Visualizzazione post con etichetta gennady zjuganov. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta gennady zjuganov. Mostra tutti i post

mercoledì 25 marzo 2026

Il Vietnam rafforza la cooperazione con Cina e Russia. Articolo di Luca Bagatin

 

La Repubblica Socialista del Vietnam, nei giorni scorsi, ha rafforzato i suoi rapporti sia con la Repubblica Popolare Cinese che con la Federazione Russa.

Il 17 marzo scorso, ad Hanoi, si è tenuta la riunione del Comitato direttivo sino-vietnamita per la cooperazione bilaterale.

Presenti il Ministro degli Esteri cinese Wang Yi e il Vice Primo Ministro vietnamita Bui Thanh Son.

Durante la riunione, entrambe le parti hanno convenuto nell'unire le forze per progredire sulla strada della modernizzazione socialista, oltre a promuovere il rafforzamento dell'autosufficienza e unità del Sud del mondo.

Un Sud del mondo volto alla promozione della pace e della stabilità internazionale e regionale, in particolare in questo turbolento momento storico.

Il Ministro Wang ha inteso rilanciare la cooperazione con in Vietnam nel settore agricolo, ferroviario, energetico, finanziario, minerario, commerciale, dell'innovazione tecnologica e in materia di difesa e sicurezza, mentre il Vice Primo Ministro vietnamita ha sottolineato che considera la Cina un punto di riferimento strategico e ha spiegato come il Vietnam aderisca alla politica di “una sola Cina”, rifiutando ogni forma di separatismo da parte di Taiwan.

Nei giorni scorsi, il Primo Ministro vietnamita Pham Minh Chinh ha visitato la Federazione Russa e rafforzato con essa la cooperazione nei settori strategici infrastrutturali e dei trasporti.

In Russia, il Premier vietnamita ha incontrato anche le delegazioni dell'Associazione di amicizia Russia-Vietnam e l'Associazione dei veterani di guerra in Vietnam.

Egli ha altresì incontrato il Presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa, Gennady Zjuganov, leader del maggior partito di opposizione russo alla Duma.

Il Premier Pham Minh Chinh ha ricordato e sottolineato l'importanza degli storici legami fra Vietnam e Russia, ribadendo che il Vietnam intende proseguire la sua collaborazione con la Federazione Russa e consolidare il partenariato strategico che lega i due Paesi.

Il Presidente Zjuganov ha apprezzato la visita del Premier vietnamita e si è congratulato con il Vietnam per l'organizzazione del XIV Congresso Nazionale del Partito Comunista e il suo processo democratico, oltre che per l'affidabilità del Vietnam quale storico partner della Federazione Russa.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

lunedì 12 maggio 2025

Brasile e Cina per un socialismo del XXI Secolo volto al multilateralismo, al libero scambio e alla risoluzione pacifica dei conflitti globali. Articolo di Luca Bagatin

 

Il Presidente socialista del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, è in visita nella Repubblica Popolare Cinese, dal 10 al 14 maggio.

Brasile e Cina sono entrambi membri del gruppo dei BRICS del Sud del mondo, oltre che promotori di un ordine internazionale pacifico, giusto e multipolare, nonché votati entrambi alla risoluzione delle crisi ucraina e mediorientale, che tengano conto di tutti i punti di vista, senza gettare benzina sul fuoco.

In particolare, per quanto riguarda la situazione mediorientale, sia Brasile che Cina hanno sempre sostenuto la necessità del riconoscimento del diritti umani della popolazione palestinese e il riconoscimento dello Stato della Palestina.

Quella di Lula è la sesta visita in Cina e la seconda, dal 2023.

Egli ha sottolineato l'importanza della cooperazione fra Brasile e Cina, in particolare in settori chiave quali le infrastrutture e le nuove fonti energetiche pulite. Sottolineando come il Brasile voglia liberarsi dalla dipendenza delle materie prime di cui necessita e intenda investire massicciamente, secondo l'esperienza cinese, nell'ambito della formazione di ingegneri, matematici e esperti di intelligenza artificiale.

In tal senso, egli intende promuovere la possibilità che studenti brasiliani possano studiare in Cina e viceversa.

Entrambi i Paesi, ha sottolineato Lula, hanno la stessa visione, sia nella necessità di sradicare la povertà dei rispettivi Paesi, sia quella di garantire un equilibrio multipolare del mondo, contro ogni forma di protezionismo, che storicamente ha sempre causato guerre e catastrofi economiche.

Multilateralismo, libero scambio, risoluzione pacifica dei conflitti nel mondo, dunque, le parole d'ordine del socialismo brasiliano e cinese del XXI Secolo, volto allo sviluppo tecnologico, a beneficio della comunità e delle comunità nel loro complesso.

Concetti, peraltro, ribaditi anche dall'Ambasciatore cinese Zhang Hanhui, il 23 aprile scorso, alla Conferenza Internazionale Antifascista organizzata, a Mosca, dal Partito Comunista della Federazione Russa, maggior partito d'opposizione russo, guidato da Gennady Zjuganov.

Nell'ambito di tale incontro, al quale hanno preso parte oltre 400 partecipanti di partiti comunisti, socialisti e di sinistra, provenienti da 91 Paesi – in quali hanno sottolineato la necessità di contrastare ogni forma di colonialismo e nazifascismo, promuovendo principi di giustizia e imparzialità internazionale - Zhang Hanhui, oltre a commemorare l'80esimo anniversario della vittoria dell'URSS contro la Germania nazista; quello relativo alla vittoria del popolo cinese nella Guerra di Resistenza contro il Giappone fascista e l'80esimo anniversario della fondazione dell'ONU, ha sottolineato l'importanza di attuare un autentico multilateralismo, che ponga al centro il ruolo dell'ONU e i principi della Carta delle Nazioni Unite, sostenendo un mondo “equo e ordinato” e una globalizzazione economica “accessibile e inclusiva”, che promuova la “democratizzazione delle relazioni internazionali”, volta a favorire “un nuovo modello di governance globale più giusto e ragionevole”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

giovedì 8 maggio 2025

Al via le celebrazioni, a Mosca, per gli 80 anni della vittoria sovietica contro il nazifascismo. Articolo di Luca Bagatin

 

Sono passati 80 anni da quel 9 maggio 1945 che segnò la vittoria dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche contro il nazifascismo hitleriano.

80 anni da quella che i popoli sovietici ricordano come Giornata della Vittoria nella Grande Guerra Patriottica, nella quale morirono circa 27 milioni di persone sovietiche, fra civili e soldati.

Data storica, celebrata in URSS (e successivamente nei Paesi post-sovietici) quale festa nazionale dal 1965 e che va ricordata, assieme al 27 gennaio 1945, giornata nella quale i soldati sovietici liberarono il campo di sterminio nazifascista di Auschwitz.

Date che non possono essere né dimenticate, né oscurate da questioni geopolitiche e che tutti i popoli post-sovietici e europei dovrebbero celebrare, senza polemica alcuna e, anzi, cogliendo l'occasione di tale ricorrenza per edificare ponti, anziché per innalzare nuovi muri.

In particolare in un'epoca nella quale nazifascismi e antisemitismi sembrano rialzare, drammaticamente, la testa.

A Mosca, per le celebrazioni ufficiali, sono giunti numerosi leader mondiali, non solo provenienti da Paesi post-sovietici, fra i quali – tra gli altri - il Presidente cinese Xi Jinping; quello slovacco Robert Fico; quello serbo Aleksandar Vučić; il Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva; quello vietnamita To Lam; il Presidente cubano Miguel Díaz-Canel Bermúdez e quello venezuelano Nicolas Maduro.

Il Presidente Xi Jinping, nei giorni scorsi, aveva ricordato che quest'anno ricorre anche l'80esimo anniversario non solo della vittoria dell'URSS contro il nazifascismo, ma anche la Guerra di Resistenza cinese contro il Giappone, alleato alla Germania nazista e all'Italia fascista.

Egli ha altresì sottolineato come tale lezione storica di lotta antifascista, debba insegnare a Russia e Cina ad opporsi a ogni forma di egemonia e prepotenza politica, creando un futuro migliore per l'umanità.

Il Presidente Xi ha ribadito che, mai come oggi, occorra difendere “equità e giustizia a livello internazionale”, rilanciando il suo progetto di “costruzione di una comunità globale dal futuro condiviso”, volta a superare gli attuali deficit di pace, sviluppo, sicurezza e governance internazionale.

Anche il Presidente socialista brasiliano Lula ha affermato, sui social, come il suo arrivo in Russia “riafferma il nostro impegno per il multilateralismo. Firmeremo accordi di cooperazione in scienza e tecnologia e cercheremo di ampliare i nostri partenariati commerciali”.

Anche il Presidente socialista Robert Fico, che già aveva recentemente polemizzato con l'esponente della destra estone, Kaja Kallas, rappresentante per gli affari esteri dell'UE, la quale aveva messo in guardia i leader dell'UE dal partecipare al Giorno della Vittoria, è volato a Mosca.

Prima di partire, alla presenza dei rappresentanti istituzionali della Repubblica slovacca, il Presidente Fico ha deposto – presso l'aeroporto di Piešťany - corone di fiori al monumento dedicato ai soldati rumeni caduti contro il nazifascismo. Ricordando come, durante la liberazione della Slovacchia, morirono 60.000 soldati dell'Armata Rossa e 10.000 soldati rumeni.

Il Presidente cubano, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, giunto anch'egli a Mosca il 7 maggio scorso, ha colto l'occasione per incontrare il Presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa – maggior partito d'opposizione – Gennady Zjuganov.

Attribuiamo grande importanza a questa celebrazione, alla portata che sta assumendo, al significato che porta con sé”, ha affermato Díaz-Canel, il quale ha sottolineato come, ai tempi d'oggi, si cerchi di minimizzare in contributo dell'URSS nella lotta contro il nazifascismo, mentre proprio in quest'epoca, in cui l'ideologia nazifascista appare in ascesa, occorre riaffermarlo.

Una vittoria, quella sovietica, che è stata anche una vittoria per tutta l'umanità e per la liberazione dei popoli oppressi, ha sottolineato il Presidente cubano.

Zjuganov si è detto concorde, ricordando come il militarismo e il capitalismo, insiti nel nazifascismo, causarono l'Olocausto e milioni di vittime, anche tra il popolo sovietico.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

mercoledì 2 marzo 2022

Comunisti greci e russi contro le guerre imperialiste. Articolo di Luca Bagatin

 

Gli eurodeputati del Partito Comunsita di Grecia (KKE), hanno votato contro la risoluzione del Parlamento europeo intitolata “Sull'aggressione russa all'Ucraina”, in quanto ritenuta pericolosa per i popoli e volta ad aggravare l'escalation del conflitto.

Il KKE si oppone, dunque, a nuove sanzioni dell'UE contro la Russia, che finiscono per danneggiare unicamente il popolo e i lavoratori. Si oppone, altresì, ad ogni possibile aumento delle spese militari e sostegno militare UE alla NATO, volta a dispiegare forze militari, con conseguenze imprevedibili per la popolazione europea.

Il KKE denuncia, dunque, ogni “guerra imperialista”, volta unicamente a rafforzare gruppi economici, a tutto svantaggio dei popoli, ucraino compreso.

La nostra condanna dell'invasione della Russia capitalista in Ucraina è unita alla condanna dei crimini seriali di guerra degli Stati Uniti, della NATO e dell'UE contro il popolo della Jugoslavia, dell'Afghanistan, dell'Iraq, della Siria e della Libia”, hanno affermato gli eurodeputati comunisti greci. “Le persone non devono scegliere con quale imperialismo stare. La solidarietà al popolo ucraino, messo alla prova dalle guerra degli imperialisti, significa un deciso rafforzamento della lotta indipendente del popolo per impedire ogni coinvolgimento e ogni partecipazione alla guerra”, continua il comunicato dei comunisti greci. “Significa nessun esercito fuori dai confini, smantellamento di tutte le basi straniere, disimpegno dell'UE e della NATO con i governi al potere”.

E anche il leader del Partito Comunista della Federazione Russa, Gennady Zjuganov, maggior partito d'opposizione al governo Putin, è intervenuto su Facebook sulla questione, facendo presente che da 8 anni i nazionalisti ucraini attaccano i cittadini del Donbass, nel silenzio della comunità internazionale.

E ha aggiunto: “Siamo per la pace e lottiamo sempre per la risoluzione pacifica di qualsiasi conflitto. Siamo contro lo spargimento di sangue. Auspichiamo sinceramente un cessate il fuoco immediato e una soluzione politica attraverso i negoziati. E contribuiamo a farlo il più possibile. Esortiamo la comunità internazionale a prevenire i tentativi di interrompere i negoziati”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 22 febbraio 2022

La vittoria (postuma) di Eduard Limonov nel giorno del suo compleanno. Articolo di Luca Bagatin

Lo scrittore e leader politico Eduard Limonov, il 22 febbraio 2022, avrebbe compiuto 79 anni.

Limonov fu il primo, alla metà degli Anni ’90, a seguito dello smembramento dell’URSS, a prevedere l’ineluttabilità di un conflitto tra l’Ucraina e l’ampia popolazione russa della Crimea, del Donbass e della Novorossia, in generale. Ciò in quanto, come mi raccontò e scrisse il suo editore italiano, Sandro Teti, “prima o poi, i diritti dei russi, sarebbero stati violati”.

Limonov, nel suo saggio “Anatomia dell’Eroe”, pubblicato nel 1997, temeva che in Ucraina (territorio ove peraltro è cresciuto) sarebbe accaduta una situazione simile al conflitto nell’ex Jugoslavia, ove gli sciovinismi etnici sarebbero scoppiati e i russi, in quei territori, sarebbero stati repressi.

Limonov, nel voler proteggere i russi nelle Repubbliche post-sovietiche (non solo in Ucraina, ma anche in Kazakistan, Estonia, Lettonia, Lituania, Bielorussia ecc…), auspicava anche delle rivoluzioni popolari che avrebbero dovuto rovesciare il regime liberal-capitalista di Vladimir Putin, a Mosca.

Rivoluzioni di matrice socialista popolare, sul modello leninista e machnovista.

Nel saggio sopra citato, Limonov, scrisse infatti, fra le altre cose: “Resta inteso che il conflitto tra la popolazione russa e le forze di occupazione ucraine non è fine a se stesso, ma solo il primo passo nell’inevitabile necessità di un rivolta armata per il cambio di potere a Mosca. Devono andare in Crimea tutti coloro che hanno combattuto in Transnistria, Serbia, Cecenia. Queste persone sono ormai decine di migliaia. La Crimea sia la nostra Sierra Maestra e noi arriveremo alla nostra Avana, Mosca”.

Limonov, dunque, secondo anche quanto spiegò il sociologo liberale Igor Eidman in un articolo del novembre 2014, prefigurò già nel 1997 quanto sarebbe accaduto nel 2014, alla nascita delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk, indipendenti sia dall’Ucraina che dalla Russia.

Nel maggio 2014, alla costituzione delle Repubbliche Popolari del Donbass, Eduard Limonov, alla guida del partito dissidente e di sinistra patriottica “Altra Russia”, lanciò un appello sullo stile dell’appello antifascista alle Brigate Internazionali antifranchiste durante la Guerra Civile Spagnola del 1936, non a caso intitolato “No Pasaran!” (Non passeranno!).

Il testo dell’appello fu il seguente:

NO PASARAN!

Cerchiamo di aiutare tutti coloro che vengono da noi, con il desiderio di partecipare come volontari.

I membri del nostro gruppo sono già qui. Sono all’epicentro degli eventi a Donetsk, Slaviansk, Kramatorsk e nelle altre città del Donbass, per aiutare a difendere le conquiste della Primavera russa.

I recenti eventi dimostrano che le truppe punitive inviate da Kiev non si fermeranno mai, qualunque cosa accada.

Uccidono massicciamente i civili: donne, anziani e bambini.

Le case vengono distrutte dal fuoco della loro artiglieria. Sono pronti a spazzare via le città e i villaggi della Novorossia e non sono pronti a concedere loro l’autodeterminazione o la libertà.

In queste condizioni, l’idea di fare volontariato e sostenere l’Ucraina sudorientale diventa una questione di vita o di morte per milioni di nostri fratelli.

Senza di noi, saranno schiacciati e ridotti in schiavitù da questa macchina punitiva della giunta, contando sul sostegno delle autorità di Kiev, degli oligarchi ucraini e degli aiuti esteri.

Ora è sempre più urgente che il nostro slogan diventi, come in Spagna, nel 1936: NO PASARAN!

Non passeranno!”

Eduard Limonov

Non a caso, Limonov, fu il primo uomo politico a visitare le Repubbliche Popolari del Donbass, nel dicembre 2014 e a far visita ai combattenti e, con il suo partito, ad organizzare una rete di aiuti umanitari alla popolazione di quei territori. Cosa che, successivamente, farà anche il Partito Comunista della Federazione Russa di Gennady Zjuganov.

Paradossale che, proprio il giorno del suo 79 compleanno, il suo più acerrimo nemico, ovvero Vladimir Putin, ratificando di fatto una risoluzione del maggior partito di opposizione russo – il Partito Comunista della Federazione Russa – votata a maggioranza il 15 febbraio 2022, abbia deciso di riconoscere le Repubbliche Popolari del Donbass.

Ciò segna, infatti, una vittoria postuma di Limonov e del suo partito (dal 2020, dopo la morte di Limonov, denominato “L’Altra Russia di Eduard Limonov”) che, ad ogni modo, ancora oggi viene perseguitato dalle autorità russe per la sua dissidenza anti-governativa e per la tutela dei diritti civili dei russi anche nel nord del Kazakistan. Aspetto che, le autorità russe, non gradiscono affatto, in quanto alleate al regime kazako.

Quella del riconoscimento delle Repubbliche del Donbass, da parte della Russia è stata, dal 2014 ad oggi, principalmente una battaglia della sinistra russa, da sempre all’opposizione.

Non a caso a promuoverla alla Duma, il Parlamento russo, è stato il Partito Comunista della Federazione Russa (da non dimenticare che il Partito Comunista è stato messo al bando in Ucraina nel 2015, salvo nelle due Repubbliche Popolari, una volta staccatesi dall’Ucraina) e ha sempre avuto il sostegno di tutti i partiti della sinistra russa. Ma, per contro, l’opposizione dello stesso Putin e del suo partito liberal-conservatore che sceglie di riconoscerle solo oggi.

Lo scopo di tale riconoscimento, quello di proteggere 600.000 cittadini russi in quei territori e evitare possibili ritorsioni e ogni conflitto che possa colpire la popolazione.

Numerosi i festeggiamenti da parte dei residenti delle Repubbliche del Donbass e, i primi a riconoscerne la legittimità, i governi socialisti di Cuba, Venezuela e Nicaragua.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

domenica 20 febbraio 2022

Crisi Ucraina. Cina propone mediazione pacifica. Comunisti russi vogliono proteggere la popolazione del Donbass. Articolo di Luca Bagatin

Relativamente alla crisi Ucraina, è intervenuto – alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza - il Ministro degli Esteri cinese, Wang Yi.

Il Ministro ha fatto presente che la Cina vuole evitare ogni forma di conflitto in ucraina e ricerca “una soluzione pacifica che garantisca sicurezza e stabilità in Europa”, ricordando anche che “nessuno è al di sopra del diritto internazionale”.

L'Ucraina deve essere un ponte che unisce Est e Ovest e non una linea di fronte per una competizione tra diverse potenze”, ha fatto presente il Ministro degli Esteri cinese.

Pechino, dunque, intende svolgere “un ruolo costruttivo per la pace”.

Il Ministro Wang Yi ha proseguito, affermando che “anche le preoccupazioni della Russia devono essere rispettate” e, all'Europa ha fatto presente che, “Se ci sarà un allargamento dell'Alleanza Atlantica ci sarà davvero garanzia della pace?” E' una domanda che i nostri amici in Europa si devono porre seriamente”.

Perché le parti non possono sedersi ad un tavolo, condurre colloqui dettagliati ed elaborare un piano per mettere in atto le intese di Minsk?”, si chiede il Ministro Wang Yi.

E, lanciando un monito alle parti: “Questo è quello che si dovrebbe fare, invece di aumentare le tensioni e provocare il panico. Ora tutti i Paesi dovrebbero assumersi responsabilità ed impegnarsi per una soluzione pacifica”.

Il Ministro degli Esteri cinese, ha ricordato come “si è tornati ad una mentalità da Guerra fredda, ma è sbagliato riportare indietro le lancette della Storia. Per trasformare il mondo in un posto migliore, i Paesi devono lavorare insieme, in un clima fondato sulla cooperazione, non sulla competizione”.

E, facendo presenti le sofferenze patite dal mondo intero durante la pendemia, anche in termini economici, il Ministro Wang ha aggiunto: “Dopo la pandemia l'economia mondiale si sta riprendendo lentamente e, per avviarci verso un progresso sostenibule, ci appelliamo a tutti i Paesi per agire insieme”.

Sulla questione è intervenuto, su Facebook, anche il leader del Partito Comunista della Federazione Russa, Gennady Zjuganov, maggior partito di opposizione presente nel Parlamento russo e promotore della risoluzione, votata a maggioranza il 15 febbraio scorso, di riconoscimento delle Repubbliche popolari del Donbass.

Zjuganov ha scritto, fra le altre cose, che “Si intensificano i bombardamenti nei territori delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk, costringendo la popolazione a una evacuazione di massa. Si sta alimentando una guerra dell'informazione contro la Russia da parte dell'Occidente e dei media ucraini filo-occidentali e nazionalisti. Tutto ciò è la prova dello stretto coordinamento delle provocazioni militari e dell'aggressione informativa”.

Zjuganov ha inoltre fatto presente che, tutto ciò, è orchestrato dal governo degli USA e che “Washington sta iniziando a risolvere i suoi problemi a spese dell'economia dei suoi alleati della NATO”.

Secondo Zjuganov, dunque, una guerra “al centro dell'Europa e sanzioni forzate contro la Russia”, porteranno ad una “caduta dell'attività economica nell'UE e ciò garantirà l'aumento della competitività degli Stati Uniti d'America”.

In tutto ciò, a nome dei comunisti russi, Zjuganov rilancia la posizione di proteggere i civili del Donbass e invita le autorità russe a riconoscere le Repubbliche popolari.

I comunisti russi, come riportato dai social, stanno peraltro inviando aiuti umanitari alla popolazione del Donbass.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

mercoledì 16 febbraio 2022

Ucraina - Russia. La Duma vota la risoluzione comunista di riconoscimento delle Repubbliche del Donbass. Articolo di Luca Bagatin

Il 15 febbraio scorso, la Duma, Parlamento russo, ha approvato a larga maggioranza, la risoluzione del maggior partito di opposizione, ovvero del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), rivolta al Presidente Vladimir Putin, affinché riconosca ufficialmente le Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk (dette anche Repubbliche popolari del Donbass).

Il leader del KPRF, Gennady Zjuganov, già nel gennaio scorso, riteneva infatti che, tale riconoscimento, sia l'unico strumento volto ad assicurare la protezione dei 600.000 cittadini russi presenti nel Donbass, attuale area dell'Ucraina, dichiaratasi indipendente nel 2014.

Tale risoluzione era stata presentata dai comunisti il 19 gennaio scorso.

Secondo gli autori della risolzione, infatti, ad oggi, l'Ucraina, sta compiendo un vero e proprio “genocidio” contro la popolazione russa di quei territori, attraverso sanzioni e blocchi economici, oltre che una guerra infinita, che sta causando vittime civili sin dal 2014.

Anche il leader del partito socialista patriottico “Russia Giusta – Per la Verità” (al quale è peraltro iscritto anche l'attore e produttore cinematografico statunitense Steven Seagal), Sergey Mironov, ha espresso il suo sostegno alla risoluzione, dichiarando che “In condizioni in cui importanti forze armate dell'Ucraina sono concentrate al confine con la Repubblica popolare di Donetsk e la Repubblica popolare di Lugansk e minacciano la guerra, riteniamo che una tale misura – ovvero il riconoscimento ufficiale dell'indipendenza di queste Repubbliche – raffredderà le teste calde”.

Secondo i deputati del Partito Comunista, “gli accordi di Minsk hanno contribuito a fermare il conflitto, ma l'Ucraina non li rispetta” e hanno osservato come “tale riconoscimento creerà le basi per garantire la sicurezza e la protezione dei popoli delle Repubbliche popolari dalle minacce esterne”.

Tale risoluzione, votata a maggioranza dal Parlamento russo, ad ogni modo, non impegna il governo presieduto da Putin e sarà comunque lui a prendere in esame il riconoscimento ufficiale delle Repubbliche popolari del Donbass e non è affatto scontato che avalli tale riconoscimento.

Il governo Putin, in tutti questi anni, infatti, si è sempre mantenuto morbido sulla questione e addirittura ha spesso evitato di riconoscere la cittadinanza russa ai cittadini delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Spesso, infatti, aiuti ai cittadini del Donbass, sia umanitari che di riconoscimento della cittadinanza, sono giunti dai deputati del Partito Comunista della Federazione Russa, in primis anche grazie all'attività del deputato Sergey Shargunov, scrittore e giornalista, con un passato nel Partito NazionalBolscevico di Eduard Limonov.

E proprio Eduard Limonov, nel 1997, deuniciò per primo la situazione umanitaria dei russi in Ucraina. Limonov, infatti, scrisse un appello – dal significativo titolo “NO PASARAN!” (“Non passeranno!”) sullo stile dell'appello antifascista alle Brigate Internazionali antifranchiste durante la Guerra Civile Spagnola del 1936, nel quale, fra le altra cose, scriveva: I recenti eventi dimostrano che le truppe punitive inviate da Kiev non si fermeranno mai, qualunque cosa accada.

Uccidono massicciamente i civili: donne, anziani e bambini.

Le case vengono distrutte dal fuoco della loro artiglieria. Sono pronti a spazzare via le città e i villaggi della Novorossia e non sono pronti a concedere loro l’autodeterminazione o la libertà.

In queste condizioni, l’idea di fare volontariato e sonstenere l’Ucraina sudorientale diventa una questione di vita o di morte per milioni di nostri fratelli.

Senza di noi, saranno schiacciati e ridotti in schiavitù da questa macchina punitiva della giunta, contando sul sostegno delle autorità di Kiev, degli oligarchi ucraini e degli aiuti esteri”.

Il partito nazionalbolscevico di Limonov, “L'Altra Russia”, fu infatti il primo a sostenere attivamente la popolazione delle Repubbliche popolari del Donbass e così tutta l'opposizione di sinistra al governo di Putin. Governo Putin che, invece, sulla questione si è sempre mostrato freddo.

Forse non un caso che, a votare contro la risoluzione dei comunisti, ovvero contro il riconoscimento delle Repubbliche popolari del Donbass, ci sia stato, all'unanimità, il partito “New People”, partito liberale di centrodestra che sostiene la coalizione di governo putiniana.

Del resto, lo stesso governo Putin, si è sempre dimostrato freddo anche sul riconoscimento dei diritti dei russi abitanti nel nord del Kazakistan, preferendo sostenere l'attuale governo russofobo kazako.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

lunedì 31 gennaio 2022

Crisi Ucraina. Intervengono i comunisti russi. Articolo di Luca Bagatin

Relativamente alla crisi in Ucraina è intervenuto Gennady Zjuganov, leader del Partito Comunista della Federazione Russa, maggior partito di opposizione alla Duma, Parlamento russo.

Come si legge nel sito ufficiale del partito, Zjuganov denuncia le provocazioni statunitensi contro la Russia, ricordando come, nella Storia, la Russia abbia sempre respinto ogni avversario, a cominciare dai nazifascisti, durante la Seconda Guerra Mondiale.

Riferendosi agli USA, Zjuganov ha fatto presente come questi “in termini di provocazioni e guerra ibrida, sono artigiani molto abili che sanno come minare la stabilità in altri Paesi”.

Allo stesso tempo, Zjuganov, denuncia l'azione del governo russo guidato da Putin, che ha ridotto la spesa pubblica in ogni settore sociale, da quello per la ricerca scientifica, l'istruzione pubblica, sino al settore sanitario. Ovvero il governo ha favorito unicamente l'oligarchia e le classi sociali più ricche, che in Russia continuano ad arricchirsi.

La guerra ibrida e le sanzioni degli USA e dei loro alleati, contro la Russia, dunque, secondo Zjuganov, non fanno che peggiorare ulteriormente le condizioni dei cittadini russi.

Zjuganov e i comunisti russi, dunque, rilanciano la proposta di riconoscimento ufficiale delle Repubbliche Popolari antifasciste di Donetsk e Lugansk, non riconosciute affatto dal governo russo. Zjuganov ritiene che questo riconoscimento può assicurare la protezione dei 600.000 cittadini russi presenti nel Donbass e prevenire ogni conflitto.

La linea dei comunisti russi è dunque quella di proteggere il mondo russo post-sovietico, in Ucraina come in Kazakistan, passando per ogni Repubblica ex sovietica.

Della stessa linea anche il partito nazionalbolscevico “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, il cui fondatore, lo scrittore Eduard Limonov, fu il primo, alla fine degli Anni '90, a sostenere tale tesi.

Una tesi che, in realtà, il governo liberal-capitalista autoritario di Putin, non ha mai voluto realmente prendere in considerazione, esattamente come non aveva voluto farlo il suo predecessore, Boris Eltsin, che ha fortemente contribuito, invece, allo smembramento dell'URSS e all'impoverimento economico e sociale del popolo russo.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

sabato 8 gennaio 2022

Rivolte in Kazakistan. La posizione della sinistra patriottica kazaka e russa. Articolo di Luca Bagatin

In Kazakistan il governo autocratico sta tentando di porre ordine, spesso con la violenza, alle rivolte popolari e dei lavoratori, scoppiate nel Paese agli inizi di gennaio, a seguito dell'aumento dei prezzi gas.

Su tale questione di importanza sociale, economica e geopolitica cruciale, la sinistra patriottica kazaka e russa dice la sua.

Il co-presidente del Movimento Socialista del Kazakistan, Aynur Kurmanov, parlando al canale YouTube del Partito Comunista dei Lavoratori Russo (RCWP), ha affermato che – quella avvenuta in Kazakistan - non si tratta affatto di una “rivoluzione colorata”, sul modello Maidan.

Il corpo principale dei manifestanti odierni, in Kazakistan, è costituito prevalentemente da lavoratori dei settori petrolifero/gas naturale, metallurgia, minerario, nonché da giovani disoccupati”. Il leader socialista kazako, ha altresì sottolineato come tali rivolte siano nate a seguito degli scioperi organizzati dai lavoratori di tali industrie.

Industrie che, come sottolineato da Kurmanov, sono pervalentemente di proprietà di capitali statunitensi e britannici e degli oligarchi kazaki: “Le fabbriche nelle quali sono iniziati gli scioperi, sono fabbriche di oligarchi kazaki e partner occidentali, guidati dalla famiglia Nazarbayev (l'autocrate kazako e ex Presidente dal 1990 n.d.r.), ha affermato Kurmanov.

Kurmanov ha altresì sottolineato come tali proteste non abbiano alcuna somiglianza con il movimento “liberal-fascista” ucraino, che ha dato vita a pseudo rivoluzioni definite “colorate”.

Le richieste sono puramente socio-economiche. Le prime sono stare richiese di prezzi del petrolio più bassi, aumenti salariali e riconoscimento ufficiale dei sindacati”, ha affermato Kurmanov.

Vedere una rivoluzione colorata qui, non è altro che una teoria del complotto”, ha aggiunto Kurmanov, riconoscendo ad ogni modo che l'Occidente potrebbe essere interessato a manipolare la rivolta popolare a suo vantaggio.

Kurmanov, in un'intervista pubblicata su “Zanovo media”, ha peraltro affermato che tali proteste sono iniziate negli Anni 2000 e che, da allora, ci sono sempre state continue richieste di nazionalizzare le compagnie petrolifere.

Il leader socialista ha peraltro aggiunto che “La stessa vita nella natura selvaggia ha unito le persone. E' stato in questo contesto che, la classe operaia e il resto della popolazione, si sono incontrate”.

Il Movimento Socialista del Kazakistan ha dunque avanzato tali richieste:

La cessazione immediata delle ostilità contro il suo popolo e il ritiro delle truppe dalle città!

Le dimissioni immediate di tutti i funzionari di Nazarbayev, compreso il presidente Tokayev!

Il rilascio di tutti i prigionieri e detenuti politici!

La garanzia del diritto di formare propri sindacati, partiti politici e di organizzare scioperi e riunioni!

Legalizzazione delle attività del vietato Partito Comunista del Kazakistan e del Movimento Socialista del Kazakistan!”

Anche la sinistra patriottica russa, sulla questione kazaka, non è stata in silenzio.

Il partito nazionalbolscevico “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, da sempre attento allo spazio post-sovietico, ha apposto uno striscione presso la metropolitana di Mosca, sul treno che arriva alla stazione di Alma-Atinskaya, con la scritta “Verso il Nord Kasakistan!”.

Scopo dell'azione dimostrativa, quello di ricordare la necessità di azioni decisive da parte delle autorità russe, per proteggere la popolazione di lingua russa in Kazakistan.

In tal senso, gli attivisti del partito di Limonov, ritengono che sia stato un errore l'invio di truppe russe in Kazakistan, per stabilizzare la situazione, “senza condizioni preventive per il miglioramento dei diritti della popolazione russa in Kazakistan”.

Ritengono infatti che la Russia non avrebbe dovuto “salvare il regime russofobo di Tokayev, responsabile dell'oppressione dei russi in Kazakistan”.

Il partito “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, ritiene infatti necessario – per evitare possibili conflitti interetnici - che il nord del Kazakistan debba tornare alla Russia e che tutti i prigionieri politici che si sono battuti per i diritti civili dei russi, fra i quali Evgeny Schcherbak e Ermek Taychibekov (condannato a 10 anni di carcere), vengano rilasciati.

Da non dimenticare che lo scrittore Eduard Limonov sollevò per primo – sin dalla fine degli Anni '90 - la questione ucraina e kazaka, giudicandole entrambe potenzialmente esplosive, a seguito del crollo dell'URSS, voluto dalle oligarchie liberali, sia russe che occidentali.

Sulla questione è intervenuto anche il leader del Partito Comunista della Federazione Russa, Gennady Zjuganov, il quale ha affermato che la drammatica situazione economica kazaka è simile a quella russa, con i prezzi alle stelle e un'”inflazione alimentare reale che si avvicina al 20%”. E ciò, ha affermato Zjuganov, a causa del permissivismo nei confronti degli oligarchi.

Tutto ciò, secondo il leader comunista, ha portato a legittime proteste di massa.

Detto ciò, Zjuganov ha fatto presente che occorre evitare che, tali legittime proteste, vengano manipolate da quelle forze occidentali che “hanno dichiarato una guerra ibrida contro la Russia”. E, perciò, ritiene Zjuganov, occorre che vi siano legami socio-economici e politico-diplomatici stretti fra tutti il Paesi ex sovietici, al fine di mantenere l'indipendenza dall'egemonia della NATO.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

domenica 26 dicembre 2021

Riunione fra il Partito Comunista della Federazione Russa e quello della Repubblica Popolare di Donetsk. Articolo di Luca Bagatin

Come riportato dall'organo di stampa “Avanti”, del Partito Comunista della Repubblica di Donetsk, http://wpered.su, il 26 dicembre, a Donetsk, si è tenuta una riunione della delegazione del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), giudata dal deputato russo Kazbek Taisayev (Primo Vice Presidente del Comitato Centrale dell'Unione dei Partiti Comunisti – Partito Comunista dell'Unione Sovietica (UPC – CPSU) e il Partito Comunista della Repubblica Popolare di Donetsk, giudato da Boris Litvinov.

Dopo le formalità di rito, Taisayev ha parlato dell'assistenza fornita dal Partito Comunista della Federazione Russa, guidato da Gennady Zjuganov (e maggior partito d'opposizione russo) al popolo del Donbass e della Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk.

Il deputato del KPRF ha fatto inoltre presente che, il partito, è riuscito ad ottenere un aumento del numero di posti finanziati nelle università russe per i residenti nelle Repubbliche Popolari del Donbass, il rilascio di diplomi russi per un'università di medicina e passaporti russi per i residenti nelle Repubbliche Popolari.

I comunisti russi patrocinano, infatti, diverse istituzioni educative e forniscono regolarmente aiuti umanitari ai residenti nel Donbass più bisognosi.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

giovedì 25 novembre 2021

Russia. Zjuganov, leader comunista dell'opposizione, denuncia il governo per la cattiva gestione della pandemia. Articolo di Luca Bagatin

Il Presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa, Gennady Zjuganov, leader del maggior partito di opposizione russo alla Duma, è intervenuto, nei giorni scorsi, in conferenza stampa, relativamente alla disastrosa situazione sanitaria in Russia.

Zjuganov, la cui formazione è scientifica, essendosi occupato di radiologia, chimica e biologia, oltre che militare, ha dichiarato innanzitutto di essere favorevole alla campagna di vaccinazioni per sconfiggere il Covid19.

Il leader comunista ha paragonato tale lotta ai sacrifici del Paese durante la Grande Guerra Patriottica, per combattere il nazifascismo.

Zjuganov si è detto, inoltre, profondamente rammaricato per aver perduto ben due deputati comunisti, deceduti a causa della pandemia e si è detto orgoglioso di essersi vaccinato tre volte.

Egli ha ricordato come l'Unione Sovietica avesse la migliore istruzione, scienza e sistema sanitario al mondo, ma come tutto questo sia stato distrutto con l'avvento, nel 1991, del capitalismo assoluto imposto da Eltsin.

E come oggi, con Putin, la situazione sia persino peggiorata.

Ora non c'è nessun ospedale regionale. Tutto è stato distrutto. È peggio che dopo l'attacco nucleare”, ha sottolineato Zjuganov.

Zjuganov ha dunque rilanciato il programma del Partito Comunista, intitolato “Dieci passi per una vita dignitosa”, fondato su nazionalizzazioni e restituzione dei settori chiave dell'economia al popolo; salario minimo di almeno 25 rubli; sistema fiscale e pensionistico equo e servizi pubblici e sanitari efficienti.

Relativamente al settore socio-sanitario, in particolare, Zjuganov ha puntato il dito contro il governo, che ha attuato tagli per ben 670 miliardi.

E proprio questo, sostiene Zjuganov, è la causa primaria delle morti da Covid19 in Russia (in particolare laddove manca persino l'ossigeno per i pazienti), che oggi si trova in “zona rossa”.

Zjuganov ha proposto, dunque, di spendere il 7% del budget pubblico in assistenza sanitaria, strutture mediche, nonché raddoppio degli stipendi del personale medico e ospedaliero.

Zjuganov ha concluso il suo discorso denunciando la corruzione politica del partito di governo - “Russia Unita” - e la pessima gestione economico-finanziaria del Paese.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 5 novembre 2021

Partiti comunisti delle Repubbliche ex sovietiche riuniti in videoconferenza. Articolo di Luca Bagatin

 

Il 2 novembre scorso in videoconferenza, causa restrizioni emergenza Covid 19, si è tenuto il VI Plenum del Consiglio Centrale dell'Unione dei Partiti Comunisti – Partito Comunista dell'Unione Sovietica (UPC – CPSU).

Tale organismo comprende i 15 partiti comunisti delle Repubbliche ex sovietiche, più tre di recente formazione (Transnistria, Abcasia e Ossezia del Sud) ed è presieduto da Gennady Zjuganov, attuale Presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa.

Nell'ambito del Plenum sono state discusse essenzialmente due questioni, ovvero i risultati delle campagne elettorali del 2021 e le misure per rafforzare l'Unione dei Partiti Comunisti ed i preparativi per il centenario di costituzione dell'URSS.

All'incontro, presieduto da Zjuganov, sono intervenuti: Afonin Yuri Vyacheslavovich - Primo Vice Presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista della Federazione Russa, membro del Consiglio Centrale dell'UPC-CPSU; Novikov Dmitry Georgievich - Vice Presidente del Consiglio Centrale dell'UPC – PCUS; Symonenko Pyotr Nikolaevich - Primo Segretario del Partito Comunista dell'Ucraina; Sokol Oleksiy Nikolaevich - Primo Segretario del Partito Comunista di Bielorussia; Voronin Vladimir Nikolaevich - Presidente del Partito dei Comunisti della Repubblica di Moldavia; Kazaryan Erjanik Yurikovich - Primo Segretario del Partito Comunista d'Armenia; Pipia Temur Iosifovich - Presidente del Partito Comunista Unito della Georgia; Bebiya Bakur Sharbeevich- Presidente del Partito Comunista della Repubblica di Abkhazia; Toybekov Yrysbek  Ormankulovich - Secondo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista del Kirghizistan e Kochiev Stanislav Yakovlevich - Presidente del Partito Comunista della Repubblica dell'Ossezia del Sud.

Zjuganov, nel suo discorso di apertura, ha puntato il dito contro il partito di governo di Vladimir Putin, “Russia Unita”, denunciando il suo “disastroso progetto di bilancio” e ha dichiarato che, attraverso un piano di nazionalizzazioni, occorre rafforzare la Federazione Russa, attualmente in crisi.

Yuri Afonin, Vice-presidente del Partito Comunista dellla Federazione Russa, ha illustrato i risultati della recente campagna elettorale dei comunisti russi, fecendo presente i brogli e le falsificazioni da parte delle autorità, che hanno ostacolato l'attività elettorale dei comunisti.

Nonostante i numerosi ostacoli, il sostegno al nostro partito è piuttosto alto e continua a crescere, perché la gente vede davvero nel Partito Comunista della Federazione Russa l'unica alternativa all'attuale governo. È stato il Partito Comunista della Federazione Russa a lottare costantemente per le dimissioni del governo Medvedev e per emendamenti popolari alla Costituzione della Federazione Russa, contro l'innalzamento dell'età pensionabile e la vaccinazione obbligatoria”, ha dichiarato Afonin.

Successivamente, il Vice-presidente del Consiglio centrale dell'UPC – CPSU, Dmitry Novikov, nel ricordare i successi dell'Unione Sovietica (eliminazione dell'analfabetismo, aumento di 23 volte degli operatori scientifici, aumento di 5 volte del numero degli studenti, vittoria sul nazifascismo), ha rilanciato la necessità dell'unione fraterna di tutti i popoli delle Repubbliche post-sovietiche.

Tutti gli altri Primi Segretari dei partiti comunisti delle Repubbliche ex sovietiche, hanno successivamente relazionato sulla situazione interna dei relativi Paesi, rilanciando la necessità di farli tornare al socialismo e quindi uscire dal capitalismo e dall'alleanza militare della NATO.

Tutti aspetti che hanno distrutto l'eredità sovietica e “i legami morali ed etici della nostra società”, ha affermato Yrysbek Ormankulovich, Secondo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista del Kirghizistan.

Ormankulovich ha significativamente aggiunto anche che “Il capitalismo fornisce tutti i tipi di benefici con una mano, ma allo stesso tempo toglie più di quanto dovrebbe. I ricchi diventano più ricchi, ma la gente comune diventa solo più povera”.

Il VI Plenum si è dunque concluso con una risoluzione che impegna i Comitati Centrali dei Partiti Comunisti post-sovietici a lanciare un'ampia campagna informativa, ideologica e educativa verso il 104esimo anniversario della Grande Rivoluzione d'Ottobre, che fu guidata da Vladimir Lenin nel 1917; a intensificare l'attività dei comunisti eletti negli organi legislativi al fine di proteggere la libertà di espressione delle opinioni politiche e promuovere l'integrazione dei popoli dei Paesi post-sovietici, contrastando ogni forma di incitamento all'odio etnico e alla discriminazione linguistica, difendendo così anche i diritti delle minoranze nazionali e, infine, contrastare ogni forma di intimidazione o messa fuorilegge dei partiti comunisti nelle Repubbliche post-sovietiche.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

mercoledì 29 settembre 2021

Elezioni Russia. Il Partito Comunista denuncia brogli elettorali. Articolo di Luca Bagatin

E' passata oltre una settimana dai risultati delle elezioni parlamentari russe e le polemiche non si placano.

Se, da una parte, sono stati arrestati attivisti nazionalbolscevichi de “L'Altra Russia di Eduard Limonov” per aver esposto – fuori dal Parlamento - uno striscione con la scritta “Non ti abbiamo scelto!”, contro il partito di Putin e denunciando l'illegalità delle elezioni, dall'altra anche il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), maggior partito di opposizione alla Duma e che pur ha visto aumentare i suoi consensi, continua a denunciare irregolarità nell'esito del voto.

Il Comitato Centrale del KPRF ha dichiarato in una nota che: “Le elezioni parlamentari del 2021 si sono concluse domenica e hanno dimostrato un convincente successo del KPRF, avendo evidenziato il suo schiacciante sostegno da parte della società russa.

Il Partito Comunista della Federazione Russa, essendo la principale opposizione al partito di governo e ampiamente sostenuto da tutti gli strati della popolazione, insieme alle forze patriottiche di sinistra, ha ottenuto un risultato ufficiale vicino al 19% dei voti complessivi.
Siamo stati supportati da quasi 10 milioni e 661 mila persone. Questo è il miglior risultato del Partito Comunista del secolo presente. (…).

Oltre a evidenziare l'aumento dei suoi consensi, il KPRF ha ad ogni modo sottolineato che: “Nonostante la dichiarazione rilasciata alla stampa dal portavoce del governo Dmitry Peskov sulla trasparenza e l'onestà delle elezioni, il KPRF ha incontrato una sostanziale resistenza da parte del partito di governo e delle autorità locali al fine di ottenere risultati equi.
Alla ricerca del dominio politico in Parlamento, il “partito al potere” ha modificato la legge relativa alle procedure elettorali.
È abbastanza ovvio che la campagna elettorale e il voto stesso siano stati artificialmente prolungati dal 17 al 19 settembre (…).
L'innovativa estensione del voto fino a tre giorni è stata ufficialmente spiegata dalla necessità di fermare la diffusione della pandemia di Covid 19, ma in realtà è stata utilizzata per costringere i dipendenti del settore pubblico ad “aumentare” in modo massiccio i numeri dei sondaggi del partito di governo.
Contro i dati degli exit poll e il buon senso, “Russia Unita” (il partito di governo) si è assicurata la vittoria con “altri” metodi, ottenendo circa il 50% dei voti complessivi e la cosiddetta “maggioranza costituzionale”, che le ha permesso di controllare il Parlamento. (…).
Dopo i radicali emendamenti alla Costituzione russa dello scorso luglio, il regime al potere ha lanciato continui attacchi volti all'eliminazione dei forti concorrenti dalle fila dell'opposizione guidata dal KPRF.
Così, cinque candidati del KPRF sono stati esclusi dalla lista di voto con un falso pretesto e uno di loro, l'ex candidato presidenziale Pavel Grudinin, che si stava candidando contro Vladimir Putin, con circa 9 milioni di sostenitori, è stato escluso senza alcun fondamento.
I media mainstream hanno solo seguito le attività dei candidati di “Russia Unita” ignorando deliberatamente l'opposizione.
Oltre alla manipolazione con le liste elettorali, gli omonimi dei candidati del KPRF sono stati deliberatamente inclusi nelle liste del partito di governo, con l'obiettivo di confondere gli elettori.
Un altro trucco inventato dalla borghesia dominante è stato il voto elettronico nelle regioni maggiormente popolate, di cruciale importanza per il partito di governo.. (…).
“Alle 19.00 del 19 settembre, i risultati medi del Partito Comunista di Mosca erano paragonabili a quelli di “Russia Unita”, ma la mattina dopo i numeri erano magicamente scesi di un terzo o addirittura della metà. È impossibile crescere così tanto in un'ora !
All'annuncio ufficiale dei risultati delle votazioni sono seguite numerose proteste e denunce per violazione della normativa elettorale.
Il KPRF e migliaia di sostenitori del Partito in tutto il Paese si sono riuniti per manifestare contro l'illegalità elettorale delle autorità.
Il regime borghese, spaventato dall'indignazione della gente, ha tentato di intimidire membri e sostenitori del KPRF, bloccando i locali del Partito in alcune regioni, arrestando alcuni attivisti del Partito e minacciando di bloccare il sito web del KPRF.
Il KPRF richiede l'annullamento dei risultati del voto elettronico, consiuderandolo una frode !

Il KPRF richiede un'indagine equa e aperta su ogni caso di violazione !
Il KPRF chiede l'immediato arresto della persecuzione dei membri e dei sostenitori del Partito!”.

Fra gli arrestati nelle manifestazioni di denuncia dei brogli, anche attivisti del Fronte di Sinistra e de “L'Altra Russia di Eduard Limonov”.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

mercoledì 22 settembre 2021

Elezioni Russia. Ilya Kleimenov ("Comunisti di Russia"): "Alleanze a sinistra decisive per il ritorno del socialismo". Intervista di Luca Bagatin

Le elezioni per il rinnovo della Duma, parlamento russo, tenutesi dal 17 al 19 settembre scorsi, ha visto aumentare i consensi del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), guidato da Gennady Zjuganov. A tali elezioni era altresì presente anche il partito “Comunisti di Russia” (CPKR) – fondato nel 2012 e guidato da Maxim Suraykin - che, pur essendo meno conosciuto in Italia, si è sempre caratterizzato per una maggiora intransigenza e per rappresentare lo zoccolo duro dell'elettorato marxista-leninista.

Abbiamo pertanto voluto intervistare uno dei suoi esponenti, ovvero Ilya Kleimenov, membro del Politburo del Comitato Centrale del partito e candidato alla carica di governatore della regione di Tver, per raccontarci il suo punto di vista in merito.

Innanzitutto mi piacerebbe illustrassi ai lettori italiani che cosa caratterizza il vostro partito, a differenza del Partito Comunista della Federazione Russa.

Siamo un partito relativamente nuovo e la maggior parte della nostra leadership proviene dal Partito Comunista della Federazione Russa. Molti anni fa le nostre strade si sono divise, abbiamo tentato di creare un partito comunista classico, non revisionista e di costruire il lavoro sulla base degli insegnamenti di Marx, Lenin e Stalin. Questo è un lavoro molto difficile, ma non smetteremo di portarlo avanti.

Qual è, essenzialmente, il vostro progetto politico?

Il nostro è un programma di cambiamenti decisivi per la società, ovvero per una nuova vita sotto il socialismo. In questo senso il nostro Paese ha una vasta esperienza in materia. Consideriamo infatti il capitalismo inaccettabile per la nostra società.

Alle ultime elezioni regionali, nell'autunno scorso, se non sbaglio, il vostro partito ha ottenuto, in diverse realtà locali, importanti consensi. Anche del 5%-6%, portando via voti al partito di Zjuganov. A queste recenti elezioni legislative, invece, il partito di Zjuganov - che ha ottenuto 6 punti percentuali in più rispetto al 2016 - sembra avere portato via voti al vostro partito, che ha ottenuto l'1,28%, predendo un punto percentuale rispetto al 2016. Se non erro, il vostro Primo Segretario, Maxim Suraykin, ha recentemente dichiarato che, pur non essendoci stata un'alleanza formale con Zjuganov, avete voluto evitare di farvi concorrenza nei collegi uninominali. Cosa puoi dirci in merito?

Nel processo elettorale tutti i partecipanti prendono i voti l'uno dall'altro e non c'è motivo di essere offesi da questo aspetto. Altrimenti non varrebbe la pena partecipare alle elezioni. La concorrenza “a sinistra” è positiva e non fa che aumentare l'interesse della gente per le idee socialiste.

Cosa ne pensi del nuovo partito socialista patriottico “Russia Giusta – Patrioti - Per la Verità” di Prilepin e Mironov? Pensi possa essere un interlocutore politico?

Il partito non è nuovo, ma il risultato della fusione di tre partiti, ovvero di Russia Giusta, Patrioti di Russia e Per la Vierità. Ora, tale partito si sta posizionando come socialista e conosciamo molti membri di questo partito da diverso tempo. Ovviamente riteniamo che tutte le forze di sinistra e patriottiche di Russia dovrebbero condurre un dialogo, poiché, alla fine, abbiamo lo stesso obiettivo politico: la fine del capitalismo e la rinascita del socialismo.

Pensi che in Russia ci siano state – il 19 settembre - elezioni libere e senza brogli? Pensi ci sarà la possibilità, in Russia, di un ritorno del socialismo al governo? Di una forte coalizione di sinistra patriottica anticapitalista?

Non ci sono state violazioni significative nelle elezioni passate che potrebbero influenzare i risultati dell'espressione della volontà, ma quando parliamo di elezioni dobbiamo sempre capire che queste sono elezioni borghesi, in cui tutti hanno il diritto di parteciparvi o meno, ma non tutti hanno candidati e partiti con le stesse opportunità finanziarie, informative e di altro tipo. Questo aspetto è tipico di tutti i sistemi elettorali capitalistici. Ma le forze di sinistra non dovrebbero, a mio avviso, escludere questa forma di lotta dalle loro attività e la creazione di coalizioni e di ampie alleanze delle forze socialiste del Paese possono svolgere un ruolo significativo nel rapido ritorno del socialismo in Russia.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

venerdì 10 settembre 2021

Russia. A pochi giorni dalle elezioni legislative l'opposizione di sinistra mostra i muscoli. Articolo di Luca Bagatin

Manca circa una settimana alla data delle elezioni per il rinnovo del parlamento russo, che si terranno dal 17 al 19 settembre.

14 i partiti in corsa. Due partiti comunisti; il partito liberal-conservatore putiniano “Russia Giusta”; il partito liberaldemocratico di Zhirinovsky; due partiti ambientalisti; quello dei pensionati; un partito socialista patriottico e altri partiti minori.

Esclusi, fra accuse di estermismo e presunti vizi di forma, il partito nazionalbolscevico “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, il Partito Libertario e la formazione di destra liberale di Alexei Navalny.

L'opposizione di sinistra, intanto, scalda i muscoli, forte della caduta libera di popolarità di Putin, in particolare dopo i suoi piani di liberalizzazioni selvagge, distruzione dello stato sociale e la riforma delle pensioni.

Tutte riforme che lo pongono praticamente in linea con le politiche imposte dal Fondo Monetario Internazionale e che già sono da tempo state attuate nei Paesi UE, peraltro senza battere ciglio e in mancanza di un qualsiasi tipo di opposizione di sinistra credibile.

Il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF) guidato da Gennady Zjuganov è riuscito a coalizzare ben 56 partiti d'area anticapitalista, fra i quali “Per un Nuovo Socialismo (del politologo Nikolay Platoshkin, recentemente condannato dalla giustizia russa con infondate accuse di “estremismo” e di “incitazione a rivolte di massa), il Fronte di Sinistra (il partito di Zjuganov candida infatti Anastasia Udaltsova, moglie del suo leader, Sergey Udaltsov, al quale viene impedito di candidarsi con accuse di “estermismo”) e Russia Lavoratrice. E' stato ad ogni modo impedita, con un pretesto, dalle autorità, la candidatura di Pavel Grudinin, candidato di punta del partito e direttore dell'azienda agricola autogestita “Fattoria Lenin”.

Nonostante il KPRF prometta un piano di nazionalizzazioni dei settori chiave dell'economia, l'abolizione della riforma delle pensioni ed un serio rafforzamento di sanità, istruzione e stato sociale, non è ritenuto credibile del tutto da parte del partito “Comunisti di Russia” (CPKR), guidato da Maxim Suraykin che, infatti, pur avendo deciso di appoggiare in alcuni collegi elettorali i candidati del Partito Comunista della Federazione Russa, hanno presentato una loro lista.

I “Comunisti di Russia”, il cui slogan è “Abbasso il capitalismo, avanti con il socialismo !”, infatti, ritengono la leadership del KPRF eccessivamente riformista e poco comunista e rilanciano un programma marxista-leninista puro, fatto di lotta all'oligarchia e alla corruzione e rimanendo disposti a dialogare unicamente con chiunque voglia rappresentare la vera sinistra patriottica russa. Nelle file dei “Comunisti di Russia” saranno peraltro candidati anche alcuni esponenti del partito nazionalbolscevico “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, ma unicamente a titolo personale.

Altro partito che ha mostrato i muscoli nella campagna elettorale russa è il partito socialista patriottico “Russia Giusta – Patrioti – Per la Verità”, guidato dall'ex nazionalbolscevico Zakhar Prilepin, dal socialdemocratico Sergey Mironov e dall'ex comunista Gennady Semigin. Tale partito ha peraltro ricevuto il sostegno e l'iscrizione da parte dell'attore statunitense Steven Seagal, con cittadinanza russa.

“Russia Giusta – Patrioti – Per la Verità”, in più occasioni ha ribadito la sua volontà di costituire un gruppo unitario socialista e anticapitalista con il Partito Comunista della Federazione Russa dopo le elezioni.

Il partito fondato dallo scrittore Eduard Limonov, ovvero “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, escluso dalle elezioni, ha invece scelto l'astensionismo consapevole, denunciando l'illegalità di tali elezioni e l'inutilità del voto ai partiti di opposizione (con particolare riferimento al partito di Zjuganov, Prilepin e Zhirinovsky, in quanto considerati dai nazionalbolscevichi una finta opposizione).

“L'Altra Russia di Eduard Limonov” ha organizzato e sta organizzando spesso picchetti dimostrativi in tal senso, i cui militanti e partecipanti vengono regolarmente e ingiustamente arrestati.

Oltre a ciò, il partito di Limonov sta organizzando volantinaggi per denunciare la persecuzione delle minoranze russe nei Paesi ex sovietici, in particolare nel nord del Kazakistan, aspetto che non viene preso minimamente in considerazione dal governo Putin.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

lunedì 2 agosto 2021

Elezioni Russia. Il partito "Comunisti di Russia" (CPKR), guidato da Maxim Suraykin, scende in campo. Articolo di Luca Bagatin

Al via la campagna elettorale in Russia, in vista delle elezioni per il rinnovo della Duma, il Parlamento russo, che si terranno dal 17 al 19 settembre prossimi.

Se da una parte ai nazionalbolscevichi de “L'Altra Russia di Eduard Limonov” è stato impedito di presentare liste elettorali (senza una motivazione valida), mentre il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF) di Gennady Zjuganov sta facendo ricorso per il rifiuto - da parte delle autorità - di presentare la candidatura di Pavel Grudinin, uomo di punta del partito, il leader dei “Comunisti di Russia” (CPKR), Maxim Suraykin, classe 1978, scende in campo con un tour elettorale, partendo dalla città di Barnaul, nel sud-ovest della Siberia.

Lo ha fatto il 30 luglio scorso, spiegando che, nonostante il fatto che il partito non disponga di finanziamenti pubblici (come i partiti presenti attualmente alla Duma) e quindi abbia a disposizione risorse limitate per poter raccogliere tutte le firme necessarie alla presentazione delle liste, conta di ottenere dal 7% al 12% dei consensi.

Gran parte del suo discorso è stato incentrato sulle critiche al sistema capitalista russo: “Molti soldi vanno agli oligarchi, quindi il 99% della popolazione del Paese vive male” - ha affermato Suraykin - “Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è un alloggio, servizi pubblici gratuiti, medicine e cibo a buon mercato. In questo modo le persone possono essere felici. Questo è socialismo”, ha spiegato il leader comunista.

Suraykin ha anche discusso relativamente alle alleanze post-elettorali, spiegando che, secondo lui, sarà impossibile un'alleanza con il partito socialista patriottico “Russia Giusta – Patrioti – Per la Verità”, guidato da Sergey Mironov, Zakhar Prilepin e Gennady Semigin.

In merito, Maxim Suraykin, ha affermato: “Non puoi combinare un serpente con un riccio. Sergey Mironov è un socialdemocratico di destra, non di sinistra, lo ammette lui stesso. È per il capitalismo, ma con il sostegno sociale. Lascia che Sergey Mikhailovich recluti i comunisti nel partito. Quando ci sarà una maggioranza di socialdemocratici di sinistra, ci uniremo a loro”.
In tal senso, il leader dei “Comunisti di Russia”, è fiducioso che molti esponenti di sinistra del partito “Russia Giusta – Patrioti – Per la Verità”, come ad esempio gli esponenti di “Per la Verità” di Prilepin, lo abbandoneranno e solo allora sarà possibile un'alleanza con costoro.

Siamo pronti a unirci alla vera sinistra, ai veri comunisti”, ha affermato Suraykin.

Relativamente al Partito Comunista della Federazione Russa di Zjuganov, Suraykin ritiene invece che, in quel partito, vi siano “veri comunisti”, ma rimane critico nei confronti della sua leadership.

Il partito “Comunisti di Russia” è appoggiato sia del Partito Comunista Unito, la cui leader, Darya Mitina, sarà candidata nelle sue liste; sia dall'Unione della Gioventà Comunista Leninista (Komsomol), che ha apprezzato non solo il programma anticapitalista del partito, ma anche il fatto che il 40% dei candidati abbia meno di 40 anni.

I giovani del Komsomol hanno invece giudicato il partito di Zjuganov, nel corso del loro Congresso, tenutosi il 31 luglio scorso nella regione di Mosca, “obsoleto e goffo” e “collegato alle autorità”, ovvero non alternativo all'attuale governo liberal-capitalista di Putin.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

martedì 27 luglio 2021

Russia. Il Partito Comunista si mobilita contro il rifiuto della candidatura di Pavel Grudinin. Articolo di Luca Bagatin

Il Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), guidato da Gennady Zjuganov, maggiore partito di opposizione nel Parlamento russo, terrà manifestazioni, il 30, 31 luglio e 1 agosto a sostegno del deputato Pavel Grudinin, al quale è stata rifutata, dalle autorità, la possibilità di candidarsi alle elezioni parlamentari del 17, 18 e 19 settembre prossimi.

Pavel Grudinin, direttore dell'azienda agricola autogestita “Fattoria Lenin”, deputato comunista, fu candidato alle elezioni presidenziali russe del 2018, prendendo l'11,77% (oltre 8 milioni e mezzo di voti).

Gli è stata rifiutata la possibilità di candidarsi in quanto la sua ex moglie aveva delle partecipazioni in una società offshore e ciò risulterebbe contrario alla legge russa.

Il Partito Comunista contesta tale decisione, in quanto gli affari di Grudinin non hanno nulla a che vedere con quelli della ex moglie e ritiene che tale decisione serva unicamente a mettere fuori dai giochi un candidato forte, che potrebbe mettere i bastoni fra le ruote al partito di governo liberale “Russia Unita”.

Il KPRF si presenta come grande coalizione che raccoglie ben 56 partiti di sinistra patriottica, fra cui fra cui il “Fronte di Sinistra”, “Per un Nuovo Socialismo” e “Russia Lavoratrice” (Trudovaya Rossya).

Sempre sul fronte dell'opposizione di sinistra è stata riufutata la presentazione delle liste dei nazionalbolscevichi de “L'Altra Russia di Eduard Limonov”, alle quali le autorità hanno addirittura negato manifestazioni di protesta in merito, per quanto gli attivisti del partito abbiano presentato regolare domanda di poter manifestare pacificamente.

Saranno presenti alle elezioni di settembre, invece, il partito socialista patriottico “Russia Giusta – Patrioti - Per la Verità”, di Zakhar Prilepin, Gennady Semigin e Sergey Mironov (al quale ha aderito anche l'attore statunitense Steven Seagal), che vorrebbe stringere un accordo post elettorale con il partito di Zjuganov e, infine, il partito “Comunisti di Russia” di Maxim Suraykin, che presenta un programma anticapitalista e intransigente, molto più anticapitalista e radicale rispetto a quello del partito di Zjuganov (non improbabile che i nazionalbolscevichi di Limonov possano pensare di appoggiarlo). Il partito “Comunisti di Russia” ha comunque dichiarato che non intende ostacolare alcun partito di sinistra, bensì creare le basi – alla Duma, ovvero il Parlamento russo – per un “fronte rosso” anticapitalista contro Putin e il liberal capitalismo.

Temi caldi della sinistra patriottica socialista e comunista russa: le nazionalizzazioni dei settori chiave dell'economia, un salario minimo garantito, la piena accessibilità di istruzione e sanità, l'abolizione dell'inumana riforma pensionistica e un sistema fiscale che vada a colpire i ceti più ricchi.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

mercoledì 30 giugno 2021

Russia. Alle elezioni anche i "Comunisti di Russia". Per un ampio fronte di sinistra contro Putin. Articolo di Luca Bagatin

Il partito dei “Comunisti di Russia”, guidato dal 42enne Maxim Suraykin, dopo aver reso omaggio al Mausoleo di Vladimir Lenin e alla tomba di Josif Stalin – padri dell'Unione Sovietica – deponendo corone di garofani rossi, hanno aperto il 30 giugno, a Mosca, la seconda fase del loro VI Congresso.

Tale Congresso ha annunciato la presentazione delle liste elettorali dei “Comunisti di Russia” alle elezioni per il rinnovo della Duma di Stato, che si terranno il 19 settembre prossimo e ha scelto i 400 candidati che andranno a concorrervi.

Suraykin ha espresso aperture al Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF) di Gennady Zjuganov e al partito socialista patriottico “Russia Giusta – Per la Verità” di Zakhar Prilepin, proponendo di discutere per la divisione dei collegi uninominali e per il sostegno congiunto dei candidati.

Si tratta della prima apertura dei “Comunisti di Russia” al partito di Zjuganov, da loro sempre considerato eccessivamente “moderato e riformista”.

Suraykin ha dichiarato di voler offrire sia al KPRF, sia ad altre organizzazioni comuniste e socialiste, compresi i nazionalbolscevichi di Limonov, con i quali hanno spesso collaborato, la possibilità di creare un “fronte rosso di sinistra” in grado di contrapporsi al liberal-conservatorismo di “Russia Unita”, espressione di Vladimir Putin.

Non essendo più possibile legalmente costituire coalizioni, i “Comunisti di Russia” intendono farlo invitando a far convergere i voti sui candidati di area comunista e socialista nei singoli collegi elettorali.

L'obiettivo, secondo Suraykin, è quello di far ottenere alle forze di sinistra patriottica la maggioranza dei seggi nella Duma di Stato, ovvero il parlamento russo.

I “Comunisti di Russia” sono nati nel 2012 e sono un partito marxista-leninista antirevisionista.

Pur non essendo ancora rappresentati nei parlamento russo, alle recenti elezioni amministrative hanno visto aumentare i loro consensi e, oltre a promuovere un programma radicalmente anticapitalista, ritengono che il governo non abbia fatto nulla per limitare i contagi da Covid 19 nel Paese. Allo stesso tempo, intendono presentare una legge sull'inammissibilità della vaccinazione obbligatoria contro il Covid 19. Per garantire libertà di scelta ai cittadini.

Maggiori informazioni sul partito e il Congresso al sito ufficiale: http://komros.info.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

Maxim Suraykin, Segretario Generale del partito “Comunisti di Russia”

venerdì 25 giugno 2021

Russia. Prove di coalizione a sinistra per battere il "totalitarismo liberale" di Putin. Articolo di Luca Bagatin

Il 24 giugno scorso si è tenuta la seconda fase del XVIII Congresso del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), maggior partito di opposizione russo, nel quale è stato comunicato che alle elezioni del 19 settembre prossimo, per il rinnovo della Duma, il parlamento russo, le liste del KPRF uniranno ben 56 organizzazioni di sinistra, fra cui il “Fronte di Sinistra”, “Per un Nuovo Socialismo” e “Russia Lavoratrice” (Trudovaya Rossya).

Come riportato dal sito di informazione Gazeta.ru, al Congresso era presente anche lo scrittore Zakhar Prilepin (ex nazionalbolscevico del partito di Eduard Limonov, ma da lui espulso), co-Presidente del partito socialista patriottico “Russia Giusta – Per la Verità (Za Pravdu)”, al quale ha aderito recentemente anche l'attore statunitense Steven Seagal.

Come riportato da Gazeta.ru, Prilepin ha affermato di non essere stato cacciato dal Congresso (nonostante il suo partito non fosse stato ufficialmente invitato), ma, anzi, il Presidente del KPRF Zjuganov sembra abbia accettato di discutere e di valutare una possibile coalizione di sinistra più ampia, senza che i due partiti debbano fondersi.

Prilepin ha aggiunto che tale coalizione potrebbe creare la più grande fazione parlamentare nella Duma di Stato e nelle assemblee locali, la quale permetterebbe di “resistere con maggiore successo all'insorgenza del totalitarismo liberale” (rappresentato dal partito di Putin) e lavorare per far uscire il Paese dalla crisi.

Il leader comunista Zjuganov contesta unicamente a Prilepin la sua fusione con i socialdemocratici di “Russia Giusta”, guidati da Sergey Mironov e gli ha più volte chiesto di entrare nel Partito Comunista della Federazione Russa. Invito respinto al mittente da Prilepin.

I programmi dei socialisti patriottici di “Russia Giusta – Per la Verità (Za Pravdu)” e quelli del Partito Comunista di Zjuganov coincidono su molti punti. Ad esempio sulla nazionalizzazione dei settori strategici dell'economia; l'aumento degli investimenti pubblici in sanità e istruzione portandoli al 7% del PIL in ciascuno di questi settori; l'aumento delle tasse ai più ricchi; la cancellazione dell'inumana riforma pensionistica e l'aumento del salario minimo.

Possibile, dunque, un'ampia coalizione di sinistra patriottica e anticapitalista.

Dubbiosi in merito, da sempre, i nazionalbolscevichi de “L'Altra Russia di Eduard Limonov” e i “Comunisti di Russia” di Maxim Suraykin, i quali considerarano sia i comunisti di Zjuganov che i socialisti patriottici di Prilepin e Mironov troppo transigenti nei confronti del governo Putin e eccessivamente moderati.

Questi due partiti hanno spesso partecipato ad eventi politici e culturali unitari, negli scorsi mesi.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it