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venerdì 26 novembre 2021

Riflessioni sulla violenza contro le donne, lo sfruttamento liberal capitalista, il moralismo e la necessità di sovvertire tutto. By Luca Bagatin

Un tempo bruciavano le "streghe".

Le donne, infatti, un po' come i gatti, possiedono da sempre uno spirito selvaggio e magico.

La loro sessualità, per nulla diversa da quella maschile, è selvaggia e incondizionata.

Ma ciò non poteva essere accettato dai bigotti, dalla chiese, dalle religioni infette dal materialismo e dal patriarcato.

Così come non potevano essere accettate quelle comunità matriarcali primitive, selvagge e fondate sulla cura in comune dei figli e sulla comunanza dei beni.

Così, se un tempo le religioni abramitiche perseguitavano le "streghe" e le donne in generale (ma anche i maghi vennero allo stesso tempo perseguitati), oggi le donne vengono uccise da uomini con nel cervello ancora l'infezione dei loro antenati materialisti, bigotti e sessuofobi.

(Luca Bagatin) 

Il problema degli sfruttati, dei lavoratori e dei disoccupati, di ogni Paese e cultura, è di finire per dividersi e lasciarsi manipolare dai loro padroni (imprenditori privati), anziché lottare uniti per diventare proprietari e artefici del proprio lavoro e destino. 

(Luca Bagatin) 

Il fatto stesso che Facebook censuri un corpo nudo dimostra il carattere profondamente ignorante, ipocrita e privo di ogni forma di sacralità del social network.

La sua censura nasconde semplicemente un finto moralismo e il voler assimilare un corpo nudo alla pornografia.

Quando in realtà un corpo nudo è ben altro e oltre.

Sebbene la pornografia non abbia in sé nulla di scandaloso, se non nell'occhio malizioso del moralista che guarda e giudica.

(Luca Bagatin) 

Sono dell'idea che la maggioranza delle persone scambi l'amore con il possesso. E viceversa.

Per questo sono piuttosto convinto che la maggior parte delle relazioni sentimentali sia fasulla, ma i componenti della coppia non ne sia per nulla consapevole.

Quando si sente dire "l'amore fra noi è finito, è passato..." significa che in realtà non c'è mai stato.

È semplicemente finito il senso di possesso.

 
(Luca Bagatin)

Le masse vengono manipolate attraverso il danaro e la società tecnologico-industriale.

In una società primitiva, tribale, in cui esiste, come mezzo di scambio, unicamente il baratto e i bisogni da soddisfare sono limitati (e così i desideri), è pressoché impossibile manipolare le masse.

Per questo il vero ostacolo alla libertà e all'onestà, rimane il progresso materiale, economico e tecnologico. Con tutto ciò che ne deriva.

(Luca Bagatin)

Solo un popolo ignorante e senza radici può rimuovere la sua Storia.

Solo un popolo ingorante e senza radici può adottare il politicamente corretto.

Che è ignoranza e stupidità allo stato puro.

(Luca Bagatin)

Con la concretezza, con la realpolitik, abbiamo i Draghi, i Macron, i Biden e i Putin. E molti altri piccoli e grandi dittatori liberal capitalisti.

Ovvero abbiamo qualcuno che ce l'ha messo nel didietro, grazie proprio alla nostra inerzia e incapacità di sognare e SOVVERTIRE tutto.

Limonov diceva: "Dobbiamo cambiare tutto, anche le espressioni facciali".

Chi non lo comprende è già morto dentro. E quindi anche fuori.

Chi non lo comprende ha già perso la sfida della vita.

(Luca Bagatin)

martedì 6 ottobre 2020

Lo Spirito contro la materia

Dietro a ogni donna selvaggia, c'è uno strato di sofferenza.
Anche dietro a un uomo selvaggio.
Donne e uomini selvaggi si celano dietro a una corazza, che non è affatto una maschera, ma una protezione da un mondo che non comprendono o che, meglio, contrastano.
Il mondo della materia non è fatto per anime spirituali.
Esse sono intrappolate e, intravedendo la via di uscita, ma vedendola ancora lontana, si creano una loro dimensione.
E all'esterno lottano incessantemente, ricoprendo il ruolo di Maghi e Streghe o di eterni combattenti gnostici.
Perché la lotta è il destino dell'Eroe e dell'Amazzone nel mondo materiale.
E l'Eroe e l'Amazzone, che trionfano nel mondo dello Spirito, vengono sconfitti in quello della materia, in quanto creato da un falso dio (Yaldabaoth).

(Luca Bagatin)

mercoledì 1 luglio 2015

"La gatta": fiaba junghiana alla ricerca della redenzione del femminile e del maschile. Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

Il gatto è, da millenni, l'animale sacro per eccellenza.
Pensiamo infatti alla venerazione per i gatti nell'Antico Egitto la cui mitologia produsse la Dea gatta Bastet, che i Greci identificarono successivamente con la Dea Artemide.
Il gatto, oltre ad essere animale estremamente intelligente e socevole, si dice sia detentore di poteri misteriosofici, oltre ad essere animale dalle molteplici vite e dalla capacità di superare pressoché ogni tipo di avversità.
Al gatto, Marie-Louise Von Franz (1915 – 1998), psicanalista junghiana e stretta collaboratrice di Carl Gustav Jung (1875 - 1961), dedica una conferenza, contenuta in un bellissimo e agile volume dal significativo titolo: “La gatta”.
La dottoressa Von Franz si rifà all'omonima fiaba rumena, che racconta di un imperatore infelice in quanto non aveva alcuna discendenza, il quale costruisce una nave per la moglie, la quale le ha espresso il desiderio di uscire dal Palazzo. L'imperatore purtuttavia la ammonisce: “Se non tornerai incinta non potrai più stare con me !”.
L'imperatrice e le sue serve approdarono così, dopo alcuni giorni di navigazione burrascosa, ad un'isola ed è qui che lei decide di mangiare una bellissima mela d'oro. Rimanendo così incinta.
La Madre di Dio, purtuttavia, custode del melo, le lancia una maledizione affermando che sua figlia si sarebbe trasformata in una gatta al compimento del diciassettesimo anno d'età e così tutta la sua corte e che solo il figlio di un imperatore, mozzandole coda e testa, avrebbe potuto rompere l'incantesimo. E così accadde.
In un paese molto lontano, un altro imperatore, vedovo ed alcolizzato, inviava i suoi tre figli maschi alla ricerca di una particolare stoffa di lino, così sottile da poter passare per la cruna di un ago. Il primo di questi trovò solo un cagnolino; il secondo trovò un lembo di lino grezzo; mentre il terzo, il più giovane...dopo molte peripezie finì nel palazzo dei gatti ! Qui conobbe la principessa gatta e se ne innamorò.
E sarà proprio la principessa gatta a ricondurlo, molti anni dopo, dal padre che lo credeva morto, con quella particolare forma di lino sottile sottile...contenuta in un chicco di mais.
La gatta chiese poi al giovane principe di tagliarle prima la coda e poi la testa e fu così...che ella si trasformò in una bellissima fanciulla e i due poterono sposarsi. Se non che...il padre del giovane principe, il vecchio imperatore ubriacone, tentò di concupire la nuora, tentando di imprigionare il figlio.
Quest'ultimo radunò un enorme esercito e mosse guerra al padre, annientendo così l'esercito del vecchio imperatore. Questi finì così per chiedere perdono al figlio ed alla nuora, cedendo loro il suo impero.
La fiaba de “La gatta” è ricchissima di simbolismo, che la dottoressa Von Franz analizza con vastità di particolari. Simboli di natura archetipica, inconscia, esoterica, spirituale, alchemica.
Innanzitutto siamo in presenza di due imperi distinti: nel primo l'aspetto femminile è sterile, mentre nel secondo il femminile è scomparso.
Nel primo caso la donna/imperatrice necessita di uscire dal palazzo, nel quale si sente confinata, per recuperare il suo istinto creativo. Nel secondo caso l'uomo/imperatore è vedovo ed il suo stato di abbandono sfocia nell'alcoolismo.
La dottoressa Von Franz spiega come l'universo femminile sia più flessibile e soggettivo, mentre quello maschile sia più rigido. Purtuttavia entrambi si compensano e tale compensazione evita alle donne la formazione di sottili e subdole malignità, spesso fra loro, mentre agli uomini evita il sopravvento dell'aggressività e della brutalità.
Nel caso dell'imperatore che ha tre figli, il suo stato di alcoolismo è causato da uno stato di abbandono – in quanto vedovo – e quindi ciò lo porta a simulare una condizione “estatica”, simile all'”estasi religiosa” che egli tenta di ottenere attraverso l'assunzione di alcolici. E' chiaro che il suo è un problema legato all'Anima, al suo bisogno di spiritualità, che è ferita proprio dal suo stato di abbandono.
L'imperatore senza figli, viceversa, accondiscende al desiderio della moglie di uscire dal Palazzo e le costruisce una nave che, come sottolinea la dottorezza Von Franz, è, simbolicamente un contenitore femminile, associata peraltro alla luna e alle dee lunari. Egli non teme che possa accadere qualche cosa alla moglie, anzi, la spinge ad attraversare il mare, ovvero, simbolicamente, a compiere un cammino interiore e spirituale che la porterà così, ad essere fertile.
Sull'isola l'imperatrice trova un melo dalle mele d'oro e ne mangia una, ma non sa che esso è custodito dalla Vergine Maria che, peraltro, rappresenta originariamente la dea Iside, simbolo di fertilità, la figura più importante degli dei al punto da diffondersi, dall'Egitto sino in tutta Europa – nonostante le mistificazioni di matrice cattolica - il culto delle cosiddette “Madonne Nere” raffiguranti infatti Iside che tiene in braccio suo figlio Horus, identificato anche con il Cristo.
La dottoressa Von Franz rammenta che le donne in gravidanza hanno una grande vicinanza con il mondo della morte in quanto, mettendo al mondo una nuova vita, una parte di loro deve simbolicamente morire. E quindi sono anche legate molto di più all'inconscio ed al mondo dei sogni: sogni sull'origine dell'uomo e sul mistero degli spiriti che si sono reincarnati.
Nella nostra fiaba, nella fattispecie, la Vergine Maria maledice il bambino che deve neascere, ma...in realtà la maledizione è parte di un disegno più ampio, di redenzione del femminile e finanche del maschile, come vedremo poi.
La bambina che nascerà si trasformerà dunque in gatta, un animale che, come dicevamo, è da millenni ritenuto sacro e che nella mitologia ha sempre avuto aspetti benefici quale guaritore, servitore ed anche medium, ponte con il mondo dei morti.
Forse proprio per le sue qualità gnostico-esoterico-mitologiche la cultura cristiano-cattolica (che nulla ha a che vedere con gli insegnamenti del Cristo, che erano, appunto, di matrice gnostico-esoterica) ha successivamente fatto strage di gatti, attribuendo ad essi – in modo mistificatorio, sciocco e superstizioso – qualità malefiche e sataniche.
Si pensi invece che, anticamente, un gatto bianco posto ai piedi della croce, in Francia, rappresentava il Cristo stesso e per secoli è stato ritenuto animale caro alle streghe che sono tutt'altro che da considerarsi come degli esseri spregevoli, ma delle donne custodi dell'Anima. Spesso dell'Anima maschile.
Jung in particolare si chiese che cosa avesse a che fare la Vergine Maria con la persecuzione delle streghe e spiegò come, prima del culto della Vergine Maria, fosse diffuso l'amor cortese. Il cavaliere corteggiava la dama prescelta, vedendo il lei quella che Jung chiama la “donna-Anima”.
La Chiesa cattolica, purtuttavia, abolì ben presto l'amor cortese imponendo che gli uomini non potessero più scegliere la loro dama, ma dovessero combattere per conquistare il cuore di una donna a glorificazione della Vergine Maria. Fu allora che, secondo Jung, nacque la caccia alle streghe in nome della Vergine Maria.
Mentre l'amor cortese permetteva a uomini e donne di venire in contatto con la propria interiorità, con la propria Anima, con il culto della Vergine Maria il simbolo della “donna-Anima” venne sostituito da un simbolo collettivo del femminile imposto: quello della Madonna di matrice cattolica.
Le streghe, in questo senso, rappresentano l'elemento individuale delle donne, che permettono all'uomo, peraltro, di ricongiungersi con la sua Anima, spesso ferita. E con la caccia alle streghe l'Inquisizione cattolica iniziò, come già detto, a perseguitare anche i gatti.
Ennesima barbarie compiuta dalla Chiesa cattolica ai danni del patrimonio animistico, sacro, esoterico, spirituale ed interiore dell'umanità !
Tornando alla nostra fiaba, nel regno governato dall'imperatore ubriacone, questi vuole che i suoi figli recuperino della stoffa di lino sottilissima. Come spiega la dottoressa Von Franz, il lino era utilizzato per la veste di sacerdoti e stregoni ed ha una forte connessione con il femminile. Egli, dunque, come con l'uso dell'alcool, ricerca in qualche modo una connessione con il mondo spirituale e femminile – che nel suo regno è da considerarsi aspetto morto - e lo fa inviando i figli alla ricerca.
Solo il terzo figlio ne uscirà vincitore, dopo un percorso di patimenti e peripezie (l'eroe maschile nelle fiabe si trova sempre a soffrire, ovvero si trova ad assumere un'attitudine passiva e femminile) e vi riusicrà per mezzo della figura della gatta. Figura sacra e femminile per eccellenza. Sarà lei a guidarlo e a fornirgli il lino da consegnare al padre, novella dama dell'amor cortese e novella strega-donna-Anima.
Purtuttavia ora la donna-Anima, la gatta, per riscoprire il suo aspetto istintuale e dunque umano, necessita che l'eroe le tagli la coda e la testa. E così, pur con molte insistenze, ciò accade. E lei torna ad essere fancuilla e può sposare il suo principe: i due sono finalmente una cosa sola.
Purtuttavia devono ancora sfidare la concupiscenza del vecchio satiro, l'imperatore ubriacone che, non ancora ricongiuntosi con la sua Anima, con la sua parte femminile, rimane legato ai bassi istinti. E ne rimane sconfitto.
L'insegnamento racchiuso ne “La gatta”, presentata dalla dottoressa Marie-Louise Von Franz, è un percorso alchemico interiore. Un percorso di redenzione umana, maschile e femminile. Un percorso che – sulla base della mitologia, del simbolo e della spiritualità gnostica e pagana – va a toccare il rapporto di coppia, analizzandone la sua intima essenza e trovandone la chiave di lettura.
Un saggio che peraltro riscopre il valore sacro del gatto, della strega-donna-Anima, che è quanto di più prezioso il cuore di un uomo dovrebbe saper risconoscere e ricercare.

Luca Bagatin

mercoledì 13 maggio 2015

Caccia alle streghe ? Riflessione di Giusyrene Pellegriti

Caccia alle streghe?
Esiste ancora la persecuzione nei confronti delle streghe, nei confronti di chi la chiesa definisce "eretico"?
Certo. Ma ha assunto altre forme, più sottili. Non torturano più. La morte non è più la condanna ma, fin quando ci sarà qualcuno che si sentirà in dovere di combattere in qualche modo l'intelligenza ed il libero pensiero, fin quando ci sarà qualcuno che si sentirà in dovere di convincerti che stai sbagliando, di cercare di riportarti sulla "retta via ", fin quando ci sarà qualcuno che si sentirà in dovere di discriminarti agli occhi degli altri, per il tuo cammino, con ignoranza e malignità, allora sì, fin quando ci sarà tutto questo, la caccia alle streghe non sarà cessata.
Perché ci si accanisce con le donne? In una società patriarcale, in cui ogni parola con cui riferirsi in generale è trasformata in maschile, perché si continua ad usare: caccia alle streghe, o più in generale la parola streghe, anziché stregoni?
Perché la donna è colei che, più di tutti, fa paura all'uomo ignorante. È la donna che, nell'uomo mentalmente e spiritualmente limitato, genera pensieri di libidine, sadismo, disprezzo e forse anche paura. È il Femminino che è fonte di Vita e di Morte, non il maschile. È la donna che sanguina, è la donna che dal suo sacro sangue crea, è la donna che porta nel suo grembo la vita e la morte. È la donna che, per sua natura è più sensuale, che è fonte di piacere, che è empatica, che è guaritice, che ha un più stretto legame con il divino. È nella donna insita la Magia e la Creazione. Gli uomini ignoranti non hanno fatto altro che disprezzare i cicli sacri della donna, disprezzare le donne, disprezzare il grembo delle loro madri. Bambine, fanciulle, ragazze, anziane.. quante sono state perseguitate, torturate e uccise per il piacere di uomini sadici e repressi? Più che una caccia agli eretici, è stata perpetrato dalla chiesa, per secoli, un vero e proprio femminicidio.
Purtroppo, nonostante tutto questo, esiste ancora chi considera la donna sporca per la sua ciclicità, chi tenta di relegarla a ruoli subordinati e chi si sente in diritto di disprezzarla, umiliarla e relegare la sua vita a dogmi e paure affinché il suo spirito non si elevi.
Caccia alle streghe, dunque?
Sì.
Giusyrene Pellegriti