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sabato 29 febbraio 2020

Roger Waters, sincero democratico, socialista e libertario contro l'Impero USA

Sento una vera forza e del vero calore provenire da tutti voi in questo piccolo raduno. Ed è stato un grande onore camminare lungo Whitehall con tutti voi quindi vi ringrazio per avermi dato questa opportunità. Ci sono alcune persone alle quali mi vorrei rivolgere. Il primo, ovviamente, è Julian Assange stesso: un giornalista, un coraggioso raggio di luce nei posti oscuri dal quale le potenze vorrebbero che ci allontanassimo. Julian Assange, un nome che va scolpito con orgoglio in ogni monumento per il progresso umano. Julian è il motivo per il quale siamo qui oggi ma non è un progetto parrocchiale. Oggi noi siamo parte di un movimento globale che potrebbe essere l’inizio dell’illuminazione globale che questo fragile pianeta necessita così disperatamente.
Mentre ci incontriamo qui a Londra, oltre l’Atlantico, in Argentina, migliaia di donne stanno scendendo in piazza per chiedere la legalizzazione dell’aborto al presidente Fernandez.
Non è solo l’Argentina: quest’anno abbiamo visto grandi proteste scoppiate in tutto il mondo contro i regimi fascisti neoliberali in Cile, Libano, Colombia, Ecuador, Haiti, Francia e ora ovviamente anche in Bolivia che sta lottando contro la nuova dittatura militare imposta dagli USA. Dove noi vediamo il nome dell’Inghilterra allegato a quella nobile lista. Ci piace pensare che questo sia un paese libero, ma siamo davvero liberi?
Quando Julian Assange viene portato al buio nella minuscola pretura, all'interno della prigione di Belmash, ci sono così tanti posti occupati da anonimi colletti bianchi americani che sussurrano istruzioni all'orecchio attento del principale avvocato dell'accusa, James Lewis QC. Perché? Perché non viviamo in un paese libero. Viviamo in un canile glorificato e abbaiamo e scodinzoliamo al comando dei nostri signori e padroni dall'altra parte dell'oceano. A grande richiesta, oggi mi trovo qui, davanti alla madre del Parlamento, e lì la vedo arrossita in tutto il suo imbarazzo.
Ieri ho fatto un'intervista a Sky News per promuovere questo evento. Non c'era nessun collegamento visivo, quindi il mio unico contatto con la signora che mi ha fatto le domande è stato tramite un auricolare su un filo riccioluto. Ho imparato qualcosa sul dire la verità nella formulazione delle sue domande. Si è presentata a me come un Don Chisciotte impazzito; ogni domanda era densa di sbavature e insinuazioni e di false accuse con le quali i potenti hanno cercato di annerire il nome di Julian Assange. Ha fatto scattare la stanca ma ben preparata narrazione e poi l'ha interrotta costantemente quando le ho dato una risposta. Non so chi sia, può darsi che abbia buone intenzioni. Se così fosse, il mio consiglio per lei sarebbe di smettere di bere il kool-aid e se davvero gliene frega qualcosa della professione che ha scelto, porti il suo sedere dispiaciuto quaggiù e si unisca a noi!
Inghilterra, chiedo al nostro Primo Ministro, Boris Johnson, di dichiarare le sue vere intenzioni: sostiene lo spirito della Magna Carta, la democrazia, la libertà, il fair play, la parola e soprattutto la libertà di stampa? Se la risposta a questa domanda è sì, allora venga, signor Primo Ministro, sia il bulldog britannico che vuole far credere a tutti noi. Si opponga di fronte alla spacconeria dell'egemonia americana, annulli questo processo-spettacolo, questa farsa, questo tribunale fittizio. L'equità davanti alla corte è incontestabile! Julian Assange è un uomo innocente!
Non posso lasciare questo palco senza menzionare Chelsea Manning, che ha fornito parte del materiale che Julian ha pubblicato. Chelsea è stata in una prigione federale per un anno, incarcerata dagli americani per aver rifiutato per principio di testimoniare davanti a una giuria appositamente convocata contro Julian Assange. Un grande coraggio! Le stanno anche facendo una multa di 1.000 dollari al giorno dall'altra parte dell'oceano, il tuo, Chelsea è un altro nome da scolpire nell'orgoglio. Una vera eroina. Anche quello di Daniel Hale è un nome da scolpire nell'orgoglio. Chi di noi non ha mai compromesso la propria libertà nella causa della libertà stessa, chi non ha mai preso in mano la torcia accesa e l'ha tenuta tremante per i crimini dei suoi superiori, non può che immaginarsi il coraggio straordinario di chi invece l'ha fatto.
E quando e se l'Impero americano verrà a prendere Assange, a distruggerlo, a bloccarlo come monito per spaventare i futuri giornalisti, noi li guarderemo negli occhi e determinati, con un’unica voce gli diremo “dovrete passare sopra i nostri cadaveri!”.

Roger Waters

lunedì 14 marzo 2016

"Democrazia, decrescita, identità, comunità, amore e libertà": riflessioni di Luca Bagatin

Ho smesso da tempo di dichiararmi a una donna che mi piace.
E poi sono sempre stato un tipo ermetico. A dispetto delle apparenze.


Chi crede nella democrazia e nella libertà, in questo Paese, non può che essere un sovversivo, ovvero non deve andare a votare né leggere la grande stampa !

In un'altra vita sarei potuto essere un marito perfetto, con accanto una donna bellissima di quelle che mi piacciono tanto.
In questa vita sono destinato a fare lo scrittore, l'ideologo rivoluzionario, il sovversivo, l'autoemarginato, il giornalista undergound non convenzionale (né convenzionato).
Non mi cambierei di una virgola !

Penso che i temi ai quali oggi vada data assoluta priorità, ovvero i nuovi diritti civili e sociali siano: il rispetto delle biodiversità (con il relativo riconoscimento e valorizzazione delle differenze); la decrescita economica ed il conseguente trionfo dell'ecologia sulle macchine e sull'uomo/macchina; la democrazia rappresentativa e partecipativa diretta, in luogo dei partiti e dei politici; la lotta serrata alla globalizzazione, che tende ad omologarci e a renderci schiavi di un pensiero unico economicista e livellatore; la ricerca di un'economia del NON-profitto, ovvero del dono e dello scambio reciproco alla pari.

Non sono mai stato né di destra né di sinistra. Penso di potermi definire, al di là di eretico ed erotico, un socialista libertario, un comunista anarco-comunitarista, un repubblicano mazziniano. Non mi sento figlio dei Lumi né, quindi, della borghesia. Direi che sono piuttosto figlio dei boschi e di Thoreau.