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lunedì 1 luglio 2024

Elezioni legislative in Francia: la fine del macronismo. Articolo di Luca Bagatin

Le elezioni legislative francesi rilevano dati importanti.

Innanzitutto sul fronte dei programmi.

Le tre maggiori coalizioni che si sono confrontate, Rassemblement National (destra lepenista), Nuovo Fronte Popolare (coalizione social-comunista e ecologista) e Ensemble (liberali macronisti), avevano – anche se con sfumature diverse – tutte e tre programmi incentrati sul sociale.

Ovvero su alcuni dei temi sollevati dal movimento cittadino dei Gilet Gialli.

La destra ha proposto la revisione della macellaia riforma delle pensioni voluta da Macron, il taglio dell'IVA su carburanti e energia e il taglio del cuneo fiscale; la sinistra, oltre alla cancellazione della riforma delle pensioni, il blocco dei prezzi dell'energia e dei generi alimentari e l'aumento del salario minimo; persino i liberali di Macron, che in questi anni di governo hanno attuato riforme di macelleria sociale, proponevano un ampliamento dei bonus sociali e il taglio del cuneo fiscale per i salari bassi.

In generale le proteste dei Gilet Gialli e lo spirito combattivo dei francesi e dei loro sindacati – per nulla deboli o concilianti con la classe padronale e politica – hanno dimostrato di aver profondamente inciso sullo spirito dei programmi delle forze politiche francesi.

Praticamente l'opposto di quanto accade in Italia, ove le proteste sono da decenni minime e ove il malcontento nei confronti della classe politica – tutta uguale e tutta ugualmente lontana dalle necessità dei cittadini - si manifesta unicamente con un pur legittimo astensionismo di massa.

Altro dato interessante è la netta sconfitta della coalizione liberale di Macron, che, con il 20%, può iniziare il suo lento, ma inesorabile declino.

Hanno pesato, su questo dato, certamente due fattori. Le già citate politiche di macelleria sociale, ampiamente contestate dalla stragrande maggioranza dei cittadini francesi e una politica estera irresponsabile e bellicista.

Da dire che, sul fronte della politica estera, nessuna delle tre grandi coalizioni si discosta eccessivamente dal servilismo nei confronti dell'irresponsabile amministrazione statunitense retta da Biden.

La destra lepenista si discosta dal macronismo unicamente in quanto esclude l'invio di truppe francesi in Ucraina; mentre la sinistra, quantomeno, vuole lavorare sul fronte della diplomazia e la ricerca della pace.

I risultati parlano da soli: una destra lepenista al 33%, che comunque difficilmente, almeno a mio parere, riuscirà ad ottenere la maggioranza assoluta al secondo turno, vista la tradizione antifascista del popolo francese. Una sinistra neo-frontista che, pur fra mille equilibri e compromessi, è riuscita a compattarsi e a ottenere un dignitoso 28%.

La vera buona notizia, per tutti, è la fine inesorabile del macronismo, che ha distrutto la Francia, sotto il profilo sociale e democratico, dal 2017 ad oggi.

Rimangono interessanti, almeno a mio parere, le prospettive di quella sinistra repubblicana, laica, gollista, bonapartiste e sociale, provenienti dalla piccola coalizione “Nous le Peuple”, che ha scelto di non stare con nessuna delle tre coalizioni e che alle scorse europee ha raccolto 14.000 voti.

Spesso, infatti, le idee migliori, sono delle minoranze con un bagaglio storico e culturale alle spalle, che non gettano il cervello all'ammasso e che si fondano su valori quali indipendenza, giustizia e ordine sociale e internazionale.

Indipendentemente dai consensi che possono raccogliere in termini elettorali.

Luca Bagatin

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venerdì 29 settembre 2023

Ambroise Croizat, Ministro comunista di De Gaulle che promosse la sicurezza sociale. Articolo di Luca Bagatin

 

Morì, a soli 50 anni, nel 1951, per un cancro ai polmoni, forse uno degli ultimi rappresentanti francesi e europei delle lotte per le conquiste sociali, ovvero il Ministro Ambroise Croizat.

Vale la pena ricordarlo, in un'Unione Europea che aborrisce il socialismo praticamente ovunque, nel mondo; che sta distruggendo i diritti sociali conquistati negli anni delle lotte civili e democratiche e in cui i sedicenti “socialisti” europei sono diventati liberal-capitalisti, esattamente come i popolari, i verdi e le destre.

Un'UE che ha distrutto la sovranità degli Stati nazionali e una Francia odierna che ha preferito annientare ogni protesta, come quella dei Gilet Gialli, che ha chiesto per mesi unicamente più democrazia e meno austerità.

Ambroise Croizat nacque in Savoia nel 1901. Nel 1917 si iscrisse all'organizzazione dei giovani socialisti francesi e, l'anno successivo, aderì al Partito Socialista (quando era ancora un partito operaio e non il partitino liberal-capitalista di Hollande e successori). Fu operaio metallurgico, guidò i grandi scioperi di Lione e sostenne l'affiliazione della Sezione Francese dell'Internazionale Operaia (SFIO) all'Internazionale Comunista.

Dal 1920 al 1928 guidò la Lega dei Giovani Comunisti, quando ancora il Partito Comunista Francese si definiva semplicemente comunista e non, indistintamente, “di sinistra”, in quanto non partito borghese, ma squisitamente partito operaio e socialista.

Nel 1936 divenne Segretario Generale della Federazione dei Metalmeccanici della CGT, ovvero della Confederazione Generale del Lavoro, maggiore sindacato francese e parteciperà alle lotte che porteranno alle ferie pagate, alla riduzione dell'orario di lavoro a 40 ore settimanali e alla legge che introdurrà i contratti collettivi nazionali.

Negli Anni '40, nella Francia occupata dai nazisti, fu arrestato assieme a molti suoi compagni comunisti e condannato a 5 anni di carcere nella colonia d'Algeria.

Dopo la Liberazione, Croizat, sarà eletto all'Assemblea Costituente e, successivamente, all'Assemblea Nazionale.

Diventerà Ministro del Lavoro del Governo De Gaulle dal 21 novembre 1945 al 26 gennaio 1946; successivamente Ministro della Previdenza Sociale dal 26 gennaio al 16 dicembre 1946 nei governi Gouin e Bidault e, infine, dal 22 gennaio al 4 maggio 1947 nel governo Ramadier.

Nel pur breve periodo del suo mandato introdusse e attuò: il sistema di protezione sociale; l'assicurazione sanitaria; il sistema pensionistico; raddoppiò l'importo degli assegni famigliari e migliorò il diritto del lavoro introducendo i consigli di fabbrica, la medicina del lavoro, la regolamentazione degli straordinari; lo statuto dei minori; la legge sugli infortuni sul lavoro.

Tutti aspetti, negli anni, via via sempre più attaccati e smantellati dai governi successivi, tanto pseudo gollisti che pseudo socialisti, per non parlare del liberale Macron e dei suoi attacchi al sistema sociale francese e ad ogni richiesta di maggiore democrazia diretta.

Celebre la frase pronunciata da Ambroise Croizat all'Assemblea Nazionale nel suo ultimo discorso, nell'ottobre 1950: “Non tollereremo mai la negazione di uno dei vantaggi della sicurezza sociale. Difenderemo sino alla morte e con tutte le forze, questa legge umana e di progresso”.

In un Occidente e in una UE che sta mettendo in vendita ogni cosa e ogni valore interiore e ove la libertà e la democrazia sembrano sempre più esistenti unicamente sulla carta, le idee di Ambroise Croizat ci illuminano ancora, come un faro, a dare nuovamente vita a quel Sol dell'Avvenire di garibaldina e socialista memoria.

Luca Bagatin

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venerdì 17 marzo 2023

Francia. La Storia in piazza. Napoleone e De Gaulle contro Macron vincono 10 a zero. Articolo di Luca Bagatin

L'avete mai vista la Storia in piazza?

No, dico, avete mai visto scendere in piazza i Bonaparte (Napoleone I e III), i De Gaulle, lo spirito del 1789, quello di Jean Jaurès, di Pierre Leroux e di tanti grandi repubblicani, socialisti e bonapartisti che la Storia (appunto!) di Francia abbia mai avuto?

Ecco, è quanto succede da giorni nella Francia governata in modo autoritario dal liberale di estrema destra Emmanuel Macron, che vuole aumentare l'età pensionabile da 62 a 64 anni e oggi lo fa persino senza il voto del Parlamento!

Un Parlamento le cui opposizioni sono, come la maggioranza dei cittadini francesi e dei sindacati francesi, sul piede di guerra nei confronti di un governo senza vergogna e non da oggi, ma almeno dal 2017!

Una situazione che ricorda tanto la Russia del 2018, con le opposizioni di sinistra e i cittadini russi che non accettavano l'altrettanto iniqua riforma delle pensioni voluta dal liberal conservatore autoritario Putin, che portò l'età pensionabile a 65 anni per gli uomini e a 60 per le donne.

In barba allo spirito di Lenin, di Herzen e dei grandi pensatori e rivoluzionari russi, il cui spirito alberga ancora oggi nei cittadini intellettualmente onesti.

Che chiedono, in ogni parte del mondo liberal capitalista: pace, diritti sociali, democrazia diretta, ovvero la possibilità di decidere per conto proprio e che hanno compreso che i politici, specie se liberali (ma non democratici), sono lì non per servire il cittadino, ma per privarlo dei propri diritti e della propria capacità decisionale.

Rendendolo così depresso, triste, una macchina da spremere nel sistema fiscale, economico, sociale.

In Italia dormiamo da sempre, invece, okay, lo sappiamo.

Dal 2019 abbiamo accettato di andare in pensione a 67 anni. Nessuno ha battuto ciglio.

Nemmeno un sindacato che, oggi, non stupisce andare a braccetto con la Meloni, ovvero con l'Agenda Draghi al governo.

Quanto alla sinistra, in Italia non esiste più dal 1992.

Del resto, anche se l'Italia è altrettanto ricca di Storia, i nostri Eroi, ovvero i Mazzini e i Garibaldi, i d'Annunzio e i Bettino Craxi furono sconfitti dai Savoia, dai Nitti, dai Crispi, dai Mussolini, dai Berlinguer, dai d'Alema, dagli Almirante e dalle Meloni.

E il popolo ha preferito salire sul carro del vincitore che era lì, pronto per fare le scelte opposte rispetto a quelle della volontà popolare.

L'avete mai vista la Storia in piazza, in Italia? No. Già molto se, la Storia, in Italia, è conosciuta.

Abbiamo però visto le Schlein e le Meloni invocare entrambe l'invio di “Più army!”.

Come se il clima da bomba atomica non fosse già sufficientemente inquietante così com'è da un anno a questa parte.

Abbiamo visto i sindacati andare a braccetto con i padroni.

Abbiamo visto però, anche, che i cittadini italiani disertano sempre più le urne, nel Lazio come in Lombardia. Dimostrando, così, di non essere sciocchi e di non avere più alcuna voglia di farsi menare per il naso.

Il liberalismo ha fallito e per una buona ragione. Troppo spesso è stato compromesso dalle persone che lo rappresentavano”, diceva e a ragion veduta lo scrittore e giornalista statunitense Hunter S. Thompson.

Oggi come non mai appare evidente. Ma occorre esserne consapevoli, prima di essere seppelliti, tutti quanti, da un'infinita coltre di depressione collettiva indotta (dal Potere), agevolando così il definitivo avvento dell'intelligenza artificiale che, chissà se è o sarà poi davvero così intelligente...

Luca Bagatin

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giovedì 13 gennaio 2022

Aumentano le bollette, ma nessuno protesta. Questa è l'Italia-barzelletta. Articolo di Luca Bagatin

Le bollette rincarano. Non so se la classe media borghese italiana, quella con i soldi, insomma, se ne sia accorta.
Nessuna protesta.
Gli pseudo "comunisti" alla Rizzo non fanno manifestazioni per bloccare tutto. Da loro solo parole.
Anzi, criticano i kazaki (parlando a vanvera di rivoluzioni "colorate"), che hanno messo a ferro e fuoco il Paese proprio per protestare per gli aumenti di prezzo del settore energetico, chiedendo (sin dagli Anni 2000) la nazionalizzazione di tale settore.
In Francia, per anni, i Gilet Gialli - ovvero il popolo, trasversale - hanno manifestato per i diritti sociali e così in Cile, Ecuador, Russia e in tutto il mondo ove vi sono popoli che hanno il coraggio di lottare per la propria dignità e emancipazione sociale.
In Italia, al massimo, si protesta contro i vaccini (che sono un diritto alla salute!), contro le fantomatiche "quarantene" (necessarie a evitare i contagi, peraltro!).
Ma non perché il settore energetico, quello delle telecomunicazioni e i servizi pubblici vengano NAZIONALIZZATI e consegnati nelle mani dei cittadini stessi.
In Italia ci meritiamo davvero un Berlusconi o un Draghi presidente e dei partiti guidati da comici, vallette, ex concorrenti di programmi TV.
Siamo un Paese barzelletta e un popolo barzelletta.
E non da oggi. 
Pensiamo solo al fatto che le rivoluzioni risorgimentali le hanno fatte pochissimi eroi, fra i quali quel Giuseppe Garibaldi da tempo ingiustamente vilipeso.
Non so se ve ne siate accorti.
Non ho la possibilità di emigrare dall'Italia, ma, come dico sempre, lo farei subito.
Qui non vi è né eroismo, né onestà intellettuale.
E' l'Italia consumista descritta da Pasolini e quella provinciale dei film di Checco Zalone. 
Pasolini così scriveva, giustamente, degli italiani:

"L'intelligenza non avrà mai peso, mai
nel giudizio di questa pubblica opinione.
Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai

da uno dei milioni d'anime della nostra nazione,
un giudizio netto, interamente indignato:
irreale è ogni idea, irreale ogni passione,

di questo popolo ormai dissociato
da secoli, la cui soave saggezza
gli serve a vivere, non l'ha mai liberato.

Mostrare la mia faccia, la mia magrezza -
alzare la mia sola puerile voce -
non ha più senso: la viltà avvezza

a vedere morire nel modo più atroce
gli altri, nella più strana indifferenza.
Io muoio, ed anche questo mi nuoce"

(Pier Paolo Pasolini)

Luca Bagatin

domenica 5 dicembre 2021

Sindacati di base in piazza contro il governo Draghi e le sue controriforme. Articolo di Luca Bagatin

Sindacati di base in piazza, questo weekend, in 25 capoluoghi italiani, contro le misure di macelleria sociale del governo Draghi. Circa 2.000 persone a Roma.

In realtà non tantissime, ma sembrano essere finiti i tempi nei quali si scendeva in piazza, in Italia, per lottare per i propri diritti e la propria dignità.

Sembrano finiti i tempi nei quali il sindacato era unitario e lottava a fianco dei lavoratori.

E sono totalmente finiti, da decenni, gli anni nei quali in Parlamento vi era un forte Partito Socialista e un forte Partito Comunista, di ispirazione operaia e proletaria.

Se, sino a pochi anni fa, il centrodestra e il centrosinistra fingevano di combattersi, oggi, il governo italiano, è ormai palesemente espressione di tutto l'arco parlamentare, retto da una destra e da una sinistra liberal-capitaliste: dal Pd alla Lega, passando per i Cinque Stelle e la benedizione “esterna” di sorella Meloni.

Eppure, fra tutta questa indifferenza collettiva e questo governo con tutti dentro, almeno il sindacalismo di base e diverse sigle di area comunista, sono scese in piazza, cogliendo nel segno le vere necessità del Paese.

Chiedendo cose che, in Paesi seri e ove il sindacato è conflittuale (come ad esempio in Francia, Russia o in America Latina), avrebbero mobilitato il Paese intero, bloccandolo per mesi. Con scioperi e manifestazioni ad oltranza.

In Francia, del resto, questo hanno fatto i Gilet Gialli, che sono riusciti a bloccare gran parte delle controriforme di Macron e hanno avuto il sostegno del mondo della cultura e del cinema francese.

E altrettanto è accaduto in Russia, nella quale comunisti e nazionalbolscevichi hanno organizzato manifestazioni ad oltranza, subendo spesso arresti antidemocratici.

Ma, venendo a noi, cosa ha chiesto e chiede in sostanza, il sindacalismo di base?

  • No ai licenziamenti e alle privatizzazioni

  • Lotta per il salario e il reddito garantito

  • Cancellazione della Legge Fornero

  • Contrasto al carovita e ai diktat dell’Unione Europea

  • Rinnovi contrattuali e lotta alla precarietà per la piena occupazione

  • Forti investimenti per scuola, sanità, trasporti, previdenza pubblica e casa, contro le spese militari e le missioni all’estero, a favore di una necessaria spesa sociale

  • Per un fisco equo che aggredisca le rendite e riduca le disuguaglianze sociali.

Il minimo che dovrebbero chiedere lavoratori, sfruttati, precari, persone comuni vessate da bollette sempre più care e imposte che vengono alleggerite solo per le classi medio-alte.

Ovvero solo per quelle classi garantite e rappresentate dal governo Draghi.

La pandemia avrebbe dovuto e dovrebbe aprire gli occhi, relativamente a un sistema liberal-capitalista oligarchico e fondato su una crescita economica ormai insostenibile e su un altrettanto insostenibile sistema tecnologico-industriale..

In Europa e, in particolare in Italia, rimaniamo sordi e ciechi di fronte a tutto cio.

E, temo, le cose andranno sempre peggiorando.

Rimaniamo sordi e silenti. Non siamo consci dei nostri diritti. La scuola è da tempo allo sbando, livellata verso il basso e il sistema consumistico, televisivo e pubblicitario commerciale non ci permette di riflettere sulla nostra stessa condizione.

Condizione di precariato sociale, di sfruttamento inconsapevole, di eterna illusione edonistica.

Ci crediamo liberi e eguali, mentre siamo “liberi” solamente di consumare e siamo “eguali” solamente perché va di moda il linguaggio politicamente corretto.

Ma, nella sostanza, non siamo né l'una, né l'altra cosa.

In tutto ciò, non stupisce affatto che tutti i partiti nel Parlamento italiano, abbiano votato contro lo status di rifugiato politico a Julian Assange. 

La democrazia è ormai sempre più lontana.

Luca Bagatin

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sabato 15 maggio 2021

Presente e futuro del populismo (di sinistra). Articolo di Luca Bagatin

Interessante l'articolo del prof. Marco Tarchi, politologo e studioso in particolare di populismo, sul quotidiano “Domani” del 14 maggio scorso, dal titolo “Il sogno del populismo di sinistra si è scontrato con la realtà”.

Il prof. Tarchi si riferisce, in particolare, alla fine politica dell'ex politico Pablo Iglesias ed alla china presa dal suo movimento Podemos che, una volta andato al governo con il Partito Socialista di Sanchez (consentendo a Iglesias di divenire Vicepremier), ha finito per perdere consensi e annacquare il suo programma rivoluzionario.

Ciò, ha portato al ritiro dalla scena politica di Sanchez, dopo la sconfitta alle amministrative di Madrid e, già nel 2019, portò alla scissione di Podemos ed alla formazione del movimento populista-socialista Mas Pais.

Il prof. Tarchi, nel suo articolo, fa un'analisi interessante dei fasti passati di Podemos e del suo più recente declino, spiegando come anche questo movimento, come Syriza di Tsipras in Grecia, la France Insoumise in Francia e Die Linke in Germania, finendo per abbracciare il “liberalismo sociale” - esattamente come tutti i sedicenti partiti “socialisti” europei, - abbiano finito per annacquarsi e perdere la loro essenza originaria.

In realtà, si potrebbe dire che, in Europa, non esista ancora un autentico “populismo” o “populismo di sinistra”, salvo i tentativi di cui sopra, falliti proprio perché si è tradito alla base il concetto stesso di populismo, che è politica socialista di popolo, senza alcun compromesso con le élite liberali, siano esse di sinistra o di destra.

Qui è necessaria una piccola premessa storica. Ovvero occorre tenere presente che il populismo nacque fra il 1860 e il 1880, in Russia, ad opera dei narodniki (da narod = popolo), ovvero dei socialisti russi che vollero alfabetizzare le masse contadine e oppresse e proposero una riforma agraria in senso socialista, in quanto ritennero che i contadini fossero l'unica classe rivoluzionaria in grado di opporsi all'occidentalizzazione della Russia e all'espansione del capitalismo.

Un filo rosso lega il socialismo originario, in particolare le battaglie della Prima Internazionale dei Lavoratori (1864 - 1876), di matrice socialista, mazziniana, garibaldina e anarchica e il populismo - rettamente inteso - ovvero privo delle falsificazioni linguistiche e concettuali operate dal linguaggio mediatico corrente, influenzato dall'ideologia liberale e borghese.

Fatta tale doverosa premessa, possiamo dire, con i filosofi Alain de Benoist, Jean-Claude Michéa e Christopher Lasch, che il populismo è, in sostanza, una delle più moderne forme di democrazia attiva e partecipativa. Potremmo dire che è una delle forme più pure di socialismo conservatore, ovvero di rottura con la modernità liberale e capitalista, che tutto ha messo in vendita. Dagli elettrodomestici agli embrioni, oltre che i corpi e le menti dei lavoratori e delle prostitute.

Va da sé che, il cosiddetto “populismo di destra”, tanto sbandierato dalla stampa e dai media quando si parla o si parlava di Salvini, Trump, la Meloni, Bolsonaro e compagnia, non è affatto populismo, ma liberal-conservatorismo. In quanto volto a conservare l'attuale sistema economico-sociale fondato essenzialmente su: crescita economica; sfruttamento delle risorse; sostegni agli imprenditori (ma non ai lavoratori o ai precari); conservatorismo nell'ambito dei diritti civili.

Quanto al populismo autentico (che potrebbe anche essere definito “populismo di sinistra” o “nazionalismo di sinistra”), che è ed è stato la base dei movienti del Socialismo del XXI secolo latinoamericani (dal socialismo del venezuelano Hugo Chavez al peronismo argentino dei coniugi Kirchner, passando per il correismo ecuadoriano al sandinismo nicaraguense, sino alla Bolivia di Evo Morales e all'Uruguay di “Pepe” Mujica), ma lo è anche del nazionalbolscevismo russo, dei vari partiti comunisti russi e - per moltissimi versi - del movimento trasversale e civico dei Gilet Gialli francesi, è un'altra cosa.

Ed è un'altra cosa perché, innanzitutto, ha un progetto di società e di economia radicalmente diverso rispetto al modello liberal-capitalista, fondato sulla crescita e sullo sfruttamento delle risorse e del lavoro. Ovvero si fonda sul superamento del capitalismo; sulla ricerca del lavoro in comune (la famosa unione del capitale e del lavoro predicata anche dal nostro Giuseppe Mazzini in epoca risorgimentale); sulla redistribuzione delle risorse e sulla valorizzazione delle risorse naturali e dell'ecosistema. Oltre che su partecipazione più diretta dei cittadini e dei lavoratori alle decisioni politiche.

E' chiaro che, per attuare progetti di questo tipo, è fondamentale non scendere a compromessi con alcun partito di governo. O si arriva da soli al governo, oppure si continua la lotta.

In questo senso, l'ex Presidente venezuelano Hugo Chavez, fu un chiaro esempio.

Dopo il tentativo di insurrezione popolare - contro i governanti corrotti - nel 1992 e anni di invito all'astensionismo elettorale, si candidò, nel 1998, con un suo movimento – il Movimento Bolivariano Quinta Republica – e, ottenendo il 56% dei consensi, fu eletto Presidente. Senza scendere a compromessi con nessuno.

E' chiaro che, se Podemos scende a compromessi con i sedicenti “socialisti” di Sanchez, che hanno un programma fondamentalmente liberal-capitalista, non possono che dover rinunciare ai loro progetti rivoluzionari e socialisti autentici E, dunque, finire per perdere consensi, come infatti è accaduto.

Che è esattamente quanto successo al Movimento Cinque Stelle (benché non fosse né sia né populista, né socialista), alleandosi prima con la Lega e poi con il PD. Cosa ne è rimasto dei loro programmi originari ? Nulla. Cosa sta rimanendo del loro partito ? E' in caduta libera in tutti i sondaggi.

E' chiaro, dunque, che il presente e il futuro del populismo, ovvero del socialismo originario, è una radicale rottura con il sistema attuale. Ma ciò presuppone, in Europa, un radicale modo di pensare che, per molti versi, solo il movimento civico dei Gilet Gialli francesi è riuscito – in questi anni - a comprendere.

Rottura con l'Unione Europea - utile solo ai ricchi investitori – e con il Fondo Monetario Internazionale (e le sue politiche di austerità, fra cui il probabile ritorno dell'IMU sulla prima casa in Italia...sic !).

Rottura con il capitalismo e con il sistema della crescita economica, che genera sfruttamento del lavoro, precariato sociale e insicurezza.

Promozione di un sistema sociale e socialista fondato sul lavoro in comune (lavorare meno e il necessario a soddisfare i bisogni primari), l'autogestione delle risorse, la sicurazza economica e sociale per tutti (nessuno escluso), investimenti massicci in sanità, ricerca e valorizzazione dell'ambiente e dell'ecosistema.

Comprendere tali necessità, in una realtà abituata all'ideologia liberal-capitalista (lastricata di “buone intenzioni”, ma in realtà portatrice del contrario), non sarà certo facile.

Ma sarebbe già molto se si riuscisse ad aprire un dibattito in merito.

Luca Bagatin

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mercoledì 21 aprile 2021

Spiritualità politica


Gli esseri originari erano androgini. Il principio maschile Solare e quello femminile Lunare non sono separati (il principio Shiva-Shakti, secondo i Veda). L'Uomo Cosmico ha in sé l'Eterno Mascolino e l'Eterno Femminino. Tutto è UNO. Tutto è Divino.
È il legame con la materia che ha fatto sì che si sviluppasse ego e separazione psichica all'interno dell'essere umano. Il cui principio originario è Divino, ma il suo attaccamento alla materia lo ha allontanato dalla sua natura, facendolo sprofondare nell'illusione.
Poi sono arrivate le religioni monoteiste, intrise di materialismo, di sessuofobia e di modernità, ad alimentare tale illusione e separazione. E così il danaro e la corruzione materiale hanno totalmente sprofondato l'essere umano negli abissi del vizio e della sofferenza.
Emanciparsi significa anche e soprattutto liberarsi dalla schiavitù della materia e tornare alle origini Divine primordiali.

(Luca Bagatin)

Ciò che manca in Italia, ma non è mancato - ad esempio - in Francia, con i Gilet Gialli, è un fronte popolare (e autenticamente populista, ovvero socialista e democratico), oltre la destra e la sinistra, capace di raccogliere tutti i settori anti-liberali, anticapitalisti, antimaterialisti, anticlericali e antimoderni.
Un fronte in grado di superare gli "antifascismi" e gli "anticomunismi", riconoscendo che il nemico vero è altrove.
Il nemico vero è nell'economia borghese della "crescita", nella modernità, nel liberalismo, nel fondamentalismo religioso.
Aspetti che riducono l'essere umano a merce, a consumatore inconsapevole e sfruttato e distruggono l'ecosistema, oltre che alimentano schizofrenia e seperazione fra i popoli.
Ma tutto ciò è assolutamente inutile e illusorio senza dei fondamenti spirituali, liberati dalla religione e dal materialismo, che permettano all'essere umano di riscoprire la propria natura Divina. 
Senza un socialismo depurato dal materialismo si finisce per percorrere la medesima strada del liberalismo, del fondamentalismo e del fascismo. 
Ovvero, anziché giungere all'emancipazione, si arriva dritti dritti a nuove forme di schiavitù.
 
(Luca Bagatin)
 

lunedì 20 aprile 2020

Alain de Benoist: "Mi aspetto una crisi economica che sarà almeno pari a quella del 1929" (intervista tratta da Breizh.Info)

Breizh Info: Prima di tutto, cosa pensa della direzione presa del governo, che sembra davvero non sapere dove “sbattere la testa”, sin dall’inizio di questa pandemia? Michel Onfray, a tal proposito, evoca una possibile fine del regime. Lei ci crede, tenendo anche conto del fatto che il livello di gradimento di Emmanuel Macron e d’Édouard Philippe non è mai stato così alto?
Alain de Benoist: Michel Onfray ha detto, meglio di quanto possa dire io, tutto ciò che vi era da dire sulla disastrosa gestione della crisi sanitaria attuale da parte della squadra di Emmanuel Macron. Avevo già scritto, qualche anno or sono, che è nello stato di eccezione che avremmo potuto comprendere la vera statura del personaggio. Ora sappiamo quello che non è. Un uomo di stato decide, ordina, requisisce. Macron si rimette al consiglio degli esperti i quali, come d’abitudine, non sono mai d’accordo tra loro stessi. Riscopre le virtù della “sovranità nazionale ed europea”, ma solo dopo aver moltiplicato le riforme liberali, che hanno favorito la delocalizzazione e la dipendenza del paese dalle importazioni. Saluta e ringrazia coloro che si battono e che si dedicano alla crisi sanitaria, ma non si può dimenticare che prima dell’arrivo del Covid-19 si era rifiutato di ascoltare le loro rivendicazioni.
A dimostrazione dello stato pietoso dei nostri servizi sanitari, cui sono stati imposti dei miopi obiettivi di profitto, ci sono i luoghi dove se ne misura oggi lo sfilacciamento; mascherine e test che mancano, letti soppressi, personale sanitario al limite del collasso, servizi ospedalieri saturi. Si è voluto includere nella logica del mercato un settore che è per definizione fuori dal mercato. Si è sistematicamente affievolito e distrutto il servizio sanitario nazionale. Ne paghiamo il prezzo. E non è che un inizio: infatti il distanziamento sociale dovrà ancora durare settimane, se non mesi. Noi non siamo alla fine dell’inizio, né tantomeno all’inizio della fine.
Io non credo assolutamente ad una risalita di gradimento di Emmanuel Macron. In un primo momento, come avviene di norma, tutti hanno serrato i ranghi. Ma quando saremo arrivati al “giorno-dopo” e sarà arrivato il momento di fare i conti, il giudizio del popolo sarà impietoso. Se, come io credo, questa situazione apre una crisi sociale gigantesca, il movimento dei Gilets Gialli apparirà, più che mai, come una prova generale di quello che accadrà. Possiamo già adesso vedere che è proprio per le classi più popolari e per la classe media che il lockdown è più difficile da vivere.
La figura del Prof. Raoult, che sta emergendo recentemente, non le appare come un bisogno per i media, ancora una volta, di creare delle icone da offrire al popolo (da un lato, l’icona del governo, dall’altro un’icona un po’ ribelle?). Non siamo arrivati, infine, all’apice della società dello spettacolo, con questa crisi?
Alain de Benoist: Il professor Raoult è apparentemente il solo che abbia cominciato ad ottenere dei risultati in questa lotta contro l’epidemia. Invece di essergli grati, lo si presenta come un pagliaccio e come l’idolo dei complottisti! Si annunciano ora delle sperimentazioni “più approfondite” che hanno soprattutto il fine di creare una cura che verrà poi presentata come “ben migliore” della clorochina e che avrà soprattutto il vantaggio di essere molto più cara (e quindi di far guadagnare). Società dello spettacolo? Abbiamo, piuttosto, a che fare con una guerra tra ego e una querelle su un grande affare economico.
È da un mese che lei ci mostra il suo scetticismo in merito alla chiusura delle frontiere. E’ ancora scettico, nonostante la totalità degli stati abbiano preso le stesse misure?
Alain de Benoist: Io sono certamente favorevole alla chiusura e al controllo delle frontiere. Ho solo voluto dire che è tecnicamente quasi impossibile impedire a chiunque di entrare o di uscire da un paese e che una frontiera chiusa non è una frontiera sigillata. Ne è prova il fatto che il coronavirus  devasta tutti i paesi, compresi quelli che furono i primi a chiudere le loro frontiere.
L’Unione europea non si sta definitivamente suicidando a causa di questa crisi senza precedenti? Sembra che l’effetto sia, d’ora in poi, “ciascuno per sé”…
Alain de Benoist: Non si è suicidata per il semplice motivo che era già morta. Uno dei meriti della crisi è stato quello di permettere a tutti di vedere il proprio cadavere. Di fronte all’epidemia, le alte cariche della Commissione europea sono apparse in uno stato di ibernamento. Ora sbloccheranno del danaro che distribuiranno con l’ “elicottero” dopo aver un po’ aumentato la stampa di moneta. Ma concretamente non ha funzionato nulla. Non è l’Europa che è venuta in soccorso dell’Italia, bensì la Cina, la Russia e Cuba. Rivincita, postuma, di Fidel Castro!
Quali conseguenze economiche lei vede all’orizzonte, nei mesi e negli anni a venire… Il fatto che non si possa più acquistare oro, che gli Stati ricomincino a stampare moneta, questo ci dovrebbe preoccupare?
Alain de Benoist: Mi aspetto una crisi economica che avrà, quantomeno, effetti equiparabili a quella del 1929. Durerà molto più a lungo dell’attuale epidemia, farà più disastri e provocherà la morte di molte persone. Se si accompagnasse a una crisi finanziaria planetaria, assisteremo a uno tsunami: crisi economica e quindi sociale, crisi finanziaria, crisi sanitaria, crisi ecologica, crisi migratoria. Pubblicai nel 2011 un libro intitolato “Sull’orlo del baratro”. A me sembra che ci siamo arrivati.
Ma bisogna aspettarsi anche delle conseguenze politiche e geopolitiche di primaria importanza. L’espandersi dell’epidemia in un paese come gli Stati Uniti, dove il sistema della sanità, organizzato chiaramente sul modello liberale, è uno dei meno performanti del mondo, è chiamato a giocare un ruolo decisivo e va seguito attentamente (l’epicentro mondiale dell’epidemia si trova ad oggi a New York). Gli Stati Uniti rischiano di uscirne molto più indeboliti della Russia e della Cina, che sono i suoi unici due rivali in questo momento. Ancora una volta, non siamo che all’inizio.

tratta da: https://www.breizh-info.com/2020/04/02/140136/alain-de-benoist-crise-economique-coronavirus/

giovedì 9 aprile 2020

Frammenti di Limonov, scrittore e politico dissidente

Interessante video intervista in francese a Eduard Limonov, nel 1986, a Parigi.
Limonov si definisce "comunista indipendente", "scrittore dissidente". Non ama né il regime sovietico né quello yankee. Non ama né il KGB, né la CIA.
E aggiunge, ridendo: "Ci sono un sacco di altre cose che non amo"


Eduard Limonov, nel maggio 2019, a Parigi, per sostenere le rivendicazioni dei Gilet Gialli, contro il totalitarismo liberale di Macron


lunedì 16 marzo 2020

Municipali Francia. Astensione record, buon risultato per comunisti e ecologisti. Partito di Macron in picchiata. Articolo di Luca Bagatin

Astensione record in Francia al primo turno di elezioni amministrative.
Il 56% degli elettori non si è, infatti, recato alle urne. Già molto che quasi la metà dei francesi si sia recata, visto il rischio contagi a seguito dell'emergenza Coronavirus, che sta colpendo anche la Francia. In tal senso si stanno già levando voci per sospendere il secondo turno, previsto per domenica prossima.
A Parigi, pur perdendo molti consensi rispetto alla tornata precedente, si conferma al primo turno la socialista Anne Hidalgo (29,33%), che dovrà vedersela al secondo turno con la repubblicana Rachida Dati (22,72%).
Molto male, in generale, per il partito governativo di Macron. Il suo partito di ispirazione liberale - La République En Marche (LREM) - va male ovunque, da Parigi (17,26%) sino a Lione (14%) e Bordeaux (12,69%). La china che sembra prendere appare dunque ormai quella del Movimento Cinque Stelle italiano, ovvero arrivare in terza posizione, perdendo numerosissimi consensi.
A Le Havre, già feudo del centrodestra repubblicano, il premier macronista Edouard Philippe ottiene il 43,59%, ma è tallonato dal candidato del Partito Comunista, Jean-Paul Lecoq, con il 35,87 e quindi i due dovranno vedersela al secondo turno.
I comunisti del Partito Comunista Francese, in generale, ottengono ottimi risultati e sono forse la sopresa di questa tornata elettorale. Hanno ottenuto, infatti, in generale, più municipi rispetto al Fronte Nazionale della Le Pen, a LREM e agli ecologisti, eleggendo o rieleggendo candidati in ben 133 comuni.
Gli ecologisti ottengono buoni risultati nelle città principali di Lione (29%), Strasburgo (27,87%), Bordeaux (34,38%), Grenoble (46,67%), ma confermano pochi eletti/rieletti in questa tornata.
Il Fronte Nazionale di Marine Le Pen si conferma in alcune città come Fréjus (51%) e Hénin-Beaumont (74,1%). Mentre nella città di Perpignan il FN è in testa con il 36,5% dei voti.

Luca Bagatin

giovedì 20 febbraio 2020

Anche in Grecia, come in Francia e in Russia, in piazza contro la riforma delle pensioni. Articolo di Luca Bagatin

Anche in Grecia, come in Russia e in Francia negli ultimi tempi, la popolazione scende in piazza contro la riforma delle pensioni, che sarà votata entro venerdì 21 febbraio, imposta dal nuovo governo liberal conservatore. Tale riforma è del resto in continuità con le misure di austerità del precedente governo di sinistra guidato da Tsipras.
Misure di austerità, del resto, imposte dall'Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale e che in tutti questi anni hanno drammaticamente impoverito la popolazione (con peraltro numerosi casi di suicidio dal 2010 al 2015), aumentato la disoccupazione e devastato il sistema sanitario nazionale.
Diecimila persone in piazza ad Atene (con manifestazioni estese anche a Salonicco e ad altre città greche), molte delle quali con indosso un gilet giallo - simbolo del movimento popolare che in Francia si è mobilitato contro l'austerità in salsa liberale di Macron – contro la riforma che incoraggia i lavoratori a rimanere più a lungo al lavoro.
"Questo disegno di legge è praticamente la continuazione delle leggi di austerità introdotte nel 2010-2019", ha affermato in un comunicato il sindacato dei dipendenti pubblici ADEDY.
E il Segretario generale del Partito Comunista di Grecia (KKE), Dimitris Koutsoumbas ha affermato: "Il governo pagherà a caro prezzo l'ulteriore smantellamento delle assicurazioni sociali, come hanno fatto i governi che lo hanno preceduto. Il popolo greco non dimentica".
Annunciate, nelle prossime settimane, nuove mobilitazioni e scioperi.

Luca Bagatin

lunedì 27 gennaio 2020

"Amore e Libertà", saggio sul Socialismo del XXI Secolo, il populismo, la democrazia, i sentimenti

Negli ultimi anni abbiamo sentito soffiare, ovunque nel mondo, l'onda del cosiddetto “populismo”. Pensiamo ad esempio al fenomeno dei Gilet Gialli francesi o dello spagnolo Podemos, oppure delle recenti rivolte in Ecuador e Cile.
Ma che cos'è, davvero, il populismo? Originariamente, il populismo, fu un movimento di origine contadina e socialista, nato in Russia alla fine dell'800, in opposizione allo zarismo e all'industrialismo occidentale. Successivamente si sviluppò negli USA con il People's Party e in America Latina con i vari movimenti socialisti di origine popolare, proletaria e contadina, i quali traevano peraltro ispirazione anche dai moti risorgimentali e socialisti dei nostri Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini, ma finanche dall'anarchismo di Bakunin e di Proudhon.
Di questo e molto altro, ovvero di tematiche di scottante attualità politica (dall'economia globale ai temi etici) – pur attingendo al passato storico ed al presente dell'Eurasia, dell'America Latina e dell'Africa – parla l'ultimo saggio di Luca Bagatin, scrittore e collaboratore di numerose testate nazionali online, dal titolo “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell'Amore”, edito da IlMioLibro (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta) e con prefazione del principe A. Tiberio di Dobrynia.
L'unico anti-totalitarismo, l'unico anti-capitalismo e anti-liberalismo possibile è il populismo” - spiega Bagatin, rifacendosi al pensiero populista e socialista originario - “Ovvero la politica di popolo e per il popolo; l'autogestione della comunità; la ripartizione equa delle risorse e il superamento dell'ideologia del danaro, del progresso, del lavoro, del piacere effimero, dell'elettoralismo e della rappresentanza. Il punto di arrivo, che è anche quello di partenza, è l'unione tra l'Amore e la Libertà. Ovvero una società di persone emancipate, che si autogestiscono e si autogovernano, senza necessità di sovrastrutture fondate sull'egoismo. Persone che recuperino l'amore per la Natura e per la semplicità del vivere con poco, che è l'essenza di ogni autentica libertà”.
“Amore e Libertà”, prima di essere un saggio, è un pensatoio che Bagatin ha fondato nel 2013 e che è anche il suo blog www.amoreeliberta.blogspot.it. Ha come simbolo (presente anche nella copertina del saggio) la figura centrale di Anita Garibaldi, “una rivoluzionaria moglie del primo Socialista e Repubblicano senza tessera di partito della Storia”, come scrive l'Autore nel saggio.
“Amore e Libertà” è dunque una critica al liberal capitalismo, ovvero all'ideologia oggi dominante in Europa, contrapposta alla visione comunitaria, sociale, emancipatoria e socialista tipica di pensatori, filosofi e politici che Bagatin cita nel suo saggio, approfondendone il pensiero: da Giuseppe Garibaldi ad Alain de Benoist; da Pier Paolo Pasolini a Thomas Sankara; da Eduard Limonov a Aleksandr Dugin; da Jean-Claide Michéa a Mu Ammar Gheddafi, Evo Morales, Hugo Chavez, Evita e Juan Peron, José “Pepe” Mujica e molte altre figure storiche che hanno incarnato valori di eguaglianza, sovranità, indipendenza ed amore per i rispettivi popoli.

E' POSSIBILE acquistare il saggio (leggendone anche alcune parti in anteprima) direttamente al sito nel quale viene editato https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta/ 

OFFERTA LIMITATA: per acquistare il saggio, senza spese di spedizione e con dedica dell'Autore, è possibile farlo contattando direttamente l'Autore alla mail burroughs279@yahoo.it
Ciò sino ad esaurimento delle poche copie messe a disposizione dall'Autore stesso.

sabato 14 dicembre 2019

"Il vero Socialista è un conservatore". Riflessioni brevi di Luca Bagatin

Il vero Socialista è un conservatore.
Conserva i sentimenti.
Non mette in vendita ogni cosa.
Né il suo culo, né le sue idee.
Per questo è profondamente anti-liberale.

Tendo a essere uno che si fa i cazzi suoi e che si interessa solo di alcune cose, escludendone del tutto altre.
C'è invece chi si fa i cazzi degli altri e si interessa di tutto, per trarne un proprio tornaconto o per farsi notare.
A me non frega nulla nemmeno del mio tornaconto, men che meno del farmi notare (specie se in modo ritenuto, dalla massa, "positivo").
Sono consapevole che tanto io quanto chiunque, nel mondo, valiamo meno di una cicca spenta.
L'universo è molto più ampio del nostro ristretto ego.
Non comprenderlo significa sprecare molto tempo inutilmente.
Fidatevi.

Se si consumasse meno e si scopasse di più, la gente lavorerebbe meno e si divertirebbe di più.

Il socialismo si è sempre battuto per la pace sociale e civile.
A differenza del liberalismo, che ha tratto vantaggio dalle guerre.
L'odio è una roba da beceri liberali.
L'amore è dei socialisti.

In Argentina trionfa il Peronismo, in Francia ci si batte per i diritti sociali. In Italia, invece, si dorme e ci si accoda al personaggio mediatico di turno. Si chiami Signor Berlusconi, Signor Renzi, Signor Salvini o Signor Sardina.

venerdì 6 dicembre 2019

E' uscito il nuovo numero della rivista francese "Rébellion" !

E' uscito l'ultimo numero della rivista bimestrale francese "Rébellion" degli amici e compagni dell'Organizzazione Socialista Rivoluzionaria Europea (OSRE) (www.rebellion-sre.fr)

Per acquistarlo e leggere il sommario completo, cliccate al seguente link e seguite le istruzioni: http://rebellion-sre.fr/boutique/rebellion-87/
Per abbonarsi a "Rébellion" (solo 20 euro annui per un abbonamento semplice composto di sei numeri, in tutta Europa e senza spese di spedizione): http://rebellion-sre.fr/boutique/abonnement-a-rebellion-6-numeros-2/

venerdì 15 novembre 2019

Gilet Gialli, a un anno dalla loro nascita ancora in piazza contro l'austerità. Articolo di Luca Bagatin

Un anno fa prendeva vita, in Francia, il movimento popolare spontaneo dei Gilet Gialli.
Nato inizialmente dalle proteste contro l'aumento del prezzo del carburante e l'aumento del costo della vita, cittadini francesi, indossando un gilet giallo, simbolo degli automobilisti, hanno iniziato a manifestare – ogni sabato e per un anno, ininterrottamente – per le strade della Francia, contro l'austerità imposta dal governo liberale di Macron.
Nel corso delle settimane il movimento è divenuto trasversale. Singoli cittadini, soprattutto provenienti dalle aree periferiche e rurali, hanno marciato assieme a militanti di ogni colore politico, alternativi al sistema liberale e dell'austerità.
Un movimento con un programma ben strutturato che, purtroppo, in un anno, è riuscito a strappare ben poco rispetto a quanto richiesto, ma la mobilitazione di piazza è stata per la prima volta nella storia d'Europa, un campanello d'allarme per le élite e le oligarchie.
Macron, pur non essendosi dimesso, come richiesto dal movimento, ha comunque dovuto congelare alcune misure di austerità e stanziare 17 miliardi di euro al fine di ridurre le imposte e garantire le prestazioni sociali.
I Gilet Gialli, che, ricordiamo, non hanno mai smesso di manifestare ogni singolo sabato, pur nel silenzio della gran parte dei media, non hanno altresì mai smesso di richiedere quanto segue: richiesta di un salario minimo di 1300 euro netti e di uno massimo a 15.000 euro; aumento dei fondi per i disabili; taglio delle tariffe di luce e gas, con rinazionalizzazione delle società energetiche; lotta alla povertà e eliminazione del problema dei senzatetto; abolizione del Senato e introduzione di una Assemblea dei cittadini; riduzione delle imposte sul reddito e inasprimento delle tasse sulle grandi imprese commerciali (McDonald, Google, Carrefour, Amazon); proibizione delle delocalizzazioni; affrontare le cause della migrazione forzata; divieto di vendita del patrimonio pubblico francese; mezzi adeguati alle forze di polizia e all'esercito, con straordinari pagati; pensioni a 60 anni; introduzione dei referendum popolari in Costituzione; abolizione dell'indennità Presidenziale a vita e altre misure che, ad oggi, nessun partito né della destra, né del centro, né della sinistra, ha mai proposto o attuato. Sia in Francia che in Europa.
Un movimento, quello dei Gilet Gialli, sostenuto peraltro da intellettuali quali Alain De Benoist, Jean-Claude Michéa, Eduard Limonov, Juliette Binoche, Emmanuel Beart, Annie Ernaux, Brigitte Bardot e molti altri artisti e che ha anticipato le rivolte in Ecuador e Cile, contro i governi liberali e per le medesime ragioni e che ha contribuito ad ispirare anche nazionalbolscevichi e comunisti russi, contro le misure di austerità avviate da Putin.
Numerose sono state le vittime fra i Gilet Gialli, causate dalle violenze della polizia. La studentessa di filosofia Fiorina Jacob Lignier e Jerome Rodrigues, feriti dai lacrimogeni, hanno addirittura perso un occhio e l'Alto commissario ONU per i diritti umani – Michelle Bachelet - aveva addirittura sollecitato un'indagine su tali violenze. Indagine che pare, ad ogni modo, non sia mai avvenuta.
In Francia e ovunque, ancora oggi, la disaffezione per questa politica elettoralistica, liberal-capitalista e di potere, contigua a una Unione Europea contraria ai bisogni ed alle necessità dei cittadini, rimane molto alta, al punto che anche alle recenti elezioni europee l'astensionismo è stato molto elevato.
In un'epoca nella quale le politiche di deregolamentazione del lavoro, dei salari e dell'aumento dell'austerità la fanno da padrone, in favore dei più ricchi e degli investitori che giocano in borsa, un esempio come quello dei Gilet Gialli appare ancora oggi storicamente e politicamente rilevante.
A un anno dalla loro nascita, ancora una volta, con il sostegno del 55% dei francesi, i Gilet Gialli scenderanno anche questo weekend in piazza, per celebrare l'anniversario, con un evento chiamato “Atto 53 Gilet Gialli, il compleanno sui Campi Elisi”, che su Facebook ha già raccolto oltre 5mila adesioni e oltre 6mila persone si sono dichiarate interessate. E ciò, nonostante il prefetto di Parigi abbia firmato un decreto di ordinanza per vietare la manifestazione sugli Champs-Elysée nel fine settimana.

Luca Bagatin

mercoledì 6 novembre 2019

Presentazione del libro di Luca Bagatin "Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore", presso la galleria d'arte L'Arca delle Arti di Pordenone

Incontro con l'autore LUCA BAGATIN
PRESENTAZIONE DEL LIBRO AMORE E LIBERTA'. Manifesto per la Civiltà dell'Amore

Venerdì 22 novembre ore 19.00
L'Arca delle Arti - via Sebastiano Caboto 18, Pordenone


Negli ultimi anni abbiamo sentito soffiare, ovunque nel mondo, l'onda del cosiddetto “populismo”. Pensiamo ad esempio al fenomeno dei Gilet Gialli francesi o dello spagnolo Podemos, oppure delle recenti rivolte in Ecuador e Cile.
Ma che cos'è, davvero, il populismo? Originariamente, il populismo, fu un movimento di origine contadina e socialista, nato in Russia alla fine dell'800, in opposizione allo zarismo e all'industrialismo occidentale. Successivamente si sviluppò negli USA con il People's Party e in America Latina con i vari movimenti socialisti di origine popolare, proletaria e contadina, i quali traevano peraltro ispirazione anche dai moti risorgimentali e socialisti dei nostri Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini, ma finanche dall'anarchismo di Bakunin e di Proudhon.
Di questo e molto altro, ovvero di tematiche di scottante attualità politica (dall'economia globale ai temi etici) – pur attingendo al passato storico ed al presente dell'Eurasia, dell'America Latina e dell'Africa – parla l'ultimo saggio di Luca Bagatin, scrittore e collaboratore di numerose testate nazionali online, dal titolo “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell'Amore”, edito da IlMioLibro (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta) e con prefazione del principe A. Tiberio di Dobrynia.
L'unico anti-totalitarismo, l'unico anti-capitalismo e anti-liberalismo possibile è il populismo” - spiega Bagatin, rifacendosi al pensiero populista e socialista originario - “Ovvero la politica di popolo e per il popolo; l'autogestione della comunità; la ripartizione equa delle risorse e il superamento dell'ideologia del danaro, del progresso, del lavoro, del piacere effimero, dell'elettoralismo e della rappresentanza. Il punto di arrivo, che è anche quello di partenza, è l'unione tra l'Amore e la Libertà. Ovvero una società di persone emancipate, che si autogestiscono e si autogovernano, senza necessità di sovrastrutture fondate sull'egoismo. Persone che recuperino l'amore per la Natura e per la semplicità del vivere con poco, che è l'essenza di ogni autentica libertà”.
“Amore e Libertà”, prima di essere un saggio, è un pensatoio che Bagatin ha fondato nel 2013 e che è anche il suo blog www.amoreeliberta.blogspot.it. Ha come simbolo (presente anche nella copertina del saggio) la figura centrale di Anita Garibaldi, “una rivoluzionaria moglie del primo Socialista e Repubblicano senza tessera di partito della Storia”, come scrive l'Autore nel saggio.
“Amore e Libertà” è dunque una critica al liberal capitalismo, ovvero all'ideologia oggi dominante in Europa, contrapposta alla visione comunitaria, sociale, emancipatoria e socialista tipica di pensatori, filosofi e politici che Bagatin cita nel suo saggio, approfondendone il pensiero: da Giuseppe Garibaldi ad Alain de Benoist; da Pier Paolo Pasolini a Thomas Sankara; da Eduard Limonov a Aleksandr Dugin; da Jean-Claide Michéa a Mu Ammar Gheddafi, Evo Morales, Hugo Chavez, Evita e Juan Peron, José “Pepe” Mujica e molte altre figure storiche che hanno incarnato valori di eguaglianza, sovranità, indipendenza ed amore per i rispettivi popoli.
Una presentazione del saggio – con la presenza dell'Autore - si terrà a Pordenone, presso la galleria d'arte “L'Arca delle Arti” in Via Caboto 18, 
venerdì 22 novembre alle ore 19.00.

L'Arca delle Arti
--
Elena Gaglioti

L'Arca delle Arti sas di Elena Gaglioti & Co
P.IVA 01821210935
M 327 956 2270  -  0434 209068
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venerdì 25 ottobre 2019

I due pesi e le due misure dell'Europa. Interviene solo quando c'è un governo (socialista) ad essa non gradito. Articolo di Luca Bagatin

(foto tratta da Spread It)
Cile: 2600 arresti; 20 morti fra cui un bimbo di 4 anni. E' il bilancio delle ultime settimane di repressione del governo liberale di Piñera contro le manifestazioni popolari che mirano a denunciare la crisi economica nel Paese e il carovita.
Manifestazioni represse nel sangue e con la presenza dei carri armati nelle strade. Come non si vedeva dai tempi di Pinochet.
Questo è il liberalismo. Come quello di Lenin Moreno in Ecuador, che è stato costretto – dalle proteste di piazza – a ritirare il pacchetto di misure di austerità imposto dal Fondo Monetario Internazionale e dalle sue folli politiche liberali. Liberalismo, come quello dell'argentino Macri, che ha riportato il Paese indietro di decenni.
E' lo stesso liberalismo che ha portato in Francia i Gilet Gialli in piazza a manifestare da quasi un anni e in Russia i comunisti, i nazionalbolscevichi e il Fronte della Sinistra, contro il liberale Putin.
L'America Latina e l'Eurasia vogliono dire no all'austerità ed al sistema del capitale.
Ma questo malcontento viene represso in vario modo. Violento.
Il Parlamento Europeo si è persino rifiutato di discutere della situazione cilena, rigettando la richiesta dell'eurodeputata spagnola di Podemos Eugenia Rodriguez Palop. Una richiesta rigettata con ben 293 voti (la maggioranza dei quali di eurodeputati che si dicono – pur non essendolo nei fatti - “socialisti”, molti dei quali del PD).
Quel Parlamento Europeo che, quando si trattava di criticare le misure socialiste (e quindi non autoritarie né liberali) del governo Maduro, era in prima linea per approvare ingiuste sanzioni che hanno unicamente affamato la popolazione, come denunciato anche di recente, sulle pagine del quotidiano “El Pais”, dal Ministro degli Affari Esteri del Venezuela Jorge Arreaza, il quale fra l'altro ha affermato: “In Europa sembrano non preoccuparsi delle conseguenze disumane delle misure coercitive unilaterali imposte dall'amministrazione Trump contro la società venezuelana. Spesso definite erroneamente come "sanzioni", tali misure illegali hanno portato alla violazione più grottesca dei diritti umani, con un impatto diretto su 30 milioni di persone. L'obiettivo è impedire o ostacolare che lo Stato, la principale forza economica che ridistribuisce il reddito nel paese, possa avvalersi del sistema finanziario internazionale per fornire ai venezuelani alimenti, medicine, prodotti di base, garantire il corretto mantenimento delle infrastrutture dei servizi pubblici e privati. L'altra faccia di tale aggressione senza precedenti etichettata come terrorismo economico internazionale, incide gravemente sulle capacità produttive del paese, in particolare attacca l'industria petrolifera, la principale fonte di reddito nazionale e intende far crollare l'economia nel suo insieme”.
E' lo stesso Parlamento Europeo che, di recente, ha osato persino equiparare il nazismo al comunismo – negando il determinante apporto del secondo alla sconfitta del primo – e quindi falsificando la Storia. Equiparando un totalitarismo criminale e un ideale di emancipazione sociale.
E' la stessa Europa che oggi pretende di non riconoscere la vittoria del socialista Evo Morales in Bolivia, il quale ha vinto con il 47% dei voti, distaccando di oltre 10 punti il suo avversario e, quindi, per la legge boliviana non occorre il ballottaggio. Ma l'Europa e gli USA no, non possono accettare che un socialista abbia vinto, ancora una volta, in un Paese ricco di risorse che egli vorrà sicuramente distribuire al suo popolo e non cedere alle multinazionali statunitensi e europee, e quindi richiedono che vi sia un secondo turno di ballottaggio, pretendendo dunque di non riconoscere la stessa legge elettorale boliviana. Una vergognosa ingerenza in un Paese sovrano. L'ennesima.
Tutto ciò è molto triste. E' molto triste per noi cittadini europei, in particolare, perché di fronte a ciò ci sentiamo impotenti o, spesso, queste cose i grandi media nemmeno ce le raccontano e quindi non ne siamo nemmeno informati.
Perché appare sempre più evidente che, quando al governo c'è un presidente amico degli USA o comunque di ideologia liberale – e quindi aperto alle multinazionali USA ed europee – questo vada sempre bene e vada sostenuto. Anche quando commette indicibili repressioni di piazza, come il caso di Piñera. Diversamente, se al governo viene eletto un socialista, sia questi Maduro, Morales (che ha ottenuto risultati splendidi e riconosciuti da tutti, in Bolivia, nei suoi sedici anni di governo), Gheddafi, Assad, questo debba per forza essere rimosso; sanzionato il suo popolo (magari perché lo ha democraticamente votato o lo sostiene); bollato come sanguinario criminale o corrotto. Anche quando la verità è un'altra ed è spesso opposta.
Una verità che i grandi media preferiscono mascherare. Perché non fa comodo ai signori del capitale.
Questa Europa, che è l'Europa dell'austerità; del liberal-capitalismo; della negazione della possibilità per i catalani di avere una propria indipendenza; del non riconoscimento delle Repubbliche Popolari di Novorossija (perché magari socialiste e antifasciste), è l'esatto opposto dell'Europa dei popoli fratelli ed emancipati immaginata dai nostri Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi, che per questo lottarono a rischio della vita e della vita dei loro compagni. Ed è dunque anche l'esatto opposto dell'Europa di Ernesto Rossi, di Randolfo Pacciardi, di Mario Bergamo e dei repubblicani mazziniani e antifascisti del Secondo Risorgimento.
Lo scrittore Eduard Limonov ha dato una ottima definizione dell'Europa di oggi, nell'ambito di una intervista che il giornale francese “Le Point” gli fece nel 2011: “L'Europa sta mentendo quando afferma di difendere il bene, la democrazia, i diritti degli uomini. L'Europa, infatti, sta uccidendo i paesi dissenzienti, i diversi paesi, l'uomo diverso. L'Europa persegue il bene con tutti i mezzi del male. L'Europa è in profonda crisi, in crisi di coscienza. L'Europa è persa".
E' importante che i sinceri democratici sappiano. Che i sinceri socialisti sappiano.
E che non smettano di sostenere i propri compagni, ovunque nel mondo. Perché solo così il fiore dell'amore, della fratellanza e della giustizia potranno trionfare sull'odio, sull'egoismo e sulla violenza.

Luca Bagatin

venerdì 18 ottobre 2019

Marcia della Libertà contro le sentenze di condanna ai leader indipendentisti e per l'indipendenza della Catalogna. Articolo di Luca Bagatin

Sciopero generale in Catalogna, indetto dagli indipendentisti a seguito delle sentenze di condanna del leader indipendentista socialista repubblicano Oriol Junqueras, a 13 anni di carcere, oltre che a pene di poco inferiori ad altri esponenti politici che – il 1 ottobre 2017 – organizzarono un referendum per chiedere l'indipendenza della Catalogna dalla Spagna. Referendum votato da oltre 2 milioni di persone e considerato, dal governo di Madrid, illegale.
Numerosi gli scontri, negli scorsi giorni, fra manifestanti catalani e polizia.
Condanna delle sentenze era giunta anche dal club calcistico del Barcellona, il quale aveva affermato: “La pena preventiva non ha aiutato a risolvere il conflitto, non lo farà la pena detentiva inflitta ora, perché la prigione non è la soluzione. La risoluzione del conflitto in Catalogna deve provenire esclusivamente dal dialogo politico.. Il club chiede ai leader politici di condurre un processo di negoziazione che dovrebbe consentire la liberazione di leader civili e politici condannati”.
Una Marcia per la Libertà – così è stata definita – sta raccogliendo oggi numerosi manifestanti a Barcellona, in marcia in ben cinque colonne, giunti da tutta la Catalogna e comprendenti sia studenti che organizzazioni sindacali.
Numerosi, peraltro, i manifestanti in Gilet Giallo, a significare il fil rouge che lega la loro marcia di libertà a quella dei Gilet Gialli francesi contro il governo liberal-autoritario di Macron e le sue misure di austerità che, da quasi un anno, marciano ogni sabato in Francia.

Luca Bagatin

lunedì 14 ottobre 2019

In Ecuador ritirato il decreto con le misure di austerità. Vittoria del popolo contro il governo liberal-autoritario !

A seguito dei numerosi giorni di protesta popolare in Ecuador e l'occupazione del Parlamento, il Presidente Lenin Moreno ha ritirato il decreto 883 contenente le misure di austerità imposte dal Fondo Monetario Internazionale (che comprendevano: l'aumento del prezzo del carburante di oltre il 100%, l'aumento del prezzo di beni e servizi; la riduzione delle ferie pagate da 30 a 15 giorni; una riduzione del 20% dello stipendio per i dipendenti pubblici; un piano di privatizzazioni e una diminuzione dei contributi pensionistici a fronte di una conseguente riduzione delle pensioni).
Nei prossimi giorni sarà creata una commissione composta di rappresentanti dei gruppi sociali e del governo, al fine di concordare nuove misure in materia di politica economica. 
Una vittoria popolare e democratica, che segna un primo passo per la cacciata del governo liberal-autoritario di Moreno, non dissimile da quello francese di Macron.

Luca Bagatin


mercoledì 9 ottobre 2019

Il ritorno dell'America Latina del Socialismo del XXI Secolo. Un esempio anche per l'Europa (dell'austerità e del liberalcapitalismo) ? Articolo di Luca Bagatin

L'8 ottobre si è celebrato, in Argentina, l'anniversario della nascita dell'indimenticato Presidente socialista Juan Domingo Peron (8 ottobre 1895), fondatore del giustizialismo: un socialismo di matrice nazionale e democratica, che rese il Paese economicamente indipendente e socialmente prospero, sin tanto che non fu costretto all'esilio da un colpo di Stato militare, sostenuto anche dagli USA.
Il 9 ottobre si è celebrato l'anniversario della morte dell'eroe argentino Ernesto “Che” Guevara (9 ottobre 1967), ucciso in Bolivia su mandato della CIA.
Entrambi pagarono per le loro politiche e idee invise al capitalismo statunitense ed al Fondo Monetario Internazionale, ma entrambi sono rimasti nel cuore di tutti i sinceri democratici e socialisti latinoamericani e non solo.
Anche a Peron e Guevara si ispirano, infatti, tutte le correnti del Socialismo del XXI Secolo che hanno governato in America Latina dagli Anni '90 ad oggi, emancipandola socialmente, economicamente, ponendo il popolo al centro di un progetto politico partecipativo e inclusivo.
Correnti che resistono a Cuba con il comunista Manuel Diaz-Canel; resistono in Venezuela, ove il chavista Nicolas Maduro è riuscito a sventare il tentativo di golpe liberale sostenuto dagli USA; resistono in Nicaragua con il sandinista Daniel Ortega, anch'egli riuscito a mettere all'angolo i golpisti filo capitalisti; resistono in Messico con il nazionalista di sinistra Andres Obrador, eletto nel 2018; resistono nella Bolivia del socialista Evo Morales, ricandidato anche alle imminenti elezioni del 20 ottobre (i sondaggi lo danno in vantaggio con oltre il 40% dei consensi) e resistono in Uruguay, ove il candidato socialista del Frente Amplio – Deniel Martinez - è in testa nei sondaggi con il 30% dei consensi in vista delle elezioni del 27 ottobre, battendo il liberale Partido Colorado fermo al 23%
In Argentina, diversamente, il peronismo (presentandosi diviso in ben tre liste contrapposte fra loro) è stato sconfitto nel 2015 – al secondo turno - per una manciata di voti dal liberale Macri. Quel Macri che sta distruggendo il Paese, indebitandolo e martoriandolo con misure di austerità in favore delle politiche del Fondo Monetario Internazionale. Ma alle elezioni del 27 ottobre, secondo i sondaggi, sembra in vantaggio – di ben circa 20 punti - il candidato peronista unitario Alberto Fernandez.
Il Brasile, invece, è passato dai socialisti di Lula e di Dilma Roussef – accusati ingiustamente di corruzione – nelle mani del liberale Bolsonaro, che – dall'anno scorso - sta distruggendo il Paese non solo sotto il profilo sociale, ma finanche ambientale, favorendo la deforestazione dell'Amazzonia.
In Ecuador, come se non bastasse, la situazione sta precipitando. Dopo il voltafaccia del Presidente Lenin Moreno - eletto nelle file socialiste nel 2017 e poi passato ad attuare politiche liberali e di macelleria sociale e destituendo e sconfessando i suoi ex sostenitori socialisti (Rafael Correa, Jorge Glas, Ricardo Patino) - in questi giorni il Paese si trova nel caos.
Moreno ha infatti introdotto un pacchetto di misure di austerità che ha fatto ribollire la piazza. Un pacchetto di misure simili a quelle introdotte da Macron in Francia e che ha fatto scatenare le proteste dei Gilet Gialli. Misure che prevedono: l'aumento del prezzo del carburante di oltre il 100%, l'aumento del prezzo di beni e servizi; la riduzione delle ferie pagate da 30 a 15 giorni; una riduzione del 20% dello stipendio per i dipendenti pubblici; un piano di privatizzazioni e una diminuzione dei contributi pensionistici a fronte di una conseguente riduzione delle pensioni.
Manifestazioni, blocchi stradali e persino l'occupazione del parlamento da parte dei manifestanti, i quali hanno così proclamato il “Parlamento del Popolo”, costringendo Lenin Moreno alla fuga dalla capitale Quito alla città costiera di Guayaquil, bastione tradizionalmente conservatore e ancora non troppo colpito dalle proteste.
A guidare in particolare le proteste ci sono sia il movimento nazionale degli indigeni dell'Ecuador (CONAIE) che i sostenitori dell'ex Presidente socialista Rafael Correa, oltre che numerosi lavoratori, studenti ed ecologisti.
L'America Latina del Socialismo del XXI Secolo chiede dunque, ancora una volta, il suo riscatto. Come ai tempi di Peron, di Guevara, di Sandino, di Chavez e del nostro Giuseppe Garibaldi, che combatté prima di costoro – ispirandoli – per un'America Latina libera dagli oppressori. Così come tentò di fare anche in Italia e in Europa. Un'Italia e un'Europa che, purtroppo, da diversi decenni, hanno drammaticamente fatto molti, troppi passi indietro...sulla via di una china liberal-capitalista alternativa rispetto alle necessità ed alle volontà dei popoli e dei poveri, i quali chiedono sovranità, politiche sociali, democrazia inclusiva. Che sono peraltro i fondamenti del socialismo.

Luca Bagatin