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lunedì 8 febbraio 2021

Presidenzali in Ecuador. Il socialista Arauz in testa. Andrà al ballottaggio con l'anticapitalista indigenista Yaku Perez. Articolo di Luca Bagatin

Si andrà al ballottaggio l'11 aprile, ma Andres Arauz, classe 1985, candidato della coalizione socialista correista Movimento Unione Nazionale per la Speranza (costituita dai partiti “Rivoluzione Cittadina” (socialista) e “Centro Democratico” (centrosinistra)), è decisamente in testa, con il 32,19% dei consensi, alle elezioni presidenziali che si sono tenute il 7 febbraio scorso in Ecuador.

Per la legge elettorale ecuadoriana, è eletto Presidente colui il quale superi il 50% dei voti, oppure il 40%, ma distacchi il secondo candidato di dieci punti.

Al secondo posto Yaku Perez, candidato indigenista, sostenuto dal partito Pachakutik, socialista, anticapitalista e ambientalista, sostenitore dei diritti degli indigeni, che ha raccolto il 19.81% dei voti, superando inaspettatamente il candidato liberale di centrodestra Guillermo Lasso, imprenditore e banchiere, che ha raccolto il 19,6% dei voti.

Ultimo fra i candidati principali, l'imprenditore Xavier Hervas, candidato della Sinistra Democratica, fermo al 16,01%.

Queste elezioni presidenziali segnano una svolta per l'Ecuador, dopo la rinuncia del Presidente Lenin Moreno di ricandidarsi.

Lenin Moreno, eletto nelle file socialiste correiste, una volta divenuto Presidente, tradì in pochi mesi il suo stesso programma elettorale, intraprendendo politiche liberali di flessibilità del codice del lavoro, riduzione della spesa pubblica e misure in favore delle grandi imprese, oltre che amnistiando gli evarosi fiscali e iniziando a indebitare il Paese con il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.

Oltre a ciò, si dovrà a Moreno la destituzione del suo Vicepresidente Jorge Glas e la sua incarcerazione con la mai provata accusa di corruzione. La medesima accusa aveva colpito l'ex Presidente Rafael Correa, costretto a chiedere asilo politico al Belgio.

Sempre Lenin Moreno sarà l'artefice della consegna di Julian Assange – protetto dall'Ambasciata dell'Ecuador a Londra, per volontà dell'ex Presidente Correa - al governo britannico.

Gli elettori ecuadoriani hanno dato un segnale forte nelle urne, premiando il candidato sostenuto da Rafael Correa e facendolo concorrere, al secondo turno, con il candidato socialista anticapitalista, ambientalista e indigenista Yaku Perez (critico nei confronti della fazione di Correa, in particolare per l'eccessivo sfruttamento del sottosuolo).

Andres Arauz, il cui Vicepresidente, qualora fosse eletto al ballottaggio, sarebbe il celebre giornalista Carlos Rabascall, è il più giovane candidato ecuadoriano alla presidenza. Già Ministro del Patrimonio e della Cultura sotto la presidenza di Correa, nel 2017, è economista ed ex direttore generale della Banca Centrale dell'Ecuador.

Una sua vittoria, molto probabilmente, favorirebbe il rientro il patria di Rafael Correa e una amnistia per Jorge Glas, oltre che il ripristino di quei diritti sociali e economici, negati da Lenin Moreno e un riavvicinamento dell'Ecuador ai Paesi socialisti dell'America Latina, da Cuba al Venezuela, dalla Bolivia all'Argentina e un rafforzamento della partnership economica con Cina e Russia.

Luca Bagatin

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sabato 3 ottobre 2020

In Ecuador e Bolivia si avvicinano le elezioni. I socialisti in testa. Articolo di Luca Bagatin

 

Alle elezioni presidenziali ecuadoriane del 7 febbraio 2021, Rafael Correa, ex Presidente socialista, non potrà essere candidato alla vicepresidenza.

Lo ha reso noto il tribunale nazionale dell'Ecuador, che ha confermato la sentenza di corruzione, sebbene mai provata, contro di lui, impendendogli la candidatura.

La coalizione che sostiene, ovvero il Movimento Unione Nazionale per la Speranza” (costituita dai partiti “Rivoluzione Cittadina” (socialista) e “Centro Democratico” (centrosinistra)) va avanti comunque. Forte anche del sostegno dei sondaggi, che la danno in testa.

Candida infatti Andres Arauz, classe 1985, già Ministro del Patrimonio e della Cultura sotto la presidenza di Correa, nel 2017. Economista e ex direttore generale della Banca Centrale dell'Ecuador.

Alla vicepresidenza, a sostituire Correa, ci sarà il celebre giornalista e professionista della comunicazione Carlos Rabascall. Persona particolarmente sensibile alle questioni legate al sociale, allo sviluppo locale e territoriale, all'economia popolare e all'inclusione nel mondo del lavoro delle persone disabili.

Numerosissimi i candidati in lizza alla competizione elettorale: Guilermo Celi, candidato sostenuto dal Presidente Lenin Moreno e candidato del partito liberale “Società Unita più Azione (SUMA); Lucio Gutierrez, candidato nazionalista di destra con il partito “Società Patriottica”; Cesar Montufar Macheno del partito centrista “Movimento Concertazione”; Ferdando Balda sarà il candidato di “Libertà è Popolo” (partito di Gary Moreno, fratello del Presidente in carica, Lenin Moreno); Paul Carrasco, candidato del partito di sinistra “Insieme possiamo”; Abdalá Bucaram, candidato del partito di centrodestra “Forza Ecuador”; Isidoro Romero per il partito di centrosinistra “Avanza”; Guillermo Lasso per il partito liberale “Credo”; Yaku Perez, candidato indigenista per il partito “Pachakutik”, anticapitalista, indigenista e socialista, ma da sempre fortemente critico con la Presidenza di Correa. Possibile anche la candidatura dell'imprenditore Otto Sonnenholzner, vicepresidente di Lenin Moreno.

Arauz promette un programma che impedisca che l'Ecuador torni nelle mani dei neoliberali e degli oligarchi filo statunitensi e che la Rivoluzione Cittadina portata avanti dal 2007 da Correa venga spazzata via.

Situazione molto simile in Bolivia, ove, dopo il golpe bianco liberal-conservatore che ha cacciato dal Paese il Presidente legittimamente eletto, Evo Morales, ha visto precipitare la situazione sociale e economica.

L'autoproclamatasi Presidente Jeanine Anez - una Juan Guaidò al femminile - ha infatti riportato indietro il Paese di decenni, generando tensioni in tutto il Paese.

In caduta libera nei sondaggi, la Anez ha deciso di ritirare la sua candidatura dalle elezioni presidenziali, previste il 18 ottobre prossimo.

L'obiettivo della Anez è compattare il fronte anti-socialista, visto che il candidato socialista di Evo Morales, Luis Arce, anche'egli economista come l'ecuadoriano Arauz, è da tempo in testa in tutti i sondaggi con il 44,4%. A seguire il candidato di centrosinistra liberale Carlos Mesa, con il 34% e al terzo posto l'estremista di destra e fondamentalista religioso – molto attivo durante il golpe contro Morales, assieme alla Anez - Fernando Camacho, con il 15,2%.

Luca Bagatin

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domenica 23 agosto 2020

Ecuador. Dopo l'esilio forzato, l'ex Presidente socialista Rafael Correa è candidato alla vicepresidenza. Articolo di Luca Bagatin

All'inizio di questo mese, l'ex Presidente socialista dell'Ecuador, Rafael Correa, rifugiato politico in Belgio, ha incassato il rifiuto da parte dell'Interpol di essere arrestato, come richiesto dal governo ecuadoriano, con l'accusa – mai provata – di “corruzione aggravata”.
Correa fu condannato a 8 anni di carcere, ma è chiaro che le accuse fossero funzionali ad evitare la sua ricandidatura alle elezioni, che in Ecuador si terranno il 7 febbraio 2021.
L'Interpol ha riconosciuto che, quella contro Correa, è un caso di persecuzione politica da parte del governo liberale presieduto da Lenin Moreno (definito da Correa “un corrotto, il più grande traditore della storia dell'Ecuador e dell'America Latina”, essendo peraltro stato, in passato, suo vicepresidente).
E' di pochi giorni fa l'annuncio che Correa si presenterà ad ogni modo alle elezioni di febbraio in qualità di vicepresidente, con candidato Presidente il giovane Andres Arauz, sostenuti dalla coalizione “Movimento Unione Nazionale per la Speranza”, costituita dai partiti “Rivoluzione Cittadina” (socialista) e “Centro Democratico” (centrosinistra).
Andres Arauz, classe 1985, fu Ministro del Patrimonio e della Cultura sotto la presidenza di Correa, nel 2017. E' economista e nel 2009 fu direttore generale della Banca Centrale dell'Ecuador e, durante la Presidenza Correa, ha ricoperto importanti incarichi all'interno dell'Amministrazione.
E' inoltre componente del Consiglio esecutivo di “Progressive International”, un'organizzazione di politici, pensatori, accademici e attivisti di ispirazione progressista e socialista.
Numerosi gli altri candidati alle elezioni, i quali saranno: Guilermo Celi, candidato sostenuto dal Presidente Lenin Moreno e candidato del partito liberale “Società Unita più Azione (SUMA); Lucio Gutierrez, candidato nazionalista di destra con il partito “Società Patriottica”; Cesar Montufar Macheno del partito centrista “Movimento Concertazione”; Ferdando Balda sarà il candidato di “Libertà è Popolo” (partito di Gary Moreno, fratello del Presidente in carica, Lenin Moreno); Paul Carrasco, candidato del partito di sinistra “Insieme possiamo”; Abdalá Bucaram, candidato del partito di centrodestra “Forza Ecuador”; Isidoro Romero per il partito di centrosinistra “Avanza”; Guillermo Lasso per il partito liberale “Credo”; Yaku Perez, candidato indigenista per il partito “Pachakutik”, anticapitalista, indigenista e socialista, ma da sempre fortemente critico con la Presidenza di Correa. Possibile anche la candidatura dell'imprenditore Otto Sonnenholzner, vicepresidente di Lenin Moreno.
Ad oggi la coalizione di Arauz e Correa gode del maggior consenso popolare e, probabilmente per questo, vi sono stati ripetuti tentativi di negare loro la partecipazione alle elezioni.
I governi presieduti da Rafael Correa, dal 2007 al 2017, erano riusciti a liberare il Paese dalla nefasta infuenza del Fondo Monetario Internazionale, oltre che a ridurre drasticamente povertà e analfabetismo. Attraverso il sistema economico socialista e indigenista definito “Buen Vivir”, sono peraltro riusciti a introdurre il diritto all'istruzione e alla sanità pubblica e gratuita per tutti, oltre che i diritti di cittadinanza e il riconoscimento delle unioni di fatto.
Oltre a ciò, va ricordato che fu grazie a Correa se al giornalista e attivista libertario Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, fu concessa l'immuntà diplomatica, garantendogli ospitalità presso l'Ambasciata ecuadoriana di Londra. E ciò per sette anni, sino a che il Presidente Lenin Moreno decise di consegnarlo alle autorità britanniche per farlo arrestare. Al punto che, ancora oggi, Assange, vessa in condizioni disumane nelle carceri di Sua Maestà Britannica.
Il 7 febbraio 2021 deciderà, dunque, le sorti dell'Ecuador. Un Paese che, con Lenin Moreno, ha visto distruggere tutto quanto era stato costruito nei dieci anni precedenti.

Luca Bagatin

martedì 4 agosto 2020

L'Interpol si rifiuta di arrestare l'ex Presidente dell'Ecuador Rafael Correa. Articolo di Luca Bagatin

Nell'aprile scorso, l'ex Presidente socialista dell'Ecuador, Rafael Correa – rifugiato politico in Belgio dal 2017 - fu condannato a 8 anni di reclusione per presunta “corruzione aggravata”, in concorso con il suo già Vicepresidente Jorge Glas, che dal 4 ottobre 2017 sconta una condanna in carcere, nonostante le sue precarie condizioni di salute e le numerose irregolarità nel processo.

Secondo i giudici, Correa, dal 2012 al 2016, si sarebbe reso colpevole di finanziamento illecito al suo partito, in cambio di tangenti per agevolare imprenditori ecuadoriani.

Oltre a ciò, sarebbe stato impedito a Correa e ai suoi sostenitori, di partecipare alle elezioni politiche, per 25 anni.

E' di pochi giorni fa la notizia che l'Interpol, ovvero l'Organizzazione internazionale della polizia criminale, ha rifiutato la richiesta di arresto da parte dell'attuale governo liberale dell'Ecuador, disposta contro Correa.

L'Interpol riconosce che quella contro Correa è una persecuzione politica, che viola i diritti umani e, come tale, rifiuta ogni richiesta di arresto e estradizione pretese dal governo ecuadoriano, presieduto da Lenin Moreno. Quel Lenin Moreno, che, sino al suo definitivo voltafaccia e al suo abbraccio delle politiche neoliberali, militava nello stesso partito di Correa e ne fu peraltro vicepresidente dal 2006 al 2013.

Nei giorni scorsi, il Trubinale per le controversie elettorali, ha peraltro annullato la decisione del Consiglio elettorale nazionale di sospendere quattro formazioni politiche, fra cui quella a sostegno dell'ex Presidente Rafael Correa.

Il suo partito di ispirazione socialista, dunque, potrà concorrere regolarmente alle prossime elezioni.

La decisione è stata accolta con entusiasmo dall'ex Presidente Correa, il quale, su Twitter, ha esclamato: “Finalmente ! Un giudice elettorale fa ciò che è necessario”.

La vicenda dell'ex Presidente Correa, che ha governato l'Ecuador dal 2007 al 2016, con ottimi risultati economico-sociali, rientra nella strategia di liquidazione per via giudiziaria del socialismo democratico in America Latina. Vicenda che vide coinvolto l'ex Presidente socialista del Brasile Lula, l'ex Presidentessa peronista dell'Argentina Kirchner e vede coinvolto l'ex Presidente socialista della Bolivia Evo Morales. E, per molti versi, sembra avere delle assonanze con quanto accaduto in Italia nel periodo di quella che Bettino Craxi definì “falsa rivoluzione di Tangentopoli”.

I nodi, ad ogni modo, sembrano comunque sempre venire al pettine.

Luca Bagatin

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mercoledì 8 aprile 2020

Ecuador. Ex Premier Rafael Correa condannato per presunta corruzione. Continuano le persecuzioni giudiziarie contro il socialismo. Articolo di Luca Bagatin

La liquidazione per via giudiziaria del socialismo democratico e autentico non ha colpito solo l'Italia negli Anni '90, con quella che Bettino Craxi definì “falsa rivoluzione di Tangentopoli”, il Brasile di Lula, l'Argentina di Cristina Kirchner, la Bolivia di Morales, ma da tempo anche l'Ecuador guidato – sino al 2017 - dall'economista socialista Rafael Correa.
Rafael Correa, già Presidente dell'Ecuador dal 2007 al 2017, è stato infatti condannato a 8 anni di reclusione per presunta “corruzione aggravata”, in concorso con il suo già Vicepresidente Jorge Glas, che dal 4 ottobre 2017 sconta una condanna in carcere, nonostante le sue precarie condizioni di salute e le numerose irregolarità nel processo.
Secondo i giudici che hanno emesso la condanna, Iván León, Marco Rodríguez e Iván Saquicela, l'ex Premier ecuadoriano sarebbe colpevole di “corruzione aggravata” - dal 2012 al 2016 - per finanziamento al suo partito, Alianza Pais, in cambio di tangenti per agevolare impreditori ecuadoriani.
Oltre alla condanna a 8 anni, a Correa sarebbe impedito di partecipare ad elezioni politiche in Ecuador per 25 anni.
Correa, che da alcuni anni è rifugiato in Belgio quale esule politico, ha dichiarato: “Non imparano dalla storia. Non hanno capito nulla di Lula, Cristina, Evo. Certo, con questa persecuzione hanno fatto un danno a breve termine ! Ma a lungo termine ci rendono solo invincibili. Non saranno in grado di cambiare il corso della storia. Resisteremo e vinceremo !”, annunciando che intenderà portare il suo caso davanti ai tribunali internazionali, sicuro di vincere.
Correa punta il dito ancora una volta contro l'attuale Presidente dell'Ecuador, Lenin Moreno che – eletto nelle liste di Alianza Pais – ha tradito il suo mandato elettorale portando il partito su posizioni liberal capitaliste, distuggendo ogni conquista sociale precedente e avviando una persecuzione politica e giudiziaria contro i suoi ex compagni di partito: da Correa a Jorge Glas, sino a Ricardo Patiño, ex Ministro degli Esteri di Correa. Quest'ultimo è infatti esule in Perù, nel momento in cui fu emessa contro di lui una sentenza per “istigazione alla protesta”, dopo che invitò “Revolucion Ciudadana”, ovvero il nuovo partito socialista costituito da ex sostenitori di Correa, a schierarsi contro il governo di Lenin Moreno.
E proprio Patiño, dal suo account Twitter, a seguito della condanna di Correa e della crisi che l'Ecuador sta vivendo, aggravata dall'emergenza Covid 19, ha scritto: “L'Ecuador sta attraversando una crisi umanitaria senza precedenti. Tuttavia, la persecuzione non si ferma poiché temono che Rafael Correa e la ‘revolución ciudadana’ vincano nuovamente nelle urne. Basta con gli abusi”.
L'Ecuador, oltre ad essere in piena crisi sanitaria (con morti lasciati addirittura in strada), avendo distrutto ogni conquista sanitaria, sociale e civile raggiunta negli anni precedenti, fu preda di violente proteste antigovernative nei mesi scorsi, dopo che il governo di Moreno varò un piano di austerità imposto dal Fondo Monetario Internazionale in cambio di un credito di 4,2 miliardi di dollari.
I governi di Rafael Correa, in dieci anni, non solo erano riusciti a liberarsi dalla nefasta influenza del Fondo Monetario Internazionale, ma avevano drasticamente ridotto povertà, sottosviluppo e analfabetismo, avviando un sistema economico-sociale definito “Buen Vivir”, comunitario e ispirato alla vita semplice tipica dei popoli andini indigeni. Correa era inoltre riuscito ad approvare una riforma costituzionale inclusiva, che prevedeva – fra le altre cose - il diritto all'istruzione ed alla sanità pubblica e gratuita per tutti, i diritti di cittadinanza, il riconoscimento delle unioni di fatto.
Oltre a ciò – aspetto tutt'altro che da sottovalutare - fu grazie a Correa se a Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, fu concessa l'immunità diplomatica, garantendogli ospitalità presso l'Ambasciata ecuadoriana di Londra, per sette anni, sino a che il Presidente Lenin Moreno non decise di consegnarlo alle autorità britanniche.
L'Ecuador fa quindi ulteriori passi indietro. La persecuzione giudiziaria e dei poteri liberal capitalisti internazionali, contro il socialismo e le sue conquiste, avanzano drammaticamente.

Luca Bagatin

lunedì 14 ottobre 2019

In Ecuador ritirato il decreto con le misure di austerità. Vittoria del popolo contro il governo liberal-autoritario !

A seguito dei numerosi giorni di protesta popolare in Ecuador e l'occupazione del Parlamento, il Presidente Lenin Moreno ha ritirato il decreto 883 contenente le misure di austerità imposte dal Fondo Monetario Internazionale (che comprendevano: l'aumento del prezzo del carburante di oltre il 100%, l'aumento del prezzo di beni e servizi; la riduzione delle ferie pagate da 30 a 15 giorni; una riduzione del 20% dello stipendio per i dipendenti pubblici; un piano di privatizzazioni e una diminuzione dei contributi pensionistici a fronte di una conseguente riduzione delle pensioni).
Nei prossimi giorni sarà creata una commissione composta di rappresentanti dei gruppi sociali e del governo, al fine di concordare nuove misure in materia di politica economica. 
Una vittoria popolare e democratica, che segna un primo passo per la cacciata del governo liberal-autoritario di Moreno, non dissimile da quello francese di Macron.

Luca Bagatin


venerdì 4 ottobre 2019

Ecuador in rivolta a causa delle misure di austerità. Articolo di Luca Bagatin

Scontri in Ecuador, a seguito delle misure che il governo di Lenin Moreno ha imposto alla popolazione, conseguenza delle richieste del Fondo Monetario Nazionale, in cambio di un credito di 4,2 miliardi di dollari.
Le misure di austerità e di macelleria sociale prevedono: l'aumento del prezzo del carburante di oltre il 100%, l'aumento del prezzo di beni e servizi; la riduzione delle ferie pagate da 30 a 15 giorni; una riduzione del 20% dello stipendio per i dipendenti pubblici; un piano di privatizzazioni e una diminuzione dei contributi pensionistici a fronte di una conseguente riduzione delle pensioni.
Da tempo il governo di Moreno ha tradito il suo mandato con gli elettori, quando fu eletto nelle file socialiste e fu sostenuto dall'ex Presidente Rafael Correa, per poi, qualche mese dopo, sostenere politiche antisociali, antisocialiste e fortemente liberali.
Moreno ha disconosciuto così tutto il lavoro del suo predecessore Rafael Correa, così come ha disconosciuto prima il suo Vicepremier, Jorge Glas, accusandolo e facendolo incriminare ingiustamente per corruzione (e per questo ancora in carcere) e successivamente, nell'aprile 2019, accusando l'ex Ministro socialista di Correa – Ricardo Patino – di istigazione alla protesta e pertanto costringendolo ad emigrare in Perù, come rifugiato politico.
L'Ecuador, da quando Moreno è in carica ed ha traghettato il partito Alianza Pais – prima socialista – su posizioni liberali e autoritarie, ha drasticamente peggiorato la sua situazione sociale ed economica, sino alle proteste di questi giorni.
Con Rafael Correa, eletto nel 2007, il Paese aveva dato il via alla famosa “Revolucion Ciudadana”, ovvero la “rivoluzione cittadina”, democratica e civile, che portò il Paese a rinegoziare il debito con l'estero, a ridurre l'influenza straniera (in particolare quella dei rapaci USA), a ridurre la povertà, l'analfabetismo e, con una nuova Costituzione, a permettere l'inclusione nella vita politica dei cittadini.
Correa, già brillante economista, sulla spinta del Socialismo del XXI Secolo promosso da Hugo Chavez, Evo Morales e Nestor Kirchner, introdusse il modello economico del Buen Vivir ecuadoriano, ovvero un modello di sviluppo ispirato al “buon vivere” dei popoli andini indigeni. Un modello sociale alternativo rispetto al modello edonista e competitivo liberale precedente, il quale garantiva ricchezza a pochi oligarchi.
Con la Rivoluzione Cittadina di Correa, l'Ecuador si era dunque liberato da secoli di sfruttamento coloniale, dalle successive dittature militari e dalle pseudo democrazie corrotte amiche degli USA e del Fondo Monetario Internazionale.
Con Lenin Moreno ed il suo tradimento politico e sociale, ecco che il Paese sta tornando drasticamente indietro.
L'Ecuador rischia infatti di diventare una nuova Argentina liberale di Macri. Dove a pagare il prezzo dell'indebitamento con il Fondo Monetario Internazionale e le sue perverse politiche è, ancora una volta, la popolazione.
Lenin Moreno dichiara lo stato di emergenza, a seguito delle proteste di piazza nella capitale, Quito, e in numerose altre città. 19 gli arrestati. Moreno ha dichiarato altresì che non cederà “ai ricatti” della piazza.
Una piazza che ormai è in rivolta, come già di recente accaduto nella Francia di Macron; nell'Argentina di Macri; nella Grecia di Tsipras e nella Russia di Putin. Il popolo non è più disposto ad accettare le misure di austerità e le politiche liberal-capitaliste.
Correa e i suoi sostenitori, ovvero i socialisti, hanno ad ogni modo da qualche tempo fondato un nuovo partito, “Revolucion Ciudadana”. E proprio in questi giorni l'ex Presidente Correa ha invitato, nei canali social, la popolazione a resistere. Perché la Rivoluzione Cittadina è destinata a tornare e a vincere sull'odio dei traditori e degli oligarchi.

Luca Bagatin

venerdì 19 aprile 2019

Ecuador. Nuove persecuzioni politico-giudiziarie contro esponenti socialisti. E' la volta dell'ex Ministro Patino. Articolo di Luca Bagatin

L'Ecuador sta tornando indietro di decenni. Sta tornando ai tempi nei quali era suddito degli USA e preda delle oligarchie economiche e di politici corrotti.
L'attuale Presidente dell'Ecuador, Lenin Moreno, una volta eletto nel maggio 2017 con i voti socialisti quale successore dell'ex Presidente Rafael Correa (di cui fu Vicepresidente), ha tradito da tempo i suoi elettori e il suo mandato. Ha via via distrutto ogni conquista sociale, civile e civica della “Revolucion Ciudadana” (Rivoluzione Cittadina) e fatto arrestare – pochi mesi dopo la sua elezione - prima il suo Vice, Jorge Glas, con un'accusa di corruzione ancora tutta da provare (e che è ancora in carcere, in precarie condizioni di salute) e oggi vuole far arrestare l'ex Ministro degli Esteri di Correa, Ricardo Patiño, colui il quale rinegoziò il debito pubblico con l'estero; diede priorità allo sviluppo umano; fece espellere l'Ambasciatrice USA e diede asilo politico all'attivista libertario Julian Assange nell'Ambasciata dell'Ecuador di Londra.
Quel Julian Assange la cui protezione è stata tolta proprio da Lenin Moreno di recente. Forse perché, come riportato dal “The Guardian”, WikiLeaks potrebbe essere sospettato di collegamento con un sito web anonimo che ha accusato il fratello di Moreno di aver aperto delle società offshore. La medesima accusa che peraltro ha mosso, su Twitter, anche l'ex Presidente Rafael Correa a Moreno stesso.
Ad ogni modo, oggi è il turno di Ricardo Patiño. Accusato di istigazione alla protesta contro il governo, unicamente in quanto ha invitato, durante una riunione del partito “Revolucion Ciudadana” - il nuovo partito socialista dei sostenitori dell'ex Presidente Correa - a protestare contro Lenin Moreno.
Patiño, durante una intervista rilasciata a teleSur, ha parlato di “chiarissima persecuzione politica” e ha sostenuto che “le autorità vogliano liquidare il correismo”, utilizzando la giustizia a questo scopo. Questo ricorda peraltro molto il periodo della tangentopoli italiana e l'accanimento contro il socialista Bettino Craxi, ma anche le accuse di corruzione mosse ai socialisti Lula e a Dilma Roussef in Brasile e alla peronista Cristina Kirchner. Ovvero a tutti coloro i quali non si erano allineati al verbo liberal capitalista a guida USA e hanno attuato politiche in favore delle classi più povere e indigenti.
Nell'intervista, Patiño ha proseguito affermando: “Quando governavamo abbiamo colpito gli interessi dei più ricchi, abbiamo distribuito la ricchezza in forma adeguata e questo non lo hanno sopportato. Si vendicano aggredendoci. Lo Stato agisce in funzione della vendetta e non della giustizia”.
Su Patiño pende inoltre un'altra accusa, che sembra ormai “di moda”, ovvero quella di essere in combutta con fantomatici “hacker russi e svedesi” attraverso i quali avrebbe tentato, nientemeno, di destabilizzare il governo di Lenin Moreno (sic !).
Patiño ha ricordato che la sua lotta è “per le strade” e non certo attraverso fantomatici hacker.
Il giudice Flavio Palomo ha emesso un ordine di detenzione preventiva contro l'ex Ministro degli Esteri Patiño per il presunto reato di istigazione alla protesta.
Patiño si è a sua volta rifugiato in Perù al fine di sfuggire alla persecuzione politica, operata da un governo che ha tradito completamente ogni ideale socialista.

Luca Bagatin

mercoledì 5 dicembre 2018

L'ex Vicepresidente dell'Ecuador Jorge Glas in sciopero della fame da oltre 40 giorni: "Sono un prigioniero politico". Articolo di Luca Bagatin

Sta conducendo, da oltre 40 giorni, uno sciopero della fame in quanto nel carcere ove è stato trasferito non può ricevere le cure mediche necessarie per le sue patologie croniche (gastrite, spondilite anchilosante e ipertensione).
Stiamo parlando di Jorge Glas, ex Vicepresidente dell'Ecuador, arrestato nell'ottobre 2017 e condannato a sei anni di carcere con l'accusa di aver ricevuto tangenti dalla multinazionale brasiliana Odebrecht, per assicurarsi l'attribuzione di contratti pubblici nel Paese. Nessuna prova concreta e Glas si è sempre dichiarato innocente, al punto di aver sempre dichiarato di avere fiducia nella giustizia.
Un nuovo caso Lula, se pensiamo che Glas è stato per anni il simbolo della Rivoluzione Cittadina portata avanti dall'ex Presidente socialista Rafael Correa, del cui governo fu ministro e vicepremier, il quale ha contribuito a risollevare le sorti del Paese, renderlo libero dall'imperialismo straniero, abbattendo la povertà, l'analfabetismo, lottando per i diritti civili e includendo i cittadini nel processo politico e sociale.
Glas fu, per un breve periodo, anche Vicepresidente del nuovo governo socialista guidato da Lenin Moreno, eletto nel maggio 2017, sino a quando questi tradì il suo mandato con gli elettori e con il partito Alianza Pais e iniziò a smantellare le conquiste sociali e civili della Rivoluzione Cittadina.
Da allora i rapporti con Glas si incrinarono e Moreno sospenderà Glas dalle sue funzioni nell'agosto 2017, con l'accusa di corruzione.
Jorge Glas è stato trasferito, dall'ottobre scorso, in un carcere di Quito di massima sicurezza ove la sua salute si è deteriorata e in condizioni che il suo avvocato, Eduardo Franco Loor, ha definito "deplorevoli e disumane".
Glas, che si definisce un prigioniero politico - trasferito in un carcere di massima sicurezza per umiliarlo e senza alcuna altra spiegazione - ha iniziato da allora uno scopero della fame che ha ormai superato il suo 45 esimo giorno e che sta rischiando di costargli la vita.
Glas ha fatto appello all'ONU, alla Santa Sede, alla Corte Interamericana, alla Corte dell'Aia e alle organizzazioni per i diritti umani affinchè intervengano nel suo caso e al fine di essere riportato nel carcere precedente, di minima sicurezza, ove possa essere curato.
E' di questi giorni anche l'appello dell'ex Presidente dell'Ecuador Rafael Correa in suo sostegno e di denuncia dell'attuale situazione intollerabile nella quale versa Jorge Glas. Correa punta in particolare il dito contro Lenin Moreno e l'attuale governo, quale principale causa di quanto sta accadendo a Glas, il quale è ancora in attesa di un ricorso in Cassazione con il quale i suoi avvocati potranno dimostrare le irregolarità del processo contro di lui.
Solidarietà all'ex Vicepresidente Glas è arrivata anche da numerosi esponenti politici e intellettuali latinoamericani, i quali hanno indetto una petizione in suo sostegno.

Luca Bagatin




L'appello di Rafael Correa  

mercoledì 5 aprile 2017

Intervista di Luca Bagatin alla militante del partito di governo Alianza Pais Gabriela Pereira sulle elezioni presidenziali in Ecuador vinte da Lenin Moreno

Le elezioni presidenziali in Ecuador, conclusesi il 2 aprile scorso, sono state vinte dal candidato del partito di governo Alianza Pais (Patria Altiva y Soberana, ovvero Patria Orgogliosa e Sovrana), il socialista Lenin Moreno e ciò assicura una piena conferma della Revolucion Ciudadana, ovvero della Rivoluzine Civica portata avanti dall'economista Rafael Correa, che ha governato il Paese dal 2007 ad oggi.
Lenin Moreno, sostenitore del proseguimento delle politiche sociali del suo predecessore, oltre che di un “piano per tutta la vita” che assicuri benessere sociale a tutti gli ecuadoriani, ha infatti raccolto il 51% dei voti, che purtuttavia è pesantemente contestato dal suo oppositore, il banchiere Guillermo Lasso - già in passato compromesso con i corrotti governi democristiani - che ha raccolto il 49% dei voti e ritiene ci siano stati dei brogli.
Ne parliamo in merito con la militante di Alianza Pais Gabriela Pereira, la quale risiede da diversi anni in Italia.
Gabriela Pereira e l'ex Presidente Rafael Correa


Luca Bagatin: Che ne pensi dell'attuale vittoria di Lenin Moreno in Ecuador e delle accuse di brogli lanciate da Lasso ?
Gabriela Pereira: Dopo questa campagna elettorale, che è stata una delle più sporche degli ultimi anni, il popolo ha deciso il suo destino politico, che è quello di continuare con le conquiste fatte con la Rivoluzione Cittadina, cioè inclusione sociale, riduzione della povertà, diritti per le donne, per i disabili, o meglio, diversamente abili. E' vero che ci sono cose che devono evolversi o cambiare, però il cambiamento che offriva il candidato delle destre, il banchiere Guillermo Lasso, era ritornare al passato neoliberista, che ci ha ridotto nella disugualianzza in un Paese con tante risorse.
E' accaduto che già prima di conoscere i resultati il 17 febbraio scorso, il violento Andrès Paez, candidato a Vicepresidente di Guillermo Lasso, in complicità con il Sindaco di Quito, Mauricio Rodas, anche lui rappresentante della destra oligarchica in Ecuador, abbiano invitato la popolazione a ribellarsi in maniera violenta contro i primi risultati, che avrebbero dato Lenin Moreno in vantaggio, credendo che non ci sarebbe stato il ballotaggio. Quindi il loro piano contempla pure le rivolte violente se i liberisti non ottengono il potere: è lo stesso stratagemma delle destre ovunque: in Venezuela, in Bolivia, in Paraguay, in Argentina, sempre la stessa violenza e proveniente dalle stesse formazioni politiche.

Luca Bagatin: Pensi che Lasso sarà disposto a tutto pur di ribaltare il risultato delle elezioni ? In questo senso quanto pesa, secondo te, l'affare “Julian Assange”, l'attivista libertario fondatore di Wikileaks attualmente protetto dall'ambasciata ecuadoriana a Londra ?
Gabriela Pereira: Guillermo Lasso è un uomo che non lo si può definire come un uomo politico, in quanto egli è il rappresentante dei ceti sociali più alti, oligarchici. Pensa che lui è direttamente coinvolto nella peggiore rapina fatta agli ecuadoregni nel marzo de 1999 col “Feriado Bancario”. Ai tempi lui ricopriva l'incarico di Superministro dell'Economía ed a sua volta era anche Presidente del Banco de Guayaquil e fu proprio in quel periodo che andarono in fallimento più di dieci banche, che trattennero i risparmi di milioni di persone. Fu così che tutta questa gente impoverita da un giorno all'altro fu costretta a lasciare il Paese per migrare al fine di cercare un futuro migliore per i propri figli. Le conseguenze di quella catastrofe finanziaria furono terribili: suicidi di bambini e adolescenti che rimasero senza i loro genitori; malati che non potevano pagare le cure e sono morti; gente che perse i suoi negozi e si uccise. Tre milioni di persone divenute mano d'opera precaria per i Paesi industrializzati...una situazione davvero terribile. Ed oggi questo tizio ha avuto la faccia tosta di ricandidarsi pur con tutto il male che ha causato !
Sul fatto di Julian Assange, è lui stesso che ha consigliato a Lasso - in caso di sconfitta alle elezioni presidenziali – che è meglio che se ne vada dal Paese.

Luca Bagatin: Pensi che le proteste di Lasso si inseriscano nell'ambito dei tentativi di destabilizzazione dei governi socialisti latinoamericani attuata dalle opposizioni oligarchiche e dalle multinazionali (pensiamo ai casi Brasile, Venezuela ed anche nel recente passato i tentativi di golpe contro l'Ecuador di Correa) ?
Gabriela Pereira: Da quando nel 1998 Hugo Chavez è diventato Presidente del Venezuela ed ha motivato ed invitato anche gli altri Paesi latinoamericani a ritrovare una piena sovranità politica ed economica, subito le oligarchie latinoamericane, con l'aiuto delle multinazionali e della CIA, hanno iniziato a riprendere l'operazione Condor. Quel Piano Condor che negli anni '70 e '80 in Argentina, Cile, Paraguay, Uruguay e Brasile, ha portato morte e desaparecidos. Ed è la stessa macchina oligarchica che ha combattuto, dal 1959 in poi, contro la Cuba di Fidel Castro. Coloro i quali hanno orchestrato il golpe contro il Presidente Correa nel 2010 sono sempre coloro i quali oggi cercano di diffondere l'idea che ci sia stata una frode elettorale al fine di destabilizzare la democrazia in Ecuador. Però la grande maggioranza del popolo ormai non si fa più trascinare dalle bugie dei media mainstream disinformatori, i quali sono stati anche loro i protagonisti diretti nelle destabilizzazioni dei Paesi con governi a guida socialista.

Luca Bagatin: Tu e tuo marito, Roberto Pazmino, da anni vi occupate di diffondere gli ideali della Revolucion Ciudadana e del Socialismo del XXI secolo in Italia, attraverso una vostra web radio. Puoi raccontarci meglio la vostra attività e come è nata ?
Gabriela Pereira: Sia mio marito che io apparteniamo alla classe proletaria. Non abbiamo studiato giornalismo, siamo diventati migranti per la grave crisi ecuadoregna del '99, quindi non abbiamo avuto l'opportunità che oggi hanno tanti giovani nel mio Paese di poter andare all'Università in modo gratuito, come un diritto. Noi siamo autodidatti ed abbiamo colto l'occasione che ci ha presentato un compagno cubano che vive in Canada, sulla base dell'idea del Professore Universitario e scrittore cubano Raul Capote, autore del libro “Il Nemico”. E' così che abbiamo deciso di fare contrainformazione attraverso una radio web - Revolucionarios al Poder - con un programma che noi abbiamo prodotto, ovvero Artilleria de la Palabra. Sappiamo che i grandi media sono guidati da multinazionali che devono difendere il capitalismo e quindi diffondono informazione distorte. Attualmente in America Latina essiste Telesur ed altri media che combattono contro la disinformazione. E così noi abbiamo pensato di contrastare l'informazione distorta e diffondere la verità usando un linguaggio semplice. E un programma fatto da gente del popolo come noi e per il popolo. Ed è cosí che ogni sabato si transmitte il nostro programma. Pensiamo che in questi tempi l'informazione sia un'arma molto potente in quanto la gente bene informata può essere così meno manipolabile.

Luca Bagatin: Come immagini il futuro dell'Ecuador e dell'America Latina ?
Gabriela Pereira: Il mio Paese è piccolo, ma è uno dei più variegati al mondo: ricco di resorse naturali, con paesaggi magici, ma purtroppo si trova anche nel continente nel quale le disuguagianze sono anche maggiori. La Storia ci racconta che i più emarginati e vulnerabili sono sempre stati gli indigeni, gli uomini di colore, contadini, operai, gente umile, mentre la classe dei borghesi ha sempre mantenuto il potere in ogni modo. Oggi finalmente il vento è cambiato e nel mio Paese tutti hanno gli stessi diritti, il diritto ad una educazione avanzata gratuita ed alla salute ed io voglio per il mio Paese la continuità di questa nuova era. La Rivoluzione Cittadina portata avanti da Correa ed oggi da Lenin Moreno è una realtà di giustizia sociale e pace per tutti, ma non quella pace che ci voleva imporre la Chiesa cattolica, quella quella che ci imponeva di obbedire ai padroni e ad abbassare la testa. La pace che ci ha insegnato Rafael Correa è quella racchiusa in questa frase: “La pace non è soltanto la mancanza di guerre. La pace è sopratutto presenza di giustizia, di salute, educazione, sicurezza sociale, reddito dignitoso, bisogni fondamentali soddisfatti. L'offensiva opulenza accanto a intollerabili livelli di povertà, anche questi diventano proiettili di tutti i giorni, contro la dignità umana”.

Luca Bagatin

venerdì 24 marzo 2017

Con Lenin Moreno alla Presidenza dell'Ecuador la rivoluzione civica avanza ! Articolo di Luca Bagatin

Una visione differente del Paese e del mondo quella che si contenderà la vittoria il 2 aprile prossimo in Ecuador, fra il candidato del partito di governo Alianza Pais (Patria Altiva y Soberana, ovvero Patria Orgogliosa e Sovrana) Lenin Moreno, che ha vinto il primo turno delle presidenziali con il 39% contro il banchiere Guillermo Lasso – fautore di politiche antisociali e liberiste – che ha raccolto il 28,8%.
Lenin Moreno (il cui sito web è http://elfuturoesahora.com/) raccoglie l'eredità del suo predecessore Rafael Correa, l'economista leader della Revolucion Ciudadana, ovvero della rivoluzione civica che – come ho già scritto in numerosi altri articoli (http://amoreeliberta.blogspot.it/2015/07/la-revolucion-ciudadana-in-ecuador-ed.html - http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/07/lecuador-della-revolucion-ciudadana-una.html) - ha portato l'Ecuador, dal 2007 ad oggi, a rinegoziare il debito con l'estero; ridurre l'influenza straniera nel territorio; ridurre il tasso di povertà ed analfabetismo e far approvare una Costituzione inclusivista e pienamente democratica che ha fra l'altro riconosciuto i diritti alle coppie di fatto eterosessuali ed omosessuali e superato l'individualismo neoliberista, includendo il diritto all'istruzione pubblica e gratuita per tutti e l'attuazione del modello socio-economico del Buen Vivir, ovvero la costruzione di un'economia popolare e solidale rispettosa dell'ecosistema e dei diritti dei lavoratori.
Lenin Moreno rilancia e propone un “piano per tutta la vita”, che garantisca ogni singolo cittadino per tutta la vita: una casa per tutti, soprattutto per i più poveri; un piano di sostegno alla maternità ed al lavoro giovanile attraverso prestiti agevolati; il raddoppio delle pensioni degli anziani; un Paese libero completamente dalla povertà ed investimenti nello sviluppo umano, migliorando ad esempio qualitativamente il servizio sanitario ed i servizi pubblici in generale e costruendo nuove università di studi tecnici, oltre che permettendo a tutti di poter sviluppare al meglio le proprie intrinseche capacità.
Un programma radicalmente diverso ed opposto rispetto a quello di Lasso, il quale è in continuità con le politiche oligarchiche dell'argentino Macri che sta via via facendo piazza pulita di ogni conquista sociale ed emancipatoria attuata dal peronismo e dal kirchnerismo in questi ultimi anni in Argentina.
L'America Latina del Socialismo del XXI secolo, dunque, auspica una vittoria di Moreno, al fine di continuare una rivoluzione di ispirazione socialista, libertaria, democratica e bolivariana.
Mai come oggi è opportuno che tutti i Paesi latinoamericani ed in particolare quelli del Socialismo del XXI secolo, rilancino le loro prospettive di emancipazione umana e sociale e si uniscano fra loro in un metaforico abbraccio d'amore fraterno, per costruire un presente ed un futuro di pace e prosperità e di rinnovata sovranità nazionale.
Ed è altresì opportuno che tutti i Paesi di matrice latina, fra cui l'Italia, si uniscano anch'essi in un abbraccio di amore fraterno nei confronti dei propri parenti stretti dell'America Latina. In nome dell'autodeterminazione dei popoli e dell'emancipazione sociale degli stessi. In nome, quindi, degli ideali di Simon Bolivar e di Giuseppe Garibaldi.

Luca Bagatin


lunedì 20 febbraio 2017

Lenin Moreno vince il primo turno delle presidenziali in Ecuador !

E il primo turno è vinto !
Hasta Siempre: per una nuova Rivoluzione Civica !





La differenza abissale fra il socialismo e la sinistra. Articolo di Luca Bagatin

Mai come oggi in Italia ed in Europa sarebbe bene chiarire una volta per tutte la differenza abissale fra il concetto di "sinistra" e "progressismo" - ovvero di capitalismo assoluto e di crescita economica illimitata a tutto svantaggio dei popoli e dei poveri – ed il concetto di "socialismo", ovvero movimento umanitario, popolare, populista ovvero di popolo ed in favore del popolo.
Di questi due concetti diametralmente opposti scrissi già in un articolo dell'aprile dello scorso anno in risposta, peraltro, alle idee del Governatore della Regione Toscana Enrico Rossi (http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/04/socialismo-del-xxi-secolo-contro.html).
Oggi vorrei tornarci, ribadendo il concetto e riassumendo i punti di quell'articolo nel quale parlavo in sostanza del PD italiano, ma anche dei vari partiti che in Europa si rifanno alla sinistra e di quanto questi siano completamente estranei, nei fatti, agli ideali sociali, socialisti, popolari e populisti portati avanti dai propugnatori della Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864 e questo per il fatto che, mentre i socialisti, gli anarchici, i mazziniani ed i garibaldini della Prima Internazionale erano persone provenienti dalle file del popolo e proponevano riforme sociali che andavano sostanzialmente a superare il sistema capitalisitico-borghese, le sinistre europee e le liberal-social-burocrazie progressiste non fanno che perpetrare politiche di deregolamentazione dei mercati, politiche precarieggianti, cosmopolitico-immigrazioniste e di sfruttamento della manodopera a basso costo. Lo notiamo da tutte le politiche portate avanti in questi anni dal PD, ma anche dai vari Blair, Hollande and Company: privatizzazioni selvagge; austerità; flessibilità del lavoro attraverso i vari Jobs Act e Loi Travail; rafforzamento delle élite e conseguente perdita di sovranità popolare; apertura indiscriminata delle frontiere e conseguente sfruttamento della manodopera straniera a basso costo; rafforzamento delle istituzioni europee a scapito delle diversità di ogni nazione e dei rispettivi popoli; politica estera invasiva nei confronti di Stati sovrani – che peraltro ha favorito il terrorismo internazionale come nel caso libico (ciò vale in particolare per la Gran Bretagna di Blair - colpevole peraltro di aver mentito al suo stesso popolo nella faccenda delle armi di distruzioni di massa in Iraq rivelatisi inesistenti – e per la Francia di Sarkozy e Hollande, rea non solo di aver barbaramente fatto uccidere Gheddafi, ma anche di sostenere Paesi legati al terrorismo come l'Arabia Saudita e di aver tentato di rovesciare il governo laico siriano di Assad).
Come ricordavo in quel mio articolo, dunque, se questa è la sinistra europea, per fortuna, il socialismo - da Pierre Leroux, Marx, Engels, Proudhon, Garibaldi, sino a Craxi, Hugo Chavez e Pepe Mujica - è altra cosa. E aggiungevo: Non a caso, mentre in Europa trionfava la sinistra capitalista e solo partiti non di sinistra come il Front National di Marine Le Pen e lo spagnolo Podemos rappresentavano e rappresentano i ceti popolari e proletari e per questo in crescita nei consensi, in America Latina abbiamo assistito ad un fenomeno opposto.
Ovvero al trionfo del Socialismo del XXI secolo, portato avanti da Chavez, Morales, i coniugi Kirchner, Mujica, Correa, Lula e Ortega. Forme differenti di socialismo fondate purtuttavia su una radice comune, ovvero la matrice latina, con influenze indios ed arcaiche, ma anche cristiane, garibaldine, sandiniste, proudhoniane e libertarie.
Ecco dunque, a parer mio, la necessità della rinascita di un socialismo né di destra né di sinistra, ma unicamente dalla parte dei popoli e dei poveri, così come peraltro portato avanti da anni dalla francese Organizzazione Socialista Rivoluzionaria Europea (OSRE) che edita l'ottima rivista bimestrale “Rébellion” (http://rebellion-sre.fr/) e di cui parlai in un altro articolo dell'estate scorsa: http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/08/rebellion-e-lorganizzazione-socialista.html.
Un socialismo – quello originario - che non aveva né ha nulla a che vedere con i totalitarismi novecenteschi, ma anzi ha contribuito a risollevare le sorti dell'America Latina combattendo il terzo totalitarismo: ovvero il totalitarismo neoliberale e capitalista, fulcro del modello unipolare statunitense e anglosassone che, per secoli e decenni ha depredato quelle terre anche finanziando e fomentando colpi di Stato autoritari.
Occorre dunque distinguere nettamente la sinistra – le cui origini sono illuministe e borghesi - dal socialismo democratico (inteso come propugnatore dell'autogestione e della democrazia diretta) e popolare, poiché non sono affatto sininimi e si prestano ad equivoci che, in Italia e in Europa, hanno fatto trionfare il capitalismo assoluto in nome dell'illuminismo borghese e dell'universalismo progressista e modernista. Il tutto a scapito dei ceti meno abbienti: costretti o a lavorare di più a fronte di salari, diritti e pensioni ridotte o costretti ad una disoccupazione endemica resa sempre più endemica dalla possibilità per le aziende o di delocalizzare in Paesi stranieri ove è economicamente più favorevole investire o sfruttando l'immigrazionismo, ovvero la manodopera straniera a basso costo.

Luca Bagatin

sabato 11 febbraio 2017

Lenin Moreno alla Presidenza dell'Ecuador: per una nuova Rivoluzione Civica. Articolo di Luca Bagatin

Il 19 febbraio prossimo si terranno, in Ecuador, le elezioni presidenziali ed il favorito è il candidato di Alianza Pais (Patria Altiva y Soberana, ovvero Patria Orgogliosa e Sovrana) Lenin Moreno, attuale Vicepresidente del governo presieduto da Rafael Correa.
Rafael Correa, di cui abbiamo peraltro già parlato in altri articoli (http://amoreeliberta.blogspot.it/2015/07/la-revolucion-ciudadana-in-ecuador-ed.html - http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/07/lecuador-della-revolucion-ciudadana-una.html), è l'economista leader della cosiddetta Revolucion Ciudadana, ovvero la rivoluzione civica che ha portato l'Ecuador, dal 2007 ad oggi, a rinegoziare il debito con l'estero; ridurre l'influenza straniera nel territorio (in particolare dei rapaci Stati Uniti d'America); ridurre il tasso di povertà ed analfabetismo e far approvare una Costituzione inclusivista e pienamente democratica che ha fra l'altro riconosciuto i diritti alle coppie di fatto eterosessuali ed omosessuali e superato l'individualismo neoliberista, includendo il diritto all'istruzione pubblica e gratuita per tutti e l'attuazione del modello socio-economico del Buen Vivir, ovvero la costruzione di un'economia popolare e solidale rispettosa dell'ecosistema e dei diritti dei lavoratori.
La Revolucion Ciudedana si inserisce a pieno titolo nel processo del cosiddetto Socialismo del XXI Secolo aperto da Hugo Chavez negli Anni '90 e proseguito con i successi economico-sociali portati avanti da Lula in Brasile, Evo Morales in Bolivia, José Mujica in Uruguay, Daniel Ortega in Nicaragua e nell'Argentina dei coniugi peronisti Nestor e Cristina Kirchner, che hanno gettato le basi – oggi purtroppo minate dall'avvento di governi neo-oligarchici come quello Macri in Argentina e le continue destabilizzazioni economiche ai danni del legittimo governo bolivariano del Venezuela – per un'America Latina libera dal neocolonialismo e dallo sfruttamento.
Rafael Correa, avendo esaurito il suo mandato, lascia il testimone al suo vice Lenin Moreno, ex imprenditore attento ai diritti dei disabili ed egli stesso costretto su una sedia a rotelle dal 1998 a seguito di un colpo di pistola a bruciapelo che lo ferì alle gambe in un tentativo di rapina ai suoi danni.
Lenin Moreno, oltre a presentarsi quale erede politico di Correa e dunque continuatore della Revolucion Ciudadana avviata dal partito di ispirazione socialista e civica Alianza Pais, propone un “piano per tutta la vita”, che garantisca ogni singolo cittadino per tutta la vita: una casa per tutti, soprattutto per i più poveri; un piano di sostegno alla maternità ed al lavoro giovanile attraverso prestiti agevolati; il raddoppio delle pensioni degli anziani; un Paese libero completamente dalla povertà ed investimenti nello sviluppo umano, migliorando ad esempio qualitativamente il servizio sanitario ed i servizi pubblici in generale e costruendo nuove università di studi tecnici, oltre che permettendo a tutti di poter sviluppare al meglio le proprie intrinseche capacità.
Un compito che certamente il candidato Lenin Moreno riuscirà a portare a termine, dimostrando ancora una volta al mondo che, l'Ecuador in particolare e l'America Latina del Socialismo del XXI Secolo in generale, sono l'unico modello sociale e popolare vincente per un mondo più civile, democratico e libero da ogni forma di oppressione. Perché è un modello che segue il cuore ed il sentimento e non il freddo, egoistico e criminale interesse materiale.

Luca Bagatin


lunedì 6 febbraio 2017

Lenin Moreno Presidente dell'Ecuador 2017 ! Per il proseguimento della Revolucion Ciudadana !



Un piano per tutta la vita.
Un governo responsabile e che garantisca i suoi cittadini per tutta la vita.
Una casa per tutti, soprattutto per i poveri.
Sostegno alla maternità.
Sostegno al lavoro giovanile.
Raddoppio delle pensioni degli anziani.
Libertà completa dalla povertà e investimenti nello sviluppo umano.


http://amoreeliberta.blogspot.it/2015/07/la-revolucion-ciudadana-in-ecuador-ed.html

http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/07/lecuador-della-revolucion-ciudadana-una.html