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lunedì 18 maggio 2026

L’Europa di Draghi non è l’Europa dei popoli. Articolo di Paola Bergamo e Luca Bagatin

 

Sarà forse un caso, oppure no, ma il Premio Carlo Magno, conferito nel 2025 alla baronessa Ursula Von Der Leyen, sembra risultare perfettamente funzionale, nel 2026, a un rilancio politico di Mario Draghi, la cui corsa si era arrestata proprio quando una sua ascesa al Colle appariva imminente.

Colpisce come Mario Draghi, ogni volta che interviene, riesca ad affermare concetti che, nell’immediatezza e grazie alla sua indiscutibile abilità espositiva, possono apparire ragionevoli a taluni, ma che finiscono inevitabilmente per turbare chi non ha memoria corta e conserva ben presenti i corsi e ricorsi della nostra Storia.

Tanto che, a ben vedere, certi suoi discorsi sembrano talvolta rasentare l’assurdo.

In effetti, come ha rilevato il bravissimo Gianandrea Gaiani su “La Penna nel Fianco”, il messaggio di Draghi da Aquisgrana sembra piuttosto contorsionistico, per non dire contorto.

Se il celebre economista insiste sul fatto che è necessario rafforzare l’integrazione europea come risposta alla crisi industriale, energetica e strategica del Continente, non si avvede che molte delle difficoltà attuali sono anche il risultato delle politiche sostenute dalle élite europee, di cui egli è, a pieno titolo, esponente.

Stessa cosa dicasi della profonda crisi dell’Italia, di cui fu Presidente del Consiglio dal febbraio 2021 all'ottobre 2022.

È dall’inizio della crisi russo-ucraina che l’Europa è divenuta meno competitiva, ma il termine è un eufemismo, perché il rischio reale è la de-industrializzazione. Il deserto industriale per mancanza di energia.

Nel suo discorso, Draghi, pur rinnovando la propria fede nell’Atlantismo, definisce gli Stati Uniti un “partner ostile” sul piano economico e industriale. Un’espressione che appare quantomeno contraddittoria: o si è partner oppure si è ostili.

L’accostamento dei due termini può anche rappresentare un efficace esercizio retorico, ma non si può dimenticare che gli USA di allora — quelli che contribuirono ad alimentare la crisi ucraina — erano gli stessi nel cui contesto Victoria Nuland arrivò a pronunciare il celebre “Fuck the EU”.

Ed erano anche gli stessi ai quali Mario Draghi, insieme agli altri leader europei, finì per allinearsi, aderendo a uno storytelling che, secondo molti critici, ha trascinato l’Europa verso una crisi economica e industriale senza precedenti.

Mario Draghi fu il principale sostenitore dell’allineamento dell’Italia alla NATO che Papa Francesco criticò con l’indimenticabile espressione “siete andati ad abbaiare alle porte di Mosca”.

Non pago, proprio da Aquisgrana, Mario Draghi invoca una difesa europea, ma il paradosso è che un'Europa politica è ancora tutta da costruire e suggerisce maggiori investimenti nell’industria militare, quando l'UE - secondo alcune stime aggregate - già investe più della Russia.

Se abbiamo ben compreso, il succo del discorso sarebbe questo: aumentando gli investimenti nella difesa renderemmo più soddisfatto il socio di maggioranza della NATO, gli Stati Uniti, definiti però allo stesso tempo un “partner ostile”. E dovremmo farlo perché il pericolo proverrebbe dalla Russia, un Paese che non solo non ci ha mai attaccati né minacciati direttamente, ma che per anni ci ha fornito gas via gasdotto a prezzi convenienti, mentre oggi acquistiamo gas liquefatto - sia statunitense sia russo - a costi enormemente superiori, con pesanti conseguenze per l’economia europea.

Si potrebbe quindi concludere che chi ha sostenuto l’allineamento a Washington abbia contribuito a provocare una crisi senza precedenti e oggi si proponga di uscirne convertendo parte della nostra industria automobilistica in industria bellica. Il problema è che, per costruire carri armati, servono materie prime — a partire dall’acciaio — e grandi quantità di energia, risorse di cui l’UE dispone sempre meno.

Non sarebbe però giusto dimenticare che, Mario Draghi, fu quello del “Whatever it takes”.
Allora era il 2012, Draghi era a capo della BCE e si era distinto nell’ambito della crisi del debito sovrano impegnandosi a salvare l’Euro dai processi di speculazione in atto, che poi avrebbero messo in ginocchio l’anello debole della catena europea, l’Italia, troppo grande per fallire, troppo piccola per resistere da sola alle intemperie della speculazione finanziaria.

All'epoca, noi facevamo parte dei PIIGS, stritolati tra spread e famelici appetiti d’oltre Manica e soprattutto d’oltre Oceano.

Ai tempi Draghi disse sostanzialmente a tutti di calmarsi, i mercati si rasserenarono e passò alla Storia come il “salvatore di baracca e burattini”, certo facendo storcere il naso ai nostri amici frugali, che speravano di farsi un boccone di noi, di fare il bis, dopo aver soddisfatto - poco tempo prima - i loro appetiti in Grecia.
Draghi, che è un economista formatosi per lo più in Goldman Sachs, è espressione del fenomeno delle “revolving doors”, ma è in ottima compagnia in tal senso, ed è passato alla Storia anche per essere, guarda caso, uno dei protagonisti del Britannia, il panfilo reale inglese, nel quale, il 2 giugno 1992, si tenne un importante convegno sulle privatizzazioni dell’economia italiana.

Perché l’Italia si diede alle privatizzazioni, dismettendo importanti asset anche strategici?
Un po’ per ridurre il peso dello Stato nell’economia, un po’ per aprire i mercati alla concorrenza, ma soprattutto perché, tra sprechi e ruberie che caratterizzano la politica, il nostro Bel Paese aveva bisogno di far quattrini e, si sa, che da noi i soldi nel pubblico non bastano mai.

Si iniziò a vendere, ma c’è chi dice svendere, partecipazioni pubbliche con l’intento, allora spacciato per lodevole, di modernizzare il sistema economico italiano, anche in vista dei vincoli europei di Maastricht. E’ così che IRI, Telecom, ENI, ENEL, Credito Italiano e altri colossi furono privatizzati.
Draghi ne fu l’artefice. Il contesto economico-politico di allora era esplosivo.

L’Italia era sotto attacco della finanza, tanto per cambiare, e la Lira - noi ancora battevamo moneta - era sotto scacco speculativo. Ma era anche l'epoca della falsa rivoluzione di Tangentopoli, non certo un caso, durante la quale si epurarono i partiti storici democratici e un'intera classe politica che, più nel bene che nel male, aveva governato dal 1946.

Il debito pubblico era enorme e di lì a poco saremmo persino dovuti uscire dallo SME. Insomma, avevamo l’acqua alla gola, come spesso accade al nostro splendido, ma peculiare Paese.

E' apparso piuttosto singolare, per non dire allarmante, che alti funzionari italiani discutessero di privatizzazioni con banchieri internazionali a bordo di uno yacht inglese, anche perché, a conti fatti, abbiamo disperso la nostra ricchezza, della quale si sono avvantaggiati Paesi in concorrenza con noi.

Questo è uno dei motivi per i quali il Presidente Francesco Cossiga ebbe più che delle perplessità, anzi, fu piuttosto duro con il Mario nazionale.
Draghi, ad Aquisgrana, il 14 maggio scorso, ha lamentato il fatto che l'UE, per la prima volta, sarebbe sola. E questo perché Trump avrebbe da essa preso le distanze.

Draghi, dunque, anziché rallegrarsi per questa presa di distanza da parte di un regime che, storicamente, anche ben prima di Trump, ha più volte violato il diritto internazionale, sottomesso e invaso popoli liberi e sovrani, lamenta che ci avrebbe “lasciati soli”.

Anziché cogliere l'opportunità per costruire, finalmente, un'Europa sovrana, nel solco degli eroi antifascisti, di matrice repubblicana mazziniana e azionista Mario Bergamo, Ernesto Rossi, Altiero Spinelli, Eugenio Colorni, ma anche Charles De Gaulle, magari allargata alla Russia, con la quale occorrerebbe ricucire i rapporti, lamenta il fatto che Trump sta prendendo le distanze dall'UE.
Da una UE, peraltro, che continua ad auto-sabotarsi con sanzioni controproducenti contro la Russia e sostenendo un'autocrazia corrotta, né UE, né NATO.

Il mondo che un tempo aiutava l’Europa a generare prosperità non esiste più. È diventato più duro, più frammentato e più mercantilista”, dice Draghi.

In realtà mercantilista e anti-europeo, quel mondo, ovvero gli USA, è sempre stato. Che abbiamo ricevuto aiuti è vero ai tempi del Piano Marshall, che fu gestito e pianificato, in Italia, dall'ottimo Ministro socialista democratico Roberto Tremelloni. Ma che, da allora e sempre di più negli ultimi decenni, siamo diventati più che altro una specie di colonia statunitense, è altrettanto vero. Ma questo, Draghi, ovviamente, omette di dirlo.

Draghi, in sostanza, non prende atto che è il mondo ad essere cambiato e da molti anni, mentre la dirigenza UE e lui compreso, sembrano non essersene accorti, rimanendo ancorati a vecchie logiche da Guerra Fredda, adottando peraltro le medesime misure ed il medesimo linguaggio di quei tempi andati.

L'unica sicurezza da garantire ai cittadini dell'UE dovrebbe essere quella dai loro stessi sconsiderati governanti. Il pericolo non viene dall'esterno, perché, a quanto consta, nessuno, salvo gli USA, ha intenzione di colonizzarci una volta ancora.

Draghi poi afferma che “nemmeno la Cina offre ancora un'alternativa”.

E perché mai ci dovrebbe essere una alternativa agli USA? Perché mai l'Europa, che non è l'UE, non potrebbe iniziare a camminare con le proprie gambe, in un mondo multipolare?

La Repubblica Popolare Cinese rappresenta, più che una alternativa, un modello di intelligenza, pragmatismo, sviluppo. La Cina è una realtà che ha saputo imparare dai suoi errori, che ha utilizzato il capitalismo a beneficio della comunità, attraverso il socialismo e la pianificazione oculata, aprendosi allo Stato di diritto e mantenendo saldi nelle mani pubbliche (cosa che non hanno fatto i Paesi UE) i settori chiave dell'economia. Investendo in ricerca, formazione, sviluppo, tecnologia ed ecologia.

Ovvero l'esatto opposto di quanto fatto dai governanti e dirigenti UE.

Draghi, ovviamente, tutto ciò non lo dice. Ma dice, ancora una volta, un'assurdità, ovvero che la Cina “sta sostenendo direttamente il nostro avversario, la Russia”.

Innanzitutto la Cina è partner della Russia, anche nell'ambito dei BRICS, che è cosa diversa dal “sostenere direttamente”. Si tenga conto che la dirigenza cinese, a differenza della sconsiderata dirigenza UE, ha sempre lavorato, in ogni conflitto, per la risoluzione pacifica delle controversie, attraverso il dialogo, la diplomazia, la ricerca della verità dei fatti, tenendo conto dei punti di vista di tutte le parti in conflitto.

In secondo luogo, la Russia probabilmente è un avversario secondo Draghi, ma non dovrebbe esserlo di una UE, che – prima di mettersi a sostenere un'autocrazia né UE, né NATO, seguendo i desiderata del Presidente USA di turno (Biden), dalla Russia dipendeva energeticamente e con la quale dovrebbe, ancora oggi, essere in dialogo costante e, come la Cina, lavorare per la pace e la cooperazione internazionale.

L'unica cosa corretta che Draghi ha affermato, nel suo discorso, è che l'UE dovrebbe “riportare la partnership con Washington su basi più eque”. Che è ciò che l'UE avrebbe dovuto fare, ma molti decenni fa, anziché diventare una succursale di Washington.

Lasciamo stare, poi, le considerazioni di Draghi relative al fatto che non siamo stati in grado di costruire un mercato interno sufficientemente profondo. L'UE, semplicemente, è un burosauro, una holding finanziaria, una entità non realmente democratica e piuttosto lontana dai cittadini che in Europa vivono, ovvero dalle loro necessità, dalle loro aspettative, dalle loro prospettive e richieste.

Draghi, con artificio retorico, ricorda che i cittadini europei vogliono che “l'Europa agisca” che “l’Unione europea difenda la loro libertà, prosperità e solidarietà”. Afferma che i leader dell'UE dovrebbero fare “un passo in più” e così via. Parole sentite e risentite nel corso dei decenni.

Il punto è che l'Europa non c'è. Deve ancora essere costruita. Quanto alla libertà, l'abbiamo ceduta prima agli USA e poi alla sconsiderata dirigenza UE.

La prosperità e la solidarietà, invece, sono in declino da molti anni.

In conclusione, riprendendo i concetti espressi all'inizio dell'articolo, Mario Draghi è tra coloro i quali tradirono Bettino Craxi, nel 1992, contribuendo a liquidare il patrimonio pubblico italiano, che proprio il socialista Craxi tentava invece di salvare, invano, dato che, poco dopo, la democratica Prima Repubblica crollò, implose, con il beneplacito dei poteri forti internazionali sorosiani e liberal capitalisti in combutta con post-comunisti, leghisti e post-fascisti, anni dopo – guarda un po' - tutti al governo e persino a sostenere il governo Draghi.

Storia nota. Che è all'origine dei mali italiani ed europei del presente e della perdita di democrazia sostanziale in queste realtà.

Paola Bergamo

Presidente Centro Studi MB2 Monte Bianco – Mario Bergamo per dare un tetto all'Europa

www.centrostudimb2.eu

Luca Bagatin

Blogger, scrittore, ideatore del pensatoio socialista e mazziniano “Amore e Libertà”

https://amoreeliberta.blogspot.com

Paola Bergamo, imprenditrice italiana, esperta di relazioni pubbliche e internazionali è apprezzata scrittrice e opinionista. E’ presidente del Centro Studi MB2 Monte Bianco-Mario Bergamo per dare un tetto all’Europa (www.centrostudimb2.eu) attraverso il quale tiene vivo il pensiero politico filosofico di suo nonno, Mario Bergamo, politico del ‘900, perseguitato dalla dittatura fascista e grande europeista. E’ Presidente del Circolo Culturale “La Caduta”, think thank che si occupa di politica, geopolitica, temi di natura filosofica, culturale e di attualità. E’ Presidente del Premio Italiano Mario e Guido Bergamo e del Premio Scoiattolo d’Oro.

Luca Bagatin, blogger dal 2004, in passato collaboratore del quotidiano nazionale “L’Opinione delle Libertà” e de “La Voce Repubblicana”, oltre che di riviste di cultura esoterica e Risorgimentale. Ha fondato nel maggio 2013 il pensatoio (anti)politico e (contro)culturale “Amore e Libertà (amoreeliberta.blogspot.it). Suoi articoli sono stati pubblicati in Francia, Belgio, Serbia, Brasile e Nicaragua e tradotti anche in tedesco e spagnolo. Ha scritto saggi sulla Storia della Massoneria, sul mondo femminile, sul Socialismo e su figure della controcultura e dissidenti come Eduard Limonov.

sabato 25 ottobre 2025

All'UE di Mario Draghi è preferibile l'Europa sociale di Mario Bergamo (e Giuseppe Mazzini). Articolo di Luca Bagatin

 

Mario Draghi e coloro i quali tradiranno Bettino Craxi, nel 1992, contribuì a liquidare quel patrimonio pubblico italiano, che proprio il socialista Craxi tentava invece di salvare, ma invano, dato che, poco dopo, la democratica Prima Repubblica crollò e implose, con il beneplacito dei poteri forti internazionali sorosiani e liberal capitalisti e con quello dei post-comunisti, dei leghisti e dei post-fascisti, anni dopo – guarda un po' - tutti al governo e persino a sostenere il governo Draghi.

Storia nota. Che anche il Presidente Emerito Francesco Cossiga ci ricordò.

Oggi, quel Draghi che ha sostenuto per anni una UE austera e autoreferenziale, non eletta da nessuno, la quale ha ampiamente sostenuto politiche di distruzione dei diritti sociali e dei lavoratori e sanzionato Paesi sovrani, torna a parlare.

Non per dirci, ancora una volta, assurdità quali “volete la pace o i condizionatori accesi”, visto che sono state ampiamente smentite dai fatti, ma per dirci che il mondo è cambiato e che i principi sui quali l'UE si fonda sono sotto attacco.

Quali principi? Quelli già citati?

Ci dice che “abbiamo costruito la nostra prosperità sull'apertura e sul multilateralismo”, ma non ci dice che, in realtà, se aspettavamo una UE appiattita sui desiderata dei governi USA di turno, preda da sempre di una sciocca mentalità da Guerra Fredda, al multilateralismo non ci saremmo mai arrivati.

Ci dice che “abbiamo creduto che la diplomazia potesse essere la base della nostra sicurezza”, ma non ci dice che, se avessimo seguito la via diplomatica, probabilmente il conflitto russo-ucraino non sarebbe mai scoppiato.

E la via diplomatica ce la indicò Silvio Berlusconi (tradito anni dopo dai suoi), nel 2015, scrivendo, in una lettera al Corriere della Sera: “l’assenza dei leader occidentali alle celebrazioni a Mosca per il settantesimo anniversario della Seconda guerra mondiale è la dimostrazione di una miopia dell’Occidente che lascia amareggiato chi, come me, da presidente del Consiglio ha operato incessantemente per riportare la Russia, dopo decenni di Guerra fredda, a far parte dell’Occidente”.

E proseguiva, fra le altre cose, scrivendo: “È vero, con la Russia ci sono delle serie questioni aperte. Per esempio la crisi ucraina. Ma sono problemi che è ridicolo pensare di risolvere senza o contro Mosca. Anche perché in Ucraina coesistono due ragioni altrettanto legittime, quelle del governo di Kiev e quelle della popolazione di lingua, cultura e sentimenti russi. Si tratta di trovare un compromesso sostenibile fra queste ragioni, con Mosca e non contro Mosca”.

Egli peraltro, nel febbraio 2023, affermò: “Io a parlare con Zelensky se fossi stato il Presidente del Consiglio non ci sarei mai andato perché come sapete stiamo assistendo alla devastazione del suo Paese e alla strage dei suoi soldati e dei suoi civili: bastava che cessasse di attaccare le due repubbliche autonome del Donbass e questo non sarebbe avvenuto, quindi giudico, molto, molto, molto negativamente il comportamento di questo signore”.

Draghi dice poi che “l'Europa fa fatica a rispondere”.

Grazie tante. Non ha alcuna leadership credibile.

Come scrissi l'estate scorsa: “L'UE, in questi decenni, ma soprattutto anni, non ne ha azzeccata una.

Anziché gettare acqua sul fuoco, ha preferito sostenere e armare una autocrazia (che ha messo al bando l'opposizione di sinistra), né appartenente all'UE, né alla NATO. Seguendo peraltro i desiderata della famiglia Biden”.

I vari Macron, Merz, Starmer sono in crisi profonda. Hanno deluso tutte le aspettative e i loro Paesi sono in crisi. I loro oppositori avanzano, così come avanza l'astensionismo, fenomeno che da tempo ha ampiamente colpito anche il nostro Paese.

Draghi, evidentemente, non ha nulla da dire in merito, perché sarebbe costretto a fare un'autocritica che non sarà mai disposto a fare.

Non esistono “volenterosi”, ma solo governi liberal capitalisti che non ascoltano i rispettivi popoli; che seguitano a proporre ricette vecchie e di macelleria sociale; con una mentalità da Guerra Fredda fuori dal tempo e dalla logica. Che sostengono realtà completamente estranee ai valori democratici europei.

Mentre altre realtà avanzano e lo fanno con pragmatismo e riformismo. Pensiamo alla Repubblica Popolare Cinese, che promuove apertura economica, mutuo aiuto, dialogo multilaterale, soluzioni di pace, sviluppo delle nuove tecnologie a beneficio della comunità (e non dell'apparato e/o del sistema finanziario), riforme continue (imparando dagli errori del passato e facendo autocritica, cosa che i dirigenti UE non fanno minimamente).

I dirigenti UE cosa propongono, invece?

Il riarmo.

Non sviluppo a beneficio della comunità in ambito educativo, scientifico, sanitario.

Dall'austerità e dalla distruzione dei diritti sociali e dei lavoratori passiamo al riarmo.

E in mezzo c'è stata una pandemia, di cui tutti sembrano essersene dimenticati, al punto che il settore sanitario non è stato minimamente rafforzato. Anzi.

Che credibilità può avere, dunque, l'UE?

A crederci solo i fondamentalisti ultra liberali alla Draghi, che può anche parlare di federalismo, ma di federalismo serio e pragmatico parlavano già Ernesto Rossi, Eugenio Colorni e Altiero Spinelli.

Che avevano l'idea di un'Europa federale e sociale. Non di una Europa ultra-liberale e guerrafondaia, al servizio di un Paese d'oltreoceano.

La mia cara amica Paola Bergamo, imprenditrice, pasionaria repubblicana come il nonno Mario, eroe antifascista e autrice di due volumi sull'Europa (“I sentieri interrotti dell'Europa. Sulla via tracciata da Mario Bergamo” (scritto assieme a Angelo Giubileo) e “Ritrovare i sentieri dell'Europa. Sulla via tracciata da Mario Bergamo”, con prefazione del Generale di Corpo d’Armata Antonio Bettelli), nell'intervista che le feci nel maggio scorso, così si espresse, alla mia domanda: Pensi che l'europeismo immaginato da Mario Bergamo e, prima di lui, da Mazzini, Garibaldi, Rossi, Colorni e Spinelli, sia compatibile con l'UE e, in particolare, con i suoi attuali dirigenti?

No, credo che sia necessario comprendere che l’UE non risponde affatto al sentimento dei Padri Fondatori. La UE ha un “peccato” nella sua stessa origine che è puramente mercatale. Una realtà che non ha una Costituzione, che dopo Maastricht s’è impantanata nel pasticcio di Lisbona. Un grande castello di carte, pronto a implodere da un momento all’altro, che vorrebbe far politica, senza essere un soggetto politico. E' del resto composta da un coacervo di Nazioni, che addirittura operano l’una in danno dell’altra. Oggi che i tanti nodi irrisolti della Storia, altro che fine della Storia (!), la UE dimostra tutta la propria marginalità e marginalizzazione. Il mio però è un libro di speranza che guarda a una Unione Federale, quell’Unione Perfetta che propugnava Mario Bergamo fin dal 1919 e che è ancora attualissima nella possibilità di attuazione, contenuta nel suo “La France et l’Italie Sous le Signe du Latran”, pubblicato nel 1931 a Parigi da S.E.P.I. e tradotto in Italia nel 1968 con il titolo “Laicismo Integrale”.

Mario Draghi, forse, dovrebbe leggersi Mario Bergamo. E così dovrebbero fare tutti coloro i quali, alla giustizia sociale e alla laicità del pensiero, preferiscono il dogma di un europeismo oligarchico liberal capitalista fuori tempo massimo, sconfitto dalla Storia, perché ha tradito la Storia stessa e l'idea stessa di un'Europa unita, fondata sulla giustizia sociale e sulla sovranità nazionale.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

lunedì 18 dicembre 2023

Un bilancio geopolitico del 2023. Fra conflitti non sanati e nuove sfide globali. Articolo di Luca Bagatin

 

Siamo giunti al termine del 2023 e, come ogni anno, è tempo di bilanci.

Da due anni USA e UE gettano benzina sul fuoco di conflitti che hanno origini lontane.

Ad Est, il conflitto russo-ucraino, ha origine della disgregazione dell'URSS, avvenuta a seguito di golpe interni e esterni. Una tragedia immane che ha lasciato il popolo sovietico (compresi i popoli russo, ucraino, lettone e così via) - finito sul lastrico - nelle mani di oligarchi ed estremisti di destra.

Una tragedia che preoccupò finanche la classe politica di governo dell'unico vero centro-sinistra italiano, lungimirante e responsabile, della gloriosa Prima Repubblica, che si reggeva sull'asse socialisti - democratici cristiani - socialisti democratici e repubblicani.

Una tragedia tanto quanto quella che portò alla distruzione della Jugoslavia, sulla quale gli USA e i loro alleati, soffiarono sul fuoco, portando morte, distruzione e barbarie.

E pensiamo a quanto l'Italia di allora, con Gianni De Michelis Ministro degli Esteri, grande amico del Paese balcanico, tentò il tutto per tutto per evitare la guerra.

La politica delle sanzioni è sempre una politica deleteria e non fa che rafforzare chi siede al governo del Paese sanzionato. E' storicamente sempre stato così e solo chi non osserva la Storia non lo comprende. Se ad essere sanzionato è, peraltro, un Paese che detiene risorse (gas, petrolio o altro) di cui il sanzionatore ha necessità, allora le difficoltà maggiori le avrà senza dubbio il sanzionatore.

E' quanto avvenuto con le assurde sanzioni alla Russia da parte dell'UE, imposte senza alcun criterio da politici e tecnici totalmente irresponsabili e per nulla lungimiranti.

Qualcuno disse, facendo una battuta tanto pessima, quanto fuori luogo: “Preferiamo la pace o il condizionatore acceso?”. In realtà anche un bambino capirebbe che, se vuoi la pace (e anche salvare il tuo Paese, la sua economia e evitare, in generale, morti innocenti), ti adoperi affinché questa avvenga e cerchi di operare in modo serio e lungimirante, ovvero:

1) se vuoi la pace cerchi il dialogo;

2) non ha senso ed è controproducente impegnarsi militarmente in conflitti che non ci riguardano;

3) pace e commercio con TUTTI, come disse il Presidente statunitense Thomas Jefferson (1743 - 1826), nel suo primo discorso di insediamento alla Presidenza: “Pace, commercio e amicizia con tutte le nazioni, nessun vincolo d"alleanze"”;

4) nessuna ingerenza in casa di altri;

5) rispetto e promozione del diritto internazionale;

6) cooperazione e rispetto dell'autodeterminazione dei popoli.

E' chiaro che, i problemi sia nazionali che europei si trascinano dal 1993, l'anno orribile che, in Italia, ha distrutto una classe politica democratica e lungimirante, che – pur rimanendo ancorata all'Alleanza Atlantica - dialogava con tutti, favoriva la pace, la concordia, il commercio internazionale, la stabilità economica, ma non a scapito delle tasche dei cittadini (come invece fa l'UE, con politiche di austerità, aumento del tesso di interesse, deregolamentazione del mercato energetico e così via).

Una classe politica che, in Italia e Europa, prima del 1993, non favoriva il militarismo, non inviava armi, gettava acqua sul fuoco di ogni conflitto. Ed erano gli anni terribili della Guerra Fredda!

Oggi sembra che i governanti di USA e UE siano fermi alla mentalità della Guerra Fredda, ma siano totalmente privi della lungimiranza, responsabilità e intelligenza dei politici che li hanno preceduti e che la Guerra Fredda l'hanno vissuta davvero.

I politici di USA e UE di oggi sembra, in sostanza, che giochino con i videogames, ma, purtroppo, le vittime che le loro politiche irresponsabili generano sono fin troppo reali.

Nel 1993 non solo ad Est erano già crollate realtà pluri-nazionali, che erano unite nel socialismo, ma, in Italia, una strana convergenza fra settori mediatici, finanziari, postcomunisti, postfascisti e leghisti metteva fine al governo di centro-sinistra (l'unico vero centro-sinistra in Italia), che aveva garantito stabilità dal 1948, ovvero l'anno dell'inizio ufficiale della ricostruzione dalle macerie del vergognoso regime mussoliniano.

Dal 1993 in poi, il diluvio.

L'avvento al governo, non solo di imprenditori, tecnici, comici, postfascisti e postcomunisti ormai promotori del capitalismo assoluto, ma anche l'avvento dell'austerità in UE; la deregolamentazione dell'economia; le privatizzazioni selvagge; la perdita di sovranità dell'Italia e di ogni Paese europeo; l'apertura indiscriminata delle frontiere, la delocalizzazione delle imprese (con conseguente perdita di posti di lavoro nei singoli Paesi europei); la distruzione della scuola e della sanità pubbliche. Tanto per citare alcuni effetti nefasti che si sono diffusi a macchia d'olio negli anni. E siamo ancora lì, a quel punto.

Ciò che siamo oggi lo dobbiamo a quanto avvenuto esattamente trent'anni fa.

Da dire, ad ogni modo, che la globalizzazione ha favorito, a livello internazionale, nel lungo periodo, più i Paesi emergenti e storicamente sfruttati dal colonialismo Occidentale.

Pensiamo alla Cina, all'India, al Brasile e ai BRICS in generale. Paesi che, in modo molto intelligente e lungimirante hanno saputo unirsi, cooperare, favorire le proprie economie interne investendo in settori produttivi (e non in armamenti!) e soprattutto non chiudendosi – ideologicamente – nei confronti di quei Paesi che avevano sistemi e valori diversi da loro.

La massima del buon Thomas Jefferson - “Pace, commercio e amicizia con tutte le nazioni, nessun vincolo d"alleanze"” - sembra dunque essere da tempo diventata l'orizzonte dei BRICS.

E già il buon leader socialista cinese Deng Xiaoping – aprendo la Repubblica Popolare Cinese al mercato, ma mantenendo, giustamente e responsabilmente, nelle mani della comunità e del pubblico tutto l'apparato economico – con la celebre frase “Non importa se il gatto è bianco o nero, l'importante è che acchiappi i topi”, vide lontano.

Oggi fanno molto sorridere i finti “sovranisti”, che a parole vorrebbero combattere la globalizzazione, con politiche anti-storiche quanto controproducenti (come l'imposizione di dazi doganali). Pseudo “sovranisti” che rimangono legati alla visione liberal-capitalista della Guerra Fredda, senza alcuna visione del presente, né del futuro. E non si dimostrano minimamente differenti dai vari “liberal” alla Biden and Co..

Oggi il mondo ha alcune sfide molto serie da affrontare e, se tutti i Paesi non si siedono ad un tavolo e non si uniscono in tale ottica, sarà molto difficile risolverle.

Il rischio di pandemie continue è dietro l'angolo. Il rischio di attentati di matrice terroristico-ideologica-religiosa lo è altrettanto. Le città sempre meno sicure per quanto riguarda la criminalità (più o meno organizzata) e le baby gang - sempre più drammaticamente in crescita - è un altro serissimo problema, ancora profondamente sottovalutato. La sanità pubblica al collasso. Una scuola pubblica che ha smesso di formare.

Tutti problemi che vanno discussi, seriamente, anche e soprattutto a livello internazionale. Evitando sciocche divisioni. Mantenendo un atteggiamento di concordia, rispetto reciproco, cooperazione, collaborazione paritaria.

Altro settore al quale andrebbe posta seria attenzione è quello tecnologico, in particolare relativo all'Intelligenza Artificiale.

L'IA rischia di sfuggirci di mano. Quello che personalmente chiamo “governo delle macchine” sulle persone, potrebbe diventare un problema molto serio. Già ciascuno di noi è, spesso e inconsapevolmente, psicologicamente dipendente dal suo smartphone.

Le nuove tecnologie per uso civile ci stanno facendo diventare degli analfabeti funzionali. Non siamo più in grado di scrivere, parlare correttamente e, dunque, di ragionare correttamente e, più in generale, rischiamo di compromettere ogni nostro processo cognitivo.

Se l'attuale classe politica occidentale è meno lungimirante del passato, un motivo c'è e viene sottostimato. Così come viene sottostimato il fenomeno degli hikikomori, ovvero quelle persone – in particolare giovani – che si auto-isolano dalla società e si rinchiudono nel loro mondo virtuale e fatto esclusivamente di tecnologia.

L'IA per uso civile, peraltro, sta e rischia sempre più di sostituire i mestieri, sia nel settore dell'arte (musica, cinema, letteratura), ma anche – via via - in tutti i settori produttivi.

Ragionare in merito all'IA per uso civile – arrivando anche a porvi un limite - dovrebbe essere argomento di discussione molto serio.

Si tende, purtroppo, a livello globale, ad analizzare i fenomeni osservandone i vantaggi a breve o brevissimo termine. Non ragionando nel lungo e lunghissimo periodo. Salvo condannare le generazioni future, presto o tardi, a una schiavitù che oggi – in modo molto miope – non si vorrebbe vedere.

In generale non sono molto d'accordo con l'affermazione dell'economista John Maynard Keynes “Nel lungo periodo siamo tutti morti”.

La Storia dimostra, ha dimostrato e sta dimostrando che, quei popoli che hanno saputo essere lungimiranti, ovvero ragionare nel lungo e lunghissimo periodo, hanno saputo resistere ad ogni crisi, uscendone rafforzati.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

domenica 23 aprile 2023

25 aprile. Con un'UE sempre più oligarchica, quale liberazione? Articolo di Luca Bagatin

Si celebra, giustamente, il 25 aprile in Italia, quale festa di liberazione del Paese dal nazifascismo.

Il 25 aprile 2015 scrissi e pubblicai un articolo nel quale mi chiedevo, ieri come oggi, se davvero ci siamo liberati, nell'UE, dal nazifascismo, oppure se in realtà siamo ancora al 1945, sotto altre spoglie.

Nel 2015 scrivevo, fra le altre cose, che eravamo preda di nuove forme di dittatura. Ovvero scrissi: “Il 25 aprile del 2015 (…) celebriamo l’avvento della dittatura del denaro, dell’egoismo” (…) “una nuova dittatura - più subdola - in quanto questa volta, settant’anni dopo, ha il volto “rassicurante” dello speculatore finanziario, del governatore europeo, del banchiere, del politico che si è fatto corrompere dalla Bce e dal Fondo Monetario Internazionale”.

E siamo ancora lì, anzi, ancora peggio del 2015.

Con un'UE che non ascolta i propri popoli; che nega i diritti sociali e aumenta l'età pensionabile; che sanziona Paesi non amati dal governo USA e invia armi a pseudo-democrazie, alimentando e fomentando guerre, anziché usare l'arma – nonviolenta e democratica – della dipolmazia; che insegue le politiche insensate degli USA, preda di nuove psicosi da Guerra Fredda; che non si scandalizza per la repressione della libertà di stampa e per il carcere al giornalista libertario Julian Assange; che alza i tassi d'interesse, anziché attuare politiche di cooperazione economica internazionale e di sostegno al reddito; che aumenta il comparto militare e taglia quello sanitario.

Cambiano i nomi (un tempo c'erano la Merkel, Junker, Van Rompuy, Renzi, l'immancabile Draghi, Obama e oggi la Von Der Layen, la Meloni, gli immancabili Lagarde & Draghi, Biden), ma le assurdità portate avanti dalle destre e dalle pseudo-sinistre europee (gli pseudo socialisti europei), rimangono le stesse.

E sono assurdità che dimostrano, peraltro, che la pandemia da Covid 19 non ha insegnato nulla.

Anziché unire si divide. Anziché investire in sanità (laddove medici e personale medico scarseggiano e addirittura vengono fisicamente aggrediti), si investe in armamenti. Anziché puntare verso un'economia condivisa e cooperativistica, si incentiva lo sfruttamento lavorativo e si riducono i diritti sociali. E gli USA, oltretutto, puntano a dividere il mondo e a una de-globalizzazione insensata e totalmente irrazionale, in un mondo interconnesso.

Quale futuro può avere un'UE così? Personalmente sono convinto nessuno.

Anche perché non vedo la capacità di ragionare in modo pragmatico e razionale, né personale politico in grado di farlo.

Per cui buon 25 aprile, ma senza una riflessione seria, non vi può essere alcuna autentica liberazione.

Luca Bagatin

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sabato 23 luglio 2022

Un socialismo largo, nel ricordo di Lucio Colletti e di tutti gli intellettuali eretici. Articolo di Luca Bagatin

Che il PD non fosse un partito socialista fu forse evidente sin da quando il PCI sostenne l'introduzione dei fascisti Patti Lateranensi in Costituzione (votando assieme a DC e MSI); Berlinguer preferì un compromesso storico con la DC piuttosto che il dialogo con il PSI di Bettino Craxi e quando, il PDS, aggregandosi ai liquidatori della Prima Repubblica e ai favorevoli al metaforico taglio della testa di Craxi (Lega e MSI), sostenne il governo Ciampi. Ovvero quello che intraprenderà, subito dopo Amato, le prime misure di privatizzazione selvaggia tanto amate da un allora giovane Mario Draghi.

Ciò che fu l'Ulivo prodiano e il successivo PD, non fu altro che una prosecuzione di questa storia.

Anziché pretendere una rinegoziazione dei Trattati di Maastricht (come proposto già dal socialista Craxi), si arriverà a varare una moneta unica e un'Unione Europea autoreferenziale e a tratti autoritaria.

Con la benedizione proprio dell'ex PCI, ormai Partito Della borghesia italiana (PD).

Una storia, questa, assolutamente di destra anche se, paradossalmente, era avvenuta in una ormai metaforica “sinistra”.

Non stupisce, dunque, se il PD è oggi il maggior sponsor di Draghi. Non stupisce se è in linea con la totale mutazione antropologica di quella che fu la tradizione social-comunista europea che, ormai, dal 1992 in poi, avrebbe abbracciato il liberal capitalismo assoluto.

Flessibilità del lavoro, Jobs Act, Loi Travail, privatizzazioni selvagge; austerità; rafforzamento delle élite e conseguente perdita di sovranità popolare; apertura indiscriminata delle frontiere e conseguente sfruttamento della manodopera straniera a basso costo; rafforzamento delle istituzioni europee a scapito delle diversità di ogni nazione e dei rispettivi popoli; politica estera di invasione e ingerenza nelle politiche spesso socialiste di Stati sovrani (vedi sanzioni al Venezuela e invasione della Libia di Gheddafi, ma, prima ancora, bombardamento di ciò che rimaneva della Jugoslavia).

Aspetti che, peraltro, Bettino Craxi illustrò molto bene nel suo romanzo-verità, uscito postumo per Mondadori, nel 2020, dal titolo “Parigi – Hammamet”.

In tutto ciò, torna alla mente un intellettuale marxista eretico. Un faro della sinistra eretica e libertaria che, non a caso, con la tradizione pseudo-comunista del PCI, ruppe molto presto.

Lucio Colletti (1924 – 2001), fu partigiano antifascista della prima ora, aderente al più nobile dei partiti antifascisti, ovvero il Partito d'Azione. Successivamente, nel 1947, aderirà al PCI di Togliatti che, rispetto a quello di Berlinguer, manteneva ancora alta una certa tradizione.

Colletti ne uscirà nel 1964, su posizioni di sinistra radicale, fondando, nel 1966, il periodico “La Sinistra”.

Fine filosofo marxista pubblicherà numerose opere sul tema, rinnovando gli studi marxisti occidentali., rifiutando il “materialismo dialettico” e, quindi, dichiarandosi eretico.

Colletti rivendicò dunque una forma di socialismo autogestionario, un “autogoverno dei produttori”, un comunismo libertario e consiliare che mirava a forme di democrazia diretta, ponendosi così alla sinistra di un PCI monolitico e sempre più conservatore, al quale Colletti criticava persino la difesa della Costituzione italiana che il filosofo definiva “democratico-parlamentare borghese”.

Negli Anni '80 si avvicinò al PSI di Craxi, attraverso la rivista “Mondoperaio” e, negli Anni '90, divenne persino consigliere di Silvio Berlusconi e fu eletto – da indipendente - parlamentare di Forza Italia, pur mantenendo una posizione eretica rispetto al suo campo e ciò gli attirò numerose critiche.

Colletti, ricordato (comunque poco e in parte) a destra, ma escluso da decenni dalla sinistra, rimane esempio emblematico di intellettuale eretico e “contro”.

E' emblematico anche perché mette a nudo ciò che fu la sinistra italiana anti-socialista e ciò che essa oggi è.

Un'area, in sostanza, che si finge alternativa al campo della Meloni, Conte e dei Salvini, ma che, in realtà, ne recupera l'atlantismo, la difesa per i ceti borghesi medio-alti e che ha in disprezzo ogni forma di eresia e di socialismo. Socialismo che è difesa strenua dei diritti sociali, controllo del mercato e del settore privato a beneficio della comunità e democrazia diretta, senza mediatori calati dall'alto, che provengano dallo Zio Sam o da Bruxelles.

Occorrerebbe, dunque, più che un campo largo liberal borghese, un socialismo largo organizzato, immenso e rosso, come ha più volte scritto l'amico Manuel Santoro di Convergenza Socialista che, in un articolo del 2018 sulla rivista “Ideologia Socialista”, riportò una definizione del socialismo data dal Partito Socialista del Regno Unito, nel 1904, ovvero quale “sistema della società che si basa sulla proprietà comune e sul controllo democratico dei mezzi e degli strumenti di produzione e di distribuzione della ricchezza nell’interesse dell’intera comunità”.

Senza socialismo non ci può essere democrazia e senza democrazia non ci può essere socialismo.

Ma, entrambe, non potranno esistere senza formazione, approfondimento e eresia intellettuale.

E, affinché tutto ciò viva e riviva, non si può stare né nel campo del PD, né in quello della Meloni, Conte e di Salvini, ma sempre dalla parte opposta rispetto al totalitarismo liberal-capitalista.

Luca Bagatin

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giovedì 21 luglio 2022

Siamo all'anno di disgrazia 1993. Ovvero quando, come e perché tutto cominciò.... Articolo di Luca Bagatin

Fin da bambini ci hanno spiegato che, prima o poi, l'Apocalisse sarebbe arrivata.

Caldo, siccità, crisi economica, pandemie, mancanza di gas, guerre....

Iniziammo a pensare che, quelli che ci avevano raccontato questa storia, potessero avere ragione il giorno in cui, il 13 febbraio 2021, Mario Draghi venne nominato Presidente del Consiglio in Italia.

Uno che, nel 1992, aveva proposto e promosso la liquidazione delle aziende di Stato.

Liquidazione alla quale il Presidente (con la P maiuscola) Bettino Craxi si sarebbe sempre opposto...e sappiamo che fine gli fecero fare.

Avemmo la quasi certezza che l'Apocalisse (dal greco “rivelazione”) si sarebbe palesata con il riaffiorare di un conflitto mai sanato ad Est; con l'aumento in Europa di un'assurda russofobia; con le richieste continue di armi da parte di un comico mediocre, che nel frattempo aveva messo al bando l'opposizione del suo Paese; con le richieste di allargamento della NATO da parte di Paesi neutrali; con l'invio delle suddette armi su richiesta dello Zio Sam da parte di governi ormai sempre più preda della follia che, ciliegina sulla torta, si erano messi a sanzionare una potenza economica che forniva loro il gas. Una cosetta da poco, insomma.

Tutto questo ha comunque origine nell'anno di disgrazia 1993, se non poco prima.

Disattendendo il risultato del referendum sulla conservazione dell'URSS, del 17 marzo 1991, nel quale la maggioranza assoluta (77,8%) dei cittadini sovietici decretava il mantenimento dell'Unione Sovietica e non il suo smantellamento, ad Est fu il caos.

Nascevano tante repubbliche “indipendenti” (ma che presto diverranno più o meno amiche dello Zio Sam) guidate da ex notabili comunisti ormai diventati padri padroni, manovrati dalle oligarchie locali e avviati verso un liberal capitalismo che avrebbe affamato i rispettivi popoli.

Lo scrittore Eduard Limonov fu il primo e unico a denunciare che, in quelle repubbliche, per i russi sarebbe stata la fine e che lo scoppio di guerre civili sarebbe stato fin troppo concreto.

Tutti aspetti che, di lì a poco (e lo vediamo soprattutto in questi mesi), sarebbero stati confermati.

In Europa e, in particolare in Italia, in quegli anni si defenestrava un'intera classe politica che, nel bene o nel male, aveva mantenuto un minimo di dignità e democrazia.

Nonostante la DC che, comunque, era e rimane ancora un serio problema (ma non divaghiamo).

Si tagliava la testa a Bettino Craxi in primis, reo di averla altaza, anni prima, con gli USA e di opporsi alle privatizzazioni selvagge.

Dal 1993 in poi governerà unicamente l'alta finanza, un'economia della crescita deregolamentata, i cittadini diventeranno sempre più apatici, ignoranti (con una scuola che finirà per diventare poco più di una pro forma), menefreghisti, perché tanto le decisioni saranno prese altrove: a Washington o a Bruxelles (cavoletti!).

Arriverà il berlusconismo, il prodismo, il renzismo, il salvinismo, il grillismo, il montismo, il draghismo, il melonismo.

Arriveranno personalismi esasperati e esasperanti che faranno credere, agli elettori, di contare qualcosa.

Arriverà il Covid e arriverà chi, irresponsabilmente, toglierà quel minimo di restrizioni indispensabili a preservare soprattutto le categorie più fragili (che sono preservate più dalle restrizioni che dai vaccini che, okay, possono anche andare bene, ma le restrizioni sono più efficaci).

Arriverà l'estradizione di Assange e il Vaso di Pandora sarà definitivamente scoperchiato.

Arriverà lo Zio Sam che farà accordi con gli islamisti e inviterà i suoi amici “democratici” a fare altrettanto e a dichiarare terroristi coloro i quali, pochi anni prima, li stavano combattendo.

Tutto ciò in barba ai saggi consigli del Washington Post e della sana opposizione di Ron Paul, Rand Paul e Tulsi Gabbard (che i media italiani, ovviamente, ignorano, preferendo dare spazio al fatto che una tizia sconosciuta ha scoperto come parlare in corsivo).

Arriverà “(verrà) la morte e avrà i tuoi occhi”, scriveva Cesare Pavese per indicare la fine straziante di un amore, che chiude ogni possibile speranza sul futuro.

Perché senza amore non c'è nessun futuro.

Già Pier Paolo Pasolini ci aprì gli occhi, con il suo pessimismo, verso una classe politica senza amore, arroccata su posizioni di potere. Servile, ipocrita.

Ma la classe politica non è che espressione di un Paese, di un popolo silente e che, forse, tutto sommato, quel potere brama.

Anziché prenderlo in giro. E, semplicemente, abbatterlo.

Quando nel 2013 riportai Ilona Staller Cicciolina in politica, pianificandone la campagna amministrativa per Roma (evento di cui parlò tutto il mondo, ma molto poco se ne parlò in Italia, al punto che tentarono di ignorare la notizia), sapevo esattamente cosa stavo facendo.

Eravamo in piena era Monti e contrapponevo, alle mummie liberali, il caro vecchio sesso Anni '70.

Poco importa se i liberali tentarono di boicottarci.

Il gioco, ormai, era fatto.

Non so se oggi cose di questo tipo sarebbero ancora possibili.

Non so se questa torrida devastante estate finirà.

Non so se questo folle 2022 terminerà e come terminerà.

Non avere certezze è già molto.

Perché qui, cari miei, in un'epoca in cui tutti sembrano esperti di tutto, è meglio fingere di non capirci un cazzo.

Luca Bagatin

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domenica 5 dicembre 2021

Sindacati di base in piazza contro il governo Draghi e le sue controriforme. Articolo di Luca Bagatin

Sindacati di base in piazza, questo weekend, in 25 capoluoghi italiani, contro le misure di macelleria sociale del governo Draghi. Circa 2.000 persone a Roma.

In realtà non tantissime, ma sembrano essere finiti i tempi nei quali si scendeva in piazza, in Italia, per lottare per i propri diritti e la propria dignità.

Sembrano finiti i tempi nei quali il sindacato era unitario e lottava a fianco dei lavoratori.

E sono totalmente finiti, da decenni, gli anni nei quali in Parlamento vi era un forte Partito Socialista e un forte Partito Comunista, di ispirazione operaia e proletaria.

Se, sino a pochi anni fa, il centrodestra e il centrosinistra fingevano di combattersi, oggi, il governo italiano, è ormai palesemente espressione di tutto l'arco parlamentare, retto da una destra e da una sinistra liberal-capitaliste: dal Pd alla Lega, passando per i Cinque Stelle e la benedizione “esterna” di sorella Meloni.

Eppure, fra tutta questa indifferenza collettiva e questo governo con tutti dentro, almeno il sindacalismo di base e diverse sigle di area comunista, sono scese in piazza, cogliendo nel segno le vere necessità del Paese.

Chiedendo cose che, in Paesi seri e ove il sindacato è conflittuale (come ad esempio in Francia, Russia o in America Latina), avrebbero mobilitato il Paese intero, bloccandolo per mesi. Con scioperi e manifestazioni ad oltranza.

In Francia, del resto, questo hanno fatto i Gilet Gialli, che sono riusciti a bloccare gran parte delle controriforme di Macron e hanno avuto il sostegno del mondo della cultura e del cinema francese.

E altrettanto è accaduto in Russia, nella quale comunisti e nazionalbolscevichi hanno organizzato manifestazioni ad oltranza, subendo spesso arresti antidemocratici.

Ma, venendo a noi, cosa ha chiesto e chiede in sostanza, il sindacalismo di base?

  • No ai licenziamenti e alle privatizzazioni

  • Lotta per il salario e il reddito garantito

  • Cancellazione della Legge Fornero

  • Contrasto al carovita e ai diktat dell’Unione Europea

  • Rinnovi contrattuali e lotta alla precarietà per la piena occupazione

  • Forti investimenti per scuola, sanità, trasporti, previdenza pubblica e casa, contro le spese militari e le missioni all’estero, a favore di una necessaria spesa sociale

  • Per un fisco equo che aggredisca le rendite e riduca le disuguaglianze sociali.

Il minimo che dovrebbero chiedere lavoratori, sfruttati, precari, persone comuni vessate da bollette sempre più care e imposte che vengono alleggerite solo per le classi medio-alte.

Ovvero solo per quelle classi garantite e rappresentate dal governo Draghi.

La pandemia avrebbe dovuto e dovrebbe aprire gli occhi, relativamente a un sistema liberal-capitalista oligarchico e fondato su una crescita economica ormai insostenibile e su un altrettanto insostenibile sistema tecnologico-industriale..

In Europa e, in particolare in Italia, rimaniamo sordi e ciechi di fronte a tutto cio.

E, temo, le cose andranno sempre peggiorando.

Rimaniamo sordi e silenti. Non siamo consci dei nostri diritti. La scuola è da tempo allo sbando, livellata verso il basso e il sistema consumistico, televisivo e pubblicitario commerciale non ci permette di riflettere sulla nostra stessa condizione.

Condizione di precariato sociale, di sfruttamento inconsapevole, di eterna illusione edonistica.

Ci crediamo liberi e eguali, mentre siamo “liberi” solamente di consumare e siamo “eguali” solamente perché va di moda il linguaggio politicamente corretto.

Ma, nella sostanza, non siamo né l'una, né l'altra cosa.

In tutto ciò, non stupisce affatto che tutti i partiti nel Parlamento italiano, abbiano votato contro lo status di rifugiato politico a Julian Assange. 

La democrazia è ormai sempre più lontana.

Luca Bagatin

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giovedì 16 settembre 2021

Non c'è (più alcuna) speranza

Pier Paolo Pasolini aveva visto tutto già negli Anni '70.
L'avvento della società omologante dei consumi, l'industrializzazione di massa, un benessere che ha reso tutti degli automi inconsapevoli della propria identità e personalità.
L'avvento di un sistema totalitario clerico fascista, con altri nomi e in altre forme ("liberali" , "democratici"...).
La criminalità e la disonestà intellettuale dilagante.
C'è una alternativa?
No.
C'è una via d'uscita?
No.
C'è una speranza?
No.
Pier Paolo Pasolini aveva detto anche questo.
 
Luca Bagatin

giovedì 20 maggio 2021

Libertà dall'ego, dalla materia, dall'illusione. Articolo di Luca Bagatin

L'essere umano ha edificato le sue basi sull'ego e sul possesso.

Vuole accumulare di più, consumare di più, possedere (anche sessualmente) di più.

Ciò ha gettato le basi per una società involuta, fondata sul danaro, la mercificazione, il materialismo.

Religione, danaro, proprietà privata, sistemi di governo, non sono che sovrastrutture create per difendere e rendere impermeabile l'ego umano che, pur nell'inconsapevolezza umana, è una patologia della mente e dell'anima.

Aspetti sconosciuti nelle società primitive e arcaiche, che fondavano la loro civilità sulla comunanza dei beni e sull'etica del dono e del baratto o libero scambio fra eguali.

Non esistevano diseguaglianze di sesso o sciocchi moralismo sessuali.

La sessualità è un veicolo molto potente. Può essere incanalata per evolvere spiritualmente, oppure involvere verso abiezioni che conducono all'ego, al possesso, alla violenza.

Tutti i pregiudizi relavi al sesso e alla sessualità sono figli dell'ego.

Fenomeni come la prostituzione, la pornografia, la mercificazione dei corpi, sono figli dell'ego e negano la libera sessualità.

Una civiltà libera dall'ego è una civiltà fondata sull'amore.

Fare sesso liberamente - con amore - superare la proprietà privata dei mezzi di produzione, gestire le risorse in comune, sono la via per la liberazione dalla patologia dell'ego, dello sfruttamento, del pregiudizio e della violenza.

Nessun Dio punisce. Nessun Dio impone una morale. Questo lo fanno gli esseri umani, giudati dalla mente egoica. I quali si trincerano dietro le religioni, le morali, le ideologie più fanatiche.

Anche la paura della morte è figlia della mente egoica.

La vita non è che una illusione proiettata dalla mente egoica. Come il mondo della materia.

In realtà esiste solo l'amore.

Questo l'insegnamento di tutte le più antiche tradizioni spirituali, non contaminate dai dogmi religiosi degli esseri umani non risvegliati. Ovvero dormienti e persi nell'incubo dell'ego.

Perché esiste la vita ? Perché esiste la morte ?

La vera domanda dovrebbe essere: perché siamo attaccati alla materia, che produce l'illusione del dualismo vita/morte ?

Perché siamo perduti nell'incubo dell'illusione materiale ?

Forse perché ciò è più rassicurante, come il neonato che non vuole uscire dal grembo materno al momento della sua nascita. Piange. E' disperato. Non vuole lasciare il sicuro grembo materno. E' forse ancora legato alle sue vite precedenti. E così trova ristoro nell'ego, antcamera del mondo della materia.

Le nostre menti non sono ancora pronte per liberarsi dall'illusione.

L'attaccamento è l'unico elemento che pensiamo di conoscere. E così soffriamo, dalla nascita alla morte.

E creiamo sovrastrutture per sopravvivere, ma in realtà ci leghiamo ancora di più alla materia e alla sofferenza.

Siamo più forti di così. Siamo più forti di così ? E' una affermazione e una domanda. Che dovremo porci.

Siamo più forti della materia (in virtù della nostra origine Divina) ? Siamo così forti dal poterci liberare dall'attaccamento terreno dei nostri sensi egoici ?

Viviamo in un sogno, ma chi è il sognatore ? E' una frase che viene detta all'interno della serie televisiva “Twin Peaks” di David Lynch e Mark Frost. Una serie che è molto di più di un'opera cinematografica e artistica. Spiega molte cose. Sulla vita e sulla morte. Ovvero sull'inesistenza di entrambi gli aspetti.

Ansia, paura, non sono che elementi sui quali facciamo leva per rimanere legati all'illusione. Per questa ragione c'è chi prega o medita, per liberarsi da ansie e paure.

Costui o costei utilizza, consapevolmente o meno, veicoli che gli permettono di distaccarsi per un momento dall'ego e ritrovare la propria dimensione Divina.

Chi è Dio ? Colui il quale ci libera dall'ego, dall'illusione. E ci riconduce all'amore.

Le religioni, con i loro dogmi, raffigurano Dio come un essere esterno, che vive in chissà quale luogo celeste.

Ma le più antiche tradizioni ci insegnano che Dio è un luogo dell'Anima.

Gli esseri umani combattono in nome del loro Dio, ma in realtà non lo conoscono, in quanto non conoscono la profondità della loro Anima, persi nell'ego e nell'illusione dei loro dogmi e delle loro ideologie fanatiche.

L'Anima Divina è un'Anima che ama. Libera dall'illusione e dalle sovrastrutture create dagli esseri umani, che credono così di essere nel giusto e di liberarsi dalle sofferenze...generandone di maggiori !

Prendiamo ad esempio il danaro. Il mondo si regge su di esso, su questa sovrastruttura e convenzione.

Il danaro è uno dei veicoli materiali che lega di più all'illusione. Si arriva ad uccidere, sfruttare, imbrogliare per danaro. Si sfasciano amicizie, famiglie e affetti. Che cosa si ottiene alla fine ? Solo ulteriore e spesso infinita sofferenza.

La vita materiale non è che un'eterna sofferenza se ad essa ci si lega.

Non siamo esseri/anime separate. Siamo cosmicamente uniti e come tali possiamo liberarci da sofferenza/ego/illusione unendo le forze nell'amore.

Cos'è l'amore?

La profondità della nostra Anima.

Quel luogo segreto che ci permette di liberarci dall'ego e provare un infinito piacere e benessere.

Molti ricercano il piacere attraverso le droghe.

Lungi da me dare giudizi morali. Antiche civiltà, usavano sostanze psicotrope per unirsi con il Divino, per mettersi in comunicazione con la propria Anima Divina.

Questo è un percorso interessante.

Da tempo molti usano certe sostanze, spesso alterate chimicamente, per mero piacere illusorio materiale. Arrivano persino a prostituirsi, a rubare e/o a uccidere, per potersele procurare.

Ciò lega fortemente alla materia e genera infinite sofferenze.

Il piacere materiale genera sempre e inevitabilmente sofferenze.

Queste riflessioni, il più possibile libere dal moralismo, vogliono essere solamente delle libere dissertazioni – frutto di osservazione, studi e esperienze personali – su meccanismi spesso difficili da comprendere. Ciò in quanto troppo spesso si è presi e persi nel vortice della materialità della vita terrena.

Non vogliono affatto essere dogmi, ma libere analisi che intersecano spiritualità, psicologia e politica.

Volendo offrire un libero contributo alla discussione su tematiche mai troppo abusate o trattate nel pubblico dibattito.

Luca Bagatin

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martedì 11 maggio 2021

Riaperture ? Ovvero un ritorno al vecchio sistema e al vecchio sfruttamento

Continuo a pensare che, con questa pandemia, si sia perduta una grande occasione.
Ovvero sovvertire l'economia per come l'abbiamo conosciuta.
Pretendere la fine del capitalismo, delle grandi imprese private, delle multinazionali.
Pretendere l'abolizione del debito pubblico per gli Stati.
Pretendere il lavoro in comune e autogestito e la gestione diretta delle imprese da parte di chi vi lavora.
Pretendere un reddito UNIVERSALE per tutti.
Si è protestato per puttanate.
Per riaperture che porteranno al vecchio sistema e al vecchio sfruttamento.
E già si contano i primi morti sul lavoro.
Il mondo, in generale, poi, è, tristemente, ancora in una nuova forma di Guerra Fredda.
Nonostante il rischio di pandemie sia ancora e sempre dietro l'angolo. E sia particolarmente pressante, oggi, nei Paesi più poveri.

Luca Bagatin

lunedì 19 aprile 2021

Solo il socialismo è in grado di arginare la mentalità borghese e lo sfruttamento del lavoro e delle risorse

L'attuale governo italiano, sostenuto praticamente da tutti i partiti in Parlamento, sembra il diretto rappresentante della cultura e della mentalità dei più ricchi e dei borghesi.
Ovvero di coloro i quali sostengono la crescita economica a discapito di chi vorrebbe emanciparsi dal lavoro sfruttato e sottopagato e salariato, a discapito della conservazione dell'ambiente e degli investimenti nella sanità e nei servizi pubblici. Superando ogni interesse economicistico privato.
L'avvento di governi come questo - che fondono liberalcapitalismo classico e liberalismo keynesiano - sembrano a completamento di un disegno euro-atlantico già avviato negli anni '90, quando fu defenestrato Craxi, il socialismo e si avviarono le privatizzazioni selvagge e si gettarono le basi di quella patologia chiamata Unione Europea.
Gli elettori e i cittadini italiani hanno permesso tutto ciò, credendo ai vari governi di destra, sinistra e Cinque Stelle. Altrimenti, forse, tale disegno sarebbe stato arginato e, magari, come in molte realtà dell'America Latina, il socialismo popolare avrebbe trionfato.

(Luca Bagatin)

In una società egualitaria e autogestita si dovrebbe superare il concetto stesso di lavoro salariato.
Ovvero si dovrebbe lavorare solo per il benessere della comunità e sin tanto da soddisfare le sue necessità. Non oltre e non per un profitto, un salario o un tornaconto egoistico privato.
Ciò significa che si potrebbe decidere quanto tempo e come lavorare. Superando malsane teorie della "crescita" e della conseguente distruzione delle risorse e dell'ecosistema.
 
(Luca Bagatin) 
 

giovedì 1 aprile 2021

Contro il riformismo. Per il socialismo originario.


Da tempo capisco perché il cosiddetto "riformismo" fu contrastato storicamente, dai socialisti originari e massimalisti e dai comunisti.
Lo capisco in particolare quando leggo sedicenti "socialisti" di oggi osannare Draghi.
Il "riformismo" non è altro che l'anticamera della borghesia. Non è altro che il compromesso al ribasso con le classi produttiviste, più abbienti, moderniste e sfruttatrici.
Il "riformismo" è una forma di compromesso funzionale a quel totalitarismo liberale che imprigiona l'essere umano, l'ecosistema, la società. 
Che imprigiona tutto ciò in una gabbia fondata sul consumo, sullo sfruttamento del lavoro, delle risorse e sulla totale messa in vendita di ogni cosa, di ogni valore, di ogni mente e di ogni corpo.
Riformismo e liberalismo sono i nemici di una società fondata sulla comunità, sulla decenza comune, sull'emancipazione sociale e sugli autentici diritti di libertà, fondati sui doveri verso il prossimo.
Aspetti che solo il socialismo originario, autentico, democratico diretto, anticapitalista e antimoderno, possono promuovere e garantire.
 
(Luca Bagatin)

martedì 30 marzo 2021

L'Italia, ingrata, favorevole alle sanzioni contro Cuba. Articolo di Luca Bagatin

Cuba, un anno fa, in piena pandemia, ci ha teso una mano.

Avrebbe potuto non farlo e invece, la solidarietà, per il popolo cubano, è sacra.

L'Isola Caraibica aveva infatti inviato – nella nostra Penisola - una brigata di medici, la “Henry Reeve”. Medici esperti nella cura di malattie quali Ebola e che hanno dato, al nostro personale sanitario, un prezioso supporto nel contrasto al Covid 19.

Cuba è all'avanguardia per sanità e istruzione, nel mondo, al punto che sta sviluppando i suoi vaccini anti-coronavirus, che presto saranno disponibili.

Cuba resiste a un vergognoso embargo ideologico che dura da sessant'anni, imposto dagli USA e dai suoi allleati. Paesi spesso ideologicamente allineati a constrastare i sistemi socialisti.

Sistemi che, ad oggi, nel mondo, sono purtuttavia gli unici a garantire diritti sociali, cure e emancipazione ai popoli che li hanno visti applicare.

A differenza di quelli capitalisti che, in particolare in piena pandemia, hanno mostrato tutte le loro crepe e inefficienze (soprattutto laddove si è privatizzata maggiormente la sanità).

In sede ONU, purtroppo, Paesi come l'Italia (assieme ad altri Paesi governati dalle destre quali Austria, Brasile, Francia, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Paesi Bassi e Polonia), hanno votato - ancora una volta - in favore delle sanzioni a Cuba.

La risoluzione, presentata presso il Consiglio per i Diritti Umani dell'ONU il 23 marzo scorso da Cina, Palestina e Azerbaigian, a nome del Movimento dei Paesi non allineati, è comunque passata. Con 30 voti a favore, 15 contrari e due astenuti.

Tra le sanzioni condannate dalla risoluzione vi erano quelle imposte a Paesi come Cuba, Venezuela, Siria e Iran.

Paesi, ad escluscione dell'Iran, laico-socialisti. Cuba e Venezuela impegnati, peraltro, in prima linea contro l'emergenza Covid 19 e la Siria addirittura contro il terrorismo islamico.

Paesi, ad ogni modo, non graditi ideologicamente agli USA e ai loro alleati che, infatti, preferiscono strangolarli economicamente, sanzionandoli.

Il Ministro degli Esteri del Venezuela, Jorge Arreaza, ha dichiarato, subito dopo l'approvazione della risoluzione, nel suo account Twitter: “Oggi il Consiglio per i Diritti Umani ha approvato la risoluzione sull’impatto negativo
delle sanzioni unilaterali nel godimento dei diritti umani. Il suo impatto è così evidente
che, per etica elementare, i Paesi che hanno votato contro dovrebbero perdere il loro
seggio in Consiglio”
.

Il Ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodriguez, riferendosi alle sanzioni contro Cuba, ha affermato che “Queste misure sono illegali e immorali. Affamano le persone da più di sessant'anni”.

Il governo italiano, quello dell'unità nazionale fra destre e sinistre liberal-capitaliste e anti-socialiste, votando contro la risoluzione, ha dimostrato dunque totale ingratitudine nei confronti dell'Isola Caraibica socialista e, ancora una volta, totale allineamento ai desiderata dei Trump e del suo successore, che non sembra voler intraprendere una politica estera differente, pacifica e multipolare.

Luca Bagatin

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mercoledì 10 marzo 2021

L'ideologia del lavoro rende meno liberi e più schiavi

II lavoro come (autentica) ideologia totalitaria.
Da sempre.
Ieri come oggi.
Fatto passare come "diritto" (da destra, centro e sinistra). Come base dell'economia, ma capitalistica, borghese, fondata sull'accumulo, la crescita e la distruzione delle risorse, dell'ecosistema, del tempo libero.

Anche in piena pandemia si permette la "libertà di contagio" nei posti di lavoro.
Pensateci.
Sarebbe ora.

Superare l'ideologia del lavoro e lo sfruttamento del lavoro salariato. Articolo di Luca Bagatin del 21 novembre 2020

La vita non è fatta solo per lavorare, ma ha bisogno di tempo libero per l’esercizio della libertà. Non si può vivere oppressi dal mercato che ci obbliga a comprare, comprare, perché non paghi con i soldi, ma con il tempo della tua vita”.

Questo uno degli insegnamenti fondamentali che ci ha lasciato l'ex Presidente socialista dell'Uruguay, José “Pepe” Mujica. Il Presidente povero e dei poveri, che ha governato il suo Paese dal 2010 al 2015 (e fu Ministro dell'Agricoltura e della Pesca dal 2005 al 2008). Risollevandone le sorti e attuando politiche sociali e socialiste, sul modello autogestionario e libertario.

Un modello che supera l'insana “ideologia del lavoro” ad ogni costo. E che supera il conseguente “sfruttamento dal salario”. Un modello che guarda, invece, a quello che Mujica stesso definì “un cammino di lotta al servizio e in solidarietà con gli altri esseri umani”. Ovvero “una politica permanente a favore di chi ha la volontà di lavorarla”, ad esempio organizzando “colonie di terra pubblica in cui si paga un affitto”.

Un modello non dissimile da quello della Jugoslavia di Tito, fondato sull'autogestione delle imprese e della Libia del Raìs Mu'Ammar Gheddafi, laico e socialista ideatore della Terza Teoria Universale, ovvero della “Repubbica delle masse” e della “democrazia diretta” (Jamahiriyya), che fu attuata nell'ambito di Congressi e Comitati popolari aperti a tutti i cittadini.

Gheddafi, nel suo “Libro Verde”, ovvero il suo saggio sociale e politico fondamentale, scrisse, in merito all'organizzazione sociale e del lavoro: “Nella società socialista non ci sono infatti possibilità di produzione individuale al di sopra del soddisfacimento dei bisogni personali. In essa non è permesso di soddisfare i propri bisogni a spese degli altri. Le istituzioni socialiste lavorano per soddisfare i bisogni della società. (…). A ciascun individuo è consentito di risparmiare ciò che vuole, soltanto nell’ambito del proprio fabbisogno, in quanto l’accumulo di risparmio in misura maggiore, è a detrimento della ricchezza collettiva. La gente abile e intelligente non ha il diritto di appropriarsi delle unità di ricchezza altrui per via della propria abilità e intelligenza, tuttavia può utilizzare quelle qualità per soddisfare i deficienti e gli incapaci non perciò devono essere privati di quella stessa parte della ricchezza sociale di cui godono i sani”.

Egli ritenne, dunque, in concordia con il socialismo delle origini (da Saint-Simon, a Marx, sino a Pierre Leroux, Proudhon e così via), che i lavoratori dovessero essere considerati produttori, non più dei salariati, ovvero degli sfruttati. E dunque, ciò che loro producono, dovesse essere considerato di loro stessa proprietà.

Il salario, per Gheddafi (e in realtà per tutti i socialisti, sin dalla fondazione della Prima Internazionale dei Lavoratori, nel 1864), è indice di sfruttamento e un lavoratore/produttore non può essere schiavo di nessun padrone. Sia esso un padrone privato o statale.

Oltre a ciò, il Raìs, ritenne che nessuno potesse possedere più di quanto gli fosse necessario per vivere. Ciò perché – non essendo le risorse illimitate - l'accumulazione della ricchezza da parte di alcuni è fonte di ingiustizia, corruzione e segna il sorgere della società dello sfruttamento.

I concetti fondamentali del socialismo originario o autogestionario, inveratosi sia nella Jugoslavia titina che nella Libia di Gheddafi, ma per molti versi anche nell'Argentina peronista; nella Cuba del Che e Fidel Castro; nell'Egitto nasseriano e via via nei modelli più recenti del Socialismo del XXI Secolo latinoamericano (dal chavismo sino al modello uruguayano del Frente Amplio di Mujica, al modello del Buen Vivir ecuadoriano, sino, in parte, al socialismo boliviano di Evo Morales), propone dunque un nuovo modello di sviluppo.

Uno modello che supera da una parte il produttivismo e dall'altra il capitalismo. Poponendo che il cittadino/lavoratore viva del necessario e lavori a beneficio della società e dei bisognosi e non già per un salario. E che ciascuno sia proprietario del proprio lavoro, nell'ambito di attività economiche socialiste autogestite.

Moltissima strada vi è da fare. Soprattutto per “decolonizzare l'immaginario”, come direbbe l'economista Serge Latouche. Per creare un'alternativa all'assurdo modello di sviluppo occidentale, capitalista, fondato sul danaro e sullo sfruttamento del lavoro.

Lavoro che toglie tempo libero; che lega a un datore di lavoro (e ad eventuali ricatti); che è utile solo a generare profitto e conseguente sfruttamento delle risorse economiche, sociali, ambientali e non già per aiutare la comunità stessa e le sue necessità primarie e fondamentali. Necessità che saranno sempre maggiori e sempre più essenziali in periodi di pandemia.

Necessità che non sono legate al vil danaro, che è uno strumento per sua natura schiavista, in quanto rappresenta un debito nei confronti di qualcuno (ed è il maggiore e più perverso strumento di perdita di sovranità dei cittadini e dei Paesi).

Una società sana, socialista, autogestita, libera e libertaria, è una società che supera i vincoli imposti dall'egoismo umano. Che supera il sistema del danaro (e della conseguente usura o interessi sui debiti/prestiti). Che supera il sistema del lavoro salariato. Che supera il sistema del consumismo e della distruzione delle risorse e del Pianeta.

Per approdare a qualcosa di antico, ma allo stesso tempo di genuino, comunitario, umanitario, spirituale, ecologista e socialista al contempo.

Come ancora oggi avviene in alcune società matriarcali, che vivono su quella che l'antropologo Marcel Mauss definì “economia del dono”. Sullo scambio reciproco, alla pari. Sul baratto. Sul lavoro in comune e a beneficio del prossimo.

Per far uscire”, come ebbe a dire lo stesso Latouche, “l'umanità dalla miseria psichica e morale” nella quale vive da secoli. Semplicemente per aver adottato un modello che sdogana un'infezione della psiche umana chiamata egosimo e accumulo.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it