
E' e sarà una nuova primavera per la Bulgaria e l'Europa, con la
vittoria, alle elezioni parlamentari di domenica 19 aprile, della coalizione socialista democratica e populista
di sinistra Bulgaria Progressista (PB) di Rumen
Radev che, con quasi il 45% dei
consensi, ha ottenuto la maggioranza dei seggi in Parlamento e
battuto la coalizione liberale e democristiana di centro-destra GERB
(Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria) - SDS (Unione
delle Forze Democratiche), di Bojko Borisov, ferma al 13,39%. Al
terzo posto i liberal-europeisti di Continuiamo il Cambiamento, con
il 12,6%; a seguire i liberali del Movimento per i Diritti e le
Libertà, con il 7,1% e, infine, l'estrema destra di Revival, che ha
ottenuto appena il 4,2% dei voti.
Le forze di
destra e ultra-destra, liberal-capitaliste e filo UE, in sostanza,
sono state ampiamente sconfitte e hanno perso numerosi seggi,
lasciando spazio alla neonata Bulgaria Progressista, composta da
socialisti democratici, nazionalisti e populisti di sinistra, nella
piena tradizione del socialismo originario e patriottico europeo, la
cui storia – malamente oscurata e vilipesa dall'ideologia liberale
e capitalista – ha origini che vanno da Giuseppe Garibaldi ad
Aleksandr Herzen, sino a giungere alla Comune di Parigi e i primi
Soviet operai e contadini e che unisce tanto la tradizione
socialista-repubblicano sociale latina che quella eurasiatica.
Il leader
della coalizione vincente, Rumen Radev, classe 1963, Generale dell'Aeronautica, fu aderente al Partito
Comunista Bulgaro dal 1985 al 1990 e, nel 2016, fu il candidato
eletto alla Presidenza della Bulgaria, sostenuto dal Partito
Socialista Bulgaro e dalla socialista democratica Alternativa per la
Rinascita Bulgara, coalizione con la quale vinse con quasi il 60% dei
voti, battendo la candidata dei liberali di centro-destra.
Radev è
sempre stato critico nei confronti del governo liberale di
centro-destra di Bojko Borisov, che ha spesso accusato di essere
autoritario, oligarchico e corrotto e si è schierato contro di lui,
con un programma fondato sulla lotta alla corruzione e
all'oligarchia; maggiore presenza dello Stato in economia; maggiore
giustizia e stato sociale e promozione della sovranità nazionale.
Nel 2017 fu
fra i primi politici europei a condannare le sanzioni imposte dall'UE
contro la Russia e si è sempre espresso contro la fornitura di armi
al governo di Kiev, ritenendo che la Bulgaria dovesse tenersi fuori
dal conflitto russo-ucraino e, come il suo omologo slovacco, il
socialista democratico Robert Fico, ha sempre invitato ai negoziati
fra le due parti.
Si è sempre
detto, inoltre, molto critico nei confronti della costituzione di un
fondo di riarmo, come proposto dai vertici dell'UE e criticò anche
l'UE quando questa volle riconoscere il golpista Juan Guaidò che,
nel 2019, senza averne alcun titolo, si autoproclamò Presidente del
Venezuela in funzione anti-socialista e filo-statunitense.
E'
emblematico il silenzio della sedicente “sinistra” italiana (o
“campo largo) difronte al risultato delle elezioni in Bulgaria, che
hanno visto il trionfo di una coalizione socialista e di sinistra
autentica, senza equivoci.
Il
caravanserraglio del PD and Co., invece, fino a pochi giorni fa ha
preferito esultare per il destrorso Magyar, ovvero per la
controfigura più glamour di Orban, peraltro suo ex sodale di
partito.
Del
resto, come scrivevo pochi giorni fa in un articolo dal titolo
“Il tramonto della politica e la crisi dell'Occidente liberale”
(https://amoreeliberta.blogspot.com/2026/04/il-tramonto-della-politica-e-la-crisi.html),
esordivo
con questo ragionamento: “Francamente
si fa davvero fatica a definire “sinistra” il PD e i suoi alleati
o potenziali tali, da Renzi, passando per Calenda, Bonelli,
Fratoianni e Conte.
In che cosa si
differenziano dal campo meloniano?
Nel voler mettere al
centro la comunità, magari investendo massicciamente in istruzione,
sanità, ricerca e sicurezza pubblica?
Nel voler
nazionalizzare i settori chiave dell'economia, in favore, appunto,
della comunità stessa?
Nel voler riaprire un
dialogo con la Russia, ritornando a commerciare con essa, riaprire i
canali energetici e abbandonare il sostegno all'autocrazia corrotta
né UE né NATO, retta da un comico irresponsabile?
Nel voler ripristinare
la democrazia rappresentativa, ritornando al sistema proporzionale
puro, come previsto dalla Costituzione?
Nel voler ridiscutere
l'alleanza con gli USA che, sempre di più, spingono l'acceleratore
verso la destabilizzazione mondiale?”
Il
socialismo autentico e senza equivoci, in Europa, quello di Radev,
Robert Fico, Pedro Sanchez, Jeremy
Corbyn e George Galloway in Gran Bretagna, Jean-Luc Mélenchon in
Francia, Sahra Wagenknecht in Germania, pur nelle peculiarità nazionali di ciascun leader socialista, pone infatti al centro la
comunità; è critico nei confronti del liberal-capitalismo, ovvero
dell'edonismo e egoismo imperante; promuove il dialogo e il
multilateralismo; promuove una società ordinata e volta al servizio
delle persone, non della criminalità e delle oligarchie economiche.
Esattamente come il socialismo latinoamericano del Presidente
brasiliano Lula, di quello colombiano Petro, di quello della
Presidente messicana Sheinbaum e non li cito a caso, perché sono
stati i veri protagonisti del IV Vertice in Difesa della Democrazia,
tenutosi a Barcellona lo scorso 18 aprile.
Leader socialisti che hanno e non da oggi: condannato l'embargo
contro Cuba da parte dell'imperialismo statunitense; che hanno
condannato gli attacchi illegali dei regimi di Trump e Netanyahu
contro l'Iran; che hanno condannato i crimini contro i palestinesi
commessi dal regime di Netanyahu; che hanno condannato l'attacco del
regime statunitense contro il Venezuela socialista e il rapimento del
suo legittimo Presidente, Nicolas Maduro e della First Lady, Clia
Flores e che hanno promosso: giustizia sociale; sovranità nazionale;
indipendenza economica; rispetto del diritto internazionale; dialogo
fra ogni parte in conflitto, comprendendo le ragioni di ogni parte in
causa.
E Sanchez ha fatto
benissimo a riaprire un amichevole canale con le realtà socialista
dell'America Latina, grazie al vertice di Barcellona, oltre che
rinnovare la sinergia economica con la Repubblica Popolare Cinese e
non aver rotto, dal punto di vista energetico, con la Russia,
risultando il primo importatore di gas russo in UE.
Socialismo senza equivoci
è pragmatismo, logica, democrazia, comunità.
Ed è estraneo al
sinistrismo borghese, liberal-capitalista (o “riformista” come si
usa dire oggi, termine che ricordo essere stato criticato anche da
Saragat, nel 1947), che insegue la destra divenendo esso stesso una
forma indistinta di destra. Egualmente ideologico, censorio,
anti-economico, anti-sociale e persino anti-europeista, visto che,
senza dialogo, senza multilateralismo, senza il porre al centro gli
interessi dei cittadini europei, l'idea stessa di Europa unita è
destinata a implodere, disgregarsi, finire nelle mani dell'estremismo
di destra nazionalista e sciovinista, sempre agli ordini dei
desiderata di Washington o delle élite di Bruxelles (vedi
Maggioranza Ursula, sostenuta tanto dalle destre
liberal-democristiane, quando dagli pseudo “socialisti” e dagli
pseudo “verdi”, ovvero da quel sinistrismo borghese
liberal-capitalista di cui sopra).
Una Europa unita,
sociale, sovrana, indipendente, in sinergia con l'Asia, l'Africa e
l'America Latina, è ancora tutta da costruire.
Ma ciò sarà possibile
solo guardando ad un socialismo senza equivoci, comunitario e
autogestionario, come la Storia ci ha ampiamente insegnato.
Luca Bagatin
www.amoreeliberta.blogspot.it