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venerdì 30 luglio 2021

La Cina di Xi Jinping antepone la comunità al capitale. Articolo di Luca Bagatin

Gli imprenditori e gli investitori cinesi devono capire che l'era della sconsiderata espansione del capitale è finita”, è quanto ha affermato Alan Song, fondatore della società di private equity Harvest Capital, come riportato dall'agenzia di stampa Reuters.com nei giorni scorsi. Song ha peraltro aggiunto: “È iniziata una nuova era che privilegia l'equità sull'efficienza”.

Questa sembra essere la filosofia del corso socialista del Presidente cinese Xi Jinping. Ovvero mettere la prosperità della comunità al centro, tenendo a freno la crescita economica incontrollata del settore privato.

Un nuovo corso compreso sia da banchieri e investitori, i quali notano – sempre come riporta il sito Reuters.com - come il Partito Comunista Cinese (PCC) voglia tornare alle proprie radici, tentando di ridurre le diseguaglianze sociali e reprimendo gli eccessivi aumenti di prezzi, che minano il costo della vita.

Del resto è il messaggio che il Partito ha voluto dare anche durante le celebrazioni del suo centenario, tenutesi il 1 luglio scorso, centrato sul miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini, sulla riduzione del divario fra città e campagna e sulla lotta alla disparità fra i redditi.

Il PCC si prepara per il suo XX Congresso che deciderà se Xi Jinping sarà confermato alla carica di Segretario Generale, ma gli analisti economici ritengono che proseguirà nelle sue riforme volte a ridurre le diseguaglianze, ancora oggi purtroppo presenti nel Paese.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

sabato 24 ottobre 2020

Libertà è senso di responsabilità e di comunità. Non egoismo piccolo borghese. Riflessioni brevi di Luca Bagatin

 

Imparate a protestare per tempo e su cose serie. Non in tempo di pandemia.

Vi manca il senso di comunità. Avete solo il senso di stupidità e egoismo piccolo borghese.

Forse solo solo l'Apocalisse scuoterà le vostre povere coscienze.

(Luca Bagatin)

Più mi parlate di "libertà" e più sento "stupidità".

La libertà borghese è questo.

Stupidità e ignoranza.

E di questo ho davvero paura.

(Luca Bagatin) 

Le tre Religioni Monoteiste Istituzionalizzate, nate in Medioriente e sparse poi in tutto il mondo, non hanno fatto altro che legare l'essere umano alla materia e diffondere una visione antropocentrica dell'essere.

Spazzando via tutte le Conoscenze precedenti. Le Antiche Religioni della Tradizione. Diffuse in tutta Eurasia e anche in quello che diverrà il continente Latinoamericano.

Antiche Tradizioni gnostiche, pagane, legate alla Natura, che è selvaggia. Come lo Spirito.

Occorre guardare oltre il velo della materia e della menzogna, per comprenderlo. 

(Luca Bagatin)

sabato 29 agosto 2020

"Riflessioni brevi e rossobianche contro il danaro e la ricchezza" by Luca Bagatin

Ritengo degno solo il lavoro che porta benessere alla comunità, non quello che porta arricchimento personale o arricchimento di un proprietario privato.
Ritengo dunque degno solo il lavoro autogestito, libero da ogni tipologia di schiavitù, compresa quella del salario.

Il danaro è un male in quanto è un debito. E il debito genera di per sé sfruttamento.
La ricchezza è un male in quanto, non essendo le risorse infinite, chi è ricco sottrae risorse alla comunità.

Solitamente non mi schiero mai con una fazione contro un'altra, ma contro entrambe le fazioni.
Questo perché spesso hanno torto tutte e due, in quanto mancano di approfondimento e di analisi.
A differenza delle due fazioni, che solitamente sono moderate o si contrappongono sul nulla, sono un estremista di centro.

In un mondo in cui regna l'ignoranza, l'egoismo e la corruzione, non posso che anelare alla sua totale distruzione. E a una nuova rinascita del cuore.

I ricchi possono farmi pietà, ma non ho mai pietà per i ricchi.

Il rosso e il bianco sono i nostri colori. Sono i colori dell'amore e della libertà; del socialismo e della purezza del cuore. Sono l'unione fra la rivoluzione del sentimento e la tradizione del cuore. 
Per questo siamo e ci definiamo, con orgoglio, rossobianchi. 

Luca Bagatin


sabato 7 marzo 2020

Valori popolari e aristocratici uniti nel nome dell'amore e dalla comunità. Contro ogni materialismo e liberal capitalismo

Sono d'accordissimo con Alain De Benoist, uno dei filosofi che più mi ha aperto gli orizzonti, ovvero unire i valori aristocratici a quelli popolari, contro i (dis)valori borghesi.
I valori aristocratici sono il senso dell'onore, il coraggio, la fedeltà alla parola data, l'esigenza nei confronti di sé, il disinteresse, il senso di sacrificio e della gratuità.

I valori popolari sono anch'essi legati alla terra, sono parte della "decenza comune".
La borghesia, il progressismo liberale, hanno distrutto tutto ciò in nome del mercato e del danaro.


Occorre che aristocratici e Quarto Stato si uniscano per tornare alla Tradizione, al senso di comunità e di amore.



(Luca Bagatin) 






venerdì 6 dicembre 2019

"La condivisione è un dovere naturale". Riflessioni di Luca Bagatin

La proprietà è un diritto innaturale.
La condivisione è un dovere naturale. 

Ho abbandonato il sinistrismo borghese e liberale venti anni fa più o meno esatti.
Ho capito che un proletario, un precario, non ha nulla a che spartire con la sinistra borghese liberale.
È un fatto antropologico, oltre he sociale.
Il sinistro è un borghese. Un politicamente corretto. Uno che segue le regole. Del danaro, del diritto, dell'etica (che egli stesso si dà).
Non è uno che segue l'onore, l'amore, la condivisione, l'emancipazione.
Il sinistro non lotta. Usa le leggi a vantaggio della sua classe (media o medio alta) e ha in spregio il popolo.
Non è diverso dal destro.
La sinistra borghese e liberale è solo il lato peggiore della destra borghese e liberale.
Oggi mi riconosco piuttosto nella "Nuova Destra" francese di De Benoist (che in realtà non ha nulla a che vedere con la destra classica, ma così fu impropriamente definita dai media francesi) e nella sinistra patriottica e conservatrice russa. 
Ovvero mi riconosco nella lotta al capitale, al liberalismo. Nella valorizzazione delle comunità, dell'ambiente, delle identità nel superamento del razzismo inteso come superiorità di una civiltà sulle altre (tipico invece del liberalismo anglosassone). 

Luca Bagatin

giovedì 7 marzo 2019

Monologo d'Amore e Libertà by Luca Bagatin

Ho inziato ad avere le mie idee sin da quando ero molto piccolo.
Da allora non ho mai avuto una ideologia, ma mie idee, dettate dal mio modo di sentire e osservare le cose.
Per questo non sono e non voglio essere "incasallato" da nessuna parte e, del resto, sarebbe impossibile.
Posso anche decidere di "incasellarmi" io, per un certo periodo di tempo. Ma se lo faccio, lo faccio solo per portare avanti le mie idee.
E' autoreferenzialità ? Può essere. Amo molte cose con il prefisso "auto". Tranne le automobili.
Per certe cose sono un tradizionalista e un conservatore. Non amo la modernità e il progresso. Per me vivere in un ambiente naturale, senza automobili e cemento, sarebbe l'ideale (non guido e ho avuto la fortuna di crescere - da bambino - nel verde, che purtroppo, oggi, a causa dell'insensatezza della politica e dell'economia, non esiste più).
Per altri versi sono un libertario. Se una persona ama può amare chiunque. Non mi interessa il suo sesso o il colore della sua pelle. E troverei sciocco il contrario.
Per altri versi ancora sono un socialista. Penso che tutti potremmo vivere meglio se consumassimo di meno e mettessimo le cose in comune, a beneficio della comunità. Una comunità piccola, autogestita, in dialogo costante con le altre comunità, dove chi lavora lo fa non solo per sè, ma per tutti. Dove se una persona sta male, tutti si prendono cura di lei. E lo fanno senza chiedere nulla in cambio. I rapporti di gratuità sono alla base della convivialità.
Forse sono idee banali, semplici, puerili. Può essere.
Ma la penso così. Non mi è mai interessato il giudizio, che è pregiudizio, altrui.


venerdì 15 febbraio 2019

Alcuni pensieri di Alain De Benoist contro il liberalismo e la società consumista, per una civiltà democratica e sociale

«Penso, come John Milbank, che il liberalismo sia innanzitutto un “errore antropologico”, in breve, che la sua concezione dell’uomo sia errata. Ora, è questa antropologia che si trova alla base di tutte le forme di liberalismo: l’idea di un uomo che non è naturalmente sociale e politico, ma che cerca costantemente di massimizzare il suo interesse privato, il dominio economico è quello in cui si suppone sia in grado di godere al meglio della sua libertà.
L’uomo liberale è l’homo oeconomicus, un essere autosufficiente, il proprietario di se stesso, indifferente per natura a qualsiasi nozione di bene comune»
«Ogni forma di liberalismo è nemica della comunità»
«Come ha detto e ripetuto Jean-Claude Michéa, il liberalismo economico di destra e il liberalismo sociale di sinistra non sono in definitiva che due forme derivate dalla stessa ideologia – e che si completano a vicenda.»
«Ovviamente non esiste una ricetta miracolosa. D’altra parte, c’è una situazione generale che evolve sempre più rapidamente e che ora mostra i limiti del sistema attuale, che si tratti del sistema politico della democrazia liberale o del sistema economico di una forma-capitale confrontata con l’immensa minaccia di una generale svalutazione del valore.
Il futuro è locale, dei circuiti brevi, della rinascita delle comunità umane, della democrazia diretta, dell’abbandono dei valori esclusivamente mercantili.
L’antidoto sarà stato scoperto quando i cittadini avranno scoperto che non sono solo dei consumatori, e che la vita può essere più bella quando si ripudia un mondo in cui nulla ha più valore, ma dove tutto ha un prezzo»

(Alain De Benoist. Da Breizh-info.com intervista di Yann Vallerie) 

Vedi anche:
http://amoreeliberta.blogspot.com/2017/08/populismo-lultimo-saggio-di-alain-de.html
http://amoreeliberta.blogspot.com/2018/02/alain-de-benoist-eretico.html
http://amoreeliberta.blogspot.com/2018/10/oltre-il-moderno-la-denuncia-di-alain.html

venerdì 28 dicembre 2018

Sempre più under 35 vivono in famiglia, ma dov'è lo scandalo ? Una rivolta contro il mondo moderno. Articolo di Luca Bagatin

Crescono i "mammoni", così scrivono alcuni giornali che commentano i dati Eurostat relativi al 2017 che ci dicono che, in Italia, le persone di età compresa fra i 18 e i 34 anni che vivono con i genitori sono il 66,4% rispetto al 65,8% del 2016. Il 72,2% dei maschi e il 59,8% delle femmine.
Il dato più alto a livello europeo dopo Croazia, Malta e Grecia, a fronte di una media europea del 50%.
Dove sia lo scandalo, davvero non sappiamo.
In un'epoca in cui le famiglie sono sempre più disgregate in favore dell'ideologia del consumo, della deregolamentazione (dei consumi e dei costumi), della precarietà lavorativa e del cosmopolitismo imposto con relativo sradicamento identitario (migrazioni da un Paese all'altro, dettate da necessità economiche imposte dalla globalizzazione e dalla deregolamentazione economica), il fatto che, nella nostra bella Italia ancora resista l'idea che si può vivere e bene in famiglia - con i propri genitori e conserviamoceli cari - è tutt'altro che da considerarsi scandalosa.
Scandalosa lo è, forse, per coloro i quali auspicano, ancora una volta, una società di atomi, da dare in pasto al dio mercato. Una società di individui separati fra loro: senza più una identità comunitaria, sia essa culturale, storica, sociale, spirituale. Una società che crea nuove povertà e razzismo laddove si impone ai popoli di migrare, facendo così perdere loro ogni contatto con la propria comunità di origine, con la propria storia e cultura e ciò in nome di sedicenti "società aperte", ovvero in nome dello sfruttamento e della deportazione di esseri umani da un posto all'altro, affinché siano separati dalle proprie origini, dai propri simili e dai propri affetti, affinché divengano docili strumenti posti di fronte alle richieste incessanti del mercato, del consumo, dello sfruttamento dettato dal danaro e dall'ideologia del desiderio di beni di consumo e modelli di vita sempre più sofisticati ai quali ambire... al prezzo di un lavoro sempre più sottopagato, o di un lavoro in nero o di nessun lavoro.
Ecco che allora, il circo politico-mediatico "liberal" addita coloro i quali crescono e vivono in famiglia come "bamboccioni" o "mammoni", anzichè considerarli gli ultimi resistenti di una comunità tradizionale in disgregazione. Comunità già attaccata dalla deregolamentazione dell'affettività e dell'amicalità, laddove i rapporti umani, sociali e affettivi sono ridotti a conversazioni asettiche attraverso il pc, il tablet o lo smartphone, senza più incontrarsi, vedersi, guardarsi negli occhi. Confrontandosi, amandosi, discutendo, creando legami forti e forme di democrazia partecipativa. Rapporti che divengono invece sempre più superficiali e virtuali e quindi sempre più impossibili nella vita reale, come pornograficamente o pornocraticamente voluto dall'industria del "libero scambio" e della "sessualità libera" purchè rigorosamente a pagamento, sul web, o in varie altre modalità asettiche, onanistiche, disumane (si veda peraltro l'assurda e vergognosa apertura dei bordelli con prostitute robot o la messa in produzione di "bambole del sesso", neo surrogati di persone ormai del tutto anestetizzate dal marketing commerciale).
La famosa "ideologia del desiderio" - ovvero il nuovo totalitarismo - denunciata dal filosofo comunista francese Michel Clouscard nel '68 e da Pier Paolo Pasolini negli stessi anni è ormai, in epoca odierna, la regola dei Paesi a ideologia liberal-capitalista.
Una "ideologia" che accetta, senza battere ciglio, separazioni, divorzi, famigli allargate, imponendo tutto ciò ai relativi figli, i quali vengono "rabboniti" e "consolati" con ogni sorta di bene di consumo, vizio, capriccio.
In Italia resiste - pare - una certa mentalità familista, che si unisce alle difficoltà economiche delle categorie più giovani, le quali hanno pagato e continueranno a pagare le conseguenze di un modello di (sotto)sviluppo insostenibile, ovvero il modello della crescita economica, sino a che gli economisti e i soloni della politica liberal-cosmopolita non si renderanno conto che questa non è affatto illimitata e che le risorse sono limitate e vanno condivise all'interno di ciascuna comunità, nel rispetto degli usi e constumi di ogni comunità e realtà geografica.
Teniamoci cari il nostro o i nostri genitori, dunque. Sono l'ultima isola felice di una realtà in totale distruzione. Resistiamo, con le unghie e con i denti, alla fine dell'affettività, dell'amicalità, dei sentimenti, dell'amore e facciamolo rinunciando alla becera mentalità consumista, ipertecnologica, cosmopolita, capitalista, modernista, liberaleggiante. Costruendo una realtà diversa e alternativa a quella attuale.
Il rivoluzionario di oggi non può che essere un conservatore. Un resistente all'ideologia del desiderio. Un ricercatore di quella che mi piace definire "Civiltà dell'Amore". Un conservatore dei sentimenti in primo luogo. Come lo era Jack Kerouac, un giramondo, un amante degli eccessi di ogni tipo, ma legato alla sua identità, legato a sua madre, con la quale ha sempre vissuto e legato al senso del Sacro. Quel senso del Sacro che gli ha fatto reinterpretare il suo cattolicesimo in senso buddhista zen.

Luca Bagatin

lunedì 14 marzo 2016

"Democrazia, decrescita, identità, comunità, amore e libertà": riflessioni di Luca Bagatin

Ho smesso da tempo di dichiararmi a una donna che mi piace.
E poi sono sempre stato un tipo ermetico. A dispetto delle apparenze.


Chi crede nella democrazia e nella libertà, in questo Paese, non può che essere un sovversivo, ovvero non deve andare a votare né leggere la grande stampa !

In un'altra vita sarei potuto essere un marito perfetto, con accanto una donna bellissima di quelle che mi piacciono tanto.
In questa vita sono destinato a fare lo scrittore, l'ideologo rivoluzionario, il sovversivo, l'autoemarginato, il giornalista undergound non convenzionale (né convenzionato).
Non mi cambierei di una virgola !

Penso che i temi ai quali oggi vada data assoluta priorità, ovvero i nuovi diritti civili e sociali siano: il rispetto delle biodiversità (con il relativo riconoscimento e valorizzazione delle differenze); la decrescita economica ed il conseguente trionfo dell'ecologia sulle macchine e sull'uomo/macchina; la democrazia rappresentativa e partecipativa diretta, in luogo dei partiti e dei politici; la lotta serrata alla globalizzazione, che tende ad omologarci e a renderci schiavi di un pensiero unico economicista e livellatore; la ricerca di un'economia del NON-profitto, ovvero del dono e dello scambio reciproco alla pari.

Non sono mai stato né di destra né di sinistra. Penso di potermi definire, al di là di eretico ed erotico, un socialista libertario, un comunista anarco-comunitarista, un repubblicano mazziniano. Non mi sento figlio dei Lumi né, quindi, della borghesia. Direi che sono piuttosto figlio dei boschi e di Thoreau.