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sabato 1 agosto 2026

Nell'ultimo viaggio da Presidente, Gustavo Petro al fianco di Cuba contro embargo e minacce. Articolo di Luca Bagatin

Il Presidente uscente della Colombia, Gustavo Petro, nel suo ultimo viaggio ufficiale all'estero, ha deciso di visitare Cuba.

Scopo del viaggio, quello di sostenere l'Isola, che sta subendo un'aggressione da parte del regime statunitense e promuovere un dialogo internazionale che scongiuri l'embargo e un intervento armato contro di essa.

Cuba è sotto attacco ed è vitale garantirne la sovranità nazionale e sostenerne la lotta per la sopravvivenza nei Caraibi”, aveva dichiarato il Presidente socialista colombiano, prima di recarsi a L'Avana, nei giorni scorsi.

Egli ha aggiunto che Cuba – in questi anni - ha formato 2.000 medici colombiani e ha contribuito a salvare “centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo con il suo vaccino contro il COVID-19”.

Il Presidente Petro è stato accolto, venerdì 31 luglio scorso, dalla Vice Ministro degli Esteri cubano, Josefina Vidal, prima di recarsi in Plaza de la Revolución all'Avana per deporre una corona al Memoriale di José Martí e successivamente incontrare il Presidente cubano Miguel Díaz-Canel.

Il Presidente colombiano, nel suo incontro con le autorità cubane, ha sottolineato come il suo mandato e la Costituzione colombiana del 1991 lo abbiano sempre obbligato a lavorare per la pace, sottolineando l'importante ruolo della Colombia nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

E ha dichiarato: “Sono venuto per chiedere all'umanità di mostrare solidarietà a Cuba, affinché non ci sia un'invasione né un lancio di missili, e per proporre come alternativa, anche all'attuale governo degli Stati Uniti, al signor Rubio e al signor Trump, che si instauri un dialogo tra civiltà che devono essere uguali pur essendo diverse.”
Egli, riferendosi a quanto sta accadendo a Gaza, ha altresì aggiunto che “È tempo di dialogo. Ciò che sta accadendo in Medio Oriente non è motivo di festa; potrebbe essere il preludio a un olocausto globale, a una barbarie diffusa, ed è preferibile che il popolo degli Stati Uniti e il suo attuale governo reagiscano”.
In particolare ha puntato il dito contro il governo israeliano spiegando che “abbiamo un uomo come Netanyahu che pensa solo a salvare se stesso, cercando di perpetuare il suo potere in Israele, conducendo guerre al di fuori di Israele, cercando di intensificare le guerre al di fuori di Israele per salvarsi da un processo internazionale che, come i nazisti al processo di Norimberga, merita per essere un genocida”.

Il Presidente Petro ha aggiunto che “il popolo degli Stati Uniti non può essere complice di tutto ciò, e nelle mie conversazioni da Capo di Stato con i funzionari statunitensi, incluso il Presidente Trump, ho sempre detto loro che non possono essere complici di un regime genocida se riconoscono la storia degli Stati Uniti nel XIX e XX secolo”.

Egli ha spiegato che questo è il momento del dialogo fra le civiltà e che occorre costruire un ponte “per l'umanità nella diversità, per la vita e per la libertà”, riferendosi anche alla necessità di costruire un dialogo fra gli USA e Cuba.

Il Presidente cubano, Diaz-Canel, nel ringraziare il Presidente Petro, ha aggiunto: “Abbiamo apprezzato la sua profonda solidarietà e il fermo sostegno al nostro Paese di fronte alle minacce di aggressione, al blocco energetico e all'intensificarsi dell'embargo economico statunitense. Ribadiamo l'incrollabile impegno del nostro Governo per la pace in Colombia”.

Nel frattempo, in Colombia, il Presidente eletto, Abelardo de la Espriella, rappresentante dell'estrema destra, ha affermato di voler chiudere l'Ambasciata colombiana all'Avana e di voler interrompere ogni rapporto con Cuba, secondo i desiderata del regime statunitense.

Luca Bagatin

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giovedì 23 luglio 2026

Colombia. Il Presidente uscente Gustavo Petro rilancia le accuse di frode e chiede l'annullamento delle elezioni. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente uscente della Colombia, Gustavo Petro, ha annunciato che è stato presentato un ricorso al Consiglio di Stato per chiedere l'annullamento delle elezioni presidenziali che hanno visto vincere, per soli 250.000 voti, il candidato dell'estrema destra, Abelardo de la Espriella.

Il Presidente Petro ha parlato di manipolazione algoritmica dei voti espressi all'estero, nell'ambito del ballottaggio tenutosi il 21 giugno scorso e ne ha richiesto il riconteggio.

Egli ha altresì denunciato che il sito web sul quale aveva presentato le prove della frode è stato oggetto di un attacco informatico.

Il Presidente Petro ha scritto su X che “Hanno appena rimosso la pagina dove si trovavano le prove che avevo presentato sulla frode elettorale algoritmica negli Stati Uniti. Non appena pubblicheremo nuovamente le prove, chiunque sia in possesso del materiale dovrebbe registrarlo, in modo che la rimozione della pagina diventi inutile. Questo dimostra che c'è stata effettivamente una frode elettorale”.

Egli ha insistito sul fatto che “l'insieme delle prove e la causa sono stati presentati ai tribunali, ma saranno presentati pubblicamente, attraverso i social media, a tutto il Paese” aggiungendo che “Il movimento dei testimoni digitali ha realizzato dei video in un linguaggio semplice, così che anche io possa capire come è stata commessa la frode elettorale dalla Registraduría Nacional e dai fratelli Bautista, che dovrebbero finire in carcere, se in Colombia esiste davvero la giustizia”.

Egli si riferisce a Felipe, Camilo e Fernando Bautista Palacio, amministratori del gruppo imprenditoriale Thomas Greg & Sons, azienda privata che, per conto dello Stato colombiano, lavora in settori particolarmente sensibili quali la stampa di sicurezza, la gestione dei documenti di identità e la logistica elettorale.

Petro ha puntato il dito in particolare contro Trump e Netanyahu, dichiarando, in merito: “Non credo che Trump ignori di aver fornito supporto: lo ha fatto e lo ha ammesso, e abbiamo scoperto come Netanyahu abbia appoggiato la manipolazione della legittima volontà della maggioranza del popolo colombiano”.

In merito ha sostenuto che il popolo colombiano avrebbe eletto, in realtà, Ivan Cepeda, leader della coalizione di sinistra, socialista democratica Pacto Historico, che, secondo i dati ufficiali, avrebbe ottenuto il 48,7%, ovvero solamente 250.000 voti in meno rispetto al candidato dell'estrema destra.

Petro ha sottolineato che, se fosse confermata la vittoria dell'estrema destra, il nuovo governo della Colombia avrebbe sede “a Miami e Washington”. E, in merito, ha dichiarato: “Siamo passati dallo status di repubblica a quello di vicereame, proprio come 216 anni fa… È tempo di alzare di nuovo la voce per l'indipendenza”.

Ivan Cepeda, nel ricordare la fine del mandato presidenziale di Gustavo Petro, ha voluto sottolineare come egli rimarrà sempre una figura importante del Pacto Historico e della sinistra colombiana. In tal senso ha dichiarato: “Con la conclusione del suo mandato presidenziale, salutiamo un capo di Stato, ma non il principale leader del progressismo in Colombia, che, fortunatamente per la nostra società, continuerà a servire il nostro popolo per molti altri anni.
Per tutte queste ragioni, oggi propongo che Gustavo Petro assuma la presidenza del Pacto Historico come nuovo partito politico.
Con questa decisione, che non dubito verrà accettata all'unanimità, continueremo a rafforzare il nostro progetto politico e invieremo un messaggio inequivocabile al Paese: continueremo a progredire nella trasformazione sociale affinché la Colombia diventi una potenza mondiale di vita, pace, equità e democrazia”.

Luca Bagatin

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martedì 7 luglio 2026

Il Presidente socialista colombiano Gustavo Petro denuncia brogli, annuncia ricorso e convoca una mobilitazione il 20 luglio. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente uscente della Colombia, il socialista Gustavo Petro, ha dichiarato di non riconoscere la legittimità del nuovo governo dell'estrema destra guidata da Abelardo Da la Espriella.

Il Presidente Petro ha scritto in merito, su X, che “Gli algoritmi che hanno falsato i risultati elettorali sono stati utilizzati con le liste elettorali di coloro che non votano mai, sostituendole con elettori che potevano votare più volte o con elettori assenti nei seggi con giurie omogenee”.

Egli ha spiegato che nei seggi elettorali all'estero, ove il candidato dell'estrema destra ha ottenuto 177.000 voti in più rispetto al candidato della sinistra, Ivan Cepeda, i giurati provenivano dalla Colombia e non erano residenti negli USA o in Spagna. Situazione che il Presidente Petro ha definito “illegale”.

Il Presidente uscente ha altresì aggiunto che alcuni elettori, trasferiti per i Mondiali di calcio, avrebbero votato fino a sette volte, utilizzando l'identità di cittadini assenti.

Egli ha poi indicato la società di intelligence privata israeliana BlackCube come fornitrice di algoritmi difettosi e ha accusato la società di lobbying Balart di aver ricevuto milioni di dollari per promuovere l'immagine di De la Espriella e convincere Trump a sostenerlo.

Su Facebook, il Presidente Petro ha affermato, fra le altre cose:

“Ciò che sta arrivando è il fascismo, e il fascismo non è qualcosa con cui si può trattare, ma qualcosa da sconfiggere.

Non stiamo esagerando quando diciamo che il governo di Abelardo è stato eletto dall'estero, con voti inesistenti, in una percentuale automaticamente aggiustata da algoritmi creati da società private israeliane con l'approvazione del loro governo genocida, e gestiti dalla società che io stesso ho pubblicamente denunciato, ma che il Consiglio di Stato aveva già ordinato di rimuovere con una sentenza definitiva nel 2018.
Oggi abbiamo illustrato ai rappresentanti eletti l'arsenale di prove raccolte e presenteremo ricorso per l'annullamento delle elezioni, come è nostro dovere.

L'umanità conoscerà i fatti perché ciò che è accaduto in Colombia è già accaduto in altri Paesi, anche europei, e continuerà ad accadere. Non stiamo solo affrontando l'imminenza del fascismo in Colombia, ma forse il più grande attacco alla democrazia globale dai tempi di Hitler”.

Gustavo Petro, prima di lasciare il suo incarico, ha indetto, per il prossimo 20 luglio, giornata dell'indipendenza della Colombia, una mobilitazione per difendere le riforme sociali del Paese. Alla manifestazione parteciperà anche il candidato dell'opposizione Ivan Cepeda, sostenuto da Petro alle elezioni presidenziali.

Luca Bagatin

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venerdì 26 giugno 2026

Colombia: la sinistra annuncia una ferma opposizione al governo di estrema destra e rilancia la difesa di riforme e diritti dei cittadini. Articolo di Luca Bagatin

 

Le elezioni presidenziali, in Colombia, si sono concluse con la vittoria per pochissimi punti percentuali, del candidato dell'estrema destra, Abelardo de la Espriella, che ha ottenuto il 49,66% contro il candidato della sinistra, Iván Cepeda, che – con la coalizione Alleanza per la Vita - ha ottenuto il 48,7%.

Il gruppo parlamentare del Patto Storico, di cui fa parte Iván Cepeda, partito di ispirazione socialista democratica e bolivariana, ha rilasciato una dichiarazione ufficiale nella quale ha annunciato la sua ferma opposizione al governo di de la Espriella.

Forte di 43 deputati e 26 senatori, la coalizione di sinistra intende riaffermare il suo impegno a difendere le riforme sociali e i diritti acquisiti dai cittadini attraverso il governo presieduto da Gustavo Petro.

La coalizione socialista intende dunque intraprendere un'opposizione “ferma, democratica e mobilitata”, al fine di bloccare qualsiasi azione legislativa o amministrativa volta a “smantellare i progressi compiuti dal popolo colombiano”.

In particolare, l'attuale opposizione socialista intende concentrarsi sulla tutela della riforma agraria, sui diritti dei lavoratori e dei pensionati, sull'istruzione pubblica, sulla promozione della pace e sul rispetto delle libertà democratiche.

Tutti aspetti messi a rischio dall'estrema destra – fortemente sostenuta dal regime statunitense - oggi al governo.

Il gruppo parlamentare del Patto Storico ha espresso la sua gratitudine per i settori che si sono mobilitati in favore della giustizia sociale, dai giovani alle donne, dagli agricoltori ai popoli indigeni.

Il gruppo parlamentare della sinistra ha anche annunciato la costruzione – attraverso un Primo Congresso Nazionale - di un Fronte Ampio per la Vita, ovvero un'iniziativa volta a riunire forze progressiste e popolari, che avrà come scopo la difesa della dignità e delle conquiste democratiche del popolo colombiano.

Luca Bagatin

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martedì 2 giugno 2026

Colombia. Il candidato della sinistra, Cepeda, sfida l'estrema destra al ballottaggio difendendo le riforme sociali e denunciando possibili brogli. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 31 maggio scorso, in Colombia, si è tenuto il primo turno delle elezioni presidenziali.

A prevalere, il candidato dell'estrema destra, Abelardo de la Espriella che, con la coalizione Difensori della Patria, ha ottenuto il 43,7%.

Al secondo posto il candidato della coalizione di sinistra e socialista democratica Alleanza per la Vita, Iván Cepeda, il quale ha ottenuto il 40,9%.

E proprio Iván Cepeda aveva denunciato gravi irregolarità elettorali, mettendo in guardia contro pressioni e interferenze provenienti dal regime di Washington, i cui interessi sarebbero minacciati da una nuova vittoria delle forze socialiste.

Dopo attente verifiche, Cepeda ha dichiarato, ad ogni modo, che non sono state riscontrate prove di dimensione tali da considerare invalido il voto del primo turno e che affronterà l'avversario al ballottaggio del 21 giugno prossimo.

Iván Cepeda, 64 anni, filosofo e attivista per i diritti umani, ha sottolineato come una vittoria dell'estrema destra distruggerebbe le conquiste sociali portate avanti dal Presidente socialista Gustavo Petro, in quanto verrebbe eliminato il salario minimo; il sostegno all'istruzione pubblica e la gratuità delle tasse universitarie; la riforma agraria; inoltre verrebbero favorite le oligarchie corrotte.

Egli ha ricordato come, il suo avversario, Abelardo de la Espriella, sia noto per le sue posizioni misogine e omofobe, oltre che anti-ambientaliste e che una sua vittoria riporterebbe la Colombia indietro, ai tempi dei governi di Alvaro Uribe, quando il narcotraffico la faceva da padrone.

La coalizione di sinistra, con Cepeda, ha comunque conquistato consensi rispetto al 2022, quando fu eletto Gustavo Petro, passando da 8.542.020 di voti (40,3%) a 9.688.361 (40,9%), considerando anche un aumento dell'affluenza, dimostrando un trend positivo per le forze socialiste al governo.

Iván Cepedaha, dunque, ha invitato i giovani colombiani e i partiti di area ambientalista e liberali (in Colombia i partiti liberali sono di orientamento socialista democratico) a consolidare l'Alleanza per la Vita, per fermare – al secondo turno elettorale - quelle che ha definito “pratiche criminali del fascismo”.

Il Presidente della Colombia, Gustavo Petro, sostenitore di Cepeda, ad ogni modo, su Facebook, ha denunciato la possibile presenza di irregolarità nel voto, dichiarando: “Presento le prove verificate della possibile frode, che posso consegnare all'autorità competente.

Ho dichiarato di non riconoscere i dati preliminari del conteggio dei voti provenienti dal software dei fratelli Bautista perché dispongo dei dati.

Il mio impegno verso il mio popolo e il mio amore per il mio Paese, per il quale ho combattuto tutta la vita, mi impongono di rischiare tutto trasmettendo queste informazioni, e lo farò ora.

Il responsabile dell'anagrafe si è costantemente rifiutato di consegnare il codice sorgente, requisito fondamentale per la trasparenza elettorale.

L'ho fatto perché, con una sentenza plenaria del Consiglio di Stato del 2018, questo software è stato dichiarato vulnerabile sia dall'interno che dall'esterno del sistema.

Quando ho segnalato che il software era stato modificato in giorni in cui, per legge, avrebbe dovuto rimanere inattivo, il responsabile dell'anagrafe ha affermato che era impossibile.

Questo dimostra solo che l'anagrafe nazionale non ha alcun controllo sul software, come già sapevamo.

Il software è stato effettivamente modificato, e per ben due volte il 26 maggio 2026. La prima modifica è avvenuta alle 13:21:35. La prima votazione si è svolta all'1:00 e la seconda alle 19:21:13.

La modifica consisteva nell'alterazione del censimento elettorale e del numero di seggi e tavoli di votazione. Il quotidiano El Tiempo è riuscito a scoprire solo la modifica dei tavoli.

L'entità della modifica è la seguente:
Censimento ufficiale: 41.421.973. Questa cifra è stata modificata in DIVIPOL, utilizzando il software dei fratelli Bautista, il 26 maggio 2026, cinque giorni prima delle elezioni, portandola a 42.307.373.

La differenza corrisponde a 885.409 nuove tessere elettorali che non si erano registrate entro i termini di legge.

Anche il numero dei seggi elettorali è stato modificato, aumentandolo come segue:

Da 13.742 seggi ufficiali a 14.438 in DIVIPOL, il software dei fratelli Bautista; differenza: 696 seggi. Questo modifica il numero totale:
I seggi ufficiali, già registrati, sono 120.527, ma in DIVIPOL, gestito dai fratelli Bautista, che hanno condotto lo spoglio, ce ne sono 122.020, con una differenza di 1.493 seggi aggiuntivi, che potrebbero non essere stati conteggiati.

Posso dimostrare questi fatti dinanzi all'autorità competente.

Nel conteggio dei voti dei fratelli Bautista, 5.300 seggi risultano con più di 300 voti il ​​giorno delle elezioni, il numero massimo consentito durante l'orario di votazione; molti raggiungono i 700 voti.

È in questi seggi che si concentra il vantaggio di 635.000 voti di Abelardo su Cepeda.

Fornisco i dati completi relativi ai 5.300 seggi elettorali”.

Luca Bagatin

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sabato 25 aprile 2026

Storico incontro, a Caracas, fra i Presidenti socialisti di Colombia e Venezuela, Gustavo Petro e Delcy Rodriguez. Articolo di Luca Bagatin

 

Si è tenuto, venerdì 24 aprile scorso, a Caracas, presso Palazzo Miraflores, sede del governo venezuelano, un importante incontro fra il Presidente della Colombia, Gustavo Petro e la Presidente incaricata del Venezuela, Delcy Rodriguez.

Entrambi i Paesi, oltre ad essere vicini geograficamente, hanno in comune la medesima Storia di liberazione nazionale, guidata da Simon Bolivar, negli Anni '20 del XIX Secolo e i rispettivi governi sono attualmente guidati da leader socialisti democratici e di ispirazione, appunto, bolivariana.

Entrambi i governi hanno concordato una serie di misure relative all'interconnessione di energia elettrica e gas; la promozione del turismo e la lotta contro la criminalità organizzata e transnazionale.

La Presidente Rodriguez ha elogiato l'ascesa al governo del Presidente Petro, nel 2022, sottolineando come essa abbia riaperto i canali diplomatici fra i due Paesi e ciò abbia permesso di rafforzare i rapporti commerciali ed economici, prima impediti dai governi di destra e filo-statunitensi.

L'agenda politica dei due Paesi intende dare priorità all'integrazione energetica, turistica e alimentare e entrambe le parti hanno concordato, altresì, di elaborare piani militari e di intelligence per arginare le bande criminali che imperversano in entrambi i Paesi.

Il Presidente Gustavo Petro, che ha solidarizzato con il Venezuela e il suo governo per l'attacco illegale subito dal Paese il 3 gennaio scorso, da parte del regime statunitense, culminato con il sequestro del Presidente Nicolas Maduro e della First Lady, Cilia Flores, ha sottolineato la necessità di sviluppare un progetto volto a promuovere pace globale e democrazia e che sia contrapposto ai modelli che sostengono autoritarismo e conflitti.

Oltre a ciò, ha rammentato la necessità di riprendere il progetto bolivariano della Grande Patria, che promuova unità, integrazione economica, sociale e politica fra Colombia e Venezuela, rispettando le relative autonomie nazionali.

Egli ha altresì sottolineato la necessità di adottare strategie volte alla lotta contro il narcotraffico, l'estrazione illegale di oro e minerali rari e la tratta di esseri umani.

Quella del Presidente Petro è la prima visita di un capo di Stato in Venezuela dopo il rapimento del Presidente Nicolas Maduro ed entrambe le parti si sono dette molto soddisfatte.

Nel frattempo, sempre venerdì 24 aprile scorso, il tribunale federale statunitense ha permesso al Presidente del Venezuela Maduro e a sua moglie, Cilia Flores, di utilizzare le risorse dello Stato venezuelano per potersi difendere nel procedimento che li vede coinvolti a New York, con l'infondata accusa di narcotraffico.

Il Presidente Maduro e la moglie sono attualmente reclusi in un carcere di New York, dopo il rapimento illegale del 3 gennaio scorso, che ha completamente violato il diritto internazionale e l'integrità territoriale del Venezuela.

Fra i maggiori sostenitori della loro liberazione, a livello internazionale, lo storico cofondatore dei Pink Floyd, Roger Waters, da sempre attivista per i diritti civili, contro il capitalismo e noto per le sue posizioni socialiste libertarie.

Luca Bagatin

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lunedì 20 aprile 2026

Nuova primavera socialista per la Bulgaria e l'Europa. Articolo di Luca Bagatin

 

E' e sarà una nuova primavera per la Bulgaria e l'Europa, con la vittoria, alle elezioni parlamentari di domenica 19 aprile, della coalizione socialista democratica e populista di sinistra Bulgaria Progressista (PB) di Rumen Radev che, con quasi il 45% dei consensi, ha ottenuto la maggioranza dei seggi in Parlamento e battuto la coalizione liberale e democristiana di centro-destra GERB (Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria) - SDS (Unione delle Forze Democratiche), di Bojko Borisov, ferma al 13,39%. Al terzo posto i liberal-europeisti di Continuiamo il Cambiamento, con il 12,6%; a seguire i liberali del Movimento per i Diritti e le Libertà, con il 7,1% e, infine, l'estrema destra di Revival, che ha ottenuto appena il 4,2% dei voti.

Le forze di destra e ultra-destra, liberal-capitaliste e filo UE, in sostanza, sono state ampiamente sconfitte e hanno perso numerosi seggi, lasciando spazio alla neonata Bulgaria Progressista, composta da socialisti democratici, nazionalisti e populisti di sinistra, nella piena tradizione del socialismo originario e patriottico europeo, la cui storia – malamente oscurata e vilipesa dall'ideologia liberale e capitalista – ha origini che vanno da Giuseppe Garibaldi ad Aleksandr Herzen, sino a giungere alla Comune di Parigi e i primi Soviet operai e contadini e che unisce tanto la tradizione socialista-repubblicano sociale latina che quella eurasiatica.

Il leader della coalizione vincente, Rumen Radev, classe 1963, Generale dell'Aeronautica, fu aderente al Partito Comunista Bulgaro dal 1985 al 1990 e, nel 2016, fu il candidato eletto alla Presidenza della Bulgaria, sostenuto dal Partito Socialista Bulgaro e dalla socialista democratica Alternativa per la Rinascita Bulgara, coalizione con la quale vinse con quasi il 60% dei voti, battendo la candidata dei liberali di centro-destra.

Radev è sempre stato critico nei confronti del governo liberale di centro-destra di Bojko Borisov, che ha spesso accusato di essere autoritario, oligarchico e corrotto e si è schierato contro di lui, con un programma fondato sulla lotta alla corruzione e all'oligarchia; maggiore presenza dello Stato in economia; maggiore giustizia e stato sociale e promozione della sovranità nazionale.

Nel 2017 fu fra i primi politici europei a condannare le sanzioni imposte dall'UE contro la Russia e si è sempre espresso contro la fornitura di armi al governo di Kiev, ritenendo che la Bulgaria dovesse tenersi fuori dal conflitto russo-ucraino e, come il suo omologo slovacco, il socialista democratico Robert Fico, ha sempre invitato ai negoziati fra le due parti.

Si è sempre detto, inoltre, molto critico nei confronti della costituzione di un fondo di riarmo, come proposto dai vertici dell'UE e criticò anche l'UE quando questa volle riconoscere il golpista Juan Guaidò che, nel 2019, senza averne alcun titolo, si autoproclamò Presidente del Venezuela in funzione anti-socialista e filo-statunitense.

E' emblematico il silenzio della sedicente “sinistra” italiana (o “campo largo) difronte al risultato delle elezioni in Bulgaria, che hanno visto il trionfo di una coalizione socialista e di sinistra autentica, senza equivoci.

Il caravanserraglio del PD and Co., invece, fino a pochi giorni fa ha preferito esultare per il destrorso Magyar, ovvero per la controfigura più glamour di Orban, peraltro suo ex sodale di partito.

Del resto, come scrivevo pochi giorni fa in un articolo dal titolo “Il tramonto della politica e la crisi dell'Occidente liberale” (https://amoreeliberta.blogspot.com/2026/04/il-tramonto-della-politica-e-la-crisi.html), esordivo con questo ragionamento: “Francamente si fa davvero fatica a definire “sinistra” il PD e i suoi alleati o potenziali tali, da Renzi, passando per Calenda, Bonelli, Fratoianni e Conte.

In che cosa si differenziano dal campo meloniano?

Nel voler mettere al centro la comunità, magari investendo massicciamente in istruzione, sanità, ricerca e sicurezza pubblica?

Nel voler nazionalizzare i settori chiave dell'economia, in favore, appunto, della comunità stessa?

Nel voler riaprire un dialogo con la Russia, ritornando a commerciare con essa, riaprire i canali energetici e abbandonare il sostegno all'autocrazia corrotta né UE né NATO, retta da un comico irresponsabile?

Nel voler ripristinare la democrazia rappresentativa, ritornando al sistema proporzionale puro, come previsto dalla Costituzione?

Nel voler ridiscutere l'alleanza con gli USA che, sempre di più, spingono l'acceleratore verso la destabilizzazione mondiale?”

Il socialismo autentico e senza equivoci, in Europa, quello di Radev, Robert Fico, Pedro Sanchez, Jeremy Corbyn e George Galloway in Gran Bretagna, Jean-Luc Mélenchon in Francia, Sahra Wagenknecht in Germania, pur nelle peculiarità nazionali di ciascun leader socialista, pone infatti al centro la comunità; è critico nei confronti del liberal-capitalismo, ovvero dell'edonismo e egoismo imperante; promuove il dialogo e il multilateralismo; promuove una società ordinata e volta al servizio delle persone, non della criminalità e delle oligarchie economiche.

Esattamente come il socialismo latinoamericano del Presidente brasiliano Lula, di quello colombiano Petro, di quello della Presidente messicana Sheinbaum e non li cito a caso, perché sono stati i veri protagonisti del IV Vertice in Difesa della Democrazia, tenutosi a Barcellona lo scorso 18 aprile.

Leader socialisti che hanno e non da oggi: condannato l'embargo contro Cuba da parte dell'imperialismo statunitense; che hanno condannato gli attacchi illegali dei regimi di Trump e Netanyahu contro l'Iran; che hanno condannato i crimini contro i palestinesi commessi dal regime di Netanyahu; che hanno condannato l'attacco del regime statunitense contro il Venezuela socialista e il rapimento del suo legittimo Presidente, Nicolas Maduro e della First Lady, Clia Flores e che hanno promosso: giustizia sociale; sovranità nazionale; indipendenza economica; rispetto del diritto internazionale; dialogo fra ogni parte in conflitto, comprendendo le ragioni di ogni parte in causa.

E Sanchez ha fatto benissimo a riaprire un amichevole canale con le realtà socialista dell'America Latina, grazie al vertice di Barcellona, oltre che rinnovare la sinergia economica con la Repubblica Popolare Cinese e non aver rotto, dal punto di vista energetico, con la Russia, risultando il primo importatore di gas russo in UE.

Socialismo senza equivoci è pragmatismo, logica, democrazia, comunità.

Ed è estraneo al sinistrismo borghese, liberal-capitalista (o “riformista” come si usa dire oggi, termine che ricordo essere stato criticato anche da Saragat, nel 1947), che insegue la destra divenendo esso stesso una forma indistinta di destra. Egualmente ideologico, censorio, anti-economico, anti-sociale e persino anti-europeista, visto che, senza dialogo, senza multilateralismo, senza il porre al centro gli interessi dei cittadini europei, l'idea stessa di Europa unita è destinata a implodere, disgregarsi, finire nelle mani dell'estremismo di destra nazionalista e sciovinista, sempre agli ordini dei desiderata di Washington o delle élite di Bruxelles (vedi Maggioranza Ursula, sostenuta tanto dalle destre liberal-democristiane, quando dagli pseudo “socialisti” e dagli pseudo “verdi”, ovvero da quel sinistrismo borghese liberal-capitalista di cui sopra).

Una Europa unita, sociale, sovrana, indipendente, in sinergia con l'Asia, l'Africa e l'America Latina, è ancora tutta da costruire.

Ma ciò sarà possibile solo guardando ad un socialismo senza equivoci, comunitario e autogestionario, come la Storia ci ha ampiamente insegnato.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

lunedì 5 gennaio 2026

Trump, dopo l'aggressione al Venezuela, minaccia Colombia, Messico, Cuba e Danimarca. I Presidenti di questi Paesi (tutti socialisti) gli rispondono per le rime. Articolo di Luca Bagatin

 

Non pago del suo atto illegale, Trump e i suoi sodali minacciano la Colombia, Cuba, il Messico e la Groenlandia, parte integrante della Danimarca.

Il Presidente della Colombia, il socialista Gustavo Petro, in merito, ha dichiarato sui social: “Oggi vedrò se le parole inglesi di Trump corrispondono ai resoconti della stampa nazionale. Pertanto, risponderò più tardi, finché non saprò cosa significhi veramente la minaccia illegittima di Trump.
Per quanto riguarda il signor Rubio, che separa le autorità dal Presidente e afferma che il Presidente non vuole collaborare mentre le autorità sì, lo esorto a leggere la Costituzione colombiana perché le sue informazioni sono completamente errate. Sono il prodotto degli interessi di politici colombiani con legami familiari o commerciali con la mafia; vogliono una rottura nelle relazioni tra Stati Uniti e Colombia in modo che il traffico di cocaina aumenti vertiginosamente in tutto il mondo.
Ho ordinato la rimozione di diversi colonnelli dei servizi segreti dalle mie forze di polizia per aver fornito false informazioni contro lo Stato. Non permettiamo a Rubio di credere a queste fallacie. Il Presidente della Colombia è il Comandante Supremo delle forze armate e di polizia colombiane per mandato costituzionale, una Costituzione di 34 anni fa che il mio movimento ha contribuito a creare dopo aver deposto le armi durante l'insurrezione e firmato un Patto: una nuova costituzione da redigere tramite elezione popolare per l'Assemblea Nazionale Costituente.
Il mio movimento, l'M-19, ex insorto armato, ha ottenuto il primo voto relativo in assoluto per i membri dell'Assemblea Costituente eletti dal popolo. È stata la nostra prima vittoria elettorale. Insieme ad altre forze, e nel rispetto del pluralismo e della diversità, abbiamo stipulato un Patto: la nuova Costituzione colombiana, che mirava a costruire uno stato sociale governato dallo stato di diritto, cercando di garantire i diritti fondamentali e universali del popolo.
(...)
Sebbene non sia mai stato un soldato, conosco la guerra e le operazioni clandestine. Ho giurato di non toccare mai più un'arma dopo l'accordo di pace del 1989, ma per il bene del mio Paese riprenderò le armi, armi che non voglio più.
Non sono un figlio illegittimo, né un narcotrafficante. La mia unica risorsa è la casa di famiglia, che continuo a pagare con il mio stipendio. I miei estratti conto sono stati resi pubblici. Nessuno ha potuto affermare che ho speso più del mio stipendio. Non sono avido.
Ho un'enorme fiducia nel mio popolo, ed è per questo che ho chiesto loro di difendere il Presidente da qualsiasi atto di violenza illegittimo. Il modo per difendermi è prendere il potere in ogni comune del Paese. L'ordine alle forze di sicurezza non è di sparare sul popolo, ma sull'invasore.
Non sto solo parlando; mi fido del popolo e della Storia della Colombia, che il signor Rubio non ha letto. Mi fido del soldato che sa di essere figlio di Bolívar e della sua bandiera tricolore.
Quindi, fategli sapere che ha di fronte un comandante del popolo. Colombia libera per sempre. Ufficiali di Bolívar, rompiamo i ranghi e marciamo da vincitori”.

Anche la Presidente socialista del Messico, Claudia Sheinbaum, risponde per le rime al regime USA, puntando il dito sia contro l'imperialista “Dottrina Monroe”, che contro le follie trumpiane: “Il Messico crede fermamente che l'America non appartenga a una dottrina o a una potenza. Il continente americano appartiene al popolo di ciascuno dei Paesi che lo compongono”.

La Presidente ha peraltro ricordato che nessun intervento militare ha “mai portato democrazia, non ha mai generato benessere o stabilità duratura”.

La Presidente Sheinbaum ha, altresì, ricordato come molte violenze in Messico siano causate dal traffico illegale di armi provenienti dagli USA e dal loro consumo di droga. “Cooperazione sì, subordinazione e intervento, no”, ha affermato la Presidente del Messico.

Il Presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, da parte sua, oltre a condannare l'attacco illegale al Venezuela e richiedere l'immediato rilascio del Presidente Maduro, ha ricordato i “coraggiosi combattenti cubani caduti affrontando terroristi in uniforme imperiale”, riferendosi ai soldati cubani che hanno tentato di difendere la sicurezza del Presidente Maduro.

Il Presidente Diaz-Canel ha anche affermato che: “Invitiamo la comunità internazionale a non permettere che un'aggressione di questa natura e gravità contro uno Stato membro delle Nazioni Unite resti impunita e a non permettere che il legittimo e attuale Presidente di un Paese sovrano venga rapito in un'operazione militare senza subirne le conseguenze”.

La Premier danese, la socialdemocratica Mette Frederiksen, ha scritto su Facebook che Devo dirlo molto direttamente agli Stati Uniti: non ha assolutamente senso parlare della necessità che gli Stati Uniti prendano il controllo della Groenlandia. Gli Stati Uniti non hanno il diritto di annettere uno dei tre Paesi del Commonwealth.
Il Regno di Danimarca – e quindi la Groenlandia – fa parte della NATO ed è quindi coperto dalla garanzia di sicurezza dell'alleanza. Abbiamo già un accordo di difesa tra il Regno e gli Stati Uniti, che garantisce agli Stati Uniti ampio accesso alla Groenlandia. E noi, da parte del Regno, abbiamo investito in modo significativo nella sicurezza nell'Artico.
Esorterei quindi vivamente gli Stati Uniti a porre fine alle minacce contro un alleato storicamente stretto e contro un altro Paese e un altro popolo, che hanno affermato molto chiaramente di non essere in vendita”.

Sarà un caso, ma i leader di tutti i Paesi minacciati dal regime USA sono socialisti. Così come socialisti erano – come ho spesso scritto - la pressoché totalità dei leader che, nella Storia, sono stati defenestrati dagli USA.

Contro l'aggressione del Venezuela e il rapimento del suo Presidente, si è espresso anche Roger Waters, cantautore britannico, storico cofondatore dei Pink Floyd e da sempre attivista per i diritti civili, contro il capitalismo e noto per le sue posizioni socialiste libertarie.

Waters ha parlato di “selvaggio atto di aggressione dell’impero degli Stati Uniti d’America contro i nostri fratelli e sorelle e compagni in Venezuela, quella grande e meravigliosa espressione della rivoluzione bolivariana”. Ed ha aggiunto: “Se fossi un uomo che prega, adesso starei pregando per il Presidente Maduro. Non sono un uomo che prega, ma sono un uomo che agisce, e farò tutto ciò che è in mio potere per sostenere il Venezuela, che è un Paese sovrano e dovrebbe essere lasciato in pace dai bulli gringo del nord”.

Luca Bagatin

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lunedì 15 dicembre 2025

Con l'elezione dell'estremista di destra Kast a Presidente del Cile l'America Latina libertaria e socialista arretra ulteriormente. La denuncia del Presidente colombiano Gustavo Petro. Articolo di Luca Bagatin

Il Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, ha commentato molto duramente l'esito del secondo turno delle elezioni presidenziali in Cile che, domenica 14 dicembre scorsa, hanno visto la vittoria dell'estremista di destra José Antonio Kast, il quale ha ottenuto il 58% dei voti, contro il 41,8% della candidata della coalizione socialista, comunista e democratico cristiana, Jeannette Jara.

Il Presidente Petro ha affermato che “Stanno arrivando venti di morte” e ha paragonato Kast a Pinochet, Hitler e altri dittatori. E, sui social, ha altresì affermato che “il fascismo avanza, non stringerò mai la mano a un nazista o al figlio di un nazista”, ricordando che Kast è figlio del nazista Michael Kast, emigrato dalla Germania in Cile per sfuggire alle forze Alleate che lo avevano arrestato e, in Cile, collaborò con la dittatura militare di Augusto Pinochet.

Il Presidente Petro ha affermato che “È triste che Pinochet abbia dovuto imporsi con la forza, ma è ancora più triste ora che le persone scelgono il loro Pinochet: eletti o no, sono figli di Hitler, e Hitler ha ucciso milioni di persone”.

Il Presidente colombiano Petro ha esortato la gioventù cilena a vegliare sulla tomba di Neruda. E a resistere al fascismo, invitando i giovani cileni a “abbracciare la vita e non unitevi mai alla morte”.

Il Presidente cileno eletto, José Antonio Kast, ha ricevuto il plauso dall'estrema destra internazionale, ovvero da Donald Trump passando per Bolsonaro, Milei, Fujimori, la Meloni e Salvini (sic!).

Decisamente un passo in dietro per l'America Latina libertaria e socialista, che si oppone anche fermamente alle recenti interferenze statunitensi in Colombia e in Venezuela, ree di essere governate da socialisti che hanno permesso ai rispettivi popoli di riappropriarsi delle risorse naturali.

In merito, peraltro, è intervenuto anche il Senatore indipendente statunitense Bernie Sanders, il quale ha affermato che Trump cerca di distogliere l'attenzione dai problemi interni degli USA, attraverso la sua campagna di aggressione contro il Venezuela.

Sanders, in merito, ha pubblicato un post su X, scrivendo cheI costi dell'assistenza sanitaria stanno salendo alle stelle. I costi degli alloggi stanno salendo alle stelle. I costi del cibo stanno salendo alle stelle. NO. Non abbiamo bisogno che Trump ci trascini in una guerra illegale e incostituzionale con il Venezuela per distogliere l'attenzione dalle crisi che il nostro Paese sta affrontando. Che fine ha fatto lo slogan "America First"?”.

Anche nell'ambito del 25esimo vertice dei Capi di Stato e di Governo dell'Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America - Trattato di Commercio dei Popoli (ALBA-TCP), tenutosi domenica 14 dicembre scorsa, vi è stata una condanna unanime relativamente agli atti di pirateria statunitensi al largo delle coste del Venezuela e contro ogni nuova colonialista “Dottrina Monroe”.

Stessa condanna era già stata espressa anche dalla Repubblica Popolare Cinese, il cui governo ha affermato l'impegno a difendere la sovranità del Venezuela e le sue risorse naturali e ha sostenuto la richiesta di Caracas di fare appello alle Nazioni Unite, per fermare le minacce militari statunitensi nella regione dei Caraibi.

La Repubblica Popolare Cinese è peraltro il principale acquirente del petrolio venezuelano. E' chiaro che i tentativi di Trump sono direttamente e/o indirettamente volti contro la Cina, in una ridicola quanto anti-storica riedizione della Guerra Fredda. Con la differenza che ad essere autocratici, autarchici e protezionisti sono gli USA, non certo la Cina.

La Repubblica Popolare Cinese, infatti, a differenza degli USA, promuove, pragmaticamente, dialogo, commercio e pace con tutti i popoli e i Paesi. E pensare che questo dovrebbe essere uno dei fondamenti della Costituzione degli Stati Uniti d'America (da sempre ampiamente tradita da tutti i Presidenti USA)!

Luca Bagatin

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venerdì 12 dicembre 2025

Anche con Trump la musica non cambia. L'obiettivo è sempre quello di distruggere il socialismo, a iniziare da quello latinoamericano. Articolo di Luca Bagatin

 

Gli USA di Trump, per quanto riguarda l'America Latina, sembrano non aver rinunciato all'idea di distruggere e/o destabilizzare i governi socialisti, come nel desiderata di tutti i precedenti Presidenti USA, che del resto hanno da sempre storicamente operato per fare in modo di distruggere il socialismo, ovvero la giustizia sociale, la sovranità nazionale e l'indipendenza economica, tanto in America Latina quanto in Europa, Libia, Siria e via discorrendo.

E continuano a farlo, con il pretesto, questa volta, della cosiddetta “lotta al narcotraffico”, puntando il dito contro i governi socialisti di Colombia e Venezuela.

In merito, nei giorni scorsi, oltre al Ministro degli Esteri di Cuba, Bruno Rodríguez Parrilla, al deputato peronista argentino Jorge Taiana e alla portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, era già intervenuto il Presidente socialista della Colombia Gustavo Petro, il quale è tornato sull'argomento.

Il Presidente Petro, sui social, ha affermato che: “Trump è molto disinformato sulla Colombia. È un peccato, perché sta liquidando il Paese che più di tutti sa del traffico di cocaina.
Durante la mia amministrazione, la Colombia ha condotto 1.446 scontri armati e 13 attentati contro i cartelli della droga, sequestrando 2.700 tonnellate di cocaina, la quantità più alta mai registrata al mondo, equivalente a 32 miliardi di dosi che non hanno mai raggiunto i Paesi consumatori.
18.000 laboratori rudimentali sono stati distrutti senza un solo morto e 30.000 ettari di coca sono già stati registrati dagli agricoltori per la sostituzione delle colture, con il supporto di aziende private statunitensi.
Questa terribile disinformazione da parte del Presidente degli Stati Uniti lo porta a rilasciare dichiarazioni e ad adottare misure che non possono essere dirette contro un presidente democraticamente eletto dalla maggioranza della società colombiana. È così che la Colombia viene mancata di rispetto.
Invito gli Stati Uniti a sostenere il controllo delle grandi spedizioni di cocaina attraverso le acque territoriali colombiane. Insieme accelereremo la costruzione di navi della nostra marina: motoscafi ad alta velocità, fregate porta-elicotteri e altro ancora.
La Colombia non ha bisogno che la sua sovranità venga violata: siamo i più interessati a fermare le mafie che hanno causato 300.000 vittime in mezzo secolo, e questo Stato ha affrontato questa violenza con decisione.
Non sono mai stato ostile agli Stati Uniti, ma non accetto imposizioni basate sulla disinformazione alimentata da politici colombiani alleati con le mafie o da ex ufficiali militari accusati di gravi violazioni dei diritti umani e di loschi affari”.

Egli ha anche denunciato il sequestro della petroliera venezuelana da parte degli USA, al largo delle coste del Venezuela. Il Presidente Petro ha parlato di atto di pirateria volto a sequestrare il petrolio venezuelano.

E anche il Presidente di Cuba, Miguel Diaz-Canel, aveva espresso la sua solidarietà e appoggio al governo socialista venezuelano sulla vicenda.

Cuba esprime il suo pieno appoggio alla dichiarazione di denuncia del governo venezuelano e condanna fermamente l'assalto a una petroliera nel Mar dei Caraibi, perpetrato dalle Forze Armate degli Stati Uniti” aveva affermato Diaz-Canel su X.

Anch'egli ha parlato di “atto di pirateria”, di “violazione del diritto internazionale” e di “escalation di aggressione contro un Paese fratello”.

Il Presidente socialista del Venezuela, Nicolas Maduro, in merito, ha affermato che “è stato smascherato il vero obiettivo dell'offensiva imperiale: il desiderio ossessivo di impossessarsi delle sue risorse naturali”.

Egli ha spiegato come la petroliera trasportasse petrolio greggio venezuelano verso i mercati internazionali nei Caraibi e che l'atto delle forze militari USA va considerato come atto di pirateria navale.

Egli ha anche fatto presente che “Se il Venezuela non avesse le maggiori riserve petrolifere del mondo, il Venezuela non esisterebbe per i miliardari e i suprematisti degli Stati Uniti. Vogliono rubare il petrolio del Venezuela e non pagarlo”, e ha concluso affermando che “fin dai tempi di Bolívar, per decreto presidenziale, tutto ciò che si trova sottoterra – oro, minerali, petrolio e gas – appartiene al popolo sovrano del Venezuela per mandato costituzionale, e nessuno e niente può rubare le risorse naturali e la ricchezza del popolo”.

Anche la Repubblica Popolare Cinese, attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri, Guo Jakun, ha ribadito di opporsi fermamente alle sanzioni unilaterali illegali, prive di fondamento nel diritto internazionale e non autorizzate dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

Luca Bagatin

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lunedì 1 dicembre 2025

Sostegno del mondo socialista internazionale al Venezuela, contro le dichiarazioni di Trump. Articolo di Luca Bagatin

 

Se Trump, in Europa, sembra ricercare la pace, altrove, in America Latina, sembra proseguire una politica imperialista e bellicista di ingerenza negli affari di Stati sovrani.

E' il caso della dichiarazione, da parte del Presidente USA, di chiusura dello spazio aereo del Venezuela, usato come pretesto per combattere il traffico di droga, che ha sollevato le proteste di numerosi leader ed esponenti socialisti, latinoamericani e non.

Fra questi il Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, il quale, fra le altre cose, sui social, ha dichiarato che “La chiusura dello spazio aereo del Venezuela è completamente illegale. L'ICAO (ovvero l'Organizzazione Internazionale per l'Aviazione Civile) deve riunirsi immediatamente. (…). L'ordine internazionale deve essere preservato e l'America Latina e i Caraibi devono dirlo senza timore (…). Chiedo al Presidente Trump di ritornare al rispetto dell'ordine giuridico internazionale che è la summa della saggezza della civiltà umana

Chiedo all'Unione Europea, nell'interesse dell'accordo raggiunto tra l'Unione Europea e l'America Latina e i Caraibi, di ordinare la normalizzazione dei voli per il Venezuela o di multare le imprese che non lo fanno.

Chiedo a tutti i Paesi dell'America Latina e dei Caraibi di riavviare i loro voli normali.

In Colombia devono essere sanzionate le imprese che si rifiutano di assumere i servizi per i quali si sono impegnate; devono seguire le indicazioni dell'ICAO o del governo colombiano.

L'umanità deve essere libera di volare e i cieli devono essere aperti in ogni parte del mondo”.

Dello stesso avviso anche Cuba che, attraverso il Ministro degli Esteri Bruno Rodríguez Parrilla, ha parlato di “atto aggressivo per il quale nessuno Stato ha autorità al di fuori dei propri confini nazionali”, invitando la comunità internazionale a “denunciare il preludio a un attacco illegittimo”.

Egli ha altresì sottolineato che “si tratta di una minaccia molto seria al diritto internazionale e di un aumento dell’escalation dell’aggressione militare e della guerra psicologica contro il popolo e il governo venezuelano, con conseguenze incalcolabili e imprevedibili per la pace, la sicurezza e la stabilità in America Latina e nei Caraibi”.

Numerose le proteste provenienti da varie organizzazioni e esponenti latinoamericani e del resto del mondo di ispirazione socialista, fra le quali quelle del deputato peronista argentino Jorge Taiana, il quale ha appoggiato pienamente il discorso del Presidente colombiano Gustavo Petro.

La Repubblica Popolare Cinese, attraverso la portavoce del Ministero degli Esteri, Mao Ning, alcuni giorni fa, aveva peraltro invitato gli USA a revocare le sanzioni “illegali e unilaterali” imposte al Venezuela e ad adoperarsi per “favorire la pace, la stabilità e lo sviluppo in America Latina e nella regione dei Caraibi”.

Mao Ning aveva altresì affermato che “La Cina si è sempre opposta alle sanzioni unilaterali che non hanno alcun fondamento nel diritto internazionale e non sono autorizzate dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e si oppone alle forze esterne che interferiscono negli affari interni del Venezuela con qualsiasi pretesto”.

Luca Bagatin

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lunedì 17 novembre 2025

In Ecuador confermata, dai referendum, la Costituzione introdotta dal socialista Correa. In Cile, alle presidenziali, vince al primo turno la comunista Jara. Articolo di Luca Bagatin

L'Ecuador, che, con le elezioni dell'aprile scorso, sembrava aver virato verso la destra liberal capitalista filo statunitense, eleggendo al secondo turno Daniel Noboa, domenica 16 novembre scorso, votando 4 NO ai referendum, ha dato una spallata tanto a Noboa, quanto alle mire degli USA sul Paese e confermato la Costituzione vigente.

Una Costituzione fortemente voluta dal governo socialista di Rafael Correa (costretto da anni all'esilio in Belgio, per persecuzione politica nel suo Paese) nel 2008 e già allora votata a maggioranza dai cittadini.

Con un'affluenza di oltre l'80%, i cittadini ecuadoriani si sono espressi: contro l'istituzione di basi militari e strutture straniere nel Paese con il 60,58% dei NO; contro il finanziamento pubblico ai partiti con il 58,7% dei NO; contro la riduzione del numero dei componenti dell'Assemblea legislativa e la loro elezione secondo nuovi criteri con il 53,46% dei NO; contro la convocazione e l'insediamento di un'Assemblea Costituente per redigere una nuova Costituzione con il 61,58% dei NO.

Fra i primi a complimentarsi con il risultato, il Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, il quale, in un post su X, ha affermato: “Un voto contrario del 60% alla proposta del governo dimostra qualcosa che ho detto personalmente a Noboa: in Ecuador può esserci un dialogo nazionale che ci permetta di difendere il Paese dalle mafie che lo stanno travolgendo”.

Ed ha aggiunto: “Il popolo ha votato No alle basi militari straniere sul territorio ecuadoriano, dovremmo cercare modi istituzionali migliori per coordinare le nostre forze militari e di polizia contro le mafie che oggi sono il nostro principale nemico”.

Concludendo: “Ora credo molto più fermamente che il potere costituente conferito ai popoli che facevano parte della Gran Colombia consentirebbe la formazione di una confederazione, la quael potrebbe risolvere problemi comuni e farci acquisire molta più forza come nazioni confederate”.

A complimentarsi per il risultato, anche il Ministro degli Esteri venezuelano Yván Gil, che ha parlato di “Grande vittoria per la dignità dell'Ecuador”. E, ricordando i rivoluzionari latinoamericani anti-imperialisti più celebri, ha aggiunto: “inviamo le nostre più sentite congratulazioni e i nostri migliori auguri al popolo ecuadoriano, erede della grande patriota e rivoluzionaria Manuela Sáenz e del generale Eloy Alfaro”, sottolineando come l'Ecuador si sia ribellato alle “politiche servili promosse da un governo corrotto legato al narcotraffico, ottenendo una vittoria politica storica”.

Risultato storico anche alle elezioni presidenziali in Cile, tenutesi lo stesso 16 novembre scorso, alle quali, al primo turno, ha vinto la candidata comunista della coalizione socialista, socialdemocratica, radicale, comunista e democratico cristiana “Unidad por Chile”, Jeannette Jara, ottenendo il 26,85% dei voti, contro il 23,92% del candidato dell'estrema destra pinochetista José Antonio Kast.

Luca Bagatin

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lunedì 20 ottobre 2025

Il Presidente socialista colombiano Gustavo Petro risponde per le rime a Donald Trump e ai suoi tentativi di destabilizzazione dell'America Latina socialista. Articolo di Luca Bagatin

 

I tentativi di destabilizzazione, da parte del governo USA, dei Paesi sovrani e socialisti, in America Latina, quali quello del Venezuela e della Colombia, sembrano non avere fine.

Alle ingiuste e pretestuose accuse di Trump rivolte al Presidente socialista colombiano, Gustavo Petro, di essere “leader del narcotraffico”, quest'ultimo ha risposto con fermezza.

Petro gli ha chiesto, innanzitutto, di rendere conto della morte di Alejandro Carranza, pescatore di Santa Marta, avvenuta attraverso un attacco USA alla sua imbarcazione.

La barca del pescatore di Santa Marta non apparteneva all'ELN (Esercito di Liberazione Nazionale); apparteneva a una famiglia umile che amava il mare, ed era lì che si procurava il cibo”. Rivolgendosi a Trump, il Presidente Petro ha insistito, chiedendogli: “Cosa dici a quella famiglia? Spiegami perché hai contribuito ad assassinare un umile pescatore di Santa Marta, la terra dove morì Bolívar e che dicono sia il cuore del mondo”. “Cosa dici alla famiglia del pescatore Alejandro Carranza ? Era un umile essere umano”.

Il Presidente Gustavo Petro ha proseguito, anche con un toccante post su Facebook, affermando: “Signor Trump, la Colombia non è mai stata scortese con gli Stati Uniti; al contrario, ne ha amato profondamente la cultura.
Ma lei è scortese e ignorante nei confronti della Colombia. Legga, come ha fatto il suo incaricato d'affari in Colombia, “Cent'anni di solitudine”, e le assicuro che imparerà qualcosa dalla solitudine.
Io non faccio affari, come lei. Sono un socialista. Credo negli aiuti e nel bene comune, e nei beni comuni dell'umanità, il più grande di tutti: la vita, messa in pericolo dal suo petrolio.
Se non sono un uomo d'affari, e tanto meno un narcotrafficante, non c'è avidità nel mio cuore.
Non potrei mai relazionarmi con l'avidità. Un mafioso è un essere umano che incarna il meglio del capitalismo: l'avidità. Io sono l'opposto, un amante della vita e quindi un guerriero millenario della vita. L'avidità ci sfugge, perché la vita è più potente”.

Trump, accusando senza alcuna prova la Colombia di narcotraffico, come sta facendo con il Venezuela, ove addirittura sta mobilitando la CIA, aveva affermato che “La Colombia promuove la coltivazione massiccia di droga e Petro non fa nulla per fermarla”, minacciando di sospendere i pagamenti e i sussidi che gli USA erogano alla Colombia.

Il Presidente Petro, su Facebook, ha a sua volta risposto, con un post che merita di essere integralmente pubblicato: “Le guerre che la Colombia sta vivendo da cinque decenni, prima nelle aree urbane fino al 1993 e poi nelle aree rurali, sono dovute al consumo di cocaina negli Stati Uniti. Sebbene i governi statunitensi abbiano contribuito alla pace in Colombia, negli ultimi anni sono stati scarsi e inesistenti.
Nella lotta contro i produttori e gli spacciatori di cocaina è emersa una sorta di divisione del lavoro: la Colombia fornisce i soldi e le morti nella lotta; gli Stati Uniti forniscono il consumo.
Il consumo negli Stati Uniti e il crescente consumo in Europa sono responsabili di 300.000 omicidi in Colombia e di un milione di morti in America Latina.
Durante la mia amministrazione, quando furono compiuti i maggiori sforzi contro i narcotrafficanti, bloccando l'espansione delle coltivazioni di foglie di coca, queste aumentarono solo del 3% entro il 2024. Metà delle coltivazioni, negli ultimi tre anni, è stata abbandonata nella giungla, come sottolinea il rapporto delle Nazioni Unite. Abbiamo sequestrato, come mai prima nella Storia, più di 2.800 tonnellate di cocaina, con l'aiuto delle agenzie di intelligence europee e nordamericane, alle quali ho chiesto la massima collaborazione senza violare le leggi nazionali.
Questo elimina l'unico vantaggio che la Colombia aveva ottenuto in questa lotta impari: i vantaggi tariffari, che sono diventati nulli durante l'amministrazione Trump e ora sono ancora più minacciati. Questo distrugge qualsiasi possibile accordo sulla lotta contro i narcotrafficanti, le cui risorse finanziarie in tutto il mondo non vengono sfruttate.
Propongo a Trump l'opposto: rimuovere i dazi sulla produzione agricola e agroindustriale colombiana per rafforzare la produzione agricola legale; investire nella riforma agraria affinché gli agricoltori abbiano accesso a terreni fertili vicino alle città e non adottino la giungla come mezzo di sopravvivenza; stimolare le opportunità commerciali negli Stati Uniti per acquistare, attraverso contratti a lungo termine, prodotti agricoli provenienti da zone di sostituzione delle colture in Colombia; legalizzare l'esportazione di cannabis come qualsiasi altro bene, data la sua esclusione dalla lista delle sostanze pericolose delle Nazioni Unite; rafforzare la politica statunitense di prevenzione del consumo; studiare scientificamente se il proibizionismo sia necessario o, piuttosto, promuovere un consumo responsabile e regolamentato dallo Stato; e creare un trattato più efficace per perseguire i capitali e i beni dei trafficanti di droga in tutto il mondo.

Solidarietà al Presidente Petro sono giunte dall'ex Presidente socialista della Bolivia, Evo Morales, il quale, su X, ha scritto: “Inviamo la nostra solidarietà al fratello Presidente Gustavo Petro di fronte agli attacchi e alle minacce del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump”, aggiungendo: “Gustavo Petro è una delle voci meritevoli che chiedono la pace. Le minacce contro la nostra patria sorella, la Colombia, sono minacce contro l'intera Patria Grande”.

E un messaggio di sostegno è giunto anche dall'ex Presidente socialista dell'Ecuador, Rafael Correa, già ingiustamente accusato di corruzione nel 2020 e rifugiato politico in Belgio: “Il fatto che l'uomo più potente del pianeta sia un pagliaccio irresponsabile dovrebbe preoccupare tutta l'umanità. Forza, Presidente Petro! Forza, Colombia! Forza, America Latina!”.

Luca Bagatin

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venerdì 10 ottobre 2025

Un Nobel per la Pace a chi sostiene i golpe contro il socialismo. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Nobel per la Pace lo diedero anche a Kissinger. Nel 1973.

L'anno nel quale, anche “grazie” a lui, gli USA sostennero, in Cile, il sanguinoso golpe militare di matrice liberal capitalista guidato da Pinochet. Contro il legittimo governo socialista di Salvador Allende.

Bella roba, vero?

A Gandhi invece niente. Mai, nemmeno una medaglietta. Eh... troppo pacifico... troppo nemico dei colonialisti britannici, si vede!

E a Obama? Altro Nobel. A colui il quale farà bombardare la Libia laica e socialista di Gheddafi.

Adesso a chi lo danno?

Al Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, impegnato a parlare di giustizia sociale, pace e contro il regime bombardatore di Nethanyau? Macché, gli USA gli hanno persino tolto il visto!

A Roger Waters? Altro campione di lotta per i diritti umani e promozione della giustizia sociale nel mondo? Macché! Altro “comunistone”, per gli “amici” a Stelle e Strisce.

E quindi? A chi viene dato?

Alla venezuelana Maria Corina Machado (sic!).

Una che, nel 2002, sostenne il golpe contro il governo eletto, socialista e democratico, di Hugo Chavez. Golpe fortunatamente respinto dalla gran parte della popolazione venezuelana.

Una amica degli USA, impegnata contro i legittimi governi socialisti del Venezuela da decenni.

Una che sostiene la destra liberal capitalista peggiore e più estrema, come quella dell'argentino Javier Milei e del partito di estrema destra spagnolo Vox.

Una che sostiene le privatizzazioni selvagge del patrimonio pubblico del suo Paese. In primis l'industria petrolifera. Privatizzazioni che favorirebbero chi? Le multinazionali USA in primis, ovviamente.

Quegli USA che minacciano da sempre di invadere militarmente il Venezuela (e che da diverso tempo schierano navi da guerra al largo delle coste caraibiche, violando il diritto internazionale). E nel frattempo lo sanzionano.

Perché?

Perché è socialista. Perché il socialismo, in Venezuela, vince le elezioni (comprese le recenti Amministrative) fin dagli Anni '90, grazie al fatto che le risorse pubbliche sono tornate nelle mani dei cittadini venezuelani.

Perché, laddove governa il socialismo, arriverà sempre qualche estremista e fondamentalista liberal capitalista, meglio se sostenuto dagli USA, a volerlo distruggere.

Vi ricorda niente?

Vi ricordano niente i già citati golpe contro Allende e Gheddafi? E quello più recente contro il laico socialista Assad (per rimpiazzarlo con gli islamisti, sic!)? E nel passato? Ne citiamo alcuni.

Contro l'argentino Juan Domingo Peron; contro i governi socialdemocratici del Guatemala; l'ingiusta clava giudiziaria contro il leader socialista brasiliano Lula (tornato fortunatamente saldamente al governo); quella recente contro l'ex Presidentessa peronista Cristina Kirchner e... la falsa rivoluzione di “Mani Pulite” contro Bettino Craxi e i partiti socialisti e democratici della Prima Repubblica Italiana! Che avevano garantito stabilità, welfare, multilateralismo in politica estera.

Ma guarda un po'.

Siamo sempre lì.

Ogni falsa rivoluzione, del resto, necessita dei suoi Capopopolo che siano osannati dai grandi media di riferimento. Ad uso e consumo del sistema consumista. Ad uso e consumo degli esportatori di (pseudo) “democrazia”, ovvero di bombardamenti contro Paesi sovrani (la Jugoslavia... vi ricorda niente? E l'Iraq?). Ovvero di destabilizzazioni di governi legittimi, laici e socialisti.

Fatti passare dai media per governi di “ladri”, “corrotti”, “dittatori”.

Per depredare quei Paesi delle loro risorse e metterci, al governo, fantocci liberal capitalisti di riferimento.

In merito a tutto ciò, fra l'altro, consiglio vivamente la lettura del libro “Parigi-Hammamet”, di Bettino Craxi (qui la mia recensione in merito: https://amoreeliberta.blogspot.com/2020/02/parigi-hammamet-il-thriller-inedito-di.html).

La storia è sempre la stessa. E la conosciamo. Solo che, il Re, è da tempo molto più che nudo.

Il mondo, nel frattempo, ad ogni modo e fortunatamente, è anche sempre più cambiato.

Negli USA governano degli anziani, peraltro sempre meno competenti. Che siano Biden o Trump. E la loro economia è un disastro.

L'UE non ha alcuna leadership seria e si appoggia ancora a degli USA rimasti fermi a una sciocca e controproducente mentalità da Guerra Fredda. E a un'economia fondata su sciocchi e controproducenti protezionismi in stile ottocentesco.

Il resto del mondo, in particolare il Sud del mondo, nel frattempo, rialza la testa. E' stanco di prendere ordini dai bianchi colonialisti di Washington, Bruxelles, Parigi o Bonn e dai loro “amichetti”.

E' il multilateralismo, bellezza. E' il riscatto dei popoli oppressi. E' il nuovo Sol dell'Avvenire.

E le bugie, le falsificazioni, le invettive contro il socialismo ormai, stanno a zero.

Luca Bagatin

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sabato 27 settembre 2025

Gustavo Petro e Roger Waters, due socialisti dalla parte dell'umanità e dell'amore. Articolo di Luca Bagatin

 

Dire che il Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, nella sua manifestazione pacifica a New York, a sostegno del popolo palestinese, bombardato dal regime di Nethanyau, avrebbe inneggiato ai disordine e alla violenza, è alquanto pretestuoso e ridicolo.

Assieme all'ex leader dei Pink Floyd, Roger Waters, noto per il suo attivismo in favore dei diritti civili e umani, della giustizia sociale e per la promozione del socialismo nel mondo, il Presidente Petro ha organizzato una piccola manifestazione pacifica, nella quale ha detto, fra le altre cose: “Chiedo a tutti i soldati dell’esercito degli Stati Uniti di non puntare i loro fucili contro l’umanità” e ha aggiunto “Disobbedite agli ordini del presidente Donald Trump, obbedite agli ordini dell’umanità”, invitando a promuovere la pace e non la guerra, tanto amata dai Presidenti dei regimi a Stelle e Strisce, siano essi “Repubblicani” o “Democratici” (repubblicani e democratici più di nome che di fatto, invero).

Egli, nei giorni scorsi, in sede ONU, aveva promosso la nascita di un “esercito per la salvezza dell'umanità” contro i crimini perpetrati da regimi come quello di Nethanyau e aveva sollevato la proposta di chiedere alla Repubblica Popolare Cinese un contributo attivo in questo senso (vedi il mio precedente articolo: https://amoreeliberta.blogspot.com/2025/09/il-presidente-socialista-della-colombia.html).

Egli ha anche sottolineato di non avere “nulla contro il popolo ebraico, né contro il popolo di Israele”.

Il Dipartimento di Stato USA ha scritto su X che Petro avrebbe “esortato i soldati statunitensi a disobbedire agli ordini” ed avrebbe incitato “alla violenza”. Per queste pretestuose motivazioni, nel post, è scritto anche che al Presidente colombiano sarebbe stato revocato il visto.

Per tutta risposta, il Presidente colombiano, su Facebook, ha scritto: “Sono arrivato a Bogotà e ho scoperto di non avere più un visto per gli Stati Uniti. Per andare a Ibagué alla grande manifestazione per la democrazia di Tolima, non ho bisogno di un visto. Separare gli Stati Uniti dalla Colombia è ciò di cui le mafie hanno bisogno. Ciò che il governo degli Stati Uniti mi sta facendo viola tutte le norme sull'immunità su cui si basano le Nazioni Unite e la sua Assemblea Generale. C'è immunità totale per i Presidenti che partecipano all'Assemblea e il governo degli Stati Uniti non può influenzare l'opinione degli Stati Uniti. Il fatto che non mi sia stato permesso di entrare nell'Autorità Nazionale Palestinese e che il mio visto sia stato revocato per aver chiesto agli eserciti statunitense e israeliano di non sostenere il genocidio, che è un crimine contro tutta l'umanità, dimostra che il governo degli Stati Uniti non rispetta più il diritto internazionale. La sede delle Nazioni Unite non può rimanere a New York”.

In un altro post, lungo e toccante, rispondendo direttamente a Trump, ha inoltre fatto presente che: “L'umanità è contro il genocidio, e in Colombia ci fu un genocidio contro il popolo quando i conservatori fascisti ordinarono che i liberali fossero sconfitti con il sangue e con il fuoco. Quel genocidio continuò anche in seguito, attraverso un'alleanza con il narcotraffico.
Mai, in nessun Paese al mondo, la mafia ha avuto un controllo così esteso sullo Stato come in Colombia. Mai, in nessun luogo, la mafia è stata in grado di emanare così tante leggi e, dal potere stesso dello Stato, uccidere centinaia di migliaia di contadini e giovani.
Mai, in nessun luogo al mondo, la mafia è riuscita a sfrattare milioni di contadini dalle loro terre. Il governo del narcotraffico instaurato in Colombia fu genocida.
Luis Carlos Galán lo denunciò e fu assassinato per questo. Quel Galán che ho incontrato personalmente quando ero un giovane combattente dell'M19, a cui dissi che eravamo fratelli, deve essere rivissuto nella voce del suo antenato, il comunardo José Antonio Galán, smembrato dai castigliani perché ribelle. I responsabili di questo genocidio cercano di rifugiarsi dietro di te, Trump, perché credono che tu protegga i responsabili del genocidio. Non circondarti di responsabili del genocidio.
L'umanità esige la fine del crimine a Gaza. Gli israeliani hanno subito un atto di terrore contro i loro giovani durante un concerto, e ci sono state morti che non avrebbero dovuto accadere. Ma la risposta non deve essere un crimine contro l'umanità. Non possiamo permettere che vengano uccisi bambini a Gaza.
Sua moglie, signor Trump, o le sue figlie, dovrebbero dirle che uccidere bambini non è giusto. Me lo dicono le mie figlie.
Rispetto la sua famiglia e le ho detto che avrei bevuto un whisky, nonostante la gastrite, a casa sua o a casa mia, o dove voleva, ma parlando faccia a faccia, tra pari, da uomini e senza bugie. Non mi ha risposto.
Metta da parte le sciocchezze dei suoi consiglieri, veda l'umanità con chiarezza e veda cosa sta succedendo. Non si rendono grandi gli Stati Uniti uccidendo bambini indifesi. Ora trasformeranno la mia libera e umana opinione in un crimine. Sapete che le leggi internazionali mi garantiscono l'immunità per rivolgermi alle Nazioni Unite e che non dovrebbero esserci rappresaglie per la mia libera opinione, perché sono una persona libera.
I missili non dovrebbero cadere sulla popolazione civile di Gaza. I missili non dovrebbero cadere sui giovani poveri al servizio dei narcotrafficanti, né sui contadini che cercano di sopravvivere. I missili non dovrebbero cadere sui migranti che partono perché non sopportano la povertà. I migranti non sono criminali e non meritano la pena di morte: farlo è un crimine contro l'umanità.
Trump, stai lontano da Hitler. C'è ancora tempo. Ho pregato per i soldati statunitensi che, in prima linea nella battaglia della Linea Gotica, vicino a Firenze, la città rinascimentale in Italia, morirono per la libertà. Ho pregato nel loro cimitero.
Non uccidete la libertà. I miei antenati vissero 30.000 anni fa in America e crearono lingue, arte e civiltà. I tuoi antenati sono arrivati ​​appena un secolo fa, ma questo non importa: sei il benvenuto in America, terra di libertà, e nel paese di Bolívar, la Gran Colombia, a nessun cittadino degli Stati Uniti sarà proibito l'ingresso, perché siamo liberi. Ma nessun criminale di guerra entrerà, tanto meno un criminale contro l'umanità.
Basta Auschwitz per il petrolio. Nel mezzo degli affari, c'è tempo per l'amore e l'umanità, dice la Bibbia.
Liberati, Trump, da quella schiavitù che durerà per generazioni.
Ho detto, e non è un crimine, di non obbedire alle voci che ordinano ai loro eserciti di sparare sull'umanità.
Sono, oltre che un colombiano orgoglioso del suo Paese, che ama la sua enorme bellezza tropicale, il suo mare e le sue montagne, e tutte le sue culture, belle come la natura, un cittadino europeo. Non ho bisogno del tuo visto, ma andrò solo su invito del tuo popolo. Non ho nemmeno bisogno di viaggiare: la Colombia è il cuore del mondo, e nelle sue terre vivono esseri umani che portano nelle loro vene tutti i popoli del mondo. Posso vedere il mondo viaggiando attraverso il mio Paese”.

Gustavo Petro, come il compianto Presidente dell'Uruguay José “Pepe” Mujica, come il Presidente brasiliano Lula (peraltro tutti molto amici del già citato Roger Waters) e molti altri leader socialisti democratici autentici, latinoamericani, asiatici e del Sud del mondo, sono un faro di speranza, in un mondo che sta perdendo ogni forma di umanità e dignità.

In un mondo in particolare, quello Occidentale liberal capitalista, che mistifica e scambia la democrazia con la barbarie; la libertà con il consumismo e l'edonismo (o, peggio, con la violenza nei confronti dei più deboli); il riformismo con il fondamentalismo. Che distrugge la scuola pubblica, la sanità, la civiltà, invocando più armi.

In un circo degli orrori senza fine.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

mercoledì 24 settembre 2025

Il Presidente socialista della Colombia Gustavo Petro auspica un “esercito della salvezza dell'umanità” per difendere il popolo palestinese. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, in occasione della sessione plenaria dell'80esima Assemblea Generale dell'ONU, ha pronunciato a New York, poco dopo il suo arrivo, un discorso nel quale ha affermato di voler sollecitare un intervento diretto della Repubblica Popolare Cinese nel caso in cui i continui bombardamenti contro i civili su Gaza, da parte del regime di Nethanyau, non dovessero cessare.

Egli ha sottolineato, riferendosi a ciò, che:Nessuno perdonerà questo per generazioni. Le Nazioni Unite saranno finite se continuano su questa strada. Se lo bloccano nel Consiglio di Sicurezza, sarà votato dall'Assemblea Generale”. Ed ha aggiunto: "E ciò su cui si vota non è più una richiesta, ma la formazione di un esercito per la salvezza dell'umanità. E se devo dire alla Cina di fornire i distaccamenti, lo chiedo perché non può essere concesso un altro giorno e perché gli eserciti d'Europa si sono arresi a Hitler e perché l'esercito degli Stati Uniti si sta arrendendo a Hitler".

Egli ha sottolineato, altresì, che È tutta l'umanità che deve rispondere, perché non si può permettere un altro giorno di genocidio, perché sarebbe un genocidio contro i nostri popoli, come è già iniziato nei Caraibi, e perché sarebbe uno spreco del tempo che abbiamo per salvare vite umane”.

Durante l'Assemblea Generale, il delegato della Repubblica Popolare Cinese, Geng Shuang, ha affermato, in merito, che “È necessario porre fine immediatamente alla tragedia di Gaza, alleviare le tensioni in Cisgiordania, correggere le ingiustizie storiche subite dai palestinesi e salvaguardare la pace e la stabilità nella regione del Medio Oriente”. Egli ha altresì espresso apprezzamento per il riconoscimento dello Stato della Palestina da parte di diversi governi occidentali, sottolineando come questi dovrebbero promuovere la “soluzione dei due Stati” e sostenere l'indipendenza della Palestina e la sua adesione all'ONU il prima possibile.

Il Presidente colombiano Petro, nell'ambito dell'Assemblea delle Nazioni Unite, ha inoltre puntato il dito contro l'Amministrazione USA di Donald Trump e la sua sedicente “politica antidroga”, sottolineando come La politica antidroga non ha lo scopo di impedire alla cocaina di raggiungere gli Stati Uniti; lo scopo della politica antidroga è dominare la popolazione del Sud in generale”.

Egli ha peraltro affermato che, durante la sua amministrazione, in Colombia, nel 2023 e 2024, è stato sequestrato il maggior quantitativo di cocaina e che oltre 700 narcotrafficanti sono stati estradati in Europa e negli USA.

Il mio governo ha sequestrato la cocaina e non abbiamo lanciato un solo missile, né ucciso alcun giovane”, ha affermato il Presidente Petro, riferendosi alle discutibili “politiche antidroga” del governo USA.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it