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sabato 11 dicembre 2021

Julian Assange rischia l'estradizione negli USA. A rischio la libertà di espressione. Articolo di Luca Bagatin

Julian Assange, il giornalista libertario, fondatore di WikiLeaks, noto per aver fatto conoscere al mondo documenti segreti, mettendo a nudo gran parte delle nefandezze del mondo politico internazionale, rischia di essere estradato negli USA. Paese nel quale è accusato, per la sua attività giornalistica, di “spionaggio e pirateria informatica”, per aver contribuito a diffondere file riservati relativi, fra gli altri, ai crimini di guerra compiuti dagli Stati Uniti d'America, in Afghanistan e Iraq.

Accuse che costerebbero, ad Assange, una condanna a ben 175 anni di reclusione.

L'Alta Corte di Londra ha, infatti, ribaltato la sentenza di primo grado che negava l'estradizione di Assange, dalla Gran Bretagna agli USA.

Il ricorso presso l'Alta Corte, era stato depositato dal team di legali statunitensi, che si opponeva al divieto di estradizione, sulla base del rischio di suicidio legato al trattamento carcerario negli USA.

Un grave errore giudiziario”, ha affermato Stella Moris, compagna di Julian Assange, oltre che uno dei suoi legali, la quale ha aggiunto: “E' stato vergognoso e cinico prendere una decisione come questa nella giornata mondiale dei diritti umani” e si è chiesta: “Come può essere possibile estradare Julian nello stesso Paese che ha complottato per ucciderlo?”.

Il governo russo, attraverso la portavoce del Ministero degli Esteri, Maria Zakharova, parla di “Sentenza vergnogosa”, facendo presente che “Si tratta di un vergognoso verdetto nell'ambito di un caso politico contro un giornalista e attivista pubblico. E' un'altra manifestazione di una visione del mondo cannibale del tandem anglosassone” e Amnesty International parla apertamente di “Giustizia farsa”.

Mentre l'Italia si è rifiutata di considerare Assange un rifugiato politico, votando a maggioranza una risoluzione in questo senso, il governo socialista del Messico, presieduto da Andrés Manuel López Obrador, da tempo ha chiesto la sua liberazione e così il governo socialista cubano, che, attraverso il Ministro degli Esteri, Bruno Rodríguez, parla di “Vendetta degli USA contro Assange”, facendo presente che “Gli Stati Uniti si pongono come esempio contro chiunque ne denunci la condotta criminale” e ciò finisce per avere “gravi conseguenze per il giornalismo e la libertà di espressione”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

lunedì 4 gennaio 2021

Il Messico offre asilo politico a Julian Assange dopo il no all'estradizione negli USA. Articolo di Luca Bagatin

La giudice britannica Vanessa Baraister ha respinto la richiesta di Washington di estradare il giornalista, attivista e fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, negli USA.

Assange è accusato, negli USA, di “spionaggio e pirateria informatica”, per aver contribuito a diffondere file riservati relativi, fra gli altri, ai crimini di guerra compiuti dagli Stati Uniti, in Afghanistan e Iraq.

Accuse che sarebbero costate, ad Assange, una condanna a ben 175 anni di reclusione.

La giudice Baraister ha negato l'estradizione a seguito delle condizioni psicologiche dell'imputato, il quale sarebbe a “rischio suicidio”, secondo la giustizia britannica e quindi incompatibile con il rigido regime carcerario statunitense.

Già un anno fa il Relatore speciale sulla tortura alle Nazioni Unite, Nils Melzer, aveva espresso preoccupazione relativamente alla salute di Assange, esposto a “tortura psicologica continua o altro, trattamenti inumani o crudeli e degradanti”, ravvisando ciò dopo averlo visitato nel carcere britannico nel quale era detenuto.

Gli USA hanno - ad ogni modo - annunciato di voler ricorrere in appello.

Soddisfazione per la sentenza da parte del giornalista investigativo Glenn Greenwald, il quale fu in prima fila nella diffusione dei documenti segreti rivelati da WikiLeaks, pur non soddisfatto del fatto che la giudice “abbia sposato la maggior parte delle teorie d'accusa dei procuratori USA”.

Della stessa opinione la ONG statunitense Freedom of the Press Foundation, la quale ha dichiatato che “L'accusa contro Julian Assange è una delle minacce più pericolose alla libertà di stampa da decenni” aggiungendo che “Il verdetto rappresenta un enorme sollievo. Anche se la giudice non ha preso la sua decisione a tutela della libertà d’informazione, ma decretando essenzialmente il sistema carcerario USA troppo repressivo, si tratta comunque di un risultato che protegge i giornalisti”.

Sull'argomento era intervenuto anche l'ex bassista dei Pink Floyd Roger Waters, da sempre in prima linea a difesa delle libertà civili e i diritti sociali e da sempre promotore della liberazione di Assange. Roger Waters aveva dichiarato, poche ore prima della sentenza, che “Se lo estraderanno negli USA, per lui sarà finita. Il caso Assange è cruciale per la libertà di espressione, per il giornalismo e i diritti umani in generale. Assange, perseguitato negli anni, ha pubblicato quei documenti per farci capire quanti scomodi segreti ci nascondono i nostri governanti: altrimenti non avremmo mai saputo dei crimini americani in Iraq o Afghanistan” e ha proseguito affermando che “Ora gliela vogliono far pagare per le sue rivelazioni. Julian non ha rubato niente, non ha commesso alcun crimine. Mi pare di vivere quanto profetizzato da George Orwell: i “ministeri della verità”, dove si decide la narrativa del potere”.

Julian Assange, giornalista e programmatore australiano che si è sempre definito un libertario chypherpunk, fondò il sito web WikiLeaks nel 2006, allo scopo di pubblicare e far conoscere al mondo documenti segreti, mettendo a nudo gran parte delle nefandezze del mondo politico internazionale.

Per la sua attività investigativa fu accusato di spionaggio.

Nel 2012, il governo socialista ecuadoriano presieduto da Rafael Correa gli concesse asilo politico presso l'Ambasciata dell'Ecuador a Londra.

Lo status di rifugiato politico gli fu revocato nell'aprile 2019, allorquando il nuovo Presidente dell'Ecuador, Lenin Moreno (il quale, pur eletto nelle file socialiste, attuerà ben presto politiche liberali e filo statunitensi, rinnegando il suo stesso programma elettorale), decise di consegnarlo alla giustizia britannica.

Felicitazioni per la decisone del tribunale britannico di non estradare Assange negli USA, sono giunte anche dall'ex Presidente ecuadoriano Rafael Correa e – in particolare - dal Presidente socialista del Messico Andres Manuel Lopez Obrador, il quale vuole fare richiesta al governo britannico affinché Julian Assange venga rilasciato.

Obrador si è infatti detto disponibile a fornirgli asilo politico in Messico e sta già avviando le procedure in questo senso, attraverso il Segretario degli Affari Esteri.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

sabato 4 gennaio 2020

Il Presidente socialista del Messico Obrador chiede la liberazione di Assange. Articolo di Luca Bagatin

Julian Assange, fondatore di Wikileaks, è da mesi detenuto a Londra, nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh, con accuse che vanno dal presunto terrorismo alla presunta violazione della legge sullo spionaggio. Assange, per aver rivelato al mondo i piani segreti dei potenti del Pianeta, rischia di morire in carcere, in attesa, peraltro, di essere estradato negli USA, dove deve affrontare ben 18 capi d'accusa. Il Relatore speciale sulla tortura alle Nazioni Unite, Nils Melzer, aveva di recente espresso preoccupazione relativamente alla salute di Assange, esposto a “tortura psicologica continua o altro, trattamenti inumani o crudeli e degradanti”, ravvisando ciò dopo averlo visitato in carcere.
Di fronte a questa palese violazione dei diritti umani, si è levata ieri – in conferenza stampa - la voce del Presidente socialista del Messico, Andrés Manuel López Obrador, il quale ha dichiarato: “Speriamo che venga preso in considerazione e rilasciato e non torturato”, dichiarando che la sua liberazione sarebbe “una causa molto giusta per i diritti umani del mondo”. Obrador ha espresso solidarietà anche sull'attività di Wikileaks nel rivelare quello che egli ha definito “sistema mondiale nella sua natura autoritaria”.
Ancora una volta è dall'America Latina socialista che proviene una richiesta di rispetto dei diritti civili e umani, verso un mondo più libero e giusto. Aspetti che, nel mondo liberal-capitalista e cosiddetto “opulento”, sembrano ormai da tempo dimenticati, se non addirittura calpestati.

Luca Bagatin

venerdì 19 aprile 2019

Ecuador. Nuove persecuzioni politico-giudiziarie contro esponenti socialisti. E' la volta dell'ex Ministro Patino. Articolo di Luca Bagatin

L'Ecuador sta tornando indietro di decenni. Sta tornando ai tempi nei quali era suddito degli USA e preda delle oligarchie economiche e di politici corrotti.
L'attuale Presidente dell'Ecuador, Lenin Moreno, una volta eletto nel maggio 2017 con i voti socialisti quale successore dell'ex Presidente Rafael Correa (di cui fu Vicepresidente), ha tradito da tempo i suoi elettori e il suo mandato. Ha via via distrutto ogni conquista sociale, civile e civica della “Revolucion Ciudadana” (Rivoluzione Cittadina) e fatto arrestare – pochi mesi dopo la sua elezione - prima il suo Vice, Jorge Glas, con un'accusa di corruzione ancora tutta da provare (e che è ancora in carcere, in precarie condizioni di salute) e oggi vuole far arrestare l'ex Ministro degli Esteri di Correa, Ricardo Patiño, colui il quale rinegoziò il debito pubblico con l'estero; diede priorità allo sviluppo umano; fece espellere l'Ambasciatrice USA e diede asilo politico all'attivista libertario Julian Assange nell'Ambasciata dell'Ecuador di Londra.
Quel Julian Assange la cui protezione è stata tolta proprio da Lenin Moreno di recente. Forse perché, come riportato dal “The Guardian”, WikiLeaks potrebbe essere sospettato di collegamento con un sito web anonimo che ha accusato il fratello di Moreno di aver aperto delle società offshore. La medesima accusa che peraltro ha mosso, su Twitter, anche l'ex Presidente Rafael Correa a Moreno stesso.
Ad ogni modo, oggi è il turno di Ricardo Patiño. Accusato di istigazione alla protesta contro il governo, unicamente in quanto ha invitato, durante una riunione del partito “Revolucion Ciudadana” - il nuovo partito socialista dei sostenitori dell'ex Presidente Correa - a protestare contro Lenin Moreno.
Patiño, durante una intervista rilasciata a teleSur, ha parlato di “chiarissima persecuzione politica” e ha sostenuto che “le autorità vogliano liquidare il correismo”, utilizzando la giustizia a questo scopo. Questo ricorda peraltro molto il periodo della tangentopoli italiana e l'accanimento contro il socialista Bettino Craxi, ma anche le accuse di corruzione mosse ai socialisti Lula e a Dilma Roussef in Brasile e alla peronista Cristina Kirchner. Ovvero a tutti coloro i quali non si erano allineati al verbo liberal capitalista a guida USA e hanno attuato politiche in favore delle classi più povere e indigenti.
Nell'intervista, Patiño ha proseguito affermando: “Quando governavamo abbiamo colpito gli interessi dei più ricchi, abbiamo distribuito la ricchezza in forma adeguata e questo non lo hanno sopportato. Si vendicano aggredendoci. Lo Stato agisce in funzione della vendetta e non della giustizia”.
Su Patiño pende inoltre un'altra accusa, che sembra ormai “di moda”, ovvero quella di essere in combutta con fantomatici “hacker russi e svedesi” attraverso i quali avrebbe tentato, nientemeno, di destabilizzare il governo di Lenin Moreno (sic !).
Patiño ha ricordato che la sua lotta è “per le strade” e non certo attraverso fantomatici hacker.
Il giudice Flavio Palomo ha emesso un ordine di detenzione preventiva contro l'ex Ministro degli Esteri Patiño per il presunto reato di istigazione alla protesta.
Patiño si è a sua volta rifugiato in Perù al fine di sfuggire alla persecuzione politica, operata da un governo che ha tradito completamente ogni ideale socialista.

Luca Bagatin