Non pago del suo atto illegale, Trump e i suoi sodali minacciano la Colombia, Cuba, il Messico e la Groenlandia, parte integrante della Danimarca.
Il Presidente della
Colombia, il socialista Gustavo Petro, in merito, ha dichiarato sui social:
“Oggi vedrò se le parole inglesi di Trump corrispondono ai
resoconti della stampa nazionale. Pertanto, risponderò più tardi,
finché non saprò cosa significhi veramente la minaccia illegittima
di Trump.
Per quanto riguarda il signor Rubio, che separa le
autorità dal Presidente e afferma che il Presidente non vuole
collaborare mentre le autorità sì, lo esorto a leggere la
Costituzione colombiana perché le sue informazioni sono
completamente errate. Sono il prodotto degli interessi di politici
colombiani con legami familiari o commerciali con la mafia; vogliono
una rottura nelle relazioni tra Stati Uniti e Colombia in modo che il
traffico di cocaina aumenti vertiginosamente in tutto il mondo.
Ho
ordinato la rimozione di diversi colonnelli dei servizi segreti dalle
mie forze di polizia per aver fornito false informazioni contro lo
Stato. Non permettiamo a Rubio di credere a queste fallacie. Il
Presidente della Colombia è il Comandante Supremo delle forze armate
e di polizia colombiane per mandato costituzionale, una Costituzione
di 34 anni fa che il mio movimento ha contribuito a creare dopo aver
deposto le armi durante l'insurrezione e firmato un Patto: una nuova
costituzione da redigere tramite elezione popolare per l'Assemblea
Nazionale Costituente.
Il mio movimento, l'M-19, ex insorto
armato, ha ottenuto il primo voto relativo in assoluto per i membri
dell'Assemblea Costituente eletti dal popolo. È stata la nostra
prima vittoria elettorale. Insieme ad altre forze, e nel rispetto del
pluralismo e della diversità, abbiamo stipulato un Patto: la nuova Costituzione colombiana, che mirava a costruire uno stato sociale
governato dallo stato di diritto, cercando di garantire i diritti
fondamentali e universali del popolo.
(...)
Sebbene non sia mai
stato un soldato, conosco la guerra e le operazioni clandestine. Ho
giurato di non toccare mai più un'arma dopo l'accordo di pace del
1989, ma per il bene del mio Paese riprenderò le armi, armi che non
voglio più.
Non sono un figlio illegittimo, né un
narcotrafficante. La mia unica risorsa è la casa di famiglia, che
continuo a pagare con il mio stipendio. I miei estratti conto sono
stati resi pubblici. Nessuno ha potuto affermare che ho speso più
del mio stipendio. Non sono avido.
Ho un'enorme fiducia nel mio
popolo, ed è per questo che ho chiesto loro di difendere il
Presidente da qualsiasi atto di violenza illegittimo. Il modo per
difendermi è prendere il potere in ogni comune del Paese. L'ordine
alle forze di sicurezza non è di sparare sul popolo, ma
sull'invasore.
Non sto solo parlando; mi fido del popolo e della Storia della Colombia, che il signor Rubio non ha letto. Mi fido del
soldato che sa di essere figlio di Bolívar e della sua bandiera
tricolore.
Quindi, fategli sapere che ha di fronte un comandante
del popolo. Colombia libera per sempre. Ufficiali di Bolívar,
rompiamo i ranghi e marciamo da vincitori”.
Anche la Presidente socialista del Messico, Claudia Sheinbaum, risponde per le rime al regime USA, puntando il dito sia contro l'imperialista “Dottrina Monroe”, che contro le follie trumpiane: “Il Messico crede fermamente che l'America non appartenga a una dottrina o a una potenza. Il continente americano appartiene al popolo di ciascuno dei Paesi che lo compongono”.
La Presidente ha peraltro ricordato che nessun intervento militare ha “mai portato democrazia, non ha mai generato benessere o stabilità duratura”.
La Presidente Sheinbaum ha, altresì, ricordato come molte violenze in Messico siano causate dal traffico illegale di armi provenienti dagli USA e dal loro consumo di droga. “Cooperazione sì, subordinazione e intervento, no”, ha affermato la Presidente del Messico.
Il Presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, da parte sua, oltre a condannare l'attacco illegale al Venezuela e richiedere l'immediato rilascio del Presidente Maduro, ha ricordato i “coraggiosi combattenti cubani caduti affrontando terroristi in uniforme imperiale”, riferendosi ai soldati cubani che hanno tentato di difendere la sicurezza del Presidente Maduro.
Il Presidente Diaz-Canel ha anche affermato che: “Invitiamo la comunità internazionale a non permettere che un'aggressione di questa natura e gravità contro uno Stato membro delle Nazioni Unite resti impunita e a non permettere che il legittimo e attuale Presidente di un Paese sovrano venga rapito in un'operazione militare senza subirne le conseguenze”.
La Premier danese, la
socialdemocratica Mette Frederiksen, ha scritto su
Facebook che “Devo dirlo
molto direttamente agli Stati Uniti: non ha assolutamente senso
parlare della necessità che gli Stati Uniti prendano il controllo
della Groenlandia. Gli Stati Uniti non hanno il diritto di annettere
uno dei tre Paesi del Commonwealth.
Il Regno di Danimarca – e
quindi la Groenlandia – fa parte della NATO ed è quindi coperto
dalla garanzia di sicurezza dell'alleanza. Abbiamo già un accordo di
difesa tra il Regno e gli Stati Uniti, che garantisce agli Stati
Uniti ampio accesso alla Groenlandia. E noi, da parte del Regno,
abbiamo investito in modo significativo nella sicurezza
nell'Artico.
Esorterei quindi vivamente gli Stati Uniti a porre
fine alle minacce contro un alleato storicamente stretto e contro un
altro Paese e un altro popolo, che hanno affermato molto chiaramente
di non essere in vendita”.
Sarà un caso, ma i leader di tutti i Paesi minacciati dal regime USA sono socialisti. Così come socialisti erano – come ho spesso scritto - la pressoché totalità dei leader che, nella Storia, sono stati defenestrati dagli USA.
Contro l'aggressione del Venezuela e il rapimento del suo Presidente, si è espresso anche Roger Waters, cantautore britannico, storico cofondatore dei Pink Floyd e da sempre attivista per i diritti civili, contro il capitalismo e noto per le sue posizioni socialiste libertarie.
Waters ha parlato di “selvaggio atto di aggressione dell’impero degli Stati Uniti d’America contro i nostri fratelli e sorelle e compagni in Venezuela, quella grande e meravigliosa espressione della rivoluzione bolivariana”. Ed ha aggiunto: “Se fossi un uomo che prega, adesso starei pregando per il Presidente Maduro. Non sono un uomo che prega, ma sono un uomo che agisce, e farò tutto ciò che è in mio potere per sostenere il Venezuela, che è un Paese sovrano e dovrebbe essere lasciato in pace dai bulli gringo del nord”.
Luca Bagatin

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