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lunedì 31 dicembre 2018

2018: anno "populista" contro l'austerità. Articolo di Luca Bagatin

Volendo usare un termine per definire il 2018 appena passato, sotto il profilo politico, potremmo definirlo anno "populista". O, quantomeno, anno nel quale i popoli del mondo hanno voluto far sentire, a diversi livelli, la propria voce ed esprimere la loro contrarietà nei confronti di politiche liberali, capitaliste e di austerità.
Pensiamo innanzitutto alle manifestazioni comuniste in Russia contro l'aumento dell'Iva e dell'età pensionabile, che hanno segnato un arretramento del fronte liberal-putiniano, sia nei sondaggi che alle elezioni amministrative, in favore del Partito Comunista della Federazione Russa (KPFR) guidato da Gennady Zjuganov, la cui visione della politica è la seguente: "La politica dovrebbe essere basata su quattro principi: potenza, collettivismo, spiritualità, giustizia".
E sempre, in Russia, il movimento nazionalbolscevico Altra Russia di Eduard Limonov, grazie in particolare alla giovane attivista Olga Shalina, ha denunciato lo stato drammatico in cui vivono i carcerati nel Paese e, con il Fronte della Sinistra di Udalstov e il KPFR, ha sostenuto le manifestazioni contro l'austerità.
Pensiamo alla Francia dei Gilet Gialli, i quali, ancora oggi, non hanno cessato le loro manifestazioni contro le politiche di Macron e sono riusciti peraltro ad ottenere, dall'Unione Europea, la possibilità di sforare il fantomatico e assurdo tetto del 3% deficit/PIL.
Pensiamo all'Italia, le cui elezioni hanno visto la sconfitta delle forze europeiste ed elitarie - Pd e Forza Italia - e l'avanzare di partiti anti-Unione Europea (per quanto tali solo a parole) quali Movimento Cinque Stelle e Lega, le cui politiche, pur in maniera assai timida e pasticciata, vorrebbero - quantomeno in parte, pur minima - contrapporsi all'austerità europeista e ad una immigrazione che, ad oggi, ha rappresentato una vera e propria deportazione di esseri umani e una nuova lotta fra poveri.
Pensiamo alla vittoria in Messico del candidato socialista populista Andres Obrador e al Venezuela, che ha visto la riconferma al governo del socialista Nicolas Maduro, per quanto l'astensionismo, tanto quanto nei Paesi europei menzionati, sia comunque aumentato, segnale di come i popoli vorrebbero maggiormente avere la possibilità di dire la loro.
In Brasile, purtroppo, "grazie" all'impossibilità di candidare Lula, ha vinto l'esponente dell'oligarchia ricca, ovvero Jair Bolsonaro e persino in Argentina continuano i tentativi di delegittimazione dell'ex Presidentessa Cristina Kirchner, la quale è pronta, nel 2019, a ricandidarsi contro l'attuale Presidente Mauricio Macri, il quale ha svenduto il Paese alle politiche di austerità del Fondo Monetario Internazionale e ha tagliato ogni fondo per il sociale e la disabilità.
Pensiamo infine all'Ungheria che, finalmente, inizia a ribellarsi alle politiche liberal-capitaliste di Orban, che ha varato una vera e propria legge schiavista sul lavoro e, anche lì, tornano in campo i comunisti del Partito Operaio Ungherese, di matrice patriottica e autenticamente socialista.
Dove stia andando e dove andrà il mondo, non sappiamo. Certo sarebbe molto se i popoli ricchi comprendessero la necessità di vivere con meno, ma con il giusto, senza pensare di sfruttare altri popoli imponendo loro la propria visione oppure "deportando" manodopera a basso costo o sfruttandola in loco, attraverso le delocalizzazioni.
Sarebbe molto se concetti tipici del socialismo delle origini, come la "sovranità" e il "populismo", fossero recuperati, ma non in maniera feticistica o ideologica, bensì come alternativa al globalismo capitalista e alla dittatura del danaro, del lucro e del consumo, al fine di approdare ad una dimensione di autosufficienza economica: produci ciò che consumi, il resto lo distribuisci.
Forse siamo ben lontani da questa dimensione e dal superamento dell'egoismo, che è forse quel totalitarismo che accompagna l'Umanità sin dai suoi albori.
Saremo ben lontani, ma, ad ogni modo, credo che questa possa essere l'unica via per l'emancipazione sociale dell'essere umano. Una via non materialista, spirituale, di ricerca di una democrazia piena e autentica, ovvero di consapevolezza interiore, che permetta di autogestirsi e autogovernarsi, senza la necessità di alcun "leader" e capace di superare e annientare ogni forma di totalitarismo e di diseguaglianza.

Luca Bagatin

venerdì 28 dicembre 2018

Sempre più under 35 vivono in famiglia, ma dov'è lo scandalo ? Una rivolta contro il mondo moderno. Articolo di Luca Bagatin

Crescono i "mammoni", così scrivono alcuni giornali che commentano i dati Eurostat relativi al 2017 che ci dicono che, in Italia, le persone di età compresa fra i 18 e i 34 anni che vivono con i genitori sono il 66,4% rispetto al 65,8% del 2016. Il 72,2% dei maschi e il 59,8% delle femmine.
Il dato più alto a livello europeo dopo Croazia, Malta e Grecia, a fronte di una media europea del 50%.
Dove sia lo scandalo, davvero non sappiamo.
In un'epoca in cui le famiglie sono sempre più disgregate in favore dell'ideologia del consumo, della deregolamentazione (dei consumi e dei costumi), della precarietà lavorativa e del cosmopolitismo imposto con relativo sradicamento identitario (migrazioni da un Paese all'altro, dettate da necessità economiche imposte dalla globalizzazione e dalla deregolamentazione economica), il fatto che, nella nostra bella Italia ancora resista l'idea che si può vivere e bene in famiglia - con i propri genitori e conserviamoceli cari - è tutt'altro che da considerarsi scandalosa.
Scandalosa lo è, forse, per coloro i quali auspicano, ancora una volta, una società di atomi, da dare in pasto al dio mercato. Una società di individui separati fra loro: senza più una identità comunitaria, sia essa culturale, storica, sociale, spirituale. Una società che crea nuove povertà e razzismo laddove si impone ai popoli di migrare, facendo così perdere loro ogni contatto con la propria comunità di origine, con la propria storia e cultura e ciò in nome di sedicenti "società aperte", ovvero in nome dello sfruttamento e della deportazione di esseri umani da un posto all'altro, affinché siano separati dalle proprie origini, dai propri simili e dai propri affetti, affinché divengano docili strumenti posti di fronte alle richieste incessanti del mercato, del consumo, dello sfruttamento dettato dal danaro e dall'ideologia del desiderio di beni di consumo e modelli di vita sempre più sofisticati ai quali ambire... al prezzo di un lavoro sempre più sottopagato, o di un lavoro in nero o di nessun lavoro.
Ecco che allora, il circo politico-mediatico "liberal" addita coloro i quali crescono e vivono in famiglia come "bamboccioni" o "mammoni", anzichè considerarli gli ultimi resistenti di una comunità tradizionale in disgregazione. Comunità già attaccata dalla deregolamentazione dell'affettività e dell'amicalità, laddove i rapporti umani, sociali e affettivi sono ridotti a conversazioni asettiche attraverso il pc, il tablet o lo smartphone, senza più incontrarsi, vedersi, guardarsi negli occhi. Confrontandosi, amandosi, discutendo, creando legami forti e forme di democrazia partecipativa. Rapporti che divengono invece sempre più superficiali e virtuali e quindi sempre più impossibili nella vita reale, come pornograficamente o pornocraticamente voluto dall'industria del "libero scambio" e della "sessualità libera" purchè rigorosamente a pagamento, sul web, o in varie altre modalità asettiche, onanistiche, disumane (si veda peraltro l'assurda e vergognosa apertura dei bordelli con prostitute robot o la messa in produzione di "bambole del sesso", neo surrogati di persone ormai del tutto anestetizzate dal marketing commerciale).
La famosa "ideologia del desiderio" - ovvero il nuovo totalitarismo - denunciata dal filosofo comunista francese Michel Clouscard nel '68 e da Pier Paolo Pasolini negli stessi anni è ormai, in epoca odierna, la regola dei Paesi a ideologia liberal-capitalista.
Una "ideologia" che accetta, senza battere ciglio, separazioni, divorzi, famigli allargate, imponendo tutto ciò ai relativi figli, i quali vengono "rabboniti" e "consolati" con ogni sorta di bene di consumo, vizio, capriccio.
In Italia resiste - pare - una certa mentalità familista, che si unisce alle difficoltà economiche delle categorie più giovani, le quali hanno pagato e continueranno a pagare le conseguenze di un modello di (sotto)sviluppo insostenibile, ovvero il modello della crescita economica, sino a che gli economisti e i soloni della politica liberal-cosmopolita non si renderanno conto che questa non è affatto illimitata e che le risorse sono limitate e vanno condivise all'interno di ciascuna comunità, nel rispetto degli usi e constumi di ogni comunità e realtà geografica.
Teniamoci cari il nostro o i nostri genitori, dunque. Sono l'ultima isola felice di una realtà in totale distruzione. Resistiamo, con le unghie e con i denti, alla fine dell'affettività, dell'amicalità, dei sentimenti, dell'amore e facciamolo rinunciando alla becera mentalità consumista, ipertecnologica, cosmopolita, capitalista, modernista, liberaleggiante. Costruendo una realtà diversa e alternativa a quella attuale.
Il rivoluzionario di oggi non può che essere un conservatore. Un resistente all'ideologia del desiderio. Un ricercatore di quella che mi piace definire "Civiltà dell'Amore". Un conservatore dei sentimenti in primo luogo. Come lo era Jack Kerouac, un giramondo, un amante degli eccessi di ogni tipo, ma legato alla sua identità, legato a sua madre, con la quale ha sempre vissuto e legato al senso del Sacro. Quel senso del Sacro che gli ha fatto reinterpretare il suo cattolicesimo in senso buddhista zen.

Luca Bagatin

lunedì 24 dicembre 2018

"Not(t)e di Natale" (a Giulia). Poesia di Luca Bagatin

NOT(T)E DI NATALE (a Giulia)
di Luca Bagatin

Notte fatata
Notte splendente
Ecco lassù la mia stella cadente.
Notte di neve
Notte assopita
Notte distesa
Piena di vita.
Ecco, è LA NOTTE !
La notte in cui Babbo i regali ci porta
In un gran sacco
Un gran sacco e una sporta !
Notte invernale
Notte feriale
Notte che, di certo,
Non ci può far male.
Notte fatata
Notte splendente
Ecco, il mio regalo sei Tu:
Mia stella nascente.

Luca Bagatin

Il Natale d'Amore (e Libertà) secondo Pier Paolo Pasolini

(...) Il Natale e la Pasqua sono state antiche feste religiose pagane (la nascita del sole e l’avvento della primavera) piene di rozzo, mitico spirito religioso: si sono poi trasfuse nelle feste cristiane portando la loro antica ingenuità nella nuova insegnata da Cristo. Ma dopo la Controriforma e nell’attuale momento storico, non c’è niente di più prosaico, ipocrita, conformista dello spirito impresso dal clero a simili occasioni d’amore. (...)

Pier Paolo Pasolini, Vie Nuove (1961)

domenica 23 dicembre 2018

Buon Natale d'Amore e Libertà! Feliz Navidad de Amor y Libertad!

"Il giorno dell'amore e della pace arriverà quando la giustizia spazzerà dalla faccia della terra la razza degli sfruttatori e dei privilegiati..."
(Evita Peron)

venerdì 21 dicembre 2018

"Guerriera del Solstizio Invernale". Poesia di Luca Bagatin

"Guerriera del Solstizio Invernale"
Poesia di Luca Bagatin
Nelle foto: Manuela Castagna


Sguardo di Valchiria,
Selvaggio.
Fiero.
Sguardo di guerriera
Indomita.
Sguardo che illumina
Come il Sole Invincibile
Nel giorno di Yule.
Rossi, i tuoi capelli
Come quelli
Di un'eroina scozzese.

Regale, il tuo portamento
E i tuoi lunghi piedi scalzi,
Con i quali ti nutri
Della nuda terra.
Simbolo della Terra, dell'Aria, del Fuoco e dell'Acqua,
Che sgorga pura.
Simbolo del Solstizio.
Che prepara i nostri cuori.
Al calore dell'Amore.

Luca Bagatin


lunedì 21 maggio 2018

Il socialismo, in Venezuela, resiste. Articolo di Luca Bagatin

Il socialismo, in Venezuela, resiste.
Nonostante la guerra economica, le sanzioni e le speculazioni operate dall'emisfero capitalista del Pieneta - Stati Uniti d'America in primis - in quanto risulta inaccettabile che un popolo latinoamericano si sia liberato, nel corso degli anni, delle politiche del Fondo Monetario Internazionale, si sia riappropriato della propria sovranità e delle proprie risorse energetiche. E lo abbia fatto attraverso il socialismo, come ai tempi di Bolivar, di Sandino, di Allende, di Castro, di Guevara e di Evita e Juan Peron.
Il socialismo, in Venezuela, resiste attraverso la nuova vittoria del Presidente Nicolas Maduro che, con il 67,6% dei consensi, ha vinto nuovamente le presidenziali di domenica 20 maggio scorso (anticipate rispetto alla scadenza naturale di dicembre, peraltro).
Maduro, denigrato nell'emisfero capitalista, è amato dal popolo latinos, dagli strati sociali più deboli che, grazie al chavismo, hanno visto elevare le proprie condizioni economico-sociali, nonostante le sanzioni imposte da quegli USA che hanno sempre trattato l'America Latina come il proprio personale "cortile" di casa.
Ma l'America Latina socialista si è riscattata da tempo, perché il socialismo che la pervade è quello autentico, popolare, populista, genuino, originario, di ispirazione bolivariana, garibaldina, cristiana, libertaria e umanitaria.
Un socialismo che l'Europa ha dimenticato da molti decenni, governata da una destra ed una sinistra autoreferenziali e rappresentanti unicamente dei ceti sociali medio-alti ed elitari.
Maduro, come ha scritto di recente sul quotidiano spagnolo "El Pais", ha dichiarato che il Venezuela è una democrazia popolare, non classista, alternativa alle élite, la quale ha garantito missioni sociali, abitazioni, servizi e scuole pubbliche e, per rispondere alla guerra economica ha introdotto una criptovaluta denominata Petro, sostenuta dal petrolio nazionale del Paese, ovvero basata su una fonte economica reale.
Lo stesso ex Premier spagnolo socialista José Luis Rodriguez Zapatero (forse l'ultimo dei governanti autenticamente socialisti in Europa), osservatore internazionale e da tre anni mediatore del processo di dialogo e di pace fra la maggioranza e l'opposizione venezuelana si è detto stupito del comportamento dell'Unione Europea nei confronti dell'attuale leadership socialista. Del resto sarebbe assurdo non riconoscere il risultato elettorale di domenica scorsa, avvenuto con voto elettronico, dal quale si evince una schiacciante vittoria di Maduro, candidato del Gran Polo Patriotico (coalizione di partiti formata dal Partito Socialista Unito del Venezuela, dal Partito Comunista del Venezuela, oltre che da movimenti di ispirazione indigena, socialdemocratica, socialista rivoluzionaria e bolivariana); seguito dal rappresentante del centrosinistra Henri Falcon, alla guida di Avanzada Progresista con il 21,15%; dall'imprenditore Javier Bertucci, rappresentante di "El Cambio" con il 10,7% e dal candidato della sinistra radicale "Unidad Politica Popular 89" Reinaldo Quijada con lo 0,4%.
L'astensione è stata alta, è vero, ovvero del 54%, ma pur sempre inferiore rispetto a quella con la quale si elegge da tempo un Presidente negli USA e non lontanissima da quella della Francia delle ultime presidenziali. Questo dato, ad ogni modo, dovrebbe spingere il governo socialista riconfermato a rendere ancora più partecipe il popolo relativamente alle decisioni politiche ed economiche interne e a riavviare un dialogo costruttivo con quell'opposizione più moderata e meno legata ad interessi capitalistici, oltre che intervenire con incisività nei casi di corruzione e di insicurezza pubblica, problemi certamente da non sottovalutare in Venezuela.
Il socialismo - che è poi il nostro garibaldinismo repubblicano del cuore - ad ogni modo, resiste e auspichiamo possa tornare nuovamente protagonista anche in Brasile e in quell'Argentina che il liberal-capistalista Macri sta facendo tornare indietro di decenni.
Hasta la Victoria Siempre, nel nome di Bolivar, Garibaldi, José Martì, Sandino, Guevara, Peron e Chavez !

Luca Bagatin

mercoledì 14 febbraio 2018

Riflessioni sull'asocialità contemporanea. Articolo di Luca Bagatin

L'Italia è quel Paese in cui da un fatto di cronaca nera, ad esempio, si scrivono fiumi di inchiostro (ormai di pixel). E' quel Paese ove si creano contrapposizioni politiche, unicamente mediatiche e dunque serve del Potere. Di qualsiasi potere. Di destra e di sinistra.Si uccide così ogni possibile pacata discussione. Si innalzano muri. Si richiamano in vita antichi fantasmi. Il dibattito diviene unicamente rabbia da reality show, peggio ancora se tale rabbia si sfoga nelle strade (anzichè fondare le piazze, le strade, i paesi, le città sull'antica e civile Agorà, ovvero sulla discussione pacata, seria, democratica).
E, così, la coscienza collettiva muore. Ancora una volta.
Mi sembra, peraltro, che le persone, oggi, abbiano più facilità ad affibbiare etichette, piuttosto che voler conoscere i propri interlocutori. Preferiscono parlare per stereotipi e pregiudizi. Senza comprendere che ogni essere umano è unico e che ogni aspetto dell'esistente non è interpretabile univocamente.
E' più facile, dunque, giudicare - attraverso il proprio pre-giudizio, ovvero attraverso il proprio personale metro di giudizio - piuttosto che approfondire. E' più facile fare questo, appunto, piuttosto che "fare la fatica" di conoscere chi ha punti di vista differenti o è diverso rispetto a noi stessi.
Siamo isole sociali, ma non sappiamo nemmeno di essere tali. Viviamo in non-luoghi di autoreferenzialità e di asocialità. Diamo la colpa agli altri della nostra condizione (qualsiasi essa sia), ma ci rifiutiamo di analizzare la realtà nella sua globalità e storicità.
Abbiamo venduto i sentimenti. Elevato il denaro ed il successo facile a Divinità assoluta. Ci siamo perduti, senza mai più ritrovarci se non nella virtualità vuota quanto selvaggia.
L'onanismo da "social"network sembra infatti essere protagonista assoluto, in prima linea: con la benedizione dei frustrati, dei sessualmente repressi, dei fondamentalisti ideologici, della pubblicità commerciale, del caravanserraglio gossipparo e mediatico dei bisogni e dei consumi indotti.
Nulla di nuovo. Aspetti già analizzati nel recente passato. Tanto da Pasolini quanto da Christopher Lasch.
Aspetti che riguardano la nostra democrazia, alla quale sembra stiamo volutamente rinunciando senza esserne consapevoli e/o spostando l'attenzione altrove (alle ideologie, al gossip, alla politica delle fazioni...). 

Luca Bagatin

sabato 10 febbraio 2018

"L'Eterno fluire". Poesia di Luca Bagatin

L'Eterno fluire.
Poesia di Luca Bagatin
Foto di Antonio Rodríguez
Modella: María José Peón Márquez

Capelli
neri,
morbidamente fluenti,
con le cui punte tu giochi.
Mentre con i tuoi
occhi,
che penetrano il mio pensiero
mi guardi,
dischiudendo appena
le tue rosse labbra.
Labbra,
che m'invitano a baciarti.
Labbra,
che m'invitano ad amarti.
Labbra,
che m'invitano a perdermi
nei meandri del piacere.
Di quel piacere che ci unisce
e mai ci ferisce.
I tuoi seni sono lo scrigno.
Lo scrigno del tuo cuore.
Lo scrigno del piacere.
Lo scrigno del tuo amore.
Il tuo sguardo mi guida,
laddove la mia anima
sembra perdersi.
Per poi ritrovarsi.
In te.
Da dove nasce la passione ?
Non trovo risposte
alle mie domande
se non
nell'irrazionale
ed irrefrenabile
scintilla che scaturisce
dall'unione perfetta
fra i nostri corpi
e le nostre anime.
Esse sono gemelle ?
A dirlo
sarà solo l'Eterno
fluire
del tempo.

Luca Bagatin

lunedì 22 gennaio 2018

Sulla libertà. Articolo di Luca Bagatin

A chi mi chiede perché io abbia abbandonato i miei ideali liberali del passato e sia diventato profondamente anti-liberale rispondo: perché sono sempre stato dalla parte delle libertà. Ma ciò presuppone rispetto e amore. Allorquando mi sono reso conto che il liberalismo economico ha distrutto ogni valore sentimentale, per trasformarlo in valore mercantile; allorquando mi sono reso conto che il liberalismo ha distrutto il mondo antico dell'onore e del dovere nei confronti dei nostri simili, per trasoformarlo in edonismo e sfruttamento dell'essere umano sull'essere umano (magari condito da mera compassione), allora ho capito che la libertà non è dei liberali.La libertà è altrove.
La libertà non è nella modernità.
La libertà non è mettere in vendita la propria verginità, sia essa fisica o mentale.
La libertà non è andare in giro a picchiare il prossimo per "sentirsi fighi" o parte di un "gruppo".
La libertà non è nemmeno quella di acquistare in un centro commerciale o cambiare il proprio piano telefonico con una tariffa più vantaggiosa.
La libertà non è quella di avere un lavoro ed esserne sfruttato o di avere un lavoro e sfruttarlo per il proprio profitto e tornaconto personale.
La libertà non è nemmeno quella di dire ciò che ci pare scrivendo dei commenti sui social network.
La libertà non è fare il turista a vita prendendo a prestito usi e costumi altrui, senza conoscere i propri.
La libertà non è sfruttare l'emigrante qui o nella sua terra d'origine.
La libertà è amore per il prossimo. E' la libertà di conviersare con il prossimo al bar. Conoscerlo. Parlargli di persona. Confrontarsi con lui o con lei. Non perdere tempo con chicchessia attraverso lo schermo di un computer o di uno smartphone.
La libertà è anche identità, recupero e rispetto per le proprie radici e origini e per quelle altrui. E' quindi libertà da ogni razzismo e recupero di ciò che i nostri avi ci hanno lasciato nei secoli.
Ed è rispetto per l'origine altrui, appunto, e per la sua terra d'origine.
Libertà è socialità autentica non "social". E' socialismo, ma socialismo vero. E' dunque socializzazione di tutto. E' comunità. E' comunismo senza dittatura, volendo riprendere una frase che utilizzò il Vate Gabriele D'Annunzio all'epoca della Reggenza del Carnaro.
La libertà è autogestione, ma, come scrisse il sociologo Christopher Lasch: "Quando il mercato esercita il diritto di prelazione di qualsiasi spazio pubblico e la socializzazione deve "ritirarsi" nei club privati, la gente corre il rischio di perdere la capacità di divertirsi e quella di autogovernarsi" (da "La rivolta delle élite").
Libertà è qualche cosa che può essere ricercata e mai ottenuta sino alla fine.
Così come l'amore.
E' un incessante processo di evoluzione interiore che si riverbera, inevitabilmente, anche nel mondo della materia.
Ma non è materia. E' spirito. E' conoscenza. E' libertà dal bisogno. E quindi dal mercato.

Luca Bagatin

sabato 20 gennaio 2018

Non andrò a votare, ma, in Italia, invito a votare per il Partito Comunista. Articolo di Luca Bagatin

Di fronte ai soliti sbarramenti elettorali ed a raccolte firme "a discrezione", ovvero ove a doverle raccoglierle sono unicamente le liste che non fanno parte di gruppi parlamentari o non hanno ottenuto accordi con nessuno di tali gruppi, c'è da chiedersi davvero dove sia la democrazia in Italia.
La democrazia è rappresentanza di tutti e personalmente da tempo credo nella democrazia diretta, in apposite assemblee popolari ove chiunque possa dire la sua e dare il suo contributo civile e civico alla vita pubblica. Senza necessità di partiti elettoralistici o di poteri centralizzati.
I partiti, come dico da tempo, dovrebbero e potrebbero, molto più utilmente, tornare alla loro funzione originaria di scuole di pensiero e di formazione intellettuale e politica. Che è quanto manca alla società mercantilistica, consumistica e modernista di oggi e, dunque, al corpo politico ed elettorale odierno in generale.
Detto questo, auspicando e credendo nella democrazia diretta e nell'autogestione politica ed economica, nemmeno a questa tornata elettorale andrò a votare.
Ad ogni modo, a tutti coloro i quali decideranno o stanno decidendo di andare alle urne, sto consigliando di dare il loro sostegno ed il loro voto ad un partito che mai avrei pensato in passato di sostenere, ovvero il Partito Comunista guidato da Marco Rizzo.
Questo per diverse ragioni, che di seguito sintetizzerò ed elencherò brevemente.
La prima è il coraggio dei comunisti di aver raccolto le firme necessarie alla presentazione della lista, senza apparentamenti o accordi con nessuno, senza lamentele e senza clamori mediatici.
La seconda è il coraggio di presentare un simbolo storico, quello con la falce ed il martello e di dichiararsi orgogliosamente una lista socialista, oltre che comunista.
La terza è appunto la coerenza di essere socialisti autentici nel 2018, ovvero parlare di superamento del sistema capitalista, di socializzazione dei mezzi di produzione, di libertà dal bisogno.
La quarta è il voler proporre, coerentemente, l'uscita da una Unione Europea oligarchica, autoreferenziale ed austera e, contestualmente, il proporre l'uscita dalla NATO, criticandone le politiche imperialiste e destabilizzatrici: dalla guerra nell'ex Jugoslavia alla guerra in Libia contro il governo laico e socialista di Mu'Ammar Gheddafi sino alla guerra in Iraq e alla guerra in Siria (per fortuna l'intervento della Russia a fianco del governo legittimo è stato determinante nella lotta all'Isis). Tutte guerre che hanno, alla fine dei conti, favorito il fondamentalismo in quanto volte a combattere, assurdamente, i governi di matrice laica.
La quinta è l'aver capito che lo Ius soli è una battaglia ideologica e che, come ha dichiarato Marco Rizzo in un suo intervento, "il flusso immigratorio serve solo a creare un esercito industriale di riserva". Creando, dunque, guerre fra poveri. E ricordando che: "Se vogliamo risolvere il problema dell'immigrazione dobbiamo innanzitutto non far la guerra in quei Paesi" e, dunque, evitare le operazioni imperialistiche. E, aggiungerei, favorendo politiche panafricane in quei Paesi.
La sesta è il sostegno incondizionato del Partito Comunista alle politiche di emancipazione portate avanti dal Socialismo del XXI secolo in America latina e a tutti i movimenti di emancipazione nel mondo.
La settima, ma certamente non ultima, è l'opposizione politica alla sinistra borghese e capitalista ed al liberalismo in generale, ovvero ad una visione unipolare del mondo fatta di accumulo, crescita economica, perdita di sovranità e di identità degli Stati e degli esseri umani.
Ad una politica e ad una economia che mette in vendita tutto, persino i sentimenti e la "verginità delle persone" io non ci sto proprio e mi schiero dalla parte di coloro i quali vogliono contrastarle in modo civile e democratico con un programma rivoluzionario.
E ciò al di là delle divisioni ideologiche destra/sinistra, che non credo siano affatto interessanti.
E proprio per questo ritengo che ogni persona intellettualmente onesta dovrebbe dare il suo sostegno, in Italia, oggi, al Partito Comunista. E lo dico anche e proprio da garibaldino, mazziniano, socialista rivoluzionario e libertario.

Luca Bagatin

venerdì 19 gennaio 2018

Un ricordo di Bettino Craxi attraverso un excursus del socialismo originario

Di Bettino Craxi molto è stato scritto.
Personalmente ogni anno in questo periodo ho dedicato un articolo alla sua memoria e, nel corso di questi diciotto anni, ho recensito diversi saggi che lo hanno riguardato.
Quest'anno desidero ricordarlo attraverso un excursus sul socialismo originario, al cui filone Craxi era per molti versi legato.
Un socialismo lontano dal progressismo di matrice liberale ed al contempo lontano dal conservatorismo di matrice clericale.
Lo faccio rimandando ad una mia lunga recensione critica al saggio di Roberto Giuliano che si intitola "La via allegra al socialismo".
Ho scritto questa recensione il 23 settembre del 2016 ed è, come dicevo, una recensione critica. Non condivido infatti nulla dell'approccio liberale di Roberto Giuliano. Ma questo scritto mi ha comunque permesso di raccontare ciò che fu il socialismo delle origini e le esperienze odierne che ad esso si ispirano.
Potete leggerla o rileggerla, dunque, al seguente link:

domenica 14 gennaio 2018

Il socialismo prospero - saggi sulla via cinese. Articolo di recensione di Luca Bagatin

Fu il leader socialista italiano Pietro Nenni, fra i primi, a riconoscere il ruolo geopolitico fondamentale della Repubblica Popolare Cinese alla costruzione di un mondo multipolare.
La Cina, uscita da tempo dal colonialismo che, nel corso dell'800, la rese schiava dell'Impero Britannico, il quale la costrinse ad aprire i suoi mercati all'oppio, e diversi suoi territori furono influenzati da tutte le maggiori potenze europee, è oggi, dopo l'avvento al potere di Mao Zedong e dei suoi successori, una delle massime potenze economiche indipendenti al mondo.
A parlarcene un saggio che è, in sè, una raccolta di saggi ed articoli curata dallo studioso Fabio Massimo Parenti e che raccoglie sia suoi interventi pubblicati principalmente, in questi ultimi anni, dalla testata "Il Caffè Geopolitico", più altri autorevoli interventi fra cui quelli del prefatore del saggio stesso - il prof. Domenico Losurdo dell'Università di Urbino - e della prof.ssa Ann Lee della New York University.
Sto parlando de "Il socialismo prospero - saggi sulla via cinese", edito di recente dalla casa editrice NovaEuropa.
Pensando alla Cina moderna non si può non chiedersi come possa un Paese a guida comunista - retto tutt'oggi dal Partito Comunista Cinese - convivere al suo interno con una economia di stampo capitalistico e quindi aver ricercato una propria personle via al socialismo, seguento le proprie peculiarità storiche, culturali e religiose.
L'autore, da me interpellato in merito, mi spiega - rifacendosi alle parole del prof. Losurdo - che lo stesso Mao sosteneva che l'esperienza delle forze del capitale non può essere annullata, bensì essa va valorizzata. Ovvero che la completa espropriazione economica delle classi borghesi è controproducente per le forze del socialismo, mentre è l'espropriazione politica che va portata sino in fondo. Questo, in sostanza, quanto accaduto nella Repubblica Popolare Cinese. La borghesia non è stata affatto espropriata economicamente, purtuttavia i settori chiave, da quello delle telecomunicazioni passando per quello dell'energia, dei trasporti e del sistema bancario rimangono saldamente in mano pubblica e tali settori, secondo quanto riportato nel saggio medesimo, sono in grado di competere vittoriosamente sul mercato mondiale e ciò è possibile anche grazie ad uno spirito patriottico che incoraggia tutto il popolo cinese alla cooperazione ed alla collaborazione reciproca.
Nel saggio si sottolinea come l'attuale Presidente cinese, Xi Jinping, abbia più volte ribadito il concetto che la globalizzazione, sotto il profilo cinese, va vista nell'ottica del miglioramento delle condizioni di vita delle persone e sia volta alla riduzione alla povertà, secondo il concetto "Lo sviluppo è del popolo, con il popolo e per il popolo" ed in questo senso lo stesso Presidente afferma che la Cina di oggi è riuscita a risollevare dalla povertà ben 700 milioni di cinesi.
Per poter fare ciò la geopolitica e la politica economica cinese sono orientate alla collaborazione con tutti i popoli e con la collaborazione ed il sostegno a tutti i Paesi, piccoli o grandi che siano.
La prof.ssa Ann Lee, ricorda ad esempio come la Cina abbia, in questo senso, cancellato il debito di molti Paesi emergenti e avviato numerosi progetti di collaborazioni, inverstimenti e partnership economiche e commerciali in particolare in Africa e America Latina (in particolare in Ecuador e Venezuela, che hanno beneficiato di finanziamenti per sviluppi infrastrutturali).
L'autore del saggio spiega come la Cina odierna sia in parte erede tanto del confucianesimo quanto della tradizione socialista europea, applichi diffusamente il diritto romano e abbia aperto a modalità di consumo tipiche dell'occidente moderno. L'autore riporta inoltre i dati dell'indagine condotta dal centro statunitense Pew Research degli anni 2010 - 2012, i quali ci dicono che il 92% dei cinesi sostiene che il loro tenore di vita sia migliore rispetto a quello dei loro genitori ed il 39% che sia addirittura di gran lunga migliore.
Fabio Massimo Parenti ricorda come la Cina sia generalmente considerata come un regime autoritario, tuttavia egli afferma che, nel corso dei decenni, vi sono state importanti riforme fondiarie, fiscali e amministrative che hanno aperto da tempo al diritto di manifestare liberamente anche attraverso la presenza sia di sindacati indipendenti che di partito, i quali hanno favorito numerosi scioperi ed occasioni di confronto e miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori.
L'autore sottolinea anche come la cultura cinese, fortemente legata al confucianesimo, abbia influenzato profondamente la popolazione relativamente al rispetto nei confronti delle Istituzioni statali, anche da parte dei dirigenti delle imprese private e come lo Stato sia visto tutt'altro che con sospetto, ma come parte fondante della società, come una sorta di "dimensione famigliare".
In questo senso i dipendenti pubblici sono reclutati secondo principi meritocratici e così i vari membri del partito ed i dirigenti dello Stato. Vi sono, inoltre, forme di democrazia diretta che permettono non solo la contestazione e la richiesta di spodestare i rappresentanti al potere, ma anche forme di assemblearismo di base nei villaggi e nei quartieri. Sembra, in sostanza, che sia privilegiata la risoluzione delle controversie attraverso discussioni politiche costruttive fra le autorità politiche e la base.
Relativamente al settore degli immobili, come riportato dal saggio a cura di Parenti, le abitazioni, un tempo statali ed assegnate alla popolazione ad un canone di locazione agevolato inferiore all'1% del loro reddito, oggi sono diventate proprietà privata dei loro occupanti almeno per l'80% e questi le hanno potute acquistare dallo Stato a prezzi di gran lunga scontati rispetto ai valori di mercato.
Il fatto che lo Stato controlli il settore bancario e finanziario, permette inoltre alle autorità di intervenire direttamente nei periodi di crisi economica ed evitare dunque speculazioni finanziarie e conseguenti tracolli. Questo uno dei punti di maggior forza dell'economia cinese assieme al settore dell'innovazione tecnologica e dell'e-commerce, che hanno fatto registare un +10,2% nel corso degli ultimi anni.
All'attenzione dell'agenda del Presidente Xi, come riportato nel saggio di Parenti, il settore verde e del risparmio energetico attraverso lo sviluppo di tecnologia ad hoc, che hanno permesso un risparmio di 6,7 miliardi di tonnellate di carbone in cinque anni, con una riduzione del 19,71% dei consumi, superando l'obiettivo posto dall'Amministrazione nel suo ultimo piano quinquiennale.
La Cina sta dunque investendo moltissimo nello sviluppo di energie rinnovabili ed in energie tecnologicamente sotenibili atte a invertire la tendenza rispetto agli alti tassi di inquinamento registrati nei decenni passati.
Sul piano geopolitico la Cina, come dicevamo, è orientata allo sviluppo di un mondo multipolare, in controtendenza rispetto alla visione statunitense unipolare. In questo senso è stretta la collaborazione con la Russia, oltre che con il Brasile, l'India e il Sudafrica, riuniti, appunto, nell'associazione economica denominata BRICS. Oltre a ciò, dal 1996, Pechino e Mosca hanno gettato le basi dell'Organizzazione di Shangai per la Cooperazione (SCO), assieme a Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e dal 2001 Uzbekistan, con funzioni in particolare di sicurezza nazionale sul piano geopolitico.
La collaborazione Cina-Russia ha spesso portato alla condanna, a livello internazionale, degli insensati e dannosi interventi NATO in Libia, il tentativo di spodestamento del Presidente Assad in Siria e ha giocato un ruolo decisivo nella risoluzione delle controversie con l'Iran e con la Corea del Nord.
Il saggio di Fabio Massimo Parenti offre inoltre un ampio approfondimento relativo agli investimenti ed alla cooperazione fra la Cina e numerosi Stati africani. Cooperazione che non rappresenta una forma di sfruttamento (salvo rari e documentati casi che pur vi sono stati) di manodopera a basso costo e di risorse energetiche, bensì una opportunità di miglioramento delle condizioni di vita dei popoli africani medesimi.
Altro importante capitolo, che merita approfondimento, è quello relativo alla questione tibetana.
Nel saggio si fa presente che la libertà di religione e di culto è garantita dalle autorità cinesi e che l'economia tibetana ha avuto un incremento nel corso degli anni e la popolazione ha migliorato di gran lunga le sue condizioni di vita e che oggi il Tibet, proprio per la sua millenaria cultura spirituale, rimane un punto di riferimento e di attrattiva mondiale.
Nel saggio si dice anche che nell'Assemblea Nazionale Popolare (il Parlamento cinese) i deputati sono 21 e che al Dalai Lama, prima di andare in esilio, fu concessa la carica di Vicepresidente del Parlamento.
Questioni sulle quali, comunque la si pensi, occorre ad ogni modo, io credo, approfondire ulteriormente.
"Il socialismo prospeto - saggi sulla via cinese" di Fabio Massimo Parenti edito da NovaEuropa è dunque un testo utile a conoscere meglio un Paese solo apparentemente lontano dal nostro continente e sul quale, spesso, si tendono ad avere ingiustificati pregiudizi.
Ricordando il titolo di un celebre film degli Anni '60 diretto da Marco Bellocchio, dunque, possiamo dire che, per molti versi, "La Cina è vicina" e sicuramente protagonista della scena geopolitica mondiale per i decenni a venire.

Luca Bagatin

giovedì 11 gennaio 2018

"Sensualità, latina fierezza". Poesia di Luca Bagatin

Sensualità, latina fierezza.
Poesia di Luca Bagatin
Foto di Antonio Rodríguez
Modella: María José Peón Márquez


Nuda.
Seduta sul letto.
Solo un bianco lenzuolo a coprirti.
Dove stanno vagando i tuoi pensieri,
mentre i tuoi capelli scendono
a coprirti l'aggraziata schiena ?
Sensualità, latina fierezza.
Una piccola brezza
accarezza
il tuo morbido seno
appena celato.
Un bacio accennato,
il mio.
Che delicatamente
si posa laddove
le tue labbra
si schiudono appena.
E così le mie
ad accarezzarti i seni
e a scendere, via via
sulle tue gambe,
sulle tue ginocchia,
sui tuoi piedi.
La tua pelle nuda è calda e vellutata.
Che cosa cela ?
Un'anima libera e liberata.
Le nostre labbra si uniscono
e così,
così si (ri)conoscono.
Siamo noi.
Solo noi
in questa stanza
a dar vita
a un'armoniosa danza
che ci dona,
con l'amor,
rinnovata speranza.

Luca Bagatin

"Riflessioni conservatrici, ovvero socialiste, golliste e mazziniane" di Luca Bagatin

Amo le donne.
Forse per questo detesto le "femministe".
Che pretendono di essere uguali agli uomini (nessun uomo è uguale a un altro, ricordatelo !) e finiscono per ghettizzare e ghettizzarsi.
Ottenendo l'effetto opposto di quello che vorrebbero proporsi.

In Francia i gollisti e i socialisti hanno smesso di essere gollisti e socialisti e, dunque, ad un gollista e ad un socialista non rimane che sostenere nazionalisti o comunisti.
In Italia i mazziniani hanno smesso di essere mazziniani e ad un mazziniano non rimane che fare come in Francia.
Per questo, da gollista, socialista (originario) e mazziniano, non posso che sostenere, oggi, nazionalisti e comunisti.

La mia visione politica è sostanzialmente legata al socialismo ed al mazzinianesimo conservatore, contrapposto ad ogni tipo di liberalismo compassionevole.
Penso infatti che la compassione sia cosa utile ai ricchi borghesi ed ai capitalisti per pulirsi, religiosamente, la coscienza.
Occorre, io credo, lottare per emanciparsi ed emancipare, nel rispetto delle culture, delle tradizioni e delle identità di ogni popolo.
E ritengo, pertanto, che i doveri verso la comunità vadano anteposti ai diritti e ad ogni concetto legato all'"interesse".

lunedì 8 gennaio 2018

Libertà dall'interesse, dal profitto, dal potere. Unità del cuore, con il cuore

Se vi unite per il profitto, quando termina il profitto termina anche il vostro rapporto. Se vi unite per il potere, quando termina il potere termina anche il vostro rapporto. Solo quando vi unite con un vero cuore un rapporto può realmente durare.
Antico detto cinese