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lunedì 16 settembre 2024

Moana Pozzi vive. Articolo di Luca Bagatin


Sono passati trent'anni da quel 15 settembre 1994, data della prematura scomparsa, a soli 33 anni – l'età del Cristo – di Moana Pozzi.

Donna inquieta e trasgressiva.

Eretica, erotica, eroica, come mi è sempre piaciuto definirla.

Moana incarnò la fine dei rampanti Anni '80 e l'inizio dei decadenti Anni '90.

Incarnò sessualità e sensualità, mai volgarità. E per questo incarnò l'erotismo più autentico, quello che la fa ancora oggi paragonare a una sorta di Dea.

Fu attrice apprezzata da Federico Fellini, che le fece interpretare un ruolo in “Ginger e Fred”, nel 1986. Sarà nel cast di “Borotalco” di Carlo Verdone e in “...e la vita continua” di Dino Risi.

Sarà pornodiva, scoperta, in tutti i sensi, da Riccardo Schicchi e Ilona Staller Cicciolina e sarà co-protagonista del film erotico/giallo “Provocazione”, del regista Piero Vivarelli, assieme al celebre attore Marino Masè; oltre che protagonista di numerose trasmissioni televisive comico-surreali: “Tip Tap Club” (condotta assieme a Bobby Solo), “Matrioska” e “L'Araba Felice”.

Negli Anni '90 la svolta.

Moana cerca di liberarsi via via dalla pornografia e recita il ruolo della protagonista in “Amami”, di Bruno Colella. Un film bellissimo.

“Amami” è il film al quale Moana si sente più legata, in quanto è una sorta di autobiografia che racconta la storia di una ragazza che lavora nel mondo dell'hard, ripudiata dal padre (interpretato, nel film, dall'ottimo Novello Novelli) per le sue scelte professionali, ma con il quale riuscirà poi a riconciliarsi.

E' sempre negli Anni '90 che Moana incarnerà sia il simbolo – il suo volto sarà racchiuso all'interno di un cuore rosa - che la leadership della prima lista civica italiana: il Partito dell'Amore ideato da Mauro Biuzzi (che nel 2013 ebbi modo di intervistare lungamente: http://amoreeliberta.blogspot.com/2016/03/intervista-esclusiva-di-luca-bagatin.html).

Un partito che anticiperà di decenni quello che poteva essere (pur senza riuscirci) il Movimento Cinque Stelle e che contrappose la cultura dell'amore a quella dell'odio (slogan utilizzato poi da Silvio Berlusconi in campagna elettorale).

Una lista di persone comuni (salvo la capolista, Moana Pozzi), dichiaratamente antipolitica (nel senso più positivo e controculturale del termine), di “estremo centro”, di ispirazione situazionista, garibaldina e cristiano-dionisiaca, come ricordato da Biuzzi in più occasioni.

Un partito che immaginava una sorta di Parlamento “a forma ellittica”, ove da una parte si sarebbero collocate le “forze del cambiamento” - guidate dal Partito dell'Amore – e dall'altra la “vecchia partitocrazia”.

Fu con questo spirito che Moana, pur raccogliendo solamente lo 0,5% dei consensi, si candidò finanche a Sindaco di Roma nel 1993, contrapponendosi a Gianfranco Fini e a Francesco Rutelli. Lei sognava una Roma e un'Italia pulita, libera dalla corruzione, onesta, ove tutti potessero avere un alloggio ed essere liberi dai pregiudizi.

Nella mia intervista a Biuzzi, nel febbraio 2013, egli disse, in proposito che “Moana ha concluso la sua vita facendo politica e senza usare i potenti mezzi del Potere (Denaro, Media, Spettacolo, Scienza, Cultura, Politica, Religione, ecc), ma al contrario mettendo la sua popolarità al servizio di una piccola formazione come il Partito dell'Amore, che aveva come scopo quasi suicida quello di opporsi ai poteri forti partendo da zero”.

Moana fu, per questo, una donna eroica.

E' così che vogliamo ricordarla.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

giovedì 14 settembre 2023

Moana Pozzi, l'alternativa eretica, erotica, eroica al Potere. Articolo di Luca Bagatin

 

Eretica, erotica, eroica. Questa era Moana, scomparsa prematuramente a soli 33 anni – l'età del Cristo – il 15 settembre 1994, ovvero quasi trent'anni fa.

Moana Pozzi fu una donna inquieta e trasgressiva e, perciò, eretica. Incarnò la fine dei rampanti Anni '80 e i decadenti Anni '90.

Incarnò sessualità e sensualità, mai volgarità. E per questo incarnò l'erotismo più autentico, quello che la fa ancora oggi paragonare a una sorta di Dea.

Fu attrice apprezzata da Federico Fellini, che le fece interpretare un ruolo in “Ginger e Fred”, nel 1986. Sarà nel cast di “Borotalco” di Carlo Verdone e in “...e la vita continua” di Dino Risi.

Sarà pornodiva, scoperta, in tutti i sensi, da Riccardo Schicchi e Ilona Staller Cicciolina e sarà co-protagonista del film erotico/giallo “Provocazione”, del regista Piero Vivarelli, assieme al celebre attore Marino Masè; oltre che protagonista di numerose trasmissioni televisive comico-surreali: “Tip Tap Club” (condotta assieme a Bobby Solo), “Matrioska” e “L'Araba Felice”.

Negli Anni '90 la svolta. Moana cerca di liberarsi via via dalla pornografia e recita il ruolo della protagonista in “Amami”, di Bruno Colella. “Amami” è il film al quale Moana si sente più legata, in quanto è una sorta di autobiografia che racconta la storia di una ragazza che lavora nel mondo dell'hard, ripudiata dal padre (interpretato, nel film, dall'ottimo Novello Novelli) per le sue scelte professionali, ma con il quale riuscirà poi a riconciliarsi.

E' sempre negli Anni '90 che Moana incarnerà sia il simbolo – il suo volto sarà racchiuso all'interno di un cuore rosa - che la leadership della prima lista civica italiana: il Partito dell'Amore ideato da Mauro Biuzzi (che nel 2013 ebbi modo di intervistare lungamente: http://amoreeliberta.blogspot.com/2016/03/intervista-esclusiva-di-luca-bagatin.html).

Un partito che anticiperà di decenni quello che poteva essere (pur senza riuscirci) il Movimento Cinque Stelle e che contrappose la cultura dell'amore a quella dell'odio (slogan utilizzato poi da Silvio Berlusconi in campagna elettorale). Una lista di persone comuni (salvo la capolista, Moana Pozzi), dichiaratamente antipolitica, di “estremo centro”, di ispirazione situazionista, garibaldina e cristiano-dionisiaca, come ricordato da Biuzzi in più occasioni.

Un partito che immaginava una sorta di Parlamento “a forma ellittica”, ove da una parte si sarebbero collocate le “forze del cambiamento” - guidate dal Partito dell'Amore – e dall'altra la “vecchia partitocrazia”.

Fu con questo spirito che Moana, pur raccogliendo solamente lo 0,5% dei consensi, si candidò finanche a Sindaco di Roma nel 1993, contrapponendosi a Gianfranco Fini e a Francesco Rutelli. Lei sognava una Roma e un'Italia pulita, libera dalla corruzione, onesta, ove tutti potessero avere un alloggio ed essere liberi dai pregiudizi.

Nella mia intervista a Biuzzi, nel febbraio 2013, egli disse, in proposito che “Moana ha concluso la sua vita facendo politica e senza usare i potenti mezzi del Potere (Denaro, Media, Spettacolo, Scienza, Cultura, Politica, Religione, ecc), ma al contrario mettendo la sua popolarità al servizio di una piccola formazione come il Partito dell'Amore, che aveva come scopo quasi suicida quello di opporsi ai poteri forti partendo da zero”.

Moana fu per questo e, infine, una donna eroica.

E' così che vogliamo ricordarla. Ed è così che la ricorda l'Associazione che porta il suo nome (il cui sito web è www.moanamoana.it), fondata nel 1999 dalla madre – Giovannina Alloisio – e da Mauro Biuzzi.

Moana Pozzi eretica, erotica, eroica. Oggi come trent'anni fa.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 25 agosto 2020

Moana, la Dea muta che scrive

In questa foto Moana ha un bavaglio, ma scrive.
Per me è una immagine molto evocativa.
Andava bene quando faceva spettacolo, ma non quando aveva qualcosa da dire. Quando scrisse i suoi libri (che si autofinanziò e oggi sono quasi introvabili) e quando iniziò a far politica, quasi per caso.
Moana andava bene con il porno, ma non quando dimostrò di andare oltre e di superarlo, a destra e a sinistra, anticipando i tempi di almeno 25 anni, diventando leader della prima lista civica italiana e europea: il Partito dell'Amore, che candidò solo persone comuni (a parte lei stessa).

Senza un programma (come nella tradizione anarchica stirneriana), proponendo una nuova idea di Parlamento "a forma ellittica": da una parte la vecchia partitocrazia e dall'altra le forze del cambiamento, con una sola bandiera, quella dell'Amore e della democrazia diretta.
A Moana lasciarono poco spazio.

Fu metaforicamente "imbavagliata" (ma superò a Roma, unico collegio in cui al partito fu possibile candidarsi, un numero di preferenze superiore a gran parte dei leader politici di allora, fra cui l'allora popolarissimo Bossi).
Ma, ancora oggi, ci parla.
Perché Moana vive nel cuore di chi la ama e l'ha amata. Perché incarna l'unico ideale per cui ancora oggi valga la pena di lottare.

Parlare d'amore, oggi, significa parlare di rieducazione dell'essere umano, immerso nella Natura.
Significa riscoprire le nostra radici, sovvertire l'economia capitalista della crescita, abbattere la follia della produzione ad ogni costo.
Significa puntare ad una nuova quanto antica idea di democrazia. Oltre i Parlamenti, oltre i Governi, oltre gli Stati.

Luca Bagatin
www.amoreeliberta.blogspot.it

Vedi anche:http://amoreeliberta.blogspot.com/2019/09/moana-pozzi-eretica-erotica-eroica.html


http://amoreeliberta.blogspot.com/2020/08/referendum-sul-taglio-dei-parlamentari.html

sabato 14 settembre 2019

Moana Pozzi: eretica, erotica, eroica. Articolo di Luca Bagatin

Eretica, erotica, eroica. Questa era Moana, scomparsa prematuramente a soli 33 anni – l'età del Cristo – il 15 settembre 1994, ovvero venticinque anni fa.
Moana Pozzi fu una donna inquieta e trasgressiva e, perciò, eretica. Incarnò la fine dei rampanti Anni '80 e i decadenti Anni '90.
Incarnò sessualità e sensualità, mai volgarità. E per questo incarnò l'erotismo più autentico, quello che la fa ancora oggi paragonare a una sorta di Dea.
Fu attrice apprezzata da Federico Fellini, che le fece interpretare un ruolo in “Ginger e Fred”, nel 1986. Sarà nel cast di “Borotalco” di Carlo Verdone e in “...e la vita continua” di Dino Risi.
Sarà pornodiva, scoperta, in tutti i sensi, da Riccardo Schicchi e Ilona Staller Cicciolina e sarà co-protagonista del film erotico/giallo “Provocazione”, del regista Piero Vivarelli, assieme al celebre attore Marino Masè; oltre che protagonista di numerose trasmissioni televisive comico-surreali: “Tip Tap Club” (condotta assieme a Bobby Solo), “Matrioska” e “L'Araba Felice”.
Negli Anni '90 la svolta. Moana cerca di liberarsi via via dalla pornografia e recita il ruolo della protagonista in “Amami”, di Bruno Colella, che Iris trasmetterà in prima visione assoluta domenica 15 settembre, alle ore 21.15. “Amami” è il film al quale Moana si sente più legata, in quanto è una sorta di autobiografia che racconta la storia di una ragazza che lavora nel mondo dell'hard, ripudiata dal padre per le sue scelte professionali, ma con il quale riuscirà poi a riconciliarsi.
E' sempre negli Anni '90 che Moana incarnerà sia il simbolo – il suo volto sarà racchiuso all'interno di un cuore rosa - che la leadership della prima lista civica italiana: il Partito dell'Amore ideato da Mauro Biuzzi (che nel 2013 ebbi modo di intervistare lungamente: http://amoreeliberta.blogspot.com/2016/03/intervista-esclusiva-di-luca-bagatin.html).
Un partito che anticiperà di decenni quello che poteva essere (pur senza riuscirci) il Movimento Cinque Stelle e che contrappose la cultura dell'amore a quella dell'odio (slogan utilizzato poi da Silvio Berlusconi in campagna elettorale). Una lista di persone comuni (salvo la capolista, Moana Pozzi), dichiaratamente antipolitica, di “estremo centro”, di ispirazione situazionista, garibaldina e cristiano-dionisiaca, come ricordato da Biuzzi in più occasioni.
Un partito che immaginava una sorta di Parlamento “a forma ellittica”, ove da una parte si sarebbero collocate le “forze del cambiamento” - guidate dal Partito dell'Amore – e dall'altra la “vecchia partitocrazia”.
Fu con questo spirito che Moana, pur raccogliendo solamente lo 0,5% dei consensi, si candidò finanche a Sindaco di Roma nel 1993, contrapponendosi a Gianfranco Fini e a Francesco Rutelli. Lei sognava una Roma e un'Italia pulita, libera dalla corruzione, onesta, ove tutti potessero avere un alloggio ed essere liberi dai pregiudizi.
Nella mia intervista a Biuzzi, nel febbraio 2013, egli disse, in proposito che “Moana ha concluso la sua vita facendo politica e senza usare i potenti mezzi del Potere (Denaro, Media, Spettacolo, Scienza, Cultura, Politica, Religione, ecc), ma al contrario mettendo la sua popolarità al servizio di una piccola formazione come il Partito dell'Amore, che aveva come scopo quasi suicida quello di opporsi ai poteri forti partendo da zero”.
Moana fu per questo e, infine, una donna eroica.
E' così che vogliamo ricordarla. Ed è così che la ricorda l'Associazione che porta il suo nome (il cui sito web è www.moanamoana.it), fondata nel 1999 dalla madre – Giovannina Alloisio – e da Mauro Biuzzi.
Moana Pozzi eretica, erotica, eroica. Oggi come venticinque anni fa.

Luca Bagatin

venerdì 14 ottobre 2016

Riflessioni brevi attorno a Moana. Di Luca Bagatin

Leggevo una intervista di qualche tempo fa alla pornostar Valentina Nappi, nella quale lei dichiara che Moana Pozzi fu un personaggio tutto sommato conservatore, che con lei non c'entra nulla.
Penso avesse ragione. Moana piaceva alle persone forse proprio per questo. Non era volgare e sapeva parlare molto più che fare sesso.
Da pornodiva scelse di uscire dal mondo del porno attraverso la politica, in una piccolissima formazione emergente rappresentata dal suo volto, ovvero il Partito dell Amore fondato da Riccardo Schicchi e Mauro Biuzzi. Non come oggi, che politiche di partiti ben più grandi o noti scelgono il mondo dello spettacolo o il porno (sic !).


Per questo penso che Moana rimarrà nel mito, mentre la Nappi ed il caravanserraglio della odierna società dello spettacolo, descritta e denunciata dal filosofo situazionista Guy Debord nel 1967, saranno presto dimenticati e destinati ad incarnare unicamente l'epoca effimera, modernista, consumista e tecnoidiotoca che stiamo vivendo. E presto destinata, ci auguriamo, ad esaurirsi.


Luca Bagatin
www.amoreeliberta.blogspot.it

lunedì 21 marzo 2016

Carlo Rienzi Presidente del Codacons Sindaco di Roma: una candidatura di tutto rispetto ! Articolo di Luca Bagatin

Pur mantenendo forti perplessità sull'utilità delle elezioni amministrative, ovvero ritenendo forse ben più democratica la partecipazione attiva dei cittadini – senza mediazioni di partiti e di politici - in appositi comitati popolari o assemblee pubbliche aperte a tutti, ritengo interessante e degna di nota la candidatura di Carlo Rienzi, avvocato e Presidente del Codacons, a Sindaco di Roma.
L'Avv. Rienzi, oltre da essere da sempre persona perbene e in prima linea nella tutela dei diritti dei consumatori e dell'ambiente, ha l'onestà intellettuale di dire: “Se si vuole cambiare la città, occorre cambiare prima di tutto i cittadini. Accanto ai problemi noti della corruzione, del malaffare, e di tutto ciò che non funziona a livello amministrativo, politico e gestionale nella capitale, si pongono i comportamenti sbagliati degli stessi abitanti, abitudini che contribuiscono a rovinare il decoro della città e alimentare disagi e disservizi con ripercussioni per l’intera collettività. Occorre partire da questi atteggiamenti errati per ridare dignità a Roma e migliorare i servizi per tutti(fonte: http://www.dire.it/06-03-2016/41786-comunali-rienzi-codacons-mi-candido-a-sindaco-di-roma/).
Se i cittadini, in sostanza, non cambiano mentalità e non provano ad avere un minimo di senso civico, è assai improbabile che le cose cambino da un giorno all'altro attraverso santi in paradiso o politici che, nei fatti, sono espressione diretta dell'elettorato.
Ecco perché sarebbe interessante che i cittadini imparassero ad autogestirsi, come nell'ambito di “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.org - www.amoreeliberta.blogspot.it) andiamo dicendo da diversi annetti. Ed ecco perché la proposta dei Codacons – che hanno lanciato la candidatura di Rienzi - di invitare la cittadinanza ad impegnarsi in prima persona contattandoli via e-mail (codacons@rienzixroma.it) e facendo proposte e/o proponendosi quali candidati per tutti i municipi, mi sembra una cosa che vada in questa direzione.
Il programma di Carlo Rienzi e del Codacons per Roma, poi, mi sembra vada nella medesima direzione di quanto dissi tre anni fa, allorquando proposi la candidatura a Sindaco di Roma della hippie e fricchettona Ilona Staller nell'ambito di una lista laica fuori dagli schieramenti. Alla fine, io ed Ilona, finimmo candidati solo come consiglieri, ma il nostro scopo è passato e a dispetto anche di coloro i quali, nella nostra stessa lista, pensavano alla nostra presenza solo come ad una provocazione.
La nostra vera provocazione fu infatti – come fece Moana Pozzi con la candidatura a Sindaco nel Partito dell'Amore, prima lista civica italiana, nel 1993 - quella di lanciare proposte concrete, civiche e ambientaliste per la città. Dicevamo e scrivevamo infatti: “Dobbiamo impedire a Marino ed Alemanno – ovvero i riferimenti romani dell’inciucio nazionale – di vincere queste elezioni comunali (…). All’antipolitica dell’inciucio destra-sinistra, contrapponiamo le politiche in favore di disabili, degli anziani, dei bambini, degli omosessuali, delle prostitute, delle donne sole, dei senzatetto e degli animali. All’antipolitica dell’inciucio, contrapponiamo gli ultimi, i più bisognosi, che necessitano di strutture socialmente utili, parchi, asili nido sempre più insufficienti, reddito di cittadinanza, trasporti efficienti e meno costosi. Tutte cose che potrebbero essere attuate abbattendo del 50% gli stipendi di Sindaco, Assessori, consulenti e funzionari pubblici” (http://www.pensalibero.it/2015/10/12/quando-mi-candidai-alle-amministrative-di-roma-con-la-staller-e-contro-marino-e-alemanno/).
Carlo Rienzi, che si propone quale candidato Sindaco provocatoriamente “contro” i cittadini, che cosa propone ? Come leggiamo nel sito Dire.it al seguente link http://www.dire.it/06-03-2016/41786-comunali-rienzi-codacons-mi-candido-a-sindaco-di-roma/, egli propone: lotta serrata al parcheggio in doppia fila e alla sosta selvaggia con telecamere intelligenti che multeranno i trasgressori; ingresso al centro storico a pedaggio, con gli automobilisti che dovranno pagare un ticket se vorranno entrare in centro con la propria vettura; trasporto pubblico gratuito tra le ore 8 e le ore 9, e dalle 17 alle 18, per spingere i romani ad utilizzare bus e metro, potenziati grazie alle multe e ai pedaggi di ingresso in città.
Un programma rigoroso e di buonsenso. Ambientalista e civico. Scaricabile peraltro per intero al sito: http://www.rienzixroma.com/programma.pdf
Per questo e in tutto questo bailamme, riteniamo che la candidatura di bandiera a Sindaco di Roma dell'Avv. Rienzi sia interessante e degnissima. Quantomeno può essere utile a smuovere una cittadinanza troppo spesso lamentosa, ma troppo poco attiva.

Luca Bagatin

mercoledì 9 dicembre 2015

In memoria di Riccardo Schicchi articolo di Luca Bagatin del 9 dicembre 2013 (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)


Il 9 dicembre del 2012 moriva Riccardo Schicchi, soprannominato il “Re del porno”.
In realtà Schicchi detestava la parola “pornografia”, preferendole il termine “erotismo” e “trasgressione”.
Trasgressione delle regole imposte da una (in)cultura bigotta e repressa, quella italica, che lui combatterà per tutta la vita, attraverso il suo lavoro e le sue iniziative.
Riccardo Schicchi ed Ilona Staller-Cicciolina, fondando l'Agenzia Diva Futura, nei primi Anni '80, sdoganarono l'erotismo e lo portarono persino il televisione ed in politica, scatendando così una delle più grandi provocazioni che siano mai state ideate e realizzate nel nostro Paese.
Fecero forse ciò che oggi, nei Paesi dittatoriali o pseudo-democratici, fanno le attiviste di “Femen”, mostrando i loro seni nudi, per contrapporsi alla violenza della politica antidemocratica, antilaica, antilibertaria.
Pochissimi, anzi quasi nessuno sa o ricorda che fu Riccardo Schicchi a ideare la prima lista verde-ambientalista in Italia, nel 1979, ovvero la Lista del Sole e a realizzarne il simbolo, ovvero quel Sole che Ride che, attualmente, è di proprietà dei Verdi (dopo essere transitato per i Radicali).
La Lista del Sole, infatti, fu il primo tentativo del duo Schicchi-Staller di fondare un partito libertario-ambientalista in un Paese incivile come il nostro. Quell'esperienza, del resto, portò Schicchi ed Ilona a candidarsi nelle liste del Partito Radicale, nel 1987, ove Cicciolina sarà eletta con ben 20.000 preferenze.
Un'esperienza diversa e alternativa, che farà sì che in Parlamento di discutsse finalmente di educazione sessuale nelle scuole, di affettività e sessualità per i detenuti, di introduzione dell'ora di storia delle religioni in luogo dell'ora di religione. Un'esperienza che pur non fu colta appieno nemmeno dai Radicali (specie i più bigotti), i quali rimarranno contrariati dal libertarismo del duo Schicchi-Staller e che, tempo dopo, nel 1991, porterà alla nascita del Partito dell'Amore – fondato da Riccardo Schicchi e da Mauro Biuzzi – ed il cui leader carismatico diverrà Moana Pozzi.
Riccardo Schicchi rimarrà ad ogni modo celebre per aver lanciato e promosso numerose artiste dell'eros e – grazie al suo amore per i “contrasti” ed un'ammirazione spasmodica per l'universo femminile - per averle trasformate in vere e proprie “eroine eteree”. Mai volgari. Quasi delle fatine uscite da un libro per ragazzi, solo in chiave erotica. Pensiamo a Ilona Staller-Cicciolina, appunto, vera e propria “fricchettona romantica”, a Ursula Davis-Hula Hop (che recitò anche in un film del celebre regista Piero Vivarelli), a Ramba, a Petra, a Baby Pozzi ed alla stessa Moana.
Donne che rimangono e rimarranno nella memoria di coloro i quali le amano e le hanno amate.
L'esperienza artistica di Diva Futura, oltre che quella politica di Riccardo Schicchi penso non debbano essere dimenticate e tantomeno relegate a quello che comunemente viene definito “trash”.
Il trash, la vera pornografia, come amava ricordare lo stesso Schicchi, era altro. Era la disonestà intellettuale e morale della politica e di certa cultura “ufficiale”.
Quella politica e quella cultura che, nemmeno in punto di morte, resero omaggio a questo grande fotografo, artista, talent scout, libertario e politico italiano.

Luca Bagatin

mercoledì 4 novembre 2015

Diritto all'affettività ed alla sessualità dei carcerati ancora negato. Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

Il diritto all'affettività ed alla sessualità dei carcerati.
Ne parlarono per primi Moana Pozzi e il Partito dell'Amore. Erano i primi Anni '90 e si stava uscendo, grazie a Riccardo Schicchi e all'esperienza di Diva Futura, da un lungo periodo di censure, di divieti, di pruderie culminanti nel reato di “violazione del comune senso del pudore”.
Il diritto all'affettività ed alla sessualità dei carcerati. Perché anche loro sono donne e uomini, non già bestie da soma, per quanto male possano avere commesso. Perché la sessualità e l'amore sono l'esatto opposto della violenza. Sono rieducazione e redenzione, alla faccia dei bempensanti o, meglio, dei malpensanti.
I giornali l'hanno presentata come una proposta sulle “stanze dell'amore” in carcere, quella dell'On. padovano Alessandro Zan. In realtà lui ha subito smentito e così si sono assopiti anche i nostri entusiasmi: mai una buona volta che la politica italiana compia una scelta di civiltà !
Niente a che fare con il sesso, la proposta di legge vuole solo aumentare i colloqui famigliari con chi ha un caro dietro le sbarre – spiega infatti il deputato del PD - oggi i colloqui avvengo in stanzoni grandi alla presenza di altre persone. Non è giusto per la privacy, i figli, ma anche il coniuge non hanno commesso nulla e hanno il diritto di avere con il loro caro un rapporto riservato. Al massimo ci si potrà avere il bacio, ma la notizia delle stanze dell'amore è travisata e esagerata”.
Al massimo un bacio. Ma non un amplesso. L'amplesso è vietato ai detenuti. Aberrazione. La sessualità è, quindi, preclusa, castrata al detenuto che, ancora una volta, è trattato da bestia da soma o, da angelo asessuato...Lucifero non ancora redento.
Persino un leghista, tale Nicola Molteni, altro deputato di questo triste Parlamento da noi tutti mantenuto, si era affrettato a dichiarare scandalizzato che questa legge avrebbe portato nientemeno che i “bordelli in carcere”. Magari lo avesse fatto, diciamo noi !
Che male può fare un detenuto o una detenuta che compiano un atto d'amore con la/il propria/o compagna/o ? O che male fa un detenuto che, dopo mesi d'astinenza, copula con una prostituta o, eventualmente, con un prostituto, a seconda delle preferenze ?
A questo, i politicanti, sembrano non pensare. Sembra quasi che la politica sia avulsa dai bisogni delle persone, perché di questo si tratta. I detenuti sono, prima di tutto, delle persone. Che, oltre a necessitare di spazi adeguati, di ore d'aria e di privacy con i propri famigliari, necessitano anche di scopare.
La stessa Costituzione repubblicana stabilisce, all'Articolo 27, che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso d'umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.
Il diritto all'affettività ed alla sessualità in carcere è pertanto diritto costituzionale e proibirlo o impedirlo equivale a compiere un trattamento contrario al senso d'umanità. Perché la sessualità e l'affettività sono, checché ne possano pensare i ben-mal-pensanti, l'aspetto fondante dell'umanità.

Luca Bagatin

martedì 17 marzo 2015

"Amore vuol dire soprattutto non indifferenza..."

"Amore vuol dire soprattutto non indifferenza. C'è troppo egoismo in giro. La politica italiana è diventata una cosa oscena"

(Moana Pozzi, allora leader del Partito dell'Amore)

sabato 6 dicembre 2014

La Roma degli onesti di Mario Pannunzio e Moana Pozzi, contro la Roma corrotta dei politicanti d'oggi e di sempre. Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

C'è chi, ancora oggi, si stupisce della corruzione presente nella Capitale, delle infiltrazioni mafiose, della commistione malavitosa fra vip, imprenditori e politici di destra e sinistra.
C'è chi, purtuttavia, in tempi non sospetti, quel malaffare lo denunciava già. Parliamo degli “Amici de Il Mondo”, ovvero dei radicali di Mario Pannunzio – Ernesto Rossi in primis (entrambi nella foto qui sotto) - che, sin dagli Anni '60, denunciavano la speculazione edilizia e la commistione fra politica, criminalità ed imprenditoria.
La stessa cosa fece Moana Pozzi alla guida del Partito dell'Amore – unico partito totalmente autofinanziato - allorquando nel 1993 si candidò a Sindaco di Roma. Ancora oggi, su youtube, su Radio Radicale e sul sito www.partitodellamore.it è possibile ritrovare i filmati ed i documenti relativi alle conferenze stampa di quel periodo (una fra queste moderata dal direttore de L'Opinione Arturo Diaconale), ove Moana denunciava e proponeva una sistematica lotta al malaffare, alla corruzione politica ed alla criminalità organizzata infiltrata nella città, oltre che proponeva un progetto per rilanciare le attività culturali romane; proponeva – già vent'anni fa – di chiudere al traffico il centro storico ed iniziative su come rilanciare l'occupazione giovanile e risolvere il problema dei parcheggi.
Moana la pragmatica, ma anche l'inascoltata che, all'epoca, prese solamente lo 0,52% dei consensi e che morì l'anno successivo, pur indimenticata dalle persone che l'hanno seguita ed amata.
Il Partito dell'Amore - che non smetteremo mai di dire che non era il partito delle pornostar, bensì il partito delle persone comuni, al punto che l'unica persona popolare in lista era Moana, mentre tutti gli altri candidati erano persone provenienti dalla cosiddetta società civile, fra cui un'insegnante di lettere ed un postino – fu la prima lista civica italiana. Una lista civica che, non avendo rendite di posizione né posti di potere da garantire e/o da auto-garantirsi, andava al cuore dei problemi.
E candidava Moana – simbolo-icona del Partito stesso - che, abbandonata definitivamente la carriera di pornodiva, pur senza rinnegarla, accettava di entrare seriamente in politica, con determinazione e lanciando lo slogan “Governare con più Amore”, ovvero stare più vicino ai problemi della gente comune, come lei stessa ricordava in una video-intervista dell'epoca.
La Roma di Moana e del Partito dell'Amore, così come quella degli intellettuali del settimanale “Il Mondo” e del primo Partito Radicale guidato da Mario Pannunzio ed Ernesto Rossi, sarebbe stata certamente molto diversa.
Per uscire dal pantano occorre ripartire da lì.

Luca Bagatin

mercoledì 1 ottobre 2014

Moana Pozzi, Maria Elena Boschi, "Ritratti di Donna" e il mito junghiano della Donna Selvaggia. Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

Moana Pozzi e Maria Elena Boschi.
Due donne affascinanti. Due pasionarie, ciascuna a suo modo.

La prima un'ex attrice e pornodiva, poi diventata intellettuale e politica, emancipatasi da Riccardo Schicchi e dal mondo dell'hard attraverso il Partito dell'Amore. Un partito di ispirazione garibaldina e cristiano-dionisiaca, come ricorda il suo fondatore, Mauro Biuzzi, da me intervistato oltre un anno fa. Non certo il partito delle pornostar, ma un partito di libertà ed emancipazione civile, umana e sociale.
La seconda è una giovane ministra, senza un background politico alle spalle, ma proprio per questo potenzialmente nuova icona della politica italiana, come ho scritto più e più volte, paragonandola anche ad una possibile novella Anita Garibaldi (vista anche la sua passione per il colore rosso), se solo si emancipasse dal patriarca Matteo Renzi, figlio di una politica vecchia e stantìa, figlio dei De Mita, lontano anni luce dell'emancipazione e dai diritti civili e sociali di cui un'eroina di sinistra o di estremo centro (collocazione politica naturale del Partito dell'Amore) dovrebbe invece essere simbolo. Come lo è stata Anita e come lo è stata Evita Peron e la stessa Moana.
I soliti idioti dei media o dei social-media, paragonano Maria Elena Boschi a Moana Pozzi. Il che, francamente, non dovrebbe essere visto come un insulto. Né per l'una, né per la memoria dell'altra, alla quale, peraltro, dedicai il mio ultimo saggio “Ritratti di Donna” (Ipertesto Edizioni), che tratta anche di aspetti politici e del mito junghiano della Donna Selvaggia.
E, peraltro, tramite un amico che lavora a Montecitorio, feci anche in modo di regalarne una copia alla signora Boschi, con tanto di dedica: “L'unico ritratto di donna ancora mancante”.
Ecco, io credo e continuo a credere che Maria Elena Boschi potrebbe diventare una nuova icona di amore e di libertà. Di freschezza femminile e, non a caso, oggetto di invidia e di invettive sterili da parte di tutto il marciume della mediaticità nostrana, fatta di selfie, twitterate, wattsappate, facebukkate e tutto il caravanserraglio para-tecnologico socialmente involutivo di oggi.
Moana, passata dall'essere una diva all'americana e diventata leader di una piccola ma agguerrita formazione (anti)politica, seppe incarnare pienamente il mito junghiano della Donna Selvaggia: una donna libera e liberata dai condizionamenti tipici dell'(in)cultura patriarcale, sessista, disumanitaria, libera dai condizionamenti dei media, dell'economia, della pubblicità commerciale e della mercificazione dei corpi e delle menti.
Maria Elena potrebbe, potenzialmente, da ministra renziana, emanciparsi dal renzismo, dal culto di una personalità poltica senza costrutto, di una politica vecchia e stantìa che le sta facendo perdere ogni possibile credibilità, diventare un'icona della nuova Donna Selvaggia e di un'ideale Repubblica dell'Amore: fondata sui diritti di libertà e sulla felicità, contro la non-Repubblica dell'odio e della disoccupazione endemica.
E' quanto scrivo ed affermo da parecchi mesi, anche nelle interviste di presentazione del mio saggio “Ritratti di Donna” e nell'ambito del mio movimento “Amore e Libertà”. Penso che il futuro, per molti versi, mi darà ragione.

Luca Bagatin

martedì 6 maggio 2014

3 aprile 1992: un ricordo del Partito dell'Amore di Moana Pozzi


Riccardo Schicchi, Moana Pozzi e Eva Orlowsky ad un comizio del PdA; manifesto del PdA; Moana Pozzi e Mauro Biuzzi
Foto tratte dal sito del Partito dell'Amore (www.partitodellamore.it)


Desideriamo suggerire ai lettori l'ascolto di una interessantissima conferenza - moderata da Arturo Diaconale e tratta dall'archivio di Radio Radicale - datata 3 aprile 1992, nella quale sono intervistati gli esponenti del Partito dell'Amore: Moana Pozzi, Riccardo Schicchi e Mauro Biuzzi (allora nemmeno quarant'enni).
Nella conferenza è interessante notare alcuni aspetti fondamentali: Riccardo Schicchi ricorda l'esperienza politica e umana di Ilona Staller - bistrattata dai Radicali - e la fondazione del partito dei Verdi, negli Anni '70, da parte dello stesso Schicchi e di Cicciolina, oltre che l'esperienza politico-erotica portata avanti da Diva Futura; Moana Pozzi parla del diritto all'amore ed alla felicità, contro il malaffare politico. Mauro Biuzzi ricorda Pier Paolo Pasolini e presenta il Partito dell'Amore come un partito di centro, dionisiaco, filosofico, amante della bellezza e dell'affettività, anche in senso cristiano.
Gran parte di questa storia è raccontata anche dal saggio di recente pubblicazione "Per un pugno di simboli" (Aracne Editore) di Gabriele Maestri, attraverso il contributo dello stesso Biuzzi, oltre che di Luca Bagatin e se ne parla, per molti versi, anche nel  recente saggio dello stesso Bagatin "Ritratti di Donna" (Ipertesto Edizioni).
Alle soglie dell'ennesimo spettacolo pornocratico delle elezioni europee, possiamo notare come il Partito dell'Amore di Moana Pozzi sia stata un'esperenza unica ed alternativa nella storia italiana. Un'esperienza dirompente, trasgressiva ed al contempo profondamente colta (come si può notare dall'ascolto della conferenza medesima), ovvero l'esatto opposto di come la vulgata ha voluto dipingerla. Per pregiudizio, miopia ed interesse di bassa lega.

3 aprile 1992: confenerenza organizzata dall'Associazione Stampa Romana a cura di Arturo Diaconale. Intervista agli esponenti del Partito dell'Amore: Moana Pozzi, Riccardo Schicchi, Mauro Biuzzi (clikka per accedere al file ed ascoltare la conferenza)