venerdì 11 giugno 2021

LUNA DI RINNOVAMENTO. Poesia di Luca Bagatin

LUNA DI RINNOVAMENTO

Cosa vedono

I miei occhi

Nei tuoi, 

Sacerdotessa Sconosciuta?

Ancestrali

Ricordi

Di un tempo

Di battaglia

E di rinnovamento

E poi ancora?

Ricordi

Di un amore

Perduto

Nei secoli

E mai ritrovato

Se non nei sogni

E nella trance mistica.

Rapito dai tuoi occhi

Prima ancora

Che dai capelli

Color dell'oro.

Nel tuo abito

Bianco o nero

Svelare io vorrei

Il tuo Mistero.

Luca Bagatin

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Venezuela. Il Presidente Maduro dà maggiori poteri ai Comuni e alle comunità locali. Articolo di Luca Bagatin

Il socialismo bolivariano venezuelano ha sempre tentato di porre accento e attuazione a processi di partecipazione diretta dei cittadini ai processi decisionali.

Questo fu, peraltro, uno degli obiettivi del Presidente Hugo Chavez, sin dal suo primo insediamento, alla fine degli Anni '90.

Lo scorso martedì 8 giugno, il Presidente socialista del Venezuela, Nicolas Maduro, ha presieduto l'insediamento del Consiglio Presidenziale del Governo Popolare dei Comuni. Un organismo che avrà, fra i suoi compiti, quello di coordinare le politiche del governo nei confronti delle comunità del Paese.

Ci accingiamo a ricostruire, a rilanciare i Consigli Presidenziali del Governo Popolare come espressione della democrazia diretta del potere popolare al potere, in diretto esercizio del potere politico centrale del Paese”, ha affertmato il Presidente Maduro. Aggiungendo: “Vengo qui come Presidente Costituzionale della Repubblica Bolivariana del Venezuela, per delegare tutti i miei poteri e consegnarli ai Comuni, ai Consigli Comunali, all'uomo e alla donna della strada. Oggi, nell'istituzione del Consiglio presidenziale dei Comuni, per governare dal basso, per governare dalla base, per governare con il popolo, dal popolo e per il popolo”, ha proseguito il Presidente venezuelano durante l'evento.

Il Presidente ha inoltre parlato della prossima approvazione – all'Assemblea Nazionale - della “Legge sulle città comunali” e quella sul “Parlamento comunale”, ovvero nuovi strumenti legali che serviranno da guida nella costruzione dello Stato Comunale in Venezuela, atto a delegare poteri ai Comuni e alle comunità cittadine.

La costituzione di questo Consiglio di Presidenza è parte del processo per aprire nuovi spazi di partecipazione e protagonismo sociale, politico ed economico”, ha affermato Maduro.

Luca Bagatin

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giovedì 10 giugno 2021

Elezioni presidenziali in Perù. Vince il socialista populista Pedro Castillo, ma la Fujimori.... Articolo di Luca Bagatin

Dopo uno spoglio delle schede lungo e difficile, la commissione elettorale del Perù ha decretato vincitore il candidato socialista populista Pedro Castillo, che, con il 50,2% (8.791.778 voti) batte la liberal-conservatrice Keiko Fujimori, ferma al 49,8% (8.720.337).

Quest'ultima, non soddisfatta di essersi vista sottrarre la vittoria per 71.441 voti, ha chiesto l'annullamento dei voti in 802 seggi elettorali, pari a circa 200.000 voti.

La Fujimori, figlia dell'ex dittatore Alberto Fujimori, aveva conquistato al primo turno il 13% dei consensi e, sia lei che il padre, sono stati più volte accusati e condannati per reati di corruzione.

Castillo, maestro elementare, forte della sua vittoria e sostenuto dal partito Perù Libre, di orientamento socialista, populista di sinistra e marxista, ha ricevuto le congratulazioni dall'ex Presidente della Bolivia Evo Morales, suo grande sostenitore della prima ora.

Castillo, al primo turno, aveva ottenuto il 19% dei voti e intende da subito avviare l'iter per un'Assemblea Costituente che rediga una nuova Costituzione democratica. Oltre a ciò, ha elaborato un piano anticorruzione, maggiore intervento pubblico in economia, il rafforzamento del sistema sanitario pubblico e gratuito e forti politiche in favore dell'ambiente e della lotta al precariato e allo sfruttamento lavorativo.

Castillo, al secondo turno, aveva ottenuto anche l'appoggio di Veronika Mendoza, candidata alla presidenza per il partito di sinistra e centrosinistra patriottici Uniti per il Perù.

Obiettivo della nuova amministrazione Carrillo, quella di fare uscire il Paese dalla corruzione, da ogni forma di dittatura, discriminazione e garantire diritti a tutti e per tutti.

Se la Fujimori non gli metterà i bastoni fra le ruote, potrà farcela.

Luca Bagatin

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mercoledì 9 giugno 2021

Sbagliato equiparare comunismo a nazifascismo. Articolo di Luca Bagatin

Equiparare comunismo a nazifascismo non solo è storicamente sbagliato, ma anche ideologico e pretestuoso.

Se il primo fu un esempio di emancipazione civile e sociale (sia nella sua versione marxista-leninista che anarchica e socialista), declinato nei secoli nelle varie “vie nazionali al socialismo”, il secondo fu un fenomeno essenzialmente capitalista e razzista, come peraltro rilevato negli Anni '20 – quindi agli albori del fenomeno hitleriano - dai nazionalbolscevichi tedeschi Ernst Niekisch e Karl Otto Paetel.

E' pretestuoso in quanto equiparazione sbandierata già in sede UE dai liberal-capitalisti e da tempo applicata in Paesi semi-autoritari quali Polonia, Ucraina, Paesi Baltici, Slovacchia e Ungheria.

Preoccupante, dunque, la proposta di legge del partito della Meloni, che vorrebbe identificare il comunismo quale “totalitario” (dimenticando che totalitario è piuttosto il liberal-capitalismo, che sta mettendo e mette ogni cosa in vendita, persino le vite delle persone) e addirittura parlando di Venezuela quale Paese comunista e totalitario, quando in realtà è governato democraticamente da un leader eletto socialista (e non comunista, per quanto il Partito Comunista Venezuelano sia nella compagine governativa, pur, peraltro, su posizioni critiche).

Puntare il dito poi contro Cina, Vietnam, Corea del Nord e Cuba, quali Paesi comunisti “totalitari”, significa non solo non conoscerne i meccanismi politici e socio-economici, ovvero il significato di che cosa sono le democrazie popolari, ma anche pensare che tali sistemi siano uguali fra loro, quando invece ciascuno segue la propria personale via nazionale al socialismo, adattata non solo alle caratteristiche sociali, culturali e economiche, ma anche alla volontà dei rispettivi popoli (senza contare che ciascuno di questi Paesi presenta sistemi elettorali e finanche aspetti di democrazia diretta).

Parimenti, puntare il dito contro l'Unione Sovietica quale “dittatura totalitaria”, da parte del partito della Meloni, è altrettanto scorretto, in quanto l'URSS fu un sistema socio-economico e geopolitico ampiamente condiviso dalla popolazione (al punto che questa votò a maggioranza - 77,8% - per la sua conservazione, in un celebre referendum – nel marzo 1991 - poi disatteso dal golpismo di Eltsin), del quale ha ancora oggi nostalgia.

Chi scrive, pur avendo avuto una formazione liberalsocialista e liberaldemocratica ed essendo stato in passato apertamente anticomunista, proprio avendo approfondito tali realtà storiche, sociali e politiche, ha mutato da tempo modo di vedere.

Da dire che persino Eduard Limonov, Egor Letov e il filosofo Aleksandr Dugin, fondatori del Partito NazionaBolscevico in Russia, pur essendo stati in passato fortemente critici nei confronti del sistema sovietico (Limonov si fece espellere dall'URSS, Egor Letov fu a lungo perseguitato e Dugin era apertamente anticomunista), negli Anni '90 mutarono la loro visione e il Partito NazionalBolcevico divenne il più acceso sostenitore di un ritorno all'URSS, certo con un sistema più aperto e un socialismo popolare e anti-burocratico.

Mi sovviene alla mente poi, come la Meloni, nel 2016, inneggiasse alla figura di Gabriele d'Annunzio, contrapponendolo a Che Guevara. 

Allora scrissi un articolo per fare presente come il Vate d'Annunzio non fosse affatto così lontano da Che Guevara, ma, come lui, fosse un eroe anti-casta e un promotore del socialismo, contrapponendosi alla borghesia e all'oligarchia internazionale.

Da non dimenticare anche come d'Annunzio, nell'intervista a una rivista anarchica affermasse: “Io sono per il comunismo senza dittatura […] È mia intenzione di fare di questa città un’isola spirituale dalla quale possa irradiare un’azione, eminentemente comunista, verso tutte le nazioni oppresse”.

Ricordando anche come tutta la sua cultura fosse “anarchica”. Eh sì, perché, da Kropotkin in avanti, facciamo notare come esista anche il comunismo anarchico e come comunista anarchico fosse Nestor Machno, eroe della rivoluzione russa, che purtuttavia Lenin fece malissimo a non ascoltare.

Perché, se anarchici e comunisti si fossero uniti (un po' come nella visione nazionalbolscevica, che non unisce affatto fascisti e comunisti, ma anarchici e comunisti), l'URSS sarebbe diventata una realtà socialista popolare autentica e completa.

Da notare, peraltro, come proprio l'Unione Sovietica leninista fosse l'unica ad aver riconosciuto la Reggenza del Carnaro d'annunziana e come Lenin, a proposito di d'Annunzio, lo elogiasse quale “unico rivoluzionario in Italia”.

Lo studio e l'approfondimento della Storia e della cultura, dunque, dovrebbe farci rifuggire da ogni norma o atteggiamento liberticida e censorio – tipico ormai del liberal-capitalismo e del liberal-conservatorismo - e aprirci alla più ampia libertà di pensiero, approfondimento e parola.

Ovvero l'opposto rispetto a proposte di legge come quella del partito della Meloni.

Luca Bagatin

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martedì 8 giugno 2021

La nudità censurata dai social. Articolo di Luca Bagatin

Il nudo fa ancora scandalo, a giudicare dal fatto che, alcuni social network, come ad esempio Facebook, lo censurino ancora oggi, nel 2021.

Per quanto artistico, casto, tutt'altro che esibito in modo procace.

Il sottoscritto è stato bannato/bloccato per giorni su Facebook, in passato e finanche di recente, per queste ragioni. Per aver postato foto di nudi artistici tratti da opere del grande fotografo Helmut Newton o comunque scatti artistici nei quali si vedeva una donna completamente nuda, di spalle.

Aggiungendo talvolta una frase che mi sembra oggi più che mai evocativa: “Una delle cose che mi intriga di più in una donna è il suo spirito selvaggio.

Incatenato da secoli da una società di merda, fondata sul materialismo, la religione e il danaro (i più demoniaci degli strumenti inventati dalla mente umana malata), tale spirito aspetta solo di essere liberato.

Per congiungersi al Divino che è in lei/noi”.

Nel 2013 pubblicai un articolo, contenuto anche nel mio secondo saggio, “Ritratti di Donna” (Ipertesto Edizioni, 2014), dal titolo “Il mito della Donna Selvaggia e gli archetipi junghiani attraverso fiabe e miti”, nel quale analizzai il celebre testo “Donne che corrono coi lupi”, della psicanalista junghiana Clarissa Pinkola Estés.

Tale testo è fondamentale per comprendere come le religioni, in particolare quelle monoteiste istituzionalizzate e la cultura patriarcale-clericale, abbiano voluto distruggere tutto quanto di istintuale, naturale e “selvaggio” fosse custodito dalle più antiche civiltà della terra.

Non stupisce, dunque, che la nudità, la sessualità libera e non mercificata (dalla pubblicità commerciale, dalla prostituzione, dalla pornografia dietro pagamento di danaro), desti ancora oggi scandalo e debba essere perseguitata, così come tutti coloro i quali cercano di “liberarla”, attraverso immagini, testi, poesie, riflessioni.

Nel mito antico greco, la natura istintuale e selvaggia delle donne, era rappresentata da Baubo, la dea greca dell'oscenità e della sessualità sacra. Una dea senza testa, i cui occhi sono i capezzoli e la cui bocca è una vagina, la quale aveva il particolarissimo compito di raccontare storie oscene e piccanti, al fine di far sorridere Demetra e quindi trarla in salvo dalla depressione per la perdita della figlia, fornendole l'energia necessaria per riprenderne le ricerche.

Ecco che Baubo rappresenta l'energia sessuale, una vera medicina per lo spirito e pertanto, sin dalle più antiche Tradizioni, ritenuta sacra e paragonata all'umorismo, al sorriso che allevia ogni tristezza e collera.

Ovvero il contrario della repressione, della censura, della tristezza fomentata dalle ideologie, dalle religioni fanatiche e finanche dai social network che della censura (fatta passare per “standard della comunità”) fanno una bandiera.

Libera sessualità e nudità (simbolo della verità senza ipocrisie), libere appunto dalla mercificazione, dal pregiudizio e dalla violenza, furono invece la bandiera non solo degli hippie degli Anni '60, ma, più indietro nel tempo, delle comunità naturiste tedesche degli Anni '20, promosse dal pedagogista Adolf Koch, leader del movimento naturista e socialista Freikörperkultur (cultura del corpo libero), fondato nel 1898.

Ovvero uno dei primi movimenti nudisti a livello mondiale (recuperando le concezioni precedenti alla visione mortificatrice del nudo a partire dal triste e oscuro Medioevo), che, lontano da ogni forma di erotismo, proponeva semplicemente il nudismo – spesso legato a sport atletici - per migliorare il proprio benessere fisico e mentale, a contatto con la natura incontaminata.

Un aspetto peraltro già sperimentato da Gabriele d'Annunzio e dai suo Legionari, nella libera Repubblica di Fiume o Reggenza del Carnaro, nel 1919-1920. Nella Fiume d'annunziana non solo il nudismo era libero, ma era libera ogni forma di sessualità fra persone consenzienti.

Fatto sta che, proprio per il suo carattere libero e socialista, il movimento Freikörperkultur fu bandito e perseguitato dal nazismo.

Non stupisce che, ancora una volta, l'oscurantismo bigotto, conservatore e antisocialista, perseguiti forme di quella che amo definire libera-azione. E' così da secoli e, come per ogni forma di libero pensiero, tutto ciò è destinato, in un modo o nell'altro, a finire represso a vario modo.

Non sia mai che l'essere umano possa scoprire che egli è molto di più di un automa condizionato o condizionabile da ideologie, sovrastrutture, religioni o sistemi economici....

Persino lo scrittore nazionalbolscevico Eduard Limonov, negli Anni '70 e '80, posò per dei celebri scatti fotografici completamente nudo (alcune volte con le mogli dell'epoca, altre da solo).

Ma questi scatti destano ancora oggi scandalo...per i social network e non solo...quando invece l'oscenità è ben altrove.

E' nell'ipocrisia delle menti di chi guarda con occhio limitato e malizioso.

E così, anche questo articolo, nella sua home page, non può essere pubblicato con una foto di nudo, per non incappare nella censura. Ma con la foto della sagoma di una donna, nella natura, che ci da le spalle...forse per non vedere gli orrori del mondo ipocrita e ottuso che abbiamo costruito.

Luca Bagatin

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sabato 5 giugno 2021

Riflessioni contro i demoni del danaro, della religione, del materialismo. Per la liberAzione

Una delle cose che mi intriga di più in una donna è il suo spirito selvaggio.
Incatenato da secoli da una società di merda, fondata sul materialismo, la religione e il danaro (i più demoniaci degli strumenti inventati dalla mente umana malata), tale spirito aspetta solo di essere liberato.
Per congiungersi al Divino che è in lei/noi.
(Luca Bagatin)
 
Sri Narasiṃha fu, secondo la tradizione indù, una delle incarnazioni di Dio (Avatara), ovvero di Sri Visnu-Krishna.
Sri Narasiṃha, uomo-leone, venne sulla terra per difendere il devoto Prahlāda, perseguitato dal demone Hiraṇyākaśipu.
Sri Narasiṃha divorò il demone, ristabilendo la verità e la giustizia sulla terra, come ogni incarnazione Divina.
Le incarnazioni Divine (Avatara) della tradizione indù ci possono a volte sembrare crudeli, violente, senza cuore, contro i demoni che combattono.
Ma in realtà emanano amore in ogni istante, perché impermeabili all'odio.
Uccidendo i demoni, non li odiano. Viceversa, li liberano dalla loro condizione demoniaca e li riportano alla loro condizione Divina.
Ogni Avatara protegge e ama i devoti e tutte le persone che seguono la retta via verso la Divinità.
Ma ama anche i demoni, consapevole che la materialità della vita terrena li ha condotti verso gli abissi.
Dai quali l'Avatara li libera.
Per farli tornare a Dio.
(Luca Bagatin)
 
Giornata mondiale dell'ambiente.
Si parla di salvare il Pianeta, ma, sino a che non si cambierà radicalmente sistema economico, mettendo al bando l'industrializzazione, l'ideologia malsana del lavoro, della produttività e della crescita, continueremo a distruggere il Pianeta e il suo ecosistema.
E le parole di chi auspica il "salvataggio del Pianeta entro i prossimi anni" suonano vane e ipocrite.
(Luca Bagatin)
 

Argentina. 75 anni fa, Juan Domingo Peron, assunse la sua prima presidenza. Articolo di Luca Bagatin

Il 4 giugno 1946, 75 anni fa, Juan Domingo Peron, indimenticato Presidente argentino, assunse la sua prima presidenza.

Già divenuto popolare a seguito del golpe militare del giugno 1943, allorché, assieme ai suoi compagni del Grupo Oficiales Unidos (Gruppo Ufficiali Uniti), rovesciò il governo conservatore del corrotto Ramon Castillo, divenendo Ministro del lavoro e dello stato sociale, Peron contribuirà presto ad emancipare le classi proletarie e oppresse, i cosiddetti descamisados.

Eletto dal Partito Laburista, con il suo primo governo, Peron, inizò a garantire maggiore equità e distribuzione del reddito, iniziando a reprimere ogni forma di oppressione.

Fondatore, nel 1947, del Partito Giustizialista, di orientamento anticapitalista e populista di sinistra, Peron aumentò i salari, mise sotto controllo i prezzi (a iniziare da quello degli affitti) e migliorò le prestazioni previdenziali, investendo nel rafforzamento dello stato sociale. Nazionalizzò i servizi pubblici quali compagnie telefoniche, elettriche, gas e ferrovie.

Tutto ciò si tradusse non solo in un miglioramento delle condizioni di vita dei settori popolari, ma anche in un aumento del PIL, dei beni e dei servizi disponibili e in un forte calo del debito contratto con l'estero.

Nel 1945, Peron, sposò Eva Duarte, soprannominata affettuosamente dal popolo Evita. Evita contribuirà molto alla popolarità del marito, occupandosi peraltro per tutta la sua pur breve vita (morì nel 1952, a soli 33 anni) di diritti delle donne, dei bambini e degli anziani.

Furono i governi di Peron a introdurre, in Argentina, la legge sul divorzio, a sopprimere l'educazione religiosa nelle scuole e a legalizzare la prostituzione. Tutto ciò costò a Peron la scomunica da parte del Papa dei cattolici Pio XII.

Nel settembre 1955, un'alleanza fra clero, militari e servizi segreti statunitensi, ad ogni modo, bloccò ogni nuova riforma peronista: un Colpo di Stato guidato dal generale Pedro Eugenio Aramburu, infatti, destituì il Presidente Juan Peron da ogni carica e lo costrinse all'esilio. Un esulio che durò sino al 1973.

In Argentina, peraltro, il Partito Giustizialista fu dichiarato illegale e per quasi vent'anni l'Argentina e il suo popolo subirono un lungo susseguirsi di dittature militari e di violenze, oltre che di pesantissime crisi economiche e di ruberie di Stato, che non permisero più al Paese di risollevarsi come aveva fatto, invece, durante il decennio peronista.

Juan Domingo Peron, ad ogni modo, nel suo esilio di Madrid, scriverà, nel 1967, una sorta di testamento politico, di documento storico e di esortazione al popolo ed ai popoli e lo intitolerà, emblematicamente, “L'ora dei popoli”. In tale testo, che anticiperà il suo ritorno trionfale in patria nel 1973, oltre a denunciare i suoi nemici in patria, denuncerà il pericolo dell'imperialismo yankee, ovvero statunitense. Inoltre, fu forse il primo a denunciare le manovre speculative dei governi USA relative al dollaro, fra cui il fenomeno dei signoraggio, e del Fondo Monetario Internazionale che, peraltro, sono tutt'oggi all'origine della crisi economica che stiamo subendo e fu il primo che, durante il suo mandato di governo, propose l'unificazione dell'America Latina, ovvero la fondazione degli Stati Uniti Latino-Americani.

Peron nel suo “L'ora dei popoli”, a proposito del giustizialismo e delle sue prospettive scrive infatti: “Il giustizialismo si fonda su tre grandi premesse: 1) La necessità di promuovere una riforma che il mondo dei nostri giorni, con la sua inarrestabile evoluzione, stava segnalando come un imperativo ineludibile. 2) La necessità di una integrazione latino-americana per creare, grazie ad un mercato ampliato, senza frontiere interne, le condizioni più favorevoli al nostro sviluppo; per migliorare il tenore di vita dei nostri 200 milioni di abitanti; per creare le basi dei futuri Stati Uniti Latino-Americani, posto che spetta all'America Latina nelle questioni mondiali. 3) L'opportunità di realizzare un'integrazione storica che permetta di consolidare quella liberazione per la quale lottano oggi quasi tutti i popoli sottomessi.

La lotta in favore dei popoli sottomessi, infatti, fu la costante del pensiero e dell'azione di Juan Peron. La sua posizione politica, infatti, coincideva con quel Terzo Mondo sfruttato e depredato dagli USA e, in tal proposito, scriveva, anche riferendosi alla dittatura antiperonista che stava in quegli anni martoriando l'Argentina: “I governi usurpatori di quelle dittature che pretendono di affermare la propria esistenza con la protezione straniera non possono durare. I governi militari e imposti dal Pentagono e dal Fondo Monetario Internazionale, incorreranno nella stessa sorte in Vietnam come in America Latina, in quanto nulla di stabile può essere fondato sull'infamia”.

Socialismo, integrazione storica del Terzo Mondo e dell'America Latina, sovranità popolare, tutti aspetti che gli imperialisti non potevano e non possono tollerare.

Juan Domingo Peron, nonostante il ritorno trionfale in patria nel 1973 e la sua successiva rielazione, lasciando presto il governo nelle mani della seconda moglia Isabelita - che certo non aveva il piglio e l'anima sociale di Evita - non riuscì, causa anche la sua morte avvenuta nel 1974, ad impedire l'avvento di nuovi golpe militari che soffocarono ogni possibile riforma in Argentina.

Fu solo nel 2003 che, con Nestor Kirchner e successivamente sua moglie Cristina (attuale Vicepresidente dell'Argentina), il peronismo tornò al governo, salvo la breve e catasfrofica parentesi del liberale Mauricio Macri (2015 – 2019).

Oggi, nel solco del peronismo, il governo argentino è presieduto da Alberto Fernandez, il quale prosegue nela storica promozione dei diritti sociali e civili del Paese.

Luca Bagatin

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