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lunedì 26 gennaio 2026

Gli Stati Uniti d'America secondo Hunter S. Thompson

 

"Siamo diventati un mostro nazista agli occhi del mondo intero - bulli e bastardi che preferirebbero uccidere piuttosto che vivere in pace. Non siamo solo puttane per il potere e il petrolio, ma puttane assassine con odio e paura nel cuore"
(Hunter S. Thompson, da "Kingdom of Fear: Loathsome Secrets of a Star-Crossed Child negli ultimi giorni del secolo americano", 2003)

domenica 2 maggio 2021

2 maggio 2014: la Strage di Odessa, nella quale perse la vita anche il giovane comunista Vadim Papura. Articolo di Luca Bagatin

Era il 2 maggio 2014, quando militanti di estrema destra e neonazisti ucraini, filo-europeisti, a Odessa, in Ucraina, aggredirono e massacrarono manifestanti comunisti e di sinistra, favorevoli all'indipendenza della regione del Donbass e contro l'entrata dell'Ucraina nell'UE.

Gli aggrediti trovarono rifugio nella Casa dei Sindacati, ma a questa venne dato fuoco dagli stessi estremisti di destra, che impedirono ogni soccorso ai vigili del fuoco.

Nell'incendio, trovarono la morte anche impiegati della struttura e, coloro i quali riuscirono a fuggire, furono massacrati dai neonazisti che circondavano il palazzo.

Nel palazzo furono successivamente trovati corpi carbonizzati, fra cui corpi di donne violentate e seviziate.

La stampa vicina al nuovo governo, filo-europeista e sostenuto dall'UE e dagli USA, minimizzò l'accaduto e diede la colpa ai militanti comunisti e filo-russi. Ipotesi successivamente smentita da testimoni e osservatori.

In quella che fu definita la “Strage di Odessa” perderà la vita anche il diciassettenne Vadim Papura, attivista del Komsomol ucraino (movimento giovanile comunista) e del Partito Comunista d'Ucraina (dal 2015 dichiarato fuorilegge). Anch'egli si rifugiò nella Casa dei Sindacati, assieme ai suoi compagni.

La madre, Fatima, così lo ricordò: "Mio figlio è morto in quella terribile notte. Non aveva ancora 18 anni. Era lì per il suo ideale e i suoi principi. E ora non c'è più. Quando hanno dato fuoco alla Casa dei Sindacati, lui era lì dentro. Provando a scappare dal fuoco è caduto dalla finestra. Il mio bambino era là steso a terra con la testa”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

sabato 6 giugno 2020

Riflessione breve sul razzismo capitalista made in USA

Il problema degli USA non è il razzismo legato al colore della pelle, ma il razzismo legato al ceto sociale.
Il ricco nero Obama viene osannato e accettato. Il nero povero viene massacrato.
E così il  ricco bianco Trump viene osannato e accettato, mentre il bianco povero viene massacrato.
Quella USA è una società ove la classe ricca viene premiata e amata, mentre quella povera viene calpestata.
Il razzismo made in USA è questo qui.
E così sarà ovunque, sin tanto che esisteranno i ricchi e i poveri e sin tanto che le ricchezze non saranno messe al servizio dell'intera comunità.

Luca Bagatin

venerdì 31 gennaio 2020

L'ex Presidente socialista dell'Ecuador Rafael Correa, intervista il regista Oliver Stone (tratto da "L'Antidiplomatico")

In questa puntata di "Conversando con Correa", l'ex presidente dell'Ecuador ha intervistato il noto scrittore e regista nordamericano Oliver Stone, con il quale approfondisce le sue esperienze personali e cinematografiche, le guerre, la politica di Washington e le sue interferenze in America Latina.
La conversazione tra Rafael Correa e Oliver Stone inizia con un breve viaggio attraverso la vita del regista. La sua giovinezza con suo padre economista, repubblicano e conservatore, a Wall Street. Stone ricorda come è cresciuto in quei valori e in un ambiente in cui pensava "New York era il centro del mondo". Non gli piaceva il sistema in cui viveva, quindi si unì alla Marina mercantile e andò in Vietnam, un paese in cui tornò con le forze armate. Un'esperienza che avrebbe segnato "un approccio diverso alla vita" e segnato alcuni dei suoi film.

Dopo il Vietnam, Stone, che si considera un antisistema, è tornato negli Stati Uniti. Entrò nella scuola di cinema, lavorò come tassista e solo sei anni dopo scrisse la sceneggiatura del mitico film "Fuga di Mezzanotte", che ebbe un successo internazionale e vinse il suo primo Oscar nel 1978. Successivamente vinse  altri due premi nel 1986 con "Platoon" e nel 1989 con "Nato il 4 luglio".

"Gli Stati Uniti sono la più grande ipnosi attiva che il mondo abbia mai visto (...) Vende la stessa storia, ancora e ancora, che è il miglior paese del mondo"

Stone afferma che nell'industria cinematografica americana non è più possibile realizzare film come quelli realizzati in precedenza. "Si potrebbe dire che Hollywood è cambiata dal 2001 [anno degli attacchi terroristici commessi da al Qaeda negli Stati Uniti]. C'è più censura", secondo Stone.

Ma, inoltre, dalla caduta dell'Unione Sovietica nel 1991, "le cose hanno preso improvvisamente una direzione in cui gli Stati Uniti si sono sentiti sempre più potenti , hanno ritenuto che fossero l'unica potenza, la forza dominante nell'universo, e cominciato a comportarsi sempre più come tale. Sono stati coinvolti nella guerra in Iraq, Panama e Granada, e di nuovo, naturalmente, per l'Iraq e poi in Afghanistan è stato uno dopo l'altro, una guerra dopo l'altra.  Sono stati molto coinvolti, i media l'hanno accettato".

Correa, d'altra parte, ricorda che "i grandi imperi sono crollati per aver aperto troppi fronti" e anche "per mantenere guerre che non possono essere vinte e che sono sostenute nel tempo contro nemici che non si arrenderanno mai".

"Negli Stati Uniti non c'è più una vera sinistra. Si tratta di partiti di destra che combattono contro altri partiti di destra. "

"Obiettivamente, Trump ha parlato molto, ma ha fatto poco. Le sanzioni contro il Venezuela sono iniziate con Obama", ricorda l'ex presidente ecuadoriano. Il regista è d'accordo e sottolinea persino il fatto che "negli Stati Uniti non c'è più una vera sinistra". "Questi sono partiti di destra che combattono contro altri partiti di destra".

Ad esempio, Stone ritiene che l'ex candidato alla presidenza Hillary Clinton sia un "falco" e, al contrario, Donald Trump, abbia avuto un messaggio "più pacifico". "Ha detto: 'Perché stiamo combattendo i russi?' Ha allarmato lo stato industriale militare, lo stato politico e i media, che hanno iniziato ad attaccarlo prima che diventasse presidente ".

Per quanto riguarda Trump: "La cosa peggiore e più pericolosa è che ha rotto l'accordo nucleare (...) Stiamo mettendo il mondo intero a rischio di guerra nucleare , stiamo sviluppando in modo aggressivo nuove armi nucleari (...) il fatto è destabilizzare il mondo ".

In breve, gli Stati Uniti, afferma Stone, sono "la più grande ipnosi attiva che il mondo abbia mai visto (...) vendono la stessa storia, ancora e ancora, che è il miglior paese del mondo. Le prove mostrano che il contrario: un gran numero di persone sono state uccise in tutti quei paesi: dall'Iraq alla Siria, all'Afghanistan, al Vietnam, alla Corea ... "

America Latina

Nel film documentario 'Al Sur de la Frontera' (2009), il regista ha intervistato gli allora leader di Venezuela, Bolivia, Brasile, Argentina, Paraguay, Cuba ed Ecuador.
"Chavez è stata la base, il nucleo, che ci ha presentato tutti i leader: Sono andato a trovare Lula, Nestor Kirchner e Cristina Kirchner, a Lugo in Paraguay ed Ecuador e Cuba in Bolivia si ... ... E fu un'esperienza che mi ha aperto gli occhi" dice Stone.
Un documentario, osserva il regista, che è stato totalmente ignorato dai media mainstream negli Stati Uniti "Ero un nemico", dice, ricordando che una volta era stato invitato al New York Times e gli editori gli hanno chiesto come era arrivato a rispettare Chavez.

"La stessa cosa che è successa con l'Unione Sovietica accadrà con gli Stati Uniti. Sta per succedere qualcosa perché ci siamo spinti al limite, stiamo corrompendo completamente la storia"

"Era chiaro per me: non c'è modo di vincere il dibattito sul Sud America", afferma. Stone descrive come "farsa" gli eventi accaduti in Brasile con l '"impeachment" dell'ex presidente Dilma Rousseff e la successiva prigionia di Lula.
Un estremo con cui Correa concorda, definendo farsa ciò che è accaduto in Bolivia [il colpo di stato contro Evo Morales] e in Venezuela, con l'autoproclamato presidente Juan Guaidó, riconosciuto da Washington.

"La questione boliviana non è rappresentabile. È un chiaro colpo di stato, ma si vede il doppio standard internazionale: riconoscono immediatamente quel governo di fatto se è funzionale ai loro interessi", spiega Correa. "Non uccidono più le persone, ma uccidono la reputazione dei leader della sinistra", aggiunge.
Infine, Stone riflette: "La stessa cosa che è successa con l'Unione Sovietica, accadrà con gli Stati Uniti (...) qualcosa accadrà perché ci siamo spinti al limite, stiamo corrompendo completamente la storia. Sfortunatamente, perché voglio bene al mio paese, siamo diventati una forza del male. Una forza del male contro le persone . Contro le persone che vogliono le riforme, che vogliono cambiare le cose ".

tratto da: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-oliver_stone_gli_stati_uniti_sono_diventati_una_forza_del_male_contro_le_persone_che_vogliono_cambiare_le_cose/82_32858/

giovedì 21 febbraio 2019

Sarà Bernie Sanders a porre un freno all'imperialismo USA ? Articolo di Luca Bagatin tratto da "Alganews"

Già sul finire del XIX secolo e nei primi anni del XX, fu lo scrittore Mark Twain a denunciare il carattere imperialista del suo Paese, ovvero gli Stati Uniti d'America. E sin dai tempi della guerra di invasione delle Filippine. Ciò porterà il noto umorista ad aderire alla Lega Antimperialista e a scrivere numerosi articoli irriverenti contro l'imperialismo a Stelle e Strisce, denunciandone il neocolonialismo del biennio 1898-1899 a Cuba, Guam, Portorico, nelle Hawaii, nelle Samoa, oltre che nelle già citate Filippine.
Da allora in poi note saranno le invasioni e i tentativi di destabilizzazione di Paesi sovrani operati dalla sedicente "più grande democrazia del mondo". E ciò sia da parte di Presidenti "democratici" che da parte di Presidenti "repubblicani".
Laddove a dominare è la logica del danaro, ove l'unica libertà veramente concessa è quella di "fare soldi" e di "consumare", laddove a dominare sono le lobby e le corporation a dispetto della volontà dei cittadini sempre più anestetizzati da un sistema mediatico a senso unico e dal sistema della pubblicità commerciale, oltre che da un sistema scolastico sempre più al ribasso, è assai difficile parlare di democrazia.
E' più facile imporre la propria volontà e il proprio sistema ad altri Paesi. In fondo i Nativi americani sterminati sono un po' la tristissima e macabra metafora di questo triste modello di inciviltà.
E così c'è stata le guerra in Vietnam, la dittatura di Pinochet in Cile (una volta defenestrato Allende), l'imposizione di dittature militari in Uruguay, in Argentina (una volta defenestrato Perón), l'invasione di Grenada, i numerosi tentativi di destabilizzazione della Cuba socialista e il conseguente embargo, le destabilizzazioni nei Paesi africani a guida socialista, la guerra in Jugoslavia, quella in Iraq, l'invasione della Libia, la guerra in Siria e, oggi, il tentativo di sostenere l'ennesimo colpo di Stato nel Venezuela socialista.
L'elenco è peraltro ancor più lungo e, guarda un po', riguarda sempre il tentativo USA di destabilizzazione di Paesi laico socialisti, spesso fomentando i fondamentalismi, le divisioni etniche, religiose, culturali, così faticosamente tenute a bada dal socialismo che, in nome della laicità dello Stato e dell'eguaglianza fra gli esseri umani, è riuscito a garantire quel minimo di benessere e di giustizia sociale che il sistema liberal capitalista ha spesso negato, ampliando le diseguaglianze fra i ricchi e i poveri, imponendo l'apartheid (anche non dichiarandolo esplicitamente), distruggendo il sistema dell'istruzione scolastica e imponendo modelli televisivi e mediatici che, nei fatti, hanno spento ogni senso critico ed ogni discussione pacata, fondata sul ragionamento e sul dibattito che prescinda da ogni interesse egoistico, materiale e monetario.
Ecco che il problema non è necessariamente Trump, che è solo l'ennesima conseguenza di un sistema non democratico, non pluralista, non multipolare.
I Bush, i Clinton e gli Obama non si sono certo comportati in maniera differente da Trump in politica estera e nell'ambito dell'imposizione dei loro modelli economico-militari. E prima di loro i Roosevelt, i Truman, i Kennedy, i Nixon, i Carter, i Reagan e via discorrendo.
Solo due candidati direi che hanno saputo puntare il dito contro questo tipo di sistema. Uno fu candidato indipendente dei "repubblicani" e l'altro fu candidato indipendente dei "democratici".
Il primo è il libertario Ron Paul, il quale ha più volte denunciato al Congresso la politica estera espansionistica degli USA, in spregio alla loro stessa Costituzione e citando il motto del Padre Costituente Thomas Jefferson: "Pace, commercio e amicizia con tutte le nazioni, nessun vincolo d’alleanze”. Ron Paul, purtroppo, è stato sconfitto ogniqualvolta ha presentato una sua candidatura alle primarie del Partito Repubblicano USA. Assai boicottato dal sistema mediatico, nonostante avesse ricevuto il plauso ed il sostegno del regista Oliver Stone.
Il secondo candidato a voler prospettare un orientamento diverso degli USA è Bernie Sanders, il quale addirittura osa definirsi "socialista" in un Paese che giudica tale termine quasi una bestemmia.
Che Bernie Sanders sia un autentico socialista nel senso originario del termine direi che questo è assai esagerato, ma, quantomeno, la sua visione è orientata al sociale e a una politica estera non imperialista, il che non sarebbe comunque poco.
Sanders, già candidato come indipendente del Partito Democratico USA alle scorse primarie - raccogliendo milioni di consensi - ci riprova ancora e annuncia dal suo Stato di riferimento, ovvero il Vermont, che intende ricandidarsi alle primarie in vista delle elezioni presidenziali del 2020, al fine di battere Trump.
Come Ron Paul, Sanders, non è più giovanissimo, ma, alla bellissima età di 77 anni dimostra di avere quel senso di umanità e di responsabilità che candidati più giovani hanno ampiamente dimostrato di non avere.
Sanders, fra le altre cose, propone un programma di assistenza sanitaria gratuita (e ciò, se fosse attuato, renderebbe finalmente gli USA un Paese civile), un sistema universitario pubblico gratuito (e non garantito solo ai super ricchi, come avviene oggi, ove peraltro il sistema scolastico pubblico negli USA è lasciato allo stato brado), e un salario minimo orario a 15 dollari (una proposta che sembra addirittura mutuata dal programma del Partito Comunista di Marco Rizzo, che lo propose alle ultime elezioni politiche italiane).
E' chiaro che, in un sistema politico-economico come quello statunitense, ove a prevalere sono le logiche delle corporation e delle lobby - come ampiamente dimostrato da studiosi del calibro di Noam Chomsky - sarà assai difficile far passere proposte e prospettive di tale portata.
Ad ogni modo Bernie Sanders, ad oggi, negli USA, sembra rappresentare l'unica speranza di civiltà e democrazia. Chissà se, effettivamente, sarà così.

Luca Bagatin

domenica 23 luglio 2017

Cuba: Dio Patria Socialismo. Articolo di Luca Bagatin

Era il 26 luglio 1953 quando alcuni esponenti del Partito Ortodosso - partito ispirato al Libertador José Martì - guidati da un avvocato di ventisei anni chiamato Fidel Alejandro Castro Ruz, iniziarono la Rivoluzione contro il dittatore Fulgencio Batista, il quale aveva trasformato Cuba nel "bordello degli Stati Uniti d'America".
Questo l'inizio di un'epoca storica che porterà Cuba a riacquistare, nel 1959, la sua sovranità perduta.
Di questo tratta l'ottimo saggio "Cuba: Dio Patria Socialismo" di Andrea Virga, edito da Nova Europa (http://www.novaeuropa.it). Virga, una militanza passata a destra e dunque non sospettabile di simpatie castriste e socialiste, analizza in questo saggio composto da numerosi ed approfonditi articoli, la Storia della Rivoluzione cubana sino alla Cuba dei giorni nostri. E lo fa senza alcun pregiudizio, avedo vissuto diversi anni a Cuba, dimostrando, anzi, al di là della vulgata di matrice liberal-destrorsa, quanto l'Isola caraibica per eccellenza sia una piccola grande democrazia ispirata non tanto al marxismo, quanto piuttosto al socialismo originario ed al pensiero di José Martì, primo Libertador dell'Isola del XIX secolo.
Chi fu, innanzitutto, José Martì ? Virga gli dedica un intero capitolo. Nato nel 1853 da due spagnoli della classe media, è arrestato a soli sedici anni per aver scritto, assieme ad altri suoi compagni di scuola, una lettera ad un altro suo compagno reo di essersi arruolato volontario con i collaborazionisti del Re di Spagna. Le sue simpatie, sin dal 1868, vanno infatti agli insorti che chiedono libertà e indipendenza dalla Madrepatria. Nel 1871 sarà così deportato in Spagna e qui inizierà ben presto la sua attività letteraria e giornalistica. Impossibilitato a tornare a Cuba, soggiornerà in Messico e Guetemala e sarà iniziato alla Massoneria. Tornato a Cuba nel 1879 sarà subito messo agli arresti e sceglierà l'esilio a New York e qui sarà nominato portavoce del Comitato Rivoluzionario Cubano. Continuerà così a battersi per l'indipendenza della sua patria e di tutte le Repubbliche latinoamericane, dal Venezuela all'Uruguay e pubblicherà il saggio "Nuestra America", oltre che fonderà, nel 1892, il Partito Rivoluzionario Cubano. Nel 1895 scoppierà la guerra d'indipendenza dell'Isola, alla quale egli prenderà parte, ma sarà ucciso in una imboscata. Ispirato da Simon Bolivar e dai Libertadores della sua epora, oltre che estimatore dell'idealismo tedesco e opera di Marx, Martì conierà il motto "Essere istruiti per essere liberi" ed oggi la sua statua e la sua effige campeggia in tutta Cuba ed è la massima figura ispiratrice dei rivoluzionari castristi.
Come spiega Andrea Virga, è infatti errato ritenere che la Rivoluzione cubana abbia avuto una impronta marxista-leninista in quanto già il Movimento 26 luglio, guidato da Fidel Castro e che nel 1953 darà vita alla Rivoluzione, era formato non già da comunisti, bensì da membri di quel Partito Ortodosso "di centro" ispirato a Martì. Il carattere socialista marxista sarà successivamente acquisito più per necessità di carattere geopolitico internazionale che per autentica convinzione, al punto che Cuba fu da sempre un'Isola ribelle finanche nei confronti dell'Unione Sovietica, applicando un socialismo di matrice più autogestionaria che statalista.
Gli stessi oppositori dell'attuale governo cubano - come evidenziato nel saggio di Virga - sono di matrice socialdemocratica e cristiano-democratica e, pur chiedendo il multipartitismo e una economia sociale di mercato, sono ben lungi dal contrastare le conquiste sociali ottenute dalla Rivoluzione, in particolare nel settore dell'istruzione pubblica e sanitaria, una delle eccellenze al mondo.
A Cuba non vi è infatti un sistema multipartitico, ma l'unico partito politico esistente, ovvero il Partito Comunista Cubano, al quale possono accedere solo persone che si sono particolarmente distinte in ogni campo sociale e pubblico, è ben lungi dall'influenzare la politica del Paese.
Dal 1992 le elezioni politiche sono ammesse e sono a suffragio universale e chiunque può prendervi parte. La selezione dei candidati avviene nel modo più democratico possibile, ovvero dal basso e attraverso assemblee di quartiere. Successivamente i candidati selezionati saranno sottoposti all'approvazione popolare ed ogni cittadino può esprimere una o due preferenze e risulteranno eletti solo i candidati che otterranno l'approvazione di almeno il 50% dei votanti. E' vietata la propaganda elettorale proprio per assicurare ad ogni candidato lo stesso trattamento, evitando quelle campagne milionarie che nei Paesi cosiddetti "liberali" hanno generato il fenomeno delle tangenti e della corruzione (sic !).
Un sistema, in sostanza, assolutamente democratico, in barba alle accuse di "dittatura" mosse dalle sedicenti "democrazie liberali".
Aspetto approfondito da Andrea Virga nel suo saggio sono i Comitati di Difesa della Rivoluzione, fiore all'occhiello dell'Isola ed al quale sono affiliati oltre 8.400.000 cubani su una popolazione di 9.000.000 sopra i 14 anni di età e sono totalmente autofinanziati.
Tali Comitati, il cui simbolo richiama i "mambises" delle guerra d'indipendenza, hanno il compito sia di garantire la sicurezza cittadina, oltre che il decoro e la pulizia urbana, sia di fornire informazioni in campo medico-sanitario e di garantire la prevenzione attraverso raccolta e donazione di sangue, praticando vaccinazioni ed attività di assistenza ad anziani e bambini.
I Comitati di Difesa della Rivoluzione hanno anche l'importante compito di svolgere una attività di controspionaggio e di sorveglianza dello Stato cubano, minacciato da continui tentativi di destabilizzazione in particolare da parte degli Stati Uniti d'America.
Stati Uniti d'America che, mentre con Obama avevano aperto i rapporti con l'Isola caraibica facendo ben sperare in proposito alla fine dell'embargo, oggi - con Trump - si stanno nuovamente raffreddando.
Cuba, ad ogni modo, nonostante l'embargo che dura dal 1962, resiste. Ha restitito sino agli Anni '90 grazie al contributo sovietico, ma ha continuato a resistere - pur fra mille difficoltà - anche dopo.
Virga spiega ottimamente anche e proprio il periodo più travagliato che Cuba dovette affrontare dopo il crollo dell'URSS, ovvero il cosiddetto Periodo Speciale, caratterizzato da carenza di risorse, conseguenti problemi nei trasporti, iperinflazione, deficit di bilancio inquietante aggravato ancor più dall'embargo statunitense. Periodo affontato con coraggio dai cubani e dal pragmatismo del Lider Maximo Fidel Castro, il quale avviò una serie di riforme che aprirono l'Isola al mercato attraverso la creazione di cooperative autogestite, in particolare nel settore agricolo ed industriale; l'apertura al turismo - ottima fonte di reddito dell'Isola -; la concessione di licenze per attività commerciali private e l'introduzione, sia pure in forma ridotta, delle imposte in forma progressiva.
Importanti riforme furono introdotte anche in campo politico, attraverso l'abolizione dell'ateismo di Stato e l'apertura alla Chiesa cattolica, che culminerà con gli incontri pubblici fra Fidel Castro ed i Papi dei cattolici Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco I; l'apertura ai diritti degli omosessuali, al punto che oggi la figlia dell'attuale Presidente Raul Castro, Mariela, deputata all'Assemblea del Popolo (ovvero il Parlamento cubano), vorrebbe approvare una legge che introduca il matrimonio omosessuale; l'introduzione di leggi proposte dal popolo medesimo, come quella che ha permesso la libera vendita di pc, elettrodomestici e telefonini, nonché la compravendita di automobili e proprietà immobiliari.
Sotto il profilo geopolitico, poi, Cuba ha trovato, alla fine degli Anni '90, un ottimo interlocutore nel Venezuela bolivariano di Hugo Chavez, con il quale ha avviato una cooperazione che ha permesso all'Isola di avere petrolio venezuelano a prezzi agevolati in cambio di assistenza sanitaria gratuita ai poveri del Venezuela. Con lo stesso Venezuela, oltre che con Nicaragua, Bolivia ed Ecuador, ha dato vita all'ALBA, ovvero all'Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America, alleanza di ispirazione bolivariana e martiana di mutuo aiuto economico e sociale.
Importanti rapporti con l'Isola sono poi intrattenuti sia dalla Russia che dalla Cina, oltre che dall'Europa, in particolare la Spagna per ragioni storiche e culturali.
Il saggio "Cuba: Dio Patria Socialismo" si sofferma particolarmente sui rapporti fra il governo e la Chiesa cattolica, dedicando a ciò ampi stralci, dimostrando come la Teologia della Liberazione abbia fortemente influenzato sia i principi sociali della Rivoluzione che l'ammorbidimento dei rapporti fra l'ateo Fidel e le gerarchie ecclesiastiche.
Del resto molti prelati cattolici hanno dato la loro vita per la Rivoluzione, così come anche molti massoni. Da ricordare, cosa che purtroppo però non fa il saggio di Virga, che Cuba ospita una fra le più importanti Obbedienze massoniche al mondo di matrice latina, ovvero la Gran Logia de Cuba, alla quale hanno fatto parte gran parte dei "barbudos" rivoluzionari, fra i quali, pare, anche lo stesso Ernesto Che Guevara. Del resto la Massoneria dei Paesi latini e latinoamericani, molto diversa da quella dei Paesi anglosassoni, ha annoverato fra le sue fila numerosi rivoluzionari e riformatori sociali, si pensi ai già citati Simon Bolivar e José Martì, sino ai più recenti Augusto Sandino ed Hugo Chavez.
Il saggio di Andrea Virga è un bellissimo affresco dell'Isola caraibica più affascinante della Storia, in grado, forse, di poter aprire le menti di molti e di far cadere molti pregiudizi, oltre che di far comprendere le radici socialiste originarie e nazionaliste dell'Isola e finanche spirituali nel senso più ampio del termine.
Cuba è la patria di tutti quegli spiriti liberi che credono in una alternativa umanitaria all'egoismo capitalista, oltre le stantìe ideologie novecentesche. E' la Storia di un mito reale in continua evoluzione, dal basso, attraverso il continuo confronto con la popolazione.
E' la Storia di una democrazia diversa da quelle cosiddette "liberali", che spesso tendono a privilegiare solo le classi medio-alte.
E' la Storia di Fidel, del Che, di Martì. Degli eroi di un passato, che hanno intravisto un futuro diverso, più sostenibile, solidario e umano.

Luca Bagatin

venerdì 18 novembre 2016

Sul referendum e la democrazia popolare diretta (dal "Libro Verde" di Mu'Ammar Gheddafi)

Il referendum è una frode contro la democrazia.
Quelli che dicono “Si” e quelli che dicono “No” non esprimono di fatto la loro volontà, ma sono stati imbavagliati in norme del concetto di moderna democrazia. E’ permesso loro dire una parola soltanto: “Si” o “No”. Questo è il sistema dittatoriale più oppressivo e crudele.
Colui che dice “No” dovrebbe poter motivare la sua risposta e spiegare perché non ha detto “Si”. Colui che ha detto “Si” dovrebbe poter giustificare la sua scelta e spiegare la ragione per cui non ha detto “No”. Ognuno dovrebbe poter dire ciò che vuole ed esprimere le ragioni del suo consenso o del suo rifiuto.
Qual’è, allora, la via che le società umane devono seguire per liberarsi definitivamente dalle epoche dell’arbitrio e della dittatura ? Poiché, nella questione democratica, il problema insolubile è quello dello strumento di governo, problema che si esprime nella lotta tra i partiti, le classi o tra individui, dato che l’invenzione dei metodi elettorali e del referendum non è altro che un tentativo di camuffare l’insuccesso di questi esperimenti, che non riescono a risolvere questo problema, ne consegue che la soluzione è nel trovare uno strumento di governo diverso dagli attuali, che sono causa di conflitto e che rappresentano solo una parte della società.
Si tratta, dunque, di trovare un sistema di governo che non sia il partito, la classe, la setta o la tribù, ma che sia il popolo nel suo insieme e che, quindi, non lo rappresenti e non si sostituisca ad esso. “Nessuna rappresentanza al posto del popolo”, “la rappresentanza è un’impostura”.
Se fosse possibile trovare questo sistema di governo il problema sarebbe risolto. La democrazia popolare sarebbe realizzata e le società umane avrebbero posto fine ai tempi dell’arbitrio e ai sistemi dittatoriali che sarebbero sostituiti dal potere del popolo.
Il “Libro Verde” presenta la soluzione definitiva del problema dello strumento di governo; indica ai popoli il modo per passare dall’era della dittatura all’era della vera democrazia. Questa nuova teoria si fonda sul potere del popolo, senza alcuna rappresentanza né sostituto. Attua una democrazia diretta, in modo organizzato ed efficace. Differisce dal vecchio tentativo di democrazia diretta che non ha trovato realizzazioni pratiche e che ha mancato di serietà a causa dell’assenza di un’organizzazione di base popolare.

mercoledì 9 novembre 2016

Vince Trump: l'Europa ed i popoli sovrani tirino un sospiro di sollievo ! Articolo di Luca Bagatin

Simpatico non è, ma almeno è politicamente scorretto al punto giusto da non apparire fasullo. O quantomeno da apparire meno fasullo della sua ormai ex avversaria.
Non sarà affatto il miglior Presidente degli Stati Uniti d'America, ma certamente, almeno stando alle sue proposte, per l'Europa ed un mondo che auspica ad essere più libero e multipolare, oggi, ci saranno maggiori chances di libertà e forse anche di democrazia e sovranità.
Donald Trump ha vinto le elezioni presidenziali USA a dispetto dei boicottaggi mediatici orchestrati dall'oligarchia liberal-fighetto-mediatica, tutta appiattita in favore della guerrafondaia Hillary Clinton.
Donald Trump si presenta - come da miglior tradizione repubblicana statunitense (dimenticata dai Reagan e dai Bush) - come un isolazionista sul piano politico-militare e dunque appare come uno che, finalmente, non vuole mettere becco negli affari degli Stati sovrani come invece fecero tanto i Reagan quanto i Bush, oltre che i Kennedy, i Nixon, i Clinton e gli Obama, esportando una loro singolarissima idea di “democrazia” a suon di bombardamenti su popolazioni inermi.
Chissà che gli Stati Uniti d'America, dopo aver destabilizzato la penisola balcanica; dopo aver destabilizzato la Libia ed il Medioriente socialista e laico; dopo aver destabilizzato e continuare a destabilizzare l'America Latina socialista e libertaria, non stiano imparando la lezione: farsi gli affari propri; rendere grande il proprio Paese senza andare a scapito degli altri; attuare politiche protezionistiche e sovraniste.
Politiche che Donald Trump sembra voler attuare. In primis rinunciando al Grande Mercato Transatlantico (TTIP), che avrebbe di fatto inglobato l'Europa nel mercato statunitense, con enormi svantaggi per i nostri mercati (già prede della concorrenza straniera, cinese in primis) e con grandi svantaggi per le produzioni locali, l'ambiente ed i diritti dei lavoratori (già di per sé pressoché smantellati). Oltre a ciò Trump punta ad innalzare le barriere doganali, privilegiando così i prodotti statunitensi ed i lavoratori autoctoni, sfavorendo l'immigrazionismo. Politiche che anche un'Europa che ambisse ad essere sovrana, più sociale e più democratica, ovvero meno “liberista”, dovrebbe certamente iniziare a ripensare proprio per arginare una globalizzazione che ha svantaggiato sia coloro i quali erano già poveri, che quella classe media ormai trasformatasi in nuova classe proletaria e che è stanca di subire le politiche di austerità delle Banche Centrali e del Fondo Monetario Internazionale.
Trump, a differenza dei governi precedenti (non solo quello Clinton e Obama, ma anche Bush), intende inoltre andare allo scontro con il mercato cinese, che ha invaso ormai il pianeta, svantaggiando tutti quanti. Ed intende finalmente tornare a dialogare con la Russia, ponendo fine ad un clima di nuova Guerra Fredda che ha caratterizzato le ultime amministrazioni statunitensi. Iniziando, peraltro, a rendere le truppe Nato meno impegnate ad Est, trasformando il Patto Atlantico in uno strumento contro il vero nemico dell'Occidente, ovvero il terrorismo islamico.
Se da un lato negli USA non vi sarà alcune rivoluzione popolare e democratica autentica - come sarebbe diversamente stato possibile con una eventuale vittoria del socialista Bernie Sanders - dall'altro il mondo libero – forse – può quantomeno tirare un sospiro di sollievo.
Auguriamoci che il neoeletto Presidente USA intenda anche porre fine alla destabilizzazione in atto in America Latina e, diversamente, inizi a dialogare con spirito pacificatore e di collaborazione con i Paesi dell'ALBA, ovvero dell'Alleanza Bolivariana per le Americhe, che comprendono – fra gli altri - il Venezuela, la Bolivia, l'Ecuador, Cuba e il Nicaragua. Tutti Paesi, ultimo proprio il Nicaragua che ha riconfermato alla guida del Paese il sandinista Daniel Ortega domenica scorsa, a guida socialista, libertaria e bolivariana.
La via maestra che i popoli dell'America Latina hanno indicato da tempo è una via democratica, sovranista, protezionista, socialista libertaria, fatta dal popolo ed in favore del popolo.
Sembra che anche l'Europa stia da tempo ritenendo che la strada liberal-capitalista di apertura totale dei mercati e delle frontiere, voluta e imposta dalle élite economico-finanziarie e privilegiata in particolare dalle forze cosiddette “progressiste”, non sia affatto la migliore, ed abbia, diversamente, generato unicamente povertà diffusa e nuove diseguaglianze.
Il voto in favore di Trump fa davvero pensare che anche gli Stati Uniti d'America necessitassero di un cambio di passo in questo senso.
I media occidentali hanno in tutti questi sensi creato unicamente un eccessivo, pericoloso ed inutile allarmismo. Gli elettori, ad ogni modo, li hanno smentiti. Un altro punto il favore dei popoli sovrani. Un'altra sconfitta delle élite globaliste.

Luca Bagatin

sabato 22 ottobre 2016

Fate l'Amore e pretentete Democrazia diretta. NON fate la guerra (economica, mediatica...). Autorappresentatevi !

Veronica "Madonna" Ciccone - icona del mainstreaming pop mediatico yankee - sostiene una guerrafondaia come la Clinton proponendo un rapporto orale.
E pensare che un tempo c'era chi proponeva l'amore contro la guerra.

I tempi involvono.

(Luca Bagatin)


Io credo nel cannibalismo obbligatorio. Se le persone fossero obbligate a mangiare quello che uccidono non ci sarebbero più guerre.

(Abbie Hoffman)


La felicità del popolo e la grandezza della nazione  si fonda nella giustizia sociale, nell'indipendenza economica, nella sovranità politica.

(Juan Domingo Peron) 


La democrazia non è qualcosa in cui credi o un posto dove agganciare il tuo cappello, ma qualcosa che fai. Tu partecipi. Se smetti di farlo, la democrazia va in pezzi.

(Abbie Hoffman)   

giovedì 20 ottobre 2016

"SOGNO". Poesia by Luca Bagatin

Poesia serale.
Poesia notturna.
Poesia che si posa laddove una rosa
fiorisce sull'urna.
Nell'urna riposa
qualcosa di antico.
Di antico e passato
e per sempre finito.
Ed io son rapito
dal sogno di te.
E ciò che un tempo era amaro,
dolce ora è.
Luca Bagatin

mercoledì 12 ottobre 2016

"Ad A.". Poesia di Luca Bagatin (tratta dal saggio "Ritratti di Donna" - Ipertesto Edizioni)

Amo guardare i tuoi occhi verdi,
perdermici per poi ritrovarmi.
Amo scriverti, anche senza riceverne risposta,
perché essa è dentro di me.
Amo pensare che le tue labbra, così carnose,
così morbide, possano aprirsi un giorno e raccontarmi di te.
Amo vederti sorridere
e mi chiedo se quel sorriso riuscirò un giorno a vederlo davvero.
Amo pensare che esisti,
anche se forse non avrò mai l'ardire di conferire, a viva voce, con te.
Amo chiedermi che cosa c'è nel tuo cuore,
anche se questo rimarrà per me sempre un mistero.
Amo pensare di scriverti una poesia,
senza pretendere che sia compresa, che abbia un senso, che sottenda qualche cosa.
Amo immaginarmi con te,
sotto la pioggia, a danzare, a baciarti lungamente, a far l'amore.
Sin tanto che i nostri corpi si inzuppino del tutto.
Amo non chiederti nulla più di quanto tu non voglia dire,
non voglia dirmi.
Amo quando mi ringrazi,
anche se ti rimprovero, spesso, di farlo.
Amo di te tutte queste cose
e forse altre ancora.
Ora le ho dette.
Posso tornare alla mia dimora.

mercoledì 28 settembre 2016

Riflessioni di Alain De Benoist contro l'ideologia del lavoro e per la democrazia partecipativa

CONTRO L'IDEOLOGIA DEL LAVORO

Tutta un'educazione ci ha abituati a pensare che lavorare sia al contempo normale e morale. Ora si tratta di disfarsi di questa educazione per sostituire a poco a poco, nella misura del possibile, il lovoro con l'attività liberamente scelta. La società attuale continua a fare l'apologia del lavoro mentre la sua evoluzione rende il lavoro sempre meno necessario. A partire dal momento in cui un numero crescente di bisogni possono essere soddisfatti con una quantità di lavoro sempre più debole, debbono essere tratte indispensabili lezioni. 

(Alain De Benoist, intervista rilasciata alla rivista "L'Officina" del febbraio-marzo 2002. Domande di Alessandro Giuli).


PER LA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA 

La partecipazione è tanto maggiore quanto minore è la rappresentanza. Il punto di vista di Rousseau è qui inattaccabile: il cittadino che si fa rappresentare abdica nello stesso tempo alla sua parte di sovranità a vantaggio del suo rappresentante. Si presume che quest'ultimo "voglia al suo posto", ma in effetti egli decide secondo la propria opinione e i propri interessi. La democrazia organica o partecipativa è quella che, tenuto conto delle forme sociali e politiche oggi esistenti, permette il massimo di partecipazione che è possibile prevedere.

(Alain De Benoist, intervista rilasciata alla rivista "Pagine libere" del luglio 1994. Domande di Giuliano Borghi e Carlo Gambescia).

sabato 20 agosto 2016

"Power & Revolution": l'ultima generazione di simulatore geopolitico per pc targato Eversim. Articolo di Luca Bagatin

Giocare imparando o, meglio, imparare a conoscere giocando.
Questa frase potrebbe riassumere la “mission” della casa produttrice francese di videogame “seriosi” e geopolitici, ovvero la Eversim (www.eversim.com), di cui abbiamo spesso parlato in altri articoli.
Eversim ha di recente elaborato un nuovo simulatore geopolitico chiamato “Power & Revolution”, che è l'evoluzione dei passati “Commander in Chief” del 2007, di “Rulers Of Nations” del 2010 e di “Masters of the World” del 2013.
“Power & Revolution”, quale quarto capitolo della saga, si propone di rivoluzionare radicalmente la filosofia e la giocabilità dei suoi predecessori. Oltre alla possibilità di gestire una qualsivoglia nazione del Pianeta sia in termini politici che economico-sociali e legislativi, interpretando il ruolo del Capo di Stato e/o di Governo della nazione in questione, “Power & Revolution” permette al giocatore di interpretare il ruolo del capo di qualsivoglia partito di opposizione della nazione prescelta, oppure del capo dei rivoluzionari o degli indipendentisti nel caso in cui si decidesse di giocare lo scenario relativo ai colpi di Stato o alle lotte di liberazione/indipendenza nazionale.
La particolarità di questo tipo di simulatori è l'assoluta fedeltà alla realtà geopolitica odierna: i Capi di Stato hanno le sembianze dei Capi di Stato attualmente in carica e così tutti gli altri politici di maggioranza ed opposizione (solo i nomi sono, comprensbilimente, diversi). Ed anche i dati economico-politico-sociali con i quali ci si trova ad operare sono assolutamente realistici.
Gli obiettivi dei gioco sono presto detti: nel caso in cui si decidesse di giocare lo scenario “governativo”, il nostro Capo di Stato avrà il compito di risollevare le sorti economico-sociali del Paese senza incorrere in manifestazioni di piazza e/o in tentativi di colpi di Stato che comunqe in “Power & Revolution” avrà la possibilità di sedare e soffocare gestendo direttamente le operazioni di polizia e/o dell'esercito schierato a proteggere le varie città interessate dalla manifestazione. Per poter rimanere in carica, ad ogni modo, dovrà – come nella realtà – affrontare le elezioni e condurre, vittorioso, la sua campagna elettorale. E qui la simulazione di gioco è davvero realistica: innanzitutto dovrà raccogliere fondi per il suo partito attraverso il lancio di campagne di sottoscrizione o trovando sostenitori privati (non sempre legali...con il rischio di essere scoperto e quindi di perdere voti e sostegni !).
Successivamente dovrà elaborare la sua strategia elettorale ed il suo programma, attraverso apparizioni televisive e comizi pubblici nei quali lo esporrà. In questo caso il giocatore dovrà scegliere le tematiche più “scottanti” da affrontare e farle presentare al suo Capo di Stato, il quale apparirà sullo schermo e parlerà ai suoi potenziali elettori, tentando di convincerli (evitando ad ogni modo di scontrarsi con la linea ideologica ufficiale del partito) sino a che...effettuerà il suo ultimo dibattito televisivo con il capo del maggiore partito di opposizione e dovrà sfidarlo in un match sulle proposte concrete che porrà ad entrambi l'intervistatore televisivo.
Alla fine i risultati delle elezioni, partito per partito, saranno visibili attraverso una grafica molto accattivante e sarà così decretato il vincitore che, nel caso fosse riconfermato il Capo di Stato da noi interpretato, potrà continuare a governare indisturbato sino alla fine del suo mandato.
La medesima sorte è riservata al capo del partito di opposizione che sceglieremo nell'apposito scenario. In questo caso il nostro compito sarà quello di contrastare le politiche governative, attraverso non solo i voti contrari in Parlamento, ma anche attraverso manifestazioni e sit-in di piazza e dichiarazioni televisive e sulla stampa (il simulatore prevede l'esistenza di un vero e proprio quotidiano di informazione aggiornato settimanalmente !). In casi estremi potremmo anche decidere di far passare il nostro partito alla clandestinità e quindi tentare un arduo colpo di Stato al fine di defenestrare il Capo di Stato in carica con la forza.
Il terzo scenario innovativo proposto da “Power & Revolution” è lo scenario delle rivoluzioni, ove ci troveremo ad interpretare il capo di un qualsivoglia movimento terroristico o di liberazione nazionale esistente. Questo è uno scenario prettamente militare e quindi il nostro compito sarà quello di reperire il danaro sufficiente ad armare le nostre truppe, reclutare mercenari ecc... intessendo inoltre fitte relazioni internazionali e gestendo direttamente le nostre truppe alla conquista del Paese.
Gli scenari sono molto realistici ed attuali. Si pensi ad esempio al conflitto in Siria ed in Libia, ma anche quello dell'Ucraina contro il Donbass, alla situazione yemenita, al movimento di liberazione curdo e così via... e permettono al videogiocatore di avere un'idea più precisa di quanto sta avvenendo attualmente nel mondo e le dinamiche geopolitiche che a questi eventi sottendono.
Molto accattivante anche lo scenario relativo alle elezioni USA 2016 ove è possibile scegliere un qualsiasi candidato dei Democratici e dei Repubblicani e farlo concorrere alle elezioni, facendogli presentare proposte concrete e facendolo dibattere pubblicamente con il suo rivale, sino alla notte dei risultati ove comparirà la cartina degli Stati Uniti d'America con tanto di Stati conquistati dall'uno o dall'altro candidato.
Eversim, del resto, nasce come azienda leader nel settore dei videogiochi educativi ed è attualmente l'unica ad offrire prodotti relativi a questa specifica categoria.
“Power & Revolution”, ultimo ma forse non definitivo capitolo della saga dei pc game geopolitici, ci appare davvero uno strumento ludico molto profondo, adatto a videogiocatori ed a cultori di politica internazionale di tutte le età. E' acquistabile sia direttamente dal sito web dedicato: www.power-and-revolution.com che sulla piattaforma Steam al link: http://store.steampowered.com/app/467520/?snr=1_7_15__13.

Luca Bagatin

martedì 12 luglio 2016

L'Ecuador della Revolucion Ciudadana: una intervista di Luca Bagatin a Federica Zaccagnini, già coordinatrice della Escuela de Formacion Continua Sobre el Buen Vivir ecuatoriano

Federica Zaccagnini, trentaseienne romana, ha lavorato per il Governo dell'Ecuador ed è stata la coordinatrice della Scuola di formazione continua sul Buen Vivir ecuatoriano (Escuela de Formacion Continua Sobre el Buen Vivir ecuatoriano) per conto del Ministero degli Esteri della Repubblica dell'Ecuador.
Poiché dell'Ecuador si parla molto poco nel nostro Paese, in particolare dell'Ecuador del XXI secolo, che ha visto l'ascesa dell'attuale Presidente Rafael Correa, il quale – con la sua Revolucion Ciudadana - ha ridotto drasticamente il tasso di povertà e le diseguaglianze sociali, approvato una nuova Costituzione inclusiva e molto altro, ho voluto intervistare Federica al fine di approfondire i miglioramenti che hanno interessato questo fiero Paese latinoamericano.


Luca Bagatin: Dunque Federica, iniziamo dal tuo percorso professionale che ti ha condotto in Ecuador.
Federica Zaccagnini: Sono stata in Ecuador la prima volta nel 2005, dunque in un periodo pre-Revolucion Ciudadana. Qui ho svolto il mio servizio civile all’estero per la FOCSIV. Esattamente ero a Tulcan - una città alla frontiera nord con la Colombia - e mi occupavo di microcredito per le donne nell'area rurale e urbana marginalizzata.
Tornata in Italia, i miei studi si sono focalizzati tutti su quel Paese. Ho così realizzato prima la tesi di Laurea sulla dollarizzazione dell’economia in Ecuador e, dopo aver passato un altro periodo come Professore Full Time in una Università ecuadoriana, ho realizzato anche la ricerca per la tesi del dottorato su una questione che caratterizza molto il Paese, ovvero, sulla migrazione. Infatti si calcola che nel mondo ci siano fra i 2,5 e i 3 milioni di ecuadoriani espatriati a causa delle pessime condizioni di vita a cui li hanno condotti da una parte le politiche neoliberiste, dall’altra la stessa dollarizzazione.
Pensa che per realizzare tale cambiamento di moneta, che nel corto periodo – fra l’altro- ha portato ad un peggioramento delle condizioni socio-economiche, le banche sono state chiuse per “realizzare il cambio monetario” e quello che è successo è che a causa della fortissima svalutazione, la maggior parte dei piccoli e medi risparmiatori hanno perso tutto. Il risultato è stato: caos, depressioni, emigrazioni, e finanche morti e suicidi.
Avendo studiato le nefandezze delle politiche neoliberiste portate avanti dalla commistione élites-politici corrotti e Whashington Consensus, non potevo che guardare con speranza ed ammirazione la proposta politica di Rafael Correa, che ebbi l’onore di intervistare per il quotidiano “il manifesto” all’inizio della sua avventura.
Quando iniziai a dare il mio contributo a tale ammirevole processo, ebbi l’opportunità di progettare assieme al Ministro degli Esteri Ricardo Patiño e ad alcuni giovani volontari e funzionari del ministero, la Escuela de Formacion Continua Sobre el Buen Vivir ecuadoriano. Ovvero uno strumento di tipo accademico che da una parte informasse a livello globale ed in profondità sulle straordinarie politiche che si stavano mettendo in piedi e dall’altro creasse un centro di dibattito fra governo, deputati, giovani, studenti e militanti ecuadoriani e stranieri.
C’è da dire che non mi sarei mai aspettata che un governo ed i suoi ministri potessero aprire le porte della loro rivoluzione in modo così trasparente e generoso come lo ha fatto il Governo ecuadoriano.
Questo la stampa non lo racconta, ma lo hanno vissuto centinaia di giovani e ricercatori.

Luca Bagatin: Che cosa ha portato l'elezione dell'economista di ispirazione socialista e cristiana Rafael Correa alla carica di Presidente dell'Ecuador nel 2006 ?
Federica Zaccagnini: Iniziamo con il dire che Correa, prima di essere un politico, è ed era un docente universitario e un economista dello sviluppo. Questo gli permise di creare un team di persone preparatissime, ma outsider e contro la vecchia partitocrazia corrotta che potesse contrapporsi al modello neoliberista ed esclusivista.
Io sono convinta che la Revolucion Ciudadana è anche frutto di quell’ondata di cambiamento e rivendicazione dei diritti delle persone re-iniziata nel continente con la Rivoluzione Bolivariana di Hugo Chavez in Venezuela e con l'elezione di Evo Morales in Bolivia, ma nella fattispecie la Revolucion Ciudadana si ispira sia al Socialismo del Secolo XXI che alla Rivoluzione Liberale di Eloy Alfaro, Presidente ecuatoriano di inizio '900.
L'Ecuador è sempre stato un Paese ricco di risorse energetiche e naturali che, prima del suo avvento, erano detenute da pochi ricchi oligarchi o da imprese di stranieri o multinazionali.
Il nuovo team auto organizzatosi intorno a Correa, assieme ad alcune persone che componevano movimento Jubileo Dos Mil, ovvero il movimento cristiano che chiedeva l'abolizione del debito dei Paesi poveri, presentarono quale candidato alla Presidenza della Repubblica Rafael Correa, senza presentare liste elettorali, con la richiesta di eleggere una Assemblea Costituente che promulgasse una nuova Costituzione inclusivista e democratica. Nuova Costituzione che superasse l’individualismo neoliberista e proponesse una società solidale in cui l’essere umano non fosse considerato come un soggetto al servizio della finanza e del mercato, ma che il mercato e la finanza ritornassero ad occupare il loro posto di strumento nelle mani delle persone, al fine di rendere migliore la vita di queste.
Così accadde: Correa fu eletto e la nuova Costituzione approvata dai cittadini ecuadoriani con l'80% dei consensi, che fra l'altro prevede il diritto all'istruzione pubblica e gratuita per tutti, la cittadinanza universale, il riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto eterosessuali ed omosessuali ed l riconoscimento dell’acqua come diritto umano inalienabile ed a gestione pubblica.

Luca Bagatin: In che cosa si sostanzia il modello ecuadoriano del Buen Vivir, proposto ed introdotto da Correa ?
Federica Zaccagnini: Nella costruzione di un'economia popolare e solidale, inclusivista e rispettosa dell'ambiente e dei diritti dei lavoratori. L'elemento che più caratterizza il Buen Vivir è che tale modello di sviluppo prende in considerazione la vita in comunità, superando l’individualismo e considera come unità sociale le aggregazioni delle persone unite da una vicinanza culturale, di interessi, fisica. Forse in economia potremmo dire che si predilige il benessere collettivo alle curve di preferenza individuali.
Grazie alla creazione di una Commissione di Audit del debito estero, l’Ecuador si è rifiutato di pagare quella parte di debito che la commissione ha considerato immorale ed illegittimo ed ha rinegoziato il proprio debito. Si tratta di un caso di successo assoluto, diretto da Ricardo Patino che come Ministro dell’Economia all’epoca, il quale era a capo della Commissione di Audit. Ciò ha fatto emergere tante irregolarità ed abusi da parte dei prestatori ed ha portato il Paese a risparmiare milioni di dollari. Un esempio al quale anche l'Italia dovrebbe guardare, rinegoziando il proprio debito.
In Ecuador si sono inoltre rinegoziati i contratti petroliferi con le imprese estrattrici di petrolio, secondo il principio che il 100% del petrolio ecuadoriano è dello Stato; che l’80% delle utilità derivanti dalla vendita vanno allo Stato e che una parte consistente di tali utilità, pari al 12%, vanno investite per migliorare le condizioni di vita nella zona di estrazione.
I primi decreti del Presidente Correa hanno inoltre abolito il lavoro interinale e si sono ridotti i salari degli incarichi pubblici a partire da quello del Presidente. Si è lavorato molto sul riconoscimento dei diritti dei lavoratori, l’innalzamento dei salari minimi, l’obbligo di iscrizione dei propri dipendenti all’equivalente della nostra INPS.
La Rivolucion Ciudadana di Correa ha provveduto a costruire nuove scuole, ospedali, una nuova rete viaria, nuove cittadelle con abitazioni popolari. Ha costruito cittadelle amazzoniche nel rispetto della natura e delle culture ancestrali, restituendo dignità a quella popolazione che viveva in miseria al lato della fonte della ricchezza petrolifera.
Nell’aprile scorso sono entrate in funzione le prime quattro turbine della prima struttura di produzione idroelettrica del Sudamerica, con sede in Ecuador appunto, che sarà in grado di produrre energia meno costosa rispetto all'attuale importazione di gas e che dunque libererà risorse dello Stato attualmente impegnate per i sussidi del gas domestico e porterà entrate delle esportazioni dell’energia idroelettrica.
E’ stata appena terminata anche una grande diga che fornisce acqua alle piantagioni anche durante i periodi di secca.
Tutto ciò è stato possibile attraverso l'introduzione di piani di sviluppo quadriennali per il Buen Vivir, alla regolazione dell'attività delle multinazionali straniere, alla diversificazione delle relazioni internazionali, politiche, commerciali e di investimento, oltre che attraverso una riforma fiscale.
Si sta dunque passando da un'economia basata sull'esportazione di materie prima ad un'economia diversificata, fondata sulla conoscenza e sulla formazione. Ma il cammino intrapreso da questa rivoluzione è ancora lungo. C’è ancora molto da fare, e, molto da migliorare e ciò l'ha affermato lo stesso Presidente Correa, il quale terminerà il suo mandato il prossimo anno ed ha già dichiarato che non si candiderà di nuovo.


Luca Bagatin: Il Presidente Correa, nel 2010, è stato vittima di un Colpo di Stato, se non erro. Puoi parlarcene ?
Federica Zaccagnini:
Quello che ha colpito Correa nel 2010 è apparentemente nato a seguito di misure da lui intraprese in favore dei ceti più bassi della polizia. Il governo Correa ha infatti abolito le gratifiche per i gradi più alti di tale corpo, innalzando il salario medio dei poliziotti comuni ed equipaggiandoli meglio. Ciò ha provocato una sollevazione della polizia, fomentata da menzogne e da alcuni ex Presidenti. Correa tentò il dialogo con coloro i quali stavano protestando a Quito, ma viene aggredito fisicamente e ben presto si scoprì che l’ordine era di uccidere il Presidente e che la protesta era stata organizzata capillarmente per sfociare in Colpo di Stato. Infatti Correa venne ricondotto in ospedale perché aveva appena subìto una operazione al ginocchio. L’ospedale militare venne dunque accerchiato della polizia, la quale, a sua volta, venne accerchiata da gran parte della popolazione ecuadoriana a sostegno di Correa.
Correa sarà infine salvato dai corpi speciali dell'esercito. Ci furono diversi morti e feriti fra cui uno studente universitario che perse la vita difendendo l’elezione democratica di quattro anni prima.
Ma i Colpi di Stato moderni, in America Latina, sono spesso Colpi di Stato soft, che fanno spesso leva sulla stabilità economica e finanziaria o sulla denuncia di corruzione, creando scontento ed attraverso l'organizzazione di manifestazioni popolari che dimostrano un ipotetico malcontento della popolazione. Questo è il nuovo Plan Condor, che va dal Brasile al Venezuela, passando per tutti i Paesi rivoluzionari e progressisti, che siano marcatamente sovrani. L’Ecuador per esempio nel 2009 ha fatto chiudere la base militare USA nella città di Manta.
Vi sono ad ogni modo altri tentativi di destabilizzazione del Paese, in particolare provenienti dall'Agenzia Centrale di Intelligence degli USA, come ad esempio i tentativi di spionaggio ai danni del governo dell'Ecuador fatti pubblici anni fa da Wikileaks, oppure la recente denuncia da parte di Telesur delle connessioni tra oppositori del governo e giornalisti con la stessa CIA.
Non da ultimo il caso Chevron-Texaco, per il quale un’ azienda petrolifera è condannata da una sentenza giudiziaria a pagare milioni di dollari ai cittadini colpiti dai danni ambientali nell’Amazzonia ecuadoriana ed invece un arbitrato con sede negli USA accetta - secondo il governo ecuadoriano in modo illegittimo - una istanza presentata dalla multinazionale, con la finalità di far pagare il suo danno ambientale allo Stato ecuadoriano. Qual è qui l’obiettivo? Da una parte ovviamente non creare un precedente, altrimenti le imprese estrattrici di petrolio dovrebbero pagare tali somme per tutti i luoghi che hanno contaminato nel mondo e dall’altra colpire un governo progressista e sovrano sottraendogli risorse per mantenere il proprio livello di investimento nel sociale.

Luca Bagatin

Poiché l'Ecuador è stato colpito da recenti scosse di terremoto, queste sono le coordinate alle quali potete inviare il vostro contributo.