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giovedì 7 marzo 2024

Riflessioni socialiste, democratiche, garibaldine, massoniche, spirituali, per il superamento dell'ego, per la Civiltà dell'Amore. Di Luca Bagatin

Sono da sempre contro ogni idea imperiale e imperialista.
Sono, dunque, per una forma di tribalismo, il più possibile arcaico, matriarcale, socialista, democratico e anti-moderno.
Sono per le piccole e piccolissime comunità omogenee, autogestite e democratiche dirette, che dialogano pacificamente con altre piccole comunità omogenee autogestite e democratiche dirette.
Senza imperatori, governanti, Stati, mercati e con una tecnologia ridotta al minimo e una economia volta all'auto-produzione e al soddisfacimento de bisogni di tutti. Senza che nessuno sia lasciato indietro.
In questo modo l'ego umano è tenuto a bada e così ogni forma di guerra e sopraffazione. Ovvero tutti gli aspetti patologici che infettano l'umanità. 

(Luca Bagatin) 

Va sfatato il falso mito che l'imprenditore crea ricchezza.

Egli la sottrae alla comunità a vario titolo.

Usando il lavoro di altri e veicolando la sua merce attraverso la pubblicità commerciale e convincendo, con tecniche di persuasione, la comunità a farsi pagare per prodotti di cui spesso non ha bisogno. Prodotti realizzati da appartenenti alla comunità stessa e venduti a prezzo maggiorato.

Per questo una impresa non dovrebbe mai essere di un soggetto privato o peggio ancora di degli azionisti esterni, ma unicamente di chi ci lavora e della comunità nel suo complesso.

(Luca Bagatin) 

I socialisti autentici (anticapitalisti e libertari) danno da sempre fastidio ai fondamentalisti liberali, fascisti e comunisti con il portafoglio a destra.

Costoro non riescono a tollerare il superamento dell'egoismo, ovvero non riescono a tollerare l'egualitarismo e la democrazia autentica.

È per questo che nel mondo il socialismo è perseguitato ovunque nei Paesi liberal capitalisti.

(Luca Bagatin) 

Non amo l'ipocrisia politicamente corretta.

Questo mi ha sempre fatto detestare la cosiddetta "sinistra fighetta liberal" occidentale, che non ha nulla di libertario, ma ha tutto di moralista.

Al punto da essere praticamente uguale alla destra bigotta, ugualmente moralista, ma per ragioni diverse.

Amo la cruda, fredda realtà della vita.

Che non ha nulla di ipocrita, né di politicamente corretto.

(Luca Bagatin) 

Ai fondamentalisti italiani e europei liberali, cattolici, atlantisti, para fascisti, para comunisti, complottisti dico: studiate e approfondire prima di evacuare le vostre stupide ottusità piene di pregiudizio e becera ideologia al servizio del Potere e del dogma.

(Luca Bagatin) 

La religione è una forma di manipolazione della mente, che può portare a gravi conseguenze.

La Massoneria, diversamente, è un metodo per l'emancipazione individuale.

Per questo la religione combatte da secoli la Massoneria.

E i massoni sono storicamente perseguitati da ogni forma di settarismo religioso e totalitarismo politico.

(Luca Bagatin) 

Perché dal 1993 in poi c'è stato il diluvio politico in Italia?

Perché si sono sdoganate realtà politiche becere e inaccettabili: liberal capitalisti, leghisti, post e neofascisti, comunisti al caviale amici dei più ricchi, seguaci di comici discutibili, fondamentalisti atlantisti e religiosi.

Categorie che prima erano giustamente IMPRESENTABILI e che tali avrebbero dovuto continuare a rimanere.

Non smetterò mai di ripeterlo, perché tutto ciò è alla base della distruzione del socialismo democratico e libertario in Italia e Europa e dell'essenza stessa della democrazia e del multipolarismo.

(Luca Bagatin) 

https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/670930/ritratti-del-socialismo/

giovedì 4 gennaio 2024

Riflessioni socialiste (non materialiste) di Luca Bagatin

 

La beneficenza è qualcosa che possono permettersi i ricchi per pulirsi la coscienza. Perché a loro non costa, fondamentalmente, nulla.
La beneficenza andrebbe rifiutata per principio e dignità personale.
 
La lotta di classe è sempre stata sbagliata.
La lotta dovrebbe essere quella contro i ricchi e gli arricchiti. Ovvero contro coloro i quali succhiano e tolgono risorse alla comunità (indipendentemente da come lo fanno).
Nella Storia, le rivoluzioni in Europa, sono spesso fallite perché il proletariato avrebbe dovuto allearsi con l'aristocrazia e rovesciare la borghesia.
Ovvero la classe moralmente più corrotta.
La vera contrapposizione dovrebbe essere fra l'amore, l'onore e l'altruismo, contrapposti all'ego e alla corruzione dell'anima, insita nella materialità delle cose terrene e nella diffusione di tale aspetto.
 
Quando tutto sarà privato saremo privati di tutto, diceva giustamente qualcuno.
Non c'è alcuna libertà nel mercato "libero".
Il capitalismo (ovvero dittatura del ricco imprenditore e/o degli azionisti di una impresa) è il peggiore e più subdolo dei totalitarismi.
Solo sottomettendo i ricchi, gli imprenditori e gli azionisti alle esigenze dei cittadini, dei consumatori e della comunità intera ci sarà libertà e civiltà.

Luca Bagatin
 

mercoledì 22 luglio 2020

"Rifessioni brevi sulla complessità dell'esistenza terrena" by Luca Bagatin

Nel mondo materiale ci insegnano ad essere ciò che fisicamente siamo. Ma, in realtà, dentro ciascuno di noi, siamo piuttosto diversi da come ci vedono gli altri.
Per questo trovo davvero orrendo giudicare le persone sulla base delle apparenze.
Che ingannano sempre.
 
Ho sempre avuto repulsione per tutto ciò che sapeva e sa di "chiesa" o di "dogma".
Per cui, da quando avevo 10 anni, mi sono allontanato dal cattolicesimo e da qualsiasi monoteismo, per abbracciare forme di spiritualità originarie e antiche.
Così anche in politica.
Mai amato i dogmi marxisti (apprezzo il socialismo, ma depurato da ogni dogma), né il concetto fascista di gerarchia (non credo in alcuna regola che non sia interiorizzata dal singolo), né tantomeno il dogma capitalista fondato sulla ricchezza materiale e sul danaro.
Ancora oggi credo semplicemente nella Natura, nella Gnosi e nelle sue leggi eterne e arcaiche.
Tutto quanto creato dall'essere umano (che è un essere condizionato e raramente libero dal dogma) lo vedo spesso con diffidenza e non posso che osservarlo e analizzarlo, ma difficilmente interiorizzarlo pienamente.
 
Luca Bagatin

martedì 19 novembre 2019

"Amore e Libertà", saggio contro l'ideologia capitalista, liberale, della crescita illimitata. Per una Civiltà dell'Amore, contro l'odio e l'egoismo

Il mio ultimo saggio - "Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore - è anche un atto di accusa contro l'ideologia capitalista, liberale, della crescita illimitata e del progresso, veri pilastri di una società fondata sull'odio, sull'egoismo e sulla prevaricazione.
La cinica, materialista e economicistica ideologia illuminista e radical chic viene qui analizzata e contrapposta a una Civilità dell'Amore, fondata sull'aiuto reciproco, sul dono, sulla fratellanza e sull'autogestione socialista.
Difendi il tuo diritto/dovere ad amare !
Combatti l'odio dei liberal capitalisti !
Combattilo con Amore e Libertà, in modo democratico diretto, autogestionario, profondamente umanista e libertario !

Luca Bagatin

 
 
Incontro con l'autore LUCA BAGATIN
PRESENTAZIONE DEL LIBRO AMORE E LIBERTA'. Manifesto per la Civiltà dell'Amore

Venerdì 22 novembre ore 19.00
L'Arca delle Arti - via Sebastiano Caboto 18, Pordenone

Negli ultimi anni abbiamo sentito soffiare, ovunque nel mondo, l'onda del cosiddetto “populismo”. Pensiamo ad esempio al fenomeno dei Gilet Gialli francesi o dello spagnolo Podemos, oppure delle recenti rivolte in Ecuador e Cile.
Ma che cos'è, davvero, il populismo? Originariamente, il populismo, fu un movimento di origine contadina e socialista, nato in Russia alla fine dell'800, in opposizione allo zarismo e all'industrialismo occidentale. Successivamente si sviluppò negli USA con il People's Party e in America Latina con i vari movimenti socialisti di origine popolare, proletaria e contadina, i quali traevano peraltro ispirazione anche dai moti risorgimentali e socialisti dei nostri Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini, ma finanche dall'anarchismo di Bakunin e di Proudhon.
Di questo e molto altro, ovvero di tematiche di scottante attualità politica (dall'economia globale ai temi etici) – pur attingendo al passato storico ed al presente dell'Eurasia, dell'America Latina e dell'Africa – parla l'ultimo saggio di Luca Bagatin, scrittore e collaboratore di numerose testate nazionali online, dal titolo “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell'Amore”, edito da IlMioLibro (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta) e con prefazione del principe A. Tiberio di Dobrynia.
L'unico anti-totalitarismo, l'unico anti-capitalismo e anti-liberalismo possibile è il populismo” - spiega Bagatin, rifacendosi al pensiero populista e socialista originario - “Ovvero la politica di popolo e per il popolo; l'autogestione della comunità; la ripartizione equa delle risorse e il superamento dell'ideologia del danaro, del progresso, del lavoro, del piacere effimero, dell'elettoralismo e della rappresentanza. Il punto di arrivo, che è anche quello di partenza, è l'unione tra l'Amore e la Libertà. Ovvero una società di persone emancipate, che si autogestiscono e si autogovernano, senza necessità di sovrastrutture fondate sull'egoismo. Persone che recuperino l'amore per la Natura e per la semplicità del vivere con poco, che è l'essenza di ogni autentica libertà”.
“Amore e Libertà”, prima di essere un saggio, è un pensatoio che Bagatin ha fondato nel 2013 e che è anche il suo blog www.amoreeliberta.blogspot.it. Ha come simbolo (presente anche nella copertina del saggio) la figura centrale di Anita Garibaldi, “una rivoluzionaria moglie del primo Socialista e Repubblicano senza tessera di partito della Storia”, come scrive l'Autore nel saggio.
“Amore e Libertà” è dunque una critica al liberal capitalismo, ovvero all'ideologia oggi dominante in Europa, contrapposta alla visione comunitaria, sociale, emancipatoria e socialista tipica di pensatori, filosofi e politici che Bagatin cita nel suo saggio, approfondendone il pensiero: da Giuseppe Garibaldi ad Alain de Benoist; da Pier Paolo Pasolini a Thomas Sankara; da Eduard Limonov a Aleksandr Dugin; da Jean-Claide Michéa a Mu Ammar Gheddafi, Evo Morales, Hugo Chavez, Evita e Juan Peron, José “Pepe” Mujica e molte altre figure storiche che hanno incarnato valori di eguaglianza, sovranità, indipendenza ed amore per i rispettivi popoli.
Una presentazione del saggio – con la presenza dell'Autore - si terrà a Pordenone, presso la galleria d'arte “L'Arca delle Arti” in Via Caboto 18, 
venerdì 22 novembre alle ore 19.00.
 
L'Arca delle Arti

lunedì 17 giugno 2019

L'alternativa al totalitarismo materialista e liberale è l'Amore e la Libertà. Ovvero una possibile Civiltà dell'Amore. Articolo di Luca Bagatin

Tematiche come la sovranità nazionale, il populismo, l'impagabilità – per gli Stati – del debito pubblico, la tutela dell'ambiente e delle culture, il superamento del capitalismo, sono di scottante attualità in questi ultimi mesi e anni.
Da diversi anni, con il presente blog ne sto parlando diffusamente – andando al di là delle ideologie e contrapponendomi alle visioni borghesi e moderniste della destra e della sinistra, sorte con la Rivoluzione Francese del 1789, la quale escluse del tutto il Quarto Stato, ovvero i proletari e i contadini.
Da tempo assistiamo a un nuovo avanzare - oltre che a un nuovo risveglio -  dei ceti neo-proletari, ovvero dei precari, dei disoccupati, degli sfruttati dal sistema economico capitalista e finanche di quei soggetti costretti ad abbandonare il proprio luogo di origine per cercare – spesso invano – un “futuro migliore”.
Di tutto ciò ho avuto modo entusiasticamente di sentire parlare anche nelle recenti conferenze romane del filosofo russo Aleksandr Dugin e anche nell'ambito di alcuni circoli socialisti della Capitale che, finalmente, hanno iniziato a parlare di tali tematiche oltre la destra e la sinistra.
Da una ventina di giorni ho dato alle stampe il mio terzo saggio, “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell'Amore”, che raccoglie gli articoli che in questi anni ho scritto e relativi proprio a tali tematiche di attualità, sia a livello politico, storico, geopolitico.
Occorre un risveglio delle coscienze e la prospettiva di una nuova civiltà. Quella che definisco, appunto, Civiltà dell'Amore. Che combatta l'atavica paura dell'uomo per tutto ciò che lo circonda. Che lo liberi dall'egoismo, dal materialismo, dall'odio e dalla violenza, dal razzismo, conseguenze proprio della mente razionale/materiale nella quale l'essere umano è imprigionato e portatrice di ideologie totalitarie, non ultima quella liberale.
Recupero dunque, sotto il profilo storico/politico del populismo delle origini, ovvero del socialismo originario della Prima Internazionale dei Lavoratori e di quello russo di matrice contadina, il quale anticipò di qualche tempo la Rivoluzione bolscevica.
Recupero di una dimensione spirituale dell'esistenza, anti-materialista, gnostica, teosofica, oltre i dogmi religiosi e che vada a riscoprire la natura Divina dell'essere umano, degli animali e delle piante che lo/ci circondano e di ogni essere senziente o non senziente.
Recupero della dimensione comunitaria, sociale, morale dell'essere umano in comunione con la Natura e con tutti i suoi simili.
Un percorso che ha una profonda base psicologica e interiore e che vuole essere una forma di risveglio dei poteri latenti dell'essere umano, delle sue capacità artistiche e spirituali, che sono aspetti molto più importanti e potenti del materialismo di matrice politica e economica.
In questo senso, nel mio saggio, mi sono rifatto al pensiero, alla vita e agli studi di personalità solo apparentemente eterogenee, ma unite da un filo rosso/bianco, come rosso/bianco è il simbolo di questa possibile Civiltà dell'Amore (rosso, il colore del socialismo e della passione, simbolo della Libertà; bianco il colore della purezza del cuore, simbolo dell'Amore): Giordano Bruno; Anita e Giuseppe Garibaldi; Giuseppe Mazzini; Simon Bolivar; Evita e Juan Peron; Gabriele d'Annunzio; Pier Paolo Pasolini; Alain De Benoist, Jean-Claude Michéa, Aleksandr Dugin, Eduard Limonov, Moana Pozzi, Thomas Sankara; Mario Appignani; Adriano Celentano, Hugo Chavez; José “Pepe” Mujica e molti, molti altri.
Chiunque voglia immergersi nella lucida visione d'Amore e Libertà, per una Civiltà dell'Amore, può acquistare il mio libro online unicamente a questo link: https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/490308/amore-e-liberta/
Mi auguro che i miei testi possano essere utili, nel loro piccolo, ad un risveglio interiore e ad una riflessione più profonda su tematiche che spaziano dai temi etici sino alla geopolitica. Risveglio interiore e riflessione/discussione interore, che sono le uniche basi per un possibile cambiamento della vita quotidiana di ciascuno di noi.

Luca Bagatin

sabato 27 aprile 2019

Sulle sterili contrapposizioni politiche, sulla figura del padre, sulla famiglia, sul matrimonio. Riflessioni brevi di Luca Bagatin

In ambito politico penso che ci sia da sempre molta confusione.
Il problema, spesso e storicamente, sono le sterili divisioni e contrapposizioni.
Non avendo io mai avuto una ideologia di riferimento che non fosse la mia (libertaria in ambito personale, socialista in ambito economico, conservatrice in ambito sentimentale e spirituale), ho sempre fatto fatica a riconoscermi in tali contrapposizioni. Preferendo, quindi, tentare di riunire ciò che è e fu sparso.
Fu così che nacque il mio pensatoio/blog "Amore e Libertà", che, spero a settimane, diventerà anche il mio terzo saggio. 
(Luca Bagatin)

A volte sento qualcuno dire che la figura del padre sarebbe scomparsa.
Mi è capitato di leggerlo anche in un commento di confronto a un mio vecchio video su YouTube, qualche giorno fa.
A me pare che più che altro siano i padri ad essere scomparsi.
Alcuni se ne vanno appena sanno di esserci diventati.
Altri se ne vanno dopo o poco dopo. Altri magari vengono mandati via, per un sacco di ragioni, spesso legittime. Però poi, decenni dopo, smettono di interessarsi comunque dei figli.
Penso che essere padri o genitori sia o debba essere una missione e una vocazione. Io non ci ero tagliato e sono rimasto figlio. Altri non ci erano tagliati, ma lo sono malauguratamente diventati. Salvo poi sottrarsi.
Su questo non si riflette mai.

Se proprio dovesse essere utile una fazione, un partito, un convegno della famiglia, dovrebbe parlare di questo. Riflettere di questo. Anziché propagandare l'ideologia familista, come fosse un feticcio, dovrebbe promuovere la figura del genitore come una missione.
Ben consapevoli che di questa missione, come per ogni missione che si rispetti, potranno farsene carico pochissimi. Perché pochissimi potranno avere, nel mondo materiale, tale vocazione.
È un fatto. 

(Luca Bagatin)

Non credo nell'indissolubilità del matrimonio.
Credo nell'indissolubilità dell amore, che non ha nulla a che vedere con il matrimonio e men che meno con il patrimonio.
(Luca Bagatin)

Unidos Podemos...costruire la Civiltà dell'Amore

Questo blog/pensatoio, ha sempre sostenuto le istanze del partito spagnolo Podemos, i cui ideali si rifanno al Socialismo del XXI Secolo, alla democrazia diretta e partecipativa, all'ambientalismo, al populismo e al patriottismo comunitario.
Oggi Podemos si è allargato ad altre forze e ha cambiato nome, aggiungendo, nel simbolo, un cuore. Simbolo dell'Amore (e della Libertà). Simbolo che tanto ci è caro e che assunse anche Hugo Chavez - indimenticato Presidente socialista del Venezuela - nelle sue numerose uscite pubbliche e che ancora oggi è un importante simbolo del Socialismo del XXI Secolo.
Forse questo non è affatto un caso, anzi.
Ecco perché, ancora una volta, anche a questa tornata elettorale spagnola, vogliamo sostenere gli amici di Unidos Podemos. 
Perché uniti, con la forza dell'Amore e della Libertà, possiamo battere le oligarchie liberal-capitaliste di destra e sinistra. Attuando e attualizzando una possibile economia socialista di non-mercato e una democrazia finalmente autentica, diretta a partecipativa.
E, chissà, un giorno, costruire la Civiltà dell'Amore. Dalle macerie dell'odio e del dolore.

Luca Bagatin


mercoledì 24 ottobre 2018

Riflessioni sul capitalismo assoluto: per una Civiltà dell'Amore libera dall'edonismo. Articolo di Luca Bagatin

Il cosiddetto "influencer" sembra essere quella non-figura professionale del nostro tempo che racchiude in sè tutta la precarietà del capitalismo assoluto spinta alle sue massime conseguenze.
L'influencer, figlio del capitalismo assoluto odierno, del marketing e della società dei consumi per eccellenza, appare come lo sradicato (da ogni tempo, cultura, ideale, sentimento) che "influenza", con la sua presunta "autorevolezza" - spesso dettata dalle mode imposte dagli operatori del capitalismo stesso, ovvero del marketing - il comportamento delle persone che lo "seguono", magari sul web, ormai diventato la prosecuzione del mezzo televisivo di massa. Nuovo simulacro di plebi adoranti alla ricerca di un effimero apparire estetico, di una effimera ricerca di ricchezza, di una effimera ricerca di potere. Potere ormai sempre più divenuto "potere d'acquisto", "potere di possedere" (oggetti, persone, menti...) in un caravanserraglio che immagini edonistiche sugli ortaggi o i balletti nei supermercati (ove lavorano persone, spesso anche ventiquattro ore al giorno - festivi compresi - perché così "chiede" il mercato...sic !) non sono altro che una rappresentazione scenica, scenografica, tristemente grottesca della realtà odierna. Una realtà che potrebbe essere definita di "totalitarismo liberale", ove l'ideologia propagandata e dominante è appunto la "libertà" (presunta) di consumare, di arricchirsi (a spese del più debole o a prezzo di lavoro continuo, senza sosta o peggio ancora di continui indebitamenti, sia privati che pubblici, volendo ampliare l'orizzonte della riflessione), di apparire (eternamente giovani, fighi, ricchi, bellissimi, glamour, "social") anziché di essere. Essere persone reali, con una vita reale, un lavoro reale, anche difficile, umile o nel quale si guadagna poco, ma per la quale vita ed il quale lavoro si può comunque andare fieri. Essere persone che tornano a parlarsi per davvero, di persona, senza mediazioni o cosiddetti "social" che, nei fatti, al netto dell'edonismo consumistico e profondamente asociale che veicolano, non hanno nulla di sociale. Essere persone che tornano ad amarsi e non più a "masturbarsi" - in senso metaforico e mentale - davanti al web o alla televisione volendo far immaginare al prossimo di avere una vita "figa", glamour, seducente a tutti i costi. Oppure creandosi una vita effimera, pretendendo di essere eternamente giovani ricorrendo a grottesche quanto orrende e innaturali chirurgie estetiche tali da apparire delle persone di plastica in un mondo a sua volta già plastificato e "brandizzato".
Ed ecco che il prodotto agricolo, anzichè essere edonisticamente esibito, potrebbe invece prestarsi ad una riflessione in questo senso. Il prodotto agricolo che proviene, appunto, dal mondo agricolo. Da quella "coltura" che è origine stessa del termine e del concetto di "cultura".
Quanta convivialità, quanto amore, quanta vita vera e reale vi era nella cosiddetta civiltà contadina di un tempo, tanto amata dal nostro Giuseppe Garibaldi - che mai si vergognò di essere sempre stato un contadino - tanto decantata da Pasolini e dal bellissimo film del 1978 di Ermanno Olmi "L'albero degli zoccoli", film nel quale gli attori erano tutti contadini veri !
Ricordo di aver letto di recente un articolo nel quale viene intervistata una dei co-protagonisti del film - Maria Teresa Brescianini, oggi ottantenne - la quale interpretava la vedova Runc. Nell'intervista parla di questo, ovvero della semplicità della campagna dei suoi ricordi d'infanzia. Di come si ritrovavano tutti nel cortile, come un oratorio ove condividere la vita di tutti i giorni: giochi, sorrisi, pianti... A differenza di oggi, ove gli anziani vengono lasciati soli, disprezzati (in alcune strutture lager persono maltrattati !), i giovani non socializzano e qualcuno si permette persino di insultare i disabili, non facendo magari nemmeno caso all'enormità e gravità delle parole che proferisce (sic !).
E' questa la modernità. E' questo il cosiddetto "progresso", vero regresso umano e spirituale. Vera involuzione di una specie che ricerca il piacere effimero, anzichè anelare ad una autentica civiltà. Quella che personalmente mi piace definire Civiltà dell'Amore.
Una civiltà che comprende - a differenza della società moderna attuale - che la libertà, senza amore, può diventare una delle peggiori forme di schiavitù. Che la libertà dei capitalisti non è vera libertà, ma la sua negazione, in quanto priva di una base sentimentale, ovvero spirituale.
L'intellettuale Carlo Terracciano scriveva, in tal senso: "Il capitalista è un malato psichico, un monomaniaco i cui incubi, materializzandosi negli ultimi due secoli, hanno generato la mostruosità del mondo moderno, divorando, con il pianeta, i corpi e soprattutto le anime di uomini e popoli".
Pier Paolo Pasolini, che sulla denuncia del consumismo e del capitalismo è stato maestro, scriveva fra le altre cose, frasi emblematiche: "I nuovi valori consumistici prevedono infatti il laicismo, la tolleranza e l’edonismo più scatenato, tale da ridicolizzare risparmio, previdenza, rispettabilità, pudore, ritegno e insomma tutti i vecchi "buoni sentimenti"". Ed ancora: "Il potere ha avuto bisogno di un tipo diverso di suddito, che fosse prima di tutto un consumatore".
Gennady Zjuganov - attuale Segretario del Partito Comunista della Federazione Russa (KPFR), maggior partito istituzionale presente nella Duma, ovvero nel parlamento russo ad opporsi a Putin ed al suo partito liberal capitalista - si è più volte espresso contro quello che egli definisce il "fascismo liberale", affermando fra le altre cose: "Un altro elemento proprio del fascismo "liberale" è il mondialismo, ossia la volontà ostinata di distruggere la sovranità e l'indipendenza degli stati nazionali, che ha come obiettivo finale la costruzione di un'unica struttura politica globale sovranazionale con alla testa un supergoverno mondiale. I miti del fascismo "liberale", studiati in ogni suo aspetto e inculcati abilmente nella coscienza di massa, sono lo strumento ideologico principale utilizzato dalle forze occulte mondiali per il lavaggio del cervello dei popoli. Cosa possiamo contrapporre al nuovo fascismo, ai suoi pseudovalori, ai suoi miti ideologici ? La società russa può e deve contrapporre al cosmopolitismo l'amore per la patria, all'anonimato dell'"uomo globale" l'identità nazionale russa, all'individualismo egoista il collettivismo e lo spirito comunitario, alla russofobia l'amicizia tra i popoli, all'anticomunismo un'effettiva giustizia sociale, al culto del consumismo una elevata spiritualità. Tutti questi ideali sono contenuti in una sintesi equilibrata nella concezione del socialismo russo, che unisce i nostri millenari valori nazionali alle più elevate conquiste dell'era sovietica".
Anche l'ex Presidente dell'Uruguay, il socialista José "Pepe" Mujica, ha denunciato più volte il sistema del danaro e del consumo, suggerendo una via d'uscita nella rinuncia all'accumulo, nella ricerca di una vita più sana, lenta, ove lavorare il giusto, ove tutti abbiano di che vivere, senza arricchirsi ma senza essere poveri.
Così l'ex Presidente uruguayano - che è sempre vissuto povero, anche durante il suo mandato governativo, decidendo di percepire uno stipendio equvalente a circa i nostri 800 euro mensili - si è più volte espresso: “Se non posso cambiare il mondo posso cambiare la mia condotta personale e la posso cambiare adoperandomi nella ricerca della felicità. È fondamentale difendersi dagli attacchi del mercato. E per far ciò serve la sobrietà nel vivere, che consiste nel trovare il tempo di vivere. Questo è l’unico reale esercizio della nostra libertà. Ci inventiamo una montagna di consumi superflui. Stiamo sprecando le nostre vite, perché quando io compro qualcosa non lo compro con il denaro ma con il tempo che ho speso per guadagnare quel denaro. L’unica cosa che non si può comprare è la vita. La vita si consuma. Ed è da miserabili consumare la vita per perdere la libertà”.
Sobrietà, decrescita, ritorno alla natura e alle origini del nostro vivere conviviale. Anticapitalismo non necessariamente ideologico, ma quale via di ritorno al Sacro. Parole d'ordine antiche, se vogliamo, e sicuramente alternative a quelle di oggi.
Parole per un ritorno alla democrazia, all'autogoverno, a una civiltà ove le persone tornino a ragionare, parlarsi, confrontarsi, amarsi, scambiarsi beni e servizi non per il proprio tornaconto personale, non per il proprio arricchimento o per lucro, bensì per la crescita e l'evoluzione (interiore) della comunità intera. Per una possibile Civiltà dell'Amore.

Luca Bagatin

venerdì 7 settembre 2018

Flessioni e ri-flessioni. Di Luca Bagatin

Non ho una ideologia di riferimento.
Semplicemente perché non mi interessa avere una ideologia di riferimento.
Senza approfondimento, senza il "vivere" (storicamente parlando, dalla culla alla bara), le ideologie di riferimento sono poca cosa.
Si possono veicolare e approfondire le ideologie e farle proprie solo se le si rielaborano. Contribuendo così a narrare i fatti: sia quelli storici che quelli contemporanei e contingenti.
E così fu che nacque "Amore e Libertà" (www.amoreeliberta.blogspot.it ), un pensatoio (anti)politico, (contro)culturale e populista-socialista. Non ideologico, ma psicologico, spirituale, antropologico se vogliamo. 

Se oggi sostengo i comunisti in Italia, i bolivariani e i peronisti in America Latina, i nazionalbolscevichi e i comunisti in Russia e i socialisti rivoluzionari in Francia, non è per ragioni meramente ideologiche, ma pratiche.
Con la svendita del patrimonio statale, con le successive privatizzazioni selvagge, con l'avvento del capitalismo assoluto e del privato truffaldino, con la decadenza dei costumi, solo un socialismo autentico e originario può porre un minimo di ordine al caos creato da almeno vent'anni e oltre di politiche liberal capitaliste e avventuriste. 


Luca Bagatin

sabato 4 agosto 2018

Critica costruttiva al modernismo. Conservazione è rivoluzione: spirituale ed ecologica. Riflessioni brevi della prof.ssa Anne Frémaux tratte dal Journal du MAUSS

Il modernismo sbaglia strada non appena intende far sparire ogni riferimento al passato come segno di un conservatorismo e di un immobilismo liquidati in anticipo come "antimoderni". 
Non ci sarà un progetto progressista (rivolto verso l'avvenire) senza conservazione: conservazione dei processi ecologici di fronte alle politiche di distruzione e appropriazione privata; conservazione dei beni al posto della loro sistematica distruzione mediante il consolidato sistema dello spreco; conservazione di una concezione umanistica della cultura e dell'istruzione di fronte agli attacchi del neoliberalismo; conservazione di attività solidali e di legami sociali di fronte al lavoro di decomposizione capitalista dei rapporti umani. -[...] 
Lo spirito di "tradizione" di cui qui si parla non significa il ritorno a un modo di vita gerarchizzato secondo categorie naturali molto poco difendibili. Si tratta piuttosto di una riabilitazione di pratiche che in passato facevano semplicemente onore al buon senso, prima della colonizzazione delle nostre azioni da parte dello spirito di astrazione, della burocrazia, del produttivismo e dello spirito di competizione. [...] Possiamo perciò sostenere che il conservatorismo è l'unica posizione radicale coerente della nostra epoca o ancora che la conservazione è oggi un atto decisamente rivoluzionario.

Anne Frémaux, Journal du MAUSS
(professore associato in filosofia. Insegna da diversi anni all'Accademia di Grenoble ed è docente all'Università di Pierre Mendès. Con una laurea in filosofia e un diploma in economia aziendale, ha una carriera ricca e inusuale: dopo alcuni anni nel dipartimento marketing di grandi multinazionali ha lasciato il mondo degli affari, decidendo di dedicarsi all'insegnamento della filosofia, concepita come "risveglio delle coscienze". Impegnata nella comunità ambientale di Grenoble, è stata anche portavoce dei Verdi di Grenoble).

Articoli di Anne Frémaux in francese al link: https://www.journaldumauss.net/?_Anne-Fremaux_ 

domenica 1 luglio 2018

Credo nell'Amore, non all'"amore". Poesia e riflessioni di Luca Bagatin

All'amore non credo più da tempo.
Semmai credo nell'Amore.
Nella coerenza dei rapporti.
Troppe persone mi hanno detto
"Ti voglio bene", "Ti amo".
E poi sono sparite
nel nulla.
Raramente ho usato frasi così.
Quando le ho dette erano vere.
Ma sono stato coerente.
Sono rimasto.
Sino a che altri evaporavano.
Ci ho fatto il callo.
Alla malinconia si è sostituita
la rassegnazione, poi l'indifferenza.
"Sei maturato"
mi dice una ex.
No, sono indifferente,
ma questa frase
la tengo per me.
Non credo all'amore,
ho smesso di cercare.
Tutto tanto, comunque,
è destinato a finire.
E noi non sappiamo.
Anche se noi stessi
siamo destinati ad evaporare.
E a contare solo
su noi stessi.


(Luca Bagatin)

Quando ero bambino proponevo a tutte le donne che mi piacevano di sposarmi.
In realtà lo faccio ancora oggi, ma per scherzo.
Fu uno shock, crescendo, scoprire che il matrimonio era un contratto economico, che in minima (ma proprio minima) parte aveva a che vedere con quel sogno di vivere accanto per tutta la vita con la persona amata.
Fu così che capii che danaro e amore non potevano andare d'accordo. E non mi stupì più di tanto il fatto che la gran parte delle coppie si separassero (mi sarei stupito del contrario !).
Ovviamente non mi sposai mai e dubito mi accadrà.

Luca Bagatin

mercoledì 25 aprile 2018

Sulle elezioni politiche italiane, la sconfitta delle élite e prospettive socialiste autogestionarie. Articolo di Luca Bagatin tratto da Pensalibero.it del 18 marzo 2018

Di fronte alla scomparsa ormai da tempo, in tutta Europa, della divisione storica risalente alla Rivoluzione Francese fra destra e sinistra, possiamo dire che alle elezioni politiche italiane, quelle sconfitte, sono state le forze dell'austerità, dell'europeismo tecnocratico, della visione liberal-capitalista a guida USA del mondo.
Ad essere sconfitte, in sostanza, volendo usare le categorie politiche care ai filosofi Christopher Lasch, Jean-Claude Michéa e Alain De Benoist, sono state le forze che rappresentano le élite.
Lungi dal pensare che le forze elettoralistiche maggioritarie uscite dalle urne, ovvero il Movimento Cinque Stelle e la Lega, rappresentino quel populismo originario caro sia a Lasch, Michéa e a De Benoist, ovvero rappresentante del Quarto Stato e del socialismo autentico, possiamo ad ogni modo dire che l'elettorato italiano si è espresso in massa - come in altri Paesi europei - in favore di forze alternative al modello unico liberal-europeista a tutela unicamente dei ceti medio alti.
Aspetto simile è peraltro accaduto anche alle elezioni Presidenziali francesi, ove la maggioranza dei voti, se sommati fra loro, sarebbe stata ottenuta dai partiti populisti Front National (21,3%) e dalla France Insoumise (19,58%) e solo una propaganda avversa ad un inesistente "fascismo" ha determinato la sconfitta - al secondo turno - di Marine Le Pen e l'incoronazione del rappresentante delle élite finanziarie Emmanuel Macron, continuatore delle politiche precarieggianti e di austerità intraprese dai suoi predecessori sedicenti socialisti, in realtà liberal-capitalisti.
La volontà degli elettori è dunque chiara: no alle politiche globaliste imposte dal Fondo Monetario Internazionale e dall'Unione Europea. Che ciò possa essere recepito dai Cinque Stelle e da un centrodestra a guida leghista è tutto da vedere ad ogni modo. Del resto tali partiti e la medesima Le Pen, rispetto alle promesse originarie, hanno purtroppo ridimensionato molto i loro programmi relativi ad una uscita dall'Unione Europea e dalla Nato.
Interessante ad ogni modo sarebbe il dialogo fra la Lega ed il Presidente russo Putin, la cui Russia è attualmente l'unico vero argine al terrorismo islamico, come si è ben potuto vedere in Siria. Una Russia che da tempo guarda ad un mondo multipolare, alternativo rispetto al monolitismo statunitense volto a destabilizzare Stati sovrani, come già accaduto in Stati laici e socialisti quali Iraq, ex Jugoslavia, Libia e non ultima la Siria, a tutto vantaggio dei fondamentalisti dell'Isis.
Putin ad ogni modo, lungi dal rappresentare anch'egli il modello del socialista e del populista autentico è, infondo, il rappresentante dei ceti più ricchi della Russia postmoderna e domenica 18 marzo, alle elezioni Presidenziali, dovrà vedersela con un candidato autenticamente socialista e che potrebbe seriamente impensierirlo, ovvero il candidato del Partito Comunista della Federazione Russa, dato in ascesa nei sondaggi, ovvero Pavel Grudinin, erroneamente definito da taluna stampa occidentale quale "comunista capitalista". Grudinin, in realtà, è un ingegnere ed imprenditore agricolo della cooperativa "State Farm Lenin", ovvero una vera e propria fattoria collettiva i cui profitti vengono in larga parte investiti nello sviluppo di programmi sociali per i lavoratori e le loro famiglie, i quali hanno a disposizione case, cure mediche, parchi giochi e istruzione scolastica completamente gratuiti. Un vero modello di azienda socialista nella Russia postmoderna.
Interessante, almeno a parole, anche la proposta lanciata da Beppe Grillo di una società senza lavoro e basata su un reddito di nascita. Interessante in quanto critica nei confronti del modello unico capitalista, della crescita economica (che non è certo infinita e che danneggia i più deboli e l'ambiente), del consumismo e del lavoro ad ogni costo in una società ormai iper tecnologica e di non-lavoro ed ove le merci sono in sovrabbondanza, almeno per quanto riguarda la parte più ricca del pianeta.
Ovviamente tale proposta non è affatto originale, ma già da tempo auspicata da economisti della decrescita quali Serge Latouche e, anticamente, dall'antropologo e sociologo socialista Marcel Mauss, autore di un saggio sull'economia del dono.
Forse un ritorno a forme economiche mutualistiche e autogestionarie, come nelle idee e nell'attuazione pratica del socialismo, dell'anarchismo e del repubblicanesimo europeo originario (Pierre Leroux, Proudhon, Bakunin, Garibaldi, Mazzini, per molti versi Marx ed Engels) e successivamente di quello arabo e latinoamericano, mutuato proprio da quello europeo, potrebbe essere una soluzione atta ad andare incontro a quel Quarto Stato ormai non più rappresentato autenticamente da nessuno in Europa, ma che rappresenta ormai la maggioranza della popolazione sfruttata.
Non più lavoratori e salariati, quindi, ma unicamente produttori e proprietari del proprio lavoro (come nell'esempio dell'azienda agricola socialista del candidato russo Grudinin).
Forse anche un superamento del sistema del danaro ed un ritorno a forme di scambio paritario e del dono sarebbero auspicabili, come peraltro scrivo da tempo. Occorre, in sostanza, un cambio radicale di mentalità. Passare dall'attuale sistema fondato sull'ego, sulla competizione e sull'accumulo, ad un sistrma fondato sul bene ed il progresso della comunità e quindi dell'umanità.
La costruzione, in sostanza, di una autentica Civiltà dell'Amore e della condivisione, che non ha nulla a che vedere con la pseudo "condivisione" dei post sui cosiddetti "social"network, ma può rappresentare davvero un nuovo modello di sviluppo. Finalmente umano, sociale ed ecosostenibile.

Luca Bagatin

mercoledì 1 novembre 2017

La Civiltà dell'Amore. Riflessione breve di Luca Bagatin

Quella che definisco Civiltà dell'Amore è un sistema, una filosofia alternativa al materialismo liberale e al dogmatismo religioso. Una filosofia che punta al centro dell'essere umano, ai suoi bisogni e sogni, annientando egoismi, desideri, razzismi e fanatismi.
È una filosofia socialista, populista e nazionale, perché parte dal basso e dalla valorizzazione delle diversità e dunque delle identità.

Luca Bagatin

giovedì 6 luglio 2017

Non esiste destra e sinistra, ma amore contro odio.

Per me non esiste destra e sinistra, ma amore contro odio.
L'odio è il capitalismo, il liberalismo che nega la libertà di autogestione e promuove la promiscuità. L'odio è la violenza e la prevaricazione. L'odio è il materialismo ateo e libertino.
L'amore è un percorso di recupero del meglio delle antiche civiltà della terra, è un recupero della spiritualità originaria, è autogestione degli esseri umani in comunione con la natura e gli altri esseri viventi. Amore è socialismo umanitario nel solco di Pierre Leroux e Giuseppe Garibaldi.
Io ho scelto, come missione di vita, di combattere dalla parte dell'amore.
Tu da che parte stai ?

(Luca Bagatin)

mercoledì 10 maggio 2017

I robot del sesso: ovvero la società del piacere vuole abbattere per sempre ogni possibile Civiltà dell'Amore

La società tecnologico-capitalista è una società senza amore.
Prima genera il calo del desiderio erotico; poi impone la masturbazione di massa consumistica (feticismo per i beni di consumo) ed infine ci conduce verso il sesso con degli automi.
Una società - quella del piacere effimero, della crescita economica ad ogni costo, del godimento illimitato senza amore -  da COMBATTERE E ABBATTERE !!!!
Con Amore e Libertà.


(Luca Bagatin)

http://www.internazionale.it/video/2017/05/10/arrivano-i-robot-del-sesso

venerdì 13 gennaio 2017

Oltre la modernità. Per un ritorno alla Civiltà. Articolo di Luca Bagatin

Il progresso, fondato sul materialismo, è quello che chiamo vero regresso.
L'essere umano sembra aver dimenticato di essere parte della natura ed ha finito per soggiogarla per i suoi capricci e biechi interessi egoistici. Egli ha distrutto interi ecosistemi e sterminato, nei secoli, i suoi simili.
Personalmente sono antimodernista e antiprogressista, ovvero sono per il rilancio di un rinnovato rapporto uomo-natura e per un ritorno all'antico Paradiso perduto. Perduto "grazie" all'antropocentrismo ed all'egoismo umano.
Penso che una società che sdogana e ammette il materialismo, il lusso, la ricchezza, sia una società sconfitta in partenza e destinata alla barbarie. Una società ove la coscienza spirituale è annichilita, l'ignoranza prevale e così la decadenza dei costumi. Una società che vive nell'epoca che gli antichi Veda chiamano, infatti, il Kali Yuga o Età del Ferro, ovvero l'era nella quale siamo immersi tutt'oggi.
Frugalità, disciplina, autodisciplina e spiritualità possono essere le basi per raggiungere consapevolezza di sé, degli altri e quindi libertà dai condizionamenti. Spogliarsi dalle ricchiezze, poi, come fece San Francesco d'Assisi e come da sempre fanno i Rishi e gli Yogin vedici, permetterebbe alla coscienza spirituale dell'essere umano di evolvere, molto più che la mera beneficenza, che serve solo a pulire – transitoriamente - la coscienza del ricco. L'essere umano moderno o, meglio, postmoderno, dovrebbe investire molto nella sua educazione morale e spirituale, ma attualmente investe troppo poco o nulla in essa, perdendosi in tecnologie e caricandosi di lavoro (peggio ancora sfruttando il prossimo), al solo scopo di arricchirsi di beni materiali initili. Dimenticando che presto o tardi anche lui morirà e così chi gli sta accanto e dunque quei beni materiali non gli serviranno a nulla.


Le più Antiche Civiltà della Terra, attraverso la conoscenza spirituale e la teosofia, possedevano tecnologie mille volte più potenti di quelle attuali e vivevano in pace, armonia, amore universale con tutti gli esseri della Madre Terra, così come è scritto negli antichi Veda e in tutti i testi gnostici più sacri.
Abbiamo molto da imparare dai nostri Antenati.


Luca Bagatin
www.amoreeliberta.blogspot.it

domenica 11 dicembre 2016

2016: i popoli rifiutano la globalizzazione delle élite e vogliono sovranità e democrazia autentiche. Articolo di Luca Bagatin

Il 2016 che si sta chiudendo ha, politicamente parlando, mostrato chiaramente dove il mondo vuole andare e dove non vuole andare.
I popoli vogliono riappropriarsi di una sovranità perduta; rifiutano la globalizzazione “liberaldemocratica” e la “cinesizzazione” del pianeta, che hanno tolto loro potere d'acquisto, sovranità popolare e dunque autentiche libertà e democrazia; sono aperti all'accoglienza ma sino a che questa non diventa una vera e propria deportazione di esseri umani con conseguente sradicamento sociale e culturale di tutti; pretendono un presente ed un futuro quanto più possibilmente certo, ovvero la sicurezza economica; una casa ove vivere dignitosamente, oltre che cure mediche gratuite ed adeguate.
Tutto ciò, ai commentatori “liberal”, appare come “anacronistico” e viene bollato come un femomeno populista.
Invero, tutto ciò, oltre a non essere affatto anacronistico, è davvero populismo, ma nel senso originario e più positivo del termine. Ricordiamo infatti che il movimento populista nacque in Russia nei primi anni del '900 ed era rappresentativo dei contadini e dei servi della gleba e per molti versi fu l'equivalente del Peoples Party statunitense, sorto alla fine dell'800, rappresentativo delle classi contadine e critico nei confronti del capitalismo. Ovvero politica di popolo e per il popolo.
Un autetico popolo alla ricerca di vera libertà e di vera democrazia, aspetti non garantiti dal capitalismo globalista “liberal” delle élite che, come al solito, fanno il gioco della borghesia e dei ricchi.
Questi sono i segnali che il 2016 ha potuto registrare attraverso almeno quattro eventi politici di una certe rilevanza: il referendum britannico sulla Brexit; la vittoria di Donald Trump alle elezioni statunitensi; la sconfitta alle primarie francesi del globalista Sarkozy e la non ricandidatura alle imminenti elezioni presidenziali francesi dell'altrettanto globalista Hollande, oltre che l'avanzata inesorabile del Front National di Marine Le Pen ed infine la recente vittoria del NO al referendum costituzionale italiano, una vera e prioria forma di dissenso nei confronti delle politiche “liberal-capitaliste” attuate dal governo Renzi.
Il mondo cosiddetto “occidentale” sta forse iniziando a comprendere che l'ondata “liberalizzatoria” iniziata negli Anni '90, non ha prodotto alcuna autentica libertà per i cittadini, ma solo per le classi agiate e talune economie internazionali (vedi quella cinese). Ha impoverito quasi tutti; fatto perdere sovranità nazionale e popolare oltre che monetaria; implementato un immigrazionismo che si traduce in nuovo sfruttamento di manodopera straniera a basso costo e nell'emersione di nuovi mercati clandestini; implementato politiche di precarizzazione e di sfruttamento del lavoro (vedi Loi Travail francese e Jobs Act italiano); aumentato il rischio di una nuova contrapposizione fra Stati Uniti d'America e Russia, anziché dato luogo ad un comune impegno contro il terrorismo internazionele e così via.
Di fronte a tutto ciò, allorquando i popoli sono stati chiamati a pronunciarsi, hanno chiaramente espresso posizioni sovraniste, isolazioniste in politica estera, autarchiche e anti-globaliste.
Ora, non crediamo affatto che i partiti elettoralistici di matrice cosiddetta “sovranista” presenti sul panorama internazionale e le persone che li rappresentano possano essere la panacea. Diffidiamo assai dei tanti e troppi esagitati, pur osservando con attenzione almeno due fenomeni, ovvero il rinnovamento attuato da Marine Le Pen nel suo partito e le proposte positive dei Podemos spagnoli guidati da Pablo Iglasias
Riteniamo ad ogni modo che una avanzata elettorale del “sovranismo” sia sintomatica delle richieste dei cittadini.
Ed in questo senso rilanciamo l'idea dell'attuazione di una autentica democrazia diretta e dal basso, magari attraverso assemblee popolari alle quali in ogni quartiere, comune, provincia e regione, ciascun cittadino possa partrcipare e discutere/decidere liberamente e, appunto, democraticamente, in luogo di partiti elettoralistici e di “rappresentanze” in nome e per conto dei cittadini stessi. E un'assemblea di estratti a sorte fra tutti i cittadini, a livello nazionale, in luogo dei Parlamenti.
Rilanciamo l'idea di un reddito universale di cittadinanza (necessario in quest'epoca ove il lavoro sarà sempre più una rarità e sostituito dalle macchine) e di tutele universali per tutti i cittadini in luogo delle fantomatiche “tutele crescenti”. Ed il diritto ad una abitazione dignitosa per tutti i cittadini ed alla sanità universale gratuita.
E se non ci sono le risorse le si cerchino, si stampino i danari, si attui finalmente una economia del dono fondata sull'amore fra le genti, come nelle civiltà matriarcali e come illustrato dall'antropologo socialista Marcel Mauss nel suo celebre saggio.
E si investa in decrescita economica e non più in crescita. Si investa nell'ecosistema e nel riutilizzo dei beni. Si smetta di produrre cianfrusaglie e di esportarle solo per alimentare il mercato ed una assurda idea di “crescita illimitata” che si traduce in danno per l'ambiente e per la psiche umana, traducendosi, appunto, in ideologia del lavoro (e suo conseguente sfruttamento) e nella creazione di bisogni superflui indotti (indotti ad esempio dalla pubblicità commerciale) e nella conseguente ricerca di risorse economiche per poterseli acquistare anche attraverso il gioco d'azzardo, piaga moderna di questa società capital-consumista e dunque nè libera nè democratica in quanto non scaturita dall'autentica necessità/richista/volontà della comunità.
Occorre far rivivere il senso ci comunità e di appartenenza: sociale, culturale, civile, anziché seguire e sdoganare modelli di sradicamento sociale, culturale e civile tanto in voga negli ultimi decenni.
Occorre bloccare ogni traffico di armi e cancellare ogni richiesta di pagamento dei debiti dei Paesi del Terzo Mondo, i quali devono invece essere aiutati ad emanciparsi come nelle prospettive avviate dal Presidente del Burkina Faso Thomas Sankara negli Anni '80.
Occorre davvero pensare ad una nuova o forse antica idea di civiltà, quella che mi piace chiamare “Civiltà dell'Amore” e per molti versi resa attuale nell'America Latina del Socialismo del XXI secolo che, non a caso, ha conosciuto meno di altri la crisi economica e sociale ed ha permesso a popoli sfruttati da secoli di emanciparsi.
E' la civiltà che, forse, piacerebbe anche al Papa dei cattolici Francesco e che anche chi cattolico non è può riconoscersi per il solo fatto di essere un essere umano.
E' la civiltà della libertà e della democrazia autentica perché non slegata dalla comunità e dalle persone che la compongono.

Luca Bagatin

giovedì 4 agosto 2016

Pubblicità commerciale e società mercificata: antitesi della Civiltà dell'Amore. Articolo di Luca Bagatin

Ci si indigna di rado e troppo poco. Ad ogni modo è bastata l'immagine choc di una donna a terra con i pantaloni abbassati, con le mani che premono l'asfalto e a gambe divaricate a pubblicizzare una marca di scarpe, per indignare il web ed il mondo dei cosiddetti social network.
Ben venga, ma come dicevamo, ci si indigna troppo poco per l'uso ed abuso della pubblicità commerciale che, lungi dall'essere una forma di arte creativa, è l'espressione massima della società commerciale e mercificata imposta dal mondo mediatico e mediocre che, non a caso, ha contribuito – assieme all'imbarbarimento dell'istituto scolastico, svenduto al privato ed alle mere logiche economicistiche sull'onda degli istituti scolastici d'Oltreoceano che tutto hanno prodotto salvo che cultura – ad appannare la vera ed autentica arte: da quella Sacra a quella profana, da Michelangelo a Gauguin passando per il nostro Leonardo Da Vinci. L'arte che decantava la Natura, l'Essere Umano, il Vero, il Buono e il Bello.
Un messaggio che veicola un prodotto non può, per la sua stessa funzione, essere considerato una forma d'arte. Peggio ancora se il messaggio commercial-pubblicitario rappresenta una donna o comunque una persona che sembra sia stata stuprata, come nel caso di cui sopra.
Che poi l'immagine sembra quasi suggerire che ad essere stuprate, peraltro, siano le menti di chi guarda e di chi acquista, attraverso il veicolo del messaggio commercial-pubblicitario che tende, appunto, a suggerire bisogni indotti di cui, altrimenti, non avremmo alcuna reale necessità.
E' il caravanserraglio dell'effimero, del “reality”, del “social”, ove ogni rapporto e ogni atto è relegato alla compravendita, ad una manifestazione ragionieristica di “dare-avere”, ad amicizie fasulle, a prodotti voluttuari di cui non sapremmo che farcene se dietro ad essi non fosse costruito un “mondo effimero”, appunto, creato da appositi operatori pubblicitari e del merchandising, novelli lobotomizzatori di una società capitalistica che non conosce il sentimento, l'amore, la stabilità e la profondità dei rapporti, ma rincorre il desiderio, il piacere (sino a raggiungere immagini che, pur di scioccare, raggiungono il dolore estremo), l'effimero, il fuggevole, l'instabile. E questo in ogni ambito: da quello lavorativo (la flessibilità del lavoro, imposta ormai tanto dai governi di destra che di sinistra) a quello sentimentale (con tanto di reality show, spesso importati d'Oltreoceano, che sdoganano l'infedeltà di coppia) sino all'omologazione del pensiero, alla mediaticizzazione di ogni atto della vita quotidiana (i famosi “cinque minuti di celebrità” tanto decantati da Andy Warhol, capostipite della società dello spettacolo in salsa pop), ai beni di consumo sempre meno durevoli in quanto costruiti in modo tale da non essere durevoli, al fine di alimentare sempre di più la spirale del consumo e del ciclo continuo inunamitario del “produci-consuma-crepa”.
E' poi naturale che, di fronte a tutto ciò, le differenze si annullino, che le identità scompaiano, che l'immigrato extracomunitario veda l'Occidente opulento come il Paese del Bengodi e rinunci ai suoi usi e costumi per snaturare sé stesso giungendo nei nostri “lidi” tutt'altro che felici, bensì fasulli, effimeri e fondati sullo sfruttamento delle menti, dei corpi, del desiderio, ovvero sui bisogni indotti che uccidono i sogni di vera emancipazione e di libertà, ovvero di autogoverno e di autogestione: la base della democrazia partecipata e partecipativa.
L'ideologia del desiderio e la società del piacere, dunque, in luogo della Civiltà dell'Amore, come ho spesso scritto. L'ideologia dell'ego e del dolore (con relativa tivù del dolore !) contro l'idea di una società di liberi ed eguali perché consapevoli delle proprie scelte, dei propri bisogni, delle proprie identità e culture.
Ciò che non è riuscito a fare il totalitarismo sovietico sembra esserci riuscito il totalitarismo del capitalismo assoluto e della società mercificata ed una rilettura in tal senso di “1984” di George Orwell sarebbe più che mai appropriata. Del resto il “Grande Fratello” è, forse non per caso, uno dei realty show fra i più noti e popolari al mondo (sic !).

Luca Bagatin