le fondamenta di una società commerciale, usuraia, nella quale tutto si vende e tutto si compra: dall'amicizia (online, sui “social”, ad esempio) sino all'amore (online e non solo, ma ormai sempre più spesso online).
Una società nella quale tutti sono sempre più centrati su sé stessi (donne e uomini devono mantenersi sempre bellissimi e eternamente giovani) e sempre più menefreghisti nei confronti del proprio prossimo che, piuttosto, preferiscono giudicare (per come si veste, se ha la panza, se ha o non ha le tette rifatte ecc...), ma raramente sono interessati a conoscere, considerare, amare per ciò che è.
Ho letto in giro un'altra cosa che mi ha fatto riflettere e che si lega al ragionamento di cui sopra.
Ovvero che molti ragazzi, oggi, si sentirebbero insicuri e spaventati. Verissimo. Molti ragazzi e anche ragazze, aggiungerei. Questo proprio perché il modello commerciale si fonda sul dover essere a tutti i costi perfetti. Ma perfetti secondo il modello che una società malata come quella borghese, egoista, liberal occidentale vuole imporre: magri, alti, à la page...
Una società e un modello, in sostanza, conformista e tutt'altro che trasgressivo. Gli hippie dei tempi di Abbie Hoffman (un signore che per la sua ribellione al sistema liberal capitalista è stato perseguitato dal governo USA per tutta la vita), per dire, si vestivano come volevano e portavano i capelli come volevano. E soprattutto pensavano come volevano. Oggi, tutto ciò, non sarebbe possibile. Pena l'essere isolati socialmente (se non anche fisicamente).
Però essere isolati socialmente o fisicamente, pur di trasgredire queste regole assurde e bigotte, vale la pena, dico io. Per non essere pecore. Per poter usare le propria testa e soprattutto per non crearsi un ulteriore problema in una vita che già di problemi è e sarà per tutti piena zeppa (specie con il passare degli anni).
Occorre coraggio. Occorre forza per contrastare il conformismo (sociale, economico, spirituale). Quella forza tipica delle civiltà che lottano e che non amano le comodità e gli agi. Che disprezzano il benessere materiale, ma anelano a quello interiore.
Civiltà fondate su valori eterni. Al di là dei giudizi e dei pregiudizi degli esseri umani, che rimangono solamente una delle tante specie – non necessariamente la più evluta - che compongono la Natura e il Pianeta.

Luca Bagatin

mercoledì 31 gennaio 2018

"La rivolta delle élite - Il tradimento della democrazia" di Christopher Lasch. Articolo di recensione di Luca Bagatin

Già nel 1994, se non prima, il sociologo statunitense Christopher Lasch individuò - analizzando la società statunitense - una separazione radicale fra le élite al potere e le masse popolari, fra il liberalismo ed un rinnovato populismo.
Di recente, non a caso, la casa editrice Neri Pozza ha rieditato l'ottimo saggio dal titolo "La rivolta delle élite - Il tradimento della democrazia", opera nella quale Lasch individua la crisi profonda della democrazia moderna.
In essa l'autore rileva come le élite liberali siano completamente scollegate dalla realtà e dal lavoro produttivo, il cui legame con esso è unicamente legato al "consumo" e ad una "realtà" parallela fatta di cosmopolitismo fine a sè stesso, di una visione sostanzialmente "turistica" del mondo, ove per "far carriera" occorre spostarsi e gettare alle spalle ogni legame con la propria terra d'origine.
A tale visione, Lasch, contrappone diversamente il populismo originario del People's Party americano ed una visione comunitaria dell'esistente, fondata su valori egualitari, sull'autogoverno e la mutua collaborazione.
E' dunque, secondo Lasch, il declino delle comunità fondate sull'autogoverno che mette in discussione il futuro della democrazia. Esse sono state infatti sostituite da non-luoghi quali ad esempio il "centro commerciale" periferico e le città sono diventate una sorta di bazar ove boutiques e hotel di lusso sono praticamente inaccessibili ai residenti medesimi, alcuni dei quali si rivolgono al crimine organizzato quale "unica via d'accesso al mondo scintillante che viene loro seducentemente presentato come l'incarnazione del sogno americano".
Lasch esalta dunque le comunità di quartiere e la complementarietà fra città e campagna e dunque una visione democratica dell'esistente. Visione democratica, secondo Lasch, assai poco incoraggiata finanche dal giornalismo, il quale, lungi dal fornire spunti di discussione e di dibattito fra le persone della comunità medesima, si limita a diffondere informazioni, con la conseguenza finale che il popolo statunitense - bombardato dall'informazione stessa - rimane sempre più disinformato in quanto non ha spunti di ricerca ed approfondimento. E tutto ciò, rammenta Lasch, in quanto oggi lo scopo principale della stampa è quello di diffondere pubblicità commerciale o comunque promuovere qualsiasi cosa: da un candidato politico ad un prodotto di consumo, senza entrare nel merito delle sue qualità effettive e ciò riduce la possibilità per i cittadini di formarsi una propria opinione personale e di discuterne, come invece dovrebbe avvenire all'interno di una comunità.
Queste, in sostanza, le premesse per una società democratica, che Lasch fa coincidere con una forma di democrazia diretta su larga scala, fondata sulla formazione in luogo dell'informazione, sull'etica della responsabilità, del dovere e su principi di eguaglianza economica, ponendo dei limiti alla ricchezza e all'accumulo tipico delle società capitalistiche.
Christopher Lasch afferma dunque che oggi sono le élite, ovvero i gruppi che controllano il flusso di danaro e dell'informazione, che dettano legge e che controllano la cultura ed i termini del dibattito pubblico e questo non può che essere un vulnus per la democrazia. Le masse hanno così via via perduto interesse per la rivoluzione e la ricerca di emancipazione e si sono uniformate al modello unico borghese, spesso politicamente corretto, ove "i giovani professionisti si sottopongono a un duro, difficile regime di esercizi fisici e di controlli dietetici al fine di esorcizzare la prospettiva della morte - per mantenersi in uno stato di eterna giovinezza, per essere eternamente belli e sposabili - (...)".
In tutto ciò Lasch mette in discussione anche il cosiddetto principio "meritocratico" sul quale si fondano le élite liberali borghesi, affermando che "la meritocrazia è una parodia della democrazia" in quanto essa offre opportunità di avanzamento a chiunque abbia talento, purtuttavia tali opportunità non sono il sostituto di valori quali la civiltà, la cultura e la dignità, che sono il vero fondamento di una democrazia. In questo senso Lasch afferma che le élite meritocratiche non sentono affatto di avere degli obblighi nei confronti della comunità che intendono guidare, ma a loro interessa unicamente apparire diversi rispetto alla massa. Egli conclude dunque che l'unico scopo della meritocrazia delle élite è quello del garantire espansione economica e giudicare le persone unicamente sulla base della loro capacità di produrre. Questo, in sostanza, è il principio sul quale si fonda una società mercificata, mercantilistica e nient'affatto democratica.
"L'aristocrazia del talento", dunque, non è altro che un'ennesima forma di oligarchia.
Christopher Lasch, nel suo saggio, rammenta come i socialisti delle origini e, dunque, i populisti, abbiano sempre considerato l'indipendenza, l'autosufficienza e la capacità di autogoverno attraverso l'assunzione di responsabilità, come l'essenza stessa della democrazia, in polemica contro ogni forma di produzione su larga scala e centralizzazione politica. Egli fa quindi risalire il movimento per i diritti civili alla tradizione populista e rammenta come Martin Luther King ribadiva come i neri dovessero assumersi le proprie responsabilità relativamente alla propria sorte e raccomandava loro laboriosità, sobrietà e sforzo costante per migliorarsi.
Mentre, dunque, la tradizione liberale sostiene che la democrazia può esonerare qualsiasi virtù civica e morale (sdoganando magari aspetti quali l'egoismo), sollevando i cittadini di ogni dovere nei confronti della comunità, quella populista, viceversa, pone l'accento su responsabilità, virtù civica e carattere dei cittadini e ciò al fine di garantire convivenza e democrazia.
La democrazia, secondo Lasch, dunque, necessita di un'etica spiritualmente più stimolante rispetto alla mera "tolleranza" propagandata dai liberali, in quanto la tolleranza è solo l'inizio della democrazia e non il suo fine. Il maggior pericolo per la democrazia, secondo il sociologo statunitense, è dunque non già l'intollerenza, bensì l'indifferenza, il cinismo dilagante e la paralisi morale. Tutti aspetti, peraltro, incentivati dai non-luoghi di cui sopra: dai mezzi di comunicazione di mero intrattenimento e di lavaggio del cervello pubblicitario e dai centri commerciali ove acquistare compulsivamente, i quali hanno soppiantato i bar di quartiere ed i luoghi di socializzazione, di conversazione e di dibattito.
Un tempo erano proprio quelli che Lasch definisce i "posti terzi", i bar, i luoghi di socializzazione, il punto di ritrovo degli intellettuali, dei rivoluzionari, dei giornalisti, degli uomini politici ecc... Erano luoghi nei quali discutere, argomentare, confrontarsi guardandosi negli occhi. Oggi i cosiddetti "social"network stessi, invece, sono il loro esatto opposto e sono l'ennesimo non-luogo, l'ennesimo "centro commerciale" ove masturbare la mente, abbeverarsi di informazioni e pubblicità fini a loro stesse e con l'unico scopo ultimo di indurre le persone al consumo illimitato di contenuti decisi e veicolati dalle élite. Tutti aspetti già previsti e segnalati da Christopher Lasch oltre vent'anni fa, quando internet nemmeno esisteva.
Il mondo reale delle persone si contrappone dunque a quello irreale delle élite, che, siano queste di destra o di sinistra, disprezzano il popolo e lo considerano rozzo e incolto, non permettendo ad esso l'accesso a quegli strumenti necessari alla sua stessa emancipazione ed elevazione.
Populismo e socialismo originario contrapposti a liberalismo e mercantilismo. Responsablità, senso del dovere e dell'onore, socialità e pubblica decenza, contrapposte a consumismo illimitato, deregolamentazione, produttivismo, amoralità, asocialità, mero intrattenimento. Democrazia diretta e autogesionaria contrapposta a democrazia rappresentativa ed elitaria. Democrazia contro oligarchia, in sostanza.
Queste le contrapposizioni messe in luce dall'ottimo saggio di Christpoher Lasch. Attuale oggi più che mai e testo fondamentale per capire il momento presente ed il futuro che ci attende.

Luca Bagatin