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lunedì 22 luglio 2024

Fascino trascendentale. Poesia di Luca Bagatin

FASCINO TRASCENDENTALE

Poesia di Luca Bagatin

Musa nella foto: Holy Mane Magdala
 

In te

Un fascino aristocratico

E popolare

Allo stesso tempo. 

In te l'essenza del Sacro

E del profano.

Un erotismo

Capace di convertire

Il Santo più pio

Rendendolo così

Ancora più Santo.

L'arte in te

Il mistero

Un'antica essenza

Dal profumo

D'incenso

E di passione.

 Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

 

ÉROS SACRÉ  

Poésie de Luca Bagatin  

Muse sur la photo : Holy Mane Magdala

En toi
 
Un charme aristocratique
 
Et populaire
 
En même temps.
 
En toi l'essence du Sacré
 
Et du profane.
 
Un érotisme
 
Capable de convertir
 
Le Saint le plus pieux
 
Faire en sorte qu'il en soit ainsi
 
Encore plus saint.
 
L'art en toi
 
Le mystère
 
Une essence ancienne
 
Du parfum
 
De l'encens
 
Et de passion

domenica 20 agosto 2023

ATTIMI. Poesia di Luca Bagatin

ATTIMI

poesia di Luca Bagatin

Legs Eleven - Jack Vettriano

Cogliendo
Un attimo 
Di seduzione.
Cogliendo
L'attimo in cui
Il tuo sguardo 
Sembra sfuggire 
Ai più 
Ma non a me
Che ti osservo
Nel tuo abito
Blu.
E osservo 
Le tue gambe
Immaginando
Il resto.
Cosa resta
Di noi
Se non un presente
Di attimi
Destinati
A fuggire
Ma non 
Per questo
Meno vivi?

Luca Bagatin

martedì 15 agosto 2023

SACRO EROS. Poesia di Luca Bagatin

SACRO EROS

Poesia di Luca Bagatin

Musa nella foto: Holy Mane Magdala

Spiritualità, erotismo, trascendenza, eleganza

Sono la base della tua essenza.

All'ombra della Croce

E del Pentacolo

Si espande la tua mistica forza.

L'Eros che trasmetti

Non è mai volgare.

Esso è connaturato

Alla tua Sacra natura,

Che esprimi

Nei tuoi sguardi

Attraverso il tuo corpo

Nudo, oppure vestito.

Nessun indumento

Che tu possa indossare

Per quanto provocante

Possa essere

Mi indurrà mai nel peccato

Ma esso mi trasmetterà

Quella purezza trascendente

Che mi permetterà

Di risvegliare

La mia Coscienza

E unirla alla tua.

Assaporare la tua essenza Divina

E unirmi

Misticamente e eroticamente

A te.

In una danza ancestrale

In una danza di sensi e Spirito.

In una danza di Vita-Amore-Morte.

Resurrezione.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

 

ÉROS SACRÉ  

Poésie de Luca Bagatin  

Muse sur la photo : Holy Mane Magdala

Spiritualité, érotisme, transcendance, élégance

Ils sont la base de votre essence.

A l'ombre de la Croix Et du Pentacle

Votre force mystique se développe.

L'éros que tu transmets

Ce n'est jamais vulgaire.

C'est inhérent

A ta nature sacrée,

Qu'exprimez-vous

Dans ton allure

A travers ton corps

Nu ou habillé.

Pas de vêtements

Que tu peux porter

Aussi provocateur soit-il

Peut être

Il ne me conduira jamais dans le péché

Mais ça m'enverra

Cette pureté transcendante

Qui me permettra de m'éveiller

Ma Conscience

Et fusionnez-le avec le vôtre.

Je goûte ton essence Divine

Et je rejoins

Mystiquement et érotiquement

A toi.

Dans une danse ancestrale

Dans une danse des sens et de l'Esprit.

Dans une danse de Vie-Amour-Mort.

Résurrection. 

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

lunedì 24 maggio 2021

SACRALITA' DEI SENSI. Poesie di Luca Bagatin

SENSUALE SACRALITA'

Nuda,

Con un teschio in mano

Che cela il tuo seno.

Mani con unghie dipinte di nero.

Io ad osservarti.

Immaginando di baciare il tuo collo.

Accarezzando la tua liscia pelle

Sulle mie labbra.

E poi più giù,

Assaporando ogni centimetro

Di sensuale fragranza

Femminile.

Mi sento così,

Ebbro

Della Sacralità

Del tuo corpo.

Luca Bagatin

 

PUREZZA DEI SENSI

La Strega che stringe

Una rosa al suo grembo.

La Fata che nutre

Una vita al suo seno.

Un fiore che nasce

Un fiore che muore.

Lassù il firmamento

E' quieto e sereno.

E adesso vediamo

Che il fuoco è riacceso.

Luca Bagatin

martedì 13 aprile 2021

Elogio della Natura selvaggia


Amo la Natura selvaggia.
Che non è buona né pacifica, come vorrebbero gli esseri umani "civilizzati".
Essa semplicemente È.
Con i suoi uragani, gli animali selvaggi, le sue piogge e le sue nevicate incessanti, ma anche i suoi microrganismi.
L'essere umano non è che un insignificante essere al suo cospetto.
Tenta stupidamente di dominarla e distruggerla.
Ma ciò che gli manca è la forza.
Soprattutto interiore.
Per fondersi e scomparire in Essa.
 
(Luca Bagatin)

lunedì 21 dicembre 2020

Solstizio d'Inverno, Festa della Luce e del Natale del Sole Invincibile. Articolo di Luca Bagatin

Il Natale è una forma rituale antica il cui significato originario andò perduto già per molti versi con l'avvento del cristianesimo, il quale utilizzò la festività pagana del Sol Invictus ovvero del Dies Natalis Solis Invicti (Giorno Natale del Sole Invincibile), la festività di Yule secondo il calendario celtico e dei Saturnalia secondo quello romano, per decretare - attraverso l'Imperatore Costantino - la nascita di Gesù detto Il Cristo.

Il Solstizio d'Inverno, in celtico Yule, rappresenta dunque un passaggio fondamentale per tutte le persone impegnate sul sentiero spirituale, da comprendere e interiorizzare. È il momento in cui la luce vince sull'oscurità, il momento in cui la Dea partorisce il Bambino Sacro, il momento in cui la vibrazione della speranza si diffonde come un'onda sulla Terra.

Simbolicamente, ad ogni modo, anche la nascita (simbolica ma non storica) del Cristo può indicare la Luce, il Sole che illumina d'amore le coscienze terrene e le invita al dono ed è in questo senso che il Natale può essere celebrato e vissuto. Non dovrebbe, in sostanza, essere certo la festa del commercio, del consumo, dello spreco, tanto in voga nell'occidente liberal-capitalista.

Ricordo che, anni fa, partecipai alla presentazione di un illuminante saggio dell'amico prof. Claudio Bonvecchio, dall'emblematico titolo “Filosofia del Natale”.

Un saggio senza tempo, che merita di essere conosciuto, in quanto va ad approfondire il significato di questa festività, troppo relegata al consumismo e molto poco al suo profondo significato spirituale, gnostico ed esoterico.

Il testo del prof. Bonvecchio spiega infatti come il Natale, Yule, la Festa della Luce o, appunto, il “Giorno Natale del Sole Invincibile”, fosse festeggiato tanto dalle popolazioni indo-iraniche devote al dio del sole Mithra, quanto dagli antichi romani, attraverso le celebrazioni dei “Saturnalia” in onore, appunto, di Saturno, il mitico dio della pace e della felicità.

Con l'avvento del cristianesimo, come spiegato anche dal prof. Bonvecchio, per volontà dell'Imperatore romano Costantino, fu deciso di cumulare la festa del Sol Invictus con quella della nascita del Cristo, considerato, appunto, la “Luce del Mondo” e fu così che il 25 dicembre divenne la data ufficiale della festività del Natale.

Di quel Natale ricco di simboli antichissimi, dunque, tutti spiegati nel testo del buon prof. Bonvecchio: dall'Albero natalizio – simbolo dell'unione fra Cielo e Terra – passando per il significato della stella di Natale, del vischio, dei cibi natalizi, dei canti di Natale e via via sino agli ornamenti dell'albero di Natale stesso e del presepe.

In particolare il prof. Bonvecchio si sofferma sulla spiegazione del simbolismo della grotta, ovvero della capanna nella quale, secondo quanto scritto nei Vangeli Apocrifi (e non in quelli canonici), nacque il Cristo. La grotta, secondo tutte le tradizioni simboliche, rappresenta infatti l'“uterus mundi”, ovvero il luogo nel quale si trovano le acque primordiali che, come il liquido amniotico per il feto, portano alla nascita/rinascita di una nuova vita. Oltretutto, come spiegato nel saggio, le grotte erano i luoghi nei quali non solo nascevano le grandi divinità, ma erano anche il santuario nel quale venivano praticati i rituali in onore alla Grande Madre o al dio Mithra, imperniati non a caso sulla morte simbolica e sulla rinascita dell'iniziando.

Altra figura simbolica del Natale è quella relativa a Babbo Natale, il quale incarna la figura di San Nicola, vescovo in Asia Minore e protettore dei bambini ai quali, come tradizione vuole, porta in dono dei regali. I bambini, peraltro, secondo tutte le tradizioni simboliche, sono considerati l'incarnazione degli antenati morti che, peraltro, erano i veri protagonisti della festività romana dei “Saturnalia”. E' così che, per allontanare l'immagine della morte dalla società e farci credere nella vita, Babbo Natale colma i bambini di doni, propiziandosi così anche le anime degli antenati defunti.

Anche il prof. Bonvecchio, in conclusione del suo saggio, sempre attuale, pone l'accento sul drammatico abbandono dello spirito del Sacro da parte di un'incalzante società mercantilista e dei consumi, che ha trasformato il Natale – persino in piena pandemia Covid 19 – nel solito happening del commercio, figlio di una società sempre più relativista, nichilista, fredda, tecnologica, edonista, globalizzata.

Una società neo-oscurantista, potremmo dire, laddove le tenebre sono rappresentate da questi aspetti materialistici e volti al profitto individuale, anziché al bene collettivo e comunitario.

Ecco dunque la necessità di invertire la rotta, di ricercare la luce dentro noi stessi, attraverso la riscoperta della dimensione del Sacro: restituendo dignità al simbolo, alla simbolica, alla filosofia del Natale, liberando così la società della metaforiche tenebre che l'avvolgono.

Solo allora potremo assistere ad una nuova rinascita del Vero, del Buono, del Bello, ovvero nel momento in cui ci riapproprieremo dell'autentico significato gnostico della festività natalizia.

Non il Natale del consumismo, dunque, ma il Natale della Luce, del Sole, dell'innocenza dei bambini non più resi adulti da una società senza coscienza, ma aperti alla conoscenza di sé stessi per costruire, da adulti, un mondo d'amore, armonia e fratellanza universale.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 15 dicembre 2020

La Sacralità dell'Erotismo contro il bigottismo e la volgarità del mondo moderno

Mi stupisce sempre come un corpo nudo ancora faccia scandalo, ovvero debba essere criticato, associato al sesso, ma come se il sesso e il piacere fossero il male.
E di solito il corpo nudo incriminato è sempre quello femminile. Come se fosse male, mostrare un corpo nudo femminile.
Come se le donne potessero essere così mortificate, mentre il modo per mortificare una donna è altro (negando la sua sessualità, la sua emancipazione, il suo essere soggetto in grado di provare piacere, anche sessuale...).
Si dice che i corpi maschili nudi non vengono mai mostrati, ma anche questo non è vero. Esistono calendari con corpi maschili nudi.
Si dice che però no, una donna non si ecciterebbe mai guardando un corpo nudo maschile.
Perché mai ? Una donna prova ESATTAMENTE le stesse pulsioni erotiche di un uomo.
E se qualcuno pensa di no, è perché la religione (o, meglio, le religioni monoteiste istituzionalizzate e "rivelate") ci ha inculcato che il piacere è male e/o che la donna non debba provare piacere, esternarlo e tutte le scemenze che la vorrebbero "angelo del focolare" e della "famiglia".
A me tutte queste cose hanno sempre scandalizzato.
Mi ha sempre scandalizzato la mortificazione del nudo, del piacere, dell'eros. E, per contro, la glorificazione di una tradizione inventata dalle religioni, a loro volta inventate dai moralisti e dai superstiziosi.
Mi ha sempre scandalizzato la religione, che ha distrutto la Sacralità, che è fatta anche di Erotismo.
La Sacralità è Amore e Libertà. E' Arte, Erotismo, Emancipazione depurate dalla volgarità, dal consumismo, dalla religione, dal danaro.
 
Luca Bagatin

venerdì 30 ottobre 2020

Samhain/Halloween: alle origini della spiritualità eurasiatica. Articolo di Luca Bagatin


Le origini dell'Europa sono ben più antiche di quelle – presunte da molti, in modo errato – cristiane.

Esse affondano le radici nell'Antica Religione, quella che i cristiani definirono, successivamente, “pagana”.

Si tratta degli antichi culti e rituali misterici, spesso di origine contadina, aventi come fondamento la Natura, i suoi spiriti invisibili, le sue regole millenarie.

Culti peraltro esistenti in ogni cultura del mondo, dall'Europa all'Asia sino all'Africa ed alle Americhe, solo declinati in modo diverso.

Culti politeistici, che in Europa saranno di origine celtica, oppure greca e/o romana.

Fra questi, ancora oggi, nella notte fra il 31 ottobre e il 1 novembre, molti celebrano il cosiddetto Capodanno celtico, ovvero Samhain (il cui significato potrebbe intendersi, secondo l'antico idioma irlandese, “fine dell'estate” o, dal gaelico, “Novembre”), conosciuto anche come Halloween (“Notte di tutti gli Spiriti Sacri”), festività diffusa negli Stati Uniti d'America dai migranti provenienti dalle isole britanniche, in particolare irlandesi, gallesi e scozzesi, anticamente popolate dai Celti.

Tale festività segna il passaggio dalla stagione luminosa a quella più oscura e buia, inaugurando così un nuovo anno. Diversamente, secondo il Calendario celtico, il passaggio dalla stagione oscura a quella luminosa si celebra nelle notti fra il 30 aprile ed il 1 maggio ed è detta festa di Beltane (nella tradizione irlandese e scozzese), o “Notte di Valpurga” o Ostara nella tradizione germanica.

Samahin celebra dunque la morte simbolica della natura, ma nella tradizione pagana la morte è semplicemente una nuova rinascita, un passaggio a un nuovo stato della Natura. Per questo si dice che in quella notte il mondo dei morti interferisce con quello dei vivi, ma, a differenza delle religioni monoteiste – cristianesimo in primis – il mondo dei morti non è affatto contrapposto a quello dei vivi e non è affatto, per così dire, “malvagio”. Bensì è il momento nel quale i morti entrano in comunicazione con i vivi.

Ad ogni modo, il cristianesimo, ha fatto sua questa tradizione – cercando di camuffarla - ideando la festività di Ognissanti, che, pur celebrandosi – secondo il calendario cristiano – il 2 novembre, nei fatti viene festeggiata il 1 novembre, proprio perché rimane radicata, nel patrimonio ancestrale europeo, la tradizione originaria della festività di Samhain.

Spiritualmente, la festa di Samhain, è una festa di contemplazione. Per i Celti era il momento più magico dell'anno, nel quale il tempo era sospeso, ovvero cessava di esistere.

Sotto il profilo materiale era il momento nel quale le tribù celtiche raccoglievano e immagazzinavano il cibo per i lunghi e freddi mesi invernali.

Il simbolo più popolare di Samhain/Halloween è una zucca intagliata con all'interno una candela e questa sembra derivare sempre da una antica leggenda irlandese, probabilmente medievale, avente per protagonista Jack 'O Lantern.

Jack era un astuto fabbro che incontrò – in un pub – il Diavolo, il quale voleva a tutti i costi la sua anima. Purtuttavia, il furbo Jack, in cambio della sua anima, invitò il Diavolo a tramutarsi in una moneta. Una volta che il Diavolo divenne una moneta, Jack la fece lestamente finire nel suo borsellino, accanto ad una croce d'argento, in modo che potesse essere “esorcizzata” e dunque non nuocere più. Il Diavolo convinse Jack a farsi liberare e gli assicurò che, per i successivi dieci anni, non gli avrebbe dato più noie, né chiesto in cambio la sua anima. Dieci anni dopo, ad ogni modo, il Diavolo si ripresentò, reclamando l'anima del fabbro. Questa volta Jack gli chiese prima di raccogliere una mela dall'albero e il Diavolo acconsentì. Ma, quando il Diavolo salì sull'albero per raccoglierla, Jack incise una croce sul tronco e, in questo modo, lo esorcizzò e imprigionò di nuovo. Il Diavolo allora, in cambio della sua liberazione, promise che non gli avrebbe mai dato più noie né fastidi per l'eternità.

Jack, negli anni seguenti, commise così tanti peccati che non fu accettato in Paradiso, ma, a causa del patto con il Diavolo, questi non lo volle accettare nemmeno all'Inferno e gli tirò un tizzone ardente, che Jack utilizzò per posizionarlo all'interno della zucca che portava con sé, al fine di scaldarsi e farsi luce nel lungo cammino che lo avrebbe atteso, costretto a vagare per l'eternità, in un eterno limbo.

Questa la ragione per la quale il simbolo popolare di Halloween è proprio “Jack O'Lantern” (Jack Il Lanternino), intagliato in una zucca con all'interno una candela accesa.

Festività peraltro diffusa, anticamente, persino nel mondo agreste in alcune zone della Sardegna, ove la notte del 30 novembre (non ottobre !), durante la notte di Sant'Andrea, i ragazzini girano per le strade con zucche vuote intagliate a forma di teschio e illuminate, all'interno, con una candela.

Tradizioni simili erano e in parte rimangono peraltro presenti in Calabria, a Serra San Bruno; in Puglia, a Ostara di Puglia, a San Nicandro Garganico e a Massafra; in Veneto e in Friuli; Abruzzo ed Emilia Romagna.

Purtroppo tutto ciò, con l'avvento del dogma cristiano che ha dichiarato “eretico” e assurdamente “satanico” tutto ciò che non era una invenzione cristiana (la quale ha attinto a piene mani dall'Antica Religione, stravolgendola o facendo propri i suoi simboli) o è scomparso o è praticato, comunque, molto meno, oppure ci si rifà alla festività commerciale e holliwoodyana dell'Halloween statunitense, quando, invece, tale festività è parte integrante delle radici spirituali e culturali dell'Europa antica e della Penisola italiana, dal Nord al Sud sino alle Isole.

Fa sorridere che, ancora oggi, vi siano dei preti cattolici che affibbiano etichette negative alla festività di Samhain/Halloween. Evidentemente non conoscono per nulla la Storia.

Una Storia che le nuove generazioni dovrebbero invece imparare, conoscere e amare.

Perché senza passato, senza radici spirituali, senza antiche tradizioni autentiche, non vi è alcun presente e, men che meno, alcun futuro.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 9 ottobre 2020

Ernesto Che Guevara e John Lennon. Eroi d'Amore e Libertà


C'è chi il 9 ottobre è nato.

E chi il 9 ottobre è morto.

C'è chi ha lottato per ideali di emancipazione e liberAzione.

E chi è stato ucciso, per questo.

John e Ernesto.

Simbolo dell'Eroe che lotta, nel mondo della materia, e che nel mondo della materia è sconfitto.

Per rinascere nello Spirito dell'Amore e della Libertà.


martedì 6 ottobre 2020

Lo Spirito contro la materia

Dietro a ogni donna selvaggia, c'è uno strato di sofferenza.
Anche dietro a un uomo selvaggio.
Donne e uomini selvaggi si celano dietro a una corazza, che non è affatto una maschera, ma una protezione da un mondo che non comprendono o che, meglio, contrastano.
Il mondo della materia non è fatto per anime spirituali.
Esse sono intrappolate e, intravedendo la via di uscita, ma vedendola ancora lontana, si creano una loro dimensione.
E all'esterno lottano incessantemente, ricoprendo il ruolo di Maghi e Streghe o di eterni combattenti gnostici.
Perché la lotta è il destino dell'Eroe e dell'Amazzone nel mondo materiale.
E l'Eroe e l'Amazzone, che trionfano nel mondo dello Spirito, vengono sconfitti in quello della materia, in quanto creato da un falso dio (Yaldabaoth).

(Luca Bagatin)

lunedì 4 marzo 2019

Solo l'Amore ci può salvare. Non la politica. Non l'economia. Non l'odio. Non il dolore. Non l'egoismo.

"Cercare di realizzare delle riforme politiche prima di avere riformato la natura umana è come mettere vino nuovo in bottiglie vecchie. Fate che gli uomini sentano e ravvisino nel profondo dei loro cuori ciò che è il loro reale, vero dovere verso l’umanità e allora spariranno da soli tutti i vecchi abusi di potere, tutte le leggi inique della politica nazionale che è basata sull’egoismo umano, sociale e politico. Folle è quel giardiniere che cerca di eliminare le piante velenose dalla sua aiuola tagliandole a livello del suolo, invece di estirparle con le radici. Non si possono realizzare delle riforme politiche durevoli, se restano al potere gli stessi egoisti di prima".

H.P. Blavatsky, "La Chiave della Teosofia"



lunedì 24 dicembre 2018

Il Natale d'Amore (e Libertà) secondo Pier Paolo Pasolini

(...) Il Natale e la Pasqua sono state antiche feste religiose pagane (la nascita del sole e l’avvento della primavera) piene di rozzo, mitico spirito religioso: si sono poi trasfuse nelle feste cristiane portando la loro antica ingenuità nella nuova insegnata da Cristo. Ma dopo la Controriforma e nell’attuale momento storico, non c’è niente di più prosaico, ipocrita, conformista dello spirito impresso dal clero a simili occasioni d’amore. (...)

Pier Paolo Pasolini, Vie Nuove (1961)

sabato 15 dicembre 2018

Sai Baba: un Maestro Spirituale dei nostri giorni. Articolo di Luca Bagatin tratto dalla rivista "Secreta Magazine" del marzo 2010

Chi è Sathya Sai Baba ?
Un mistico ? Un santone ? Un guru ?
Nella poliedrica varietà di sadhu e mistici che popola il vastissimo continiente asiatico, è facile confondere Sai Baba con uno di loro.
Ma Sai Baba è – in realtà - molto di più.
Nato a Puttaparthi - un piccolo villaggio dell'Andra Pradesh, regione dell'India meridionale - il 23 novembre del 1926, sin da bambino, dall'età di 10 anni, dimostra di possedere poteri sovrannaturali.
Sai Baba, studiato da numerosissimi ricercatori da decenni, possiede infatti poteri cognitivi come la chiaroveggenza, la psicodiagnosi, la telepatia; poteri psicocinetici come la capacità di materializzare oggetti, apportarli, moltiplicarli, anche sotto l'occhio vigile di chi gli si trova di fronte.
Ma egli stesso non sembra dare alcuna importanza ai miracoli che compie. Sai Baba sembra compiere miracoli unicamente per focalizzare l'attenzione di chi lo ascolta, per lanciare un messaggio di unità fra tutte le religioni (simboleggiato anche dal Suo vessillo, il
Sarva Dharma: un fior di loto contornato dal simbolo dell'Om Indù; dalla Ruota buddhista; dal Fuoco zoroastriano; dalla Stella di David; dalla Luna e la Stella dell'Islam e dalla Croce cristiana)."Esiste una sola religione", afferma Sai Baba, "la religione dell'Amore. Esiste una sola razza, quella dell'umanità. Esiste un solo Dio, che è onnipervadente".
Questo, in sintesi, il messaggio che Sai Baba vuole trasmettere a chi lo ascolta.
Ho avuto la fortuna, fra il 2002 ed il 2005, di frequentare settimanalmente la casa di due anziani coniugi, da anni abitanti a Pordenone: la romana Gerarda Cesarini, detta amichevolmente Gegè, ed il napoletano verace Oscar Martino. Entrambi citati anche in numerose opere dedicate a Sai Baba, in primis quelle dello psicologo Giancarlo Rosati, massimo studioso italiano del
fenomeno Sai Baba.
Gegè ed Oscar sono stati, infatti, i primi fondatori di un Centro intitolato a Sai Baba in Italia, negli anni '60 a Roma, in via Benedetto Musolino, quando ancora era poco conosciuto. Questa simpatica coppia fu anche in assoluto la più ricevuta dal Maestro.

Oggi i Centri Sai Baba in Italia - peraltro tutti senza scopo di lucro e senza alcuno spirito di proselitismo - sono centinaia e nel mondo i devoti del Maestro, sono milioni.
Dal Maestro, sì, perché infondo Sai Baba non è che un Maestro spirituale il cui messaggio va ben oltre i suoi miracoli, per così dire, ed il cui messaggio mira sempre a trasformare il cuore umano.
Sai Baba, come dicevamo, è solo nato in un contesto indù, ma il suo insegnamento - che fonda le sue radici nella concezione gnostica ed esoterica delle Sacre Scritture di tutte le fedi e tradizioni, i Veda in primis e che Baba invita a studiare, a partire dal concetto di
Reincarnazione - si basa sulla ricerca della Divinità insita in ciascun individuo per mezzo del canto devozionale, i Bahjan, della ripetizione dei mantra vedici ed in particolare per mezzo del rispetto quotidiano di cinque valori umani: Verità, Amore, Pace, Rettitudine e Nonviolenza.
Per mezzo delle frequentazione dei coniugi Martino, sono rimasto letteralmente rapito nella descrizione delle loro esperienze dirette con il Maestro. Quando ad esempio ad Oscar materializzò un anello d'oro, preziosissimo, sotto i suoi stessi occhi, o quando regalò ad entrambi una cornice d'oro recante la sua effige ricavata dalla povere dorata che Baba stesso lanciò in aria per poi ricomporsi,
magicamente, fra le sue mani.
Sai Baba, chissà perchè, amava moltissimo Gegè ed Oscar. Una coppia di teosofi adorabile, semplicissima e sempre pronta a dare una mano al prossimo. Una coppia che fu peraltro, per anni, in contatto con Madre Teresa di Calcutta e con Padre Anthony Elenjimittam, ultimo discepolo vivente del Mahatma Gandhi, alle cui missioni elargirono gran parte del loro patrimonio.
Si recarono in India, a Puttaparthi, sino in età avanzata, 90 anni Oscar e 80 Gegè. E puntualmente, pur fra una marea di devoti in attesa di uno sguardo dal Maestro, furono ricevuti in udienza privata.
Oscar, uomo sensibilissimo, mi raccontò che confidò a Sai Baba che avrebbe voluto morire prima della moglie, perché non avrebbe sopportato il dolore della sua scomparsa. Fu allora che Sai Baba predisse loro che sarebbero morti l'uno a distanza di due soli giorni dall'altra. Prima sarebbe morto Oscar e successivamente Gegè.
La scena mi commosse molto.
Ricordo inoltre ancora con affetto quando - conoscendo la mia golosità - Oscar mi ricopriva letteralmente di dolciumi e Gegè, pur non essendo consigliabile per la sua salute, ne approfittava per mangiarne in quantità.
Volevo molto bene a Gegè ed Oscar, che per me erano come dei nonni ai quali confidavo veramente tutto e fu un duro colpo quando appresi della loro morte.
Il Messaggero Veneto di Pordenone del 10 gennaio 2006 titolava, a tutta pagina:
"Muore di dolore due giorni dopo il marito. Gerarda Cesarini e Oscar Martino sono rimasti legati fino all'ultimo da un'incredibile storia d'amore". Nell'articolo, ovviamente, si parlava anche di Sai Baba e della sua previsione e di come la coppia fosse a lui legata.
Persino il prete, in Chiesa, nonostante Sai Baba sia fortemente criticato ed osteggiato dalla Chiesa cattolica, si prodigò in elogi nei confronti di questo particolarissimo Maestro indiano dalla folta e curiosa capigliatura.
Sai Baba, lungi dall'essere un fenomeno da baraccone o un santone mediatico, è universalmente noto per la sua opera umanitaria e nel campo del sociale: dalla costruzione di ospedali nei quali si eseguono interventi sofisticatissimi e a titolo completamente gratuito (come il Super Speciality Hospital di Puttaparthi e quello di Whitefield, entrambi inaugurati alla presenza del Primo ministro dell'India) a scuole, centri di accoglienza per indigenti, e numerosi progetti finalizzati a rendere potabile l'acqua nei villaggi rurali e nelle regioni limitrofe ove vi è siccità.
Dagli anni '60 ad oggi, numerosissimi studiosi, abbiamo detto, hanno cercato di approfondire la realtà di Sai Baba.
Su di lui sono stati scritti numerosissimi testi e notiamo come anche gli studiosi più critici, alla fine, si sono convinti che questo curioso Maestro indiano ha qualche cosa di profondamente mistico.
Pensiamo ad esempio al prete cattolico Don Mario Mazzoleni che, partito per Puttaparthi per fare un inchiesta per conto dell'Osservatore Romano, finì per convertirsi al credo di Sai Baba, tanto che venne scomunicato.
Oppure al già citato psicologo Giancarlo Rosati, forse il più prolifico nello scrivere e nel descrivere il fenomeno Sai Baba, tanto che egli lo accosta al Cristo Cosmico annunciato da Gesù nel Vangelo di Giovanni, ma anche al Kalki Avatar, l'ultima incarnazione divina descritta dai Veda.
Invero, Rosati, porta a sostegno di queste affermazioni una serie di coincidenze: il Vishnu Purana annuncia che il Kalki Avatar nascerà nell'India del Sud, in un territorio bagato da tre mari, nel villaggio dei coni o termitai (e Puttaparthi corrisponde esattamente a questa descrizione n.d.a.) e vivrà sino a 95 anni (Sai Baba ha annunciato che vivrà sino a quell'età).
Inoltre nell'Apocalisse di Giovanni il Cristo Cosmico è chiamato “Fedele” e Verace. E guarda caso il nome di nascita di Sai Baba è Satya Narayana, che in sanscrito significa appunto “Fedele” e “Verace”.
Andando oltre, possiamo notare cone il grande mistico indù Sri Aurobindo, il 24 novembre del 1926, un giorno dopo la nascita di Sai Baba, fece l'annuncio che quella notte il Divino si era incarnato portando con sé tutti i poteri divini: l'Onnipotenza, l'Onniscenza e l'Onnipresenza.
Maometto, il fondatore dell'Islamismo, fra le sue profezie, fece la descrizione di quello che chiamò El Mahdi Maoud o il Maestro del mondo. E lo descrisse distintamente: “La sua chioma sarà folta, i capelli neri giungeranno fino alle spalle. Le sopracciglia si uniranno al centro della fronte, che apparirà ampia. Il naso sarà dritto e avrà un infossamento alla radice. Avrà un neo sulla guancia e non porterà mai la barba. I denti centrali saranno separati e allontanati tra di loro. I suoi occhi saranno neri e pungenti. Il suo corpo sarà minuto e le sue gambe saranno quelle di un adolescente. Indosserà due abiti color fiamma, l'uno sopra l'altro (....). Materializzerà piccoli oggetti con la mano (…). Egli vivrà fino a 95 anni.”
Qui, guarda caso, la descrizione fisica è addirittura soprendentemente identica a quella di Sai Baba: dalla chioma sino ai tratti somatici, passando per la bassa statura (Baba è alto all'incirca 150 centimentri) e la materializzazione di oggetti.

Sai Baba, materializza, in primis, una curiosa cenere profumata, chiamata vibhuti.
La vibhuti, secondo l'iconografia indù, è attribuita al Dio Shiva, che la porta sulla fronte e su altre parti del corpo a rappresentare l'immortalità dell'anima.
Sai Baba ne materializza in quantità, unicamente per mezzo del palmo della sua mano che agita in senso orario, così, dal nulla. La dona ai devoti più bisognosi ed essa ha proprietà spesso miracolose, per così dire.
Ora, sappiate che chi scrive – per indole caratteriale – è a prescindere uno scettico. Purtuttavia ho avuto modo di applicare una sola volta della vibhuti sulla zampina malata della mia gattina, che anni fa soffriva di un incurabile tumore, visibilissimo e purulento. Dopo un paio di giorni il tumore le si era completamente riassorbito e quindi scomparso, con grande sorpresa mia e del veterinario.
Questo è solo un banalissimo caso accadutomi personalmente, ma nelle pubblicazioni dedicate a Sai Baba (edite in Italia dalle Edizioni Milesi) se ne trovano a bizzeffe e di molto toccanti.
Sai Baba ha fatto inoltre numerose profezie per gli anni a venire, come quella che - a partire dal 2015 – ci sarà un ritorno all'Età dell'Oro, di pace e prosperità, che dovrebbe avere il suo apice attorno al 2021, anno della morte prevista per Sai Baba stesso.
Numerosissime altre cose ci sarebbero da dire su questo Maestro spirituale che afferma con candore: “Io sono Dio, ma lo sei anche tu”, ma, forse, l'unico modo per comprendere davvero la sua realtà spirituale è quella di accostarsi al Divino, nella forma in cui ciascuno si riconosce maggiormente e continuare a ricercare, entro sé stessi, quella scintilla divina che rende ciascuno di noi – quotidianamente - davvero speciale.

Luca Bagatin

lunedì 29 ottobre 2018

"Tutte le Donne in una sola Donna". Poesia di Samahin di Luca Bagatin

 Tutte le Donne in una sola Donna
Poesia di Samhain di Luca Bagatin

Tutte le Donne
in una sola Donna.
Tutti i sorrisi
in un sol sorriso.
Tutta la luminosità
del tuo sguardo
è un'unica luminosità.
Il tuo modo di esprimerti
arcaico
è l'essenza di quella Tradizione
perduta
che è anche dentro me.
Così come è nell'aria
che trasmette e tramanda
quell'Antica Spiritualità
dei Boschi, della Terra,
delle Fate, degli Spiriti,
degli Angeli non caduti.
Quell'aria che mi commuove
e mi fa tornare bambino.
Felice e giocoso.
Senza la malizia,
senza l'immondizia
che inonda questo mondo materiale.
Tutte le Donne
in una sola Donna.
Mito ancestrale
mito d'amore.

Luca Bagatin


lunedì 19 febbraio 2018

Fra mistero e poesia: intervista di Luca Bagatin al musicista Fabio Mengozzi

Fabio Mengozzi, astigiano, classe 1980, è un musicista di fama internazionale che già in passato ho avuto modo di intervistare e della cui musica ho già avuto modo di parlare.
Fabio è un amico conosciuto quasi per caso ormai diversi anni fa, la cui musica è un inno alla gnosi ed alla spiritualità. Musica che si avvale di relazioni matematiche fra le note, attraverso il procedimento caro a Pitagora di trasformare i numeri in note musicali, appunto.
Fabio ha dato alla luce proprio in questi giorni il suo primo disco, "Mistero e poesia", pubblicato da Stradivarius (http://www.stradivarius.it/scheda.php?ID=801157037094500), che si compone di diciotto brani.
Di seguito l'intervista che mi ha concesso in merito.

Luca Bagatin: Come nasce l'idea di questo disco ?
Fabio Mengozzi: Negli ultimi anni ho composto numerosi brani dedicati al mio strumento, il pianoforte. Tuttavia ho destinato ai pubblici concerti solo una parte di essi. Di conseguenza molti brani, nati unicamente dalla mia esigenza interiore, erano rimasti nel cassetto e così ho pensato di selezionare alcuni fra i brani più rappresentativi e riunirli assieme in un'unica pubblicazione discografica.

Luca Bagatin: Qual è il "mistero" celato dietro al titolo del tuo disco ?
Fabio Mengozzi: Un mistero lo è a tutti gli effetti quando non si è in grado di rappresentarlo a parole. Tutti facciamo esperienza del mistero e del Divino, perché sono celati in ogni atomo del creato. Ne è conferma il fatto che l'uomo si pone interrogativi dalla epoche più remote. E fa bene a farlo, anche quando rimane senza risposte.
La musica è un linguaggio particolarmente ineffabile. Non so se sia in grado di disvelare misteri, ma certamente rivolgendosi direttamente alla parte più profonda dell'essere umano, ben si presta a sospingere l'ascoltatore verso lidi incontaminati, inducendo a guardare dentro noi stessi.

Luca Bagatin: La copertina del disco è un'allegoria di simboli legati alla spiritualità ed al mondo onirico. Un faro nel mare, una stella cadente, una sfinge... Mi hai detto di averlo ideato tu. Che cosa vuole rappresentare ?
Fabio Mengozzi: E' opera dell'artista Lia Rinetti, che l'ha fedelmente realizzata in modo mirabile, seguendo l'idea che mi era venuta nel primo mattino di una fredda giornata invernale.
Posto che il soggetto centrale di un disco è e sempre deve essere la musica, mi sono domandato quale potesse essere il contenuto grafico con il quale proporre il disco agli ascoltatori. In fondo, la copertina è il biglietto da visita di un disco. Ho così immaginato di accorpare in un'unica rappresentazione alcuni dei simboli cui si riferiscono i brani del disco. Il tutto è ambientato di notte, senza presenza umana. Una cometa (ndr. il CD contiene un brano intitolato “Cometa nella notte”), che tradizionalmente è considerata un evento astronomico legato al fato, sfavilla in un cielo stellato sul quale si staglia la penetrante luce d'un faro, riferimento al brano “Faro notturno”. Al centro della scena, immobile e possente una Sfinge evoca il senso più alto di sacralità, assoluto e mistero. Si ritrovano anche gli Elementi. A terra un compasso, simbolo di spiritualità, incuneato nella sabbia.

Luca Bagatin: La tua musica è suonata ormai da tempo in tutto il mondo. Come immagini sarà accolto "Mistero e poesia" dal pubblico ?
Fabio Mengozzi: La mia speranza è che le persone, in qualche modo, possano trarre beneficio dall'ascolto della mia musica. Si tratta di una musica “stratificata”, ovvero convivono in essa differenti piani. Spero che in molti vogliano approfondire e addentrarsi oltre il livello più superficiale dell'ascolto.

Luca Bagatin