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venerdì 9 ottobre 2015

Marino si è dimesso, ma sarebbe stato meglio non fosse mai stato eletto. C'è chi denunciò l'inciucio partitocratico prima dei risultati elettorali... I romani facciano ammenda e, adesso, stiano almeno un po' zitti !

Articoli tratti da "Le Città" del maggio 2013, ovvero poco prima dell'elezione a Sindaco di Ignazio Marino

ROMA CAPITALE

Comunali, Bagatin e Staller contro gli inciuci destra-sinistra

«Dobbiamo impedire a Marino ed Alemanno - ovvero i riferimenti romani dell'inciucio nazionale - di vincere queste elezioni comunali - dichiarano lo scrittore e giornalista Luca Bagatin e l'ex parlamentare Ilona Staller, candidati indipendenti del Partito Liberale Italiano alle elezioni comunali di Roma del 26 e 27 maggio -. E vogliamo farlo come candidati indipendenti nel Partito Liberale Italiano. Marino e Alemanno rappresentano - rispettivamente - quel Pd e quel PdL che, da almeno vent'anni, si spartiscono il potere in Italia. Nella fattispecie rappresentano l'alleanza fra sinistra e destra che oggi governano il Paese senza essere stati democraticamente eletti da nessuno, bensì nominati da una legge elettorale per nulla democratica, come quelle vigenti negli ultimi vent'anni. All'antipolitica dell'inciucio destra-sinistra, contrapponiamo le politiche in favore di disabili, degli anziani, dei bambini, degli omosessuali, delle prostitute, delle donne sole, dei senzatetto e degli animali. All'antipolitica dell'inciucio, contrapponiamo gli ultimi, i più bisognosi, che necessitano di strutture socialmente utili, parchi, asili nido sempre più insufficienti, reddito di cittadinanza, trasporti efficienti e meno costosi. Tutte cose che potrebbero essere attuate abbattendo del 50% gli stipendi di Sindaco, Assessori, consulenti e funzionari pubblici. Oltre a ciò occorre introdurre una vera trasparenza nella politica Capitolina, introducendo l'Anagrafe pubblica degli eletti. Il nostro modello ideale e politico è la rigorosa e onesta Amministrazione romana di Ernesto Nathan, indimenticato Sindaco di Roma di fine Ottocento di ispirazione Repubblicana, Liberalsocialista e Radicale".

ROMA CAPITALE

"Ha vinto l'inciucio partitocratico"

"Ha vinto l'inciucio partitocratico e il risultato elettorale del PLI alle elezioni comunali di Roma è stato purtroppo al di sotto delle nostre aspettative - commenta Luca Bagatin, presidente-ideatore di "Amore e Libertà", già candidato indipendente del Partito Liberale Italiano alle elezioni comunali di Roma -.Molto probabilmente, se Ilona Staller fosse stata candidata a Sindaco - come personalmente avevo proposto - le cose sarebbero andate diversamente e forse gran parte delle persone che si sono astenute avrebbe votato per noi, che avevamo un progetto di alternativa antipartitocratica al duopolio Pd-PdL. Oggi, ad ogni modo, occorre ripensare ad un nuovo modo di fare politica. Alternativo, dinamico, al di fuori dai "partiti", che oramai hanno fatto il loro tempo. Un progetto al di fuori delle ideologie stantìe del Novecento. Infondo, si può essere liberali anche e meglio, senza avere un partito alle spalle. E' per questo che ho deciso di proporre un movimento politico e culturale chiamato "Amore e Libertà", che ha per simbolo-icona Anita Garibaldi, moglie del primo Repubblicano e Socialista senza tessera di partito della Storia. Un movimento che vuole rilanciare le tematiche con cui mi sono battuto, anche con Ilona Staller, in questa campagna elettorale: istituzione dei Parchi dell'Amore, legalizzazione della prostituzione, antiproibizionismo sulle droghe, diritti dei disabili, degli anziani e delle donne, legalizzazione dell'eutanasia e del suicidio assistito, abolizione degli enti inutili quali Province e comunità montane, introduzione nelle scuole dell'ora di educazione sessuale e dell'ora di Storia delle religioni, in luogo dell'ora di religione. "Amore e Libertà" vuole essere un progetto/pensatoio aperto, non ideologico ed alternativo ai partiti.
Per informazioni ed adesioni è possibile contattarci direttamente al sito www.lucabagatin.ilcannocchiale.it oppure al sito www.amoreeliberta.blogspot.it, ove scaricare anche il Manifesto d'intenti". 

domenica 23 agosto 2015

A Roma va in onda la fiera dell'ipocrisia. Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

A Roma va in onda non tanto e non solo un funerale in stile hollywoodiano-kitsch come è stato definito, ma anche la fiera dell'ipocrisia.
L'ipocrisia di una politica che finge di scandalizzarsi, quando invece era tutto autorizzato. Dal Comune, dai vigili, dall'AMA. Tutti sapevano, ma solo il giorno dopo tutti costoro hanno iniziato a scandalizzarsi, a stracciarsi le vesti. A scoprire che a Roma comanda la mafia, zingara o meno, da quel dì.
Del resto ci sono tanto di foto storiche che ritraggono noti politicanti e noti burocrati accanto a noti mafiosi. E tutti assieme cenano allegramente.
La mafia a Roma, del resto, è un fenomeno antico quanto il mondo. Lo stesso Impero Romano si reggeva sula corruzione e sul malaffare.
La mafia, del resto, è una certa mentalità ipocrita, dedita alla ricerca del guadagno facile, dell'edonismo senza faticare. La mentalità del “fotti il prossimo e godi”. Una mentalità diffusa e difficilmente sradicabile. Una mentalità familista e omertosa.
Una mentalità che si riverbera nella politica odierna, una politica effimera, che ha ucciso il pensiero, fondata sugli slogan, sulla disonestà intellettuale e sull'autoritarismo prima berlusconiano e poi renziano. Una politica fondata sul “gioco delle tre carte” che fa il paio con l'altrettanto ipocrita Chiesa cattolica che anche oggi finge di stracciarsi le vesti, la quale nel 2006 non autorizzò il funerale del povero Piero Welby, la cui memoria è stata ancora una volta oscurata. Dal malaffare diffuso. Dalla disonestà intellettuale e morale. Dalla bestemmia di coloro i quali hanno usurpato il Verbo del Cristo.
Non sappiamo come se ne potrebbe uscire. Forse iniziando a legalizzare droghe e non droghe, togliendone alla criminalità il monopolio. Forse abolendo per sempre gli appalti per le opere pubbliche e facendo realizzare i lavori ad aziende pubbliche e autogestite dai cittadini stessi. Forse istituendo comitati popolari composti da cittadini estratti a sorte, come nell'Agorà Greca, abolendo partiti ed elezioni politiche, portatrici di corruttela, clientelismo, dittatura della burocrazia.
Ad ogni modo tutto ciò sarebbe solo parzialmente risolutivo del problema. Occorre un cambio radicale di mentalità e di atteggiamento.
Sin tanto che il popolo sarà ipocrita, tendente alla corruzione ed alla corruttela, ovvero baserà la propria vita sull'egoismo anziché sull'amore per il prossimo, ovvero baserà la sua vita sul guadagno anziché sul dono; sino a che gli individui condurranno una vita ove ammirano chi ha di più anziché chi utilizza il proprio tempo libero per godere dei piaceri della natura e lavora onestamente...sin tanto che ciò tenderà a prevalere, la mafia continuerà ad avere la meglio.
E, come al solito, chi è causa del suo mal, pianga sé stesso.

Luca Bagatin

domenica 7 giugno 2015

"Libertà dal bisogno per approdare al sogno !": aforismi e riflessioni by Luca Bagatin (tratti da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

Ciò che non hanno compreso molti politici ed economisti neoliberali è che la prima libertà è la "libertà dal bisogno".

La mafia è il sistema politico-economico vigente. La mafia è l'egoismo, lo sfruttamento, il capitalismo, la corruzione dell'animo umano. La mafia sei anche tu, a volte lo siamo tutti, anche se non ne siamo consapevoli.
Per cambiare, occorre prima di tutto cambiare noi stessi. Per poi ricostruire.

Penso che la fedeltà in ogni ambito sia un valore fondamentale: nei confronti di sé stessi prima di tutto.
La corruzione genera sfruttamento e lo sfruttamento genera ingiustizia.
Per questo ritengo che ai corrotti debba essere dato l'ergastolo.
Il significato del termine "Civiltà dell'Amore" è una civiltà senza concorrenza economico-sociale, ove le differenze e le identità sono rispettate, ove la politica e l'economia sono sostituite da valori spirituali, umani e sociali. Ove l'Amore non ha nulla a che vedere con il piacere effimero e limitato al mero aspetto materiale.
Penso che in una società priva di frustrazione sessuale e ove a prevalere siano i sentimenti, il sex-work sia totalmente superfluo e destinato a scomparire. 
 
Credo al libero scambio delle intelligenze, dei corpi, delle menti, all'amore in un'unica parola. Non credo al libero commercio e ritengo sia l'origine dello sfruttamento delle menti e dei corpi.

lunedì 5 gennaio 2015

Assenteismo e disservizi ? Autogestiamo i servizi pubblici ! Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

La città di Roma, a dispetto della sua Storia millenaria, della sua arte, della sua cultura, del suo essere Capitale di un Paese stoicamente glorioso, del suo essere una fra le più grandi metropoli al mondo, è una città che – oggettivamente – ha numerosi e gravi problemi strutturali, infrastrutturali, di organizzazione politica, logistica eccetera eccetera.
Il problema è annoso e risale almeno sin dai tempi dell'avvento della Partitocrazia, ovvero allorquando l'Italia divenne una pseudo-Repubblica in balìa dei partiti e di politicanti talvolta corrotti, talaltra senza scrupoli.
Lontani sono, in sostanza, i fasti della Roma Antica e di quella post-Risorgimentale governata dal Sindaco mazziniano Ernesto Nathan.
Non parliamo poi dell'ultimo Ventennio neo-burocratico: da Rutalli a Veltroni passando per Alemanno e Marino. Quattro sindaci che, oltre a non aver risolto nemmeno un decimo dei problemi di questa città, l'hanno addirittura completamente rovinata. E non ci si stupisca – infatti – dei vari Fiorito e dell'inchiesta“mafia Capitale” !
La mafia, a Roma, in sostanza, è stata quasi legalizzata. E non ci si stupisca nemmeno del recente assenteismo dei vigili urbani, dei disservizi dell'Ama, dell'Acea, dell'Atac, ovvero di gloriose aziende pubbliche fondate proprio da Ernesto Nathan a beneficio dei cittadini - specie meno abbienti - e che nei primi anni del '900 erano il fiore all'occhiello della città ed oggi invece sono spesso fonte di disagio per il cittadino-contribuente.
Come tentare, quantomeno, di risolvere/arginare il problema ? In modo ovviamente radicale e non con i renziani “decreti salva-Roma” che di fatto sono stati dei “decreti salva politicanti da strapazzo” e che sono costati ai contribuenti fior fior di quattrini !
Innanzitutto occorrerebbe chiamare a rispondere di tasca propria i Sindaci e le giunte che hanno malgovernato la città, facendo loro ripianare quantomeno parte del disavanzo pubblico e dei disservizi, oltre che dichiarandoli incandidabili ed ineleggibili per tutte le future tornate elettorali.
Occorrerebbe poi abolire il perverso sistema delle gare d'appalto, foriero nel nostro Paese di corruttela, ovvero occorrerebbe far gestire i servizi pubblici direttamente ai cittadini stessi, attraverso apposite assemblee alle quali i residenti dei rispettivi Municipi potrebbero partecipare. In questo modo, ovvero rendendo i vari enti (Ama, Atac, Acea...) completamente autogestiti dai cittadini medesimi, il personale preposto – composto a sua volta di cittadini con pari diritti e doveri – diverrebbe a quel punto responsabile diretto nei confronti del servizio offerto. Se un dipendente è sgarbato o inefficiente, insomma, ne dovrebbe direttamente rispondere al cittadino a cui ha offerto il servizio inadeguato, pena una decurtazione dello stipendio o un possibile rischio di licenziamento.
In questo modo, finalmente, i vari enti pubblici – a Roma, ma volendo questa cosa potrebbe essere estesa a tutte le città italiane – non sarebbero più soggetti al controllo politico, ovvero non rientrerebbero più nella cosiddetta “macchina del consenso” che, spesso, ha favorito l'assunzione dei cosiddetti “amici degli amici”.
Le assunzioni potrebbero anzi avvenire semplicemente in modo trasparente, diretto, controllabile da parte di ogni cittadino residente, anche online volendo. Ed i servizi erogati, essendo controllati/autogestiti dai cittadini medesimi, difficilmente potrebbero risultare scadenti proprio in quanto a scapito del singolo e dunque della collettività nel suo complesso.
Una proposta semplice, radicale, solo apparentemente utopistica in quanto siamo troppo abituati a delegare agli altri, anziché assumerci le nostre responsabilità.
La medesima cosa vale peraltro per i sistemi elettorali: noi deleghiamo sempre ad altri, ai politici, ai governanti, con un voto che, di fatto, va spesso a favorire/eleggere il più ricco, il più paraculo, il politico che sa vendersi (o svendersi) meglio. Ma che, alla fine, si fa gli affari suoi e che spesso non ha mai lavorato in vita sua !
Diversamente, con un sistema ricalcato sull'Agorà dell'Antica Grecia, ovvero fatto di assemblee popolari, di quartiere, senza un governo centrale e centralizzato, il cittadino-contribuente sarebbe costretto ad assumersi le sue responsabilità: civiche, civili, politiche, ideali, pecuniarie e così via.
Esempio di autogestione da parte dei cittadini - anche delle imprese private peraltro, oltre che di diversi servizi pubblici - esistono peraltro da diversi anni in America Latina (in Venezuela e Uruguay in primis). Paesi con una cultura peraltro non così dissimile dalla nostra ed ove sino ad alcuni decenni fa la corruzione politica la faceva da padrone.
Oltretutto è da Porto Alegre in Brasile che si è avuta, nel 1989, la prima esperienza di bilancio parcetipativo, ovvero la parcecipazione attiva dei cittadini nell'elaborazione della politica municipale.
Altro che le solite chiacchiere da bar pseudo-partecipative del Movimento Cinque Stelle che, assieme a Pd e Forza Italia, si spartisce il potere in Parlamento, in sostanza ! Occorrono fatti ed assunzioni di responsabilità da parte di una cittadinanza che deve imparare ad alzare la testa e a smettere di delegare al prossimo la gestione dei servizi di pubblica utilità.

Luca Bagatin