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sabato 3 gennaio 2026

Con l'attacco USA al Venezuela e il sequestro del suo Presidente, ancora una volta, sono sotto attacco la giustizia sociale, la sovranità nazionale e l'indipendenza economica. Ovvero il socialismo. Articolo di Luca Bagatin

 

Ancora una volta siamo di fronte all'ennesimo attacco contro realtà che promuovono la giustizia sociale, la sovranità nazionale e l'indipendenza economica.

Con l'aggressione del regime di Trump alla Repubblica Bolivariana del Venezuela e il sequestro del suo legittimo Presidente, il socialista Nicolas Maduro e di sua moglie Cilia Flores, siamo di fronte all'ennesimo atto di pirateria e destabilizzazione, da parte degli USA.

Un atto di guerra a una realtà che non ha mai minacciato la sicurezza degli USA.

Un atto di guerra che – peraltro - è avvenuto a poche ore dalla visita della delegazione cinese a Caracas, per rafforzare i rapporti bilaterali fra Cina e Venezuela.

Un caso? Oppure l'obiettivo del regime di Trump e degli USA è quello di mettere i bastoni fra le ruote alla Cina, non a caso potenza socialista, che importa anche gran parte del petrolio venezuelano?

Sembra di tornare indietro nel tempo, ma nemmeno troppo.

Ai tempi della defenestrazione del socialista Salvador Allende in Cile e la sua sostituzione con la sanguinaria dittatura liberal capitalista di Pinochet, sostenuto dagli USA.

Ma non solo.

L'elenco delle destabilizzazioni e delle deliberate aggressioni contro Paesi nei quali veniva promossa e praticata la giustizia sociale, la sovranità nazionale e l'indipendenza economica, sono sempre stata all'ordine del giorno.

L'elenco è lunghissimo.

Pensiamo all'Argentina di Peron, nel 1955, costretto all'esilio.

Pensiamo alla Jugoslavia, bombardata e smembrata con il supporto USA.

Pensiamo all'Italia degli Anni '90, quando una intera classe dirigente democratica, in particolare il PSI di Bettino Craxi, fu messa fuori dai giochi. Vilipesa, perseguitata.

Pensiamo alla Libia socialista di Gheddafi.

Pensiamo alla Siria socialista di Assad.

Pensiamo all'ingiusta incarcerazione del Presidente brasiliano Lula; alle persecuzioni giudiziarie contro l'ex Presidente socialista dell'Ecuador Rafael Correa (costretto oggi all'esilio in Belgio); a quelle contro l'ex Presidentessa peronista dell'Argentina Cristina Kirchner.

Pensiamo ai golpe contro il socialista Evo Morales in Bolivia.

L'elenco, ad ogni modo, è ancora lungo. Infinitamente lungo.

Ma tutto ciò porta a un'unica strada: il mondo liberal capitalista, USA in testa, non può accettare che possano esistere governi socialisti che promuovano giustizia sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica.

E così, attraverso i media, le destabilizzazioni, le censure e altro ancora, si cerca di screditare e di perseguitare di volta in volta, il mondo socialista.

Si apre la caccia al “socialista ladro”, al “craxiano”, al “chavista”. Si tenta di censurare – in modo più o meno violento - chi la pensa diversamente rispetto al pensiero unico liberal capitalista, che di liberale, nel senso originario del termine, nei fatti, non ha proprio nulla.

Si inneggia al capopopolo di turno, di destra o sinistra, che si chiami Di Pietro, Grillo o Machado. O altri ancora, tutti uniti dalla lotta contro il socialismo.

Si perseguita, a vario titolo e a vario modo.

E siamo sempre lì.

E' la Storia, se ben la si osserva, senza il paraocchi e il pregiudizio della stupida e ignorante ideologia di turno, che ci mostra la realtà dei fatti.

Bettino Craxi, che questa ondata di odio e violenza subì, spiegò molto bene tutto ciò, nel suo romanzo-verità, “Parigi-Hammamet”, che ho recensito a questo link, nel 2020, appena uscito: https://amoreeliberta.blogspot.com/2020/02/parigi-hammamet-il-thriller-inedito-di.html

E Craxi, nel suo libro, spiega anche come si potrebbe uscire da questa situazione. Ovvero facendo uscire gli USA dalle ambiguità, in primis.

USA che fanno carta straccia del diritto internazionale e della loro stessa Costituzione, come spesso denunciato anche dall'ex Membro della Camera dei Rappresentanti USA, Ron Paul, che certo non è né socialista né di sinistra, ma è un libertario.

Ron Paul, peraltro, in merito, in uno dei suoi saggi, spiegò come uno del Padri Fondatori degli USA, il Presidente Thomas Jefferson, avesse affermato nel suo primo discorso d'insediamento alla Presidenza: “Pace, commercio e amicizia con tutte le nazioni, nessun vincolo d"alleanze”, a dimostrazione dello spirito cooperativo degli USA delle origini.

C'è chi addirittura vorrebbe paragonare la situazione Venezuela-USA a quella Taiwan-Cina. Il tutto ignorando o fingendo di ignorare la risoluzione nr. 2758 dell'Assemblea Generale dell'ONU, votata a ampia maggioranza, che, il 25 ottobre 1971, stabilì l'espulsione da tutte le organizzazioni delle Nazioni Unite dei rappresentanti del Kuomintang (nazionalisti conservatori, guidati da Chiang Kai-shek) a Taiwan, riconoscendo la Repubblica Popolare Cinese quale unico rappresentante legittimo della Cina.

Taiwan, in sostanza, è parte della Cina, il Venezuela non risulta sia mai stata parte degli USA... per quanto gli USA abbiano sempre considerato l'America Latina il loro “cortile di casa”, secondo i sostenitori dell'imperialista “Dottrina Monroe”.

Da più parti si sono levate, nel mondo, voci di protesta per l'aggressione statunitense.

L'ex leader laburista britannico, Jeremy Corbyn, ha scritto su Facebook: “Gli Stati Uniti hanno lanciato un attacco immotivato e illegale contro il Venezuela.
Si tratta di un tentativo sfacciato di assicurarsi il controllo sulle risorse naturali venezuelane.
È un atto di guerra che mette a rischio la vita di milioni di persone e dovrebbe essere condannato da chiunque creda nella sovranità e nel diritto internazionale”
.

Dello stesso avviso anche il Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, che da mesi sta denunciando l'imperialismo USA nei Caraibi. Fra le altre cose, egli scrive: “Il governo della Repubblica di Colombia osserva con profonda preoccupazione le segnalazioni di esplosioni e attività aeree insolite registrate nelle ultime ore nella Repubblica Bolivariana del Venezuela e la conseguente escalation di tensione nella regione.

La Colombia riafferma il suo impegno nei confronti dei principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite, in particolare il rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale degli Stati, il divieto di utilizzare o minacciare l'uso della forza e la soluzione pacifica delle controversie internazionali. In questo senso, il governo colombiano respinge qualsiasi azione militare unilaterale che possa aggravare la situazione o mettere a rischio la popolazione civile”.

La Repubblica Popolare Cinese, attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri si è detta “scioccata e condanna fermamente l'uso sfacciato della forza da parte degli Stati Uniti contro uno Stato sovrano e l'azione contro il suo Presidente”.

L'ex Presidente socialista della Bolivia, Evo Morales, su Facebook, ha scritto che “Trump è il nuovo Hitler del mondo. Con la forza delle armi, l'ambizione per le risorse naturali, l'odio, la diffamazione e la criminalizzazione di popoli e leader antimperialisti, invade, uccide e saccheggia Paesi impunemente, nel silenzio complice di molti.
I cittadini americani devono essere i primi a consegnarlo alla giustizia per aver sperperato miliardi di dollari delle loro tasse, privandoli di assistenza sanitaria, istruzione e benessere sociale ed economico.
I Paesi del mondo devono unirsi per portare Trump e i suoi alleati davanti alla Corte Penale Internazionale per i numerosi genocidi commessi in vari Paesi, violando la sovranità nazionale e il diritto internazionale.
Basta con il silenzio e la complicità di fronte a questo nuovo Hitler che cerca di eliminare milioni di esseri umani!”.

Il 2026 si apre all'insegna dell'odio e della barbarie. Quando, invece, occorrerebbe urgentemente un mondo più unito e sicuro. Volto alla cooperazione, al mutuo vantaggio, allo sviluppo pacifico delle nuove tecnologie.

Ci si arriverà, probabilmente, perché l'odio e la barbarie, nel lungo periodo, non sono destinate a trionfare.

Ma quanti ancora dovranno soffrire, nel frattempo?

Luca Bagatin

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sabato 20 dicembre 2025

Il nemico degli USA e del liberal capitalismo rimane il socialismo, ovvero la giustizia sociale e la sovranità nazionale. Articolo di Luca Bagatin

 

E' evidente che, il nemico degli USA e del mondo sedicente “libero”, ma in realtà liberal capitalista e oligarchico, sia il socialismo.

Lo abbiamo visto più volte, nel corso della Storia.

Alcuni esempi?

La defenestrazione dei leader socialisti latinoamericani, da Allende a Peron; i tentativi di destabilizzazione in Venezuela (passati e recentissimi); l'embargo a Cuba; i tentativi, purtroppo riusciti, di far crollare il socialismo nei Paesi dell'Est (a iniziare dalla Jugoslavia); la defenestrazione di Bettino Craxi e del PSI (oltre ai partiti democratici di governo, in Italia); la defenestrazione del socialismo arabo nella Libia di Gheddafi e di quello baathista siriano di Assad.

Questi solo alcuni esempi, ma se ne potrebbero citare moltissimi altri, di cui ad ogni modo, in altri articoli, mi sono occupato.

Per contrastare il socialismo, a livello internazionale, gli USA e i loro alleati, hanno persino fomentato e sostenuto l'islam radicale. In Siria, guarda un po', da quando governa l'islamista Ahmad al-Shara', l'UE ha allentato le sanzioni e gli USA le hanno recentemente addirittura tolte.

E questa la chiamerebbero “difesa della democrazia e della libertà”? Ma dai! Non siamo ipocriti.

La NATO stessa, da strumento di difesa comune, ha perduto il suo ruolo originario, come ricordato anche di recente dal prof. Giancarlo Elia Valori, al convegno di presentazione del saggio di Paola Bergamo, “Ritrovare i sentieri dell'Europa”.

Gli USA vorrebbero persino vendere armi ai separatisti di Taiwan, in chiave anti-cinese, ovvero anti-socialista cinese.

E, come se non bastasse, il flirt di Trump con Putin, pur dettato dalla logica e dal buonsenso (una logica che ad ogni modo aveva avuto per primo Silvio Berlusconi e, prima di lui, Gianni De Michelis, che avrebbe voluto integrare la Russia nel sistema comunitario europeo e creare un dialogo fra Occidente e Oriente, in sinergia con la Cina), sembra piuttosto volto ad allontanare la Russia dalla Cina.

Una Cina che, grazie alla sua economia socialista di mercato, sta arrivando a superare in ogni settore gli USA, il cui sistema oligarchico liberal capitalista, è destinato a crollare.

In tutto ciò, assistiamo a continue violazioni del diritto internazionale da parte degli USA, non ultima la situazione in Venezuela, di cui ho ampiamente scritto e sulla quale è intervenuta anche la Vicepresidente esecutiva del Venezuela, Delcy Rodriguez, la quale ha denunciato il tentativo di aggressione da parte degli USA, sottolineando che il Paese non ha alcun debito in sospeso con il governo di Trump, mentre è Washington ad avere debiti con il popolo venezuelano.

Ella si è riferita al saccheggio finanziario perpetrato ai danni dei beni venezuelani all'estero.

E ha denunciato le sanzioni unilaterali statunitensi contro il Venezuela, la cui unica “colpa” è quella di avere un governo socialista che difende giustizia sociale, sovranità nazionale e indipendenza economica.

Guarda caso...

E siamo sempre lì, con gli USA che, governanti dalle due destre, “democratica” e/o “repubblicana”, perseguono sempre il medesimo obiettivo. Saccheggiare chi difende il proprio diritto all'autogoverno e promuove un sistema fondato sulla giustizia sociale e la pianificazione economica.

L'UE – esclusa la Slovacchia (e pochi altri), governata non a caso da un autentico socialista democratico senza equivoci, quale è Robert Fico - da tempo va loro dietro e, anche quando non lo fa, preferisce sostenere una autocrazia corrotta di destra a essa estranea, in una escalation che potrebbe condurre a un conflitto allargato dalle conseguenze imprevedibili.

La cura ad ogni modo esiste. Si chiama socialismo senza equivoci. Ovvero autogoverno, autogestione dei popoli, sovranità e indipendenza economica.

In poche parole: razionalità, cooperazione, libertà, fratellanza e uguaglianza.

Luca Bagatin

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lunedì 26 ottobre 2020

Il Cile volta pagina. Abrogata la Costituzione di Pinochet. Articolo di Luca Bagatin

Domenica 25 ottobre, ben il 78,2% degli elettori cileni, ha deciso di abrogare la Costituzione introdotta dal dittatore Augusto Pinochet e in vigore da trent'anni.

Vittoria schiacciante degli abrogazionisti al referendum popolare fortemente voluto dalla maggioranza della popolazione, che lo scorso anno manifestò contro il governo liberale in carica, presieduto da Sebastián Piñera.

La Costituzione redatta dal regime di Pinochet e in vigore dal 1980, nei fatti, contribuiva a mantenere forti diseguaglianze in seno alla società e a favorire l'apparato privato rispetto a quello pubblico, in particolare nei settori della sanità e dell'istruzione.

Il Cile redigerà, così, la sua nuova Magna Carta.

Al grido festante “Il Cile si è svegliato !”, migliaia di persone si sono dunque riversate nella centralissima Plaza Italia di Santiago, per festeggiare la vittoria referendaria.

La nuova Costituzione sarà redatta da un'Assemblea costituente composta da cileni eletti attraverso il voto popolare. I 155 componenti dell'Assemblea costituente saranno scelti in occasione delle elezioni amministrative, che si terranno l'11 aprile 2021.

I lavori dell'Assemblea inizieranno nel maggio 2021 e la nuova Costituzione sarà ratificata da referendum popolare che si terrà nel secondo semestre del 2022.

Decisamente una vittoria postuma dell'indimenticato Presidente socialista Salvador Allende, che nel 1973 fu ucciso proprio dal golpe di Pinochet, sostenuto dagli USA, che fece precipitare il Paese nel buio.

Luca Bagatin

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lunedì 30 ottobre 2017

Questione sociale e questione nazionale. Riflessione breve di Luca Bagatin

A differenza dei socialisti originari quali Proudhon, Bakunin, Marx, Engels e Pierre Leroux; dei repubblicani originari quali Bolivar, Mazzini e Garibaldi; dei socialisti latinoamericani come Chavez, Allende, Che Guevara, Castro e Peron; di quelli arabi come Nasser e Gheddafi; di quelli africani come Sankara e Lumubma, ma anche dei sovietici russi come Lenin e degli odierni nazionalboscevichi come Limonov e Dugin, la sinistra europea non ha capito che la questione sociale è legata alla questione nazionale. 
Per questo la sinistra indistintamente progressista e "liberal", a differenza del socialismo originario, si è condannata al capitalismo liberale, il quale sradica i popoli e rende ogni rapporto umano, sociale, lavorativo, sentimentale precario, liquido, povero, vuoto.
Il nazionalismo - originariamente e correttamente inteso - è l'unica risposta antirazzista per il recupero delle identità ed argine allo sradicamento dei popoli.
Fra i grandi nazionalisti ricordiamo appunto i già citati Mazzini e Garibaldi, i socialisti latinoamericani, quelli arabi, quelli panafricani come Sankara e così via.
Il liberalismo, l'indistinto progressismo, invece, non sono altro che continuità delle politiche capitaliste e cosmopolite, utili alle élites economiche e politiche per sottomettere i popoli liberi e sovrani, i quali necessitano invece semplicemente di recuperare le proprie radici, i propri usi e costumi, la propria cultura originaria ciascuno nella sua nazione d'origine.
Solo così vi potranno essere le basi per una fratellanza fra i popoli, fondata sul rispetto della diversità degli stessi.

Luca Bagatin

giovedì 14 settembre 2017

Giornate mondiali di sostegno al Venezuela sovrano ed alla Rivoluzione Bolivariana. Articolo di Luca Bagatin

Dal 15 al 19 settembre si terranno, in tutto il mondo, in contemporanea con Caracas, delle manifestazioni di sostegno alla Rivoluzione Bolivariana ed al Venezuela sovrano, minacciato dagli Stati Uniti d'America di Donald Trump, il quale ha annunciato contro il Paese sudamericano sanzioni economiche ed un intervento militare con l'obiettivo di rovesciare il governo venezuelano democraticamente eletto e guidato dal Presidente socialista Nicolas Maduro.
Non è la prima volta che gli USA, nella Storia, intervengono militarmente per destabilizzare l'America Latina ed il Terzo Mondo in particolare. E' solo di pochi giorni fa il ricordo del compianto Presidente socialista cileno democraticamente eletto Salvador Allende, il cui governo fu rovesciato da un Colpo di Stato fomentato dalla CIA l'11 settembre del 1973 e che portò al governo il dittatore liberista Augusto Pinochet.
L'America Latina socialista e sovrana merita di essere difesa da tutto il mondo autenticamente libero e democratico ed è per questo che il Venezuela ha organizzato un evento al Teatro Teresa Carreño di Caracas, che si terrà dal 16 al 19 settembre prossimi dal titolo "Todos somos Venezuela (Tutti siamo Venezuela) - dialogo mondiale per la pace, la sovranità e la democrazia bolivariana" e, dunque, in numerosi Paesi, fra i quali Italia (il 15 settembre alle ore 17.00 a Roma presso il Parco Simon Bolivar di Montesacro) e Gran Bretagna (il 17 settembre a Londra alle ore 12.00 presso l'Ambasciata del Venezuela), si terranno in quei giorni manifestazioni concomitanti in sostegno a tale iniziativa.
Va peraltro ricordato che già nei primi giorni di agosto, nel Consiglio di Diritti Umani dell'Onu riunito a Ginevra, 57 Stati firmarono un documento in appoggio al legittimo governo del Venezuela contro ogni ingerenza straniera.
All'evento di Caracas sarà in prima linea presente il Presidente socialista della Bolivia Evo Morales al seguito di numerosi movimenti sociali in difesa della Rivoluzione Bolivariana.
Non va dimenticato, peraltro, parlando di America Latina e nella fattispecie in questo caso di Argentina, che cresce il malumore e l'indignazione per la scomparsa dell'attivista Santiago Maldonado, il 28enne della provincia di Buenos Aires scomparso il 1 di agosto agosto dopo una manifestazione - repressa nel sangue dalla polizia - in sostegno agli indigeni Mapuche le cui terre sono minacciate dalle multinazionali straniere.
Santiago Maldonado sembra dunque il primo desaparecido di un governo, quello del liberale Mauricio Macri, cha già dal suo insediamento sta via via distruggendo ogni conquista sociale attuata dal peronismo kirchnerista, in particolare per quanto riguarda i diritti dei disabili e bloccando addirittura ogni sostegno all'associazione delle Nonne di Plaza de Mayo per identificare i bambini sottratti alle madri durante le dittature antiperoniste.
L'America Latina del Socialismo del XXI secolo, dal Venezuela all'Argentina, sembra dunque sempre più in pericolo. Non facciamole mancare la nostra vicinanza. Civile, democratica, socialista e libertaria.

Luca Bagatin

mercoledì 22 giugno 2016

La Massoneria dell'America Latina e dei Paesi latini: un esempio di emancipazione sociale. Articolo di Luca Bagatin

La Massoneria, nella Storia dell'emancipazione dell'America Latina, ha sempre giocato un ruolo cruciale, così come in tutti i Paesi latini ove il peso dell'aristocrazia e della Chiesa cattolica hanno oppresso i popoli, lasciandoli nell'ignoranza e nella più cieca povertà.
Meglio, si potrebbe dire, che taluni massoni latini – probabilmente proprio grazie agli insegnamenti Libero Muratori di Libertà, Fratellanza e Uguaglianza e di adogmaticità massonica – hanno provveduto ad emancipare quei popoli oppressi, garantendo loro un futuro.
E' così che nelle file massoniche annoveriamo figure quali Simon Bolivar (1783 – 1830), che nel 1806 divenne Gran Maestro della Loggia Madre di San Alessandro di Scozia all'Oriente di Parigi; José Martì (1853 – 1895) , eroe dell'indipendenza cubana ed affiliato ad una Loggia di Madrid; José de San Martin (1778 – 1850), eroe dell'indipendenza di Argentina, Cile e Perù, iniziato alla Massoneria in Inghilterra e successivamente affiliato alla Loggia Lautaro, composta da militari indipendentisti e fondata dal già patriota venezuelano e combattente assieme a Bolivar Francisco de Miranda (1750 - 1816); il nostro Giuseppe Garibaldi (1807 – 1882), iniziato nella Loggia “L'Asil de la Vertud” e successivamente affiliato alla Loggia “Les Amis de la Patrie” di Montevideo, in Uruguay, ed anch'egli, assieme alla moglie Anita, contribuì all'indipendenza di quelle terre.
L'elenco, come possiamo notare, è lungo se consideriamo che abbiamo qui citato solo alcune delle personalità massoniche più illustri fra gli emancipatori latini.
In epoca più recente l'America Latina ha annoverato massoni illustri in Augusto César Sandino (1895 – 1934) eroe nicaraguense in lotta contro il dittatore Somoza e fondatore del sandinismo, oggi al governo del Nicaragua; Salvador Allende (1908 – 1973), già Presidente del Cile; numerosissimi rivoluzionari castristi cubani, fra cui, pare, anche Che Guevara (1928 - 1967) e l'indimenticato Presidente dell'Argentina Juan Domingo Peron (1895 - 1974), nei suoi ultimi anni di vita.
Anche il compianto Presidente del Venezuela moderno, Hugo Chavez (1954 - 2013), confessa – in uno dei suoi interventi, nel 2008 - di essere stato massone affiliato alla Gran Loggia di Ciudad Bolivar. Del resto i suoi principi cristiani ed al contempo libertari, lo pongono quale continuatore dell'opera di Bolivar (al quale egli stesso e la sua Rivoluzione si ispirarono), San Martin e de Miranda, così come peraltro anche dichiarato dal Gran Maestro della Gran Loggia di Francia Michel Barat in un'intervista ad un giornale venezuelano.
La Massoneria latina, proprio per la sua particolare storia legata all'emancipazione sociale e contigua agli ideali repubblicani, laici e democratici - i quali si concretizzarono ovunque nella richiesta e nell'ottenimento del suffragio universale, nella riduzione dell'orario di lavoro, nell'istituzione della scuola pubblica, laica e gratuita per tutti, nella richiesta della legislazione sul divorzio (in Italia sarà ottenuto solo molti anni dopo, nel 1970, alla faccia della presunta influenza massonica nel potere politico !) e nella moralizzazione della vita pubblica - avrà dunque un peso fondamentale nella Storia sia dell'America Latina che della nostra Penisola italiana, oltre che della Francia napoleonica, comunarda e successivamente gollista (pensiamo ad esempio al massone e anarchico Pierre-Joseph Proudhon ed alla rivoluzionaria della Comune di Parigi Louise Michel, iniziata alla Massoneria nel 1904).
Diverso, invece, il discorso della Massoneria di matrice anglosassone, più legata alla tradizione latomistica ed esoterica e meno propensa ad avere, nelle sue fila, liberomuratori impegnati politicamente e socialmente.
La Massoneria, nel suo complesso, ad ogni modo, non si occupa né di politica né di religione. E' pur vero, ad ogni modo, che nel suo seno gli ideali di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza propugnati dal conte Alessandro di Cagliostro nella Francia pre-rivoluzionaria, hanno contribuito a formare generazioni di uomini e ben presto - una volta aperte le Logge femminili e miste - anche di donne pensanti.
Tutte cose purtroppo sconosciute ai più o, meglio, negate dai media sempre pronti a dipingere massoni e Massoneria quali agenti di un sedicente Nuovo Ordine Mondiale a vantaggio dei potenti.
Ebbene, si sappia che la Massoneria è quanto di più lontano vi sia dal potere. Al massimo e senza affatto discostarci dalla realtà, possiamo dire che essa è un contro-potere. Iniziatico, spirituale, civico e civile.
La Storia, le donne e gli uomini che l'hanno fatta, ad ogni livello, ce lo insegnano. Anche se si studia poco e se viene oscurata dai tanti, troppi “operatori della comunicazione” nostrani e dai tanti, troppi autori di libri da supermercato o di trasmissioni televisive gossippare e ciarlatane che deformano la realtà. Gettando fango sugli eroi.

Luca Bagatin