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lunedì 17 novembre 2025

In Ecuador confermata, dai referendum, la Costituzione introdotta dal socialista Correa. In Cile, alle presidenziali, vince al primo turno la comunista Jara. Articolo di Luca Bagatin

L'Ecuador, che, con le elezioni dell'aprile scorso, sembrava aver virato verso la destra liberal capitalista filo statunitense, eleggendo al secondo turno Daniel Noboa, domenica 16 novembre scorso, votando 4 NO ai referendum, ha dato una spallata tanto a Noboa, quanto alle mire degli USA sul Paese e confermato la Costituzione vigente.

Una Costituzione fortemente voluta dal governo socialista di Rafael Correa (costretto da anni all'esilio in Belgio, per persecuzione politica nel suo Paese) nel 2008 e già allora votata a maggioranza dai cittadini.

Con un'affluenza di oltre l'80%, i cittadini ecuadoriani si sono espressi: contro l'istituzione di basi militari e strutture straniere nel Paese con il 60,58% dei NO; contro il finanziamento pubblico ai partiti con il 58,7% dei NO; contro la riduzione del numero dei componenti dell'Assemblea legislativa e la loro elezione secondo nuovi criteri con il 53,46% dei NO; contro la convocazione e l'insediamento di un'Assemblea Costituente per redigere una nuova Costituzione con il 61,58% dei NO.

Fra i primi a complimentarsi con il risultato, il Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, il quale, in un post su X, ha affermato: “Un voto contrario del 60% alla proposta del governo dimostra qualcosa che ho detto personalmente a Noboa: in Ecuador può esserci un dialogo nazionale che ci permetta di difendere il Paese dalle mafie che lo stanno travolgendo”.

Ed ha aggiunto: “Il popolo ha votato No alle basi militari straniere sul territorio ecuadoriano, dovremmo cercare modi istituzionali migliori per coordinare le nostre forze militari e di polizia contro le mafie che oggi sono il nostro principale nemico”.

Concludendo: “Ora credo molto più fermamente che il potere costituente conferito ai popoli che facevano parte della Gran Colombia consentirebbe la formazione di una confederazione, la quael potrebbe risolvere problemi comuni e farci acquisire molta più forza come nazioni confederate”.

A complimentarsi per il risultato, anche il Ministro degli Esteri venezuelano Yván Gil, che ha parlato di “Grande vittoria per la dignità dell'Ecuador”. E, ricordando i rivoluzionari latinoamericani anti-imperialisti più celebri, ha aggiunto: “inviamo le nostre più sentite congratulazioni e i nostri migliori auguri al popolo ecuadoriano, erede della grande patriota e rivoluzionaria Manuela Sáenz e del generale Eloy Alfaro”, sottolineando come l'Ecuador si sia ribellato alle “politiche servili promosse da un governo corrotto legato al narcotraffico, ottenendo una vittoria politica storica”.

Risultato storico anche alle elezioni presidenziali in Cile, tenutesi lo stesso 16 novembre scorso, alle quali, al primo turno, ha vinto la candidata comunista della coalizione socialista, socialdemocratica, radicale, comunista e democratico cristiana “Unidad por Chile”, Jeannette Jara, ottenendo il 26,85% dei voti, contro il 23,92% del candidato dell'estrema destra pinochetista José Antonio Kast.

Luca Bagatin

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lunedì 8 febbraio 2021

Presidenzali in Ecuador. Il socialista Arauz in testa. Andrà al ballottaggio con l'anticapitalista indigenista Yaku Perez. Articolo di Luca Bagatin

Si andrà al ballottaggio l'11 aprile, ma Andres Arauz, classe 1985, candidato della coalizione socialista correista Movimento Unione Nazionale per la Speranza (costituita dai partiti “Rivoluzione Cittadina” (socialista) e “Centro Democratico” (centrosinistra)), è decisamente in testa, con il 32,19% dei consensi, alle elezioni presidenziali che si sono tenute il 7 febbraio scorso in Ecuador.

Per la legge elettorale ecuadoriana, è eletto Presidente colui il quale superi il 50% dei voti, oppure il 40%, ma distacchi il secondo candidato di dieci punti.

Al secondo posto Yaku Perez, candidato indigenista, sostenuto dal partito Pachakutik, socialista, anticapitalista e ambientalista, sostenitore dei diritti degli indigeni, che ha raccolto il 19.81% dei voti, superando inaspettatamente il candidato liberale di centrodestra Guillermo Lasso, imprenditore e banchiere, che ha raccolto il 19,6% dei voti.

Ultimo fra i candidati principali, l'imprenditore Xavier Hervas, candidato della Sinistra Democratica, fermo al 16,01%.

Queste elezioni presidenziali segnano una svolta per l'Ecuador, dopo la rinuncia del Presidente Lenin Moreno di ricandidarsi.

Lenin Moreno, eletto nelle file socialiste correiste, una volta divenuto Presidente, tradì in pochi mesi il suo stesso programma elettorale, intraprendendo politiche liberali di flessibilità del codice del lavoro, riduzione della spesa pubblica e misure in favore delle grandi imprese, oltre che amnistiando gli evarosi fiscali e iniziando a indebitare il Paese con il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.

Oltre a ciò, si dovrà a Moreno la destituzione del suo Vicepresidente Jorge Glas e la sua incarcerazione con la mai provata accusa di corruzione. La medesima accusa aveva colpito l'ex Presidente Rafael Correa, costretto a chiedere asilo politico al Belgio.

Sempre Lenin Moreno sarà l'artefice della consegna di Julian Assange – protetto dall'Ambasciata dell'Ecuador a Londra, per volontà dell'ex Presidente Correa - al governo britannico.

Gli elettori ecuadoriani hanno dato un segnale forte nelle urne, premiando il candidato sostenuto da Rafael Correa e facendolo concorrere, al secondo turno, con il candidato socialista anticapitalista, ambientalista e indigenista Yaku Perez (critico nei confronti della fazione di Correa, in particolare per l'eccessivo sfruttamento del sottosuolo).

Andres Arauz, il cui Vicepresidente, qualora fosse eletto al ballottaggio, sarebbe il celebre giornalista Carlos Rabascall, è il più giovane candidato ecuadoriano alla presidenza. Già Ministro del Patrimonio e della Cultura sotto la presidenza di Correa, nel 2017, è economista ed ex direttore generale della Banca Centrale dell'Ecuador.

Una sua vittoria, molto probabilmente, favorirebbe il rientro il patria di Rafael Correa e una amnistia per Jorge Glas, oltre che il ripristino di quei diritti sociali e economici, negati da Lenin Moreno e un riavvicinamento dell'Ecuador ai Paesi socialisti dell'America Latina, da Cuba al Venezuela, dalla Bolivia all'Argentina e un rafforzamento della partnership economica con Cina e Russia.

Luca Bagatin

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lunedì 4 gennaio 2021

Il Messico offre asilo politico a Julian Assange dopo il no all'estradizione negli USA. Articolo di Luca Bagatin

La giudice britannica Vanessa Baraister ha respinto la richiesta di Washington di estradare il giornalista, attivista e fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, negli USA.

Assange è accusato, negli USA, di “spionaggio e pirateria informatica”, per aver contribuito a diffondere file riservati relativi, fra gli altri, ai crimini di guerra compiuti dagli Stati Uniti, in Afghanistan e Iraq.

Accuse che sarebbero costate, ad Assange, una condanna a ben 175 anni di reclusione.

La giudice Baraister ha negato l'estradizione a seguito delle condizioni psicologiche dell'imputato, il quale sarebbe a “rischio suicidio”, secondo la giustizia britannica e quindi incompatibile con il rigido regime carcerario statunitense.

Già un anno fa il Relatore speciale sulla tortura alle Nazioni Unite, Nils Melzer, aveva espresso preoccupazione relativamente alla salute di Assange, esposto a “tortura psicologica continua o altro, trattamenti inumani o crudeli e degradanti”, ravvisando ciò dopo averlo visitato nel carcere britannico nel quale era detenuto.

Gli USA hanno - ad ogni modo - annunciato di voler ricorrere in appello.

Soddisfazione per la sentenza da parte del giornalista investigativo Glenn Greenwald, il quale fu in prima fila nella diffusione dei documenti segreti rivelati da WikiLeaks, pur non soddisfatto del fatto che la giudice “abbia sposato la maggior parte delle teorie d'accusa dei procuratori USA”.

Della stessa opinione la ONG statunitense Freedom of the Press Foundation, la quale ha dichiatato che “L'accusa contro Julian Assange è una delle minacce più pericolose alla libertà di stampa da decenni” aggiungendo che “Il verdetto rappresenta un enorme sollievo. Anche se la giudice non ha preso la sua decisione a tutela della libertà d’informazione, ma decretando essenzialmente il sistema carcerario USA troppo repressivo, si tratta comunque di un risultato che protegge i giornalisti”.

Sull'argomento era intervenuto anche l'ex bassista dei Pink Floyd Roger Waters, da sempre in prima linea a difesa delle libertà civili e i diritti sociali e da sempre promotore della liberazione di Assange. Roger Waters aveva dichiarato, poche ore prima della sentenza, che “Se lo estraderanno negli USA, per lui sarà finita. Il caso Assange è cruciale per la libertà di espressione, per il giornalismo e i diritti umani in generale. Assange, perseguitato negli anni, ha pubblicato quei documenti per farci capire quanti scomodi segreti ci nascondono i nostri governanti: altrimenti non avremmo mai saputo dei crimini americani in Iraq o Afghanistan” e ha proseguito affermando che “Ora gliela vogliono far pagare per le sue rivelazioni. Julian non ha rubato niente, non ha commesso alcun crimine. Mi pare di vivere quanto profetizzato da George Orwell: i “ministeri della verità”, dove si decide la narrativa del potere”.

Julian Assange, giornalista e programmatore australiano che si è sempre definito un libertario chypherpunk, fondò il sito web WikiLeaks nel 2006, allo scopo di pubblicare e far conoscere al mondo documenti segreti, mettendo a nudo gran parte delle nefandezze del mondo politico internazionale.

Per la sua attività investigativa fu accusato di spionaggio.

Nel 2012, il governo socialista ecuadoriano presieduto da Rafael Correa gli concesse asilo politico presso l'Ambasciata dell'Ecuador a Londra.

Lo status di rifugiato politico gli fu revocato nell'aprile 2019, allorquando il nuovo Presidente dell'Ecuador, Lenin Moreno (il quale, pur eletto nelle file socialiste, attuerà ben presto politiche liberali e filo statunitensi, rinnegando il suo stesso programma elettorale), decise di consegnarlo alla giustizia britannica.

Felicitazioni per la decisone del tribunale britannico di non estradare Assange negli USA, sono giunte anche dall'ex Presidente ecuadoriano Rafael Correa e – in particolare - dal Presidente socialista del Messico Andres Manuel Lopez Obrador, il quale vuole fare richiesta al governo britannico affinché Julian Assange venga rilasciato.

Obrador si è infatti detto disponibile a fornirgli asilo politico in Messico e sta già avviando le procedure in questo senso, attraverso il Segretario degli Affari Esteri.

Luca Bagatin

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sabato 3 ottobre 2020

In Ecuador e Bolivia si avvicinano le elezioni. I socialisti in testa. Articolo di Luca Bagatin

 

Alle elezioni presidenziali ecuadoriane del 7 febbraio 2021, Rafael Correa, ex Presidente socialista, non potrà essere candidato alla vicepresidenza.

Lo ha reso noto il tribunale nazionale dell'Ecuador, che ha confermato la sentenza di corruzione, sebbene mai provata, contro di lui, impendendogli la candidatura.

La coalizione che sostiene, ovvero il Movimento Unione Nazionale per la Speranza” (costituita dai partiti “Rivoluzione Cittadina” (socialista) e “Centro Democratico” (centrosinistra)) va avanti comunque. Forte anche del sostegno dei sondaggi, che la danno in testa.

Candida infatti Andres Arauz, classe 1985, già Ministro del Patrimonio e della Cultura sotto la presidenza di Correa, nel 2017. Economista e ex direttore generale della Banca Centrale dell'Ecuador.

Alla vicepresidenza, a sostituire Correa, ci sarà il celebre giornalista e professionista della comunicazione Carlos Rabascall. Persona particolarmente sensibile alle questioni legate al sociale, allo sviluppo locale e territoriale, all'economia popolare e all'inclusione nel mondo del lavoro delle persone disabili.

Numerosissimi i candidati in lizza alla competizione elettorale: Guilermo Celi, candidato sostenuto dal Presidente Lenin Moreno e candidato del partito liberale “Società Unita più Azione (SUMA); Lucio Gutierrez, candidato nazionalista di destra con il partito “Società Patriottica”; Cesar Montufar Macheno del partito centrista “Movimento Concertazione”; Ferdando Balda sarà il candidato di “Libertà è Popolo” (partito di Gary Moreno, fratello del Presidente in carica, Lenin Moreno); Paul Carrasco, candidato del partito di sinistra “Insieme possiamo”; Abdalá Bucaram, candidato del partito di centrodestra “Forza Ecuador”; Isidoro Romero per il partito di centrosinistra “Avanza”; Guillermo Lasso per il partito liberale “Credo”; Yaku Perez, candidato indigenista per il partito “Pachakutik”, anticapitalista, indigenista e socialista, ma da sempre fortemente critico con la Presidenza di Correa. Possibile anche la candidatura dell'imprenditore Otto Sonnenholzner, vicepresidente di Lenin Moreno.

Arauz promette un programma che impedisca che l'Ecuador torni nelle mani dei neoliberali e degli oligarchi filo statunitensi e che la Rivoluzione Cittadina portata avanti dal 2007 da Correa venga spazzata via.

Situazione molto simile in Bolivia, ove, dopo il golpe bianco liberal-conservatore che ha cacciato dal Paese il Presidente legittimamente eletto, Evo Morales, ha visto precipitare la situazione sociale e economica.

L'autoproclamatasi Presidente Jeanine Anez - una Juan Guaidò al femminile - ha infatti riportato indietro il Paese di decenni, generando tensioni in tutto il Paese.

In caduta libera nei sondaggi, la Anez ha deciso di ritirare la sua candidatura dalle elezioni presidenziali, previste il 18 ottobre prossimo.

L'obiettivo della Anez è compattare il fronte anti-socialista, visto che il candidato socialista di Evo Morales, Luis Arce, anche'egli economista come l'ecuadoriano Arauz, è da tempo in testa in tutti i sondaggi con il 44,4%. A seguire il candidato di centrosinistra liberale Carlos Mesa, con il 34% e al terzo posto l'estremista di destra e fondamentalista religioso – molto attivo durante il golpe contro Morales, assieme alla Anez - Fernando Camacho, con il 15,2%.

Luca Bagatin

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lunedì 7 settembre 2020

Ecuador. L'ex Presidente socialista Rafael Correa rischia di non poter essere candidato Vicepresidente. Articolo di Luca Bagatin

In vista delle elezioni del 7 febbraio 2021 - nelle scorse settimane - era stata annunciata la candidatura a Vicepresidente dell'Ecuador – sostenuto dalla coalizione “Movimento Unione Nazionale per la Speranza” (costituita dai partiti “Rivoluzione Cittadina” (socialista) e “Centro Democratico” (centrosinistra)) – di Rafael Correa, ex Presidente socialista del Paese.
Purtroppo è di pochi giorni fa la notizia che la sua candidatura sarebbe stata sospesa.
L'ex Presidente Correa sarebbe infatti stato condannato a 8 anni di carcere con una accusa, mai provata, di “corruzione aggravata” e, per questa ragione, chiese asilo politico al Belgio.
E, proprio dal Belgio, ha inviato la sua richiesta di candidatura all'ufficio elettorale ecuadoriano (CNE), nei tempi richiesti, ma, questi, l'avrebbe respinta, in quanto il candidato non l'ha presentata di persona, ma attraverso la sorella Pierina, la quale – con i documenti necessari – si era presentata nei termini previsti (e in collegamento web con il fratello) presso il Consiglio Elettorale Ecuadoriano.
Se IL CNE avesse accattato la candidatura, Correa avrebbe goduto di un'immuniutà temporanea.
Ad ogni modo, l'ex Presidente ha presentato ricorso, che dovrebbe essere accolto entro il 17 settembre prossimo.
Sarà ad ogni modo la sentenza del tribunale a decidere sul destino politico di Correa e stabilire se le accuse di corruzione siano fondate o meno.
Ad oggi, ad ogni modo, l'Interpol ha rifiutato di consegnare Correa alla giustizia ecuadoriana, ritenendo non fondate le accuse contro di lui.
In merito alla questione, Correa ha dichiarato, venerdì scorso: “Non ho mai preso una tangente; è una persecuzione politica, stanno distruggendo famiglie per perseguitarmi. Per cercare di accusarmi sono stati inventati nomi: tangenti e taccuini scritti da un viaggio da Quito a Guayaquil...Quei file sono stati manipolati dal 2018”.
Assieme a Correa vi sono altri 15 imputati nel processo, fra i quali l'ex Vicepresidente Jorge Glas, in carcere dal 2017; l'ex segretario legale della Presidenza, Alexis Mera, che fu uno degli uomini di fiducia dell'ex Presidente durante il suo decennio in carica e l'ex Ministro dei Lavori pubblici, María de los Angeles Duarte, che a metà agosto non ha rispettato gli arresti domiciliari e si è rifugiata presso la residenza dell'Ambasciatore argentino a Quito.
L'accusa è per tutti di aver finanziato illegalmente – in cambio di appalti - il partito socialista di governo Alianza PAIS, fra il 2012 e il 2016.
Per i socialisti ecuadoriani, alleati con il Centro Democratico, i quali per le prossime elezioni hanno messo in campo il giovane economista e ex Ministro della Cultura Andres Arauz, le accuse fanno parte di una macchinazione volta a screditare l'ex Presidente Correa, il loro partito e le conquiste sociali ottenute durante i dieci anni di governo.
Conquiste che hanno portato il Paese a liberarsi dalla nefasta infuenza del Fondo Monetario Internazionale; a ridurre drasticamente povertà e analfabetismo; a introdurre il diritto all'istruzione e alla sanità pubblica e gratuita per tutti, oltre che i diritti di cittadinanza e il riconoscimento delle unioni di fatto.
Nel caso non fosse accettata la candidatura di Correa alla Vicepresidenza è possibile che, al suo posto, la coalizione che sostiene Arauz possa optare per la candidatura a Vice di sua sorella, Pierina Correa Delgado.

Luca Bagatin

domenica 23 agosto 2020

Ecuador. Dopo l'esilio forzato, l'ex Presidente socialista Rafael Correa è candidato alla vicepresidenza. Articolo di Luca Bagatin

All'inizio di questo mese, l'ex Presidente socialista dell'Ecuador, Rafael Correa, rifugiato politico in Belgio, ha incassato il rifiuto da parte dell'Interpol di essere arrestato, come richiesto dal governo ecuadoriano, con l'accusa – mai provata – di “corruzione aggravata”.
Correa fu condannato a 8 anni di carcere, ma è chiaro che le accuse fossero funzionali ad evitare la sua ricandidatura alle elezioni, che in Ecuador si terranno il 7 febbraio 2021.
L'Interpol ha riconosciuto che, quella contro Correa, è un caso di persecuzione politica da parte del governo liberale presieduto da Lenin Moreno (definito da Correa “un corrotto, il più grande traditore della storia dell'Ecuador e dell'America Latina”, essendo peraltro stato, in passato, suo vicepresidente).
E' di pochi giorni fa l'annuncio che Correa si presenterà ad ogni modo alle elezioni di febbraio in qualità di vicepresidente, con candidato Presidente il giovane Andres Arauz, sostenuti dalla coalizione “Movimento Unione Nazionale per la Speranza”, costituita dai partiti “Rivoluzione Cittadina” (socialista) e “Centro Democratico” (centrosinistra).
Andres Arauz, classe 1985, fu Ministro del Patrimonio e della Cultura sotto la presidenza di Correa, nel 2017. E' economista e nel 2009 fu direttore generale della Banca Centrale dell'Ecuador e, durante la Presidenza Correa, ha ricoperto importanti incarichi all'interno dell'Amministrazione.
E' inoltre componente del Consiglio esecutivo di “Progressive International”, un'organizzazione di politici, pensatori, accademici e attivisti di ispirazione progressista e socialista.
Numerosi gli altri candidati alle elezioni, i quali saranno: Guilermo Celi, candidato sostenuto dal Presidente Lenin Moreno e candidato del partito liberale “Società Unita più Azione (SUMA); Lucio Gutierrez, candidato nazionalista di destra con il partito “Società Patriottica”; Cesar Montufar Macheno del partito centrista “Movimento Concertazione”; Ferdando Balda sarà il candidato di “Libertà è Popolo” (partito di Gary Moreno, fratello del Presidente in carica, Lenin Moreno); Paul Carrasco, candidato del partito di sinistra “Insieme possiamo”; Abdalá Bucaram, candidato del partito di centrodestra “Forza Ecuador”; Isidoro Romero per il partito di centrosinistra “Avanza”; Guillermo Lasso per il partito liberale “Credo”; Yaku Perez, candidato indigenista per il partito “Pachakutik”, anticapitalista, indigenista e socialista, ma da sempre fortemente critico con la Presidenza di Correa. Possibile anche la candidatura dell'imprenditore Otto Sonnenholzner, vicepresidente di Lenin Moreno.
Ad oggi la coalizione di Arauz e Correa gode del maggior consenso popolare e, probabilmente per questo, vi sono stati ripetuti tentativi di negare loro la partecipazione alle elezioni.
I governi presieduti da Rafael Correa, dal 2007 al 2017, erano riusciti a liberare il Paese dalla nefasta infuenza del Fondo Monetario Internazionale, oltre che a ridurre drasticamente povertà e analfabetismo. Attraverso il sistema economico socialista e indigenista definito “Buen Vivir”, sono peraltro riusciti a introdurre il diritto all'istruzione e alla sanità pubblica e gratuita per tutti, oltre che i diritti di cittadinanza e il riconoscimento delle unioni di fatto.
Oltre a ciò, va ricordato che fu grazie a Correa se al giornalista e attivista libertario Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, fu concessa l'immuntà diplomatica, garantendogli ospitalità presso l'Ambasciata ecuadoriana di Londra. E ciò per sette anni, sino a che il Presidente Lenin Moreno decise di consegnarlo alle autorità britanniche per farlo arrestare. Al punto che, ancora oggi, Assange, vessa in condizioni disumane nelle carceri di Sua Maestà Britannica.
Il 7 febbraio 2021 deciderà, dunque, le sorti dell'Ecuador. Un Paese che, con Lenin Moreno, ha visto distruggere tutto quanto era stato costruito nei dieci anni precedenti.

Luca Bagatin

martedì 4 agosto 2020

L'Interpol si rifiuta di arrestare l'ex Presidente dell'Ecuador Rafael Correa. Articolo di Luca Bagatin

Nell'aprile scorso, l'ex Presidente socialista dell'Ecuador, Rafael Correa – rifugiato politico in Belgio dal 2017 - fu condannato a 8 anni di reclusione per presunta “corruzione aggravata”, in concorso con il suo già Vicepresidente Jorge Glas, che dal 4 ottobre 2017 sconta una condanna in carcere, nonostante le sue precarie condizioni di salute e le numerose irregolarità nel processo.

Secondo i giudici, Correa, dal 2012 al 2016, si sarebbe reso colpevole di finanziamento illecito al suo partito, in cambio di tangenti per agevolare imprenditori ecuadoriani.

Oltre a ciò, sarebbe stato impedito a Correa e ai suoi sostenitori, di partecipare alle elezioni politiche, per 25 anni.

E' di pochi giorni fa la notizia che l'Interpol, ovvero l'Organizzazione internazionale della polizia criminale, ha rifiutato la richiesta di arresto da parte dell'attuale governo liberale dell'Ecuador, disposta contro Correa.

L'Interpol riconosce che quella contro Correa è una persecuzione politica, che viola i diritti umani e, come tale, rifiuta ogni richiesta di arresto e estradizione pretese dal governo ecuadoriano, presieduto da Lenin Moreno. Quel Lenin Moreno, che, sino al suo definitivo voltafaccia e al suo abbraccio delle politiche neoliberali, militava nello stesso partito di Correa e ne fu peraltro vicepresidente dal 2006 al 2013.

Nei giorni scorsi, il Trubinale per le controversie elettorali, ha peraltro annullato la decisione del Consiglio elettorale nazionale di sospendere quattro formazioni politiche, fra cui quella a sostegno dell'ex Presidente Rafael Correa.

Il suo partito di ispirazione socialista, dunque, potrà concorrere regolarmente alle prossime elezioni.

La decisione è stata accolta con entusiasmo dall'ex Presidente Correa, il quale, su Twitter, ha esclamato: “Finalmente ! Un giudice elettorale fa ciò che è necessario”.

La vicenda dell'ex Presidente Correa, che ha governato l'Ecuador dal 2007 al 2016, con ottimi risultati economico-sociali, rientra nella strategia di liquidazione per via giudiziaria del socialismo democratico in America Latina. Vicenda che vide coinvolto l'ex Presidente socialista del Brasile Lula, l'ex Presidentessa peronista dell'Argentina Kirchner e vede coinvolto l'ex Presidente socialista della Bolivia Evo Morales. E, per molti versi, sembra avere delle assonanze con quanto accaduto in Italia nel periodo di quella che Bettino Craxi definì “falsa rivoluzione di Tangentopoli”.

I nodi, ad ogni modo, sembrano comunque sempre venire al pettine.

Luca Bagatin

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mercoledì 8 aprile 2020

Ecuador. Ex Premier Rafael Correa condannato per presunta corruzione. Continuano le persecuzioni giudiziarie contro il socialismo. Articolo di Luca Bagatin

La liquidazione per via giudiziaria del socialismo democratico e autentico non ha colpito solo l'Italia negli Anni '90, con quella che Bettino Craxi definì “falsa rivoluzione di Tangentopoli”, il Brasile di Lula, l'Argentina di Cristina Kirchner, la Bolivia di Morales, ma da tempo anche l'Ecuador guidato – sino al 2017 - dall'economista socialista Rafael Correa.
Rafael Correa, già Presidente dell'Ecuador dal 2007 al 2017, è stato infatti condannato a 8 anni di reclusione per presunta “corruzione aggravata”, in concorso con il suo già Vicepresidente Jorge Glas, che dal 4 ottobre 2017 sconta una condanna in carcere, nonostante le sue precarie condizioni di salute e le numerose irregolarità nel processo.
Secondo i giudici che hanno emesso la condanna, Iván León, Marco Rodríguez e Iván Saquicela, l'ex Premier ecuadoriano sarebbe colpevole di “corruzione aggravata” - dal 2012 al 2016 - per finanziamento al suo partito, Alianza Pais, in cambio di tangenti per agevolare impreditori ecuadoriani.
Oltre alla condanna a 8 anni, a Correa sarebbe impedito di partecipare ad elezioni politiche in Ecuador per 25 anni.
Correa, che da alcuni anni è rifugiato in Belgio quale esule politico, ha dichiarato: “Non imparano dalla storia. Non hanno capito nulla di Lula, Cristina, Evo. Certo, con questa persecuzione hanno fatto un danno a breve termine ! Ma a lungo termine ci rendono solo invincibili. Non saranno in grado di cambiare il corso della storia. Resisteremo e vinceremo !”, annunciando che intenderà portare il suo caso davanti ai tribunali internazionali, sicuro di vincere.
Correa punta il dito ancora una volta contro l'attuale Presidente dell'Ecuador, Lenin Moreno che – eletto nelle liste di Alianza Pais – ha tradito il suo mandato elettorale portando il partito su posizioni liberal capitaliste, distuggendo ogni conquista sociale precedente e avviando una persecuzione politica e giudiziaria contro i suoi ex compagni di partito: da Correa a Jorge Glas, sino a Ricardo Patiño, ex Ministro degli Esteri di Correa. Quest'ultimo è infatti esule in Perù, nel momento in cui fu emessa contro di lui una sentenza per “istigazione alla protesta”, dopo che invitò “Revolucion Ciudadana”, ovvero il nuovo partito socialista costituito da ex sostenitori di Correa, a schierarsi contro il governo di Lenin Moreno.
E proprio Patiño, dal suo account Twitter, a seguito della condanna di Correa e della crisi che l'Ecuador sta vivendo, aggravata dall'emergenza Covid 19, ha scritto: “L'Ecuador sta attraversando una crisi umanitaria senza precedenti. Tuttavia, la persecuzione non si ferma poiché temono che Rafael Correa e la ‘revolución ciudadana’ vincano nuovamente nelle urne. Basta con gli abusi”.
L'Ecuador, oltre ad essere in piena crisi sanitaria (con morti lasciati addirittura in strada), avendo distrutto ogni conquista sanitaria, sociale e civile raggiunta negli anni precedenti, fu preda di violente proteste antigovernative nei mesi scorsi, dopo che il governo di Moreno varò un piano di austerità imposto dal Fondo Monetario Internazionale in cambio di un credito di 4,2 miliardi di dollari.
I governi di Rafael Correa, in dieci anni, non solo erano riusciti a liberarsi dalla nefasta influenza del Fondo Monetario Internazionale, ma avevano drasticamente ridotto povertà, sottosviluppo e analfabetismo, avviando un sistema economico-sociale definito “Buen Vivir”, comunitario e ispirato alla vita semplice tipica dei popoli andini indigeni. Correa era inoltre riuscito ad approvare una riforma costituzionale inclusiva, che prevedeva – fra le altre cose - il diritto all'istruzione ed alla sanità pubblica e gratuita per tutti, i diritti di cittadinanza, il riconoscimento delle unioni di fatto.
Oltre a ciò – aspetto tutt'altro che da sottovalutare - fu grazie a Correa se a Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, fu concessa l'immunità diplomatica, garantendogli ospitalità presso l'Ambasciata ecuadoriana di Londra, per sette anni, sino a che il Presidente Lenin Moreno non decise di consegnarlo alle autorità britanniche.
L'Ecuador fa quindi ulteriori passi indietro. La persecuzione giudiziaria e dei poteri liberal capitalisti internazionali, contro il socialismo e le sue conquiste, avanzano drammaticamente.

Luca Bagatin

venerdì 4 ottobre 2019

Ecuador in rivolta a causa delle misure di austerità. Articolo di Luca Bagatin

Scontri in Ecuador, a seguito delle misure che il governo di Lenin Moreno ha imposto alla popolazione, conseguenza delle richieste del Fondo Monetario Nazionale, in cambio di un credito di 4,2 miliardi di dollari.
Le misure di austerità e di macelleria sociale prevedono: l'aumento del prezzo del carburante di oltre il 100%, l'aumento del prezzo di beni e servizi; la riduzione delle ferie pagate da 30 a 15 giorni; una riduzione del 20% dello stipendio per i dipendenti pubblici; un piano di privatizzazioni e una diminuzione dei contributi pensionistici a fronte di una conseguente riduzione delle pensioni.
Da tempo il governo di Moreno ha tradito il suo mandato con gli elettori, quando fu eletto nelle file socialiste e fu sostenuto dall'ex Presidente Rafael Correa, per poi, qualche mese dopo, sostenere politiche antisociali, antisocialiste e fortemente liberali.
Moreno ha disconosciuto così tutto il lavoro del suo predecessore Rafael Correa, così come ha disconosciuto prima il suo Vicepremier, Jorge Glas, accusandolo e facendolo incriminare ingiustamente per corruzione (e per questo ancora in carcere) e successivamente, nell'aprile 2019, accusando l'ex Ministro socialista di Correa – Ricardo Patino – di istigazione alla protesta e pertanto costringendolo ad emigrare in Perù, come rifugiato politico.
L'Ecuador, da quando Moreno è in carica ed ha traghettato il partito Alianza Pais – prima socialista – su posizioni liberali e autoritarie, ha drasticamente peggiorato la sua situazione sociale ed economica, sino alle proteste di questi giorni.
Con Rafael Correa, eletto nel 2007, il Paese aveva dato il via alla famosa “Revolucion Ciudadana”, ovvero la “rivoluzione cittadina”, democratica e civile, che portò il Paese a rinegoziare il debito con l'estero, a ridurre l'influenza straniera (in particolare quella dei rapaci USA), a ridurre la povertà, l'analfabetismo e, con una nuova Costituzione, a permettere l'inclusione nella vita politica dei cittadini.
Correa, già brillante economista, sulla spinta del Socialismo del XXI Secolo promosso da Hugo Chavez, Evo Morales e Nestor Kirchner, introdusse il modello economico del Buen Vivir ecuadoriano, ovvero un modello di sviluppo ispirato al “buon vivere” dei popoli andini indigeni. Un modello sociale alternativo rispetto al modello edonista e competitivo liberale precedente, il quale garantiva ricchezza a pochi oligarchi.
Con la Rivoluzione Cittadina di Correa, l'Ecuador si era dunque liberato da secoli di sfruttamento coloniale, dalle successive dittature militari e dalle pseudo democrazie corrotte amiche degli USA e del Fondo Monetario Internazionale.
Con Lenin Moreno ed il suo tradimento politico e sociale, ecco che il Paese sta tornando drasticamente indietro.
L'Ecuador rischia infatti di diventare una nuova Argentina liberale di Macri. Dove a pagare il prezzo dell'indebitamento con il Fondo Monetario Internazionale e le sue perverse politiche è, ancora una volta, la popolazione.
Lenin Moreno dichiara lo stato di emergenza, a seguito delle proteste di piazza nella capitale, Quito, e in numerose altre città. 19 gli arrestati. Moreno ha dichiarato altresì che non cederà “ai ricatti” della piazza.
Una piazza che ormai è in rivolta, come già di recente accaduto nella Francia di Macron; nell'Argentina di Macri; nella Grecia di Tsipras e nella Russia di Putin. Il popolo non è più disposto ad accettare le misure di austerità e le politiche liberal-capitaliste.
Correa e i suoi sostenitori, ovvero i socialisti, hanno ad ogni modo da qualche tempo fondato un nuovo partito, “Revolucion Ciudadana”. E proprio in questi giorni l'ex Presidente Correa ha invitato, nei canali social, la popolazione a resistere. Perché la Rivoluzione Cittadina è destinata a tornare e a vincere sull'odio dei traditori e degli oligarchi.

Luca Bagatin

venerdì 19 aprile 2019

Ecuador. Nuove persecuzioni politico-giudiziarie contro esponenti socialisti. E' la volta dell'ex Ministro Patino. Articolo di Luca Bagatin

L'Ecuador sta tornando indietro di decenni. Sta tornando ai tempi nei quali era suddito degli USA e preda delle oligarchie economiche e di politici corrotti.
L'attuale Presidente dell'Ecuador, Lenin Moreno, una volta eletto nel maggio 2017 con i voti socialisti quale successore dell'ex Presidente Rafael Correa (di cui fu Vicepresidente), ha tradito da tempo i suoi elettori e il suo mandato. Ha via via distrutto ogni conquista sociale, civile e civica della “Revolucion Ciudadana” (Rivoluzione Cittadina) e fatto arrestare – pochi mesi dopo la sua elezione - prima il suo Vice, Jorge Glas, con un'accusa di corruzione ancora tutta da provare (e che è ancora in carcere, in precarie condizioni di salute) e oggi vuole far arrestare l'ex Ministro degli Esteri di Correa, Ricardo Patiño, colui il quale rinegoziò il debito pubblico con l'estero; diede priorità allo sviluppo umano; fece espellere l'Ambasciatrice USA e diede asilo politico all'attivista libertario Julian Assange nell'Ambasciata dell'Ecuador di Londra.
Quel Julian Assange la cui protezione è stata tolta proprio da Lenin Moreno di recente. Forse perché, come riportato dal “The Guardian”, WikiLeaks potrebbe essere sospettato di collegamento con un sito web anonimo che ha accusato il fratello di Moreno di aver aperto delle società offshore. La medesima accusa che peraltro ha mosso, su Twitter, anche l'ex Presidente Rafael Correa a Moreno stesso.
Ad ogni modo, oggi è il turno di Ricardo Patiño. Accusato di istigazione alla protesta contro il governo, unicamente in quanto ha invitato, durante una riunione del partito “Revolucion Ciudadana” - il nuovo partito socialista dei sostenitori dell'ex Presidente Correa - a protestare contro Lenin Moreno.
Patiño, durante una intervista rilasciata a teleSur, ha parlato di “chiarissima persecuzione politica” e ha sostenuto che “le autorità vogliano liquidare il correismo”, utilizzando la giustizia a questo scopo. Questo ricorda peraltro molto il periodo della tangentopoli italiana e l'accanimento contro il socialista Bettino Craxi, ma anche le accuse di corruzione mosse ai socialisti Lula e a Dilma Roussef in Brasile e alla peronista Cristina Kirchner. Ovvero a tutti coloro i quali non si erano allineati al verbo liberal capitalista a guida USA e hanno attuato politiche in favore delle classi più povere e indigenti.
Nell'intervista, Patiño ha proseguito affermando: “Quando governavamo abbiamo colpito gli interessi dei più ricchi, abbiamo distribuito la ricchezza in forma adeguata e questo non lo hanno sopportato. Si vendicano aggredendoci. Lo Stato agisce in funzione della vendetta e non della giustizia”.
Su Patiño pende inoltre un'altra accusa, che sembra ormai “di moda”, ovvero quella di essere in combutta con fantomatici “hacker russi e svedesi” attraverso i quali avrebbe tentato, nientemeno, di destabilizzare il governo di Lenin Moreno (sic !).
Patiño ha ricordato che la sua lotta è “per le strade” e non certo attraverso fantomatici hacker.
Il giudice Flavio Palomo ha emesso un ordine di detenzione preventiva contro l'ex Ministro degli Esteri Patiño per il presunto reato di istigazione alla protesta.
Patiño si è a sua volta rifugiato in Perù al fine di sfuggire alla persecuzione politica, operata da un governo che ha tradito completamente ogni ideale socialista.

Luca Bagatin

mercoledì 5 dicembre 2018

L'ex Vicepresidente dell'Ecuador Jorge Glas in sciopero della fame da oltre 40 giorni: "Sono un prigioniero politico". Articolo di Luca Bagatin

Sta conducendo, da oltre 40 giorni, uno sciopero della fame in quanto nel carcere ove è stato trasferito non può ricevere le cure mediche necessarie per le sue patologie croniche (gastrite, spondilite anchilosante e ipertensione).
Stiamo parlando di Jorge Glas, ex Vicepresidente dell'Ecuador, arrestato nell'ottobre 2017 e condannato a sei anni di carcere con l'accusa di aver ricevuto tangenti dalla multinazionale brasiliana Odebrecht, per assicurarsi l'attribuzione di contratti pubblici nel Paese. Nessuna prova concreta e Glas si è sempre dichiarato innocente, al punto di aver sempre dichiarato di avere fiducia nella giustizia.
Un nuovo caso Lula, se pensiamo che Glas è stato per anni il simbolo della Rivoluzione Cittadina portata avanti dall'ex Presidente socialista Rafael Correa, del cui governo fu ministro e vicepremier, il quale ha contribuito a risollevare le sorti del Paese, renderlo libero dall'imperialismo straniero, abbattendo la povertà, l'analfabetismo, lottando per i diritti civili e includendo i cittadini nel processo politico e sociale.
Glas fu, per un breve periodo, anche Vicepresidente del nuovo governo socialista guidato da Lenin Moreno, eletto nel maggio 2017, sino a quando questi tradì il suo mandato con gli elettori e con il partito Alianza Pais e iniziò a smantellare le conquiste sociali e civili della Rivoluzione Cittadina.
Da allora i rapporti con Glas si incrinarono e Moreno sospenderà Glas dalle sue funzioni nell'agosto 2017, con l'accusa di corruzione.
Jorge Glas è stato trasferito, dall'ottobre scorso, in un carcere di Quito di massima sicurezza ove la sua salute si è deteriorata e in condizioni che il suo avvocato, Eduardo Franco Loor, ha definito "deplorevoli e disumane".
Glas, che si definisce un prigioniero politico - trasferito in un carcere di massima sicurezza per umiliarlo e senza alcuna altra spiegazione - ha iniziato da allora uno scopero della fame che ha ormai superato il suo 45 esimo giorno e che sta rischiando di costargli la vita.
Glas ha fatto appello all'ONU, alla Santa Sede, alla Corte Interamericana, alla Corte dell'Aia e alle organizzazioni per i diritti umani affinchè intervengano nel suo caso e al fine di essere riportato nel carcere precedente, di minima sicurezza, ove possa essere curato.
E' di questi giorni anche l'appello dell'ex Presidente dell'Ecuador Rafael Correa in suo sostegno e di denuncia dell'attuale situazione intollerabile nella quale versa Jorge Glas. Correa punta in particolare il dito contro Lenin Moreno e l'attuale governo, quale principale causa di quanto sta accadendo a Glas, il quale è ancora in attesa di un ricorso in Cassazione con il quale i suoi avvocati potranno dimostrare le irregolarità del processo contro di lui.
Solidarietà all'ex Vicepresidente Glas è arrivata anche da numerosi esponenti politici e intellettuali latinoamericani, i quali hanno indetto una petizione in suo sostegno.

Luca Bagatin




L'appello di Rafael Correa  

venerdì 24 marzo 2017

Con Lenin Moreno alla Presidenza dell'Ecuador la rivoluzione civica avanza ! Articolo di Luca Bagatin

Una visione differente del Paese e del mondo quella che si contenderà la vittoria il 2 aprile prossimo in Ecuador, fra il candidato del partito di governo Alianza Pais (Patria Altiva y Soberana, ovvero Patria Orgogliosa e Sovrana) Lenin Moreno, che ha vinto il primo turno delle presidenziali con il 39% contro il banchiere Guillermo Lasso – fautore di politiche antisociali e liberiste – che ha raccolto il 28,8%.
Lenin Moreno (il cui sito web è http://elfuturoesahora.com/) raccoglie l'eredità del suo predecessore Rafael Correa, l'economista leader della Revolucion Ciudadana, ovvero della rivoluzione civica che – come ho già scritto in numerosi altri articoli (http://amoreeliberta.blogspot.it/2015/07/la-revolucion-ciudadana-in-ecuador-ed.html - http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/07/lecuador-della-revolucion-ciudadana-una.html) - ha portato l'Ecuador, dal 2007 ad oggi, a rinegoziare il debito con l'estero; ridurre l'influenza straniera nel territorio; ridurre il tasso di povertà ed analfabetismo e far approvare una Costituzione inclusivista e pienamente democratica che ha fra l'altro riconosciuto i diritti alle coppie di fatto eterosessuali ed omosessuali e superato l'individualismo neoliberista, includendo il diritto all'istruzione pubblica e gratuita per tutti e l'attuazione del modello socio-economico del Buen Vivir, ovvero la costruzione di un'economia popolare e solidale rispettosa dell'ecosistema e dei diritti dei lavoratori.
Lenin Moreno rilancia e propone un “piano per tutta la vita”, che garantisca ogni singolo cittadino per tutta la vita: una casa per tutti, soprattutto per i più poveri; un piano di sostegno alla maternità ed al lavoro giovanile attraverso prestiti agevolati; il raddoppio delle pensioni degli anziani; un Paese libero completamente dalla povertà ed investimenti nello sviluppo umano, migliorando ad esempio qualitativamente il servizio sanitario ed i servizi pubblici in generale e costruendo nuove università di studi tecnici, oltre che permettendo a tutti di poter sviluppare al meglio le proprie intrinseche capacità.
Un programma radicalmente diverso ed opposto rispetto a quello di Lasso, il quale è in continuità con le politiche oligarchiche dell'argentino Macri che sta via via facendo piazza pulita di ogni conquista sociale ed emancipatoria attuata dal peronismo e dal kirchnerismo in questi ultimi anni in Argentina.
L'America Latina del Socialismo del XXI secolo, dunque, auspica una vittoria di Moreno, al fine di continuare una rivoluzione di ispirazione socialista, libertaria, democratica e bolivariana.
Mai come oggi è opportuno che tutti i Paesi latinoamericani ed in particolare quelli del Socialismo del XXI secolo, rilancino le loro prospettive di emancipazione umana e sociale e si uniscano fra loro in un metaforico abbraccio d'amore fraterno, per costruire un presente ed un futuro di pace e prosperità e di rinnovata sovranità nazionale.
Ed è altresì opportuno che tutti i Paesi di matrice latina, fra cui l'Italia, si uniscano anch'essi in un abbraccio di amore fraterno nei confronti dei propri parenti stretti dell'America Latina. In nome dell'autodeterminazione dei popoli e dell'emancipazione sociale degli stessi. In nome, quindi, degli ideali di Simon Bolivar e di Giuseppe Garibaldi.

Luca Bagatin


sabato 11 febbraio 2017

Lenin Moreno alla Presidenza dell'Ecuador: per una nuova Rivoluzione Civica. Articolo di Luca Bagatin

Il 19 febbraio prossimo si terranno, in Ecuador, le elezioni presidenziali ed il favorito è il candidato di Alianza Pais (Patria Altiva y Soberana, ovvero Patria Orgogliosa e Sovrana) Lenin Moreno, attuale Vicepresidente del governo presieduto da Rafael Correa.
Rafael Correa, di cui abbiamo peraltro già parlato in altri articoli (http://amoreeliberta.blogspot.it/2015/07/la-revolucion-ciudadana-in-ecuador-ed.html - http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/07/lecuador-della-revolucion-ciudadana-una.html), è l'economista leader della cosiddetta Revolucion Ciudadana, ovvero la rivoluzione civica che ha portato l'Ecuador, dal 2007 ad oggi, a rinegoziare il debito con l'estero; ridurre l'influenza straniera nel territorio (in particolare dei rapaci Stati Uniti d'America); ridurre il tasso di povertà ed analfabetismo e far approvare una Costituzione inclusivista e pienamente democratica che ha fra l'altro riconosciuto i diritti alle coppie di fatto eterosessuali ed omosessuali e superato l'individualismo neoliberista, includendo il diritto all'istruzione pubblica e gratuita per tutti e l'attuazione del modello socio-economico del Buen Vivir, ovvero la costruzione di un'economia popolare e solidale rispettosa dell'ecosistema e dei diritti dei lavoratori.
La Revolucion Ciudedana si inserisce a pieno titolo nel processo del cosiddetto Socialismo del XXI Secolo aperto da Hugo Chavez negli Anni '90 e proseguito con i successi economico-sociali portati avanti da Lula in Brasile, Evo Morales in Bolivia, José Mujica in Uruguay, Daniel Ortega in Nicaragua e nell'Argentina dei coniugi peronisti Nestor e Cristina Kirchner, che hanno gettato le basi – oggi purtroppo minate dall'avvento di governi neo-oligarchici come quello Macri in Argentina e le continue destabilizzazioni economiche ai danni del legittimo governo bolivariano del Venezuela – per un'America Latina libera dal neocolonialismo e dallo sfruttamento.
Rafael Correa, avendo esaurito il suo mandato, lascia il testimone al suo vice Lenin Moreno, ex imprenditore attento ai diritti dei disabili ed egli stesso costretto su una sedia a rotelle dal 1998 a seguito di un colpo di pistola a bruciapelo che lo ferì alle gambe in un tentativo di rapina ai suoi danni.
Lenin Moreno, oltre a presentarsi quale erede politico di Correa e dunque continuatore della Revolucion Ciudadana avviata dal partito di ispirazione socialista e civica Alianza Pais, propone un “piano per tutta la vita”, che garantisca ogni singolo cittadino per tutta la vita: una casa per tutti, soprattutto per i più poveri; un piano di sostegno alla maternità ed al lavoro giovanile attraverso prestiti agevolati; il raddoppio delle pensioni degli anziani; un Paese libero completamente dalla povertà ed investimenti nello sviluppo umano, migliorando ad esempio qualitativamente il servizio sanitario ed i servizi pubblici in generale e costruendo nuove università di studi tecnici, oltre che permettendo a tutti di poter sviluppare al meglio le proprie intrinseche capacità.
Un compito che certamente il candidato Lenin Moreno riuscirà a portare a termine, dimostrando ancora una volta al mondo che, l'Ecuador in particolare e l'America Latina del Socialismo del XXI Secolo in generale, sono l'unico modello sociale e popolare vincente per un mondo più civile, democratico e libero da ogni forma di oppressione. Perché è un modello che segue il cuore ed il sentimento e non il freddo, egoistico e criminale interesse materiale.

Luca Bagatin


lunedì 6 febbraio 2017

Lenin Moreno Presidente dell'Ecuador 2017 ! Per il proseguimento della Revolucion Ciudadana !



Un piano per tutta la vita.
Un governo responsabile e che garantisca i suoi cittadini per tutta la vita.
Una casa per tutti, soprattutto per i poveri.
Sostegno alla maternità.
Sostegno al lavoro giovanile.
Raddoppio delle pensioni degli anziani.
Libertà completa dalla povertà e investimenti nello sviluppo umano.


http://amoreeliberta.blogspot.it/2015/07/la-revolucion-ciudadana-in-ecuador-ed.html

http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/07/lecuador-della-revolucion-ciudadana-una.html



martedì 12 luglio 2016

L'Ecuador della Revolucion Ciudadana: una intervista di Luca Bagatin a Federica Zaccagnini, già coordinatrice della Escuela de Formacion Continua Sobre el Buen Vivir ecuatoriano

Federica Zaccagnini, trentaseienne romana, ha lavorato per il Governo dell'Ecuador ed è stata la coordinatrice della Scuola di formazione continua sul Buen Vivir ecuatoriano (Escuela de Formacion Continua Sobre el Buen Vivir ecuatoriano) per conto del Ministero degli Esteri della Repubblica dell'Ecuador.
Poiché dell'Ecuador si parla molto poco nel nostro Paese, in particolare dell'Ecuador del XXI secolo, che ha visto l'ascesa dell'attuale Presidente Rafael Correa, il quale – con la sua Revolucion Ciudadana - ha ridotto drasticamente il tasso di povertà e le diseguaglianze sociali, approvato una nuova Costituzione inclusiva e molto altro, ho voluto intervistare Federica al fine di approfondire i miglioramenti che hanno interessato questo fiero Paese latinoamericano.


Luca Bagatin: Dunque Federica, iniziamo dal tuo percorso professionale che ti ha condotto in Ecuador.
Federica Zaccagnini: Sono stata in Ecuador la prima volta nel 2005, dunque in un periodo pre-Revolucion Ciudadana. Qui ho svolto il mio servizio civile all’estero per la FOCSIV. Esattamente ero a Tulcan - una città alla frontiera nord con la Colombia - e mi occupavo di microcredito per le donne nell'area rurale e urbana marginalizzata.
Tornata in Italia, i miei studi si sono focalizzati tutti su quel Paese. Ho così realizzato prima la tesi di Laurea sulla dollarizzazione dell’economia in Ecuador e, dopo aver passato un altro periodo come Professore Full Time in una Università ecuadoriana, ho realizzato anche la ricerca per la tesi del dottorato su una questione che caratterizza molto il Paese, ovvero, sulla migrazione. Infatti si calcola che nel mondo ci siano fra i 2,5 e i 3 milioni di ecuadoriani espatriati a causa delle pessime condizioni di vita a cui li hanno condotti da una parte le politiche neoliberiste, dall’altra la stessa dollarizzazione.
Pensa che per realizzare tale cambiamento di moneta, che nel corto periodo – fra l’altro- ha portato ad un peggioramento delle condizioni socio-economiche, le banche sono state chiuse per “realizzare il cambio monetario” e quello che è successo è che a causa della fortissima svalutazione, la maggior parte dei piccoli e medi risparmiatori hanno perso tutto. Il risultato è stato: caos, depressioni, emigrazioni, e finanche morti e suicidi.
Avendo studiato le nefandezze delle politiche neoliberiste portate avanti dalla commistione élites-politici corrotti e Whashington Consensus, non potevo che guardare con speranza ed ammirazione la proposta politica di Rafael Correa, che ebbi l’onore di intervistare per il quotidiano “il manifesto” all’inizio della sua avventura.
Quando iniziai a dare il mio contributo a tale ammirevole processo, ebbi l’opportunità di progettare assieme al Ministro degli Esteri Ricardo Patiño e ad alcuni giovani volontari e funzionari del ministero, la Escuela de Formacion Continua Sobre el Buen Vivir ecuadoriano. Ovvero uno strumento di tipo accademico che da una parte informasse a livello globale ed in profondità sulle straordinarie politiche che si stavano mettendo in piedi e dall’altro creasse un centro di dibattito fra governo, deputati, giovani, studenti e militanti ecuadoriani e stranieri.
C’è da dire che non mi sarei mai aspettata che un governo ed i suoi ministri potessero aprire le porte della loro rivoluzione in modo così trasparente e generoso come lo ha fatto il Governo ecuadoriano.
Questo la stampa non lo racconta, ma lo hanno vissuto centinaia di giovani e ricercatori.

Luca Bagatin: Che cosa ha portato l'elezione dell'economista di ispirazione socialista e cristiana Rafael Correa alla carica di Presidente dell'Ecuador nel 2006 ?
Federica Zaccagnini: Iniziamo con il dire che Correa, prima di essere un politico, è ed era un docente universitario e un economista dello sviluppo. Questo gli permise di creare un team di persone preparatissime, ma outsider e contro la vecchia partitocrazia corrotta che potesse contrapporsi al modello neoliberista ed esclusivista.
Io sono convinta che la Revolucion Ciudadana è anche frutto di quell’ondata di cambiamento e rivendicazione dei diritti delle persone re-iniziata nel continente con la Rivoluzione Bolivariana di Hugo Chavez in Venezuela e con l'elezione di Evo Morales in Bolivia, ma nella fattispecie la Revolucion Ciudadana si ispira sia al Socialismo del Secolo XXI che alla Rivoluzione Liberale di Eloy Alfaro, Presidente ecuatoriano di inizio '900.
L'Ecuador è sempre stato un Paese ricco di risorse energetiche e naturali che, prima del suo avvento, erano detenute da pochi ricchi oligarchi o da imprese di stranieri o multinazionali.
Il nuovo team auto organizzatosi intorno a Correa, assieme ad alcune persone che componevano movimento Jubileo Dos Mil, ovvero il movimento cristiano che chiedeva l'abolizione del debito dei Paesi poveri, presentarono quale candidato alla Presidenza della Repubblica Rafael Correa, senza presentare liste elettorali, con la richiesta di eleggere una Assemblea Costituente che promulgasse una nuova Costituzione inclusivista e democratica. Nuova Costituzione che superasse l’individualismo neoliberista e proponesse una società solidale in cui l’essere umano non fosse considerato come un soggetto al servizio della finanza e del mercato, ma che il mercato e la finanza ritornassero ad occupare il loro posto di strumento nelle mani delle persone, al fine di rendere migliore la vita di queste.
Così accadde: Correa fu eletto e la nuova Costituzione approvata dai cittadini ecuadoriani con l'80% dei consensi, che fra l'altro prevede il diritto all'istruzione pubblica e gratuita per tutti, la cittadinanza universale, il riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto eterosessuali ed omosessuali ed l riconoscimento dell’acqua come diritto umano inalienabile ed a gestione pubblica.

Luca Bagatin: In che cosa si sostanzia il modello ecuadoriano del Buen Vivir, proposto ed introdotto da Correa ?
Federica Zaccagnini: Nella costruzione di un'economia popolare e solidale, inclusivista e rispettosa dell'ambiente e dei diritti dei lavoratori. L'elemento che più caratterizza il Buen Vivir è che tale modello di sviluppo prende in considerazione la vita in comunità, superando l’individualismo e considera come unità sociale le aggregazioni delle persone unite da una vicinanza culturale, di interessi, fisica. Forse in economia potremmo dire che si predilige il benessere collettivo alle curve di preferenza individuali.
Grazie alla creazione di una Commissione di Audit del debito estero, l’Ecuador si è rifiutato di pagare quella parte di debito che la commissione ha considerato immorale ed illegittimo ed ha rinegoziato il proprio debito. Si tratta di un caso di successo assoluto, diretto da Ricardo Patino che come Ministro dell’Economia all’epoca, il quale era a capo della Commissione di Audit. Ciò ha fatto emergere tante irregolarità ed abusi da parte dei prestatori ed ha portato il Paese a risparmiare milioni di dollari. Un esempio al quale anche l'Italia dovrebbe guardare, rinegoziando il proprio debito.
In Ecuador si sono inoltre rinegoziati i contratti petroliferi con le imprese estrattrici di petrolio, secondo il principio che il 100% del petrolio ecuadoriano è dello Stato; che l’80% delle utilità derivanti dalla vendita vanno allo Stato e che una parte consistente di tali utilità, pari al 12%, vanno investite per migliorare le condizioni di vita nella zona di estrazione.
I primi decreti del Presidente Correa hanno inoltre abolito il lavoro interinale e si sono ridotti i salari degli incarichi pubblici a partire da quello del Presidente. Si è lavorato molto sul riconoscimento dei diritti dei lavoratori, l’innalzamento dei salari minimi, l’obbligo di iscrizione dei propri dipendenti all’equivalente della nostra INPS.
La Rivolucion Ciudadana di Correa ha provveduto a costruire nuove scuole, ospedali, una nuova rete viaria, nuove cittadelle con abitazioni popolari. Ha costruito cittadelle amazzoniche nel rispetto della natura e delle culture ancestrali, restituendo dignità a quella popolazione che viveva in miseria al lato della fonte della ricchezza petrolifera.
Nell’aprile scorso sono entrate in funzione le prime quattro turbine della prima struttura di produzione idroelettrica del Sudamerica, con sede in Ecuador appunto, che sarà in grado di produrre energia meno costosa rispetto all'attuale importazione di gas e che dunque libererà risorse dello Stato attualmente impegnate per i sussidi del gas domestico e porterà entrate delle esportazioni dell’energia idroelettrica.
E’ stata appena terminata anche una grande diga che fornisce acqua alle piantagioni anche durante i periodi di secca.
Tutto ciò è stato possibile attraverso l'introduzione di piani di sviluppo quadriennali per il Buen Vivir, alla regolazione dell'attività delle multinazionali straniere, alla diversificazione delle relazioni internazionali, politiche, commerciali e di investimento, oltre che attraverso una riforma fiscale.
Si sta dunque passando da un'economia basata sull'esportazione di materie prima ad un'economia diversificata, fondata sulla conoscenza e sulla formazione. Ma il cammino intrapreso da questa rivoluzione è ancora lungo. C’è ancora molto da fare, e, molto da migliorare e ciò l'ha affermato lo stesso Presidente Correa, il quale terminerà il suo mandato il prossimo anno ed ha già dichiarato che non si candiderà di nuovo.


Luca Bagatin: Il Presidente Correa, nel 2010, è stato vittima di un Colpo di Stato, se non erro. Puoi parlarcene ?
Federica Zaccagnini:
Quello che ha colpito Correa nel 2010 è apparentemente nato a seguito di misure da lui intraprese in favore dei ceti più bassi della polizia. Il governo Correa ha infatti abolito le gratifiche per i gradi più alti di tale corpo, innalzando il salario medio dei poliziotti comuni ed equipaggiandoli meglio. Ciò ha provocato una sollevazione della polizia, fomentata da menzogne e da alcuni ex Presidenti. Correa tentò il dialogo con coloro i quali stavano protestando a Quito, ma viene aggredito fisicamente e ben presto si scoprì che l’ordine era di uccidere il Presidente e che la protesta era stata organizzata capillarmente per sfociare in Colpo di Stato. Infatti Correa venne ricondotto in ospedale perché aveva appena subìto una operazione al ginocchio. L’ospedale militare venne dunque accerchiato della polizia, la quale, a sua volta, venne accerchiata da gran parte della popolazione ecuadoriana a sostegno di Correa.
Correa sarà infine salvato dai corpi speciali dell'esercito. Ci furono diversi morti e feriti fra cui uno studente universitario che perse la vita difendendo l’elezione democratica di quattro anni prima.
Ma i Colpi di Stato moderni, in America Latina, sono spesso Colpi di Stato soft, che fanno spesso leva sulla stabilità economica e finanziaria o sulla denuncia di corruzione, creando scontento ed attraverso l'organizzazione di manifestazioni popolari che dimostrano un ipotetico malcontento della popolazione. Questo è il nuovo Plan Condor, che va dal Brasile al Venezuela, passando per tutti i Paesi rivoluzionari e progressisti, che siano marcatamente sovrani. L’Ecuador per esempio nel 2009 ha fatto chiudere la base militare USA nella città di Manta.
Vi sono ad ogni modo altri tentativi di destabilizzazione del Paese, in particolare provenienti dall'Agenzia Centrale di Intelligence degli USA, come ad esempio i tentativi di spionaggio ai danni del governo dell'Ecuador fatti pubblici anni fa da Wikileaks, oppure la recente denuncia da parte di Telesur delle connessioni tra oppositori del governo e giornalisti con la stessa CIA.
Non da ultimo il caso Chevron-Texaco, per il quale un’ azienda petrolifera è condannata da una sentenza giudiziaria a pagare milioni di dollari ai cittadini colpiti dai danni ambientali nell’Amazzonia ecuadoriana ed invece un arbitrato con sede negli USA accetta - secondo il governo ecuadoriano in modo illegittimo - una istanza presentata dalla multinazionale, con la finalità di far pagare il suo danno ambientale allo Stato ecuadoriano. Qual è qui l’obiettivo? Da una parte ovviamente non creare un precedente, altrimenti le imprese estrattrici di petrolio dovrebbero pagare tali somme per tutti i luoghi che hanno contaminato nel mondo e dall’altra colpire un governo progressista e sovrano sottraendogli risorse per mantenere il proprio livello di investimento nel sociale.

Luca Bagatin

Poiché l'Ecuador è stato colpito da recenti scosse di terremoto, queste sono le coordinate alle quali potete inviare il vostro contributo.