Il socialismo con caratteristiche cinesi, sviluppatosi a partire dalla fine degli Anni '70, nella Repubblica Popolare Cinese, non è altro che sistema politico-istituzionale e economico socialista di mercato, che ha sviluppato le forze produttive e posto il settore capitalistico e privato al servizio della comunità.
Ed è proprio il socialismo con caratteristiche cinesi che ha permesso alla Cina di raggiungere il suo pieno sviluppo, tanto da divenire quasi la prima potenza economica mondiale e ad aver permesso al mondo, grazie alla sua azione, stabilità economica e commerciale, di crescere sotto il profilo economico.
Tutto ciò è spiegato, nel dettaglio, dall'ottimo saggio del prof. Zhang Boying, edito in Italia da Marx Ventuno Edizioni e dal titolo, appunto, “Il socialismo con caratteristiche cinesi. Perché funziona?”.
Un saggio molto scorrevole e che permette, tanto al profano, quanto allo studioso, di addentrarsi nei meandri della Storia e dell'economia socialista cinese.
Tale modello, promosso dal leader cinese Dang Xiaoping, che ha avviato le prime riforme, si concentra sullo sviluppo economico, promuove riforma e apertura, sviluppa la democrazia socialista, una cultura socialista e una civiltà ecologica socialista e il suo scopo ultimo è porsi al servizio della comunità, attraverso una condotta improntata a pragmatismo, rettitudine e onestà.
L'approccio non ideologico e pragmatico, volto a unire il capitale e il lavoro e a sviluppare le forze produttive, conciliando economia socialista e proprietà privata, del resto, è sempre stato una peculiarità della Repubblica Popolare Cinese, fin dalla sua fondazione, nel 1949.
Coniugando il marxismo allo sviluppo dell'iniziativa privata, alle riforme e allo stato di diritto, imparando tanto dai propri errori storici, quanto da quelli degli altri Paesi, ma integrando anche quanto di positivo hanno sviluppato gli altri Paesi.
La critica al capitalismo occidentale, in particolare statunitense, da parte del socialismo cinese, è dunque una critica costruttiva e scientifica. Un sistema fondato sul divario fra ricchi e poveri, ovvero sull'ineguaglianza, è deleterio per la stabilità e lo sviluppo economico.
Molto più sensato concentrarsi sullo sviluppo dell'economia, garantendo giustizia sociale, equità e stimolando l'attività produttiva e la cooperazione, sia interna e fra classi, che con gli altri Paesi del mondo.
Il prof. Boying spiega come, il fallimento dell'URSS, non possa essere attribuito al fallimento del socialismo, ma a una serie di fattori, fra i quali l'eccessiva centralizzazione e mancanza di democrazia, finendo per allontanare il Paese dalla strada del socialismo scientifico.
La Cina, che pur nella prima fase fu ampiamente sostenuta dai sovietici e la cui Storia è fatta di abusi e sfruttamento da parte delle potenze coloniali occidentali, seppe, diversamente, imparare dalla Storia e intraprendere una propria strada, in continuità con lo sviluppo del socialismo scientifico.
Essa seppe liberarsi dal feudalesimo, dall'imperialismo coloniale e dal giogo borghese, anche grazie a democratici quali Chen Duxiu, co-fondatore del Partito Comunista Cinese, nel 1921, che lottarono parimenti contro i Signori della Guerra; gli imperialisti occidentali; i nazionalisti e i feudatari interni, contribuendo a unificare il popolo, via via, sotto un'unica bandiera volta all'unificazione nazionale e alla pace.
I comunisti cinesi, a differenza dei nazionalisti, non soffocarono il capitalismo nazionale, ma, in continuità con i propositi di Sun Yat-sen, rivoluzionario repubblicano e primo Presidente della Cina moderna, promossero la costruzione di una repubblica democratica e antimperialista, ove la piccola proprietà privata fosse garantita e potesse svilupparsi.
L'antimperialismo dei comunisti cinesi, dunque, fu rivolto contro le potenze imperialiste straniere, al fine di riappropriarsi delle risorse nazionali e di permettere al popolo cinese di goderne i frutti.
Alla fine degli Anni '70, il rivoluzionario e leader Deng Xiaoping, non rigettò affatto il pensiero di Mao Tse-Tung, né il marxismo-leninismo, ma li rivalutò sotto il profilo scientifico.
Nelle sue analisi e teorie, integrò il pensiero di Mao e il marxismo-leninismo alle condizioni storiche cinesi, criticando ogni forma di dogmatismo e “deviazionismo di sinistra” e “di destra” e diede il via alle riforme economiche, che porteranno alla nascita delle Zone Economiche Speciali, al fine di attirare investimenti dall'estero e implementò riforme di apertura, che portarono a una sostanziale modernizzazione del Paese.
Mentre l'URSS, nel corso degli Anni '80, finirà per abbandonare il marxismo quale ideologia guida, la Repubblica Popolare Cinese, rafforzava la sua ideologia, riadattandola, pragmaticamente, alla nuova realtà economica.
Guidando, dunque, il sistema economico verso una nuova era e evitando tutte quelle deregolamentazioni che finiranno per fare implodere l'URSS.
La pianificazione economica cinese, dunque, aperta al mercato, sotto il controllo del Partito Comunista Cinese (PCC), entità non burocratica (come poteva, diversamente, essere il Partito Comunista dell'Unione Sovietica), ma meritocratica e al servizio della comunità, permetterà al Paese di migliorare il tenore di vita della popolazione, aprirsi al mondo esterno e agli investimenti, migliorando, al contempo, le proprie tecnologie.
Il saggio del prof. Boying, che approfondisce il socialismo con caratteristiche cinesi fino all'attuale amministrazione del Presidente Xi Jinping, spiega come esso non sia affatto “capitalismo di Stato”, come molti erroneamente affermano, in Occidente.
Il socialismo con caratteristiche cinesi, infatti, si basa su principi quali l'”automiglioramento” e il “rafforzamento” del sistema socialista, non solo sotto il profilo economico, ma anche sotto quello istituzionale e del sistema di governance internazionale.
La Cina, in tal senso, non sviluppa solo una economia socialista di mercato, ma anche una civiltà spirituale, improntata alla rettitudine e all'onestà. Un modello molto diverso rispetto a quello conosciuto in Occidente.
Il capitalismo, in sostanza, viene utilizzato per raggiungere un obiettivo. Che non è l'arricchimento individuale, ma collettivo e sotto tutti i punti di vista.
Un approccio, dunque, profondamente pragmatico, razionale e non-ideologico, volto ad ottenere risultati anche a lungo termine.
Le parole d'ordine del socialismo con caratteristiche cinesi, non a caso, sono: “stabilità”; “armonia”; “giustizia”; “uguaglianza”; “libertà”; “democrazia”; “patriottismo”; “amicizia”; “dedizione”; “integrità” e ogni aspetto del sistema economico, sociale e istituzionale cinese, è coerente e volto alla realizzazione di tali concetti.
Altri concetti sono “riforma” e “apertura”, che sono i mezzi che permettono al Paese di svilupparsi e ai quali la Cina socialista non vuole affatto rinunciare, ma che intende, diversamente, implementare ulteriormente.
Uno dei concetti introdotti dal Presidente cinese Xi Jinping, in continuità con i suo predecessori, è “Solo chi ha indosso le scarpe, sa se calzano a pennello”. Con ciò egli ritiene che solo i cittadini di un Paese possano decidere se il percorso che hanno intrapreso possa adattarsi o meno al loro Paese.
Ed è anche per questo che la Repubblica Popolare Cinese non intende interferire nel percorso degli altri Paesi; è molto attenta al rispetto della sovranità nazionale di ogni Paese e pretende rispetto per la propria sovranità nazionale e per il proprio sistema sociale, economico e istituzionale.
Il saggio del prof. Zhang Boying è molto interessante anche perché si addentra nello spiegare il sistema politico-istituzionale cinese.
Spiega come esso sia, pur molto diverso rispetto a quello occidentale (che , invece, spesso è basato sulla competizione fra partiti... e chi ha più danaro è anche chi ha più possibilità di vincere e governare), un sistema democratico e fondato sulla cooperazione multipartitica; sui congressi popolari; sul sistema dell'autonomia regionale etnica e su forme di democrazia diretta e di autogestione a livello di base.
Il sistema democratico cinese, ad ogni modo, come spiega il saggio, è in evoluzione continua, così come in evoluzione è la democrazia interna del PCC. Partito tutt'altro che monolitico, esso è volto al servizio della comunità e ha raggiunto oltre 100 milioni di iscritti (e pensare che, nel 1921, alla sua fondazione, contava appena 50 aderenti!).
Partito che pone forte attenzione alla lotta contro la corruzione e promuove la meritocrazia.
Come spiega il saggio del prof. Boying, la Cina, nel corso degli anni, è sostanzialmente riuscita a costruire una forma di socialismo democratico adatto al popolo cinese, ai tempi e alla realtà storica attuale.
Il viaggio alla ricerca e conoscenza del socialismo con caratteristiche cinesi è molto affascinante e appassionante. Soprattutto perché non scontato e con, alla base, delle solide fondamenta costruite sulla concretezza, oltre che sullo sviluppo storico, sociale e spirituale di un popolo che ha saputo coniugare confucianesimo e socialismo; sviluppo delle forze produttive, stato di diritto e marxismo.
Ottenendo risultati più che lusinghieri.
Non saprei dire se il 2026 sarà l'anno della Cina. Ma certamente lo saranno gli anni e i decenni a venire.
Luca Bagatin

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