martedì 15 settembre 2020

Populismo, socialismo e democrazia partecipativa. Un mio contributo al quinto numero della rivista "Il Guastatore"

Sono a segnalarvi con entusiasmo l'uscita del quinto numero della rivista "Il Guastatore", diretta da Clemente Ultimo e coordinata da Luca Lezzi.
Aperta a varie riflessioni politiche e a vari orientamenti, anche contrapposti.
Se nei numeri precedenti ho scritto di decrescita economica, ecosistema, Jean Thiriart e Impero Euro-Sovietico e di NazionalBolscevismo da Niekisch a Limonov, in questo ultimo numero - dedicato, appunto, al tema del populismo - scrivo di populismo, socialismo e democrazia partecipativa.
Buona lettura agli abbonati e ai lettori che decideranno di acquistarlo in libreria !

Russia. I risultati delle elezioni amministrative. Articolo di Luca Bagatin

Alle amministrative russe, che si sono tenute dall'11 al 13 settembre, i comunisti (sia del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF) di Gennady Zjuganov, che dei Comunisti di Russia) hanno denunciato brogli e irregolarità, che peraltro non hanno permesso loro di essere presenti in tutte le realtà locali.
Ad ogni modo, se il KPRF di Zjuganov, si mantiene saldo quale maggiore partito di opposizione all'autoritarismo putiniano, i Comunisti di Russia – partito comunista ben più estremo e ortodosso rispetto al KPRF - hanno conquistato ottimi risultati in importanti realtà locali.
E' forse questa la maggiore sopresa. Il partito che fu anche della recentemente scomparsa Nina Andreeva, colei la quale denunciò per prima la Perestrojka di Gorbaciov negli Anni '90, ha infatti conquistato, in diverse realtà nelle quali è riuscito a presentarsi, dal 4% all'8%.
Importanti risultati li hanno ottenuti anche i socialdemcoratici di Russia Giusta e i nazionalisti del Partito Liberal Democratico di Vladimir Zhirinovsky.
Oltre ad essersi tenute elezioni in 83 regioni, in 4 si sono tenute elezioni supplettive per i seggi della Duma di Stato, ovvero la Camera Bassa del Parlamento e questi sono stati i risultati definitivi:

Regione di Kursk: Russia Unita (partito di Putin): 61,73%; Partito Comunista (Zjuganov) 14,59%; Russia Giusta (socialdemocratici) 8,95%; Partito Liberal Democratico (nazionalisti di Zhirinovsky) 8,25%; Comunisti di Russia 6,48%.

Regione di Penza: Russia Giusta (socialdemocratici) 62,88%; Partito Comunista (Zjuganov) 13,29%; Partito Liberal Democratico (Zhirinovsky) 7,68%; Pensionati 7,5%; Comunisti di Russia 4,31%; Piattaforma civile 4,23%.

Regione di Yaroslav: Russia Unita (Putin) 40,27%; Russia Giusta (socialdemocratici) 34,21%; Partito Comunista (Zjuganov) 11,7%; Yabloko (liberali) 3,88%; Partito Liberal Democratico (Zhirinovsky) 3,43%; Pensionati 1,85%; Partito Comunista della Giustizia Sociale 1,17%; Comunisti di Russia 1,15%.

Regione di Tatarstan: Russia Unita (Putin) 73,89%; Partito Comunista (Zjuganov) 9,39%; Russia Giusta (socialdemocratici) 6,87%; Comunisti di Russia 3,79%; Partito Liberal Democratico (Zhirinovsky) 3,74%; Partito Comunista della Giustizia Sociale 2,31%.

I seguenti, invece, i risultati di altre importanti realtà regionali russe:

a Novosibirsk, capitale della Siberia, alle elezioni comunali il partito di Putin, Russia Unita, ha conquistato 23 seggi (perdendone 10); il Partito Comunista di Zjuganov ne ha conquistati 8 (perdendone 4); Novosibirsk 2020 (partito sostenuto da Alexey Navalny) ha conquistato 5 seggi (presente per la prima volta in consiglio comunale); Il Partito Liberal Democratico di Zhirinovsky ha conquistato 4 seggi (2 in più rispetto alle scorse elezioni); i Verdi 1 seggio (conquistandone uno in più rispetto alla volta precedente) e così il partito Rodina. Gli indipendenti, hanno infine ottenuto 8 seggi (5 in più rispetto alle precedenti consultazioni).

Alle elezioni dell'Assemblea legislativa di Novosibirsk, con un tasso di partecipazione di appena il 28%, i risultati sono invece stati i seguenti:
Russia Unita 38,15%
Partito Comunista 16,66%
Partito Liberal Democratico 13,6%
Altri 6,9%

Alle elezioni del municipio di Ivanovo, i risultati sono stati i seguenti:

Russia Unita: 47,6%
Partito Comunista: 17,62%
Partito Liberal Democratico: 12,06%
Fiera Russia: 6,58%
Partito dei pensionati: 5,75%

Alle elezioni della regione (Oblast) di Kurgan (Urali), i risultati sono stati i seguenti:

Russia Unita 44,57% dei voti
Partito Comunista della Federazione Russa 19,05%
Partito Liberal Democratico 14,46%
Russia Giusta 10,54%
Partito dei pensionati 8,27%

La città di Tomsk, in Siberia, è diventata invece il simbolo dell'opposizione (di destra) a Putin (è qui che Navalny – oppositore di centrodestra al governo - sarebbe stato avvelenato). Alle elezioni municipali, infatti, i risultati sono stati i seguenti:

Russia Unita 24,64%
Partito Comunista 17,54%
New People (partito di destra dell'oligarca Alexey Nechaev) 15,02%
Partito Liberal Democratico 14,36%
Russia Giusta 11,19%
Yabloko (liberali): 9.34
Partito della Crescita (liberal conservatori) 5,32%

Alle elezioni municipali di Seversk, altra importante città della Siberia, i risultati sono stati i seguenti:

Russia Unita 34,28%
Partito Comunista 20,33%
Russia Giusta 18,6%
Partito Liberal Democratico 16,12%
Yabloko 6,92%

I Comunisti di Russia, che definiscono il Partito Comunista di Zjuganov eccessivamente moderato, guidati da Maksim Suryakin, abituati a risultati molto più modesti, hanno ottenuto il 7% nella città di Rostov; oltre il 5% lo hanno ottenuto nella città di Naberzhnye Chelny; hanno superato lo sbarramento del 5% anche nella città di Nizhenekamsk e dal 6% all'8% lo hanno ottenuto nei distretti siberiani di Krasnoyarsk.
Grandi assenti forse quelli che possono essere ritenuti i maggiori oppositori di piazza al governo liberal autoritario di Putin. Ovvero i nazionalbolscevichi di Altra Russia, il partito che il 26 settembre prossimo si riunirà a Mosca, a Congresso, per decidere la nuova leadership dopo la scomparsa dello scrittore Eduard Limonov.
Altra Russia, ad oggi, sta vedendo numerosi suoi militanti arrestati con accuse infondate di estremismo e di ricostituzione del fuorilegge Partito NazionalBoscevico (i cui militanti furono sostenuti e apprezzati anche dalla giornalista – assassinata nel 2006 - Anna Politkovskaja).
Anch'esso estromesso dalla politica russa, unicamente in quanto fu il maggior oppositore di piazza al governo e a denunciarne la pressoché totale soppressione di democrazia interna.
Altro che Navalny !

Luca Bagatin

lunedì 14 settembre 2020

L'incultura della prevaricazione. Articolo di Luca Bagatin

Non penso sia una questione di “cultura fascista” o “machista” (che poi sono comunque aspetti diversi e, nel primo caso, addirittura estinta da decenni), ma una questione di incultura o di incultura della prevaricazione.
Il forte che vuole prevalere sul più debole, è sempre esistito.
Non è un fenomeno nuovo, ma esiste da secoli e secoli.
Esisteva anche quando eravamo ragazzini noi, per non parlare dei decenni prima.
Il fenomeno del bullo o dell'omofobo, ad esempio.
Il fenomeno del rompiballe che non si fa gli affari suoi, ma deve imporre il suo modo di vedere.
E' inutile persino fare discorsi moralistici e retorici. Li facciamo da sempre, ma le cose non cambiano.
E' orrendo imporre, poi, eventualmente, un ipocrita quanto sciocco politicamente corretto.
Ecco, personalmente e sommessamente, invece, credo nella cultura dell'elevazione morale e intellettuale. Nell'educazione dalla mentalità aperta, ma nello stesso tempo rigida. Quella che insegna ai figli e agli allievi a convivere in una società complessa. A rispettare il prossimo, senza entrare nella sua sfera personale. Che insegna a interiorizzare le regole, piuttosto che a rispettarle o a infrangerle. A comprenderle e ad applicarle per il bene di tutti.
Credo nello spirito di sacrificio e nell'eroismo, che è sacrificio nei confronti del prossimo e del più debole.
Penso ad ogni modo che siano convinzioni fortemente minoritarie, in questa società, in questo Paese di furbetti che vorrebbero arricchirsi alle spalle del prossimo. In questo emisfero capitalista e liberale, sin troppo lassista e per nulla rigido e disposto al sacrificio.
Per cui abbiamo anche sin troppe regole e regolamenti, ma allo stesso tempo queste e questi vengono disattesi o calpestati. Abbiamo la legge del più forte, ma non leggi severe, che infondano un severo insegnamento. Abbiamo l'avanzare del furbetto e l'oppressione dell'onesto.
Sono pessimista e da tempo – suppongo anche per questo - mi sono ritirato dalla vita sociale il più possibile. Osservo, scruto, analizzo, ma faccio fatica a vedere qualcosa di buono, nel mio prossimo.
Vedo che c'è ancora molta, troppa strada da fare.
La cronaca nera, purtroppo, ne è una ennesima triste dimostrazione.

Luca Bagatin

E' uscito il nuovo numero della rivista francese "Rébellion" !

E' uscito l'ultimo numero della rivista bimestrale francese "Rébellion" degli amici e compagni dell'Organizzazione Socialista Rivoluzionaria Europea (OSRE) (www.rebellion-sre.fr)
 
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sabato 12 settembre 2020

I legionari di d'Annunzio entrarono a Fiume il 12 settembre 1919. Articolo di Luca Bagatin

Il 12 settembre 1919 i legionari italiani, guidati dal Vate Gabriele d'Annunzio, entrano a Fiume, acclamati dalla popolazione italiana.
Affacciandosi dal palazzo del governatore, proclamando Fiume italiana - contrariamente a quanto previsto dal Trattato di Versailles e alla volontà di tutte le potenze europee - dichiarò: “Italiani di Fiume ! Nel mondo folle e vile, Fiume è oggi il segno della libertà; nel mondo folle e vile vi è una sola verità: e questa è Fiume; vi è un solo amore: e questo è Fiume ! Fiume è come un faro luminoso che splende in mezzo ad un mare di abiezione... Io soldato, io volontario, io mutilato di guerra, credo di interpretare la volontà di tutto il sano popolo d'Italia proclamando l'annessione di Fiume”.
Nel settembre dell'anno successivo, il Vate proclamò la Reggenza del Carnaro e, con il sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambirs, redasse la Carta del Carnaro, ovvero una Costituzione avanzatissima, persino per l'epoca.
Una Costituzione che fra le altre cose promosse: libertà di associazione; libertà di divorziare; libertà religiosa e di coscienza al punto che furono proibiti i discriminatori crocifissi nei luogi pubblici; assistenza ai disoccupati e ai non abbienti; promozione di referendum; promozione della scuola pubblica; risarcimento dei danni in caso di errore giudiziario; inviolabilità del domicilio.
Fiume divenne la città dell'amore, ove – fra l'altro – fu permessa l'omosessualità, il libero amore e la libera ricerca spirituale.
Una città che guardava con simpatia alla Rivoluzione sovietica del 1917 e che ebbe, non a caso, il riconoscimento internazionale unicamente da parte di Vladimir Lenin.
Io sono per il comunismo senza dittatura […] È mia intenzione di fare di questa città un’isola spirituale dalla quale possa irradiare un’azione, eminentemente comunista, verso tutte le nazioni oppresse”, dichiarò d'Annunzio in una intervista concessa a Randolfo Vella nel giugno 1920.
Molte furono le critiche, in quegli anni, d'Annunzio mosse sia alla casta politica italiana, non dissimile da quella di oggi: “La casta politica che insudicia l'Italia da cinquant'anni, non è capace se non di amministrare la sua propria immondizia, pronta a tutte le turpitudini, pur che sia lasciata fingere di godersi il suo potere impotente”.
Oltre che alle potenze europee e imperialiste dell'epoca, non così diverse da quelle di oggi, che si tengono stretta l'oligarchica Unione Europea e la guerrafondaia Alleanza Atlantica: “In tutta Europa, in tutto il mondo, il potere politico è al servizio dell'alta banca meticcia, è sottomesso alle impostazioni ignobili dei rubatori e dei frodatori costituiti in consorzi legali. Neppure nel peggior tempo dei barbareschi e dei negrieri le genti furono mercanteggiate con così fredda crudeltà. Le nazioni sono cose da mercato. La vita pubblica non è se non un baratto immondo esercitato nel cerchio delle istituzioni e delle leggi esauste. Fino a quando ?”.
L'Impresa fiumana, che unì spiriti ribelli, anarchici, socialisti, libertari, artistici, pur nella sua brevità (durò infatti solamente 500 giorni) fu un avvenimento eminentemente politico e controculturale. Un evento che, ancora oggi, può essere d'esempio per tutti gli spiriti liberi e sinceramente democratici.

Luca Bagatin

giovedì 10 settembre 2020

Elezioni regionali in Russia. Putin perde terreno. Crescono nazionalisti e comunisti. Nazionalbolscevichi esclusi. Articolo di Luca Bagatin

Dall'11 al 13 settembre si terranno, in Russia, importanti elezioni regionali, in 83 regioni, di cui in quattro (Tatarstan, le regioni di Kursk, Penza e Yaroslav), si terranno elezioni supplettive per i seggi della Duma di Stato, ovvero la Camera Bassa del Parlamento. In 11 regioni si terranno consultazioni per eleggere i deputati delle Assemblee Legislative, mentre in 18 regioni si terranno le elezioni dei governatori.
Tali consultazioni saranno anche un test per il Cremlino, che da tempo – dopo gli ulteriori smantellamenti del sistema sociale sovietico - vede il Presidente Vladimir Putin in caduta libera nel gradimento e nei sondaggi.
Secondo il Levada Center, ovvero l'istituto indipendente di sondaggi russo, solo il 31% dei russi ha affermato, nei giorni scorsi, che sarebbe disposto a votare per il partito di governo Russia Unita (dimezzando così il numero di consensi).
In ascesa, secondo il medesimo istituto, invece, il nazionalista Partito LiberalDemocratico di Vladimir Zhirinovsky, che raccoglie l'11% dei consensi e l'attuale maggior partito di opposizione alla Duma, ovvero il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), raccoglierebbe il 7%.
Gli altri partiti minori, ovvero i Comunisti di Russia; i liberali Yabloko e il Party of People's Freedom; i Verdi; il Partito Russo dei Pensionati per la Giustizia Sociale; il socialdemocratico Russia Giusta; non otterrebbero più del 3% ciascuno.
Secondo i sondaggi dell'Levada Center, inoltre, il 6% ha dichiarato che è intenzionato a annullare la propria scheda; che il 22% non andrà a votare e che l'11% è ancora indeciso su chi scegliere.
E se l'anziano e storico leader nazionalista Vladimir Zhirinovsky è stato uno dei primi al mondo a farsi vaccinare contro il Covid 19, facendosi iniettare volontariamente il vaccino russo “Sputnik V”, proponendosi quale forte sostenitore della ricerca scientifica russa in merito, il Segretario del Partito Comunista della Federazione Russa Gennady Zjuganov, critica fortemente le scelte economiche del governo e rilancia il programma anti-crisi elaborato dal suo partito: abolizione della riforma delle pensioni (ovvero per un ritorno all'età pensionabile a 60 anni per gli uomini e a 55 anni per le donne); elezione del membri del Consiglio della Federazione e dei giudici; introduzione della pianificazione dello sviluppo economico; dichiarazione dell'appartenenza delle risorse del sottosuolo al popolo russo; indicizzazione delle pensioni e degli assegni sociali; salario minimo e pensioni non inferiori al minimo sindacale; pagamento dei servizi di alloggio non superiori al 10% del reddito famigliare; il diritto della Duma di decidere relativamente alla fiducia o sfiducia al governo, ai suoi ministri e ai referenti delle autorità federali.
Esclusi dalle competizioni elettorali, invece, ancora una volta, i nazionalbolscevichi di Altra Russia ed il Fronte di Sinistra, accusati, come sempre, di estremismo da parte delle autorità governative e ancora oggi vedono loro esponenti ingiustamente arrestati, senza che abbiano commesso alcun reato. E, in questo senso, i militanti di Altra Russia stanno conducendo, in tutto il Paese, picchetti e manifestazioni per la liberazione dei prigionieri politici.
I militanti di Altra Russia, partito nazionalbolscevico dello scrittore recentemente scomparso, Eduard Limonov, hanno sempre giudicato il partito di Zjuganov eccessivamente moderato e accondiscendente nei confronti del governo, pertanto, pur non essendo presenti alle elezioni, rilanciano il loro programma anti-crisi: risarcire i cittadini per i costi sostenuti nel periodo della quarantena relativi ai servizi di pubblica utilità (elettricità, acqua, gas); introduzione di un reddito incondizionato per tutti i cittadini; nazionalizzazione dei settori strategici dell'economia a iniziare dall'estrazione e lavorazione delle risorse naturali; introduzione di prezzi fissi per i prodotti alimentari di base e i beni essenziali; introduzione di una carta sociale per i più bisognosi; cancellazione dei debiti per interessi dell'intera popolazione; creazione di un sistema di assistenza ai disoccupati e organizzazione di opere pubbliche su larga scala a iniziare dallo spegimento degli incendi in Siberia; riduzione del numero dei dipendenti pubblici e delle forze dell'ordine; equiparazione dello stipendio dei deputati a quello di tutti i cittadini; blocco dell'esportazione di capitali, valuta e oro all'estero; riduzione drastica delle quote di immigrati; semplificazione delle procedure per ottenere la cittadinanza russa per i cittadini russi delle Repubbliche dell'ex URSS; abolizione dell'IVA; introduzione di una tassa sul lusso e di una tassazione progressiva (oggi assente in Russia).
Un programma, evidentemente, considerato troppo “estremista” per i liberali al governo, al punto da non permettere di candidarsi e, anzi, perseguitare, coloro i quali lo stanno promuovendo.

Luca Bagatin

martedì 8 settembre 2020

Willy è un eroe. I suoi aggressori sono lo specchio della decadente società capitalista. Articolo di Luca Bagatin

Vignetta realizzata da Kutoshi Kimimo
Willy Duarte Monteiro aveva difeso un amico dall'aggressione di quattro o cinque energumeni suoi coetanei.
Willy è un eroe, perché l'eroe è colui il quale difende i più deboli. L'eroe, purtroppo, nel mondo materiale, è anche colui il quale si immola per una causa nobile, alta e giusta.
Willy è stato ucciso barbaramente dagli aggressori.
Aggressori vigliacchi, abituati al lusso sfrenato, che sembrano rappresentare la società effimera e capitalista che li ha cresciuti e che, purtroppo, inevitabilmente condiziona le nostre vite.
Per vivere nel lusso, per garantirti la ricchezza, sei disposto a tutto.
Come qualcuno ha scritto, nella società Occidentale opulenta – fondata sulla dittatura strisciante del danaro – alle donne piace il bullo di successo. Così come a noi maschi piacciono le fighe stratosferiche da copertina patinata.
Sarebbe ipocrita dire il contrario.
Ma sarebbe anche sciocco dire che ciò non sia da malati dell'effimero e dell'egoismo. Effimero e egoismo che condiziona le nostre fragili menti, di persone del tutto inconsapevoli di quali siano gli autentici valori ai quali una società sana e fondata sul senso di comunità e di altruismo dovrebbe uniformarsi.
Il fatto è che, nell'emisfero capitalista, borghese, occidentale, siamo condizionati da una società opulenta. Fondata sul danaro, la ricchezza, il successo.
Un benessere materiale effimero, che ci fa vedere il bello solo nell'effimero, nell'apparente, finanche nel soggetto apparentemente più forte.
Il problema di fondo è, dunque, che sino a che non abbatteremo questa società capitalista, i nostri valori di riferimento saranno sempre malati, falsati e effimeri. Oltre che moralmente e spiritualmente decadenti. Ed esisteranno i bulletti (magari finanche dediti allo spaccio o comunque alla ricerca del successo facile), che opprimeranno gli onesti.
Sono modelli che si riproducono in tutte quelle realtà e società nelle quali avanza il capitale e la modernità. Ovunque avanza il colonialismo dell'immaginario collettivo (che non è altro che una evoluzione del colonialismo razzista europeo, statunitense, liberale e bianco ai danni dei popoli del Terzo e Quarto Mondo).
Un immaginario che impone di desiderare sempre di più; di aumentare la propria ricchezza: il proprio successo; il proprio “status symbol”. Senza far presente che – essendo peraltro le risorse limitate e così la crescita economica stessa – il ricco sottrae sempre risorse alla coumunità e getta le basi per una società malata e fondata sull'egoismo e sulla prevaricazione del forte su tutti gli altri.
San Francesco, il poverello di Assisi, lo comprese e – dopo una vita dedita alla ricchezza e ai piaceri terreni – si liberò dall'effimero e da tutte le sue ricchezze, che lo legavano a un mondo fasullo, depravato e corrotto.
Se per i cristiani quella di Francesco fu una conversione religiosa, per noi laici può essere vista come una conversione antropologica. Come un cammino verso la sanità mentale e la redenzione da una condizione di schiavità psicologica, che genera sfruttamento e violenza.
Chi cresce i propri figli nella ricerca del successo e della ricchezza, non pensa in realtà né al loro bene, né a quello della comunità.
Solo una comunità fondata sull'altruismo, sul lavoro in comune e per il benessere della stessa (superando così la schiavitù del lavoro salariato), fondata sul disprezzo per la ricchezza materiale (ma sulla promozione dell'evoluzione interiore) e sul superamento del danaro quale mezzo di scambio, può definirsi una comunità sana, democratica, civile, evoluta.
Una comunità socialista che guarda all'essenza (e al vivere del necessario, non del superfluo) e disprezza l'apparenza.
Una comunità che forgia eroi - come Willy Duarte Monteiro - e abbatte gli anti-eroi (siano essi borghesi, materialisti, capitalisti, modernisti, liberali...). Fondata su valori proletari e al contempo aristocratici antichi.
Una società senza classi formata da persone libere dalla materia e eguali nello spirito.

Luca Bagatin