Visualizzazione post con etichetta hollande. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta hollande. Mostra tutti i post

giovedì 8 aprile 2021

La sinistra (occidentale) ha fallito, il socialismo no. Si torni alla lotta di classe ! Parola di Ken Loach

“La sinistra ha fallito qui in UK, in Italia e ovunque in Europa. Perché nella cosiddetta Sinistra comandano i socialdemocratici e la loro politica è basata sugli interessi del business. Blair, Hollande e tutta quella genia ha tradito gli interessi dei lavoratori, non perché sono delle cattive persone, per carità, ma perché pensano che il business deve fare soldi, perché con i profitti si pagano le tasse. L’idea socialista invece non aveva questo problema, perché lo Stato era proprietario delle industrie e dei servizi. Questo secondo me è il motivo per cui la sinistra è fallita e la destra e l’estrema destra avanzano. Lo so che è un termine fuori moda, ma la sinistra deve tornare alla lotta di classe. Mettere i diritti dei lavoratori al centro e costruire la società intorno a questo concetto. Case, lavoro, salario sicuro, sanità pubblica, pensioni, welfare. Tutto ciò è stato privatizzato e abbiamo visto i risultati durante la pandemia, quando negli ospedali non c’erano neppure i camici e le mascherine per proteggere gli operatori sanitari. La sinistra deve difendere ciò che il capitalismo non può garantire”

(Ken Loach, regista e attivista politico socialista britannico)
 

sabato 6 maggio 2017

Intervista di Luca Bagatin alla militante dell'OSRE e collaboratrice della rivista bimestrale francese "Rébellion" Marie Chancel sull'esito delle elezioni presidenziali in Francia

Marie Chancel è una giovane militante dell'Organizzazione Socialista Rivoluzionaria Europea (OSRE), con sede in Francia e che - come ho avuto altre volte modo di scrivere - è un movimento politico-culturale che vuole recuperare i valori e gli ideali del socialismo originario, in un'ottica anticapitalista, comunitaria e autogestionaria.
Marie Chancel è anche collaboratrice della rivista bimestrale dell'OSRE "Rébellion", che fra l'altro, aveva lanciato un'appello all'astensione dal voto alle Presidenziali francesi e/o comunque a non votare per nessuno dei candidati "del sistema" (Macron, Fillon, Hamon). Per conoscere meglio la situazione politica in Francia, ho pertanto deciso di intervistare Marie amichevolmente.

Luca Bagatin: Che cosa ne pensi, innanzitutto, dell'esito del primo turno delle elezioni Presidenziali ?
Marie Chancel: Questi risultati sono storici in quanto per la prima volta nella storia della Quinta Repubblica, i partiti tradizionali, ovvero il Partito Socialista ed i Repubblicani (ex UMP), non sono presenti nel secondo turno. Questa elezione ha visto anche la nascita di un nuovo partito - "En Marche" - guidato da Emmanuel Macron e questa è la seconda volta che il Front National andrà al ballottaggio. Il sistema ha portato al secondo turno un uomo, Emmanuel Macron, che ha grossi agganci nel mondo dei media e nelle alte sfere economiche, ma ciò non ha evitato che molti elettori votassero per quello che il sistema mediatico-politico presenta come il male assoluto, ovvero per Marine Le Pen.

Luca Bagatin: Come mai i partiti tradizionali (Repubblicani e PS) sono stati sconfitti ?
Marie Chancel: La crisi di fiducia è ormai generale, sia per quanto concerne le istituzioni che il sistema mediatico. Tuttavia, il PS ed Repubblicani sono implosi per meglio mutare, ovvero molti dirigenti dei due partiti tradizionali hanno raggiunto il nuovo partito "En Marche" o ad ogni modo hanno suggerito da tempo di votare per il suo candidato, Emmanuel Macron. Il liberismo sfrenato del candidato di "En Marche" attira molto sia i liberisti securitari Repubblicani che i progressisti della sinistra socialdemocratica.

Luca Bagatin: Ritieni che Emmanuel Macron sia il candidato delle élite finanziarie ?
Marie Chancel: Emmanuel Macron è il candidato del campo progressista e capitalista, che presenta il capitalismo come uno strumento in cui teoricamente tutti possono beneficiare. Egli è un vecchio allievo della Scuola Nazionale di Amministrazione, ex banchiere Rothschild e pro-immigrazione.

Luca Bagatin: Che cosa ne pensi della sua avversaria Marine Le Pen ?
Marie Chancel: Marine Le Pen, rappresentata come il male assoluto dai media francesi, è stata in grado di parlare con le comunità rurali e le aree delle periferie urbane francesi abbandonate. Questo spiega la sua presenza nel secondo turno delle elezioni presidenziali.

Luca Bagatin: Pensi che Jean-Luc Mélenchon avesse qualche chances di andare al ballottaggio ?
Marie Chancel: Non credo, perché Mélenchon ha commesso un errore: si è rifiutato di seguire la logica stessa della sua candidatura, ovvero abbracciare in toto la causa sovranista. Non possiamo pensare di difendere il popolo con un sistema parlamentare nel quale si difendono interessi privati.

Luca Bagatin: L'appello dell'OSRE contro i "candidati del sistema" è stato secondo te efficace ?
Marie Chancel: Non so se l'appello dell'OSRE sia stato efficace, ma è chiaro che i cittadini francesi sono sempre più diffidenti nei confronti del sistema in vigore; i sondaggi ed i risultati elettorali dimostrano che la gente non capisce più a chi si rivolgono i partiti ed i loro programmi. L'impressione è che, a sinistra o a destra, i politici vogliano la stessa cosa e facciano tutti parte dello stesso binario.

Luca Bagatin: Posso chiederti tu per chi hai votato, se non sono troppo indiscreto ?
Marie Chancel: Preferisco non dire per chi ho votato. In Francia vi è un vero e proprio stato di polizia del pensiero e a volte è molto difficile poter esprimere liberamente le proprie idee...

Luca Bagatin: Quale futuro apetta la Francia dopo il secondo turno delle Presidenziali ?
Marie Chancel: Con Emmanuel Macron Presidente certamente la Francia sarà ceduta alle multinazionali.

Luca Bagatin

Entretien de Luca Bagatin avec Marie Chancel de "Rébellion" 

Marie Chancel est une jeune militant de l'Organisation Socialiste Révolutionnaire Européenne
Marie Chancel est aussi collaborateur du magazine bimestriel dell'OSRE "Rébellion", qui, entre autres, avait lancé un appel à s'abstenir de voter dans les élections présidentielle français et/ou en tout cas de ne pas voter pour l'un des candidats "du système" ( Macron, Fillon, Hamon). Pour en savoir plus sur la situation politique en France, j'ai décidé d'interviewer Marie.
(OSRE), basée en France, et que - comme je l'ai eu d'autres occasions d'écrire - est un mouvement politique et culturel qui veut récupérer les valeurs et les idéaux du socialisme d'origine, avec une vue anticapitaliste, communautaire et autogestionnaire.

Luca Bagatin: Que pensez-vous, tout d'abord, des résultats du premier tour des élections présidentielles?
Marie Chancel: Ces résultats sont historiques : pour la première fois dans l'histoire de la Vème République, les partis traditionnels, le Parti Socialiste et les Républicains (ex-UMP) ne sont pas présents au second tour. Cette élection voit également l'émergence d'un nouveau parti, En Marche d'Emmanuel Macron et c'est la deuxième fois que le Front National se retrouve au second tour.Le système a porté au second tour un homme qu'il a en grande partie créé, Emmanuel Macron, ayant de solides réseaux dans les médias et les sphères de l'économie, mais n'a pu empêcher de nombreux électeurs à voter pour celle que le système présente comme le Mal, Marine Le Pen.
Luca Bagatin: Pourquoi les partis traditionnels (républicains et PS) ont été vaincus?

Marie Chancel: La crise de confiance est maintenant générale, autant à l'égard des institutions que de la presse, qu'elle soit écrite ou audiovisuelle. Toutefois, le PS et les Républicains meurent pour mieux muter : beaucoup des cadres des deux partis traditionnels ont rejoint En Marche ou appellent à voter pour son candidat Emmanuel Macron. Le libéralisme intégral du candidat d'En Marche puise autant dans le libéralisme sécuritaire des Rébublicains que dans le progressisme de la gauche social-démocrate.
Luca Bagatin: Vous pensez que Emmanuel Macron est le candidat de l'élite financière?
Marie Chancel: Emmanuel Macron est le candidat du camp progressiste et capitaliste, qui présente le capitalisme comme pouvant profiter à tous. C'est un ancien élève de l'Ecole Nationale d'administration, ex-banquier de Rothschild, et pro-immigration.
Luca Bagatin: Que pensez-vous de son adversaire Marine Le Pen?
Marie Chancel: Marine Le Pen, représentée comme le mal absolu par les médias français, a su parler aux communes rurales et aux régions peri-urbaines, où se rassemble la France laissée à l'abandon. Cela explique sa présence au second tour des présidentielles.
Luca Bagatin: Pensez-vous que Jean-Luc Mélenchon a eu quelques chances de passer le premier tour ?
Marie Chancel: Je ne pense pas car Jean-Luc Mélenchon a commis une erreur : il a refusé d'aller au bout de sa logique en embrassant la cause souverainiste. On ne peut pas défendre le peuple avec un régime parlementaire qui profitent aux intérêts privés.
Luca Bagatin: L'appel dell'OSRE contre les "candidats du systeme" a été efficace à votre avis?

Marie Chancel: Je ne sais pas si l'appel de l'OSRE a été efficace mais il est évident que les citoyens français sont de plus en plus méfiants vis-à-vis du système en place; les sondages et les résultats des élections montrent que les gens ne comprennent plus à quoi ces notions renvoient. L'impression est que, gauche ou droite, les hommes politiques veulent la même chose, et font parti d'un même rouage.
Luca Bagatin: Qui avez-vous voté, si je ne suis pas indiscret ?
Marie Chancel: Je préfère ne pas dire pour qui j'ai voté; il y a une véritable police de la pensée en France, et il est parfois très dur d'assumer ses idées...
Luca Bagatin: Quel avenir attend la France après le second tour de l'élection présidentielle?Marie Chancel: Avec Emmanuel Macron Président certainement la France sera vendu aux entreprises multinationales.

Luca Bagatin

lunedì 24 aprile 2017

Risultati elezioni Presidenziali francesi 2017: la Francia di popolo contro la Francia delle élite. Articolo di Luca Bagatin

Al momento sembra essere in vantaggio, con il 23,8% dei consensi, il candidato delle élite borghesi e finanziare, ovvero l'ex banchiere Emmanuel Macron, quello che sin dall'inizio indicammo come il vero rappresentante della destra (e della sinistra) finanziaria ed oligarchica da sconfiggere (http://amoreeliberta.blogspot.it/2017/04/elezioni-presidenziali-francesi-2017.html).
Sostenitore della prima ora e Ministro dell'Economia del peggior governo di Francia, ovvero quello capitanato da Hollande e da Valls, ovvero da coloro i quali hanno trasformato il Partito Socialista in partito liberal-capitalista (tanto da ridurre il partito ad un misero 6,3% dei consensi presi da Hamon), Macron presenta un programma confuso quanto in linea con le prospettive di un'Europa austera e senz'anima, a vantaggio solo delle imprese e delle classi ricche. Superficiale quando si tratta di parlare di lotta al terrorismo, Macron ritiene che il problema sia semplicemente frutto delle discriminazioni e dell'assenza di mobilità sociale in Francia.
Diametralmente opposto il programma di Marine Le Pen che, a dispetto di quanto scrivono e dicono i media mainstream, non è affatto di destra e men che meno di estrema destra.
Come già scrivemmo recentemente, la Le Pen - che ha mutato radicalmente il volto del Front National - sembra incarnare valori gollisti in politica estera, (indipendenza della Francia dall'Europa e della NATO) e socialisti in ambito economico-sociale, attraverso l'abolizione della precarizzante Loi Travail; l'abbassamento dell'età pensionabile; l'abbassamento delle imposte sul reddito per primi tre scaglioni e delle piccole e medie imprese. Inoltre Marine Le Pen pone l'accento sulla laicità dello Stato ed è l'unica a rilevare e a voler contrastare il fenomeno dell'immigrazione di massa, che è fenomeno di sradicamento forzato dei popoli - imposto dalla globalizzazione liberal-capitalista - che danneggia tutti. In particolare le classi povere e gli immigrati stessi, che si stanno ritrovando e sempre più si ritroveranno senza prospettive ed in balìa della criminalità organizzata.
Marine Le Pen, nel suo discorso post-elettorale, ha criticato pesantemente la globalizzazione selvaggia e la deregulation economica, che porta a non avere frontiere nè protezioni (anche sociali, visto il progressivo smantellamento dello Stato Sociale in tutta Europa con l'avvento della globalizzazione e delle politiche imposte dall'UE e dal Fondo Monetario Internazionale).
La Le Pen, dunque, appare l'unica alternativa all'"erede" del catastrofico Hollande nonché rappresentante della finanza e ciò potrebbe veder confluire su di lei i voti dell'unico candidato autenticamente socialista in lizza alle Presidenziali, ovvero Jean-Luc Mélenchon, che ha comunque conquistato un ottimo 19,6%. Mélenchon, non a caso, a differenza degli altri candidati "del sistema" (Fillon ed Hamon), si è guardato bene dallo schierarsi con uno dei due candidati al ballottaggio, che si terrà domenica 7 maggio, ma ha lasciato libertà di coscienza al suo elettorato.
Come dicevamo, invece, i candidati "mainstraem" della destra - ovvero François Fillon - e della sinistra - ovvero Benoit Hamon -, hanno deciso di schierarsi apertamente con Macron al ballottaggio.
I media danno già Macron come vincente, ma, ad ogni modo, si tenga conto che i candidati "anti-sistema" e di matrice popolare e populista nel senso più positivo del termine, ovvero Le Pen, Mélenchon, Dupont-Aignan, Lassalle, Poutou, Asselineau ed Arthaud, hanno raccolto tutti assieme quasi il 50% dei voti, oltre al fatto che ben il 21,3% degli elettori si è astenuto.
I giochi, dunque, sono ancora tutti aperti, oltre al fatto che il neo-partito di Macron "En Marche", non avendo alcuna struttura politica alle spalle nè un programma organico, potrebbe raccogliere pochi consensi alle elezioni parlamentari del giugno prossimo, a differenza del Front National della Le Pen e della "France Insoumise" di Mélenchon, che hanno già iniziato a raccogliere da tempo le simpatie ed i consensi dei ceti popolari e meno abbienti, oltre che di buona parte dell'elettorato ex comunista, socialista e gollista, stanco di subire i diktat di Bruxelles e di Washington.
E' l'ora, dunque, della Francia ribelle, popolare e sovrana !

Luca Bagatin

martedì 18 aprile 2017

Elezioni Presidenziali francesi 2017: possibile trionfo della Francia autenticamente socialista e sovrana ? Articolo di Luca Bagatin

Aumentano nei consensi sino a far pensare quasi ad un possibile ballottaggio fra loro alle imminenti elezioni Presidenziali francesi, che si terranno il 23 aprile prossimo.
Stiamo parlando di Marine Le Pen, leader del Front National e di Jean-Luc Mélenchon, leader del raggruppamento La France Insoumise (ovvero La Francia Indomita) ed ex socialista di lungo corso in polemica dal 2008 con il Partito Socialista di Hollande (ormai partito liberal-capitalista), oltre che estimatore delle politiche sociali attuate da Hugo Chavez in America Latina. La prima è attestata fra il 23 ed il 24% dei consensi; il secondo fra il 19 ed il 20% e sta investendo moltissimo in comunicazione, in particolare multimediale fra i giovani, al punto che è stato realizzato un simpatico videogame gratuito da giocare online con protagonista proprio Mélenchon in lotta contro i Poteri Forti finanziari ed economici (www.fiscalkombat.fr).
Entrambi candidati anti-sistema, ovvero saldamente ancorati a politiche sovraniste e sociali, sembrano rispondere a quell'ampia fetta di elettorato delusa dalle politiche di austerità di una Europa capitalista, burocratica e senz'anima.
Entrambi criticano le politiche del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Centrale Europea, preferendo che siano i cittadini stessi a decidere se rimanere o meno nell'Unione Europea. Entrambi guardano all'uscita della Francia dalla NATO, che in tutti questi anni ha servito gli interessi statunitensi, finendo per defenestrare leaders quali Mu'Ammar Gheddafi, ovvero gli unici argini al terrorismo fondamentalista. Entrambi presentano programmi simili per quanto concerne gli aspetti sociali: vogliono l'abolizione della precarizzante legge sul lavoro Loi Travail (l'equivalente del nostro Jobs Act) ed entrambi sono per l'abbassamento dell'età pensionabile, oltre ad una possibile riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario e l'introduzione di misure protezionistiche sul commercio.
A differenziarli le politiche sull'immigrazione: più stringenti quelle della Le Pen, più aperte quelle di Mélenchon. Inoltre, mentre Mélenchon pone maggiore attenzione alle questioni ambientaliste (ad ogni modo non del tutto tralasciate dalla Le Pen), la Le Pen pone maggiore attenzione alla laicità dello Stato, da estendere anche ai luoghi di lavoro, con un apposito codice.
Le Pen e Mélenchon, ad ogni modo, sembrano rappresentare meglio di altri quella necessità di sano populismo - ovvero di politiche di popolo ed in favore del popolo - disattese in tutti questi anni dai rappresentanti di quel Partito Socialista trasformatosi in partito capitalista e padronale e del Partito Repubblicano, che ha perduto ogni riferimento autentico al sovranismo di Charles De Gaulle, per vendersi all'alleato statunitense.
Oggi queste politiche di matrice capitalista e padronale sono rappresentate dall'ex banchiere Emmanuel Macron e da François Fillon. Il secondo sembra ormai fuori dai giochi (tanto quanto il candidato del Partito Socialista, Hamon, attestato ad un misero 9%), mentre il primo è il vero candidato delle élite economico-finanziarie da battere ed attualmente attestato al 24%.
I giochi, dunque, sono aperti.
Quel che è certo è che anche le Presidenziali francesi hanno dimostrato ciò che il filosofo Alain De Benoist ha spiegato più volte. Assistiamo in questi anni non più ad una contrapposizione destra-sinistra (che ormai rappresentano entrambe da tempo - come peraltro accaduto per molti anni anche in America Latina, prima dell'avvento al governo di leaders socialisti e sovranisti - le élite economico-oligarchiche), bensì ad una contrapposizione fra istanze sociali, sovraniste e popolari da una parte ed élite padronali ed oligarchiche dall'altra.
E' questa, evidentemente, in Europa, l'ora dei popoli sovrani per troppo tempo rimasti inascoltati.

Luca Bagatin

giovedì 13 aprile 2017

E' uscito l'ultimo numero della rivista francese "Rébellion" !

E' uscito l'ultimo numero della rivista bimestrale francese "Rébellion" degli amici dell'Organizzazione Socialista Rivoluzionaria Europea (OSRE) (www.rebellion-sre.fr).

 Per acquistarlo cliccate al seguente link e seguite le istruzioni: http://rebellion-sre.fr/sortie-numero-79-de-revue-rebellion/
 Per abbonarsi a "Rébellion" (solo 20 euro annui per un abbonamento semplice composto di sei numeri, in tutta Europa e senza spese di spedizione): http://rebellion-sre.fr/boutique/abonnement-a-rebellion-6-numeros-2/ 

giovedì 6 aprile 2017

Elezioni presidenziali in Francia 2017: una contrapposizione fra chi ha una visione sociale e sovrana del Paese e chi non ce l'ha. Articolo di Luca Bagatin

La campagna elettorale per le presidenziali francesi che si terranno il 23 aprile prossimo sembra davvero sottotono.
I candidati dei partiti tradizionali, ovvero il socialista Benoit Hamon ed il repubblicano François Fillon, sembrano ormai fuori dai giochi. Il primo risente dell'impopolare governo Hollande che ha snaturato completamente la natura sociale del Partito Socialista tramutandolo in un partito liberal-capitalista; Fillon, invece, risente delle inchieste che lo vedono indagato per appropriazione indebita di fondi pubblici. Il primo tenta di recuperare consensi attraverso un programma che pone maggiormente l'accento sul sociale, iniziando con l'abolizione della Loi Travail (equivalente del Jobs Act italiano); il secondo propone la riduzione dell'imposta sulle aziende e una riduzione degli oneri sociali, oltre che l'aumento dell'Iva di due punti percentuali.
A raccogliere discreti consensi, invece, il candidato di sinistra Jean-Luc Mélenchon, che si attesterebbe attorno al 15%, con un programma decisamente sociale ed improntato alla riduzione dell'orario di lavoro a 32 ore settimanali, ad un aumento del salario minimo ed all'obbligo per lo Stato di assumere i disoccupati per lavori di carattere generale. Mélenchon – come riportato dal quotidiano “Le Monde” e segnalato dal settimanale “Internazionale” - critica anche l'Unione Europea e ritiene che essa andrebbe o cambiata o abbandonata, iniziando innanzitutto a rinegoziare i patti di stabilità e richiedendo una maggiore indipendenza della Francia dalla BCE, in modo da poter adottare misure più protezionistiche sul commercio.
In pole position, ad ogni modo, la nuova Marianna di Francia, ovvero Marine Le Pen che i media mainstream ancora dipingono come di “estrema destra”, quando invece il suo Front National – molto lontano dal liberista Front National del padre Jean-Marie - è tutto tranne che di destra e sicuramente non ha nulla di estremistico.
Marine Le Pen infatti sembra essere l'unica a voler riaffermare la sovranità nazionale della Francia, a proporre di abbandonare il comando integrato della Nato ed a porre l'accento sul problema immigrazione – destinato a diventare sempre più un serio problema sociale – ponendo un tetto all'accoglienza di immigrati e vietando le regolarizzazioni degli immigrati irregolari. Oltre a ciò la Le Pen pone l'accento sulla lotta al terrorismo, sulla sicurezza e sulla laicità dello Stato (cosa che nessun partito di destra nel mondo fa o ha mai fatto, si badi bene), inserendo la laicità nel codice del lavoro e vietando l'esposizione di simboli religiosi nei luoghi pubblici, opponendosi anche ad ogni finanziamento ai luoghi di culto ed alle attività religiose. Nell'ambito sociale e sul fronte del lavoro e delle tasse la Le Pen intende abrogare la precarizzante Loi Travail, riportare l'età pensionabile a 60 anni e garantire la sicurezza sociale a tutti i francesi ed abbassare le imposte sul reddito di piccole e medie imprese, oltre che ridurre l'imposta sul reddito per i primi tre scaglioni.
La Le Pen sembra, in sostanza, riunificare l'antico programma gollista per quanto riguarda la sovranità dello Stato e l'antico programma socialista per quanto concerne gli aspetti lavorativi e sociali. Richiamandosi poi ad entrambi per quanto concerne la laicità dello Stato.
In questo senso sembra dare molto filo da torcere al candidato radical-chic di centrosinistra, ovvero il banchiere Emmanuel Macron, già ministro dell'Economia dell'impopolare governo Valls.
Macron, che sembra dato favorito al secondo turno delle presidenziali, presenta un programma di matrice liberal-capitalista e forse è proprio lui il candidato più “a destra”. Egli intende infatti favorire gli investimenti delle imprese, limitando l'imposta sul patrimonio immobiliare e ridurre l'imposta sulle imprese e sul costo del lavoro, riducendo altresì i contributi salariali. Come riportato da “Le Monde”, Macron parla poco di lotta al terrorismo e ritiene che questo fenomeno sia in parte frutto delle discriminazioni e dell'assenza di mobilità sociale in Francia ed intende agire su questi aspetti.
I giochi, dunque, sono aperti. Per quanto per quel che ci riguarda il candidato che meno ci convince e ci piace è sicuramente Macron, ovvero il rappresentante dell'alta borghesia “liberal” per eccellenza, destinato a promuovere una idea di Francia ed Europa meno sociale e che garantisca solo chi ha l'argent...ovvero i soldi !
Da segnalare l'appello dell'OSRE - ovvero dell'Organizzazione Socialista Rivoluzionaria Europea- la quale edita il bimestrale “Rébellion” e molto vicino alle idee dei filosofi Alain De Benoist e Jean-Claude Michéa, nel quale si invita al non voto in quanto – si legge nell'appello - “Mentre i lavoratori stanno lottando per conservare il posto di lavoro in tutta la Francia, mentre la miseria si deposita nel nostro paese, i politici liberali di Destra e Sinistra hanno occultato i problemi reali attraverso una campagna presidenziale scarsamente politicizzata (…) Che cosa propongono i candidati del sistema (Hamon, Fillon e Macron) ? Delle leggi per i più forti e lo sfruttamento per tutti gli altri. Il loro programma comune ? Precarietà del lavoro, privatizzazione dei servizi pubblici, smantellamento del sistema scolastico, tagli alle pensioni ed alle indennità di malattia ! (…) Ci appelliamo a coloro i quali non sostengono i partiti del sistema affinché partecipino alla costruzione – attraverso l’azione comune – di una alternativa popolare, patriottica e rivoluzionaria al sistema. Per questo noi indirizziamo tale appello a tutte le forze vive al fine di marginalizzare la campagna presidenziale e lavorare tutti assieme per il futuro che si prepara !

Luca Bagatin

venerdì 10 marzo 2017

E' uscito il nuovo numero della rivista francese "Rébellion" !

E' uscito l'ultimo numero della rivista bimestrale francese "Rébellion" degli amici dell'Organizzazione Socialista Rivoluzionaria Europea (OSRE) (www.rebellion-sre.fr).
 Per acquistarlo cliccate al seguente link e seguite le istruzioni: http://rebellion-sre.fr/sortie-numero-78-de-revue-rebellion/
 Per abbonarsi a "Rébellion" (solo 20 euro annui per un abbonamento semplice composto di sei numeri, in tutta Europa e senza spese di spedizione): http://rebellion-sre.fr/boutique/abonnement-a-rebellion-6-numeros-2/

mercoledì 11 gennaio 2017

La lotta al capitalismo secondo il filosofo orwelliano Jean-Claude Michéa

Se vogliamo davvero riunire la stragrande maggioranza delle classi popolari attorno ad un programma di smantellamento graduale del sistema capitalistico (e non semplicemente aumentare i suoi privilegi elettorali), è imperativo iniziare mettendo in discussione le divisioni basate sul vecchio sistema fondato sul tema “fede cieca nell'idea di progresso”, i cui presupposti filosofici sono sempre più paralizzanti (tipo "partito del domani" – quello della Silicon Valley - contro il "partito di ieri" - quello dell'agricoltura contadina o della cultura dei libri) e continuano ad essere forniti da più di trenta anni dalla sinistra europea, che tenta così di dissumulare la sua piena riconciliazione con il capitalismo, con il pretesto di una lotta permanete del “cittadino” contro tutte le idee “reazionarie” e “tradizionaliste”.
 
(Jean-Claude Michéa) 

domenica 11 dicembre 2016

E' uscito il numero di Novembre-Dicembre della rivista francese "Rébellion" !

E' uscito l'ultimo numero della rivista bimestrale francese "Rébellion" degli amici dell'Organizzazione Socialista Rivoluzionaria Europea (OSRE) (www.rebellion-sre.fr).




Per acquistarlo cliccate al seguente link e seguite le istruzioni: http://rebellion-sre.fr/sortie-rebellion-77-personne-ne-decide-a-place/
 Per abbonarsi a "Rébellion" (solo 20 euro annui per un abbonamento semplice composto di sei numeri, in tutta Europa e senza spese di spedizione): http://rebellion-sre.fr/boutique/abonnement-a-rebellion-6-numeros-2/

lunedì 17 ottobre 2016

E' uscito il numero di Settembre-Ottobre della rivista francese "Rébellion" !

E' uscito l'ultimo numero della rivista bimestrale francese "Rébellion" degli amici dell'Organizzazione Socialista Rivoluzionaria Europea (OSRE) (www.rebellion-sre.fr).
Un numero interamente dedicato al panafricanismo e contente, fra i numerosi articoli, un pezzo di Luca Bagatin dedicato a Thomas Sankara, leader della Rivoluzione Burkinabè ed ex Presidente del Burkina Faso. 



Per acquistarlo cliccate al seguente link e seguite le istruzioni: http://rebellion-sre.fr/rebellion-76-nouveau-numero-nouvelle-formule/

 Per abbonarsi a "Rébellion" (solo 20 euro annui per un abbonamento semplice composto di sei numeri, in tutta Europa e senza spese di spedizione): http://rebellion-sre.fr/boutique/abonnement-a-rebellion-6-numeros-2/

venerdì 14 ottobre 2016

Viaggio nella Siria che resiste. Articolo di Luca Bagatin

La Siria di Bashar Al Assad, checché ne dicano taluni media occidentali, è l'ultimo avamposto di laicità e socialismo arabo in Medioriente. Ovvero è l'ultimo avamposto contro il terrorismo ed il fondamentalismo islamico.
La Siria di Bashar Al Assad va dunque difesa, perché la libertà dell'Occidente, oggi, si combatte sotto le mura di Damasco e di Aleppo: dalla parte delle milizie siriane, dalla parte dei curdi del Rojava, dalla parte dei russi. Dalla parte della Siria che resiste e che vuole rimanere uno Stato sovrano e non essere spazzata via e smembrata, come accaduto alla Libia di Mu'Ammar Gheddafi, martoriata dalle truppe anglo-franco-statunitensi ed oggi preda dell'Isis, sdoganato – come in Siria – proprio da quell'Occidente pseudo-democratico che dal 2011 si è schierato con i ribelli antigovernativi e con i terroristi di Al Nusra contro il governo legittimo di Assad e che solo oggi si rende conto del pericolo di Daesh, l'autoproclamatosi Stato Islamico dell'Isis.
Di questo ed altro parla l'agile e ottimo saggio del giovane giornalista Sebastiano Caputo, il quale ha visitato la Siria - nel settembre del 2015 e nell'aprile del 2016 – riportandone la situazione dalle colonne de “Il Giornale”.
Il suo saggio, “Alle porte di Damasco – viaggio nella Siria che resiste” (Edizioni Circolo Proudhon), è infatti il reportage di quei viaggi. E' il racconto della Siria baahtista e delle sue conquiste civili e sociali prima del conflitto; prima delle sedicenti “primavere arabe”; prima degli embarghi occidentali; prima dei bombardamenti voluti da Francia e Stati Uniti contro il legittimo governo di Assad ed il suo popolo. Prima dell'avvento dell'Isis.
La Siria è sempre stato un centro e crocevia di spiritualità cristiana ed islamica, oltre che alawita e drusa e, dall'avvento al potere del Partito Baath, anche di laicità dello Stato.
Nel saggio di Caputo sono raccontate, peraltro, le origini dello stesso Partito Baaht – ovvero il Partito del Risorgimento Arabo Socialista - fondato da due insegnanti, rispettivamente di religione cristiana ed islamica, ovvero Michel Aflaq (1910 – 1989) e Salah Al Bitar 1912 – 1980).
Studenti dell'Università della Sorbona a Parigi, Aflaq e Al Bitar, nella costituzione del Partito Baaht si ispirarono sia alle opere del nostro Giuseppe Mazzini che di Karl Marx, oltre che di Friedrich Nietzsche. Un partito, dunque, dalle solide fondamenta risorgimentali, laiche, nazionali e socialiste non materialiste, bensì panarabe e che ispirerà per molti versi, tanto l'egiziano Nasser che il libico Gheddafi, i quali saranno successivamente, nel mondo arabo, i propugnatori di quello che viene definito Socialismo Arabo: laico e rispettoso della spiritualità, nazionale ed autogestionario.
Il baahtismo si diffonderà dunque in Siria ed il Iraq e riuscirà a prendere il potere negli Anni '60 attraverso un colpo di stato militare contro il regime ed in Siria si affretterà dunque a nazionalizzare le banche, le aziende commerciali ed industriali e ad applicare la riforma agraria.
Nel 1971 i militari baahtisti affidarono il governo ad Hafez Al Assad, il quale stabilizzò il Paese e contibuì a laicizzarlo. Hafez Al Assad morirà nel 2000 e, essendo deceduto il suo primogenito, affiderà il governo al suo secondo figlio Bashar, allora studente di medicina e avviato alla carriera di oculista.
L'avvento al governo di Bashar Al Assad segnerà l'inizio della riconciliazione con tutte le minoranze, le correnti religiose e le classi sociali e la trasformazione della Siria in una democrazia elettorale, al punto che oggi – checché se ne dica – vi sono numerosi partiti politici ed un parlamento libero con tanto di opposizione. Si noti peraltro che, in appendice al saggio di Sebastiano Caputo, vi è un'intervista dello stesso ad una dei appresentanti dell'opposizione, ovvero alla siriana cristiana Maria Saadeh la quale si indigna particolarmente quando apprende che i media occidentali definiscono il suo Paese una dittatura e ritiene che debbano essere i siriani ed unicamente i siriani gli artefici del loro destino e i detentori della loro sovranità e non già interventi esterni stranieri.
Come spiegato da Caputo nel suo saggio, fu con l'avvento della Presidenza di George W. Bush che, nel 2004, il governo di Bashar Al Assad, iniziò a diventare sgradito alle cancellerie occidentali che pur precedentemente l'avevano accolto come un portatore di concordia e di pace e che iniziarono – su pressione degli USA - ad accusarlo di fomentare il terrorismo e di detenere armi chimiche. Accuse, peraltro, da tempo smentite e fondate unicamente sulla malafede (come per quanto concerne le presunte armi di distruzione di massa detenute dall'Iraq), ma che costarono alla Siria il totale isolamento da parte della comunità internazionale, con l'eccezione della Russia, sua storica alleata sin dai tempi della Guerra Fredda.
Sebastiano Caputo passa successivamente ad analizzare la nascita del fenomeno Isis, che oggi si finanzia principalmente con il contrabbando di beni archeologici dei siti che conquista ed attraverso la vendita di petrolio, identificandola nel Wahabismo, corrente fondamentalista dell'Islam fondata nel XVIII secolo e sviluppatasi in seno alla comunità sunnita. Si noti bene, come ricorda il saggio di Caputo, peraltro, come i Paesi sunniti – noti per il loro fondamentalismo – siano i migliori alleati degli Stati Uniti d'America sin dal 1945: Arabia Saudita, Turchia e Quatar in primis. Paesi che, è ricordato nel saggio stesso – pensiamo all'Arabia Saudita – hanno sempre scaricato i profughi provenienti dalla Siria in virtù delle loro severissime leggi sull'immigrazione (sic !).
Il saggio di Caputo è inoltre una denuncia delle sedicenti “primavere arabe” - sostenutissime acriticamente dal filosofo francese Bernard Henri Levy - che in Siria (come in Libia) hanno portato in piazza unicamente i sostenitori del fondamentalismo e dei suoi fiancheggiatori allo scopo di abbattere il laico governo di Assad.
Fu solo dopo i tragici attentati di Parigi che l'Occidente inizierà a comprendere che il vero nemico non era certo la Siria di Assad, ma i suoi detrattori terroristi e fondamentalisti. E ciò al punto che – lo ricorda lo stesso Caputo – i quattro leader del centrodestra francese (Sarkozy in testa, ovvero il maggior responsabile della caduta del governo libico di Gheddafi...sic !), si appresteranno ad incontrare Vladimir Putin a Mosca e ad avviare un dialogo con il governo di Assad.
Ecco dunque che solo oggi il quadro appare più chiaro ed appare chi sono i responsabili di uno fra i più terribili eventi dell'ultimo secolo e delle tensioni vissute direttamente dal popolo siriano, ma anche da quello europeo, sempre a rischio di possibili attentati.
Ed ecco che il saggio di Sebastiano Caputo è lì a mettere un po' d'ordine fra molta, troppa disinformazione e deformazione mediatica. E peraltro ci racconta anche di una bellissima iniziativa, sconosciuta ai più ed osteggiata dall'Eliseo, ovvero l'iniziativa “SOS Chrétiens d'Orient”, costituita da giovani volontari francesi cristiani che, dal 2013, porta aiuti umanitari e soccorsi alla popolazione siriana. Un'organizzazione che è peraltro presente anche in Giordania, Egitto, Iraq e Libano.
Ecco dunque il viaggio nella Siria che resiste e che tutti gli spiriti liberi, autentitamente e non falsamente democratici, dovrebbero sostenere. Perché ne va della libertà di tutti i popoli laici e sovrani e di tutti noi.

Luca Bagatin

martedì 16 agosto 2016

E' uscito l'ultimo numero della rivista francese "Rébellion" !

E' uscito l'ultimo numero della rivista bimestrale "Rébellion" degli amici dell'Organizzazione Socialista Rivoluzionaria Europea (OSRE) (www.rebellion-sre.fr).
Un numero particolarmente interessante e da non perdere nel quale, oltre ad articoli sulla scottante attualità francese ed europea, vi sono approfondimenti relativi al socialismo ed all'anarchismo delle origini.


Per acquistarlo cliccate al seguente link e seguite le istruzioni: http://rebellion-sre.fr/boutique/rebellion-75/

Per abbonarsi a "Rébellion" (solo 20 euro annui per un abbonamento semplice composto di sei numeri, in tutta Europa e senza spese di spedizione): http://rebellion-sre.fr/boutique/abonnement-a-rebellion-6-numeros-2/

giovedì 14 luglio 2016

Povertà in aumento e la politica prosegue nel parlare d'altro. Articolo di Luca Bagatin

Dei poveri non si è mai curato nessuno, in particolare in Italia.
Forse perché ritenuti “pochi”, forse perché costoro spesso non votano e non leggono i giornali, in quanto hanno problemi ben più seri a cui far fronte rispetto alle elucubrazioni dei politici.
Purtuttavia i dati ci dicono – e da tempo – che il numero della povertà assoluta è in aumento. In particolare nell'ormai sedicentemente ricco Nord italia.
L'Istat infatti rileva che il 7,6% degli italiani – pari a 4 milioni e seicentomila persone - è sotto la soglia di povertà assoluta e vive con meno di 800 euro al mese al Nord (ma posso assicurarvi che c'è chi vive con molto meno) e con meno di 500 euro al mese al Sud.
Notizie che ai politici italiani sembrano da sempre non interessare, impegnati a parlare di questioni che con le necessità dei cittadini non hanno nulla a che vedere, come ad esempio la più grande arma di distrazione di massa del momento, ovvero il referendum costituzionale.
A costoro è sufficiente ritirare lo stipendio e avallare misure di austerità imposte in terra straniera. E favorire unicamente chi un lavoro già lo ha (come i fantomatici 80 euro renziani, sconto di imposte percepito solo da chi, appunto, già lavora) o è già sindacalizzato.
Ai giovani, ai disoccupati, ai precari ed agli anziani (ai quali si sta sempre più tagliando l'accesso alla sanità pubblica gratuita) nessuna garanzia da sempre.
Del resto i governi della sinistra hanno favorito il capitalismo assoluto in favore di banche e imprese tanto quanto quelli della destra e a discapito di lavoratori, precari, giovani e anziani. Lo abbiamo già scritto, peraltro, in diversi altri articoli.
La ricetta seguita dai politici è stata pressoché la seguente: favorire tutte le politiche imposte dal Fondo Monetario Internazionale e dalla BCE attraverso privatizzazioni selvagge; austerità; flessibilità del lavoro; rafforzamento delle élite e conseguente perdita di sovranità popolare; apertura indiscriminata delle frontiere e conseguente sfruttamento della manodopera straniera a basso costo; rafforzamento delle istituzioni europee a scapito delle diversità di ogni nazione e dei rispettivi popoli; politica estera invasiva nei confronti di Stati sovrani – che peraltro ha favorito il terrorismo internazionale come nel caso libico (ciò vale in particolare per la Gran Bretagna di Blair - colpevole peraltro di aver mentito al suo stesso popolo nella faccenda delle armi di distruzioni di massa in Iraq rivelatisi inesistenti – e per la Francia di Sarkozy e Hollande, rea non solo di aver barbaramente fatto uccidere Gheddafi, ma anche di sostenere Paesi legati al terrorismo come l'Arabia Saudita e di aver tentato di rovesciare il governo laico siriano di Assad).
E pensare, peraltro, che la Brexit era vista come una catastrofe sino a poco tempo fa ed invece pare che il pericolo sia scongiurato, al punto che i prezzi degli immobili inglesi si stanno riducendo e, chissà, magari un meno abbiente britannico potrà finalmente comperarsi una casa sul suolo di Sua Maestà Britannica, non più landa esclusiva per ricchi borghesi.

Ecco che, dunque, occorre semplicemente cambiare il paradigma e l'ottica dalla quele si guarda il mondo. Come uscire dalla crisi ? Uscendo progressivamente dal sistema capitalistico-borghese; attraverso una politica della decrescita economica ed una crescita delle politiche in favore del sociale e dell'ambiente; attraverso il reddito universale di cittadinanza che permetta ai poveri di vivere dignitosamente; attraverso una sanità efficiente e gratuita ed alla quale hanno diritto tutti i cittadini per il solo fatto di essere degli esseri umani; attraverso l'abbandono del colonialismo e del neocolonialismo e l'abolizione del commercio di armi e piani di sviluppo per il Terzo Mondo che favoriscano le condizioni affinché gli attuali migranti – veri e propri deportati - trovino una opportunità di riscatto nella loro terra d'origine; attraverso la rinegoziazione e l'abolizione progressiva del debito con l'estero, che è matematicamente impagabile e serve solo ai Paesi ricchi ed ai ricchi borghesi per mantenere il potere sui poveri; attraverso l'autogestione delle imprese da parte di chi vi lavora.
Nessuna utopia, solo realtà di un mondo più giusto e più umano al quale nessun politico pensa, in quanto attento a favorire la ricca borghesia e le grandi imprese, affinché queste mantengano nell'ignoranza e nella povertà – ovvero nello stato di bisogno - la stragrande maggioranza della popolazione del Pianeta.

Luca Bagatin

venerdì 24 giugno 2016

Referendum Brexit: un esempio di democrazia diretta da estendere a politica ed economia globale. Articolo di Luca Bagatin

Non si possono mettere assieme capra e cavoli. La capra, spesso, finisce per mangiarseli.
E' forse questa l'interpretazione da dare al referendum sulla Brexit, vinto da coloro i quali non vogliono più che la Gran Bretagna faccia parte dell'Unione Europea.
Non possiamo mettere mettere assieme Paesi e culture diverse e farlo per meri interessi economicistici di banchieri, grandi imprese ed investitori. E questo è quanto è stato fatto in tutti questi anni, con un'Unione Europea germanocentrica, allargata a Paesi dell'Est e fra un po' anche all'antidemocratica Turchia. I minestroni economicistiti, non funzionano. E non sono accettati dal popolo inglese, la cui maggioranza ha deciso, appunto, di uscirne.
La democrazia vorrebbe e contemplerebbe il fatto che a tutti i Paesi fosse data la possibilità di decidere con appositi referendum sulla permanenza o meno nell'UE. E questo con buona pace del Senatore Mario Monti che, se ci riferiamo alle sue dichiarazioni in merito, non ama per nulla la democrazia e forse sono piuttosto politici come lui – che rinnegano la volontà popolare - il vero pericolo per l'Europa.
La democazia ed il rispetto della stessa passano anche per l'esito del referendum britannico sulla Brexit, dunque. E tale volontà democratica può essere spesso opposta rispetto alla volontà di economisti e politici, i quali sono dei meri mediatori e tali dovrebbero rimanere, ovvero dovrebbero unicamente servire i cittadini ed eseguire ciò che i cittadini decidono.
La democrazia diretta, ovvero la democrazia autentica, ad ogni livello, sarebbe dunque auspicabile perché i problemi vanno condivisi. Solo un popolo consapevole, direttamente, dei suoi problemi, può riuscire a superarli. Un popolo schiavo di politica ed economia è un popolo inconsapevole ed in balìa di decisioni altrui, ovvero dei ricchi e dei potenti di turno, i quali oggi piangono per i risultati drammatici delle Borse, che hanno fatto loro perdere non pochi quattrini.
Solo i cittadini ed i rispettivi popoli, con le loro diversità e specificità dovrebbero avere la possibilità di decidere e di governare, in apposite assemblee e comitati popolari aperti a tutti. E tali popoli dovrebbero cooperare, dialogare, aiutarsi con spirito fraterno, ma ben consapevoli delle loro diversità e specificità, senza assurde fusioni economicistiche a vantaggio dei ricchi investitori.
Occorre proteggere e garantire i meno abbienti, che ormai sono la maggioranza degli europei e fornire loro un reddito di cittadinanza, che li faccia sentire parte di una comunità da costruire su solide basi fraterne, ovvero fatta di garanzie fondate su solidi doveri civici e di cittadinanza. E qui torna utile l'insegnamento, nelle scuole, dei “Doveri dell'uomo” di Giuseppe Mazzini, un testo diretto al cuore degli operai e dei poveri e di scottante attualità. Occorre difendere i piccoli produttori, in Europa ed ovunque, martoriati dalle multinazionali e dalla grande distribuzione, favorita dai processi capitalisti e di globalizzazione.
Occorre peraltro comprendere che i debiti pubblici di ogni Stato sono impagabili e, come tali, vanno condonati e aboliti. Ci rimetteranno i ricchi investitori, certo, ma ne trarranno beneficio i cittadini. Lo spirito del dono e della cooperazione dovrebbe prevalere rispetto a quello del diritto privato di matrice liberale, dell'economia e del rigore.
Questa la lezione che si dovrebbe riuscire a trarre.
Esattamente un anno fa, in un mio articolo apparso anche sul quotidiano nazionale “L'Opinione delle Libertà” (http://www.opinione.it/politica/2015/06/20/bagatin_politica-20-06.aspx) e dal titolo “Una alternativa all'Unione globalista”, proponevo, in alternativa all'UE, un'Unione dei Paesi Euromediterranei e latini, molto più vicini fra loro per Storia, cultura, tradizioni e ciò in un rinnovato dialogo con il mondo ellenico, latino, latino-americano e terzomondista, al fine di sconfiggere la fame, l'immigrazionismo, il terrorismo, la povertà, l'esclusione sociale, ovvero tutte cose che – come scrissi allora – non sono risolvibili attraverso l'accettazione supina delle regole del mercato capitalista, le quali generano sradicamento sociale ed indentitario di interi popoli, obbligano i governi ad accettare le politiche del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale e della Federal Reserve e rischiano di instaurare fantomatici mercati transatlantici che di fatto impongono, ancora una volta, le volontà di Washington al mondo intero.
Un'unione alternativa tanto al blocco nordamericano che a quello putiniano e che anzi, possa dare qualche lezione di emancipazione anche a quei due blocchi che, come ai tempi della Guerra Fredda, fronteggiandosi, hanno da sempre affamato i popoli del mondo e finanche i rispettivi popoli.
Questo può essere definito populismo, certo. E lo è, ma nella sua accezione positiva ed originaria del termine, giacché il populismo fu movimento di ispirazione socialista nato alla fine dell'800 in Russia per rappresentare i contadini ed i servi della gleba.
Oggi siamo tutti dei servi che devono essere in grado di liberarsi, spezzando le loro catene e guardando ad un avvenire fatto di autogestione dell'economia, delle imprese e della politica, ovvero di democrazia diretta e libertà civica proprio perché rispettosa dei doveri civici di ciascuno nei confronti del proprio Paese e dell'Umanità intera.

Luca Bagatin

venerdì 17 giugno 2016

Vogliamo l'Europa dei popoli fratelli o quella delle élite economico-politiche ? Articolo di Luca Bagatin

Quanto accaduto in Gran Bretagna in queste ore è terribile. L'omicidio di una giovane deputata laburista, Jo Cox, da parte di un neonazista, è seriamente deprecabile, oltre che sconvolgente. Tanto più quando apprendiamo che, la stessa, era oggetto di minacce da mesi. Minacce bellamente ignorate dalla polizia britannica.
La follia di un neonazista, simpatizzante dell'apartheid sudafricano peraltro, non può comunque inficiare le giuste ragioni di chi non vuole l'Europa delle plutocrazie.
La Gran Bretagna di Cameron, dunque, un po' come tutta Europa, deve seriamente fronteggiare la minaccia di un nuovo vento neofascista e neonazista, alimentato da un'immigrazione incontrollata e che spaventa e che è foriera, come abbiamo già scritto in un altro articolo, di sfruttamento dell'uomo sull'uomo e per questo va arrestata.
O i popoli europei scelgono di essere solidali fra loro, oltre le volontà dei loro governanti, oppure non se ne uscirà facilmente.
O vogliamo l'Europa dei popoli fratelli, oppure quella delle élite economico-politiche e, se scegliamo il primo caso, occorre ripensare completamente al modello di sviluppo economico, che deve essere votato all'uscita dal capitalismo ed all'autogestione delle imprese e ad un modello che guardi ad politica partecipativa ed attiva da parte dei cittadini, in luogo dei mediatori politico/partitici.
Diversamente saremo schiavi dell'utilitarismo economicista, che sfrutta il lavoro a basso costo offerto dall'immigrazione generata da guerre e povertà scatenata dall'Occidente opulento e dal commercio delle armi.
L'Europa che sognavano i nostri Padri repubblicani e socialisti libertari - Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi - non era certo l'Europa dei governanti, degli investitori in Borsa, delle imprese che pretendono la crescita illimitata sulle pelle dei lavoratori, dei consumatori, degli immigrati. Una crescita che in Francia ha portato, come già in Italia, ad una legge sul lavoro – la Loi Travail – che smantella i diritti dei lavoratori in nome della competitività dei mercati. Mercati che vanno, invece, aboliti, in nome dell'umanità, dei diritti e dei doveri di cittadinanza dei popoli europei che devono finalmente appropriarsi della propria sovranità economica e politica.
Utopia, si dirà, perché i cittadini non sono capaci di autogestirsi. E' proprio così ? In Francia sembrano invece voler rivendicare le proprie conquiste sociali e così in Belgio. Ed in Spagna l'ottimo risultato del partito civico Podemos sembra andare in questa direzione e così l'Austria che per la prima volta ha eletto un Presidente verde critico nei confronti delle politiche di austerità.
L'Italia, diversamente, sembra rimasta ferma o quasi, ammansita dalle promesse e dalle misure di un Pifferaio magico che fa il gioco delle tre carte togliendo da una parte e aggiungendo dall'altra.
La sua Capitale, poi, mi appare sempre come una città isolata, lontana dalla realtà, dalla mentalità isolata, fatta di gente isolata e che tende a isolare senza rendersene conto, pur con eccezioni importanti, in quanto ho notato che sempre più spesso, a Roma e non solo, molte cose che dovrebbero essere curate dal Comune, sono invece curate dai residenti. Penso ad esempio al verde pubblico o ad alcune strade che sono state pulite o rimesse a nuovo (un parco cittadino persino arredato) con il contributo diretto dei cittadini.
Ciò significa, a parer mio, che la politica e le istituzioni italiane sono diventate sterili, spesso inutili ed inutilmente costose, come quelle di Bruxelles che sindacano sulla lunghezza di questo o quell'ortaggio, ovvero su questioni lontane dai bisogni reali delle persone.
E' forse il momento di dare spazio ai cittadini ed alla comunità attiva. E' forse il momento di permettere ai cittadini di decidere del proprio destino, senza più essere cullati dall'illusione di essere governati. E' forse il momento di diventare un'autentica comunità di persone pensanti.

Luca Bagatin

mercoledì 25 maggio 2016

"Loi travail", "Jobs act" e misure di austerità: anticamera per l'inferno dei popoli. Articolo di Luca Bagatin

In Francia protestano e sonoramente contro una legge antisociale e antidemocratica (in quanto non voluta né votata dai cittadini) denominata “Loi travail”, ovvero il “Jobs act” francese. Una legge che, ovviamente, è sostenuta dall'Europa” delle imprese, delle banche e delle oligarchie, a discapito dei lavoratori, dei precari e dei poveri che sono, poi, la maggioranza dei cittadini europei ai quali non è mai stata permessa l'ultima parola !
Che cosa prevede, in sostanza, la “Loi travail” avanzata dalla Ministra del Lavoro Myriam El Khomri e fortemente voluta da Hollande e dal suo Primo Ministro Valls ? I punti principali prevedono una diminuzione degli stipendi ed un aumento delle ore di lavoro, qualora l'imprenditore lo richiedesse ed il licenziamento in tronco del lavoratore, non solo se l'impresa è in difficoltà economiche, ma anche se è necessaria una riorganizzazione dell'impresa al fine di poter essere competitiva sul mercato (sic !).
In Italia la legislazione che ha introdotto il lavoro flessibile prevista dal “Jobs act” - voluta dal duo Poletti-Renzi - è passata senza grandi proteste. In Francia, nazione dallo spirito ben più laico e rivoluzionario, invece, il principale sindacato – la CGT - che, a differenza dei sindacati italiani, è assai più pluralista e autonomo e per nulla appiattito alle logiche alla sinistra di governo che ha abbracciato il capitalismo assoluto, ha paralizzato il Paese assieme alle proteste di piazza di studenti e lavoratori.
Auguriamoci che la spuntino, perché è in atto ormai da tempo uno smantellamento progressivo dei diritti dei lavoratori, con il conseguente sfruttamento dei precari e della manodopera a basso costo (spesso straniera, alimentata da politiche contemporaneamente neocolonialiste ed immigrazioniste) con il beneplacito dei vertici di Bruxelles, che, peraltro, si trova in quel Belgio che proprio in queste ore è in fermento contro le politiche di austerità.
Occorre ripensare completamente questa Europa, che non garantisce nessuno se non le élites. Occorre che ai lavoratori, ai precari, ai disoccupati ed ai poveri si garantisca la possibilità di vivere dignitosamente. Ed occorre che tutti i cittadini si riapproprino della propria sovranità perduta e di una rinnovato spirito democratico distrutto da politicanti, economisti, imprenditori e banchieri senza scrupoli che incarnano forme di un nuovo nazifascismo dai contorni “soft”, attraverso le luci ed i colori fasulli dei media, della pubblicità commerciale e dei social-network che rimbambiscono le menti ed annichiliscono le coscienze.
In questo senso le analisi dell'ottimo pensatore francese contemporaneo Jean-Claude Michéa ci vengono incontro. Nel suo “Il vicolo cieco dell'economia” (Elèuthera) ci ha spiegato come l'uomo moderno sia diventato schiavo della società capitalistico-illuminista e nel suo “I misteri della sinistra” (Neri Pozza) ci ha dimostrato come la società liberale riconosca unicamente relazioni basate sullo scambio commerciale e sul “contratto giuridico” e non già sullo scambio reciproco disinteressato e sul dono. E ciò lo possiamo notare nella nostra quotidianità.
Ed ha dimostrato come ci sia una profonda differenza fra il socialismo delle origini, al quale si rifaceva anche George Orwell, fondato sulla libertà, sulla democrazia e sui rapporti umani disinteressati, e la sinistra di governo che ha abbracciato il capitalismo assoluto e la società illuministico-liberale, fondata sulla mercificazione di ogni cosa e sul conseguente sfruttamento dell'uomo sull'uomo, negando così, di fatto, ogni autentica libertà ed ogni forma di democrazia. Democrazia che, lo ricordiamo, è governo di popolo e per il popolo.
Ci uniamo così alle giuste proteste del popolo francese, belga ed anche greco, auspicando un risveglio anche delle annichilite coscienze italiche, nella ricerca di una possibile alternativa anticapitalista, democratica e socialista libertaria.

Luca Bagatin