domenica 13 gennaio 2019

Bettino Craxi: l'ultimo socialista europeo. Articolo di Luca Bagatin

Mai come oggi, in un'epoca in cui in Europa il socialismo è del tutto assente da parecchi decenni, occorre ricordare la figura di Bettino Craxi, ultimo socialista europeo, la cui fine politica - nel 1993 – ha coinciso con la fine di un'epoca storica.
Fu la fine di un'epoca nella quale la politica contava ancora qualche cosa e teneva a freno l'economia e la finanza. Un'epoca nella quale l'Est e l'Ovest erano in conflitto, certo, ma gli equilibri geopolitici ancora reggevano, non come oggi ove a livello internazionale gli USA e l'UE sembrano voler a tutti i costi entrare in conflitto con la Russia, sanzionandola. Un'epoca nella quale l'immigrazione e l'emigrazione di massa erano ancora sconosciute, in quanto il capitalismo assoluto, la globalizzazione e la conseguente deregolamentazione dei mercati, erano fenomeni tenuti a freno dalla politica e dal sistema democratico. Un'epoca nella quale esistevano in Nordafrica – prima fra tutti la Libia di Gheddafi - ancora Stati laici, socialisti e sovrani, che tenevano a bada il fondamentalismo islamico e sapevano creare prosperità per i rispettivi popoli. Esisteva ancora la Jugoslavia, la quale era uno Stato socialista unitario e autogestito.
Il caos occidentalista, fondamentalista religioso, ultra-capitalista e globalista, era ancora al di là da venire e Bettino Craxi, pur essendo un sostenitore della modernizzazione, fu un sostenitore di quel socialismo che sapeva guardare ai popoli laici e socialisti del Mediterraneo, del Medioriente, dell'America latina e dell'Est (pensiamo agli ottimi rapporti fra il PSI di Craxi e il Partito Comunista Rumeno di Ceausescu), oltre che dell'Estremo Oriente. Fu un sostenitore di quel socialismo che sapeva tenere a bada il capitalismo e i poteri forti finanziari, che dalla falsa rivoluzione di Tangentopoli seppero come trarre vantaggio economico, sulle spalle del Paese e di una classe politica dell'unico e solo centro-sinistra che l'Italia abbia mai avuto, che aveva, nel bene o nel male, saputo garantire stabilità e prosperità.
Craxi sarà l'avversario principale dei postcomunisti, ormai votati al capitalismo assoluto, che si sentivano maggiormente “protetti sotto l'ombrello della NATO” e di quei poteri forti che il socialismo italiano contrasterà sempre, oltre che delle nascenti destre, più o meno estreme.
Craxi sarà – da Presidente del Consiglio - l'amico persino di quel Mario Appignani detto “Cavallo Pazzo”, orfano, figlio di una prostituta, freak, beatnik, indiano metropolitano che primo fra tutti denunciò – per averli subiti sulla sua pelle – gli orfanotrofi “lager” gestiti dall'Opera Nazionale Maternità e Infanzia.
Sarà dunque amico dei potenti, ma anche dei più umili e, soprattutto, sarà amico dei Paesi e dei popoli liberi, dall'America Latina alla Palestina e lo sarà sempre in nome dell'Eroe dei Due Mondi, Giuseppe Garibaldi, di cui fu appassionato collezionista di cimeli.
Bettino Craxi recupererà, nel panorama culturale e politico, figure allora marginalizzate dall'intellighenzia italiana e europea, ovvero l'anarchico conservatore Pierre-Joseph Proudhon e il socialista liberale Carlo Rosselli, unendo aspetti sino allora considerati ossimorici dal sinistrismo borghese imperante che, negli anni successivi alla morte fisica di Craxi, darà vita al partito delle élite antisocialiste, ovvero al PD. In Europa, parimenti, dopo l'esempio del Partito Socialista Italiano di Craxi, nessun partito che si richiamava – a parole – al socialismo, fu più davvero socialista, ma adottò l'ideologia della crescita economica illimitata, delle privatizzazioni selvagge, dell'immigrazionismo senza regole, dell'esportazione della “democrazia”...ma unicamente contro Paesi laici e socialisti quali Iraq, Libia, Siria e Jugoslavia (sic !).
Il socialismo, in Europa, scomparve dunque con il PSI di Bettino Craxi. Craxi che, persino oggi, viene ricordato da molti comunisti duri e puri per essere stato l'unico Presidente del Consiglio italiano ad aver sfidato, con la vicenda di Sigonella, gli Stati Uniti d'America. Come il miglior Charles De Gaulle. Come dovrebbe fare un leader europeo che prende ordini unicamente dal suo popolo e non da altri Paesi stranieri.
E' così che, quasi vent'anni dopo essere passato a miglior vita, Bettino Craxi merita di essere ricordato. Un raro uomo politico socialista, di quelli che oggi, almeno in Europa, non esistono davvero più.

Luca Bagatin

giovedì 10 gennaio 2019

Mancanza di lavoratori e immigrazione: altre conseguenze estreme del capitalismo assoluto. Il caso del Giappone. Articolo di Luca Bagatin

Immigrazione e capitalismo assoluto.
Laddove l'economia cresce, ovvero vige il regime della domanda e dell'offerta, ovvero il capitale e l'economia dominano su tutto il resto, la popolazione invecchia. Le relazioni sociali si riducono a virtualità, divengono asettiche. Il romanticismo scompare e così, appunto, l'amore. Le famiglie si disgregano, aumentano i divorzi, le separazioni, le coppie non fanno più figli.
Il Giappone sembra essere l'emblema di questo modello asettico, iper-tecnologico, iper-economicista, iper-capitalista e, dunque, iper-sclerotizzato e avviato – con il conseguente invecchiamento della popolazione - verso il declino umano, così come tutti i Paesi ove vige questo terribile sistema, chiamato, appunto, capitalismo assoluto.
Nel 2015, in Giappone, il tasso di natalità era di 1,46 figli per donna e, secondo una ricerca condotta dall'Istituto Nazionale della Popolazione e della Sicurezza Sociale, il 40 – 45% dei maschi e delle femmine celibi – fra i 18 e i 34 anni - sarebbe afflitto da “apatia sessuale”, determinando assenza di rapporti sessuali.
Il capitalismo genera dunque, ancora una volta, crisi. Una crisi che è sempre più umana e affettiva, e sempre più, quindi, sessuale, compensata in maniera del tutto bulimica e irrazionale attraverso consumi compulsivi, sesso a pagamento - addirittura con bambole “sessuali”, oggetto sempre più in voga in Giappone, oltre che nei nei Paesi capitalisti occidentali...ove addirittura si arriva persino a “fidanzarsi” con esse – e addirittura con il suicidio, che è fenomeno drammaticamente in aumento nei Paesi capitalisti, in particolare il Giappone, che registra fra i 25 e i 30 mila suicidi all'anno.
Conseguenza di ciò è anche la mancanza di lavoratori e il governo giapponese che cosa fa ? Fa arrivare 340.000 immigrati, nell'arco dei prossimi cinque anni. Altro fenomeno del capitalismo assoluto è, infatti, l'immigrazione e l'emigrazione, ovvero il costringere (a vario titolo e a vario modo) le persone – a causa delle drammatiche crisi che genera questo folle e perverso sistema economico-sociale – a spostarsi, sradicandosi, impedendo loro di avere rapporti stabili, sicurezze, identità culturali, sociali, affettive. E generando così, peraltro, nuove guerre fra poveri e fomentando xenofobie e sciovinismi, prima del tutto assenti.
L'emigrazione/immigrazione, dunque, lungi dall'essere un'opportunità, è l'ennesimo strumento dei potenti - sia dei governi “liberali” che del sistema economico - non solo per non risolvere nulla se non il loro personale tornaconto in termini economico-sociali (spostandosi i lavoratori possono essere meglio controllati e accontentarsi di salari contenuti e soprattutto avere più difficoltà ad organizzarsi ed associarsi, anche a causa delle differenze linguistiche fra loro e con i lavoratori autoctoni, i quali li vedranno, peraltro, come una minaccia), ma anche per aggravare il problema, che è un problema, come abbiamo visto, di distruzione alla radice dei rapporti umani e sociali, generata da un sistema che crea “drogati” dal mercato, ovvero persone dipendenti dal sistema dei bisogni e dei consumi indotti (dalla pubblicità, dagli “status symbol”, dagli usi e costumi “importati” da modelli stranieri – statunitense in primis - fondati sul capitalismo assoluto e la messa in vendita di ogni cosa).
Fu lo scrittore e poeta Yukio Mishima – il quale si definì sempre apolitico e antipolitico - a denunciare per primo in Giappone la decadenza che stava attanagliando il suo Paese. E lo fece in modo drammatico e emblematico, ovvero togliendosi la vita attraverso il seppuku, il suicidio rituale dei samurai.
Mishima credeva ancora in quei valori antichi, ove l'amore e l'onore erano anteposti al disvalore del danaro, del consumo, della messa in vendita dell'essere umano, della sua mente, del suo corpo.
Il suo Paese non seppe ascoltarlo.
E così tutto l'Occidente cosiddetto “liberale”, ove l'unica libertà garantita è quella di consumare. Senza alcuna consapevolezza di sé e dei veri valori della vita.

Luca Bagatin

sabato 5 gennaio 2019

E' uscito il nuovo numero della rivista francese "Rébellion" !

E' uscito l'ultimo numero della rivista bimestrale francese "Rébellion" degli amici dell'Organizzazione Socialista Rivoluzionaria Europea (OSRE) (www.rebellion-sre.fr).

   Per acquistarlo e leggere il sommario completo, cliccate al seguente link e seguite le istruzioni: http://rebellion-sre.fr/rebellion-le-retour-sortie-du-numero-84/


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venerdì 4 gennaio 2019

Instagram, ovvero come seguire senza essere inseguiti o, meglio, come non essere acchiappati. Riflessioni surRenali di Luca Bagatin

Grazie a una mia amica sono approdato su Instagram.
È un mondo di following e di followers.
Un mondo di seguitori e inseguiti, praticamente.Tipo guardie e ladri, in sostanza.
È praticamente un inseguimento continuo.
Forse l'obiettivo è fuggire, seminando un sacco di gente. O, meglio, di followers.
Come si dice: chi semina raccoglie.
Pare che, se raccogli un tot numero di followers, diventi un influencer.
Ovvero ti pagano senza fare o sapere un cazzo .
Ad oggi, su Instagram, ho 40 seguitori, ma, nel frattempo, sto inseguendo 43 persone.
Seguo più persone di quelle che mi inseguono.
Avrò un successo successivo, si vede. Un successo postumo. Un successo che otterrò solo se riuscirò ad acciuffare uno a caso o uno a cazzo di quelli che sto inseguendo, oppure se riuscirò ad acciuffare uno dei miei seguitori, senza prima essere da lei, da lui o da esso acciuffato !
Instagram, in sostanza, più che un gioco di società, è un gioco di abilià nella fuga e nell'acchiappo, senza la necessità di usare un ACCHIAPPATOIO ! E' una metafora della vita, quella puttana che, se non stai attento, ti fotte senza passare dal VIA e/o senza avere il foglio di VIA. Senza, quindi, ritirare le ventimilalire del Monopoli, unico posto al mondo ove l'euro non è entrato ancora in corso legale. Ovvero è ancora, fortunosamente, illegale.
Nel frattempo, ho capito che su Instagram non posso postare post. Al massimo posso impostare foto. Il divertimento di fare ciò devo ancora capirlo, a parte il fatto che ci sono followers o following o come ca...spita si chiamano, di sesso femminile, che sono parecchio avvenenti. L'unico avvenimento rilevante di Instagram, direi, piuttosto, anzichenò.
Per il resto devo ancora capire il senso di questo cosiddetto “social”, al quale non so se posso aggiungere il termine “network”.
A me pare l'ennesimo social asociale. Un social socialmente pericoloso, in particolare se, al di là dello schermo, c'è qualche malintenzionato pronto a fotterti i tuoi dati personali.
Che poi mi chiedo anche da dove derivi il termine “Instagram”. Forse da istante o da istantanea. Un tempo esistevano le macchinette fotografiche Polaroid. Quelle sì che realizzavano delle foto istantaneamente, ma su carta, cazzo ! Su carta FO-TO-GRA-FICA ! Su carte FICA, in sostanza. Mica su uno schermo di pixel sponsorizzato dalla Disney Pixar o dalla Sisley o da checcapperoneso (senza ashtag).
Ah, a proposito. Qualcuno fra voi, pubblico non pagante, pubblico badante, pubblico di badanti che badano alle cazzate che sto scrivendo, sa dirmi che cavolo voglia significare il termine “ashtag” ?
No perché, dopo sushi e sashimi, anche questo termine mi sushita un certo languorino, ma non di roba insipida giapponese, bensì di qualcosa di più sostanzioso, tipo un panino al burro di arachidi ricco di grassi saturi e insaturi e di fibre ricche di proteine.
Ora, io non so se le fibre siano ricche di proteine - sono l'esatto opposto di un dietologo o di un dietista – ma so certamente che l'”ashtag” non è ricco delle medesime.
Buona istantanea su Instagram a tutti.
Io, nel frattempo, passerò presto a sfanculare snapchat.

Luca Bagatin

lunedì 31 dicembre 2018

2018: anno "populista" contro l'austerità. Articolo di Luca Bagatin

Volendo usare un termine per definire il 2018 appena passato, sotto il profilo politico, potremmo definirlo anno "populista". O, quantomeno, anno nel quale i popoli del mondo hanno voluto far sentire, a diversi livelli, la propria voce ed esprimere la loro contrarietà nei confronti di politiche liberali, capitaliste e di austerità.
Pensiamo innanzitutto alle manifestazioni comuniste in Russia contro l'aumento dell'Iva e dell'età pensionabile, che hanno segnato un arretramento del fronte liberal-putiniano, sia nei sondaggi che alle elezioni amministrative, in favore del Partito Comunista della Federazione Russa (KPFR) guidato da Gennady Zjuganov, la cui visione della politica è la seguente: "La politica dovrebbe essere basata su quattro principi: potenza, collettivismo, spiritualità, giustizia".
E sempre, in Russia, il movimento nazionalbolscevico Altra Russia di Eduard Limonov, grazie in particolare alla giovane attivista Olga Shalina, ha denunciato lo stato drammatico in cui vivono i carcerati nel Paese e, con il Fronte della Sinistra di Udalstov e il KPFR, ha sostenuto le manifestazioni contro l'austerità.
Pensiamo alla Francia dei Gilet Gialli, i quali, ancora oggi, non hanno cessato le loro manifestazioni contro le politiche di Macron e sono riusciti peraltro ad ottenere, dall'Unione Europea, la possibilità di sforare il fantomatico e assurdo tetto del 3% deficit/PIL.
Pensiamo all'Italia, le cui elezioni hanno visto la sconfitta delle forze europeiste ed elitarie - Pd e Forza Italia - e l'avanzare di partiti anti-Unione Europea (per quanto tali solo a parole) quali Movimento Cinque Stelle e Lega, le cui politiche, pur in maniera assai timida e pasticciata, vorrebbero - quantomeno in parte, pur minima - contrapporsi all'austerità europeista e ad una immigrazione che, ad oggi, ha rappresentato una vera e propria deportazione di esseri umani e una nuova lotta fra poveri.
Pensiamo alla vittoria in Messico del candidato socialista populista Andres Obrador e al Venezuela, che ha visto la riconferma al governo del socialista Nicolas Maduro, per quanto l'astensionismo, tanto quanto nei Paesi europei menzionati, sia comunque aumentato, segnale di come i popoli vorrebbero maggiormente avere la possibilità di dire la loro.
In Brasile, purtroppo, "grazie" all'impossibilità di candidare Lula, ha vinto l'esponente dell'oligarchia ricca, ovvero Jair Bolsonaro e persino in Argentina continuano i tentativi di delegittimazione dell'ex Presidentessa Cristina Kirchner, la quale è pronta, nel 2019, a ricandidarsi contro l'attuale Presidente Mauricio Macri, il quale ha svenduto il Paese alle politiche di austerità del Fondo Monetario Internazionale e ha tagliato ogni fondo per il sociale e la disabilità.
Pensiamo infine all'Ungheria che, finalmente, inizia a ribellarsi alle politiche liberal-capitaliste di Orban, che ha varato una vera e propria legge schiavista sul lavoro e, anche lì, tornano in campo i comunisti del Partito Operaio Ungherese, di matrice patriottica e autenticamente socialista.
Dove stia andando e dove andrà il mondo, non sappiamo. Certo sarebbe molto se i popoli ricchi comprendessero la necessità di vivere con meno, ma con il giusto, senza pensare di sfruttare altri popoli imponendo loro la propria visione oppure "deportando" manodopera a basso costo o sfruttandola in loco, attraverso le delocalizzazioni.
Sarebbe molto se concetti tipici del socialismo delle origini, come la "sovranità" e il "populismo", fossero recuperati, ma non in maniera feticistica o ideologica, bensì come alternativa al globalismo capitalista e alla dittatura del danaro, del lucro e del consumo, al fine di approdare ad una dimensione di autosufficienza economica: produci ciò che consumi, il resto lo distribuisci.
Forse siamo ben lontani da questa dimensione e dal superamento dell'egoismo, che è forse quel totalitarismo che accompagna l'Umanità sin dai suoi albori.
Saremo ben lontani, ma, ad ogni modo, credo che questa possa essere l'unica via per l'emancipazione sociale dell'essere umano. Una via non materialista, spirituale, di ricerca di una democrazia piena e autentica, ovvero di consapevolezza interiore, che permetta di autogestirsi e autogovernarsi, senza la necessità di alcun "leader" e capace di superare e annientare ogni forma di totalitarismo e di diseguaglianza.

Luca Bagatin

venerdì 28 dicembre 2018

Sempre più under 35 vivono in famiglia, ma dov'è lo scandalo ? Una rivolta contro il mondo moderno. Articolo di Luca Bagatin

Crescono i "mammoni", così scrivono alcuni giornali che commentano i dati Eurostat relativi al 2017 che ci dicono che, in Italia, le persone di età compresa fra i 18 e i 34 anni che vivono con i genitori sono il 66,4% rispetto al 65,8% del 2016. Il 72,2% dei maschi e il 59,8% delle femmine.
Il dato più alto a livello europeo dopo Croazia, Malta e Grecia, a fronte di una media europea del 50%.
Dove sia lo scandalo, davvero non sappiamo.
In un'epoca in cui le famiglie sono sempre più disgregate in favore dell'ideologia del consumo, della deregolamentazione (dei consumi e dei costumi), della precarietà lavorativa e del cosmopolitismo imposto con relativo sradicamento identitario (migrazioni da un Paese all'altro, dettate da necessità economiche imposte dalla globalizzazione e dalla deregolamentazione economica), il fatto che, nella nostra bella Italia ancora resista l'idea che si può vivere e bene in famiglia - con i propri genitori e conserviamoceli cari - è tutt'altro che da considerarsi scandalosa.
Scandalosa lo è, forse, per coloro i quali auspicano, ancora una volta, una società di atomi, da dare in pasto al dio mercato. Una società di individui separati fra loro: senza più una identità comunitaria, sia essa culturale, storica, sociale, spirituale. Una società che crea nuove povertà e razzismo laddove si impone ai popoli di migrare, facendo così perdere loro ogni contatto con la propria comunità di origine, con la propria storia e cultura e ciò in nome di sedicenti "società aperte", ovvero in nome dello sfruttamento e della deportazione di esseri umani da un posto all'altro, affinché siano separati dalle proprie origini, dai propri simili e dai propri affetti, affinché divengano docili strumenti posti di fronte alle richieste incessanti del mercato, del consumo, dello sfruttamento dettato dal danaro e dall'ideologia del desiderio di beni di consumo e modelli di vita sempre più sofisticati ai quali ambire... al prezzo di un lavoro sempre più sottopagato, o di un lavoro in nero o di nessun lavoro.
Ecco che allora, il circo politico-mediatico "liberal" addita coloro i quali crescono e vivono in famiglia come "bamboccioni" o "mammoni", anzichè considerarli gli ultimi resistenti di una comunità tradizionale in disgregazione. Comunità già attaccata dalla deregolamentazione dell'affettività e dell'amicalità, laddove i rapporti umani, sociali e affettivi sono ridotti a conversazioni asettiche attraverso il pc, il tablet o lo smartphone, senza più incontrarsi, vedersi, guardarsi negli occhi. Confrontandosi, amandosi, discutendo, creando legami forti e forme di democrazia partecipativa. Rapporti che divengono invece sempre più superficiali e virtuali e quindi sempre più impossibili nella vita reale, come pornograficamente o pornocraticamente voluto dall'industria del "libero scambio" e della "sessualità libera" purchè rigorosamente a pagamento, sul web, o in varie altre modalità asettiche, onanistiche, disumane (si veda peraltro l'assurda e vergognosa apertura dei bordelli con prostitute robot o la messa in produzione di "bambole del sesso", neo surrogati di persone ormai del tutto anestetizzate dal marketing commerciale).
La famosa "ideologia del desiderio" - ovvero il nuovo totalitarismo - denunciata dal filosofo comunista francese Michel Clouscard nel '68 e da Pier Paolo Pasolini negli stessi anni è ormai, in epoca odierna, la regola dei Paesi a ideologia liberal-capitalista.
Una "ideologia" che accetta, senza battere ciglio, separazioni, divorzi, famigli allargate, imponendo tutto ciò ai relativi figli, i quali vengono "rabboniti" e "consolati" con ogni sorta di bene di consumo, vizio, capriccio.
In Italia resiste - pare - una certa mentalità familista, che si unisce alle difficoltà economiche delle categorie più giovani, le quali hanno pagato e continueranno a pagare le conseguenze di un modello di (sotto)sviluppo insostenibile, ovvero il modello della crescita economica, sino a che gli economisti e i soloni della politica liberal-cosmopolita non si renderanno conto che questa non è affatto illimitata e che le risorse sono limitate e vanno condivise all'interno di ciascuna comunità, nel rispetto degli usi e constumi di ogni comunità e realtà geografica.
Teniamoci cari il nostro o i nostri genitori, dunque. Sono l'ultima isola felice di una realtà in totale distruzione. Resistiamo, con le unghie e con i denti, alla fine dell'affettività, dell'amicalità, dei sentimenti, dell'amore e facciamolo rinunciando alla becera mentalità consumista, ipertecnologica, cosmopolita, capitalista, modernista, liberaleggiante. Costruendo una realtà diversa e alternativa a quella attuale.
Il rivoluzionario di oggi non può che essere un conservatore. Un resistente all'ideologia del desiderio. Un ricercatore di quella che mi piace definire "Civiltà dell'Amore". Un conservatore dei sentimenti in primo luogo. Come lo era Jack Kerouac, un giramondo, un amante degli eccessi di ogni tipo, ma legato alla sua identità, legato a sua madre, con la quale ha sempre vissuto e legato al senso del Sacro. Quel senso del Sacro che gli ha fatto reinterpretare il suo cattolicesimo in senso buddhista zen.

Luca Bagatin

lunedì 24 dicembre 2018

"Not(t)e di Natale" (a Giulia). Poesia di Luca Bagatin

NOT(T)E DI NATALE (a Giulia)
di Luca Bagatin

Notte fatata
Notte splendente
Ecco lassù la mia stella cadente.
Notte di neve
Notte assopita
Notte distesa
Piena di vita.
Ecco, è LA NOTTE !
La notte in cui Babbo i regali ci porta
In un gran sacco
Un gran sacco e una sporta !
Notte invernale
Notte feriale
Notte che, di certo,
Non ci può far male.
Notte fatata
Notte splendente
Ecco, il mio regalo sei Tu:
Mia stella nascente.

Luca Bagatin