giovedì 16 agosto 2018

Il risveglio dell'opposizione Socialista in Russia (e non solo) contro l'oligarchia liberal-capitalista. Articolo di Luca Bagatin

La Russia è, geopoliticamente, Paese da sempre molto interessante e dalla lunga Storia e tradizione.
Curiosamente da qualche decennio sembra uno dei Paesi più bistrattati dall'Occidente, nemmeno fossimo ancora in piena Guerra Fredda e ciò con tanto di assurde sanzioni, che peraltro danneggiano l'economia di tutti.
Curiosamente in quanto è grazie alla Russia che, come nella Seconda Guerra Mondiale contro il nazifascismo, si sta riuscendo a sconfiggere il terriorismo islamico in quella Siria ultimo baluardo laico e socialista in Medioriente opposta al fondamentalismo. E curiosamente in quanto la Russia sta per molti versi recuperando quegli ideali eurasiatisti e di rinnovato dialogo con l'Europa in grado di garantire quella multipolarità di posizioni alternativa al monolitismo statunitense ed al suo modello globalista. Interessanti in tal senso saggi quali ad esempio "Capire la Russia" (Zambon editore) di Paolo Borgognone e "La mia Russia" (Anteo edizioni) del Segretario del Partito Comunista della Federazione Russa Gennady Zjuganov.
Udalc'ov e Zjuganov
Il problema, tuttavia, rimane la leadership attuale della Russia del duo Putin-Medvedev, i quali - aspetto sottovalutato sia dagli anti-putiniani che dai putiniani di casa nostra - perseguono politiche liberali e capitaliste non dissimili da quelle della gran parte dei governanti europei, ovvero di austerity e di difesa dei ceti medio-alti, con tanto di recente di aumento dell'Iva (dal 18% al 20%) ed una riforma delle pensioni da macelleria sociale, la quale prevede l'innalzamento dell'età pensionabile per gli uomini da 60 a 65 anni e per le donne addirittura da 55 a 63 anni. Una riforma peraltro molto più impattante della già criticabile sotto il profilo sociale riforma Fornero italiana, in quanto in Russia l'aspettativa di vita è meno alta.
Di questo, però, putiniani e anti-putiniani europei sembrano non voler parlare, forse perché dovrebbero ammettere che le cose in Europa non vanno poi diversamente e che la macelleria sociale non è differente e tutto in nome del capitalismo assoluto, della crescita (che non è illimitata) e dello sfruttamento massimo dei lavoratori.
Limonov
Ad opporsi, ad ogni modo, i principali partiti d'opposizione russa di matrice anticapistalista, primo fra tutti il maggior partito d'opposizione presente nella Duma, ovvero Partito Comunista della Federazione Russa di Gennady Zjuganov, il quale ha organizzato una grande manifestazione nelle scorse settimane a Mosca e vorrebbe indire un referendum abrogativo in merito ed il Fronte Unito Russo del Lavoro (coalizione comprendente il Partito Comunista Operaio Russo, l'Avanguardia della Giventù Rossa e il Fronte di Sinistra, coalizione alla quale è stato sempre impedito di concorrere alle elezioni per vizi formali). Il coordinatore del Fronte di Sinistra - movimento di ispirazione socialista, comunista e anarchica - Sergej Udalc'ov è stato peraltro fermato dalla polizia russa qualche giorno fa, nonostante la manifestazione da lui guidata fosse stata autorizzata dal Comune di Mosca. Udalc'ov - nel 2012 vicino al Partito Comunista di Zjuganov - fu già fermato nel settembre 2017 assieme allo scrittore e leader nazionalbolscevico di "Altra Russia" Eduard Limonov, unicamente in quanto i due guidavano una pacifica manifestazione anticapitalista contro il governo e chiedevano la nazionalizzazione della grande industria, una moratoria delle privatizzazioni nei servizi sociali, la riforma del codice del lavoro, trasparenza nelle elezioni e l'indipendenza della magistratura.
E' chiaro, dunque, che in Russia, pur nel silenzio di anti-putiniani e putiniani europei, esiste un ampio fronte di matrice socialista autentica che si oppone al putinismo ed all'oligarchia autoritaria liberale. Un fronte che dovrebbe unirsi, anzichè seguitare a rimanere diviso.
Herzen
La Russia, del resto, ben prima della Rivoluzione del 1917, ha da sempre nel suo animo uno spirito socialista e populista nel senso migliore e più puro del termine, incarnato da intellettuali quali Aleksandr Herzen (1812 - 1870), già oppositore dell'autoritarismo zarista, ideologo pupulista e già amico dei nostri Giuseppe Mazzini, Giuseppe Garibaldi, Carlo Pisacane e Aurelio Saffi, collaboratore dell'"Italia del popolo", giornale mazziniano risorgimentale e già autore di un saggio sui suoi rapporti con Mazzini e Garibaldi (da segnalare anche l'interessante saggio di Leone Ginzburg "Garibaldi e Herzen" edito da Castelvecchi). Herzen stesso esaltò lo spirito comunistico del contadino russo scrivendo: "Il contadino russo conosce soltanto la moralità che nasce istintivamente e naturalmente dal suo comunismo [...] la manifesta ingiustizia dei proprietari terrieri lega il contadino ancor più strettamente alle leggi della sua comunità [...] l'organizzazione della comunità ha tenuto testa alle intromissioni del governo [...] è sopravvissuta ed è rimasta integra fino allo sviluppo del socialismo in Europa". E ciò prefigurando, contrariamente alle previsioni di Marx, l'avvento del socialismo in Russia piuttosto che in Europa.
Intanto anche in Germania si sta costituendo una nuova forza autenticamente socialista, guidata da Sahra Wegenknecht ed Oskar Lafontaine i quali, staccatisi dalla Linke e fondando "Aufstehen" ("Sollevarsi"), stanno costituendo un laboratorio di matrice socialista autentica, anticapitalista, euroscettica, critica nei confronti dell'immigrazione di massa che genera sfruttamento. Una forza radicata in quella classe operaia e disoccupata ormai delusa da una socialdemocrazia sempre più capitalista e liberale che l'ha impoverita attraverso austerity e politiche di macelleria sociale.
Bentornato Socialismo !

Luca Bagatin

sabato 4 agosto 2018

Critica costruttiva al modernismo. Conservazione è rivoluzione: spirituale ed ecologica. Riflessioni brevi della prof.ssa Anne Frémaux tratte dal Journal du MAUSS

Il modernismo sbaglia strada non appena intende far sparire ogni riferimento al passato come segno di un conservatorismo e di un immobilismo liquidati in anticipo come "antimoderni". 
Non ci sarà un progetto progressista (rivolto verso l'avvenire) senza conservazione: conservazione dei processi ecologici di fronte alle politiche di distruzione e appropriazione privata; conservazione dei beni al posto della loro sistematica distruzione mediante il consolidato sistema dello spreco; conservazione di una concezione umanistica della cultura e dell'istruzione di fronte agli attacchi del neoliberalismo; conservazione di attività solidali e di legami sociali di fronte al lavoro di decomposizione capitalista dei rapporti umani. -[...] 
Lo spirito di "tradizione" di cui qui si parla non significa il ritorno a un modo di vita gerarchizzato secondo categorie naturali molto poco difendibili. Si tratta piuttosto di una riabilitazione di pratiche che in passato facevano semplicemente onore al buon senso, prima della colonizzazione delle nostre azioni da parte dello spirito di astrazione, della burocrazia, del produttivismo e dello spirito di competizione. [...] Possiamo perciò sostenere che il conservatorismo è l'unica posizione radicale coerente della nostra epoca o ancora che la conservazione è oggi un atto decisamente rivoluzionario.

Anne Frémaux, Journal du MAUSS
(professore associato in filosofia. Insegna da diversi anni all'Accademia di Grenoble ed è docente all'Università di Pierre Mendès. Con una laurea in filosofia e un diploma in economia aziendale, ha una carriera ricca e inusuale: dopo alcuni anni nel dipartimento marketing di grandi multinazionali ha lasciato il mondo degli affari, decidendo di dedicarsi all'insegnamento della filosofia, concepita come "risveglio delle coscienze". Impegnata nella comunità ambientale di Grenoble, è stata anche portavoce dei Verdi di Grenoble).

Articoli di Anne Frémaux in francese al link: https://www.journaldumauss.net/?_Anne-Fremaux_ 

giovedì 2 agosto 2018

"Capelli d'estate". Poesia di Luca Bagatin

A Giulia P.
 
Capelli
Lunghi e belli.
Capelli
Setosi e fluenti
Come un fiume in piena
Che percorre
Percorre la tua schiena
Alla base della quale appoggi
In questi caldi meriggi
Con grazia le tue braccia.
Il tuo sguardo
Profuma d'estate.
Il tuo sguardo
Risveglia le fate.

Il tuo sguardo
Dai capelli un po' nascosto
Rischiara
Questa sera il bosco.


Luca Bagatin

domenica 29 luglio 2018

Arte contro pornocrazia. Riflessioni brevi di Luca Bagatin

Nell'epoca dell'ipersessualizzazione dei costumi e dei consumi imposta dall'economia liberale, dal modello inculturale tecnomodernista, l'arte viene accomunata alla pornografia.
Quando invece la vera pornografia, la vera pornocrazia, è il capitalismo assoluto.


Non capisco chi cura l'estetica della propria persona all'estremo.
Meno che meno quelli o quelle che si rifanno, assomigliando a clown.
Penso che siano ridicoli e perdano tempo.
La natura è natura e va accettata.
Ciò che si può curare - e poco si fa - è solo la propria interiorità.


La gente teme la democrazia e pensa che libertà sia qualche cosa che attiene il danaro e la sfera economica (più hai danaro più hai libertà...una vera assurdità).
 

Personalmente sono per la democrazia e la libertà autentiche, il che presuppone libertà dal danaro e dall'interesse economico, comunità federate, indipendenti e autogestite e spirito di sacrificio e collaborazione. 



venerdì 27 luglio 2018

Civiltà dell'Amore contro Società dello Spettacolo

A Mario Appignani Cavallo Pazzo
Pier Paolo Pasolini e Mario Appignani

E' chiaro che, nella Società dello Spettacolo, ovvero nella Inciviltà della Morte Civile, anche una manifestazione che utilizzi il linguaggio dello spettacolo, clownesca, goliardica, boccaccesca, può essere utile. Lo comprese il d'Annunzio di Fiume e così l'Asso di Cuori Guido Keller. Lo compresero i radicali degli Anni '70 e gli Indiani Metropolitani: primo fra tutti Mario Appigniani Cavallo Pazzo. Lo comprese lo Schicchi di Diva Futura, lo compresero le Femen e i Nazionalbolscevichi di Limonov.
Usare la spettacolarizzazione per farsi beffe della Società dello Spettacolo, del consumismo, del capitale, del liberalismo, dell'autoritarismo e di tutta la merda che tutto ciò si porta dietro.


(Luca Bagatin) 

martedì 24 luglio 2018

Il mio ricordo di Oksana Shachko: paladina d'amore, democrazia e libertà. Articolo di Luca Bagatin

Non riesco a credere che Oksana non ci sia più.
Era la più bella delle attiviste Femen, a parer mio. Quella che in me suscitava maggiore passione e sensibilità, al punto che qualche anno fa, dopo aver scritto l'ennesimo articolo sul loro attivismo (http://amoreeliberta.blogspot.com/2016/11/femen-paladine-damore-democrazia-e.html), decisi di apporre sulla fascia destra del mio blog "Amore e Libertà" una sua foto - volendo così inserirla quale icona d'Amore e Libertà - e in diversi post alle Femen dedicati, posi spesso la sua immagine in risalto. Dedicando a lei e a tutte le eroine e le donne dell'Est, finanche una poesia.
Oksana Shachko era un'artista ucraina, oltre che un'attivista contro la mercificazione dei corpi e delle menti e contro l'autoritarismo della politica e della religione. Oksana era l'incarnazione del detto ucraino: "Nuda, scalza, ma con una corona di fiori in testa". Una ragazza povera ma bella, che con poco riesce a valorizzare la sua personalità.
Fra le co-fondatrici di Femen nel 2008, Oksana sarà costretta a rifugiarsi nel 2013 in Francia in quanto perseguitata politica nel suo Paese a causa del suo attivismo. A Parigi, ritiratasi alcuni anni fa dal movimento Femen, si dedicherà alla pittura, ispirandosi alle icone ortodosse, ma renterpretandole in chiave trasgressiva e umanista, sostenendo che "La vera arte è la rivoluzione".
Oksana aveva già tentato in passato il suicidio pare. Si è impiccata il 23 luglio, a 31 anni, lasciando una lettera d'addio ai suoi amici e una scritta in inglese: "Siete tutti un falso".
Mi sento di comprendere il gesto di Oksana, che è il gesto estremo scelto anche da Alex Langer e da Roberta Tatafiore, anche loro - peraltro - attivisti per l'ambiente, i diritti civili e delle donne.
Noi persone sensibili, che vorremmo un mondo diverso, meno falso, meno violento, meno mercificato, meno perverso, non sempre riusciamo a reggere alla pressione esterna.
Talvolta decidiamo di volare via, come hai fatto anche tu, dolcissima e bellissima Oksana.
Ti voglio e ti ho sempre voluto bene e vorrei ricordarti con la poesia che segue, che ho dedicato a te e a tutte le donne che lottano. Ti tengo nel mio cuore.

Donne dell'Est

di Luca Bagatin
(del 21 marzo 2017)

Nude, scalze, con una corona di fiori in testa
Siete pronte a far la festa
Al patriarcato familista
e all'occidentale consumista.
Oppure con un bavaglio sulla bocca
e la bandiera rossa
scavate la fossa all'ignoranza crassa,
dei media che nulla sanno di voi
e mai parlan degli Eroi.


Luca Bagatin

In difesa della democrazia partecipativa. Articolo di Luca Bagatin

Che il superamento dell'elettoralismo e del parlamentarismo sia inevitabile non sappiamo, che sia auspicabile in favore della democrazia partecipativa, sarebbe certamente positivo per la democrazia stessa.
Sarebbe auspicabile in quanto la democrazia prevede che sia il popolo stesso a decidere per sè stesso, senza mediazioni di sorta, fatte di ideologismi, di lobbismi ed interessi particolari, come spesso rischia di accadere.
Davide Casaleggio dice quindi una cosa giusta, per quanto egli ravvisa che ciò sia possibile attraverso la rete web.
Personalmente ho parecchi dubbi relativamente alla democraticità e trasparenza della rete, oltre che dell'effetiva efficacia del mezzo, oggi certamente utile, ma che limita fortemente la vera comunicazione e l'effettivo dibattito fra le persone, producendo spesso assurdi odi incrociati e invettive. In questo senso il web appare come un prolungamento della televisione e dei mass media in generale, totalmente avulsi dalla realtà delle persone comuni e rispondenti piuttosto a logiche mercantilistiche e di audience.
Affinché la democrazia partecipativa sia possibile sono dunque necessarie delle assemblee popolari pubbliche. Ove le persone tornino a parlarsi e a confrontarsi direttamente, guardandosi negli occhi. Venendo meno le sezioni di partito di un tempo, che erano anche palestre di formazione politica e di confronto, oggi, è più che mai auspicabile un sistema assemblearista aperto, su base federata il più possibile: a partire dai quartieri e via via sino ai livelli superiori. Ovvero dalla periferia sino al centro.
Un sistema di questo tipo è peraltro per molti versi profetizzato dal saggista Van Reybrouck nel suo libro "Contro le elezioni - perchè votare non è più democratico", edito da Feltrinelli e nel quale egli propone un sistema ove il Parlamento sia composto da persone estratte a sorte (una proposta peraltro contenuta anche nel saggio "Semplicemente liberale" di Antonio Martino, se non ricordo male) ed è un sistema non lontano da quello cubano - ove i candidati all'Assemblea Nazionale sono scelti a partire da assemblee di quartiere, su vari livelli e i deputati svolgono il loro lavoro a titolo gratuito, quale servizio alla comunità - o da quello libico gheddafiano nel quale vi erano congressi e comitati popolari aperti.
Il sistema della democrazia partecipativa sarebbe quanto di più democratico possibile, ma ciò presuppone che si investa fortemente nella scuola e nella formazione politica delle persone. I partiti stessi, le associazioni culturali, le fondazioni ecc... dovrebbero e potrebbero mutare la loro funzione in questo senso, ovvero tornare ad essere luoghi dove formare le persone.
Nella scuola (oltre che nella sanità) si dovrebbe investire almeno il 50% del PIL perché unico vero settore di crescita e di sviluppo umano, che è di gran lunga più importante della crescita economica, utile solo a chi vuole arricchirsi e accumulare beni materiali.
La democrazia partecipativa presuppone anche che ogni realtà locale torni ad essere una comunità di persone che vivono la medesima situazione e non un insieme di atomi separati, ciascuno arroccato nel proprio orticello e nel proprio particolaristico ed egoistico interesse.
In questo senso la democrazia partecipativa si coniuga con un sistema che superi egoismo, interesse e capitalismo, ovvero introduca forme di autogestione socialista ove ogni cittadino sia responsabile nei confronti di sè stesso e dunque dell'intera comunità.
Utopia ?
Le Civiltà Matriarcali, ancora oggi esistenti, si fondavano e fondano su questo. Ed erano e sono civiltà pacifiche e libere della mercificazione indotta dalla modernità liberale, dalla crescita illimitata, dallo sfruttamento, da un progresso che in realtà è solo regresso umano ed ecologico.
Questa la base di una possibile civiltà egualitaria, autogestita, ecologista, partecipativa e dunque pienamente democratica.

Luca Bagatin