domenica 24 marzo 2019

Più formazione, meno informazione. Più libertà di pensiero, meno manipolazione mediatica

"Le persone stanno vivendo l'impatto aggressivo, spesso apertamente distruttivo, dei mass media monopolizzati dal grande capitale. Sono attaccati dalla cultura di massa di base con il suo culto della violenza e della dissolutezza. Sotto l'apparenza di "libera circolazione di idee e informazioni", viene attuata una politica di imperialismo informatico e culturale.
La manipolazione delle menti e dei sentimenti delle persone, i loro interessi e bisogni, l'unificazione forzata del mondo spirituale al livello più basso e primitivo, trasformano l'umanità come comunità di individui in una massa sconsiderata e sottomessa"

(Gennady Zjuganov)

"La rivoluzione del sistema d’informazioni è stata ancora più radicale e decisiva. Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l’intero paese, che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè – come dicevo – i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un «uomo che consuma», ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neolaico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane"

(Pier Paolo Pasolini)

giovedì 21 marzo 2019

"Il Collegio" uno dei programmi (finalmente formativi) più riusciti della tv. Articolo di Luca Bagatin

“Il Collegio” è ed è stato, forse, uno dei programmi più riusciti della televisione degli ultimi anni.
E' un docu-reality – la cui voce narrante è quella dell'ottimo Giancarlo Magalli - che però scardina ogni regola del reality-show classico. Non prevede eliminazioni né da casa né fra i partecipanti; non prevede quindi televoti; non alimenta il gossip; non ha nulla di volgare o di trash.
Avente per protagonisti 18 ragazzi fra i 14 e i 17 anni, degli insegnanti, dei sorveglianti e un Preside, è la trasposizione televisiva – in tutto e per tutto (dalla location - il Collegio San Carlo di Celana, frazione di Caprino Bergamasco – sino agli abiti dei partecipanti) - di un collegio degli Anni '60.
E' un esperimento per molti versi formativo, sociale, sociologico e culturale, se vogliamo, che mette a confronto due epoche. La nostra e quella degli anni, forse, fra i migliori del '900. Ove le regole a scuola erano ferree, ma i rapporti sociali non erano ancora inquinati dalla mediaticità televisiva, dal web, dall'informazione di massa.
E' un docu-reality nel quale i ragazzi di oggi vengono guidati nello studio delle materie scolastiche con i metodi applicati quasi sessant'anni fa. E ciò è stato possibile grazie ad un corpo docente preparato ed allo stesso tempo calatosi nello spirito dell'epoca. Pensiamo ad esempio all'ottimo insegnante di italiano Andrea Maggi, che nella vita è anche un romanziere; alla professoressa di materie scientifiche Maria Rosa Petolicchio e al professore di Storia e geografia Luca Raina (ideatore, nella vita, di “App per Prof”, una vetrina su YouTube per insegnanti utile agli stessi per apprendere l'uso delle applicazioni digitali). Nonché alla fermezza di un Preside interpretato da Paolo Bosisio, noto regista e sceneggiatore teatrale italiano, che nel programma riesce ad incarnare un'autorità assoluta, temuta e rispettata. Severo, serio, ma giusto e talvolta comprensivo, trovandosi a dirimere le questioni sollevate spesso dalle bravate e dall'irrequietezza dei ragazzi.
I ragazzi, i veri protagonisti, infatti, sono quelli dell'epoca in cui viviamo, non certo abituati alle regole austere del bel tempo che fu. Ma è anche questa la ventata di freschezza e spessissimo di ilarità, portata all'interno del geniale programma ideato da Elisa Tomaselli e Sofia Capra, per la regia di Fabrizio Deplano.
Fra i protagonisti di quest'anno, la cui ultima puntata è andata in onda su Rai Due il 12 marzo scorso, ottenendo una media di share del 10%, ricordiamo i nomi delle ragazze e dei ragazzi: Beatrice Cossu, Riccardo Tosi, Esteban Frigerio, William Carrozzo, Youssef Komahia, Gabriele De Chiara, Elia Gumiero, Alice Carbotti, Giulia Mannucci, Jennifer Poni, Nicole Rossi, Alice De Bortoli, Matias Caviglia, Luca Cobelli, le gemelle Cora e Marilù Fazzini, Michael Gambuzza, Evan Nestola, Ginevra Pirola e Noemi Ortona.
Quest'ultima, peraltro una delle più studiose e diligenti, ho avuto la possibilità di intervistarla.
Noemi è una sedicenne di Milano, frequentante il Liceo Scientifico. Fa peraltro parte del movimento giovanile ebraico Hashomer Hatzair, che coniuga i valori dell'ebraismo con quelli del socialismo.

Luca Bagatin: Innanzitutto mi piacerebbe sapere che cosa ti ha portato a partecipare al casting de “Il Collegio 3” e che cosa ti ha lasciato questa esperienza.
Noemi Ortona: Mia sorella guardava la prima stagione e mi ha praticamente costretta a guardarla con lei. Dopo un po’ mi ha “preso” e ho deciso di mandare l’iscrizione per il provino della seconda edizione. Non mi avevano chiamata, ma mi hanno chiamata l’anno dopo per fare il provino per la terza stagione e così ho preso l’occasione al volo. Quest’esperienza mi ha insegnato tanto, ma la cosa principale che mi rimane sono le amicizie che si sono create là dentro.

Luca Bagatin: Pensi che una esperienza come quella de “Il Collegio” possa essere utile e formativa per le ragazze e i ragazzi della tua generazione ?
Noemi Ortona: Sì, ne sono convinta. Purtroppo è un'esperienza che solo pochi hanno la possibilità di vivere. Io sono crescita molto là dentro e sarebbe bello se più persone avessero questa possibilità.

Luca Bagatin: Cosa ne pensi delle persone della tua generazione ? In che cosa, secondo te, si differenziano rispetto alle generazioni precedenti ?
Noemi Ortona: Tutte le generazioni sono diverse. La mia generazione si differenzia soprattutto perché siamo tutti cresciuti in un mondo in cui c’era già internet, il telefono e i social network. Quindi il nostro modo di vivere e di vedere la realtà è diverso dalle altre generazioni.

Luca Bagatin: Ho letto che fai parte del movimento giovanile ebraico Hashomer Hatzair, forse non molto conosciuto in Italia, ma presente anche con un suo interessante sito web, che coniuga i valori dell'ebraismo con quelli del socialismo. E' molto interessante che una ragazza della tua età si interessi di aspetti che hanno a che vedere con il sociale e lo spirituale.
Noemi Ortona: Il movimento Hashomer Hatzair è un movimento ebraico e io essendo ebrea lo frequento da quando sono piccola. Per semplificare è un po’ come gli scout.

Luca Bagatin: Cosa vorresti fare “da grande” ? Quali sono i tuoi progetti presenti e futuri ?
Noemi Ortona: Il mio sogno è quello di diventare un'attrice. Studio infatti recitazione, ma non voglio lanciarmi nel vuoto senza avere delle certezze e quindi, in parallelo, vorrei completare i miei studi e laurearmi in ingegneria.

Luca Bagatin

martedì 19 marzo 2019

Mario Bergamo: il repubblicano mazziniano che elaborò la teoria nazionalcomunista. Articolo di Luca Bagatin

Quella del repubblicano mazziniano trevigiano Mario Bergamo (1892 – 1963) è, per molti versi, una storia dimenticata. Volutamente o meno.
Vicino alle posizioni del Partito Repubblicano Italiano, fonderà, nel 1912, a Bologna – a soli venti anni – l'Alleanza Universitaria Repubblicana. A Bologna si laureerà in legge nel 1914 e, in seguito all'attentato di Sarajevo, diventerà ardente interventista, partecipando così, volontario, alla Prima Guerra Mondiale, così come molti suoi compagni di militanza.
Nel Partito Repubblicano Italiano fu capostipite della corrente denominata “Repubblica Sociale”, la quale mirava a recuperare l'ideale autogestionario e cooperativista di Giuseppe Mazzini.
Fervido sostenitore, anche negli organi di stampa, dell'impresa di Fiume di D'Annunzio e De Ambriis, oltre che del cooperativismo, nel 1919, fonderà, assieme all'allora repubblicano Pietro Nenni ed al fratello Guido e al socialista Arpinati, il Fascio di combattimento di Bologna, abbandonandolo poco dopo nel momento in cui le idee squadriste e violente di Mussolini presero il sopravvento. Egli stesso ricevette le percosse dei fascisti ed il suo studio fu più volte devastato.
Fu eletto, nel 1924, nelle file del Partito Repubblicano Italiano e, dalle colonne de “La Voce Repubblicana”, divenne uno dei più acerrimi oppositori al fascismo mussoliniano e propose la costituzione di un partito repubblicano-socialista, in grado di raccogliere le migliori forze antifasciste.
Nel 1926, accusato dell'attentato contro Mussolini, fu costretto a fuggire, assieme a Nenni, prima a Lugano e successivamente a Parigi, contribuendo alla costituzione della Concentrazione antifascista, ponendo ad ogni modo come primo obiettivo l'abolizione della monarchia e la nascita della Repubblica.
Nel 1928 propugnò l'idea di costituire una Internazionale Repubblicana e, in quell'anno, elaborò la sua teoria sul Nazionalcomunismo, che molti punti aveva in comune sia con l'esperienza d'annunziana di Fiume che con il Nazionalbolscevismo promosso dall'ex socialdemocratico tedesco Ernst Niekisch e Karl Otto Paetel, i primi a combattere – in Germania – il nascente nazismo hitleriano e a subirne le persecuzioni.
Il Nazionalcomunismo, termine ideato dallo stesso Bergamo, non era altro che un recupero del repubblicanesimo mazziniano originario e degli ideali della Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864, fuso con il nascente Bolscevismo sovietico e gli ideali patriottici. Una fusione, in sostanza, fra il nazionale e l'internazionale, che avrebbe dovuto portare alla nascita di una Repubblica Sociale.
Non sappiamo se Bergamo – che sempre si definì un “socialista mazziniano” - abbia avuto rapporti, anche epistolari, con Niekisch o avesse attinto alle sue pubblicazioni (al giornale Widerstand ad esempio), ad ogni modo, anche il Nazionalbolscevismo, negli stessi anni, voleva fondere gli ideali comunisti con quelli nazionali e patriottici, in opposizione al capitalismo, al liberalismo, all'antisemitismo dei regimi totalitari nazifascisti, proponendo un radicale rinnovamento sociale di stampo repubblicano.
Negli Anni '30, Mario Bergamo, editò la rivista “I nuovissimi annunci”, ove elaborò e diffuse le sue teorie socio-politiche e, nel 1935, a Parigi, diede alle stampe “Un italiano ribelle” (Un italien révolté), raccolta di epistole a personalità europee nelle quali egli condannava la politica coloniale fascista in Etiopia e l'ipocrisia della Società delle Nazioni.
Sul finire degli Anni '30 aderirà alla Lega dei combattenti per la pace e, allorquando i nazisti occuperanno la Francia, sarà attivo nell'aiuto ad ebrei e antifascisti.
Mussolini, comunque affascinato dai suoi ideali, gli proporrà più volte di tornare in patria, ma Bergamo sempre rifiuterà. Così come rifiuterà di partecipare alla redazione della costituzione della Repubblica Sociale Italiana nel 1943. Il suo rifiuto del fascismo e l'opposizione allo stesso furono sempre totali e intransigenti.
Mario Bergamo, peraltro, si rifiuterà di tornare in Italia anche alla fine della guerra, ritenendo che la nuova Repubblica non avesse imparato nulla dalle tristi vicende del fascismo e non rispecchiasse affatto l'idea di Repubblica popolare e socialista propugnata da Mazzini e Garibaldi.
Diverrà, successivamente, consigliere legale dell'editore socialista e garibaldino Cino Del Duca, il quale pubblicherà, nel 1965, postumo, il saggio “Nazionalcomunismo”, che raccoglierà gli ideali socialisti e repubblicani del Bergamo.
Mario Bergamo morirà a Parigi nel maggio 1963. Figura dimenticata in Italia, specie dai mazziniani, merita di essere recuperata per la fedeltà al pensiero di Giuseppe Mazzini ed alla sua intransigenza.
L'Ideale Nazionalcomunista e Nazionalbolscevico, può essere per molti versi contiguo e finanche aver ispirato il Peronismo argentino, il Sandinismo del Nicaragua, il Socialismo arabo e quello cubano. Un ideale repubblicano e laico, che mette al primo posto l'autogestione e l'autogoverno dei lavoratori e dei cittadini. Decenni dopo la morte di Mario Bergamo e quella di Niekisch, in Russia – negli Anni '90 - lo scrittore Eduard Limonov, il chitarrista Egor Letov ed il filosofo Aleksandr Dugin fonderanno il Partito NazionalBolscevico (oggi fuorilegge e denominato “Altra Russia”, guidato dal solo Limonov), che diventerà il maggior sostenitore del ritorno al socialismo in Russia e si opporrà alle politiche oligarchiche e liberali di Eltsin e Putin.
Dugin, nel suo saggio “La Quarta Teoria Politica”, definisce il nazionalbolscevismo come un “nazionalismo di sinistra”, con aspetti spirituali e non materialisti ed egli individua nei nazionalisti di sinistra odierni in particolare i movimenti politici dell'America Latina del Socialismo del XXI secolo, ove peraltro i leader sono spesso persone di origine indigena (vedi Evo Morales, Presidente della Bolivia). Di ispirazione nazionalcomunista, anche l'attuale Partito Comunista della Federazione Russa guidato da Gennady Zjuganov, maggior oppositore, in Parlamento, al governo Putin.
Il nazionalbolscevismo o nazionalcomunismo, potremmo dire, è una forma di anti-autoritarismo e di anti-totalitarismo, volto a recuperare gli ideali del primo socialismo e del primo repubblicanesimo ottocentesco, in chiave moderna, opposta al liberalismo ed al capitalismo che tutto mettono in vendita.

Luca Bagatin

domenica 17 marzo 2019

"Riflessioni autarchiche" by Luca Bagatin

Come al solito le campagne di marketing funzionano sia che se ne parli bene, sia che se ne parli male. Anzi, funzionano proprio perché se ne parla.
Se la gran parte delle persone fosse o facesse come me, ovvero le ignorasse e se ne fregasse del tutto, queste non avrebbero alcun effetto.

Non capisco perché molti si accaniscano contro chi manifesta in favore dell'ambiente.
Certo, occorre essere coerenti.
Personalmente non uso l'auto dal 2004 e ho la tessera dei mezzi pubblici dal 1993.
Trovo assurdo che si lavori in fabbrica 8 ore al giorno e che esistano un mucchio di imprese che inquinano.
Penso che ci vorrebbero più persone a pensarla così.
Penso ci vorrebbero più matti come me.
Penso che bisognerebbe avere il coraggio di mandare a fare in culo la modernità.
Non tanto criticare chi manifesta. O lanciare critiche in generale.
Occorre costruire.
Un mondo diverso.
Molto meno perverso.

L'informazione, senza formazione, è schiavitù.

Alle elezioni europee non voto dal 2004.
Da allora avrei deciso che non avrei più votato.
Non riconosco una Europa dei politici e non dei popoli fratelli.
Non riconosco leggi elettorali con sbarramento.
Non riconosco questi partiti in competizione fra loro, del tutto disinteressati dei problemi dei più deboli.

sabato 16 marzo 2019

"L'odio" di Jiddu Krishnamurti

"Nessuno ti può insegnare ad amare. Se si potesse insegnare l’amore i problemi del mondo sarebbero molto semplici, no ?... Non è facile imbattersi nell’amore. È invece facile odiare e l’odio può accomunare le persone... Ma l’amore è molto più difficile. 
Non si può imparare ad amare: quello che si può fare è osservare l’odio e metterlo gentilmente da parte. Non metterti a fare la guerra all’odio, non star lì a dire che cosa orribile è odiare gli altri. Piuttosto, invece, vedi l’odio per quello che è e lascialo cadere... La cosa importante è non lasciare che l’odio metta radici nella tua mente. Capisci ? 
La tua mente è come un terreno fertile e qualsiasi problema, solo che gli si dia tempo a sufficienza, vi metterà radici come un’erbaccia e dopo farai fatica a tirarla via. Invece, se tu non lasci al problema il tempo di metter radici, allora non sarà possibile che esso cresca e finirà, piuttosto, con l’appassire. Ma se tu incoraggi l’odio e dai all’odio il tempo di mettere radici, di crescere e di maturare, allora l’odio diventerà un enorme problema. Al contrario, se ogni volta che l’odio sorge tu lo lasci passare, troverai che la mente si fa sensibile senza diventare sentimentale. 
E perciò conoscerà l’amore".

(Jiddu Krishnamurti)

venerdì 15 marzo 2019

Riflessioni varie su clima, ambiente, influencer, modernità, sentimenti. A cura di Luca Bagatin

E’ proprio la vecchiaia che mi auguro per noi, per me e Helene. Immagino grandi librerie, comodi divani, grida di nipotini in giardino, marmellate di frutti di bosco, lunghe conversazioni sulle sdraio. Le ombre che si allungano, la morte che si avvicina piano piano. La vita è stata bella perché ci siamo amati. Forse non finirà così, ma, dipendesse solo da me, così mi piacerebbe che finisse
(Eduard Limonov) 

Un'offerta commerciale
ti può spesso fregare.
Vogliamo tutto dello Stato,
in modo da mandare a fare in culo tutto il mercato !
(Luca Bagatin)

Se il clima fosse stato una banca, già lo avrebbero salvato
(Hugo Chavez)


Secondo me chi manifesta contro la devastazione dell'ambiente è sempre ben accetto.
Non mi piacciono le strumentalizzazioni mediatiche da qualunque parte provengano.
Stiamo morendo, cazzo. E la colpa è della crescita economica e della modernità.
Il progresso ? Il peggior regresso.
Va bene, dunque, fare le lotte di piazza contro i cambiamenti climatici, ma, in concreto, o si contrasta il capitalismo e la crescita economica (e i folli politici e imprenditori che la promuovo), oppure siamo destinati a morire inquinati. 
E inquinati di fatto lo siamo già, con le nostre cattiverie e menzogne (dis)umane.

Noto come di questi tempi la bontà di una idea si misuri in "followers".
La cosa mi ricorda quando da piccoli ci si misurava le dimensioni del pene per vedere chi ce l'aveva più lungo. Una gara alla quale non ho mai voluto partecipare, vista la stupidità della cosa.
Se dovessi avere molti "seguitori" (i followers di cui sopra) inizierei a preoccuparmi. La massa segue gli sciocchi, di solito.
Il detto "pochi ma buoni" trovo sia fra i più saggi. 

Per me reazionario è chi reagisce.
Ad esempio all'avanzare della modernità che tutto distrugge e che tutto mette in vendita.
Personalmente mi sento orgogliosamente molto reazionario.

Scrivo articoli da quasi vent'anni (l'anno prossimo saranno ufficialmente venti), ma devo dire che il sistema mediatico mi disgusta (un po' come molte cose nel mondo e infatti vivo auto isolato il più possibile).
Manipolare l'informazione, creare o inseguire gli scoop, creare panico o clamore...tutte cose stupide e dannose.
Penso sia molto più utile la formazione, rispetto all'informazione.
Formare, stimolare il dibattito e la curiosità, questo è ciò che ho sempre cercato di fare con i miei articoli.
Questo è anche ciò che mi è sempre piaciuto leggere (e infatti leggo molti libri e nessun quotidiano).
Non sarò molto letto (l'approfondimento non crea consenso o casi mediatici), ma è una cosa che mi rende da sempre veramente orgoglioso (perché la massa segue gli sciocchi. L'intelligenza è di élite).

Una donna, per affascinarmi, deve prima di tutto trasmettermi tranquillità. Essendo un tipo piuttosto irrequieto (anche se potrebbe non notarsi di primo acchito), questo è per me un aspetto fondamentale.
Sono pochissime devo dire. Sarà che pretendo troppo.
A volte a trasmettermi tranquillità basta uno sguardo, oppure caratteristiche che percepisco solo io.
Le stronze non mi piacciono. Di solito ci litigo. Anche con quelle che se la tirano o sembrano perfettissime.
Mi piacciono le donne con gli occhi da buone. Spesso anche malinconici. Stravedo per le donne con gli occhi verdi, il profilo greco e i denti a coniglietto.
Ero uno che per una donna perdeva la testa, poi ho smesso e sono sceso sulla terra.
Vivo molto meglio, ma a volte mi piace ancora sognare. 

Luca Bagatin

mercoledì 13 marzo 2019

La nuova Via della Seta: una grande opportunità per l'Italia. Articolo di Luca Bagatin tratto da "Alganews"

Sarà forse un accordo storico quello che vede l'Italia firmare un'intesa con la Repubblica Popolare Cinese, in merito al progetto sulla Via della Seta. Un accordo che, finalmente, porrà il nostro Paese in discontinuità rispetto alle politiche imposte dai diktat statunitensi ed europeisti.
Un accordo che riconosce il ruolo di prima potenza mondiale alla Cina. La Cina Popolare è infatti un Paese che, da feudale e successivamente coloniale, è riuscito a risollevare dalla povertà – grazie al socialismo con caratteristiche cinesi - 700 milioni di abitanti e ad avviare investimenti in tutto il mondo, senza sfruttare nessuno, senza destabilizzare altri popoli, senza chiedere sudditanze politico-economico-militari. Anzi, spesso risollevando le sorti di gran parte dei Paesi del Terzo Mondo, avviando importanti partnership nell'ambito di un'ottica multipolare.
Il Presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte, relativamente a tale intesa, ha dichiarato: "Si tratta di un progetto importante di connettività infrastrutturale. Ritengo possa essere una grande opportunità per il nostro Paese". Tale accordo prevede infatti una collaborazione in ambiti quali strade, ferrovie, ponti, porti, energia e telecomunicazioni.
Non si sono fatte attendere le critiche di USA e Unione Europea che - non potendo accettare che l'Italia finalmente abbia preso una decisione nel suo sovrano interesse, avvicinandosi alla prima potenza economica del mondo - tentano di metterle i bastoni fra le ruote.
Sarebbe questa una buona occasione per fare la voce grossa con l'Unione Europea e allentare i rapporti con l'unipolarismo statunitense, visto anche che Trump minaccia il ruolo dell'Italia nella NATO, nefasta alleanza che ci ha resi sudditi militari di un Paese straniero e guerrafondaio. Purtroppo, ad ogni modo, il vicepremier Di Maio sembra rassicurare gli USA e, abbandonando le vesti del paladino della sovranità nazionale, indossa nuovamente quelle atlantiste. E così fa il suo omologo Salvini, il quale, invece, ben lontano da ogni compromesso, parla di “colonizzazione” cinese, evidentemente ignorando che la Cina - a differenza degli USA – non ha mai colonizzato nessuno, né politicamente né economicamente.
L'accordo della nuova Via della Seta, fra il Premier Conte ed il Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jimping, dovrebbe ufficialmente essere siglato a fine marzo.
Chissà se l'Italia, finalmente, sceglierà di fare il suo interesse, prendendo peraltro atto del fatto che gli USA - nello scacchiere economico-politico internazionale - contano sempre meno e sono destinati a contare ancora meno e che la strada del multipolarismo pacifico, con rapporti economici e di cooperazione con tutti, avviata da decenni dalla Cina, è l'unica via pragmatica per lo sviluppo dei popoli e dei Paesi.

Luca Bagatin