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venerdì 21 aprile 2017
Vive la République et vive la France belle (laïque) et rebelle !
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lunedì 5 settembre 2016
I curdi e la Rivoluzione democratica e libertaria del Rojava. Articolo di Luca Bagatin
Dei curdi non è mai importato poi
molto a nessuno, in quanto non sono una lobby economica e,
soprattutto, sono sempre stati invisi ai governi antidemocratici
della Turchia che mai ebbe uno Stato davvero laico, checché se ne
dica. E soprattutto i curdi sono fra i pochi popoli al mondo che
conoscono davvero il concetto di democrazia, ovvero di “governo del
popolo”. Un concetto che si è perduto forse con la scomparsa delle
agorà greche.
Dei curdi parlammo già in un altro
articolo nella primavera scorsa
(http://amoreeliberta.blogspot.it/2016/03/i-curdi-e-la-questione-curda-una-visita.html),
dopo una visita che facemmo presso il centro culturale curdo “Ararat”
di Roma che, per fortuna, non è stato più chiuso come il Comune di
Roma aveva prospettato in un primo tempo.
Parlammo della loro storia e delle loro
lotte per la democrazia diretta; parlammo delle loro comuni
autogestite e della loro battaglia contro il terrorismo dell'Isis. E
raccontammo di come i curdi siano sempre stati sostenuti da un solo
grande leader internazionale e rivoluzionario: il Rais libico
Mu'Ammar Gheddafi, barbaramente ucciso nel 2011 “grazie” alle
invasioni delle truppe NATO.
E' di pochi giorni fa la notizia che un
ragazzo italiano, l'attivista No Tav Davide Grasso, sta combattendo
in Siria a fianco delle milizie curde dell''YPG contro l'Isis e
invita Renzi a rompere ogni rapporto con la Turchia, la quale –
oltre a mantenere un regime di apartheid contro i curdi turchi - non
perde occasione per attaccare le truppe dell'YPG.
L'appello di Davide Grasso, lo sappiamo
bene, rimarrà probabilmente inascoltato. La Turchia è un Paese ben
protetto dal blocco atlantista. Blocco atlantista che, lo sappiamo
bene, ha destabilizzato proprio quei Paesi (Libia e Siria in primis)
ove oggi l'Isis è fortissimo.
Abbiamo molto da imparare, invece, dai
rivoluzionari curdi del YPG, ovvero delle Unità di Protezione del
Popolo della regione siriana del Rojava, che, assieme all'YPJ (Unità
di Protezione delle Donne) - costituito esclusivamente da donne - ha
dato il via ad una vera e propria rivoluzione libertaria e
umanitaria, oltre che comunitaria.
Come mi raccontò Kazim Toptas,
coordinatore del centro “Ararat” di Roma, la concezione di vita
dei curdi e dei rivoluzionari curdi è fondata sulla libertà di
opinione e di partecipazione popolare diretta alle decisioni
politiche ed ai processi produttivi, oltre che sul rispetto della
laicità e delle varie confessioni e sensibilità religiose del
Rojava. I curdi, inoltre, hanno un profondo rispetto per le donne, le
quali, oltre ad avere la loro milizia (l'YPJ, appunto), hanno pari
diritti rispetto all'uomo e sono equamente rappresentate all'interno
delle istituzioni curde.
L'unità fondante delle comunità curde
nel Rojava sono le comuni autogestite, che sono il fondamento della
vita democratica dei curdi stessi e che sono, per moltissimi versi,
ispirate alla Comune di Parigi del 1870 ed ogni comune può essere
costituita da un minimo di 30 ad un massimo di 300 persone. Ogni
comune è costituita da appositi comitati legati alle varie necessità
sociali. Vi sono infatti comitati di difesa, comitati per l'economia,
comitati per le donne, comitati di educazione e così via e questi
permettono, appunto, ai componenti della comune, di amministrarsi da
soli e l'economia della comune è costituita in modo tale che i
bisogni di tutti i suoi componenti siano soddisfatti: in pieno
spirito solidaristico e fraterno (un muratore provvede alle esigenze
edili; un insegnante a quelle educative; un contadino a quelle
alimentari e così via).
Una forma di compartecipazione
democratica diretta purtroppo sconosciuta nelle nostre sedicenti
democrazie occidentali fondate sul capitalismo edonistico ed
egoistico e sull'elettoralismo, ovvero sulla delega a colui ed a
coloro i quali riescono a prendere più voti, magari grazie al fatto
che sono riusciti ad elaborare “slogan pubblicitari” più
accattivanti oppure riusciranno a garantire meglio la tal lobby
piuttosto che l'altra, che li finanzia e sostiene profumatamente.
I rivoluzionari curdi, in sostanza,
sanno davvero che cosa sia la democrazia, ovvero la libertà, che è
prima di tutto libertà di gestirsi e di autogestirsi, senza egoismi
di sorta.
I rivoluzionari curdi del Rojava, in
sostanza, rifiutano l'economia capitalistica pur senza abbracciare il
sistema del cosiddetto “socialismo reale” comunista. Non si
oppongono all'iniziativa privata, ma prediligono il sistema
collettivo e cooperativistico. Il loro Contratto sociale prevede
infatti che tutte le ricchezze del del suolo e sottosuolo
appartengano alla collettività e così tutte le terre ad unità
immobiliari presenti nella regione del Rojava. Lo scopo principale
dello sviluppo produttivo è dunque quello di soddisfare i bisogni
delle persone e di permettere loro una vita dignitosa.
Anche il diritto legale, nel Rojava, è
risolto in ambito comunitario, ovvero all'interno della comunità
vengono risolte le varie controversie legali, evitando così il
ricorso alle lungaggini dei tribunali ed ogni sanzione ha piuttosto
lo scopo di educare, piuttosto che quello di punire o di instillare
il senso di vendetta e ciò ha fatto sì che il numero di omicidi e
di furti si riducesse drasticamente rispetto al periodo in cui il
Rojava era di pertinenza del governo siriano. Pene severe, ad ogni
modo, sono previste in casi di omicidio o di violenza sulle donne, le
quali sono tenute - nelle comunità curde - nella più alta
considerazione.
Questa è, dunque, la Rivoluzione curda
del Rojava. Questa è, dunque, la causa dei curdi, che è anche la
causa di tutti i sinceri democratici che si oppongono al terrore
religioso, politico, economico.
Questa è una causa da diffondere e
sostenere affinché il mondo apra gli occhi di fronte ai suoi stessi
crimini e comprenda, oltre che abbracci, un approccio diverso.
Comunitario ed autogestionario. Ovvero democratico e libertario.
Luca Bagatin
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giovedì 4 agosto 2016
Pubblicità commerciale e società mercificata: antitesi della Civiltà dell'Amore. Articolo di Luca Bagatin
Ci si indigna di rado e troppo poco. Ad
ogni modo è bastata l'immagine choc di una donna a terra con i
pantaloni abbassati, con le mani che premono l'asfalto e a gambe
divaricate a pubblicizzare una marca di scarpe, per indignare il web
ed il mondo dei cosiddetti social network.
Ben venga, ma come dicevamo, ci si
indigna troppo poco per l'uso ed abuso della pubblicità commerciale
che, lungi dall'essere una forma di arte creativa, è l'espressione
massima della società commerciale e mercificata imposta dal mondo
mediatico e mediocre che, non a caso, ha contribuito – assieme
all'imbarbarimento dell'istituto scolastico, svenduto al privato ed
alle mere logiche economicistiche sull'onda degli istituti scolastici
d'Oltreoceano che tutto hanno prodotto salvo che cultura – ad
appannare la vera ed autentica arte: da quella Sacra a quella
profana, da Michelangelo a Gauguin passando per il nostro Leonardo Da
Vinci. L'arte che decantava la Natura, l'Essere Umano, il Vero, il
Buono e il Bello.
Un messaggio che veicola un prodotto
non può, per la sua stessa funzione, essere considerato una forma
d'arte. Peggio ancora se il messaggio commercial-pubblicitario
rappresenta una donna o comunque una persona che sembra sia stata
stuprata, come nel caso di cui sopra.
Che poi l'immagine sembra quasi
suggerire che ad essere stuprate, peraltro, siano le menti di chi
guarda e di chi acquista, attraverso il veicolo del messaggio
commercial-pubblicitario che tende, appunto, a suggerire bisogni
indotti di cui, altrimenti, non avremmo alcuna reale necessità.
E' il caravanserraglio dell'effimero,
del “reality”, del “social”, ove ogni rapporto e ogni atto è
relegato alla compravendita, ad una manifestazione ragionieristica di
“dare-avere”, ad amicizie fasulle, a prodotti voluttuari di cui
non sapremmo che farcene se dietro ad essi non fosse costruito un
“mondo effimero”, appunto, creato da appositi operatori
pubblicitari e del merchandising, novelli lobotomizzatori di una
società capitalistica che non conosce il sentimento, l'amore, la
stabilità e la profondità dei rapporti, ma rincorre il desiderio,
il piacere (sino a raggiungere immagini che, pur di scioccare,
raggiungono il dolore estremo), l'effimero, il fuggevole,
l'instabile. E questo in ogni ambito: da quello lavorativo (la
flessibilità del lavoro, imposta ormai tanto dai governi di destra
che di sinistra) a quello sentimentale (con tanto di reality show,
spesso importati d'Oltreoceano, che sdoganano l'infedeltà di coppia)
sino all'omologazione del pensiero, alla mediaticizzazione di ogni
atto della vita quotidiana (i famosi “cinque minuti di celebrità”
tanto decantati da Andy Warhol, capostipite della società dello
spettacolo in salsa pop), ai beni di consumo sempre meno durevoli in
quanto costruiti in modo tale da non essere durevoli, al fine di
alimentare sempre di più la spirale del consumo e del ciclo continuo
inunamitario del “produci-consuma-crepa”.
E' poi naturale che, di fronte a tutto
ciò, le differenze si annullino, che le identità scompaiano, che
l'immigrato extracomunitario veda l'Occidente opulento come il Paese
del Bengodi e rinunci ai suoi usi e costumi per snaturare sé stesso
giungendo nei nostri “lidi” tutt'altro che felici, bensì
fasulli, effimeri e fondati sullo sfruttamento delle menti, dei
corpi, del desiderio, ovvero sui bisogni indotti che uccidono i sogni
di vera emancipazione e di libertà, ovvero di autogoverno e di
autogestione: la base della democrazia partecipata e partecipativa.
L'ideologia del desiderio e la società
del piacere, dunque, in luogo della Civiltà dell'Amore, come ho
spesso scritto. L'ideologia dell'ego e del dolore (con relativa tivù
del dolore !) contro l'idea di una società di liberi ed eguali
perché consapevoli delle proprie scelte, dei propri bisogni, delle
proprie identità e culture.
Ciò che non è riuscito a fare il
totalitarismo sovietico sembra esserci riuscito il totalitarismo del
capitalismo assoluto e della società mercificata ed una rilettura in
tal senso di “1984” di George Orwell sarebbe più che mai
appropriata. Del resto il “Grande Fratello” è, forse non per
caso, uno dei realty show fra i più noti e popolari al mondo (sic
!).
Luca Bagatin
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lunedì 1 agosto 2016
Papa Francesco: il profeta dell'amore non allineato al pensiero unico globalista. Articolo di Luca Bagatin
Appena nominato Papa dei cattolici ero
perplesso relativamente a Monsignor Bergoglio. Pensavo fosse
l'ennesimo Papa mediatico, con un entroterra conservatore e a tratti
misogino ed alla ricerca di nuovi fedeli da catechizzare.
Purtuttavia mi sono ricreduto. Le sue
aperture sono state grandi. E' un Papa che, innanzitutto, non
giudica. E non compie ingerenze nella sfera politica, pur
dimostrandosi forse il miglior analista politico contemporaneo.
Analista che non le manda a dire nemmeno alla Turchia, alla quale ha
ricordato il genocidio armeno (cosa che non hanno pressoché mai
fatto gli altri politici occidentali, attenti a mantenere ottimi
rapporti con la Turchia, membro della Nato ed amica dell'occidente
globalista) e riconoscendo la lotta dei curdi contro l'Isis in Siria
ed anche qui, la sua voce è stato un caso isolato nell'ambito della
cosiddetta “comunità occidentale”, che i curdi li ha sempre
ignorati, se non lasciati al loro destino.
Papa Francesco, dunque, venuto dalle
estreme periferie latinoamericane, è un Papa non allineato al
pensiero unico politicamente corretto di matrice
capitalistico-borghese-statunitense, poiché è il Papa del
riconoscimento delle diversità e non già dell'omologazione
globalista. E' il Papa che, giustamente, non identifica l'Islam con
il terrorismo, ma individua i diretti responsabili del terrorismo ed
identifica terrorismo tutti i processi connessi al “dio danaro”
che, assieme all'ideologia del desiderio ed al capitalismo assoluto,
sono i responsabili delle vera crisi che attanaglia l'umanità, che è
una crisi prima di tutto umana e spirituale, che annichilisce e
violenta i cervelli, uccide il pensiero e lo omologa, crea
deseguaglianze ed ulteriori sperequazioni fra ricchi e poveri.
Papa Bergoglio è lì a dirci questo. E
lo dice non solo ai cattolici che rappresenta, ma anche noi laici ed
anticlericali. E lo dice con senso di amore e laicità. Quel senso di
amore e laicità che ha conquistato non solo tutta l'America Latina
dalla quale egli proviene, un'America Latina socialista
rivoluzionaria e del XXI secolo, ma anche un leader laico come Marco
Pannella che, prima di morire, ha ricordato – significativamente -
che “l'odio è degli stronzi”.
Papa Francesco è dunque amato da
coloro i quali lo sanno ascoltare, ma rimane indifferente alla destra
ed alla sinistra, le quali sono le maggiori responsabili dell'avvento
del capitalismo assoluto e del terrorismo, attraverso il
neocolonialismo e l'interventismo guerrafondaio, che sono anche
responsabili delle migrazioni di massa e dell'avvento di una società
cosmopolitica indistinta nella quale si pretende che le differenze
siano annullate, così come avvenuto negli Stati Uniti d'America,
patria del confusionismo, della sperequazione sociale e della scarsa
cultura umanistica.
Papa Francesco sembra essere ad ogni
modo una goccia – luminosa - in mezzo al mare. Una goccia, forse,
destinata a passare. Ma per ora è lì ad illuminarci e per questo,
anche se la cosa può sembrare un po' puerile, gli vogliamo molto
bene e lo ringraziamo.
Luca Bagatin
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martedì 26 luglio 2016
L'immigrazione è un fenomeno padronale.
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sabato 23 luglio 2016
"Libertà è libertà dal bisogno per approdare al sogno !" Riflessioni di Luca Bagatin
La povertà non è una questione superabile con l'assistenza, ma
con l'umanità.
L'assistenza è un concetto introdotto dai borghesi per pulirsi la coscienza.
L'assistenza è un concetto introdotto dai borghesi per pulirsi la coscienza.
Il terrorismo e la violenza trovano
terreno fertile nel "Lumpenproletariat", ovvero nel
"Sottoproletariato", di cui nessuno si è mai curato (si
curano solo della classe media...bah)
I borghesi ed i governanti sottovalutano l'aumento della povertà in Italia, ma anche nel resto del mondo.
Ne pagheremo - se non ne stiamo già pagando - tutti le conseguenze.
I borghesi ed i governanti sottovalutano l'aumento della povertà in Italia, ma anche nel resto del mondo.
Ne pagheremo - se non ne stiamo già pagando - tutti le conseguenze.
Ironia dei "social": trovano pornografici dei corpi nudi, ma non i Pokemon e tutto ciò che ne consegue.
Abbandonare la cultura liberal-radicale, come ho fatto nel corso degli anni, significa abbandonare l'ideologia del desiderio, per ricercare ed approdare al sentimento. Ovvero non già alla ricerca dei diritti ed alla "società del piacere", ma alla riscoperta dei doveri verso il prossimo e, dunque, alla Civiltà dell'Amore.
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martedì 19 luglio 2016
La Turchia e l'Occidente liberaldemocratico. Articolo di Luca Bagatin
L'Occidente cosiddetto
liberaldemocratico, ovvero che parla molto di libertà e la
propaganda, spesso persino imponendone i modelli consumistici (privi
di qualsivoglia libertà) agli altri, non conosce, invero, la
libertà.
In Turchia c'è chi parteggia o ha
parteggiato per i militari golpisti, senza conoscerli. Personalmente
preferisco sospendere il giudizio. Ricordo ancora quando un manipolo
di camionisti turchi aggredì noi verdi e radicali, nel 1999, al
porto di Trieste, allorquando manifestavamo in modo nonviolento
contro la pena di morte in Turchia e fra noi c'era un giovane ragazzo
curdo. Fummo aggrediti in territorio italiano e solo l'intervento dei
militari della Guardia di Finanza evitò il peggio.
Parliamo della Turchia membro della
NATO e che vuole entrare a tutti i costi nell'Unione Europea ! Una
Turchia che, ancora oggi, vilipende il popolo curdo e non ammette il
genocidio degli armeni. E non ammettono queste cose nemmeno i
cosiddetti turchi “laici”.
A questo bisognerebbe pensare. Alla
dignità dei popoli curdi e armeni dimenticati dall'Occidente, forse
perché non rappresentano – nel mondo – alcuna lobby economica.
Ed invece essi vogliono semplicemente vivere in pace ed armonia ed
autogestirsi attraverso il confederalismo democratico. Ed in Siria
hanno iniziato per primi a combattere contro il terrorismo di Daesh e
continuano a farlo.
Viva il popolo armeno e curdo, quindi !
E viva gli indiani d'America ! Viva i popoli liberi e sovrani ovunque
essi siano !
Questa la libertà che l'Occidente
liberaldemocratico non conosce poiché, come ci ha insegnato l'ex
Presidente dell'Uguguay José “Pepe” Mujica e come ricorda
l'economista francese Serge Latouche “Una società felice
consuma poco; per indurre a consumare bisogna creare
insoddisfazione”.
L'Occidente liberaldemocratico si fonda
sul consumismo e, dunque, sull'insoddisfazione (umana, spirituale,
sociale, sessuale...) e dunque non è felice e spesso ha creato
l'infelicità di altri, esportando la sua personalissima idea di
libertà e democrazia, ovvero colonizzando, sfruttando e depredando.
La democrazia è altro: è governo
diretto delle persone, non già delle lobby, delle élite, dei
politici o del danaro.
La libertà è autogestione e
compartecipazione.
La democrazia e la libertà sono
l'esatto opposto della violenza, dello sfruttamento e della
prevaricazione.
Sarà il caso di iniziare a rifletterci
un po' su.
Luca Bagatin
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martedì 14 giugno 2016
Immigrazionismo, ovvero logica conseguenza del capitalismo e del neocolonialismo. Articolo di Luca Bagatin
Il numero di immigrati che continua a
morire nel Mediterraneo continua a salire. E così anche il flusso di
migranti senza un futuro, approdati sulle nostre coste.
Una vera e propria deportazione forzata
e di massa. Che va arrestata.
Deportazione causata da povertà e
guerre causate direttamente e/o indirettamente dall'Occidente (si
pensi alle guerre in Libia e Siria che hanno peraltro favorito il
terrorismo fondamentalista internazionale) e dalle politiche del
Fondo Monetario Internazionale, che si rifiuta di fare l'unica cosa
sensata e che già leader africani quali Thomas Sankara richiedevano
negli Anni '80: condonare il debito che soffoca i popoli ed i Paesi
poveri.
Deportazione causata da guerre sia
tribali che occidentaliste, che va arrestata attraverso la
proibizione della vendita di armi ai Paesi del Terzo Mondo e con la
progressiva riconversione delle industrie di armi nei nostri Paesi.
Deportazione causata dal capitalismo e
dalle multinazionali, che hanno di fatto nuovamente colonizzato
l'Africa ed il Terzo Mondo, come un tempo fecero le grandi Potenze
europee.
Deportazione che favorisce unicamente
la criminalità organizzata e le imprese che sfruttano e sfrutteranno
la manodopera immigrata a basso costo.
Deportazione che causa lo sradicamento
forzato di interi popoli dalle loro terre d'origine per giungere in
un Occidente i cui usi e costumi sono diversi.
La diversità è sempre una ricchezza.
Il mescolamento forzato non lo è per nessuno.
L'illusione della società multienica -
generata dal capitalismo attraverso la diffusione dell'edonismo, del
libero commercio e delle guerre - non genera cultura e condivisione,
ma solo confusione e perdita delle identità.
Guardiamoci bene dal diventare come gli Stati Uniti d'America, crogiolo massimo di incultura, confusionismo e macelleria sociale. Il fenomeno dell'immigrazionismo, come ricorda il filosofo Alain De Benoist, non è altro che immigrazione incontrollata e forzata. Generata, come dicevamo, dal colonialismo, dal neocolonialismo, dalle guerre e dallo sfruttamento del Terzo Mondo e che si è tradotta in esodi di massa che portano danari solo alle imprese e perpetuano lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e lo sradicamento identitario di tutti. E ciò genera e genererà nuove lotte fra poveri. Poveri che in Europa sono esponenzialmente in aumento, con l'Italia che annoverava a marzo di quest'anno – come rilevato dall'Istat – 1 milione e 470 mila famiglie residenti indigenti (oltre 50.000 le persone senza dimora, peraltro).
Guardiamoci bene dal diventare come gli Stati Uniti d'America, crogiolo massimo di incultura, confusionismo e macelleria sociale. Il fenomeno dell'immigrazionismo, come ricorda il filosofo Alain De Benoist, non è altro che immigrazione incontrollata e forzata. Generata, come dicevamo, dal colonialismo, dal neocolonialismo, dalle guerre e dallo sfruttamento del Terzo Mondo e che si è tradotta in esodi di massa che portano danari solo alle imprese e perpetuano lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e lo sradicamento identitario di tutti. E ciò genera e genererà nuove lotte fra poveri. Poveri che in Europa sono esponenzialmente in aumento, con l'Italia che annoverava a marzo di quest'anno – come rilevato dall'Istat – 1 milione e 470 mila famiglie residenti indigenti (oltre 50.000 le persone senza dimora, peraltro).
Il liberoscambismo economico e le
sedicenti politiche di accoglienza hanno dunque fallito e sono
foriere di diseguaglianze, di morti e di sfruttamento, con buona pace
di quanto afferma la Presidentessa della Camera Laura Boldrini,
rappresentante di quella sinistra che ha scelto la strada del
capitalismo e del liberalismo assoluto, ovvero delle libertà
garantite solo ai ricchi.
Occorre, dunque, ripensare
completamente la politica economica europea, che guardi ad una uscita
progressiva dalla logica del capitale, per aprire una stagione
fondata sull'autogestione delle imprese e la cooperazione fra i
popoli. Se l'Europa sarà unita su queste logiche, allora sarà
un'Europa unita e solidaria. Diversamente continuerà ad essere
l'Europa dei ricchi, dell'impresa privata e delle lobby. L'Europa
della troika che affama i popoli.
Occorre, come afferma Jean-Claude
Michéa, rompere con la logica dell'utilitarismo e dell'economicismo,
rompendo con l'individualismo borghese anticomunitario, recuperando
il socialismo di Marx, Sorel, Proudhon, Mazzini e George Orwell (che
è peraltro la strada che intraprese la Libia di Gheddafi ed il
Socialismo del XXI secolo latinoamericano, osteggiato ancora oggi
dagli USA), chiudendo finalmente con la logica totalitaria del lavoro
flessibile e precario generato dalla concorrenza fra le imprese,
ovvero dalla logica del mercato.
Logica che, tornando all'inizio del
nostro articolo, sta generando le deportazioni di massa di immigrati
alle quali stiamo assistendo. Con le conseguenti sofferenze che ben
costoro conoscono e che nel medio lungo-periodo conosceremo tutti.
Luca Bagatin
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lunedì 28 marzo 2016
I Curdi e la questione curda: una visita al centro culturale "Ararat" di Roma. Articolo di Luca Bagatin
Primavera '99. Porto di Trieste. Avevo
vent'anni e portavo un paio di occhiali rotondi come Gandhi.
Ero un militante verde e fra noi -
Verdi e Radicali - c'era un ragazzo curdo di cui non ricordo il nome.
Fra noi ricordo l'amico del Partito Radicale John Fischetti, unico
della brigata di allora che vedo e frequento ancora. E poi l'allora
Assessore dei Verdi friulani Mario Puiatti, l'attivista del FUORI!
Italo Corai, l'allora deputato Michele Boato e Renato Fiorelli.
Eravamo una decina. Portavamo dei cartelli al collo sui quali vi era
scritto: NO ALLA PENA DI MORTE IN TURCHIA.
Era il periodo in cui si parlava
dell'entrata della Turchia nell'Unione Europea e della condanna a
morte del capo del partito curdo PKK Ocalan.
Bloccammo simbolicamente dei tir
turchi. Il nostro intento era del tutto pacifico e dimostrativo.
Purtuttavia i camionisti non gradirono e, scesi dai tir, iniziarono
ad assalirci. Il ragazzo curdo se la vide davvero brutta e, se non
fosse stato per i militari della Guardia di Finanza, l'avrebbero
certamente linciato. Fu allora che compresi che, ai turchi, i curdi
non piacevano proprio.
Primavera 2016. Roma, quartiere
Testaccio. L'amica fotografa Maddalena Celano mi invita a visitare il
centro culturale curdo “Ararat”, che prende il nome dal
suggestivo monte della Turchia orientale. Maddalena mi scatta delle
foto con Sara - una degli attivisti - e poi all'interno della struttura. Il centro sta rischiando la
chiusura, proprio in questi giorni, a causa della scadenza della
concessione con il Comune di Roma.
Kazim Toptas, il coordinatore del
centro, mi mostra la raccomandata che ha ricevuto e che dice che, in
sostanza, non è possibile procedere al rinnovo della concessione a
causa di un “riordino del patrimonio capitolino”. E quindi ci
vanno di mezzo i curdi rifugiati in Italia (l'altro centro culturale
autogestito e concesso dal Comune è sito a Torino) che si
ritroveranno, a giorni, sulla strada.
Faccenda davvero triste che,
auguriamoci, si risolva nel migliore e più sensato dei modi.
Ma chi sono i curdi ?
“Siamo un antico popolo mediorientale
che anticamente abitò la Mesopotamia”, mi dice Kazim. “Molti di
noi sono zoroastriani, altri si sono islamizzati. Io sono alevita,
come molti di noi, che è una religione che rispetta tutti e crede
nell'uguaglianza fra uomini e donne”.
Sì, ma in Turchia siete perseguitati.
“Sì, siamo perseguitati da sempre. In Turchia, Siria, Iran,
Iraq... Per noi vige il regime di apartheid sin da quando non esiste
più una nazione curda”.
Quindi, in sostanza, volete
ricostituirne una... “No, alla maggior parte di noi non interessa.
Quelli sono i nazionalisti, che vogliono una nazione indipendente.
Molti di noi, me compreso, non la pensiamo affatto come i
nazionalisti curdi. Siamo federalisti, anzi, crediamo nel
confederalismo democratico, ovvero vogliamo solo essere rispettati
nell'ambito delle nostre comunità autonome. Il nostro modello
vorrebbe ispirarsi a quello svizzero. Crediamo nella democrazia
diretta e nella tutela delle minoranze. Crediamo nell'uguaglianza di
tutti, ad iniziare dalla parità di diritti fra maschi e femmine.
Siamo per l'autogestione e pensiamo che solo questo sistema possa
essere la chiave per superare non solo i nostri problemi, ma anche
quelli di tutto il Medioriente diviso in tribù, piagato dal
fondamentalismo islamico e dal capitalismo...”.
Infatti voi combattete il
fondamentalismo islamico. “Sì, in Siria, a Kobane, a Rojava, vi
sono i nostri combattenti dello YPG, soprattutto donne, che
combattono l'Isis a fianco delle truppe regolari siriane”.
Quindi in Siria state con Assad. “Non
ci fidiamo totalmente di lui. Noi siamo per la democrazia diretta e
lui è Presidente della Siria solo perché figlio e erede di
Hafiz-al-Assad, che un tempo ci perseguitava. Per noi rimane un
dittatore, ma è certamente più democratico del turco Erdogan, che
in Turchia ci massacra. Assad, che fra l'altro è di religione
alevita come me, in cambio del nostro aiuto, ha promesso
l'indipendenza del popolo curdo in Siria”.
E di Putin che ne pensate ? “Ci sta
dando una mano, ma non ci fidiamo di lui. Lui pensa agli interessi
della Russia, non a quelli del popolo curdo oppresso. L'unico leader
che si pronunciò in favore del popolo curdo fu Gheddafi...ma è
stato ucciso, come sappiamo”.
![]() |
| Kazim Toptas |
Kazim, tu sei nato in Turchia. Com'è
la situazione lì per voi ? “Brutta. Io sono fuggito dalla Turchia
e sono un rifugiato politico. Il governo di Erdogan è autoritario,
ci opprime ed impone la sua ideologia di Stato. Non riconosce i
diritti delle donne, che per noi è una cosa fondamentale”.
Avete un vostro partito rappresentato
in Parlamento comunque... “Sì, l'HDP, il Partito Democratico del
Popolo, che è un partito che si ispira al socialismo libertario e
all'ambientalismo e porta avanti la nostra idea di confederalismo
democratico. E' l'unico partito curdo rappresentato in Parlamento. La
nostra concezione di vita, come puoi capire e vedere, è basata sulla
libertà di opinione, sul rispetto delle diversità, sulla laicità
nel rispetto della visione spirituale di tutti. Sulla tolleranza”.
Eh sì, caro Kazim. Temo di capire
perché in pochi parlano di voi ed in pochi hanno interesse ad
abbracciare la vostra causa o, peggio, vi perseguitano.
Gesù Cristo fu messo in croce per lo
stesso motivo.
E ora, che scrivo queste poche righe,
una lacrima mi scende. Ma non è una lacrima di dolore, bensì di
consapevolezza. La consapevolezza che dovete proseguire nella ricerca
del vostro diritto ad autodeterminarvi, ad autogestirvi. A far
conoscere la vostra cultura e la vostra concezione di vita che
attinge dagli antichi insegmanenti di Zarathustra.
Luca Bagatin
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martedì 22 marzo 2016
No alla violenza ! No alla guerra ! Sì all'Amore (e alla Libertà) !
Nel momento massimo del dolore mi chiedo solo se la soluzione sia più semplice di quel che pensiamo e sia magari racchiusa in una sola parola: AMORE.
Un Amore praticato, non decantato.
Da tempo ho rinunciato alla politica partitica e alle analisi economicistico-politiche, per ricercare, con Amore e Libertà, una strada alternativa. La ricerca di quella Civiltà dell'Amore che può nascere solo nel nostro cuore.
Ricerca di quella Civiltà dell'Amore che per me è ormai l'unica teoria valida: la Quarta Teoria Universale.
L. B.
venerdì 22 gennaio 2016
Il Family Day sia la festa di tutti i conviventi ! Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)
La famiglia è un nucleo di persone che
convivono nella medesima abitazione. Possono essere parenti, amici,
una coppia, o anche semplicemente una persona e un animale.
Questa la definizione autentica del
concetto e che andrebbe spiegata a coloro i quali pretendono –
ideologicamente - che la famiglia sia composta da un padre, una madre
e, eventualmente, dei figli.
Una famiglia siamo, in sostanza, anche
io e il mio gatto, con buona pace di monsignor Bagnasco & Co.,
che della famiglia hanno un concetto tutto loro. O forse non
convivono con un gatto.
Per cui al Family Day potrebbe
partecipare chiunque conviva nella medesima abitazione:
eterosessuali, omosessuali, bisessuali, transessuali, amici, parenti,
animali domestici ecc....
Anzi, sarebbe bello vi partecipassero
tutti i conviventi d'Italia, proprio per celebrare la giornata della
famiglia, ovvero della convivenza. Convivenza che è alla base della
tolleranza reciproca e dell'amore fraterno.
Il messaggio che gli organizzatori
ufficiali del Family Day dal 2007 ad oggi vorrebbero far
passare, è invece un messaggio ideologico e di divisione umana fra
modi di pensare e di vivere/convivere diversi. E stupisce che una
Chiesa che, a parole quantomeno, dovrebbe predicare l'amore, abbia al
suo interno esponenti che fomentano contrapposizioni e divisioni,
anziché promuovere la concordia ed il rispetto fra le genti.
Ed è altresì ideologico e
sessuofobico ritenere che un figlio non possa essere cresciuto da un
single o crescere in seno ad una coppia omosessuale, dato che ciò di
cui necessita un bambino è solo l'amore. Quell'amore ucciso dalle
divisioni e dalle ideologie in nome della destra, della sinistra, del
cattolicesimo, dell'ebraismo, dell'islamismo e così via. Un bambino,
un figlio, grazie al cielo, di tutte queste cose se ne frega e non ha
certo bisogno (auguriamoci che nemmeno da adulto abbia mai bisogno
di questi “ameni” aspetti della più varia umanità e sia uno
spirito che pensi sempre con la sua testa !).
Non sappiamo come questo Parlamento
intenda legiferare in merito, per quanto noi abbiamo le idee più che
chiare nell'ambito di uno Stato che voglia garantire laicità e
libertà per tutti, senza ingerenze o divisioni ideologiche. Quel che
è certo è che è oltremodo ridicolo pensare che il tema delle unoni
civili o del matrimonio omosessuale sia un'”arma di distrazione”,
visto che in realtà è un tema centrale per milioni di persone
omosessuali che pagano regolarmente le tasse.
Luca Bagatin
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venerdì 8 gennaio 2016
"Religione è schiavitù ! Spiritualità è libertà !" Riflessioni by Luca Bagatin (tratte da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)
La vera bestemmia è dirsi rappresentanti di Dio sulla terra. Dio
non necessita di rappresentanti perché Egli semplicemente E'.
Non mi interessano né i partiti né le organizzazioni.
Sono tutte cose composte da persone spesso senza principi, che amano avere addosso patacche inutili, che compiono gesti e rituali che spesso nemmeno comprendono, che dicono cose per il puro piacere di sentire che suono hanno nelle loro bocche.
Mi interessano piuttosto le grandi anime, i grandi spiriti, quelli che, nel corso dei Secoli, hanno combattuto a sprezzo del pericolo e della loro stessa vita: da Giovanna D'Arco a Bolivar da Garibaldi ad Anita.
Tutti sono bravi a parlare invano. Pochi sono bravi a morire non invano.
Solo la sessualità libera e consapevole può liberarci dalla religione, ovvero dalle conseguenze fondamentalistiche che essa comporta.
Sono tutte cose composte da persone spesso senza principi, che amano avere addosso patacche inutili, che compiono gesti e rituali che spesso nemmeno comprendono, che dicono cose per il puro piacere di sentire che suono hanno nelle loro bocche.
Mi interessano piuttosto le grandi anime, i grandi spiriti, quelli che, nel corso dei Secoli, hanno combattuto a sprezzo del pericolo e della loro stessa vita: da Giovanna D'Arco a Bolivar da Garibaldi ad Anita.
Tutti sono bravi a parlare invano. Pochi sono bravi a morire non invano.
Solo la sessualità libera e consapevole può liberarci dalla religione, ovvero dalle conseguenze fondamentalistiche che essa comporta.
Per battere Renzi e il renzismo occorre un leader di destra che
sappia essere di sinistra. Estrema.
L'amicizia fra due o più persone esiste quando queste si frequentano e/o si sentono spesso.
Quando ciò non avviene il loro rapporto si chiama "conoscenza".
Poi, all'interno di questa "conoscenza" ci può essere, eventualmente, l'"empatia".
Anche questa, come l'amicizia, non va declamata ma va PRATICATA e DIMOSTRATA.
Queste in breve le ragioni per le quali da anni:
a) ho deciso di non frequentare qualsi nessuno;
b) ho una grande considerazione per concetti quali "amicizia", "empatia", "fratellanza", ovvero per il loro AUTENTICO SIGNIFICATO PRATICO.
L'amicizia fra due o più persone esiste quando queste si frequentano e/o si sentono spesso.
Quando ciò non avviene il loro rapporto si chiama "conoscenza".
Poi, all'interno di questa "conoscenza" ci può essere, eventualmente, l'"empatia".
Anche questa, come l'amicizia, non va declamata ma va PRATICATA e DIMOSTRATA.
Queste in breve le ragioni per le quali da anni:
a) ho deciso di non frequentare qualsi nessuno;
b) ho una grande considerazione per concetti quali "amicizia", "empatia", "fratellanza", ovvero per il loro AUTENTICO SIGNIFICATO PRATICO.
venerdì 1 gennaio 2016
Contro il modernismo. Per la conservazione dello Spirito. Riflessioni di Luca Bagatin (tratte da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)
Per me forme di terrorismo sono il modernismo, il capitalismo, il
globalismo, ovvero lo snaturamento delle persone e dei popoli.
Sono fiero di essere un conservatore: dello spirito, dell anima, delle culture originarie degli antichi popoli della terra.
Sono fiero di essere un conservatore: dello spirito, dell anima, delle culture originarie degli antichi popoli della terra.
A differenza dell America Latina, in Europa i politicanti di
sinistra ragionano come i ricchi ed i borghesi. Considerano i poveri
come dei pezzenti da assistere e, da Hollande a Renzi si sono venduti
al capitale da quel dì.
Per questo, in Europa, non sarò mai di sinistra e riconoscerò sempre la superiorità morale dei poveri miei pari.
Per questo, in Europa, non sarò mai di sinistra e riconoscerò sempre la superiorità morale dei poveri miei pari.
mercoledì 9 dicembre 2015
In memoria di Riccardo Schicchi articolo di Luca Bagatin del 9 dicembre 2013 (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)
Il 9 dicembre del 2012 moriva Riccardo
Schicchi, soprannominato il “Re del porno”.
In realtà Schicchi detestava la parola
“pornografia”, preferendole il termine “erotismo” e
“trasgressione”.
Trasgressione delle regole imposte da
una (in)cultura bigotta e repressa, quella italica, che lui
combatterà per tutta la vita, attraverso il suo lavoro e le sue
iniziative.
Riccardo Schicchi ed Ilona Staller-Cicciolina,
fondando l'Agenzia Diva Futura, nei primi Anni '80, sdoganarono
l'erotismo e lo portarono persino il televisione ed in politica,
scatendando così una delle più grandi provocazioni che siano mai
state ideate e realizzate nel nostro Paese.
Fecero forse ciò che oggi, nei Paesi
dittatoriali o pseudo-democratici, fanno le attiviste di “Femen”,
mostrando i loro seni nudi, per contrapporsi alla violenza della
politica antidemocratica, antilaica, antilibertaria.
Pochissimi, anzi quasi nessuno sa o
ricorda che fu Riccardo Schicchi a ideare la prima lista
verde-ambientalista in Italia, nel 1979, ovvero la Lista del Sole e a
realizzarne il simbolo, ovvero quel Sole che Ride che, attualmente, è
di proprietà dei Verdi (dopo essere transitato per i Radicali).
La Lista del Sole, infatti, fu il primo
tentativo del duo Schicchi-Staller di fondare un partito
libertario-ambientalista in un Paese incivile come il nostro.
Quell'esperienza, del resto, portò Schicchi ed Ilona a candidarsi
nelle liste del Partito Radicale, nel 1987, ove Cicciolina sarà
eletta con ben 20.000 preferenze.
Un'esperienza diversa e alternativa,
che farà sì che in Parlamento di discutsse finalmente di educazione
sessuale nelle scuole, di affettività e sessualità per i detenuti,
di introduzione dell'ora di storia delle religioni in luogo dell'ora
di religione. Un'esperienza che pur non fu colta appieno nemmeno dai
Radicali (specie i più bigotti), i quali rimarranno contrariati dal
libertarismo del duo Schicchi-Staller e che, tempo dopo, nel 1991,
porterà alla nascita del Partito dell'Amore – fondato da Riccardo
Schicchi e da Mauro Biuzzi – ed il cui leader carismatico diverrà
Moana Pozzi.
Riccardo Schicchi rimarrà ad ogni modo
celebre per aver lanciato e promosso numerose artiste dell'eros e –
grazie al suo amore per i “contrasti” ed un'ammirazione
spasmodica per l'universo femminile - per averle trasformate in vere
e proprie “eroine eteree”. Mai volgari. Quasi delle fatine uscite
da un libro per ragazzi, solo in chiave erotica. Pensiamo a Ilona
Staller-Cicciolina, appunto, vera e propria “fricchettona
romantica”, a Ursula Davis-Hula Hop (che recitò anche in un film
del celebre regista Piero Vivarelli), a Ramba, a Petra, a Baby Pozzi ed alla
stessa Moana.
Donne che rimangono e rimarranno nella
memoria di coloro i quali le amano e le hanno amate.
L'esperienza artistica di Diva Futura,
oltre che quella politica di Riccardo Schicchi penso non debbano
essere dimenticate e tantomeno relegate a quello che comunemente
viene definito “trash”.
Il trash, la vera pornografia, come
amava ricordare lo stesso Schicchi, era altro. Era la disonestà
intellettuale e morale della politica e di certa cultura “ufficiale”.
Quella politica e quella cultura che,
nemmeno in punto di morte, resero omaggio a questo grande fotografo,
artista, talent scout, libertario e politico italiano.
Luca Bagatin
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domenica 6 dicembre 2015
Non la pensiamo come Marine Le Pen, ma non ci dispiace. Purché si allontani dal fascismo di Salvini e abbracci il libertarismo, il Socialismo del XXIesimo secolo ed il Garibaldinismo di "Amore e Libertà"
Non la pensiamo come lei su molte cose, in particolare sui diritti civili.
Purtuttavia riconosciamo che Marine Le Pen ha saputo, meglio di altri, in Francia e in Europa, intercettare il voto dei diseredati e degli oppressi. Diseredati e oppressi da una globalizzazione senza amore e da un sistema economico di mercato che uccide.
Per questo, auspicando che possa mutare ulteriormente il DNA del suo partito, il Front National, e, definendosi "non di destra" e laica, possa allontanarsi dal capital-fascismo dei Salvini ed ispirarsi, piuttosto, ai valori libertari del Socialismo del XXIesimo, del Peronismo, del Kirchnerismo, del Garibaldinismo che sono propri del nostro pensatoio "Amore e Libertà".
Purtuttavia riconosciamo che Marine Le Pen ha saputo, meglio di altri, in Francia e in Europa, intercettare il voto dei diseredati e degli oppressi. Diseredati e oppressi da una globalizzazione senza amore e da un sistema economico di mercato che uccide.Per questo, auspicando che possa mutare ulteriormente il DNA del suo partito, il Front National, e, definendosi "non di destra" e laica, possa allontanarsi dal capital-fascismo dei Salvini ed ispirarsi, piuttosto, ai valori libertari del Socialismo del XXIesimo, del Peronismo, del Kirchnerismo, del Garibaldinismo che sono propri del nostro pensatoio "Amore e Libertà".
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giovedì 26 novembre 2015
Sui conflitti, sulla democrazia, sulla religione, sulla libertà, sull'economia. Riflessioni di Luca Bagatin (tratte da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)
Democrazia è governo di popolo.
Non governo della maggioranza.
Non credo in nessuna religione.
Per questo credo in Dio.
Per questo credo in Dio.
I conflitti, ogni tipo di conflitto, nascono dalla nefasta
propensione umana dell'invadere la sfera altrui. E ciò può
avvenire in molti modi: giudicando il prossimo, facendogli violenza
nelle innumerevoli forme possibili (da quella verbale a quella
fisica), disturbando o interessandosi agli affari altrui, rompendo
le cose altrui (sia metaforicamente che fisicamente) ecc...
Chi si fa gli affari propri campa cent'anni.
Chi non se li fa, finisce per creare situazioni di conflitto e spesso non campa a lungo o, quantomeno, ci auguriamo che ciò non accada.
Una società che voglia evitare i conflitti deve imparare a non essere una società di rompicoglioni (nelle più varie forme possibili).
Chi si fa gli affari propri campa cent'anni.
Chi non se li fa, finisce per creare situazioni di conflitto e spesso non campa a lungo o, quantomeno, ci auguriamo che ciò non accada.
Una società che voglia evitare i conflitti deve imparare a non essere una società di rompicoglioni (nelle più varie forme possibili).
(Troppa) libertà (di scelta) è schiavitù.
Penso che l'unica
lotta efficace alla disoccupazione si trasformarla in tempo libero. E
che ci guadagno ? Tempo libero. E come vivo ? Con il baratto. E cosa
baratto ? Ciò che non serve a te, ma serve ad altri. E viceversa.
I danari pubblici andrebbero usati per una cosa sola: fare stare bene i cittadini, non i politici e le aziende appaltatrici !
sabato 14 novembre 2015
La nostra unica religione è l'Amore / Notre seule religion est l'Amour
Nella foto, Luca Bagatin, Presidente e fondatore di "Amore e Libertà"
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terrorismo
lunedì 26 ottobre 2015
Tony Blair, più che scusarsi, dovrebbe consegnarsi alla giustizia internazionale. Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)
Tony Blair si scusa e lo fa in
un'intervista alla CNN americana, ma è troppo tardi e ha troppe
vittime sulla coscienza.
Altrettanto non fa George W. Bush che,
quantomeno, è sparito dalle scene.
La guerra in Iraq fu una guerra sporca
e ha favorito, di fatto, l'Isis. Le prove delle armi di distruzione
di massa: semplicemente inventate a tavolino da Blair e Bush che,
stranamente, non sono mai stati incriminati per crimini contro
l'umanità come invece sarebbe stato giusto e come chiesto più volte
in sede Internazionale, peraltro, dall'allora Presidente del
Venezuela Hugo Chavez.
Peccato che Blair, nel frattempo non
più premier della Gran Bretagna, abbia ricoperto l'incarico di
inviato di pace (sic !) in Medio Oriente su mandato dell'ONU, di UE,
Russia e USA. Una vergogna di proporzioni colossali che merita di
essere ricordata dai libri Storia e che fa il paio con gli atroci
crimini commessi dalle forze anglo-franco-statuitensi che hanno
invaso la Libia, fatto ammazzare il governante legittimo, ovvero il
colonnello e Raìs Gheddafi e, ancora una volta, favorito l'Isis.
Quell'Isis che, come ricordò a suo tempo l'ex generale Wesley Clark,
fu per decenni finanziato dagli amici degli Stati Uniti d'America.
Grazie, dunque, ai sedicenti leader
falsamente democratici inglesi, statunitensi e francesi ! Mille
grazie Blair, Bush, Obama e Hollande ! Grazie per averci portato il terrorismo in casa !
A poco servono o serviranno le vostre
scuse postume e si è visto. Drammatico, semmai, il fatto che siate e
rimarrete impuniti, alla faccia dei diritti umani e civili che avete
calpestato. E alla faccia dei popoli che vi hanno eletti e che avete
per anni imbrogliato.
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mercoledì 23 settembre 2015
"Fuga all'inferno e altre storie": la raccolta di racconti e parabole di Mu'Ammar Gheddafi. Articolo di Luca Bagatin (tratto da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)
“Sono il leader dei leader arabi, il
re dei re dell'Africa e l'imam del musulmani”, così si presentava
il colonnello e Raìs libico Mu'Ammar Gheddafi ad Angelo Del Boca,
massimo storico del colonialismo italiano.
Gheddafi il leader, il rivoluzionario
capace – attraverso una rivolta incruenta e senza alcun spargimento
di sangue – di abbattere, nel 1969, la monarchia nel suo Paese -
asservita a statunitensi ed inglesi - e a far riappropriare il popolo
libico delle sue risorse naturali ed energetiche.
L'autore del “Libro Verde”,
pamphlet ideologico sulla Terza Via Universale oltre capitalismo e
socialismo reale, per la democrazia diretta dei cittadini nella vita
pubblica e l'autogestione delle imprese, fu anche autore, nel 1990,
di “Fuga all'inferno e altre storie”, pubblicata per celebrare la
vittoria delle truppe libiche su quelle italiane nel 1915, guidate
dal colonnello Miani.
“Fuga all'inferno” è una raccolta
di dodici racconti, che furono ripubblicati in Francia nel 1996 e
successivamente, nel 1998, in Canada e Stati Uniti d'America.
Curiosamente, in Italia, sono stati pubblicati solo nel 2006 e ad
opera della piccola casa editrice del quotidiano “il manifesto”,
la “manifestolibri”, con introduzione di Valentino Parlato il
quale, non a caso, ne denuncia il ritardo di avvenuta pubblicazione
in un Paese come il nostro, così vicino geograficamente alla Libia e
per molto tempo in sintonia con il governo di Tripoli.
In questo testo il Raìs libico si
propone nella veste di “re filosofo” o, come amava egli dire, di
“pastore del deserto”. Si tratta infatti di una raccolta di
riflessioni e parabole, scritte con linguaggio semplice e didattico,
dal contenuto sociale, politico, antropologico, laico e spirituale al
contempo.
Si parte da una critica serrata alle
città, all'urbanizzazione, alla città come “tomba delle relazioni
sociali”, alla necessità del contadino e del povero a trasferirsi
in città per trovare un lavoro, sradicato dalla campagna, dalla vita
semplice ed armoniosa del villaggio, travolto da una modernità
senz'anima, spintonato a destra e a manca da altri poveri diavoli
come lui, stipati nei mezzi pubblici o travolti dalla strada, dal
traffico, dalla velocità imposta dall'urbanizzazione.
Gheddafi, diversamente, esalta la vita
del villaggio, semplice, quella vita che egli stesso, figlio di
beduini di Sirte ha vissuto sin da bambino. Una vita più solidale,
non legata al superfluo ed all'accumulo della ricchezza.
Gheddafi esalta poi la ricchezza della
terra e dell'ambiente, che va preservato dall'uomo e dal sistema
capitalistico. Egli, dunque, rifugge il progresso, l'urbanizzazione e
la tirannia della maggioranza per rifugiarsi in quello che definisce
l'inferno, ovvero l'utopia. Egli ama le masse, ma al contempo
le teme e teme che queste possano essere influenzate tanto dal
progresso scientifico quanto dalla superstizione religiosa.
In alcune sue parabole, non a caso,
critica le superstizioni religiose di alcuni gruppi musulmani e
arabi, i quali preferiscono seguire e interpretare a loro modo le
sacre scritture dell'Islam, finendo per generare fra loro guerre di
religione senza fine, anziché ricercare l'unità dei popoli arabi ed
islamici, contro i nemici colonialisti ed imperialisti.
Interessante è il racconto di Gheddafi
sulla morte. La riflessione su di essa è un racconto intimistico,
che ricorda le vicende di suo padre, soldato libico contro le truppe
fasciste durante la Seconda Guerra Mondiale. Gheddafi si chiede se la
morte sia maschio o femmina, ovvero se essa è maschio è necessario
combatterla, mentre se è femmina è necessario abbandonarvisi, sino
all'ultimo respiro. E dunque protagonista del suo racconto è il
padre, il quale considera la morte come principio maschile e quindi
lotta contro di essa sul campo di battaglia, sfuggendo alle
pallottole fasciste ed ai bombardamenti. Ma è costretto ad
abbandonarsi ad essa nel momento in cui si ammala, esalando il suo
ultimo respiro l'8 maggio 1985. Gheddafi a tal proposito scrive:
“Dovete combattere contro la morte per prolungare la vostra
esistenza (…). L'atteggiamento più giusto è la resistenza,
perché la fuga, anche all'estero, non sottrae alla morte (…). Ma
quando la morte si indebolisce, e si cambia in una femmina, né
rivoluzionaria né occidentale, diventando una donna arrendevole (…),
si deve solamente soccomberle, fino all'ultimo respiro.
Emblematico quanto
scrive Valentino Parlato nell'introduzione al testo, che, come
dicevamo, fu pubblicato nel 2006, a proposito di una possibile morte
violenta del Raìs: “...se un giorno Gheddafi fosse travolto da
una protesta popolare sono sicuro che non si stupirebbe. Il beduino
del deserto sa più cose dell'intellettuale di città: sa che la
politica non è solo, non può essere, calcolo politico dei
politicanti, ma è fatta di passioni e di pulsioni di massa, che
difficilmente un regista politico può orientare”.
Mu'Ammar
Gheddafi fu barbaramente ucciso non già dalla protesta popolare, ma
dal calcolo politico di francesi, statunitensi e dai loro alleati. Il
leader e teorico della Jamahiriya, ovvero del governo delle masse, è
stato ucciso dalla realpolitik e dai nemici del suo stesso popolo.
Oggi è
bene ricordarlo non solo come leader, ma anche come autore di
parabole e di racconti che possono illuminare le menti di un
Occidente decadente e di un mondo islamico preda del fondamentalismo
che si sta allontanando sempre più dalle sue antiche radici
spirituali.
Luca
Bagatin
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lunedì 14 settembre 2015
"Senza pudori". Aforismi e riflessioni by Luca Bagatin (tratte da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)
Le case editrici che chiedono soldi
agli autori non sono serie e vanno evitate. Piuttosto pubblicate il
vostro lavoro in proprio, meglio se gratis e sul web.
L'editore dovrebbe credere nell autore,
non spremerlo. Altrimenti non si chiama editore, ma ladro.
Direi che la mia donna ideale è un misto fra la principessa romantica, la donna guerriera e la pornostar.
Leggo in giro per la rete che c'è chi si schiera con Obama, chi con Putin.... Non capisco che cosa ci sia di interessante nello schierarsi con gente che scopa poco e che pensa solo ad esportare la guerra, sfruttando i suoi rispettivi popoli. Il mio Presidente idale, oggi, sarebbe Moana Pozzi.
Una donna che non può più parlare, ma ne avrebbe da dire su tutti.
L'unica economia non soggetta a
bolle speculative è l'economia del dono.
Se proprio dovete sposarvi non dimenticate di sottoscrivere prima
un contratto prematrimoniale. Se l'altra persona vi rovinerà la
vita, quantomeno potete essere parzialmente risarciti del danno.
Mi
sento da sempre un AN-archico. Ovvero, rinunciando ad assoggettarmi a
qualsivoglia potere politico, preferisco contemplare, in ogni sua forma e
dimensione, il sedere. Bello, sodo, femminile !
Per secoli se la sono presa con massoni e Massoneria. Salvo
scoprire che le uniche forze eversive erano quelle politiche.
Anche di Moana dissero che era finanziata dal KGB, come oggi dicono che Femen sono finanziate da Soros e dalla CIA.
Che cosa non si inventano i seguaci del Potere pur di screditare le eroine !
Che cosa non si inventano i seguaci del Potere pur di screditare le eroine !
E poi mi chiedono perché ho iniziato a fare politica sull'onda dell'elezione di Cicciolina in Parlamento !
Meglio una pornodiva nel palazzo, che tanti magnaccia !
Meglio una pornodiva nel palazzo, che tanti magnaccia !
Ecco perché preferisco da sempre -
pur con tutte le loro contraddizioni e limiti - i Garibaldi, i Peron,
i Pacciardi, i Craxi, i Gheddafi, i Chavez. I Caudillos popolari, populisti e
repubblicani, che hanno combattuto e dato da mangiare ai poveri e
tentato di includerli nell'attività di governo, anziché i
politicanti "eletti" occidentali, che mai hanno combattuto,
cravattoni succhiasoldi e affamapopoli, senza sogni, senza
prospettive:
"La Libia è un laboratorio
sociopolitico fondato su un miscuglio di oligarchia e anarchia,
democrazia diretta e guidata, consumismo e rigorismo morale. La
spinta ideologica viene sempre da Gheddafi che si dedica ad
organizzare l'anarchia. (...) Pensa che il suo compito sia di
condurre il suo piccolo popolo a fare a meno di ogni guida.
(...) Audace e appassionato come quando
era un ragazzo, Gheddafi non ama essere l'uomo politico che si
arrangia nel campo del possibile. Si trova più a suo agio ai confini
fra realtà e utopia. (...) Alcuni sogni sono rimasti tali: il popolo
libico non è diventato produttore, l'unità araba è ancora un
miraggio. (...), ma molti sogni si sono avverati: i libici hanno
ritrovato orgoglio, dignità e un senso di identità; la Libia di cui
si diceva "è un Paese che non esiste", ha un posto di
rilievo nell'atlante geopolitico; i particolrismi regionali e tribali
sono superati; i diseredati non sono più tali; la sfida contro le
onnipotenti compagnie del petrolio è stata vinta e ha messo in moto
un meccanismo destinato a modificare gli equlibri mondiali".
(Mario Vignolo da "Gheddafi -
Islam, petrolio e utopia" - Rizzoli, 1982).
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