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mercoledì 21 gennaio 2026

Conoscenza, approfondimento e pragmatismo, contro dogmatismo, stupidità, ignoranza e interesse egoistico. Riflessioni di Luca Bagatin

 

I seguaci del dogma religioso o politico, se potessero, ci metterebbero al rogo.

Ieri come oggi e in qualsiasi società siano presenti.

C'è una differenza fondamentale, però, fra chi segue la sua Vera Volontà, ovvero ricerca la sua Stella e chi, invece, vomita dogmi come veleno.

I primi non hanno paura di nulla, perché hanno già esplorato l'Abisso. E hanno scelto l'Amore.

I secondi, invece, usano i loro dogmi perché, nella loro ignoranza, è l'unica cosa che pensano li possa tenere lontani dalla paura.

Ma saranno sconfitti proprio dal loro stesso odio e dalla loro stupidità.

(Luca Bagatin)

Ciò che si regge sull'interesse economico, non è destinato a durare.

Ciò che si regge sulle questioni di principio, invece sì.

Perché?

Perché anche l'essere più ricco del mondo è destinato a invecchiare, soffrire e morire. Potrà lasciare una eredità materiale, ma chi la riceverà, se non sarà in grado di usarla per questioni di principio, farà la stessa fine.

Ma colui il quale costruirà qualcosa sulla base dei suoi principi, è destinato a lasciare un'impronta e a tramandarla, negli anni.

E' per questo che, mentre i popoli occidentali ragionano nel breve periodo e sono destinati al collasso (vedi i vari Imperi), altri popoli, che fondano la loro volontà sulle questioni di principio, sono destinati a evolvere e lasciare un'impronta.

(Luca Bagatin)

La società in cui viviamo è sempre più aggressiva, violenta e deresponsabilizzata.

Ciò è dovuto essenzialmente alla mancanza di rigore in ogni settore, a partire da quello scolastico, per non parlare di quello famigliare.

Oggi si giustificano tutti, ma non li si educano.

Si lasciano i minori allo stato brado, spesso in balia di uno strumento, lo smartphone e il web, che dovrebbe essere permesso, invece, solamente dopo il 18esimo anno di età.

Questo lassismo si riverbera anche in leggi ultra garantiste, che violano i diritti umani delle vittime, ma garantiscono e ampiamente quelli dei carnefici.

Personalmente non credo alle sedicenti democrazie liberali, perché non sono né democratiche, né garantiscono le libertà degli onesti, ma solo quelle dei delinquenti, degli ipocriti e dei disonesti.

Preferirei una società moralizzata, in cui la classe dirigente viene selezionata in base al merito e alle effettive competenze e fondata sul dovere, prima che sul diritto (perché il diritto è conseguente al dovere e non viceversa).

Tutto ciò non è certo utopia in Paesi seri e che funzionano.

Occorre cambiare le menti, perché i regolamenti, da soli, non funzionano.

Lo disse un saggio Mao Tse-Tung.

(Luca Bagatin)

In pochi vogliono osservare questo fenomeno (da me ampiamente descritto in articoli e saggi), ma, a partire dal 1993 in poi, c'è stata, in Italia (e in UE) una convergenza dei postcomunisti, dei postfascisti, dei post democristiani e dei liberali verso un'agenda ultra liberale in ambito economico e ultra atlantista in ambito geopolitico.

Una agenda che si potrebbe tranquillamente chiamare Agenda Draghi (o Agenda Soros).

Chi tentò di fermarli?

Principalmente Bettino Craxi e, per certi versi, persino Silvio Berlusconi.

Non vederlo è da miopi, da stupidi o, peggio, da complici.

(Luca Bagatin)

Sono socialista per logica e non per ideologia.

L'ideologia mi ha sempre interessato molto poco.

Se una cosa funziona, a decretarlo, sono i fatti, non le ideologie.

Ho abbandonato i miei ideali liberali di gioventù non perché io non sostenga la libertà (che è interiore, prima di tutto, cosa molto spesso totalmente ignorata), ma perché i liberali sono ipocriti che hanno ampiamente tradito ogni senso di libertà. E manipolato la Storia a loro uso e consumo.

L'unica "libertà" che conoscono è quella di opprimere chi non la pensa come loro.

Esattamente come i fascisti o chi si dice tale.

Il socialismo, rettamente inteso, è pragmatismo: se le persone sono trattate con giustizia e rispetto, il sistema funziona meglio. Se c'è indipendenza economica e sovranità nazionale, il sistema funziona meglio.

Personalmente divido il mondo fra stupidi ignoranti e intelligenti che approfondiscono le cose, senza pregiudizio.

Il resto conta molto poco.

(Luca Bagatin)

giovedì 8 gennaio 2026

Il socialismo con caratteristiche cinesi. Una forma di socialismo democratico e pragmatico in continua evoluzione. Articolo di Luca Bagatin

 

Il socialismo con caratteristiche cinesi, sviluppatosi a partire dalla fine degli Anni '70, nella Repubblica Popolare Cinese, non è altro che sistema politico-istituzionale e economico socialista di mercato, che ha sviluppato le forze produttive e posto il settore capitalistico e privato al servizio della comunità.

Ed è proprio il socialismo con caratteristiche cinesi che ha permesso alla Cina di raggiungere il suo pieno sviluppo, tanto da divenire quasi la prima potenza economica mondiale e ad aver permesso al mondo, grazie alla sua azione, stabilità economica e commerciale, di crescere sotto il profilo economico.

Tutto ciò è spiegato, nel dettaglio, dall'ottimo saggio del prof. Zhang Boying, edito in Italia da Marx Ventuno Edizioni e dal titolo, appunto, “Il socialismo con caratteristiche cinesi. Perché funziona?”.

Un saggio molto scorrevole e che permette, tanto al profano, quanto allo studioso, di addentrarsi nei meandri della Storia e dell'economia socialista cinese.

Tale modello, promosso dal leader cinese Dang Xiaoping, che ha avviato le prime riforme, si concentra sullo sviluppo economico, promuove riforma e apertura, sviluppa la democrazia socialista, una cultura socialista e una civiltà ecologica socialista e il suo scopo ultimo è porsi al servizio della comunità, attraverso una condotta improntata a pragmatismo, rettitudine e onestà.

L'approccio non ideologico e pragmatico, volto a unire il capitale e il lavoro e a sviluppare le forze produttive, conciliando economia socialista e proprietà privata, del resto, è sempre stato una peculiarità della Repubblica Popolare Cinese, fin dalla sua fondazione, nel 1949.

Coniugando il marxismo allo sviluppo dell'iniziativa privata, alle riforme e allo stato di diritto, imparando tanto dai propri errori storici, quanto da quelli degli altri Paesi, ma integrando anche quanto di positivo hanno sviluppato gli altri Paesi.

La critica al capitalismo occidentale, in particolare statunitense, da parte del socialismo cinese, è dunque una critica costruttiva e scientifica. Un sistema fondato sul divario fra ricchi e poveri, ovvero sull'ineguaglianza, è deleterio per la stabilità e lo sviluppo economico.

Molto più sensato concentrarsi sullo sviluppo dell'economia, garantendo giustizia sociale, equità e stimolando l'attività produttiva e la cooperazione, sia interna e fra classi, che con gli altri Paesi del mondo.

Il prof. Boying spiega come, il fallimento dell'URSS, non possa essere attribuito al fallimento del socialismo, ma a una serie di fattori, fra i quali l'eccessiva centralizzazione e mancanza di democrazia, finendo per allontanare il Paese dalla strada del socialismo scientifico.

La Cina, che pur nella prima fase fu ampiamente sostenuta dai sovietici e la cui Storia è fatta di abusi e sfruttamento da parte delle potenze coloniali occidentali, seppe, diversamente, imparare dalla Storia e intraprendere una propria strada, in continuità con lo sviluppo del socialismo scientifico.

Essa seppe liberarsi dal feudalesimo, dall'imperialismo coloniale e dal giogo borghese, anche grazie a democratici quali Chen Duxiu, co-fondatore del Partito Comunista Cinese, nel 1921, che lottarono parimenti contro i Signori della Guerra; gli imperialisti occidentali; i nazionalisti e i feudatari interni, contribuendo a unificare il popolo, via via, sotto un'unica bandiera volta all'unificazione nazionale e alla pace.

I comunisti cinesi, a differenza dei nazionalisti, non soffocarono il capitalismo nazionale, ma, in continuità con i propositi di Sun Yat-sen, rivoluzionario repubblicano e primo Presidente della Cina moderna, promossero la costruzione di una repubblica democratica e antimperialista, ove la piccola proprietà privata fosse garantita e potesse svilupparsi.

L'antimperialismo dei comunisti cinesi, dunque, fu rivolto contro le potenze imperialiste straniere, al fine di riappropriarsi delle risorse nazionali e di permettere al popolo cinese di goderne i frutti.

Alla fine degli Anni '70, il rivoluzionario e leader Deng Xiaoping, non rigettò affatto il pensiero di Mao Tse-Tung, né il marxismo-leninismo, ma li rivalutò sotto il profilo scientifico.

Nelle sue analisi e teorie, integrò il pensiero di Mao e il marxismo-leninismo alle condizioni storiche cinesi, criticando ogni forma di dogmatismo e “deviazionismo di sinistra” e “di destra” e diede il via alle riforme economiche, che porteranno alla nascita delle Zone Economiche Speciali, al fine di attirare investimenti dall'estero e implementò riforme di apertura, che portarono a una sostanziale modernizzazione del Paese.

Mentre l'URSS, nel corso degli Anni '80, finirà per abbandonare il marxismo quale ideologia guida, la Repubblica Popolare Cinese, rafforzava la sua ideologia, riadattandola, pragmaticamente, alla nuova realtà economica.

Guidando, dunque, il sistema economico verso una nuova era e evitando tutte quelle deregolamentazioni che finiranno per fare implodere l'URSS.

La pianificazione economica cinese, dunque, aperta al mercato, sotto il controllo del Partito Comunista Cinese (PCC), entità non burocratica (come poteva, diversamente, essere il Partito Comunista dell'Unione Sovietica), ma meritocratica e al servizio della comunità, permetterà al Paese di migliorare il tenore di vita della popolazione, aprirsi al mondo esterno e agli investimenti, migliorando, al contempo, le proprie tecnologie.

Il saggio del prof. Boying, che approfondisce il socialismo con caratteristiche cinesi fino all'attuale amministrazione del Presidente Xi Jinping, spiega come esso non sia affatto “capitalismo di Stato”, come molti erroneamente affermano, in Occidente.

Il socialismo con caratteristiche cinesi, infatti, si basa su principi quali l'”automiglioramento” e il “rafforzamento” del sistema socialista, non solo sotto il profilo economico, ma anche sotto quello istituzionale e del sistema di governance internazionale.

La Cina, in tal senso, non sviluppa solo una economia socialista di mercato, ma anche una civiltà spirituale, improntata alla rettitudine e all'onestà. Un modello molto diverso rispetto a quello conosciuto in Occidente.

Il capitalismo, in sostanza, viene utilizzato per raggiungere un obiettivo. Che non è l'arricchimento individuale, ma collettivo e sotto tutti i punti di vista.

Un approccio, dunque, profondamente pragmatico, razionale e non-ideologico, volto ad ottenere risultati anche a lungo termine.

Le parole d'ordine del socialismo con caratteristiche cinesi, non a caso, sono: “stabilità”; “armonia”; “giustizia”; “uguaglianza”; “libertà”; “democrazia”; “patriottismo”; “amicizia”; “dedizione”; “integrità” e ogni aspetto del sistema economico, sociale e istituzionale cinese, è coerente e volto alla realizzazione di tali concetti.

Altri concetti sono “riforma” e “apertura”, che sono i mezzi che permettono al Paese di svilupparsi e ai quali la Cina socialista non vuole affatto rinunciare, ma che intende, diversamente, implementare ulteriormente.

Uno dei concetti introdotti dal Presidente cinese Xi Jinping, in continuità con i suo predecessori, è “Solo chi ha indosso le scarpe, sa se calzano a pennello”. Con ciò egli ritiene che solo i cittadini di un Paese possano decidere se il percorso che hanno intrapreso possa adattarsi o meno al loro Paese.

Ed è anche per questo che la Repubblica Popolare Cinese non intende interferire nel percorso degli altri Paesi; è molto attenta al rispetto della sovranità nazionale di ogni Paese e pretende rispetto per la propria sovranità nazionale e per il proprio sistema sociale, economico e istituzionale.

Il saggio del prof. Zhang Boying è molto interessante anche perché si addentra nello spiegare il sistema politico-istituzionale cinese.

Spiega come esso sia, pur molto diverso rispetto a quello occidentale (che , invece, spesso è basato sulla competizione fra partiti... e chi ha più danaro è anche chi ha più possibilità di vincere e governare), un sistema democratico e fondato sulla cooperazione multipartitica; sui congressi popolari; sul sistema dell'autonomia regionale etnica e su forme di democrazia diretta e di autogestione a livello di base.

Il sistema democratico cinese, ad ogni modo, come spiega il saggio, è in evoluzione continua, così come in evoluzione è la democrazia interna del PCC. Partito tutt'altro che monolitico, esso è volto al servizio della comunità e ha raggiunto oltre 100 milioni di iscritti (e pensare che, nel 1921, alla sua fondazione, contava appena 50 aderenti!).

Partito che pone forte attenzione alla lotta contro la corruzione e promuove la meritocrazia.

Come spiega il saggio del prof. Boying, la Cina, nel corso degli anni, è sostanzialmente riuscita a costruire una forma di socialismo democratico adatto al popolo cinese, ai tempi e alla realtà storica attuale.

Il viaggio alla ricerca e conoscenza del socialismo con caratteristiche cinesi è molto affascinante e appassionante. Soprattutto perché non scontato e con, alla base, delle solide fondamenta costruite sulla concretezza, oltre che sullo sviluppo storico, sociale e spirituale di un popolo che ha saputo coniugare confucianesimo e socialismo; sviluppo delle forze produttive, stato di diritto e marxismo.

Ottenendo risultati più che lusinghieri.

Non saprei dire se il 2026 sarà l'anno della Cina. Ma certamente lo saranno gli anni e i decenni a venire.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

sabato 16 novembre 2024

I socialisti Robert Fico e Xi Jinping si incontrano. Nel segno della pace, del pragmatismo e del multipolarismo. Articolo di Luca Bagatin


In UE, almeno un Premier socialista degno di questo nome esiste e si chiama Robert Fico.

Un Premier alla guida di Direzione-Socialdemocrazia (SMER), che conta circa il 25% dei consensi e ha una piattaforma che rifiuta le ricette economiche liberali e promuove un'economia fondata sull'intervento pubblico; sulla sovranità nazionale e l'euro-scetticismo e  su politiche anti-immigrazioniste, come del resto hanno sempre fatto tutti gli storici partiti socialisti del secolo scorso (molti dei quali totalmente scomparsi in Europa o quantomeno sono scomparse le loro serie leadership), che rifiutavano lo sfruttamento della manodopera straniera a basso costo, promuovendo politiche di cooperazione e partnership con i Paesi del Terzo Mondo e del Sud del mondo.

In tale ottica va visto anche l'incontro fra i Premier Fico e il Presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping, lo scorso 1 novembre.

Nell'ambito dell'incontro, Robert Fico ha affermato che la Slovacchia sostiene la politica di una sola Cina e che si oppone a qualsiasi ingerenza negli affari interni di altri Paesi, rispettendo il percorso di sviluppo di ogni Paese del mondo.

Oltre a voler rafforzare gli scambi con la Cina e a promuovere il dialogo fra Cina e UE, superando le eventuali divergenze, nell'ambito della crisi ucraina, tanto Fico che Xi, si sono detti favorevoli a svolgere un ruolo positivo nella promozione dei colloqui di pace.

Robert Fico, in particolare, ha affermato che la posizione della Cina, relativamente al conflitto russo-ucraino è “equa, obiettiva e costruttiva” e che la Slovacchia è disposta a unirsi al gruppo degli “Amici per la pace sulla crisi ucraina” - promosso dalla Cina e dal Brasile di Lula, oltre che da altri Paesi del Sud del mondo - e a contribuire alla risoluzione politica della crisi stessa.

Entrambi i leader si sono peraltro detti concordi nel sostenere e salvaguardare il sistema internazionale, con le Nazioni Unite al centro, e un ordine fondato sul diritto internazionale, oltre che la promozione di un mondo “multipolare, equo e ordinato e una globalizzazione economica universalmente vanteggiosa e inclusiva”, volta a “promuovere la costruzione di una comunità con un futuro condiviso per l'umanità”.

Una visione, in sostanza, fondata su un approccio positivo e pragmatico alla quale, oggi, solo i socialisti seri e vecchio stampo sembrano guardare.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

giovedì 8 giugno 2023

Riflessioni sulla democrazia e l'autogoverno by Luca Bagatin

Non ho mai amato le tifoserie e infatti non tifo per nessuna squadra.

Mi interessa il pragmatismo, la logica, il ragionamento.

E sostengo qualsiasi idea abbia un fondamento pragmatico, logico e ragionato.

Non mi piace l'ipocrisia né la disonestà intellettuale, che sono le principali nemiche di pragmatismo, logica e ragionamento e spesso sono, come le tifoserie, sempre cattivissime consigliere.

(Luca Bagatin)

Democrazia, per me, è permettere a tutti di autogovernarsi.

Non è dittatura della maggioranza, né mediazione da parte dei politici (che impongono la loro volontà).

Anche perché le maggioranze finiscono per seguire i capi popolo e "dove spira meglio il vento".

Sono solitamente le minoranze, che subiscono sempre le dittature (o delle maggioranze o dei politici) ad essere più intelligenti.

Con l'autogoverno si permetterebbe, dunque, a maggioranze e minoranze, ovvero a ogni singolo cittadino, di decidere per sé.

Che è infondo quel principio democratico sancito nell'Antica Grecia.

(Luca Bagatin)

Quando qualcuno compie un gesto criminale, efferato e aberrante si tende a dire: "Che animale!".

Ma è un'affermazione sbagliata.

Gli animali agiscono per istinto.

Solo gli esseri umani agiscono con crudeltà.

Quindi bisognerebbe dire: "Che umano!".

(Luca Bagatin)

La storia che "la verità ci renderà liberi" mi sembra tanto una frase fatta.

Ormai sappiamo tutto, a livello di informazione o controinformazione.

Ringraziamo certamente Julian Assange – che dovrebbe essere liberato e non certo incarcerato - e non solamente lui.

Ma il punto è che, anche se sappiamo la verità, non stiamo facendo niente per cambiare il corso degli eventi.

Perché?

Perché siamo bombardati da informazione, da notizie, da un mucchio roba che ci riempie la testa, ma non abbiamo mai fatto lo sforzo di approfondire, di formarci, di soffermarci a cambiare noi stessi.

Perché pensiamo sia difficile o inutile o, comunque, ci sembra che questo non porterà alcuna "visibilità" all'esterno.

Tutti vogliono apparire, fare parte di organizzazioni, fondare partiti o gruppi di vario genere. Tutti vogliono scrivere e continuare a alimentare la confusione che c'è nel mondo.

Nessuno capirà mai che, per cambiare qualcosa, occorre soffermarsi e fare l'opposto di ciò che si sta facendo.

(Luca Bagatin) 

Il nemico principale del buono, del vero e del bello, ovvero dell'arte e della libertà e democrazia autentiche, è il potere.

Il problema è che il potere è ciò a cui maggiormente ambiscono la gran parte degli esseri umani.

Senza questa spasmodica e incessante (quanto vana e inutile) ricerca del potere, si accorgerebbero di essere ciò che sono.

Per la maggior parte delle nullità perdute nell'ego e nell'ignoranza.

(Luca Bagatin)