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giovedì 8 gennaio 2026

Il socialismo con caratteristiche cinesi. Una forma di socialismo democratico e pragmatico in continua evoluzione. Articolo di Luca Bagatin

 

Il socialismo con caratteristiche cinesi, sviluppatosi a partire dalla fine degli Anni '70, nella Repubblica Popolare Cinese, non è altro che sistema politico-istituzionale e economico socialista di mercato, che ha sviluppato le forze produttive e posto il settore capitalistico e privato al servizio della comunità.

Ed è proprio il socialismo con caratteristiche cinesi che ha permesso alla Cina di raggiungere il suo pieno sviluppo, tanto da divenire quasi la prima potenza economica mondiale e ad aver permesso al mondo, grazie alla sua azione, stabilità economica e commerciale, di crescere sotto il profilo economico.

Tutto ciò è spiegato, nel dettaglio, dall'ottimo saggio del prof. Zhang Boying, edito in Italia da Marx Ventuno Edizioni e dal titolo, appunto, “Il socialismo con caratteristiche cinesi. Perché funziona?”.

Un saggio molto scorrevole e che permette, tanto al profano, quanto allo studioso, di addentrarsi nei meandri della Storia e dell'economia socialista cinese.

Tale modello, promosso dal leader cinese Dang Xiaoping, che ha avviato le prime riforme, si concentra sullo sviluppo economico, promuove riforma e apertura, sviluppa la democrazia socialista, una cultura socialista e una civiltà ecologica socialista e il suo scopo ultimo è porsi al servizio della comunità, attraverso una condotta improntata a pragmatismo, rettitudine e onestà.

L'approccio non ideologico e pragmatico, volto a unire il capitale e il lavoro e a sviluppare le forze produttive, conciliando economia socialista e proprietà privata, del resto, è sempre stato una peculiarità della Repubblica Popolare Cinese, fin dalla sua fondazione, nel 1949.

Coniugando il marxismo allo sviluppo dell'iniziativa privata, alle riforme e allo stato di diritto, imparando tanto dai propri errori storici, quanto da quelli degli altri Paesi, ma integrando anche quanto di positivo hanno sviluppato gli altri Paesi.

La critica al capitalismo occidentale, in particolare statunitense, da parte del socialismo cinese, è dunque una critica costruttiva e scientifica. Un sistema fondato sul divario fra ricchi e poveri, ovvero sull'ineguaglianza, è deleterio per la stabilità e lo sviluppo economico.

Molto più sensato concentrarsi sullo sviluppo dell'economia, garantendo giustizia sociale, equità e stimolando l'attività produttiva e la cooperazione, sia interna e fra classi, che con gli altri Paesi del mondo.

Il prof. Boying spiega come, il fallimento dell'URSS, non possa essere attribuito al fallimento del socialismo, ma a una serie di fattori, fra i quali l'eccessiva centralizzazione e mancanza di democrazia, finendo per allontanare il Paese dalla strada del socialismo scientifico.

La Cina, che pur nella prima fase fu ampiamente sostenuta dai sovietici e la cui Storia è fatta di abusi e sfruttamento da parte delle potenze coloniali occidentali, seppe, diversamente, imparare dalla Storia e intraprendere una propria strada, in continuità con lo sviluppo del socialismo scientifico.

Essa seppe liberarsi dal feudalesimo, dall'imperialismo coloniale e dal giogo borghese, anche grazie a democratici quali Chen Duxiu, co-fondatore del Partito Comunista Cinese, nel 1921, che lottarono parimenti contro i Signori della Guerra; gli imperialisti occidentali; i nazionalisti e i feudatari interni, contribuendo a unificare il popolo, via via, sotto un'unica bandiera volta all'unificazione nazionale e alla pace.

I comunisti cinesi, a differenza dei nazionalisti, non soffocarono il capitalismo nazionale, ma, in continuità con i propositi di Sun Yat-sen, rivoluzionario repubblicano e primo Presidente della Cina moderna, promossero la costruzione di una repubblica democratica e antimperialista, ove la piccola proprietà privata fosse garantita e potesse svilupparsi.

L'antimperialismo dei comunisti cinesi, dunque, fu rivolto contro le potenze imperialiste straniere, al fine di riappropriarsi delle risorse nazionali e di permettere al popolo cinese di goderne i frutti.

Alla fine degli Anni '70, il rivoluzionario e leader Deng Xiaoping, non rigettò affatto il pensiero di Mao Tse-Tung, né il marxismo-leninismo, ma li rivalutò sotto il profilo scientifico.

Nelle sue analisi e teorie, integrò il pensiero di Mao e il marxismo-leninismo alle condizioni storiche cinesi, criticando ogni forma di dogmatismo e “deviazionismo di sinistra” e “di destra” e diede il via alle riforme economiche, che porteranno alla nascita delle Zone Economiche Speciali, al fine di attirare investimenti dall'estero e implementò riforme di apertura, che portarono a una sostanziale modernizzazione del Paese.

Mentre l'URSS, nel corso degli Anni '80, finirà per abbandonare il marxismo quale ideologia guida, la Repubblica Popolare Cinese, rafforzava la sua ideologia, riadattandola, pragmaticamente, alla nuova realtà economica.

Guidando, dunque, il sistema economico verso una nuova era e evitando tutte quelle deregolamentazioni che finiranno per fare implodere l'URSS.

La pianificazione economica cinese, dunque, aperta al mercato, sotto il controllo del Partito Comunista Cinese (PCC), entità non burocratica (come poteva, diversamente, essere il Partito Comunista dell'Unione Sovietica), ma meritocratica e al servizio della comunità, permetterà al Paese di migliorare il tenore di vita della popolazione, aprirsi al mondo esterno e agli investimenti, migliorando, al contempo, le proprie tecnologie.

Il saggio del prof. Boying, che approfondisce il socialismo con caratteristiche cinesi fino all'attuale amministrazione del Presidente Xi Jinping, spiega come esso non sia affatto “capitalismo di Stato”, come molti erroneamente affermano, in Occidente.

Il socialismo con caratteristiche cinesi, infatti, si basa su principi quali l'”automiglioramento” e il “rafforzamento” del sistema socialista, non solo sotto il profilo economico, ma anche sotto quello istituzionale e del sistema di governance internazionale.

La Cina, in tal senso, non sviluppa solo una economia socialista di mercato, ma anche una civiltà spirituale, improntata alla rettitudine e all'onestà. Un modello molto diverso rispetto a quello conosciuto in Occidente.

Il capitalismo, in sostanza, viene utilizzato per raggiungere un obiettivo. Che non è l'arricchimento individuale, ma collettivo e sotto tutti i punti di vista.

Un approccio, dunque, profondamente pragmatico, razionale e non-ideologico, volto ad ottenere risultati anche a lungo termine.

Le parole d'ordine del socialismo con caratteristiche cinesi, non a caso, sono: “stabilità”; “armonia”; “giustizia”; “uguaglianza”; “libertà”; “democrazia”; “patriottismo”; “amicizia”; “dedizione”; “integrità” e ogni aspetto del sistema economico, sociale e istituzionale cinese, è coerente e volto alla realizzazione di tali concetti.

Altri concetti sono “riforma” e “apertura”, che sono i mezzi che permettono al Paese di svilupparsi e ai quali la Cina socialista non vuole affatto rinunciare, ma che intende, diversamente, implementare ulteriormente.

Uno dei concetti introdotti dal Presidente cinese Xi Jinping, in continuità con i suo predecessori, è “Solo chi ha indosso le scarpe, sa se calzano a pennello”. Con ciò egli ritiene che solo i cittadini di un Paese possano decidere se il percorso che hanno intrapreso possa adattarsi o meno al loro Paese.

Ed è anche per questo che la Repubblica Popolare Cinese non intende interferire nel percorso degli altri Paesi; è molto attenta al rispetto della sovranità nazionale di ogni Paese e pretende rispetto per la propria sovranità nazionale e per il proprio sistema sociale, economico e istituzionale.

Il saggio del prof. Zhang Boying è molto interessante anche perché si addentra nello spiegare il sistema politico-istituzionale cinese.

Spiega come esso sia, pur molto diverso rispetto a quello occidentale (che , invece, spesso è basato sulla competizione fra partiti... e chi ha più danaro è anche chi ha più possibilità di vincere e governare), un sistema democratico e fondato sulla cooperazione multipartitica; sui congressi popolari; sul sistema dell'autonomia regionale etnica e su forme di democrazia diretta e di autogestione a livello di base.

Il sistema democratico cinese, ad ogni modo, come spiega il saggio, è in evoluzione continua, così come in evoluzione è la democrazia interna del PCC. Partito tutt'altro che monolitico, esso è volto al servizio della comunità e ha raggiunto oltre 100 milioni di iscritti (e pensare che, nel 1921, alla sua fondazione, contava appena 50 aderenti!).

Partito che pone forte attenzione alla lotta contro la corruzione e promuove la meritocrazia.

Come spiega il saggio del prof. Boying, la Cina, nel corso degli anni, è sostanzialmente riuscita a costruire una forma di socialismo democratico adatto al popolo cinese, ai tempi e alla realtà storica attuale.

Il viaggio alla ricerca e conoscenza del socialismo con caratteristiche cinesi è molto affascinante e appassionante. Soprattutto perché non scontato e con, alla base, delle solide fondamenta costruite sulla concretezza, oltre che sullo sviluppo storico, sociale e spirituale di un popolo che ha saputo coniugare confucianesimo e socialismo; sviluppo delle forze produttive, stato di diritto e marxismo.

Ottenendo risultati più che lusinghieri.

Non saprei dire se il 2026 sarà l'anno della Cina. Ma certamente lo saranno gli anni e i decenni a venire.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

sabato 1 novembre 2025

Pier Paolo Pasolini, profeta contro il capitalismo assoluto e la società dei consumi. Articolo di Luca Bagatin

A 50 anni dal barbarico assassinio di Pier Paolo Pasolini, mai a sufficienza indagato e troppo facilmente liquidato, vorrei ricordarlo con un mio lungo articolo, contenuto anche nel mio saggio "Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore" (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta/).

Un articolo nel quale cerco di mettere in luce gli aspetti anti-borghesi e anti-liberali, ovvero anti-fascisti, di un Pasolini che denunciò, già 50 anni fa, il mutamento in senso liberal-capitalista di tanto "sinistrismo borghese" e di tanto "liberal-radicalismo" italico, oggi sostenitore, come le destre al governo, del regime a Stelle e Strisce e di un europeismo oligarchico, autoreferenziale, ipocrita e antidemocratico.

Luca Bagatin 

Pier Paolo Pasolini, profeta contro il capitalismo assoluto e la società dei consumi. Articolo di Luca Bagatin (contenuto anche nel suo saggio "Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore)


Pier Paolo Pasolini fu un intellettuale marxista contro la modernità, i cui insegnamenti e le cui previsioni oggi, a distanza di numerosi decenni dalla sua morte violenta, sono più che mai attuali.

La sua denuncia dell'avvento del capitalismo assoluto; del consumismo; di una sinistra e di una classe intellettuale tanto progressista quanto liberal-capitalista, che si disinteressa degli sfruttati e difende piuttosto gli sfruttatori; della perdita della sacralità dei sentimenti in nome del "laicismo consumistico", sono oggi, drammaticamente, il pane quitidiano di una Italia e di una Europa senza più prospettive sociali, ovvero senza più prospettive socialiste.

Ecco che le parole del Pasolini che scriveva su "Le Vie Nuove" del 18 ottobre 1962, ci presentano la sua idea di recupero della tradizione, che è una tradizione marxista e rivoluzionaria, ma, in quanto tradizione, profondamente anti-moderna, e, come tale, critica nei confronti dei tradizionalisti e dei borghesi: "E' un'idea sbagliata - dovuta come sempre alla mistificazione giornalistica - quella che io sia un...'modernista'. Anche i miei più seri sperimentalismi non prescindono mai da un determinante amore per la grande tradizione italiana e europea. Bisogna strappare ai tradizionalisti il Monopolio della tradizione, non le pare ? Solo la rivoluzione può salvare la tradizione: solo i marxisti amano il passato: i borghesi non amano nulla, le loro affermazioni retoriche di amore per il passato sono semplicemente ciniche e sacrileghe: comunque, nel migliore dei casi, tale amore è decorativo, o 'monumentale', come diceva Schopenhauer, non certo storicistico, cioè reale e capace di nuova storia".
Ed ecco come Pasolini qui parli già del concetto di amore, che esplica ancor meglio nel numero de "Le Vie Nuove" del successivo 22 novembre 1962, ove peraltro spiega il connubio fra i concetti di "tradizione" e di "marxismo": "Tradizione e marxismo. Sì, insisto: solo il marxismo salva la tradizione. Oh, ma capiscimi bene ! Per tradizione intendo la grande tradizione: la storia degli stili. Per amare questa tradizione occorre un grande amore per la vita. La borghesia non ama la vita: la possiede. E ciò implica cinismo, volgarità, mancanza reale di rispetto per una tradizione intesa come tradizione di privilegio e come blasone. Il marxismo, nel fatto stesso di essere critico e rivoluzionario, implica amore per la vita, e, con questo, la revisione rigenerante, energica, amorosa della storia dell'uomo, del suo passato".
Pasolini è dunque un intellettuale marxista antimoderno dall'impostazione romantica e sentimentale e lo si comprenderà ancor meglio nel 1976, con le sue "Lettere luterane", scritte dalle colonne del "Corriere della Sera" e de "Il Mondo", ove egli critica il progresso, che considera un falso progresso; il conformismo; il consumismo e l'avvento della televisione. In particolare una frase contenuta nelle sue "Lettere" è, a parer mio, particolarmente significativa: "Nell'insegnamento che ti impartirò io ti sospingerò a tutte le sconsacrazioni possibili, alla mancanza di ogni rispetto per ogni sentimento istitutivo. Tuttavia il fondo del mio insegnamento consisterà nel convincerti a non temere la sacralità e i sentimenti, di cui il laicismo consumistico ha privato gli uomini trasformandoli in brutti e stupidi automi adoratori di feticci".
Il fulcro dell'insegnamento pasoliniano - anticlericale sì, ma non antispirituale - è dunque la ricerca del Sacro e del Sentimento, oltre la fredda ragione, oltre quel "laicismo consumistico" che ha trasformato gli esseri umani in adoratori della materia, del danaro, del consumo.
E se andiamo a rileggere il testo dell'intervento che Pier Paolo Pasolini avrebbe dovuto tenere al Congresso del Partito Radicale del 4 novembre 1975 (testo che fu letto postumo, in quanto Pasolini fu barbaramente ucciso due giorni prima), scorgiamo delle frasi di una profondità e lungimiranza politico-economica sbalorditiva. Oltre a fare l'elogio delle persone che Pasolini definisce "adorabili", ovvero quelle che non sanno di avere dei diritti, nel "Paragrafo Quinto" il Nostro - fra le altre cose - scrive: "I bisogni indotti dal vecchio capitalismo erano in fondo molto simili ai bisogni primari. I bisogni invece che il nuovo capitalismo può indurre sono totalmente e perfettamente inutili e artificiali. Ecco perché, attraverso essi, il nuovo capitalismo non si limiterebbe a cambiare storicamente un tipo d'uomo: ma l'umanità stessa. Va aggiunto che il consumismo può creare dei "rapporti sociali" immodificabili, sia creando, nel caso peggiore, al posto del vecchio clerico-fascismo un nuovo tecno-fascismo (che potrebbe comunque realizzarsi solo a patto di chiamarsi anti-fascismo); sia, com'è ormai più probabile, creando come contesto alla propria ideologia edonistica un contesto di falsa tolleranza e di falso laicismo: di falsa realizzazione, cioè, dei diritti civili. In ambedue i casi lo spazio per una reale alterità rivoluzionaria verrebbe ristretto all'utopia o al ricordo: riducendo quindi la funzione dei partiti marxisti ad una funzione socialdemocratica, sia pure, dal punto di vista storico, completamente nuova".
E qui, in queste poche righe, sembra di leggere la profezia di un Pasolini che sembra anticipare il mutamento in senso liberal-capitalista (o "socialdemocratico", come lo definisce Pasolini) dei partiti un tempo marxisti e socialisti europei: dagli eredi del PCI, oggi PD, finanche sino al PS francese e al PSOE spagnolo e non solo, ormai partiti in difesa del capitalismo assoluto e spesso più di destra della destra liberale (si pensi anche ai recenti elogi della sinistra al Senatore USA della destra guerrafondaia John McCain).
Ecco che al "Paragrafo Sesto" del discorso che non potè tenere, Pasolini, rivolgendosi a Pannella e Spadaccia, scrive: "Dunque, bisogna lottare per la conservazione di tutte le forme, alterne e subalterne di cultura".
E nel "Paragrafo Settimo", parlando dei diritti civili, dell'aborto e del divorzio, il Nostro, scrive fra l'altro: "(...) A proposito delle difesa generica dell'alterità, a proposito del divorzio, a proposito dell'aborto, avete ottenuto dei grandi successi. Ciò - e voi lo sapete benissmo - costituisce un grande pericolo. Per voi - e voi sapete benissimo come reagire - ma anche per tutto il paese che invece, specialmente ai livelli culturali che dovrebbero essere più alti, reagisce regolarmente male (...)".
E prosegue nel "Paragrafo Ottavo, con frasi di una attualità incredibili: "(...) Io vi prospetto - in un momento di giusta euforia delle sinistre - quello che per me è il maggiore e peggiore pericolo che attende specialmente noi intellettuali nel prossimo futuro. Una nuova "trahison del clercs": una nuova accettazione; una nuova adesione; un nuovo cedimento al fatto compiuto; un nuovo regime sia pure ancora soltanto come nuova cultura e nuova qualità di vita.
Vi richiamo a quanto dicevo alla fine del paragrafo quinto: il consumismo può rendere immodificabili i nuovi rapporti sociali espressi dal nuovo modo di produzione "creando come contesto alla propria ideologia edonistica un contesto di falsa tolleranza e di falso laicismo: di falsa realizzazione, cioè, dei diritti civili".
Ora, la massa degli intellettuali che ha mutuato da voi, attraverso una marxistizzazione pragmatica di estremisti, la lotta per i diritti civili rendendola così nel proprio codice progressista, o conformismo di sinistra, altro non fa che il gioco del potere: tanto più un intellettuale progressista è fanaticamente convinto della bontà del proprio contributo alla realizzazione dei diritti civili, tanto più, in sostanza, egli accetta la funzione socialdemocratica che il potere gli impone abrogando, attraverso la realizzazione falsificata e totalizzante dei diritti civili, ogni reale alterità. Dunque tale potere si accinge di fatto ad assumere gli intellettuali progressisti come propri chierici. Ed essi hanno già dato a tale invisibile potere una invisibile adesione intascando una invisibile tessera".
E' il Pasolini in dialogo con Pannella, ma anche critico nei confronti dei radicali che, se allora sembravano difendere i diritti di chi non sapeva di avere diritti, via via diventeranno partito del capitalismo assoluto, senza aver compreso o avendo del tutto dimenticato la lezione pasoliniana che poneva al centro la contrapposizione fra lo sfruttato e lo sfruttatore e, il Nostro, prenderà sempre le difese dello sfruttato e lo farà, forse fra i pochi intellettuali marxisti finanche del suo tempo - assieme al filosofo comunista francese Michel Clouscard - denunciando l'avvento di quel "nuovo fascismo" che nei fatti sarebbe stato il consumismo, l'edonismo, il materialismo borghese, il capitalismo assoluto.
In tal senso Pasolini nel 1963 disse: "Noi ci troviamo alle origini di quella che sarà probabilmente la più brutta epoca della storia dell'uomo: l'epoca dell'alienazione industriale. Lei ne è già una vittima, in quanto il suo giudizio non è libero proprio nell'atto in cui crede di meglio attuare la propria libertà; io sono un'altra vittima in quanto la mia libera espressione viene fatta passare per 'altra da quella che essa è'. Il mondo si incammina per una strada orribile: il neocapitalismo illuminato e socialdemocratico, in realtà più duro e feroce che mai.".
Le parole di Pier Paolo Pasolini - queste e molte altre - poeta, intellettuale anticonformista, regista, narratore e cantore delle periferie, degli sconciati, dei diseredati, della civiltà dell'innocenza e di quella contadina, sono ancora oggi le uniche che ci guidano, illiminandoci, nella fitta nebbia del finto progresso, della finta libertà, del Capitale.
Pier Paolo non è mai morto. Perché Pier Paolo parla ancora al nostro cuore.

Luca Bagatin
 

sabato 2 novembre 2024

Marxismo occidentale e marxismo occidentale. La Cina alla prova dei fatti. Articolo di Luca Bagatin


Lo scorso 24 ottobre, l'associazione socialista Friends of Socialist China ha organizzato un evento, a New York – presso la sede dell'International Action Center - per presentare l'uscita dei saggi “People's China at 75: The Flag Stays Red”, a cura di Keit Bennet e Carlos Martinez e “Western Marxism”, del filosofo italiano Domenico Losurdo, nella sua traduzione in lingua inglese.

Il convegno - presieduto da Sara Flounders dell'International Action Center - ha visto la partecipazione dello studioso Carlos Martinez; dell'editore di “Western Marxism” Gabriel Rockhill e di Danny Haiphong, giornalista indipendente e conduttore radiotelevisivo.

Temi particolarmente trattati, l'impatto della Rivoluzione cinese, la quale ha cambiato profondamente il mondo e i processi di costruzione del socialismo e l'analisi del marxismo occidentale, rispetto al marxismo e al socialismo originario, che viene maggiormente seguito nelle società orientali.

Relativamente a tale aspetto, scrisse molto il filosofo Domenico Losurdo (1941 – 2018), di cui è appunto stato recentemente pubblicato il saggio in lingua inglese.

Secondo Losurdo, infatti, il “marxismo occidentale” è piuttosto dogmatico e considera il socialismo in modo astratto.

Secondo Losurdo, i cosiddetti “marxisti occidentali” sono una sorta di accademici che passano il loro tempo partecipando a conferenze e scrivendo enormi volumi incomprensibili alle masse.

Diversamente, il marxismo orientale è orientato alla lotta, alla pratica contro l'imperialismo e per l'edificazione di un socialismo autentico. Contro ogni egemonia e per l'elevazione della collettività umana.

Da notare, in tal senso che, mentre in Occidente le condizioni economiche di benessere, hanno favorito un certo ammorbamento/addormentamento della coscienza; in Oriente le difficoltà economiche, hanno spinto le masse fare in modo di emanciparsi, lottando e rimanendo vigili. Esattamente come avveniva per i nostri operai e contadini nei secoli passati, allorquando nacquero i primi movimenti socialisti e le prime Società Operaie di Mutuo Soccorso.

I relatori del convegno hanno ricordato, peraltro, come Mao avesse affermato nel suo saggio “Sulla pratica” che “Se vuoi la conoscenza, devi prendere parte alla pratica del cambiamento della realtà. Se vuoi conoscere il sapore di una pera, devi cambiare la pera mangiandola tu stesso”.

Rimanere ancorati alla teoria, come fanno gli intellettuali occidentali, in sostanza, è mero esercizio di retorica, senza alcuna incidenza nella realtà pratica.

La Cina socialista moderna, del resto, ha fatto dell'azione pratica il suo fiore all'occhiello. E, mentre essa cresce, l'Occidente arretra, preda di fondamentalismi, scelte irresponsabili, infantilismo e ignoranza di ritorno.

Aspetti, se vogliamo e se mi è consentito sottolineare, dovuti anche alla distruzione della scuola pubblica, resa fin troppo semplice, con promozioni anche per chi non ha voglia di studiare, anziché invitare gli svogliati, caldamente, a trovarsi un lavoro, anche e soprattutto umile.

Nell'ambito del convegno newyorchese, gli intervenuti hanno rilevato peraltro come Marx ed Engels non vissero abbastanza a lungo (e forse non avevano sufficiente conoscenza del mondo intero) per prevedere l'emergere di Paesi socialisti in Asia e dei processi di riforma che sarebbero stati avviati in Cina a partire dal 1978.

Un Paese che, del resto, sviluppò il socialismo dopo essere passato da Paese semi-coloniale e semi-feudale, accerchiato dalle potenze imperialiste occidentali e con un quinto della popolazione mondiale da sfamare, oltre che con il 6% delle terre coltivabili al mondo.

Un Paese, la Cina, che molti cosiddetti intellettuali “di sinistra” vedono erroneamente come capitalista, ma non notano l'eliminazione della povertà assoluta; il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione, ove tutti hanno una casa, oltre che accesso a istruzione, sanità, e energia gratuite.

Una Cina che, come fatto presente dai relatori, si è concentrata sui diritti fondamentali delle persone a partire dai bisogni fondamentali, sviluppando nuove tecnologie nell'esclusivo benessere della comunità e salvando vite durante l'epidemia di Covid 19.

E ciò grazie a una economia mista, in cui il pubblico domina il privato e non viceversa, come accade nel moderno Occidente, che ha completamente distrutto o dimenticato gli antichi insegnamenti socialisti.

Aggiungerei che, chiunque volesse ricostruire il socialismo in Occidente, dovrebbe partire da qui.

Dal superamento dei vecchi steccati ideologici della Guerra Fredda. Dalla consapevolezza che il liberal capitalismo ha fallito, ma che ha parimenti fallito anche il dogmatismo vetero-sovietico, che la Cina dal 1978 in avanti superò, introducendo quel “socialismo con caratteristiche cinesi” che fu, di fatto, economia socialista di mercato.

Ove capitale e lavoro convivono e sono posti al servizio delle comunità e non del singolo o dell'egoismo del singolo privato o di un manipolo di azionisti privati.

Una lezione che in Italia compresero e intrapresero per primi il PSI di Pietro Nenni e Bettino Craxi; il PSDI di Giuseppe Saragat e Pietro Longo e il PRI di Mario Bergamo e Randolfo Pacciardi.

Nenni e Craxi, peraltro, furono fra i primi a credere nella Cina socialista e a mantenere, con essa, un rapporto di amicizia, solidarietà e fratellanza.

Il marxismo originario dei socialisti, del resto, è sempre stato un marxismo umanista e libertario. Non dogmatico, elitario, intellettualoide, servile nei confronti di uno dei blocchi contrapposti, come quello dei comunisti italiani e occidentali. I cui eredi, peraltro, passarono ben presto – a partire dal 1993 in avanti - dalla parte del carro dei momentanei vincitori a Stelle e Strisce.

La Storia, nei fatti, anche se in Italia e Europa non esistono pressoché più, ha dato ragione ai socialisti e continua a farlo.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 3 novembre 2023

Pier Paolo Pasolini, profeta contro il capitalismo assoluto e la società de consumi. Articolo di Luca Bagatin del 30 agosto 2018

Pier Paolo Pasolini, profeta contro il capitalismo assoluto e la società de consumi.

Articolo di Luca Bagatin del 30 agosto 2018 (contenuto anche nel suo saggio "Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore)


Pier Paolo Pasolini fu un intellettuale marxista contro la modernità, i cui insegnamenti e le cui previsioni oggi, a distanza di ben 43 anni dalla sua morte violenta, sono più che mai attuali.

La sua denuncia dell'avvento del capitalismo assoluto; del consumismo; di una sinistra e di una classe intellettuale tanto progressista quanto liberal-capitalista, che si disinteressa degli sfruttati e difende piuttosto gli sfruttatori; della perdita della sacralità dei sentimenti in nome del "laicismo consumistico", sono oggi, drammaticamente, il pane quitidiano di una Italia e di una Europa senza più prospettive sociali, ovvero senza più prospettive socialiste.

Ecco che le parole del Pasolini che scriveva su "Le Vie Nuove" del 18 ottobre 1962, ci presentano la sua idea di recupero della tradizione, che è una tradizione marxista e rivoluzionaria, ma, in quanto tradizione, profondamente anti-moderna, e, come tale, critica nei confronti dei tradizionalisti e dei borghesi: "E' un'idea sbagliata - dovuta come sempre alla mistificazione giornalistica - quella che io sia un...'modernista'. Anche i miei più seri sperimentalismi non prescindono mai da un determinante amore per la grande tradizione italiana e europea. Bisogna strappare ai tradizionalisti il Monopolio della tradizione, non le pare ? Solo la rivoluzione può salvare la tradizione: solo i marxisti amano il passato: i borghesi non amano nulla, le loro affermazioni retoriche di amore per il passato sono semplicemente ciniche e sacrileghe: comunque, nel migliore dei casi, tale amore è decorativo, o 'monumentale', come diceva Schopenhauer, non certo storicistico, cioè reale e capace di nuova storia".
Ed ecco come Pasolini qui parli già del concetto di amore, che esplica ancor meglio nel numero de "Le Vie Nuove" del successivo 22 novembre 1962, ove peraltro spiega il connubio fra i concetti di "tradizione" e di "marxismo": "Tradizione e marxismo. Sì, insisto: solo il marxismo salva la tradizione. Oh, ma capiscimi bene ! Per tradizione intendo la grande tradizione: la storia degli stili. Per amare questa tradizione occorre un grande amore per la vita. La borghesia non ama la vita: la possiede. E ciò implica cinismo, volgarità, mancanza reale di rispetto per una tradizione intesa come tradizione di privilegio e come blasone. Il marxismo, nel fatto stesso di essere critico e rivoluzionario, implica amore per la vita, e, con questo, la revisione rigenerante, energica, amorosa della storia dell'uomo, del suo passato".
Pasolini è dunque un intellettuale marxista antimoderno dall'impostazione romantica e sentimentale e lo si comprenderà ancor meglio nel 1976, con le sue "Lettere luterane", scritte dalle colonne del "Corriere della Sera" e de "Il Mondo", ove egli critica il progresso, che considera un falso progresso; il conformismo; il consumismo e l'avvento della televisione. In particolare una frase contenuta nelle sue "Lettere" è, a parer mio, particolarmente significativa: "Nell'insegnamento che ti impartirò io ti sospingerò a tutte le sconsacrazioni possibili, alla mancanza di ogni rispetto per ogni sentimento istitutivo. Tuttavia il fondo del mio insegnamento consisterà nel convincerti a non temere la sacralità e i sentimenti, di cui il laicismo consumistico ha privato gli uomini trasformandoli in brutti e stupidi automi adoratori di feticci".
Il fulcro dell'insegnamento pasoliniano - anticlericale sì, ma non antispirituale - è dunque la ricerca del Sacro e del Sentimento, oltre la fredda ragione, oltre quel "laicismo consumistico" che ha trasformato gli esseri umani in adoratori della materia, del danaro, del consumo.
E se andiamo a rileggere il testo dell'intervento che Pier Paolo Pasolini avrebbe dovuto tenere al Congresso del Partito Radicale del 4 novembre 1975 (testo che fu letto postumo, in quanto Pasolini fu barbaramente ucciso due giorni prima), scorgiamo delle frasi di una profondità e lungimiranza politico-economica sbalorditiva. Oltre a fare l'elogio delle persone che Pasolini definisce "adorabili", ovvero quelle che non sanno di avere dei diritti, nel "Paragrafo Quinto" il Nostro - fra le altre cose - scrive: "I bisogni indotti dal vecchio capitalismo erano in fondo molto simili ai bisogni primari. I bisogni invece che il nuovo capitalismo può indurre sono totalmente e perfettamente inutili e artificiali. Ecco perché, attraverso essi, il nuovo capitalismo non si limiterebbe a cambiare storicamente un tipo d'uomo: ma l'umanità stessa. Va aggiunto che il consumismo può creare dei "rapporti sociali" immodificabili, sia creando, nel caso peggiore, al posto del vecchio clerico-fascismo un nuovo tecno-fascismo (che potrebbe comunque realizzarsi solo a patto di chiamarsi anti-fascismo); sia, com'è ormai più probabile, creando come contesto alla propria ideologia edonistica un contesto di falsa tolleranza e di falso laicismo: di falsa realizzazione, cioè, dei diritti civili. In ambedue i casi lo spazio per una reale alterità rivoluzionaria verrebbe ristretto all'utopia o al ricordo: riducendo quindi la funzione dei partiti marxisti ad una funzione socialdemocratica, sia pure, dal punto di vista storico, completamente nuova".
E qui, in queste poche righe, sembra di leggere la profezia di un Pasolini che sembra anticipare il mutamento in senso liberal-capitalista (o "socialdemocratico", come lo definisce Pasolini) dei partiti un tempo marxisti e socialisti europei: dagli eredi del PCI, oggi PD, finanche sino al PS francese e al PSOE spagnolo e non solo, ormai partiti in difesa del capitalismo assoluto e spesso più di destra della destra liberale (si pensi anche ai recenti elogi della sinistra al Senatore USA della destra guerrafondaia John McCain).
Ecco che al "Paragrafo Sesto" del discorso che non potè tenere, Pasolini, rivolgendosi a Pannella e Spadaccia, scrive: "Dunque, bisogna lottare per la conservazione di tutte le forme, alterne e subalterne di cultura".
E nel "Paragrafo Settimo", parlando dei diritti civili, dell'aborto e del divorzio, il Nostro, scrive fra l'altro: "(...) A proposito delle difesa generica dell'alterità, a proposito del divorzio, a proposito dell'aborto, avete ottenuto dei grandi successi. Ciò - e voi lo sapete benissmo - costituisce un grande pericolo. Per voi - e voi sapete benissimo come reagire - ma anche per tutto il paese che invece, specialmente ai livelli culturali che dovrebbero essere più alti, reagisce regolarmente male (...)".
E prosegue nel "Paragrafo Ottavo, con frasi di una attualità incredibili: "(...) Io vi prospetto - in un momento di giusta euforia delle sinistre - quello che per me è il maggiore e peggiore pericolo che attende specialmente noi intellettuali nel prossimo futuro. Una nuova "trahison del clercs": una nuova accettazione; una nuova adesione; un nuovo cedimento al fatto compiuto; un nuovo regime sia pure ancora soltanto come nuova cultura e nuova qualità di vita.
Vi richiamo a quanto dicevo alla fine del paragrafo quinto: il consumismo può rendere immodificabili i nuovi rapporti sociali espressi dal nuovo modo di produzione "creando come contesto alla propria ideologia edonistica un contesto di falsa tolleranza e di falso laicismo: di falsa realizzazione, cioè, dei diritti civili".
Ora, la massa degli intellettuali che ha mutuato da voi, attraverso una marxistizzazione pragmatica di estremisti, la lotta per i diritti civili rendendola così nel proprio codice progressista, o conformismo di sinistra, altro non fa che il gioco del potere: tanto più un intellettuale progressista è fanaticamente convinto della bontà del proprio contributo alla realizzazione dei diritti civili, tanto più, in sostanza, egli accetta la funzione socialdemocratica che il potere gli impone abrogando, attraverso la realizzazione falsificata e totalizzante dei diritti civili, ogni reale alterità. Dunque tale potere si accinge di fatto ad assumere gli intellettuali progressisti come propri chierici. Ed essi hanno già dato a tale invisibile potere una invisibile adesione intascando una invisibile tessera".
E' il Pasolini in dialogo con Pannella, ma anche critico nei confronti dei radicali che, se allora sembravano difendere i diritti di chi non sapeva di avere diritti, via via diventeranno partito del capitalismo assoluto, senza aver compreso o avendo del tutto dimenticato la lezione pasoliniana che poneva al centro la contrapposizione fra lo sfruttato e lo sfruttatore e, il Nostro, prenderà sempre le difese dello sfruttato e lo farà, forse fra i pochi intellettuali marxisti finanche del suo tempo - assieme al filosofo comunista francese Michel Clouscard - denunciando l'avvento di quel "nuovo fascismo" che nei fatti sarebbe stato il consumismo, l'edonismo, il materialismo borghese, il capitalismo assoluto.
In tal senso Pasolini nel 1963 disse: "Noi ci troviamo alle origini di quella che sarà probabilmente la più brutta epoca della storia dell'uomo: l'epoca dell'alienazione industriale. Lei ne è già una vittima, in quanto il suo giudizio non è libero proprio nell'atto in cui crede di meglio attuare la propria libertà; io sono un'altra vittima in quanto la mia libera espressione viene fatta passare per 'altra da quella che essa è'. Il mondo si incammina per una strada orribile: il neocapitalismo illuminato e socialdemocratico, in realtà più duro e feroce che mai.".
Le parole di Pier Paolo Pasolini - queste e molte altre - poeta, intellettuale anticonformista, regista, narratore e cantore delle periferie, degli sconciati, dei diseredati, della civiltà dell'innocenza e di quella contadina, sono ancora oggi le uniche che ci guidano, illiminandoci, nella fitta nebbia del finto progresso, della finta libertà, del Capitale.
Pier Paolo non è mai morto. Perché Pier Paolo parla ancora al nostro cuore.

Luca Bagatin
 

lunedì 7 novembre 2022

Il 7 novembre 1917 nasce l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Articolo di Luca Bagatin

Il 7 novembre 1917 (25 ottobre secondo il calendario giuliano allora vigente in Russia), i bolscevichi, guidati da Vladimir Lenin e animati da ideali socialisti e marxisti, fecero irruzone nel Palazzo d'Inverno, ponendo fine al dominio dell'oligarchia zarista.

Gettando così le basi per un governo guidato da proletari che, in pochi anni, lottò contro l'analfabetismo, promosse sanità e scuola pubblica e gratuita, promosse divorzio, aborto, emancipazione sessuale e pari diritti fra donne e uomini. Oltre che sviluppo economico e sociale.

Nacque così l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, sorelle fra loro, senza quelle discordie e divisioni che, purtroppo, le hanno percorse a partire dalla caduta del socialismo ad Est, ovvero 1992 ad oggi.

Repubbliche sorelle unite nel socialismo e nei consigli dei contadini e degli operai.

Un governo certamente non perfetto, ma perfettibile.

Questo scrisse, in proposito, il Maestro dell'Himalaya, Mahatma Morya, in una lettera consegnata all'artista e diplomatico russo Nikolaj Konstantinovič Rerich per Lenin ai ministri Lunacharsky e Tchitcherin della neonata Repubblica Sovietica:

"Nell’Himalaya, sappiamo ciò che tu stai compiendo. Hai abolito la chiesa, che è diventata una fucina di menzogne e di superstizione. Hai distrutto la borghesia che è diventata agente di pregiudizi. Hai distrutto le scuole che erano diventate delle carceri. Hai condannato l’ipocrisia della famiglia. Hai eliminato l’esercito, che guida degli schiavi. Hai schiacciato i guadagni degli avidi speculatori. Hai chiuso le case di tolleranza. Tu hai liberato il Paese dal potere del denaro. Hai riconosciuto che la religione è l’insegnamento della materia universale. Hai riconosciuto l’irrilevanza della proprietà privata. Hai previsto l’evoluzione della comunità. Hai posto l’accento sull’importanza della conoscenza. Ti sei prostrato davanti alla bellezza. Hai riservato tutto il potere del Cosmo per i bambini. Hai aperto le finestre dei palazzi. Hai visto l’urgenza di costruire case per il Bene Comune. Hai fermato la rivolta in India, perché era prematura, ma abbiamo riconosciuto la tempestività del tuo intervento, e vi mandiamo tutto il nostro aiuto, affermando l’Unità dell’Asia".

Luca Bagatin

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sabato 30 luglio 2022

I partiti marxisti del mondo si riuniscono in nome di giustizia sociale, pace e unità nella diversità. Articolo di Luca Bagatin

Il 28 luglio scorso, si è svolto, in modalità online, il Forum Internazionale dei partiti marxisti, organizzato - come ogni anno - dal Dipartimento Internazionale del Partito Comunista Cinese (PCC).

Presenti circa 300 delegati in rappresentanza di oltre 100 partiti e movimenti marxisti, provenienti da 70 Paesi.

Fra gli altri, i rappresentanti dei partiti marxisti di Cuba, Portogallo, Russia, Spagna, Ungheria e Vietnam.

Il Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba, nonché Presidente della Repubblica caraibica, Miguel Díaz-Canel, ha affermato, fra gli altri, la necessità di un'unità fra i partiti e i movimenti comunisti nel mondo.

Ha affermato i particolare come, per i cubani, essere marxista significhi imparare sempre dalla pratica, in modo da “integrare lo sviluppo delle scienze sociali”.

Ha evidenziato che i tre compiti dei comunisti cubani siano: “la battaglia economica, l'unità e la lotta per la pace e la fermezza ideologica”.

Siamo fermamente convinti che il socialismo sia l'unica via di sviluppo per la giustizia sociale come superamento creativo del capitalismo, della sua irrazionalità insostenibile e dei valori che lo guidano”, ha aggiunto Díaz-Canel.

La realtà del mondo di oggi conferma che è sempre più necessario e urgente che i partiti marxisti si uniscano per affrontare le grandi sfide che ci attendono. Solo l'unità nella diversità assicurerà la vittoria”, ha concluso.

Il Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese e Presidente della Repubblica, Xi Jinping, nella sua lettera d'apertura, ha sottolineato come “il marxismo è una teoria aperta e in continua evoluzione”. Proseguendo, ha affermato che “Solo quando è adattato alle condizioni specifiche di ogni Paese può radicarsi in un Paese e solo quando è adattato ai tempi può essere pieno di vitalità. Grazie all'ardua esplorazione e agli sforzi concertati dei partiti politici marxisti di tutti i Paesi, il marxismo nel 21° secolo ha costantemente aperto nuovi orizzonti, fatto nuovi passi avanti e rivelato una vitalità crescente e fresca”.

In questo senso, Xi Jinping, ha fatto presente come “Il PCC si attiene all'adattamento dei principi di base del marxismo alle realtà specifiche della Cina e alla raffinata cultura tradizionale cinese, adattando costantemente il marxismo alle condizioni nazionali e ai tempi della Cina e avanzando incrollabilmente sulla strada del socialismo con caratteristiche cinesi”.

Il Presidente Xi Jinping ha sottolineato come il mondo di oggi “sta vivendo cambiamenti accelerati mai visti in un secolo e l'umanità si trova di nuovo a un bivio nella Storia”. In tale contesto, ha affermato che “Il PCC è pronto a rafforzare gli scambi e il dialogo con i partiti politici marxisti in altri Paesi, tenere presenti le rispettive condizioni nazionali, cogliere il polso dei tempi e continuare ad arricchire e sviluppare il marxismo”.

Possiamo dire senza dubbio che, i movimenti socialisti autentici, quelli che si rifanno agli insegnamenti di Marx, Engels e Lenin e che, dal 1848 ad oggi, hanno illuminato la strada del proletariato, non sono affatto defunti, come qualcuno, nei Paesi liberal-capitalisti, laddove la sinistra è praticamente scomparsa o si è camuffata, tenderebbe a voler pensare o credere.

Luca Bagatin

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sabato 23 luglio 2022

Un socialismo largo, nel ricordo di Lucio Colletti e di tutti gli intellettuali eretici. Articolo di Luca Bagatin

Che il PD non fosse un partito socialista fu forse evidente sin da quando il PCI sostenne l'introduzione dei fascisti Patti Lateranensi in Costituzione (votando assieme a DC e MSI); Berlinguer preferì un compromesso storico con la DC piuttosto che il dialogo con il PSI di Bettino Craxi e quando, il PDS, aggregandosi ai liquidatori della Prima Repubblica e ai favorevoli al metaforico taglio della testa di Craxi (Lega e MSI), sostenne il governo Ciampi. Ovvero quello che intraprenderà, subito dopo Amato, le prime misure di privatizzazione selvaggia tanto amate da un allora giovane Mario Draghi.

Ciò che fu l'Ulivo prodiano e il successivo PD, non fu altro che una prosecuzione di questa storia.

Anziché pretendere una rinegoziazione dei Trattati di Maastricht (come proposto già dal socialista Craxi), si arriverà a varare una moneta unica e un'Unione Europea autoreferenziale e a tratti autoritaria.

Con la benedizione proprio dell'ex PCI, ormai Partito Della borghesia italiana (PD).

Una storia, questa, assolutamente di destra anche se, paradossalmente, era avvenuta in una ormai metaforica “sinistra”.

Non stupisce, dunque, se il PD è oggi il maggior sponsor di Draghi. Non stupisce se è in linea con la totale mutazione antropologica di quella che fu la tradizione social-comunista europea che, ormai, dal 1992 in poi, avrebbe abbracciato il liberal capitalismo assoluto.

Flessibilità del lavoro, Jobs Act, Loi Travail, privatizzazioni selvagge; austerità; rafforzamento delle élite e conseguente perdita di sovranità popolare; apertura indiscriminata delle frontiere e conseguente sfruttamento della manodopera straniera a basso costo; rafforzamento delle istituzioni europee a scapito delle diversità di ogni nazione e dei rispettivi popoli; politica estera di invasione e ingerenza nelle politiche spesso socialiste di Stati sovrani (vedi sanzioni al Venezuela e invasione della Libia di Gheddafi, ma, prima ancora, bombardamento di ciò che rimaneva della Jugoslavia).

Aspetti che, peraltro, Bettino Craxi illustrò molto bene nel suo romanzo-verità, uscito postumo per Mondadori, nel 2020, dal titolo “Parigi – Hammamet”.

In tutto ciò, torna alla mente un intellettuale marxista eretico. Un faro della sinistra eretica e libertaria che, non a caso, con la tradizione pseudo-comunista del PCI, ruppe molto presto.

Lucio Colletti (1924 – 2001), fu partigiano antifascista della prima ora, aderente al più nobile dei partiti antifascisti, ovvero il Partito d'Azione. Successivamente, nel 1947, aderirà al PCI di Togliatti che, rispetto a quello di Berlinguer, manteneva ancora alta una certa tradizione.

Colletti ne uscirà nel 1964, su posizioni di sinistra radicale, fondando, nel 1966, il periodico “La Sinistra”.

Fine filosofo marxista pubblicherà numerose opere sul tema, rinnovando gli studi marxisti occidentali., rifiutando il “materialismo dialettico” e, quindi, dichiarandosi eretico.

Colletti rivendicò dunque una forma di socialismo autogestionario, un “autogoverno dei produttori”, un comunismo libertario e consiliare che mirava a forme di democrazia diretta, ponendosi così alla sinistra di un PCI monolitico e sempre più conservatore, al quale Colletti criticava persino la difesa della Costituzione italiana che il filosofo definiva “democratico-parlamentare borghese”.

Negli Anni '80 si avvicinò al PSI di Craxi, attraverso la rivista “Mondoperaio” e, negli Anni '90, divenne persino consigliere di Silvio Berlusconi e fu eletto – da indipendente - parlamentare di Forza Italia, pur mantenendo una posizione eretica rispetto al suo campo e ciò gli attirò numerose critiche.

Colletti, ricordato (comunque poco e in parte) a destra, ma escluso da decenni dalla sinistra, rimane esempio emblematico di intellettuale eretico e “contro”.

E' emblematico anche perché mette a nudo ciò che fu la sinistra italiana anti-socialista e ciò che essa oggi è.

Un'area, in sostanza, che si finge alternativa al campo della Meloni, Conte e dei Salvini, ma che, in realtà, ne recupera l'atlantismo, la difesa per i ceti borghesi medio-alti e che ha in disprezzo ogni forma di eresia e di socialismo. Socialismo che è difesa strenua dei diritti sociali, controllo del mercato e del settore privato a beneficio della comunità e democrazia diretta, senza mediatori calati dall'alto, che provengano dallo Zio Sam o da Bruxelles.

Occorrerebbe, dunque, più che un campo largo liberal borghese, un socialismo largo organizzato, immenso e rosso, come ha più volte scritto l'amico Manuel Santoro di Convergenza Socialista che, in un articolo del 2018 sulla rivista “Ideologia Socialista”, riportò una definizione del socialismo data dal Partito Socialista del Regno Unito, nel 1904, ovvero quale “sistema della società che si basa sulla proprietà comune e sul controllo democratico dei mezzi e degli strumenti di produzione e di distribuzione della ricchezza nell’interesse dell’intera comunità”.

Senza socialismo non ci può essere democrazia e senza democrazia non ci può essere socialismo.

Ma, entrambe, non potranno esistere senza formazione, approfondimento e eresia intellettuale.

E, affinché tutto ciò viva e riviva, non si può stare né nel campo del PD, né in quello della Meloni, Conte e di Salvini, ma sempre dalla parte opposta rispetto al totalitarismo liberal-capitalista.

Luca Bagatin

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martedì 2 novembre 2021

Pier Paolo Pasolini, assassinato dal potere liberal capitalista, mafioso e tecno-industriale di ieri e di oggi

"Io ascolto i politici con le loro formulette, tutti i politici, e divento pazzo. Non sanno di che Paese stanno parlando, sono lontani come la luna. E i letterati. E i sociologi. E gli esperti di tutti i generi"
(tratto da "Siamo tutti in pericolo", ultima intervista di Pier Paolo Pasolini)
 
“Finché l'uomo sfrutterà l'uomo, finché l'umanità sarà divisa in padroni e servi, non ci sarà né normalità né pace. La ragione di tutto il male del nostro tempo è qui”
(Pier Paolo Pasolini)
 
"Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole.
Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro, è totale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta. Si può dunque affermare che la “tolleranza” della ideologia edonistica voluta dal nuovo potere, è la peggiore delle repressioni della storia umana.
[...] Per mezzo della televisione, il Centro ha assimilato a sé l’intero paese, che era così storicamente differenziato e ricco di culture originali. Ha cominciato un’opera di omologazione distruttrice di ogni autenticità e concretezza. Ha imposto cioè — come dicevo — i suoi modelli: che sono i modelli voluti dalla nuova industrializzazione, la quale non si accontenta più di un “uomo che consuma”, ma pretende che non siano concepibili altre ideologie che quella del consumo. Un edonismo neolaico, ciecamente dimentico di ogni valore umanistico e ciecamente estraneo alle scienze umane.
[…] La responsabilità della televisione, in tutto questo, è enorme. Non certo in quanto “mezzo tecnico”, ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. [...] Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre"
(da "Acculturazione e acculturazione; 9 settembre 1973; raccolto in Scritti Corsari; Garzanti Editore; Milano; 2012)

mercoledì 2 giugno 2021

Convegno mondiale dei partiti comunisti organizzato dalla Cina per rilanciare il socialismo. Articolo di Luca Bagatin

La Cina, ormai potenza mondiale economica, non a caso è fra le più attaccate dagli Stati Uniti d'America, che hanno perso gran parte del proprio primato mondiale.

Assistiamo, dunque, a un nuovo anacronistico scenario da Guerra Fredda, che non fa bene a nessuno.

Non fa bene ai popoli del mondo in primis, che stanno da poco uscendo da una pandemia senza precedenti e ancora tutt'altro che emancipati socialmente, economicamente e culturalmente.

Il Partito Comunista Cinese ha organizzato – il 28 maggio scorso – un convegno mondiale online dei partiti politici comunisti (World Symposium for Marxist Political Parties), al quale sono intervenuti i leader di 58 partiti marxisti-leninisti provenienti dalle vare aree del pianeta.

Fra i presenti vale la pena ricordare i rappresentanti del Partito Comunista di Cuba, del Vietnam, quello del Sudafrica, del Nepal, degli USA e il Partito Comunista della Federazione Russa.

Al convegno è intervenuto anche il Segretario Generale del PCC, oltre che Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, il quale ha sottolineato come il marxismo sia “pieno di vitalità nella Cina del XXI secolo” e come esso sia “teoria scientifica che rivela i modelli alla base dello sviluppo della società umana”, rappresentando “il formidabile strumento teorico che usiamo per capire il mondo ed effettuare il cambiamento”.

Il Presidente Xi – invitando a “unirci e opporci insieme alla nuova Guerra Fredda” in quanto “il mondo vuole giustizia, non egemonia”, ha altresì sottolineato come sia necessaria una collaborazione fra tutti i partiti comunisti del mondo, secondo i principi di “indipendenza, uguaglianza, rispetto reciproco e non ingerenza negli affari interni altrui”.

Anche il responsabile delle relazioni internazionali del Comitato Centrale del PCC, Song Tao, ha messo in allerta i presenti sui rischi di una nuova Guerra Fredda, iniziata dagli USA e a cui anche l'UE sembra volersi appiattire.

Song Tao ha fatto presente come il socialismo, in Cina, abbia avuto successo, ricordando che “nei 70 anni sotto la guida del Partito Comunista Cinese, una media di oltre 10 milioni di persone ogni anno sono state sollevate dalla povertà”.

Prendendo la parola, il Primo Segretario del Partito Comunista della Federazione Russa, Gennady Zjuganov, ha affermato che “la Cina continua a sviluppare creativamente il marxismo-leninismo, imparando dai nostri errori durante il periodo dell’Unione Sovietica” e che “il mondo ha bisogno di cambiamenti radicali e le persone di tutti i Paesi hanno bisogno di un ordine e di un sistema internazionali nuovi di zecca”.

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, gli USA hanno rafforzato la loro egemonia, ma con l’ascesa della Cina sulla scena internazionale, l’imperialismo statunitense sta gradualmente scomparendo”, ha fatto presente il rappresentante del Partito Comunista del Cile, partito piuttosto favorito nei sondaggi alle prossime elezioni presidenziali nel Paese latinoamericano.

Interessante e conclusivo l'intervento dell presidente di Vatan Partiti, ovvero il Partito Patriottico turco (nazionalista di sinistra), Dogu Perinçek, il quale ha sottolineato come “è solo con il XX secolo che il socialismo scientifico ha abbracciato l’intera umanità e il fulcro della rivoluzione si è spostato verso le nazioni oppresse” e come sia importante la lotta degli Stati nazionali contro l'imperialismo.

Il comunismo, dunque, è tutt'altro che morto. Non è nemmeno più “uno Spettro che si aggira per l'Europa”, come scrissero Marx ed Engels, all'inizo del loro celebre “Manifesto del partito comunista”, ma un rinnovato movimento mondiale che, ancora oggi, rappresenta milioni di nuovi proletari. Alternativi a quel liberal-capitalismo che ogni cosa vorrebbe mettere in vendita. Persino la vita delle persone.

Luca Bagatin

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giovedì 30 agosto 2018

Pier Paolo Pasolini, profeta contro il capitalismo assoluto e la società dei consumi. Articolo di Luca Bagatin

Pier Paolo Pasolini fu un intellettuale marxista contro la modernità, i cui insegnamenti e le cui previsioni oggi, a distanza di ben 43 anni dalla sua morte violenta, sono più che mai attuali.
La sua denuncia dell'avvento del capitalismo assoluto; del consumismo; di una sinistra e di una classe intellettuale tanto progressista quanto liberal-capitalista, che si disinteressa degli sfruttati e difende piuttosto gli sfruttatori; della perdita della sacralità dei sentimenti in nome del "laicismo consumistico", sono oggi, drammaticamente, il pane quitidiano di una Italia e di una Europa senza più prospettive sociali, ovvero senza più prospettive socialiste.
Ecco che le parole del Pasolini che scriveva su "Le Vie Nuove" del 18 ottobre 1962, ci presentano la sua idea di recupero della tradizione, che è una tradizione marxista e rivoluzionaria, ma, in quanto tradizione, profondamente anti-moderna, e, come tale, critica nei confronti dei tradizionalisti e dei borghesi: "E' un'idea sbagliata - dovuta come sempre alla mistificazione giornalistica - quella che io sia un...'modernista'. Anche i miei più seri sperimentalismi non prescindono mai da un determinante amore per la grande tradizione italiana e europea. Bisogna strappare ai tradizionalisti il Monopolio della tradizione, non le pare ? Solo la rivoluzione può salvare la tradizione: solo i marxisti amano il passato: i borghesi non amano nulla, le loro affermazioni retoriche di amore per il passato sono semplicemente ciniche e sacrileghe: comunque, nel migliore dei casi, tale amore è decorativo, o 'monumentale', come diceva Schopenhauer, non certo storicistico, cioè reale e capace di nuova storia".
Ed ecco come Pasolini qui parli già del concetto di amore, che esplica ancor meglio nel numero de "Le Vie Nuove" del successivo 22 novembre 1962, ove peraltro spiega il connubio fra i concetti di "tradizione" e di "marxismo": "Tradizione e marxismo. Sì, insisto: solo il marxismo salva la tradizione. Oh, ma capiscimi bene ! Per tradizione intendo la grande tradizione: la storia degli stili. Per amare questa tradizione occorre un grande amore per la vita. La borghesia non ama la vita: la possiede. E ciò implica cinismo, volgarità, mancanza reale di rispetto per una tradizione intesa come tradizione di privilegio e come blasone. Il marxismo, nel fatto stesso di essere critico e rivoluzionario, implica amore per la vita, e, con questo, la revisione rigenerante, energica, amorosa della storia dell'uomo, del suo passato".
Pasolini è dunque un intellettuale marxista antimoderno dall'impostazione romantica e sentimentale e lo si comprenderà ancor meglio nel 1976, con le sue "Lettere luterane", scritte dalle colonne del "Corriere della Sera" e de "Il Mondo", ove egli critica il progresso, che considera un falso progresso; il conformismo; il consumismo e l'avvento della televisione. In particolare una frase contenuta nelle sue "Lettere" è, a parer mio, particolarmente significativa: "Nell'insegnamento che ti impartirò io ti sospingerò a tutte le sconsacrazioni possibili, alla mancanza di ogni rispetto per ogni sentimento istitutivo. Tuttavia il fondo del mio insegnamento consisterà nel convincerti a non temere la sacralità e i sentimenti, di cui il laicismo consumistico ha privato gli uomini trasformandoli in brutti e stupidi automi adoratori di feticci".

Il fulcro dell'insegnamento pasoliniano - anticlericale sì, ma non antispirituale - è dunque la ricerca del Sacro e del Sentimento, oltre la fredda ragione, oltre quel "laicismo consumistico" che ha trasformato gli esseri umani in adoratori della materia, del danaro, del consumo.
E se andiamo a rileggere il testo dell'intervento che Pier Paolo Pasolini avrebbe dovuto tenere al Congresso del Partito Radicale del 4 novembre 1975 (testo che fu letto postumo, in quanto Pasolini fu barbaramente ucciso due giorni prima), scorgiamo delle frasi di una profondità e lungimiranza politico-economica sbalorditiva. Oltre a fare l'elogio delle persone che Pasolini definisce "adorabili", ovvero quelle che non sanno di avere dei diritti, nel "Paragrafo Quinto" il Nostro - fra le altre cose - scrive: "I bisogni indotti dal vecchio capitalismo erano in fondo molto simili ai bisogni primari. I bisogni invece che il nuovo capitalismo può indurre sono totalmente e perfettamente inutili e artificiali. Ecco perché, attraverso essi, il nuovo capitalismo non si limiterebbe a cambiare storicamente un tipo d'uomo: ma l'umanità stessa. Va aggiunto che il consumismo può creare dei "rapporti sociali" immodificabili, sia creando, nel caso peggiore, al posto del vecchio clerico-fascismo un nuovo tecno-fascismo (che potrebbe comunque realizzarsi solo a patto di chiamarsi anti-fascismo); sia, com'è ormai più probabile, creando come contesto alla propria ideologia edonistica un contesto di falsa tolleranza e di falso laicismo: di falsa realizzazione, cioè, dei diritti civili. In ambedue i casi lo spazio per una reale alterità rivoluzionaria verrebbe ristretto all'utopia o al ricordo: riducendo quindi la funzione dei partiti marxisti ad una funzione socialdemocratica, sia pure, dal punto di vista storico, completamente nuova".
E qui, in queste poche righe, sembra di leggere la profezia di un Pasolini che sembra anticipare il mutamento in senso liberal-capitalista (o "socialdemocratico", come lo definisce Pasolini) dei partiti un tempo marxisti e socialisti europei: dagli eredi del PCI, oggi PD, finanche sino al PS francese e al PSOE spagnolo e non solo, ormai partiti in difesa del capitalismo assoluto e spesso più di destra della destra liberale (si pensi anche ai recenti elogi della sinistra al Senatore USA della destra guerrafondaia John McCain).
Ecco che al "Paragrafo Sesto" del discorso che non potè tenere, Pasolini, rivolgendosi a Pannella e Spadaccia, scrive: "Dunque, bisogna lottare per la conservazione di tutte le forme, alterne e subalterne di cultura".
E nel "Paragrafo Settimo", parlando dei diritti civili, dell'aborto e del divorzio, il Nostro, scrive fra l'altro: "(...) A proposito delle difesa generica dell'alterità, a proposito del divorzio, a proposito dell'aborto, avete ottenuto dei grandi successi. Ciò - e voi lo sapete benissmo - costituisce un grande pericolo. Per voi - e voi sapete benissimo come reagire - ma anche per tutto il paese che invece, specialmente ai livelli culturali che dovrebbero essere più alti, reagisce regolarmente male (...)".
E prosegue nel "Paragrafo Ottavo, con frasi di una attualità incredibili: "(...) Io vi prospetto - in un momento di giusta euforia delle sinistre - quello che per me è il maggiore e peggiore pericolo che attende specialmente noi intellettuali nel prossimo futuro. Una nuova "trahison del clercs": una nuova accettazione; una nuova adesione; un nuovo cedimento al fatto compiuto; un nuovo regime sia pure ancora soltanto come nuova cultura e nuova qualità di vita.
Vi richiamo a quanto dicevo alla fine del paragrafo quinto: il consumismo può rendere immodificabili i nuovi rapporti sociali espressi dal nuovo modo di produzione "creando come contesto alla propria ideologia edonistica un contesto di falsa tolleranza e di falso laicismo: di falsa realizzazione, cioè, dei diritti civili".
Ora, la massa degli intellettuali che ha mutuato da voi, attraverso una marxistizzazione pragmatica di estremisti, la lotta per i diritti civili rendendola così nel proprio codice progressista, o conformismo di sinistra, altro non fa che il gioco del potere: tanto più un intellettuale progressista è fanaticamente convinto della bontà del proprio contributo alla realizzazione dei diritti civili, tanto più, in sostanza, egli accetta la funzione socialdemocratica che il potere gli impone abrogando, attraverso la realizzazione falsificata e totalizzante dei diritti civili, ogni reale alterità. Dunque tale potere si accinge di fatto ad assumere gli intellettuali progressisti come propri chierici. Ed essi hanno già dato a tale invisibile potere una invisibile adesione intascando una invisibile tessera".
E' il Pasolini in dialogo con Pannella, ma anche critico nei confronti dei radicali che, se allora sembravano difendere i diritti di chi non sapeva di avere diritti, via via diventeranno partito del capitalismo assoluto, senza aver compreso o avendo del tutto dimenticato la lezione pasoliniana che poneva al centro la contrapposizione fra lo sfruttato e lo sfruttatore e, il Nostro, prenderà sempre le difese dello sfruttato e lo farà, forse fra i pochi intellettuali marxisti finanche del suo tempo - assieme al filosofo comunista francese Michel Clouscard - denunciando l'avvento di quel "nuovo fascismo" che nei fatti sarebbe stato il consumismo, l'edonismo, il materialismo borghese, il capitalismo assoluto.
In tal senso Pasolini nel 1963 disse: "Noi ci troviamo alle origini di quella che sarà probabilmente la più brutta epoca della storia dell'uomo: l'epoca dell'alienazione industriale. Lei ne è già una vittima, in quanto il suo giudizio non è libero proprio nell'atto in cui crede di meglio attuare la propria libertà; io sono un'altra vittima in quanto la mia libera espressione viene fatta passare per 'altra da quella che essa è'. Il mondo si incammina per una strada orribile: il neocapitalismo illuminato e socialdemocratico, in realtà più duro e feroce che mai.".
Le parole di Pier Paolo Pasolini - queste e molte altre - poeta, intellettuale anticonformista, regista, narratore e cantore delle periferie, degli sconciati, dei diseredati, della civiltà dell'innocenza e di quella contadina, sono ancora oggi le uniche che ci guidano, illiminandoci, nella fitta nebbia del finto progresso, della finta libertà, del Capitale.
Pier Paolo non è mai morto. Perché Pier Paolo parla ancora al nostro cuore.

Luca Bagatin

lunedì 9 luglio 2018

"Se Mira, se Kim", romanzo ucronico di Andrea Marsiletti. Recensione di Luca Bagatin tratta da Liberalcafé

Mira è un'insegnante trentacinquenne di Parma, componente del Partito Comunista Italiano in un'Italia alternativa rispetto a quella che conosciamo. Un'Italia socialista non revisionista, ove è stata abolita la proprietà privata e i mezzi di produzione sono stati messi in comune. Esistono solo attività statali e cooperative. Ogni differenza di classe è stata abolita, c'è piena occupazione e tutti
dispongono di un'abitazione e vivono in kommunalki, ovvero abitazioni comuni ove l'ingegnere divide il suo spazio con l'operaio e ciò - fra l'altro - ha favorito la socializzazione fra le persone. Un'Italia ove la crimintalità, il terrorismo e la mafia sono stati debellati e l'immigrazione è solo un miraggio, in quanto i principi marxisti-leninisti prevedono che ciascun popolo debba lottare per la propria emancipazione e non sfruttare la manodopera a basso costo favorendo un cosmopolitismo senza confini.
Questa la realtà immaginata da Andrea Marsiletti, autore del romanzo ucronico "Se Mira, se Kim" edito da Bloom.
Andrea Marsiletti è direttore di ParmaDaily, quotidiano online di Parma e proprio in questa città simbolo è ambiento gran parte del suo romanzo d'esordio, frutto dei suoi studi e di un suo viaggio a Pyongyang - nel settembre 2016 - come relatore del "Seminario internazionale sullo Juche e l'antimperialismo".
Lo Juche è il sistema ideologico comunista della Corea del Nord ideato da Kim Il Sung negli Anni '50, che al marxismo-leninismo unisce i principi del patriottismo coreano.
Il romanzo è un viaggio ucronico anche nello Juche, in quanto Mira è fidanzata con Kim, addetto all'Ambasciata della Corea del Nord con sede nella nuova Capitale d'Italia, ovvero Firenze.
Ma come ha fatto l'Italia ucronica immaginata da Marsiletti a diventare un Paese socialista reale ?
A seguito di un attentato al Segretario del PCI Palmiro Togliatti, ucciso da un esaltato nel 1948, gli ex partigiani e i comunisti ripresero le armi e fecero la rivoluzione, guidata da Pietro Secchia, il quale, una volta vinta la rivoluzione diventerà Capo del Governo. Del primo governo comunista d'Italia, che si doterà di una Costituzione comunista (i cui articoli - ideati dall'Autore - sono inseriti in appendice al romanzo) e lo Stato prenderà la denominazione di Repubblica Popolare d'Italia, mantenendo quale bandiera nazionale il Tricolore, con l'aggiunta di una stella rossa al centro.
La città che maggiormente si spese per il trionfo del comunismo sarà la sanguigna e popolare Parma, che l'Autore descrive facendo un parallelismo fra la Parma reale di oggi e quella socialista reale del romanzo, immaginandosi egli stesso uno dei personaggi minori, nei panni, ovviamente, di sé stesso, direttore di un ParmaDaily...comunista.
Il romanzo, ad ogni modo, oltre a raccontare tale realtà alternativa, è incentrato sulle vincende di Mira, ortodossa comunista stalinista sempre a caccia di revisionisti, trotzkisti e "rottamatori", come ad esempio il suo ex compagno di liceo nonché suo primo amore Pietro Privitera, bibliotecario e appassionato studioso di Vangeli apocrifi, gnosi e spiritualità orientale - in particolare buddhista - che egli ritiene essere compatibile e contigua con gli ideali marxisti, ponendo al centro l'essere umano e ricercando una via per la liberazione dalla sofferenza.
"Se Mira, se Kim", ad ogni modo, è anche il teatro di una guerra imminente fra un Giappone ritornato ad essere nazifascista e imperialista - alleato agli Stati Uniti d'America - e la Corea del Nord guidata da Kim Jong Un, che difende la sua indipendenza e il suo modello socialista e sarà proprio tale evento di portata epocale a segnare le vite di Mira e del suo innamorato Kim, sino al colpo di scena finale.
Romanzo appassionato, a tratti estremo, a tratti romantico, l'opera prima di Andrea Marsiletti incuriosirà certamente tutti i cultori del genere storico "alternativo", che mescola eventi e personaggi storici reali, anche contemporanei, in un contesto immaginario dai contorni che più rossi di così non si può.

Luca Bagatin