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domenica 5 dicembre 2021

Sindacati di base in piazza contro il governo Draghi e le sue controriforme. Articolo di Luca Bagatin

Sindacati di base in piazza, questo weekend, in 25 capoluoghi italiani, contro le misure di macelleria sociale del governo Draghi. Circa 2.000 persone a Roma.

In realtà non tantissime, ma sembrano essere finiti i tempi nei quali si scendeva in piazza, in Italia, per lottare per i propri diritti e la propria dignità.

Sembrano finiti i tempi nei quali il sindacato era unitario e lottava a fianco dei lavoratori.

E sono totalmente finiti, da decenni, gli anni nei quali in Parlamento vi era un forte Partito Socialista e un forte Partito Comunista, di ispirazione operaia e proletaria.

Se, sino a pochi anni fa, il centrodestra e il centrosinistra fingevano di combattersi, oggi, il governo italiano, è ormai palesemente espressione di tutto l'arco parlamentare, retto da una destra e da una sinistra liberal-capitaliste: dal Pd alla Lega, passando per i Cinque Stelle e la benedizione “esterna” di sorella Meloni.

Eppure, fra tutta questa indifferenza collettiva e questo governo con tutti dentro, almeno il sindacalismo di base e diverse sigle di area comunista, sono scese in piazza, cogliendo nel segno le vere necessità del Paese.

Chiedendo cose che, in Paesi seri e ove il sindacato è conflittuale (come ad esempio in Francia, Russia o in America Latina), avrebbero mobilitato il Paese intero, bloccandolo per mesi. Con scioperi e manifestazioni ad oltranza.

In Francia, del resto, questo hanno fatto i Gilet Gialli, che sono riusciti a bloccare gran parte delle controriforme di Macron e hanno avuto il sostegno del mondo della cultura e del cinema francese.

E altrettanto è accaduto in Russia, nella quale comunisti e nazionalbolscevichi hanno organizzato manifestazioni ad oltranza, subendo spesso arresti antidemocratici.

Ma, venendo a noi, cosa ha chiesto e chiede in sostanza, il sindacalismo di base?

  • No ai licenziamenti e alle privatizzazioni

  • Lotta per il salario e il reddito garantito

  • Cancellazione della Legge Fornero

  • Contrasto al carovita e ai diktat dell’Unione Europea

  • Rinnovi contrattuali e lotta alla precarietà per la piena occupazione

  • Forti investimenti per scuola, sanità, trasporti, previdenza pubblica e casa, contro le spese militari e le missioni all’estero, a favore di una necessaria spesa sociale

  • Per un fisco equo che aggredisca le rendite e riduca le disuguaglianze sociali.

Il minimo che dovrebbero chiedere lavoratori, sfruttati, precari, persone comuni vessate da bollette sempre più care e imposte che vengono alleggerite solo per le classi medio-alte.

Ovvero solo per quelle classi garantite e rappresentate dal governo Draghi.

La pandemia avrebbe dovuto e dovrebbe aprire gli occhi, relativamente a un sistema liberal-capitalista oligarchico e fondato su una crescita economica ormai insostenibile e su un altrettanto insostenibile sistema tecnologico-industriale..

In Europa e, in particolare in Italia, rimaniamo sordi e ciechi di fronte a tutto cio.

E, temo, le cose andranno sempre peggiorando.

Rimaniamo sordi e silenti. Non siamo consci dei nostri diritti. La scuola è da tempo allo sbando, livellata verso il basso e il sistema consumistico, televisivo e pubblicitario commerciale non ci permette di riflettere sulla nostra stessa condizione.

Condizione di precariato sociale, di sfruttamento inconsapevole, di eterna illusione edonistica.

Ci crediamo liberi e eguali, mentre siamo “liberi” solamente di consumare e siamo “eguali” solamente perché va di moda il linguaggio politicamente corretto.

Ma, nella sostanza, non siamo né l'una, né l'altra cosa.

In tutto ciò, non stupisce affatto che tutti i partiti nel Parlamento italiano, abbiano votato contro lo status di rifugiato politico a Julian Assange. 

La democrazia è ormai sempre più lontana.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 1 ottobre 2021

ABOLIAMO IL COMUNE (così come lo conosciamo). Articolo di Luca Bagatin

Dal 1993 il Sindaco viene eletto direttamente dai cittadini.

Apparentemente, ciò, potrebbe avvicinare gli eletti agli elettori, ma... è davvero così?

Dal 1993, assistiamo, da sempre e imperterriti, al solito balletto dei politici, al loro voler imporre idee nazionali a livello locale, oppure al voler ad ogni costo “lasciare il segno” nelle città che governano o andranno a governare, oppure ancora accordarsi sottobanco con le opposizioni per interessi di varia natura. Ma...

Ma, i cittadini?

Spesso si limitano a votare, ma vengono esclusi da ogni progetto. Però subiscono le decisioni politiche altrui.

I Sindaci, i loro Assessori e i loro Consiglieri hanno i loro pomposi programmi, le loro “opere di pubblica utilità” (realizzate però con i soldi della collettività), ma senza che i cittadini, in particolare i residenti delle zone nelle quali dette “opere” andranno a ricadere, possano dire la loro e promuovere il loro punto di vista. Prendendo DIRETTAMENTE parte alle decisioni che li riguardano.

Perché, quindi, non pensare di sovvertire le regole di questo gioco?

Perché non pensare di rendere la cittadinanza, finalmente, attiva e – in quanto comuntà - parte integrante delle decisioni amministrative?

Da tempo esiste, in alcune realtà locali italiane e non solo, il progetto del bilancio partecipativo. Ovvero una forma di partecipazione diretta della cittadinanza, consistente nell'assegnare una quota di bilancio dell'Ente locale, alla gestione diretta dei cittadini, i quali vengono in tal modo messi in grado di interagire e dialogare con le scelte delle Amministrazioni, al fine di modificarle a proprio beneficio.

Perché non introdurre, tale concetto, in tutti i Comuni italiani?

Di più: perché non proporre assemblee cittadine aperte, con potere decisionale e il cui potere decisionale, sia vincolante per Consiglieri, Sindaco e Assessori?

L'unico modo per rendere le città delle autentiche AGORA' DEMOCRATICHE.

Delle piazze ove i cittadini possano dialogare e contribuire attivamente alla comunità. Non dovendo più subire decisioni politiche dall'alto da parte di “eletti” pagati dalla collettività, ma che dalla collettività sono, nei fatti, completamente slegati.

Ricordiamoci che democrazia significa che è il popolo che decide direttamente il suo presente e futuro, non dei delegati - pagati dalla collettività, peraltro - che gestiscono il potere.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

giovedì 16 settembre 2021

Non c'è (più alcuna) speranza

Pier Paolo Pasolini aveva visto tutto già negli Anni '70.
L'avvento della società omologante dei consumi, l'industrializzazione di massa, un benessere che ha reso tutti degli automi inconsapevoli della propria identità e personalità.
L'avvento di un sistema totalitario clerico fascista, con altri nomi e in altre forme ("liberali" , "democratici"...).
La criminalità e la disonestà intellettuale dilagante.
C'è una alternativa?
No.
C'è una via d'uscita?
No.
C'è una speranza?
No.
Pier Paolo Pasolini aveva detto anche questo.
 
Luca Bagatin

sabato 14 settembre 2019

Moana Pozzi: eretica, erotica, eroica. Articolo di Luca Bagatin

Eretica, erotica, eroica. Questa era Moana, scomparsa prematuramente a soli 33 anni – l'età del Cristo – il 15 settembre 1994, ovvero venticinque anni fa.
Moana Pozzi fu una donna inquieta e trasgressiva e, perciò, eretica. Incarnò la fine dei rampanti Anni '80 e i decadenti Anni '90.
Incarnò sessualità e sensualità, mai volgarità. E per questo incarnò l'erotismo più autentico, quello che la fa ancora oggi paragonare a una sorta di Dea.
Fu attrice apprezzata da Federico Fellini, che le fece interpretare un ruolo in “Ginger e Fred”, nel 1986. Sarà nel cast di “Borotalco” di Carlo Verdone e in “...e la vita continua” di Dino Risi.
Sarà pornodiva, scoperta, in tutti i sensi, da Riccardo Schicchi e Ilona Staller Cicciolina e sarà co-protagonista del film erotico/giallo “Provocazione”, del regista Piero Vivarelli, assieme al celebre attore Marino Masè; oltre che protagonista di numerose trasmissioni televisive comico-surreali: “Tip Tap Club” (condotta assieme a Bobby Solo), “Matrioska” e “L'Araba Felice”.
Negli Anni '90 la svolta. Moana cerca di liberarsi via via dalla pornografia e recita il ruolo della protagonista in “Amami”, di Bruno Colella, che Iris trasmetterà in prima visione assoluta domenica 15 settembre, alle ore 21.15. “Amami” è il film al quale Moana si sente più legata, in quanto è una sorta di autobiografia che racconta la storia di una ragazza che lavora nel mondo dell'hard, ripudiata dal padre per le sue scelte professionali, ma con il quale riuscirà poi a riconciliarsi.
E' sempre negli Anni '90 che Moana incarnerà sia il simbolo – il suo volto sarà racchiuso all'interno di un cuore rosa - che la leadership della prima lista civica italiana: il Partito dell'Amore ideato da Mauro Biuzzi (che nel 2013 ebbi modo di intervistare lungamente: http://amoreeliberta.blogspot.com/2016/03/intervista-esclusiva-di-luca-bagatin.html).
Un partito che anticiperà di decenni quello che poteva essere (pur senza riuscirci) il Movimento Cinque Stelle e che contrappose la cultura dell'amore a quella dell'odio (slogan utilizzato poi da Silvio Berlusconi in campagna elettorale). Una lista di persone comuni (salvo la capolista, Moana Pozzi), dichiaratamente antipolitica, di “estremo centro”, di ispirazione situazionista, garibaldina e cristiano-dionisiaca, come ricordato da Biuzzi in più occasioni.
Un partito che immaginava una sorta di Parlamento “a forma ellittica”, ove da una parte si sarebbero collocate le “forze del cambiamento” - guidate dal Partito dell'Amore – e dall'altra la “vecchia partitocrazia”.
Fu con questo spirito che Moana, pur raccogliendo solamente lo 0,5% dei consensi, si candidò finanche a Sindaco di Roma nel 1993, contrapponendosi a Gianfranco Fini e a Francesco Rutelli. Lei sognava una Roma e un'Italia pulita, libera dalla corruzione, onesta, ove tutti potessero avere un alloggio ed essere liberi dai pregiudizi.
Nella mia intervista a Biuzzi, nel febbraio 2013, egli disse, in proposito che “Moana ha concluso la sua vita facendo politica e senza usare i potenti mezzi del Potere (Denaro, Media, Spettacolo, Scienza, Cultura, Politica, Religione, ecc), ma al contrario mettendo la sua popolarità al servizio di una piccola formazione come il Partito dell'Amore, che aveva come scopo quasi suicida quello di opporsi ai poteri forti partendo da zero”.
Moana fu per questo e, infine, una donna eroica.
E' così che vogliamo ricordarla. Ed è così che la ricorda l'Associazione che porta il suo nome (il cui sito web è www.moanamoana.it), fondata nel 1999 dalla madre – Giovannina Alloisio – e da Mauro Biuzzi.
Moana Pozzi eretica, erotica, eroica. Oggi come venticinque anni fa.

Luca Bagatin

martedì 3 settembre 2019

Niente di nuovo sotto il sole partitocratico italiano. Articolo di Luca Bagatin

Il partito dei ricchi di sinistra, ovvero il PD, partito dell'abolizione dell'Articolo 18; della legge Fornero; dell'austerità; del sostegno incondizionato alla NATO e agli USA, senza meriti suoi, potrebbe – grazie all'accordo con i Cinque Stelle – tornare malauguratamente al governo.
Curiosamente, di ciò, dovrebbe ad ogni modo indirettamente ringraziare il partito dei ricchi di destra, ovvero la Lega di Salvini, quella della flat tax, che, facendo cadere il primo governo Conte, ha spianato la strada a nuove ipotesi.
Del resto, sia il partito dei ricchi di sinistra (PD e alleati) che il partito dei ricchi di destra (Lega, Berlusconi e Meloni), hanno non poche visioni politiche in comune: dal sì alla TAV alla politica estera filo statunitense; dalle politiche antisociali alle liberalizzazioni selvagge.
Quanto ai Cinque Stelle, il partito della finta democrazia diretta e del finto populismo, sin dalla sua trasformazione – da movimento di piazza a partito elettoralistico – non ne ha indovinata una.
Anziché catalizzare il potere della piazza – cosa che da quasi un anno a questa parte stanno facendo invece i Gilet Gialli in Francia – e puntare a diventare un partito per la vera democrazia diretta, l'abolizione della partitocrazia e una “nuova idea di mondo”, secondo la prospettiva originaria di Grillo, sono diventati un partito come gli altri.
Lo si è capito soprattutto nel momento in cui, anziché capitalizzare i loro risultati elettorali, divenendo alle ultime consultazioni politiche addirittura partito di maggioranza relativa, tale da poter dettare la linea e le condizioni programmatiche, si sono prima appiattiti sulle posizioni della Lega e, venuta meno quest'ultima, si stanno concedendo armi e bagagli al PD.
Di tutto ciò, stando ai sondaggi almeno, sembra avvantaggiarsi elettoralisticamente la Meloni, almeno per ora, la quale ad ogni modo è programmaticamente pressoché contigua alla Lega e probabilmente le sta rosicchiando consensi.
Nulla di nuovo, dunque, sotto il sole partitocratico.
L'unica alternativa e opposizione sembra farla chi, in Parlamento, oggi non siede, ma nei sondaggi sta aumentando consensi e simpatie. Ovvero il Partito Comunista di Marco Rizzo che, coerentemente, propone l'uscita dell'Italia da Unione Europea, NATO e sistema capitalista, ovvero dalle logiche dei partiti dei ricchi.

Luca Bagatin

lunedì 19 novembre 2018

Il popolo contro le élite: dai gilet gialli in Francia all'avanzata dei comunisti in Russia. Articolo di Luca Bagatin

E' accaduto già di recente in Russia, in contrapposizione rispetto alle politiche liberali e di austerità imposte dal governo e sostenute dal Fondo Monetario Internazionale (aumento Iva e età pensionabile): alle elezioni amministrative c'è stata infatti una avanzata dei comunisti nelle urne e un arretramento del partito liberal-capitalista di Putin e Medvedev, oltre che da tempo un incremento delle proteste di piazza da parte di movimenti nazionalbolscevichi e socialisti.
Sta accadendo in Francia, ove la destra e la sinistra capitaliste - rappresentate dal governo Macron-Philippe, ormai ad appena il 25% di popolarità - stanno incassando le proteste dei cosiddetti "gilet gialli", movimento popolare spontaneo e trasversale, contro l'aumento del prezzo del carburante e le politiche oligarchiche del governo in favore dei ricchi (si pensi anche alla già contestata Loi Travail, il Jobs Act francese).
La Francia rurale e delle periferie, in sostanza, si sta svegliando. Ovvero la maggioranza dei francesi (il 74% si è dichiarato favorevole a queste proteste). Quelli che in massa alle presidenziali del 2017 non sono andati a votare (e sarebbero stati il partito pressochè maggioritario) e quelli che hanno votato per Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon (i quali hanno dato il loro appoggio alla protesta di piazza), ovvero per i partiti con un minimo di programma sociale e percepiti come un po' più popolari e populisti, che, se volessero ottenere un qualche risultato elettorale, farebbero bene a mettere da parte anacronistiche divisioni ideologiche e unirsi in un unico raggruppamento, oltre le ideologie e contro destra e sinistra capitaliste, anche assieme al piccolo partito dei Patrioti di Florian Philippot, al Polo di Rinascita Comunista e all'Unione Popolare Repubblicana di Asselineau.
Scenario simile è accaduto in Italia, ove la destra e la sinistra capitaliste - Pd e Forza Italia in primis - sono state sonoramente sconfitte. L'attuale governo, pur non essendo minimamente populista e/o socialista, sembra voler contrapporsi alle misure di austerità imposte dall'Unione Europea e attuare alcune misure sociali - comunque non socialiste - (reddito di cittadinanza), ma al contempo seguitare con misure di stampo liberal-capitalista (flat tax) e non presentando un progetto di radicale alternativa per il Paese.
Ad oggi, ad ogni modo, in Europa siamo ben lontani dall'avere un movimento autenticamente socialista e populista, ovvero anticapitalista e democratico autogestionario, come poteva essere ai tempi del nostro Risorgimento durante la Repubblica Romana, ai tempi della Comune di Parigi o nella Russia di fine '800 e inizio '900, oppure negli USA dei primi del '900.
Venti di questo tipo sono soffiati nell'America Latina del XXI secolo, attualmente subendo un leggero arretramento con Bolsonaro in Brasile e Macri in Argentina, laddove la classe media, emancipatasi grazie al socialismo populista, è stata irriconoscente nei confronti dei propri emancipatori (Lula in Brasile e i Kirchner in Argentina) e ha preferito rivolgersi alla destra capitalista, quella che purtroppo sta distruggendo le conquiste sociali, non ultima la cacciata dei medici cubani dal Brasile, coloro i quali curano ad oggi milioni di poveri e il taglio dei servizi sociali in Argentina.
Ad ogni modo i popoli ed i poveri sembrano finalmente non stare più a guardare e voler essere partecipi, democraticamente, dei processi politici che li riguardano.

Luca Bagatin