Visualizzazione post con etichetta olga shalina. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta olga shalina. Mostra tutti i post

giovedì 24 giugno 2021

Russia. Congresso comunista (KPRF) in vista delle elezioni. "L'Altra Russia" di Limonov in piazza contro le persecuzioni politiche. Articolo di Luca Bagatin

Il 24 giugno si è aperta, a Mosca, la seconda fase del XVIII Congresso del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), maggior partito d'opposizione nel parlamento russo, aperta dal Presidente del Comitato Centrale Gennady Zjuganov.

Al Congresso erano presenti 198 delegati su 215 e ha avuto lo scopo di presentare il programma elettorale del partito - in vista delle elezioni parlamentari di settembre - e di stabilire le liste elettorali.

Le liste del KPRF saranno aperte non solo a componenti del partito, ma anche ad altre 56 organizzazioni di sinistra, fra le quali rappresentanti del “Fronte di Sinistra” e del movimento “Per un Nuovo Socialismo”, guidato dal politiologo Nikolay Platoshkin, recentemente condannato dalla giustizia russa con la mai provata accusa di “estremismo” e di “incitazione di rivolte di massa”.

Platoskyn, presente al Congresso, ha fatto presente che: “Quest'anno, alle elezioni della Duma del 19 settembre, è necessario mettere da parte tutte le divisioni, per unire il blocco di sinistra intorno al Partito Comunista della Federazione Russa, il più forte e potente partito di sinistra del nostro Paese”.

Il Presidente Zjuganov ha dunque riassunto alcuni dei punti programmatici principali con i quali in KPRF e i suoi alleati intenderanno presentarsi, contrapponendosi al liberal-conservatorismo del partito “Russia Unita” di Putin:

- Instaurazione immediata di un salario minimo di 25 mila rubli.

- Garantire la piena accessibilità di sanità e istruzione di qualità.

- Abolizione dell'inumana “riforma pensionistica”.

- Garanzia del posto di lavoro per tutti coloro i quali sono pronti e disposti a lavorare.

- Sistema fiscale equo. Tassa progressiva sui ricchi; esenzioni delle imposte sul reddito alla parte più povera della popolazione.

- Nazionalizzazione di: risorse naturali, fondi agricoli, industrie strategiche e banche. Rifiuto di tutti i piani di privatizzazione.

- Nuova industrializzazione ad alta tecnologia che porti il Paese ad essere all'avanguardia nel mondo.

- Ammodernamento del settore agricolo.

- Fornire alloggi a tutti coloro i quali ne hanno bisogno.

- Rinnovare il potere a tutti i livelli attraverso elezioni giuste, senza falsificazioni né manipolazioni.

Al Congresso è intervenuto anche Pavel Grudinin, già candidato del KPRF alle elezioni presidenziali del 2018 e direttore dell'azienda agricola “Fattoria Lenin”, un'azienda agricola collettivizzata per la quale fu accusato dalle autorità, nel 2019, di mai provate malversazioni finanzierie, che purtuttavia gli causarono il decadere della sua carica di deputato alla Duma.

Grudinin ha affermato in particolare che “La Russia deve farsi vaccinare contro il capitalismo !”

I lavori del Congresso possono essere seguiti direttamente nel sito del partito al seguente link: https://kprf.ru/

Nel frattempo, nella città di Volgoda, i nazionalbolscevichi de “L'Altra Russia di Eduard Limonov” hanno organizzato dei picchetti dimostrativi di fronte all'ufficio del procuratore regionale e presso l'Assemblea legislativa, chiedendo l'abolizione dell'articolo 282 del codice penale della Federazione Russa, che mette all'indice quei partiti ritenuti “estremisti”.

E' proprio attraverso tale articolo che numerosi partiti di opposizione, in particolare di sinistra (ma anche di destra, visto che anche le organizzazioni legate a Alexey Navalny sono state ritenute “estremiste”), non sono stati ammessi alle elezioni o sono stati ritenuti illegali.

Gli attivisti de “L'Altra Russia di Eduard Limonov” ritengono che “nessuna organizzazione pubblica, nemmeno la più sgradevole, e i suoi attivisti, dovrebbero essere perseguitati per motivi politici”. Ritenendo dunque che, sino a che rimarrà in vigore tale articolo di legge, “tutte le organizzazioni politiche” - in Russia - “sono in pericolo”.

E, proprio pochi giorni fa, la responsabile del partito nazionalbolscevico di Mosca, Olga Shalina, e la sua amica Maria Alekhina, delle Pussy Riot, sono state arrestate e successivamente rilasciate.

Ormai, chi si oppone al regime liberal-conservatore, subisce sempre la stessa repressiva sorte.

Chissà se il 19 settembre ci saranno davvero finalmente elezioni libere e giuste, capaci di ribaltare la situazione e di restiture alla Russia la dignità che Vladimir Lenin le diede nel 1917...

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

giovedì 13 agosto 2020

"Altra Russia", partito di Limonov e dei giovani nazionalbolscevichi russi, si prepara al congresso. Articolo di Luca Bagatin

Eduard Limonov, scrittore e storico leader del nazionalbolscevismo russo, ci ha lasciati il 17 marzo scorso, a 77 anni - prima dell'emergenza Covid 19 in Russia - a causa di complicazioni chirurgiche a seguito di un intervento al cervello.
Per tutti i suoi compagni di partito era “il nonno”.
Un partito di giovani, “Altra Russia”, fondato nel 2010 ed erede di quel Partito NazionalBolscevico – fondato negli Anni '90 da Limonov, Aleksander Dugin, Egor Letov e Sergey Kuryokhin - messo fuorilegge dalla Corte suprema russa, nel 2007, con l'accusa di “estremismo”.
In realtà, i nazbol di Limonov, sono sempre stati estremi. Ma nel senso più positivo e allo stesso tempo trasgressivo del termine.
Un partito non di professionisti della politica, ma di artisti. Scrittori, musicisti, poeti, filosofi, ma anche giovani sottoproletari delle periferie post-sovietiche. Cultori di Ernst Niekisch e del nazionalbolscevismo Anni '20, che fu il primo antinazismo in Europa. Oppure lettori delle opere di Mishima, Lenin, appassionati di David Bowie e di William Burroughs.
I nazbol non si sono mai piegati all'autoritarismo del governo liberale di Putin, così come in precedenza hanno smascherato le manovre dell'oligarchia eltsiniana.
Con la loro bandiera rossa e bianca, con al centro prima una falce e martello nera e oggi una limonka, ovvero una granata, simbolo del loro giornale “Limonka”. Un giornale “esplosivo” sotto il profilo controculturale, letterario, musicale e underground.
Molti di loro sono ancora in carcere e vengono di continuo arrestati, solo per manifestazioni pacifiche, spesso in solitaria e con semplici cartelli. Chiedono libertà di parola, libertà per i detenuti politici, stop alle discariche del business, una nuova politica in favore dell'ambiente.
In realtà, il programma di “Altra Russia”, partito di sinistra patriottica, erroneamente scambiato in Europa come di “estrema destra” (quando in realtà all'estrema destra si sono sempre contrapposti), è ben più articolato e delineato nei loro congressi.
“Altra Russia” vuole una trasformazione rivoluzionaria della Russia. In politica estera propongono non solo il sostegno dei cittadini di cultura russa, all'esterno della Federazione Russa, ma anche un ritorno alla Russia di tutti i territori che un tempo appartenevano all'URSS, oggi spesso governati da leader anticomunisti e di estrema destra.
Ovvero la creazione di un forte polo geopolitico in grado di contrapporsi all'egemonia statunitense nel mondo.
In politica interna, i nazbol di “Altra Russia”, chiedono che il popolo sia ascoltato e vorrebbero restituire al popolo – secondo i principi dei primi soviet leninisti – il potere al popolo stesso.
Chiedono elezioni libere e trasparenti (al loro partito, al momento, non è consentito presentare liste elettorali e spesso, a loro candidati in altre liste indipendenti, viene a vario titolo impedito di presentarsi).
Chiedono l'abolizione delle leggi che sopprimono la libertà di espressione dei cittadini e quelle che censurano il web.
Propongono l'introduzione di una economia socialista popolare, che sostutuisca il capitalismo liberale. Una economia fondata sulla giustizia sociale e il lavoro, che superi l'arricchimento dei pochi a scapito dei molti. L'introduzione, quindi, di tasse di lusso per i più ricchi e pene severissime per i corrotti all'interno dello Stato.
“Altra Russia” chiede il blocco di ogni forma di privatizzazione e pretende la nazionalizzazione dei settori chiave dell'economia: il settore bancario, la produzione di elettricità e delle materie prime, le infrastrutture dei trasporti. In modo da ottenere una piena autosufficienza del Paese e di essere indipendenti da quella che definiscono “l'oligarchia finanziaria mondiale”.
Recentemente – oltre ad essersi opposti al referendum che ha incoronato Putin monarca a vita e aver chiesto la liberazione dei detenuti politici sia in Russia che in Bielorissia - hanno tenuto, a Mosca, una riunione dei 40 rappresentanti regionali del partito, in vista del congresso d'autunno.
In autunno, infatti, molto probabilmente “Altra Russia” eleggerà il suo nuovo leader. Il successore di quell'Eduard Limonov che, i 40 rappresentanti, a riunione terminata, sono andati a visitare nel luogo in cui è sepolto.
Sono quasi tutti giovani e giovanissimi, i componenti di “Altra Russia”. Ci sono ventenni e trentenni e i trentenni, molto spesso, sono nel partito da almeno dieci anni.
Negli Anni 2000, la compianta giornalista Anna Politkovskaja, che li difese sempre a spada tratta, in ogni processo, diede una bellissima definizione dei nazbol: "Sono giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese".
Sono gli eredi di un eterno giovane punk quale fu Eduard Limonov che, in una intervista che gli feci esattamente un anno fa, alla domanda “Che progetti state portando avanti ?”, mi rispose: “Il nostro è il partito dei ragazzi proletari. Stiamo cercando di costruire un avvenimento eroico”.

Luca Bagatin

Nel video foto di gruppo all'ultimo congresso del partito nazionalbolscevico "Altra Russia" al quale Eduard Limonov prese parte, settembre 2018  

domenica 29 settembre 2019

I nazionalbolscevichi di "Altra Russia" ancora in piazza, a Mosca, per la libertà di parola e i diritti costituzionali (foto)

In Russia i principali oppositori all'oppressione politica del governo liberale di Putin e Medvedev sono i nazionalbolscevichi del partito "Altra Russia", guidati dallo scrittore e intellettuale Eduard Limonov.
Oggi sono scesi in piazza, come stanno facendo da tempo - pressoché ogni ultimo del mese - per il rispetto dell'Articolo 31 della Costituzione della Federazione Russa: libertà di parola e di riunione !
Qui di seguito alcune foto tratte dalla manifestazione e, più sotto, alcuni link ed articoli dedicati alle loro battaglie.
Liberalismo è pensiero unico !
NazionalBolscevismo è libertà di pensiero !















Alcuni degli articoli più significativi che abbiamo dedicato alle manifestazioni di "Altra Russia" e a Limonov sono leggibili ai seguenti link:  









Sergey Kuryokhin (1954 - 1996), musicista, compositore, attore, artista e militante nazionalbolscevico


Egor Letov (1964 - 2008), compositore, musicista, libertario e fra i fondatori del Partito NazionalBolscevico

mercoledì 28 agosto 2019

Eduard Limonov: "Accetto tutte le sciocchezze che dicono su di me". Articolo-intervista di Luca Bagatin

In questi anni ho scritto molto a proposito di Eduard Limonov, al secolo Eduard Veniaminovič Savenko, della sua vita e delle sue battaglie e di quelle dei suoi militanti (a questo link un mio articolo biografico su di lui http://amoreeliberta.blogspot.com/2018/05/eduard-limonov-un-dissidente-dalla.html). A tale proposito mi è stato molto utile anche il sito web – in cinque lingue – curato da anni dall'amico José Setien, il quale raccoglie un vero e proprio archivio delle opere e delle imprese letterarie e politiche del Nostro (http://www.tout-sur-limonov.fr/). In proposito, peraltro, ho avuto modo di intervistare José alcuni anni fa (http://amoreeliberta.blogspot.com/2018/06/eduard-limonov-un-dissidente-dalla.html).
Penso che Eduard Limonov sia un personaggio interessante, trasgressivo, senza peli sulla lingua.
In questo periodo il partito nazionalbolscevico “Altra Russia”, da lui fondato e guidato, ha organizzato diverse manifestazioni per il rispetto dei diritti costituzionali e sociali, contro l'oligarchia liberale in Russia e per il rispetto dell'ambiente. Un po' come stanno facendo da mesi, di sabato in sabato, i Gilet Gialli in Francia.
Sino ad oggi non avevo mai pensato di proporgli una intervista. Pensavo mi avrebbe mandato a quel paese. Limonov, come ha avuto modo di dirmi apertamente, infatti, non ama per nulla rispondere alle interviste ed è stato anche grazie alla comune amica Olga Shalina, responsabile del partito di Mosca, che ringrazio e delle cui imprese politiche e sociali ho avuto modo di parlare in un altro articolo (http://amoreeliberta.blogspot.com/2018/10/olga-shalina-paladina-contro-le-torture.html), se sono riuscito a realizzare questa breve intervista.
Che progetti state portando avanti ?”, chiedo a Limonov. “Che progetti ? Stiamo cercando di fare e costruire un avvenimento eroico”, mi risponde. “Avete contatti con gli altri partiti di opposizione al governo Putin ?” “Non ho nessuna relazione con Kasparov, Kasianov, il KPFR e i vari liberali”.
Lo incalzo, dunque, chiedendogli del suo relativamente recente passato politico.
Assieme al musicista Egor Letov ed al filosofo Aleksandr Dugin, lei è stato il fondatore del Partito NazionalBolscevico, messo fuorilegge dalla Corte Siprema nel 2007. Come lei ebbe modo di dire, è stato un partito senza politici di professione, basato sulla generazione punk. Un'idea rivoluzionaria e trasgressiva direi !” “Sì, è stato il partito dei ragazzi proletari, appartenenti in particolare al movimento punk. Io sono sempre stato un estremista”, mi risponde lui.
Gli chiedo, quindi, cosa ne pensi dell'attuale relazione fra Europa e Russia, in generale. Lui è molto pessimista e, senza giri di parole, mi risponde: “E' una relazione di merda. L'Europa non è indipendente. E' un vassallo degli USA. Non bisogna intrattenere relazioni con l'Europa”.
Passo quindi a porgli domande sulla sua attività di intellettuale. In Italia, peraltro, di recente, il regista Mimmo Calopresti, ha realizzato un documentario dal titolo “Limonov e Pasolini”, ove lo scrittore russo è stato messo a confronto con il poeta e scrittore friulano. C'è chi, peraltro, l'ha paragonato a Gabriele d'Annunzio. Gli chiedo che cosa ne pensi in merito. Limonov, in realtà, non sembra molto interessato alla cosa. Risponde infatti che accetta tutte le “sciocchezze” che dicono su di lui.
Anche sotto il profilo sentimentale non si sbottona più di tanto. Limonov ha sempre suscitato un certo fascino sul genere femminile. Ha avuto diversi matrimoni alle spalle e relazioni amorose. Purtuttavia, in merito, si limita a rispondere: “Le donne ? Ho una relazione con la stessa donna da dieci anni”.
Una delle cose che spesso mi ha colpito dei suoi romanzi, pressoché tutti biografici, è l'aspetto trasgressivo e a tratti erotico. Gli chiedo che cosa ne pensi dell'erotismo. Mi risponde che lui è semplicemente stato un uomo per tutta la vita. “L'erotismo è letteratura”, afferma.
Azzardo nel chiedergli se attualmente stia lavorando a un nuovo romanzo, se può darmi qualche anticipazione, ma Limonov frena: “Conservo i miei segreti. Non scrivo mai un singolo romanzo. Tutti i miei libri sono saggi o memorie”, mi risponde.
Per concludere, gli chiedo come si definirebbe, lui che è – si potrebbe dire – un personaggio storico, al quale è stato dedicato un romanzo biografico (nel quale ad ogni modo ha sempre affermato con forza che non si riconosce per nulla) - “Limonov” di Emmanuel Carrère – e che, sin dagli Anni '60, ha rappresentato e continua a rappresentare un'epoca di passaggio dal XX al XXI secolo.
La risposta d'effetto del Nostro non si fa attendere: “Mi definisco un piantagrane”.
Ecco che, dunque, Eduard Limonov non mi ha mandato a quel paese. Purtuttavia non ha rinunciato al suo stile caustico, che in effetti non mi ha stupito più di tanto.

Luca Bagatin

martedì 26 marzo 2019

Russia. Contro la legge sul controllo di internet manifestano 15.000 persone. Articolo di Luca Bagatin tratto da "Alganews"

Lo scorso 10 marzo 15.000 persone hanno manifestato a Masca per protestare contro la legge sulla "sovranità digitale" approvata in prima lettura alla Duma nel febbraio scorso. Tale legge prevede - se passasse definitivamente - l'obbligo, per le compagnie di telecomunicazione russe, di far passare il traffico dati internet unicamente attraverso router approvati dal Ministero delle Telecomunicazioni.
Secondo il governo russo, tale norma sarebbe funzionale a ridurre la dipendenza informatica dagli USA e rafforzare la sicurezza digitale.
Gli oppositori di tale legge, diversamente, ritengono che essa - se dovesse passare, in seconda lettura, nei prossimi giorni - sia utile al governo per controllare e censurare i movimenti di opposizione attraverso la rete, in quanto tale legge prevede peraltro che i cosiddetti VPN (Virtual Private Network), utilizzati da molti per navigare in modo anonimo, siano resi inefficaci.
Ad opporsi maggiormente a tale legge sono in particolare coloro i quali hanno partecipato massivamente alla manifestazione del 10 marzo, ovvero i libertari di Mikhail Svetov e il partito nazionalbolscevico "Altra Russia", fondato dallo scrittore Eduard Limonov e che ha fra i suoi sostenitori giovani e giovanissimi, fra cui la pasionaria Olga Shalina che, nell'autunno scorso, rischiò ben cinque anni di carcere per aver protestato, presso una mostra ove erano esposte attrezzature militari e di polizia, contro le torture nelle carceri russe, tagliandosi - provocatoriamente - le vene del braccio sinistro.
Già nel maggio 2018 il governo russo annunciò la chiusura del servizio di messaggistica Telegram, ma, grazie alle proteste di oltre 7000 persone, tale decisione fu revocata.

Luca Bagatin

lunedì 31 dicembre 2018

2018: anno "populista" contro l'austerità. Articolo di Luca Bagatin

Volendo usare un termine per definire il 2018 appena passato, sotto il profilo politico, potremmo definirlo anno "populista". O, quantomeno, anno nel quale i popoli del mondo hanno voluto far sentire, a diversi livelli, la propria voce ed esprimere la loro contrarietà nei confronti di politiche liberali, capitaliste e di austerità.
Pensiamo innanzitutto alle manifestazioni comuniste in Russia contro l'aumento dell'Iva e dell'età pensionabile, che hanno segnato un arretramento del fronte liberal-putiniano, sia nei sondaggi che alle elezioni amministrative, in favore del Partito Comunista della Federazione Russa (KPFR) guidato da Gennady Zjuganov, la cui visione della politica è la seguente: "La politica dovrebbe essere basata su quattro principi: potenza, collettivismo, spiritualità, giustizia".
E sempre, in Russia, il movimento nazionalbolscevico Altra Russia di Eduard Limonov, grazie in particolare alla giovane attivista Olga Shalina, ha denunciato lo stato drammatico in cui vivono i carcerati nel Paese e, con il Fronte della Sinistra di Udalstov e il KPFR, ha sostenuto le manifestazioni contro l'austerità.
Pensiamo alla Francia dei Gilet Gialli, i quali, ancora oggi, non hanno cessato le loro manifestazioni contro le politiche di Macron e sono riusciti peraltro ad ottenere, dall'Unione Europea, la possibilità di sforare il fantomatico e assurdo tetto del 3% deficit/PIL.
Pensiamo all'Italia, le cui elezioni hanno visto la sconfitta delle forze europeiste ed elitarie - Pd e Forza Italia - e l'avanzare di partiti anti-Unione Europea (per quanto tali solo a parole) quali Movimento Cinque Stelle e Lega, le cui politiche, pur in maniera assai timida e pasticciata, vorrebbero - quantomeno in parte, pur minima - contrapporsi all'austerità europeista e ad una immigrazione che, ad oggi, ha rappresentato una vera e propria deportazione di esseri umani e una nuova lotta fra poveri.
Pensiamo alla vittoria in Messico del candidato socialista populista Andres Obrador e al Venezuela, che ha visto la riconferma al governo del socialista Nicolas Maduro, per quanto l'astensionismo, tanto quanto nei Paesi europei menzionati, sia comunque aumentato, segnale di come i popoli vorrebbero maggiormente avere la possibilità di dire la loro.
In Brasile, purtroppo, "grazie" all'impossibilità di candidare Lula, ha vinto l'esponente dell'oligarchia ricca, ovvero Jair Bolsonaro e persino in Argentina continuano i tentativi di delegittimazione dell'ex Presidentessa Cristina Kirchner, la quale è pronta, nel 2019, a ricandidarsi contro l'attuale Presidente Mauricio Macri, il quale ha svenduto il Paese alle politiche di austerità del Fondo Monetario Internazionale e ha tagliato ogni fondo per il sociale e la disabilità.
Pensiamo infine all'Ungheria che, finalmente, inizia a ribellarsi alle politiche liberal-capitaliste di Orban, che ha varato una vera e propria legge schiavista sul lavoro e, anche lì, tornano in campo i comunisti del Partito Operaio Ungherese, di matrice patriottica e autenticamente socialista.
Dove stia andando e dove andrà il mondo, non sappiamo. Certo sarebbe molto se i popoli ricchi comprendessero la necessità di vivere con meno, ma con il giusto, senza pensare di sfruttare altri popoli imponendo loro la propria visione oppure "deportando" manodopera a basso costo o sfruttandola in loco, attraverso le delocalizzazioni.
Sarebbe molto se concetti tipici del socialismo delle origini, come la "sovranità" e il "populismo", fossero recuperati, ma non in maniera feticistica o ideologica, bensì come alternativa al globalismo capitalista e alla dittatura del danaro, del lucro e del consumo, al fine di approdare ad una dimensione di autosufficienza economica: produci ciò che consumi, il resto lo distribuisci.
Forse siamo ben lontani da questa dimensione e dal superamento dell'egoismo, che è forse quel totalitarismo che accompagna l'Umanità sin dai suoi albori.
Saremo ben lontani, ma, ad ogni modo, credo che questa possa essere l'unica via per l'emancipazione sociale dell'essere umano. Una via non materialista, spirituale, di ricerca di una democrazia piena e autentica, ovvero di consapevolezza interiore, che permetta di autogestirsi e autogovernarsi, senza la necessità di alcun "leader" e capace di superare e annientare ogni forma di totalitarismo e di diseguaglianza.

Luca Bagatin

lunedì 29 ottobre 2018

Olga Shalina, paladina contro le torture nelle carceri russe (e riflessioni sul presente, anche alla luce della vittoria del liberal capitalista Bolsonaro in Brasile). Articolo di Luca Bagatin

Olga Shalina, attivista di lungo corso del partito nazionalbolscevico "Altra Russia", guidato dallo scrittore Eduard Limonov, rischia cinque anni di carcere, per aver protestato contro i casi di tortura e di violazione dei diritti umani nelle carceri russe, già segnalate dal quotidiano Novaja Gazeta l'estate scorsa.
L'attivista, lo scorso 25 ottobre, ha attuato una protesta presso la mostra Interpolitekh, tenutasi a Mosca, ove erano esposte attrezzature militari e di polizia. Salita su un furgone, la Shalina si è tagliata - per denunciare la drammaticità del sistema carcerario russo - le vene del braccio sinistro e ha lanciato volantini di protesta contro la polizia ed il sistema penitenziario repressivo.
Trasportata successivamente in ospedale, è accusata di teppismo e incitamento all'odio, rischiando ben cinque anni di carcere.
Il Partito Nazionalbolscevico di Limonov (fondato negli Anni '90 assieme al filosofo Dugin ed al chitarrista punk rock Egor Letov) non è nuovo a atti di protesta, esclusivamente nonviolenti e spesso goliardici, contro il sistema autoritario del governo Putin e contro il sistema liberal capitalista in generale, al punto da essere stato messo ufficialmente fuorilegge (unico partito in Russia) nel 2007.
Successivamente ha assunto la denominazione di Altra Russia e cambiato simbolo (una granata al posto della falce e martello di colore nero). Alleato in un primo tempo ai liberali di Kasparov, successivamente Altra Russia ha proseguito per la sua strada, a causa delle divisioni interne del fronte liberale e proseguendo la sua opposizione sia al sistema repressivo putiniano, sia alle politiche liberal-capitaliste, non ultime quelle sull'aumento dell'Iva e dell'età pensionabile, a fianco del Partito Comunista della Federazione Russa e del Fronte di Sinistra di Sergej Udalc'ov, quest'ultimo già arrestato sia di recente - pur avendo guidato una manifestazione pacifica autorizzata - che nel 2017 assieme a Limonov stesso, solo per aver guidato entrambi una manifestazione anticapitalista pacifica ove chiedevano la nazionalizzazione della grande industria, una moratoria delle privatizzazioni nei servizi sociali, la riforma del codice del lavoro, trasparenza nelle elezioni e l'indipendenza della magistratura.
Del Partito Nazionalbolscevico, ovvero di Altra Russia, composto prevalentemente da giovani punk o ex punk, libertari e "desperados" poveri delle periferie russe delusi dal crollo dell'URSS e dall'avvento degli oligarchi e del capitalismo assoluto, con un programma economico di sinistra (giustizia sociale, proprietà in comune, lavoro collettivo) e una politica di destra (priorità dello Stato e della nazione, eurasiatismo), parla uno dei bellissimi romanzi dello scrittore e giornalista di Altra Russia Zachar Prilepin, già collega alla Novaja Gazeta e amico della compianta Anna Politkovskaja (la quale fu una sostenitrice dei giovani nazbol e li definiva: "giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all'avvenire morale del Paese"). Tale romanzo, "Sankya", è edito in Italia da Voland ed è uno spaccato delle periferie russe e della ribellione dei suoi giovani nei confronti di un sistema autoritario e a tutela unicamente dei ceti più ricchi.
Olga Shalina
Se pensiamo che in Brasile ha vinto l'ennesimo liberal capitalista autoritario, il quale ha giocato sul colpo di stato giudiziario contro Lula e la Roussef e sulle fake news che il suo partito ha diffuso in rete, possiamo dire che anche l'America Latina rischia tempi molto bui e la perdita delle conquiste ottenute dal Socialismo del XXI secolo (come già accaduto di recente con Macri in Argentina e con il voltafaccia di Lenin Moreno in Ecuador) dei Lula, dei Kirchner in Argentina, dei Morales in Bolivia e dei Chavez in America Latina.
Ormai la contrapposizione non appare più da tempo quella fra destra e sinistra, ma fra liberal-capistalismo autoritario da una parte (sostenuto dalle destre e dalle sinistre del capitale) e dal socialismo e populismo autentico dall'altra. Socialismo e populismo degli Herzen, dei Mazzini, dei Garibaldi, dei Proudhon, dei Marx, dei Bakunin, degli Engels: quello della Prima Internazionale dei Lavoratori, che purtroppo nell'800 non seppe sanare le sue divisioni interne; quello dei socialisti populisti russi, i narodniki di fine '800 come il già citato Herzen, l'amico di sempre del Risorgimento italiano e dei suoi eroi, colui il quale già prefigurava un sistema socialista per la Russia, affermando: : "Il contadino russo conosce soltanto la moralità che nasce istintivamente e naturalmente dal suo comunismo [...] la manifesta ingiustizia dei proprietari terrieri lega il contadino ancor più strettamente alle leggi della sua comunità [...] l'organizzazione della comunità ha tenuto testa alle intromissioni del governo [...] è sopravvissuta ed è rimasta integra fino allo sviluppo del socialismo in Europa"; quello dei popoli liberi e indigeni dell'America Latina emancipati da Bolivar, Sandino, Chavez, Maduro, Evo Morales, Pepe Mujica, Correa e quelli africani emancipati da Gheddafi, Sankara, Machel e molti altri leader panafricani.
L'alternativa è dunque fra i popoli oppressi e poveri e i ricchi, gli oligarchi. Fra chi ricerca l'amore e chi fomenta l'odio e il dolore dei molti, dei troppi, che ancora oggi muoiono di fame o nelle carceri o sono vilipesi e sono alla ricerca di un riscatto. Riscatto fatto di democrazia autentica. Che è libertà unita all'amore. Libertà dal danaro, dal capitale, dallo sfruttamento, dalla violenza (che può essere fisica e mentale). E amore che è condivisione reale con i nostri simili. Che è lavoro in comune, cooperazione, autogestione, socialismo non ideologico, spiritualità, socialità, tradizione, cultura, crescita morale e intellettuale.

Luca Bagatin