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sabato 2 novembre 2024

Marxismo occidentale e marxismo occidentale. La Cina alla prova dei fatti. Articolo di Luca Bagatin


Lo scorso 24 ottobre, l'associazione socialista Friends of Socialist China ha organizzato un evento, a New York – presso la sede dell'International Action Center - per presentare l'uscita dei saggi “People's China at 75: The Flag Stays Red”, a cura di Keit Bennet e Carlos Martinez e “Western Marxism”, del filosofo italiano Domenico Losurdo, nella sua traduzione in lingua inglese.

Il convegno - presieduto da Sara Flounders dell'International Action Center - ha visto la partecipazione dello studioso Carlos Martinez; dell'editore di “Western Marxism” Gabriel Rockhill e di Danny Haiphong, giornalista indipendente e conduttore radiotelevisivo.

Temi particolarmente trattati, l'impatto della Rivoluzione cinese, la quale ha cambiato profondamente il mondo e i processi di costruzione del socialismo e l'analisi del marxismo occidentale, rispetto al marxismo e al socialismo originario, che viene maggiormente seguito nelle società orientali.

Relativamente a tale aspetto, scrisse molto il filosofo Domenico Losurdo (1941 – 2018), di cui è appunto stato recentemente pubblicato il saggio in lingua inglese.

Secondo Losurdo, infatti, il “marxismo occidentale” è piuttosto dogmatico e considera il socialismo in modo astratto.

Secondo Losurdo, i cosiddetti “marxisti occidentali” sono una sorta di accademici che passano il loro tempo partecipando a conferenze e scrivendo enormi volumi incomprensibili alle masse.

Diversamente, il marxismo orientale è orientato alla lotta, alla pratica contro l'imperialismo e per l'edificazione di un socialismo autentico. Contro ogni egemonia e per l'elevazione della collettività umana.

Da notare, in tal senso che, mentre in Occidente le condizioni economiche di benessere, hanno favorito un certo ammorbamento/addormentamento della coscienza; in Oriente le difficoltà economiche, hanno spinto le masse fare in modo di emanciparsi, lottando e rimanendo vigili. Esattamente come avveniva per i nostri operai e contadini nei secoli passati, allorquando nacquero i primi movimenti socialisti e le prime Società Operaie di Mutuo Soccorso.

I relatori del convegno hanno ricordato, peraltro, come Mao avesse affermato nel suo saggio “Sulla pratica” che “Se vuoi la conoscenza, devi prendere parte alla pratica del cambiamento della realtà. Se vuoi conoscere il sapore di una pera, devi cambiare la pera mangiandola tu stesso”.

Rimanere ancorati alla teoria, come fanno gli intellettuali occidentali, in sostanza, è mero esercizio di retorica, senza alcuna incidenza nella realtà pratica.

La Cina socialista moderna, del resto, ha fatto dell'azione pratica il suo fiore all'occhiello. E, mentre essa cresce, l'Occidente arretra, preda di fondamentalismi, scelte irresponsabili, infantilismo e ignoranza di ritorno.

Aspetti, se vogliamo e se mi è consentito sottolineare, dovuti anche alla distruzione della scuola pubblica, resa fin troppo semplice, con promozioni anche per chi non ha voglia di studiare, anziché invitare gli svogliati, caldamente, a trovarsi un lavoro, anche e soprattutto umile.

Nell'ambito del convegno newyorchese, gli intervenuti hanno rilevato peraltro come Marx ed Engels non vissero abbastanza a lungo (e forse non avevano sufficiente conoscenza del mondo intero) per prevedere l'emergere di Paesi socialisti in Asia e dei processi di riforma che sarebbero stati avviati in Cina a partire dal 1978.

Un Paese che, del resto, sviluppò il socialismo dopo essere passato da Paese semi-coloniale e semi-feudale, accerchiato dalle potenze imperialiste occidentali e con un quinto della popolazione mondiale da sfamare, oltre che con il 6% delle terre coltivabili al mondo.

Un Paese, la Cina, che molti cosiddetti intellettuali “di sinistra” vedono erroneamente come capitalista, ma non notano l'eliminazione della povertà assoluta; il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione, ove tutti hanno una casa, oltre che accesso a istruzione, sanità, e energia gratuite.

Una Cina che, come fatto presente dai relatori, si è concentrata sui diritti fondamentali delle persone a partire dai bisogni fondamentali, sviluppando nuove tecnologie nell'esclusivo benessere della comunità e salvando vite durante l'epidemia di Covid 19.

E ciò grazie a una economia mista, in cui il pubblico domina il privato e non viceversa, come accade nel moderno Occidente, che ha completamente distrutto o dimenticato gli antichi insegnamenti socialisti.

Aggiungerei che, chiunque volesse ricostruire il socialismo in Occidente, dovrebbe partire da qui.

Dal superamento dei vecchi steccati ideologici della Guerra Fredda. Dalla consapevolezza che il liberal capitalismo ha fallito, ma che ha parimenti fallito anche il dogmatismo vetero-sovietico, che la Cina dal 1978 in avanti superò, introducendo quel “socialismo con caratteristiche cinesi” che fu, di fatto, economia socialista di mercato.

Ove capitale e lavoro convivono e sono posti al servizio delle comunità e non del singolo o dell'egoismo del singolo privato o di un manipolo di azionisti privati.

Una lezione che in Italia compresero e intrapresero per primi il PSI di Pietro Nenni e Bettino Craxi; il PSDI di Giuseppe Saragat e Pietro Longo e il PRI di Mario Bergamo e Randolfo Pacciardi.

Nenni e Craxi, peraltro, furono fra i primi a credere nella Cina socialista e a mantenere, con essa, un rapporto di amicizia, solidarietà e fratellanza.

Il marxismo originario dei socialisti, del resto, è sempre stato un marxismo umanista e libertario. Non dogmatico, elitario, intellettualoide, servile nei confronti di uno dei blocchi contrapposti, come quello dei comunisti italiani e occidentali. I cui eredi, peraltro, passarono ben presto – a partire dal 1993 in avanti - dalla parte del carro dei momentanei vincitori a Stelle e Strisce.

La Storia, nei fatti, anche se in Italia e Europa non esistono pressoché più, ha dato ragione ai socialisti e continua a farlo.

Luca Bagatin

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venerdì 4 ottobre 2024

I 75 anni della Repubblica Popolare Cinese e la necessità di pace, cooperazione e stabilità mondiale. Articolo di Luca Bagatin

In occasione del 75esimo anniversario della fondazione della Repubblica Popolare Cinese, i co-editori dell'associazione Friends of Socialist China, Keith Bennett e Carlos Martinez, hanno curato e dato alle stampe, con la casa editrice britannica, specializzata in testi di cultura socialista e marxista Praxis Press, il saggio “People's China at 75 – The Flag Stays Red”.

Il saggio, presentato a Londra lo scorso 28 settembre, raccoglie gli scritti di studiosi del socialismo cinese degli ultimi 75 anni e ha lo scopo di dare un punto di vista, senza pregiudizi, del socialismo cinese e dei progressi ottenuti dalla Cina in tutti questi decenni.

Il tutto partendo dalla sua fondazione, ovvero dal 1 ottobre 1949, in cui la Cina era una delle società più povere del pianeta.

Una realtà in cui analfabetismo e aspettativa di vita erano fra i più bassi al mondo e che, grazie alle riforme socialiste introdotte dal leader cinese Mao Tse-Tung e, successivamente, grazie ai suoi successori (ricordiamo in particolare i riformatori Zhou Enlai, Hua Guofeng e Deng Xiaoping), sia riuscita, non solo a eliminare analfabetismo e povertà assoluta, ma anche a divenire una potenza mondiale.

I capitoli del saggio, disponibile purtroppo solo in lingua inglese (e acquistabile sul sito della casa editrice a questo link in formato cartaceo: https://redletterspp.com/products/peoples-china-at-75 e a questo in formato digitale: https://redletterspp.com/collections/digital-books/products/peoples-china-at-75-the-flag-stays-red-digital), sono i seguenti:

  • Keith Bennett e Carlos Martinez: comprendere il socialismo con caratteristiche cinesi

  • Ken Hammond: Costruire il socialismo con caratteristiche cinesi

  • Jenny Clegg: La transizione della Cina al socialismo: 1949-1956

  • Andrew Murray: alzarsi in piedi, vivere a lungo, opporsi all'egemonia

  • Cheng Enfu e Chen Jian: l'importanza del raggiungimento da parte della Cina del suo secondo obiettivo del centenario entro il 2049

  • Kenny Coyle: La "fase primaria del socialismo" nel contesto storico

  • Roland Boer: la democrazia socialista della Cina

  • Mick Dunford: Prosperità comune

  • J Sykes: Mao, la Cina e lo sviluppo del marxismo-leninismo

  • Efe Can Gürcan: Costruire il socialismo, costruire la civiltà ecologica

  • Radhika Desai: Finanza paziente: la sfida principale di Pechino al Washington Consensus

  • Carlos Martinez: Come la Cina è sopravvissuta alla fine della Storia

Un saggio certamente interessante, in particolare in quest'epoca storica, in cui la Cina guida non solo l'alleanza dei BRICS, ma è anche leader della diplomazia e della ricerca della stabilità e della pace mondiale.

Si pensi non solo al piano per il cessate il fuoco, redatto dai Ministeri degli Esteri di Cina e Brasile, per quanto concerne il conflitto russo-ucraino, ma anche all'intervento del Ministro degli Esteri cinese Wang Yi all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, alla fine del settembre scorso, in cui egli ha ribadito le posizioni di pace e diplomazia anche in Medioriente, affermando : “Per quanto riguarda la Palestina, la Cina è fermamente a fianco dei Paesi arabi. Dobbiamo spingere per la rapida realizzazione di un cessate il fuoco completo e duraturo a Gaza, sostenere la piena adesione della Palestina alle Nazioni Unite e attuare la soluzione dei due Stati, nel tentativo di portare una pace duratura in Medio Oriente”.

Inoltre, ha affermato che “La pace è la cosa più preziosa nel nostro mondo odierno. Potreste chiedervi se esista una via che conduce alla pace. In effetti, la pace è la via. Senza pace, lo sviluppo non si manterrà; senza pace, la cooperazione non può avvenire. Per amore della pace, un singolo raggio di speranza è motivo sufficiente per non arrendersi; la minima possibilità merita uno sforzo centuplicato”.

Il mondo moderno di oggi, sempre più complesso e interconnesso, uscito peraltro da poco da una terribile pandemia e attraversato da violenze e fondamentalismi di ogni genere, ha assoluta necessità di pace, stabilità e cooperazione.

Luca Bagatin

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sabato 21 settembre 2024

Lo sviluppo socialista cinese e le nuove prospettive di pace e prosperità, secondo lo studioso britannico Carlos Martinez. Articolo di Luca Bagatin

E' molto interessante l'intervento tenuto dallo studioso britannico di società socialiste e autore del saggio “The East is Still Red – Chinese Socialism in the 21st Century” (Praxis Press), Carlos Martinez, al 14esimo Forum mondiale del socialismo, tenutosi a Pechino gli scorsi 9 e 10 settembre.

Forum organizzato dall'Accademia Cinese delle Scienze Sociali, alla presenza di oltre 200 delegati da vari Paesi del mondo.

Martinez, nel suo intervento e nel suo saggio, si è proposto di far conoscere la Cina socialista, oltre ogni pregiudizio e oltre ogni campagna anti-cinese e anti-socialista, promuovendo la costruzione di un movimento contro il rischio di una nuova Guerra Fredda.

“In cosa consisteva la Guerra Fredda originale?”, si chiede Martinez.

“Riguardava il consolidamento e l'espansione del sistema imperialista guidato dagli Stati Uniti nell'era successiva alla Seconda Guerra Mondiale. Riguardava il contenimento e l'indebolimento del socialismo e l'assicurazione che il sistema mondiale coloniale fosse sostituito da un sistema neocoloniale piuttosto che da un mondo veramente multipolare. L'Occidente si è impegnato in guerre, guerre per procura, destabilizzazione, colpi di stato, assassinii e coercizione economica in tutto il mondo per impedire ai Paesi del Sud del mondo di affermare la propria sovranità e scegliere il proprio percorso di sviluppo”.

Pensiamo, infatti, alla guerra fra le due Coree, a quella del Vietnam, ai golpe contro i governi socialisti in America Latina, Africa e così via.

“Attualmente la Nuova Guerra Fredda non è caratterizzata da violenza su larga scala” - ha proseguito Martinez nel suo intervento, “ma la minaccia della Terza Guerra Mondiale aumenta di giorno in giorno. Per cominciare, è fin troppo chiaro che gli USA e i loro alleati sono disposti a combattere fino all'ultimo ucraino nella loro guerra per procura contro la Russia.

Nel frattempo, oltre agli attacchi economici alla Cina (la guerra commerciale, i dazi, le sanzioni, gli attacchi a Huawei e TikTok, il tentativo di impedire alla Cina di sviluppare semiconduttori avanzati), si sta intensificando la campagna di accerchiamento militare”.

Riguardo ai rapporti fra USA e Cina, Martinez ha affermato che: “C'è chiaramente una fazione rumorosa e influente a Washington che vede una guerra aperta contro la Cina come l'unico mezzo praticabile per impedire alla Cina di superare gli Stati Uniti economicamente e tecnologicamente; come l'unico mezzo praticabile per porre fine a un ordine mondiale multipolare emergente con la Cina al centro”.

Egli ha fatto altresì presente come tutto ciò sia “del tutto contrario agli interessi dell'umanità. I Paesi occidentali dovrebbero lavorare con la Cina, cooperando sui principali problemi globali del nostro tempo: prevenire il crollo climatico; prevenire future pandemie; prevenire la guerra nucleare; affrontare le sfide dell'intelligenza artificiale e affrontare la povertà globale”.

Martinez, ha inoltre spiegato come nel suo libro si affronti ampiamente la questione del riformismo socialista cinese, a partire dal 1978, attraverso riforme, appunto, che non hanno affatto rinunciato al socialismo, per approdare al capitalismo.

“La Cina ha sollevato centinaia di milioni di persone dalla povertà” - ha affermato, in merito, Carlos Martinez - “Questo è stato riconosciuto dall'ONU come il programma di riduzione della povertà più esteso e di successo della Storia. Mentre gli Stati Uniti e i suoi alleati hanno condotto guerre in tutto il mondo, la Cina ha mosso guerra alla povertà”.

“La Cina è di gran lunga emersa come leader mondiale nello sviluppo di energie rinnovabili, nella tutela della biodiversità, nella lotta all'inquinamento, nella costruzione di sistemi di trasporto ecologici e nella piantumazione di alberi”.

E lo ha fatto governando il mercato – attraverso il socialismo e l'intervento pubblico diretto - e non lasciando che fosse “il mercato a risolvere il problema”, come ha affermato Carlos Martinez riferendosi ai Paesi liberal-capitalisti.

Martinez ha poi sottolineato come nel suo saggio egli spieghi che, proprio grazie all'intervento pubblico, la Cina sta lavorando per la transizione ecologica, la cooperazione internazionale, il rispetto della sovranità, la pace globale, innovando la sua tecnologia, tutto nell'interesse dei cittadini e non di pochi ricchi al potere.

In merito Carlos Martinez ha affermato: “Le persone sono molto confuse sul socialismo cinese, a causa del livello di coinvolgimento della Cina nel capitalismo globale; delle sue riforme di mercato; del fatto che esiste il capitale privato; del fatto che c'è una significativa disuguaglianza. Naturalmente la Cina oggi appare molto diversa da come appariva nel 1978.

Ma il Paese è governato principalmente nell'interesse della gente comune. Il partito principale del governo è un partito comunista, che prende il marxismo estremamente sul serio. La Cina ha introdotto meccanismi di mercato non per tornare al capitalismo, ma per aumentare la produttività, recuperare terreno in scienza e tecnologia, attrarre investimenti, migliorare gli standard di vita e, in ultima analisi, creare le condizioni per un socialismo più avanzato.

E bisogna ammettere che questa strategia ha avuto un grande successo. La Cina è una potenza economica e la sua gente vive molto meglio di prima. L'aspettativa di vita media della Cina ha ormai superato quella degli Stati Uniti. La povertà estrema è stata eliminata. L'alfabetizzazione è universale. Tutti hanno accesso a cibo, riparo, acqua pulita, energia moderna, istruzione, assistenza sanitaria e sicurezza sociale”.

In conclusione, Carlos Martinez ha affermato come, a suo parere, la sinistra dei Paesi occidentali abbia molto da imparare dalla Cina. Per costruire un socialismo autentico e improntato a valori di pace, prosperità comune e solidarietà internazionale.

Valori che l'Europa sembra aver drammaticamente perduto da tempo, per tornare indietro, a periodi oscuri, in cui l'odio, la guerra e gli estremismi più violenti, la facevano da padroni.

Le tesi di Carlos Martinez, peraltro, sono in linea con quelle di un fine analista geopolitico, oltre che grande manager italiano, quale il prof. Giancarlo Elia Valori, che di queste cose scrive da oltre quarant'anni, in saggi e interventi sempre davvero illuminanti e privi di pregiudizi.

Luca Bagatin

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sabato 20 luglio 2024

Il Venezuela socialista nel solco dell'emancipazione del Sud del mondo, secondo lo studioso Carlos Martinez. Articolo di Luca Bagatin


Il 18 luglio scorso, presso la storica Casa Miranda, a Londra, è stato organizzata - dall'Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela - una conferenza – dal titolo “The Emancipatory Struggle for Independence in Latin America” - che ha visto protagonista lo studioso britannico Carlos Martinez, autore del saggio “The East is Still Red – Chinese Socialism in the 21st Century” (Praxis Press).

La scelta del luogo, la Casa Miranda, non è stato casuale, in quanto in essa visse il celebre rivoluzionario e Libero Muratore venezuelano Francisco de Miranda (1750 - 1816), il quale vi soggiornò dal 1802 al 1810.

Carlos Martinez, nell'ambito della conferenza, ha descritto il protagonismo del Venezuela nell'ambito dell'internazionalismo rivoluzionario e come il Paese sia anche stato beneficiario di tale internazionalismo.

Tutto ciò sin dal 1998, ovvero dall'elezione del socialista Hugo Chavez alla Presidenza della Repubblica, il quale ha ripreso gli ideali rivoluzionari e di emancipazione sociale portati avanti da Simon Bolivar e dal già citato Francisco de Miranda.

Ideali fondati sulla sovranità nazionale, l'indipendenza, l'internazionalismo e i rapporti pacifici con gli altri Paesi, in alternativa a ogni forma di imperialismo, in particolare quello Nordamericano.

Aspetti che hanno accomunato il Venezuela di Chavez alla ricerca di indipendenza e sovranità, portate avanti da tutti i Paesi del Sud del mondo, a guida socialista: in Africa, Asia e Medio Oriente.

Martinez, ritiene, in particolare, che tali lotte di emancipazione, in America Latina, pur con qualche battuta d'arresto, siano state possibili grazie ai governi socialisti di Cuba, Nicaragua, Bolivia, il Brasile nel quale è tornato al governo il socialista Lula, la Colombia e il Messico, che da diversi anni è guidato da socialisti autentici.

Tutti Paesi che, in questi anni, si sono schierati dalla parte dei Paesi e dei popoli oppressi, attirandosi spesso le critiche e le sanzioni dei governi USA (Cuba e Venezuela in primis).

Carlos Martinez si è soffermato in particolare sul rapporto fra il Venezuela socialista e la Repubblica Popolare Cinese, ricordando come Hugo Chavez affermasse: “La Cina è grande, ma non è un impero. La Cina non calpesta nessuno, non ha invaso nessuno, non va in giro a sganciare bombe su nessuno” e come l'alleanza fra Venezuela e Cina fosse una “Grande Muraglia contro l’egemonia americana”.

L'anti-imperialismo del Venezuela e della Cina socialiste, si colloca – secondo Martinez – nel solco dei difensori della pace, degli amici del Sud del mondo e dei sostenitori della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, promosso anche dai Cinque Principi di Coesistenza Pacifica, enunciati in Cina dal Premier Zohu Enlai nel 1954 – presenti nella Costituzione cinese dal 1982 - e portati avanti ancora oggi, ovvero: rispetto reciproco della sovranità e integrità territoriale; non aggressione; non ingerenza reciproca negli affari interni degli Stati; reciproco vantaggio e coesistenza pacifica.

E, inevitabilmente, tale anti-imperialismo, trae linfa dalla Storia del Venezuela e dell'America Latina intera, oltre che della Cina, fatta di secoli di oppressione fondata su: colonialismo, imperialismo e razzismo proveniente da Europa e Nordamerica.

Martinez ha spiegato, inoltre, come anche il sostegno di Cuba al Venezuela sia stato inestimabile, in particolare per porre fine all'analfabetismo nel Paese, oltre all'intervento dei medici cubani nelle comunità venezuelane più povere, che non avevano la possibilità di ricorrere ad una sanità prima unicamente appannaggio dei bianchi e dei ricchi.

Ed ha ricordato come i governi brasiliani di Lula e Dilma Roussef abbiano difeso il Venezuela dai tentativi di destabilizzazione operati dagli USA.

Carlos Martinez ha concluso il suo intervento citando un auspicio del Presidente cinese Xi Jinping, ovvero la necessità di costruire “un mondo aperto, inclusivo, pulito e bello che goda di pace duratura, sicurezza universale e prosperità comune” e sottolineando come occorra sempre unire le forze “verso una comunità globale di futuro condiviso per l'umanità”.

In questi tempi oscuri è quanto di più auspicabile possibile.

Luca Bagatin

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venerdì 5 aprile 2024

La Cina e la sua lotta per la pace e lo sviluppo, secondo lo studioso britannico Carlos Martinez. Articolo di Luca Bagatin


Che la Repubblica Popolare Cinese sia oggetto spesso di pregiudizio da parte di coloro i quali poco hanno approfondito la sua Storia, cultura, politica e tradizione, è cosa nota.

Del resto ogni aspetto che non si conosce viene sempre osservato o con pregiudizio o con curiosità.

Coloro i quali hanno una mente aperta e preferiscono la curiosità al pregiudizio, hanno, a mio avviso, sempre una marcia in più.

E potrebbero scoprire ad esempio che la Cina coniuga socialismo classico, filosofia confuciana e apertura al mercato, mantenendo un equilibrio fra questi aspetti e, di fatto, promuove una forma di riformismo, certamente diverso da quello Occidentale (come è giusto che sia, visto che ogni Paese ha la sua propria Storia, mentalità e tradizione), ma che merita di essere conosciuto e approfondito.

E, per approfondire meglio la Storia, cultura, politica e tradizione, abbiamo a disposizione moltissimi saggi e documenti, in particolare di ottimi autori e studiosi italiani quali la prof.ssa Daniela Caruso, il prof. Fabio Massimo Parenti, Diego Angelo Bertozzi, il prof. Giancarlo Elia Valori e, negli USA, di personalità del calibro della professoressa Deborah Bräutigam.

Solo per citarne alcuni.

Altro studioso interessante in merito è Carlos Martinez, ricercatore britannico e attivista politico londinese. Autore, peraltro, del saggio “The East is Still Red – Chinese Socialism in the 21st Century” (Praxis Press), oltre che studioso delle società socialiste passate e presenti e co-editore del sito Friends of Socialist China.

Carlos Martinez ha tenuto, recentemente, diverse conferenze sia a Manchester che a Brighton, proprio sul tema della strategia globale della Cina, partendo proprio dal fatto che spesso la Cina è oggetto di pregiudizio, sia da parte dei media mainstream che da parte di una certa parte della sinistra, che finisce per considerare la Cina un Paese “imperialista”, tanto quanto gli USA.

Il testo delle conferenze è riportato proprio nel sito dell'associazione Friends of Socialist China.

Martinez sottolinea, fra le altre cose, come la leadership cinese chieda semplicemente di “costruire una comunità globale di futuro condiviso, con l’obiettivo di creare un mondo aperto, inclusivo, pulito e bello, che goda di pace duratura, sicurezza universale e prosperità comune”. Promuovendo “costantemente il suo impegno a favore della multipolarità; alla pace; alla massima cooperazione reciprocamente vantaggiosa in materia di sviluppo economico e di lotta al cambiamento climatico, alle pandemie e alla minaccia di una guerra nucleare; lavorare nel contesto della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale a sostegno della coesistenza pacifica”.

Carlos Martinez in particolare sottolinea come già il leader socialista riformista cinese Deng Xiaoping, nel 1984, sostenesse che “L’ultima cosa che la Cina vuole è la guerra. La Cina vuole svilupparsi; non può farlo senza un ambiente pacifico”. E come l'attuale Presidente cinese, Xi Jinping, sottolinei come “Senza pace, nulla è possibile. Il mantenimento della pace è il nostro più grande interesse comune e l’aspirazione più cara dei popoli di tutti i Paesi”.

Carlos Martinez, confrontando l'esperienza degli Stati Uniti con quella della Cina fa presente che: “Gli Stati Uniti stanno conducendo una guerra permanente: una guerra contro il multipolarismo, una guerra contro la sovranità, una guerra contro il socialismo. Una guerra per proteggere ed espandere il proprio dominio sui mercati mondiali, sulle risorse naturali, sulla terra e sul lavoro. La guerra di Corea, la guerra del Vietnam, i bombardamenti a tappeto di Laos e Cambogia, la guerra in Iraq, la guerra in Afghanistan, le guerre per il cambio di regime in Jugoslavia, Libia e Siria. Fanno tutti parte dello stesso progetto di imperialismo, di dominio, di egemonismo”. (…). E prosegue nel descrivere i conflitti nei quali gli USA sono attualmente coinvolti.

“La Cina, invece, non fa guerre da oltre quattro decenni. Le forze armate cinesi non hanno sganciato una sola bomba in tutto questo tempo. E il bilancio della Repubblica Popolare in generale è stato straordinariamente pacifico”.(...)

“Come dobbiamo comprendere queste differenze? Perché la Cina costruisce dove gli Stati Uniti bombardano? Il problema non è semplicemente che i cinesi bevono più tè al gelsomino e praticano più qi gong. Il fatto è che il successo economico della Cina si fonda su un quadro di socialismo, di proprietà pubblica e di soddisfazione dei bisogni della gente, anziché essere diretto esclusivamente all'aumento dei margini di profitto delle grandi imprese”.

Ma, come mai l'approccio cinese è tanto diverso rispetto agli USA o ad altri Paesi europei (spesso ex colonialisti)?

Martinez risponde in questo modo: “L’ascesa della Cina non è stata costruita sulla base del colonialismo o dell’imperialismo, ma si basa sul duro lavoro del popolo cinese e su una politica economica straordinariamente lungimirante, essa stessa un prodotto della leadership comunista e del fatto che la classe capitalista non tiene le redini del potere in Cina”.

La Cina sembra dunque voler unire il Sud del mondo nella lotta contro l'imperialismo, che è peraltro aspetto che già la vide protagonista ai tempi della Guerra Fredda. Tempi in cui, pur non aderendo ufficialmente al Movimento dei Paesi non allineati, guardava a quei Paesi del Terzo Mondo alternativi rispetto all'imperialismo statunitense e a quello sovietico.

“La Cina si oppone all’imperialismo perché ha sofferto sotto l’imperialismo” - sostiene Carlos Martinez - “La Cina non vuole la guerra e non ha nulla da guadagnare dalla guerra. La spesa militare pro capite della Cina è circa 20 volte inferiore a quella degli Stati Uniti. E sebbene la Cina sia anche una potenza nucleare, possiede circa 350 testate nucleari, rispetto alle cinquemila e mezzo degli Stati Uniti”.

La Cina ha peraltro incorporato “lo sviluppo pacifico nella sua Costituzione” e, come sottolineato dal Ministro degli Esteri cinese Wang Yi, è “l'unico Paese tra gli Stati dotati di armi nucleari a impegnarsi a non utilizzare per la prima volta le armi nucleari”.

“La Cina è molto coerente nel sostenere la risoluzione pacifica delle controversie internazionali ed è molto attenta a non esacerbare i conflitti esistenti”, fa presente Carlos Martinez nel suo intervento. Aggiungendo come essa riconosca che “soprattutto i Paesi del Sud del mondo hanno un interesse comune ad opporsi all’imperialismo, difendere la sovranità e perseguire uno sviluppo pacifico”.

E, il modo migliore per difendere la sovranità è la multipolarità e, sottolinea Martinez, “la sovranità creerà spazio affinché i diversi popoli esplorino i propri percorsi verso il socialismo”.

Martinez conclude la sua relazione sottolineando come “Le classi politiche occidentali sono ancora sotto shock di fronte all'ascesa della Cina. Pensavano davvero che, con il crollo dell’Unione Sovietica, il cosiddetto capitalismo liberale avesse avuto la meglio, che fosse arrivata la “fine della storia”. Presupponevano che la Cina avrebbe seguito la traiettoria dell’Unione Sovietica, o avrebbe tranquillamente accettato una posizione di subordinazione permanente nel sistema imperialista guidato dagli Stati Uniti”.

Mentre oggi “la Cina è la più grande economia del mondo in base a qualsiasi misura sensata; è il principale partner commerciale di due terzi dei paesi del mondo; la sua gente vive sempre meglio; la sua aspettativa di vita ha superato quella degli Stati Uniti; ed è diventata una forza trainante verso la creazione di un sistema di relazioni internazionali più giusto, più equo e più democratico”.

Luca Bagatin

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