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mercoledì 8 aprile 2020

Ecuador. Ex Premier Rafael Correa condannato per presunta corruzione. Continuano le persecuzioni giudiziarie contro il socialismo. Articolo di Luca Bagatin

La liquidazione per via giudiziaria del socialismo democratico e autentico non ha colpito solo l'Italia negli Anni '90, con quella che Bettino Craxi definì “falsa rivoluzione di Tangentopoli”, il Brasile di Lula, l'Argentina di Cristina Kirchner, la Bolivia di Morales, ma da tempo anche l'Ecuador guidato – sino al 2017 - dall'economista socialista Rafael Correa.
Rafael Correa, già Presidente dell'Ecuador dal 2007 al 2017, è stato infatti condannato a 8 anni di reclusione per presunta “corruzione aggravata”, in concorso con il suo già Vicepresidente Jorge Glas, che dal 4 ottobre 2017 sconta una condanna in carcere, nonostante le sue precarie condizioni di salute e le numerose irregolarità nel processo.
Secondo i giudici che hanno emesso la condanna, Iván León, Marco Rodríguez e Iván Saquicela, l'ex Premier ecuadoriano sarebbe colpevole di “corruzione aggravata” - dal 2012 al 2016 - per finanziamento al suo partito, Alianza Pais, in cambio di tangenti per agevolare impreditori ecuadoriani.
Oltre alla condanna a 8 anni, a Correa sarebbe impedito di partecipare ad elezioni politiche in Ecuador per 25 anni.
Correa, che da alcuni anni è rifugiato in Belgio quale esule politico, ha dichiarato: “Non imparano dalla storia. Non hanno capito nulla di Lula, Cristina, Evo. Certo, con questa persecuzione hanno fatto un danno a breve termine ! Ma a lungo termine ci rendono solo invincibili. Non saranno in grado di cambiare il corso della storia. Resisteremo e vinceremo !”, annunciando che intenderà portare il suo caso davanti ai tribunali internazionali, sicuro di vincere.
Correa punta il dito ancora una volta contro l'attuale Presidente dell'Ecuador, Lenin Moreno che – eletto nelle liste di Alianza Pais – ha tradito il suo mandato elettorale portando il partito su posizioni liberal capitaliste, distuggendo ogni conquista sociale precedente e avviando una persecuzione politica e giudiziaria contro i suoi ex compagni di partito: da Correa a Jorge Glas, sino a Ricardo Patiño, ex Ministro degli Esteri di Correa. Quest'ultimo è infatti esule in Perù, nel momento in cui fu emessa contro di lui una sentenza per “istigazione alla protesta”, dopo che invitò “Revolucion Ciudadana”, ovvero il nuovo partito socialista costituito da ex sostenitori di Correa, a schierarsi contro il governo di Lenin Moreno.
E proprio Patiño, dal suo account Twitter, a seguito della condanna di Correa e della crisi che l'Ecuador sta vivendo, aggravata dall'emergenza Covid 19, ha scritto: “L'Ecuador sta attraversando una crisi umanitaria senza precedenti. Tuttavia, la persecuzione non si ferma poiché temono che Rafael Correa e la ‘revolución ciudadana’ vincano nuovamente nelle urne. Basta con gli abusi”.
L'Ecuador, oltre ad essere in piena crisi sanitaria (con morti lasciati addirittura in strada), avendo distrutto ogni conquista sanitaria, sociale e civile raggiunta negli anni precedenti, fu preda di violente proteste antigovernative nei mesi scorsi, dopo che il governo di Moreno varò un piano di austerità imposto dal Fondo Monetario Internazionale in cambio di un credito di 4,2 miliardi di dollari.
I governi di Rafael Correa, in dieci anni, non solo erano riusciti a liberarsi dalla nefasta influenza del Fondo Monetario Internazionale, ma avevano drasticamente ridotto povertà, sottosviluppo e analfabetismo, avviando un sistema economico-sociale definito “Buen Vivir”, comunitario e ispirato alla vita semplice tipica dei popoli andini indigeni. Correa era inoltre riuscito ad approvare una riforma costituzionale inclusiva, che prevedeva – fra le altre cose - il diritto all'istruzione ed alla sanità pubblica e gratuita per tutti, i diritti di cittadinanza, il riconoscimento delle unioni di fatto.
Oltre a ciò – aspetto tutt'altro che da sottovalutare - fu grazie a Correa se a Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, fu concessa l'immunità diplomatica, garantendogli ospitalità presso l'Ambasciata ecuadoriana di Londra, per sette anni, sino a che il Presidente Lenin Moreno non decise di consegnarlo alle autorità britanniche.
L'Ecuador fa quindi ulteriori passi indietro. La persecuzione giudiziaria e dei poteri liberal capitalisti internazionali, contro il socialismo e le sue conquiste, avanzano drammaticamente.

Luca Bagatin

mercoledì 5 dicembre 2018

L'ex Vicepresidente dell'Ecuador Jorge Glas in sciopero della fame da oltre 40 giorni: "Sono un prigioniero politico". Articolo di Luca Bagatin

Sta conducendo, da oltre 40 giorni, uno sciopero della fame in quanto nel carcere ove è stato trasferito non può ricevere le cure mediche necessarie per le sue patologie croniche (gastrite, spondilite anchilosante e ipertensione).
Stiamo parlando di Jorge Glas, ex Vicepresidente dell'Ecuador, arrestato nell'ottobre 2017 e condannato a sei anni di carcere con l'accusa di aver ricevuto tangenti dalla multinazionale brasiliana Odebrecht, per assicurarsi l'attribuzione di contratti pubblici nel Paese. Nessuna prova concreta e Glas si è sempre dichiarato innocente, al punto di aver sempre dichiarato di avere fiducia nella giustizia.
Un nuovo caso Lula, se pensiamo che Glas è stato per anni il simbolo della Rivoluzione Cittadina portata avanti dall'ex Presidente socialista Rafael Correa, del cui governo fu ministro e vicepremier, il quale ha contribuito a risollevare le sorti del Paese, renderlo libero dall'imperialismo straniero, abbattendo la povertà, l'analfabetismo, lottando per i diritti civili e includendo i cittadini nel processo politico e sociale.
Glas fu, per un breve periodo, anche Vicepresidente del nuovo governo socialista guidato da Lenin Moreno, eletto nel maggio 2017, sino a quando questi tradì il suo mandato con gli elettori e con il partito Alianza Pais e iniziò a smantellare le conquiste sociali e civili della Rivoluzione Cittadina.
Da allora i rapporti con Glas si incrinarono e Moreno sospenderà Glas dalle sue funzioni nell'agosto 2017, con l'accusa di corruzione.
Jorge Glas è stato trasferito, dall'ottobre scorso, in un carcere di Quito di massima sicurezza ove la sua salute si è deteriorata e in condizioni che il suo avvocato, Eduardo Franco Loor, ha definito "deplorevoli e disumane".
Glas, che si definisce un prigioniero politico - trasferito in un carcere di massima sicurezza per umiliarlo e senza alcuna altra spiegazione - ha iniziato da allora uno scopero della fame che ha ormai superato il suo 45 esimo giorno e che sta rischiando di costargli la vita.
Glas ha fatto appello all'ONU, alla Santa Sede, alla Corte Interamericana, alla Corte dell'Aia e alle organizzazioni per i diritti umani affinchè intervengano nel suo caso e al fine di essere riportato nel carcere precedente, di minima sicurezza, ove possa essere curato.
E' di questi giorni anche l'appello dell'ex Presidente dell'Ecuador Rafael Correa in suo sostegno e di denuncia dell'attuale situazione intollerabile nella quale versa Jorge Glas. Correa punta in particolare il dito contro Lenin Moreno e l'attuale governo, quale principale causa di quanto sta accadendo a Glas, il quale è ancora in attesa di un ricorso in Cassazione con il quale i suoi avvocati potranno dimostrare le irregolarità del processo contro di lui.
Solidarietà all'ex Vicepresidente Glas è arrivata anche da numerosi esponenti politici e intellettuali latinoamericani, i quali hanno indetto una petizione in suo sostegno.

Luca Bagatin




L'appello di Rafael Correa