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lunedì 5 gennaio 2015

Assenteismo e disservizi ? Autogestiamo i servizi pubblici ! Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

La città di Roma, a dispetto della sua Storia millenaria, della sua arte, della sua cultura, del suo essere Capitale di un Paese stoicamente glorioso, del suo essere una fra le più grandi metropoli al mondo, è una città che – oggettivamente – ha numerosi e gravi problemi strutturali, infrastrutturali, di organizzazione politica, logistica eccetera eccetera.
Il problema è annoso e risale almeno sin dai tempi dell'avvento della Partitocrazia, ovvero allorquando l'Italia divenne una pseudo-Repubblica in balìa dei partiti e di politicanti talvolta corrotti, talaltra senza scrupoli.
Lontani sono, in sostanza, i fasti della Roma Antica e di quella post-Risorgimentale governata dal Sindaco mazziniano Ernesto Nathan.
Non parliamo poi dell'ultimo Ventennio neo-burocratico: da Rutalli a Veltroni passando per Alemanno e Marino. Quattro sindaci che, oltre a non aver risolto nemmeno un decimo dei problemi di questa città, l'hanno addirittura completamente rovinata. E non ci si stupisca – infatti – dei vari Fiorito e dell'inchiesta“mafia Capitale” !
La mafia, a Roma, in sostanza, è stata quasi legalizzata. E non ci si stupisca nemmeno del recente assenteismo dei vigili urbani, dei disservizi dell'Ama, dell'Acea, dell'Atac, ovvero di gloriose aziende pubbliche fondate proprio da Ernesto Nathan a beneficio dei cittadini - specie meno abbienti - e che nei primi anni del '900 erano il fiore all'occhiello della città ed oggi invece sono spesso fonte di disagio per il cittadino-contribuente.
Come tentare, quantomeno, di risolvere/arginare il problema ? In modo ovviamente radicale e non con i renziani “decreti salva-Roma” che di fatto sono stati dei “decreti salva politicanti da strapazzo” e che sono costati ai contribuenti fior fior di quattrini !
Innanzitutto occorrerebbe chiamare a rispondere di tasca propria i Sindaci e le giunte che hanno malgovernato la città, facendo loro ripianare quantomeno parte del disavanzo pubblico e dei disservizi, oltre che dichiarandoli incandidabili ed ineleggibili per tutte le future tornate elettorali.
Occorrerebbe poi abolire il perverso sistema delle gare d'appalto, foriero nel nostro Paese di corruttela, ovvero occorrerebbe far gestire i servizi pubblici direttamente ai cittadini stessi, attraverso apposite assemblee alle quali i residenti dei rispettivi Municipi potrebbero partecipare. In questo modo, ovvero rendendo i vari enti (Ama, Atac, Acea...) completamente autogestiti dai cittadini medesimi, il personale preposto – composto a sua volta di cittadini con pari diritti e doveri – diverrebbe a quel punto responsabile diretto nei confronti del servizio offerto. Se un dipendente è sgarbato o inefficiente, insomma, ne dovrebbe direttamente rispondere al cittadino a cui ha offerto il servizio inadeguato, pena una decurtazione dello stipendio o un possibile rischio di licenziamento.
In questo modo, finalmente, i vari enti pubblici – a Roma, ma volendo questa cosa potrebbe essere estesa a tutte le città italiane – non sarebbero più soggetti al controllo politico, ovvero non rientrerebbero più nella cosiddetta “macchina del consenso” che, spesso, ha favorito l'assunzione dei cosiddetti “amici degli amici”.
Le assunzioni potrebbero anzi avvenire semplicemente in modo trasparente, diretto, controllabile da parte di ogni cittadino residente, anche online volendo. Ed i servizi erogati, essendo controllati/autogestiti dai cittadini medesimi, difficilmente potrebbero risultare scadenti proprio in quanto a scapito del singolo e dunque della collettività nel suo complesso.
Una proposta semplice, radicale, solo apparentemente utopistica in quanto siamo troppo abituati a delegare agli altri, anziché assumerci le nostre responsabilità.
La medesima cosa vale peraltro per i sistemi elettorali: noi deleghiamo sempre ad altri, ai politici, ai governanti, con un voto che, di fatto, va spesso a favorire/eleggere il più ricco, il più paraculo, il politico che sa vendersi (o svendersi) meglio. Ma che, alla fine, si fa gli affari suoi e che spesso non ha mai lavorato in vita sua !
Diversamente, con un sistema ricalcato sull'Agorà dell'Antica Grecia, ovvero fatto di assemblee popolari, di quartiere, senza un governo centrale e centralizzato, il cittadino-contribuente sarebbe costretto ad assumersi le sue responsabilità: civiche, civili, politiche, ideali, pecuniarie e così via.
Esempio di autogestione da parte dei cittadini - anche delle imprese private peraltro, oltre che di diversi servizi pubblici - esistono peraltro da diversi anni in America Latina (in Venezuela e Uruguay in primis). Paesi con una cultura peraltro non così dissimile dalla nostra ed ove sino ad alcuni decenni fa la corruzione politica la faceva da padrone.
Oltretutto è da Porto Alegre in Brasile che si è avuta, nel 1989, la prima esperienza di bilancio parcetipativo, ovvero la parcecipazione attiva dei cittadini nell'elaborazione della politica municipale.
Altro che le solite chiacchiere da bar pseudo-partecipative del Movimento Cinque Stelle che, assieme a Pd e Forza Italia, si spartisce il potere in Parlamento, in sostanza ! Occorrono fatti ed assunzioni di responsabilità da parte di una cittadinanza che deve imparare ad alzare la testa e a smettere di delegare al prossimo la gestione dei servizi di pubblica utilità.

Luca Bagatin

sabato 6 dicembre 2014

La Roma degli onesti di Mario Pannunzio e Moana Pozzi, contro la Roma corrotta dei politicanti d'oggi e di sempre. Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

C'è chi, ancora oggi, si stupisce della corruzione presente nella Capitale, delle infiltrazioni mafiose, della commistione malavitosa fra vip, imprenditori e politici di destra e sinistra.
C'è chi, purtuttavia, in tempi non sospetti, quel malaffare lo denunciava già. Parliamo degli “Amici de Il Mondo”, ovvero dei radicali di Mario Pannunzio – Ernesto Rossi in primis (entrambi nella foto qui sotto) - che, sin dagli Anni '60, denunciavano la speculazione edilizia e la commistione fra politica, criminalità ed imprenditoria.
La stessa cosa fece Moana Pozzi alla guida del Partito dell'Amore – unico partito totalmente autofinanziato - allorquando nel 1993 si candidò a Sindaco di Roma. Ancora oggi, su youtube, su Radio Radicale e sul sito www.partitodellamore.it è possibile ritrovare i filmati ed i documenti relativi alle conferenze stampa di quel periodo (una fra queste moderata dal direttore de L'Opinione Arturo Diaconale), ove Moana denunciava e proponeva una sistematica lotta al malaffare, alla corruzione politica ed alla criminalità organizzata infiltrata nella città, oltre che proponeva un progetto per rilanciare le attività culturali romane; proponeva – già vent'anni fa – di chiudere al traffico il centro storico ed iniziative su come rilanciare l'occupazione giovanile e risolvere il problema dei parcheggi.
Moana la pragmatica, ma anche l'inascoltata che, all'epoca, prese solamente lo 0,52% dei consensi e che morì l'anno successivo, pur indimenticata dalle persone che l'hanno seguita ed amata.
Il Partito dell'Amore - che non smetteremo mai di dire che non era il partito delle pornostar, bensì il partito delle persone comuni, al punto che l'unica persona popolare in lista era Moana, mentre tutti gli altri candidati erano persone provenienti dalla cosiddetta società civile, fra cui un'insegnante di lettere ed un postino – fu la prima lista civica italiana. Una lista civica che, non avendo rendite di posizione né posti di potere da garantire e/o da auto-garantirsi, andava al cuore dei problemi.
E candidava Moana – simbolo-icona del Partito stesso - che, abbandonata definitivamente la carriera di pornodiva, pur senza rinnegarla, accettava di entrare seriamente in politica, con determinazione e lanciando lo slogan “Governare con più Amore”, ovvero stare più vicino ai problemi della gente comune, come lei stessa ricordava in una video-intervista dell'epoca.
La Roma di Moana e del Partito dell'Amore, così come quella degli intellettuali del settimanale “Il Mondo” e del primo Partito Radicale guidato da Mario Pannunzio ed Ernesto Rossi, sarebbe stata certamente molto diversa.
Per uscire dal pantano occorre ripartire da lì.

Luca Bagatin