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martedì 27 luglio 2021

Russia. Il Partito Comunista si mobilita contro il rifiuto della candidatura di Pavel Grudinin. Articolo di Luca Bagatin

Il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), guidato da Gennady Zjuganov, maggiore partito di opposizione nel Parlamento russo, terrà manifestazioni, il 30, 31 luglio e 1 agosto a sostegno del deputato Pavel Grudinin, al quale è stata rifutata, dalle autorità, la possibilità di candidarsi alle elezioni parlamentari del 17, 18 e 19 settembre prossimi.

Pavel Grudinin, direttore dell'azienda agricola autogestita “Fattoria Lenin”, deputato comunista, fu candidato alle elezioni presidenziali russe del 2018, prendendo l'11,77% (oltre 8 milioni e mezzo di voti).

Gli è stata rifiutata la possibilità di candidarsi in quanto la sua ex moglie aveva delle partecipazioni in una società offshore e ciò risulterebbe contrario alla legge russa.

Il Partito Comunista contesta tale decisione, in quanto gli affari di Grudinin non hanno nulla a che vedere con quelli della ex moglie e ritiene che tale decisione serva unicamente a mettere fuori dai giochi un candidato forte, che potrebbe mettere i bastoni fra le ruote al partito di governo liberale “Russia Unita”.

Il KPRF si presenta come grande coalizione che raccoglie ben 56 partiti di sinistra patriottica, fra cui fra cui il “Fronte di Sinistra”, “Per un Nuovo Socialismo” e “Russia Lavoratrice” (Trudovaya Rossya).

Sempre sul fronte dell'opposizione di sinistra è stata riufutata la presentazione delle liste dei nazionalbolscevichi de “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, alle quali le autorità hanno addirittura negato manifestazioni di protesta in merito, per quanto gli attivisti del partito abbiano presentato regolare domanda di poter manifestare pacificamente.

Saranno presenti alle elezioni di settembre, invece, il partito socialista patriottico “Russia Giusta – Patrioti - Per la Verità”, di Zakhar Prilepin, Gennady Semigin e Sergey Mironov (al quale ha aderito anche l'attore statunitense Steven Seagal), che vorrebbe stringere un accordo post elettorale con il partito di Zjuganov e, infine, il partito “Comunisti di Russia” di Maxim Suraykin, che presenta un programma anticapitalista e intransigente, molto più anticapitalista e radicale rispetto a quello del partito di Zjuganov (non improbabile che i nazionalbolscevichi di Limonov possano pensare di appoggiarlo). Il partito “Comunisti di Russia” ha comunque dichiarato che non intende ostacolare alcun partito di sinistra, bensì creare le basi – alla Duma, ovvero il Parlamento russo – per un “fronte rosso” anticapitalista contro Putin e il liberal capitalismo.

Temi caldi della sinistra patriottica socialista e comunista russa: le nazionalizzazioni dei settori chiave dell'economia, un salario minimo garantito, la piena accessibilità di istruzione e sanità, l'abolizione dell'inumana riforma pensionistica e un sistema fiscale che vada a colpire i ceti più ricchi.

Luca Bagatin

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venerdì 16 luglio 2021

Russia. Rifiutata l'ammissione alle elezioni del partito nazionalbolscevico "L'Altra Russia di Eduard Limonov". Articolo di Luca Bagatin

Per la dodicesima volta, al partito nazionalbolscevico “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, storico partito anti-Putin, anticapitalista e per il socialismo popolare, guidato dallo scrittore Eduard Limonov - deceduto nel 2020 - è stata negata l'iscrizione per poter concorrere alle elezioni parlamentari di settembre.

Il Ministero della Giustizia russo ha infatti negato, ancora una volta, l'iscrizione del partito quale soggetto elettorale.

Gli attivisti dell'Altra Russia, in un comunicato di denuncia, hanno fatto presente fra le altre cose che: “Siamo una forza politica davvero esistente, con uffici regionali in più della metà delle realtà russe. Il nostro partito soddisfa tutti i requisiti della legislazione russa.

Non siamo lieti del governo e del Presidente, ma amiamo il nostro Paese. I nazionalbolscevichi non hanno interessi finanziari e prole all'estero. I nostri attivisti hanno combattuto con onore in Donbass nell'ambito della milizia nazionale contro le truppe della giunta di Kiev.

I nazionalbolscevichi meritano l'iscrizione, meritano l'ammissione alle elezioni. I cittadini russi alle elezioni parlamentari, non i funzionari chiusi nei loro uffici, dovrebbero risolvere la questione dell'ammissione alla Duma di Stato”.

Anche altre forze politiche di sinistra patriottica non sono state ammesse alle elezioni, oltre che le organizzazioni della destra liberale di Alexsei Navalny.

Alcune di queste organizzazioni, come ad esempio “Per un Nuovo Socialismo”, considerate “estremiste” o comunque non ritenute ammissibili dalle autorità, avranno loro candidati in altri partiti (come ad esempio nel Partito Comunista della Federazione Russa).

Gli attivisti de “L'Altra Russia di Eduard Limonov” hanno comunque annunciato che continueranno a battersi per l'ammissione di tutte le forze politiche e dei candidati indipendenti (molti dei quali vengono tutt'ora arrestati) alla competizione elettorale di settembre.

Fra i numerosi punti programmatici del partito: la nazionalizzazione dei settori strategici dell’economia; l'introduzione di prezzi fissi per i prodotti alimentari di base e i beni essenziali; l'abolizione del'IVA; l'introduzione di una tassa sul lusso e di una tassazione progressiva e la semplificazione delle procedure per ottenere la cittadinanza russa per i cittadini russi delle Repubbliche dell’ex URSS.

Luca Bagatin

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mercoledì 17 marzo 2021

A un anno dalla morte di Eduard Limonov. Articolo di Luca Bagatin

Un anno fa, il 17 marzo 2020, ci lasciava Eduard Veniaminovich Savenko, per tutti Eduard Limonov, scrittore e leader politico russo di fama internazionale.

A comunicarlo per primo fu lo scrittore e deputato comunista Serghej Shargunov, su Telegram.

Classe 1943, Limonov, il 15 marzo 2016, aveva già subìto un intervento chirurgico al cervello, con l'estrazione di un enorme ematoma, apparso misteriosamente fra i due emisferi del cervello e già allora rischiò la vita. Egli evocò l'ipotesi di essere stato avvelenato, ma non ebbe modo di dimostrarlo con prove concrete.

Eduard Limonov, la cui rocambolesca vita fu raccontata da Emmanuel Carrère nel suo romanzo “Limonov”, del 2011, aveva all'attivo oltre 60 libri. Prevalentemente romanzi a sfondo autobiografico.

Dissidente integrale, negli Anni '70 si fece volutamente espellere dall'URSS per approdare negli USA, ove vivrà di scrittura e di umilissimi lavori, assieme alla moglie dell'epoca, Elena Schapova.

Fu autodidatta, sarto, ex teppista e, per un periodo, visse da senzatetto.

Visse a Parigi negli Anni '80 e successivamente, negli Anni '90, partecipò alla guerra civile nell'ex Jugoslavia a sostegno della Repubblica Federale di Jugoslavia e alla guerra di Transnistria a sostegno della Repubblica Socialista Sovietica Moldava di Pridnestrovie. Successivamente, tornato in Russia, prese parte alla resistenza popolare in difesa del Parlamento russo, fatto bombardare da Eltsin.

Nel 1992 collaborò con il nazionalista di centro Vladimir Zirinovskij, leader del Partito LiberalDemocratico di Russia, ricevendo la nomina a “Ministro della Sicurezza” del governo ombra creato dallo stesso Zirinovskij, ma presto ne prese le distanze.

L'anno successivo, invece, organizzò un gruppo di poveri, sbandati, emarginati, punk ed ex punk delusi dal crollo dell'Unione Sovietica e vittime dell'avvento dei liberalismo oligarchico.

Quel nucleo di “desperados”, nel 1993, prenderà il nome di Fronte Nazionale Boscevico e, nel 1994, di Partito Nazionalbolscevico (PNB) e sarà ispirato alle teorie eurasiatiste del filosofo Aleksandr Dugin e a quelle culturali e sociali della Nuova Destra di Alain De Benoist, ovvero un'unione fra un programma economico socialista autentico (superamento del capitalismo, giustizia sociale, lavoro collettivo, proprietà in comune) e una visione nazionale in politica interna, in grado di dare priorità alla comunità sull'economia e una maggiore centralità della Russia in Europa.

Limonov, Dugin, il cantante e chitarrista punk rock Egor Letov e il musicista e attore Sergey Kuryokhin, saranno dunque i maggiori animatori del PNB e del suo giornale controculturale “Limonka” (“Granata”) e riusciranno via via ad aggiudicarsi le simpatie dei nazionalisti e dei comunisti, delusi dall'avvento di Eltsin al potere e della conseguente distruzione economico-sociale della Russia in favore degli oligarchi e delle politiche globaliste e imperialiste degli USA e della NATO.

Il Partito NazionalBoslcevico sarà bandito in Russia, nel 2007, con l'infondata accusa di “estremismo”.

Nonostante il PNB sia stato dichiarato illegale nel 2007, militanti nazionalbolscevichi rimangono comunque attivi in ogni parte dell'ex URSS e dello spazio post-sovietico, come ad esempio in Ucraina a sostegno delle Repubbliche Popolari del Donbass, contro i nazionalisti ucraini.

Nel 2001, accusato di un inesistente traffico d'armi e di tentativo di colpo di stato in Kazakistan, Eduard Limonov sconterà ben due anni e mezzo di carcere.

Dopo una breve alleanza con i liberali di Kasparov e Kasyanov, Limonov e i suoi giovani militanti organizzeranno, nel 2010, il partito nazionalbolsceivco “L'Altra Russia” che, dopo la sua morte, ha assunto la denominazione “L'Altra Russia di Eduard Limonov”.

Ancora oggi partito di opposizione fra i più perseguitati in Russia, il partito di Limonov propone – fra le altre cose - una forma di socialismo popolare; il rispetto dell'articolo 31 della Costituzione che sancisce la libertà di riunione e manifestazione; la fine dell'autoritarismo del partito liberal-conservatore di Putin; la maggiore età ai 14 enni e la ricostituzione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche guidate dalla Russia.

Luca Bagatin

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Anni '90. Eduard Limonov e i giovani del Partito NazionalBolscevico


Settembre 2018. Eduard Limonov e i giovani nazionalbolscevichi de L'Altra Russia

lunedì 22 febbraio 2021

Eduard Limonov, lo scrittore nazionalbolscevico, avrebbe compiuto 78 anni. Articolo di Luca Bagatin

Questo 22 febbraio si celebra il primo compleanno senza il festeggiato.

Eduard Limonov, scrittore, poeta, leader politico, avrebbe infatti, in questa data, compiuto 78 anni.

I compagni del partito nazionalbolscevico “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, hanno voluto ricordarlo con tre incontri, fra letture delle sue opere, musica e happening, alla presenza del mondo russo underground: presso la libreria “Foliage” il 21 febbraio; a San Pietroburgo - all'Ionoteka Club - il 22 e a Nizhny Novgorod - nel bar “Blue Cat” - il 23 febbraio.

Eduard Limonov fondò, negli Anni '90, il partito dei giovani e per i giovani. Il partito degli artisti, degli underground, dei proletari delle periferie post-sovietiche. Quel Partito NazionalBolscevico messo fuorilegge dalla Corte Suprema, nel 2007, con l'ingiusta accusa di teppismo.

Ma rinato due volte: nel 2010 come “Altra Russia” e nel 2020 come “L'Altra Russia di Eduard Limonov”.

Un partito di sinistra patriottica che lotta per una trasformazione rivoluzionaria della Russia.

Che in politica estera propone non solo il sostegno dei cittadini di cultura russa, all'esterno della Federazione Russa, ma anche un ritorno alla Russia di tutti i territori che un tempo appartenevano all'URSS, oggi spesso governati da leader anticomunisti e di estrema destra.

Ovvero la creazione di un forte polo geopolitico in grado di contrapporsi all'egemonia statunitense nel mondo.

In politica interna, invece, chiede che il popolo sia ascoltato e vorrebbe restituire al popolo – secondo i principi dei primi soviet leninisti – il potere al popolo stesso.

Chiede elezioni libere e trasparenti (al loro partito, al momento, non è infatti consentito presentare liste elettorali e spesso, a loro candidati in altre liste indipendenti, viene a vario titolo impedito di presentarsi).

Chiede l'abolizione delle leggi che sopprimono la libertà di espressione dei cittadini e quelle che censurano il web.

Propone l'introduzione di una economia socialista popolare, che sostituisca il capitalismo liberale. Una economia fondata sulla giustizia sociale e il lavoro, che superi l'arricchimento dei pochi a scapito dei molti. L'introduzione, quindi, di tasse di lusso per i più ricchi e pene severissime – sino alla pena di morte - per i corrotti all'interno dello Stato, oltre a istruzione gratuita, alloggi gratuiti, controllo dei prezzi, ovvero prezzi uguali in tutto il Paese e pianificazione economica.

“L'Altra Russia di Eduard Limonov” chiede inoltre il blocco di ogni forma di privatizzazione e pretende la nazionalizzazione dei settori chiave dell'economia: il settore bancario, la produzione di elettricità e delle materie prime, le infrastrutture dei trasporti. In modo da ottenere una piena autosufficienza del Paese e di essere indipendenti da quella che definiscono “l'oligarchia finanziaria mondiale”.

Oltre a ciò, il partito di Limonov, propone l'abbassamento della maggiore età a 14 anni, considerato anche il livello di maturità e cultura dei giovani russi, introducendo il diritto di voto ai 14enni, la loro partecipazione attiva alla vita politica, oltre che la possibilità di formarsi una famiglia e il diritto al lavoro.

Un partito, quello di Limonov, capace di unire la controcultura di William Burroughs, Hunter S. Thompson e David Bowie all'esoterismo di Aleister Crowley e Madame Blavatsky, oltre che il nazionalbolscevismo storico di Ernst Niekisch, primo a contrapporsi, in Germania, al nazismo hitleriano. Unendo aspetti esoterici-erotici-politici-controculturali.

Di tutto questo e molto altro, racconto peraltro nel mio saggio, di prossima uscita, “Il Partito dei Giovani Proletari – il nazionalbolscevismo e L'Altra Russia di Eduard Limonov ”, con prefazione di Sandro Teti – editore italiano delle opere di Limonov - nel quale narro sia la vicenda umana e politica di Eduard Limonov, che la storia del nazionalbolscevismo storico e moderno. Ovvero l'ultimo degli anti-totalitarismi, in grado di superare la dittatura del danaro, della modernità e del liberal-capitalismo che tutto mette in vendita.

Come scrivo nel mio saggio, in particolare: “Il nazionalbolscevico segue la via della morte e quindi della rinascita. Lotta e muore, alchemicamente e metaforicamente, alla vita terrena e corporea e rinasce nello Spirito. Il nazionalbolscevico è una sorta di Cavaliere Templare moderno. Un Templare Proletario, come scrisse Dugin. Un monaco guerriero che, dicono i giovani di “Altra Russia”, “lotta contro la nomenclatura di Putin, ma, la prossima generazione post-rivoluzionaria di nazionalbolscevichi, dovrebbe divenire una generazione di cavalieri-crociati in grado di purificare l'Europa e il mondo intero dell'eresia del capitalismo””.

Eduard Limonov continuerà a vivere nelle lotte dei suoi compagni di sempre.

Luca Bagatin

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mercoledì 17 febbraio 2021

Le due sinistre: lo Spirito (nazionalbolscevismo) contro la materia (liberalismo)

La differenza fra la sinistra liberale (o socialdemocratica) e la sinistra patriottica e anti-liberale (o nazionalbolscevica), è che la prima sostiene i ricchi borghesi e promuove la modernità, che tutto mette in vendita; mentre la seconda vuole restituire il potere ai popoli e promuove la conservazione dei valori.
La sinistra liberale nasce con la borghese Rivoluzione francese del 1789, raggiunge il suo apice con la Seconda rivoluzione industriale e si completa con l'avvento del globalismo capitalista anglocentrico; quella illiberale e proletaria nasce con la Comune di Parigi del 1871, raggiunge il suo apice con la Rivoluzione bolscevica del 1917 e prosegue nelle esperienze dannunziane, nazionalbolsceviche di Niekisch e in quelle eurasiatiche post-sovietiche.
La sinistra liberale è ancorata al mondo della materia ed è intimamente totalitaria; la sinistra patriottica e illiberale è ancorata al mondo dello Spirito ed è multipolare.
Le due sinistre sono totalmente inconciliabili.
L'Eroe dello Spirito sosterrà sempre la sinistra patriottica, illiberale e nazionalbolscevica.
 

giovedì 26 novembre 2020

Il 28 novembre 1994 nasceva il giornale controculturale "Limonka", organo del Partito NazionalBolscevico di Eduard Limonov. Articolo di Luca Bagatin

Il 28 novembre 1994, usciva – in Russia - il primo numero del giornale “Limonka”, organo del Partito NazionalBolscevico (PNB), editato dallo scrittore Eduard Limonov e con una tiratura di circa 15.000 copie.

Un partito composto da intellettuali e artisti, ma anche e soprattutto da giovani e giovanissimi, provenienti dalle periferie russe, delusi dal crollo dell'URSS e dall'avvento del capitalismo assoluto e dalla conseguente povertà diffusa fra i ceti meno abbienti.

Fondato da tre artisti e intellettuali, ovvero dallo scrittore Eduard Limonov, dal filosofo Aleksandr Dugin e dal chitarrista punk rock Egor Letov, il PNB trasse ispirazione dal nazionalbolscevismo degli Anni '20 di Ernest Niekisch e di Karl Otto Paetel, primi ad opporsi in Germania al nazismo, e a vedere nella Rivoluzione d’Ottobre del 1917 il loro punto di riferimento, fondato sul primato della comunità e dell’operaio-proletario al servizio della stessa, rispetto all’egoismo dell'”homo economicus” della borghesia capitalista, la quale pensava unicamente al proprio egoistico tornaconto personale.

“Limonka”, oltre e sebbene fosse un organo di partito, si occupava principalmente di rock e di letteratura e sulle sue pagine si formarono fior fiore di aspiranti artisti russi.

Un giornale underground nella Russia di quegli anni, che poneva i nazionalbolscevichi o nazbol, quale avanguardia controculturale, artistica, oltre che politica, al punto che furono ammirati persino dalla giornalista Anna Politkovskaja, che li difese a spada tratta in vari processi che li videro coinvolti per insubordinazione nei confronti dell'autorità, ed allo stesso modo la pensava Elena Bonner, vedova dello scienziato dissidente Andrej Sacharov, che li stimava.

Sei giovane, non ti piace vivere in questo paese di merda. Non vuoi diventare un anonimo compagno Popov, né un figlio di puttana che pensa soltanto al denaro, né un cekista. Sei uno spirito ribelle. I tuoi eroi sono Jim Morrison, Lenin, Mishima, Baader. Ecco sei già un nazbol”, questo il provocatorio slogan recitato da Limonov, in quegli anni, per esortare i giovani a entrare nel partito.

Eduard Limonov, nel suo articolo “Punk e nazionalbolscevismo”, ricordò peraltro che “Limonka” usò spesso slogan di impatto, tipici della controcultura punk russa, fra i quali: “Mangia i ricchi!”,Il buon borghese è un borghese morto!” e “Il capitalismo è una merda!”.

Il PNB, ad ogni modo, bollato di “estremismo”, fu messo fuorilegge dalla Procura Generale russa nel 2007, essendo il principale movimento di piazza a contrapporsi al governo liberal capitalista di Putin e ciò pur non avendo mai commesso atti di violenza, ma unicamente manifestazioni pacifiche e a carattere goliardico, pur non autorizzate e decisamente molto incisive.

Nel frattempo si era già consumata la frattura ideologica fra Dugin e Limonov, il primo maggiormente sostenitore del governo in carica e il secondo decisamente critico.

Sebbene oggi l'erede del PNB abbia assunto la denominazione di “L'Altra Russia di Eduard Limonov” (il cui simbolo è, appunto, una limonka, ovvero una granata) e il nuovo giornale ufficiale si chiami “Mobilitazione Totale”, l'anniversario di “Limonka” rimane, ogni 28 novembre, molto festeggiato degli eredi di Limonov.

A San Pietroburgo, infatti, il 28 novembre prossimo, nel 26esimo anniversario della fondazione di “Limonka”, il coordinatore del partito nazionalbolscevico “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, Andrey Dmitriev, terrà una conferenza pubblica, in Via Majakovskij, con inizio alle ore 18.00.

Fra le tematiche trattate la storia del giornale; del Partito NazionalBolscevico e le sue azioni dirette e la sua nuova rinascita, dopo la morte di Eduard Limonov, avvenuta il 17 marzo scorso.

“L'Altra Russia di Eduard Limonov” e i giovani nazionalbolscevichi russi, sono oggi l'avvenire di quella sinistra nazionalpatriottica che ancora non si è arresa ad un presente e ad un futuro diverso e alternativo rispetto al totalitarismo liberal capitalista che, dagli Anni '90 ad oggi, comanda imperterrito in Russia e in tutta Europa.

Luca Bagatin

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sabato 7 novembre 2020

103 anni di Rivoluzione d'Ottobre. Una Rivoluzione sociale, socialista e nazionalbolscevica


Per non dimenticare la Rivoluzione d'Ottobre, allorquando a Pietrogrado i bolscevichi, al comando di Vladimir Lenin, il 7 novembre 1917 (25 ottobre secondo il calendario giuliano allora in vigore in Russia), fecero irruzione nel Palazzo d'Inverno, ponendo fine al dominio dell'oligarchia zarista. E ponendo le basi per la costituzione della Repubblica Socialista Sovietica.

Tale anniversario è stato oggi così ricordato in Russia, da parte dei nazionalbolscevichi de "L'Altra Russia di Eduard Limonov" e altre forze di sinistra patriottica, davanti ai monumenti di Lenin sparsi nel Paese.

 

Il nazionalbolscevismo è il fondamento delle rivoluzioni russe e proletarie del 1905 e del 1917.
Opposte alla rivoluzione francese del 1789, tali rivoluzioni hanno edificato un nuovo sistema sociale, sovvertendo l'economia, annientando la borghesia e adattando il nuovo sistema alla mentalità russa.

Nell'occidente capitalista il termine "nazionalismo" ha assunto il carattere negativo di "sopraffazione di una nazione su un'altra".
Così fu ad esempio nella Prima e nella Seconda guerra mondiale, fra le nazioni europee.
In realtà non liberali né capitaliste, invece, il nazionalismo è semplicemente il riconoscimento dell'identità e unità nazionale di un popolo.
Così furono nazionalisti, per loro stessa ammissione, Fidel Castro e Ho Chi Min.
Il nazionalismo di sinistra (in Eurasia definito nazionalbolscevismo), come può essere quello della rivoluzione cubana, non è altro che un internazionalismo che difende la propria identità e quella altrui, unita all'affermazione della giustizia sociale. 

(Luca Bagatin)


"Nell’Himalaya, sappiamo ciò che tu stai compiendo. Hai abolito la chiesa, che è diventata una fucina di menzogne e di superstizione. Hai distrutto la borghesia che diventata agente di pregiudizi. Hai distrutto le scuole che erano diventate delle carceri. Hai condannato l’ipocrisia della famiglia. Hai eliminato l’esercito, che guida degli schiavi. Hai schiacciato i guadagni degli avidi speculatori. Hai chiuso le case di tolleranza. Tu hai liberato il paese dal potere del denaro. Hai riconosciuto che la religione è l’insegnamento della materia universale. Hai riconosciuto l’irrilevanza della proprietà privata. Hai previsto l’evoluzione della comunità. Hai posto l’accento sull’importanza della conoscenza. Ti sei prostrato davanti alla bellezza. Hai riservato tutto il potere del Cosmo per i bambini. Hai aperto le finestre dei palazzi. Hai visto l’urgenza di costruire case per il Bene Comune. Hai fermato la rivolta in India, perché era prematura, ma abbiamo riconosciuto la tempestività del tuo intervento, e vi mandiamo tutto il nostro aiuto, affermando l’Unità dell’Asia"

(Mahatma Morya, Maestro dell'Himalaya, dalla lettera consegnata a Nikolaj Konstantinovič Rerich per Lenin ai ministri Lunacharsky e Tchitcherin della neonata Repubblica Sovietica)

QUANDO C'È LO STATO NON C'È LA LIBERTÀ.
CI SARÀ LIBERTÀ QUANDO SCOMPARIRÀ LO STATO (LENIN)

"Soltanto nella società comunista, quando la resistenza dei capitalisti è definitivamente spezzata, quando i capitalisti sono scomparsi e non esistono piú classi (non v'è cioè piú distinzione fra i membri della società secondo i loro rapporti coi mezzi sociali di produzione), soltanto allora «lo Stato cessa di esistere e diventa possibile parlare di libertà». Soltanto allora diventa possibile e si attua una democrazia realmente completa, realmente senza alcuna eccezione. Soltanto allora la democrazia comincia a estinguersi, per la semplice ragione che, liberati dalla schiavitù capitalistica, dagli innumerevoli orrori, barbarie, assurdità, ignominie dello sfruttamento capitalistico, gli uomini si abituano a poco a poco a osservare le regole elementari della convivenza sociale, da tutti conosciute da secoli, ripetute da millenni in tutti i comandamenti, a osservarle senza violenza, senza costrizione, senza quello speciale apparato di costrizione che si chiama Stato.
L'espressione: «lo Stato si estingue» è molto felice in quanto esprime al tempo stesso la gradualità del processo e la sua spontaneità. Soltanto l'abitudine può esercitare, ed eserciterà certamente, una tale azione, poiché noi osserviamo attorno a noi milioni di volte con quale facilità gli uomini si abituano a osservare le regole per loro indispensabili della convivenza sociale, quando non vi è sfruttamento e quando nulla provoca l'indignazione, la protesta, la rivolta e rende necessaria la repressione.
La società capitalistica non ci offre dunque che una democrazia tronca, miserabile, falsificata, una democrazia per i soli ricchi, per la sola minoranza. La dittatura del proletariato, periodo di transizione verso il comunismo, istituirà per la prima volta una democrazia per il popolo, per la maggioranza, accanto alla repressione necessaria della minoranza, degli sfruttatori. Solo il comunismo è in grado di dare una democrazia realmente completa: e quanto piú sarà completa, tanto piú presto diventerà superflua e si estinguerà da sé."

(Vladimir Lenin, da "Stato e Rivoluzione")

sabato 26 settembre 2020

Quello di Altra Russia, il partito di Eduard Limonov, è stato il Congresso della rinascita. Articolo di Luca Bagatin

Rinasce dalle ceneri di sé stesso. Come una Fenice.

Rinasce con l'autoscioglimento.
Altra Russia, il partito nazionalbolscevico fondato da Eduard Limonov (dopo la messa fuorilegge del Partito NazionalBolscevico, nel 2007), si chiamerà, dopo il VIII congresso tenutosi il 26 settembre a Mosca, "L'Altra Russia di E.V. Limonov".
Un tributo al fondatore, leader e mentore.
Un tributo allo scrittore più trasgressivo di questo e dello scorso secolo, scomparso il 17 marzo scorso all'età di 77 anni. Al quale lo scrittore francese Emmanuel Carrère ha dedicato un romanzo biografico e il regista polacco Pawel Pawlikowski ha dedicato un film.
Limonov e i suoi nazionalbolscevichi furono e sono, sin dagli Anni '90, i maggiori oppositori di piazza al governo liberal capitalista autoritario. Prima di Eltsin e poi di Putin.
Con la loro controcultura underground, beatnik e punk, furono apprezzati finanche dalla giornalista Anna Politkovskaja, che li definiva "giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettevano di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese".
La loro partecipazione alle elezioni, è ancora oggi bandita e le persecuzioni non mancano mai.
Nonostante le manifestazioni di piazza, spesso unitarie con altre forze di sinistra patriottica, siano sempre state pacifiche.
Manifestazioni per rivendicare un Paese socialista popolare, senza più oligarchi, senza più Putin al potere. Per chiedere la liberazione dei prigionieri politici e per la libertà di parola. Per il ritorno alla Russia delle repubbliche ex sovietiche.
Con il nuovo congresso, il partito, oltre ad aver modificato il suo nome, ha aggiunto al suo simbolo (bandiera rossa e bianca con una granata al centro, simbolo del loro storico giornale controculturale e "scoppiettante", "Limonka"), anche una saetta.
Non è stato scelto un nuovo leader, ma tre coordinatori: Mikhail Axel, Andrey Dmitriev e Yuri Staroverov.
L'organo di governo del partito sarà un direttivo composto di 12 persone.
Rinasce Altra Russia.
Rinasce Eduard Limonov.

Luca Bagatin

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venerdì 25 settembre 2020

Altra Russia, il partito di Limonov, a congresso. Deciderà domani la nuova leadership. Articolo di Luca Bagatin

Domani, a Mosca, si terrà il congresso del partito nazionalbolscevico Altra Russia.

Partito fondato nel 2010 dallo scrittore Eduard Limonov Altra Russia raccoglie l’eredità del Partito NazionalBolscevico (fondato dallo stesso Limonov, dal filosofo Aleksandr Dugin e dal musicista Egor Letov nel 1993), messo fuorilegge dalla Corte Suprema della Federazione Russa nel 2007, con infondate accuse di “estremismo”.

I militanti di Altra Russia, partito di sinistra patriottica, sono ancora oggi particolarmente vessati dalle autorità statali per la loro intransigente opposizione di piazza al governo liberal autoritario di Putin.
Autorità che non permette loro di candidarsi alle elezioni.
Il loro programma si sostanzia nei seguenti punti:
risarcire i cittadini per i costi sostenuti nel periodo della quarantena relativi ai servizi di pubblica utilità (elettricità, acqua, gas); introduzione di un reddito incondizionato per tutti i cittadini; nazionalizzazione dei settori strategici dell’economia a iniziare dall’estrazione e lavorazione delle risorse naturali; introduzione di prezzi fissi per i prodotti alimentari di base e i beni essenziali; introduzione di una carta sociale per i più bisognosi; cancellazione dei debiti per interessi dell’intera popolazione; creazione di un sistema di assistenza ai disoccupati e organizzazione di opere pubbliche su larga scala a iniziare dallo spegimento degli incendi in Siberia; riduzione del numero dei dipendenti pubblici e delle forze dell’ordine; equiparazione dello stipendio dei deputati a quello di tutti i cittadini; blocco dell’esportazione di capitali, valuta e oro all’estero; riduzione drastica delle quote di immigrati; semplificazione delle procedure per ottenere la cittadinanza russa per i cittadini russi delle Repubbliche dell’ex URSS; abolizione dell’IVA; introduzione di una tassa sul lusso e di una tassazione progressiva (oggi assente in Russia).
Quello di domani sarà il loro primo congresso senza Eduard Limonov, scomparso il 17 marzo scorso.
Il congresso sarà particolarmente importante, infatti, anche per decidere la nuova guida del partito.

Luca Bagatin
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sabato 22 agosto 2020

"Nazionalbolscevismo e giustizia sociale". Meditazioni brevi di Luca Bagatin

"Ma nazionalbolscevichi russi si ritrovarono sia fra i Bianchi (Ustrjalov, smeno-vekhovtsij, Eurasisti di sinistra) sia fra i Rossi (Lenin, Stalin, Radek, Lezhnev)" 
(da "Metafisica del nazionalbolscevismo, di Aleksandr Dugin, 1998)

"...ho sognato di essere un ladro onesto e di principio, come Robin Hood"
(Eduard Limonov, rivista "Power", 1997)
 
Il nazionalbolscevismo è il fondamento delle rivoluzioni russe e proletarie del 1905 e del 1917.
Opposte alla rivoluzione francese del 1789, tali rivoluzioni hanno edificato un nuovo sistema sociale, sovvertendo l'economia, annientando la borghesia e adattando il nuovo sistema alla mentalità russa.

Nell'occidente capitalista il termine "nazionalismo" ha assunto il carattere negativo di "sopraffazione di una nazione su un'altra".
Così fu ad esempio nella Prima e nella Seconda guerra mondiale, fra le nazioni europee.
In realtà non liberali né capitaliste, invece, il nazionalismo è semplicemente il riconoscimento dell'identità e unità nazionale di un popolo.
Così furono nazionalisti, per loro stessa ammissione, Fidel Castro e Ho Chi Min.
Il nazionalismo di sinistra (in Eurasia definito nazionalbolscevismo), come può essere quello della rivoluzione cubana, non è altro che un internazionalismo che difende la propria identità e quella altrui, unita all'affermazione della giustizia sociale. 

Tartassare i ricchi; controllare le loro attività economiche; fornire stipendi dignitisi a tutti, ma non oltre una certa cifra; mettere i prezzi sotto il controllo della comunità.
Solo questo servirebbe. 
Senza dimenticare che giustizia è vivere con lo stretto necessario. Con dignità, senso di fratellanza e amicizia. In armonia con la Natura e tutti gli esseri.
Il resto – l'opulenza, l'accumulo, l'arricchimento, la prevaricazione - è decadenza e disonore.

I nuovi nazionalboscevichi, quelli venuti dopo l'antinazista Ernst Niekisch e Karl Otto Paetel, ovvero Limonov, Dugin, Letov, Rayabinov e Kuryokhin furono prima di tutto degli artisti.
Del pensiero, della musica, della filosofia, della poesia.
Un'avanguardia intellettuale e controculturale pari solo alla Beat Generation di Kerouac, Ginsberg e Burroughs.
L'Est controculturale incontrò l'Ovest e viceversa.

Luca Bagatin


giovedì 13 agosto 2020

"Altra Russia", partito di Limonov e dei giovani nazionalbolscevichi russi, si prepara al congresso. Articolo di Luca Bagatin

Eduard Limonov, scrittore e storico leader del nazionalbolscevismo russo, ci ha lasciati il 17 marzo scorso, a 77 anni - prima dell'emergenza Covid 19 in Russia - a causa di complicazioni chirurgiche a seguito di un intervento al cervello.
Per tutti i suoi compagni di partito era “il nonno”.
Un partito di giovani, “Altra Russia”, fondato nel 2010 ed erede di quel Partito NazionalBolscevico – fondato negli Anni '90 da Limonov, Aleksander Dugin, Egor Letov e Sergey Kuryokhin - messo fuorilegge dalla Corte suprema russa, nel 2007, con l'accusa di “estremismo”.
In realtà, i nazbol di Limonov, sono sempre stati estremi. Ma nel senso più positivo e allo stesso tempo trasgressivo del termine.
Un partito non di professionisti della politica, ma di artisti. Scrittori, musicisti, poeti, filosofi, ma anche giovani sottoproletari delle periferie post-sovietiche. Cultori di Ernst Niekisch e del nazionalbolscevismo Anni '20, che fu il primo antinazismo in Europa. Oppure lettori delle opere di Mishima, Lenin, appassionati di David Bowie e di William Burroughs.
I nazbol non si sono mai piegati all'autoritarismo del governo liberale di Putin, così come in precedenza hanno smascherato le manovre dell'oligarchia eltsiniana.
Con la loro bandiera rossa e bianca, con al centro prima una falce e martello nera e oggi una limonka, ovvero una granata, simbolo del loro giornale “Limonka”. Un giornale “esplosivo” sotto il profilo controculturale, letterario, musicale e underground.
Molti di loro sono ancora in carcere e vengono di continuo arrestati, solo per manifestazioni pacifiche, spesso in solitaria e con semplici cartelli. Chiedono libertà di parola, libertà per i detenuti politici, stop alle discariche del business, una nuova politica in favore dell'ambiente.
In realtà, il programma di “Altra Russia”, partito di sinistra patriottica, erroneamente scambiato in Europa come di “estrema destra” (quando in realtà all'estrema destra si sono sempre contrapposti), è ben più articolato e delineato nei loro congressi.
“Altra Russia” vuole una trasformazione rivoluzionaria della Russia. In politica estera propongono non solo il sostegno dei cittadini di cultura russa, all'esterno della Federazione Russa, ma anche un ritorno alla Russia di tutti i territori che un tempo appartenevano all'URSS, oggi spesso governati da leader anticomunisti e di estrema destra.
Ovvero la creazione di un forte polo geopolitico in grado di contrapporsi all'egemonia statunitense nel mondo.
In politica interna, i nazbol di “Altra Russia”, chiedono che il popolo sia ascoltato e vorrebbero restituire al popolo – secondo i principi dei primi soviet leninisti – il potere al popolo stesso.
Chiedono elezioni libere e trasparenti (al loro partito, al momento, non è consentito presentare liste elettorali e spesso, a loro candidati in altre liste indipendenti, viene a vario titolo impedito di presentarsi).
Chiedono l'abolizione delle leggi che sopprimono la libertà di espressione dei cittadini e quelle che censurano il web.
Propongono l'introduzione di una economia socialista popolare, che sostutuisca il capitalismo liberale. Una economia fondata sulla giustizia sociale e il lavoro, che superi l'arricchimento dei pochi a scapito dei molti. L'introduzione, quindi, di tasse di lusso per i più ricchi e pene severissime per i corrotti all'interno dello Stato.
“Altra Russia” chiede il blocco di ogni forma di privatizzazione e pretende la nazionalizzazione dei settori chiave dell'economia: il settore bancario, la produzione di elettricità e delle materie prime, le infrastrutture dei trasporti. In modo da ottenere una piena autosufficienza del Paese e di essere indipendenti da quella che definiscono “l'oligarchia finanziaria mondiale”.
Recentemente – oltre ad essersi opposti al referendum che ha incoronato Putin monarca a vita e aver chiesto la liberazione dei detenuti politici sia in Russia che in Bielorissia - hanno tenuto, a Mosca, una riunione dei 40 rappresentanti regionali del partito, in vista del congresso d'autunno.
In autunno, infatti, molto probabilmente “Altra Russia” eleggerà il suo nuovo leader. Il successore di quell'Eduard Limonov che, i 40 rappresentanti, a riunione terminata, sono andati a visitare nel luogo in cui è sepolto.
Sono quasi tutti giovani e giovanissimi, i componenti di “Altra Russia”. Ci sono ventenni e trentenni e i trentenni, molto spesso, sono nel partito da almeno dieci anni.
Negli Anni 2000, la compianta giornalista Anna Politkovskaja, che li difese sempre a spada tratta, in ogni processo, diede una bellissima definizione dei nazbol: "Sono giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese".
Sono gli eredi di un eterno giovane punk quale fu Eduard Limonov che, in una intervista che gli feci esattamente un anno fa, alla domanda “Che progetti state portando avanti ?”, mi rispose: “Il nostro è il partito dei ragazzi proletari. Stiamo cercando di costruire un avvenimento eroico”.

Luca Bagatin

Nel video foto di gruppo all'ultimo congresso del partito nazionalbolscevico "Altra Russia" al quale Eduard Limonov prese parte, settembre 2018  

giovedì 2 luglio 2020

“Ragazzo Edik”, canzone di Alexander F. Sklyar, dedicata alla memoria di Eduard Limonov

"Ho creato un partito senza politici di professione. Ma basato sulla Punk Generation"
(Eduard Limonov)

Che progetti state portando avanti ?”, chiedo a Limonov.
Che progetti ? Stiamo cercando di fare e costruire un avvenimento eroico”
(dall'intervista di Luca Bagatin a Eduard Limonov, 28 agosto 2019)

Gli piacciono e gli sono sempre piaciuti soltanto quelli che sono in posizione di inferiorità... il suo percorso, per quanto ondivago possa sembrare, ha una sua coerenza, perché Eduard si è schierato sempre, senza eccezione, dalla loro parte”
(da “Limonov” di Eammanuel Carrère)

"I Nazbol sono giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese"
(Anna Politkovskaja, “Diario russo 2003 - 2005)

"Да, смерть!" ("Sì, morte!")
(motto dei nazionalbolscevichi di "Altra Russia", il partito fondato e guidato da Eduard Limonov) 


Il musicista rock russo Alexander F. Sklyar e il suo gruppo punk metal Va-bank, hanno dedicato una canzone alla memoria dello scrittore e politico russo nazionalbolscevico Eduard Limonov, dal titolo “Ragazzo Edik”.
Il testo richiama la vita e le gesta di Limonov, eterno ragazzo, eterno ribelle, eterno eroe in un mondo in decadenza.
E, tradotto, il testo suona più o meno così:

Ragazzo, ragazzo con la testa
Eddie Boy non è facile
Con la testa piena di roba
È venuto dai morti vivi
E venne alla vita con la guerra
Con i morti vivi - in armonia con te stesso

Con Kalash o con Limonka - Sì, morte!
Per sempre furioso e sonoro - Sì, morte!
Spietato, spericolato
Abbagliante, intelligente
Sì, morte! Sì, morte!

Ragazzo coraggioso con la testa
Per sempre giovane e pazzo
Don Juan e il capo, il guerriero e l'eroe
Zek, nonno battezzato in prigione
Pistola sotto il cuscino
Anarchico, piantagrane con i capelli grigi

Dalla Transnistria ai Balcani - Sì, morte!
Krajina serba, Vukovar - Sì, morte!
Da Donbass ad Altai
Da New York a Shanghai
Sì, morte! Sì, morte!

Ragazzo alla moda, ragazzo arrabbiato
Il ragazzo è forte e magro
Lupo solitario con un'anima ferita
Rock and Roll, Sansculot
Busotere e Don Chisciotte
In The Book of the Dead, Edik è per sempre vivo

Il nostro Edik, i pirati urlano - Sì, morte!
Il nostro Edik, i soldati cantano - Sì, morte!
Edward è nostro, non ingannerà
Non ritirarti, non andartene
Sì, morte!
Sì, morte!
Sì, morte!

giovedì 7 maggio 2020

Covid 19. Perché tornare alla normalità non è auspicabile, ma occorre cambiare modello di sviluppo. Articolo di Luca Bagatin

Era prevedibile che, la cosiddetta Fase 2, in Italia e nel mondo, non avrebbe fatto altro che mettere al primo posto l'economia della crescita e non certo la salute e un nuovo modello di sviluppo.
Era prevedibile sin dal momento in cui l'Unione Europea avrebbe preferito che fosse attuato il Meccanismo Europeo di Staibilità (cosa che peraltro è stata in qualche modo fatta) e non, diversamente, emettere liquidità a fondo perduto, in favore di tutti i cittadini e di un sistema sociale e sanitario rafforzato.
E' stato evidente in Italia, con la nomina a capo della cosiddetta “task force” per la Fase 2, non già un medico o uno scienziato, ma un manager già alla guida di Vodafone e già frequentatore dei summit del Gruppo Bilderberg. Ovvero un esponente dell'economia capitalistica e della crescita economica illimitata.
E' oltremodo evidente che non si è colta e compresa la gravità della pandemia - che ha generato sofferenze e molte morti - e la necessità di modificare radicalmente ogni cosa.
Si sta preferendo tornare alla “normalità” tanto amata da Confindustria, da Renzi, da Salvini, da Zingaretti, da Di Maio, dalla Merkel, da Macron, da Trump, come se la “normalità” fosse o fosse stata benefica e positiva per tutti.
Con le nuove riaperture stiamo assistendo al fatto che molti lavoratori rischiano nuovamente il contagio e non sono affatto realmente tutelati, anche perché non sappiamo se e come il Covid 19 tornerà a colpire e se in ogni luogo di lavoro sarà possibile garantire il distanziamento sociale.
Oltre a ciò, non si è minimamente pensato di bloccare il pagamento di mutui, bollette e affitti per coloro i quali hanno perduto il lavoro e non saranno quindi in grado di pagarli o, se saranno in grado di farlo, lo faranno con grosse difficoltà e forse per un periodo limitato (magari saranno costretti addirittura a indebitarsi !).
In compenso, però, si aiutano le imprese, in modo indiscriminato. Un po' come quando si aiutarono le banche dal tracollo.
Con le nuove riaperture, stiamo peraltro assistendo a una nuova crescita dei livelli di inquinamento atmosferico e ambientale. Il fiume Sarno torna ad essere inquinato dai liquami industriali e così le nostre realtà, non solo italiane, ma di tutto il mondo, torneranno ad essere inquinate. E se c'è un fattore che aumenta il rischio di contrarre il Covid 19 è proprio l'inquinamento, causa già di gravi infezioni respiratorie.
E' per questo che, una nuova ripartenza che punti all'economia della crescita è quanto di peggio si possa e si potresse fare e dimostra, ancora una volta, i limiti e le criticità del sistema capitalista e fondato sulla modernità.
Come ricorda da tempo l'economista e filosofo francese Serge Latouche, occorre imparare a vivere del necessario e non del superfluo e proprio situazioni di emergenza (sia economica che sanitaria, ma anche politica) dovrebbero spingerci a modificare radicalmente modo di vivere e soprattutto di pensare. Evitando di sprecare le risorse, autoproducendo, evitando di trarre profitto dalle difficoltà altrui.
Un modo diverso di far andare avanti le cose, tornando ad esempio a forme di superamento dell'industrializzazione, a forme di cooperazione lavorativa e a forme di baratto, che superino il sistema monetario, il quale è fondato sul ricorso a prestiti con interessi, che genera schiavitù (del lavoro e del salario e indebita gli Stati, che mai potranno ripagare i loro interessi sui debiti, né i loro debiti stessi).
L'antropologo socialista Marcel Mauss (1872 – 1950), scrisse il “Saggio sul dono”, proponendo una economia fondata sul dono, praticata peraltro ancora oggi in società arcaiche e matriarcali, che hanno rifiutato ogni insana modernità e ideologia del progresso.
Una economia fondata su un forte senso di libertà, di comunità e di reciprocità, articolata in tre momenti: dare, ricevere e ricambiare.
Mauss spiegò fra l'altro, nel suo saggio, come le società arcaiche considerassero - a differenza di quelle moderne e fondate sulla crescita economica illimitata - i raccolti in eccesso, delle assolute catastrofi. Una volta soddisfatti i bisogni di ciascuno, quindi, dal raccolto in eccesso non si doveva trarre assolutamente alcun profitto (identificato anche nella società moderna come l'interesse sul capitale o usura), bensì andava donato ad altri, ritualmente - attraverso una cerimonia sacra - oppure distrutto.
Una economia fondata sul profitto è quindi destinata a implodere, in particolare in situazioni di emergenza ecnomica o sanitaria e stiamo già iniziando a vederlo, specie con l'aumento di una disoccupazione che da tempo era già endemica.
Ad oggi, un fenomeno molto pericoloso e totalmente sottovalutato, rimane l'accumulo di grandi capitali nelle mani di pochi e soprattutto di pochi che controllano settori sensibili, quali quello delle telecomunicazioni. Molto pericoloso il fatto che esistano monopoli o oligopoli come Google, Microsoft, Facebook, Twitter, Apple, Amazon, per non parlare di grandi società di telecomunicazione. Oligopoli che in questo periodo di emergenza sanitaria hanno accumulato ulteriori profitti.
I settori chiave dell'economia, fra cui questi, dovrebbero essere nazionalizzati e controllati direttamente dai cittadini/fruitori, anche in quanto raccolgono dati altamente sensibili legati alla privacy e come tali non dovrebbero rimere nelle mani di privati o di società quotate in borsa, che si arricchiscono sulle spalle di moltitudini di utenti e cittadini.
Altri settori chiave che andrebbero nazionalizzati, oltre a quello del credito e dell'energia, anche quello delle case farmaceutiche, che diventerà sempre più un settore sensibile e delicato e che non potrà essere più oggetto di profitto da parte delle multinazionali e di imprese private.
Ad oggi nessun governo ragiona in tali termini e non vi sono discussioni in tal senso, ma ciò è davvero molto serio e grave.
Ad oggi solo intellettuali quali Latouche, Dugin, De Benoist, Michéa e politici quali Marco Rizzo e Gennady Zjuganov sembrano avanzare ipotesi in tal senso.
E molto interessante, in questo senso, è anche il recente appello uscito pochi giorni fa su “Le Monde”, firmato da scienziati e numerose celebrità, fra cui Robert De Niro, Monica Bellucci, Pedro Almodovar, Wim Wenders, Ricky Martin, Madonna, Penélope Cruz, Juliette Binoche (quest'ultima già sostenitrice delle istanze dei Gilet Gialli, fra le quali un radicale cambio dell'economia francese) e molti altri.
In tale appello – che punta il dito contro il sistema economico, l'inquinamento e i danni alla natura e all'ecosistema, si legge, fra l'altro, “Gli aggiustamenti non bastano più” “Il problema è sistemico”. “Ci vuole una riforma profonda degli obiettivi, dei valori e delle economie. Il consumismo ci ha portati a negare la vita: quella dei vegetali, quella degli animali e quella di un gran numero di umani”. “Il mondo va verso un punto di rottura e dunque tornare alla normalità è inconcepibile” “La trasformazione globale che si impone a tutti i livelli, esige audacia e coraggio. Non avrà luogo senza un impegno di massa e determinato. E' una questione di sopravvivenza, ma anche di dignità e di coerenza”.
Anche il mondo della scienza, oltre che del ricco jet set, sembra dunque aver compreso che non è possibile andare avanti con l'attuale sistema, ma occorra sovvertirlo e puntare a un nuovo modello di sviluppo.
La crescita economica “illimitata”, il capitalismo, l'egoismo, la distruzione dell'ambiente, sono solo alcuni degli aspetti nefasti della nostra società moderna e “benestante”, tipica del Primo Mondo industrializzato.
Aspetti messi certamente a nudo dall'emergenza sanitaria Covid 19, che dovrebbe spingerci a modificare radicalmente il nostro stile di vita, modo di pensare e di agire.
Sovvertendo le regole dell'economia capitalistica e liberale, superando il sistema del mercato, superando il sistema usuraio degli interessi sui prestiti e della moneta quale mezzo di scambio. Introducendo, appunto, forme di baratto equo, di cooperazione, di autogestione del lavoro. Mettendo al bando teconologie pericolose per la salute (a iniziare dal 5G), mettendo al bando armi e armamenti, che sono costosi e generano violenze di ogni genere, di cui non abbiamo certamente bisogno.
Consumare meno, produrre il necessario e possibilmente a chilomentro zero.
Superare l'ideologia dell'arricchimento personale e lavorare non già per uno stipendio, ma per il benessere della collettività e dell'ecosistema.
Questi i fondamenti di una sana decrescita economica, che è l'unica possibile via d'uscita dalla sistematica distruzione del Pianeta e della Natura.
Pianeta e Natura che non sono nostri, ma che noi esseri umani occupiamo e che sono necessari alla nostra stessa sopravvivenza.

Luca Bagatin

mercoledì 22 aprile 2020

Omaggio ai 150 anni di Vladimir Lenin, eroe della Rivoluzione socialista e proletaria (22 aprile 1870 - 22 aprile 2020)

“Finché esiste lo Stato non vi è libertà; quando si avrà libertà non vi sarà più Stato”

“La borghesia liberale, porgendo con una mano le riforme, con l'altra mano le ritira sempre, le riduce a nulla, se ne serve per asservire gli operai, per dividerli in gruppi isolati, per perpetuare la schiavitù salariata dei lavoratori. Il riformismo, perfino quando è del tutto sincero, si trasforma quindi di fatto in uno strumento di corruzione borghese e di indebolimento degli operai. L'esperienza di tutti i paesi dimostra che prestando fede ai riformisti gli operai hanno sempre finito con l'essere gabbati”

“La società capitalista ci offre nella Repubblica una democrazia più o meno completa ma sempre limitata nel ristretto quadro dello sfruttamento capitalistico.
Essa rimarrà sempre per la minoranza, per gli sfruttatori e per i ricchi contro la maggioranza dei salariati, soffocati dal bisogno e dalla miseria.
Così ché la maggioranza dunque è di fatto impedita alla reale partecipazione attiva, alla vita politica e sociale.

Democrazia per un’infima minoranza di ricchi, questa è la democrazia nelle società capitaliste !”


“In Italia c'è un rivoluzionario solo: Gabriele d'Annunzio”


Striscione commemorativo innalzato dai nazionalbolscevichi di "Altra Russia" in memoria dei 150 anni di Lenin


1994. Egor Letov, fra i fondatori del Partito NazionalBolscevico canta "La lotta continua ancora", canzone commemorativa in onore a Lenin


La cantante rock, modella, scrittrice e poetessa russa Natalia Medvedeva, già ex moglie dello scrittore nazionalbolscevico Eduard Limonov, dedicò il brano che segue - inedito in Italia - all'eroe della Rivoluzione bolscevica Vladimir Lenin, nel 1994, ripercorrendone le gesta.

2015. Il trio musicale russo "Silenzium" suona "La lotta continua ancora", dedicata a Lenin 

giovedì 9 aprile 2020

Frammenti di Limonov, scrittore e politico dissidente

Interessante video intervista in francese a Eduard Limonov, nel 1986, a Parigi.
Limonov si definisce "comunista indipendente", "scrittore dissidente". Non ama né il regime sovietico né quello yankee. Non ama né il KGB, né la CIA.
E aggiunge, ridendo: "Ci sono un sacco di altre cose che non amo"


Eduard Limonov, nel maggio 2019, a Parigi, per sostenere le rivendicazioni dei Gilet Gialli, contro il totalitarismo liberale di Macron