Visualizzazione post con etichetta ron paul. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ron paul. Mostra tutti i post

sabato 3 gennaio 2026

Con l'attacco USA al Venezuela e il sequestro del suo Presidente, ancora una volta, sono sotto attacco la giustizia sociale, la sovranità nazionale e l'indipendenza economica. Ovvero il socialismo. Articolo di Luca Bagatin

 

Ancora una volta siamo di fronte all'ennesimo attacco contro realtà che promuovono la giustizia sociale, la sovranità nazionale e l'indipendenza economica.

Con l'aggressione del regime di Trump alla Repubblica Bolivariana del Venezuela e il sequestro del suo legittimo Presidente, il socialista Nicolas Maduro e di sua moglie Cilia Flores, siamo di fronte all'ennesimo atto di pirateria e destabilizzazione, da parte degli USA.

Un atto di guerra a una realtà che non ha mai minacciato la sicurezza degli USA.

Un atto di guerra che – peraltro - è avvenuto a poche ore dalla visita della delegazione cinese a Caracas, per rafforzare i rapporti bilaterali fra Cina e Venezuela.

Un caso? Oppure l'obiettivo del regime di Trump e degli USA è quello di mettere i bastoni fra le ruote alla Cina, non a caso potenza socialista, che importa anche gran parte del petrolio venezuelano?

Sembra di tornare indietro nel tempo, ma nemmeno troppo.

Ai tempi della defenestrazione del socialista Salvador Allende in Cile e la sua sostituzione con la sanguinaria dittatura liberal capitalista di Pinochet, sostenuto dagli USA.

Ma non solo.

L'elenco delle destabilizzazioni e delle deliberate aggressioni contro Paesi nei quali veniva promossa e praticata la giustizia sociale, la sovranità nazionale e l'indipendenza economica, sono sempre stata all'ordine del giorno.

L'elenco è lunghissimo.

Pensiamo all'Argentina di Peron, nel 1955, costretto all'esilio.

Pensiamo alla Jugoslavia, bombardata e smembrata con il supporto USA.

Pensiamo all'Italia degli Anni '90, quando una intera classe dirigente democratica, in particolare il PSI di Bettino Craxi, fu messa fuori dai giochi. Vilipesa, perseguitata.

Pensiamo alla Libia socialista di Gheddafi.

Pensiamo alla Siria socialista di Assad.

Pensiamo all'ingiusta incarcerazione del Presidente brasiliano Lula; alle persecuzioni giudiziarie contro l'ex Presidente socialista dell'Ecuador Rafael Correa (costretto oggi all'esilio in Belgio); a quelle contro l'ex Presidentessa peronista dell'Argentina Cristina Kirchner.

Pensiamo ai golpe contro il socialista Evo Morales in Bolivia.

L'elenco, ad ogni modo, è ancora lungo. Infinitamente lungo.

Ma tutto ciò porta a un'unica strada: il mondo liberal capitalista, USA in testa, non può accettare che possano esistere governi socialisti che promuovano giustizia sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica.

E così, attraverso i media, le destabilizzazioni, le censure e altro ancora, si cerca di screditare e di perseguitare di volta in volta, il mondo socialista.

Si apre la caccia al “socialista ladro”, al “craxiano”, al “chavista”. Si tenta di censurare – in modo più o meno violento - chi la pensa diversamente rispetto al pensiero unico liberal capitalista, che di liberale, nel senso originario del termine, nei fatti, non ha proprio nulla.

Si inneggia al capopopolo di turno, di destra o sinistra, che si chiami Di Pietro, Grillo o Machado. O altri ancora, tutti uniti dalla lotta contro il socialismo.

Si perseguita, a vario titolo e a vario modo.

E siamo sempre lì.

E' la Storia, se ben la si osserva, senza il paraocchi e il pregiudizio della stupida e ignorante ideologia di turno, che ci mostra la realtà dei fatti.

Bettino Craxi, che questa ondata di odio e violenza subì, spiegò molto bene tutto ciò, nel suo romanzo-verità, “Parigi-Hammamet”, che ho recensito a questo link, nel 2020, appena uscito: https://amoreeliberta.blogspot.com/2020/02/parigi-hammamet-il-thriller-inedito-di.html

E Craxi, nel suo libro, spiega anche come si potrebbe uscire da questa situazione. Ovvero facendo uscire gli USA dalle ambiguità, in primis.

USA che fanno carta straccia del diritto internazionale e della loro stessa Costituzione, come spesso denunciato anche dall'ex Membro della Camera dei Rappresentanti USA, Ron Paul, che certo non è né socialista né di sinistra, ma è un libertario.

Ron Paul, peraltro, in merito, in uno dei suoi saggi, spiegò come uno del Padri Fondatori degli USA, il Presidente Thomas Jefferson, avesse affermato nel suo primo discorso d'insediamento alla Presidenza: “Pace, commercio e amicizia con tutte le nazioni, nessun vincolo d"alleanze”, a dimostrazione dello spirito cooperativo degli USA delle origini.

C'è chi addirittura vorrebbe paragonare la situazione Venezuela-USA a quella Taiwan-Cina. Il tutto ignorando o fingendo di ignorare la risoluzione nr. 2758 dell'Assemblea Generale dell'ONU, votata a ampia maggioranza, che, il 25 ottobre 1971, stabilì l'espulsione da tutte le organizzazioni delle Nazioni Unite dei rappresentanti del Kuomintang (nazionalisti conservatori, guidati da Chiang Kai-shek) a Taiwan, riconoscendo la Repubblica Popolare Cinese quale unico rappresentante legittimo della Cina.

Taiwan, in sostanza, è parte della Cina, il Venezuela non risulta sia mai stata parte degli USA... per quanto gli USA abbiano sempre considerato l'America Latina il loro “cortile di casa”, secondo i sostenitori dell'imperialista “Dottrina Monroe”.

Da più parti si sono levate, nel mondo, voci di protesta per l'aggressione statunitense.

L'ex leader laburista britannico, Jeremy Corbyn, ha scritto su Facebook: “Gli Stati Uniti hanno lanciato un attacco immotivato e illegale contro il Venezuela.
Si tratta di un tentativo sfacciato di assicurarsi il controllo sulle risorse naturali venezuelane.
È un atto di guerra che mette a rischio la vita di milioni di persone e dovrebbe essere condannato da chiunque creda nella sovranità e nel diritto internazionale”
.

Dello stesso avviso anche il Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, che da mesi sta denunciando l'imperialismo USA nei Caraibi. Fra le altre cose, egli scrive: “Il governo della Repubblica di Colombia osserva con profonda preoccupazione le segnalazioni di esplosioni e attività aeree insolite registrate nelle ultime ore nella Repubblica Bolivariana del Venezuela e la conseguente escalation di tensione nella regione.

La Colombia riafferma il suo impegno nei confronti dei principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite, in particolare il rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale degli Stati, il divieto di utilizzare o minacciare l'uso della forza e la soluzione pacifica delle controversie internazionali. In questo senso, il governo colombiano respinge qualsiasi azione militare unilaterale che possa aggravare la situazione o mettere a rischio la popolazione civile”.

La Repubblica Popolare Cinese, attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri si è detta “scioccata e condanna fermamente l'uso sfacciato della forza da parte degli Stati Uniti contro uno Stato sovrano e l'azione contro il suo Presidente”.

L'ex Presidente socialista della Bolivia, Evo Morales, su Facebook, ha scritto che “Trump è il nuovo Hitler del mondo. Con la forza delle armi, l'ambizione per le risorse naturali, l'odio, la diffamazione e la criminalizzazione di popoli e leader antimperialisti, invade, uccide e saccheggia Paesi impunemente, nel silenzio complice di molti.
I cittadini americani devono essere i primi a consegnarlo alla giustizia per aver sperperato miliardi di dollari delle loro tasse, privandoli di assistenza sanitaria, istruzione e benessere sociale ed economico.
I Paesi del mondo devono unirsi per portare Trump e i suoi alleati davanti alla Corte Penale Internazionale per i numerosi genocidi commessi in vari Paesi, violando la sovranità nazionale e il diritto internazionale.
Basta con il silenzio e la complicità di fronte a questo nuovo Hitler che cerca di eliminare milioni di esseri umani!”.

Il 2026 si apre all'insegna dell'odio e della barbarie. Quando, invece, occorrerebbe urgentemente un mondo più unito e sicuro. Volto alla cooperazione, al mutuo vantaggio, allo sviluppo pacifico delle nuove tecnologie.

Ci si arriverà, probabilmente, perché l'odio e la barbarie, nel lungo periodo, non sono destinate a trionfare.

Ma quanti ancora dovranno soffrire, nel frattempo?

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 14 febbraio 2023

Se i cittadini, giustamente, disertano le urne... Articolo di Luca Bagatin

Immaginate se in due delle maggiori Regioni italiane – tipo la Lombardia e il Lazio - andasse a votare alle elezioni amministrative, che so, appena il 40% degli aventi diritto.

No, dico, ve lo immaginate?

E' un'ipotesi, intendiamoci, rilassatevi!

Però, se MAI dovesse accadere, qualche domanda sarebbe il caso di porsela.

Ooooooooooooooops! E' esattamente quanto avvenuto ieri! (OCCAZZO!)

A votare, in Lombardia c'è andato il 41,67% e in Lazio il 37,2% dei cittadini elettori!

Caspita! Nessuno l'avrebbe mai detto...vero?

Seee, okay, all right, está bien,va bene!

Se i politici locali e nazionali sono sempre più lontani dalla volontà dei cittadini, se le decisioni vengono prese a Bruxelles piuttosto che a Washington, oppure dagli algoritmi dei socialnetwork, non è che puoi pensare che i cittadini ti diano ancora retta!

Stanno a casa o vanno altrove. Non certo alle urne!

Non perdono tempo, ti pare?

Soprattutto se la Meloni e i suoi Fratelli fanno e dicono, oggi, l'opposto di quello che dicevano ieri e finiscono per (in)seguire l'Agenda Draghi che, sino a mesi fa, fingevano di contrastare!

E se il PD and Co. (Cinque Stelle compresi) si camuffano da sinistra, ma portano avanti politiche borghesi, liberal-capitaliste (con annessa propaganda of war), che nemmeno la destra avrebbe – probabilmente - il coraggio di promuovere!

I cittadini elettori ti dicono: “Okay, va bene, hai vinto tu. Sei più forte, potente, hai tutti i media dalla tua parte, il Festival di Sanremo, i palloni che volano nei cieli, le flatulenze d'oltreoceano, la propaganda di guerra al grido “Più Army for all!”, l'Agenda Draghi che ha sostituito la Smemoranda che usavamo negli Anni '90. Ma, remember – ricordati – siamo cittadini, siamo (potenziali) elettori, ma non siamo dei fessi”.

Persino Berlusconi lo ha capito e, pur alla sua veneranda età e non contando quasi più nulla, sembra essere tornato a fare dichiarazioni da statista.

In tutto questo, ha ragione l'ottimo Francis Dupuis-Déri, insegnante nel Dipartimento di Scienze politiche dell’Università del Québec a Montréal e già ricercatore presso il Massachussets Institute of Technology di Boston.

Francis Dupuis-Déri ha scritto un ottimo saggio che ho recensito al link qui fra parentesi (https://www.olnews.it/2022/08/26/addio-alle-urne-un-saggio-di-francis-dupuis-deri/). Leggilo e capirai cos'è la democrazia e perché la democrazia, quella vera, ovvero diretta, merita di essere SEMPRE difesa.

Ed ora un paio di note: il 19 febbraio, presso il Lincoln Memorial di Washington, il Partito Libertario e il People's Party, rispettivamente di centrodestra il primo e di centrosinistra il secondo, hanno organizzato – assieme ad altre associazioni e radio indipendenti e libertarie - un grande raduno contro le guerra dal titolo “Rage Against War Machine”.

A tale raduno, che chiede, fra le altre cose, oltre alla negoziazione della pace nel conflitto russo-ucraino, lo stop ad ogni invio di armi; la riduzione delle spese militari; la liberazione del dissidente libertario Julian Assange; l'abolizione della NATO e della CIA, saranno presenti, oltre a numerosi artisti e musicisti statunitensi, anche personalità politiche quali il libertario repubblicano Ron Paul; il democratico progressista Dennis Kucinich; l'ex democratica Tulsi Gabbard; la verde ed ex democratica Cynthia McKinney e – come già detto - numerosi attivisti, giornalisti e artisti di ogni colore politico che si oppongono alle folli politiche di Biden, ovvero del nuovo Richard Nixon in salsa Fog of War.

Altra piccola nota. Il mio amico Paolo Di Mizio, giornalista di lungo corso, oltre che ottimo poeta e saggista, fa presente che – non solo le elezioni regionali di due importanti Regioni italiane sono state – giustamente - ignorate – ma anche il Festival di Sanremo Ventiventitre (2023).

L'ottimo Paolo, infatti, sulla sua pagina Facebook scrive: “Prego notare che gli alti ascolti di Sanremo (11 milioni di telespettatori in media tra le varie serate) rappresentano oltre il 60% dello share (cioè dei televisori accesi), ma rappresentano solo il 19% degli italiani. Quindi la vera notizia è che l'81%, cioè 49 milioni di italiani, NON ha guardato il festival di Sanremo. Giusto perché la matematica non è un'opinione, ma il modo di presentare i numeri può essere ingannevole”.

Dal giorno di San Valentino 2023 è tutto.

Fate sempre l'Amore e mai la guerra!

Fidatevi, è meglio, come disse e continua a dire – dall'Alto dei Cieli (liberi da palle e palloni) - il semper mitico Andrea G. Pinketts!

Luca Bagatin, Isola che Non C'è, 14 febbraio 2023

www.amoreeliberta.blogspot.it

mercoledì 23 marzo 2022

Dissidenti di sinistra arrestati in Ucraina. Esattamente come in Russia. Articolo di Luca Bagatin

Il giornalista indipendente ucraino, residente in Cile, Oleg Yasinsky, ha scritto un articolo apparso su Pressenza.com il 21 marzo scorso (https://www.pressenza.com/it/2022/03/caccia-alle-streghe-in-ucraina-contro-giornalisti-attivisti-e-politici-di-sinistra).

Nell'articolo viene segnalato l'arresto del giornalista ucraino Yuriy Tkachev, caporedattore della rivista online “Timer Odessa.net”, da parte degli agenti del Servizio di Sicurezza (SBU) del suo Paese.

Nell'articolo, Yasinsky, spiega come Tkachev, sia sempre “stato molto critico nei confronti del precedente e anche dell’attuale governo ucraino per le sue politiche dopo le proteste della Maidan e dopo il “massacro di Odessa del 2 maggio 2014” a opera di estremisti di destra e i “cecchini della Maidan”; le indagini al riguardo sono state bloccate, rinviate per molti anni e non sono ancora concluse”.

Yasinsky denuncia – fra le altre cose - come “Dall’inizio della guerra in Ucraina, i rappresentanti della destra e del nazionalismo, tra cui diversi noti intellettuali, hanno iniziato a invocare la violenza e persino l’omicidio di coloro che sostenevano pubblicamente gli accordi di Minsk, coloro che protestavano contro la “de-comunistizzazione” (la politica ufficiale dello Stato ucraino per cancellare ogni traccia di ideologia comunista nel paese) e la soluzione politica del conflitto nel Donbass. I primi obiettivi degli attacchi sono stati i gruppi di sinistra”.

Il giornalista ucraino ricorda inoltre come “Il 27 febbraio sono stati arrestati i fratelli Mikhail e Aleksandr Kononovich, leader della Gioventù Comunista Ucraina, etnicamente bielorussi. Non si sa dove siano e di cosa siano accusati. Tutte le comunicazioni con loro sono state interrotte”.

E prosegue elencando i numerosi arresti nei confronti di attivisti di sinistra e pacifisti in Ucraina (il lungo elenco è presente nel suo articolo).

Come se non bastasse, fa presente Oleg Yasinsky, il 20 marzo scorso, il Presidente Volodymyr Zelensky ha bandito tutti i partiti politici di sinistra e di opposizione.

“Violando la Costituzione, il 20 marzo il presidente Volodymyr Zelensky ha bandito tutti i partiti politici di sinistra e di opposizione, con l'accusa di “avere contatti con la Federazione Russa”. “Come se ci fosse qualcuno in Ucraina senza contatti in Russia!”, ha affermato il giornalista.

Sembra una situazione speculare a quella accaduta, da sempre, anche in Russia. Laddove il governo capitalista e autocratico di Putin ha spesso messo i bastoni fra le ruote all'opposizione di sinistra. Arrestando, peraltro diversi suoi esponenti (i deputati comunisti Nikolay Bondarenko e Yuri Yukhnevich e il leader di “Per un Nuovo Socialismo”, Nikolay Platoshkin, ad esempio) e impedendo ad alcuni partiti d'opposizione di essere presenti alle elezioni, fra cui il partito di sinistra “L'Altra Russia di Eduard Limonov” (i cui attivisti vengono continuamente arrestati), il Partito Libertario e il partito di Aleksey Navalny.

Senza dimenticare il caso dell'uccisione della giornalista indipendente Anna Politkovskaya, nel 2006.

In tutto ciò, ad ogni modo, l'UE – anziché ricercare e invocare la pace fra i popoli fratelli russi e ucraini e schiararsi con loro - si schiera con uno dei due governi autocratici e fornisce addirittura armi.

E il Parlamento italiano ospita l'intervento di Zelenksy e aumenta le spese militari, in barba al dettato costituzionale che prevede che “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

In tutto ciò, in sostanza, totale mancanza di responsabilità e di senso critico.

Responsabilità e senso critico che, invece, stanno dimostrando la Cina; il Papa dei cattolici Francesco; i socialisti europei Belarra (Ministra spagnola), Corbyn e Melénchon; i deputati comunisti russi (Mikhail Metveyev, Oleg Smolin e Vyacheslav Markhaev) che immediatamente si sono opposti all'intervento militare in Ucraina; il libertarian statunitense Ron Paul; i comunisti britannici e greci e il musicista Roger Waters (che ha denunciato i “gangster capitalisti di Washington e Mosca”).

Tanto per citare solo alcuni fra coloro i quali hanno invocato la non ingerenza, il dialogo e inchiodato ogni attore alle proprie responsabilità. Gli USA per aver preteso l'allargamento ad Est della NATO; l'UE per continuare a fornire di armi all'Ucraina e la Russia per l'attacco all'Ucraina.

E tutti costoro hanno peraltro anche denunciato il sistema delle sanzioni, che danneggiano unicamente i popoli e i più deboli.

In tutto ciò, i potenti, gli autocrati, i guerrafondai e i capitalisti (di USA, UE, Ucraina e Russia), si tengono stretti i loro scranni e i grandi media proseguono la loro propaganda “con l'elmetto”.

Mentre i popoli muoiono sotto le bombe e le sanzioni e, tutti, rischiamo una guerra nucleare.

“Tutto ciò che noi diciamo è: date una possibilità alla pace”, cantavano John Lennon e Yoko Ono (assieme a Timothy Leary e a molti altri attivisti libertari dell'epoca), nel 1969.

Mai, come oggi, abbiamo bisogno dello spirito di questa canzone. Oltre che di “Imagine”.

Perché un mondo completamente diverso, non è poi così difficile da immaginare. Se solo vogliamo dare retta alla logica e alla razionalità.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

sabato 19 marzo 2022

Ron Paul (membro Camera dei Rappresentanti USA) invoca la non ingerenza nella questione Ucraina. Articolo di Luca Bagatin

 

Come riportato – venerdì 18 marzo scorso - dal media statunitense “Kitco News” (https://www.kitco.com/news/2022-03-18/Ron-Paul-Bitcoin-still-in-danger-of-being-banned-Ukraine-war-could-get-out-of-control.html), attraverso una video intervista e un articolo, sulla questione Ucraina è intervenuto l'ex membro del Congresso degli USA, nonché attuale componente della Camera dei Rappresentanti, Ron Paul.

Ron Paul, classe 1935 e politico libertario di lungo corso, candidato più volte alle primarie per la Presidenza degli Stati Uniti d'America (nel 1988 con il Partito Libertario e nel 2008 e 2012 alle primarie del Partito Repubblicano), ha dichiarato che gli USA, dall'Ucraina, anziché inviare armi o assistenza militare, dovrebbero “fare le valigie e tornare a casa”.

“Non avremmo mai dovuto essere lì se avessimo avuto una politica estera costituzionale non interventista”, ha affermato Ron Paul a Michelle Makori, caporedattrice di Kitco News.

“Penso che uno degli eventi più importanti che ha portato alla crisi che abbiamo ora, è il colpo di stato che c'è stato in Ucraina nel 2014, e l'evidenza è schiacciante che abbiamo partecipato a questo colpo di stato, per sbarazzarci di un leader che è stato in qualche modo equo ed equilibrato nel trattare con la Russia”, ha affermato Ron Paul.

Aggiungendo: “Non c'è niente nella Costituzione che dice che arbitrariamente possiamo essere coinvolti in conflitti stranieri senza una dichiarazione di guerra”.

Ron Paul teme che la situazione possa degenerare ulteriormente, se si continua a soffiare sul fuoco e ha affermato: “Spero sicuramente che coloro i quali predicono una escalation nucleare siano assolutamente in errore. È solo qualcosa a cui non voglio nemmeno pensare perché è così folle, ma poi di nuovo, sei costretto a pensarci quando le persone iniziano a parlarne”.

E i suoi pensieri vanno ai tempi della guerra nel Vietnam, che fu un lungo conflitto, che portò solo sciagura per gli stessi USA, alimentando l'inflazione degli Anni '70.

Ron Paul è noto per le sue posizioni libertarie nell'ambito dei diritti civili e contro il razzismo e per una politica economica di stampo liberal-liberista, che purtuttavia ha sempre sottolineato di non voler esportare ad alcun Paese.

In politica estera si è sempre opposto ad ogni intervento militare all'estero, sin da quando mosse dure accuse contro l'amministrazione Clinton in merito alla conduzione della guerra del Kosovo, affermando che il Presidente non aveva informato in tempo reale il Congresso dello svolgimento degli eventi militari. Non rispettando, in questo modo, la Costituzione degli USA. E denunciò quella dichiarazione di guerra, approvata da Clinton senza il consenso del Congresso.

Parimenti si è sempre espresso per una politica non-interventista e anti-guerrafondaia degli USA.

Da sempre molto boicottato dai media e dal sistema politico statunitense, è sempre stato molto rispttato e popolare fra i cittadini, che hanno sostenuto spesso con entusiasmo le sue discese in campo.

E' inoltre da sempre per l'abolizione della Federal Reserve e quindi per il ritorno al sistema aureo e per il ritiro degli USA dalla NATO, oltre che per la fine dell'embergo contro Cuba.

Ha sempre sostenuto che la Costituzione degli USA deve essere rispettata e quindi che gli USA non debbono entrare in guerra contro altri Paesi, ma unicamente commerciare con loro e avere relazioni pacifiche, senza ingerenze.

Fu sostenuto anche dal regista Oliver Stone (noto per le sue idee libertarie, ma di sinistra), il quale dichiarò, nel 2012, che “è l'unico tra quelli che dice qualcosa di intelligente sul futuro del mondo”.

Saggi politici di Ron Paul sono stati editi anche in Italia, dalla casa editrice Liberilibri, pensiamo a “La terza America” e “End the Fed”.

Probabilmente, se al governo degli USA, rispetto a un Clinton, a un Bush, a un Obama, a un Trump e a un Biden, ci fosse stato il purtroppo volutamente boicottato Ron Paul, la Storia sarebbe stata molto diversa e molte guerre e conseguenti morti civili, sarebbero state evitate.

E sarebbero evitate ancora oggi. In questi giorni.

Pur con idee socio-politiche e economiche diametralmente opposte rispetto a quelle del Presidente cinese Xi Jinping, Ron Paul, come il leader cinese, segue la linea della non ingerenza, del dialogo e del rispetto reciproco.

Xi, nei colloqui con Biden, ha affermato – fra le altre cose - "Un conflitto non è nell'interesse di nessuno. Le relazioni tra Stati non possono arrivare alla fase dello scontro militare".

E il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, aveva ricordato, poco prima del colloqui, che “la Cina fornisce all'Ucraina cibo, latte in polvere, sacchi a pelo, trapunte e materassini impermeabili, ma gli USA offrono armi letali. Non è difficile per le persone giudicare se cibo, sacchi a pelo o armi sono più essenziali per la popolazione ucraina”.

Questi dovrebbero essere i punti di partenza di ogni persona di buona volontà, che abbia a cuore gli interessi degli abitanti del pianeta.

Indipendentemente dalle idee politiche che professa, occorre sempre onestà intellettuale, morale e capacità di apertura e dialogo. Qualità spesso rare, ma le uniche capaci di fare uscire il mondo da ogni forma di conflitto.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

giovedì 21 febbraio 2019

Sarà Bernie Sanders a porre un freno all'imperialismo USA ? Articolo di Luca Bagatin tratto da "Alganews"

Già sul finire del XIX secolo e nei primi anni del XX, fu lo scrittore Mark Twain a denunciare il carattere imperialista del suo Paese, ovvero gli Stati Uniti d'America. E sin dai tempi della guerra di invasione delle Filippine. Ciò porterà il noto umorista ad aderire alla Lega Antimperialista e a scrivere numerosi articoli irriverenti contro l'imperialismo a Stelle e Strisce, denunciandone il neocolonialismo del biennio 1898-1899 a Cuba, Guam, Portorico, nelle Hawaii, nelle Samoa, oltre che nelle già citate Filippine.
Da allora in poi note saranno le invasioni e i tentativi di destabilizzazione di Paesi sovrani operati dalla sedicente "più grande democrazia del mondo". E ciò sia da parte di Presidenti "democratici" che da parte di Presidenti "repubblicani".
Laddove a dominare è la logica del danaro, ove l'unica libertà veramente concessa è quella di "fare soldi" e di "consumare", laddove a dominare sono le lobby e le corporation a dispetto della volontà dei cittadini sempre più anestetizzati da un sistema mediatico a senso unico e dal sistema della pubblicità commerciale, oltre che da un sistema scolastico sempre più al ribasso, è assai difficile parlare di democrazia.
E' più facile imporre la propria volontà e il proprio sistema ad altri Paesi. In fondo i Nativi americani sterminati sono un po' la tristissima e macabra metafora di questo triste modello di inciviltà.
E così c'è stata le guerra in Vietnam, la dittatura di Pinochet in Cile (una volta defenestrato Allende), l'imposizione di dittature militari in Uruguay, in Argentina (una volta defenestrato Perón), l'invasione di Grenada, i numerosi tentativi di destabilizzazione della Cuba socialista e il conseguente embargo, le destabilizzazioni nei Paesi africani a guida socialista, la guerra in Jugoslavia, quella in Iraq, l'invasione della Libia, la guerra in Siria e, oggi, il tentativo di sostenere l'ennesimo colpo di Stato nel Venezuela socialista.
L'elenco è peraltro ancor più lungo e, guarda un po', riguarda sempre il tentativo USA di destabilizzazione di Paesi laico socialisti, spesso fomentando i fondamentalismi, le divisioni etniche, religiose, culturali, così faticosamente tenute a bada dal socialismo che, in nome della laicità dello Stato e dell'eguaglianza fra gli esseri umani, è riuscito a garantire quel minimo di benessere e di giustizia sociale che il sistema liberal capitalista ha spesso negato, ampliando le diseguaglianze fra i ricchi e i poveri, imponendo l'apartheid (anche non dichiarandolo esplicitamente), distruggendo il sistema dell'istruzione scolastica e imponendo modelli televisivi e mediatici che, nei fatti, hanno spento ogni senso critico ed ogni discussione pacata, fondata sul ragionamento e sul dibattito che prescinda da ogni interesse egoistico, materiale e monetario.
Ecco che il problema non è necessariamente Trump, che è solo l'ennesima conseguenza di un sistema non democratico, non pluralista, non multipolare.
I Bush, i Clinton e gli Obama non si sono certo comportati in maniera differente da Trump in politica estera e nell'ambito dell'imposizione dei loro modelli economico-militari. E prima di loro i Roosevelt, i Truman, i Kennedy, i Nixon, i Carter, i Reagan e via discorrendo.
Solo due candidati direi che hanno saputo puntare il dito contro questo tipo di sistema. Uno fu candidato indipendente dei "repubblicani" e l'altro fu candidato indipendente dei "democratici".
Il primo è il libertario Ron Paul, il quale ha più volte denunciato al Congresso la politica estera espansionistica degli USA, in spregio alla loro stessa Costituzione e citando il motto del Padre Costituente Thomas Jefferson: "Pace, commercio e amicizia con tutte le nazioni, nessun vincolo d’alleanze”. Ron Paul, purtroppo, è stato sconfitto ogniqualvolta ha presentato una sua candidatura alle primarie del Partito Repubblicano USA. Assai boicottato dal sistema mediatico, nonostante avesse ricevuto il plauso ed il sostegno del regista Oliver Stone.
Il secondo candidato a voler prospettare un orientamento diverso degli USA è Bernie Sanders, il quale addirittura osa definirsi "socialista" in un Paese che giudica tale termine quasi una bestemmia.
Che Bernie Sanders sia un autentico socialista nel senso originario del termine direi che questo è assai esagerato, ma, quantomeno, la sua visione è orientata al sociale e a una politica estera non imperialista, il che non sarebbe comunque poco.
Sanders, già candidato come indipendente del Partito Democratico USA alle scorse primarie - raccogliendo milioni di consensi - ci riprova ancora e annuncia dal suo Stato di riferimento, ovvero il Vermont, che intende ricandidarsi alle primarie in vista delle elezioni presidenziali del 2020, al fine di battere Trump.
Come Ron Paul, Sanders, non è più giovanissimo, ma, alla bellissima età di 77 anni dimostra di avere quel senso di umanità e di responsabilità che candidati più giovani hanno ampiamente dimostrato di non avere.
Sanders, fra le altre cose, propone un programma di assistenza sanitaria gratuita (e ciò, se fosse attuato, renderebbe finalmente gli USA un Paese civile), un sistema universitario pubblico gratuito (e non garantito solo ai super ricchi, come avviene oggi, ove peraltro il sistema scolastico pubblico negli USA è lasciato allo stato brado), e un salario minimo orario a 15 dollari (una proposta che sembra addirittura mutuata dal programma del Partito Comunista di Marco Rizzo, che lo propose alle ultime elezioni politiche italiane).
E' chiaro che, in un sistema politico-economico come quello statunitense, ove a prevalere sono le logiche delle corporation e delle lobby - come ampiamente dimostrato da studiosi del calibro di Noam Chomsky - sarà assai difficile far passere proposte e prospettive di tale portata.
Ad ogni modo Bernie Sanders, ad oggi, negli USA, sembra rappresentare l'unica speranza di civiltà e democrazia. Chissà se, effettivamente, sarà così.

Luca Bagatin

domenica 15 marzo 2015

Siamo tutti Chavisti ! Per un Venezuela e un'America Latina libera e sovrana ! Senza più ingerenze da parte delle pseudo-democrazie ! Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

Si proclamano una grande democrazia, ma lo sono davvero ?
E' democratico invadere e bombardare nazioni sovrane e, spesso, cittadini inermi, per ragioni economiche spacciate per “questioni umanitarie” ?
E' democratico dettare l'agenda politico-economica dei tre quarti del mondo e destabilizzare da sempre il cosiddetto “Terzo Mondo” a fini privati ?
E' democratico violare la propria stessa Costituzione, come denunciato più volte da Ron Paul - deputato libertario del Republican Party al Parlamento USA - il quale più volte ha ricordato la massima di Thomas Jefferson nel suo discorso d'insediamento alla Presidenza: "Pace, commercio e amicizia con tutte le nazioni, nessun vincolo d'alleanze”. Ovvero: nessuna ingerenza negli affari di Paesi sovrani ?
E' democratico tutto ciò ?
Stiamo parlando degli Stati Uniti d'America ed anche del loro attuale Presidente Barack Obama, che ci pare non meritasse davvero il Premio Nobel per la Pace, per quanto, infondo, il Nobel per la Pace fu consegnato anche ad uno come Kissinger che quanto a pace e nonviolenza...ci sarebbe da discutere !
Ancora una volta gli USA si immischiano in affari che non li riguardano, sanzionando e tentando di destabilizzare il Venezuela guidato dal Presidente chavista Nicolas Maduro.
Del Venezuela chavista abbiamo più volte parlato, ricordando come – grazie alle politiche sociali di Hugo Chavez, ispirate a Simon Bolivar ed al Socialismo del Ventunesimo Secolo – la società si sia risollevata, pur in presenza di un'ancora elevato tasso di corruzione e criminalità e pur avendo investito massivamente nel petrolio e molto meno in altri settori dell'economia.
Purtuttavia il Venezuela, checché ne dica Mr. Obama, non ha mai rappresentato una minaccia per gli USA che pur dal 2002 non perdono mai occasione per tentate di fomentare golpe locali.
Già nel 2002, infatti, il governo di Chavez subì un golpe militare con l'uccisione di persone innocenti per mano dei cecchini pagati dagli oppositori dello chavismo e dell'oligarchia economica con a capo l'imprenditore Pedro Francisco Caramona Estanga, sostenuto tanto dagli USA quanto dall'allora Premier spagnolo José Maria Aznar, che riconobbero subito la legittimità del golpe (alla faccia delle “democrazie” Occidentali !). Golpe che, fortunatamente, fu sventato in pochi giorni grazie al massiccio appoggio popolare di cui godeva il Presidente eletto Chavez.
Evidentemente, anche oggi, gli USA di Obama vorrebbero tentare ciò che in precedenza altri suoi predecessori fecero con il legittimo governo cileno di Salvador Allende, sostituendolo con un loro Presidente fantoccio autoritario e non eletto da nessuno: il criminale Pinochet.
E' molto, molto triste che ciò accada e su questo l'Europa civile ed autenticamente democratica e libertaria dovrebbe riflettere.
Così come dovrebbe riflettere sul modello fallimentare della Federal Reserve statuinitense (e dunque del sistema delle Banche Centrali), già più volte denunciato dal già citato Ron Paul che, nei fatti, è all'origine della speculazione finanziaria mondiale e dunque della crisi economica che stiamo vivendo.
Il popolo venezuelano, dunque, sia padrone a casa sua, come affermato anche da tutti gli altri Stati fratelli dell'America Latina. Stati oggi quasi tutti governati da Presidentesse e da Presidenti di ispirazione bolivariana, socialista, garibaldina, libertaria e peronista e che devono al più presto – a nostro parere – trovare un'intesa e costituire finalmente gli Stati Uniti dell'America Latina, così come negli ideali di Bolivar, il Giuseppe Garibaldi venezuelano.
Contro gli imperialismi, contro l'economia degli sfruttatori. Contro le pseudo-democrazie. Per un'avvenire che veda protagonisti i popoli liberi e sovrani.

Luca Bagatin
In questo video, l'affascinante Daniella Cabello racconta la verità sul Venezuela: un Paese che, grazie al Socialismo bolivariano del XXIesimo Secolo, ha saputo spezzare le catene della schiavitù globalista:

giovedì 6 novembre 2014

"La parte più sensuale di una donna": aforismi e riflessioni politico/sensoriali by Luca Bagatin (tratte da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

La parte più sensuale di una donna trovo sia la sua schiena.
Un amore può meglio essere dimostrato nei fatti, piuttosto che essere dichiarato.
Trovo che poche cose possano essere più erotiche e sensuali del dialetto siciliano.
Fra il socialismo libertario ispirato da Hugo Chávez ed il libertarismo di Ron Paul, nei fatti, non vi è alcuna differenza: entrambi denunciano da decenni le elite economico-finanziarie che hanno portato all'attuale crisi globale; hanno una visione antimperialista degli USA quale "poliziotto del mondo" e lavorano per una prospettiva umanitaria della società. 
In questo senso trovo che il punto di vista del regista Oliver Stone, da sempre amico di Chavez e sostenitore di Ron Paul alle ultime primarie USA, sia assolutamente condivisibile.
Come scrissi in un mio aforisma, qualche tempo fa: "La peggior destra, in Italia, è senza dubbio la sinistra".
E, recentemente, con un mio articolo per il quotidiano nazionale L'Opinione, ho rilanciato il messaggio indirizzato ai sedicenti "socialisti" europei:
"Gli unici veri leader del Socialismo mondiale, libertario ed umanitario sono altri e spesso vivono in America Latina. Sono gli eredi di Juan Domingo Peron, gli eredi di Hugo Chavez, gli Evo Morales, i José Mujica – Presidente dell'Uruguay che ha deciso di vivere in povertà - e tutti coloro i quali da decenni si oppongono ad una globalizzazione che ingloba l'individuo, anziché emanciparlo".
Mi sono sempre guardato bene dall'essere una persona tollerante. Specie di fronte all'ignoranza ed alla stupidità.
Più che scendere in piazza gli italiani dovrebbero ribellarsi alla legge, se questa è da considerarsi ingiusta.
Sono e rimarrò sempre un difensore della Prima Repubblica ed un sostenitore di quel Mazzinianesimo e di quel Socialismo Nazionale e Garibaldino di cui si fecero portatori statisti quali Randolfo Pacciardi e Bettino Craxi.
Ovvero l'esatto opposto di fascistelli e fighettini come Matteino Renzi e Angelino Alfano.
Il mio slogan è, ormai: meno Stato, meno mercato, più individuo ! Oppure: meno Stato, meno mercato, uguale a più individuo.
A 10 anni ho abbandonato la Chiesa cattolica in quanto ho compeso che essa rappresentava e rappresenta la negazione dell'insegnamento del Cristo.