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giovedì 26 marzo 2026

Seconda udienza per il Presidente Maduro e sua moglie. Migliaia di manifestanti chiedono la loro liberazione. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 26 marzo inizierà, a New York, la seconda udienza per il Presidente del Venezuela Nicolas Maduro e per sua moglie, Cilia Flores, rapiti, nella loro casa, lo scorso 3 gennaio – attraverso un'azione militare condotta in territorio venezuelano - da parte di un commando inviato dal regime degli Stati Uniti d'America, che li ha accusati, senza alcuna prova e violando il diritto internazionale, di narcotraffico.

Da 83 giorni, i coniugi Maduro, sono pertanto illegalmente detenuti negli USA.

Il Presidente Maduro si è dichiarato, nella prima udienza del 5 gennaio scorso, “prigioniero di guerra”, respingendo ogni accusa contro di lui.

Il Presidente, rapito nella sua casa, a Caracas, ha ribadito come l'azione militare statunitense abbia violato sia la sua immunità presidenziale che la sovranità del suo Paese.

Anche la first lady, Cilia Flores, si è dichiarata non colpevole, richiedendo anche una visita consolare per sé e per il marito.

Il Presidente Maduro, peraltro, aveva spiegato come durante l'udienza non fosse stato messo a conoscenza delle accuse a suo carico.

Migliaia di venezuelani si sono riuniti per una funzione religiosa, il 25 marzo, difronte al Palazzo di Giustizia a Caracas, per pregare e manifestare la richiesta di liberazione del Presidente Maduro e di sua moglie.

Numerosi i manifestanti anche nella mattinata del 26 marzo, difronte al Tribunale federale del Distretto Meridionale di Manhattan, a New York, per esprimere il loro sostegno alla coppia presidenziale.

Fra i primi a manifestare il suo sostegno al Presidente Maduro e a sua moglie, fin dal loro rapimento, il cantautore britannico Roger Waters, storico cofondatore dei Pink Floyd e da sempre attivista per i diritti civili, contro il capitalismo e noto per le sue posizioni socialiste libertarie.

Roger Waters, da sempre al fianco della Rivoluzione socialista bolivariana e che si oppone anche all'attacco illegale contro l'Iran, aveva definito il regime USA composto da “sciocchi bambini in un cortile di scuola”.

Nel frattempo, al Presidente Maduro e alla moglie, continuano ad essere negati i finanziamenti per l'assistenza legale, che dovrebbero arrivare dal governo del Venezuela, attualmente presieduto dalla Presidente facente funzioni Delcy Rodriguez, la quale ha più volte richiesto la liberazione del Presidente costituzionalmente eletto Maduro e di sua moglie Cilia.

Il Presidente Maduro e la first lady sono difesi dall'avvocato Barry J. Pollack, già difensore del giornalista libertario Julian Assange, fondatore di WikiLeaks.

Luca Bagatin

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domenica 24 settembre 2023

Il Presidente colombiano Gustavo Petro, come quello brasiliano Lula, chiede a Biden di liberare Assange. Articolo di Luca Bagatin

 
Nell'ambito del suo soggiorno a New York per partecipare all'Assemblea dell'ONU, il Presidente socialista della Colombia, Gustavo Petro, ha rilasciato un'intervista al network statunitense Democracy Now, redatta da Amy Goodman, chiedendo la libertà del giornalista libertario Julian Assange, detenuto da tempo negli USA.

Julián Assange è un giornalista, punto. Quello che faceva era lavoro giornalistico, punto. Ed è in carcere da molto tempo per il suo lavoro giornalistico”, ha dichiarato – fra le altre cose – il Presidente Petro.

Gustavo Petro si è unito alle richieste del suo omologo brasiliano, il Presidente socialista Luiz Inácio Lula da Silva, il quale, in sede ONU, aveva richiesto di preservare la libertà di stampa e, pertanto, la liberazione di Assange, il quale è in carcere dal 2010, dopo aver denunciato i possibili crimini di guerra statunitensi in Iraq e Afghanistan.

Assange dovrebbe essere libero e noi lo abbiamo chiesto. L'ho chiesto. Lula ne ha fatto una bandiera. L’Ecuador, quando aveva un Presidente progressista, lo tutelava. I suoi avvocati vengono a trovarci a volte, disperati”, ha affermato, altresì, il Presidente colombiano.

E ha sottolineato come furono i Padri Fondatori degli Stati Uniti d'America a fondare i principi del proprio Paese sulla libertà di stampa. In merito, il Presidente Petro, ha dichiarato: “È la più grande presa in giro della libertà di stampa, ed è stata messa in pratica dal Paese che ha costruito il concetto. Era durante il periodo della Rivoluzione Americana. Quelli che qui chiamano i Padri Fondatori, sono loro che hanno detto che ci deve essere una stampa indipendente dal potere, dai poteri costituiti. A quel tempo, questo era inteso come potere politico. Oggi parlerei anche dei poteri economici, perché la stampa ha ceduto agli interessi del potere economico. Ma se prendiamo questo concetto fondamentale degli Stati Uniti, ciò che stanno facendo con Assange lo contraddice, negando il loro stesso principio fondamentale. Lo stesso governo degli Stati Uniti lo sta facendo. E quindi è una contraddizione in termini. È una contraddizione, di per sé, come società”.

Gustavo Petro, eletto un anno fa in Colombia con il 50,42% dei voti al secondo turno, si è proposto quale leader socialista nel suo Paese per combattere disuguaglianza, povertà, espandere programmi sociali, aumentare le tasse ai più ricchi, combattere la dipendenza da combustibili fossili, lottare contro il narcotraffico, favorire i diritti delle donne e delle persone LGBT e riaprire le relazioni con il vicino Venezuela.

Luca Bagatin

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sabato 11 dicembre 2021

Julian Assange rischia l'estradizione negli USA. A rischio la libertà di espressione. Articolo di Luca Bagatin

Julian Assange, il giornalista libertario, fondatore di WikiLeaks, noto per aver fatto conoscere al mondo documenti segreti, mettendo a nudo gran parte delle nefandezze del mondo politico internazionale, rischia di essere estradato negli USA. Paese nel quale è accusato, per la sua attività giornalistica, di “spionaggio e pirateria informatica”, per aver contribuito a diffondere file riservati relativi, fra gli altri, ai crimini di guerra compiuti dagli Stati Uniti d'America, in Afghanistan e Iraq.

Accuse che costerebbero, ad Assange, una condanna a ben 175 anni di reclusione.

L'Alta Corte di Londra ha, infatti, ribaltato la sentenza di primo grado che negava l'estradizione di Assange, dalla Gran Bretagna agli USA.

Il ricorso presso l'Alta Corte, era stato depositato dal team di legali statunitensi, che si opponeva al divieto di estradizione, sulla base del rischio di suicidio legato al trattamento carcerario negli USA.

Un grave errore giudiziario”, ha affermato Stella Moris, compagna di Julian Assange, oltre che uno dei suoi legali, la quale ha aggiunto: “E' stato vergognoso e cinico prendere una decisione come questa nella giornata mondiale dei diritti umani” e si è chiesta: “Come può essere possibile estradare Julian nello stesso Paese che ha complottato per ucciderlo?”.

Il governo russo, attraverso la portavoce del Ministero degli Esteri, Maria Zakharova, parla di “Sentenza vergnogosa”, facendo presente che “Si tratta di un vergognoso verdetto nell'ambito di un caso politico contro un giornalista e attivista pubblico. E' un'altra manifestazione di una visione del mondo cannibale del tandem anglosassone” e Amnesty International parla apertamente di “Giustizia farsa”.

Mentre l'Italia si è rifiutata di considerare Assange un rifugiato politico, votando a maggioranza una risoluzione in questo senso, il governo socialista del Messico, presieduto da Andrés Manuel López Obrador, da tempo ha chiesto la sua liberazione e così il governo socialista cubano, che, attraverso il Ministro degli Esteri, Bruno Rodríguez, parla di “Vendetta degli USA contro Assange”, facendo presente che “Gli Stati Uniti si pongono come esempio contro chiunque ne denunci la condotta criminale” e ciò finisce per avere “gravi conseguenze per il giornalismo e la libertà di espressione”.

Luca Bagatin

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lunedì 4 gennaio 2021

Il Messico offre asilo politico a Julian Assange dopo il no all'estradizione negli USA. Articolo di Luca Bagatin

La giudice britannica Vanessa Baraister ha respinto la richiesta di Washington di estradare il giornalista, attivista e fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, negli USA.

Assange è accusato, negli USA, di “spionaggio e pirateria informatica”, per aver contribuito a diffondere file riservati relativi, fra gli altri, ai crimini di guerra compiuti dagli Stati Uniti, in Afghanistan e Iraq.

Accuse che sarebbero costate, ad Assange, una condanna a ben 175 anni di reclusione.

La giudice Baraister ha negato l'estradizione a seguito delle condizioni psicologiche dell'imputato, il quale sarebbe a “rischio suicidio”, secondo la giustizia britannica e quindi incompatibile con il rigido regime carcerario statunitense.

Già un anno fa il Relatore speciale sulla tortura alle Nazioni Unite, Nils Melzer, aveva espresso preoccupazione relativamente alla salute di Assange, esposto a “tortura psicologica continua o altro, trattamenti inumani o crudeli e degradanti”, ravvisando ciò dopo averlo visitato nel carcere britannico nel quale era detenuto.

Gli USA hanno - ad ogni modo - annunciato di voler ricorrere in appello.

Soddisfazione per la sentenza da parte del giornalista investigativo Glenn Greenwald, il quale fu in prima fila nella diffusione dei documenti segreti rivelati da WikiLeaks, pur non soddisfatto del fatto che la giudice “abbia sposato la maggior parte delle teorie d'accusa dei procuratori USA”.

Della stessa opinione la ONG statunitense Freedom of the Press Foundation, la quale ha dichiatato che “L'accusa contro Julian Assange è una delle minacce più pericolose alla libertà di stampa da decenni” aggiungendo che “Il verdetto rappresenta un enorme sollievo. Anche se la giudice non ha preso la sua decisione a tutela della libertà d’informazione, ma decretando essenzialmente il sistema carcerario USA troppo repressivo, si tratta comunque di un risultato che protegge i giornalisti”.

Sull'argomento era intervenuto anche l'ex bassista dei Pink Floyd Roger Waters, da sempre in prima linea a difesa delle libertà civili e i diritti sociali e da sempre promotore della liberazione di Assange. Roger Waters aveva dichiarato, poche ore prima della sentenza, che “Se lo estraderanno negli USA, per lui sarà finita. Il caso Assange è cruciale per la libertà di espressione, per il giornalismo e i diritti umani in generale. Assange, perseguitato negli anni, ha pubblicato quei documenti per farci capire quanti scomodi segreti ci nascondono i nostri governanti: altrimenti non avremmo mai saputo dei crimini americani in Iraq o Afghanistan” e ha proseguito affermando che “Ora gliela vogliono far pagare per le sue rivelazioni. Julian non ha rubato niente, non ha commesso alcun crimine. Mi pare di vivere quanto profetizzato da George Orwell: i “ministeri della verità”, dove si decide la narrativa del potere”.

Julian Assange, giornalista e programmatore australiano che si è sempre definito un libertario chypherpunk, fondò il sito web WikiLeaks nel 2006, allo scopo di pubblicare e far conoscere al mondo documenti segreti, mettendo a nudo gran parte delle nefandezze del mondo politico internazionale.

Per la sua attività investigativa fu accusato di spionaggio.

Nel 2012, il governo socialista ecuadoriano presieduto da Rafael Correa gli concesse asilo politico presso l'Ambasciata dell'Ecuador a Londra.

Lo status di rifugiato politico gli fu revocato nell'aprile 2019, allorquando il nuovo Presidente dell'Ecuador, Lenin Moreno (il quale, pur eletto nelle file socialiste, attuerà ben presto politiche liberali e filo statunitensi, rinnegando il suo stesso programma elettorale), decise di consegnarlo alla giustizia britannica.

Felicitazioni per la decisone del tribunale britannico di non estradare Assange negli USA, sono giunte anche dall'ex Presidente ecuadoriano Rafael Correa e – in particolare - dal Presidente socialista del Messico Andres Manuel Lopez Obrador, il quale vuole fare richiesta al governo britannico affinché Julian Assange venga rilasciato.

Obrador si è infatti detto disponibile a fornirgli asilo politico in Messico e sta già avviando le procedure in questo senso, attraverso il Segretario degli Affari Esteri.

Luca Bagatin

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sabato 29 febbraio 2020

Roger Waters, sincero democratico, socialista e libertario contro l'Impero USA

Sento una vera forza e del vero calore provenire da tutti voi in questo piccolo raduno. Ed è stato un grande onore camminare lungo Whitehall con tutti voi quindi vi ringrazio per avermi dato questa opportunità. Ci sono alcune persone alle quali mi vorrei rivolgere. Il primo, ovviamente, è Julian Assange stesso: un giornalista, un coraggioso raggio di luce nei posti oscuri dal quale le potenze vorrebbero che ci allontanassimo. Julian Assange, un nome che va scolpito con orgoglio in ogni monumento per il progresso umano. Julian è il motivo per il quale siamo qui oggi ma non è un progetto parrocchiale. Oggi noi siamo parte di un movimento globale che potrebbe essere l’inizio dell’illuminazione globale che questo fragile pianeta necessita così disperatamente.
Mentre ci incontriamo qui a Londra, oltre l’Atlantico, in Argentina, migliaia di donne stanno scendendo in piazza per chiedere la legalizzazione dell’aborto al presidente Fernandez.
Non è solo l’Argentina: quest’anno abbiamo visto grandi proteste scoppiate in tutto il mondo contro i regimi fascisti neoliberali in Cile, Libano, Colombia, Ecuador, Haiti, Francia e ora ovviamente anche in Bolivia che sta lottando contro la nuova dittatura militare imposta dagli USA. Dove noi vediamo il nome dell’Inghilterra allegato a quella nobile lista. Ci piace pensare che questo sia un paese libero, ma siamo davvero liberi?
Quando Julian Assange viene portato al buio nella minuscola pretura, all'interno della prigione di Belmash, ci sono così tanti posti occupati da anonimi colletti bianchi americani che sussurrano istruzioni all'orecchio attento del principale avvocato dell'accusa, James Lewis QC. Perché? Perché non viviamo in un paese libero. Viviamo in un canile glorificato e abbaiamo e scodinzoliamo al comando dei nostri signori e padroni dall'altra parte dell'oceano. A grande richiesta, oggi mi trovo qui, davanti alla madre del Parlamento, e lì la vedo arrossita in tutto il suo imbarazzo.
Ieri ho fatto un'intervista a Sky News per promuovere questo evento. Non c'era nessun collegamento visivo, quindi il mio unico contatto con la signora che mi ha fatto le domande è stato tramite un auricolare su un filo riccioluto. Ho imparato qualcosa sul dire la verità nella formulazione delle sue domande. Si è presentata a me come un Don Chisciotte impazzito; ogni domanda era densa di sbavature e insinuazioni e di false accuse con le quali i potenti hanno cercato di annerire il nome di Julian Assange. Ha fatto scattare la stanca ma ben preparata narrazione e poi l'ha interrotta costantemente quando le ho dato una risposta. Non so chi sia, può darsi che abbia buone intenzioni. Se così fosse, il mio consiglio per lei sarebbe di smettere di bere il kool-aid e se davvero gliene frega qualcosa della professione che ha scelto, porti il suo sedere dispiaciuto quaggiù e si unisca a noi!
Inghilterra, chiedo al nostro Primo Ministro, Boris Johnson, di dichiarare le sue vere intenzioni: sostiene lo spirito della Magna Carta, la democrazia, la libertà, il fair play, la parola e soprattutto la libertà di stampa? Se la risposta a questa domanda è sì, allora venga, signor Primo Ministro, sia il bulldog britannico che vuole far credere a tutti noi. Si opponga di fronte alla spacconeria dell'egemonia americana, annulli questo processo-spettacolo, questa farsa, questo tribunale fittizio. L'equità davanti alla corte è incontestabile! Julian Assange è un uomo innocente!
Non posso lasciare questo palco senza menzionare Chelsea Manning, che ha fornito parte del materiale che Julian ha pubblicato. Chelsea è stata in una prigione federale per un anno, incarcerata dagli americani per aver rifiutato per principio di testimoniare davanti a una giuria appositamente convocata contro Julian Assange. Un grande coraggio! Le stanno anche facendo una multa di 1.000 dollari al giorno dall'altra parte dell'oceano, il tuo, Chelsea è un altro nome da scolpire nell'orgoglio. Una vera eroina. Anche quello di Daniel Hale è un nome da scolpire nell'orgoglio. Chi di noi non ha mai compromesso la propria libertà nella causa della libertà stessa, chi non ha mai preso in mano la torcia accesa e l'ha tenuta tremante per i crimini dei suoi superiori, non può che immaginarsi il coraggio straordinario di chi invece l'ha fatto.
E quando e se l'Impero americano verrà a prendere Assange, a distruggerlo, a bloccarlo come monito per spaventare i futuri giornalisti, noi li guarderemo negli occhi e determinati, con un’unica voce gli diremo “dovrete passare sopra i nostri cadaveri!”.

Roger Waters