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sabato 27 febbraio 2021

27 febbraio: le prime manifestazioni contro il Governo Draghi. Articolo di Luca Bagatin

Manifestazioni a Roma, a Piazza San Silvestro e in tutta Italia, a partire dalle ore 15.00, contro il Governo Draghi, organizzate dal Partito Comunista di Marco Rizzo e da numerose altre sigle politiche e sindacali.

Un governo definito, dai manifestanti, “espressione diretta delle banche, della finanza e delle multinazionali”.

Gli organizzatori, in un comunicato, hanno altresì affermato che “La recente crisi sanitaria ha messo a nudo l’inefficienza e la brutalità del sistema capitalista, che prima ha distrutto la sanità pubblica e poi ha dimostrato che il profitto e gli interessi delle classi dominanti sono sempre più importanti della sicurezza delle masse popolari, che sono state abbandonate a loro stesse. Operai e lavoratori costretti a rischiare la salute per non fermare la produzione, licenziamenti, cassa integrazione non pagata, chiusure di decine di migliaia di piccoli esercizi commerciali e artigianali: una massa enorme di situazioni di povertà assoluta o comunque di grande difficoltà. E la politica del Governo, supino ai monopoli capitalistici italiani e stranieri, è quella di far pagare i costi della crisi del sistema capitalistico globalizzato ai lavoratori e ai ceti popolari”.

Il Governo Draghi, nato dall'accordo di tutti i partiti presenti in Parlamento, di destra e sinistra, oltre che le politiche dell'Unione Europea, vengono totalmente bocciati dal Segretario nazionale del PC Marco Rizzo, il quale ha affermato – fra le altre cose - che “Chi produce la ricchezza del Paese deve essere al centro delle decisioni. Serve il cambio del modello di società e occorre rompere al più presto la gabbia europea”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

mercoledì 10 febbraio 2021

Il Potere secondo Pier Paolo Pasolini

"Il potere ha avuto bisogno di un tipo diverso di suddito, che fosse prima di tutto un consumatore"

(Pier Paolo Pasolini)

“Il nuovo fascismo non distingue più: non è umanisticamente retorico, è americanamente pragmatico. Il suo fine è la riorganizzazione e l'omologazione brutalmente totalitaria del mondo"

(Pier Paolo Pasolini)

“Il potere è divenuto un potere consumistico, infinitamente più efficace nell'imporre la propria volontà che qualsiasi altro potere al mondo. La persuasione a seguire una concezione edonistica della vita ridicolizza ogni precedente sforzo autoritario di persuasione"

(Pier Paolo Pasolini)

mercoledì 29 gennaio 2020

Marco Rizzo (Partito Comunista) alternativo a centrodestra e centrosinistra. Articolo di Luca Bagatin

Nelle analisi post- voto in Emilia Romagna, il Segretario nazionale del Partito Comunista Marco Rizzo ha riteniuto che, al di là delle battute sulle “citofonate di Salvini”, non vi sia stata alcuna discussione seria – da parte di centrodestra e centrosinistra - sulle tematiche della Regione, a partire dalle privatizzazioni e dalla sanità.
Rizzo ritiene da tempo, infatti, che non vi sia alcuna differenza sostanziale fra i due grandi schieramenti – uniti pressoché su tutto - e che il Movimento Cinque Stelle abbia, altresì, tradito tutte le tematiche che sino a qualche anno fa sembrava portare avanti (prima alleandosi con la Lega e poi con il PD): dalla TAV al no euro, dall'Ilva alla riduzione delle spese militari.
Rizzo, primo fra l'altro a criticare il cosiddetto “movimento delle Sardine” - che definì “arma di distrazione di massa” - utile a distrarre l'attenzione dal fatto che l'Unione Europea sta stritolando i diritti dei lavoratori e dei popoli, si candiderà peraltro alle elezioni supplettive di Roma, che si terranno il primo marzo prossimo, e che eleggeranno un nuovo deputato (al posto di Paolo Gentiloni) al Parlamento.
Rizzo, in una recente intervista al Corriere della Sera, ha dichiarato che intende candidarsi in particolare per sfidare la candidatura di Roberto Gualtieri, attuale ministro dell'economia del PD.
Gualtieri, per Marco Rizzo, rappresenta “l'uomo della globalizzazione, dell’UE”, che ha ricevuto persino l'endorsment di Christine Lagarde, appena nominata a capo della Banca Centrale Europea.
Nel rilanciare la sua candidatura - a nome del Partito Comunista - Rizzo non solo rilancia la sua battaglia contro i poteri forti economico-finanziari, contro il capitalismo e per l'uscita dell'Italia dalla NATO e dall'Unione Europea, ma anche quella per il rilancio dell'attività dei piccoli commercianti e degli artigiani della città di Roma, stritolati dalla grande distribuzione.
Oggi Rizzo intende presentarsi come unico vero argine a un centrosinistra e a un centrodestra che rappresentano unicamente i ceti più ricchi; i poteri economico-finanziari; una politica estera filo statunitense e imperialista.
Potenzialmente, l'attuale Partito Comunista, potrebbe rappresentare – un po' come nella Russia post-sovietica fece il leader comunista Gennady Zjuganov, il quale si pose a capo di un fronte patriottico alternativo all'avvento del capitalismo assoluto, rappresentato da Eltsin e dagli oligarchi - il fulcro di una alternativa per tutti coloro i quali, al di là delle ideologie e dei colori politici, hanno compreso che tanto il PD ed i suoi alleati, quanto la Lega ed i suoi alleati, non rappresentano altro che due facce della medesima medaglia liberal-capitalista.
Due facce destinate a discutere sul nulla, nel disinteresse della gran parte degli elettori. I quali, in massa, ancora oggi, sembrano astenersi dal voto.

Luca Bagatin

domenica 6 ottobre 2019

Il Partito Comunista in piazza contro il governo Cinque Stelle-Pd-Leu-Sinistra Italiana. Articolo di Luca Bagatin

Una piazza, quella Santi Apostoli a Roma, gremita di donne e uomini, ragazze e ragazzi, che hanno sventolato bandiere rosse con al centro una falce e martello bianca. Così si presenta la manifestazione del Partito Comunista guidato da Marco Rizzo, tenutasi sabato 5 ottobre scorso a partire dalle ore 15.30.
Una manifestazione contro il Governo Conte Bis, sostenuto da Movimento Cinque Stelle, PD, Liberi e Uguali e Sinistra Italiana. “Un governo dei poteri forti, delle banche, dei mercati, dell’Unione Europea, della Confindustria con il sostegno esplicito degli Stati Uniti, della Nato, del Vaticano”. Così viene definito dai comunisti, che proseguono: “Le manifestazioni di sostegno di tutti questi settori e la valutazione positiva espressi dai mercati non lasciano alcuna ombra di dubbio. Noi comunisti vogliamo da subito denunciare il carattere antipopolare di questo governo, invitando i lavoratori e non cadere nella trappola dei “governi amici” e non riporre false speranze in questo esecutivo”.
Il PC denuncia altresì la definizione sbagliata del governo, fornita dai grandi media ed equipara le forze politiche che lo sostengono a quelle che lo sostenevano prima: “I giornali hanno definito questo governo “giallo-rosso”. Rifiutiamo questa definizione perché il nuovo governo Conte di “rosso” non ha assolutamente nulla. È l’ennesimo prodotto della rinuncia del Movimento Cinque Stelle alle istanze più radicali e di svolta dei suoi programmi. I Cinque Stelle, dopo aver accettato l’alleanza con la Lega, rafforzando Salvini e la destra, oggi si alleano con il PD pur di mantenere il proprio ruolo di governo. Poche settimane fa con il loro voto determinante hanno permesso l’elezione di Ursula Von Der Leyen a Presidente della Commissione Europea, presentandosi a livello internazionale come nuovo partito della stabilità nel nostro Paese. “Rosso” non è certamente il Partito Democratico, alfiere delle politiche antipopolari, strenuo sostenitore dell’Unione Europea e della Nato, capace attraverso la propria influenza sui sindacati confederali di legittimare le peggiori politiche contro i lavoratori spegnendone l’opposizione sociale. “Rossa” non è neppure quella sinistra residuale presente in Parlamento (Liberi e Uguali, Sinistra Italiana) che subito si è accodata al nuovo esecutivo, tanto fondamentale per i numeri della maggioranza, quanto ininfluente nella definizione delle politiche di governo, spinta solo dall’autoconservazione dei propri gruppi dirigenti e priva di qualsiasi ruolo sociale.”.
E poi la denuncia del Partito Comunista all'equiparazione del nazismo al comunismo, votata dal Parlamento Europeo solo poche settimane fa – con i voti sia della Lega e di Fratelli d'Italia, uniti a quelli del PD - che il partito di Rizzo ha per primo denunciato, nel silenzio assordante di molti e che Rizzo ha dichiarato essere “una risoluzione che falsifica la Storia e che possiamo strappare”.
In merito Rizzo aveva già spiegato, all'indomani dell'approvazione da parte del Parlamento di Bruxelles, che: “Leggendo la risoluzione per prima cosa colpisce la pochezza del testo e dell’analisi storica che è contenuta. Se uno studente del quinto anno di liceo dicesse cose del genere a un’interrogazione sarebbe rispedito a posto. Di fatto si sostiene che l’Unione Sovietica è stata corresponsabile della seconda guerra mondiale, quando l’URSS è stato il principale paese aggredito e quello che ha dato il contributo maggiore per la sconfitta del nazi-fascismo. Evidentemente non si va per il sottile quando c’è da creare le premesse per teorie che non hanno fondamento storico, la storia va piegata alle necessità di queste teorie. Mi riferisco al concetto di “totalitarismo”, all’idea della lotta delle democrazie contro le dittature “che volevano spartirsi il mondo”. Aggiungendo poi: “Però nessuno si sogna di mettere al bando la democrazia liberale perché spianò la strada al fascismo. Questa risoluzione non ha fondamento storico. Il patto di non aggressione tra URSS e Germania fu necessario per prendere tempo e preparare la resistenza sovietica, e fermò per un anno i piani di invasione di Hitler. Churchill disse in un discorso radio trasmesso il 1° ottobre: «I sovietici hanno fermato i nazisti nella Polonia orientale. Vorrei soltanto lo avessero fatto come nostri alleati»”.
Una risoluzione che, in sostanza, potrebbe portare – come ai tempi del nazifascismo – alla messa al bando dei partiti comunisti in Europa, cosa peraltro già avvenuta da tempo in molti Paesi dell'est all'interno dell'Unione Europea, dalla Polonia all'Ucraina, con il beneplacito dell'Unione Europea stessa.
La manifestazione di sabato ha dunque voluto denunciare quello che il Partito Comunista definisce “totalitarismo capitalista”, promuovendo “una forte opposizione politica al governo nascente e lavorare per la formazione di un vasto fronte sociale capace di unire i lavoratori e le classi popolari, le organizzazioni sindacali di classe e le forze politiche e di movimento. Un fronte di lotta che dimostri che l’unica vera alternativa possibile è quella in cui il potere è nelle mani dei lavoratori e delle classi popolari, che ha come presupposti l’uscita dell’Unione Europea e dalla Nato, e la rottura con le politiche e gli interessi capitalistici”.

Luca Bagatin

martedì 3 settembre 2019

Niente di nuovo sotto il sole partitocratico italiano. Articolo di Luca Bagatin

Il partito dei ricchi di sinistra, ovvero il PD, partito dell'abolizione dell'Articolo 18; della legge Fornero; dell'austerità; del sostegno incondizionato alla NATO e agli USA, senza meriti suoi, potrebbe – grazie all'accordo con i Cinque Stelle – tornare malauguratamente al governo.
Curiosamente, di ciò, dovrebbe ad ogni modo indirettamente ringraziare il partito dei ricchi di destra, ovvero la Lega di Salvini, quella della flat tax, che, facendo cadere il primo governo Conte, ha spianato la strada a nuove ipotesi.
Del resto, sia il partito dei ricchi di sinistra (PD e alleati) che il partito dei ricchi di destra (Lega, Berlusconi e Meloni), hanno non poche visioni politiche in comune: dal sì alla TAV alla politica estera filo statunitense; dalle politiche antisociali alle liberalizzazioni selvagge.
Quanto ai Cinque Stelle, il partito della finta democrazia diretta e del finto populismo, sin dalla sua trasformazione – da movimento di piazza a partito elettoralistico – non ne ha indovinata una.
Anziché catalizzare il potere della piazza – cosa che da quasi un anno a questa parte stanno facendo invece i Gilet Gialli in Francia – e puntare a diventare un partito per la vera democrazia diretta, l'abolizione della partitocrazia e una “nuova idea di mondo”, secondo la prospettiva originaria di Grillo, sono diventati un partito come gli altri.
Lo si è capito soprattutto nel momento in cui, anziché capitalizzare i loro risultati elettorali, divenendo alle ultime consultazioni politiche addirittura partito di maggioranza relativa, tale da poter dettare la linea e le condizioni programmatiche, si sono prima appiattiti sulle posizioni della Lega e, venuta meno quest'ultima, si stanno concedendo armi e bagagli al PD.
Di tutto ciò, stando ai sondaggi almeno, sembra avvantaggiarsi elettoralisticamente la Meloni, almeno per ora, la quale ad ogni modo è programmaticamente pressoché contigua alla Lega e probabilmente le sta rosicchiando consensi.
Nulla di nuovo, dunque, sotto il sole partitocratico.
L'unica alternativa e opposizione sembra farla chi, in Parlamento, oggi non siede, ma nei sondaggi sta aumentando consensi e simpatie. Ovvero il Partito Comunista di Marco Rizzo che, coerentemente, propone l'uscita dell'Italia da Unione Europea, NATO e sistema capitalista, ovvero dalle logiche dei partiti dei ricchi.

Luca Bagatin

domenica 21 luglio 2019

"Alternativa al capitalismo". Conclusa a Roma la festa del Partito Comunista. Articolo di Luca Bagatin

In una Europa e in un'Italia nelle quali, a prevalere, sono le logiche del consumo, del profitto, del grande capitale, della conseguente solitudine e apatia umana, qualche isola felice ancora è rimasta.
E' rimasta, ad esempio, nel quartiere popolare Tiburtino III di Roma, animato dalla festa nazionale del Partito Comunista, che si è tenuta dal 12 al 20 luglio.
Una festa che ha visto protagonisti numerosi giovani del Fronte della Gioventù Comunista; l'attore Pierpaolo Capovilla che ha recitato brani tratti dalle opere di Pasolini; il gruppo musicale Contromano; le Radici nel Cemento; gli Skasso, Enrico Capuano e la Tammuriata Rock e molte altre band.
Una festa che purtroppo, quest'anno, ha subito un grave lutto, con la scomparsa, alcuni giorni fa, di Roberto Piergentili, il quale alla manifestazione ha sempre partecipato con il suo stand di oggettistica storica sovietica (Stalingrad43, Soviet Memorabilia), assieme all'amico Fabrizio. La perdita di Roberto è stata davvero improvvisa e ricordata con uno striscione commemorativo.
Marco Rizzo, Segretario nazionale del Partito, al termine della festa, ha tenuto il suo comizio conclusivo, ricordando, anche a chi scrive, nell'ambito di un successivo breve scambio di battute, che le priorità dei comunisti sono quelle del lavoro, di un'Italia socialista nella quale i lavoratori abbiano la possibilità di partecipare alla gestione delle imprese. L'obiettivo è dunque il superamento del capitalismo, considerato una vera e propria malattia.
Opposizione netta, da parte di Rizzo, a questo governo italiano, che giudica uguale a quello greco di Tsipras, ovvero piegato ai desiderata dell'austera Unione Europea e dei grandi poteri economico finanziari.
Rizzo ha peraltro denunciato il fenomeno dell'immigrazione forzata, causa del capitalismo, e la necessità di sostenere i movimenti panafricani, eredi di grandi leader quali Thomas Sankara e Nelson Mandela.
Oltre a ciò, ha rammentato come i comunisti si pongano in alternativa rispetto al centrodestra e al centrosinistra, i quali difendono l'attuale sistema capitalista, l'Unione Europea e la NATO. I comunisti, oggi, peraltro, rifiutano l'etichetta “di sinistra” e preferiscono prenderne le distanze, attraverso una frase attribuita a Lenin “Siamo comunisti, non siamo di sinistra”, spesso rimarcata da Rizzo in più occasioni.
Il Partito Comunista, come ricordato da Rizzo, fa parte dell'Iniziativa dei Partiti Comunisti e Operai d'Europa, riafferma la sua amicizia e fratellanza al KKE, ovvero al Partito Comunista Greco, oltre che il suo sostegno alle lotte del Partito Comunista della Federazione Russa di Gennady Zjuganov.
Numerose feste del Partito sono previste in tutta Italia nel corso dell'estate.
Il socialismo, dunque, in Italia, sembra non essere scomparso, specie se pensiamo che il PC, alle ultime elezioni europee, è stato l'unico partito – in termini assoluti – ad aver guadagnato voti.

Luca Bagatin


sabato 11 maggio 2019

In memoria di un socialista: Gianni De Michelis. Articolo di Luca Bagatin

Gianni De Michelis e Luca Bagatin (2004)
Gianni De Michelis è passato oltre il velo della materia.
Era un socialista di altri tempi. Quanto ancora, in Italia, esisteva un Partito Socialista e quando la politica italiana aveva ancora un suo peso in Europa e nel mondo.
Fu, nel corso degli Anni '80, Ministro delle Partecipazioni Statali (quando ancora lo Stato contava qualcosa e la politica comandava sull'economia e non viceversa !), Ministro del Lavoro, Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri.
Ventenne – negli Anni '60 - aderì al Partito Socialista Italiano, collocandosi in quegli anni nella corrente di sinistra, denominata “Alternativa Socialista”, allora guidata da Riccardo Lombardi e nella quale erano presenti anche i socialisti rivoluzionari.
Nel 1976 appoggiò la candidatura di Bettino Craxi a Segretario del PSI e divenne componente della Direzione Nazionale del Partito. Negli Anni '80, oltre che più volte Ministro, sarà presidente del gruppo socialista alla Camera dei Deputati.
Coinvolto nella falsa rivoluzione di Tangentopoli, sarà sottoposto a diversi procedimenti giudiziari, ma spesso fu assolto. Denuncerà sempre, assieme a Craxi, il clima avvelenato di quegli anni, teso a colpire unicamente i partiti di governo e in particolare quel PSI che, se da una parte voleva modernizzare l'Italia, smarcandosi dalle “chiese” democristiana e comunista (ma già da tempo non più comunista e via via sempre più liberal-capitalista), dall'altra mirava a una politica estera multipolare, smarcata dagli USA e parimenti denunciava l'avanzare della globalizzazione neoliberale e le sue pericolose derive, che avrebbero portato – con il successivo avvento del capitalismo assoluto - a una diffusa povertà, alla sudditanza dell'Italia a poteri stranieri ed economici e all'immigrazione di massa.
Il PSI di Craxi e De Michelis fu infatti profetico e, forse per questo e per questo suo voler contrastare l'avanzare dei Poteri Forti economici, finanziari e mediatici, spazzato via in un sol colpo da una falsa rivoluzione che, nel 1993, segnerà la fine definitiva della politica dei partiti e l'inizio di una nuova stagione – nella quale viviamo tutt'oggi – fatta di personalismi, di ricerca del consenso attraverso meri slogan, dell'economia che governa sui popoli e che annichilisce e avvilisce i poveri.
Nel 1996 Gianni De Michelis, nonostante l'esilio ad Hammamet di Bettino Craxi, assieme ad altri socialisti di area craxiana (fra cui Luca Josi, Margherita Boniver e Ugo Intini), rifonda il Partito Socialista, il cui simbolo sarà composto di sette garofani, il sole nascente e un libro. In quegli anni rinascono anche le pubblicazioni socialiste storiche “Critica Sociale” (ancora oggi diretta dall'amico Stefano Carluccio) e “L'Avanti” (oggi di proprietà di Critica Sociale). La collocazione del nuovo partito è autonoma, ma guarda con simpatia all'area laico-socialista di Forza Italia. Sono molti, infatti, i forzisti che escono dal partito berlusconiano e ritornano al Partito Socialista.
A molti ciò può sembrare un paradosso, come scrisse Fabrizio Cicchitto in un suo saggio (“Il paradosso socialista. Da Turati a Craxi a Berlusconi”, Edizioni Liberal, 2003). In realtà i socialisti non sono mai stati di destra, ma nemmeno potevano definirsi storicamente di sinistra. In Italia, in particolare, non potevano collocarsi dalla parte dei loro carnefici postcomunisti alleati alla sinistra DC e sostenere il nascente prodismo e le privatizzazioni selvagge proposte dall'allora (falso) centrosinistra. Craxi, non a caso, si oppose strenuamente a quelle privatizzazioni, poi attuate dai governi successivi alla sua scomparsa politica.
Nel 2001 Gianni De Michelis sarà fra i fondatori e Segretario nazionale del Nuovo PSI, assieme alla Boniver, a Bobo Craxi e a Claudio Martelli. Il partito si collocherà nell'area di centrodestra. Certo, Berlusconi lascerà poco o nessuno spazio ai laici e ai socialisti di De Michelis al punto che, credo, oggi quel Nuovo PSI non esista nemmeno più o sia durato comunque molto poco.
In quegli anni io stesso, esattamente nel 2004, mi avvicinai a quel partito. Vi rimasi molto poco, pochi mesi, in quanto non condivisi le politiche dei vecchi notabili a livello locale nella mia città, allora Pordenone. Ad ogni modo ebbi il tempo di conoscere di persona Gianni De Michelis, di cui avevo letto pressoché tutti i saggi e trovandovi spunti interessanti, sia sulla politica interna che su quella estera.
Conservo ancora una foto (quella qui sopra) nella quale, ad una riunione pubblica del Partito, nella città di Pordenone, parlo accanto a lui, il quale mi fece poi i complimenti. Era il periodo delle europee (le ultime alle quali sarei andato a votare !) e allora il Nuovo PSI (Socialisti Uniti per l'Europa) prese ben il 2% dei voti e, non essendovi allora sbarramenti di sorta, elesse due deputati, fra cui lo stesso De Michelis.
Di acqua sotto i ponti, da allora, ne è passata molta. I miei ideali liberalsocialisti sono, negli anni, evoluti nel socialismo puro, originario e anticapitalista. Ad ogni modo la mia formazione craxiana e il mio rispetto per quelle figure politiche, nel bene o nel male, è sempre rimasto.
De Michelis, poi, era un personaggio piuttosto trasgressivo e irriverente e ciò lo e me lo rendeva particolarmente simpatico, anche da Ministro.
Amava le belle donne e le discoteche. Scrisse, nel 1988, per Mondadori, con prefazione di Gerry Scotti, la guida ai locali notturni “Dove andiamo a ballare questa sera ?”. La cosa scandalizzò molti, ma lui certo non se ne curava. Capelli lunghi e spirito libertario. Anche questo era il PSI di quegli anni. Un partito non ingessato, contro il bigottismo, aperto alla trasgressione che lo porterà ad essere spesso vicino al Partito Radicale (di quegli anni, molto diverso da quello di oggi o di ciò che ne è rimasto !) di Marco Pannella.
Mi dispiace che Gianni se ne sia andato. Era una grande mente e una grande persona. Forse solo in questi anni, di totale decadenza della politica italiana e europea, ce ne rendiamo davvero conto.

Luca Bagatin