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mercoledì 17 febbraio 2021

Le due sinistre: lo Spirito (nazionalbolscevismo) contro la materia (liberalismo)

La differenza fra la sinistra liberale (o socialdemocratica) e la sinistra patriottica e anti-liberale (o nazionalbolscevica), è che la prima sostiene i ricchi borghesi e promuove la modernità, che tutto mette in vendita; mentre la seconda vuole restituire il potere ai popoli e promuove la conservazione dei valori.
La sinistra liberale nasce con la borghese Rivoluzione francese del 1789, raggiunge il suo apice con la Seconda rivoluzione industriale e si completa con l'avvento del globalismo capitalista anglocentrico; quella illiberale e proletaria nasce con la Comune di Parigi del 1871, raggiunge il suo apice con la Rivoluzione bolscevica del 1917 e prosegue nelle esperienze dannunziane, nazionalbolsceviche di Niekisch e in quelle eurasiatiche post-sovietiche.
La sinistra liberale è ancorata al mondo della materia ed è intimamente totalitaria; la sinistra patriottica e illiberale è ancorata al mondo dello Spirito ed è multipolare.
Le due sinistre sono totalmente inconciliabili.
L'Eroe dello Spirito sosterrà sempre la sinistra patriottica, illiberale e nazionalbolscevica.
 

giovedì 13 agosto 2020

"Altra Russia", partito di Limonov e dei giovani nazionalbolscevichi russi, si prepara al congresso. Articolo di Luca Bagatin

Eduard Limonov, scrittore e storico leader del nazionalbolscevismo russo, ci ha lasciati il 17 marzo scorso, a 77 anni - prima dell'emergenza Covid 19 in Russia - a causa di complicazioni chirurgiche a seguito di un intervento al cervello.
Per tutti i suoi compagni di partito era “il nonno”.
Un partito di giovani, “Altra Russia”, fondato nel 2010 ed erede di quel Partito NazionalBolscevico – fondato negli Anni '90 da Limonov, Aleksander Dugin, Egor Letov e Sergey Kuryokhin - messo fuorilegge dalla Corte suprema russa, nel 2007, con l'accusa di “estremismo”.
In realtà, i nazbol di Limonov, sono sempre stati estremi. Ma nel senso più positivo e allo stesso tempo trasgressivo del termine.
Un partito non di professionisti della politica, ma di artisti. Scrittori, musicisti, poeti, filosofi, ma anche giovani sottoproletari delle periferie post-sovietiche. Cultori di Ernst Niekisch e del nazionalbolscevismo Anni '20, che fu il primo antinazismo in Europa. Oppure lettori delle opere di Mishima, Lenin, appassionati di David Bowie e di William Burroughs.
I nazbol non si sono mai piegati all'autoritarismo del governo liberale di Putin, così come in precedenza hanno smascherato le manovre dell'oligarchia eltsiniana.
Con la loro bandiera rossa e bianca, con al centro prima una falce e martello nera e oggi una limonka, ovvero una granata, simbolo del loro giornale “Limonka”. Un giornale “esplosivo” sotto il profilo controculturale, letterario, musicale e underground.
Molti di loro sono ancora in carcere e vengono di continuo arrestati, solo per manifestazioni pacifiche, spesso in solitaria e con semplici cartelli. Chiedono libertà di parola, libertà per i detenuti politici, stop alle discariche del business, una nuova politica in favore dell'ambiente.
In realtà, il programma di “Altra Russia”, partito di sinistra patriottica, erroneamente scambiato in Europa come di “estrema destra” (quando in realtà all'estrema destra si sono sempre contrapposti), è ben più articolato e delineato nei loro congressi.
“Altra Russia” vuole una trasformazione rivoluzionaria della Russia. In politica estera propongono non solo il sostegno dei cittadini di cultura russa, all'esterno della Federazione Russa, ma anche un ritorno alla Russia di tutti i territori che un tempo appartenevano all'URSS, oggi spesso governati da leader anticomunisti e di estrema destra.
Ovvero la creazione di un forte polo geopolitico in grado di contrapporsi all'egemonia statunitense nel mondo.
In politica interna, i nazbol di “Altra Russia”, chiedono che il popolo sia ascoltato e vorrebbero restituire al popolo – secondo i principi dei primi soviet leninisti – il potere al popolo stesso.
Chiedono elezioni libere e trasparenti (al loro partito, al momento, non è consentito presentare liste elettorali e spesso, a loro candidati in altre liste indipendenti, viene a vario titolo impedito di presentarsi).
Chiedono l'abolizione delle leggi che sopprimono la libertà di espressione dei cittadini e quelle che censurano il web.
Propongono l'introduzione di una economia socialista popolare, che sostutuisca il capitalismo liberale. Una economia fondata sulla giustizia sociale e il lavoro, che superi l'arricchimento dei pochi a scapito dei molti. L'introduzione, quindi, di tasse di lusso per i più ricchi e pene severissime per i corrotti all'interno dello Stato.
“Altra Russia” chiede il blocco di ogni forma di privatizzazione e pretende la nazionalizzazione dei settori chiave dell'economia: il settore bancario, la produzione di elettricità e delle materie prime, le infrastrutture dei trasporti. In modo da ottenere una piena autosufficienza del Paese e di essere indipendenti da quella che definiscono “l'oligarchia finanziaria mondiale”.
Recentemente – oltre ad essersi opposti al referendum che ha incoronato Putin monarca a vita e aver chiesto la liberazione dei detenuti politici sia in Russia che in Bielorissia - hanno tenuto, a Mosca, una riunione dei 40 rappresentanti regionali del partito, in vista del congresso d'autunno.
In autunno, infatti, molto probabilmente “Altra Russia” eleggerà il suo nuovo leader. Il successore di quell'Eduard Limonov che, i 40 rappresentanti, a riunione terminata, sono andati a visitare nel luogo in cui è sepolto.
Sono quasi tutti giovani e giovanissimi, i componenti di “Altra Russia”. Ci sono ventenni e trentenni e i trentenni, molto spesso, sono nel partito da almeno dieci anni.
Negli Anni 2000, la compianta giornalista Anna Politkovskaja, che li difese sempre a spada tratta, in ogni processo, diede una bellissima definizione dei nazbol: "Sono giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese".
Sono gli eredi di un eterno giovane punk quale fu Eduard Limonov che, in una intervista che gli feci esattamente un anno fa, alla domanda “Che progetti state portando avanti ?”, mi rispose: “Il nostro è il partito dei ragazzi proletari. Stiamo cercando di costruire un avvenimento eroico”.

Luca Bagatin

Nel video foto di gruppo all'ultimo congresso del partito nazionalbolscevico "Altra Russia" al quale Eduard Limonov prese parte, settembre 2018  

martedì 19 marzo 2019

Mario Bergamo: il repubblicano mazziniano che elaborò la teoria nazionalcomunista. Articolo di Luca Bagatin

Quella del repubblicano mazziniano trevigiano Mario Bergamo (1892 – 1963) è, per molti versi, una storia dimenticata. Volutamente o meno.
Vicino alle posizioni del Partito Repubblicano Italiano, fonderà, nel 1912, a Bologna – a soli venti anni – l'Alleanza Universitaria Repubblicana. A Bologna si laureerà in legge nel 1914 e, in seguito all'attentato di Sarajevo, diventerà ardente interventista, partecipando così, volontario, alla Prima Guerra Mondiale, così come molti suoi compagni di militanza.
Nel Partito Repubblicano Italiano fu capostipite della corrente denominata “Repubblica Sociale”, la quale mirava a recuperare l'ideale autogestionario e cooperativista di Giuseppe Mazzini.
Fervido sostenitore, anche negli organi di stampa, dell'impresa di Fiume di D'Annunzio e De Ambriis, oltre che del cooperativismo, nel 1919, fonderà, assieme all'allora repubblicano Pietro Nenni ed al fratello Guido e al socialista Arpinati, il Fascio di combattimento di Bologna, abbandonandolo poco dopo nel momento in cui le idee squadriste e violente di Mussolini presero il sopravvento. Egli stesso ricevette le percosse dei fascisti ed il suo studio fu più volte devastato.
Fu eletto, nel 1924, nelle file del Partito Repubblicano Italiano e, dalle colonne de “La Voce Repubblicana”, divenne uno dei più acerrimi oppositori al fascismo mussoliniano e propose la costituzione di un partito repubblicano-socialista, in grado di raccogliere le migliori forze antifasciste.
Nel 1926, accusato dell'attentato contro Mussolini, fu costretto a fuggire, assieme a Nenni, prima a Lugano e successivamente a Parigi, contribuendo alla costituzione della Concentrazione antifascista, ponendo ad ogni modo come primo obiettivo l'abolizione della monarchia e la nascita della Repubblica.
Nel 1928 propugnò l'idea di costituire una Internazionale Repubblicana e, in quell'anno, elaborò la sua teoria sul Nazionalcomunismo, che molti punti aveva in comune sia con l'esperienza d'annunziana di Fiume che con il Nazionalbolscevismo promosso dall'ex socialdemocratico tedesco Ernst Niekisch e Karl Otto Paetel, i primi a combattere – in Germania – il nascente nazismo hitleriano e a subirne le persecuzioni.
Il Nazionalcomunismo, termine ideato dallo stesso Bergamo, non era altro che un recupero del repubblicanesimo mazziniano originario e degli ideali della Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864, fuso con il nascente Bolscevismo sovietico e gli ideali patriottici. Una fusione, in sostanza, fra il nazionale e l'internazionale, che avrebbe dovuto portare alla nascita di una Repubblica Sociale.
Non sappiamo se Bergamo – che sempre si definì un “socialista mazziniano” - abbia avuto rapporti, anche epistolari, con Niekisch o avesse attinto alle sue pubblicazioni (al giornale Widerstand ad esempio), ad ogni modo, anche il Nazionalbolscevismo, negli stessi anni, voleva fondere gli ideali comunisti con quelli nazionali e patriottici, in opposizione al capitalismo, al liberalismo, all'antisemitismo dei regimi totalitari nazifascisti, proponendo un radicale rinnovamento sociale di stampo repubblicano.
Negli Anni '30, Mario Bergamo, editò la rivista “I nuovissimi annunci”, ove elaborò e diffuse le sue teorie socio-politiche e, nel 1935, a Parigi, diede alle stampe “Un italiano ribelle” (Un italien révolté), raccolta di epistole a personalità europee nelle quali egli condannava la politica coloniale fascista in Etiopia e l'ipocrisia della Società delle Nazioni.
Sul finire degli Anni '30 aderirà alla Lega dei combattenti per la pace e, allorquando i nazisti occuperanno la Francia, sarà attivo nell'aiuto ad ebrei e antifascisti.
Mussolini, comunque affascinato dai suoi ideali, gli proporrà più volte di tornare in patria, ma Bergamo sempre rifiuterà. Così come rifiuterà di partecipare alla redazione della costituzione della Repubblica Sociale Italiana nel 1943. Il suo rifiuto del fascismo e l'opposizione allo stesso furono sempre totali e intransigenti.
Mario Bergamo, peraltro, si rifiuterà di tornare in Italia anche alla fine della guerra, ritenendo che la nuova Repubblica non avesse imparato nulla dalle tristi vicende del fascismo e non rispecchiasse affatto l'idea di Repubblica popolare e socialista propugnata da Mazzini e Garibaldi.
Diverrà, successivamente, consigliere legale dell'editore socialista e garibaldino Cino Del Duca, il quale pubblicherà, nel 1965, postumo, il saggio “Nazionalcomunismo”, che raccoglierà gli ideali socialisti e repubblicani del Bergamo.
Mario Bergamo morirà a Parigi nel maggio 1963. Figura dimenticata in Italia, specie dai mazziniani, merita di essere recuperata per la fedeltà al pensiero di Giuseppe Mazzini ed alla sua intransigenza.
L'Ideale Nazionalcomunista e Nazionalbolscevico, può essere per molti versi contiguo e finanche aver ispirato il Peronismo argentino, il Sandinismo del Nicaragua, il Socialismo arabo e quello cubano. Un ideale repubblicano e laico, che mette al primo posto l'autogestione e l'autogoverno dei lavoratori e dei cittadini. Decenni dopo la morte di Mario Bergamo e quella di Niekisch, in Russia – negli Anni '90 - lo scrittore Eduard Limonov, il chitarrista Egor Letov ed il filosofo Aleksandr Dugin fonderanno il Partito NazionalBolscevico (oggi fuorilegge e denominato “Altra Russia”, guidato dal solo Limonov), che diventerà il maggior sostenitore del ritorno al socialismo in Russia e si opporrà alle politiche oligarchiche e liberali di Eltsin e Putin.
Dugin, nel suo saggio “La Quarta Teoria Politica”, definisce il nazionalbolscevismo come un “nazionalismo di sinistra”, con aspetti spirituali e non materialisti ed egli individua nei nazionalisti di sinistra odierni in particolare i movimenti politici dell'America Latina del Socialismo del XXI secolo, ove peraltro i leader sono spesso persone di origine indigena (vedi Evo Morales, Presidente della Bolivia). Di ispirazione nazionalcomunista, anche l'attuale Partito Comunista della Federazione Russa guidato da Gennady Zjuganov, maggior oppositore, in Parlamento, al governo Putin.
Il nazionalbolscevismo o nazionalcomunismo, potremmo dire, è una forma di anti-autoritarismo e di anti-totalitarismo, volto a recuperare gli ideali del primo socialismo e del primo repubblicanesimo ottocentesco, in chiave moderna, opposta al liberalismo ed al capitalismo che tutto mettono in vendita.

Luca Bagatin

sabato 29 settembre 2018

"Pugni proletari e baionette prussiane - Il nazionalbolscevismo nella Repubblica di Weimar". Articolo di recensione di Luca Bagatin

Con il trattato di Versailles del 1919 - successivo alla sconfitta nella Prima Guerra Mondiale - la Germania, perdendo la propria sovranità e dovendo restituire alle potenze dell'Intesa una cifra astronomica a titolo di riparazioni di guerra, sarà preda di una delle più tremende crisi economiche della Storia.
Ciò porterà i movimenti di ispirazione socialista a rafforzarsi e a ribellarsi e, fra questi, il nascente movimento nazionalbolscevico, sorto da una costola della socialdemocrazia tedesca, avente per guide Ernst Niekisch e Karl Otto Paetel e con alle spalle qualche migliaio di militanti e un pugno di giornali, circoli e case editrici.
Di tale movimento racconta il saggio accademico "Pugni proletari e baionette prussiane - Il nazionalbolscevismo nella Repubblica di Weimar" di David Bernardini, con prefazione del prof. Marco Cuzzi edito da Biblion Edizioni (www.biblionedizioni.it), casa editrice specializzata in testi e riviste sul socialismo e la storia sociale.
Saggio agile e completo, quello di Bernardini, che contribuisce a colmare non poche lacune attorno a tale scuola di pensiero e movimento politico sorto nel cosiddetto "Biennio rosso" tedesco e destinato ad essere sconfitto e perseguitato durante l'ascesa del nazismo.
Avente per simbolo l'aquila prussiana con al centro una falce e martello, il movimento nazionalbolscevico, destinato a superare la dicotomia destra-sinistra, si proponeva di recuperare la sovranità della Germania, perduta appunto con il Trattato di Versailles, attraverso un'alleanza con la Russia bolscevica di Lenin e con il Partito Comunista Tedesco (KPD).
Contrapposto alla visione liberale, borghese, illuminista e capitalista propugnata dalla Rivoluzione Francese del 1789, asse portante delle nazioni capitaliste occidentali, il nazionalbolscevismo vedeva nella Rivoluzione d'Ottobre del 1917 il suo punto di riferimento, fondato sul primato della comunità e dell'operaio-proletario al servizio della stessa, rispetto all'egoismo dell'"homo economicus" della borghesia capitalista, la quale pensava unicamente al proprio egoistico tornaconto personale.
I nazionalbolscevichi proponevano dunque l'unità della classe operaia e proletaria in chiave nazionale e antiborghese in alleanza all'Unione Sovietica e a tutte le potenze oppresse dal colonialismo economico occidentale. In tal senso i nazionalbolscevichi si contrapposero altresì al nazismo hitleriano e al fascismo, sia per il carattere antisemita di tali ideologie, che in quanto vedevano in esse la prosecuzione della politica capitalista, borghese, imperialista e antisovietica. Tali critiche saranno formulate in particolare da Niekisch nei suoi saggi, pubblicati negli Anni '30: "Hitler - una fatalità tedesca" e "Il Regno dei Demoni" (ripubblicati recentemente da NovaEuropa e sarà mia cura recensirli prossimamente), che gli costeranno successivamente l'internamento in un campo di concentramento dal quale uscirà solo a guerra finita, nel 1945, liberato dalle tuppe sovietiche e successivamente aderirà al Partito Comunista Tedesco della nascente DDR.
Nel saggio di Bernardini si parla di questo e dell'evoluzione del movimento nazionalbolscevico dagli Anni '20 agli Anni '30, nell'epoca della Repubblica di Weimar. Ovvero dai tempi in cui i socialdemocratici amburghesi Laufenberg e Wolffheim iniziarono a distaccarsi dal loro partito, la SPD, in quanto troppo transigente nei confronti dei crediti di guerra nel 1914. Nel 1918 i due parteciparono ai moti rivoluzionari di Amburgo, successivamente aderiranno alla KPD, ovvero al Partito Comunista Tedesco e nel 1920 parteciparono alla costituzione della KAPD, il Partito Comunista Operaio di Germania. Infine costituiranno un circolo di ispirazione nazionalcomunista, la cui eredità sarà successivamente raccolta da Karl Otto Paetel e dalla sua cerchia nazionalrivoluzionaria, dando successivamente origine al Gruppo Nazionalista Social Rivoluzionario (GNSR).
Negli Anni '20, un altro esponente socialdemocratico, Ernst Niekisch, iniziò a ritenere utile e necessario un avvicinamento fra la Germania e la Russia bolscevica, contrapponendosi via via sempre di più alla visione più marcatamente filo occidentale del suo partito, la SPD e dando vita ad un raggruppamento di socialisti indipendenti denominato ASP che, purtuttavia, ebbe scarsissimo seguito elettorale.
A Niekisch va ad ogni modo il merito di aver, fra i primi, elaborato il concetto che, per emancipare i lavoratori tedeschi fosse necessario emancipare la Germania dalle potenze dell'Intesa, le quali le avevano imposto il Trattato di Versailles e, dunque, guardare verso l'Unione Sovietica e ad un modello anticapitalista e socialista autentico.
Nei primi Anni '30 i vari circoli nazionalbolscevichi e i loro organi di stampa, pur poco numerosi e scarsamente coordinati fra loro, elaboreranno una piattaforma che prevedeva in sostanza un tipo di economia pianificata sotto il controllo dello Stato, la separazione fra Stato e Chiesa e un orientamento verso Est in politica estera.
Il 30 gennaio 1933, dunque, mentre Hitler veniva nominato Cancelliere, un manipolo di nazionalisti socialrivoluzionari, in polemica con tale avvenimento, distribuiranno per le strade di Berlino un opuscolo dal titolo "Il manifesto nazionalbolscevico", con in copertina il curioso simbolo composto da una falce e martello che incrociavano una spada. Purtuttavia quello sarà proprio l'inizio della fine del movimento nazionalbolscevico, soffocato dalla dittatura hitleriana.
Il saggio di David Bernardini sul nazionalbolscevismo quale movimento politico e corrente culturale della Rivoluzione conservatrice tedesca, è dunque strumento utilissimo di approfondimento a tale aspetto storico spesso tralasciato, pur rientrando a pieno titolo fra le correnti dell'antifascismo, dell'antimperialismo e dell'anticapitalismo europeo e tedesco.
Come rilevato dal prof. Marco Cuzzi sin dalle prime righe dell'introduzione al saggio, di nazionalboscevismo si è tornato a parlare grazie a esponenti quali lo scrittore Eduard Limonov ed il filosofo Alexandr Dugin (da non dimenticare anche il cantante e chitarrista Egor Letov), fondatori negli Anni '90 del Partito Nazionalbolscevico in Russia, i quali, ispirandosi proprio al nazionalbolscevismo storico, hanno elaborato una critica al materialismo e al totalitarismo borghese, liberale, comunista e fascista e si sono posti quali guida di un movimento di sottoproletari e di giovani delusi dall'avvento del capitalismo assoluto nell'ex URSS, in chiave eurasiatista e multipolare, alternativa rispetto al blocco statunitense e capitalista.
"Pugni proletari e baionette prussiane" è dunque un saggio sul passato per comprendere anche alcuni aspetti storici e geopolitici del presente, scritto da un giovane studioso - David Bernardini - dottorato in Storia dell'Europa presso l'Università degli Studi di Teramo, che ha già all'attivo un saggio sull'anarchico Rudolf Rocker e collabora con la Rivista storica del socialismo, edita dalle stesse Biblion Edizioni.

Luca Bagatin