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lunedì 16 settembre 2024

Moana Pozzi vive. Articolo di Luca Bagatin


Sono passati trent'anni da quel 15 settembre 1994, data della prematura scomparsa, a soli 33 anni – l'età del Cristo – di Moana Pozzi.

Donna inquieta e trasgressiva.

Eretica, erotica, eroica, come mi è sempre piaciuto definirla.

Moana incarnò la fine dei rampanti Anni '80 e l'inizio dei decadenti Anni '90.

Incarnò sessualità e sensualità, mai volgarità. E per questo incarnò l'erotismo più autentico, quello che la fa ancora oggi paragonare a una sorta di Dea.

Fu attrice apprezzata da Federico Fellini, che le fece interpretare un ruolo in “Ginger e Fred”, nel 1986. Sarà nel cast di “Borotalco” di Carlo Verdone e in “...e la vita continua” di Dino Risi.

Sarà pornodiva, scoperta, in tutti i sensi, da Riccardo Schicchi e Ilona Staller Cicciolina e sarà co-protagonista del film erotico/giallo “Provocazione”, del regista Piero Vivarelli, assieme al celebre attore Marino Masè; oltre che protagonista di numerose trasmissioni televisive comico-surreali: “Tip Tap Club” (condotta assieme a Bobby Solo), “Matrioska” e “L'Araba Felice”.

Negli Anni '90 la svolta.

Moana cerca di liberarsi via via dalla pornografia e recita il ruolo della protagonista in “Amami”, di Bruno Colella. Un film bellissimo.

“Amami” è il film al quale Moana si sente più legata, in quanto è una sorta di autobiografia che racconta la storia di una ragazza che lavora nel mondo dell'hard, ripudiata dal padre (interpretato, nel film, dall'ottimo Novello Novelli) per le sue scelte professionali, ma con il quale riuscirà poi a riconciliarsi.

E' sempre negli Anni '90 che Moana incarnerà sia il simbolo – il suo volto sarà racchiuso all'interno di un cuore rosa - che la leadership della prima lista civica italiana: il Partito dell'Amore ideato da Mauro Biuzzi (che nel 2013 ebbi modo di intervistare lungamente: http://amoreeliberta.blogspot.com/2016/03/intervista-esclusiva-di-luca-bagatin.html).

Un partito che anticiperà di decenni quello che poteva essere (pur senza riuscirci) il Movimento Cinque Stelle e che contrappose la cultura dell'amore a quella dell'odio (slogan utilizzato poi da Silvio Berlusconi in campagna elettorale).

Una lista di persone comuni (salvo la capolista, Moana Pozzi), dichiaratamente antipolitica (nel senso più positivo e controculturale del termine), di “estremo centro”, di ispirazione situazionista, garibaldina e cristiano-dionisiaca, come ricordato da Biuzzi in più occasioni.

Un partito che immaginava una sorta di Parlamento “a forma ellittica”, ove da una parte si sarebbero collocate le “forze del cambiamento” - guidate dal Partito dell'Amore – e dall'altra la “vecchia partitocrazia”.

Fu con questo spirito che Moana, pur raccogliendo solamente lo 0,5% dei consensi, si candidò finanche a Sindaco di Roma nel 1993, contrapponendosi a Gianfranco Fini e a Francesco Rutelli. Lei sognava una Roma e un'Italia pulita, libera dalla corruzione, onesta, ove tutti potessero avere un alloggio ed essere liberi dai pregiudizi.

Nella mia intervista a Biuzzi, nel febbraio 2013, egli disse, in proposito che “Moana ha concluso la sua vita facendo politica e senza usare i potenti mezzi del Potere (Denaro, Media, Spettacolo, Scienza, Cultura, Politica, Religione, ecc), ma al contrario mettendo la sua popolarità al servizio di una piccola formazione come il Partito dell'Amore, che aveva come scopo quasi suicida quello di opporsi ai poteri forti partendo da zero”.

Moana fu, per questo, una donna eroica.

E' così che vogliamo ricordarla.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

giovedì 14 settembre 2023

Moana Pozzi, l'alternativa eretica, erotica, eroica al Potere. Articolo di Luca Bagatin

 

Eretica, erotica, eroica. Questa era Moana, scomparsa prematuramente a soli 33 anni – l'età del Cristo – il 15 settembre 1994, ovvero quasi trent'anni fa.

Moana Pozzi fu una donna inquieta e trasgressiva e, perciò, eretica. Incarnò la fine dei rampanti Anni '80 e i decadenti Anni '90.

Incarnò sessualità e sensualità, mai volgarità. E per questo incarnò l'erotismo più autentico, quello che la fa ancora oggi paragonare a una sorta di Dea.

Fu attrice apprezzata da Federico Fellini, che le fece interpretare un ruolo in “Ginger e Fred”, nel 1986. Sarà nel cast di “Borotalco” di Carlo Verdone e in “...e la vita continua” di Dino Risi.

Sarà pornodiva, scoperta, in tutti i sensi, da Riccardo Schicchi e Ilona Staller Cicciolina e sarà co-protagonista del film erotico/giallo “Provocazione”, del regista Piero Vivarelli, assieme al celebre attore Marino Masè; oltre che protagonista di numerose trasmissioni televisive comico-surreali: “Tip Tap Club” (condotta assieme a Bobby Solo), “Matrioska” e “L'Araba Felice”.

Negli Anni '90 la svolta. Moana cerca di liberarsi via via dalla pornografia e recita il ruolo della protagonista in “Amami”, di Bruno Colella. “Amami” è il film al quale Moana si sente più legata, in quanto è una sorta di autobiografia che racconta la storia di una ragazza che lavora nel mondo dell'hard, ripudiata dal padre (interpretato, nel film, dall'ottimo Novello Novelli) per le sue scelte professionali, ma con il quale riuscirà poi a riconciliarsi.

E' sempre negli Anni '90 che Moana incarnerà sia il simbolo – il suo volto sarà racchiuso all'interno di un cuore rosa - che la leadership della prima lista civica italiana: il Partito dell'Amore ideato da Mauro Biuzzi (che nel 2013 ebbi modo di intervistare lungamente: http://amoreeliberta.blogspot.com/2016/03/intervista-esclusiva-di-luca-bagatin.html).

Un partito che anticiperà di decenni quello che poteva essere (pur senza riuscirci) il Movimento Cinque Stelle e che contrappose la cultura dell'amore a quella dell'odio (slogan utilizzato poi da Silvio Berlusconi in campagna elettorale). Una lista di persone comuni (salvo la capolista, Moana Pozzi), dichiaratamente antipolitica, di “estremo centro”, di ispirazione situazionista, garibaldina e cristiano-dionisiaca, come ricordato da Biuzzi in più occasioni.

Un partito che immaginava una sorta di Parlamento “a forma ellittica”, ove da una parte si sarebbero collocate le “forze del cambiamento” - guidate dal Partito dell'Amore – e dall'altra la “vecchia partitocrazia”.

Fu con questo spirito che Moana, pur raccogliendo solamente lo 0,5% dei consensi, si candidò finanche a Sindaco di Roma nel 1993, contrapponendosi a Gianfranco Fini e a Francesco Rutelli. Lei sognava una Roma e un'Italia pulita, libera dalla corruzione, onesta, ove tutti potessero avere un alloggio ed essere liberi dai pregiudizi.

Nella mia intervista a Biuzzi, nel febbraio 2013, egli disse, in proposito che “Moana ha concluso la sua vita facendo politica e senza usare i potenti mezzi del Potere (Denaro, Media, Spettacolo, Scienza, Cultura, Politica, Religione, ecc), ma al contrario mettendo la sua popolarità al servizio di una piccola formazione come il Partito dell'Amore, che aveva come scopo quasi suicida quello di opporsi ai poteri forti partendo da zero”.

Moana fu per questo e, infine, una donna eroica.

E' così che vogliamo ricordarla. Ed è così che la ricorda l'Associazione che porta il suo nome (il cui sito web è www.moanamoana.it), fondata nel 1999 dalla madre – Giovannina Alloisio – e da Mauro Biuzzi.

Moana Pozzi eretica, erotica, eroica. Oggi come trent'anni fa.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 14 ottobre 2016

Riflessioni brevi attorno a Moana. Di Luca Bagatin

Leggevo una intervista di qualche tempo fa alla pornostar Valentina Nappi, nella quale lei dichiara che Moana Pozzi fu un personaggio tutto sommato conservatore, che con lei non c'entra nulla.
Penso avesse ragione. Moana piaceva alle persone forse proprio per questo. Non era volgare e sapeva parlare molto più che fare sesso.
Da pornodiva scelse di uscire dal mondo del porno attraverso la politica, in una piccolissima formazione emergente rappresentata dal suo volto, ovvero il Partito dell Amore fondato da Riccardo Schicchi e Mauro Biuzzi. Non come oggi, che politiche di partiti ben più grandi o noti scelgono il mondo dello spettacolo o il porno (sic !).


Per questo penso che Moana rimarrà nel mito, mentre la Nappi ed il caravanserraglio della odierna società dello spettacolo, descritta e denunciata dal filosofo situazionista Guy Debord nel 1967, saranno presto dimenticati e destinati ad incarnare unicamente l'epoca effimera, modernista, consumista e tecnoidiotoca che stiamo vivendo. E presto destinata, ci auguriamo, ad esaurirsi.


Luca Bagatin
www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 18 marzo 2016

Intervista esclusiva di Luca Bagatin a Mauro Biuzzi, leader del Partito dell'Amore (tratta da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it del 18/02/2013)

"Amore e Libertà", pur con i dovuti distinguo, si sente un po' figlio del Partito dell'Amore e, pertanto, visto anche il successo di visite che ha avuto e le richieste che abbiamo ricevuto, desideriamo riportare, qui di seguito, la lunga intervista che Luca Bagatin fece a Mauro Biuzzi, leader e fondatore del Partito dell'Amore, nonché curatore testamentario dell'indimenticata attrice, cantante e donna politica Moana Pozzi.
L'intervista fu pubblicata per intero, il 18 febbraio 2013, nel vecchio blog di Luca Bagatin (www.lucabagatin.ilcannocchiale.it) e ampi stralci furono pubblicati dal settimanale romano "Le Città" nello stesso periodo. E' citata, peraltro, fra le fonti di Wikipedia relative alla voce "Partito dell'Amore" (https://it.wikipedia.org/wiki/Partito_dell'Amore).
Nell'intervista è presente tutta l'attualità della politica di oggi, ovvero una serrata critica alla medesima ed al sistema dei media.
Le foto a corredo ed il video qui sotto sono tratte dal canale youtube e dal sito ufficiale del PdA www.partitodellamore.it.
A&L 



 Intervista esclusiva di Luca Bagatin a Mauro Biuzzi, leader del Partito dell'Amore

Ti credo capace di ogni male: perciò voglio da te il bene;
La pornografia è una cosa troppo importante per lasciarla fare ai pornografi;
Solo il Partito dell’Amore, che ha saputo liberare la pornografia in Italia, può anche liberare l’Italia dalla pornografia.
Queste solo alcune delle citazioni di Mauro Biuzzi che ci hanno subito incuriosito, al punto dal volergli proporre quest'intervista, che parla non solo o tanto di lui, quanto piuttosto del suo progetto “alter-politico” - contenuto nel programma politico-culturale del Partito dell'Amore - ed il suo ricordo della celebre attrice Moana Pozzi, tragicamente e prematuramente scomparsa nel 1994.
Mauro si definisce un' “attivista antipolitico” che, con vari mezzi, espressivi – che vanno dall'architettura, alla fotografia, al cinema alla politica e persino alla teologia – pratica, da oltre trent'anni, una critica al linguaggio dei media, della pornografia e della politica.
Già fra i primi obiettori di coscienza al servizio militare di leva, negli Anni '70, Mauro Biuzzi è iscritto alla Lega Obiettori di Coscienza, fondata su iniziativa del Partito Radicale.
Architetto ed artista poliedrico, Biuzzi, nel 1980, fonda e partecipa alla rivista di cultura romana indipendente“Braci” e, sempre sull'onda della controcultura artistica e letteraria dell'epoca Cyberpunk, fonda, nel 1991, il primo partito politico - per così dire -“antipolitico”, ovvero il Partito dell'Amore, assieme a Riccardo Schicchi, Ilona Staller e Moana Pozzi.
Non a caso il personaggio di Mauro Biuzzi è interpretato e rappresentato (a parer mio male ed in modo totalmente macchiettistico, così come sono mal interpretati i ruoli di Riccardo Schicchi ed Ilona Staller) nella fiction che Sky ha dedicato a Moana Pozzi dal titolo, appunto, “Moana”, di Alfredo Peyretti, con l'ottima (lei sì davvero !) Violante Placido.
Mauro Biuzzi – oggi leader del Partito dell'Amore (www.partitodellamore.it) - è un simpatico amico, peraltro già in passato in contatto con il nostro amico e collaboratore fraterno Peter Boom, profondamente colto, intelligente ed arguto.
Oggi abbiamo il piacere di intervistarlo, in esclusiva (per completezza dell'informazione desideriamo segnalare che i link contenuti nell'articolo, le parole in maiuscolo, corsivo e grassetto sono state appositamente e volutamente inserite dall'intervistato Mauro Biuzzi).



Luca Bagatin: Quando hai conosciuto per la prima volta Moana Pozzi ?

Mauro Biuzzi: Il nostro primo scambio di battute è stato a Roma, i primi giorni di gennaio 1992, nel comprensorio di palazzine in Via Cassia, dove c’era la Diva Futura e dove abitavano lei, Schicchi e la Staller. La prima sede del PdA era in un appartamento indipendente in una di quelle palazzine, nel quale io ho diretto la campagna politica del 1992. Per la campagna alle amministrative del 1993, invece, la sede del PdA si spostò nel superattico sopra all’appartamento di Moana, giacché volevamo entrambi una totale indipendenza dalle attività di Schicchi. Torniamo alla prima volta con Moana. Era appena arrivata da Milano la diffida della Staller ad usare il suo volto nel simbolo del Partito dell’Amore [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/006/d001.html]. Pioveva e, poiché aveva un pacco di copie della sua Filosofia e non aveva l’ombrello, Schicchi mi chiese se volevo accompagnarla alla palazzina dove si trovava il suo attico. Lei mi disse subito: “Peccato dover sprecare tutto il lavoro che hai fatto per il simbolo !”. In ascensore le dissi: “Potrebbe dipendere anche da te…”. Lei, che non aveva la minima idea di impegnarsi in quest’avventura politica che stimava come un’ennesima “pagliacciata” di Riccardo (parole sue), sulla porta di casa mi disse: “Ci penso.”. Ci pensò. Pochi giorni dopo, in una riunione a quattro (Schicchi, Moana, io e mia moglie Marcella Zingarini), con il solo voto contrario di Riccardo, è rinato il vero Partito dell’Amore e questa volta aveva il volto di Moana. Il PdA di Schicchi/Staller era durato solo un mese.


Luca Bagatin: Chi era, secondo te, Moana Pozzi, veramente ?

Mauro Biuzzi: Moana fu un raro esemplare di genio italiano. Una donna, cioè, la cui eccezionale forza fisica e logica la spinsero sempre a fare scelte anti-conformiste.

Luca Bagatin: Ricordo che in un'intervista che Piero Chiambretti ti fece nel suo programma, alcuni anni fa, dicesti che, secondo te, Moana Pozzi dovrebbe essere ricordata nei libri di Storia. Puoi spiegarcene meglio il motivo ?

Mauro Biuzzi: Perché Moana ha concluso la sua vita facendo politica e senza usare i potenti mezzi del Potere (Denaro, Media, Spettacolo, Scienza, Cultura, Politica, Religione, ecc), ma al contrario mettendo la sua popolarità al servizio di una piccola formazione come il PdA, che aveva come scopo quasi suicida quello di opporsi ai poteri forti partendo da zero. E la Storia in Occidente, da Cristo in poi, si fa senza i potenti mezzi. Non troverai nessuna “diva” che, al vertice della sua carriera, abbia corso un tale rischio d’immagine. E che, dopo la prima sconfitta e contro l’opinione di tutti, che abbia voluto assolutamente ritentare quasi da sola (ovvero solo con me), nella campagna elettorale per il Sindaco di Roma del 1993, riuscendo a concludere la raccolta firme in condizioni disperate e riuscendo a portare per la seconda volta il simbolo del PdA nella scheda elettorale. Una tempra da Giovanna D’Arco, che sola spiega la sua beatificazione postuma. Anch’io che l’ho seguita e guidata passo passo in questa lucida follia, certe volte penso che me la sia sognata, che Moana non è mai esistita. Ma la vera politica, quella che fa Storia, è quella che non teme di realizzare l’impossibile. Altro che economia politica !
Luca Bagatin: Che cosa ti ha spinto ad ideare, assieme a Riccardo Schicchi, il Partito dell'Amore ?

Mauro Biuzzi: La scommessa che si potesse sfidare sul suo terreno, quello di una campagna elettorale - ma fatta senza spendere una lira pubblica - il peggior consociativismo partitico della Repubblica Italiana: quello che aveva resistito al Movimento Studentesco del 1968, alle Brigate Rosse del 1978, ma che poi aveva ceduto qualcosina solo nei primi anni Novanta nell’inchiesta detta Tangentopoli. Con il PdA - per la prima volta - una formazione dichiaratamente antipolitica ha dominato per tre mesi una campagna elettorale italiana, se si escludono i precedenti referendum sull'aborto e sul divorzio. Voglio qui precisare che l’accostamento del PdA all’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini, è un’approssimazione idiota, di quelle che si leggono su Wikipedia. Oggi sono tutti qualunquisti meno il PdA.



Luca Bagatin: Ma il simbolo del Partito dell'Amore lo ideasti tu o Riccardo Schicchi ? Che cosa rappresenta, nello specifico ?

Mauro Biuzzi: L’icona nel cuore, che avevo già usato dal 1987 in mie azioni pubbliche [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/001/d009.html], la proposi a Schicchi nel 1991 in una versione adatta ad essere presentata come simbolo in una campagna elettorale. Fu, infatti, ammesso dal Ministero degli Interni nel 1992, anche se dovetti discutere un’obiezione di ammissibilità dell’ufficio competente che riteneva blasfemo l’accostamento tra una croce e il volto di una pornostar. Feci notare che non era “una pornostar” ma la cittadina Moana Pozzi. E il simbolo fu ammesso dalle Istituzioni [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/009/d004.html]. Ma non dagli elettori italiani, il cui concetto di cittadinanza era ancora ristretto a quello indicato dai Partiti e dai mass-media dell’epoca.


Luca Bagatin: Quali i punti salienti del programma cultural-politico del Partito dell'Amore ?

Mauro Biuzzi: Dichiarammo subito sul retro del volantino di Moana [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/011/d02.html ]che la nostra logica politica non era riducibile a quella di programma, come nella politica di matrice sindacal-contrattuale. E invece preferimmo una Politica di Immagine piuttosto che di Parola, che fu poi tipica dei movimenti no-global ma anche del terrorismo islamico (intendo sul piano dell’uso dei mezzi di comunicazione). Nessuna chiacchiera moraleggiante. In particolare io avevo ed ho i miei riferimenti nelle declinazioni nazionali della rivoluzione punk, che come tutti sanno, si oppose a quella hippie sessantottina e che riemerse all’inizio degli Anni Novanta. Anche su questo piano di Immagine si è consumata la separazione del PdA di Mauro Biuzzi e di Moana Pozzi dalla precedente esperienza politica della Diva Futura di Riccardo Schicchi e Ilona Staller, legata all’ideologia della Rivoluzione Sessuale degli anni settanta. Nel 1991 gli effetti della caduta del muro di Berlino erano ormai evidenti e noi lanciammo per primi una sfida al Pensiero Unico sul suo terreno: quello della simulazione della politica e della sua morte simbolica, dell’anti-partito, come dissi nella mia tribuna elettorale del 1992 [http://www.youtube.com/watch?v=ye4tvQk1TQ8]. La cosa interessò, infatti, tutto il mondo e con Moana raccogliemmo oltre duecento articoli di stampa estera, da ogni parte del mondo [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/015/index.html]. Moana rappresentò uno sperpero di visibilità politica contro la riduzione della politica all’economia. Una festa orgiastica della morte della politica contro la simulazione tragicomica della crisi economica mondiale. Generazione X. Tentativo riuscito di fare di Moana una bellissima e terribile pausa in cui si sente solo il rumore dello strappo di una moquette: quella con cui l’economia politica borghese silenzia da qualche secolo ogni Realtà che gli somigli come la sua immagine rovesciata nello specchio, un’immagine che simuli la sua morte simbolica, un’immagine fuori controllo. E Moana era esattamente questo: non la diversità ma l’alterità, non la trasgressione ma la seduzione fatale. Come il Don Giovanni, il Gattopardo, il Marchese del Grillo, l’aristocrazia francese o russa che misero fine ad una tirannia cortigiana ed oligarchica di cui erano la maggior espressione e che conoscevano molto bene. Moana rimarrà una delle maggiori icone del tramonto dell’Occidente in Italia, insieme a Mamma Roma e ad Accattone.


Luca Bagatin: Il Partito dell'Amore esiste tutt'oggi, ma, dal 1993, non si presenta alle elezioni politiche, come mai?

Mauro Biuzzi: Perché il PdA è un partito cristiano-dionisiaco, nel senso che proprio con il parlare silenzioso del corpo di Moana ha dato l’esempio di un leader politico che pratica il diritto/dovere di tacere su ciò di cui non si può parlare. Con ciò opponendosi radicalmente all’idea tutta mass-mediatica che il politico sia un opinionista televisivo, un inarrestabile nastro trasportatore di Doxa, un continuo parolibero che vomita contratti programmatici. In tal senso la cultura realista del PdA, in contrasto con il cosiddetto diritto alla libertà d’espressione, si oppone anche all’obbligo per tutti ad avere un’opinione su tutto. Dittatura della Doxa che si esprime ai suoi massimi livelli nei social network, veri campi di concentramento dell’autismo cronachistico di massa (oltre che mezzo d’intercettazione e di controllo): crimine perfetto di istigazione dell’umanità alla masturbazione espressiva travestita da “libertà di espressione”, proprio come tra gli adolescenti nativi digitali l’esperienza della masturbazione via cam sta sostituendo quella del primo rapporto sessuale. Insomma, il PdA ha dato alla borghesia “protestante” italiana la spiacevole notizia che il sesso è nato molto prima del diritto. E che non se ne può fare libero commercio “liberandolo”, quasi peggio di come hanno fatto i preti “vietandolo”.

Luca Bagatin: Il Partito dell'Amore, fra gli altri, si ispira al socialista umanitario Giuseppe Garibaldi, come mai?

Mauro Biuzzi: Perché Garibaldi ha fondato la nostra Repubblica credendo, parlando e scrivendo di un socialismo del cuore che certamente Biuzzi e Moana, da patrioti e credenti, hanno praticato prima ancora che capito. Capiamo invece perché l’algida e frigida borghesia televisiva italiana possa chiamare populismo ciò che arriva alla gente in forma commovente e affettiva. Un politico che è amato dalla popolazione indispettisce i pragmatici che ormai ci governano, come il caso di Pier Paolo Pasolini ancora dimostra. Perché i progressisti e i pragmatici possono avere ragione, ma amore no.
Luca Bagatin: Oggi vi presentate come "Partito dell'Ex Voto", ovvero invitate gli elettori all'astensionismo ed alla dissidenza "alter-politica". In che cosa consiste questo nuovo modo di fare politica da voi inaugurato?

Mauro Biuzzi: Per l’esattezza oggi invitiamo all’obiezione di coscienza elettorale, che è tutt’altra cosa dalla scheda bianca. Per quanto ho già detto, noi ci proponiamo sempre come critici dello spettacolo elettorale, e in particolare, critici della comunicazione pornografica come modello di propaganda della nostra epoca. Come nel secolo scorso ogni persona faceva due mestieri, il suo e quello di critico cinematografico, il PdA ha profetizzato la nascita del “critico politico”. Beppe Grillo non è “un comico che fa politica” ma è un cittadino che interrompe momentaneamente il suo mestiere per fare il critico della politica. E così dicasi per i militanti del suo Movimento. Una rivoluzione antropologico-culturale cominciata con il sottoscritto e con Moana Pozzi. Questa novità determinò il contrasto con Schicchi e Staller, che furono espulsi dal PdA nel 1992 [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/014/d001.html] proprio perché praticavano ancora una politica di conflitto d’interesse tra il proprio mestiere e le alleanze politiche. Questa evoluzione di Moana maturò, infatti, nella campagna per le amministrative di Roma nel 1993 nella quale, liberi ormai dalla vecchia equazione sesso = politica, formammo la prima lista civica di candidati della Seconda Repubblica. Fu costituita candidando oltre cinquanta aspiranti consiglieri comunali tutti provenienti dalla società civile romana e senza alcun “precedente” politico, ed io fui nominato capolista su proposta di Moana [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/amministrative/004/s02.html]. In conclusione, direi che la caratteristica dei cittadini ai quali il PdA si rivolse per primo (nel quadro della crisi della politica che dura da Tangentopoli ad oggi), è quella di essere dei “critici politici” irriducibili alla Doxa politica e al marketing mediatico. Cittadini irriducibili alla definizione asfittica di elettori, essendo ormai caduto miseramente il vincolo che legava politica e lavoro (alla faccia dell’art.1 della Costituzione). Cittadini-stalker delle mappe interstiziali che ancora ostacolano l’urbanizzazione a tappeto del territorio. Cittadini-mutanti residuali della cittadinanza repubblicana, nel quadro della modernizzazione fondata sul capitalismo avanzato e sull’immigrazione/deportazione di massa. Insomma, non più cittadini collaborazionisti, deleganti, qualunquisti, pessimisti, clandestini o resistenti, ma attivisti e patrioti che si riprendono la loro sovranità nel pubblico e soprattutto nel privato. Cittadini che, al di là della modernizzazione coatta e ricattatoria tipica del dopoguerra e del suo portato d’ingerenze e di embarghi (che ancora chiamiamo esportazione della democrazia, una specie di Pax romana fatta da bottegai e top-guns), riprendono il cammino della libertà repubblicana universalista, in Italia e nel mondo.
Luca Bagatin: Che cosa ne pensi della politica di oggi ? Ci sarebbe spazio, nel panorama politico-culturale e mediatico per una personalità libera e libertaria come Moana Pozzi ?

Mauro Biuzzi: Ho già detto che nelle nostre socialdemocrazie la politica si è ridotta ad economia politica. In questo senso ritengo che l’economia politica sia troppo stretta per Moana come per qualunque altro cittadino che non sia un Attore di questa nuova oligarchica. Che non sia cioè un finanziere, un industriale, un editore, un autore/pubblicitario, un politico ovvero una Vedette al servizio della Governance mondiale. Moana (come Marilyn o Pasolini) non è riducibile a nessun bipolarismo imperial-democratico (tipo progressisti/conservatori), come si è rappresentato da Jacqueline Kennedy a Carla Bruni ex-Sarkozy (che guarda caso sono donne). Moana è la parte vitale e negativa del bipolarismo, la parte maledetta e anti-borghese, la parte anti-sociale e anti-edipica, come alle origini lo furono Van Gogh o Rimbaud (che guarda caso sono maschi). Il PdA, con la posizione di estremo-centro, si libera per primo anche del retaggio ideologico della distinzione destra/sinistra o di quella maschile/femminile, con tutti i primati di genere ad essa collegati strumentalmente e darwinianamente (schiavo/padrone, vittima/carnefice, disoccupato/salariato). Insomma, l’Estremo-centro di Moana sfugge ad ogni sistema binario e cibernetico (i codici seriali 0/1, senza centro e senza estremi per definizione). Il PdA è per la ciclicità, per l’estremo ritorno del principio dell’eguale, per la Terra e contro il Territorio. Il PdA sostiene Moana come simbolo della Repubblica Italiana, dalle Alpi alla Sicilia. Sostiene Moana come Cuore della nostra Patria. Cuore della questione mediterranea, cuore del rapporto nord/sud.


Luca Bagatin: Pensate che in futuro ci potrà essere spazio, in Italia, per il Partito dell'Amore ?

Mauro Biuzzi: Non ci sarà futuro per nessuna libera repubblica e per nessun popolo che si riconosce in essa, se non si farà ovunque una “critica politica” ai rappresentanti del mondialismo finanziario che ovunque si insediano nei governi nazionali, per espropriarli progressivamente della loro sovranità culturale e popolare, vero motivo della crisi della rappresentanza elettorale (in Italia come in Grecia come in Spagna). Insomma, dopo i manager, le pornostar, i papi e i centravanti “stranieri”, tra quanto tempo il liberismo aprirà anche il mercato della politica-spettacolo ? E perché non lo ha ancora fatto ? E che fine farà la cultura diffusa in Italia sotto i colpi dell’internazionalizzazione del Made in Italy ? Per non parlare dello sterminio della cultura contadina di Pasoliniana memoria, dell’olocausto delle api pronube, dei fondamenti stessi della corretta alimentazione dei popoli, tutto spazzato via a colpi di aree metropolitane e grande distribuzione. Il Partito dell’Amore, lungi dall’essere un partito nazional-socialista, è stato certamente un primo segnale tutto italiano dell’inizio di una crisi irreversibile del primato della politica trans e multinazionale. Il PdA ha profetizzato nel 1992, l’avvento in Italia di una Videocrazia senza uguali al mondo e la necessità di affrontare il “discorso sul Massimo Sistema Pornografico”. Quel Sistema che, dall’11 settembre del 2001, ha cominciato a parlare, all’interno di tutti i linguaggi locali, con il linguaggio politico del nuovo Impero finanziario mondiale. Quindi, nessun futuro senza il Partito dell’Amore, che ha avuto sempre la missione di voler restituire agli italiani la loro verginità stuprata (culturale e ambientale). Questo noi intendiamo con cristiano-dionisiaco: la difesa della nostra cultura mediterranea da quella Mondialista. E il più grande successo del PdA è stato quello di riuscirci almeno con la sua prima candidata, Moana, che da iper-pornostar all’americana è diventata cittadina comune e prima donna-leader di una piccola formazione indipendente (e non la solita testimonial dello Spettacolo candidata dal Padrone di turno a questo o quel Partito politico che fa i suoi interessi a Montecitorio). L’Italia è una giovane Repubblica fondata sulla resistenza Risorgimentale alle occupazioni militari, e agli stupri simbolici e materiali che sempre ne conseguono. A mio modesto avviso, la nostra Moana con la fascia tricolore davanti all’Altare della Patria a Roma è uno dei simboli più significativi della volontà di emancipazione di una Repubblica nata nel clima di occupazione morale e materiale conseguente agli esiti della Seconda Guerra Mondiale. E in seguito cresciuta nello “sviluppo senza progresso”, la cui entità è data proprio dal livello insopportabile raggiunto oggi dal nostro debito pubblico sotto la pressione speculativa internazionale [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/amministrative/003/i01.html]. In quell’immagine, che ho realizzato con lei nel novembre 1993 per il suo unico manifesto politico, Moana cessa di essere la pallida imitazione di una diva del cinema americano (che tanto piace ai critici sessantottini che sostengono il Trash all’italoamericana), per diventare la vera icona del cammino che la nostra Repubblica sta facendo attraverso i tanti disastri civili del dopoguerra. Certo, di una Repubblica nata orfana, e che continua ad essere considerata figlia di madre ignota. Proprio come Moana, la nostra Biancaneve che ora dorme con il milite ignoto, con l’italiano futuro.

Luca Bagatin

martedì 6 maggio 2014

3 aprile 1992: un ricordo del Partito dell'Amore di Moana Pozzi


Riccardo Schicchi, Moana Pozzi e Eva Orlowsky ad un comizio del PdA; manifesto del PdA; Moana Pozzi e Mauro Biuzzi
Foto tratte dal sito del Partito dell'Amore (www.partitodellamore.it)


Desideriamo suggerire ai lettori l'ascolto di una interessantissima conferenza - moderata da Arturo Diaconale e tratta dall'archivio di Radio Radicale - datata 3 aprile 1992, nella quale sono intervistati gli esponenti del Partito dell'Amore: Moana Pozzi, Riccardo Schicchi e Mauro Biuzzi (allora nemmeno quarant'enni).
Nella conferenza è interessante notare alcuni aspetti fondamentali: Riccardo Schicchi ricorda l'esperienza politica e umana di Ilona Staller - bistrattata dai Radicali - e la fondazione del partito dei Verdi, negli Anni '70, da parte dello stesso Schicchi e di Cicciolina, oltre che l'esperienza politico-erotica portata avanti da Diva Futura; Moana Pozzi parla del diritto all'amore ed alla felicità, contro il malaffare politico. Mauro Biuzzi ricorda Pier Paolo Pasolini e presenta il Partito dell'Amore come un partito di centro, dionisiaco, filosofico, amante della bellezza e dell'affettività, anche in senso cristiano.
Gran parte di questa storia è raccontata anche dal saggio di recente pubblicazione "Per un pugno di simboli" (Aracne Editore) di Gabriele Maestri, attraverso il contributo dello stesso Biuzzi, oltre che di Luca Bagatin e se ne parla, per molti versi, anche nel  recente saggio dello stesso Bagatin "Ritratti di Donna" (Ipertesto Edizioni).
Alle soglie dell'ennesimo spettacolo pornocratico delle elezioni europee, possiamo notare come il Partito dell'Amore di Moana Pozzi sia stata un'esperenza unica ed alternativa nella storia italiana. Un'esperienza dirompente, trasgressiva ed al contempo profondamente colta (come si può notare dall'ascolto della conferenza medesima), ovvero l'esatto opposto di come la vulgata ha voluto dipingerla. Per pregiudizio, miopia ed interesse di bassa lega.

3 aprile 1992: confenerenza organizzata dall'Associazione Stampa Romana a cura di Arturo Diaconale. Intervista agli esponenti del Partito dell'Amore: Moana Pozzi, Riccardo Schicchi, Mauro Biuzzi (clikka per accedere al file ed ascoltare la conferenza)

venerdì 8 novembre 2013

Moana vive nel cuore di chi la ama e l'ha amata (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)




Per ricordare Moana ed il partito da lei guidato all'inizio degli Anni '90, riportiamo qui sopra una rara tessera del Partito dell'Amore. L'unico partito che, ai tempi della leadership di Moana Pozzi, offrì un'alternativa eretico-erotica ai tanti laico-libertari in crisi di identità e finiti fra le spire del Potere.
Oltre che l'unico partito completamente onesto della Prima Repubblica.


(Immagine tratta dal sito dell'Associazione Moana Pozzi)

Dalla D'Urso - in questi giorni - si è parlato, ancora una volta, a sproposito di Moana Pozzi.
Ora, in certe trasmissioni, nemmeno dovrebbero permettersi di parlare delle grandi e dei grandi senza tempo.
Continuino pure - invece - ad invitare i fenomeni mediatico-mediocri e a diffondere incultura, ovvero tutto ciò che Moana ed il suo universo fatto d'amore, di libertà e spiritualità, non ha mai rappresentato.
In questo senso desideriamo riportare i comunicati stampa dell'Associazione Moana Pozzi - tratti dal sito web www.moanamoana.it
- che, oltretutto, riportano il certificato di morte di Moana (certificato che, evidentemente, esiste !):  

Dead or alive!
Appello ai ns Soci e a tutti i fan di Moana Pozzi: nel ventesimo anniversario della morte di Moana Pozzi, a partire dal primo gennaio 2014, l’AMP dichiarerà ufficialmente aperta la caccia ai tele-vampiri che verranno scatenati per l’occasione.
Qui sopra forniamo l’identikit della vampira Barbara Von d’Urshénger, apparsa per la trascorsa ricorrenza dei morti su Canale 5. Munirsi di crocefisso, paletto, registratore e telecomando d’argento.
Offriamo ricche ricompense e indulgenza plenaria per sette generazioni a chi ci segnalerà le macabre apparizioni.
Segni di riconoscimento: come nelle precedenti incarnazioni, le bestiacce ripetono sempre il solito mantra: “Moana non è morta!”.
Partecipate numerosi alla caccia!
Il Comitato direttivo


(Immagine tratta dal sito dell'Associazione Moana Pozzi)

Le Vampiresse della domenica contro la Regina Moana.
Intorno alle ore 18,00 nel programma Domenica live, su Canale 5, è andato in onda un nuovo episodio della saga decennale nella quale, dal 2004, i Nosferatu di Mediaset coalizzati coi Non-morti di Diva Futura, diffondono false banalità sulla morte di Moana, in un sabba mediatico organizzato in offesa alla ricorrenza della festa dei morti.
Le due Caste Dive redivive, Barbara d’Urso ed Eva Henger, come quelle sfingi speculari che si vedono nei caminetti pseudo-gotici sul fondo di certe riunioni spiritiche nel cinema muto francese del 1910, hanno commentato un bel servizietto fatto a Moana nel quale si dice, testualmente, che “non esiste un certificato di morte” di Moana e si descrivono sudari vuoti d’ospedale, dai quali Moana sarebbe apparsa e scomparsa ad intermittenza, come un ologramma difettoso del film “Metropolis” di Fritz Lang.
Le repliche dell’episodio della saga si potranno vedere su Horror channel, dopo la Rivoluzione.
Noi intanto ripubblichiamo, come infaticabili ammazzavampiri, il certificato di morte di Moana e un'intervista di Mauro Biuzzi ad Enrico Vaime in cui il certificato di morte viene mostrato e i primi vampirelli ricacciati nelle tenebre.
http://www.moanamoana.it/attivita/index.html#DomenicaLive