sabato 16 giugno 2018

"Il rintocco del cuore". Poesia di Luca Bagatin

Il rintocco del cuore
Poesia di Luca Bagatin
Foto di Antonio Rodríguez
Modella: María José Peón Márquez 
 

Perché mi guardi,
con una mano fra i capelli ?
Sdraiata sul letto,
che il tuo corpo nudo accoglie.
Mani e braccia affusolate
lo accarezzano.
Le tue mani nelle mie,
le mie mani nelle tue.
I nostri sguardi si toccano,
i nostri sguardi si fondono
e così le nostre labbra
a formare un cuore.
Il tuo cuore batte forte
e così il mio.
Ad ogni rintocco un bacio.
Ad ogni bacio un nuovo battito,
un nuovo rintocco.
Il sapore delle tue labbra,
il profumo delle tue labbra,
la fragranza del tuo corpo.
Il profumo della tua anima
è ciò che fa battere il mio cuore.
All'unisono con il tuo.

Luca Bagatin

mercoledì 13 giugno 2018

E' uscita l'ultima raccolta di poesie di Massimiliano Giannocco: "Baluginii", con prefazione di Luca Bagatin

E' uscita in questi giorni l'ultima raccolta di poesie dell'amico Massimiliano Giannocco dal titolo "Baluginii" e della quale ho curato la prefazione, che colgo l'occasione per pubblicare qui di seguito.
Per informazioni e acquisti del testo al seguente link: https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/poesia/411752/baluginii/

L. B.

Prefazione di Luca Bagatin a "Baluginii" di Massimiliano Giannocco

Quelli di Massimiliano Giannocco sono baluginii di vita. Timidi bagliori di speranza in un mondo in decadenza.
I baluginii della lirica di Giannocco sono richiami al Divino, ai suoi Angeli, all'innocenza. Sono richiami all'onestà ed all'eterna legge morale che dovrebbe regolare ogni civiltà degna di questo nome.
Sono baluginii, ovvero timide luci, timidi chiarori in un mondo fatto d'opportunismo e indifferenza. Sono richiami ad una civiltà antica, forse non del tutto perduta, ma sicuramente dimenticata in un'epoca materialista senza più contezza delle sue radici, della sua Storia, dei suoi Avi.
Sono versi spesso introspettivi, avvolti di spleen baudelairiano, consapevoli dell'abisso e dell'inferno terreno, ma che vorrebbero ricercare una via d'uscita, guardando verso il cielo, il sublime e finanche il dionisiaco, rappresentato da menadi bramose e da una Venere dalla turgide labbra. Tutto pur di sfuggire alla "morte diurna delle menti", all'appiattimento della vita moderna quotidiana !
Anche nelle descrizioni liriche dei paesaggi si scorge una profonda nostalgia per l'antico. Per l'Antica Urbe "dove son vaghi i ricordi del disordine cittadino, dove ville patrizie e rocciosi manieri han per vivace decoro"; per gli italici borghi medievali ove i castelli troneggiavano imperiosi, come fari maestosi a far da guida ai naviganti; per i paesaggi medievali medesimi dell'Italia centro-meridionale, con le loro vigne, i loro verdi ulivi e le antiche masserie.
L'Autore sembra quindi rifuggire dalla modernità dell'Italia d'oggi, che non rammenta il suo glorioso passato ed ove a prevalere sembrano essere i mediocri.
Quello che ho inteso del messaggio di Massimiliano Giannocco, attraverso le sue liriche, ciò che in sostanza mi ha trasmesso, è un pensiero a tratti pessimista ma non domo, non addomesticato. Un messaggio che, forse, in questo momento storico può far riflettere per la carica di nostalgia che esso rappresenta.
Rappresenta un pensiero conservatore ma, forse proprio per questo, rivoluzionario in un contesto ove il degrado della modernità ha ucciso ogni coscienza critica, ogni senso di comunità e di appartenenza.
Da Massimiliano Giannocco, ideologicamente, mi dividono molte cose. Più che altro è forse l'approccio alle questioni che ci divide. Egli è legato fondamentalmente al concetto di individuo e di libertà assoluta dell'individuo, mentre io non posso non tenere conto del fatto che l'individuo è un essere pensante posto all'interno di una comunità e che senza la consapevolezza di ciò non vi può essere alcuna ricerca della libertà.
Ciò che potrebbe unirci è il rifiuto, ad ogni modo, della modernità che annichilisce le menti e che, volendo essa sradicare gli esseri umani e renderli dei senza storia, dei senza patria, toglie loro ogni senso del Sacro, del Divino e dunque li priva della loro intima libertà, che è interiore prima ancora che esteriore. Che è una libertà collettiva, aggiungerei io, per quanto l'Autore di questi versi non sarebbe d'accordo con questa mia ultima affermazione.
Penso che questo non sarà che l'inizio di una serie di raccolte poetiche che l'Autore ci donerà.
Il lettore, dalla lettura delle sue liriche, non potrà che trarne fonte di meditazione ed ispirazione.

Luca Bagatin

Superare l'immigrazione superando capitalismo e neocolonialismo. Ovvero emancipando il Terzo Mondo. Una conferenza sulle rivoluzioni d'Africa e Asia. Articolo di Luca Bagatin

"Chi critica il capitalismo approvando l'immigrazione, di cui la classe operaia è la prima vittima, farebbe meglio a tacere. Chi critica l'immigrazione restando muto sul capitalismo, dovrebbe fare altrettanto". Questa una delle frasi più emblematiche del filosofo francese Alain De Benoist, mai attuale come oggi.
Già due anni fa esatti scrissi un articolo proprio su questo argomento di scottantissima attualita e che si ripropone ad ogni nuovo sbarco (http://amoreeliberta.blogspot.com/2016/06/immigrazionismo-ovvero-logica_14.html).
L'immigrazione è conseguenza del capitalismo e del neocolonialismo e, sino a che non si romperà tale circolo vizioso, misure come le chiusure dei porti o simili saranno - per quanto temporaneamente utili a fare la voce grossa in una Europa ipocrita e ondivaga sul fenomeno - inefficaci e spesso viste come mera propaganda ideologica.
Lo stesso socialista statunitense, già candidato del Partito Democratico USA alle scorse primarie, Bernie Sanders, così come negli Anni '70 fece il Segretario del Partito Comunista Francese Georges Marchais, si è espresso in questi giorni contro il fenomeno migratorio, affermando come molto più utile sarebbe un aumento dei salari e la necessità di creare posti di lavoro per le persone attualmente disoccupate, evitando lotte fra poveri e concorrenza al ribasso fra gli stessi, come invece avviene oggi (si veda in proposito il seguente articolo: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-migrazioni_e_diritti_tra_gli_opposti_estremismi_emerge_il_buon_senso_del_socialista_bernie_sanders/21163_24326/).
Nel corso della Storia molti politici, militanti e paladini della causa panafricana si sono battuti per l'emancipazione dell'Africa e per l'uscita dal neocolonialismo, non ultimo Kemi Seba, il quale sta pubblicando proprio in questi giorni il suo saggio "L'Afrique libre ou la mort" (https://beninwebtv.com/2018/06/lafrique-libre-ou-la-mort-le-livre-de-kemi-seba-preface-par-6-figures-internationales-2/).
Attivisti panafricani che desiderano semplicemente che l'Africa torni ad essere libera e sovrana e non più preda delle multinazionali e dello sfruttamento economico di natura monetaria (si veda il seguente articolo in merito: http://megachip.globalist.it/kill-pil/articolo/2017/09/01/due-cose-sul-franco-cfa-e-sull-euro-e-l-africa-2010755.html).
Fra tali militanti ricordiamo il Presidente del Burkina Faso Thomas Sankara, il quale affermava, fra le altre cose che: "Dobbiamo decolonizzare la nostra mentalità e raggiungere la felicità nei limiti del sacrificio che siamo disposti a fare. Dobbiamo ricondizionare la nostra gente ad accettarsi per come è e a non vergognarsi della sua situazione reale" ed ancora: "L'imperialismo è un sistema di sfruttamento che si verifica non solo nella forma brutale di chi viene a conquistare il territorio con le armi. L'imperialismo avviene spesso in modi più sottili. Un prestito, l'aiuto alimentare, il ricatto. Stiamo combattendo questo sistema che permette a un pugno di uomini di governare l'intera specie".
A proposito delle lotte di emancipazione sociale e nazionale africana e asiatica, sabato 30 giugno prossimo, a Clarens, in Svizzera, vicino a Losanna, in Rue des Artisans 10, si terrà - a partire dalle ore 18.00 - una interessante conferenza organizzata dalle riviste "Rébellion" e "éléments" dal titolo "Rivoluzioni d'Africa e Asia" ("Révolutions d'Afrique et d'Asie), condotta dal militante panafricano di origine congolese Dany Colin e dall'intellettuale svizzero David L'Epée (http://rebellion-sre.fr/conference-de-david-lepee-et-dany-colin-en-suisse-revolutions-dafrique-et-dasie).
Dany Colin, autore del saggio-brochure "L'Europe et l'Afrique: meme combat contre le mondialisme!" ovvero "L'Europa e l'Africa: stessa lotta contro il mondialismo!", fu da me intervistato nell'ottobre scorso a proposito proprio delle lotte d'emancipazione africane e della necessità di fermare l'immigrazione proprio attraverso il sostegno a tale emancipazione (l'intervista al seguente link: http://amoreeliberta.blogspot.com/2017/10/europa-e-africa-unite-nella-lotta-conto.html).
David L'Epée, grande conoscitore dell'Asia e dell'Oriente, avendovi vissuto e soggiornato a lungo, è anche esperto di socialismi asiatici e pubblicò un anno fa il saggio-brochure "Socialismes asiatiques. L'Orient est-il toujours rouge ?", ovvero "Socialismi asiatici. L'Oriente è sempre rosso ?", che recensii al seguente link: http://amoreeliberta.blogspot.com/2017/06/socialismi-asiatici-loriente-puo-dirsi.html.
Una conferenza interessante in una Europa che, divisa fra buonisti e cattivisti, ed avendo da tempo perduto la sua sovranità non solo economica, ma anche intellettuale ed avendo da tempo dimenticato il socialismo, finisce per non andare al cuore del problema.

Luca Bagatin

venerdì 8 giugno 2018

"Il Fastello della Mirra", opera postuma di Gabriele d'Annunzio. Articolo di Luca Bagatin

Gabriele d'Annunzio, il Vate della letteratura italiana, il grande amatore e seduttore, ma anche l'anticipatore del '68, attraverso la libertaria impresa di Fiume, unificando tutti gli spiriti repubblicani, mazziniani, rivoluzionari, anarchici e socialisti dei suoi tempi e che per la prima volta produsse una Costituzione avanzatissima per l'epoca, che - fra le altre cose - introdusse la libertà di divorziare, il diritto di voto alle donne, garantì l'assistenza ai disoccupati e ai non abbienti, garantì le libertà sessuali e tollerò l'omosessualità.
Gabriele d'Annunzio, di cui ricorrono gli 80 anni dalla scomparsa e i 155 dalla nascita, fu il punto cardine della letteratura del Novecento, oltre che coniatore di numerosi neologismi ormai d'uso comune, fra i quali i termini "tramezzino", "scudetto", "vigili del fuoco" e numerosi altri.
Di d'Annunzio si è parlato a Roma presso la Sala Del Carroccio di Piazza del Campidoglio l'8 giugno scorso, nella conferenza di presentazione della sua autobiografia, "Il Fastello della Mirra", edito postumo da Vallecchi per la prima volta nel 2004 e rieditato da Bibliotheka Edizioni (www.bibliotheka.it), curato ancora una volta da Angelo Piero Cappello e che sarà disponibile nelle librerie da giovedì 14 giugno.
La conferenza, presenziata dal curatore Angelo Piero Cappello, appassionato studioso di letteratura italiana e già autore di studi e saggi su Dante, Manzoni, Pirandello, Capuana, Svevo, Morselli Jahier, oltre che curatore di varie opere di d'Annunzio, è stata moderata e condotta dai giornalisti Luciano Lanna e David Frati, direttore di Mangialibri.
Lanna ha esordito spiegando come i primi studi approfonditi su d'Annunzio, in Italia, siano iniziati attorno al 1979 e di come da allora si sia particolarmente approfondita la sua visione libertaria e repubblicana, che per molti versi sembrò anticipare i moti rivoluzionari del '68 francese ed italiano.
Il curatore del testo, Angelo Piero Cappello, ha spiegato come nel 2004 sia per caso venuto in possesso di questo manoscritto dannunziano postumo, redatto fra il 1923 ed il 1927, ovvero attraverso una sua ricerca della corrispondenza di d'Annunzio presso il Vittoriale degli Italiani.
"Il Fastello della Mirra" è dunque un'autobiografia antologica che il Vate avrebbe voluto lasciare ai posteri, senza purtuttavia riuscire a pubblicarlo in vita, ovvero rimanendo escluso da ogni progetto editoriale.
Il giornalista David Frati ha spiegato come il Vate sia molto presente nell'immaginario collettivo e popolare, nonostante il suo stile letterario sofisticato e l'ostracismo subito da d'Annunzio, forse dovuto alle ingiuste accuse di fascismo, mentre egli fu uno dei primi oppositori di Mussolini nel '24, dopo il delitto Matteotti, al punto che il Duce lo farà mettere sotto controllo, temendo che il Vate potesse sobillare la popolazione in chiave antifascista, così come antifascisti diventeranno molti dei suoi compagni di Fiume, fra i quali spicca il sindacalista rivoluzionario, mazziniano e socialista Alceste de Ambriis, già co-autore della Carta del Carnaro, ovvero la Costituzione fiumana.
Angelo Piero Cappello spiega come lo stile letterario sia sì sofisticato, ma frutto di uno studio maniacale della parola sin dalla sua origine e quindi come il Vate di fatto abbia voluto svelare, attraverso la sua arte, il significato più profondo della lingua italiana.
D'Annunzio ritiene, peraltro, a differenza del suo contemporaneo Pirandello, che la scrittura si faccia vita e che la vita si faccia scrittura, ovvero che le esperienze di vita dell'autore medesimo siano e debbano essere raccontate attraverso la letteratura.
E' così che, come ha spiegato Cappello, alla base di ogni gesto di d'Annunzio, vi è una trasposizione sul piano letterario. La verità, nella letteratura dannunziana, non esiste in quanto il Vate racconta la sua vita attraverso degli aneddoti verosimili, ma non necessariamente veritieri e ciò in quanto egli brama alimentare la curiosità del lettore. Peraltro, spesso, il Vate era solito costruire i suoi racconti sulla base di una singola parola, magari desueta, tratta dal dizionario della lingua italiana.
Il d'Annunzio de "Il Fastello della Mirra" è dunque il d'Annunzio che si è ritirato nel Vittoriale, lontano dai fasti di un tempo. E' qui che egli svela la sua autentica musa di sempre, ovvero quella malinconia che lo ha accompagnato ed ispirato per tutta la vita, ma che egli ha spesso tentato di celare ai lettori ed ai suoi sodali attraverso le sregolatezze sessuali e l'uso di stimolanti.
Il d'Annunzio del "Fastello" è quello alle prese con la "decrepita vecchiezza", che sembra voler ricorrere al suicidio e che, per alcuni, fu la vera causa della sua morte, attraverso l'uso di medicinali che gli avrebbero indotto l'emorragia cerebrale.
"Il Fastello della Mirra", che sarà mia cura recensire prossimamente, è dunque un testo che completa l'opera dannunziana. Opera fondamentale per chiunque voglia cimentarsi con la letteratura e analizzare a tutto tondo chi sia stato e chi sia Gabriele d'Annunzio.
Gabriele d'Annunzio, con le sue opere letterarie, la sua attività politica e la sua vita, sregolata, per alcuni incoerente, sicuramente appassionata ed eroica, ha anticipato per molti versi il "momento populista" nel senso originario e positivo del termine che per molti versi oggi è patrimonio di quei popoli oppressi dalle élite finanziarie ed opulente e che vorrebbero un cambio di passo. Egli ha dato moltissimo all'Italia, all'Europa ed a quei popoli oppressi dall'imperialismo che Egli stesso avrebbe voluto uniti in un'unica Lega terzomondista, che fondò negli Anni Venti - la Lega dei Popoli Oppressi, appunto - e di cui ancora oggi ci sarebbe bisogno, così come ci sarebbe bisogno di una letteratura che, come quella dannunziana, recuperasse il significato profondo della parola scritta e ne facesse novello strumento di seduzione.

Luca Bagatin

E' uscito il nuovo numero della rivista francese "Rébellion" !

E' uscito l'ultimo numero della rivista bimestrale francese "Rébellion" degli amici dell'Organizzazione Socialista Rivoluzionaria Europea (OSRE) (www.rebellion-sre.fr).


Per acquistarlo e leggere il sommario completo, cliccate al seguente link e seguite le istruzioni: http://rebellion-sre.fr/sortie-du-numero-83-de-rebellion/

 Per abbonarsi a "Rébellion" (solo 20 euro annui per un abbonamento semplice composto di sei numeri, in tutta Europa e senza spese di spedizione): http://rebellion-sre.fr/boutique/abonnement-a-rebellion-6-numeros-2/

martedì 29 maggio 2018

"Nonostante tutto". Poesia di Luca Bagatin

E' difficile dirti
che ti penso.
Nonostante tutto.
Nonostante il tempo
che passa.
E' difficile,
come è difficile parlarsi,
spiegarsi.
Le persone si chiudono,
ed io stesso non sono immune
a tale pratica.
Ti ho cercata.
Non ti ho trovata.
Sei nel mio cuore.
E lì rimarrai.
Nonostante tutto.
Nonostante il tempo
che passerà.

Luca Bagatin

Una alternativa socialista, populista e democratica all'Unione Europea dei mercati. Articolo di Luca Bagatin

Non ci vuole certo uno storico per capire che questa Europa non è affatto l'Europa dei popoli fratelli sognata e auspicata da Mazzini e Garibaldi, due esponenti che, pur fra varie divisioni, contribuirono, assieme a Bakunin, Proudhon, Marx ed Engels, a dar vita alla Prima Internazionale dei Lavoratori, nel 1864.
Quell'idea di Europa, che era anche l'idea del Presidente francese Charles De Gaulle, oltre che del socialista Bettino Craxi, ovvero sovrana, sociale, onesta e affratellata è stata spazzata via, prima dai nazifascismi e successivamente dai liberal-capitalismi che ci hanno regalato una Unione Europea che, lungi dal rispondere ai bisogni dei popoli e dei poveri, risponde ai mercati, agli spread, alle multinazionali, agli investitori, al Fondo Monetario Internazionale.
Ed ecco che i seguaci dell'UE, questi europeisti in reatà unicamente liberal-capitalisti, agitano a sproposito il rischio "populista", non ricordando o volutamente non volendo far ricordare che - storicamente e nei fatti - il populismo fu, dall'800 ad oggi, in Russia come negli Stati Uniti d'America e in Europa, un movimento di ispirazione contadina, operaia, popolare, socialista originaria e autentica, così come ricordano anche i saggi di Alain De Benoist e Jean-Claude Michéa, che ho peraltro a lungo recensito ed argomentato in vari articoli (http://amoreeliberta.blogspot.com/2017/08/populismo-lultimo-saggio-di-alain-de.html - http://amoreeliberta.blogspot.com/2018/05/il-socialismo-autentico-e-originario.html).
I popoli ed i poveri, dunque, non si riconoscono più in questa Unione Europea per il semplice fatto che essa è lontana e finanche opposta ai loro bisogni. E lo è perché ha aggravato la crisi, perché la disoccupazione è dilagante, perché incoraggia una immigrazione che si tramuta in sfruttamento ed insicurezza, perché i governi liberal-capitalisti (quello Macron in testa) stanno distruggendo quei pochi servizi pubblici e quei pochi diritti sociali che ancora esistono.
Non rendersene conto è semplicemente miope. Così come è miope non rendersi conto che i popoli ed i poveri vogliono semplicemente una cosa: più democrazia. A loro non interessa più una sedicente idea di libertà sbandierata negli Anni '90, che, con la caduta del comunismo ha reso ad Est ricchi solo pochi oligarchi e ad Ovest ha permesso di raccogliere la ricchezza nelle mani di pochi e ha garantito - ad Est come ad Ovest - la totale perdita di sovranità nazionale degli Stati. Ai popoli ed ai poveri interessa, finalmente, decidere il proprio destino.
L'Unione Europea ed i politici che la sostengono sembrano non rendersene conto. Così come sono sordi di fronte ad ogni apertura alla Russia che, con la Siria, è attualmente l'unico baluardo contro il terrorismo islamico.
I sogni di Mazzini, Garibaldi, Bakunin, Proudhon, Marx, Engels, sembrano invece essersi avverati piuttosto nell'America Latina socialista che resiste. E lo fa democraticamente, ascoltando il popolo e facendolo partecipare direttamente ai processi economico-sociali, a Cuba, in Venezuela, in Bolivia, in Uruguay, e ciò nonostante l'opposizione di Washinghton, che non può accettare che un popolo possa decidere per sè e rifiutare le logiche del Fondo Monetario Internazionale.
E così dovrebbe e potrebbe fare l'Africa, grazie ai numerosi gruppi panafricani che si rifanno alle idee socialiste e democratiche di Sankara, Gheddafi, Lumumba, Nkrumah, Samora Machel, Mandela e molti altri, che hanno sacrificato la loro vita per i rispettivi popoli, uscendo dalla logica del profitto.
Uscire dalla logica del profitto. Chiedere democrazia diretta. Uscire dalla logica del capitale e raggiungere la logica del cuore. La logica dell'amore, ovvero dell'unica vera libertà.

Luca Bagatin