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sabato 3 gennaio 2026

Con l'attacco USA al Venezuela e il sequestro del suo Presidente, ancora una volta, sono sotto attacco la giustizia sociale, la sovranità nazionale e l'indipendenza economica. Ovvero il socialismo. Articolo di Luca Bagatin

 

Ancora una volta siamo di fronte all'ennesimo attacco contro realtà che promuovono la giustizia sociale, la sovranità nazionale e l'indipendenza economica.

Con l'aggressione del regime di Trump alla Repubblica Bolivariana del Venezuela e il sequestro del suo legittimo Presidente, il socialista Nicolas Maduro e di sua moglie Cilia Flores, siamo di fronte all'ennesimo atto di pirateria e destabilizzazione, da parte degli USA.

Un atto di guerra a una realtà che non ha mai minacciato la sicurezza degli USA.

Un atto di guerra che – peraltro - è avvenuto a poche ore dalla visita della delegazione cinese a Caracas, per rafforzare i rapporti bilaterali fra Cina e Venezuela.

Un caso? Oppure l'obiettivo del regime di Trump e degli USA è quello di mettere i bastoni fra le ruote alla Cina, non a caso potenza socialista, che importa anche gran parte del petrolio venezuelano?

Sembra di tornare indietro nel tempo, ma nemmeno troppo.

Ai tempi della defenestrazione del socialista Salvador Allende in Cile e la sua sostituzione con la sanguinaria dittatura liberal capitalista di Pinochet, sostenuto dagli USA.

Ma non solo.

L'elenco delle destabilizzazioni e delle deliberate aggressioni contro Paesi nei quali veniva promossa e praticata la giustizia sociale, la sovranità nazionale e l'indipendenza economica, sono sempre stata all'ordine del giorno.

L'elenco è lunghissimo.

Pensiamo all'Argentina di Peron, nel 1955, costretto all'esilio.

Pensiamo alla Jugoslavia, bombardata e smembrata con il supporto USA.

Pensiamo all'Italia degli Anni '90, quando una intera classe dirigente democratica, in particolare il PSI di Bettino Craxi, fu messa fuori dai giochi. Vilipesa, perseguitata.

Pensiamo alla Libia socialista di Gheddafi.

Pensiamo alla Siria socialista di Assad.

Pensiamo all'ingiusta incarcerazione del Presidente brasiliano Lula; alle persecuzioni giudiziarie contro l'ex Presidente socialista dell'Ecuador Rafael Correa (costretto oggi all'esilio in Belgio); a quelle contro l'ex Presidentessa peronista dell'Argentina Cristina Kirchner.

Pensiamo ai golpe contro il socialista Evo Morales in Bolivia.

L'elenco, ad ogni modo, è ancora lungo. Infinitamente lungo.

Ma tutto ciò porta a un'unica strada: il mondo liberal capitalista, USA in testa, non può accettare che possano esistere governi socialisti che promuovano giustizia sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica.

E così, attraverso i media, le destabilizzazioni, le censure e altro ancora, si cerca di screditare e di perseguitare di volta in volta, il mondo socialista.

Si apre la caccia al “socialista ladro”, al “craxiano”, al “chavista”. Si tenta di censurare – in modo più o meno violento - chi la pensa diversamente rispetto al pensiero unico liberal capitalista, che di liberale, nel senso originario del termine, nei fatti, non ha proprio nulla.

Si inneggia al capopopolo di turno, di destra o sinistra, che si chiami Di Pietro, Grillo o Machado. O altri ancora, tutti uniti dalla lotta contro il socialismo.

Si perseguita, a vario titolo e a vario modo.

E siamo sempre lì.

E' la Storia, se ben la si osserva, senza il paraocchi e il pregiudizio della stupida e ignorante ideologia di turno, che ci mostra la realtà dei fatti.

Bettino Craxi, che questa ondata di odio e violenza subì, spiegò molto bene tutto ciò, nel suo romanzo-verità, “Parigi-Hammamet”, che ho recensito a questo link, nel 2020, appena uscito: https://amoreeliberta.blogspot.com/2020/02/parigi-hammamet-il-thriller-inedito-di.html

E Craxi, nel suo libro, spiega anche come si potrebbe uscire da questa situazione. Ovvero facendo uscire gli USA dalle ambiguità, in primis.

USA che fanno carta straccia del diritto internazionale e della loro stessa Costituzione, come spesso denunciato anche dall'ex Membro della Camera dei Rappresentanti USA, Ron Paul, che certo non è né socialista né di sinistra, ma è un libertario.

Ron Paul, peraltro, in merito, in uno dei suoi saggi, spiegò come uno del Padri Fondatori degli USA, il Presidente Thomas Jefferson, avesse affermato nel suo primo discorso d'insediamento alla Presidenza: “Pace, commercio e amicizia con tutte le nazioni, nessun vincolo d"alleanze”, a dimostrazione dello spirito cooperativo degli USA delle origini.

C'è chi addirittura vorrebbe paragonare la situazione Venezuela-USA a quella Taiwan-Cina. Il tutto ignorando o fingendo di ignorare la risoluzione nr. 2758 dell'Assemblea Generale dell'ONU, votata a ampia maggioranza, che, il 25 ottobre 1971, stabilì l'espulsione da tutte le organizzazioni delle Nazioni Unite dei rappresentanti del Kuomintang (nazionalisti conservatori, guidati da Chiang Kai-shek) a Taiwan, riconoscendo la Repubblica Popolare Cinese quale unico rappresentante legittimo della Cina.

Taiwan, in sostanza, è parte della Cina, il Venezuela non risulta sia mai stata parte degli USA... per quanto gli USA abbiano sempre considerato l'America Latina il loro “cortile di casa”, secondo i sostenitori dell'imperialista “Dottrina Monroe”.

Da più parti si sono levate, nel mondo, voci di protesta per l'aggressione statunitense.

L'ex leader laburista britannico, Jeremy Corbyn, ha scritto su Facebook: “Gli Stati Uniti hanno lanciato un attacco immotivato e illegale contro il Venezuela.
Si tratta di un tentativo sfacciato di assicurarsi il controllo sulle risorse naturali venezuelane.
È un atto di guerra che mette a rischio la vita di milioni di persone e dovrebbe essere condannato da chiunque creda nella sovranità e nel diritto internazionale”
.

Dello stesso avviso anche il Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, che da mesi sta denunciando l'imperialismo USA nei Caraibi. Fra le altre cose, egli scrive: “Il governo della Repubblica di Colombia osserva con profonda preoccupazione le segnalazioni di esplosioni e attività aeree insolite registrate nelle ultime ore nella Repubblica Bolivariana del Venezuela e la conseguente escalation di tensione nella regione.

La Colombia riafferma il suo impegno nei confronti dei principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite, in particolare il rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale degli Stati, il divieto di utilizzare o minacciare l'uso della forza e la soluzione pacifica delle controversie internazionali. In questo senso, il governo colombiano respinge qualsiasi azione militare unilaterale che possa aggravare la situazione o mettere a rischio la popolazione civile”.

La Repubblica Popolare Cinese, attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri si è detta “scioccata e condanna fermamente l'uso sfacciato della forza da parte degli Stati Uniti contro uno Stato sovrano e l'azione contro il suo Presidente”.

L'ex Presidente socialista della Bolivia, Evo Morales, su Facebook, ha scritto che “Trump è il nuovo Hitler del mondo. Con la forza delle armi, l'ambizione per le risorse naturali, l'odio, la diffamazione e la criminalizzazione di popoli e leader antimperialisti, invade, uccide e saccheggia Paesi impunemente, nel silenzio complice di molti.
I cittadini americani devono essere i primi a consegnarlo alla giustizia per aver sperperato miliardi di dollari delle loro tasse, privandoli di assistenza sanitaria, istruzione e benessere sociale ed economico.
I Paesi del mondo devono unirsi per portare Trump e i suoi alleati davanti alla Corte Penale Internazionale per i numerosi genocidi commessi in vari Paesi, violando la sovranità nazionale e il diritto internazionale.
Basta con il silenzio e la complicità di fronte a questo nuovo Hitler che cerca di eliminare milioni di esseri umani!”.

Il 2026 si apre all'insegna dell'odio e della barbarie. Quando, invece, occorrerebbe urgentemente un mondo più unito e sicuro. Volto alla cooperazione, al mutuo vantaggio, allo sviluppo pacifico delle nuove tecnologie.

Ci si arriverà, probabilmente, perché l'odio e la barbarie, nel lungo periodo, non sono destinate a trionfare.

Ma quanti ancora dovranno soffrire, nel frattempo?

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

mercoledì 11 settembre 2024

Salvador Allende e Bettino Craxi, due socialisti per la libertà. Articolo di Luca Bagatin


L'11 settembre 1973, in Cile, fu deposto il legittimo governo socialista guidato da Salvador Allende. E ciò a seguito del sanguinario golpe del generale Augusto Pinochet che instaurò, nel Paese, una brutale dittatura liberal capitalista, sostenuta dagli Stati Uniti d'America.

Allende era stato eletto nel settembre 1970 grazie alla coalizione Unidad Popular, comprendente socialisti, socialisti democratici, liberalsocialisti, comunisti e cristiani di sinistra.

Egli intraprese una sua propria “via cilena al socialismo”, con un vasto programma di nazionalizzazione delle principali industrie private, in particolare minerarie, bancarie, assicurative, dei trasporti e delle telecomunicazioni.

Favorì le classi meno agiate, attraverso apposite riforme di equità; sospese il pagamento del debito estero; introdusse il salario minimo garantito; abolì il latifondo; investì massicciamente nell'istruzione e nella sanità; aumentò i salari e promosse una politica di laicità e diritti civili, introducendo il divorzio, annullando le sovvenzioni alle scuole private e promuovendo i diritti delle donne.

Tutte politiche saldamente socialiste, invise storicamente agli USA e alla classe ricca, clericale e padronale, che trovò in Pinochet il proprio punto di riferimento.

Quel Pinochet che presto rovesciò il governo socialista, nonostante la ferma resistenza armata di Allende e dei suoi sostenitori.

Da allora e sino a non troppi anni fa, il Cile sprofondò nel caos e in una pesantissima dittatura dai contorni clericali, corporativi, antisemiti e antisocialisti, nella quale furono applicate le insensate, inique e folli teorie liberal capitaliste della scuola di Chicago, capitanata da Milton Friedman, costituite da privatizzazioni selvagge, tagli alla spesa pubblica, distruzione del comparto sindacale, a tutto vantaggio dei più ricchi.

Fra i primi a schierarsi contro Pinochet e a sostegno di Allende, oltre ai governi socialdemocratici svedesi e quelli socialisti di Cuba e della Repubblica Popolare Tedesca, anche l'allora giovane socialista Bettino Craxi.

Craxi si recò a Santiago del Cile subito dopo il golpe del 1973 e visitò la tomba di Allende, assieme a una delegazione del Partito Socialista Italiano, sfidando il governo golpista e la polizia, che voleva loro impedire tale visita.

Craxi sostenne, successivamente, la causa di molti esuli cileni, come fece Olof Palme in Svezia e i governi di Cuba e del blocco socialista orientale.

Quando divenne Presidente del Consiglio italiano, sostenne non solo il ripristino della democrazia in Cile, ma aiutò finanziariamente i movimenti clandestini cileni, così come il PSI di Craxi finanziò sempre tutti i movimenti di liberazione popolare nel mondo.

E Craxi denunciò più volte, anche difronte a Ronald Reagan che sosteneva Pinochet, la brutale dittatura cilena.

Il popolo cileno non dimenticò quel sostegno e, nel 2018, gli fu dedicata una piazza, accanto al luogo in cui riposa Salvador Allende. Ovvero la Piazoleta Bettino Craxi, a Santiago del Cile.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

lunedì 11 settembre 2023

Ricordando il socialista e massone Salvador Allende (26 giugno 1908 - 11 settembre 1973)

Parti del discorso pronunciato durante la tornata della Gran Loggia di Colombia a Bogotà il 28 agosto 1971 da Salvador Allende

Serenissimo Gran Maestro della Gran Loggia di Colombia, cari Fratelli del Supremo Consiglio, alti dignitari dell’Ordine, cari Fratelli tutti: guardando indietro, all’inizio della mia vita, ricordo che non ottenni con facilità il diritto a essere membro della Gran Loggia del Cile, perché ero stato uno studente ribelle. E se insistetti nel bussare alle porte della Rispettabile Loggia Progreso Nº4 di Valparaiso, lo feci con profonda convinzione e possedendo i principi massonici inculcati nella nostra famiglia da mio padre, il caro Fratello Ramon Allende Padilla Huelvo, che fu Serenissimo Gran Maestro della Gran Loggia del Cile e fondatore della Loggia le cui porte si aprirono per me in Valparaiso, essendo la stessa la seconda Loggia nel Paese.
Avevo piena coscienza che l’Ordine non è né una setta, né un partito, e che sgrossando la pietra grezza ci si prepara per agire nel mondo profano. E che è obbligo dei massoni agire nel mondo profano sulla base dei principi permanenti della Massoneria. Per questo, e non per ringraziare (dato che credo che questo termine sia improprio tra fratelli) ma piuttosto per testimoniare sul contenuto generoso delle parole del Sovrano Gran Commendatore e del Serenissimo Gran Maestro, che vorrei ricordare la notte della mia Iniziazione, quando per la prima volta, ascoltando il Rituale, udii che «gli uomini senza principi e senza idee ferme, sono come le imbarcazioni che, una volta rotto il timone, si sfasciano contro gli scogli».
Appresi anche che nel nostro Ordine non ci sono gerarchie di natura sociale né economica. Fin dal primo momento divenne dunque più forte in me la convinzione che i principi dell’Ordine, proiettati nel mondo profano, potevano e dovevano essere un contributo al gran processo rinnovatore che tutti i popoli del mondo cercano di effettuare, specialmente i popoli di questo Continente, la cui dipendenza politica ed economica accentua la tragedia dolorosa dei paesi in via di sviluppo.
Per questo, ed essendo sicuro che la tolleranza è una delle virtù più profonde e solide, in tutta la mia vita massonica, che è già arrivata ai 33 anni, nelle Tavole presentate alle diverse Logge della mia patria ho sempre insistito sulla sicurezza, per me certa, che potevo coesistere nei Templi con i miei Fratelli, anche se per molti era difficile immaginare che questo fosse possibile per un uomo che nella vita profana dice pubblicamente di essere marxista. Questa realtà compresa nelle Logge, fu incompresa molte volte nel mio partito. Più di una volta nei congressi del partito fondato nientemeno che da un Ex Serenissimo Gran Maestro dell’Ordine Massonico del Cile, Eugenio Matto Hurtado, fu discussa l’incompatibilità tra l’essere massone e socialista. 
È più dura l’intolleranza nei partiti politici. Sostenni il mio diritto a essere massone e socialista allo stesso tempo. In questi Congressi dissi pubblicamente che qualora si fosse accettata questa incompatibilità, avrei abbandonato il partito come militante, anche se non avrei mai smesso di essere socialista in quanto a idee e principi. Allo stesso tempo sostenni che il giorno che nell’Ordine si fosse accettata l’incompatibilità tra le mie idee e la mia dottrina marxista, e l’essere massone, avrei abbandonato le Officine, convinto che ivi la tolleranza non era una virtù praticata. Ho potuto vivere questa realtà (essere marxista e massone, n.d.t.), e credo di poter offrire ai Fratelli della Gran Loggia di Colombia solamente una vita leale ai principi dell’Ordine, dentro l’Ordine e nel mondo profano.  …“Così com’è fondamentale che l’uomo della mia terra perda il timore nei confronti della vita, rompa con la sottomissione, abbia diritto al lavoro, all’educazione, alla casa, alla salute e al divertimento. Pensiamo che l’uomo del Cile debba vivere il contenuto delle parole così significative, come quelle che costituiscono il trinomio fondamentale della Massoneria: FRATELLANZA, UGUAGLIANZA e LIBERTÀ. Abbiamo sostenuto che non può esistere l’uguaglianza quando pochi hanno tutto e molti non hanno niente. Pensiamo che non può esistere la fratellanza quando lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo è la caratteristica di un regime o di un sistema. Perché la libertà astratta deve cedere il passo alla libertà concreta. Per tutto ciò abbiamo lottato …  Ed è per questo che io penso e sogno. Sogno la notte dell’Iniziazione, quando ascoltai queste parole: «gli uomini senza principi ed idee ferme, sono come quelle imbarcazioni che, perso il timone, si incagliano sugli scogli». Voglio che i Fratelli di  Colombia sappiano che non perderò il timone costituito dai miei principi massonici. È difficile fare una rivoluzione senza un costo sociale, ed è duro scontrarsi con i poderosi interessi internazionali e nazionali.
L’unica cosa che desidero è che un domani, una volta compiuto il mio mandato, possa entrare a testa alta, nel mio Tempio, così  come sono entrato ora in qualità di Presidente del Cile”. 

 (Salvador Allende)