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lunedì 2 agosto 2021

Elezioni Russia. Il partito "Comunisti di Russia" (CPKR), guidato da Maxim Suraykin, scende in campo. Articolo di Luca Bagatin

Al via la campagna elettorale in Russia, in vista delle elezioni per il rinnovo della Duma, il Parlamento russo, che si terranno dal 17 al 19 settembre prossimi.

Se da una parte ai nazionalbolscevichi de “L'Altra Russia di Eduard Limonov” è stato impedito di presentare liste elettorali (senza una motivazione valida), mentre il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF) di Gennady Zjuganov sta facendo ricorso per il rifiuto - da parte delle autorità - di presentare la candidatura di Pavel Grudinin, uomo di punta del partito, il leader dei “Comunisti di Russia” (CPKR), Maxim Suraykin, classe 1978, scende in campo con un tour elettorale, partendo dalla città di Barnaul, nel sud-ovest della Siberia.

Lo ha fatto il 30 luglio scorso, spiegando che, nonostante il fatto che il partito non disponga di finanziamenti pubblici (come i partiti presenti attualmente alla Duma) e quindi abbia a disposizione risorse limitate per poter raccogliere tutte le firme necessarie alla presentazione delle liste, conta di ottenere dal 7% al 12% dei consensi.

Gran parte del suo discorso è stato incentrato sulle critiche al sistema capitalista russo: “Molti soldi vanno agli oligarchi, quindi il 99% della popolazione del Paese vive male” - ha affermato Suraykin - “Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è un alloggio, servizi pubblici gratuiti, medicine e cibo a buon mercato. In questo modo le persone possono essere felici. Questo è socialismo”, ha spiegato il leader comunista.

Suraykin ha anche discusso relativamente alle alleanze post-elettorali, spiegando che, secondo lui, sarà impossibile un'alleanza con il partito socialista patriottico “Russia Giusta – Patrioti – Per la Verità”, guidato da Sergey Mironov, Zakhar Prilepin e Gennady Semigin.

In merito, Maxim Suraykin, ha affermato: “Non puoi combinare un serpente con un riccio. Sergey Mironov è un socialdemocratico di destra, non di sinistra, lo ammette lui stesso. È per il capitalismo, ma con il sostegno sociale. Lascia che Sergey Mikhailovich recluti i comunisti nel partito. Quando ci sarà una maggioranza di socialdemocratici di sinistra, ci uniremo a loro”.
In tal senso, il leader dei “Comunisti di Russia”, è fiducioso che molti esponenti di sinistra del partito “Russia Giusta – Patrioti – Per la Verità”, come ad esempio gli esponenti di “Per la Verità” di Prilepin, lo abbandoneranno e solo allora sarà possibile un'alleanza con costoro.

Siamo pronti a unirci alla vera sinistra, ai veri comunisti”, ha affermato Suraykin.

Relativamente al Partito Comunista della Federazione Russa di Zjuganov, Suraykin ritiene invece che, in quel partito, vi siano “veri comunisti”, ma rimane critico nei confronti della sua leadership.

Il partito “Comunisti di Russia” è appoggiato sia del Partito Comunista Unito, la cui leader, Darya Mitina, sarà candidata nelle sue liste; sia dall'Unione della Gioventà Comunista Leninista (Komsomol), che ha apprezzato non solo il programma anticapitalista del partito, ma anche il fatto che il 40% dei candidati abbia meno di 40 anni.

I giovani del Komsomol hanno invece giudicato il partito di Zjuganov, nel corso del loro Congresso, tenutosi il 31 luglio scorso nella regione di Mosca, “obsoleto e goffo” e “collegato alle autorità”, ovvero non alternativo all'attuale governo liberal-capitalista di Putin.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 27 luglio 2021

Russia. Il Partito Comunista si mobilita contro il rifiuto della candidatura di Pavel Grudinin. Articolo di Luca Bagatin

Il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), guidato da Gennady Zjuganov, maggiore partito di opposizione nel Parlamento russo, terrà manifestazioni, il 30, 31 luglio e 1 agosto a sostegno del deputato Pavel Grudinin, al quale è stata rifutata, dalle autorità, la possibilità di candidarsi alle elezioni parlamentari del 17, 18 e 19 settembre prossimi.

Pavel Grudinin, direttore dell'azienda agricola autogestita “Fattoria Lenin”, deputato comunista, fu candidato alle elezioni presidenziali russe del 2018, prendendo l'11,77% (oltre 8 milioni e mezzo di voti).

Gli è stata rifiutata la possibilità di candidarsi in quanto la sua ex moglie aveva delle partecipazioni in una società offshore e ciò risulterebbe contrario alla legge russa.

Il Partito Comunista contesta tale decisione, in quanto gli affari di Grudinin non hanno nulla a che vedere con quelli della ex moglie e ritiene che tale decisione serva unicamente a mettere fuori dai giochi un candidato forte, che potrebbe mettere i bastoni fra le ruote al partito di governo liberale “Russia Unita”.

Il KPRF si presenta come grande coalizione che raccoglie ben 56 partiti di sinistra patriottica, fra cui fra cui il “Fronte di Sinistra”, “Per un Nuovo Socialismo” e “Russia Lavoratrice” (Trudovaya Rossya).

Sempre sul fronte dell'opposizione di sinistra è stata riufutata la presentazione delle liste dei nazionalbolscevichi de “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, alle quali le autorità hanno addirittura negato manifestazioni di protesta in merito, per quanto gli attivisti del partito abbiano presentato regolare domanda di poter manifestare pacificamente.

Saranno presenti alle elezioni di settembre, invece, il partito socialista patriottico “Russia Giusta – Patrioti - Per la Verità”, di Zakhar Prilepin, Gennady Semigin e Sergey Mironov (al quale ha aderito anche l'attore statunitense Steven Seagal), che vorrebbe stringere un accordo post elettorale con il partito di Zjuganov e, infine, il partito “Comunisti di Russia” di Maxim Suraykin, che presenta un programma anticapitalista e intransigente, molto più anticapitalista e radicale rispetto a quello del partito di Zjuganov (non improbabile che i nazionalbolscevichi di Limonov possano pensare di appoggiarlo). Il partito “Comunisti di Russia” ha comunque dichiarato che non intende ostacolare alcun partito di sinistra, bensì creare le basi – alla Duma, ovvero il Parlamento russo – per un “fronte rosso” anticapitalista contro Putin e il liberal capitalismo.

Temi caldi della sinistra patriottica socialista e comunista russa: le nazionalizzazioni dei settori chiave dell'economia, un salario minimo garantito, la piena accessibilità di istruzione e sanità, l'abolizione dell'inumana riforma pensionistica e un sistema fiscale che vada a colpire i ceti più ricchi.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

lunedì 14 ottobre 2019

I comunisti russi piantano nuovi alberi in ricordo dei caduti sovietici della Seconda Guerra Mondiale. Articolo di Luca Bagatin

In memoria dei 27 milioni di cittadini sovietici deceduti durante la Seconda Guerra Mondiale, definita dai russi Grande Guerra Patriottica, combattuta contro il nazifascismo, si è tenuta il 14 ottobre un'azione simbolica organizzata dal KPRF, ovvero il Partito Comunista della Federazione Russa, denominata “Giardino della Vittoria – Giardino della vita”.
Nella regione di Mosca, presso la fattoria statale “Lenin”, ovvero il sovkhoz diretto da Pavel Grudinin, già candidato comunista alle scorse elezioni presidenziali, sono infatti stati piantati – simbolicamente – numerosi nuovi alberelli. L'obiettivo che il KPRF si è posto è quello di piantarne, negli anni a venire, in tutta la Russia, 27 milioni. E ciò sia per celebrare i caduti sovietici, sia per dare una forte risposta agli incendi che hanno colpito di recente la Siberia, causati, secondo il Presidente del Comitato Centrale del KPRF Gennady Zjuganov – presente all'evento - dalla privatizzazione del sistema forestale, orientato al business e quindi non alla protezione del patrimonio ambientale.
Zjuganov, già recentemente, si era detto sorpreso della messa in discussione da parte del Parlamento Europeo del ruolo dell'URSS durante la Seconda Guerra Mondiale, in un tentativo di riscrivere la Storia, in particolare sostenuto dal governo della Polonia. Polonia che, a detta di Zjuganov, aveva a suo tempo agito come aggressore, spartendosi la Cecoslovacchia assieme ad Hitler e preparandosi all'aggressione dell'URSS.
Zjuganov recentemente ha altresì dichiarato che l'UE non dovrebbe sostenere i seguaci di Bandera in Ucraina e negli Stati Baltici, ma allo stesso tempo ripone una certa fiducia relativamente al nuovo governo di Kiev, affinché questi ponga fine all'eredità dei suoi predecessori autoritari e avvii un dialogo pacifico con le repubbliche popolari della Novorossija.
Zjuganov, il cui partito ha recentemente incrementato ulteriormente i suoi voti alle elezioni amministrative, contro il partito governativo di Putin (dopo averne denunciato la politica economica orientata agli interessi delle classi più agiate), auspica inoltre un maggiore e proficuo sviluppo dei legami economici della Russia, sia con i Paesi asiatici che con l'Europa.

Luca Bagatin


martedì 9 luglio 2019

Russia. Il Partito Comunista difende il candidato alle presidenziali, Grudinin, accusato di malversazione finanziaria. Articolo di Luca Bagatin tratto da "Alganews"

Pavel Grudinin, 59 anni, è stato il candidato del Partito Comunista della Federazione Russa (KPFR) alle elezioni presidenziali del marzo 2018.
Grudinin conquistò l'11,77% dei consensi, piazzandosi al secondo posto, dopo Putin.
Dopo di allora i consensi dei comunisti, in Russia, sono aumentati, al punto che alle amministrative autunnali, conquistarono diverse amministrazioni, superando in più ambiti il partito di governo, Russia Unita.
Grudinin è direttore della “Fattoria Lenin”, sita vicino a Mosca, un sovkhoz che esiste da oltre 100 anni. Dopo il crollo dell'URSS, nel 1995, il collettivo dei lavoratori dell'azienda prese la decisione di ristrutturarla e, successivamente, Grudinin ne divenne il direttore.
L'azienda divenne finanziariamente autosufficiente e le entrate furono utilizzate non solo per aumentare i salari e modernizzare la produzione, ma anche per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori, costruendo scuole, asili ove i bambini ricevono pasti gratuiti e sono state costruite abitazioni a prezzi calmierati per le famiglie dei lavoratori.
Il sovkhoz è sito in un terreno edificabile particolarmente redditizio e, da quando Grudinin divenne il candidato alle presidenziali del KPFR, numerosi sono stati i tentativi di smantellare l'azienda da parte di numerosi attori, al fine di accaparrarsi il terreno sul quale sorge.
Grudinin è così da tempo accusato di malversazioni finanziarie, respinte più volte dagli avvocati e dal KPFR, che lo sostiene. Tali accuse hanno peraltro fatto decadere – dal marzo 2019 – la sua carica di deputato alla Duma, nonostante i quasi 9 milioni di voti conquistati alle presidenziali dell'anno precedente.
Sostegno a Grudinin è giunto in questi giorni dai comunisti tedeschi e inglesi, tramite i loro organi di stampa.
Sono previste manifestazioni del Partito Comunista della Federazione Russa il 13 luglio prissimo in difesa di Grudinin e della “Fattoria Lenin”, che rappresenta, secondo il KPFR, un baluardo di sviluppo economico e sociale per il Paese.

Luca Bagatin

mercoledì 25 aprile 2018

Sulle elezioni politiche italiane, la sconfitta delle élite e prospettive socialiste autogestionarie. Articolo di Luca Bagatin tratto da Pensalibero.it del 18 marzo 2018

Di fronte alla scomparsa ormai da tempo, in tutta Europa, della divisione storica risalente alla Rivoluzione Francese fra destra e sinistra, possiamo dire che alle elezioni politiche italiane, quelle sconfitte, sono state le forze dell'austerità, dell'europeismo tecnocratico, della visione liberal-capitalista a guida USA del mondo.
Ad essere sconfitte, in sostanza, volendo usare le categorie politiche care ai filosofi Christopher Lasch, Jean-Claude Michéa e Alain De Benoist, sono state le forze che rappresentano le élite.
Lungi dal pensare che le forze elettoralistiche maggioritarie uscite dalle urne, ovvero il Movimento Cinque Stelle e la Lega, rappresentino quel populismo originario caro sia a Lasch, Michéa e a De Benoist, ovvero rappresentante del Quarto Stato e del socialismo autentico, possiamo ad ogni modo dire che l'elettorato italiano si è espresso in massa - come in altri Paesi europei - in favore di forze alternative al modello unico liberal-europeista a tutela unicamente dei ceti medio alti.
Aspetto simile è peraltro accaduto anche alle elezioni Presidenziali francesi, ove la maggioranza dei voti, se sommati fra loro, sarebbe stata ottenuta dai partiti populisti Front National (21,3%) e dalla France Insoumise (19,58%) e solo una propaganda avversa ad un inesistente "fascismo" ha determinato la sconfitta - al secondo turno - di Marine Le Pen e l'incoronazione del rappresentante delle élite finanziarie Emmanuel Macron, continuatore delle politiche precarieggianti e di austerità intraprese dai suoi predecessori sedicenti socialisti, in realtà liberal-capitalisti.
La volontà degli elettori è dunque chiara: no alle politiche globaliste imposte dal Fondo Monetario Internazionale e dall'Unione Europea. Che ciò possa essere recepito dai Cinque Stelle e da un centrodestra a guida leghista è tutto da vedere ad ogni modo. Del resto tali partiti e la medesima Le Pen, rispetto alle promesse originarie, hanno purtroppo ridimensionato molto i loro programmi relativi ad una uscita dall'Unione Europea e dalla Nato.
Interessante ad ogni modo sarebbe il dialogo fra la Lega ed il Presidente russo Putin, la cui Russia è attualmente l'unico vero argine al terrorismo islamico, come si è ben potuto vedere in Siria. Una Russia che da tempo guarda ad un mondo multipolare, alternativo rispetto al monolitismo statunitense volto a destabilizzare Stati sovrani, come già accaduto in Stati laici e socialisti quali Iraq, ex Jugoslavia, Libia e non ultima la Siria, a tutto vantaggio dei fondamentalisti dell'Isis.
Putin ad ogni modo, lungi dal rappresentare anch'egli il modello del socialista e del populista autentico è, infondo, il rappresentante dei ceti più ricchi della Russia postmoderna e domenica 18 marzo, alle elezioni Presidenziali, dovrà vedersela con un candidato autenticamente socialista e che potrebbe seriamente impensierirlo, ovvero il candidato del Partito Comunista della Federazione Russa, dato in ascesa nei sondaggi, ovvero Pavel Grudinin, erroneamente definito da taluna stampa occidentale quale "comunista capitalista". Grudinin, in realtà, è un ingegnere ed imprenditore agricolo della cooperativa "State Farm Lenin", ovvero una vera e propria fattoria collettiva i cui profitti vengono in larga parte investiti nello sviluppo di programmi sociali per i lavoratori e le loro famiglie, i quali hanno a disposizione case, cure mediche, parchi giochi e istruzione scolastica completamente gratuiti. Un vero modello di azienda socialista nella Russia postmoderna.
Interessante, almeno a parole, anche la proposta lanciata da Beppe Grillo di una società senza lavoro e basata su un reddito di nascita. Interessante in quanto critica nei confronti del modello unico capitalista, della crescita economica (che non è certo infinita e che danneggia i più deboli e l'ambiente), del consumismo e del lavoro ad ogni costo in una società ormai iper tecnologica e di non-lavoro ed ove le merci sono in sovrabbondanza, almeno per quanto riguarda la parte più ricca del pianeta.
Ovviamente tale proposta non è affatto originale, ma già da tempo auspicata da economisti della decrescita quali Serge Latouche e, anticamente, dall'antropologo e sociologo socialista Marcel Mauss, autore di un saggio sull'economia del dono.
Forse un ritorno a forme economiche mutualistiche e autogestionarie, come nelle idee e nell'attuazione pratica del socialismo, dell'anarchismo e del repubblicanesimo europeo originario (Pierre Leroux, Proudhon, Bakunin, Garibaldi, Mazzini, per molti versi Marx ed Engels) e successivamente di quello arabo e latinoamericano, mutuato proprio da quello europeo, potrebbe essere una soluzione atta ad andare incontro a quel Quarto Stato ormai non più rappresentato autenticamente da nessuno in Europa, ma che rappresenta ormai la maggioranza della popolazione sfruttata.
Non più lavoratori e salariati, quindi, ma unicamente produttori e proprietari del proprio lavoro (come nell'esempio dell'azienda agricola socialista del candidato russo Grudinin).
Forse anche un superamento del sistema del danaro ed un ritorno a forme di scambio paritario e del dono sarebbero auspicabili, come peraltro scrivo da tempo. Occorre, in sostanza, un cambio radicale di mentalità. Passare dall'attuale sistema fondato sull'ego, sulla competizione e sull'accumulo, ad un sistrma fondato sul bene ed il progresso della comunità e quindi dell'umanità.
La costruzione, in sostanza, di una autentica Civiltà dell'Amore e della condivisione, che non ha nulla a che vedere con la pseudo "condivisione" dei post sui cosiddetti "social"network, ma può rappresentare davvero un nuovo modello di sviluppo. Finalmente umano, sociale ed ecosostenibile.

Luca Bagatin