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lunedì 2 marzo 2026

Il 13 marzo, a Roma, presentazione del saggio "Mussolini. La leggenda e l'uomo", dell'antifascista e sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambris. Interventi di Luca Bagatin, Igor Camilli, Mario Michele Pascale, Riccardo Sbordoni

 

Venerdì 13 marzo prossimo, alle ore 17.00, presso la Sala Rossa del VII Municipio di Roma, in Piazza di Cinecittà 11, al IV piano, si terrà la presentazione del volume di Alceste De Ambris "Mussolini. La leggenda e l'uomo" (Mario Pascale Editore).

Al convegno di presentazione interverranno: Luca Bagatin, scrittore e editorialista; Igor Camilli, Segretario Nazionale di Patria Socialista; Mario Michele Pascale, editore e conduttore radio tv e Riccardo Sbordoni, Assessore alla Cultura del VII Municipio di Roma.

Esponente del mazzinianesimo novecentesco, del socialismo e del sindacalismo rivoluzionario, già deputato socialista, Alceste De Ambris (1874 - 1934), celebre per aver dato vita, assieme al Vate Gabriele d'Annunzio, alla libertaria Carta del Carnaro dello Stato libero di Fiume, fu deputato del Partito Socialista Italiano dal 1913 al 1919. 

Esponente del primo e del più puro antifascismo, De Ambris, nel 1930, darà alle stampe il pamphlet “Mussolini. La leggenda e l'uomo”, nel quale, attraverso una minuziosa descrizione, quasi in stile giornalistico, descrive i voltafaccia, i bluff, l'immenso opportunismo e l'immensa mediocrità di Benito Mussolini e della sua per nulla originale e assai confusa ideologia, che pretendeva di prendere a prestito idee socialiste, d'annunziane, mazziniane, pur svuotandole di significato e ponendo il tutto al servizio del grande capitale industriale e borghese.

giovedì 10 aprile 2025

“Mondializzazione nuovo paradigma di sviluppo multipolare”, nuovo convegno del prof. Giancarlo Elia Valori sulle opportunità della Cina e i pericoli dei dazi USA. Articolo di Luca Bagatin

 

Mentre l'incoerente Trump (non meno irresponsabile del suo predecessore Biden) si appresta a varare pesanti dazi contro una Cina che, in tutti questi anni, ha garantito libero commercio, pace e stabilità globali, il costruttore di dialogo e di ponti, prof. Giancarlo Elia Valori e la sua Fondazione di Studi Internazionali e Geopolitica, hanno organizzato un importante convegno-workshop – il 9 e 10 aprile – in merito.

Quello tenutosi a Roma, in collaborazione con la Camera di Commercio di Roma, presso la Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano, dal titolo “Mondializzazione nuovo paradigma di sviluppo multipolare” - ed al quale sono stato presente nella prima giornata di lavori - è stato un convegno profondamente lungimirante e di scottante attualità, anche perché verteva proprio sulla cooperazione Cina-Europa-Italia e sulle relative opportunità.

A presiederlo, oltre al prof. Valori, il prof. Oliviero Diliberto, il quale ha dato la parola al Ministro Consigliere dell'Ambasciata cinese Li Xiaoyong.

Il Ministro Li ha sottolineato come la Repubblica Popolare Cinese sia impegnata, nei rapporti fra Cina-Italia, nella cooperazione pragmatica fra istituzioni e imprese. Una cooperazione fondata sul mutuo vantaggio.

Il Ministro ha altresì esaltato la figura dell'Imperatore romano Adriano, ricordando come egli fosse ispirato a valori fondanti quali la pace e la stabilità, che sono gli stessi valori della Cina moderna, basati su uno spirito di apertura e inclusività.

Egli ha affermato come i dazi USA contro la Cina e l'UE rappresentino una violazione delle regole del commercio internazionale. Per questo, la Cina, ha inteso varare delle adeguate contromisure.

Il Ministro Li ha sottolineato come occorra, diversamente dai dazi, costituire un nuovo ordine mondiale internazionale multipolare, fondato su cooperazione e sviluppo, come già sta avvenendo fra imprese italiane e cinesi.

Il Ministro ha altresì affermato che la Cina intende continuare ad aprirsi verso l'esterno, condividendo opportunità di sviluppo e promuovendo il libero commercio multilaterale.

Oltre a continuare a promuovere legami di amicizia fra Cina e Italia e fra Cina e UE.

Successivamente, è intervenuto l'Assessore al Patrimonio e alle Politiche Abitative, Andrea Tobia Zevi, a nome e in rappresentanza del Comune di Roma.

L'Assessore Zevi ha elogiato il titolo del convegno, quale sprone per superare l'attuale momento storico nel quale viviamo. Promuovendo uno sviluppo multipolare.

Egli ha altresì sottolineato come le città, nel tempo, stiano acquisendo, sempre più, una loro centralità geopolitica. Visto che le relazioni fra gli Stati sembrano sempre più difficili, le città possono diventare delle realtà volte alla promozione della cooperazione.

Roma, ha affermato l'Assessore, è una città universale sotto diversi punti di vista e può favorire la costruzione di nuovi ponti fra Italia-Cina e Europa.

Ha poi preso la parola il Dr. Pietro Abate, in rappresentanza della Camera di Commercio di Roma, portandone i saluti e sottolineando come il prof. Giancarlo Elia Valori, più il tempo passa e più porta avanti tematiche di grande attualità.

Il prof. Valori ha dunque preso la parola, ricordando come i suoi legami di amicizia con la Repubblica Popolare Cinese risalgano al 1976. Fu allora che egli iniziò a comprendere, studiare e apprendere gli sviluppi di questa grande realtà millenaria, che ha saputo coniugare socialismo e confucianesimo, tradizione e innovazione.

Il prof. Diliberto è poi intervenuto facendo presente che il convegno organizzato dalla Fondazione di Studi Internazionali e Geopolitica e pensato diversi mesi fa, si svolge proprio in un momento storico cruciale e difficile.

Un contesto nel quale le grandi organizzazioni internazionali appaiono morte e gli equilibri usciti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale sono stati stravolti. Così come sia la Corte Penale Internazionale, che il WTO, sembrano in profonda crisi, tanto quanto il diritto internazionale.

La forza, ha sottolineato il prof. Diliberto, si sostituisce alle regole. Il mondo si sta completamente ridisegnando.

Mentre gli USA sono diventati protezionisti, la Cina promuove il libero scambio.

Il prof. Diliberto ha ricordato come, in questo caos, purtuttavia, il Presidente cinese Xi Jinping abbia coniato una bellissima suggestione che si sostanzia nella frase “Costruire una comunità dal futuro condiviso”.

Ovvero, il futuro di ogni Paese è collegato a quello di ogni altro e, dunque, occorre lavorare, assieme, per costruire una comunità armoniosa, nella quale crescere assieme e realizzare una vita migliore per i popoli dei diversi Paesi.

Purtroppo, come rilevato da Diliberto, il mondo sembra andare nella direzione opposta. Una direzione confusa e priva di regole.

E' poi intervenuto il Cav. del Lavoro Dr. Marco Tronchetti Provera, il quale ha rilevato la lungimiranza del prof. Valori nella realizzazione di un convegno di tale portata. Egli ha altresì sottolineato come, oggi, la Cina sia la voce del mondo globale.

Una Cina che gli USA cercano di sfidare da molto tempo, ma con la quale, presto o tardi, saranno destinati a dover negoziare, anche perché l'economia USA rischia, con i dazi, di non crescere più.

E' positivo, secondo il Dr. Tronchetti Provera, che l'UE stia migliorando le relazioni con la Cina, per quanto l'UE – peraltro allargatasi in modo irrazionale - non abbia ancora creato le basi per unire le forze dei vari Paesi che la compongono. Ciò ha determinato una mancanza di governance comune.

Il Dr. Tronchetti Provera ha concluso il suo intervento, sottolineando come Pirelli abbia, da oltre vent'anni, un ottimo rapporto con le imprese e con le istituzioni cinesi e continuerà ad averlo.

Il prof. Diliberto è poi intervenuto facendo presente come l'UE, effettivamente, sia inesistente come soggetto politico. E come il riarmo attualmente proposto sia profondamente pericoloso, visto che finirà per riarmare in particolare una Germania che, in un domani nemmeno troppo lontano, potrebbe ritrovarsi al governo l'estrema destra neonazista dell'AFD. Con tutte le nefaste conseguenze del caso.

Successivamente è intervenuto il Dr. Zhuo Xian, Vice Direttore Generale del Centro di Ricerca e Sviluppo del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese.

Il Dr. Zhuo ha sottolineato l'importanza di convegni come quello attuale, volti a denunciare una politica di dazi, quelli USA, che non si vedevano dagli Anni '30. Dazi che violano le regole del commercio internazionale e che danneggeranno l'economia di tutti. USA compresi.

Dazi che causeranno scompensi, sia per quanto riguarda l'inflazione, sia nel mondo del lavoro, con aumenti della disoccupazione e con il peggioramento delle condizioni dei lavoratori nel loro complesso.

Molti Paesi, ha sottolineato il Dr. Zhuo, si stanno rendendo conto di essere diventati eccessivamente dipendenti dal commercio USA. La Cina, diversamente, potrebbe svolgere un ruolo opposto, grazie a un mercato globale aperto al commercio.

Da grande fabbrica del mondo, dunque, la Cina potrebbe diventare un grande fornitore mondiale, secondo il Dr. Zhuo, anche grazie al fatto che il settore logistico cinese è più sviluppato rispetto a quello degli USA e ciò ha permesso alla Cina di sviluppare tecnologie a costi più contenuti.

La capacità di innovazione e di specializzazione, ha inoltre permesso alla Cina di sfornare, ogni anno, numerosi ingegneri specializzati in vari settori.

In Cina, ha sottolineato il Dr. Zhuo, si parla ancora di ulteriori aperture e riforme, in particolare per quanto concerne il commercio internazionale. In tal senso le istituzioni cinesi intendono perfezionare il loro sistema in modo da adattarsi, sempre più, alle regole internazionali in ambito commerciale.

Il prof. Diliberto, intervenuto dopo il CEO di Herzog Strategic, Ofer Sachs, che ha portato i suoi saluti, così come Zhao Jian, Vice Presidente del Gruppo Kelun, ha ricordato come il prof. Valori, che fu il primo a promuovere rapporti di amicizia fra la Repubblica Popolare Cinese e lo Stato di Israele, sia da sempre un costruttore di ponti. Un Pontefice, secondo l'antica definizione data agli antichi magistrati romani.

Ovvero un fautore di quella diplomazia parallela che cerca di far dialogare e unire realtà differenti fra loro per Storia, cultura, religione, ideologia. Per il bene comune e la pace globale.

Aspetti di cui avremmo assoluta necessità.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

Il prof. Giancarlo Elia Valori e Luca Bagatin

venerdì 1 ottobre 2021

ABOLIAMO IL COMUNE (così come lo conosciamo). Articolo di Luca Bagatin

Dal 1993 il Sindaco viene eletto direttamente dai cittadini.

Apparentemente, ciò, potrebbe avvicinare gli eletti agli elettori, ma... è davvero così?

Dal 1993, assistiamo, da sempre e imperterriti, al solito balletto dei politici, al loro voler imporre idee nazionali a livello locale, oppure al voler ad ogni costo “lasciare il segno” nelle città che governano o andranno a governare, oppure ancora accordarsi sottobanco con le opposizioni per interessi di varia natura. Ma...

Ma, i cittadini?

Spesso si limitano a votare, ma vengono esclusi da ogni progetto. Però subiscono le decisioni politiche altrui.

I Sindaci, i loro Assessori e i loro Consiglieri hanno i loro pomposi programmi, le loro “opere di pubblica utilità” (realizzate però con i soldi della collettività), ma senza che i cittadini, in particolare i residenti delle zone nelle quali dette “opere” andranno a ricadere, possano dire la loro e promuovere il loro punto di vista. Prendendo DIRETTAMENTE parte alle decisioni che li riguardano.

Perché, quindi, non pensare di sovvertire le regole di questo gioco?

Perché non pensare di rendere la cittadinanza, finalmente, attiva e – in quanto comuntà - parte integrante delle decisioni amministrative?

Da tempo esiste, in alcune realtà locali italiane e non solo, il progetto del bilancio partecipativo. Ovvero una forma di partecipazione diretta della cittadinanza, consistente nell'assegnare una quota di bilancio dell'Ente locale, alla gestione diretta dei cittadini, i quali vengono in tal modo messi in grado di interagire e dialogare con le scelte delle Amministrazioni, al fine di modificarle a proprio beneficio.

Perché non introdurre, tale concetto, in tutti i Comuni italiani?

Di più: perché non proporre assemblee cittadine aperte, con potere decisionale e il cui potere decisionale, sia vincolante per Consiglieri, Sindaco e Assessori?

L'unico modo per rendere le città delle autentiche AGORA' DEMOCRATICHE.

Delle piazze ove i cittadini possano dialogare e contribuire attivamente alla comunità. Non dovendo più subire decisioni politiche dall'alto da parte di “eletti” pagati dalla collettività, ma che dalla collettività sono, nei fatti, completamente slegati.

Ricordiamoci che democrazia significa che è il popolo che decide direttamente il suo presente e futuro, non dei delegati - pagati dalla collettività, peraltro - che gestiscono il potere.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

lunedì 13 settembre 2021

Democrazia è socialismo, non parlamentarismo

Democrazia non è eleggere politici nelle istituzioni, per essere mantenuti dalla collettività per vessare e danneggiare i cittadini.
Democrazia è abolizione dello Stato, delle istituzioni e della proprietà privata dei mezzi di produzione.
Democrazia è socialismo.
 
(Luca Bagatin)

sabato 10 aprile 2021

100 anni fa, il 9 aprile 1921, ci lasciava il miglior Sindaco di Roma: Ernesto Nathan, mazziniano e massone (articolo tratto da Futuro Quotidiano)

Riporto qui di seguito un ottimo articolo, a firma di Ildegarda Seaman, pubblicato ieri da "Futuro Quotidiano", nel quale si ricorda Ernesto Nathan, storico Sindaco di Roma, mazziniano e massone.

Ringrazio altresì l'autrice del testo, per aver riportato uno stralcio tratto dal mio primo saggio - "Universo Massonico" - pubblicato nel 2012 da Bastogi, nel quale tratteggiavo la figura storica e politica di Nathan.

Luca Bagatin

Roma dimentica Ernesto Nathan…quel sindaco repubblicano, ebreo, massone, laico che cambiò il destino della città 

Articolo di Ildegarda Seaman del 9 aprile 2021, tratto da: https://www.futuroquotidiano.com/roma-dimentica-ernesto-nathanquel-sindaco-repubblicano-ebreo-massone-laico-che-cambio-il-destino-della-citta/

Roma ha dimenticato di ricordare nell’anniversario dei 100 anni della morte, avvenuta il 9 aprile del 1921, il miglior sindaco che abbia mai avuto: Ernesto Nathan , che guidò la città dal 1907-1913  assicurandole un salto di qualità senza precedenti. L’Italia lo  ha commemorato con un francobollo emesso da Poste Italiane. Stop. Virginia Raggi, che oggi occupa la sua poltrona in Campidoglio,  non ha invece speso neppure una parola, almeno fino a questo momento,  per rievocare quella grandissima figura di primo cittadino che rese la capitale del nuovo stato unitario impareggiabilmente moderna oltre che   glamour, primati entrambi sicuramente offuscati  in tempi recenti da un susseguirsi di amministrazioni terribilmente grigie che hanno restituito alla città l’anonima aurea provinciale e papalina di cui era affetta prima  della Breccia di Porta Pia.  Ci si chiede, esigendo una risposta, se l’oblio calato sulla ricorrenza sia frutto di una mirata scelta politica o semplicemente di una svista, figlia dell’ignoranza, che ormai domina sovrana in questa  nostra era votata al futuro e sottomessa alla dittatura banale e scialba dei social media.

Certo Nathan offusca già con i progetti che realizzò, tutte le proposte per Roma che in vista della prossime elezioni per il rinnovo dell’amministrazione capitolina cominciano a delinearsi all’orizzonte. La città avrebbe bisogno di un sindaco come lui, che certo avrebbe vegliato , come invece non è avvenuto, sulle faglie già aperte nell’asfalto delle vie della città rinnovate con grande clamore ma anche dispendio di denaro pubblico, in questo anno di lockdown causato dal Covid. Certo non avrebbe tollerato il prolungamento della metropolitana nel cuore archeologico della città, né le pompose inaugurazioni di pezzi di piste ciclabili nei remoti deserti  urbani, dove ci si chiede come poter arrivare non solo con la bici ma anche con l’autobus. Robetta per un uomo che fece cose grandissime.

Il motivo della sua damnatio memoriae? Certamente l’inadeguatezza dei protagonisti della attuale scena politica della città. Ma sorge anche un altro dubbio:  e se fosse perchè Nathan era un massone? Si, Nathan era libero muratore, ebreo, mazziniano. E guidò  come Gran Maestro il Grande Oriente d’Italia per ben due mandati: dal 1896 al 1904 e dal 1917 al 1919.

Forse questo il motivo della dimenticanza? In attesa di scoprirlo riportiamo  uno stralcio dal libro di Luca Bagatin: “Universo Massonico”, Bastogi Editrice Italiano che ci consente di inquadrare il personaggio in questa luce:

“Nei primi anni del ‘900, Ernesto Nathan, propone un’alleanza elettorale fra repubblicani, radicali e socialisti che sarà denominata “Blocco popolare” e con quesa lista, nel 1907, sarà eletto Sindaco di Roma con un’ampia maggioranza. Quale Sindaco della Città Eterna, Nathan, istituì le municipalizzate tutt’ora funzionanti: l’Atac e l’Acea; promuoverà l’istituto dei referendum per permettere alla cittadinanza di partecipare direttamente alla gestione della cosa pubblica; ostacolerà gli speculatori ed i proprietari terrieri che si opponevano al nuovo piano regolatore; aumenterà il numero delle scuole e promuoverà la cultura laica. Celebre il suo discorso – a Porta Pia – del 20 Settembre 1910, ove denunciò l’oscurantismo della Chiesa cattolica e la sua scarsissima sensibilità nei confronti del ceti meno abbienti.

Passò alla Storia della cultura popolare, poi, il celebre motto coniato dallo stesso Ernesto Nathan “non c’è trippa per gatti” a proposito della necessità di risparmiare danaro pubblico finanche nelle frattaglie da dare ai gatti, allora utilizzati dal Comune quali cacciatori di topi.Nel 1914, il “Blocco popolare” guidato da Nathan, prese il nome di “Unione liberale democratica”, riconfermando per le amministrative di Roma l’alleanza fra repubblicani, radicali e socialisti. E nello stesso anno, in Nostro, prende posizione a favore dell’entrata in guerra dell’Italia contro gli Imperi centrali, necessaria a completare il processo di Unità nazionale e di emancipazione dagli Asburgo.Il suo irredentismo è così acceso che decide, nel 1915, di arruolarsi volontario nell’esercito, nonostante i suoi settant’anni e sarà assegnato ai reparti di Croce Rossa.”

domenica 21 luglio 2019

"Alternativa al capitalismo". Conclusa a Roma la festa del Partito Comunista. Articolo di Luca Bagatin

In una Europa e in un'Italia nelle quali, a prevalere, sono le logiche del consumo, del profitto, del grande capitale, della conseguente solitudine e apatia umana, qualche isola felice ancora è rimasta.
E' rimasta, ad esempio, nel quartiere popolare Tiburtino III di Roma, animato dalla festa nazionale del Partito Comunista, che si è tenuta dal 12 al 20 luglio.
Una festa che ha visto protagonisti numerosi giovani del Fronte della Gioventù Comunista; l'attore Pierpaolo Capovilla che ha recitato brani tratti dalle opere di Pasolini; il gruppo musicale Contromano; le Radici nel Cemento; gli Skasso, Enrico Capuano e la Tammuriata Rock e molte altre band.
Una festa che purtroppo, quest'anno, ha subito un grave lutto, con la scomparsa, alcuni giorni fa, di Roberto Piergentili, il quale alla manifestazione ha sempre partecipato con il suo stand di oggettistica storica sovietica (Stalingrad43, Soviet Memorabilia), assieme all'amico Fabrizio. La perdita di Roberto è stata davvero improvvisa e ricordata con uno striscione commemorativo.
Marco Rizzo, Segretario nazionale del Partito, al termine della festa, ha tenuto il suo comizio conclusivo, ricordando, anche a chi scrive, nell'ambito di un successivo breve scambio di battute, che le priorità dei comunisti sono quelle del lavoro, di un'Italia socialista nella quale i lavoratori abbiano la possibilità di partecipare alla gestione delle imprese. L'obiettivo è dunque il superamento del capitalismo, considerato una vera e propria malattia.
Opposizione netta, da parte di Rizzo, a questo governo italiano, che giudica uguale a quello greco di Tsipras, ovvero piegato ai desiderata dell'austera Unione Europea e dei grandi poteri economico finanziari.
Rizzo ha peraltro denunciato il fenomeno dell'immigrazione forzata, causa del capitalismo, e la necessità di sostenere i movimenti panafricani, eredi di grandi leader quali Thomas Sankara e Nelson Mandela.
Oltre a ciò, ha rammentato come i comunisti si pongano in alternativa rispetto al centrodestra e al centrosinistra, i quali difendono l'attuale sistema capitalista, l'Unione Europea e la NATO. I comunisti, oggi, peraltro, rifiutano l'etichetta “di sinistra” e preferiscono prenderne le distanze, attraverso una frase attribuita a Lenin “Siamo comunisti, non siamo di sinistra”, spesso rimarcata da Rizzo in più occasioni.
Il Partito Comunista, come ricordato da Rizzo, fa parte dell'Iniziativa dei Partiti Comunisti e Operai d'Europa, riafferma la sua amicizia e fratellanza al KKE, ovvero al Partito Comunista Greco, oltre che il suo sostegno alle lotte del Partito Comunista della Federazione Russa di Gennady Zjuganov.
Numerose feste del Partito sono previste in tutta Italia nel corso dell'estate.
Il socialismo, dunque, in Italia, sembra non essere scomparso, specie se pensiamo che il PC, alle ultime elezioni europee, è stato l'unico partito – in termini assoluti – ad aver guadagnato voti.

Luca Bagatin


sabato 14 luglio 2018

Unità: festa nazionale del Partito Comunista a Roma. Articolo di Luca Bagatin

Si è tenuta, dal 5 al 15 luglio, nel parco del Circolo "Concetto Marchesi" nel quartiere popolare Tiburtino III di Roma, la consueta festa nazionale del Partito Comunista - dal titolo "Unità - con musica, balli, cibo e dibattiti.
Presente anche il Segretario generale Marco Rizzo, il quale, intervistato dal giornalista del TG 3 Maurizio Mannoni, non ha lesinato critiche al capitalismo, all'Unione Europea oligarchica e al reddito di cittadinanza, ricordando che i comunisti sono per il lavoro per tutti, la lotta al precariato e non per la promozione del consumismo e l'incentivazione di "desideri individuali", tanto amati da quella che egli definisce la "sinistra fucsia", con la quale il Partito Comunista non ha nulla a che spartire.

Marco Rizzo e Luca Bagatin
Molto radicato nel quartiere, costruito da ex militanti del PCI, il Partito Comunista - che di recente ha aperto anche una sezione a Pordenone - vede la presenza di numerosissimi giovani dai 18 ai 25 anni, militanti del Fronte della Gioventù Comunista, i quali hanno animato la serata e hanno svolto un servizio cucina e bar davvero encomiabile.
Nel corso delle serate - una delle quali in ricordo di Rino Gaetano e una in ricordo del poeta sovietico Majakovskj interpretato dall'attore e cantautore Pierpaolo Capovilla - hanno suonato band del calibro di "David Short Brass Factory", "Giulia Ananìa e Bella Gabriella", "Enrico Capuano e la Tammuriata Rock", "Radici nel cemento" e si è, nei pomeriggi, dibattuto di diritto alla casa e speculazione edilizia, situazione in Palestina, immigrazione, sport popolare e molto altro.

Luca Bagatin

lunedì 30 gennaio 2017

Film dedicato all'eroe venezuelano Ezequiel Zamora il 1 febbraio prossimo a Roma (per gentile segnalazione dell'Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela)

Ezequiel Zamora (1817 - 1872) fu militare ed eroe venezuelano, fra le principali figure della Guerra Federale (1859 - 1863), che vide scontrarsi le fazioni dei liberali - dei quali Zamora faceva parte - ovvero i propugnatori degli ideali di libertà ed uguaglianza e promotori della riforma agraria e del mutualismo sociale, contrapposti ai conservatori, ovvero agli oligarchi e dunque i ricchi possidenti terrieri.
Il 1 febbraio di quest'anno ricorre il duecentesimo anniversario della nascita di Ezequiel Zamora che, fra l'altro, fu uno dei punti di riferimento ideali del Presidente e Comandante Eterno Hugo Chevez Frias (1954 - 2013) e l'Ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela in Italia, ha organizzato la proiezione di un film a lui dedicato, realizzato dal regista venezuelano Román Chalbaud e la cui proiezione si terrà mercoledì 1 febbraio alle ore 16.30 presso il Teatro Lo Spazio di Via Locri 42-44 a Roma.

Luca Bagatin
www.amoreeliberta.blogspot.it


lunedì 6 giugno 2016

Hanno vinto i non votanti: a quando una loro rappresentanza diretta ? Articolo di Luca Bagatin

I risultati parlano chiaro: da Roma a Napoli, passando per Milano e Torino e non solo, ancora una volta, stravincono i non votanti con percentuali che vanno dal 43% al 46%.
Ancora una volta, in sostanza, il primo partito non è il Cinque Stelle, il Pd o Forza Italia, bensì è il partito del NON VOTO e questo è il dato che troppo spesso si tende a nascondere o a sminuire sotto il profilo mediatico ed invece dimostra come abbiano vinto quei cittadini che, stanchi della politica delle ruberie locali e dell'autoritarismo autoreferenziale ed antisociale del governo centrale, hanno preferito dare un chiaro segnale di dissenso alla politica nostrana ed al sistema dei partiti, dei movimenti e dei politici.
Come scrivo da tempo, anche nell'ambito del pensatoio che ho fondato tre anni fa “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.blogspot.itwww.amoreeliberta.altervista.org), ritengo sia dunque necessario fornire un'adeguata rappresentanza civica, civile e politica anche e soprattutto ai non votanti, in quanto largamente maggioritari rispetto a tutti gli altri partiti e movimenti.
Un sistema potrebbe essere ad esempio l'attribuzione dei seggi che potrebbero spettare ai non votanti a tutti i cittadini aventi diritto al voto, estraendoli a sorte. Oppure l'attribuzione dei seggi spettanti nei Consigli ai non votanti, attribuendoli ai non votanti medesimi, estratti sempre a sorte, come nell'Agorà dell'Antica Grecia, culla della democrazia.
E così a Roma, ad esempio, quel 43% di non voti potrebbe essere occupato nel Consiglio comunale da altrettanti cittadini comuni estratti a sorte. E così il 46% di non voti nel Consiglio comunale di Milano e così via. Diversamente si toglierebbe la possibilità alla stragrande maggioranza dei cittadini che hanno liberamente scelto di non dare deleghe in bianco ai politici, di essere rappresentata democraticamente.
Bisognerebbe, in sostanza, far sì che le singole intelligenze delle persone, dei cittadini, possano parlarsi, confrontarsi, approfondire, autogestirsi, attraverso il buonsenso tipico delle Agorà greca.
Sarebbe peraltro interessante che, progressivamente, si arrivasse ad abolire le elezioni stesse (come peraltro suggerito anche dall'intellettuale belga David Van Reybrouck, che ha scritto un saggio in merito edito in Italia da Feltrinelli, “Contro le elezioni”) e si favorisse la nascita di assemblee popolari estratte a sorte, fra tutti i cittadini compresi fra i 18 ed i 65 anni e di comitati popolari composti da chiunque voglia dire la sua ed incidere nella gestione del Paese sul modello, peraltro, del “Bilancio Partecipativo”, già attuato in numerosi Comuni italiani ed a Porto Alegre in Brasile.
Per la prima volta si permetterebbe così, dunque, alle singole intelligenze, di avere un posto all'interno del Parlamento, dei Consigli Regionali e Comunali. E dunque di costituire, via via, una base per una prima assunzione di responsabilità politica e civile da parte della cittadinanza attiva.
Questa, in sostanza, l'attuazione della vera democrazia.
E tutto ciò al di là del solito imbroglio partitico-mediatico-elettorale che, di fatto, rappresenta una vera e propria "delega in bianco" che i cittadini, ormai a larghissima maggioranza, hanno dimostrato e stanno dimostrando di non volere più.

Luca Bagatin

mercoledì 1 giugno 2016

Democrazia o dittatura mediatica ? Articolo di Luca Bagatin

C'è chi pensa che in Italia l'informazione sia democratica e/o pluralista.
Costui o costoro sbagliano.
Lo abbiamo visto per decenni con i Radicali, i quali hanno avuto visibilità mediatica solo quando il loro leader è defunto. Prima, nonostante le numerose denunce, solo poche righe e qualche rara ospitata di loro esponenti, magari a notte fonda.
Lo vediamo poi con i cosiddetti “piccoli partiti e movimenti” che spesso sono piccoli anche perché non è data loro la possibilità di affacciarsi sui media, nonostante una legge – quella sulla cosiddetta e sedicente “par condicio” - lo preveda.
E' storia risaputa e francamente non avevo nemmeno troppa voglia di dedicarvi un articolo, ben consapevole che la democrazia non è tanto quella attribuita alla rappresentanza politico-partitica, bensì la possibilità che tutti i cittadini, nessuno escluso, possano dire la loro ed incidere nelle decisioni politiche in ogni dove e ad ogni livello.
Se scrivo queste righe è perché vorrei rispondere all'appello dell'Avvocato Carlo Rienzi del Codacons, candidato a Sindaco di Roma per l'omonima lista, il quale ha denunciato a più riprese il mancato rispetto del pluralismo mediatico/informativo in questa competizione elettorale amministrativa (e, come ho sopra scritto, non è la prima volta e temo non sarà nemmeno l'ultima !).
C'è da chiedersi perché i media – ad esempio nel caso di Roma (ma la stessa cosa vale per tutte le realtà ove si vota) - dedichino unicamente attenzione ai candidati Raggi, Giachetti, Meloni, Fassina e Marchini e non agli altri candidati. C'è da chiedersi se ci siano motivazioni specifiche e, nel caso ci fossero, queste sarebbero ad ogni modo motivazioni in violazione della legge e della democrazia.
E' chiaro che ciò, ancora una volta, avrà delle ripercussioni sull'esito elettorale, anche perché ai cittadini è stato vietato di conoscere il programma degli altri candidati a Sindaco.
C'è da chiedersi, peraltro, come una siffatta informazione inquinata, parziale e faziosa, in totale violazione del diritto ad una corretta e plurale informazione dei cittadini, possa ancora avere credibilità nel nostro Paese, oltre che diritto di continuare a trasmettere/pubblicare/informare (se questo è davvero il suo compito).
Non esiste alcuna libertà senza trasparenza, pluralismo, conoscenza, informazione senza distorsioni.
Questo i mass media nostrani sembrano non comprenderlo.
Ed è davvero molto deprimente.

Luca Bagatin

lunedì 23 maggio 2016

"Amore e Libertà": bilancio di un pensatoio (anti)politico e (contro)culturale. Articolo di Luca Bagatin

Sono passati ormai tre anni dalla fondazione del pensatoio (anti)politico e (contro)culturale “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.blogspot.itwww.amoreeliberta.altervista.org), che ideai una volta preso atto della sconfitta definitiva dei partiti elettoralistici e dei limiti delle ideologie novecentesche, oltre che dell'economia capitalistico-produttivistica, la quale annichilisce ed avvelena le menti ed i rapporti umani e sentimentali.
E' così che, ponendo al centro Anita Garibaldi, eroina latinoamericana che si è battuta in Italia per l'unica Repubblica che il nostro Paese abbia mai conosciuto – quella Romana del 1849 – all'interno di un simbolo rosso – colore della passione, dell'amore e del socialismo umanitario e garibaldino – contornato da ventisei cuori bianchi – simbolo della purezza del cuore – ho dato vita a questo partito-non-partito, “Amore e Libertà” che è un partito nel senso ottocentesco del termine, non elettoralistico, ma raggruppamento di ideali ed aperto a tutti gli spiriti liberi e pensanti, ovvero un pensatoio.
Quali gli scopi di “Amore e Libertà” ? Principalmente ideali e racchiusi nel Manifesto d'Intenti: http://www.amoreeliberta.altervista.org/html/manifesto.htm.
Ma, nel corso dei tre anni, si è via via sviluppata una piattaforma ideale che ha portato, in sostanza, all'elaborazione di una vera e propria teoria socio-politica che ho definito “Civiltà dell'Amore”, che è, nei fatti, un recupero delle culture matriarcali, del socialismo delle origini, della teorie sulla decrescita economica, del recupero dell'antimodernismo e dell'antiprogressismo, ovvero dell'anticapitalismo spirituale, economico ed antimaterialistico. I nostri riferimenti sono infatti cristiano-gnostici, teosofici, ma anche sufi e si sono inverati in personalità quali Cristo, Madame Blavatsky, Giuseppe Mazzini, Pierre Leroux, Anita e Giuseppe Garibaldi, Gabriele D'Annunzio, Evita Peron e moltissime altre personalità. Né di destra né di sinistra, ma centrali proprio in quanto il fulcro delle loro analisi era l'essere umano, con i suoi sogni e bisogni.
In questo senso siamo antitetici alla società di mercato (ovvero della mercificazione-prostituzione dei corpi e delle menti, trattate come beni di consumo) che noi definiamo società del piacere effimero (che si paga in termini di produttivismo, schiavitù del lavoro e del salario, sfruttamento, coercizione indotta dalla pubblicità e dai media, rinuncia al tempo libero...), e contrapponiamo ad essa la Civiltà dell'Amore, della condivisione, del baratto, dell'autogestione del lavoro e del diritto al tempo libero ed allo sviluppo delle arti. Massimo sviluppo del potenziale umano e massimo esempio di utopia concreta in una società violenta e fintamente democratica, da combattere e superare.
Siamo pertanto per la democrazia che, prima che essere diretta, è sovranità del popolo. E' politica di e per il popolo. Ed in questo senso, come abbiamo sempre detto, siamo per l'auto-rappresentanza nelle istituzioni, in luogo delle mediazioni partitiche dei politici. Siamo dunque per il superamento delle elezioni ad ogni livello e per un sistema basato sull'estrazione a sorte fra i cittadini, per l'istituzione di comitati popolari nei quali chiunque possa partecipare e decidere, per i bilanci amministrativi partecipativi. In poche parole: per l'autogestione della politica, senza deleghe in bianco, in rosso, in nero o in giallo. Per l'Agorà Greca, massimo esempio di piazza democratica.
E ci chiediamo anche perché mai alle elezioni non possano essere rappresentati anche gli astenuti, ovvero i cittadini che non si riconoscono in questi politici. Ed abbiamo proposto di ripartire i non-voti, ovvero il numero complessivo degli astenuti, assegnando anche a costoro appositi seggi che potrebbero essere occupati da cittadini estratti a sorte fra i non votanti, in modo da dare rappresentanza anche a loro. Questa è democrazia. Ed è democrazia partecipativa e rappresentativa. Abbiamo peraltro proposto ai partiti elettoralistici storici ed a tutte le associazioni culturali storiche di trasformarsi in scuole di formazione politica, storica, culturale utili a tutti i cittadini per elevarsi e formarsi culturalmente e politicamente. Ma la nostra proposta è, come al solito caduta nel vuoto, ridotta a provocazione, allorquando la provocazione è ben altra: è lasciare i cittadini nella schiavitù e nell'ignoranza.
Questo è “Amore e Libertà”, nel solco dei grandi eroi del passato (ci rifacciamo in particolare alla Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864, che auspichiamo possa mutarsi in una possibile Internazionale dell'Amore, che sani ogni sciocca antica divisione ideologica, in nome dell'emancipazione sociale e sentimentale). Ed è con questo spirito che abbiamo seguito da vicino le vicende dell'America Latina e dato il nostro sostegno al Socialismo del XXI secolo latinoamericano, che ha saputo emanciparsi dal neocolonialismo per riscoprire le proprie radici culturali indigene, autoctone ed ambientaliste.
Ed in questo senso vorremmo redarguire i governanti socialisti e libertari dell'America Latina dallo scendere a compromessi con l'altro imperialismo, oltre a quello statunitense, ovvero con l'imperialismo russo-putiniano e capital-comunista cinese, esempi neo-dittatoriali di sfruttamento e di egemonia sui poveri, come ai tempi della Guerra Fredda.
Siamo pertanto terzomondisti e terzaforzisti: fuori dai blocchi, fuori dal fascio-capital-comunismo, fuori dalle ideologie, per una alternativa ambientalista, antiglobalista, per la decrescita del pianeta e, dunque, per l'armonia fra le persone ed il loro ecosistema, che, oltre ad essere preservato, va sviluppato attraverso la de-urbanizzazione, la de-industrializzazione e la de-cementificazione.
Utopie concrete alternative per un Pianeta che non ce la fa più.
Questo, in estrema sintesi, il significato del nostro “Amore e Libertà”, della nostra “Civiltà dell'Amore” che, in questi tre anni, ad ogni modo, ha avuto la possibilità di essere diffusa su taluni organi di stampa, attraverso alcune video-interviste al sottoscritto – quale ad esempio quella di Debdeashakti (al secolo Debora De Angelis) di due anni fa - sul saggio del giornalista Gabriele Maestri “Per un pugno di simboli” (Aracne Editrice) ed attraverso un ebook del sottoscritto al momento a diffusione gratuita in rete, con prefazione di Antonio Tiberio di Dobrynia e dal titolo, appunto, “Amore e Libertà: Manifesto per la Civiltà dell'Amore”(https://drive.google.com/file/d/0B5hvm8jRoLWYNnBXZTZuYnZweVk/view).
Come sempre, non chiediamo niente a nessuno. Al massimo di essere letti e di poter ascoltare le proposte altrui. Risvegliando la nostra e l'altrui coscienza.

Luca Bagatin

lunedì 28 marzo 2016

I Curdi e la questione curda: una visita al centro culturale "Ararat" di Roma. Articolo di Luca Bagatin

Primavera '99. Porto di Trieste. Avevo vent'anni e portavo un paio di occhiali rotondi come Gandhi.
Ero un militante verde e fra noi - Verdi e Radicali - c'era un ragazzo curdo di cui non ricordo il nome. Fra noi ricordo l'amico del Partito Radicale John Fischetti, unico della brigata di allora che vedo e frequento ancora. E poi l'allora Assessore dei Verdi friulani Mario Puiatti, l'attivista del FUORI! Italo Corai, l'allora deputato Michele Boato e Renato Fiorelli. Eravamo una decina. Portavamo dei cartelli al collo sui quali vi era scritto: NO ALLA PENA DI MORTE IN TURCHIA.
Era il periodo in cui si parlava dell'entrata della Turchia nell'Unione Europea e della condanna a morte del capo del partito curdo PKK Ocalan.
Bloccammo simbolicamente dei tir turchi. Il nostro intento era del tutto pacifico e dimostrativo. Purtuttavia i camionisti non gradirono e, scesi dai tir, iniziarono ad assalirci. Il ragazzo curdo se la vide davvero brutta e, se non fosse stato per i militari della Guardia di Finanza, l'avrebbero certamente linciato. Fu allora che compresi che, ai turchi, i curdi non piacevano proprio.
Solo nel 2004 la pena di morte in Turchia sarà abolita. Ma l'odio per i curdi permane.
Primavera 2016. Roma, quartiere Testaccio. L'amica fotografa Maddalena Celano mi invita a visitare il centro culturale curdo “Ararat”, che prende il nome dal suggestivo monte della Turchia orientale. Maddalena mi scatta delle foto con Sara - una degli attivisti - e poi all'interno della struttura. Il centro sta rischiando la chiusura, proprio in questi giorni, a causa della scadenza della concessione con il Comune di Roma.
Kazim Toptas, il coordinatore del centro, mi mostra la raccomandata che ha ricevuto e che dice che, in sostanza, non è possibile procedere al rinnovo della concessione a causa di un “riordino del patrimonio capitolino”. E quindi ci vanno di mezzo i curdi rifugiati in Italia (l'altro centro culturale autogestito e concesso dal Comune è sito a Torino) che si ritroveranno, a giorni, sulla strada.
Faccenda davvero triste che, auguriamoci, si risolva nel migliore e più sensato dei modi.
Ma chi sono i curdi ?
“Siamo un antico popolo mediorientale che anticamente abitò la Mesopotamia”, mi dice Kazim. “Molti di noi sono zoroastriani, altri si sono islamizzati. Io sono alevita, come molti di noi, che è una religione che rispetta tutti e crede nell'uguaglianza fra uomini e donne”.
Sì, ma in Turchia siete perseguitati. “Sì, siamo perseguitati da sempre. In Turchia, Siria, Iran, Iraq... Per noi vige il regime di apartheid sin da quando non esiste più una nazione curda”.
Quindi, in sostanza, volete ricostituirne una... “No, alla maggior parte di noi non interessa. Quelli sono i nazionalisti, che vogliono una nazione indipendente. Molti di noi, me compreso, non la pensiamo affatto come i nazionalisti curdi. Siamo federalisti, anzi, crediamo nel confederalismo democratico, ovvero vogliamo solo essere rispettati nell'ambito delle nostre comunità autonome. Il nostro modello vorrebbe ispirarsi a quello svizzero. Crediamo nella democrazia diretta e nella tutela delle minoranze. Crediamo nell'uguaglianza di tutti, ad iniziare dalla parità di diritti fra maschi e femmine. Siamo per l'autogestione e pensiamo che solo questo sistema possa essere la chiave per superare non solo i nostri problemi, ma anche quelli di tutto il Medioriente diviso in tribù, piagato dal fondamentalismo islamico e dal capitalismo...”.
Infatti voi combattete il fondamentalismo islamico. “Sì, in Siria, a Kobane, a Rojava, vi sono i nostri combattenti dello YPG, soprattutto donne, che combattono l'Isis a fianco delle truppe regolari siriane”.
Quindi in Siria state con Assad. “Non ci fidiamo totalmente di lui. Noi siamo per la democrazia diretta e lui è Presidente della Siria solo perché figlio e erede di Hafiz-al-Assad, che un tempo ci perseguitava. Per noi rimane un dittatore, ma è certamente più democratico del turco Erdogan, che in Turchia ci massacra. Assad, che fra l'altro è di religione alevita come me, in cambio del nostro aiuto, ha promesso l'indipendenza del popolo curdo in Siria”.
E di Putin che ne pensate ? “Ci sta dando una mano, ma non ci fidiamo di lui. Lui pensa agli interessi della Russia, non a quelli del popolo curdo oppresso. L'unico leader che si pronunciò in favore del popolo curdo fu Gheddafi...ma è stato ucciso, come sappiamo”.
Kazim Toptas
Kazim, tu sei nato in Turchia. Com'è la situazione lì per voi ? “Brutta. Io sono fuggito dalla Turchia e sono un rifugiato politico. Il governo di Erdogan è autoritario, ci opprime ed impone la sua ideologia di Stato. Non riconosce i diritti delle donne, che per noi è una cosa fondamentale”.
Avete un vostro partito rappresentato in Parlamento comunque... “Sì, l'HDP, il Partito Democratico del Popolo, che è un partito che si ispira al socialismo libertario e all'ambientalismo e porta avanti la nostra idea di confederalismo democratico. E' l'unico partito curdo rappresentato in Parlamento. La nostra concezione di vita, come puoi capire e vedere, è basata sulla libertà di opinione, sul rispetto delle diversità, sulla laicità nel rispetto della visione spirituale di tutti. Sulla tolleranza”.
Eh sì, caro Kazim. Temo di capire perché in pochi parlano di voi ed in pochi hanno interesse ad abbracciare la vostra causa o, peggio, vi perseguitano.
Gesù Cristo fu messo in croce per lo stesso motivo.
E ora, che scrivo queste poche righe, una lacrima mi scende. Ma non è una lacrima di dolore, bensì di consapevolezza. La consapevolezza che dovete proseguire nella ricerca del vostro diritto ad autodeterminarvi, ad autogestirvi. A far conoscere la vostra cultura e la vostra concezione di vita che attinge dagli antichi insegmanenti di Zarathustra.

Luca Bagatin

mercoledì 24 febbraio 2016

La Porta Magica di Roma simbolo dell'Alchimia Occidentale: convegno del Grande Oriente d'Italia (Riceviamo e volentieri pubblichiamo)


Sabato 27 Febbraio 2016 Ore 11.00 presentazione del volume
LA PORTA MAGICA DI ROMA SIMBOLO DELL’ALCHIMIA OCCIDENTALE
di Mino Gabriele (Olschki)
Casa Nathan – Centro Polifunzionale del Grande Oriente d’Italia
(Piazzale Medaglie d’Oro, 44 – Roma)
La Porta Magica di Roma è la sola testimonianza plastica e architettonica dell’intera storia dell’alchimia occidentale. Un monumento di eccezionale rilevanza, unico nel suo genere per il complesso messaggio simbolico che la caratterizza, per il fascino che trasmette la sua vicenda, per l’originale personalità del suo ideatore, il marchese Massimiliano Palombara che la fece erigere nel 1680. Con questo nuovo lavoro, l’autore riprende una ricerca iniziata anni fa. Ora, grazie a nuove scoperte e riflessioni, ha potuto svolgere una prolungata e più approfondita analisi sulla Porta, sulla sua genesi e sui significati, come sulla personalità del Marchese. L’uno e l’altra ne emergono in nuova luce, in un quadro culturale e dottrinario di ampio respiro che ha come perno l’ermetismo e l’alchimia della Roma seicentesca, dove non mancavano presenze rosacrociane. La Porta Magica si può forse considerare la memoria più straordinaria di quel mondo, grazie al sottile sincretismo e alla raffinata concezione filosofica e alchemica che la improntano, ai simboli che vi sono scolpiti. Tutto ciò la rende ancora oggi una presenza enigmatica, un’arcana suggestione, che interroga muta l’intelligenza di chi la guarda.
Interverranno: FEDERICO BARBIERATO (Università di Verona), MINO GABRIELE (Università di Udine), ALESSANDRO ORLANDI (Editore e saggista)
Sarà presente il GRAN MAESTRO STEFANO BISI

lunedì 15 febbraio 2016

Riflessioni sul liberalismo e sullo statalismo. Ovvero sulla necessità del loro superamento in nome della Civiltà dell'Amore. Articolo di Luca Bagatin

Il 15 febbraio scorso sono stato, in veste di curioso, ad un convegno cosiddetto “liberale” in cui vi erano molti cosiddetti "conservatori liberali", alcuni dei quali hanno affermato che il liberalismo economico significa, in sostanza, essere liberi di fare ciò che si vuole e che i "diritti" sarebbero dei "privilegi".
Ora, da studioso e da osservatore, direi che ciò è completamente errato.
Innanzitutto nel mondo materiale è IMPOSSIBILE essere liberi al 100%. Vivendo nella società e dunque scontrandosi/incontrandosi continuamente con innumerevoli persone e sistemi mentali, economici, psicologici, politici ecc... diversi e/o diversissimi fra loro, è IMPOSSIBILE non dover scendere a compromessi e dunque essere obbligati a rinunciare ad una parte della propria libertà.
In secondo luogo, il liberalismo economico non può non essere identificato con l'egoismo umano. E l'egoismo è antitetico alla società ed al vivere in società.
Puoi essere dunque libero a questo mondo, volendo estremizzare, in due soli modi: ritirandoti completamente dalla società oppure suicidandoti.
Diversamente, ciò che sostengono i liberali economici, è la creazione di un nuovo regime che, lungi dal liberare la società, la schiavizza sempre di più e sdogana, conseguentemente all'egoismo: la schiavitù del lavoro e del salario, oltre che la schiavitù dei bisogni indotti (il cui canale massimo è la pubblicità commerciale, che schiavizza le menti, inducendole ad acquistare prodotti e servizi di cui nella stragrande maggioranza dei casi non hanno alcun bisogno).
Una visione non dissimile, in sostanza, allo statalismo che, lungi dal liberare l'individuo, lo rende dipendente del sistema politico ed economico, qualsiasi sia il sistema economico ed il sistema politico di turno.
Una sana Civiltà dell'Amore, antitetica alla visione capitalistico-borghese-liberale ed alla visione statalista-corporativa, diversamente, si fonda sull'economia del dono. Sul donare e donarsi reciprocamente agli altri, nel rispetto della propria individualità ed essenza. Ovvero su un sistema che privilegi la socializzazione dei rapporti umani che vadano a superare ad ogni livello i rapporti economico-politici.
Ne consegue una sana autogestione consapevole volta al rispetto del nostro simile e dell'ecosistema nel quale vive.
Ne consegue un superamento delle barriere mentali imposte dal sistema mediatico/informatico veicolato dai media trazionali (giornali e tv, sostenute per la stragrande maggioranza da imprenditori e/o politici interessati) e dai cosiddetti “social-network” che di sociale non hanno proprio nulla e che permettono solo ad un manipolo di soggetti di accrescere il loro patrimonio economico.
Ne consegue un nuovo modello di vita che punti alla ricerca della libertà (una ricerca infinita ed incessante) e che giunga infine all'amore universale senza distinzioni.

Luca Bagatin
Presidente e fondatore del pensatoio (anti)politico e (contro)culturale “Amore e Libertà”

venerdì 9 ottobre 2015

Quando mi candidai alle Amministrative di Roma con la Staller e contro Marino e Alemanno. Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

Nel 2013 mi candidai, repubblicano mazziniano, libertario, chavista e peronista, nelle liste del Partito Liberale Italiano, rilanciando la figura di Ilona Staller in politica, alle elezioni Amministrative di Roma.
Lo feci perché Ilona era un'amica che stimavo da sempre e mi intrigava l'idea di rilanciare l'area laica con un programma "radicale" e di "estrema sinistra", che solo Ernesto Nathan avrebbe potuto portare avanti e mi intrigava farlo con un'icona hippie e fricchettona come Cicciolina, così simile al mio modo di vedere la vita e la politica.
Con Ilona, per tutta la campagna elettorale, dicemmo e scrivemmo: "Dobbiamo impedire a Marino ed Alemanno - ovvero i riferimenti romani dell'inciucio nazionale - di vincere queste elezioni comunali (...). All'antipolitica dell'inciucio destra-sinistra, contrapponiamo le politiche in favore di disabili, degli anziani, dei bambini, degli omosessuali, delle prostitute, delle donne sole, dei senzatetto e degli animali. All'antipolitica dell'inciucio, contrapponiamo gli ultimi, i più bisognosi, che necessitano di strutture socialmente utili, parchi, asili nido sempre più insufficienti, reddito di cittadinanza, trasporti efficienti e meno costosi. Tutte cose che potrebbero essere attuate abbattendo del 50% gli stipendi di Sindaco, Assessori, consulenti e funzionari pubblici".
Lo dicemmo, pur inascoltati anche dagli stessi compagni di lista.
Oggi assistiamo alle dimissioni di Marino, che, secondo noi, non avrebbe dovuto nemmeno essere eletto.
Così come non doveva essere eletto, a suo tempo, Gianni Alemanno.
I romani facciano ammenda. La causa del loro mal sono i politici, certo, ma anche loro stessi che li hanno eletti.
Ilona Staller e Luca Bagatin
Si diano da fare, cambino mentalità. Siano più solidali, puntino all'autogestione delle imprese pubbliche ATAC e ACEA. Siano rivoluzionari, così come cercammo di fare noi nell'ambito di quella folle campagna elettorale.
Non ci illudiamo, certo.
La Roma di oggi è e rimane una città servile, lontanissima dai fasti dell'Impero Romano e dai tempi di Ernesto Nathan. Occorrono spiriti liberi e coraggiosi. Altrimenti continuerà ad essere la Capitale, sì, ma dello sfacelo di questo Paese.

Luca Bagatin

Marino si è dimesso, ma sarebbe stato meglio non fosse mai stato eletto. C'è chi denunciò l'inciucio partitocratico prima dei risultati elettorali... I romani facciano ammenda e, adesso, stiano almeno un po' zitti !

Articoli tratti da "Le Città" del maggio 2013, ovvero poco prima dell'elezione a Sindaco di Ignazio Marino

ROMA CAPITALE

Comunali, Bagatin e Staller contro gli inciuci destra-sinistra

«Dobbiamo impedire a Marino ed Alemanno - ovvero i riferimenti romani dell'inciucio nazionale - di vincere queste elezioni comunali - dichiarano lo scrittore e giornalista Luca Bagatin e l'ex parlamentare Ilona Staller, candidati indipendenti del Partito Liberale Italiano alle elezioni comunali di Roma del 26 e 27 maggio -. E vogliamo farlo come candidati indipendenti nel Partito Liberale Italiano. Marino e Alemanno rappresentano - rispettivamente - quel Pd e quel PdL che, da almeno vent'anni, si spartiscono il potere in Italia. Nella fattispecie rappresentano l'alleanza fra sinistra e destra che oggi governano il Paese senza essere stati democraticamente eletti da nessuno, bensì nominati da una legge elettorale per nulla democratica, come quelle vigenti negli ultimi vent'anni. All'antipolitica dell'inciucio destra-sinistra, contrapponiamo le politiche in favore di disabili, degli anziani, dei bambini, degli omosessuali, delle prostitute, delle donne sole, dei senzatetto e degli animali. All'antipolitica dell'inciucio, contrapponiamo gli ultimi, i più bisognosi, che necessitano di strutture socialmente utili, parchi, asili nido sempre più insufficienti, reddito di cittadinanza, trasporti efficienti e meno costosi. Tutte cose che potrebbero essere attuate abbattendo del 50% gli stipendi di Sindaco, Assessori, consulenti e funzionari pubblici. Oltre a ciò occorre introdurre una vera trasparenza nella politica Capitolina, introducendo l'Anagrafe pubblica degli eletti. Il nostro modello ideale e politico è la rigorosa e onesta Amministrazione romana di Ernesto Nathan, indimenticato Sindaco di Roma di fine Ottocento di ispirazione Repubblicana, Liberalsocialista e Radicale".

ROMA CAPITALE

"Ha vinto l'inciucio partitocratico"

"Ha vinto l'inciucio partitocratico e il risultato elettorale del PLI alle elezioni comunali di Roma è stato purtroppo al di sotto delle nostre aspettative - commenta Luca Bagatin, presidente-ideatore di "Amore e Libertà", già candidato indipendente del Partito Liberale Italiano alle elezioni comunali di Roma -.Molto probabilmente, se Ilona Staller fosse stata candidata a Sindaco - come personalmente avevo proposto - le cose sarebbero andate diversamente e forse gran parte delle persone che si sono astenute avrebbe votato per noi, che avevamo un progetto di alternativa antipartitocratica al duopolio Pd-PdL. Oggi, ad ogni modo, occorre ripensare ad un nuovo modo di fare politica. Alternativo, dinamico, al di fuori dai "partiti", che oramai hanno fatto il loro tempo. Un progetto al di fuori delle ideologie stantìe del Novecento. Infondo, si può essere liberali anche e meglio, senza avere un partito alle spalle. E' per questo che ho deciso di proporre un movimento politico e culturale chiamato "Amore e Libertà", che ha per simbolo-icona Anita Garibaldi, moglie del primo Repubblicano e Socialista senza tessera di partito della Storia. Un movimento che vuole rilanciare le tematiche con cui mi sono battuto, anche con Ilona Staller, in questa campagna elettorale: istituzione dei Parchi dell'Amore, legalizzazione della prostituzione, antiproibizionismo sulle droghe, diritti dei disabili, degli anziani e delle donne, legalizzazione dell'eutanasia e del suicidio assistito, abolizione degli enti inutili quali Province e comunità montane, introduzione nelle scuole dell'ora di educazione sessuale e dell'ora di Storia delle religioni, in luogo dell'ora di religione. "Amore e Libertà" vuole essere un progetto/pensatoio aperto, non ideologico ed alternativo ai partiti.
Per informazioni ed adesioni è possibile contattarci direttamente al sito www.lucabagatin.ilcannocchiale.it oppure al sito www.amoreeliberta.blogspot.it, ove scaricare anche il Manifesto d'intenti".